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Discussione: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

  1. #1
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    Predefinito Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    Eccomi qua!
    Ho chiuso solo ieri la mia vecchia FF per aprirne una nuova, più sentita.
    Spero possa piacervi.


    Cose che ti piombano addosso e non ti lasciano più, la mia FF è dedicata proprio a queste cose.


    'Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.'


    E’ iniziato tutto un paio di anni fa, quando ancora ero una bambina di undici anni senza esperienza ma che non ha mai avuto paura di niente e nessuno. Mia mamma, ancora oggi, mi dice che se potesse descrivere la mia infanzia con una parola userebbe: DELIRIO. Dice che amava le mie espressioni buffe dopo aver combinato un pasticcio dietro l’altro, che son sempre stata una bambina intelligente e vispa, probabilmente la più vispa.
    Un giorno, per caso, mia madre ha acceso la radio su una stazione locale mentre mi accompagnava a scuola in una giornata umida e ho sentito una canzone che diceva esattamente: “Se lo vuoi tu potrai vivere un sogno irrealizzabile, senza un limite”.
    Mi ha colpita la verità di quella frase, il senso profondo, la scelta importante di voler vivere un sogno anche se lontano e irrealizzabile, che può farti anche del male ma desiderare così tanto di avverarlo che nemmeno il dolore può distoglierti dall'obiettivo.
    Ad undici anni ancora hai la curiosità di una bambina che si affaccia, impaurita, sul mondo degli adolescenti, su una vita e un percorso che ancora devi scoprire, che non conosci. Non sai a cosa puoi andare incontro, quali ostacoli renderanno tutto meno facile e allora sei spaventata e meno motivata. Non hai un perfetto sviluppo dei sentimenti e del cuore. Sei solo spinta da una curiosità che potrebbe farti mangiare il mondo, hai ancora bisogno di protezione e certezze continue e di qualcuno che, da lì in poi, ti aiuti a crescere, con verità. Ora che di anni ne ho diciotto colgo il senso vero di quella frase ascoltata per la prima volta sette anni fa. A diciotto anni suonati sai che, per vivere, bisogna osare, rischiare, soffrire, perdere, rialzarsi.
    A diciott’anni guardi il mondo da una prospettiva diversa, più ampia.
    Da quel giorno in poi ho deciso di informarmi per conoscere e seguire quelle persone che, tramite una radio e degli strumenti, mi avevano dato le certezze di cui avevo bisogno, la forza per andare avanti nel mondo corrotto e difficile in cui mi sarei dovuta avventurare.
    E proprio in loro vedevo lo stimolo, perché avevo come l'impressione di aver bisogno di loro per crescere bene.
    Da bambini, poi, è difficile staccarsi dalla felicità in cui hai vissuto fino ad allora, è brutto anche solo dover dividersi dall’ingenuità, dal gioco, dalle mani sicure di una mamma e un papà.
    Staccarsi dall’infanzia è un processo veloce e traumatico. Improvvisamente, senza nemmeno farci caso, ti ritrovi ragazza e poi donna con dei sogni alle spalle che non hai potuto realizzare e con dei traguardi ancora da raggiungere.
    Era il 2 Luglio 2007.
    Ricerche su Internet, voglia di conoscere, di trovare un’indipendenza giusta.
    Mia mamma mi regalò il primo disco degli “Hasta Luego” pochi giorni dopo.
    Provai una felicità assurda.
    Si intitolava “Tutto è possibile” e impersonava esattamente me, una ragazzina alle prese con le prime cotte e le prime paure, la sua voglia di vivere, la libertà, la crescita. Erano canzoni, sì. Ma che racchiudevano le tematiche e i sogni dei giovani, senza sbagli, senza il troppo che guasta perché loro erano giovani e sognatori quanto me.
    Probabilmente suonavano e scrivevano testi per dirci di non smettere mai di inseguire i nostri ideali, nemmeno quando non si ha più la voglia di continuare a perseguirli, volevano insegnarci che tutto, veramente tutto, era possibile, se si voleva davvero.
    La prima volta che li ho visti di anni ne avevo 13.
    Danilo, soprannominato Dani, lì alla batteria con i suoi capelli sbarazzini, Carmine, detto Ka, col suo sguardo da duro alla chitarra, Stefano, detto Ste, al basso (che ora è andato via e ha lasciato il posto a Ivan) e Marco, detto Pedro, alla voce.
    Quattro ragazzi normali ma pieni di musica, di passione che brucia, di speranze ardenti che vogliono per forza tirar fuori e regalare a chi li ascolta e a chi li capisce.
    Viaggi, prima fila, caldo, pioggia, inconvenienti, la maglietta che si sporca con chissà cosa poco prima del live, parolacce, acquisti, amicizie, musica.
    Un mix di perfezione, di allegria, di giornate belle, vissute col cuore.
    Il mio primo concerto degli Hasta Luego è praticamente stato un vero e proprio delirio esattamente come me da bambina.
    Un terremoto di emozioni, tutte diverse ma, alla fine, tutte uguali, tutte belle.
    Un gruppo musicale con dei valori da lasciare non rimane solo su un palco e poi va via, rimane dentro di te. Loro mi hanno insegnato ad amare, ad essere ottimista e realista quando la vita lo richiede, mi hanno insegnato a rischiare ogni pezzetto di cuore per qualcosa per cui ne vale la pena, le certezze, la forza, gli stimoli che io ho avuto vengono da loro. Sono pezzi di vita.
    Ho vissuto con loro il disfacimento, i momenti difficili, le gioie, i sorrisi, il palco, le scelte.
    E insieme a loro sono cresciuta, consapevole e forte.
    In tutto questo, qualcosa di incredibile è aumentato con gli anni.
    La prima volta che, dopo smentite innumerevoli fatte a me stessa, ho visto, in quei due occhi che ho sempre guardato, una luce più forte, che stavolta mi ha abbagliata.
    Il suo sorriso.
    La sua voce che continuava a vivermi dentro, senza andar via, mai. Con una dolcezza paurosa.
    Il filo del microfono tenuto stretto tra la sua mano.
    Le sue smorfie.
    Il suo piede perennemente poggiato sulla cassa di fronte a sè.
    Quel poco di barba che…
    Bene Chiara, basta.
    Ogni volta che ci ripenso e ogni volta che racconto finisco per muovere la testa da destra a sinistra.
    Il che significa che è no, che non ci devo pensare e che gli occhi suoi son belli sì, ma sono troppo belli me.
    Troppo per una sognatrice che da sei anni cerca di trovare un motivo alla reazione che provoca quel sorriso
    dolce, incontrato una mattina qualunque. Un sorriso fin troppo semplice, gentile, nobile, bello, mai superbo, sincero, che fa innamorare.
    Il problema sta nell'ultima frase appena detta, che non ho più il coraggio di ripetere.
    Vi scrive la Chiara diciottenne, la ragazza che, poi, ha trovato un senso ai cambiamenti e si è adattata. La ragazza che è da sempre vittima di qualcosa che non finisce mai, che fa dei giri infiniti e poi ritorna.



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  2. #2
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    1.

    'Un abisso, interminabile.'

