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Discussione: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

  1. #31
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buon pomeriggio a tutti! Eccovi la seconda parte del capitolo
    grazie ancora per le visite e i commenti, siete la dolcezza


    (parte due)

    “Perfetto, e ora che mi hai detto che ti sei baciato la ragazza che mi piace, mi spieghi come hai fatto a dire a Stefania del bacio con Elisa? Non avrete mica litigato come fate sempre, spero..” chiese Pedro, dubbioso.
    “Ehm..a dire il vero sì. Lei ha cominciato ad attaccarmi, dicendomi che sono ‘un ubriacone puzzone che non si fa mai la barba e che dovrebbe cambiare presto look perché si veste di mer*a’.”
    Pedro scoppiò a ridere, mentre Ka faceva delle smorfie, imitando la voce di Stefania strozzando la sua voce, sembrava stesse interpretando un’oca.
    “Guarda che proprio torto non c’ha.” dichiarò Pedro stuzzicando Ka.
    “Ah-ah, lo so che ti vuoi vendicare.”
    “Ne avrei tutti i diritti, te lo ricordo…ma comunque non cercare di cambiare discorso, su continua.”
    “Ah, sì. Lei mi ha attaccato e io mi sono difeso.”
    “Dicendole che ti sei baciato con la sua amica?”
    “Sì. Pensavo si fosse ingelosita.”
    “Pensavi bene allora.” ammise Pedro, accendendosi una sigaretta in tutta tranquillità. La sua pupilla fu illuminata dalla fiammella dell’accendino.
    “Ecco, vedi…” disse Ka, mentre continuava a gesticolare da un lato all’altro. Quando si soffermò nuovamente sulla frase appena detta da Pedro, si bloccò di colpo, rimanendo a braccia aperte. “Aspetta, cosa hai detto?” chiese sbigottito.
    “Ho detto ‘pensavi bene’.” rispose Pedro, aspirando la nicotina che stava invadendo il suo torace. “E’ tornata a casa tutta infuriata, aveva i capelli rizzati come una psicopatica. Mi sa che è giusto un tantino gelosa, chissà di chi.” spiegò Pedro, scherzando.
    “Allora vuol dire che le interesso.”
    “Sì, proprio così.”
    “Oh caz*o, non ci posso credere!” esclamò Ka tutto esaltato.
    “Non andare già a conclusioni affrettate, adesso vedi di fare il serio e non il solito caz*one che sei, sennò ti allontana anche lei!” consigliò Pedro, manifestando un cenno di rimprovero.
    “D’accordo!” rispose Ka “Comunque tu, caro signorino Marco Pedretti, devi spiegarmi un po’di cosette!” continuò, sfregando il suo gomito a quello di Pedro, con fare scherzoso.
    “Che tipo di cosette?” domandò Pedro, seriamente.
    “Tipo, cosa ci facevi a casa con Elisa tutti soli soletti nel bel mezzo della notte? Non devo pensare male, vero?” domandò a sua volta Ka, lanciando un’occhiata maliziosa all’amico.
    “No, ma che ti salta in mente! Diciamo che…è stata un’idea di Stefania. E’ stata lei a consigliarmi di andare da Elisa.” spiegò Pedro spegnendo la sigaretta. “Così tu e lei potevate stare tutti soli…” ricordò Pedro a Ka, questa volta prendendo l’iniziativa di dargli qualche gomitata.
    “Quindi lei ti ha detto di andare dalla sua amic mentre Stefania sarebbe rimasta qui?” domandò ancora Ka, incredulo.
    “Esattamente. Non sei contento?”
    “Ma certo che lo sono. Però mi sento comunque un idiota per ciò che è successo. Non solo abbiamo litigato io e te, ho fatto scatenare il putiferio tra Stefania ed Elisa, ho rovinato la tua serata con lei e sicuramente non vorrà più saperne di me, forse mi manderà a cag*re una volta per tutte.”
    Pedro aggrottò le sopracciglia e poggiò la testa allo schienale del divano. Guardò Ka in segno caritatevole.
    “Chi delle due?” domandò Pedro sorridente.
    “Entrambe. Sono un tale cogl*one, lo sai.”
    “Non l’avrei mai detto, ma quando fai la parte della vittima trasmetti tenerezza.” dichiarò Pedro, lanciando uno schiaffo dietro il collo all’amico, ormai mezzo distrutto.
    “Continuerai a prendermi per il cu*o a vita?” domandò Ka sobbalzando.
    “E’ uno dei miei propositi, ma non per questa sera. E’ meglio che vada, s’è fatto piuttosto tardi.” ricordò Pedro guardando l’orologio da parete.
    “Dimmi solo una cosa: cosa farai ora con Elisa?” domandò Ka afferrando Pedro da un braccio.
    “Non ne ho idea. Penso che le andrò a parlare domani, giusto per spiegarle la mia reazione.”
    “Non mi hai detto cos’è successo con lei, però!” esclamò Ka, sbuffando.
    “Niente di particolare, abbiamo parlato e stava andando tutto bene sino a quando la tua Stefania non è giunta più scaz*ata che mai!” disse Pedro aggrottando la voce ironicamente. Ka sorrise, poi inarcò un piccolo sorriso di compiacimento.
    “Chiarirò anche io con lei, appena posso.” disse Pedro infine.

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    Ultima modifica di Honey*; 17-05-2013 alle 13:55

  2. #32
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buon pomeriggio a tutti! Oggi posto prima perchè sarò impegnata per tutto il pomeriggio, ma vi lascio con il mio capitoletto che tanto attendete
    Questo capitolo sarà diviso in ben tre parti, visto la mia continua descrizione dettagliata di tutto.
    La prima riguarderà le ragazze, le altre due i ragazzi, poi capirete perchè.
    Ah, se siete in vena di risate con questo capitolo sarete accontentati AHAHAHAHA lol
    dai prossimi capitoli in poi ne succederanno delle belle, questo è un capitolo intermediario. La vostra attesa sarà ricompensata, tranquilli. ^^
    thanks for all e buona lettura!

    ps. scusate la mia malizia, non ci posso fare nulla ahahah


    22.

    “Mi sto facendo un po’ di posto
    e che mi aspetto chi lo sa.”


    La mattina seguente Stefania scese di buon ora per preparare la colazione alle sue amiche. A quanto pare lei ed Elisa, dopo la funesta discussione, si erano appisolate beatamente sul lettone, non riuscendo a trattenere il sonno ormai indomabile. Ricordava di essersi alzata in una posizione scomodissima, aveva tutti i segni sul corpo che evidenziavano la scomodità della posizione in cui si trovava. Aveva dormito con una ciocca di capelli di Elisa in bocca, mentre lei aveva steso i piedi sul cuscino. Non sapeva bene come mai fossero finite a dormire in quella posizione, l’unica cosa certa era quella di essersi alzata con un formicolio nel braccio insopportabile. Prese i cereali e il latte e li mise in tavola, versò nelle ciotole il latte e cominciò a mangiare, non curante delle amiche ancora dormiglione. Elisa si alzò subito dopo di lei, scese dalle scale e si mise accanto a Stefania, la ringraziò per aver preparato la colazione ma si scusò in anticipo con lei dicendole che quella mattina non avrebbe preso nulla.
    “Dici che devo andare a svegliare a quelle due puledrine?” chiese Elisa all’amica, scherzando.
    “Puledrine mi da troppo di doppio senso.” rispose Stefania, tossendo il boccone.
    “Dopo essere rientrate alle cinque della notte, io penserei malissimo.” ammise Elisa con malizia. Lasciò l’amica a tavola e raggiunse la stanza da letto, dove Sara e Laura dormivano come due ghiri. Afferrò dalla mensola la sveglia, che aveva usato continuamente quell’inverno per alzarsi e non fare tardi a scuola. Mise indietro l’orologio, facendo scattare la sveglia proprio a quell’ora. Con molto cura, Elisa mise la sveglia al centro del letto, in corrispondenza delle orecchie delle ragazze. Alzò la leva della sveglia e subito l’arnese cominciò a trillare come un matto. Sara balzò di colpo dal letto, sbattendo contro la sveglia e contro Elisa. Laura si alzò molto più lentamente.
    “Caz*o Elì, non dovevi farlo! Mi stava venendo un infarto!” urlò Sara isterica, coi capelli che le andavano da una parte a un’altra. Elisa scoppiò a ridere, e mettendosi un braccio attorno alla pancia soffocò la sua risata. Laura la guardò ancora con gli occhi socchiusi.
    “Dai muovetevi, la colazione è pronta!” disse Elisa, osservando divertita le ragazze.
    Tutte e tre scesero e si misero a tavola. Stefania aveva ormai terminato con i cereali e aveva iniziato con le fette biscottate con la Nutella.
    “Questa sarebbe la tua dieta?” domandò Laura, stropicciandosi gli occhi con le mani.
    “Stefania sta a dieta come io sto a matematica.” affermò Elisa punzecchiando l’amica accanto a sé.
    “Ma com’è oggi che stai tutta eccitata?” chiese Stefania, lanciandole una gomitata.
    “Non è vero, sono semplicemente allegra.” rispose lei, abbassando lo sguardo.
    “E perché sei allegra?”
    “Boh, mi so’ alzata così.” ribadì Elisa spalmandosi la Nutella sulla fetta biscottata.
    “Certo certo…ma comunque, voi due…” continuò Stefania, puntando Laura e Sara con l’indice. “Non ce la raccontate mica giusta. Come mai ieri siete tornate così tardi? Cos’avete fatto?”
    Sara cercò invano di guardarsi attorno, mentre Laura poggiò la sua testa sul tavolo con gli occhi socchiusi.
    “Laura, non cercare di dormire per scampare la domanda, lo so quanto sei furba.” affermò Stefania, lanciando un pezzo di carta addosso all’amica.
    “Ma quanto siete antipatiche oggi? Non è che siete voi che dovete raccontarci qualcosa?” chiese Laura, alzando di scatto la testa dal tavolo.
    “Sì, ma solo se ci dite cos’avete fatto fino alle cinque di notte insieme ai vostri ‘boy’!” esclamò Stefania alzandosi dalla sedia.
    “Va bene!” rispose Laura dopo essere stata convinta. “Io sono stata con Dani in giro sino alle tre, poi fino alle cinque siamo stati in discoteca. E’ stato bellissimo, mi sono divertita un mondo! E poi gli ho dato lezioni di ballo, visto che, come ben sapete, è un impedito. E poi nulla, mi ha riaccompagnato qua. Contente?” disse infine Laura, facendo la linguaccia a Stefania.
    “Uhm, va bene. Ora tocca a Sara.” esclamò Stefania fiondandosi addosso all’amica.
    “Cos’è, volete farmi l’ottavo grado interrogatorio?” chiese Sara infastidita.
    “No, ma so per certo che la serata di Sara è stata più ‘interessante’ di quella di Laura…” rispose Stefania, sottolineando ‘interessante’ con voce maliziosa. “…senza offesa!” disse poi.
    “Dipende cosa intendi per ‘interessante’…” continuò Elisa, intromettendosi.
    “Elì!” esclamò Laura, guardando l’amica sbigottita.
    “E’ colpa di Pedro, capitela.” disse Stefania, accarezzando la testa di Elisa in segno di comprensione. “Ma non cambiamo argomento, Sara devi parlare! Questo silenzio mi mette, anzi, ci mette ansia..”
    Sara si sfregò continuamente le mani, alla ricerca di qualcosa da rispondere alle amiche terribilmente curiose. In realtà la sua serata è stata magnifica, forse anche fin troppo. Aveva avuto la prova lampante che Ste era il ragazzo giusto per lei, uno di quelli di cui puoi fidarti dall’inizio sino alla fine. Era convinta che, anche se la loro storia fosse finita, il rapporto con lui non sarebbe mai cambiato. Ste era carinissimo e tanto dolce con lei, e non solo perché le diceva efficaci frasi d’amore, ma soprattutto perché andava oltre l’apparenza. Voleva scoprirla, e non solo dal punto di vista fisico. E questo, ripeteva tra sé la ragazza, non era mai stato in grado di farlo nessuno prima d’ora, oltre lui.
    “E’ stata una serata stupenda. Siamo stati insieme sino alle cinque. “ rispose Sara, non facendo altro che ripetere l’inevitabile.
    “E cosa avete fatto di così stupendo?” chiese insistente Stefania.
    “Beh…in realtà noi…”
    Sara non riusciva a formulare la risposta, era troppo imbarazzata. Elisa si avvicinò sempre più curiosa, e Laura la guardava nella speranza che lo raccontasse a loro.
    “Se ve lo dico non dovete raccontarlo a nessuno.” disse, con un’espressione rigida.
    “E’ grave?” domandò Elisa, con gli occhi spalancati.
    “No. Abbiamo fatto l’amore.” riuscì finalmente a dire.
    Elisa spalancò la bocca e guardò Stefania, ormai bloccata da ciò che aveva appena sentito.
    Laura sobbalzò dalla sedia e fissò avidamente Sara.
    “Ma brava, ci diamo subito da fare” esclamò Stefania, inarcando un sopracciglio.
    “Non è subito, sono passate due settimane!” disse Sara in sua difesa.
    “Certo, due settimane sono tante…” continuò Stefania, punzecchiando sempre di più l’amica. “Almeno era dotato?” domandò sempre lei, scoppiando a ridere.
    “Stefi, ma che domande fai?” disse Sara spingendo da un braccio l’amica. “Comunque sì, è molto dotato, fidati.” continuò a dire, accennando un sorriso idiota.
    “Poi sono io quella pervertita…” esclamò Elisa, che stava ancora ridendo.

