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Discussione: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

  1. #1
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    Predefinito Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    ciao a tutti.
    ho deciso di iniziare a scrivere un'altra storia. ho avuto una illuminazione geniale e non ho potuto non scrivere XD
    spero vi piaccia è una storia nata da un mio sogno^^
    ho anche cambiato il modo di scrivere per provare nuovi metodi^^



    Prologo
    Quando si decide di fare dei cambiamenti netti nella vita, poi si deve sempre mettere in conto che ogni azione fatta comporta a delle conseguenze. A volte brutte a volte belle.

    CAPITOLO 1
    MARZIA
    Ottobre. Mi alzai presto quella mattina per andare a lavoro. Quella settimana avevo la mattina come turno. Guardai l’orologio mentre percorrevo la strada per arrivare alla metro. 7.:30. Se tutto andava come previsto sarebbe arrivata puntuale. L’i-pod nelle orecchie con le loro canzoni a darmi la carica giusta per affrontare una giornata di lavoro. Stavo aspettando il verde pedonale per attraversare la strada quando una macchina, un camioncino per esattezza mi passo davanti. In quell’attimo li vidi. Due occhi color cioccolato, profondi ed intensi si incrociarono con i miei. Sentìì una sensazione intensa percorrermi la schiena. Un brivido. Vidi un volto sfrecciarmi di fronte, non riuscendo a metterlo a fuoco distintamente. Chi era? non arrivai a capirlo. Feci spallucce.
    non essere ridicola Marzia, i colpi di fulmine non esistono, dovresti saperlo tu stessa.
    Guardai i camioncino percorrere la strada fino a che non scomparve dietro un angolo di una casa. Arrivai al lavoro nel tempo sperato. Trovai la mia collega pronta ad aprire il negozio con me.
    “buongiorno” disse lei con un sorriso.
    “buongiorno” risposi ricambiando.
    “oggi ci sono da fare i colli della vecchia stagione da mandare in sede.” Sbuffò
    Io mi limitai ad alzare gli occhi al cielo, era uno dei lavori più noiosi che ci fossero e in più doveva pure servire i clienti. Lavorare in un negozio di abbigliamento aveva i suoi pro e i suoi contro. Fortuna aveva solo 5 ore da fare. questo la rendeva di buon umore. Il pomeriggio dopo la spesa si sarebbe preparata per la serata. I finley erano a Torino e lei aveva preso i biglietti in anticipo. Con lei sarebbe venuta la sua coinquilina e un’altra amica.
    Era un po’ che non andavo ad un loro concerto e a dirla tutta non vedevo l’ora. Finalmente il turno finì dopo una lunga serie di imballaggi. La spesa fu veloce, stranamente non c’era molta fila alla cassa e in meno di un’ora era di nuovo al semaforo di stamattina, per un attimo sperò con tutto il cuore di rivedere quegli occhi, di rivedere quel camioncino sfrecciarle di nuovo davanti, ma la fortuna non era dalla sua.
    Arrivò a casa e la sua coinquilina Roberta era a casa che le preparava da mangiare come sempre. Lei finiva prima di lei al lavoro e per gentilezza le preparava da mangiare.
    “grazie hai fatto la spesa” disse salutandola mentre finiva di apparecchiare.
    “si ho pensato di farla io così non dovevi andare tu” sorrisi posando le sporte e la borsa.
    “grazie. com’è andata al lavoro?” chiese iniziando a sistemare in dispensa le cose acquistate.
    “solito. oggi però abbiamo mandato via la collezione di abiti della stagione passata” dissi con una smorfia.
    “che lavoraccio” commentò annuendo con il capo.
    Una volta cambiata mi misi a mangiare, Roberta rimase a farmi compagnia e a conversare.
    Eravamo diventate amiche per caso. Lei cercava una coinquilina io cercavo una casa. Avevo deciso di trasferirmi da Faenza. Avevo deciso di lasciare il passato alle spalle, là nella mia città. restare sarebbe stato solo una sofferenza. Una tortura. Rivederlo, rivederli. Cambiare aria le era servito ed erano già due anni che viveva là. Mosse la testa per scacciare quel pensiero, ora doveva andare avanti.
    La sera arrivò subito. Tra la doccia e i capelli da lavare, la scelta della vestizione per la grande serata. Non stava più nella pelle quando Laura passò a prenderle. Partirono verso la meta. In concerto dei finley.


    commentate qui!
    attendo numerosi commenti^^
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  2. #2
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    ecco il nuovo capitolo^^
    spero vi piaccia.


    CAPITOLO 2
    PEDRO
    “finalmente siamo arrivati, non ne potevo più” esclamò il mio amico Ka.
    Ero lì ancora imbambolato a guardare fuori dal finestrino. Ero stanco pur essendo stato un viaggio di due ore. Lo ero già dalla sera prima, avevo dormito poco, come sempre ultimamente.
    “allora scendi?” lo chiamò Ivan.
    “ah si scusa. Non mi ero accorto che ci eravamo fermati” risposi alzandomi e scendendo dal camioncino.
    Me ne rendevo conto da solo, ero distratto, ma non riuscivo a togliermi dalla testa quella ragazza con la giacca scura e con l’i-pod in mano. Perché mai mi aveva colpito così tanto? L’avevo vista di sfuggita eppure qualcosa mi era rimasto impresso.
    Ka mi si avvicinò “senti ma.. prima cosa avevi visto? la madonna?” ridacchiò scherzando.
    “cosa?” fece il finto tonto.
    “dai scemo, ho visto che ti eri imbambolato.” Mi accusò.
    “è strano da spiegare.”dissi un po’ scocciato
    “a me puoi dire tutto. Sono tuo amico”
    “una ragazza. È stato ambiguo. Mi sono solo girato di lato e lei era li. Qualcosa mi ha colpito. Ho come sentito lo stomaco strano.” Non era facile da spiegare, mai mi era capitata una cosa simile e di ragazze ne avevo avute.
    “lo so. Colpo di fulmine?” provò a ipotizzare Ka.
    “a me il colpo di fulmine non colpisce.. dovresti saperlo. Cupido ci ha rinunciato con me.” Era vero, molte volte avevo provato ad impegnarmi con una ragazza, ma nulla ero sempre capace di rovinare tutto. Ka mi aveva sempre detto che la colpa non era mia, ma del genere di ragazza facile che mi trovavo. Chissà, sinceramente, non era più di mio interesse. Erano ben 3 anni che non uscivo, vedevo o andavo con una ragazza. Ci avevo rinunciato.
    Prese il suo zaino e si diresse verso la stanza adibita a loro per cambiarsi e prepararsi.
    Il pomeriggio passò in fretta e per tutto il pomeriggio a momenti mi veniva in mente lei. ma che diamine mi sta prendendo, Pedro manco la rivedrai più. smettila di fare il ragazzino colpito dalla freccia di cupido, non è da te.
    Cercavo di fare il duro con me stesso, ma la sera mentre ero dietro il palco a parlare con gli altri, di nuovo quella sensazione di farfalle nello stomaco.
    Era un segno? Destino? Non sapevo darmi riposta. Tra 20 ragazze davanti ai miei occhi lei era lì, la riconobbi tra tutte. E il cuore iniziò a palpitare come mai aveva fatto.


    commentate!!
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  3. #3
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    ecco il nuovo capitolo!!