    E i giorni passano, regolari. E’ una giornata di Ottobre molto piovosa, il vento è forte e mi scompiglia i capelli. Oggi ho una misera coda che non durerà molto visto il vento da bufera. Sto tornando da scuola, l’ennesima giornata da sc*zzo con la professoressa di matematica che crede di insegnare in un’università piuttosto che in un liceo linguistico.
    Io non voglio diventare una matematica, non voglio sapere a memoria le radici quadrate di ogni numero, non mi interessa fare bene i grafici, non sono adatta per le cose in cui va messa troppa precisione. Io son per le cose di cuore, istintive, dettate dal momento, dai sentimenti, dall’inchiostro di una penna che lascia parole e sogni su un pezzo di carta.
    Io voglio lavorare in una grande libreria che divide i libri per genere, autore, anno.
    Voglio perdermi in quei grandi scaffali stracolmi di libri colorati.
    Voglio sentire l’odore della carta appena stampata, leggere finché non sento gli occhi bruciare.
    E poi diventare una scrittrice, girare il mondo, far emozionare la gente con le mie parole. Amo molto scrivere, è una passione che mi porto fin da piccola.
    La mia maestra d’asilo quando mi incontra per strada mi racconta che passavo ore seduta ad un tavolino per cercare di mettere insieme parole che avessero un senso.
    Preferivo imparare a scrivere il mio nome e le lettere dell’alfabeto piuttosto che urlare con gli altri bambini e far casino.
    Figuriamoci se posso insegnare la matematica e i conti se non riesco nemmeno a fare i conti con me stessa. Figuriamoci se un libro che profuma di sogni può paragonarsi ad un’espressione piena di parentesi tonde e quadre che non fanno altro che intrappolare quei numeri e soffocarli.
    Prendo l’Ipod che è nel taschino piccolo del mio zaino e lo accendo.
    Continuo a camminare per le vie di una Milano umida ma bella nel suo grigiume.
    C’è così tanta frenesia, a volte è perfino impossbile fermarsi a parlare con qualcuno perché non ti ascolterebbe nemmeno.
    Mi viene in mente la Milano coperta di neve, una neve che si posa sul Duomo rendendolo più maestoso di quanto lo sia realmente. Un uomo in bicicletta mi passa accanto e mi fa tornare alla realtà.
    Forse sto camminando nel vuoto, mi capita sempre così quando ho un paio di cuffie e gli Hasta Luego che mi piombano nelle orecchie.
    Sorrido come un’idiota.
    La canzone sta dicendo esattamente queste parole: “Mai, nemmeno un attimo, ti pentirai se adesso scegli me”.
    Mi viene in mente il ragazzo che ho avuto anni fa che si chiamava Marco, come lui.
    E’ finita poco dopo perché mi diceva che mi sentiva distante, che non riuscivo a dimostrargli un minimo di interesse.
    Sono una ragazza che ama i rapporti stabili, sereni. Prima ero forte, niente poteva scuotermi.
    Ora ho paura di tutto, ho bisogno sempre di risposte esaurienti e rassicuranti. Non ho voglia di vivermi delle storie che potrebbero finire dall’oggi al domani perché, per come sono fatta, non ne uscirei illesa, ma sfregiata e distrutta.
    Vorrei proprio amare, come si deve. Ma purtroppo non amo perché, in realtà, il mio cuore ha già riservato il suo posto più importante per qualcuno. Ecco la verità.
    Non sogno un principe azzurro su un cavallo bianco, ma un ragazzo che mi piombi nel cuore e che voglia rimanerci per sempre, perché se ne è innamorato all’istante.
    Un ragazzo che veda in me la gioia della vita e la ragione della sua.
    Probabilmente sono io la persona complicata, me ne sto accorgendo. Perché mi innamoro sempre delle situazioni più improbabili. Però, per quanto improbabile sia io e le cose che provo,
    non li posso cambiare quegli occhi perché son sicura che non ne possono esistere due altrettanto grandi e profondi, Non possono proprio esistere e non potrebbero nemmeno guidarmi verso l'infinito in cui mi introducono i suoi.
    Son sicura che in quegli occhi ci sia qualche passaggio segreto che poi ti introduca in un abisso o che ti guidi verso un mare chiaro e luminoso dotato di spiaggia privata.
    Devo trovare solo il modo per scoprire quel passaggio e capire cosa essi nascondono, un modo per smetterla o semplicemente un modo per iniziare.
    Casomai attrezzarmi di una bussola per non perdermi prima di raggiungere l’abisso.
    In due occhi così bisogna sapersi muovere, altrimenti non si sa dove potresti finire.
    Qualche distratto passante mi urta in modo brusco.
    <<Non potresti fare attenzione quando cammini?>> dico incazzata senza nemmeno alzare gli occhi da terra.
    <<Scusami è che vado di fretta e non mi sono accorto della scortesia che ho fatto, perdonami.>>
    Riconosco quella voce, quel suo accento, quel suo modo di parlare e di scusarsi.
    Diamine!
    Forse avrò il coraggio di alzare il viso e guardarlo in faccia fra un paio di minuti. Vorrei sbagliarmi ma, purtroppo, riconoscerei ovunque i suoi particolari.
    Solo che non è il momento adatto per parlare di una scortesia, non è proprio il momento adatto per parlare, non ho i capelli a posto e nemmeno il cuore.
    Non posso farmi trovare debole, diamine.
    E poi non ho quella c*zzo di bussola e mi perderò.


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  3. #3
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    2.

    'Come non mi vedi? Sono quì per te.'

    Alzo lo sguardo da terra. Uno sguardo che teme di incrociare il suo troppo pericolosamente, ma ormai è inevitabile.
    <<Aspetta, ma tu sei Chiara!>>.
    Il mio cuore si ferma per secondi che sembrano infiniti.
    Come c*zzo fa a ricordarsi di me tra un numero indefinito di fans che li seguono?
    <<E’ da un bel po’ che non facciamo concerti ma sei venuta altre due o tre volte ai vari incontri quì a Milano, se non sbaglio. In ogni caso è da un po' che non ci si vede.>>
    <<Sisì, ricordi bene.>> se lo guardo svengo, se continua a sorridermi non posso arrivare a domani, non è così che si fa.
    Il vento ha pensato bene di scompigliargli i capelli, evidentemente mi rema contro anche lui.
    Quella felpa bianca che ha addosso ne risalta il colore e lo rende bello, anche se è una sua caratteristica già da molto tempo ed è risaputa come cosa.
    Mi vergogno per i pensieri e muovo la testa in segno di disapprovazione, per liberarmene.
    Chissà sia la volta buona, c*zzo.
    Sono proprio una cretina e sto facendo la figura della fan intimidita da Pedro degli Hasta Luego. E no caro mio, tu non puoi farmi sentire una perfetta idiota, non funziona.
    << Sei in difficoltà?>> mi dice con un sorriso sincero.
    <<No, ho passato la fase: ‘Stomaleperchéhodavantiilcantantedellamiabandprefe rita.>>
    Lo dico stizzita da quella domanda. Quando in realtà dietro al risentimento c’è molto di più.
    <<Ma io non volevo assolutamente metterti in imbarazzo>> lo dice pentito. Pentito di qualcosa che non ha fatto, poi. Sono io la fissata mentale e lo sto facendo andare in panico.
    <<Dove stavi andando?>>.
    Chiara ma che c*zzo di domande fai? Saranno fatti suoi?
    Sorride divertito.
    <<In studio dagli altri, la mia macchina mi ha abbandonato un’ora fa e Ka mi fa girare i c*glioni perché non è venuto a prendermi. Camminavo con la testa bassa tipo toro da Corrida perché fino a pochi minuti fa avevo intenzione di spaccargli una chitarra in testa ma ora, non so perché, l’istinto folle è passato.>> E’ sincero, come sempre.
    Non so cosa rispondere, infatti sto zitta.
    <<Cresci a vista d’occhio comunque.>> dice Marco.
    Sono abituata a chiamarlo così perché non è il sorriso del ‘cantante’ per eccellenza che mi provoca sudorazione e crampi alla stomaco, ma il sorriso di Marco, un ragazzo di 27 anni che, di professione, fa il cantante. Una differenza difficile da capire, fin troppo giudicata.
    <<Beh sì, a 18 anni direi che sono quasi cresciuta del tutto.>> rido anche se ho detto una cazzata perché quella cazzata fa ridere anche lui.
    <<Perché stiamo ridendo?>> chiede smettendo di ridere.
    <<Non lo so, ho detto una boiata>>.
    Sembriamo due dodicenni.
    <<Comunque scusami se ti ho rubato del tempo, è meglio tu vada in studio, si staranno preoccupando. Anche perché il fatto che tu vada in studio fa comodo anche a me.>> stavolta sono io a sorridere.
    Fa comodo anche che tu rimanga qui a guardarmi, senza dir nulla, perché sto bene.
    Vorrei dirgli che tutto ha assunto una bellezza incredibile da quando c’è lui ma zittisco, arrendendomi di fronte ad un’evidenza troppo chiara.
    Sta per baciarmi sulla guancia per salutarmi ma d’istinto mi sposto.
    Ci rimane visibilmente male.
    <<Devo andare a prendere un libro dalla mia amica perché altrimenti non posso studiare e domani ho un compito importante.>>
    <<Quale materia?>> dice interessato.
    <<Latino>> lo dico con un sorrisino di sfida perché è una delle materie in cui vado forte e, soprattutto, è una materia che lui, a scuola, ha sempre odiato. Sicuramente me lo dirà.
    <<Latino? Il mio incubo peggiore.>>.
    <<Ero sicura che l’avresti detto!>> rido perché ho vinto la sfida.
    <<E’ una delle mie materie preferite.>> dico.
    <<Beh, se non fossimo diversi non ci sarebbe gusto nello scegliere le persone, vero?>>
    Rimango spiazzata da una frase che non capisco a fondo e le cose che non capisco mi fanno sempre paura.
    La conversazione sta iniziando a spaventarmi. Mi spaventa lui o forse è semplicemente il vento che riesce a scuotermi così tanto?
    Vorrei scuoterti l'anima Marco, ecco tutto.
    Questo pensiero mi trapassa il cervello con la velocità di un razzo.
    Per oggi ho sopportato abbastanza, penso fra me e me.
    <<Non mi è mai capitata una fan che non vuole i miei baci, tu sei sempre stata così.>> ride ma sta seriamente pensando al perché.
    Decido di andar via perché l’ho promesso: NON POSSO DIMOSTRARMI DEBOLE.
    <<Si è fatta ora. Grazie per la piacevole chiacchierata. Al prossimo scontro, se ci sarà.>>
    <<Se non ti vedo mentre cammino come oggi mi sa che ci scontreremo, presto.>>
    Mi allontano lasciandolo ancora lì, forse un po’ perplesso.
    Come non mi vedi, Marco? Sono quì per te.