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    Ultima modifica di Honey*; 18-05-2013 alle 15:37

  3. #33
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buonasera ragazzi! Oggi non è stata una bella giornata, sto un po' scazzata ma questa è un'altra storia.
    Comunque vi lascio col la seconda parte del capitolo :3 scusate ancora se sono troppo estesa nella descrizione :c
    spero vi piaccia!

    "Preso dal panico fermati un attimo,
    perchè se vai più giù forse non ritorni più."

    La stessa mattina i ragazzi si incontrarono a casa di Ste. Per l’occasione, Ste aveva fatto sgomberare la casa ordinando a suo fratello, di qualche anno più grande di lui, di lasciare l’appartamento almeno sino al primo pomeriggio. Era già convinto che da un semplice suonata i suoi amici si sarebbero trattenuti molto più del dovuto, per questo preparò una decina di ciotole, contenenti alcune tra le tante leccornie che Ste aveva premurosamente conservato nella dispensa: patatine, salatini, cioccolatini e tramezzini e quant’altro avrebbero saziato a volontà i quattro amici ingordi, perché quando stavano insieme mangiavano davvero lo schifo più assurdo. Il primo ad arrivare fu Dani, che come al solito prese a parlare a macchinetta,senza riuscire a smetterla. D’accordo che metteva allegria a tutti, ma in certe occasioni, soprattutto alle undici della mattina avere qualcuno che si mette nell’orecchio e ti rimbomba nei timpani non è proprio piacevole. Dopo venti minuti, arrivò Ka e naturalmente, tanto per cambiare, Pedro dopo mezz’ora. Ormai non diceva neanche più scusa per il ritardo, gli amici ci avevano fatto l’abitudine.
    Ka si era già avventato sul piatto di patatine, raccogliendone alcune in un pugno. Ste gli diede un caz*otto, ordinandogli di lasciare il cibo, che sarebbe stato il loro pranzo. Pedro guardò i salatini e un’improvvisa fame lo colpì, fortunatamente Ste gli mollò uno schiaffo sulla mano, facendolo indietreggiare.
    Ka si allontanò, raggiungendo la sua amata chitarra, che sembrava supplicargli di suonarla e di sfregare quelle corde, che anche se per pochi minuti lo rendevano importante, una persona capace di regalare qualcosa alla gente, oltre che la sua faccia da idiota patentato, come osavano definirlo alcuni.
    “Oh ragà, questa domenica è il mio compleanno. Venite?” chiese Ste, con la schiena poggiata al tavolo.
    “Oh caz*o è vero, domenica prossima è il tuo compleanno, me ne stavo completamente dimenticando!” esclamò Dani, mettendosi le mani davanti alla bocca.
    “Ecco, ve l’ho ricordato. Allora, venite? Non è una domanda, è un ordine.”rispose fermamente Ste, versandosi da bere nel bicchiere.
    “Ma certo che veniamo, ti pare che non veniamo al tuo compleanno? Come possiamo mancare al compleanno dell’inimitabile ed incredibile Ste Finley? Lui è la vera anima dei Finley, il più tosto di tutti!” esclamò Pedro poggiando una mano sulla spalla di Ste. Per l’occasione, aveva sfoggiato una delle sue facce più convincenti. Del resto era forse la cosa che riusciva a fare meglio, dopo cantare: fare smorfie e prendere in giro i suoi amici. Tuttavia, questa sua finta smise di funzionare quando la sua risata non riuscì a contenersi. Ste lo guardò sdegnato.
    “Quanto ti hanno pagato per dire ‘sta put*anata?” chiese Ste, con le braccia conserte, lanciando un’occhiata penosa all’amico al suo fianco. Il resto dei compagni risero di gusto, mentre Ka si divertiva a lanciare patatine addosso a Dani, che con il suo portatile stava scegliendo i pezzi da riprodurre una volta iniziate le prove. Non lo stava curando molto, ma di tanto in tanto lo mandava a quel paese. Pedro e Ste raggiunsero il divanetto nero accanto ai loro amici, che si stavano dignitosamente riempiendosi di parolacce.
    “Dai Ka non fare lo scemo!” esclamò Ste “Piuttosto, mi spiegate cos’è successo ieri che non c’ho capito nulla?”
    “Allora, io sono stato con Laura, credetemi ho sentito una scossa tentennarmi continuamente il cuore. Da quando tempo non stavo così bene…” disse Dani, adagiando la testa sullo schienale.
    “Ma sentilo! S’è innamorato!” urlò Ka a gran voce, per manifestare il suo pensiero.
    “Dani lo sappiamo che sei innamorato, io vorrei sapere qualcosa su questi due caproni che mi stanno accanto..” rispose Ste, insospettito dallo strano modo in cui i due ragazzi deviassero il discorso. “Non me la raccontate giusta per niente. Vi decidete a parlare o vi devo tirare la lingua?” domandò Ste prima da una parte, poi dall’altra, guardando i due amici.
    “E va bene! Allora, hai presente quando me ne sono andato con Ka sopra le spalle?”
    “Beh?” chiese Ste, sempre più curioso.
    “Stefania è venuta con me e abbiamo accompagnato quel cogl*one a casa sua. Poi lei è rimasta con lui…e chissà cos’è successo!” continuò Pedro, assottigliando la voce sempre di più.
    “Non è successo nulla, siamo stati pochi minuti insieme, non fatevi filmini in testa!” replicò Ka con gesto sdegnato.
    “Ah davvero? E quando ti ha chiesto se fossi fidanzato e tu le hai detto che non lo eri ma che hai baciato la sua amica non è nulla? O quando le hai detto che ha le cosce grosse e lei ti ha detto che sei antipatico e che non uscirebbe mai con te?”
    Pedro e Ste rimasero con la bocca spalancata sino a quando Dani terminò. Ste posò il suo sguardo prima su Dani, poi su Ka, poi di nuovo su Dani e poi ancora su Ka, senza fermarsi un secondo. Il viso di Ka si fece terribilmente corrugato, implorava che l’amico smettesse di parlare della sua serata e si augurava che non deridessero di lui nella loro mente.
    Quella serata con Stefania non era stata proprio il massimo. Appena s’era alzato, aveva incrociato gli occhi della ragazza, che con molta premura stava rinfrescando la fronte di lui con un panno bianco morbido, quella notte faceva particolarmente caldo e l’afa imprimeva anche nell’edificio. Aveva ancora gli occhi socchiusi, non aveva una visione chiara e nitida della vista. Poi vedere l’amica che tanto gli piaceva a casa sua era ai confini dell’immaginabile, era impossibile che si trovasse lì con lui, e che i due fossero da soli. Diede per scontato che tutto quello che stava vedendo e sentendo fosse un sogno, un sogno magnifico dalla quale non avrebbe più voluto svegliarsi. Sdraiato dal divano, vide la ragazza allontanarsi dal soggiorno per raggiungere la cucina. Si soffermò a guardare, quel poco che la vista ancora assonnata e la sbornia gli permetteva, le gambe piccole ed affusolate di lei. Erano di un colore chiaro, ed era strano trovarne ancora di bianche, visto che tutte le ragazze andavano al mare ad abbronzarsi. Il viso radioso di lei tornò dalla cucina per mettersi di fronte al ragazzo, e gli sorrideva. Avrebbe voluto alzarsi dal divano, prenderla a sé, abbracciarla, inondarla d’affetto, baciarla sino alla nausea,mescolare l’odore dell’alcool che proveniva da lui con quello fresco di lavanda di lei, ma resto adagiato sul divano, nella speranza che qualcuno fermasse il tempo con chissà quale telecomando del tempo.
    Dopo più di mezz’ora, non riuscì a tollerare ancora di rimanere sdraiato in quella posizione, doveva fare qualcosa, giusta o sbagliata che fosse. Il destino non fu carino neanche questa volta con lui.
    Quando si alzò dal divano, apparentemente felice, la sua continua testardaggine e, diciamocelo, anche stupidità, manifestarono l’esatto contrario di ciò che egli aveva in mente: invece di parlare, litigarono. Invece di abbracciarsi, finirono col riempirsi di parolacce. E come se non bastasse, lui le aveva parlato di Elisa e del bacio di quella sera. Ma come diavolo gli era venuto in mente? Perché era così stupido e cocciuto in venticinque anni di vita ancora non riusciva a spiegarselo. Quando vide la ragazza andar via, un nodo alla gola lo strinse. Avrebbe voluto fermarla, dirle di rimanere perché avevano ancora tanto da dirsi, oltre le solite cattiverie, l’avrebbe riaccompagnata a casa anche a costo di farsi tre chilometri a piedi, pur di non farla tornare a notte fonda da sola. Invece non fu così, niente di ciò che desiderava si era avverato.
    E come se non bastasse c’era Pedro, che gli aveva procurato un lividore assurdo sullo zigomo. Di questo ancora non ne aveva parlato a nessuno, ma la macchia si era fatta sempre più evidente. Non era molto grande, ma se la sfiorava gli faceva un male atroce.
    Tutti questi pensieri invasero la mente di Ka, mentre gli amici ancora lo guardavano con stupore. Ka si voltò guardando l’amico infame che aveva rivelato tutto agli altri, e mentre continuava a detestarlo, si chiedeva come facesse a sapere della serata con Stefania, visto che lui non era presente. Ben presto tutti i misteri vennero a galla.


