Vai a Team World Shop
Pagina 1 di 3 123 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 23
Like Tree3Likes

Discussione: Carme 85

  1. #1
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Carme 85

    Ciao a tutti! Su invito di un'amica, posto il primo capitolo di una ff che ho scritto circa un anno e mezzo fa. Il titolo si riferisce al Carme 85 catulliano, in assoluto il mio preferito tra tutta la raccolta pervenutaci.
    Spero vi piaccia

    1.
    “Papà, papà! Svegliati, siamo tornati.. Papà!”.
    La voce del piccolo Danny entrò prepotentemente nelle orecchie del padre che dormiva, rilassato, sul proprio letto. La manina del bambino cercava di scuotere l’uomo addormentato, senza nessuna soddisfacente risposta. Finalmente dopo qualche secondo quello si decise ad aprire gli occhi e ne vide altri due che lo scrutavano, grandi e verdi come smeraldi, come i suoi! Di scatto piegò le labbra in una sorta di sorriso.
    “Papà, che fa la zia qua?”.
    Danny innocentemente gli aveva posto una domanda per la quale risposta sapeva sarebbe nata qualche discussione.
    “Danny, dov’è la mamma?”
    Un colpo di tosse anticipò il bambino nel parlare. Di colpo lo sguardo del ragazzo si posò sulla figura appoggiata al muro accanto alla porta, stretta in una giacca di jeans. Due occhi lo stavano osservando lucidi, ridotti a due fessure per esprimere la rabbia che stava provando. Nonostante la donna volesse nascondere il suo lato debole, vedendo il marito nello stesso letto con la sorella, si vedeva perfettamente che da un momento all’altro delle lacrime avrebbero cominciato a rigarle il viso. Il bambino passò dall’altro lato del letto, mentre i suoi genitori si guardavano silenziosamente, mise una mano su quella della zia cercando di muoverla e la salutò educatamente. Quella si alzò di scatto, guardando la sorella in preda al panico. Sicuramente stava facendo pensieri sbagliati per quell’occasione. Purtroppo però se fosse stata al suo posto non avrebbe potuto fare altrimenti, visto che si trovava con addosso anche una maglietta del ragazzo, che la copriva fino a metà coscia. E l’uomo, come se non bastasse era in boxer. Che casino sarebbe nato?!
    “Danny vai in camera tua, vai a giocare tesoro.”
    La donna cercò di liquidare il figlio nella maniera più tranquilla possibile. Fortunatamente il piccolo non oppose resistenza e subito abbandonò quella camera.
    “Sole, non è come pensi!” la ragazza cercò subito di mettere le cose in chiaro.
    “Rory, tu vestiti, ti riaccompagno io in facoltà.”
    Sole si girò verso la sorella arrabbiata, dopodiché ritornò nel lungo corridoio che attraversava tutta casa sua, non prima però di aver lanciato un’altra occhiata di odio e ribrezzo al marito. Questo alzatosi, raggiunse immediatamente la moglie e l’afferrò per un braccio, trascinandola in una stanza e chiudendo a chiave la porta.
    “Mi fai male, lasciami!”. Ogni volta era sempre la stessa storia. Lui sbagliava e a lei toccava sorbirsi sempre le sue insulse scuse, le sue promesse di miglioramento.. perciò si limitò a dire quell’unica frase, per forza d'inerzia quasi. Rimase in piedi, incrociando le braccia, una volta avutele libere e continuò a fulminarlo con gli occhi. Non sapeva per quanto avrebbe potuto resistere alle lacrime ancora. Il ragazzo si grattò la testa.
