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Discussione: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

  1. #41
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buon pomeriggio a tutti! Non perdo altro tempo e vi lascio con la seconda parte del capitolo. Siccome non m'è mai piaciuta la normalità e la monotonia, dal prossimo capitolo ci saranno altre sorprese in arrivo, tenetevi forti!
    grazie ancora a tutti e buona lettura



    Un immenso portone bianco con una ghirlanda di fiori esotici evidenziava la casa di Pedro. Il giardino ampio e spazioso poteva ospitare quasi un centinaio di persone, all’interno di esso crescevano degli splendidi tulipani e papaveri rosso scarlatto.
    Pedro indicò alla ragazza la strada da seguire, Elisa era piuttosto agitata. Ma non come prima, forse anche di più, anzi sicuramente di più. Stava per entrare nella casa di Pedro, e la cosa l’affascinava ma al tempo stesso la metteva un po’ a disagio. Era abbastanza tardi, e non sapeva se fosse il caso di tornarsene a casa. Poi era proprio la casa di Pedro, quel ragazzo che l’aveva stregata col suo sorriso da urlo e il suo profumo inebriante. Elisa rimase davanti alla porta, mentre Pedro cercava le chiavi per aprirla. Una volta aperta, Pedro accese la luce all’interno della casa e aprì ancora di più la porta per permettere alla ragazza di entrare. Elisa era ancora sull’uscio, indecisa se entrare o meno. Pedro si voltò a guardarla, e un sorriso dipinse il suo volto.
    “Che c’è, non entri?” domandò lui, sfacciatamente.
    “Pedro, in realtà io…non so se è il caso…” spiegò Elisa, gesticolando. Gesticolava anche lei quand’era agitata, questa era una notizia incredibile per Pedro.
    “Guarda che non ti porto a letto.” continuò Pedro, divertito. “Sai, sono gay.”
    Di fronte all’ultima frase e all’espressione in cui lo stesso Pedro l’aveva pronunciata, Elisa scoppiò a ridere per l’ennesima volta durante quella sera.
    “Adesso ti fidi?” domandò ancora lui, insistendo.
    “Forse.” rispose lei, con aria di sfida.
    “Comunque non sono gay, era una caz*ata.”
    “Ma dai, certo che sei davvero intelligente.” esclamò Elisa, riprendendo la stessa frase pronunciata da Pedro prima in macchina. Com’è che detto da lei fa tutt’un altro effetto? Si chiese lui tra sé e sé.
    “Che fai, mi prendi per il cu*o?” disse lui provocando la ragazza.
    “Tanto quanto basta per spegnerti!” esclamò Elisa, puntando un dito contro di lui.

    Pedro mostrò alla ragazza la sua casa, perlustrarono da cima a fondo tutto l’appartamento, come fanno due signore di mezza età. Si sentiva un po’ sua madre in quel momento, quando invitava ospiti a casa e la prima cosa che faceva era fargli vedere la cameretta dei figli, che rigorosamente era la camera messa peggio di tutte.
    I due si sedettero sul morbido divano in ecopelle azzurro che Pedro aveva in soggiorno e continuarono a parlare come due bambini il primo giorno di scuola. Era incredibile quante cose avessero da dirsi e di quanto si divertissero a punzecchiarsi. Naturalmente il loro prendersi in giro era ben differente da quello di Stefania e Ka, talvolta insopportabile.
    “Quante ragazze hai avuto?” domandò Elisa, con la testa poggiata sul cuscino del divano.
    “Non sono affari tuoi.” Affermò Pedro, fumandosi una sigaretta.
    “Dai, sono curiosa di sapere quante donne ha avuto il famigerato Pedro dei Finley…” ribadì l’amica con un filo d’ironia nella sua frase.
    “Se intendi quante donne ho avuto, ti direi tante, tantissime, ho perso il conto. Se invece intendi con quante ho avuto una storia, beh, con nessuna. “
    Pedrò consumò la sigaretta sino all’ultima, e afferrando il posacenere dal tavolino di legno gettò la cenere restante. Nel frattempo Elisa era rimasta sbigottita da ciò che il ragazzo le aveva appena raccontato. Nessuna? Com’è possibile? Non s’è mai fidanzato? No, non ci credo.
    “Non ti credo neanche un po’, Pedro.” affermò lei, alzandosi dal divano e posizionandosi dinnanzi a lui.
    “Nessuno ti ha chiesto di crederci, comunque le cose stanno veramente così.” Dal suo sguardo emergeva amarezza e distacco, le sue parole dovevano essere per forza vere.
    “Perché? Voglio dire…come mai non ti sei mai fidanzato? Non hai trovato nessun ragazza?”
    Ma che razza di domande gli fai Elì? Come fa un ragazzo bello come lui a non trovare una ragazza? Sicuramente ha la fila di ragazze disposte a tutto per lui. Un ragazzo del genere non si lascia mica scappare così su due piedi. Ancora una volta il subconscio della ragazza sembrava avere la meglio.
    “Ero rimasto deluso da una ragazza, e dopo quella delusione non mi sono più legato a nessuna. Non chiedermi come e perché è accaduto, non saprei spiegartelo neanch’io. So solo che in quel momento preciso della mia vita non ero capace né di intendere nè di volere.”
    Pedro premette cono forza la sigaretta sul posacenere, provocando una macchia nera sul fondo. Era particolarmente nervoso quando si parlava del suo passato.
    “E tu? Quanti ragazzi hai avuto? Sicuramente la tua situazione sentimentale è più allegra della mia…” disse lui infine, incrociando le gambe.
    “Oh beh, mica tanto. Ho avuto solo tre ragazzi. Uno più str*nzo dell’altro, sottolineiamo.”
    Str*nzo. Un gran bell’aggettivo pesante. Sicuramente non sarebbe contenta nel sapere come mi sono comportato io con alcune ragazze, forse anche lei mi identificherebbe come uno str*nzo, chissà.
    “Sarà meglio cambiare argomento. A quanto pare le relazioni amorose non sono proprio il nostro forte.” Affermò Pedro, cercando di scacciare quell’insopportabile argomento che sbucava sempre con qualsiasi persona.
    I ragazzi continuarono a parlare ancora per un po’, evitando di riparlare della sfera sentimentale. Quando l’orologio segnò l’una e quarantacinque, Elisa balzò dal divano aggiustandosi il vestito e afferrò la borsetta dal tavolino.
    “Ora sarà il caso che io torna, s’è fatto tardi.” disse lei, sistemando il cellulare nella borsa
    “Non vuoi un passaggio?” domandò lui, scettico.
    “No no grazie, faccio un po’ di strada a piedi stasera. “ spiegò lei, sorridendogli “Allora buonanotte Pedro, e sogni d’oro.”
    “Buonanotte anche a te, ci sentiamo. “ rispose Pedro, e con fare galante condusse la ragazza sino alla porta.
    Mezz’ora più tardi Elisa aveva mandato un messaggio a Pedro, avvisandolo che era arrivata viva e vegeta, per la gioia del ragazzo, che temeva chissà quale cattiva sorte. Il suo viso si rilassò di colpo quando lesse l’sms, felice e contento decise di andare a coricarsi. Si lavò i denti tutto felice, mentre ballava la samba con il dentifricio ancora in bocca. Improvvisò un Gioca Jouer improponibile, ballava peggio di Dani e Ka messi insieme. Dopo una bella doccia rinfrescante, spense le luci e si gettò sul lettone, stanco morto. Che giornata!
    Il compleanno di Ste era stato una bomba. Aveva ballato con Elisa, l’aveva portata a casa sua.Tutto era filato per il verso giusto, e in cuor suo non poteva desiderare di meglio. Non riusciva a prendere sonno quella notte. Solitamente a casa sua rimaneva sempre qualcuno a dormire, ma quella sera non c’è nessuno. Anche lo stesso Ka non s’era fatto sentire per tutta la serata, Pedro grattandosi la fronte pensò a dove potesse essersi cacciato. Il giorno dopo l’avrebbe chiamato e gli avrebbe raccontato tutti i dettagli della sua tanto attesa dichiarazione a Stefania. Chissà se ci sarebbe riuscito anche lui a farla ad Elisa,un giorno. Ma Pedro non ne era innamorato, provava solo affetto, un particolare affetto, un legame differente dai precedenti. Ma non era amore, no. Lui non era innamorato, non lo era per niente, si ripeteva tra sé rimproverando il suo subconscio delle risposte errate che gli dava.
    Il campanello suonò improvvisamente. Pedro ancora non aveva preso sonno, e al suono balzò immediatamente dal letto. I suoi capelli sparati in aria non avevano più né forma né volume. Cercò di premerseli, mentre raggiungeva la porta. Il campanello continuava a suonare, a quel punto Pedro imprecò aprendo la porta, con gli occhi semichiusi.
    “Ka, la prossima volta portati le chiavi e non…”
    Non riuscì a terminare la sua frase che il suo volto si fece immediatamente rigido. Una luce illuminava il volto di fronte al suo, e non era solo quella del lampione di fronte casa sua. Riconobbe subito quel volto, quegli occhi, quei capelli, quei dannati capelli. Impettito guardò lo spettacolo di fronte a sé, non molto piacevole. La figura slanciata gli stava porgendo un sorriso che andava da un orecchio all’altro. In una mano aveva una valigia, in un’altra una grande borsa. Aveva al collo un ciondolo a forma di stella, che Pedro conosceva più che bene. Adirato, cercò di non fissare la stella sul collo. Nessuna parola fuoriuscì dalla sua bocca, solo tanta rabbia, lo sguardo di Pedro era malvagio e sofferente al tempo stesso. Che strano connubio.

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    Ultima modifica di Honey*; 03-06-2013 alle 13:25

  2. #42
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    28.