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  4. #4
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    3.

    ‘Introducimi nella dimensione parallela che hai in quegl’occhi’.

    Torno a casa un po’ troppo scossa.
    E’ incredibile, destabilizzante, f*ttutamente complicato il motivo di tutto ciò. Spesso ci penso e non mi capacito, non capisco. E’ un ragazzo normale…ma bello, vicino allo splendore, raggiante.
    Ecco, è che solo con lui mi capita di trovare mille modi diversi per descriverlo, solo a lui attribuisco qualità che non riescono ad emergere parlando di altro. Solo parlando di lui finisco per descriverlo come un paesaggio di mare che mozza il fiato.
    Potrei esser folle, per alcuni. Ho capito che è facile giudicare e non comprendere, che si parla senza conoscere, senza guardare fino in fondo nelle cose e capire che, forse, a volte, ci si può sbagliare. Son del parere che l’avrei amato in qualsiasi luogo, da qualsiasi prospettiva, anche se avesse avuto un altro lavoro o anche se fosse rimasto senza.
    Non è il come, ma il chi. Non è l’occhio, ma quello che ti trasmette al primo sguardo. Non è nemmeno il sorriso in sé, è il suo sorriso. Che sembra una galassia, un pianeta a sé stante, più bello, pieno di vita migliore.
    E che è tutto una futilità, un sistema troppo meccanico creato da qualcuno, è tutto troppo regolare, senza l’amore. Ho sofferto e non posso nasconderlo. Ci sono dei percorsi che fa l’amore troppo strani e degradanti, lo ammetto. Ma non rieso a pentirmene. Nonostante il rammarico, l’evidenza, le scelte sbagliate, il suo sorriso continua a splendermi addosso, più di tutto.
    Non potrei pentirmi di amarlo, sarebbe come pentirsi di vivere.
    Quel tunnel che mi ha scavato dentro in tutti questi anni, profondo quanto un pozzo, non è stato scavato per farmi male da ogni parte, non è stato fatto per provocarmi del male fisico, è stato scavato con quella sua solita dolcezza e quindi io non posso condannarlo, non posso fargliela pagare. Forse un giorno lo ricoprirà con la sabbia e lo colmerà. Sicuramente solo lui sa come fare, se gli altri ci provassero son sicura che ci cadrebbero dentro e verrebbero inghiottiti. Lo sanno tutti, lo so anche io.
    Un vuoto, uno spazio, un buco scavato da qualcuno se colmato da altri brucerà fino a corroderti.
    E la verità è che io voglio solo le sue mani su di me, a guarirmi.
    Cammino velocemente verso casa, non avevo bisogno di nessun libro e domani non ho nessun compito. Era una scusa per scapparmene via da lui, il più lontano possibile.
    Arrivo sotto casa, entro e chiudo la porta. Sono sola, succede spesso ultimamente.
    Mia madre e mio padre sono tornati in Calabria, dove io sono nata. Ho come l’impressione che presto torneranno lì e io rimarrò sola a Milano. D’altronde sono diventata maggiorenne e forse è davvero ora che io mi prenda i miei spazi e, soprattutto, che impari a far qualcosa, senza l’aiuto di nessuno. Non posso esser maggiorenne solo quando mi fa comodo.
    Apro d’istinto il computer. Non so quale motivo mi spinga a fare questo gesto visto che non è mai sempre così spontaneo.
    Do un’occhiata ai soliti profili, cosa che faccio da quando mi sono iscritta su facebook, e vado sulla pagina degli Hasta Luego per controllare eventuali movimenti.
    Visto che non c’è niente di interessante mi alzo dalla sedia della scrivania e accendo lo stereo. Vado in cucina per frugare nel frigo in cerca di qualcosa di buono.
    Mi accorgo che mia madre ha fatto la spesa poco prima di partire. E’ inutile, nonostante mi dica che io sia affetta da una sindrome avanzata di vagabondaggine, non riesce proprio a fare a meno di aiutarmi in tutto.
    Sorrido al pensiero.
    Improvvisamente sento il suono della chat che mi fa precipitare di là.
    Sono sempre curiosa di sapere chi mi scrive e soprattutto cosa vuole chi lo fa.
    E’ la mia compagna di classe che mi chiede una mano per uno dei suoi soliti pasticci a scuola.
    Oggi non mi va di aiutare gli altri. Lo faccio tutti i giorni, sacrifico tutti i giorni il mio buon senso e a volte è anche giusto che io pensi un po’ a me stessa.
    Noto un messaggio di posta un po’ più su.
    Lo apro di scatto.
    ‘Un cretino che si chiama Marco ti scrive a nemmeno un’ora dall’incontro, se così posso chiamarlo. Ti ho vista strana, spero di non aver sbagliato qualcosa. Ci si vede :-)’
    Odio quel trattino nella faccina che sorride e lui, puntualmente, lo mette sempre.
    Ma pure ‘sto c*zzo di trattino là in mezzo mi sembra gradevole fatto da lui.
    Poi lui che mi scrive dal suo vero profilo è il massimo. Non l’ha mai fatto, non è una cosa che fa spesso. Non siamo amici, è semplicemente un componente della band che seguo da anni.
    Poi vengo distratta pensando al modo in cui gli ho risposto appena mi ha urtata e rido.
    Somigliavo sicuramente ad una iena affamata che non mangia da giorni.
    Piove più di prima e mi fermo a guardare la pioggia che sbatte violentemente sulla mia finestra. Improvvisamente penso a lui mentre guarda la pioggia e al modo in cui, essa, possa riflettersi perfettamente nei due pezzi di cielo che ha al posto degli occhi.
    Rifletto per cercare di capire cosa potrei rispondergli e se dovrei rispondergli.
    Io, che ho sempre le parole giuste per tutti e per tutto, continuo a perdermi in lui.
    Opto per un: ‘E’ tutto ok. Un piccolo scontro per le vie di Milano è niente rispetto agli scontri con cui convivo ogni giorno. Fai sonni tranquilli.’
    Non voglio sorridergli perché forse lui ricambierebbe di nuovo con quella faccetta col trattino in mezzo e io non voglio. Non voglio che mi sorrida nemmeno tramite un computer perché, anche così, riuscirebbe a rovistarmi nel cuore.





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  5. #5
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    4.

    ‘In qualche posto sconosciuto ci siamo appartenuti già.’