    CAPITOLO 3
    MARZIA
    Arrivate ci dirigemmo subito a procacciarci del cibo, per paura di non arrivare in tempo non avevamo cenato. Sembravamo tre sceme. Niente cena per vedere i finley. Risi al pensiero.
    Ci dirigemmo subito al chiosco.
    “ tu che prendi?” chiese a me, Roberta intenta a leggere il menu.
    “non saprei un panino, non ho molta fame, sinceramente.” Ero agitata per l’emozione di vederli sul palco e vedendo la gente che c’era presente al momento il posto sotto al palco non glieli avrebbe tolto nessuno. Decidemmo di metterci sul lato del palco per mangiare i panini.
    “non stai nella pelle di la verità” chiese a me Laura ridendo.
    “devo ammetterlo, si” ero entusiasta “è così tanto che non vado ad un loro concerto che non sto nella pelle, chissà come sono diventati dal vivo?” chiesi addentando il panino con prosciutto.
    Roberta rise “finalmente vedrai la tua cotta famosa” scherzò.
    Io diventai rossa subito a pensarci “smettila, non è una cotta, diciamo una preferenza” cercai di salvarmi dall’accusa.
    “io non ricordo sia una preferenza. Di la verità, Pedro è il tuo preferito” mi mise alle strette Roberta.
    “e va bene si, si, e si mi piace Pedro. Ok? Siete contente ora?” dissi sbuffando e incrociando le braccia offesa.
    Risero entrambe di gusto nel vedermi offesa e rossa in viso. Per un attimo pensai a quegli occhi che avevo visto oggi. Era tutto il girono che ci pensavo, dovevo ammetterlo.
    Non l’avevo rivelato a nessuno per paura di passare per una stupida, che si era fatta troppi film in testa solo perché uno sconosciuto l’aveva guardata negli occhi. e che occhi, diamine.
    Fu proprio quel ridere che quegli stessi occhi caddero su di me. I suoi. Gli stessi della mattina. Quei due abissi oscuri posati su di me.
    Sentì un brivido lungo la schiena lo stesso di questa mattina, mi guardai attorno improvvisamente. Erano li. Era li chiunque lui fosse.
    Nulla, solo ragazze. Nulla di sospetto che attirasse la sua attenzione. Con il mio gesto improvviso attirai l’attenzione delle mie amiche.
    “ che ti prende?” chiese Laura per prima. guardandosi attorno pure lei senza capire.
    “ah nulla.” abbassai lo sguardo. Li sentivo su di me. Chi diamine è? Sto impazzendo. Voglio vederli, voglio sapere chi è.
    “non è vero. Ora ce lo dici.” Mi costrinse Roberta.
    Quelle due sapevano mettersi in combutta alla perfezione.
    “ è una cosa stupida.” Risposi alzando lo sguardo cercando di nuovo quegli occhi.
    “nulla è stupido, dai racconta.”disse Laura.
    Mi convinsero e raccontai l’accaduto. Ora che mi ascoltavo, a pensarci bene non era nulla. nulla di concreto, una stupidata. casomai manco guardava te. La mia coscienza poteva avere ragione senza ombra di dubbio.
    Non ero certo il tipo che potevo saltare agli occhi. capelli rosso scuro intenso, occhi comunemente castani, statura media, forse sul basso secondo i canoni di oggi. Fisico normale, nulla di estremo in entrambi i lati. Diciamo che ero la classica comune ragazza standard che chiunque potrebbe incontrare per strada.
    “che cosa romantica. Dici che ora è qui? Lo vedi?” chiese Laura, lei era la romantica della situazione.
    “ma non so manco che faccia abbia, come ti ho detto l’ho visto di sfuggita. Ricordo capelli scuri lunghi, sul ricciolo. L’unica cosa impressa sono gli occhi scuri, intensi e disarmanti.” Dissi per un attimo con un luccichio intenso nello sguardo.
    Laura lo notò “cos’è quello sguardo? Dillo hai preso una cotta. Che bello i colpi di fulmine” disse sospirando dolcemente.
    “si un colpo di fulmine con un paio di occhi” la buttai sul sarcastico. Un sarcasmo veritiero. Erano solo occhi.
    “troverai quel ragazzo. Me lo sento. Casomai è anche un bel fustacchione, dolce e gentile.” Disse
    “ si, certo poi? Insomma ho trovato l’uomo che tutte le donne vogliono. L’uomo perfetto” altro sarcasmo. Ultimamente condivo spesso le mie frasi così, forse più per difendermi dalle delusioni che per vera voglia di farlo.
    “ah sei un caso perso. Andiamo prendiamo posto” commentò Roberta.
    Quando ci spostammo fu in quel momento che la sensazione di quegli occhi svanì su di me. Avrà visto come sei a ha distolto lo sguardo.
    Il concerto iniziò e sul palco saltò fuori, lui, la mia cotta. Lo ammetto. Era la cotta di altri milioni di ragazze, diciamo che era normale avere il preferito in un gruppo. Il mio era Pedro.
    Ero di fronte a lui sotto al palco, i posti migliori. Quando alzai lo sguardo su di lui quando salutò il pubblico. Fu lì che successe. Rimasi di sasso. Senza volerlo i nostri sguardi si erano incrociati e accadde. Trovai gli occhi di stamattina. Avrei potuto incontrarli tra mille e riconoscerli.
    Rimasi a bocca aperta e notai che alche lui esitò per qualche secondo che sembrarono minuti. Il tempo si era come fermato o scorresse a rallentatore vicino a noi.
    “no non può essere” sussurrai portandomi una mano sulla bocca per lo stupore.


    commentate!!!
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  4. #4
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    ecco il nuovo capitolo!!
    spero vi piaccia