    “Ciao, sono io, come stai?
    Ti amo ancora e ti odio più che mai”

    “Ciao Pedro.” disse la misteriosa figura parlante dinnanzi al ragazzo.
    “Che ci fai qui?” domandò lui infastidito, con il fianco poggiato al bordo della porta.
    “Non mi fai entrare?”
    “No, Giorgia. Non ne ho motivo.”
    Nel momento in cui il ragazzo si affrettò a chiudere la porta, la ragazza bloccò la porta, fiondando le mani nello spazio ancora aperto.
    “Non so dove andare, Pedro. Ti prego, fammi entrare.” replicò la giovane implorando il ragazzo con una voce sgraziata.
    Sbuffando, Pedro aprì la porta e permise alla ragazza di entrarvi. Il suo sguardo era fisso per terra, ringhiò sottovoce con i denti, sbattendo la porta bruscamente. La rabbia sovrastò il suo volto, estendendosi per tutto il resto del corpo. La ragazza poggiò le sue borse per terra, intimorita dal ragazzo. Si voltò a guardarlo, era passato fin troppo tempo dall’ultima volta in cui aveva incrociato i suoi occhi. Gli sorrise dolcemente, rassicurando il ragazzo. Pedro aveva stretto forte un pugno, pronto a sferrarlo contro un qualsiasi mobile della sua casa, ma dopo che la ragazza gli aveva sorriso rallentò la presa nella sua mano e rimase paonazzo a guardarla.
    “E’ così che ti presenti dopo dieci anni? Dicendo che non sai dove andare?” disse lui, in preda alla collera “Abbi almeno il coraggio di dirmi le vere ragioni per cui sei venuta a cercarmi, da sola, nel bel mezzo della notte!” esclamò lui, a gran voce.
    Il colorito del suo volto si fece sempre più rosso, e le tempie sarebbero scoppiate da un momento all’altro. Il fumo fuoriusciva da ogni poro della pelle e le sue mani tremavano per trattenere la rabbia, che non riusciva più a tollerare di starsene lì buona buona ad ammirare l’agghiacciante spettacolo che aveva visto ancora una volta Pedro sconfitto. Ma come t’è saltato in mente di farla entrare in casa tua? Dopo quello che ti ha fatto?Pedro vai a fotterti, oh. Anche questa volta il subconscio di Pedro non poteva non avere ragione.
    “Te l’ho detto, non so davvero dove andare. I miei hanno fatto un incidente stradale, qualche giorno fa, e sono morti. Adesso non ho più neanche la casa, l’hanno messa in vendita.”
    Lo sguardo spento e sofferente della ragazza manifesto veridicità nelle sue parole, tanto che Pedro non potè non crederle. Si vergognò per come l’aveva trattata qualche istante prima, credendo che fosse tutto uno scherzo messo in scena da lei. Si scusò immediatamente con Giorgia, mentre d’altro canto non faceva altro che detestarla. Che caz*o le chiedi scusa? E’ lei che deve farlo con te, cogl*one, non il contrario! Pedro si diede dei colpetti alla fronte, per zittire la vocina nella sua testa.
    “Ti prego, fammi rimanere qui per un po’. Appena trovo una casa me ne vado, te lo prometto.”
    Cosa? Vivere qui? Ma sei impazzito? Devi mandarla via, e di corsa. Non si merita questo trattamento, caz*o, lo sai benissimo Pedro! Non lasciarti condizionare dalle sue parole!
    “Lo so che ci tieni ancora a me, sebbene tu voglia negarlo.”
    Di fronte all’affermazione convinta della ragazza, Pedro respirò profondamente per trattenere un urlo liberatorio. Come poteva credere che tenesse ancora a lei dopo dieci anni dalla rottura della loro amicizia? Si riteneva davvero così speciale? Il solo pensiero fece innervosire Pedro più del dovuto. E per fare innervosire Pedro ce ne voleva, visto che non si arrabbiava quasi mai.
    “Ma come puoi pensare una cosa del genere? Hai un gran bel coraggio a venire a parlarmi. Proprio tu poi!”
    La discussione andò avanti più a lungo del previsto, Pedro stava gettando fuori le dosi di veleno che aveva ingoiato a causa sua, di una ragazza capace solo di spezzargli il cuore e poi gettarlo in mille pezzi in chissà quale burrone o pozzo.
    “Sì, d’accordo, hai ragione. Scusami per come mi sono comportata, mi dispiace, davvero. In questi anni ho perso completamente i tuoi contatti, volevo rintracciarti ma non ci sono riuscita.” Ansimò lei, passandosi una mano sulla fronte calda.
    “E guarda caso mi ritrovi proprio quando i tuoi genitori sono morti e non hai un posto dove vivere? Bella scusa Giorgia, complimenti.”
    La cattiveria di Pedro immobilizzò completamente Giorgia. Come poteva scherzare su una cosa così seria? Cosa osava mettere in mezzo la morte dei suoi genitori? Rimase sbigottita di fronte a tanta freddezza, chiedendosi cosa ne era stato del suo migliore amico, del ragazzo che aveva frequentato ai tempi del liceo con cui aveva condiviso gioia e dolori, anche se per poco tempo.
    “Sono riuscita a trovarti attraverso alcuni contatti dei tuoi amici, mi avevano detto che vivevi a Milano e mi hanno fatto recapitare il tuo indirizzo di casa” spiegò Giorgia seduta dalla sedia.
    “E cosa vuoi da me ora?” borbottò lui, ancora in preda alla collera.
    “Rimanere qui per un po’, almeno fino a quando non trovo un’abitazione. Ti prego Pedro, non so dove dormire, e la tua casa è così grande. Ti assicuro, non ti darò fastidio. Starò buona buona e ti lascerò fare come se vivessi da solo. Ti prego Pedro, ti scongiuro, non ho mai supplicato nessuno ma sto davvero messa male e sei l’unico che può aiutarmi.”
    Il cuore ghiacciato di Pedro pian piano si sciolse di fronte alla ragazza implorante. Non poteva lasciarla lì per strada, sarebbe stato disumano. Con occhi sconfitti, il ragazzo accennò un sorriso fintissimo alla sua amica, annuendo con la testa.
    “Quindi mi fai rimanere?”
    “Sì, Giorgia. Ma solo per poco tempo. Non sono abituato a vivere con donne, soprattutto con te. “ disse Pedro, gettandosi sul divano “Non chiedermi perché, lo sai benissimo.”
    Giorgia guardò per terra, imbarazzata. Sapeva del particolare interessamento di Pedro nei suoi confronti, ma cercò di non darci peso e di continuare a frequentarlo. Pensava che prima o poi l’avrebbe dimenticata, e che fosse una delle classiche infatuazioni che gli adolescenti di quindici anni hanno. Peccato che per Pedro non fu così: quando scoprì della relazione con Giacomo, l’ormai ex fidanzato di Giorgia, cadde in una profonda depressione e per quasi due anni non aveva fatto altro che pensarla. Nel giro di quattrocento giorni, un anno e qualche mese circa, aveva composto un sacco di canzoni tutte dedicate a lei, canzoni che per il bene di Pedro, dicevano gli altri della band, non furono mai pubblicate.
    La loro era un’amicizia particolare: quando s’erano conosciuti, lei si trovava all’ultimo anno ed era prossima ai diciannove anni, mentre lui era ancora un piccoletto di quattordici anni. Avendo fatto insieme il corso di teatro pomeridiano a scuola, i due s’erano conosciuti ed erano diventati grandi amici. Lei, avendo la patente, accompagnava l’amico ogni giorno a casa dopo scuola, e il pomeriggio si vedevano a casa di lui. Erano amici per la pelle, Giorgia era la seconda persona che Pedro conosceva di più dopo Ka. Sino a quando, ad Aprile, quando ormai la scuola era agli sgoccioli, Giorgia non si mise con Giacomo. Quanto aveva odiato quel nome, una volta aveva osato graffiato la macchina con le chiavi di casa di nascosto. A quel punto Pedro si rese conto di non essere interessato a Giorgia solo come amico, voleva essere il suo ragazzo. Ka lo punzecchiava parecchio in classe, dicendogli che gli si leggeva negli occhi che era pazzo di lei, ma lui negava sempre tutto. Forse anche lei lo sapeva e si divertiva a provocarlo, ma cercò di scacciare dalla sua mente quest’idea poco leale della ragazza.
    Da quando Giorgia s’era fidanzata con Giacomo, non aveva più calcolato Pedro. Né un messaggio, né una chiamata, a scuola neanche lo salutava più. Pedro prese malissimo la situazione e impegò molto tempo per riprendersi del tutto. A sedici anni, una volta assimilato la botta, decise fermamente che non si sarebbe mai più innamorato di nessuna, per non soffrire nuovamente. Ebbe delle storielle da quattro soldi, come diceva lui, non erano stato nulla di più che sesso. Solo sesso. Era la valvola di sfogo su tutto quella. C’era stato un periodo in cui s’era fatto più di dieci ragazze in una settimana, senza rendersene conto. Svuotava la passione dentro di sé e ritornava normale. Era abbastanza acido con le ragazze,specie con quelle che erano state con lui: dopo averle portate a letto, le cacciava via di casa con una violenza inaudita. Loro, poverine, ancora sbronze, non davano molta retta al modo poco carino di Pedro di comportarsi, ed andavano via senza esitare. Non lasciava a nessuna di loro nessun numero di telefono, fatta eccezione per Tania, una ragazza a suo parere molto simpatica, con cui parlottava ogni tanto, nonostante anch’essa fosse andata a letto con lui.
    Giorgia lo aveva cambiato in meglio, secondo lui, in peggio per gli altri. E lei ne era a conoscenza.

    Pedro portò Giorgia nella sua camera, aiutandola con le valigie. La stanza era al piano di sotto, così avrebbe evitato di vederla. Lasciatala in camera, tornò nella sua e riprese a dormire. Si tolse i pantaloni, rimanendo in boxer. Guardando il soffitto, con le mani dietro la nuca, pensava a quanto fosse imprevedibile il destino.
    Prima Elisa,poi Giorgia. Perché? Cosa voleva dirgli? E poi, perché era accaduto tutto così in fretta? La serata piacevolissima con Elisa s’era trasformata in una sottospecie di incubo. Aveva Giorgia in casa sua, non gli sembrava vero. Com’era possibile? Sino a qualche anno fa avrebbe fatto i salti di gioia per rivederla, per riparlare con lei, mentre ora la situazione sembrava persino infastidirlo. Dopo tutti quegli anni di assenza, senza dargli una spiegazione, non sapeva cosa sentisse ancora per lei. Odio, amore, amicizia, rispetto, indifferenza: un mix di tutti questi ingredienti. E forse anche un pizzico di nostalgia. Le quattro di notte e Pedro ancora non aveva preso notte,l’inizio di una serie di notte in bianco.