    eeeh Dani Dani!

    ps. anche Ka sa essere dolce quando vuole **
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    Ultima modifica di Honey*; 19-05-2013 alle 17:06

  4. #34
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buonasera a tutti! Finalmente il capitolo 23 si conclude, vi lascio con l'ultima parte, nell'attesa del nuovo capitolo.
    La storia si farà sempre più interessante e misteriosa
    Buona lettura, e grazie ancora per i commenti e le visite, non smetterò mai di ripetervelo

    (parte due)

    “Mi spieghi come fai a saperlo?” domandò Ka decisamente incaz*ato.
    “Laura mi ha detto tutto stamattina. Stefania ha parlato con lei.”
    “Sapevo c’entrava lo zampino della tua ragazza…e cos’altro ti ha detto?” chiese ancora Ka, questa volta amichevolmente nella speranza di riuscire a scoprire cosa pensava Stefania di lui dopo la loro ennesima litigata.
    “Che ti sei baciato Elisa.” aggiunse lui, determinato.
    “Ah, pure tu?” affermò Ste, ancora meravigliato.
    “Io l’ho baciata prima che la baciasse Pedro, però non significa nulla quel bacio, l’ho detto anche ieri a Pedro.” spiego Ka, soffermandosi a guardare Pedro, che evitava a sua volta di guardarlo. Era ancora notevolmente ferito per quella scoperta, ma non dava vederlo. O forse sì, non lo sapeva, non se ne rendeva conto.
    “Quindi hai baciato Elisa quando in realtà volevi baciare Stefania?” domandò Ste, non riuscendo a seguire più discorso.
    “No, l’ho baciata mentre ero mezzo ubriaco. E lei mi ha mollato un ceffone.”
    “E certo, chi è che si vorrebbe far baciare da te?!” esclamò Dani, avvolgendo un braccio attorno al collo di Ka e strofinando un pugno sopra i capelli.
    “Possiamo cambiare argomento per favore? Anzi, suoniamo, ci stiamo dilungando troppo a parlare…” intervenne Pedro, mentre gli altri ridevano.
    “Che c’è, qualcosa ti irrita?” domandò Ste accompagnato da un cenno della mano.
    “Niente Ste, lasciamo perdere. Voi invece che avete fatto ieri? Si da il caso che siate fidanzati, quindi ci sarebbe più da preoccuparsi..” domandò a sua volta Pedro, deviando furbamente la domanda postagli da Ste. Sorrise spontaneamente, immaginando spudoratamente i suoi amici con le rispettive ragazze. I dettagli sconci preferiva non inserirli nella sua immaginazione.
    “Io ho fatto sesso con la mia ragazza.” rispose sfacciatamente Ste, senza provare un briciolo di ripensamento. La serietà con cui aveva pronunciato quella frase aveva fatto morire dal ridere il resto dei compagni.
    “I retroscena non ce li dici?” domandò Pedro con insistenza.
    “Pedro, ma stai in astinenza?” chiese Ste all’amico, accarezzandogli i capelli e prendendolo in giro sulla sua virilità. Pedro gli bloccò il mento e gli diede una serie di schiaffi leggeri senza sosta, sino a quando Ste cominciò a parlare della sua serata con Sara. Era andato tutto benissimo,e sebbene fosse stato un po’ cinico nell’espressione, raccontò della prima volta con lei con tono pacato e romantico, come non aveva mai fatto in vita sua. Per la prima volta, non si sbilanciò nel raccontare i dettagli, era particolarmente riservato nella descrizione, voleva che nessuno sapesse ciò che accadeva tra lui e Sara. Stava proteggendo con tutte le forze quella storia, che ci teneva molto si vedeva ormai da un miglio. Ripetè svariate volte quanto fosse bella, dolce, solare, divertente e di quante cose belle potesse avere quella ragazza. I suoi occhi brillavano sempre quando parlava di lei, e al tempo stesso si faceva sempre più timido, come se non volesse mostrare il suo lato dolce e serio ai suoi amici. Loro l’avevano visto solo come il classico cogl*one casinaro, che si diverte a far casino con i suoi amici, anche se in fondo sapeva che gli stessi amici conoscevano anche il suo lato finora mai mostrato.

    Passata una buona oretta a parlare, i ragazzi finalmente si decisero a suonare. Passarono velocemente altre due ore, e dopo aver avidamente divorato tutto il cibo presente sul tavolo, i quattro amici si salutarono. Dopo un paio d’ore Ste aveva avvertito anche Sara e le altre, che entusiaste avevano accettato di parteciparvi.
    Per quasi tutta la settimana, tra impegni vari, i ragazzi non ebbero più occasione per rivedersi, si sarebbero fedelmente incontrati al compleanno di Ste come era previsto.

    E adesso chissà cosa succederà al compleanno di Ste eheh!
    Commenti: http://forum.teamworld.it/forum1743/...ml#post8393492
    Ultima modifica di Honey*; 21-05-2013 alle 15:33

  5. #35
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buonasera a tutti giovincelli! Oggi posto prima perchè sarò impegnata tutto il pomeriggio con lo studio, domani ho la verifica di Biologia, che Dio me la mandi buona
    ieri ho continuato la storia, e vi assicuro che sto molto molto più avanti di quanto crediate. AHAHAHA
    Nel frattempo godetevi il nuovo capitolo, fresco fresco. E grazie per i commenti.
    Buona lettura e fatemi sapere!

    23.

    “La verità è che avevo incrociato i tuoi occhi nel mezzo di una notte oscura,
    mi hanno illuminato la via e mi hanno portato a te.“