    Sono ancora attaccata al computer aspettando altri segni da parte sua.
    Non riesco nemmeno quasi più a sentire il rumore violento della pioggia perché i pensieri l’hanno sovrastato. In realtà mi sto dimostrando molto più forte dei continui cedimenti che ho dentro, non sto lasciando trasparire nient’altro. Meglio così, probabilmente mi servirà a qualcosa fare la dura.
    Un altro messaggio di posta. Bevo il succo che, di sfuggita, avevo preso prima nel frigo.
    E’ mister sorriso ti faccio morire all’istante.
    Rido per ciò che ho pensato e mi affretto ad aprirlo.
    ‘Ho appena caricato sulla pagina l’evento a cui parteciperemo stasera. Non ti sto invitando, ti sto spingendo a venire, per forza.’
    Sputo il succo di frutta che stavo bevendo, rischiando di finire in prognosi riservata.
    ‘Vado a dare un’occhiata, sono anche sola a casa, quindi mi sa che verrò.’ Rispondo esattamente questo.
    Sempre il solito vizio di avvisare i fans all’ultimo minuto quando c’è da fare qualcosa, eh?
    Risponde dopo pochi minuti.
    Ho paura di ricaderci, pesantemente. Non riesco a sentire nient’altro che sincerità dietro alle sue parole, eppure qualcosa mi dice che tutto questo sta diventando sbagliato, troppo pericoloso.
    Sicuramente è un periodo, un voler chiedermi scusa per la sua troppa gentilezza, niente di più.
    Non potrei mai pensare ad altro, anzi non devo illudermi per poi rimanerci f*ttuta e piena di lividi su ogni parte del cuore che poi non so curare.
    Vorrei lasciarmi andare e togliermi tutte le spine che ho addosso, sputando ogni parola a raffica.
    Ma non servirebbe né a me, né a lui, probabilmente.
    Faccio un sospiro, leggo la sua risposta.
    ‘A dopo.’
    Decido di non rispondere, tirare qualcosa troppo per lunghe non va mai bene.
    Penso a cosa potrei indossare ma non ci sto più di pochi minuti, vada per il semplice!
    Mentre mi preparo guardo l’orario.
    Senza accorgermene sono arrivata alle sei del pomeriggio, di colpo.
    Ma è ancora troppo presto per avviarmi.
    Mi butto sul letto pensando a lui, tanto per cambiare.
    Gli vorrei consigliare di ridere, ridere sempre. Perché il suo sorriso provoca un’eclissi lunare e io quest’eclissi voglio vederla più spesso, e più forte.
    In una loro canzone dicono che l’aurora boreale non la danno in tv. Eh, ma probabilmente non si è accorto che l’aurora boreale ce l’ha incorporata, con dei colori molto più forti e belli dell’originale.
    Mi addormento, probabilmente per non pensarci ulteriormente.
    Mi sveglio un’ora e mezzo dopo maledicendo me e il sonno, a ruota.
    Mi vesto velocemente, lascio i miei capelli lunghi e neri sciolti sulle spalle.
    Prendo il cellulare e le chiavi di casa. Mi guardo indietro prima di chiudere la porta per paura di non ritornarci viva, probabilmente.
    Mi incammino, il locale è a dieci minuti da casa.
    Ho un terrore insolito stasera, qualcosa che proprio non riesce a darmi la pace che sto cercando per affrontare la serata.
    Saluto la mia professoressa di spagnolo che cammina tutta sola con un ombrello.
    Se magari sta andando a fare fotocopie per un compito a sorpresa domani riceverà tanti di quegli insulti da cadere appena esce dalla porta della classe.
    Se così fosse l’ho vista, però, e non metterà un compito a classe, potrei prepararmi e far preparare gli altri. Quindi l’ho fregata, di brutto.
    Mi sarei potuta avvicinare per dirle: ‘Mi sa che un compito è saltato’ con la mia solita faccia da c*zzo. Rido al pensiero, sarei troppo cattiva.
    Mi ritrovo davanti al locale che avevano citato nell’evento, entro senza esitare. Sento la voce inconfondibile di Ka che starà dicendo qualche cazzata ad Ivan.
    C’è ancora poca gente, mi salutano con la mano.
    Non vedo Marco, però. Sarà in bagno, penso.
    Mi avvicino a Ivan. Da quando è arrivato ho una sicurezza addosso che fa quasi spavento. Penso sia stato un regalo per tutto noi.
    Gli sorrido affettuosamente e lui ricambia, solare come sempre.
    <<Sapevo saresti venuta! Come va?>> dice abbracciandomi.
    <<Tutto bene, sì. Come sta andando qua?>>
    <<Va bene, va bene, siamo sempre pronti noi.>>
    <<Eh, questo lo so bene.>> gli sorrido nel modo in cui merita perché è la persona più bella che io abbia mai avuto l’onore di conoscere. E non sto esagerando.
    Saluto anche Dani e Ka ma non gli dico niente perché sono intenti a suonare.
    Improvvisamente arriva Marco.
    Mi siedo al primo tavolo che trovo, il più vicino possibile a loro.
    Si avvicina.
    <<Sei quì.>> noto qualcosa di insolito nelle sue parole, come se la mia presenza l’avesse tranquillizzato, davvero.
    <<Ovvio, non posso perdermi un set acustico a pochi minuti da casa mia, sarei folle.>>
    Sorride, soddisfatto, forse, per la risposta che gli ho dato.
    Che gran cazzata quest’amore Chiara, c*zzo. Moriresti affogata nel suo sorriso. E quanto buono può esserci in questo? Quanto buono ha un amore che, alla fine, non si può nemmeno raggiungere e ti colpisce sempre più forte?
    Improvvisamente Ka lo chiama, riesco a sentire ciò che si dicono.
    Cerca di sussurrare ma, probabilmente, non ha mai avuto a che fare con il mio udito da record.
    << Mi sembrate abbastanza in confidenza.>> butta lì questa frase, tra il serio e lo scherzo.
    Marco non gli risponde e prende il microfono in mano.
    Iniziano ad arrivare parecchie persone che conosco e la situazione si fa sempre più tragica.
    Inizia il set acustico.
    La prima canzone che mi trovo ad ascoltare è ‘Fuoco e Fiamme’.
    Inizia a cantare, una delle cose che più gli rende giustizia. La sua voce mi si incastra da ogni parte. Il mio stomaco era quasi chiuso ma ora è sigillato.
    Riconosco la sua ragazza, Elena, al lato del locale.
    Stanno insieme da tanto, veramente tanto tempo.
    Mi giro, verso lui. Senza accorgermene controllo gli sguardi di entrambi per vedere se eventualmente si incrociano. Marco ha gli occhi chiusi, preso dalla sua musica, dalle sue parole che gli stanno vibrando ovunque. Sono splendidi quanto la loro musica e vorrei piangere per l’emozione troppo forte, per lui, per le parole che stanno entrando nel petto, per la presenza di lei.
    Cantiamo insieme, noi e loro, immergendoci nei sogni che solo le loro canzoni possono sprigionare.
    Come una vera e propria famiglia riunita lì per stare bene insieme.
    Alle prime note della quarta canzone mi alzo e mi sposto.
    Vorrei uscire fuori per prendere aria, mi sento in colpa.
    Potrei esser normale e vivermi un sogno come realmente dovrei?
    Vorrei guardarlo normalmente senza perdermi, riuscendo a godermi la serata e i momenti.
    Sono una delusione, sì. Dipendo da ogni suo gesto e parola, non posso essere distaccata perché sono f*ttutamente dipendente e sbagliata. E allora? Cosa potrei fare? Come potrei uscirne?
    Sono sicura che in qualche posto sconosciuto ci siamo appartenuti già perché è un’esigenza troppo forte quella che ho. Dovrei raggiungerti e unirmi a te per stare bene, forse. Forse dovremmo semplicemente ritrovarci e appartenerci in questo nuovo mondo, come in quello sconosciuto e lontano in cui ci amavamo prima. Ma non si sceglie chi amare Marco, e poi tu fai proprio concorrenza al sole.



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  6. #6
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    5.

    ‘Abbracciami, che ne approfitto per entrarti dentro e rimanerci.'