    “Ehm, credo di sapere cosa stai pensando. Ma non è quello, credimi!”. Non ci fu alcuna risposta. Soltanto silenzio.
    “Posso spiegarti tutto, non è successo niente.” Cercò di accarezzare una guancia della moglie, ma questa prontamente si scansò.
    “Niente? Come “niente” è successo l’ultima volta che sei partito? Come “niente” succede quando non si sa dove finiscono tutti i soldi che dovrebbero stare sul conto? Come è “niente” quando Danny mi chiede che ti prende quando diventi irascibile e butti tutto all’aria? È successo questo “niente”?”
    Si sentiva uno schifo a sentirsi rinfacciare queste cose. Ma anche Sole non avrebbe voluto ricordare questi avvenimenti.
    “Pioveva. Non volevo che tua sorella tornasse a casa con una simile pioggia. Era tutta bagnata, per questo ha la mia maglietta. È stata lei ad insistere che anche io dormissi là. Ma non è successo niente.”
    Forse era sincero. Aveva assunto un tono rassegnato, era sicuro che non gli avrebbe creduto, anche se stava dicendo la verità.
    “Perché era venuta allora?” Questa volta voleva potersi fidare, ma non poteva rischiare di essere presa in giro, di nuovo.
    “Ha riportato la giacca che Danny aveva scordato da lei l’altra sera..” La ragazza cominciò a piangere. Il tono serio con cui aveva parlato il marito le faceva letteralmente tremare il cuore. Ormai si era rassegnato a non essere più creduto e tutto ciò le sembrava essere colpa sua, invece del contrario. Si coprì gli occhi con le mani, singhiozzando più piano che potesse per non farsi sentire. Ma erano troppo vicini affinché chi le stava davanti non la sentisse. Non ci pensò due volte e il ragazzo l’abbracciò stringendola a sé, cercando di calmarla.
    “Lo sai che sei carina quando diventi gelosa?!” Cercò di sdrammatizzare, ma Sole gli diede un colpo sulla spalla per poi cercare di allontanarlo. Dall’altro lato lui non riusciva ad essere arrabbiato con la moglie, la vedeva fragile ma allo stesso tempo delicata, come un cristallo. Sapeva che tutte le sue sfuriate avevano una ragione precisa, e sapeva anche che c’era una causa precisa.
    “Com’è andato il viaggio?” Voleva cambiare discorso, o almeno calmare la tensione che si era accumulata in quella stanza.
    “Sono ancora viva, no?!” Una risposta acida, scontata, data tra un singhiozzo e l’altro.
    “Ehi, basta..” Le alzò la testa con due dita per guardarla negli occhi bagnati, ma ancora perfettamente truccati.
    “*****, Carmine! È tutta colpa tua. È colpa tua se faccio così. Lo capisci?!” Il ragazzo abbassò lo sguardo tristemente. Lo sapeva fin troppo bene che era stato lui a creare quella situazione. Anno dopo anno, sbaglio dopo sbaglio.
    “Fammi uscire adesso.” Nessuna risposta. Sembrava che stesse parlando ad un muro.
    “Dammi quella maledetta chiave, dannazione!” Lo scosse per un braccio, non ottenendo però la stessa reazione che aveva avuto poco prima lei alla presa del marito. Quello le allungò la chiave, sfiorandole il palmo della mano. Riuscì perfino a rubarle un bacio prima che potesse aprire la porta. Era solo quello che desiderava, averla accanto per tutta la vita.
    “Ti amo” Solo due parole. Cinque lettere che la fecero infuriare ancora di più.
    “Va******lo Carmine!” uscì sbattendo la porta, che tuttavia si riaprì da sola per la forte botta.
    ***