    Sette agosto.
    Il grande giorno era finalmente arrivato. Ste era leggermente teso quella sera. Non per il compleanno in sé, ma per gli invitati: erano più di un centinaio. Tra produttori discografici, amici sparsi qua e la per il Piemonte, parenti e anche qualche amica del liceo non si era reso conto di aver raggiunto un numero spropositato di invitati. Per carità, adorava organizzare party con un sacco di gente, ma quella volta aveva proprio esagerato. Rideva tra sé e sé, immaginando a cosa sarebbe andato in contro, visto che invitare più gente comportava una maggiore responsabilità. Scuotendo la testa, cercò di non pensarci, mentre si sistemava adagio la giacca dello smoking. In occasione del suo ventiseiesimo compleanno, Ste aveva deciso di mostrarsi più bello che mai, con lo smoking che aveva utilizzato al matrimonio di suo fratello lo stesso anno. Per dargli un tocco di sportività, come era solito fare, sotto la camicia bianca a maniche corte, che avrebbe sicuramente tolto durante la festa, indossò una maglietta grigia. L’idea non risultò molto abbinata ma a Ste non importava, voleva solo divertirsi quella sera. Poi era super emozionato perché era ufficialmente il suo primo compleanno da fidanzato, il che lo rendeva abbastanza teso.
    Dopo essersi preparato, il ragazzo ben vestito e profumato più che mai uscì di casa per recarsi al famoso locale dove si sarebbe tenuto il suo attesissimo compleanno. Festeggiava ogni anno lì, il proprietario era amico di suo padre, inoltre è stato lo stesso locale dove lui e i suoi amici avevano suonato la prima volta quando aveva conosciuto le ragazze. Ormai conosceva quel posto benissimo, e in un certo senso si era affezionato. Gli ricordava le vecchie uscite con suo padre quando era piccolo: dopo averlo portato al parco giochi, suo padre lo portava sempre lì e insieme mangiavano qualcosa. Fino a qualche anno fa era solo un piccolo bar dove ci andava giusto qualche persona, come gente del quartiere o che abitasse al centro. Fortunatamente Armando, il proprietario, è riuscito ad ingrandirsi e a trasformare il piccolo bar in un gran locale alla moda, con dei tavolini sparsi per la grande sala ed un’enorme pista, dove si poteva ballare sino a notte inoltrata. Di tanto in tanto, si organizzavano anche concerti, ma quelle erano serate prenotate direttamente dalle band o cantanti.
    Prima di arrivare al locale, Ste passò a prendere Sara. Il solo fatto di dover entrare con lei e di farsi vedere davanti a tutta quella gente mano nella mano con una ragazza, la sua ragazza, lo terrorizzava. Non si era mai trovato in una situazione del genere, era tutto nuovo per lui, anche il solo fatto di essere lì, di aver parcheggiato dinnanzi ad una casa ad aspettare l’uscita di una ragazza che avrebbe portato con lui, chiamandola con l’appellativo di fidanzata. Quando Sara si presentò davanti allo sportello, salutò timidamente il ragazzo con un cenno della mano. Ste, distratto dai suoi pensieri, non fece caso all’arrivo di Sara ma quando la vide davanti a sé rimase folgorato dalla sua indiscutibile bellezza. Aveva un vestitino argentato con delle paiette che ricoprivano tutto l’abito, creando un effetto scintillante, a volte accecante. Il paio di decolletè che indossava erano altissimi, quella sera sarebbe riuscita ad arrivare all’altezza del suo fidanzato, il solo pensiero la fece sorridere.
    “Cavolo, tu sei..sei…”
    “Hai tutta la sera per dirmelo.” disse Sara sorridendo.
    Dopo essere salita diede un bacio sulla guancia a Ste. Gli sussurrò dolcemente ‘buon compleanno’ in un orecchio, provocandogli un brivido incontrollato che attraversò tutta la spina dorsale. Un sorriso invase il volto di Ste, che per l’ennesima volta si sentì in paradiso insieme a lei. Con lei al suo fianco non aveva più paura di nulla, avrebbe affrontato anche gli ostacoli più difficili e impetuosi senza temerli, sarebbe riuscito a scalare le Dolomiti a piedi nudi o ad attraversare una palude piena di coccodrilli completamente nudo. Non temeva nulla accanto a lei, si sentiva invincibile e per lei avrebbe fatto praticamente qualsiasi cosa, anche a costo di varcare l’inimmaginabile.
    Scesi dall’auto, Ste afferrò la mano di Sara e la intrecciò assieme alla sua. Notò il suo anello scintillante sul suo anulare destro, aveva un diamante di swaroski al centro e rimase abbagliato dalla lucentezza della pietra preziosa. Chiese alla ragazza come mai aveva quell’anello, e dalla sua risposta capì che il regalo le era stato dato dai suoi genitori in occasione del suo battesimo.
    Non si dilungarono molto lì fuori, e salutando il bodyguard all’entrata, Ste e Sara entrarono nel locale, c’era già un po’ di gente. Stranamente Pedro, Ka e Dani erano già lì, impegnati a mandare giù il primo bicchierino di vodka. Ste rimase sorpreso nel guardare i suoi amici, era convinto del loro ritardo catastrofico, soprattutto da parte di Pedro. E invece erano lì, davanti ai suoi occhi. Non si erano accorti dell’arrivo del festeggiato. Ste, rivolgendo una faccia divertita a Sara, tossì profondamente, costringendo gli amici a voltarsi per guardarlo. Dani rimase col bicchiere ancora in bocca, visto che l’aveva afferrato con i denti. Pedro lanciò una risata maliziosa osservando minuziosamente il look particolarmente elegante dell’amico.
    “Oh oh, guardate Ste com’è elegante stasera!” esclamò Pedro, passando un bicchiere di vodka rispettivamente a Ste e Sara.
    “E’ il mio compleanno, mi sembrava giusto mettermi lo smoking.” Spiegò Ste, poi aggiustandosi il collo della giacca, continuò “Allora, come sto?” domandò, divertito.
    “Sei un sex simbol!” rispose Pedro, lanciando una gomitata all’amico.
    “Se fossi gay ci proverei con te!” affermò Ka, avvicinandosi ai due ragazzi.
    “Ecco, già comincia a dire caz*ate…per piacere non farlo ubriacare troppo stasera, vorrei averlo sino a fine serata, non so se mi sono spiegato!” disse poi Ste, rivolgendosi a Pedro.
    “Tranquillo, gli ho detto di stare lontano. E poi, oggi ha una situazione da risolvere…”
    Non potendo spiegare la situazione, Pedro fece un occhiolino a Ste, ricordandogli del discorso fatto da Ka il giorno prima: aveva promesso loro che si sarebbe dichiarato a Stefania e che avrebbe smesso di litigare con lei. Non sarebbe stato facile, questo lo sapevano, Ka non era mai stato un tipo facile, ma soprattutto non era mai stato un tipo diretto: girava sempre attorno alle situazioni, non arrivando mai al punto principale. Ma quella sera, dopo essere stato messo continuamente sottopressione da parte dei suoi amici, si era finalmente deciso a compiere quel passo, che avrebbe doluto compiere chissà quanto tempo prima, ma che per motivi personali non era mai riuscito a fare.
    Sara non comprese gli sguardi misteriosi che si stavano scambiando Pedro e Ste, e ignara di tutto sorrise forzata di fronte alle loro espressioni. Sentiva che le stavano nascondendo qualcosa, ma non riuscì bene a captare cosa. Per il momento decise di non indagare molto e di dedicarsi completamente alla serata e al compleanno del suo ragazzo. Inoltre attendeva l’arrivo delle amiche, che stranamente stavano facendo ritardo. Chiamò Laura, ma risultava spento. Pertanto decise di chiedere direttamente a Dani.
    “Dani, sai dov’è Laura?” domandò Sara, impaziente.
    “No, ma credo stia arrivando.” rispose lui, tranquillo.
    “Che strano, ha il cellulare spento. Va beh, aspetterò…” disse infine lei, per poi raggiungere Ste.
    Dopo dieci minuti le ragazze arrivarono più in forma che mai. Ora che erano arrivate, Sara capì la ragione per cui avevano fatto tardi: i tacchi, non poteva esserci altra scusa.

    Evvai sono riuscita ad inserirlo completo, evviva me **
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    Ultima modifica di Honey*; 21-05-2013 alle 15:31

  6. #36
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buon pomeriggio lettori carissimi! Anche oggi sono pronta con il nuovo capitolo, decisamente interessante
    voi continuate a farmi sapere cosa ne pensate, se vi piace, insomma tutti i vostri commenti ascolto tutti, sappiatelo u.u
    dopo questa piccola prefazione, vi lascio col capitolo.
    ps. sorprese in arrivo nei prossimi capitoli!

    24.

    “La vita che vogliamo la facciamo,
    perché diventiamo ciò che più desideriamo.
    Ed io voglio te, solo te e nessun’altra,
    perché ho bisogno della tua presenza in ogni stanza.”