    CAPITOLO 4
    PEDRO
    Era li e non poteva raggiungerla. Ora la vedeva ferma che rideva con le amiche. Era la prima volta che la vedeva sorridere e già ne andava pazzo. Che sorriso splendido. Vorrei farla sorridere io così. Le devo parlare, devo sapere chi è. Voglio. Il mio pensiero venne interrotto da Ka, si era mio amico, ma aveva il dono di interrompermi nei momenti meno opportuni.
    “che guardi?” chiese guardando lui stesso nella stessa direzione. Erano tre ragazze “carina la morettina a destra” commentò alzando un sopracciglio.
    “non è lei che sto guardando. Presente quello che ti ho detto oggi?” risposi “la rossa è la ragazza di cui ti ho parlato” non le staccai gli occhi di dosso. “devo conoscerla, parlarle.” Dissi come se stessi impazzendo dall’impazienza.
    “ehi calmo, mica puoi andare li così, oltretutto prima del concerto.” Si mise a pensare “potresti parlarle dopo.. casomai quando rilasci autografi.” Mi disse.
    “ e se non si ferma dopo il concerto?” chiesi mentre quel timore prendeva il sopravvento in me.
    Rideva ancora. si sta guardando attorno. Chi sta cercando? una vocina dentro di me sperò che la risposta fosse quella data da essa. Lui.
    La vidi allontanarsi per prendere posto davanti al palco. Giuro che dopo, costi quel che costi le parlerò.
    Percorsi i gradini del palco ed eccomi, davanti ai miei fan. Pronto a scatenarmi per loro. Non c’era molta gente, poco male. sarà comunque un concerto memorabile.
    Salutai il pubblico e abbassai lo sguardo sotto al palco. Era lì, con il suo sorriso splendente, capace di illuminare la notte più buia al mondo.
    Voglio quel sorriso tutto per me. Quel sole così accecante. Voglio scottarmi.
    Cantai come mai avevo fatto, mettendoci tutta l’energia che il mio corpo mi dava. La guardavo, spesso, forse troppo, ma non mi importava. Era lei il mio pubblico quella sera.
    Cantava le nostre canzoni, le conosceva alla perfezione. quanto vorrei sentire la sua voce.
    Dentro di me non vedevo l’ora finisse il concerto, sperando che lei rimanesse per gli autografi. Sarebbe stato li che le avrei parlato.
    Fini il concerto. Scesi dal palco e fu lì che una breve scocca di panico mi attanaglia. Cosa le posso dire? come posso attaccare bottone? E se è andata via?
    Raggiungo gli altri già intenti a fare alcune firme subito dopo avere bevuto un sorso d’acqua, avevo la gola secca.
    Mi guardai attorno firmando autografi a caso. Poi la ricerca finì. Era li in fila con le altre ragazze che erano con lei. Rideva e teneva in mano il loro ultimo disco. Fuoco e fiamme. Forse il suo album preferito. Era anche il mio preferito.
    Solo altre 3 ragazze e sarebbe stata li di fronte a me. Un brivido mi percorse la schiena. L’eccitazione del momento. L’ansia di averla a pochi metri da me.
    Sentii come mancarmi l’aria quando mancava una ragazza.
    Eccola.
    “ ciao” la saluto con un lieve imbarazzo. L’attesa di sentire la sua voce.
    “ciao” rispose con gentilezza.
    “piaciuto il concerto?” le domandai mentre presi il cd che mi stava porgendo.
    “si molto, siete grandi.” La sua voce tremò. Era imbarazzata, le sue guance erano lievemente rosate.
    Era così tenera e bella imbarazzata. Si era lei la ragazza di stamattina. Non ho dubbi.
    Firmai ed esitai a darle il cd. Dovevo farla restare il più possibile, dovevo dirle qualcosa.
    “fuoco e fiamme. Come mai questa scelta?” domandai, ma dentro di me mi diedi dello stupido.
    Grande Pedro falle l’intervista stile professore che chiede la motivazione dell’argomento di tesi all’alunno. Stupido.
    “ è il mio cd preferito.” Rispose con educazione.
    “è anche il mio preferito” ammisi sorridendo con dolcezza mentre le ridavo il cd.
    Tutto stava per svanire. No. No non voglio.
    La vidi prendere il cd, i nostri occhi si incrociarono ancora, come stamattina.
    Non la conoscevo neanche e già mi mancava.
    La mia mano agì d’impulso. La fermai piano per un braccio. Si girò con aria interrogativa.
    “come ti chiami?” non resistevo, almeno il suo nome volevo sapere.
    Sorrise. Un sorriso che mi scaldò l’anima ma al tempo stesso mi spezzò il cuore al pensiero che non lo avrei mai più rivisto.
    “Marzia” mi rispose ancora sorridente e imbarazzata da mio tocco.
    “spero davvero di vederti dopo” dico d’impulso senza riflettere.
    Mi guardò stupita “dici a me?” disse con educazione. Non arrivai a parlare, mi limitai ad annuire guardandola mente spariva dietro altre persone.
    Mi avrà visto annuire?



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  5. #5
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    buona sera a tutti i miei lettori/lettrici
    l'avventura continua