    Lo so che siete curiosi AHAHAHA u.u
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    Ultima modifica di Honey*; 06-06-2013 alle 11:15

  3. #43
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Ragazzi buon pomeriggio! Molti di voi hano finito la scuola, io purtroppo ne avrò ancora a che fare sino agli inizi di luglio con gli orali, ma piano piano finirò di studiare, spero il prima possibile
    Nel frattempo, siccome adesso siete più liberi, potete godervi questo nuovo capitolo della mia FF. Non date nulla per scontato, ricordatevi che sono una scrittrice imprevedibile
    dopo questo, non poso che augurarvi buona lettura
    ps. questo capitolo è ESPLOSIVO!
    29.

    “E’ già da tempo sai che sogno di buttarti giù dalle scale,
    se non bastasse poi con la mia macchina io ti potrei investire.
    Peccato solo che sei bella da morire.”

    La luce penetrante di quell’otto agosto invase la camera disordinata di Pedro. Con la bocca spalancata e con le mani che toccavano il pavimento, Pedro si alzò dal letto, ancora in convalescenza. Si passò le mani nei capelli e vide l’orario dalla sveglia del comodino: erano mezzogiorno. Caspita, ma quanto ha dormito? Si passò una mano sugli occhi per stropicciarli e poi si recò nel bagno della sua camera, gettandosi dell’acqua in faccia. Aveva la pelle sudata, decise di farsi una doccia rinfrescante. Lavò velocemente anche i capelli, visto che erano ormai indescrivibili. Asciugatosi, raggiunse la camera di Giorgia per svegliarla. Non c’era nessuno, doveva essersene andata. Forse era anche meglio, pensò Pedro, non aveva voglia di arrabbiarsi nuovamente come la sera precedente. Le sue aspettative però non furono accontentate, Giorgia era in cucina alle prese con i fornelli. Rimase sorpreso osservandola in completo intimo. Aveva un tanga rosa e un push-up degno di un’attrice porno dello stesso colore. Le sue pupille si dilatarono incredibilmente. Che fosse bella ormai lo sapevano tutti, l’avevano chiamata un sacco di volte per dei set fotografici. Le sue gambe affusolate facevano invidia, non aveva neanche un pelo, nemmeno in lontananza. E poi erano abbronzate, lisce, da accarezzare. Per non parlare dei suoi fianchi, la pancia schiacciata senza neanche un filo di ciccia, e quel simpatico piercing all’ombellico che la rendeva bella e trasgressiva al tempo stesso. E poi il suo seno, quello che aveva fatto perdere a non pochi ragazzi. Aveva le curve al punto giusto, era perfettamente proporzionata ed era persino slanciata. Pedro rimase abbagliato da tanta bellezza, ancora si chiedeva come faceva una ragazza di trent’anni a mantenersi in una forma così perfetta.
    “Hai finito di fissarmi, Pedro?” domandò lei, curiosa.
    Pedro scosse la testa, e poi sfoggiò una delle sue espressioni da incaz*ato più finte.
    “Se ti vesti smetto di fissarti.”
    “E’ una provocazione?”
    “No, è un ordine.” rispose lui, deciso.
    “E se non volessi?” disse lei, lanciando un’occhiata maliziosa al ragazzo.
    “Devi, Giorgia.” replicò lui, facendosi serio.
    “Se è per questo anche tu sei boxer!” esclamò lei, passando il suo sguardo verso il corpo di Pedro.
    “Fino a prova contraria sono a casa mia quindi posso fare quel che caz*o mi pare, punto uno. Punto due, anche io dormo svestito, ma non credo che debba interessarti.” spiegò lui, cinico, con un’espressione dura.
    “Madonna Pedro quanto sei pesante eh! Che c’è, non dirmi che non ti piaccio?!” disse lei, sbuffando.
    Pedro si fece sempre più serio. Aggrottò la fronte, bloccando il discorso della ragazza.
    “Giorgia ti conviene stare alle mie regole, se non vuoi finire per strada.” rispose Pedro avvicinandosi a lei. Le aveva puntato un dito contro.
    “Tanto non ne saresti capace comunque.” disse lei, nascondendo una risata dalle sue labbra.
    “Se continui lo vedrai.” attaccò lui, disturbato.
    “Madonna Pedro, sto scherzando! Non si può manco più scherzare con te, come sei apatico!” esclamò lui, spingendo il ragazzo da un braccio.
    Pedro aggrottò di nuovo la fronte, meravigliato della sfacciataggine della ragazza. Ma come si permette? Viene pure a fare la predica! Che bella faccia tosta..
    “Sono apatico solo con te, se può interessarti.” rispose Pedro, facendole una smorfia, soddisfatto.
    “Sì sì, fai pure, lo so che vuoi vendicarti.” continuò a dire lei, incrociando le braccia e scuotendo la testa da sopra a sotto.
    “Ne avrei tutti i diritti.” affermò Pedro in tutta tranquillità.
    Giorgia sorrise a squarciagola con il volto rivolto verso il soffitto. Pedro continuava a guardarla dubbioso, cos’aveva da ridere? Le faceva così ridere quel discorso? Questa è matta, pensò lui.
    “Comunque ti ho preparato la colazione. Questi sono i cornetti alla crema che piacciono a te. “
    I cornetti alla crema. Quelli che mangiavano insieme, oh che ricordi. Ricordava ancora le entrate alla seconda ora a scuola per fare colazione con lei, e dei cornetti alla crema che divoravano al bar di fronte casa di lei. Cavolo.
    Mentre Pedro stava addentando il cornetto ancora caldo, qualcuno suonò al campanello.
    “Vado ad aprire io, non alzarti.” disse Giorgia, facendo un cenno al ragazzo.
    “No aspetta, sei mezza nuda, non puoi…”
    Pedro non riuscì a terminare il discorso che già Giorgia era arrivata davanti alla porta. Stava parlando animamene con qualcuno che sicuramente cercava Pedro. Giorgia aprì la porta mostrando solo il suo viso, il resto del corpo semi nudo lo nascose dietro la porta.
    “Ciao…” disse Giorgia, composta. Si mostrò completamente davanti al personaggio parlante di fronte a lei, atteggiandosi da super diva. “Scusa, non ce la facevo a stare nascosta.” Spiegò la ragazza, passandosi le dita tra i capelli lunghissimi color nocciola. Pedro rimproverò la ragazza per essersi presentata in intimo. Insieme a lei c’era Elisa, e alla sua vista il ragazzo divenne un pezzo di marmo. Caz*o che figura di mer*a.
    “Ciao Pedro.” accennò Elisa, imbarazzata. “Ti cercavo, ma forse ho sbagliato momento. Non vi disturbo, scusate…”
    “Già che ti trovi, possiamo fare una cosa a tre, tanto a Pedro non penso dispiaccia, vero?” esclamò Giorgia, ridendo a crepapelle.
    “Vuoi tapparti quella caz*o di bocca porca put*ana?” rispose Pedro, decisamente alterato.
    Elisa guardò la ragazza sdegnata, provando compassione per entrambi. Con una faccia sdegnata, roteò su sé stessa e si girò lasciando i due ragazzi all’uscio.
    “Elì aspetta!” urlò Pedro, uscendo di casa.
    “Ti conviene vestirti, qualcuno potrebbe vederti. A parte Giorgia.”
    Pedro sobbalzò non ricordandosi di essere completamente privo di indumenti, mise una mano davanti ai suoi boxer con la speranza di coprirsi almeno un po’. Che figuraccia. E tutto per colpa di Giorgia, Dio quanto la odio! Pedro si ritirò nell’appartamento, e con velocità supersonica prese la maglia e le bermuda che giacevano per terra già da qualche giorno e li indossò. Infilò velocemente le scarpe, e spingendo bruscamente Giorgia mentre chiudeva la porta, uscì di casa correndo come un dannato. Era abituato a correre, lo faceva tutti i pomeriggi, ma non a correre per una ragazza. Le sue gambe erano tese più del solito, ma nonostante tutto riuscivano a sfrecciare molto più velocemente delle altre volte. Il cuore gli stava sobbalzando dalla gabbia toracica, un boom boom che sbandava sopra e sotto ormai da quindici minuti. Dov’era finita Elisa? Se l’era svignata così velocemente? Devo trovarla, a costo di correre per tutta la giornata. Non aveva seguito le sue orme, non sapeva nulla di dove si trovasse, a quel punto poteva essere dappertutto o da nessuna parte. Quel dilemma smise di tormentarlo quando, tra quel pizzico di gente che affollava il parco, intravide il cespuglio rosso dei capelli della ragazza. Corse all’impazzata, sbandando contro una coppia di vecchietti. Raggiunse Elisa con il fiatone, e piegato in due implorò alla ragazza di ascoltarlo.

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  4. #44
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    30.

    “Sei aria per me, tu sei dentro me.
    Ti respiro per sentire che ci sei.”