    “Scusate il ritardo, ma il traffico ci ha tenute praticamente bloccate per dieci minuti.” spiegò Laura, una volta abbracciata l’amica.
    Laura abbracciò Ste e gli passò un pacchetto incartato con dei colori vivaci. Poi passò a salutare gli altri, prima Dani, poi Pedro, infine Ka. Su questo si soffermò a fare commenti poco carini sulla camicia orribile che aveva indosso quella sera: era a quadri bianca e rossa, stile tovaglia da trattoria. Laura lanciò una battuta che si sarebbe poi propagata tra gli amici più stretti del ragazzo. Ka rispose a tono all’amica, non esagerando con gli insulti, temendo che la mano di Dani potesse invaderli il viso e arrossarglielo con uno schiaffo di quelli da ricordare. Poi dopo le botte ricevute da Pedro qualche giorno prima non era proprio l’ideale farsi picchiare da un altro suo amico.
    Mentre Dani si allontanò con la sua fidanzata, stringendole un braccio attorno ai suoi fianchi, Ka e Pedro rimasero da soli con Elisa e Stefania. La situazione non era delle migliori, ed entrambi lo sapevano. A quanto pare, nessuno dei due si era degnato di scusarsi con le ragazze. Dopo lo scandalo del bacio, Pedro non aveva più fatto visita a casa di Elisa, neanche per salutare Stefania. Lo stessa valeva per Ka, che terribilmente imbarazzato per l’accaduto, aveva cercato di stare lontano alle amiche per quasi tutta la settimana, non ricordandosi però che la sera stessa del compleanno di Ste le avrebbe riviste.
    Neanche Stefania si era aggirata più a casa di Ka dopo quella sera. Era una tipa molto orgogliosa, e si era sentita particolarmente presa in giro quando il ragazzo moribondo le aveva raccontato dell’episodio con la sua migliore amica. D’altra parte però, riconosceva di averlo attaccato con paroloni ed insulti piuttosto pesanti. Ma non intendeva farlo seriamente, si diceva tra sé, voleva solo scherzare. Perché con lui si divertiva un mondo a scherzare, lui la sapeva far ridere, anche se rispondeva in modo brusco e a volte persino arrogante. A lei non importava come Ka la rispondesse o che cosa le dicesse in realtà, voleva soltanto una scusa per parlare con lui, anche la scusa più futile. Certo, iniziare un rapporto d’amicizia in questo modo forse non era stato un granché, ma non ci aveva dato peso più di tanto. In passato le sue amicizie con gli uomini erano basate tutte su litigi di poco conto, in fondo erano solo parole dette lì su due piedi, e naturalmente erano tutte una messa in scena. Quando diceva a Ka ‘sei orribile’ in realtà intendeva dire ‘accidenti se sei carino stasera!’, e quando lui rispondeva aveva un pretesto per parlare con lui. Poi nel momento in cui si attaccavano a litigare, attraverso alcune gesti o frasi dette dal ragazzo, Stefania riusciva a scoprire sempre più cose nuove. Ad esempio quando gli aveva detto ‘dovresti aggiornare il tuo look, non ti si può vedere’, Ka in tutta risposta le aveva detto ‘non mi piace la moda’, da una sola risposta Stefania aveva già scoperto una cosa nuova sul ragazzo. Era una tecnica infallibile, spiegava lei alle amiche, anche se il più delle volte un po’ insidiosa. Inoltre era curiosa di vedere fino a che livello si sarebbe spinto Ka, se mai avesse avuto il coraggio di ammettere di essere un deficiente, se l’avesse invitata ad uscire con lui come fanno tutti i ragazzi del mondo, se le avesse mai implorato di smetterla con i litigi e di iniziare a parlare e frequentarsi seriamente. Sino ad ora, di tutte le cose elencate Ka non aveva fatto ancora nulla, e lei ne era rimasta particolarmente dispiaciuta.
    Quella sera, sebbene Ka fosse di fronte a lei con degli occhi radiosi e splendidi come il mare, Stefania non si sentì neanche di attaccarlo con uno dei suoi soliti insulti gratuiti. Salutò il ragazzo con fare quasi costretto e abbassò gli occhi. Aveva uno sguardo spento, fragile. Non aveva esternato neanche un minuscolo sorriso, si era solo avvicinata ai ragazzi per salutarli.
    Sara bisbigliò qualcosa nell’orecchio di Ste, ordinandogli di seguirlo, in modo da lasciare i quattro amici da soli.
    “Beh, noi andiamo a farci un giro…ci vediamo dopo.”
    Ste si allontanò con la fidanzata allo stesso modo di Laura e Dani. In quell’istante un alone di silenzio avvolse i ragazzi, isolandoli dal resto degli invitati. Quasi come se fossero stati catapultati in un’altra dimensione, i quattro non riuscirono a tirar fuori una parola. Ka e Pedro si guardarono tra loro, e dopo avere accennato un misero ‘ciao’ con la mano, Pedro fece un passo avanti in corrispondenza di Elisa.
    Il suo cuore cominciava a battere sempre più forte, temeva che qualcuno potesse sentire la frequenza dei suoi battiti e dirlo a tutto il mondo. Era da giorni che non la vedeva, gli era mancata in maniera allucinante. Si era sentito uno stupido ad averla lasciata lì, in casa, da sola, a litigare con la sua amica, per andare a prendere a pugni il suo amico. Era stato un gesto così immaturo che avrebbe voluto cancellarlo dalla sua mente, quasi come se non fosse mai esistito. Imbarazzato come il suo solito, Pedro improvvisò domande a caso, come ‘tutto bene?’ o ‘ti piace la festa?’. Notando la faccia incredula della ragazza di fronte a sé, si guardò intorno sperando di trovare il coraggio di parlarle seriamente. Lo sguardo di Stefania si posò su di lui, incitandolo a parlare con Elisa. Gonfiando i polmoni e inspirando profondamente, Pedro riuscì ad estrapolare la sua domanda.
    “Vieni con me?” domandò lui, lanciando alla ragazza un sorriso imbarazzato.
    Sorpresa, Elisa annuì alla richiesta di Pedro, e nel giro di pochi attimi salutarono i due amici. Ormai non c’era più via di scampo: Ka e Stefania erano rimasti soli.

    eeeeeeeeeeeeeeh adesso non potete non essere curiosi
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    Ultima modifica di Honey*; 22-05-2013 alle 16:51

  7. #37
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buonasera ragazzi! Sono tornata Sono riuscita a liberarmi ed ho continuato a scrivere, quindi vi posto il nuovo tanto atteso capitolo.
    Naturalmente continuate a commentare e a seguire la storia.
    vi adoro

    25.

    “Dimmi che mi ami almeno un po’,
    quel po’ che si può dire per non morire.
    Dimmi che mi ami almeno un po’
    e il mio cuore capirà.”

    Pedro si allontanò dal resto degli invitati. Mentre deviava la massa di persone che stavano popolando il locale quella sera, il ragazzo aveva intravisto alcuni dei suoi compagni di liceo, e persino vecchi vicini di casa, che non vedeva ormai da una vita . Fu sorpreso nel ritrovarli, in modo particolare due di questi giocavano con lui e Ste al calcetto quando erano ancora molto piccoli e non potevano muoversi dal quartiere di casa. Pensò di andare a salutarli più tardi, adesso non ne aveva né tempo né voglia.
    La sua mente era totalmente concentrata sulla ragazza che gli era accanto, un di quelle capaci di toglierti il respiro e restituirtelo in men che non si dica, pensava lui. Sì perché Elisa, oltre ad essere brillante e divertente, possedeva un bellezza particolare, capace di coinvolgere anche la persona meno interessata del mondo. I suoi occhi parlavano al posto suo, erano in grado di comunicare anche più della parola in certi casi, e Pedro se n’era accorto proprio quella volta in cui la ragazza gli aveva confessato gran parte della sua vita. Era onorato di essere ufficialmente entrato a far parte del suo mondo, sapere della sua vita, triste o bella che fosse, lo ha reso molto più forte e capace di starle accanto nel modo giusto. Non voleva sbagliare un’altra volta con lei, con questa serata avrebbe sistemato il danno fatto involontariamente della scorsa sera. Uscirono dal locale, trovando un po’ di serenità, e si sedettero sulle scale dell’entrata secondaria. La scelta di quel posto non fu casuale: anzitutto non c’era nessuno, e poi l’accesso era solo per i proprietari del locale, e siccome il proprietario conosceva benissimo lui e i suoi amici gli aveva dato il permesso di starci.
    “Siediti” disse lui, esortando la ragazza a sedersi accanto a lui.
    L’idea di sedersi per terra non fu delle migliori visto che Elisa quella sera indossava un vestitino molto corto, ma non potè di certo rifiutare, pertanto si sedette, tirando il vestitino dal basso per coprirle un po’ le gambe. Pedro scoppiò a ridere, lanciando uno sguardo misterioso alla ragazza.
    “Che hai messo a fare un vestitino così corto se poi non vuoi farti vedere le gambe?” disse Pedro, stuzzicando l’amica.
    “Non sapevo dovessi sedermi per terra, scusami!” esclamò Elisa in sua difesa, dando un leggere colpetto sul braccio di Pedro. Entrambi risero nuovamente, poi Pedro si fece di nuovo serio.
    “Senti, volevo chiederti scusa per l’altra sera, sono arrivato a conclusioni affrettate senza neanche sapere la tua di opinione. Scusami ancora.”
    “Non importa, ti avevo già perdonato, e ti avrei perdonato anche se non mi avessi fatto le scuse.” disse Elisa chinando lo sguardo “Anche se, onestamente, preferisco che tu me le abbia fatte.” Continuò lei, accennando un sorriso ironico. La sua risata coinvolse anche Pedro.
    “Ora però devi togliermi una curiosità.” disse lui, fermamente.
    “Dimmi.”
    “Chi bacia meglio tra me e Ka?” domandò poi lui, spudoratamente.
    “Pedro!” esclamò poi Elisa, spingendo con due mani l’amico “Mi hai fatto prendere un colpo, pensavo che dovessi dirmi!”
    “Allora? Non mi hai ancora risposto.” disse nuovamente il ragazzo, facendosi sempre più insistente.
    “Non te lo dico. “ rispose lei, sorridendo.
    “Perché? Mi nascondi qualcosa?”
    “E’ inutile che mi riempi di domande con la speranza di imbambolarmi, non ci riesci.” ribadì Elisa con un indice rivolto verso il ragazzo.
    “E va bene, mi arrendo!” disse infine Pedro con le mani in alto “Almeno dimmi se so baciare bene.” chiese ancora.
    “Uhm…abbastanza.”
    “Abbastanza che vuol dire?” domandò Pedro sempre più divertito.
    “Abbastanza vuol dire abbastanza.” replicò lei, stando al gioco.
    “Sì ma non sei precisa. Abbastanza può significare poco tra tanti o tanto fra pochi, o poco tra pochi o tanto fra tanti, o tanto fra pochi o poco fra tanti..ah, no, l’ho già detto..”
    Il discorso poco chiaro intrapreso da Pedro mandò in tilt la ragazza, la quale non sapeva come ma soprattutto cosa rispondere.
    “Va bene, mi arrendo: baci meglio di Ka. Contento ora?” disse infine lei, con il fiato alla gola.
    “Lo sapevo, lo sapevo!” esclamò lui in maniera composta.
    “Ora mi sembri Ka, quindi ritiro ciò che ho appena detto.”
    “No no ti prego, non farò più la parte del montato, te lo giuro!” esclamò lui con fare divertito.
    “E per te?” domandò Elisa, lasciando perplesso Pedro.
    “Per me cosa?”
    “So baciare?” domandò lei con un sottile filo di ironia.
    “Hai capito alla ragazza che tipetta curiosa!” esclamò Pedro strofinando una mano sui capelli della ragazza sino a scompigliarglieli tutti.
    “Ma no, è solo uno scambio di pareri, tutto qua. Tu ci vedi sempre e solo malizia..” spiegò Elisa in tutta calma.
    “Uhm, sì, sai baciare. Sei discreta.” rispose lui, coprendosi la bocca con una mano per trattenere una risata.
    “Discreta? Ma come osi?” controbattè Elisa, scagliando un pugno leggere sul braccio del ragazzo. “Dai che scherzo.” spiegò lui infine, facendosi di colpo serio. “E comunque, a parte tutta ‘ste put*anate, ho dimenticato di dirti una cosa, forse la più importante di tutte.” continuò a spiegare Pedro, suscitando un certo interesse nei confronti di Elisa.
    “Cosa?”
    “Sei bellissima stasera.”
    Elisa abbassò lo sguardo di colpo, provando un immenso imbarazzo per il complimento appena ricevuto. Chinò la testa da un lato e guardò amorevolmente il ragazzo, sorridendogli.
    “Grazie.” si limitò a dire.
    Lui le sorrise, mostrandole tutto l’affetto di questo mondo. E lei si sentì improvvisamente in paradiso. Quando le sorrideva, una piccola porta dal cielo le si spalancava e le permetteva di accedervi. Quel sorriso, quanto le piaceva! L’aveva descritto come il sorriso migliore di sempre, come il sorriso perfetto. Era un sorriso sincero, di quelli che provenivano dal cuore, e lei stessa se n’era accorta dalla serenità che Pedro manifestava ogni volta che stava con lei. Era felicissima del risultato ottenuto, vederlo così tranquillo le riempiva il cuore di gioia.
    Nei giorni successivi alla litigata non aveva avuto più modo di vederlo. Lui non s’era fatto vedere, non l’aveva neanche cercata. Di questo, soprattutto all’inizio, lei ne aveva risentito, arrivando a ipotizzare persino che non si sarebbero più parlati o peggio, che la detestasse. Aveva atteso a lungo questo suo ritorno, e rivederlo dopo diversi giorni accanto a lei che le stava sorridendo e stava scherzando con lei permise alla giovane di sbarazzarsi di tutti i pensieri negativi finora avuti in mente e cominciare una buona volta a pensare in positivo.
    Il tempo passò in fretta, l’orologio di Pedro segnò le ventidue. Subito il ragazzo ricordò all’amica di rientrare dentro per festeggiare il compleanno. Messo piede nella sala, ecco scatenarsi i primi ragazzi, alle prese con le danze senza dubbio più strane e ridicole di sempre. Elisa scoppiò a ridere osservando i passi scordinatissimi dei ragazzi, mentre Pedro esortò il dj a cambiare canzone in modo da permettere a tutti di ballare. Il dj, un ragazzo biondo, sulla trentina d’anni, accontentò l’amico, servendogli un pezzo melodico, adatto da ballare a coppie. La sala fu circondata da una serie di coppiette e fidanzatini, alcuni dei quali si stavano scambiando effusioni. Tra questi c’erano anche Dani e Laura, mentre Ste e Sara per l’occasione si trovavano al centro della sala. Dani e Ste stavano lanciando occhiate d’incitamento all’amico. Voltandosi verso Elisa, le sussurrò qualche parola nell’orecchio. Facendo rimbombare la voce, mise una mano davanti alla bocca e si avvicinò all’orecchio della ragazza.
    “Mi concederesti questo ballo?” chiese lui.
    Boom boom, boom boom, questo era tutto ciò che riusciva a sentire Elisa. Con un nodo alla gola e un’ansia tremenda, rimase sorpresa di fronte alla proposta del ragazzo, quasi perplessa. Le aveva chiesto di ballare. Lui. A lei. Lui, lei, lui, lei. Aveva ripetuto quei monosillabi trentamila volta tutti in un secondo, rendendosi conto di non essere mai riuscita a dire così tante parole in così poco tempo. Non si spiegava ancora perché il suo cuore battesse come la prima volta che si era innamorata, non si spiegava le ragioni per cui ogni volta che sfiorava la sua pelle calda e morbida sentiva un calore negarle il respiro, o quando lui le sorrideva e lei si perdeva tra i suoi incisivi.
    “Cosa?” domandò lei, ancora sorpresa.
    “Voglio, anzi, devo ballare con la ragazza più bella della serata, quindi poche storie e seguimi!”
    Nel giro di pochi attimi si trovò da un piccolo angolino quasi nascosto della sala ad essere catapultata al centro, con tutti gli altri fidanzatini alle prese con le loro effusioni sdolcinate.
    Le cinse le mani attorno ai fianchi, e con sguardo sicuro si rilassò davanti a lei, sorridendole. La avvicinò ancora di più a lui, sentendo le contrazioni muscolari farsi sempre più intense, e quando Elisa avvolse abbandonò attorno al collo di lui le sue braccia ed ebbe incrociato i suoi occhi, si sentì perdere il respiro. Non sapeva sino a quando avrebbe potuto reggere senza baciarla, era una missione quasi impossibile. I loro visi erano a pochi centimetri l’uno dall’altro, non avrebbe potuto desiderare di meglio. Lei che stava ballando con lui, e lo stava guardando, e gli stava sorridendo, e lui sentiva le farfalle penetrarli nell’apparato digerente, consumandoglielo poco a poco. Cavolo, era una sensazione strana, assurda, incredibile, irreale.. Forse era davvero innamorato di lei. Forse era solo attrazione fisica. Forse ancora non lo sapeva.