    Aspetto la fine del set acustico prima uscire fuori e andar via.
    Stasera non posso fermarmi a parlare, non ce la faccio. Marco ringrazia il pubblico per il sostegno e la partecipazione. Sento applausi, voci che ormai sento distanti e lontane e che, forse, non riusciranno più a raggiungermi. Cammino di fretta, quasi come se volessi trovarmi dall’altra parte del mondo, nella pace dei sensi, con nessun dolore lacerante addosso. Quasi come se si potesse risolver qualcosa scappando via dai problemi. Non funziona, non funziona proprio nulla. Perché io ‘sti problemi me li sento attaccati addosso con una prepotenza che fa spavento. Piove, ancora. E io cerco di accelerare il passo per non guardarmi indietro, per paura di trovarlo lì, che mi sta inseguendo.
    Inizio a piangere. Trovo rifugio sotto il cornicione di un palazzo un po’ scolorito dal tempo.
    Ho voglia di abbracciarlo, di trattenerlo tra lo spazio che intercorre tra le mie braccia e il mio cuore e stringerlo, proprio lì, per fargli sentire che ci sono, che ci siamo, che lo amo, che le sue braccia possono ripararmi dal dolore e dalla pioggia violenta che si sta scaraventando su di me, su questi nostri cuori deboli, fin troppo lontani. Affondo la faccia nelle mie mani, bagnate di pioggia.
    Le lacrime si confonderanno lì, nessuno se ne accorgerà.
    Continuo a piangere e mi sento totalmente sola in mezzo ad un naufragio.
    Sento qualcuno avvicinarsi, so che è lui.
    E’ totalmente bagnato dalla testa ai piedi, provo ancora più amore.
    <<Chiara, dov’eri? Perché sei scappata? Ti sto cercando da dieci minuti.>> non è incazzato. E’ dispiaciuto, preoccupato.
    <<Marco, scusami>> cerco di trattenermi dal piangere ma forse non ci riesco.
    <<Perché stai piangendo?>> mi chiede dolcemente.
    No, non ci sono riuscita, se n’è accorto.
    Mi sento ulteriormente male nell’essermi fatta trovare non debole, di più.
    Sto piangendo, davanti a lui. Sono crollata.
    <<No, è tutto apposto, davvero>> sono poco credibile mentre lo dico, me ne accorgo anche io.
    Scappa Marco, scappa almeno tu da questo terremoto che ho dentro, tieniti al riparo, finché puoi.
    Vorrei urlarglielo. Vorrei dirgli che non merito nemmeno le sue attenzioni, le sue preoccupazioni perché ho sbagliato dal primo giorno in cui i miei occhi si sono innamorati dei suoi e quando, poi, son finita ad amare qualsiasi cosa gli appartenesse.
    I suoi occhi sono quasi nei miei, non mi ha mai guardata così, non l’ho mai guardato così, mi è sempre mancato il coraggio. E’ questo tempo, questa nebbiolina che, forse, mi da sicurezza perché sicuramente, grazie ad essa, non riuscirà a leggere tutto chiaramente nei miei occhi.
    Nebbia non andartene, salvami.
    Non chiede nient’altro, si abbassa accanto a me come se fosse un mio amico che sta cercando di capire il motivo di tanto sconforto e mi abbraccia, mi stringe forte a sé. Non è un abbraccio comune, come tutti quelli che ci siamo dati, di sfuggita.
    Mi sta dicendo, grazie a quell’abbraccio, che andrà tutto bene, che guarirò. Ma lui non sa da cosa.
    Posso scalarti una montagna in un quarto d’ora Marco ma non posso superare, non posso dimenticarti, non posso smettere perché ti amo, perché sei l’arcobaleno dopo la pioggia che cade insistentemente dentro me tutto il giorno. Sei il mio arcobaleno personale. Sei il mio dolore personale, il mio meglio, il coltello che mi trafigge e l’unico che può farlo.
    Sento di aver trovato una nicchia calda e confortevole in quelle sue braccia che mi stanno stringendo. Sto bene appoggiata a tutti i suoi muscoli, io mi sento bene al contatto con la sua pelle. Ma quelle son le stesse braccia che, fra meno di un minuto, si staccheranno e mi faranno precipitare a terra, con un gran boato. La mia testa è poggiata sulla sua spalla forte e sicura, sento il suo profumo entrarmi dappertutto, chiudo gli occhi e una lacrima scende sola, senza che io possa rendermene conto.
    <<Chiara, dimmi almeno cosa c’è, ti prego>> prova di nuovo a capire.
    <<Marco, perché tutto questo interesse? Non lo merito, fidati, ascoltami.>>
    Ci pensa su, alla frase che ho appena detto.
    <<Non lo so perché Chiara ma quando non ti ho vista seduta lì qualcosa mi ha spinto ad uscire.
    Noto delle cose diverse in te, tu mi sai guardare e capire, senza doppi giochi, né finzioni.>>
    Rimango spiazzata, per un attimo. Poi mi accorgo che ogni parola detta da lui riesce a farmi trasalire quindi è tutto apposto, non è niente.
    Chiara dì a quel cuore che aveva perso regolarità che può tornare a battere.
    <<Forse solo perché io sono il cantante della tua band preferita non riesci a lasciarti andare, non riesci a dirmi qual è il tuo problema, Chiara. E dev’essere un problema serio, perché stai tremando.>>
    Lo osservo, da ogni spiraglio. Ha i capelli bagnati, gocciolanti. I suoi occhi sembrano brillare il doppio, stasera, sotto questo cielo cupo di Milano.
    Mi sta guardando con una preoccupazione addosso che riesco a percepire.
    Lo conosco così bene che probabilmente riuscirei a percepire anche i battiti che il suo cuore fa, in una giornata. Glieli conterei. Rimarrei ferma lì davanti a lui, con l’orecchio sul cuore a contarglieli. Sarei in grado di scoprirgli ogni segreto nascosto, ogni piccolo dettaglio, ogni tenerezza tenuta riparata. Perché voglio proprio conoscerlo in profondità, lì, nei fori che qualcuno gli ha procurato. Io voglio andare a scavare in questi fori per capire chi e come ha potuto provocarglieli.
    Vorrei guardarlo perché non mi stancherei mai.
    Sono stanca ora perché non riesco a guardarlo, non potrei se potessi avere quel suo paio di occhi tutti per me.
    Sto tremando, è vero. E’ da quando mi ha strinta a sé che ho iniziato a barcollare.
    <<Marco, tremo per il freddo.>> mento.
    Perché in realtà sto tremando per una giornata troppo piovosa, per le emozioni tutte messe insieme, per i suoi occhi, per l’ennesimo terremoto che mi ha rasa al suolo.
    Tremo perché mi fai tremare perfino le ossa, perché mi sei dentro e perché, forse, ti son già dentro anch’io.




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  7. #7
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    6.

    ‘Ho paura di te, ora, perché (ti) sto amando troppo.’