    “Ti prego Elì, posso spiegarti ogni cosa!” replicò Pedro.
    “Allora, vediamo, si presentano davanti a me un ragazzo in intimo e una ragazza semi nuda che fa battute in riferimento alla notte appena passata non dovrebbero dirmi nulla, vero?”
    “Non è niente di quello che pensi. Quella non è la mia ragazza, è Giorgia, una mia vecchia amica. Mi ha chiesto se potevo ospitarla per un po’.” spiegò lui, con le ginocchia poggiate per terra e lo sguardo rivolto alla ragazza. “E non ci ho fatto nulla, sul serio. Devi credermi Eli.”
    Eli. La chiamavano solo le sue amiche in quel modo. E lui, in un momento così difficile, la stava facendo scogliere come sapevano fare pochi. Ma come fa? Dio.
    “Pedro, non devi darmi nessuna spiegazione. E’ la tua vita, sei libero di fare quello che vuoi, davvero.”
    In realtà avrebbe voluto fare una scenata di gelosia di quelle che meriterebbero una nomination agli Mtv Movie Awards, ma trattenne tutto come solo lei sapeva fare. Non aveva il diritto di farlo, Pedro, a suo rammarico, non era il suo ragazzo. Quella frase, sebbene nostalgica, era profondamente vera.
    “Ce l’hai con me?” chiese lui, dubbioso.
    “Ma no che non ce l’ho con te, Pedro! Cosa ti fa pensare una cosa del genere?”
    “I tuoi occhi. Non mi stai guardando.”
    Dannazione a me che gli ho raccontato ‘sta storia! Borbottava tra sé Elisa, stringendo i denti a insaputa del ragazzo. Durante la loro chiacchierata della sera prima, la ragazza aveva rivelato un sua piccola caratteristica: quand’era, infatti, arrabbiata, triste o delusa dal comportamento di qualcuno nei suoi confronti non riusciva a guardarlo negli occhi. E adesso non riusciva a guardare Pedro. Cavolo, era così difficile incrociare i suoi occhi dopo che l’aveva trovato in compagnia di un’altra in intimo.
    “Perché sei venuta a cercarmi stamattina?” domandò ancora Pedro, sperando di trovare risposta almeno a questa domanda.
    “Niente, ero venuta a farti visita.” Spiegò lei, strofinandosi le mani. Pedro non continuare a farmi domande, ti prego. E’ talmente imbarazzante!
    “Ti sono mancato, dì la verità!”
    Vuoi la verità? Beh, mi sei mancato tanto quanto l’aria che respiro, o forse anche di più, anzi, sicuramente di più. Ma non posso mica dirtelo, mi prenderesti per una matta!
    “A dire il vero, no.”
    Pedro scoppiò a ridere insieme alla ragazza, finalmente i due amici ripresero a sorridere come avevano fatto la sera. Pedro si alzò stiracchiandosi le gambe e contorcendo la schiena. Elisa si alzò dalla panchina con in mano un oggetto con un involucro di carta. Era quadrato e non molto grande.
    “Io devo andare” esordì lei, in punta di piedi “Ah, dimenticavo, questo è per te. L’ho preso stamattina.” disse poi continuando, allungando un braccio.
    “Dalla forma devo supporre sia un cd.”
    “Caspita, che tipo astuto!”
    “Dai, smettila. Lo sai che la mattina sono mezzo rincog*ionito.”
    “Ti correggo: sei rincog*ionito sempre.”
    Pedro fece una pernacchia alla ragazza, e con un gestaccio rispose alla sgarbatezza che Elisa gli aveva cortesemente detto.
    “Ma sei sempre così str*nza?”
    “Più o meno.”
    “Mi piacciono le ragazze decise.” affermò lui, fumandosi lentamente l’ultima Marlboro dal pacchetto.
    “Ti riferisci a Giorgia, vero?”
    Pedro fulminò la ragazza con uno sguardo, terribilmente irritato per ciò che gli aveva appena detto.
    “Non me la nominare, per piacere.” esclamò l’amico, gettando per terra la sigaretta non ancora terminata. Era diventato improvvisamente teso, s’era sdraiato come un teppista sulla panchina, poggiava un gomito al ginocchio flesso sulla panchina.
    “Perché? Non siete molto amici, o magari più che amici?” domandò Elisa curiosa, incurvando il capo da un lato.
    “Elisa smettila!” esclamò Pedro a gran voce, balzando dalla panchina. Aveva uno sguardo infuocato di rabbia. “Non c’è niente tra me e lei, come caz*o te lo devo dire?”
    La sua voce s’era fatta sempre più dura, e la sua fronte sempre più corrugata. Le tempie gli si intravedevano dalla fronte, così come i tendini dal collo. S’era infuriato come un matto.
    “Ma che ti urli? Guarda che ti ho fatto solo una domanda, non c’è bisogno di scaldarsi così tanto.” disse Elisa in sua difesa. “Sono fatti vostri, scusa. Non chiedo più, mamma mia che carattere!”
    Pedro espirò profondamente, allargando le narici. Abbassò lo sguardo, pentendosi della pessima figura fatta con Elisa. Perché si stava comportando in quel modo? Cosa gli stava prendendo? Da quando Giorgia era riapparsa della sua vita aveva stravolto la sua quotidianità e ancora non s’era abituato alla sua presenza. D’altronde non erano passate neanche ventiquattr’ore all’arrivo di Giorgia in casa sua, quindi gli appariva tutto così strano ed inquieto. Ma perché l’aveva fatta entrare? Perché s’è offerto di ospitarla?
    “Scusa Eli, scusami. E’ che…non sto molto bene, da ieri sera…sto un po’ sotto stress e me la prendo con tutti.”
    “Ti capisco. Sei un cantante, è normale che sia stressato dopo tutto il lavoro che fai.”
    La finzione che mostravano i due amici era impressionante, Pedro che fingeva di essere sotto stress ed Elisa che gli dava corda per non litigare nuovamente.
    “Comunque io ora vado davvero, ho tanto da fare.” continuò Elisa, deviando il discorso “Buona giornata Pedro, e riposati.”
    “Aspetta, non scappare così!”
    Pedro afferrò Elisa da un braccio, voltandola verso di lui. Un sorriso soddisfatto si estese da un orecchio all’altro sul viso di Pedro.
    “Mi stai guardando negli occhi, allora non ce l’hai con me.” esordì lui, avvicinando il viso a quello di lei. Era troppo vicino, fin troppo. Elisa, con gli occhi spalancati, pregò che il ragazzo si allontanasse, non sapeva fino a quando sarebbe riuscita a reggere quella logorante provocazione.
    “Che c’è?” domandò lei, fingendosi tranquilla. Si allontanò da Pedro, liberando il braccio dalle grinfie di Pedro.
    “Niente, volevo salutarti come si deve.” spiegò lui, ridacchiando.
    No, così mi fai partire il cervello! Smettila di guardarmi in quel modo, di sorridermi in quel modo, smettila di provocarmi, non so se mai riuscirò a reggere l’affronto. Smettila immediatamente! Il subconscio di Elisa era alterato come mai prima d’ora.
    “Perfetto, adesso posso pure andare! E non osare bloccarmi stavolta.” Esclamò lei, fingendosi rigida. Pedro rispose con una smorfia divertita e lasciò andare via la ragazza.

    Elisa prese la scorciatoia che collegava il parco a casa sua. I suoi pensieri erano concentrati su ciò che era accaduto la mattina stessa, soprattutto l’episodio che riguardava Giorgia, quella strana ragazza presentatasi dinnanzi a lei in intimo. Che ci faceva da Pedro? E cosa voleva da lui? E perché Pedro era così arrabbiato quando si parlava di lei? ‘Non me ne parlare, per piacere’: cosa c’era che non sapeva? Chi era questa ragazza? Da dove veniva? E perché era così bella e sfacciata? Elisa pensierosa attraversò la via con un mucchio di domande in testa a cui non riusciva a rispondere. Poi però il suo cellulare cominciò a suonare, le era arrivato un sms, era Stefania.
    <<Non ci posso credere che gli hai comprato il tuo CD preferito dei Sum 41. Ma sei fuori?>>
    Immediatamente digitò un messaggio di risposta, sorridendo durante la sua composizione.
    <<Non ci vedo nulla di male. E poi, sai quanto sono legata a quel disco...>>
    <<E’ proprio questo che non capisco! Perché gliel’hai regalato?>>
    Elisa si fermò davanti ad un palo. Rilesse più volte l’sms, non riuscendo a trovare risposta. Scrisse più volte il messaggio per poi ricancellarlo. Non sapeva neanche lei il motivo per il quale glielo aveva regalato, o forse sì? A quel punto decise di essere il più onesta possibile con sé stessa e con Stefania, rivelandole la verità.
    << Perché voglio che una parte di me rimanga legata sempre a lui, e quel CD ne è la prova autentica.>>
    Incredibile, era riuscita finalmente a dirlo. Una ragazza così orgogliosa come lei che aveva affermato un polpettone del genere. Sia lei che Stefania si sarebbe segnate il momento.
    <<Ho capito, ti sei innamorata. Ma non diciamolo a nessuno!>>
    Stefania, la sua Stefania carissima, aveva indovinato in pieno. Ma com’era possibile che indovinasse tutto? Sul serio la conosceva così bene? Neanche il migliore dei genitori, psicologi o insegnanti saprebbe così tante cose su di lei, se non la sua migliore amica.
    ‘Sei innamorata’. Oddio, che frase. Da quando non la sentiva una cosa del genere, due anni, può essere? La sua ultima storia non era finita benissimo, lui era partito per un tour in Germania, era un chitarrista. Sorrise all’idea di avere di nuovo a che fare con un musicista, anche se Pedro in sé non suonava, ma cantava.
    Elisa arrivò a casa, Stefania era lì distesa sul divano, con un succo alla pesca assieme alle altre.
    “Sei arrivata finalmente! Dobbiamo preparare il pranzo!” reclamò Sara, tirando fuori dal cassetto la tovaglia e i tovaglioli. Elisa aiutò l’amica a sistemare la tavola, mentre Stefania e Laura si cimentavano ai fornelli.

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  5. #45
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buon pomeriggio ragazzi! Come procedono le vacanze?
    Io tra un po' do fuoco ai miei libri, ma sono dettagli..mercoledì ho gli esami *****, ho ancora un macello di roba da fareeeeeee!
    Non voglio mortificarmi con le mie frustazioni, vi lascio col nuovo capitolo. Siccome è molto lungo l'ho diviso in due parti, la prossima la pubblicherò a giorni.
    Buona lettura e naturalmente grazie a tutti per i complimenti

    31.


    “E’ da quella volta che non smetto di pensarti.
    In effetti un po’ mi mancavi.”