    che dite, vi ho accontentato?
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    Ultima modifica di Honey*; 26-05-2013 alle 16:56

  8. #38
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buonasera a tutti raga! Eccovi la seconda parte del capitolo!
    Reggetevi forte che ci saranno sorprese in arrivo, pronte a stravolgere il resto della storia!
    vi ringrazio vivamente per il vostro affetto e la vostra attenzione, i vostri commenti mi fanno tanto piacere così come le visite, naturalmente.

    ps. adoro questo capitolo, è uno dei miei preferiti **




    “Tu sei la volta giusta,tu sei la svolta giusta.”

    Il calice di vino rosso barcollava lievemente a causa del tremolio evidente della mano di Ka. Non era mai stato così ansioso, neanche quando suonava gli tremavano le mani. Eppure in quell’istante così apparentemente banale sentiva qualcosa soffocarlo. Poggiò il bicchiere sul tavolino e allentò la cravatta azzurra che gli stringeva il collo, e sbottonò i primi bottoni della camicia bianca. Forse, si augurava, era la camicia a farlo sudare così tanto, o la cravatta a non permetterli di non respirare. La sua bocca s’era prosciugata di saliva, nonostante avesse bevuto già due bicchieri di vino. Si sentiva nuovamente la gola secca. Eppure non aveva parlato, era rimasto in silenzio per tutto il tempo.
    Aveva fatto allontanare Stefania, non le aveva detto nulla, ancora una volta. Si sentiva terribilmente in colpa, non era riuscito a mettere da parte l’orgoglio neanche stavolta. Girò attorno a sé, con la speranza di ritrovare la sagoma della ragazza, ma c’era così tanta gente che non riusciva a distinguere bene gli invitati. La sua vista si stava sfocando sempre di più, il che la fece terribilmente preoccupare, visto che non aveva mai avuto problemi legati alla vista. Nella sua mente pian piano rimbombavano sempre più forte le voci dei presenti, la musica ad alto volume, le urla dei camerieri da lontano che invitavano gli invitati a sposarsi per farli passare. Il connubio di tutte queste forme confusionarie portarono Ka ad un vero e proprio stato confusionale. Ka decise di allontanarsi per un po’ da tutto quel frastuono che gli stava rovinando la serata, continuando a cercare Stefania.
    Non sapeva perché la stesse cercando, visto che era stato proprio lui stesso a farla andare via. Sapeva solo che il suo istinto stava parlando e agendo al posto suo. Forse una volta incontrata non le avrebbe nuovamente rivelato nulla per lei, ma tanto valeva provarci, ripeteva. Presto, però, anche le forze fisiche finirono per mancarli, e simultaneamente al momento in cui chiuse gli occhi, cadde per terra, ormai sfinito.
    Quando riaprì gli occhi, Ka si trovò steso su un divanetto stile impero, mentre la sua testa poggiava sulle gambe scoperte di una ragazza che ancora non aveva riconosciuto. Aveva i capelli lunghissimi castani sciolti, che aveva accuratamente fatto cadere dalla parte sinistra. Non aveva fatto caso a cosa indossasse, l’unica cosa che lo aveva colpito era la collana che scendeva oltre il seno, color avorio. La ragazza era presa ad accarezzargli la fronte, nella speranza che servisse a far prendere conoscenza al ragazzo. Lui aveva percepito le sue attenzioni, ma essendo ancora moribondo non poteva reagire. Quel volto gli era molto famigliare, eppure non riusciva ancora a comprendere a chi appartenesse.
    “Su Ka, svegliati, dai non fare il deficiente, lo so che mi senti!” aveva replicato la giovane, accarezzando la cute del ragazzo disteso su di lei. Strizzandosi gli occhi e stropicciandoseli con le mani, Ka finalmente riuscì ad aprire gli occhi. Alzò la testa e si passò le mani tra i capelli, massaggiandosi la nuca addolorata.
    “Ma che è successo?” domandò lui, socchiudendo gli occhi per via della luce del corridoio.
    “Sei svenuto e hai sbattuto la testa per terra. Mi sa che ti sei fatto un bel bernoccolo dietro la nuca, controlla!” spiegò la ragazza, per poi passare una mano dietro la testa del ragazzo, sentendo una protuberanza proprio al livello del cranio. Ka emise un urlo di dolore.
    “Ahia!” urlò lui, alzandosi immediatamente dal divano “Ma com’è accaduto? Non mi ricordo nulla.”
    “A quanto pare hai pure perso i sensi. Mi sa che è più grave di quanto pensassi.” affermò la ragazza misteriosa, massaggiandosi le gambe addormentate.
    “Che ore sono?”
    “Le undici e mezza.”
    “Oh caz*o è tardissimo! Staranno già tagliando la torta! Ste mi uccide se non ci sono!” esclamò Ka mettendosi le mani attorno alla fronte in segno di disperazione. Si sistemò la camicia, ormai stropicciata, e si tolse la giacca di dosso, poggiandola su un braccio. “Ah, comunque grazie per avermi aiutato.” disse poi lui.
    La ragazza si alzò dal divano, abbassandosi il vestitino dorato. Guardò Ka in segno di sfida, aspettandosi una domanda sulla sua arcana identità.
    “Posso sapere il tuo nome?” domandò lui infine, cedendo alla ragazza. “Tu sai il mio, quindi devo supporre mi conosca.”
    “Certo che ti conosco, Ka. E fidati, tu conosci me.” ammise lei con le braccia conserte.
    “Dimmi come ti chiami.”
    “Secondo te chi sono?” chiese lei avvicinandosi al ragazzo, con aria soddisfatta.
    Ka entrò ufficialmente nel pallone, i suoi capelli li aveva già visti, pure i suoi occhi, e le sue gambe. Ricordò in maniera sfocata qualche ricordo del liceo, non riuscendo però a cogliere il dettagli più importante. Rimase impassibile, e facendo spallucce rispose di non saperlo al momento. In un secondo momento avrebbe indagato sulla sua identità.
    “Ci rivedremo molto presto, e scoprirai tutto. Adesso va e divertiti, e fai gli auguri a Ste da parte mia. Mi siete mancati.”
    La ragazza sbatté bruscamente la porta d’ingresso, lasciando Ka con un dubbio da risolvere.
    Chi era questa ragazza? Come sapeva il suo nome? Perché era lì? E quella frase ‘mi siete mancati’ cosa voleva insinuare? Era assodato lo conoscesse, e per ovvie ragioni conosceva anche gli altri, ma chi era? Perché non riusciva ad avere un ricordo preciso di lei? Eppure lei sapeva benissimo il suo nome, gli aveva massaggiato la fronte, e gli aveva sorriso. Poi l’aveva guardato in segno di sfida, ma sfida di cosa? Che cosa voleva? Perché in quel preciso istante si trovava in quel preciso posto? Cosa era venuta a fare? A fare gli auguri a Ste? Se sì, allora perché non s’era fermata? Perché era scappata? Aveva qualcosa da nascondere, prima fra tutte la sua identità. E poi quel ‘ci rivedremo molto presto’? Perché? Era una provocazione forse? Perché l’aveva lasciato con quel dubbio emblematico da risolvere? Già aveva perso in parte i sensi e aveva passato mezza serata in convalescenza, adesso ci voleva anche questa ragazza. Io devo ancora risolvere con Stefania e adesso come per magia appare questa. Ma che diavolo mi sta riservando il destino? Vuole mettermi ancora più nei casini di quanto già ci stia?Ma non mollo, questa volta non mollo. Stefania saprà tutto, come io saprò tutto di quella ragazza.