    Il freddo ora lo sento davvero, dentro e fuori.
    Continuo a fissarlo, senza farmi vedere, per paura che capisca che sto morendo dentro, guardandolo.
    Sposto per un attimo lo sguardo e lo abbasso, in segno di resa, di lacerazione.
    Mi stringe più forte da quando ha sentito che tremavo e io mi allontano, senza nemmeno farci caso, per paura di morire in quelle sue braccia. Voglio essere mollata ora e voglio andar via, per evitare di venir intrappolata, ancora. Mi allontano bruscamente da lui.
    <<Marco, si è fatto tardi. Devi tornare lì e dare una spiegazione e io devo andare perché è tutto passato e ho solo bisogno di una doccia.>> continuo a fingere, ma ormai lo sto facendo così spesso con lui che mi sta venendo quasi naturale.
    Se solo potessi trovare un libretto di istruzioni per ficcarmi nel suo cuore. Dev'esserci da qualche parte, dovrei riuscire a comprarlo. Dovrà pur esserci un modo per bussare al cuore e dirgli: 'Sono io, aprimi, questa è casa mia'. E lui dovrà aprire perché sa che quello è il mio rifugio preferito, in ogni giorno o stagione dell'anno.
    Non si oppone a quello che ho detto perciò mi avvio verso casa senza dire nient’altro.
    Mi è bastato il silenzio che era calato su di noi, all’improvviso. L’ha chiamato lei, c’era una voce da donna dietro a quel cellulare. Il motivo del silenzio era stato spiegato.
    Sapevo che stavo sbagliando, sapevo di non dovermi fidare.
    Ora ne paghi le conseguenze Chiara, son tutte per te lì, che ti aspettano.
    Arrivo a casa distrutta, per tutto. Mi spoglio buttando a terra, con una rabbia mai avuta, tutto ciò che mi capita in mano e le lacrime sgorgano come una fontana, inarrestabili. Non devo fargli capire niente, lui ha una sua vita, io ho la mia che si sta sfasciando per lui. Ma poco importa, non dovrà mai sentire cosa ho dentro, non può capirlo. Vado in bagno e mi infilo sotto la doccia. Cerco di trattenere a stento le lacrime ma non riesco nemmeno più a dire una parola perché tutte le parole mi sono morte dentro.
    Sento il telefono di casa suonare quando ho trovato due minuti di relax, non ho nemmeno voglia di sapere chi c’è dietro a quel telefono perché sto male e tutto deve andare a farsi fottere.
    Ma, visto che continua, decido di uscire e rispondere male a chiunque sia.
    <<Pronto?>> è lui, ancora.
    <<Chiara hai lasciato il tuo cellulare lì a terra, se mi dici dove abiti te lo riporto, sono riuscito ad avere il tuo numero di casa guardando in rubrica.>>
    Gli dico l’indirizzo, anche se non ho voglia di vederlo.
    Mi vesto velocemente e asciugo in fretta i capelli.
    Arriva dopo mezz’ora, completamente asciutto.
    <<Ho fatto una doccia veloce e son venuto qui a riportartelo, non sono più tornato nel locale, Dani ha detto che mi son sentito male e che dovevo tornare a casa per rimettermi, posso entrare?>>.
    Prendo il cellulare dalle sue mani, quasi come se volessi strapparglielo.
    <<E’ meglio di no, meglio che torni a casa, ho da fare.>> dico diretta.
    Lui sa che è successo qualcosa fra noi due, dopo quell’abbraccio. Sa anche cosa perciò non parla, non torna sull’argomento, si girerà e se ne andrà proprio come gli ho detto di fare. Non sa nemmeno opporsi a tutto questo o forse vorrebbe ma proprio non lo sa fare, o non può.
    <<Buonanotte>> questa è l’unica parola che gli esce, a bassa voce. Una buonanotte sussurrata che forse gli stava facendo anche male perché stentava ad uscire.
    Sento che anche le sue parole stanno per morire e non usciranno.
    Si volta per guardarsi indietro, un gesto istintivo che faccio anche io.
    Sembriamo due persone che si stanno dicendo addio quando in realtà niente può farlo sembrare tale perché non c’è stato nulla. Solo mezzi sorrisi, sguardi, mezzi momenti.
    Si gira di nuovo.
    <<Scusa per prima, non ti ho fermata perché il dovere mi chiamava. Elena aveva bisogno di un passaggio e..>>
    Dovere? Da quando una fidanzata è un dovere?
    Non lo faccio finire di parlare perché non ho bisogno di coltellate, io.
    <<Marco, non stiamo insieme. Non ho bisogno di sentire nulla, non spetta a me sapere queste cose. Sei semplicemente il cantante della mia band preferita che stimo Marco, non farmelo ripetere più>>
    Ci metto rassegnazione nelle mie parole per poi sperare che non ne sia accorto.
    Non deve avere speranza, non voglio compassione. Voglio essere vista esattamente per ciò che sono sempre stata. Lo amo, sì. Ma questo non cambierà le cose, non le smuoverà di un passo.
    So perfettamente che questo ragazzo mi farà spegnere, lentamente.
    Ma non ho la forza per finirla, per allontanarmi dal casino che ho addosso.
    Entra in macchina e chiude lo sportello, sbattendolo.
    Chiudo la porta alle mie spalle e mi siedo a terra. Vorrei evadere da questa prigione che mi sono costruita da sola, col suo aiuto. Ma quando ci sei fin troppo dentro a qualcosa come puoi liberartene?
    Mi butto sul letto, affranta, stanca, perduta.
    E’ l’una e mezza di notte, un orario modesto, ma che mi sembra infinito.
    Vorrei solo vedere il sole e iniziare una nuova giornata. Anche se difficile, non voglio stare qui a piangere, i miei occhi mi maledicono.
    Accendo la tv, convinta di non trovare niente di interessante.
    Le solite cazzate notturne, i soliti reality che mi fanno salire il disgusto.
    Vivo in un mondo piatto, disonesto e sporco in cui l’amore non trova mai lo spazio giusto in cui esistere e splendere.
    Le persone si perdono, son lontane, a volte si odiano.
    Ciò che ami ti fa del male e non c'è modo per distaccartene, nonostante succeda questo.
    Io amo lui, ma lui è anni luce distante. Perché non esiste una mezza misura, una scorciatoia per arrivare nei posti giusti di una persona? Perché è difficile colpire nel segno? Non ho mai fatto arrivare una freccetta al centro del bersaglio ma nel suo cuore io potrei prendere la mira giusta perché sarei disposta a tutto pur di arrivarci.
    Purtroppo non esistono scorciatoie. Esistono cose giuste o sbagliate, non cose mezze giuste e mezze sbagliate. E l'amore o è bianco o è nero. Marco, mettiti al posto di quel bersaglio che ti colpisco e prendo il centro.
    Lancio malamente il telecomando sul pavimento della mia stanza.
    Sento la suoneria dei messaggi del mio cellulare che mi distrae.
    Prendo il cellulare che è sul comodino.
    ‘Ho paura. Non so di cosa e non so perché ma è una paura assillante che mi si scaglia continuamente contro e non va via, Chiara. Vorrei proteggerti da quello che ti sta facendo così male perché qualcosa di forte mi spinge a farlo. Ma non ho un modo per aiutarti.
    Buonanotte.’

    Ha avuto anche il tempo di prendere il mio numero, con la scusa.
    Le sue parole fanno l’eco, dentro di me. So che è lui, non ho bisogno di altro per capirlo.
    Non sa che quella sua paura ormai vive dentro di me, stabilmente.
    Forse gliel'ho passata io, durante quell'abbraccio. Ti dico solo che questa paura è peggio di un'influenza o un morbillo, Marco. Ti darà filo da torcere.
    Gli rispondo, d’istinto.
    ‘Ho paura di te, Marco.’
    Invio. Gli invio pure il cuore che occupa la bellezza di cinquanta pagine di mms.
    Ho paura che tu mi rimanga addosso, più del dovuto.




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  8. #8
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    7.

    ‘Guariremo insieme, uno dentro l'altro.’