    Ka stava raggiungendo Pedro con la sua Wolkswagen blu metallizzata. Era piuttosto eccitato, e non perché la vista di Pedro fosse esaltante, ma perché non vedeva l’ora di vederlo per parlargli di Stefania e di tutto ciò che era accaduto dopo il suo incontro con quella strana ragazza, a cui non stava dando molto peso dopo aver finalmente chiarito con Stefania. La sua auto sfrecciava velocemente per viali di una caotica Milano di metà Agosto. La chitarra di Slash gli scaldava il cuore e la mente, mentre un piede tintinnava sulla marcia a ritmo di musica. Giunto finalmente a casa di Pedro, il ragazzo balzò dall’auto in fretta e furia, suonando ripetutamente il campanello. Impallidì quando una ragazza aprì la porta, tutta sorridente, mentre con la sua canotta nera di raso lasciava intravedere tutto. Adesso ricordava quel volto, quel corpo, quei capelli: era la ragazza di ieri sera.
    “Ciao Ka, che piacere rivederti!”
    Ka rimase a bocca aperta, come se avesse visto chissà cosa. Adesso capiva perché la sera prima la ragazza tutta squillante gli aveva detto che si sarebbero rivisti molto presto. Ma perché ora? Perché proprio a casa di Pedro? E Pedro dov’era mentre lui era arrivato a casa sua?
    “Sei Giorgia, vero?”
    “Esattamente, vedo che ricordi il mio nome.”
    Ecco il suo nome, Giorgia. Fino al giorno prima non gli era minimamente passato per la testa che potesse essere lei, era passato così tanto tempo dalla sua amicizia con Pedro. Ma forse se non fosse mai andato a casa di Pedro adesso ancora non saprebbe il suo nome. Quando si dice che il caso interviene sempre.
    “Cerchi Pedro?”
    “Sì.” disse lui, timidamente.
    “E’ andato dietro ad una ragazza, non so quando e se torna.” spiegò lei, infastidita nel dare una spiegazione del genere. “Comunque se vuoi puoi aspettare qui.” continuò Giorgia, sorridendo.
    Ka cominciò a sudare freddo e ad impappinarsi, non riusciva ad estrarre un discorso che seguisse un filo logico. Ma perché? Che aveva? Possibile che Giorgia gli facesse un simile effetto?
    “Ehm, a dire il vero non so se è il caso…”
    “Ma non dire cavolate, Carmine. Entra e fammi un po’ di compagnia, si trattano così le vecchie conoscenze?” esordì la ragazza ancora sul ciglio della porta, portandosi i capelli da un lato.
    Il giovane paonazzo entrò in casa, muovendosi così lentamente che al suo posto una lumaca sarebbe Achille. Ti prego Pedro, torna presto,pregava stranamente Ka nella sua mente. Era una situazione strana e decisamente imbarazzante. Lei sfoggiava il suo corpo ammaliante come pochi, a cui Ka difficilmente riusciva a resistere. In realtà Ka era sempre stato un tipo facile con le donne, bastava poco per mandarlo letteralmente su di giri, come un top lungo di raso blu con dei ricami in pizzo che copriva davvero pochissimo il corpo della ragazza, che a malapena mostrava di avere trent’anni.
    “Posso offrirti qualcosa? Qui in frigo c’è di tutto, Pedro non fa mancare nulla in questa casa.”
    Una camomilla e un calmante, così placo i miei strani pensieri su ragazze con cui ho parlato poco e niente nella mia vita. Oltretutto ieri ho pure baciato Stefania, non posso permettermi di fare di nuovo caz*ate, ne ho già fatte fin troppe. Si stupì nell’ascoltare il suo alter ego parlargli così maturamente. Un sorriso soddisfatto invase il suo volto.
    “Allora?” chiese ancora Giorgia, infastidita, accerchiando le braccia sui fianchi.
    “Nulla, grazie, ho già fatto colazione.” Non è vero, ho una fame da lupi e speravo di mangiare qui.
    Giorgia girovagava nella cucina, sempre molto disinvolta. Per quanto impedisse a sé stesso di non voltarsi verso di lei ed osservarla mentre masticava una barretta di cioccolata dalla dispensa. Giocherellava con una ciocca attorno al dito, seduta sul tavolo come se niente fosse. Lo sguardo di Ka si concentrò sulle sinuose gambe di Giorgia senza destare alcun sospetto, cercando invano di guardare un punto a caso del salotto quando la ragazza lo fissava.

    Pedro stava raggiungendo casa sua a passo svelto. Mentre camminava, si accorse dell’odore rivoltante di sudore che emanava la sua t-shirt dopo la lunga corsa fatta per raggiungere Elisa, rise come un babbeo all’idea che qualcuno potesse annusarlo in quelle condizioni.
    Distraendosi, estrasse dalla tasca delle bermuda l’iPhone che gelosamente custodiva. Il suo display si illuminò all’arrivo di un messaggio, che aveva come mittente Ka.
    <<Pedro dove sei? Caz*o muoviti, non so fin quanto potrò resistere con Giorgia seminuda in casa tua. >>
    Accidenti, l’appuntamento con Ka! Se n’era completamente dimenticato. E come se non bastasse c’era Giorgia in casa sua, che sfoggiava senza indifferenza il suo bel fisico da modella. Pedro si immaginò una scena assurda tra i due, decisamente troppo ridicola, alla quale non diede poi molto peso. Si affrettò a tornare a casa sua, e con passo svelto in venti minuti arrivò. Quando aprì la porta, Giorgia indossava qualche abito decente addosso ed era piuttosto truccata. Aveva cotonato i capelli, incipriato il volto e s’era riempita di bracciali e collane all’ultima moda.
    “Oh, giusto in tempo. Io devo andare.”
    Dopo aver preso l’ultima borsa di Louis Vuitton dalla sua camera, fece scivolare dai capelli i suoi mega occhialoni da sole e salutò con un mano i ragazzi. Ka si alzò dal divano, con le mani nelle tasche, e timidamente salutò la ragazza, lanciando un’occhiataccia perfida verso l’amico impalato di fronte a sé. Quando finalmente la porta si socchiuse, Pedro gettò fuori un respiro di sollievo. Ka si avventò su di lui, stringendogli le braccia.

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  6. #46
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Come vi avevo promesso, eccovi la seconda parte del capitolo
    Mercoledì vi posto il capitolo 31 ^^ Buona lettura



    “E adesso mi spieghi come t’è venuta la brillante idea di invitare Giorgia da te? No davvero, sei incredibile! Che poi, scusa, non avevi detto di odiarla dopo essere svanita dal nulla a causa del suo fidanzato?” chiese Ka perplesso, mentre scuoteva l’amico.
    “Io non l’ho invitata da me, è lei che s’è intrufolata senza che nessuno le avesse detto nulla!” rispose Pedro, spingendo le braccia possenti dell’amico che lo stringevano. “Ha detto che le sono morti i genitori in un incidente stradale e sta cercando una nuova abitazione, ma nel frattempo vorrebbe rimanere qui, visto che non sa dove andare.”
    “E tu l’hai fatta rimanere?” domandò ancora Ka.
    “Che dovevo fare, scusa?”
    “Come sarebbe a dire che devo fare? Potevi mandarla via, così come ha fatto lei con te al liceo.” disse Ka, cercando di far riflettere l’amico.
    “Non è facile, Ka. “ rispose Pedro, con un fare rassegnato.
    “Pedro, ma che stai dicendo?” esclamò ancora Ka, decisamente preoccupato della risposta datagli dall’amico. “Svegliati, quella vuole solo usarti! E i genitori sono solo una scusa, anche se personalmente mi farebbe schifo sbandierare ai quattro venti la finta morte di qualcuno.”
    “Non posso lasciarla per strada Ka! Sarebbe disumano…” ricordò Pedro al ragazzo.
    “Ma che te ne frega, scusa! Saranno caz*i suoi!”
    “Eravamo grandi amici al liceo, non posso dimenticarlo.”
    Ka afferrò Pedro dalla maglia e lo scagliò contro il muro, provocando un tonfo che si espanse per tutto il corridoio.
    “Pedro, quella ti sta psicanalizzando, non sai quello che dici!” esclamò Ka a gran voce, avvicinandosi sempre di più a Pedro, che intanto aveva voltato la testa per non incrociare lo sguardo rabbioso dell’amico.
    “Non è che ti piace ancora?” domandò Ka, facendosi sempre più insistente.
    “Ka smettila!” rispose Pedro, mandando per terra Ka con una gomitata. “Perché ti interessa tanto sapere la ragione per cui l’ho ospitata? Non è che piace a te, piuttosto? Sai, l’ho percepito dal tuo messaggio ..” continuò sempre Pedro, sfilandosi la maglia ormai sudatissima.
    Ka si arrese di fronte alla riservatezza di Pedro. Perché cavolo non vuole dirmelo? Forse gli piace ancora ripeteva tra sé, mentre cercava di scrutare la verità negli occhi del ragazzo.
    “Devo dedurre che la mia ipotesi sia quella giusta. “ esclamò Pedro, sorridendo maliziosamente.
    “Beh, devo dire che è proprio una gran fig*na” esclamò poi ingenuamente Ka, grattandosi la nuca dall’imbarazzo.
    “Ehi, ti ricordo che tu hai Stefania da conquistare, non fare il cascamorto con la prima che capita” disse Pedro, tirando un pizzicotto sulla guancia a Ka.
    “Fino a prova contraria sei tu che hai ospitato in casa tua una ragazza così bella, nonostante ci stia provando con un’altra, e sai benissimo a chi mi riferisco. Se viene a sapere che vivi con Giorgia non penso la prenderà bene.” rispose poi Ka, esponendo il suo pensiero in proposito.
    “Beh, a dire il vero l’ha già scoperto. E beh, non penso l’abbia preso bene…”
    Pedro abbassò lo sguardo, con aria dispiaciuta e rammaricata. Si sentiva ancora una volta un idiota ad aver preferito Giorgia ad Elisa, ma che gli prendeva? Ormai Giorgia era solo un ricordo vecchio per lui,non poteva entrare da un momento all’altro nella sua vita e stravolgere il corso degli eventi.
    “E certo, voglio vedere se la becchi tu con un altro che caz*iatone le fai! E ti ricordo che per un bacio che il tuo migliore amico le ha dato per debolezza stavi cercando di spaccargli la faccia!” esclamò lui poi, lanciando un sorriso assordante.
    “Odio ammetterlo, ma mi sa tanto che hai ragione. Mi sa che dovrei parlarle…”
    “E allora che aspetti? Guarda che il telefono non si muove da solo. Se ho imparato una cosa da questi ultimi giorni è che se vuoi una cosa,allora devi alzarti, lottare e prendertela con le tue forze. Non aspettare che il destino intervenga,il fato non accontenta mai tutti.” spiegò saggiamente Ka con la sigaretta in bocca, da vero duro.
    “Accidenti quando fai il saggio mi metti paura!” esclamò Pedro, sorridendo. “D’accordo, ora le mando un messaggio, ma piuttosto….tu devi raccontarmi di ieri, non pensare mi sia dimenticato! Come mai tu e Stefania siete spariti nel nulla?”
    “Sono riuscito a dichiararmi.”
    Ka raccontò nei dettagli la magnifica serata passata con Stefania. Dopo il bacio, erano stati tutti il tempo a chiacchierare sotto il chiaro di luna, proprio come due piccioncini. Lui, come suo solito, aveva raccontato una serie di battute no sense, facendo scoppiare a ridere la ragazza. Le aveva detto quelle due paroline con un groppo in gola, l’adrenalina iniettata nelle vene, il cuore che batteva oscillante, il venticello che gli rinfrescava la fronte sudata, quella caz*o di cravatta che gli stava malissimo e una camicia bagnata dalle lacrime di Stefania. Ricordava ogni dettaglio di quel momento, di quella sera, a cominciare dal fatto che era il compleanno del suo migliore amico. Rise immaginando Ste imprecare su di lui.
    “Che hai da ridere?” chiese Pedro accompagnando l’amico nella risata.
    “No nulla, pensavo…” disse Ka, poi fece una pausa e continuò subito dopo “Ste se l’è presa che sono andato via prima? E’ da ieri sera che non lo sento. Stamattina non mi ha mandato manco un messaggio, pensavo che tu sapessi qualcosa.”
    “Non ne ho idea. Anch’io non sono rimasto fino alla fine…” spiegò poi Pedro, aprendosi una lattina di Fanta.
    “Come sarebbe a dire che non sei rimasto fino alla fine, scusa? Devi raccontarmi qualcosa che non so?” domandò Ka, con un sorriso malizioso ed una gomitata violenta.
    “Sono stato con Elisa, tutto qua.”
    “Tutto qua? Ceh tu passi la serata con Elisa e io non so nulla? Quando avevi intenzione di dirmelo?” rispose Ka, lanciando una risata fragorosa.
    “Non c’è stata occasione di parlarne. E poi, non devo raccontarti niente d’eclatante, quindi puoi stare tranquillo.” spiegò Pedro in tutta calma.
    “Ma no dai! Quindi niente sesso?”
    “Ka, ma che ti salta in mente?” esclamò Pedro, scombussolato.
    “Ma va, ma se lo fai con tutte?” rispose Ka alzando un sopracciglio.
    “Anche tu lo fai con tutte, precisiamo” disse Pedro in sua difesa, e lanciando un dito contro l’amico continuò “E poi, Elisa non è come le altre.”
    “Oh, adesso ti piace Elisa? Ma se fino a poco fa sbavavi per quella Giorgia da strapazzo!” esclamò l’amico divertito, mentre avvolgeva un braccio attorno alla pancia.
    “Smettila di psicanalizzarmi, Ka! Tanto lo so che l’unico motivo per cui non vuoi che Giorgia sia qui è perché temi di cadere in tentazione per la sua irresistibile bellezza.”
    Incredibile, non posso crederci che ancora una volta abbia azzeccato il mio pensiero. Devo seriamente pensare ad un rimedio anti-sgamo, anche se la vedo dura da parte di uno come Pedro. La vocina parlante di Ka rispondeva simultaneamente alla faccia spaventata del ragazzo.
    “Ti sbagli.” Disse lui, timidamente. Caz*o Ka, sii più convincente.
    “Come vuoi, non mi va di discutere.” Tanto ho capito che ti piace, idiota, mica sono scemo? “Ti va di rimanere per pranzo?” domandò Pedro all’amico.
    “Speravo me lo chiedessi, ti aiuto a preparare!”