    chi sarà mai la ragazza misteriosa? bah u.u
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  9. #39
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    26.

    “Ti sembro cambiato ma sono sempre io,
    e quanto tempo è passato, ma sono sempre io.”

    Ka aveva varcato la porta d’ingresso. Un venticello fresco prese in pieno il suo viso, massaggiando lievemente i suoi capelli sudati. Accese una sigaretta, notevolmente nervoso. Stefania. Stefania. Stefania. Stefania. Non aveva mai ripetuto quel nome così tante volte, forse si era fissato. E poi, quella ragazza. Il mistero. Stefania. La ragazza misteriosa. Prima un pensiero, poi un altro. Poi di nuovo la ragazza bruna, e poi ancora Stefania. Sì, Stefania, il suo vestito rosa confetto che andava a completo con il suo rossetto color carne. Non le aveva detto quanto la trovasse bella, quanto era invidioso di chiunque quella sera avrebbe potuto parlare e scambiare qualche parola con lei, ma soprattutto quanto fosse stupido, ma forse questo lei già lo sapeva.
    “Ka, ma allora sei qui! Su, entra dentro, stanno servendo la torta.”
    La voce di Sara ruppe il silenzio assordante che padroneggiava attorno a Ka, mentre la sigaretta sembrava parlare al posto suo.
    “Non mi va di entrare. Anzi, penso me ne tornerò a casa.” spiegò lui infine, scuotendo la cenere dalla sigaretta.
    “Ma, Ka…”
    Ka si voltò immediatamente, seguendo lo sguardo di Sara. Era stanco, spossato, debilitato, logorato nel profondo. Non si era mai sentito così prima d’ora. Non era la prima sensazione nuova che aveva provato, da quando Stefania era entrata nella sua vita. Interruppe il discorso della ragazza, precedendole.
    “Salutami Ste, e dagli le scuse da parte mia se non sono potuto rimanere fino alla fine.”
    Sara confermò, scuotendo la testa dall’alto verso il basso. Salutò a malincuore l’amico che stava andando via, augurandogli buonanotte. Ka non rispose, si limitò a salutare Sara con un cenno distratto della mano. Con le mani nella tasca, Ka raggiunse la sua auto, estrasse dal taschino della giacca le chiavi e aprì lo sportello. Gettò all’indietro la sua testa,socchiudendo gli occhi. Era particolarmente stressato, nonostante non avesse fatto nulla. Non s’era divertito, non aveva ballato, non aveva mangiato la torta, e non aveva fatto nulla di tutto ciò che avrebbe voluto fare. Sentì nuovamente una sensazione orribile dentro di sé, una vocina che gli ripeteva ‘sei un fallito, Ka, sei un fallito’ e non smetteva di riecheggiare nella sua mente. Scacciò velocemente quel pensiero accendendo lo stereo dell’auto. Il travolgente assolo di Slash lo calmò di colpo, rilassando le sue tempie doloranti. Mentre alzava il volume, però, si accorse di uno strano mugolio. All’inizio non ci fece molto caso, ma dalla seconda volta ascoltò attentamente, tese l’orecchio fuori dal finestrino per cercare di capire da dove provenisse: era poco distante da lì. Ma chi poteva essere, si domandava incuriosito e al tempo stesso spaventato. Scese dalla macchina e girò attorno ad essa, tendendo l’orecchio verso l’esterno, quella voce non doveva essere molto lontana. Fece qualche passo a destra, ma si accorse che la voce proveniva dall’altra parte. Passò dal lato sinistro della macchina, e con molta cautela si intrufolò dietro qualche albero seccato. La voce si faceva sempre più vicina, ormai c’era arrivato. Dietro ad una muretto di cemento, intravide una figura femminile. Stava piangendo, e in mano aveva un fiore. S’era rannicchiata su sé stessa, con le ginocchia stette sul petto e la fronte che poggiava su di esse. Le sue braccia stringevano le gambe magroline quasi come un esasperato gesto d’affetto, e le sue lacrime inondarono la pelle, bagnandola sempre più. Alzò la testa, asciugandosi le lacrime con il palmo della mano, passando il contorno dell’occhio con un dito. A quel punto Ka riconobbe il vestito rosa confetto della ragazza, e un improvviso attacco di panico lo colpì. E lui non aveva mai avuto attacchi di panico.
    “Stefania, che succede?” domandò lui, seriamente preoccupato.
    La ragazza lo guardò con gli occhi lucidi, facendo una smorfia di dolore. Ka si gettò per terra accanto a lei e l’abbraccio, invadendole la schiena con le sue braccia possenti.
    “Allora, mi vuoi dire che succede? Mi fai stare con l’ansia a mille quando non parli…” disse lui, morboso.
    “Sono così triste Ka, non l’ho fatto mai capire a nessuno, ma in realtà soffro anch’io, come tutti gli esseri umani. E ora…” spiega, scoppiando nuovamente in lacrime “non ce l’ho fatta, ed eccomi qui, nel bel mezzo della notte, durante il compleanno di un mio amico, a piangere e disperarmi come una matta. “
    Stefania non riusciva a trattenere le lacrime. Coprì il volto con entrambe le mani, e si lasciò abbandonare all’abbraccio simultaneo di Ka, che non la lasciava neanche per un secondo. Si sentiva così pienamente soddisfatto accanto a lei, la sua vita aveva finalmente un senso con lei accanto. Ma non poteva sopportare di vederla in quello stato, lei era così giovane e bella per passare il resto della serata a piangere. Lui l’avrebbe aiutata, la doveva aiutare ad ogni costo, solo così avrebbe scacciato definitivamente quegli assurdi pensieri che si era fatto la sera stessa prima di quel fatidico momento.
    “Che hai, Stefi? Sfogati, io sono qui.”
    “Ma tu mi odi..” spiegò lei, con aria malinconica.
    Ka si staccò d’impeto dalla ragazza. S’era sentito particolarmente ferito per ciò che le aveva appena detto. Ma come poteva pensare che la odiasse se la stava consolando? Perché ogni volta che stava con lei qualcosa doveva andare a finire male? Perché stare con lei non era facile come passava le notti con le altre ragazze? Perché era così difficile? Perché lui era così dannatamente cocciuto e orgoglioso e lei così…così…così lei? Era la sua versione femminile, si comportava al suo stesso modo.Esplodeva quando non ne poteva lui, come aveva fatto lui quella sera; credeva che lui la odiasse, come ha sempre creduto anche lui. Perché erano così uguali? In quell’istante Ka comprese davvero che andare d’accordo con uno come lui non era mai stata una passeggiata, e adesso stava combattendo con un altro suo clone, tutto al femminile.
    “Dannazione Stefania, smettila di dire che ti odio!” esclamò lui, brutalmente. “Come diavolo devo farti capire che non ti odio? Io non ti ho mai odiata e mai potrei farlo. Da quando abbiamo litigato sto di mer*a, non faccio altro che pensarti giorno e notte. Sei diventata la mia droga, Stefania. Non posso odiarti, non posso. Neanche con tutte le forze di questo mondo ci riuscirei.”
    Ka si meravigliò di tutto ciò che era appena riuscito a dirle. S’era dichiarato, il che non poteva che renderlo felice. In compenso però, si sentiva abbastanza a disagio: non aveva mai fatto nulla prima d’ora, parte terza.
    “Oh Ka, tu mi dici queste cose così carine, mentre io sto piangendo. Vuoi farmi piangere il doppio vero?” disse lei, di nuovo con le lacrime agli occhi.
    “Nessuno merita le tue lacrime, Stefania.” replicò lui a voce bassa.
    “Neanche tu?”
    “Io in primis. Sono stato un egoista con te, mi sono comportato da perfetto maschilista, ora ne sono consapevole. “ spiegò lui, amorevolmente “Ma adesso smetti di piangere, asciugati quelle lacrime e fammi vedere il tuo sorriso, perché quando sorridi sei perfetta.”
    Il cuore di Stefania riprese a battere più forte di prima. Non aveva ancora spiegato a Ka che la ragione per cui si trovava lì, gettata per terra a piangere, era stata proprio lui. Lui che non l’aveva guardata, non le aveva parlato, l’aveva lasciata sola nella sua insicurezza, non le aveva chiesto scusa per la serata e non s’era nemmeno avvicinato a lei per scherzare in sua compagnia. L’avrebbe fatto anche lei stessa, se solo lui non si fosse volatilizzato nel nulla. Un minuto prima era in pista, un minuto dopo era sparito. Presa dalla più totale disperazione, Stefania era uscita dal locale in lacrime e accanto ad un muretto aveva riversato tutta la sua tristezza.
    “Io ti amo, Ka. Dovevo dirtelo prima, ma sono così orgogliosa e stupida e cocciuta e idiota e tanto altro che non l’ho fatto. Ma ora ne sono convinta, tanto da poterlo urlare al mondo intero: io ti amo.”
    Ka rimase paralizzato da quelle parole. Il suo capo era fermo, rigido, bloccato come una pietra. Il suo sguardo s’era posato sulla ragazza, ed era ancora senza parole. Qualche secondo dopo, riprese un sospiro a intermittenza, che si fermava sempre con un sorriso dimezzato di Ka. Gli aveva detto che lo amava. “Ti amo Ka”. Oddio, sembrava così bello, lei era così bella. Era una pronuncia magnifica, e l’aveva pronunciato due volte. Era rimasto sbigottito più che mai. Lei lo amava, no, non poteva essere possibile, doveva essere tutto un sogno. No, Stefania non poteva amarlo. O forse sì. Era sì, gliel’aveva detto, due volte. Due volte, oddio, due volte. Quanto poteva sentirsi felice? La sua autostima si era sollevata in un battibaleno, i suoi pensieri strani avevano smesso di tormentarlo, e lui ancora non rispondeva. Ancora era ammutolito, nessuna gli aveva mai detto ‘ti amo’, parte quattro. Quante cose avevano in comune, loro due?! Se lo stava ripetendo come un idiota, soffermandosi sulla lista di aggettivi che aveva usato lei per definirsi, che guarda caso erano gli stesi che aveva usato lui in tutto quel tempo. Oddio, che coincidenza, pensava. O forse non è solo coincidenza? Forse lei fa davvero parte di me, è la parte che mi è sempre mancata ed ora ho trovato.
    “Stefi..io…ti…ti…”
    Dai, ce la puoi fare, sono due parole, due paroline messe in croce, dai Ka, dai. La vocina parlante di Ka stava prendendo il sopravvento su di lui. Non ci riusciva, era troppo difficile.Troppo complicato. Troppo non da lui. Balbettava, sudava freddo, imprecava.
    “Sì lo so, tranquillo, apprezzo che ci abbia provato. “rispose Stefania, sorridendogli.
    Ka avvolse un braccio attorno alla ragazza, bloccandole il viso con un bacio mozzafiato. La luna splendeva candida su di loro, erano ormai l’una di notte e di una cosa era convinto: adesso aveva finalmente toccato il cielo con un dito.
    Ultima modifica di Honey*; 30-05-2013 alle 19:19