    CAPITOLO 5
    MARZIA
    Era lui. lui. gli occhi di stamattina che avevo incrociato. Quelli a cui non avevo smesso un attimo di pensarci. Ma come era possibile? Pedro dei finley? Forse stai sbagliando. È solo la tua cotta da fan girl. Eppure..
    Rimasi imbambolata come un pesce lesso a guardarlo.
    “che ti prende? Hai bisogno dell’ossigeno?” mi disse ridendo Laura.
    “ è lui. quello di stamattina.” Blaterai in stato confusionale.
    “lui?” dissero in coro.
    La musica era alta e dovevamo urlare.
    “si ve lo giuro. Non posso sbagliarmi. Quelli sono gli occhi di stamattina” dissi convinta fissandolo.
    “che romantici. Si amano già” esclamò Laura “colpo di fulmine”
    “smetti.. sarà stato un caso. Eppure.” Pensai un attimo “dopo chiedo l’autografo a lui, vediamo se è davvero lui. ho i miei forti dubbi”
    Naa è impossibile che l’attenzione di uno come Pedro sia attirata da una come me. impossibile.
    Decisi che avrei lasciato tutto in mano all’incontro dopo il concerto, sempre se ci sarei riuscita ad avvicinarmi a lui.
    Mentre cantava mi guardava, era palese. Guardava me che cantavo a tutta voce le sue canzoni.
    Forse allora era davvero lui. guardava davvero me.
    Mi stavo illudendo lo sapevo e avrei dovuto smettere subito.
    Meglio prevenire che curare. Dio quanto era bello. Quei riccioli. Quanto mi fanno impazzire. vorrei accarezzare quel capelli. Accarezzare quel viso. NO. Basta. tu sei una normalissima fan lui un popolarissimo e bellissimo cantante di un gruppo.
    Cantai tutte le canzoni, le conoscevo a memoria e lui mi guardava. Quegli occhi profondi su di me. Mi facevano impazzire.
    Il concerto finì. Mi misi in fila ad aspettare per l’autografo.
    “che gli dirai?” chiese Laura al mio fianco.
    “non lo so. Cosa si dice in sti casi?” chiesi confusa.
    Che cosa avrei detto una volta lì? Ah ciao sono la ragazza che hai visto stamattina e penso sia scoccata la scintilla. Si metterebbe a riderti in faccia, stanne certa.
    “bhe si normale. Come una ragazza che chiede un autografo”
    Quando fui lì mi guardò sorridendo come solo un angelo può fare. Se fossi stata in un cartone avrei avuto gli occhi a forma di cuoricino o sarei svenuta.
    Era gentile, dolce. Dannazione era così perfettamente, perfetto. Angelico e, e…
    Non sapevo neanche io come definirlo.
    Quelli erano gli occhi di stamattina, ne ero certa ora che erano nei miei a pochi metri. Non c’erano dubbi. Ma come era possibile tutto questo?
    Mi parlò normalmente e questo mi rilassò, restando lo stesso in imbarazzo.
    Presi il cd dalle sue mani. tutto stava finendo. Era finita. Sento qualcuno che mi tocca il braccio subito dopo che mi sono girata. Lui.
    “come ti chiami?” mi chiede con la sua dolce voce e il suo sorriso che pietrifica.
    Gli risposi.
    “spero davvero di vederti dopo” dice con un lieve brillio negli occhi.
    “dici a me?” arrivo solo a rispondere, forse troppo lontana e coperta dal brusio delle persone.
    Lo vedo annuire poco prima di sparire dietro altre ragazze.
    Che cosa voleva dire con quella frase? Vedermi dopo? Dopo quando? Dopo dove? Oddio mi scoppia la testa.
    Dico tutto e subito alle altre “Restiamo.” Dichiara in una sorta di ordine Laura.
    “ma è tardi domani si lavora” protestò Roberta.
    “si ma è la sua occasione di chiarire, se le ha detto così c’è un motivo” Laura sempre dietro a farsi film d’amore in testa.
    “si lo so, ma ho il turno di mattina” dico sbuffando e guardando l’orologio.
    23:45 alzò gli occhi. Ancora immerso dalle fan.
    Mi metto a sedere su un muretto poco lontano. Mi dispiaceva farle stare li per nulla. per una stupida fantasia che mi ero fatta.
    Eppure sentivo che doveva dirmi qualcosa.
    00:20 ancora niente, la folla si era ridotta a poche persone.
    Sospiro tirandomi su le ginocchia al petto e poggiandoci il mento.
    “fa freddo.” protesta roberta “ almeno andiamo a prendere un the caldo, il bar è aperto.” Indicò il bar.
    “ va bene, ma tu stai qui andiamo noi per te.” Ordinò Laura
    “perché io no?” chiedo scocciata.
    “perché se vai via non ti vedrebbe” dice ridendo.
    “e va bene.” sbuffo di nuovo. Loro vanno via.
    00:55 che scatole, appena tornano ce ne andiamo. Sono stufa. Destino o no colpo di fulmine o no, sono stanca e stufa. Ho freddo.
    Rabbrividisco stringendomi le gambe al petto. Rannicchiata. Sembravo quasi un Condor sull’albero che aspettava la sua preda. Risi da sola a quel pensiero e soffiai appena sulle mani per scardarle.
    Eh già Marzia, sono le 01:00 di ottobre. Fa un pochino freddo e tu svegliona hai lasciati i guanti a casa. Pure la sciarpa. Stupida. E quelle due? Dono sono finite? A raccogliere personalmente nel campo le foglie del the?
    Sbuffai sulle mani di nuovo erano rosse.
    “metti questi” mi dice quella voce che tanto ascoltavo sul mio i-pod.
    Al suono della sua voce sobbalzai di colpo quasi cadendo dal muretto.
    Sentii solo una sua mano poggiarsi sulla mia schiena, per sorreggermi.
    Alzai lo sguardo, era lui.
    “attenta” si preoccupò.
    “scusa, non ti avevo visto arrivare e mi sono presa un colpo.” Dissi abbassando subito lo sguardo in imbarazzo.
    “non era mi intenzione spaventarti. Scusa. Metti questi.” Mi porse dei guanti.
    Non sapevo che dire, mi limitai a formulare frasi di senso compiuto e semplici.
    “grazie, non dovevi” presi i guanti e li infilai. Erano caldi. Una manna per le mie mani.
    “colpa mia. Mi sono attardato. Ho visto che mi aspettavi, ma non mi sembrava educato smollare tutti li.” Sorrise.
    Oh per la barba di Odino. Quel sorriso mi stendeva ogni volta. K.O. come non perdonarlo se mi chiedeva scusa con quel sorriso sincero e dispiaciuto.
    “pensavo non parlassi con me prima, a dire la verità.” Ammisi incrociando lo sguardo con suo.
    Ok calma, si erano i suoi quegli occhi. siamo fregate Marzia.
    “certo che parlavo con te” disse sorridendo di nuovo.
    “è strana questa situazione” dico tormentandomi le mani agitata. Averlo così vicino, potergli parlare.
    “strana? Perché?” chiese lui sedendosi al mio fianco. Il suo braccio sfiorò il mio e il mio cuore tremò.
    “bhe sono qui seduta su un muretto che parlo con il cantante dei Finley. Ti sembra una situazione che si può definire comune?” dissi sorridendo ironica.
    Ci pensò un attimo e mi riguardo sorridendo “no effettivamente no, ma io sono un ragazzo normale come tutti gli altri”
    Mi guardò in un attimo di silenzio. Di nuovo i nostri i occhi si sfiorarono.
    “di dove sei?” mi domandò.
    “Torino.” Risposi con un sorriso.
    “impossibile. Non hai l’accento torinese. Sembri.. romagnola.”
    Con un lieve movimento si avvicinò. Poggiando il braccio al mio.
    Fremetti si dal freddo che per il contatto.
    “sono di Faenza. Mi sono trasferita qua a Torino da due anni.”
    “ come mai?” chiese scendendo dal muretto e mettendosi di fronte a me per ascoltarmi meglio.
    “ehm. Non mi va molto di parlarne. È una storia lunga e triste.” Rispondo abbassando lo sguardo.
    “scusa non volevo.” Disse. “hai freddo vero?” mi chiese.
    “un po’” ammisi strofinando le mani tra di loro.
    Non so come ma mi ritrovai tra le sue braccia, rimasi di sasso e sgranai gli occhi.
    Che buono il suo profumo. Che calduccio.
    Non pensai ad altro, poggiai la testa alla sua spalla godendo di quel tepore. Non c’era nulla di male ci stavamo solo abbracciando.
    Io e Pedro dei Finely ci stiamo abbracciando.
    L’imbarazzo subentrò e il rossore al viso si fece evidente.
    Quella giornata aveva preso una svolta inaspettata. Peccato solo che non dovevo sperare in nulla. non volevo rimanere fregata di nuovo. Non volevo altri dolori.
    Arrivarono Laura e Roberta e Pedro si staccò da me dolcemente sempre sorridendo.
    “dove siete andate a prenderlo il the? In cina?” protestai incrociando le braccia sul petto con aria scocciata.
    “scusaci ma prima abbiamo bevuto il nostro e poi preso il tuo” mi rispose.
    “bhe certo sorseggiamo un buon the caldo dentro al bar mentre la nostra amica si assidera fuori.” Brontolai.
    “mi sembra che hai trovato chi ti scalda senza problemi. Meglio di un the direi, no?” Disse riferendosi all’abbraccio ridacchiando.
    Pedro rise a quella battuta.
    Diventai ancora più rossa e balzai giù dal muretto “smettila” sbuffai.
    Gli presentai le mie amiche e mentre parlavo con loro, non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso.