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  7. #47
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Ragazzi rieccomi! Scusate il ritardo, ma mi sono liberata ora. Vi faccio cotentie vi posto il capitolo nuovo INTERO. Buona lettura a tutti, e grazie ancora per il vostro supporto.

    31.

    “Perché sei qui?
    Perché mi hanno detto che devo inseguire i miei sogni.”

    “Dovresti fare la cuoca a tempo pieno, delizieresti i clienti con dei pranzi sopraffini!” disse Laura confabulando. “Questo è il cibo degli dei!”

    Stefania si sentì enormemente soddisfatta per i sinceri complimenti che l’amica le stava facendo. La cucina era sempre stata il suo forte, suo zio era uno chef e avendo trascorso gran parte della sua infanzia in sua compagnia aveva scoperto tutte le tecniche del mestiere.
    Quando tutte terminarono di pranzare, Elisa e Laura si alzarono dalla tavola per sistemare tutto sulla cucina, quel giorno toccava a loro pulire.

    “Se c’è una cosa che odio di più di lavare i piatti sono i segreti. Quelli mi mettono un’ansia assurda.”

    Proprio mentre Laura stava sciacquando i piatti nel lavabo, un cellulare dal divano cominciò a trillare. Aveva una musichetta incalzate e molto motivata, pertanto saltò all’udito sin da subito.
    “E’ mio!” esclamò Elisa, precipitandosi verso il divano. Aprì lo sportello del cellulare e vide una busta lampeggiare sullo schermo, le era arrivato un messaggio. Stefania le stava lanciando un’occhiata misteriosa da lontano, alla quale però sembrò non dare molta importanza. Lesse il messaggio rapidamente.

    << Poi non dire che non ti cerco!>> Era Pedro.

    “Beh, chi è?” domandò Sara, roteando un dito attorno al bordo del bicchiere, annoiata.
    “Nessuno.”

    Era evidente che stesse mentendo, aveva un sorriso raggiante come pochi. E il suo sguardo esprimeva così tanta gioia e serenità che persino la più ansiosa delle persone al suo fianco avrebbe placato i suoi nervi.

    “Certo, nessuno. Come no Eli, come no.” rispose Stefania, accendendosi una sigaretta. Si alzò dalla sedia accanto al tavolo per raggiungere l’amica, e con un’espressione quasi irritata continuò.

    “Dammi il cellulare e poi vediamo!” ordinò lei, tendendo un braccio verso l’amica.
    “La privacy la conosci?” disse Elisa borbottando e stringendo il cellulare a sé.
    “Certo, solo se tu dici la verità.” rispose Stefania, inspirando un tiro dalla Pall Mal blu.
    “Mi allontano un secondo, scusate…”

    Frettolosamente Elisa raggiunse il giardino, intrufolandosi tra i papaveri rosseggianti. La durezza in cui Stefania si era rivolta verso di lei non l’era piaciuta affatto. Ma come si permette di sottrarmi il cellulare? Manco fosse mia madre! Borbottò tra sé Elisa, mentre con cautela di adagiava tra i cespugli accanto ai fiori. Con le ginocchia strette al petto e rannicchiandosi a più non posso in modo da non farsi notare dalle altre, mandò un messaggio di risposta a Pedro. Incredibile, stava massaggiando con Pedro dei Finley, le faceva così strano ricordarlo.

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    Ultima modifica di Honey*; 19-06-2013 alle 22:46
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  8. #48
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    << Non sei obbligato a cercarmi se non lo vuoi..>>

    Quell’amara risposta uscì dalla bocca di Elisa in pochi istanti,senza troppi giri di parole. Nessuno lo aveva obbligato a cercarla e poteva evitare di scriverle messaggi del genere, la mandavano su tutte le furie. Velocemente i polpastrelli digitarono quel pensiero sullo schermo pieno di impronte, sino al suo completo invio.

    << Elì stavo scherzando! Sai, a volte penso che dovresti essere più flessibile e meno suscettibile. >>

    Ma che presuntuoso! Come si permette di dirmi come devo comportarmi? Ma s’è visto lui? La vocina parlante nel subconscio della ragazza non riusciva a trattenere la sua rabbia.

    << Ah-ah, davvero divertente! Comunque non sto ridendo. >> Ma che caz*zo gli sto dicendo?
    <<Hai finito Elisa?>>
    Elisa: quel nome per esteso le faceva paura. Di solito per esteso la chiamavano solo gli estranei, o qualcuno che voleva prendere le distanze da lei. Improvvisamente si sentì piccola piccola, la sua fronte poggio sulle ginocchia nude e i capelli scendevano sulle gambe biancastre. Aveva nascosto il cellulare in mezzo alle gambe.
    << Scusa, sto incaz*ata. Non volevo... >> Oh, ti sei decisa a chiedergli scusa, idiota?! Scuotendo la testa Elisa scacciò dalla mente la voce della verità.
    << L’ho notato. Successo qualcosa?>>
    Gli occhi di Elisa si illuminarono alla vista di quel messaggio. Era così dolce, comprensivo, le stava chiedendo cosa fosse successo. Che in realtà non fosse successo nulla di eclatante lo sapeva, ma vedere un Pedro così premuroso e preoccupato era un qualcosa capace di scaldarle il cuore e l’anima in un battibaleno. Le uniche persone che volevano avere sue notizie erano le sue amiche e i suoi parenti più cari. Chi altro le aveva chiesto di sfogarsi, a parte loro? Nessuno. Ops, già, adesso c’era anche Pedro.
    << Nulla di grave, non ti preoccupare. Mi ha fatto incaz*are un po’ Stefania, a volte diventa arrogante e mi fa girare i cogl*oni. Non sopporto gli arroganti. >>
    << Penso che un po’ tutti noi detestiamo coloro che desiderano mettere sotto terra gli altri per trarre vantaggio a loro merito, ma non credo sia il caso di Stefania. In fondo, siete amiche da una vita, no?>>
    ‘Siete amiche da una vita’: e lui come faceva a saperlo? Sapeva della loro amicizia, ma non da quando durasse. Che fosse andato ad intuito? Era probabile, visto che Stefania e lei erano praticamente compatibili.
    << Certo, è una cosa da nulla, figurati. Ma tu come sai della mia amicizia con Stefi? >>
    Forse aveva sbagliato a mandargli l’ultima parte del messaggio, in fondo poteva anche trattarsi di una coincidenza.
    << Me l’ha detto Stefania quando siamo usciti insieme. Mi ha parlato benissimo di te, è davvero legatissima a te. >>
    << Ora si spiega tutto.>>
    Elisa rimase in giardino per mezz’ora, la chiacchierata finalmente aveva avuto una svolta positiva e i due amici si stavano scambiando battute ridicole di vario genere. Ad ogni messaggio la ragazza rideva fragorosamente, piegando all’indietro la testa. Pedro era troppo divertente, la faceva ridere un mondo, e non tutti riuscivano a farlo, considerando il fatto che Elisa non fosse mai stata una tipa dalla risata facile.

    <<Comunque non è per questo che ti ho cercato…>>

    Oddio, quel messaggio, quei puntini. Perché non aveva continuato? L’ansia si impadronì in pochi istanti del corpo della ragazza, ancora distesa per terra con gli short neri ormai sporchi di terra.