  10. #40
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    Predefinito Re: Vorrei azzerare tutto, e ripartire con te.

    Buon pomeriggio ragazzi! Sono tornata per postarvi il nuovo capitolo.
    Lo dividerò in due parti perchè tw non mi fa postare :c non siate troppo curiosi ahahah

    27.

    “Dimmi perché? Le nostri mani ferme a quel momento.
    Dimmi perché tutto brucia intorno a questo inferno?”

    In qualche strada sperduta di Milano Pedro passeggiava tranquillo in compagnia di Elisa. Ormai avevano lasciato la festa da un bel po’, Pedro per scusarsi aveva mandato un sms all’amico spiegandogli l’accaduto. Per nessuna ragione al mondo si immaginava di passare il resto della serata in compagnia di lei, la ragazza che lo aveva fatto litigare in modo brusco con il suo migliore amico. Era mezzanotte e mezza, il tempo era passato così in fretta. Elisa camminava a passo lento, comprensiva, attenta, divertita dalle battute che l’amico stava sfoderando. Non lo credeva così divertente, anche se aveva avuto sin da subito un parere più che buono su di lui. Impazziva per la fragranza della sua colonia, era qualcosa di inebriante, si ripeteva ogni volta che l’amico si avvicinava a lei. Quel profumo la mandava su di giri, era la classica fragranza capace di far impazzire ogni donna. Poi addosso a lui stava così divinamente, sembrava essere stata scelta apposta. La sua cravatta rossa scintillante, la camicia di raso bianca leggermente sbottonata, i jeans neri, le scarpe laccate di nero. La sua semplicità ed eleganza la colpirono profondamente.
    Ok Elisa, ora calmati. Se sentisse i tuoi discorsi potrebbe prenderti per pazza, non sia mai, che figuraccia! La vocina della verità di Elisa parlava al posto suo, mentre la ragazza cercava di zittirla scuotendo la testa senza farsi vedere da Pedro. Cavolo quant’era agitata, neanche agli esami di Stato aveva un’ansia del genere. Che poi per quale motivo avrebbe dovuto averla? Non c’era nulla di cui preoccuparsi. Tutto filava bene, lei era splendente come un raggio di sole in una notte di stelle, e passeggiava tranquillamente con Pedro. Sì, Pedro. Pedro dei Finley. Oddio. Pedro, Finley, Finley, Pedro. L’ansia la colpì nuovamente, costringendole a respirare a fatica. Si era vista così tante volte con Pedro, adesso che le stava succedendo? Attacchi di panico, palpitazioni incontrollate, scatti improvvisi, sguardo imbarazzato colpirono la ragazza. Pedro ne rimase divertito.
    “Stai bene?” domandò lui, voltandosi verso lei.
    “Ma certo che sto bene, anzi, non potrei stare meglio.” replicò lei, soddisfatta. Non aveva aggiunto il motivo per il quale stesse così bene.
    Pedro la guardò amorevolmente. Aveva le mani nelle tasche di dietro dei pantaloni, lo sguardo fisso sull’asfalto. Quando vide dall’orologio, che stranamente aveva indossato, l’orario scattò sul posto. Era incredibile, era l’una di notte.
    “Lo sai che ore sono?” chiese Pedro con aria di sfida all’amica.
    “No, che ore sono?”
    “E’ l’una.”
    “No, sul serio? Pensavo fossero le undici, o anche meno. E’ passata in fretta ‘sta serata in tua compagnia. “ disse. “Oddio, l’ho detto sul serio?”
    Elisa scoppiò a ridere, terribilmente imbarazzata. Era una cosa carina, voleva dire che la compagnia di Pedro l’era piaciuta. Era un complimento esplicitato indirettamente. Non se n’era nemmeno resa conto, l’aveva detto così in fretta da non elaborarne il concetto. Pedro la stava scrutando, con le palpebre contratte. Aveva storto il muso e fatto una smorfia di compiacimento.
    “Cosa vuoi fare ora?”
    La domanda lasciò ammutolita la ragazza. Era diventata ancora più tesa di quanto già lo fosse. Lui la guardava ansioso, aspettando una sua risposta.
    “Che ne so, tu che vuoi fare?”
    Come diavolo m’è venuto in mente di dirgli che vuoi fare? Se l’ha chiesto a me vuole saperlo da me, dio quanto sono stupida certe volte! Si grattò la nuca cercando di scacciare il suo imbarazzo.
    “Hai sonno?” chiese ancora lui.
    Sonno? Ma come può pensare che abbia sonno cavolo? Certo che non sono l’unica ad essere stupida qui.
    “No.”
    “Oh perfetto, neanch’io.”
    Pedro estrasse dalla tasca davanti dei jeans le chiavi dell’auto, e facendo dietrofront ordinò alla ragazza di seguirlo e di rifare la stessa strada di prima.
    “Dobbiamo salire in macchina?” domandò lei.
    “Ma dai, certo che sei davvero intelligente.” rispose Pedro, tentennando le chiavi dell’auto davanti ad Elisa. La ragazza rispose con un bel gestaccio, provocando l’ilarità dell’amico, che a stento riusciva a contenersi. Saliti in macchina, Pedro accese come suo solito la radio a massimo volume, ascoltando l’ultimo pezzo dei Green Day. E’ inutile dire che l’intonazione non era delle migliori, considerando anche che in quei giorni Pedro aveva avuto pure mal di gola.
    “Oddio, ti prego, i miei poveri timpani non possono sopportarlo!” reclamò Elisa, tappandosi le orecchie con gli indici.
    “Non capisci niente di musica e di talento.” Affermò lui, con disinvoltura.
    “Se ti riferisci ai Green Day, il talento ce l’hanno eccome. Quanto alla tua voce, stenderei un velo pietoso invece…”
    Elisa ridacchiò soddisfatta della sua efficacissima risposta, che in men che non si dica spense le aspettative del ragazzo. Pedro fece il broncio, ridendo.
    “Sei proprio cattiva.” disse lui, sempre col broncio.
    “Ma no Pedro non fare così.” Esclamò Elisa stando al gioco “Pensa al fatto che al mondo esiste di peggio.”
    Pedro si fece di colpo serio, con le palpebre socchiuse quasi del tutto gli occhi e con una smorfia rispose all’amica, mandandola a quel paese. Elisa scoppiò nuovamente a ridere, e Pedro insieme a lei. Dopo aver trovato un parcheggio, Pedro adagiò la macchina lì, spegnendo completamente il motore. Aprì lo sportello ad Elisa come un gran gentiluomo e chiuse le sicure sincronizzate.
    “Io ancora non ho capito dove vuoi portarmi.” domandò a questo punto Elisa, curiosa.
    “Vieni, questa è casa mia.”

    e ora? che succederà? eh dovete aspettare la seconda parte u.u
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    Ultima modifica di Honey*; 02-06-2013 alle 12:51
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