    Io e Marco non ci sentiamo esattamente da due settimane. Sono uscita tante volte, sono perfino andata a fare la spesa da sola per la prima volta in tutta la mia vita e non ho incrociato nessuno sguardo come il suo tra gli scaffali o tra la folla per le vie della città. Sono tornata a casa, ho messo tutto a posto, ho acceso la tv, sono uscita con le mie amiche, sono andata a scuola, ho studiato. Ieri, per esempio, ho fatto un compito di arte. Vorrei che mi venisse spiegato a cosa potrà mai servirmi un compito del genere se non devo andare a fare affreschi con Raffaello per le chiese d’Italia.
    Tre giorni fa, assorta nei pensieri procurati dalla chimica, mi è arrivato l’ultimo messaggio di Marco:
    ‘Sono a pezzi, lascia che mi ricomponga da solo’.
    Ho chiuso il messaggio, ignorandone il senso.
    Anch’io voglio stare da sola. Voglio riprendere a soffrire da sola Marco, senza condividere il dolore con te, che non lo meriti.
    Dopo un’ora gli ho risposto perché ho ceduto, scrivendogli questo:
    ‘Componi anche me, ora che hai comprato la colla adatta.’
    E’ un messaggio che non ha risposta.
    Sono le due del pomeriggio di un’altra piovosa giornata di Ottobre.
    Cucino qualcosa perché è stata un’altra giornata di fuoco a scuola e ho bisogno di recuperare energia. Ascolto musica ad alto volume, come faccio di solito. Gli Hasta Luego pompano nelle casse del mio computer. Opto per la pasta. Anche se la pasta cucinata da mia madre è tutta un’altra cosa. Questo pensiero non mi consola affatto, non imparerò proprio mai.
    Mi siedo a tavola sconfortata per la giornata e per la sua assenza, profonda.
    Un altro messaggio, un’altra speranza.
    ‘Ho bisogno di vederti.’
    Era questo ciò di cui avevo bisogno e me ne accorgo dalla reazione spontanea che ho avuto nel sorridere, quella strana ma bella sensazione di libertà, di amore.
    Lo chiamo.
    Risponde dopo pochissimi squilli, forse due.
    La sua voce dall’altra parte del telefono ora mi sta rendendo una Chiara migliore, regolare.
    <<Dove ci vediamo?>> mi chiede velocemente.
    <<Per questo ti ho chiamato, non so.>>
    <<Facciamo a casa tua perché ho delle ragazze sotto casa che mi stanno pedinando probabilmente da ieri sera e non voglio altri casini. Passo fra tre quarti d’ora, il tempo di una doccia e una ripulita.>>
    <<Va bene, a dopo>>.
    Sparecchio velocemente e cerco di darmi una ripulita anch’io. Non ho problemi con Marco, su questo non ne ho mai avuti. E’ la semplicità che ama, lo so bene.
    Aggiusto i capelli ma non faccio caso a cos’ho addosso.
    Sono troppo presa dal momento e devo mettere a posto la cucina che è un casino. Guardo l’orologio e noto che ho a disposizione un quarto d’ora ma non sono tranquilla perché potrebbe arrivare anche prima. Dopo dieci minuti, infatti, suona al citofono. Vado ad aprire con una luce insolita negli occhi che ho solo per lui.
    Mi appare davanti, bello come un prato fiorito.
    Mi sorride, bello com’è.
    <<Sei bella.>> me lo dice tutto d’un fiato, con sincerità. Stavolta rimango davvero colpita ma spiazzata allo stesso tempo per due parole che non pensavo potesse dire, nemmeno pensare.
    Mi da un bacio sulla guancia, seguito da un mio sussulto.
    Non ho più farfalle nello stomaco, non con lui. Ci sono mandrie di tori che si rincorrono su una prateria, nel mio stomaco. E non si fermano nemmeno per riprender fiato.
    <<Grazie Marco.>> risposta banale ma di cuore.
    Mi accorgo di avere addosso il pantaloncino bianco del mio pigiama e mi vergogno da morire.
    Lui se ne accorge e ride.
    <<La finisci di prendermi in giro?>> lo minaccio.
    <<Ma guarda che ti preferisco così.>>
    <<Ma non siamo fidanzati, tu non mi devi preferire.>>
    <<Dettagli insignificanti.>>
    <<Non stai parlando con la fan che, pur di star con te, accetta i compromessi.
    E tu non mi sembri proprio il tipo da compromessi.>>
    <<Non lo sono e non sto affatto parlando con una fan ma con Chiara.>>
    <<Da quando sono diversa dalle altre?>>
    <<Dalla prima volta in cui mi hai guardato, per come mi hai guardato.>>
    Marco tu non hai idea di cosa stai provocando, se mi scoppia il cuore ti avviso, così puoi correre, e salvarti.
    Si gira intorno, curiosando per la casa.
    Nota la mia Ps3 entrando nella mia stanzetta.
    <<Ma se giocassimo a Fifa?>> dice con tono di sfida, convinto di essere l’unico a saperci giocare.
    Rido per la sua espressione meravigliata.
    <<Guarda che non solo tu e gli altri vi fate quelle partite alla Play da veri maschioni. Scommettiamo che vinco e mi devi pagare anche una pizza? Gioca col Milan che io prendo una squadra a caso.>> lo sfido.
    <<Appena finisco di vedere per bene casa tua ti faccio nera>>.
    <<Un consiglio spassionato. Fossi in te non ci crederei fortemente.>>
    Mi dirigo in cucina mentre lo sento blaterare nell’altra stanza. Si starà facendo i c*zzi miei guardando i miei oggetti personali sulla scrivania e i miei libri.
    Mi affaccio dalla porta della cucina.
    <<Patatine o pancarré e nutella?>>
    <<Porta tutto ciò che puoi e vedi che stasera davvero mangeremo la pizza. Dipende solo da chi paga. >>
    <<Hai intenzione di stare qui fino alla settimana prossima?>>
    Ride perché forse gli sembra una buona idea.
    Gli imbocco una patatina.
    << Sei pronto per questa vergognosa sconfitta?>>
    << Non ci penso nemmeno.>>
    Inizia a farmi il solletico ovunque.
    << Sulla pancia è l’unico punto in cui lo soffro e mi da un fastidio cane.>>
    Rido cercando di liberarmi dalla sua presa.
    Ride con me, son due risate simili ora, complementari. Lo sto amando, follemente. Perché siamo semplici e ci basta poco per ridere. Ci basta una risata per amare.
    Ogni tanto mi spia mentre giochiamo, me ne accorgo.
    <<Chiara, ma dai! Giochi a rubare?>> si lamenta per il goal che ho appena fatto.
    <<Ma che dici? Ammetti che ti rifilato un goal e basta.>>
    Quel goal mi costa tanto perché, alla fine, è lui che vince.
    <<Vincere così spudoratamente contro una ragazza, dai!>>
    Si mette a ridere.
    <<Certo che ti contraddici, eh!>>
    Si stende sul mio letto, mi chiede di poggiarmi sul suo petto.
    Rimaniamo a parlare di sogni, canzoni, musica, della sua vita semplice ma resa complicata dagli altri. Mi racconta del rapporto con gli altri così vero e solido, per la prima volta mi parla di Elena e lo ascolto, senza provare dolore.
    La sua mano mi sta accarezzando i capelli, dolcemente.
    Mi dice che sono diversa, forse speciale. Che la mia età, il mio sorriso, lo riportano ad un paio di anni fa nel periodo più bello della sua vita. Mi racconta di come ha conosciuto Elena, del loro rapporto così sbagliato che hanno sempre avuto. Del fatto che ogni mia smorfia e ogni mio gesto lo fanno sentire a suo agio, perfino nei momenti in cui non è nemmeno a posto con sè stesso.
    Dice che è la mia freschezza, il modo in cui so guardarlo, capirlo senza mai aprire bocca o esagerare. Una freschezza, una sicurezza, una voglia che Elena non è mai riuscita a dargli.
    << Sei un posto sicuro Chiara>>.
    Conclude con queste parole un discorso importante.
    Alzo la testa per dirgli almeno un grazie guardandolo negli occhi, trovando un coraggio che non ho mai avuto e che oggi mi scalpita dentro. Ma sento le sue labbra sulle mie, che non mi danno il tempo di dire nemmeno una parola.
    Mi sta cercando. L’ho cercato io così a lungo, così intensamente che avevo quasi perso la forza perché non riuscivo a trovarlo. E ora lui è lì, di fianco a me. Incrocia con dolcezza la sua mano nella mia. Non se ne pente, continua a stringerla, forte.
    La nostre lingue si sono delicatamente incontrate e, forse, amate.
    Alza la testa dal cuscino su cui era poggiata e in un attimo è su di me, la sua mano è dietro la mia testa, i respiri ormai vanno insieme, si completano.
    Non ha messo nessuna mano fuoriposto, non ha provato a fare nulla di diverso, non ha provato ad andare oltre.
    <<Oggi non faccio l’amore con te perché dovrò meritarlo.>>
    Mi dice esattamente queste parole e poi riprende a baciarmi con passione.
    Ci siamo entrambi stavolta.
    E quello non è stato un bacio, ma uno scambio di anime, vero e proprio.



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    Ultima modifica di Chiaretta14.; 08-08-2012 alle 10:35
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  9. #9
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    Sono tornata. ♥

    8.


    ‘Il Big Bang non è uno spettacolo se paragonato a te.’