    << Perché mi hai cercato? >> Sì brava, sii diretta.
    << Non c’è un perché, in realtà. Mi andava di sentirti e l’ho fatto...ah, adesso ricordo, dovevo chiederti una cosa! >>

    Una cosa? Che tipo di cosa? Perché era stato così vago in quell’sms? Anche Pedro sembrava piuttosto confuso.

    << Allora dimmi. >> Non farmi stare ancora più in ansia, stupido!
    << Ti va di uscire con me? >>

    Ore 15, 06 del 10 Agosto, Milano, temperatura superiore ai 39°: dettagli insignificanti se paragonati a quel messaggio. Lo rilesse più volte nel giro di un minuto, prima di dare la fatidica risposta al ragazzo. Non ci posso credere, mi ha chiesto di uscire con lui! Balzò immediatamente dal cespuglio, e mentre nella sua mente tanti piccoli ometti ballavano la macarena senza sosta, lei si limitò a mostrare un sorriso a trentadue denti verso la porta di vetro che comunicava con la cucina, di conseguenza con le ragazze. Sara gesticolava dal salotto con lei, mentre Laura guardava entrambe le amiche parlare senza comprendere il senso completo del significato. Stefania giaceva lì sul divano di pelle color panna; incrociò lo sguardo di Elisa una volta spenta la sigaretta nel posacenere di vetro soffiato.

    Ok, adesso valutiamo come risponderlo: se gli dico ‘certo!’ penserà ‘ma guarda, non aspettava altro che le chiedessi di uscire con lei, è pazza di me!’ e devo evitare qualsiasi cosa in modo che non arrivi ad ipotizzare nulla. Allora…vediamo..’ok’ è troppo rigido, come dice lui, ‘sì’ è troppo scontato…

    << Va bene, per me va benissimo!>>

    Oddio, perché cavolo hai scritto ‘benissimo’? Vuoi che faccia battutine umoristiche sulla tua risposta? Dio, spero non se ne sia accorto. Forse adesso sta ridendo, chissà…


    I minuti sembravano non passare mai. Il messaggio di Pedro ancora non arrivava. Forse s’era pentito di averla invitata ad uscire con lui. Elisa mordicchiò il bordo del cellulare con i denti insistentemente, tremava le gambe e batteva i piedi per terra ad intermittenza. L’attesa era più asfissiante di quanto si fosse immaginata.

    << Perfetto! Allora sabato prossimo passo alle otto a prenderti, per te va bene? >>
    << Sì sì, non ci sono problemi! Comunque devo rientrare ora, non posso più risponderti…>>
    << Rientrare da dove scusa? >>
    << Ah già, tu non lo sai…sto in giardino a messaggiare. >>
    << Con questo caldo? Perché non rientri? >>
    Sarebbe stato più facile raccontare che il motivo per il quale non voleva parlare con lui al telefono dentro casa era perché non voleva essere assillata dalle sue amiche con il classico ottavo interrogatorio, perché sapevano che c’era qualcosa capace di renderla così felice ed energica e non erano né loro né la musica né qualsiasi tipo di analgesico, ma un insolito ragazzo dai riccioli castani che era apparso dal nulla in compagnia di tre amici mattacchioni per stravolgere la sua vita in meglio, ma non raccontò nulla di tutto ciò. Preferì lasciare tutto in forma anonima, come sempre.
    << Voglio stare sola quando messaggio. >> Che cavolata è mai questa, Eli? La vocina nascosta nel suo cervelletto non poteva pensarla diversamente.
    << Ma dai, che caz*ata! Hai paura che qualcuno legga le nostre conversazioni? >>

    Pedro, sei ufficialmente un rompibal*e, smettila di leggermi nel pensiero e di sapere sempre tutto. Sei un insopportabile saputello pallone gonfiato gne gne gne.

    << No. >>

    Un misero no alla quale avrebbe fatto meglio a non rispondere, sapendo benissimo che non corrispondesse alla realtà. Ma cosa avrebbe dovuto dirgli? Che Stefania avrebbe fatto la battutina su lei e Pedro e Laura e Sara avrebbero cantato una canzoncina d’amore da fare invidia a ragazzine di quattordici anni tutte dedicate a lei e Pedro? Certo che no, non poteva rivelarli tutti questi segreti. Sarebbe stato piuttosto imbarazzante.

    << Mi fido! Ora vado anch’io, ci vediamo sabato visto che non so se potrò farmi vivo nella settimana…buona giornata! >>

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    Ultima modifica di Honey*; 19-06-2013 alle 22:51

  9. #49
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Ragazzi buonasera! Vi posto la prima parte del 32° capitolo, tra un po' succederenno un po' di casini come vuole la vostra scrittrice
    Non odiatemi troppo

    un bacione :* Elisa.
    Vi voglio benissimo


    32.

    “Ho superato le minacce d’amore trovando sempre risposte nel mio cuore.
    Ma mi rialzo sempre in piedi da solo”

    Elisa rientrò in casa, tutta esaltata, con il cuore che le batteva all’impazzata, il cellulare stretto tra le mani, le punta dei piedi che sollevavano il suo corpo e i suoi capelli che volteggiavano da una lato all’altro come se stesse ballando.
    “Fammi indovinare, c’entra Pedro.” chiese Stefania curiosa.
    “Sì, mi ha chiesto di uscire con lui questo sabato! Non è fantastico?” esclamò Elisa, facendo una piroetta attorno a sé.
    “Mai quanto il bacio tra me e Ka!” continuò Stefania, che nel giro di pochi istanti si ritrovò gli occhi delle amiche puntati contro. Laura aveva sgranato gli occhi.
    “Non ci credo, tu e Ka…?” domandò Laura, farfugliando.
    “Esatto!”
    “Ma s’è dichiarato seriamente?” chiese questa volta Sara accerchiando le braccia in corrispondenza dei fianchi.
    “Sì sì, ma ancora non stiamo insieme. Diciamo che ci frequentiamo…” spiegò Stefania, fissando un punto in alto del soffitto senza prestare particolare importanza.
    “Certo che siete strani però, prima vi odiate, poi vi baciate, vi dichiarate e alla fine manco vi mettete insieme…” disse Elisa, con una nota di sarcasmo.
    “Lo sai com’è Ka…”
    “Se è per questo, neanche tu sei da meno, precisiamo..” rispose nuovamente Elisa, sorridendo.
    “Ma com’è che sei così str*nza ultimamente? Non è che c’entra Pedro?” disse Stefania sottolineando l’ultima parola.
    “Pedro? Cos’è ‘sta storia qua?” domandò Sara, interessatissima
    “Niente, Pedro mi ha chiesto di uscire.”
    “Che cosa?” urlò Stefania dal divano, per poi balzare da esso e raggiungere le due ragazze.
    “Beh sì, questo sabato.” Spiegò Elisa, abbassando lo sguardo, imbarazzata.
    “Ah che bello!” esclamò Sara, saltellando sul posto come una bimba. “Pedro è così carino!”
    “Ma tu non stai con Ste?” disse Laura, interrompendo la discussione.
    “Ho solo detto che è carino, nulla di più…” spiegò Sara, tutta contenta per la proposta fatta all’amica “E poi è di Elisa, non mi permetterei mai! Io ho Ste!” continuò a spiegare la ragazza con determinazione.

    Elisa annuì timidamente, mentre in cuor suo sperava che le sue amiche smettessero di farle domande. Era così assillante rispondere, soprattutto perché il più delle volte non sapeva che risposta dare. Mentre le ragazze parlavano tra loro, cambiando completamente argomento nella loro discussione, Elisa ne approfittò per salire in camera sua e gettarsi sul letto. Era particolarmente stanca, pensò che mettendosi a letto sarebbe riuscita a rilassarsi, ma così non fu. I suoi pensieri erano ancora centrati su ciò che era accaduto quella mattina, e su quella strana ragazza che era insieme a Pedro e che aveva dormito con lui.
    La porta della camera da letto non era stata chiusa bene, uno strano cigolio avvertì Elisa dell’arrivo di qualcuno nella camera. Con la testa immersa nel cuscino e i capelli sparpagliati sulla federa, Elisa voltò lentamente la testa in direzione della porta, con gli occhi ancora mezzi chiusi. Stefania, preoccupata, la stava guardando con le braccia conserte, poggiata alla porta.

    “Che ci fai a quest’ora a letto? Tu non dormi mai il pomeriggio.”
    Ecco, ci risiamo, di nuovo a fare domande: ma non riesce proprio a farsi gli affari suoi? Non la sopporto quando fa così, che strazio.
    Stefania era piombata in camera, e sedendosi sul letto stava osservando la sua amica sdraiata accanto a lei. Era sempre stata una tipa molto premurosa e apprensiva, soprattutto con Elisa. Dopo la notizia della morta di suo padre, non l’aveva mai lasciata un secondo da sola. L’aveva sempre aiutata, supportata, rimasta vicina, quasi come una sorella maggiore, un neomamma. Anche Elisa la adorava, Stefania era una delle persone più importanti della sua vita e le era stata fin troppe volte riconoscente per ciò che tutti i giorni fa per lei.
    Stefania accarezzò una ciocca di capelli dell’amica, sino a quando Elisa decise di parlare e di sfogarsi con lei.