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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    e per stasera è l'ultimo i prossimi domani.. forse ^^


    CAPITOLO 6
    PEDRO
    L’ansia di sapere se era li che mi aspettava mi stava divorando, ero impaziente, agitato.
    Dannazione quante fan vogliono il mio autografo e la foto.
    Di solito non ero così, mi piace passare tempo con i fan, ma quella sera c’era lei. volevo lei. poter riascoltare il suono della sua voce. risentire il suo profumo dolce come il miele.
    Un piccolo varco mi permise di sbirciare. I miei occhi si illuminarono quando la vidi seduta sul muretto con le amiche.
    Devo andare da lei. voglio sentire di nuovo quel profumo.
    Mi sentivo come un’ape con il miele.
    Voglio parlarle, ridere con lei, sentire quella risata cristallina tutta per me.
    Finalmente l’ultima foto è stata scattata e le fan hanno lasciato la piazza.
    La guardo, era sola. Tutta rannicchiata seduta sul muretto, cercava di scaldarsi le mani. presi un paio di guanti che avevo in più e andai da lei.
    Accettò i miei guanti. Almeno non avrebbe più avuto freddo alle mani. parlai con lei.
    Che voce melodiosa, quella voce era entrata nel mio cuore come quello sguardo intenso e acceso.
    La fortuna era dalla mia parte, abitava a Torino e se avevo calcolato bene in de ore potevo essere qui da lei.
    La mia mente aveva corso troppo, ma era quello che desideravo. Poterla vedere ancora, altre volte.
    Il contatto con la sua spalla mi diede una scossa lungo la spina dorsale.
    Era bello parlare con lei, era simpatica e vederla imbarazzata era da andare giù di testa.
    La sentii rabbrividire, forse per il freddo, forse no.
    La abbracciai. Catturandola tra le mie braccia. non potevo resistere ancora volevo quello e l’avevo fatto anche a costo di essere respinto.
    Infilai il viso tra i suoi capelli rosso scuro, mi sembrò di poggiare il viso sulla seta. Morbidi e sciolti. Il suo profumo mi inebria. Mi fa perdere la testa.
    Percepivo il suo respiro e calore.
    Quell’abbraccio era magico, entrambi zitti. Il mio cuore batteva forte potevo sentirlo io stesso battere all’impazzata. Poi un suo gesto mi riportò alla realtà facendomi perdere di nuovo la ragione.
    Ha appoggiato la testa alla mia spalla. Quindi le piace stare qui. A me da impazzire. vorrei accarezzarle i capelli sentirli scorrere tra le mie dita.
    Stringo appena la presa per sentirla ancora più vicina. Lei non obbietta. Sorrido dolcemente nel sentire il suo respiro appena più agitato.
    Con la coda dell’occhio le vedo arrivare, le sue amiche e sono consapevole che quel momento magico stava finendo, anzi era finito.
    A malincuore lascio la presa, scoprendo il suo viso rosso per l’imbarazzo. Le sorrido ancora.
    Risi con loro, tutto sommato erano divertenti e Marzia sapeva stare al gioco quando si scherzava.
    Mi piace.
    Conosco le sue amiche, ma poi dovevo andare Ka mi stava chiamando.
    Saluto le amiche che si voltano per andarsene e guardo lei, impaziente del suo saluto.
    Sorride “allora ciao. È stato un piacere avere l’onore di conoscerti.” Mi dice dolcemente.
    “ il piacere è tutto mio.” Esito un attimo, come lei. silenzio.
    “ti va di rivederci?” chiedo spudorato senza pensarci, non potevo perdere l’occasione.
    La vidi arrossire “si certo.” era confusa si vedeva.
    Presi il foglio della scaletta del concerto, una penna e scrivo il mio numero dietro poi glielo porgo.
    “è il mio numero, chiamami. Ci tengo.” Le dico sorridendo ancora con dolcezza.
    “appena sono in macchina ti scrivo, così hai il mio numero” risponde ridendo.
    Aveva detto di si. esultai dentro di me.
    Ka mi chiamò di nuovo.
    Che diamine. Che rompi scatole.
    “arrivo un attimo” urlai verso di lui poi mi voltai verso di lei “scusami ma devo andare.” dissi dispiaciuto.
    Mi avvicinai per salutarla, un abbraccio. Ricambiò senza timore.
    Questo profumo mi farà perdere la testa davvero.
    Le stampai un bacio sulla guancia come si fa quando si saluta una persona e lei ricambia.
    Che morbide quelle labbra. Quanto vorrei assaggiarle.
    Ricambiò sorridendo e mi salutò con la mano raggiungendo le amiche.


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  7. #7
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    buongiorno^^
    nuovo capitolo!!!!