    Ci siamo addormentati stretti, vicini, sfiorandoci le mani, gli occhi, i capelli, la vita.
    Ascoltando il suo respiro ho pensato, per la prima volta, a quanto sia importante averne uno fermo e regolare. A quanto sia veloce la vita, che poi è un soffio e si dissolve senza che noi possiamo accorgercene. Che poi mentre vivi non pensi bene a ciò che ti circonda, non pensi all’importanza di ogni singola foglia, di ogni singolo spiffero di vento e alla fortuna che hai nel poter osservare il mondo in tutto il suo splendore. A volte non ci si accorge nemmeno di questo splendore. Tendiamo a dare tutto per scontato, a vivere ignorandone il senso quando magari qualcuno un senso alla vita lo cerca ovunque e non lo trova.
    Siamo pieni di banalità, di parole spezzate che non escono per paura di non esser comprese, di speranze, paure, difetti, pregi, sorrisi sinceri, a volte poco chiari.
    Siamo una miscela di tante cose, di paradiso, inferno, baratri, luce. Ci ritroviamo ad amare e poi piangere perché ciò che credevamo eterno è finito, lasciandoci soli, nel bel mezzo del nulla.
    Marco probabilmente mi ha insegnato a vivere non lasciando nulla al caso, non tralasciando i particolari di nulla, perché son quelli che ti segnano.
    L’ho guardato a lungo. Sono riuscita ad intravedere anche due piccoli nei guardando a fondo e ho amato anche quelli. Ho amato la sua mano che, d’istinto, sfiorava la mia, la sua bocca quasi aperta mentre dorme, i suoi capelli sconvolti su quel cuscino dove lascerà l’impronta e un profumo che avrò dentro per il resto dei miei giorni. Non so se questo mi porterà al male ma voglio vivermi i suoi spazi, le sue carezze, le sue parolacce sempre dosate, il suo sorriso che è un angolo di paradiso, di benessere. Guardo l’ora sul suo cellulare, sono le dieci di sera.
    Vorrei svegliarlo ma non ho la forza di farlo perché se fossi un’esperta d’arte probabilmente vorrei farne un dipinto o una scultura.
    Mi sembra un peccato. Rimango lì, ferma, a guardare il soffitto cercando un motivo, il coraggio che mi manca, che si è perso chissà in quale via. Lo stringo ancora più forte, non voglio che molli la presa, voglio tenerlo stretto a me per fargli sentire che tutto si può colmare, perfino l’abisso. Vorrei dirgli che l’amo ma che forse non troverò mai le parole giuste per dirglielo, per amarlo forte nello stesso modo in cui lo sento, dentro.
    Si sta muovendo. Si starà sicuramente svegliando.
    Apre gli occhi dolcemente e li richiude.
    Gli accarezzo il viso, forse lo faccio per fargli sapere che sono lì accanto a lui e che l’aprirsi e il chiudersi dei suoi occhi è la cosa più bella che io abbia mai visto in 18 anni di vita.
    Le mie dita sfiorano le sue labbra, lui le bacia.
    E la teoria delle farfalle e dei tori nel mio stomaco è stata pienamente superata dalle sensazioni che mi stanno pulsando dentro in questo momento, perché non hanno un nome adatto.
    Gli sorrido e in quel sorriso sento contraddizioni.
    Ricordo quella sera in cui mi ha abbracciata sotto la pioggia, al freddo, al volermi distaccare e alla calamita che mi attirava a lui senza poter recriminare.
    Mi guarda e ricambia il sorriso, siamo al solito.
    << Forse mi sono svegliato perché ho fame>> dice ridendo.
    << Ho pensato la stessa cosa appena ti ho visto muovere.>> rido anch’io perché non posso far altro che galleggiare nel suo sorriso e poi buttarmici dentro e rimanerci, per interi giorni, intere vite.
    << Sono prevedibile>>
    <<Potrei prepararti qualcosa, se ti va.>>
    << Mmmh, sì mi andrebbe. Ma ho voglia di pizza, quindi potremo ordinarla, che ne dici?>>
    <<Io son d’accordo>>
    Sorride di nuovo, forse perché ci capiamo sempre, senza aver bisogno di tante smorfie.
    Dopo aver ordinato le pizze torna a letto e mi tira su di se. Mi ritrovo in un attimo a guardarlo pericolosamente. Mi toglie i capelli dalla fronte e la bacia.
    << Hai freddo?>> mi chiede.
    << No, sto davvero bene.>> gli rispondo sinceramente.
    Sta per baciarmi ma il ragazzo delle consegne sta suonando e bisogna andare ad aprire.
    Rido per la sua faccia.
    << Che tempismo!>> si alza di scatto per andare ad aprire.
    Ringrazia a stento il ragazzo e torna di là.
    << Dai, potevi anche essere più carino con lui.>>
    << Mi ha rovinato un momento importante, deve solo ringraziare che io sia andato ad aprire la porta. Ho fatto già più del dovuto.>>
    Rido perché è bello e spontaneo e perché è la soluzione a tutti i problemi.
    Mi alzo dal letto ma mi butta di nuovo su quelle lenzuola che sanno di noi.
    Stavolta sento troppa voglia di andare oltre a quel bacio perciò cerco in ogni modo di evitarlo.
    << Dai, mangiamo altrimenti si raffredda e poi è una gomma.>> gli dico.
    << Non ho mai assaggiato pizza alla gomma.>>
    << Appunto, vedi di non assaggiarla proprio oggi.>>
    Ha capito di cosa ho paura perciò non insiste, non vuole spaventarmi ulteriormente.
    Accendo la tv per cercare qualcosa di divertente ma l’unica cosa che ho voglia di sentire è la sua voce, la stessa voce che, ore fa, mi sussurrava amore in semplici parole.
    << A cosa pensi? >> mi chiede curioso.
    << Vedi di non far rimanere solo parole, Marco. >>
    Le mie parole lo spiazzano ma sa che ho ragione e che non può far finta di niente.
    << Cosa provi per me, Chiara?>>
    << Stai chiedendo l’impossibile Marco, stai chiedendo troppo.>>
    Cerco di distarmi guardando la tv, improvvisamente squilla il suo cellulare.
    << E’ un messaggio di Elena. >> dice, quasi dispiaciuto.
    Non so proprio che rispondergli, non so proprio che senso abbia starsene qui ad aspettare un ragazzo fidanzato, famoso che, da un momento all’altro, potrebbe spingermi nel vuoto.
    Non voglio amarlo, non posso, ne uscirò sconfitta e io non voglio perdere tutte le battaglie.
    << Vai, Marco. Non hai bisogno del permesso.>>
    Non si avvicina a me per il saluto, non vedo in lui nemmeno così tanta voglia di andare da lei per soddisfare i suoi bisogni notturni. Mi chiedo come riuscirà a fare l’amore con lei dopo oggi, dopo la vita che gli ho passato.
    E’ sulla soglia della porta, sta cercando la sua felpa. La vedo a terra accanto al letto ma non voglio dirglielo, voglio osservarlo anche quando cerca qualcosa che non trova per amare anche quello.
    Però non devo amarlo e non posso starmene lì mezza distrutta, non posso sentirmi sempre sbagliata e stupida perché io non lo sono. Le persone innamorate non sono mai stupide, splendono anche nel dolore.
    Forse quella felpa l’ha vista ma non ha il coraggio di tornare indietro per riprenderla, forse era solo una scusa il fatto che stesse lì a cercare. Forse ha voglia che io gli salti addosso, ha voglia di fare l’amore con me e vivermi tutta la notte invece di andare in un letto spoglio in cui non è mai esistita nessuna forma di amore o, se magari una volta c’è stata, si è estinta non lasciando tracce e reperti.
    Si arrende, apre la porta, rimane a pensare per pochi minuti sulla soglia.
    << Questo intendevo prima, questo coraggio cercavo, le belle parole volevo si trasformassero in coraggio e concretezza. Era questo ciò che volevo dirti.>>
    Chiude la porta dietro a sé lasciandomi lì, in balìa di sentimenti confusi, scalpitanti, troppo forti per un essere umano e dunque ingestibili.
    Prendo la sua felpa e la infilo per far entrare quel profumo nell’ennesimo solco provocato a tal punto da riempirlo fino all’orlo. Per lenire un dolore, un senso di vuoto profondo, colossale.
    Sono affetta da innamoramento acuto, peccato che nessuna farmacia ha in vendita la cura e quella cura ha appena chiuso la porta dietro di sé permettendo al vuoto di risucchiarmi.
    Raggiungo il letto e mi stendo lì, dolorante.
    Li immagino mentre fanno l’amore e qualcosa fa male nel petto.
    Stringo i denti e cerco di trattenere le lacrime, di esser forte per una c*zzo di volta.
    Sbatto un pugno sul letto, stringo le lenzuola come se avessi bisogno di far del male per stare bene.
    Mi arrendo e inizio a piangere.
    Non vincerò nessuna battaglia contro di lui, io lo amo come gli stormi di uccelli amano i luoghi caldi in cui emigrano nei periodi di gelo.
    E se potessi emigrerei anch’io Marco, se solo questo amore mi lasciasse libera di respirare.


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  10. #10
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    Predefinito Re: Non scegli chi amare, sono gli occhi che scelgono per te.

    La mia FF è sospesa, non so fino a quando.
    E' successa una cosa alla persona che amo che mi sta facendo troppo male e non trovo la voglia di mettermi a scrivere, non ce la faccio fisicamente e mentalmente.
    Spero di tornare presto.
    GeMe_FiNlEyZzAtA likes this.

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