Buonasera a todos!

Capitolo 17:
Lasciai che mi sollevasse il viso per guardarlo negli occhi; quando incrociai quello sguardo dolce e sorridente mi tranquillizzai. Con l’indice ancora sotto al mio mento mi lasciò un fugace bacio sulle labbra. “Vuoi che ne parli io con Ste?” domandò tranquillamente e io non mi stupii che avesse capito quello che stavo pensando. Scossi la testa e mi lasciai accarezzare dalla sua mano che ora era poggiata sulla mia guancia. Mi fece sedere in mezzo alle sue gambe in modo che mi potesse cullare come si culla un bambino e io, con la sua giacca ancora addosso, mi rannicchiai con l’orecchio contro al suo petto sentendomi protetta da quelle braccia tanto minute quanto forti.
“E’ giusto che ne parli io…”
“Cosa gli dirai?”
Feci spallucce. “Non ne ho la più pallida idea…”.
Dani soffocò una risata e mi strinse più forte “Almeno permettimi di spiare da un angolo! Chissà che divertimento!” sghignazzò coprendosi la testa per evitare i miei buffetti.
“Stupido!” risi.
“Ehi Dò!”
“Dimmi!”
“In tutti questi anni… hai mai pensato a me come un probabile fidanzato?”
Sentii le guance prendere colore “Ehm…” mi schiarii la voce “Ogni tanto mi è capitato di pensare che tu fossi il ragazzo giusto per me… Qualche volta immaginavo una vita solo noi due e la prospettiva mi piaceva un sacco!”. Giocherellai nervosamente con l’anello “Però tu mi ripetevi sempre che per te ero come una sorella e allora io mi sono imposta di smettere di fantasticare su un futuro insieme…”.
Dani mi fissò in preda allo stupore. “Mi stai dicendo che un tempo ti piacevo ma, siccome io sono stato un idiota tutto questo tempo e sono stato così bravo a nascondere i miei sentimenti, hai creduto di non avere possibilità con me e quindi abbiamo perso l’occasione di stare insieme?” spalancò la bocca.
Sghignazzai “Si, esatto!”.
“Ma quanto sono scemo da uno a dieci?”
“Dieci e mezzo?”
Mi solleticò “Ahah str*nza!”.
Sentimmo la porta cigolare, ci alzammo di scatto facendo finta di parlare quando la testa di mio fratello sbucò da dietro al portone. “Oh ma dico, vi sembra l’ora?” bisbigliò irritato.
Dani si grattò la testa paonazzo “Ehm… avevo bisogno di aiuto riguardo una ragazza…” ci scambiammo uno sguardo d’intesa senza aggiungere nulla.
Ka ci osservò silenziosamente arricciando le labbra “Capito…” poi rivolgendosi a me aggiunse “Dai entra che è quasi l’alba…”.
Ubbidii lanciando una breve occhiata al batterista mentre gli porgevo la giacca “A domani!” e corsi in camera mia. Mi sedetti su letto aspettando, i tre colpi di nocche non si fecero attendere troppo. “Avanti…”.
Mio fratello entrò chiudendo delicatamente la porta dietro di sé, si accomodò al mio fianco guardandomi netto, la luce soffusa della lampada sul comodino gli dava un’aria inquietante.
“Ka io…”
Mi poggiò una mano sulla spalla facendomi zittire. “Tu lo sai che, nonostante la mia superficialità come fratello, io ti voglio bene… quando tu credi, perché lo so che lo credi, che io non ci tenga a te sbagli! Io ti osservo perché sei la mia sorellina e darei la vita affinché io ti possa vedere sempre felice. Lo capisco quando stai sfoggiando uno dei tuoi sorrisi tirati e quando sono sinceri. Lo capisco perché ti conosco più di quanto tu pensi.” Indicò il pavimento “Prima, dopo tanto tempo, ho visto proprio quel sorriso che ti mancava da una vita. Quello davvero felice!” sospirò “Ora… non so quello che è successo tra te e Dani… forse lui è riuscito ad esprimere tutto l’amore che prova per te o forse tu hai capito che Ste è il ragazzo giusto, non lo so e non sei tenuta a dirmelo, però, chiunque ti abbia scaturito quel sorriso sappi che ha automaticamente la mia approvazione!”.
Mi portai una mano alla bocca lasciando che le lacrime calde scorressero lungo le guance. Senza troppe cerimonie mi lanciai su di lui abbracciandolo “Ti voglio bene Ka…”.
Mio fratello mi strinse cingendomi con le sue spalle larghe che mi avevano sempre scaturito un senso di sicurezza. Lui era quello che temevo non mi ritenesse degna di essere sua sorella e invece, per tutto questo tempo, mi aveva sempre protetta in silenzio senza essere opprimente. Mi aveva lasciato gli spazi che io avevo bisogno di avere ma che, da una parte, volevo colmasse proprio lui, il mio fratellone.