    CAPITOLO 7
    MARZIA
    Ero ancora sotto shock per quel bacio sulla guancia. senza pensarci avevo ricambiato. Ma quel bacio così casto e semplice mi aveva scombussolato lo stomaco.
    “allora signorina?” mi chiede Laura ridacchiando.
    “cosa?”chiedo con indifferenza pure sapendo a cosa si stesse riferendo.
    “bhe vogliamo sapere, ti abbiamo trovata tra le sua braccia. Direi che è d’obbligo parlarne scusa, vogliamo sapere” dice Roberta tirando fuori le chiavi della macchina.
    “non è come pensate.” Dissi tagliando corto il discorso.
    “noi non pensiamo nulla. stiamo chiedendo.” Dice roberta.
    “so che avete pensato subito a chissà cosa, ma non è successo nulla, mi ha dato i guanti che avevo le mani gelate e visto che avevo freddo mi ha abbracciato. Punto. Fine di tutto.” Dico salendo in macchina. La mia mano sfiora la cintura per metterla e mi guardo le mani.
    I guanti! Dannazione mi sono dimenticata di restituirli. Che idiota che sono.
    Pensai a come avrei fatto a ridarglieli ma poi ricordai i foglio che mi ero infilata nella tasca della giacca.
    Il suo numero.
    Ero dietro con il foglio in mano. Rileggo molte volte quel numero.
    “quindi niente colpo di fulmine.. peccato” dice Laura “era un bel ragazzo davvero, simpatico e dolce” commenta.
    Io rispondo solo con un si, molto basso. Laura e Roberta si mettono a chiacchierare e io guardo il foglio. Di nuovo.
    La domanda che mi stavo ponendo era che fare.
    Se poi il numero è falso? Se ti ha preso in giro? Con che scopo però. A lui non gliene veniva in tasca nulla a prenderla in giro. A meno che non era un ragazzo che si divertiva così.
    Faccio tacere la mia testa prendendo il cellulare in mano. Me lo rigiro tra le mani. era giusto ridargli i guanti, ma non avevo il coraggio di scrivergli. Posai il cellulare sulle gambe e misi il foglio nella tasca della giacca.
    Per tutto il viaggio il mio sguardo cadeva sul cellulare di tanto in tanto. La tentazione era forte.
    Le sensazioni provate in quei minuti passai con lui erano state così intense e sincere che la tentazione di volerle rivivere era fortissima.
    A dirla tutta non ero mai stata così imbarazzata con qualcuno.
    I miei occhi si tuffarono nella notte al di fuori del finestrino. Nella mente di nuovo la sensazione di quel semplice abbraccio.
    Ci avrei pensato domani a scrivergli. Gli ridarò i guanti. Punto non c’è nulla di male.
    Arrivammo a casa dopo avere accompagnato Laura e andammo a letto.
    Ovviamente non riuscivo a dormire. presi l’i-pod e mi misi ad ascoltare qualche canzone.
    I finley- tutto è possibile.
    Dopo questa serata potevo davvero dire che avevano ragione. Quante volte avevo fantasticato sul fatto di poter parlare con lui. di farci amicizia.
    Ecco ora sei sistemata Marzia.
    Mentre canticchio senza voce la canzone guardo il cellulare e poi la giacca.
    Hai fatto 30, fai anche 31.
    Scivolo fuori dal letto e prendo il foglio, leggo il numero. Ormai a forza di leggerlo lo avevo imparato a memoria. Digito il numero, lo salvo. Apro la schermata di scrittura sms.
    Vuoto.
    Che gli scrivo? Sono quella dei guanti? No non è carino.
    Una smorfia piega la mia bocca, provo a buttare giù un sms.
    <ciao. Sono Marzia. Scusa l’ora, ma sono arrivata a casa ora. ho dimenticato di darti i tuoi guanti! >_< Scusami. Ps: questo è il mio numero>
    Questa era la giusta soluzione. Inviai.
    Guardai l’orario e penso che forse quando lo sentirà arrivare mi manderà a quel paese.
    Poso il cellulare sul comodino e mando avanti una canzone.
    Sento il cellulare suonare. Un sms. Lo guardo con gli occhi stralunati.
    Veloce il ragazzo.
    <ciao! Tranquilla non disturbi, non riesco a dormire quindi davvero non chiedere scusa! Non devi! I guanti puoi tenerli se vuoi.>
    Cavolo mi ha risposto! Pedro dei finley mi ha risposto!!! Non ci credo sto massaggiando con una persona famosa.
    Mi sentivo una idiota, impedita a dirla tutta.
    < sei gentile, ma è giusto che li restituisca. Neanche io riesco a dormire, non so perché, mi avete caricato troppo di “adrenalina” con il vostro concerto. XD il problema subentra che alle 6.45 mi devo svegliare. Aiuto.>
    Altra risposta. sembrava stesse aspettando che quello. Sorrido a quel pensiero.
    < XD colpa mia. Scusa XD povera quindi vuole dire che tra 3 ore devi alzarti?>
    Risi davvero. Era la prima volta che un ragazzo mi faceva ridere.
    < grazie, rigira pure il dito nella piaga. Me la pagherai! Tu sei in viaggio?>
    <no, dormo a Torino, partiremo domani con calma. sono all’hotel Best Western Hotel Luxor in corso stati uniti, non so se lo conosci.>
    Quando leggo il nome dell’hotel mi cade la mascella per lo stupore.
    Io abitavo a 300 metri da li. Non potevo crederci, risi nervosamente.
    <si conosco. Anche perché.. ci abito a 300 metri di distanza. Io abito in via legnano.>
    < che doppia coincidenza. XD sei a pochi passi da me e soprattutto abiti in via Legnano XD mi sto morendo dal ridere. Ci si potrebbe vedere anche ora. ho visto ora su google maps dove abiti. Davvero a pochi passi!>
    Penso fosse stata la prima volta che ci facevo caso al nome della mia strada. Via legnano, loro erano di Legnano. Sorrisi.
    A volte era davvero strano il caso. Le coincidenze.
    < ti giuro che è la prima volta che ci faccio caso. XD mi piacerebbe. Ma non so se è il caso, io domani lavoro.>
    Premo invio e dentro di me sento un enorme pentimento per la risposta data.
    Potrei sempre dire va bene scusa ci ho pensato vengo. Ma poi? Avrebbe pensato che sono lunatica.
    <hai ragione, ma visto che siamo svegli a messaggiare, forse era più bello parlare dal vivo. Non credi?ma tranquilla, se non vuoi non è un problema. Dove lavori?>
    In effetti aveva ragione. Tanto di dormire non se ne parla Marzia. Poi se ti viene a prendere lui..
    Che fare. era un problema. La voglia c’era, in fondo parlare con lui era piacevole e almeno la faceva ridere.
    < e va bene. mi hai convinto. Dammi 10 minuti per prepararmi.>
    < perfetto! Tra 10 minuti sono li ti dico quando sono sotto casa tua così non resti da sola per strada a quest’ora. a dopo>
    <difficile visto che non sai il numero XD è il 24.>
    Qui stasera stiamo per fare anche 33.
    Mi vesto velocemente e pesante, fuori doveva fare un bel freddo.
    Prima di uscire presi i guanti.