    “Posso farti una domanda?” esordì Elisa, mettendosi seduta sul letto.
    “Certo, dimmi.”
    “Ipotizziamo per caso che un giorno mentre stai raggiungendo Ka a casa sua trovassi una donna in reggiseno e tanga di pizzo che viene ad aprirti la porta e subito dopo la raggiungesse Ka solo vestito di boxer, cosa penseresti in proposito?”
    Stefania guardò sbalordita l’amica, con gli occhi che quasi le uscivano dalle orbite. Si grattò la nuca e aggrottò la fronte pensierosa.
    “Ma che scherzo è questo?” domandò Stefania, ancora sconcertata.
    “Dimmi, cosa penseresti in proposito?” insistette Elisa, facendosi più dura nel tono di voce. “Ho bisogno di saperlo.”
    “Non hai visto Ka con un’altra, vero?” chiese l’amica, avvicinandosi a Elisa perplessa.
    “Ti ho detto che è un ipotesi, non ho visto Ka con nessuna! Adesso sei abbastanza tranquilla da rispondere alla mia domanda?”
    “Fiù, menomale!” esclamò Stefania, passandosi una mano sulla fronte. “Comunque penserei che se l’è portata a letto.”
    “Ecco, lo sapevo!” borbottò Elisa. Afferrò il cuscino e gettò a capofitto il suo viso su di esso.
    “Cosa ho fatto ora?” chiese Stefania, sempre più perplessa.
    “Tu niente, tranquilla.” rispose Elisa, soffocando la voce nel cuscino. Poi continuò. “Perché cavolo mi ha invitata ad uscire con lui se se la fa con un’altra? Perché gli uomini sono così strani? Perché non c’è una persona sana di mente in questo mondo?” esclamò Elisa infuriata, sollevando l’addome dai gomiti.
    “Se non mi dici cos’è successo giuro che ti assillerò di domande a punto tale che sarai costretta a scappare di casa per la disperazione. E sai che sono in grado di farlo, quindi ti conviene non essere così misteriosa con me e sputare il rospo una volta per tutte.” disse Stefania in tutta serenità, estraendo una sigaretta dal pacchetto conservato gelosamente nel cassetto del comò.
    “Lo vuoi proprio sapere? D’accordo!” urlò Elisa, mettendosi nuovamente a sedere. “Stamattina sono andata da Pedro per portarli il CD e l’ho trovato in compagnia di una fi*a da paura che mi è venuta ad aprire la porta e mi ha fatto delle simpatiche battute a doppio senso!”
    “Non ci posso credere! Sul serio?” domandò Stefania, sconcertata.
    “Te lo giuro! Lui era imbarazzatissimo, mentre la ragazza era piuttosto disinvolta e sicura di sé.”
    “Anche lui era seminudo?”
    “Sì.”.
    “Oh mio Dio.” Stefania si passò le mani sopra la testa per la disperazione
    “Era meglio se non fossi andata, guarda. Mi sono sentita così in imbarazzo…poi quella ragazza mi guardava in modo strano, mi stava squadrando da testa a piedi. Che odio!” continuò Elisa, mentre i suoi occhi si facevano sempre più lucidi.
    “Che str*nzo!” esclamò Stefania, ancora scioccata dalla notizia. “Non pensavo che Pedro fosse capace di tanto.”
    “Neanch’io…ma la cosa che ancora non mi spiego è per quale assurdo motivo mi ha chiesto di uscire con lui, e io come una stupida gli ho detto pure di sì! Forse vuole fare ingelosire la sua ragazza…”
    “Forse se l’è portata a letto solamente ma non è la sua ragazza.”
    “Se ti porti a letto una come quella, non puoi non fidanzarti.” ribadì Elisa, con rammarico.
    “Sai il suo nome, per caso?” domandò Stefania, accingendo un braccio attorno al collo dell’amica.
    “Giorgia, si chiama Giorgia.”
    Oh caz*o, Giorgia. Quella Giorgia, oddio. Il viso di Stefania si impallidì di colpo, come se avesse ricevuto una di quelle notizie da toglierti il respiro. Le pupille si allargarono, le palpebre si spalancarono, le iridi verde smeraldo erano messe ancora più in risalto.
    “Io so chi è.”


    e ora? cosa succederà? dovete aspettare ancora un po'!
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    Ultima modifica di Honey*; 22-06-2013 alle 16:36

  10. #50
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buona sera lettori carissimi! Mi scuso in anticipo per avervi trascurato in questi giorni, ma gli esami scritti mi hanno tenuta impegnata. In questo giorni mi riposerò un po', ma non troppo, mi attendono gli orali il 5! Auguratemi 'buona fortuna', mi servirebbe
    vi lascio con la seconda parte del capitolo prima di stravolgere a pieno questa storia così travagliata. :lol
    continuate a leggere e a commentare, non potete che farmi piacere. Vi adoro. A presto, la vostra Elisa!




    “L’hai già vista da qualche altra parte?” domandò Elisa, distrattamente.
    “No, me ne ha parlato Pedro tempo fa.”
    “E chi è?” domandò l’amica, questa volta con gli occhi immersi in quelli di Stefania.
    “Non so se è il caso di raccontartelo, Elì…” rispose Stefania amareggiata.
    “Perché, è qualcosa di grave?”
    “No, è solo che…è meglio che tu non lo sappia, credimi.”
    “Oddio, perché sei così misteriosa? Per favore, dimmelo.” Implorò Elisa, con gli occhi pieni di dolore.
    “E’ la ragazza che più ha amato nella sua vita. Tempo fa si è fatto un tatuaggio col suo nome per averla sempre accanto a sé. La maggior parte delle canzoni d’amore che ha composto le ha dedicate a lei. Era davvero innamorato di lei.”
    Elisa rimase di sasso di fronte alla dichiarazione dell’amica. Perché Pedro non gliene aveva mai parlato? Perché non ha detto che era innamorato di lei? E soprattutto perché stava giocando con i cuori di due ragazze, sebbene sapesse di essere innamorato di una sola? Una lacrima bagnò la federa bianca del materasso, ben presto il viso di Elisa si bagnò di calde lacrime, che cercava di nascondere con le mani davanti agli occhi. Il respiro era sempre più incessante, i capelli di Elisa scivolavano stanchi sulla spalla di Stefania, mentre una voce straziante
    “No tesoro, non piangere…” disse Stefania, per poi travolgere l’amica con un abbraccio affettuoso.
    “Perché non me l’ha detto?”
    “Perché non è più innamorato di lei. Ormai l’ha dimenticata, e poi dopo quello che gli ha fatto doveva per forza scordarsi di lei…”
    “Perchè, cosa gli ha fatto?” domandò Elisa, respirando a fatica.
    “Lei non è mai stata innamorata di lui, l’ha visto sempre e solo come un amico. Quando s’è fidanzata, l’ha allontanato e da quel momento non si sono più sentiti. Per questo sono rimasta a bocca aperta quando mi hai detto che l’hai trovata a casa sua…sei sicura si chiamasse Giorgia?”
    “Certo, ne sono più che sicura!”
    “Capisco” rispose Stefania “Dai, non pensarci…”
    “Ci provo, ma non è facile sai?” disse lei, sprofondando ancora di più nel cuscino in piuma d’oca “A volte mi sento come se chiunque volesse usarmi a piacere personale.”
    “Non devi neanche pensarla una cosa del genere!” esclamò Stefania, stendendosi sul letto. “Pedro non è così, fidati. Forse è solo confuso.”
    “Confuso? Stefania, c’era una donna in casa sua! La ragazza che ha amato più in tutta la sua vita! L’hai detto anche tu!” ribadì Elisa accentuando la sua voce in alcuni punti della frase.
    “Sì, ma non dare tutto per scontato. Non sappiamo il vero motivo per cui ha fatto rimanere Giorgia da lui…”
    “Ma perché stai continuando a giustificarlo? Non è che sei dalla sua parte?”
    “Io non sono dalla parte di nessuno, anzi se proprio vuoi saperla tutta sto difendendo te. Lui non si sta comportando bene, ma non mi va di gettare calunnie sul suo conto,e non dovresti farlo neanche tu. Forse ha avuto le sue buone motivazioni, forse vuole chiarire o risolvere cose che in passato non sono riusciti a dirsi, ti ricordo che prima ancora di innamorarsi di lei, Pedro era il migliore amico di Giorgia.” spiegò Stefania decisa, fissando il soffitto e un punto impreciso del lampadario.
    “Tipo portarsela a letto può essere una buona motivazione.”
    “Mi sa che sei un tantino gelosa.”
    “Non sono gelosa!” esclamò Elisa, balzando per l’ennesima volta dal letto stringendo il cuscino con i pugni.
    “Ti stai agitando.” disse Stefania sorridendo all’amica.
    “Smettila di puntualizzare ogni mia mossa!” urlò Elisa incavolata.
    “E tu smettila di stringere così forte il cuscino.”rispose l’amica, mostrando una linguaccia ad Elisa. Subito la ragazza trasse i pugni dal cuscino e socchiudendo le palpebre guardò Stefania misteriosamente.
    “Ok, sono gelosa.” ammise Elisa, abbassando la testa. “Ma non voglio che si sappia in giro.”
    “Come se non si sapesse..” rispose Stefania scoppiando a ridere.

    Passarono due ore quando Laura spalancò la porta della camera, scaraventando dei vestiti appena lavati e stirati addosso alle ragazze, che nel frattempo s’erano appisolate come due nonnine. Stefania emise un mugolio con gli occhi ancora chiusi, Elisa invece si stiracchiò e passò una mano sugli occhi, stropicciandoli.
    “Oh bene, voi dormite e noi a fare i servizi!” borbottò ironicamente Sara gesticolando. “Alzatevi, dobbiamo uscire.”
    “Dove dobbiamo andare?” domandò Elisa, ancora assonnata.
    “A casa di Pedro. I ragazzi provano il nuovo pezzo.” Rispose Laura, tutta presa a vestirsi davanti allo specchio della camera da letto.
    “Cosa? E perché proprio a casa di Pedro?”
    “Perché ha lo scantinato dove fanno le prove…e se non vi spicciate faremo tardi. Queste sono degli short e un paio di maglietta appena lavate e stirate a dovere: fatevi una doccia e vestitevi, i ragazzi ci stanno aspettando!” affermò Sara tutta pimpante, mentre cercava di svegliare Stefania saltandole addosso. Stefania si alzò irritata e con un ‘vaffanc*lo’ scacciò via l’amica insolente.
    “Io non vengo.” esordì Elisa, lasciando tutte di sasso.
    “Non dire sciocchezze, vestiti e non fare storie, i ragazzi ci tengono che siamo tutte presenti.” spiegò Laura, spazzolandosi i capelli. “E poi, scusa, non vedevi l’ora di vedere Pedro?” domandò divertita.
    “Ah-ah, simpatica.” si limitò a dire.
    Vestite ed incipriate a dovere, le ragazze uscirono di casa e con la Citroen blu oltremare di Sara raggiunsero casa di Pedro, sotto le indicazione datele da Elisa. La porta si spalancò, il sorriso abbagliante di Dani accolse le nuove arrivate.

    Commenti: http://forum.teamworld.it/forum1743/...ml#post8393492
    Ultima modifica di Honey*; 24-06-2013 alle 20:05

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