“Etciù!”. Io e Dani starnutimmo in coro scoppiando in una risata che solo noi, e forse anche Ka, potevamo capire.
“Salute!”
“Che se ne và…”
Ste mi abbracciò facendomi irrigidire “Ehi Dò!” mi chiamò allegramente senza notare le occhiate di Dani e Ka nella nostra direzione. Mi porse un pacchetto “Ho un regalo per te…”.
Scrutai perplessa la confezione rosa, alzai lo sguardo verso Dani che stava sogghignando e ad un tratto mi ricordai le parole della sera prima “Conosce il tuo colore preferito?”. Evidentemente no.
“Cos’è?” domandai incuriosita.
“Aprilo e lo saprai…”
“Giusto…”. Con un nodo in gola mi preparai psicologicamente a quello che potevo trovarci dentro, non volevo ferirlo nel caso non mi piacesse il contenuto così cercai di sfoggiare un sorriso allegro. Dopo aver sciolto il fiocco tolsi il coperchio trovando una velina che copriva qualcosa di molto sottile, la alzai delicatamente lasciando che mi scappasse un urlo. “O mio…zio!” saltai a destra e a manca facendo abbaiare un cane, abbracciai Ste e anche un signore che mi stava passando accanto sventolando in aria i biglietti che stringevo con tanta foga.
“Che cosa sono?” urlò Ka cercando di togliermeli di mano “Parla!”.
Agitai le mani “Due biglietti per veder giocare la Juve a Torino!” urlai ancora più forte.
Il chitarrista iniziò a saltare “E uno è per me, vero?”.
Mi bloccai guardando Ste “Ehm…”.
Il bassista scoppiò a ridere “In realtà… ho tre biglietti! Me li hanno dati ma io quel giorno non ci sono, parto con la mia famiglia in Francia. Potrete andarci voi due e… Dani!” sorrise al batterista che lo guardava sulla difensiva.
“Contro chi gioca?” domandò Pedro abbracciando Chiara.
Ste ridacchiò preparandosi alla sfuriata dell’amico “Contro il Milan…”.
“Che cosa?” sgranò gli occhi il cantante. “E a me?”.
Alzai un sopracciglio guardandolo di sottecchi “Anche tu vuoi stare con noi nella tribuna della Juve?” sorrisi.
Pedro sbuffò facendo fluttuare un ricciolo “Non è giusto…”.
Chiara gli accarezzò una guancia “Perché non compri due biglietti per noi?”.
Il cantante le sorrise baciandola dolcemente “Grazie…”.
Ok. La mia coscienza sporca aveva retto fin troppo. “Ehm… Ste?”.
Il ragazzo mi guardò allegramente “Si?”.
“Vorrei parlarti…” e con il cuore in gola lo trascinai da parte in modo che stessimo da soli. Ci sedemmo sulla prima panchina che trovammo scaraventando gli zaini a terra. “Io non credo di meritare quei biglietti…”. Gli lanciai un’occhiata scorgendo il suo viso perplesso “Non li merito perché… Ste… ieri… io e Dani…” inspirai profondamente lasciando che il fiato uscisse di colpo insieme a “Ci siamo baciati!”. Digrignai i denti in attesa che esplodesse la sua ira e mi riempisse di parolacce, ma dopo alcuni secondi c’era ancora il silenzio tra noi. “Ste?” lo chiamai con un sussurro.
Il bassista mi fissava intensamente senza battere ciglio, la sua espressione era neutra e io iniziai a domandarmi se avesse capito quello che gli avevo appena detto; non aggiunsi altro per lasciargli il tempo di elaborare la cosa ma questa attesa mi metteva ansia. Ad un tratto guardò dritto davanti a sé poggiando la schiena contro la panca e, con mio grande stupore, scoppiò a ridere. Rideva di gusto ma io rimasi sulla difensiva perché credevo fosse un riso nervoso, però quando mi abbracciò il mio cervello se ne andò in tilt.
“Ahah grazie!” mi baciò sulla guancia.
Sbattei le palpebre “Ste… ho baciato Dani!” ripetei e lui sghignazzò dandomi un buffetto in testa. “Ma sei rincitrullito o cosa? Che ti sei fumato?” spalancai la bocca fissandolo preoccupata.
“Niente, è solo che sono felice! Finalmente hai ammesso a te stessa che ti piace Dani e poi, diciamocelo, non siamo fatti per stare insieme…” sussurrò guardandomi intensamente negli occhi. “Tu mi piaci si, però è da parecchio tempo che volevo dirti che io non sono ancora pronto per una relazione stabile… e poi tu non mi amavi!” scoppiò a ridere e io continuai a pensare che fosse letteralmente impazzito, ma ero sollevata dal fatto che non si fosse arrabbiato così ammisi anch’io le mie colpe.
“Non è vero che non mi piacevi, solo che…” arrossii “non…quanto Dani…”.
Il bassista mi abbracciò di nuovo “Sta tranquilla! Ci abbiamo provato ma non ha funzionato…in compenso tu hai trovato il batteriologo mentre io ho conosciuto meglio me stesso! Ha fruttato lo stesso qualcosa questa breve storia!” mi fece l’occhiolino aiutandomi ad alzare. “Adesso ritorniamo dagli altri và!” s’incamminò ma si bloccò di colpo “Aspetta!” mi guardò con una luce strana negli occhi “Ho un’idea…” agitò l’indice ritornando a sedersi, lo seguii anch’io. “Che ne pensi se complichiamo la storia?” mi fissò eccitato.
Mi morsi un labbro “Cioè?”.
Ste mi poggiò una mano sulla gamba “Il nostro caro Dani c’ha messo la tenera età di…quanti anni hai tu?”
“Diciassette…”
“Ecco…diciassette anni per uscire fuori i cogli*ni e ammettere una buona volta di amarti! Non vogliamo fargliela pagare almeno un pochino?” mi fece il labbruccio e io scoppiai a ridere. “Dovrebbe imparare a pensare meno e agire di più…” scosse la testa.
“Che hai in mente?” m’incuriosii.
Ci pensò su. “Uhm… beh, come ti ho già detto, dovrebbe seguire l’istinto… voglio che esca fuori il suo lato selvaggio… quello che se ne frega se ha ferito qualcuno…”
“Un str*nzo in pratica!”
Ste sospirò “Si, ma lo str*nzo buono! Quello disposto a tutto pur di proteggere te… e sono sicuro che non ci vorrà molto per farlo venir fuori…” sghignazzò pensando chissà a cosa.
“D’accordo… ma non esagerare…”
“Non lo farò…”

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