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  8. #8
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    nuovo capitolo ^^



    CAPITOLO 8
    PEDRO
    Era già la 5 volta in 10 minuti che controllavo il cellulare. Niente, né uno squillo, ne un messaggio.
    Mi appoggio con la schiena al sedile della macchina, sbuffando.
    Perché non mi scriveva? Aveva detto che lo avrebbe fatto!
    Arrivato in camera mi metto a letto, ka si addormenta come un sasso, mentre io niente.
    Mi giro e rigiro nel letto, nervoso, impaziente.
    Ormai dovrebbe essere arrivata a casa, perché non mi scrive come aveva detto? non ho neanche il suo numero, se no lo avrei fatto io.
    Mi metto sul lato destro e fisso il cellulare con il viso posato sul cuscino.
    Suona dai, ti prego suona. Suona. SUONA.
    Il cellulare si accende voibrando. Scatto come un falco sulla preda, lo afferro e mi affretto a leggere.
    Era lei. calmati Pedretti.
    Iniziammo a messaggiare, argomenti neutri e semplici, poi la mia proposta e il suo si.
    La più bella conversazione tramite sms.
    Mi vesto al volo, in silenzio. Un jeans e una felpa nera. Metto la giacca e la sciarpa.
    E ora meglio di un ladro.
    Penso mentre cerco di uscire furtivamente dalla stanza mia e di Ka. Il tentativo fu vano.
    “dove stai andando?” mi domanda Ka ancora assonnato.
    “a fare un giro, non riesco a dormire.> dico vago e un tono duro.
    “buon divertimento. Notte> dice ributtando la faccia sul cuscino.
    Meglio poche domande. Ora devo andare da lei.
    Stavo camminando con il cellulare in mano che mi aiutava con la strada. La città era silenziosa e magica. Mi ritrovo sotto casa sua e le faccio uno squillo.
    Aspetto. Una attesa lunga anni, in realtà solo un minuto. Ero impaziente di vederla. Ora saremmo stati soli. Potrei scoprire cose nuove di lei. parlare e conversare.
    la mia attenzione viene colta dal rumore del portone, dietro di esso sbuca una chioma rossa scura. Le sorrido entusiasta di vederla.
    “ciao” la saluto contento.
    “ciao. Mamma che freddo che fa.” Commenta la temperatura discretamente fredda.
    “ si è freddo, ma ora facciamo quattro passi così ci scaldiamo” dico porgendole il braccio come un galantuomo.
    Lei ride a quel gesto da damerino. Un sorriso stupendo e dolce.
    Mi prende il braccio ringraziandomi. Sentire il suo tocco leggero era piacevole.
    Camminammo verso un punto indefinito.
    “dove andiamo? Non conosco Torino” dico guardandola.
    “ti porto in un bel posto. Ci vado spesso quando voglio stare tranquilla, secondo me piace anche a te” sorride guardandomi.
    I suoi occhi che si incrociano con i miei. Quegli occhi all’apparenza comunemente castani che scatenavano in me un brivido intenso.
    Tutto di lei mi scatenava brividi, il modo in cui scostava i capelli dall’orecchio, come rideva, come piegava la testa di lato, le sue gote rosse quando i nostri sguardi si incontravano.
    Grazie a lei ora credevo nel colpo di fulmine, avevo sempre pensato fosse una stupidata, invece lei era li.
    Parlammo del più e del meno, del suo lavoro, di dove lavorava. Sembravamo due amici che passeggiavano.
    Arrivammo in un parco illuminato da tenui lampioni. L’effetto che donava all’ambiente era mistico e soffuso.
    “eccoci arrivati” disse fermandosi restando però attaccata al mio braccio per qualche secondo.
    Lascia la presa.
    “allora che ne dici?” mi chiede portando le mani dietro la schiena come una bimba fiera di quello che mostrava.
    Come si può resistere ad un cucciolo così? Vorrei stringerla a me.
    Mi guardo attorno vi vedeva un pezzo di città. tutte lucine che brillavano. Era un posto da mozzare il fiato.
    “stupendo” commento guardandola poi diritto negli occhi.
    La vidi arrossire di nuovo e distogliere lo sguardo imbarazzata.
    Sorrido e noto una cuffia dell’i-pod che esce dalla sua tasca. Allungo un mano e la prendo. Lei mi guarda senza capire.
    “vediamo cosa ascolti” dico ridendo mentre lo accendevo.
    Una nostra canzone partì subito e sorrisi.
    “ah chi sono questi?” chiedo poregendole una cuffia.
    Lei se la mette e ci costringe a restare molto vicini. il suo profumo mi ubriaca.
    “ah non li conosci? Sono un bel gruppo si chiamano finley.” Dice ridendo stando al gioco.
    “bhe dai sono bravi.. il cantante con è male.” dico ridendo.
    “ si è molto bravo e carino” commenta ridendo anche lei.
    “ah si è carino?” dico avvicinandomi di più a lei, ora che la vedevo da così vicino mi piaceva ancora di più. vidi le sue labbra piegarsi in un sorriso.
    “così dicono, io non lo conosco” dice. Ridiamo entrambi.
    Parliamo ancora e ancora seduti su una panchina, ma si stava facendo troppo freddo. la vidi tremare per un attimo e anche io stavo tremando lievemente.
    Allungo un braccio verso di lei e la strascino verso di me, mi lascia fare guardandomi stupita per un attimo. Si appoggia a me e la stringo a me.
    “è freddo” commenta lei posando la testa a me.
    “si pensavo che così ne avremmo avuto meno, ma se ti da fastidio..” dico pregando perché non mi dicesse che le dava fastidio.
    “no tranquillo” risponde tranquilla.
    Sono al settimo cielo, sono qui con lei tra le braccia. quanto vorrei baciarla. Ma è presto, non posso e rovinerei tutto ancora prima che tutto nasca.
    Avrei voluto dirle molte cose, baciala, dirle che mi piaceva da impazzire, ma non potevo affrettare tutto. Mi avrebbe preso per un maniaco.


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  9. #9
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    ecco il nuovo capitolo la cosa si fa interessante!!!!!



    CAPITOLO 9
    MARZIA
    Scendo le scale di corsa appena sento il mio cellulare vibrare. Non so perché, non era da me essere così euforica.
    Se pensavo che Pedro dei finley era sotto casa mia che mi aspettava, che avevamo massaggiato, mi sembrava di vivere un sogno. Mi sentivo privilegiata all’idea che lui era li per me. che io casuale fan capitatagli sotto gli occhi aveva deciso di conoscermi meglio.
    Chissà perché? Forse vuole solo portarti a letto.
    Mi bloccò per le scale un attimo a quel pensiero. Se fosse stato davvero così? Non mi sarebbe dispiaciuto a dirla tutta, però non mi sembrava il ragazzo classico di ti porto a letto e via.
    Restava un solo piccolo pensiero. Uno come lui con una come me?
    No lui poteva avere ben altro e di migliore qualità. E allora perché voleva stare con me?
    Scendo scacciando quel pensiero. Mi affaccio dalla porta e lui è lì, si girà e mi sorride, uno di quelli che illumina la notte.
    Lo salutai e ci incamminammo verso la meta che avevo prestabilito nella mia testa, sapevo che quel posto gli sarebbe piaciuto, ed era anche tranquillo.
    Il mio braccio intrecciato al suo, soli in quella magica Torino. Parlammo di tutto mentre camminavamo assieme. Era simpatico e divertente. Mi piaceva la sua compagnia.
    Arrivati ci sedemmo su una panchina immersi in quel verde soffuso. Parliamo e parliamo. Inizio a conoscerlo, lui conosce me. Alzo lo sguardo verso il cielo in un momento di silenzio, era sereno.
    Strofino le mani tra di loro. Avevo anche i suoi guanti. Era una piacevole nottata a parte il freddo.
    Non mi sarei stupita se sarebbero passati dei pinguini.
    Sento il suo braccio sulle spalle, leggero e mi sento trascinata verso di lui. mi abbraccia da dietro facendomi appoggiare con la schiena al suo petto.
    Diventai completamente rossa. Il suo abbraccio mi fece battere il cuore a mille.
    Erano anni che non mi succedeva e questo mi spaventava.
    Era dolce e gentile, non mi dava fastidio quell’abbraccio. Era piacevole. Il suo calore. Il suo respiro sui miei capelli. Poggio il capo a lui e lui fa lo stesso sulla mia spalla. Il suo respiro sul mio orecchio. caldo leggero.
    Era piacevole, si lo era.
    Per un attimo penso che ci avrebbero potuto scambiare per due innamorati.
    Ma la mia mente in autodifesa cancella quel pensiero di netto.
    No. L’amore è una cosa da niente non è come ti fanno credere. Quando era vera quella canzone. Parlava di me. di quello che eravamo noi, di quello che saremmo potuti diventare, cioè che avevamo progettato di essere.
    Una lacrima riga la mia guancia a quei ricordi troppo dolorosi anche se era passato del tempo. Da quel giorno avevo smesso di credere in tutto.
    Sognare un cielo azzurro e l’orizzonte senza nuvole, no per me non c’era più quel cielo, mai ci sarà.
    Mi sciolgo dall’abbraccio e mi alzò di colpo. Non volevo che mi vedesse piangere come una stupida ragazzina. A volte mi chiedevo perché ancora quei ricordi mi tormentavano e sempre nei momenti più strani e meno opportuni.
    Mi allontano da qualche passo dalla panchina voltando le spalle a lui.
    “scusami ma ora è meglio che vada. Domani lavoro.” Dico con la voce pacata.
    “ci sentiamo.” Dico senza dargli tempo di rispondere inizio ad andarmene.
    Non volevo vedesse, che sapesse. Nessuno doveva saperlo.
    Era un dolore mio, prima o poi sarebbe passato, prima o poi sarebbe finito. Avrei dimenticato tutto.
    Prima o poi…
    Cammino a passo spedito, quasi correvo, le lacrime che scendevano mi appannavano la vista.
    Dannata me e questa mia debolezza. Stavo così bene con lui lì sulla panchina e tu sei tornato ha distruggere tutto, come hai fatto quella sera di dicembre. Quando hai distrutto la mia vita. nessuno mi avrebbe più distrutto. Nessuno mi avrebbe fatto più in pezzi. l’amore non esiste sono tutte solo parole, bugie dette una dietro l’altra. L’amore è come una poesia dicono, si, ma di bugie.
    In quel momento mi sento afferrare per un braccio. Mi spavento. Mi giro e lo vedo. Lui mi vede. Lui vedeva le mie lacrime.


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  10. #10
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    Predefinito Re: Il tempo di un minuto per scoprire chi sei.. di GiglioBianco

    buongiorno ecco qua il nuovo capitolo^^


    CAPITOLO 10
    PEDRO
    Mi rilasso appoggiato a lei. quel momento di silenzio era unico, mai ero stato così con una ragazza, un semplice abbraccio, niente di più e già mi sentivo in paradiso.
    È tutto così strano e nuovo con lei.
    Ero con la testa tra le nuvole, felice, quando la sento allontanarsi. Così, senza preavviso, di getto.
    La guardo confuso mente si allontana di qualche passo da me dandomi le spalle.
    Cosa le è perso? Ho fatto qualcosa di male?eppure non ho fatto o detto nulla.
    La sua voce mi parve strana, pacata. Non arrivo a rispondere che era già sparita dietro un cespuglio lungo il vialetto.
    No, non andartene, non può finire tutto così.
    Mi alzo di scatto dalla panchina e corro verso la stessa direzione presa da lei. non voglio che scappi da me, non ha motivo di temermi.
    Non voglio perdere quella persona così preziosa che ho trovato.
    Corro e la vedo, lontana, cerco di raggiungerla, corre molto forte.
    È atletica.
    La raggiungo e a afferro per un braccio, non voglio farle male.
    Poi in quel momento le vedo. Delle calde lacrime rigano il suo volto di angelo.
    Non può essere vero, gli angeli non piangono.
    “cosa succede?” trovo il coraggio di chiederle.
    I suoi lievi singhiozzi rompono quel silenzio. Si porta una mano alla bocca.
    Non resisto, non ho bisogno di chiedere anche se improvvisante dentro di me sento preoccupazione nel vederla così.
    La abbraccio stringendola a me, forte. La sento piangere e sfogarsi.
    Cosa le ho fatto?
    Mi tormento con questa domanda. Ero confuso perché se io l’avevo fatta piangere, perché restava tra le mie braccia?
    Sentii le sue mani stringere la giacca dietro al mia schiena, come per cercare un appiglio.
    Appoggio il viso alla sua testa e le accarezzo i capelli.
    Avevo ragione erano come la seta. Lunghi morbidi.
    Restammo così per minuti interminabili, finchè le sue lacrime non cessarono.
    Non le chiesi nulla e lei non mi disse nulla.
    “ti accompagno a casa?” chiesi piano ancora con lei tra le braccia.
    La sento annuire e la accompagno a casa. Sulla porta restiamo fermi sempre in silenzio.
    La vedo sfilarsi i guanti e porgermeli.
    “grazie” dice.
    “tienili. Io ne ho un altro paio” sorrido leggermente.
    “no voglio ridarteli. È giusto così” dice.
    Era lontana, fredda e queste mi spezzava il cuore. avevo esagerato a chiederle di uscire ad abbracciarla. Ora mi stava chiudendo la porta in faccia.
    Li presi “buonanotte” dissi guardandola.
    “buonanotte” rispose con gli occhi rossi di pianto.
    Era quello ciò che vidi per ultimo. I suoi occhi rossi e immensamente tristi prima che la porta si chiuse.
    Rimango li qualche minuto a guardare quella porta, sperando di vederla aprirsi di nuovo.
    Niente. Mi giro su me stesso e torno in albergo, maledicendomi e soffrendo perché forse aveva perso la ragazza più bella e speciale che avesse mai incontrato in vita sua.
    L’aveva persa ancora prima di poterla avere.


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