  2. #2
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    [LEFT]Era in macchina, aveva riaccompagnato la sorella in facoltà, tecnicamente sarebbe già dovuta essere a casa, da almeno 45 minuti, ma proprio non le andava di rientrare in quell’aria che la sopprimeva. Vagava per le strade della città senza avere una meta precisa. Guidava, ma in realtà rifletteva su tutto ciò che la circondava.
    Sole aveva 28 anni, aveva i capelli biondi, tendenti quasi al castano, che cadevano lunghi sulle sue spalle fino ad arrivare sotto il seno. Aveva deciso di farli crescere da quando era nato suo figlio: Danilo o Danny, come lo chiamavano tutti. Si era sposata un anno prima della nascita del bambino, sotto la pressione della famiglia, nonostante lei e Carmine avrebbero voluto aspettare ancora un po’. Tuttavia il loro rapporto era sano, e anche la convivenza dopo il matrimonio si riteneva pacifica. Insomma era tutto come una favola, fino a due anni a questa parte. Sapeva di non aver un bel carattere, ma entrambi si compensavano. Da qualche tempo però erano iniziate a nascere le prime incomprensioni, non tanto da parte di Carmine, ma da parte di Sole. Come per il resto della sua vita, alternava momenti di assoluta felicità ad altri di depressione e cupezza. Da adolescente pensava che questo disagio fosse portato dal paesino in cui viveva. Monotono e triste. In una zona di cui nessuno teneva conto a meno che non succedesse qualcosa di brutto. Lontano dal mondo, o almeno così pensava lei. Ma adesso che quel sentimento tornava a sentirlo capiva che non era dovuto alla città in cui viveva, anche perché ora abitava in una metropoli. Tra le più rinomate e importanti d’Italia. Tutto quello di cui aveva bisogno in quei momenti era solo sentire qualcuno accanto. Ma non chiunque: un tempo aveva la sua migliore amica, ma ormai erano cresciute, ed ognuno aveva i suoi problemi. Allora avrebbe voluto essere spronata e ascoltata da chi le era più vicino: Carmine. Ma la pazienza non era il forte del ragazzo, o almeno non ne vantava una grande quantità. Perciò dopo i primi tentativi a chiederle cosa le prendesse e avendo come risposta un “niente” secco, spesso anche in modo acido e maleducato, aveva iniziato a farsi gli affari suoi, cominciando ad innalzare un muro invisibile tra i loro rapporti. Entrambi però affrontavano tutto ciò diversamente. Sole si era chiusa in se stessa, facendo uscire il suo lato antipatico e malinconico. Carmine aveva iniziato a ubriacarsi di tanto in tanto e aveva cominciato a dar fondo a tutti i loro soldi sperperandoli anche in inutili tatuaggi (che - per inciso - la ragazza odiava!).
    Le venne quasi da sorridere ripensando che l’ultima litigata, anzi la penultima ormai, era stata proprio a causa del suo nuovo tatuaggio:
    La sera di due giorni prima erano riusciti a ricavare un momento di pace ed intimità - visto che Danny già dormiva beatamente nella sua stanzetta - che stavano cercando di sfruttare. Sembrava dovesse essere un momentaneo ritorno di tranquillità tra i due: come se il muro che li allontanava fosse stato abbattuto. In realtà non era così, non era mai così! Era semplicemente quello che succedeva frequentemente tra loro due. Anche se non si parlavano,anche se non si guardavano nemmeno, non riuscivano a fare a meno l’uno dell’altra. O meglio, l’uno del corpo dell’altra. Era solo la natura a dettare tutto ciò, però entrambi avrebbero dato qualsiasi cosa per riuscire a ritagliarsi quei momenti. Infondo il loro amore non era mai cessato, forse era stato solamente sotterrato metaforicamente da chili e chili di terra, ma niente poteva cancellarlo. Ad ogni modo, Sole era riuscita a sfilare la maglietta del marito, mentre questo cercava di avvicinarla al suo petto. Aveva le braccia strette al collo di Carmine scendendo lentamente verso le spalle. Le sue mani spingevano sulla pelle chiara del ragazzo, fino a quando questo non emise un piccolo spasmo di dolore. Le guidò le mani più giù, appoggiandosele sui fianchi. Sole però incuriosita ed anche un po’ sadica le rimise dov’erano poco prima, continuando a tastare e di tanto in tanto conficcandogli le unghia sulla pelle nuda. Un altro lamento, un po’ più forte risuonò nel silenzio della camera. Non poteva rimanere all’oscuro di quello che gli stava accadendo. Gli mise le braccia al collo, cercando di indirizzare il suo volto ai suoi occhi affinché la guardasse. Erano talmente vicini che era quasi impossibile parlare senza lasciare che le labbra si sfiorassero. In quel momento si sentì fragile, come se avesse bisogno di lui anche per respirare.
    “Che succede Carmine?” Con quelle tre parole gli aveva sfiorato le labbra due volte. Poté leggere nel suo sguardo una scintilla di paura e al contempo di preoccupazione. Stava temendo una sua reazione forse? Gli accarezzò una guancia, cercando di confortarlo.
    “Carmine..” gli ripeté, cercandolo di scuotere dai suoi pensieri. Scivolò sul suo collo, baciandogli ogni centimetro di pelle, fino a quando i suoi occhi non notarono qualcosa di strano. Qualcosa macchiava la pelle bianca di suo marito, e non erano i nei che le donavano quasi un aspetto di porcellana. Il candore era anche offuscato da una tonalità di rosso che infuocava le sue spalle. Prima che il nervosismo si impadronisse di lei, pensò bene di scendere ancora un po’ con lo sguardo, nonostante il ragazzo – baciandola a sua volta – cercava di farle cambiare visuale. Una spinta lo fece staccare dalla moglie e lo fece finire steso sul letto. Okay, aveva capito! La donna si alzò immediatamente, ringraziando di essere ancora parzialmente vestita. Lo guardò torva. Tutta la quasi felicità di prima era svanita per lasciare spazio all’ira. “Un altro, Carmine?!” osservazione fatta tra il tono di voce monocorde e atono. Avrebbe voluto ucciderlo. “Perché? Anzi, soprattutto quanto?” stava quasi per diventare isterica. Non ci fu nessuna risposta. Carmine si limitò ad abbassare lo sguardo, dopo avergliene rivolto uno di scusa quasi.
    “QUANTO?” ripeté, alzando il tono di voce.
    “Settecento.” Rispose secco il ragazzo rialzando gli occhi per vedere la sua reazione.
    “Settecento? Settecento euro Carmine? Hai buttato settecento euro nel c****? Ma che ti passa per quel tuo cervello minorato?” stava dando sfogo a tutta la sua rabbia, non risparmiando nessun genere di insulto. Il ragazzo si alzò per uscire dalla camera, cercando di non fare uscire il lato peggiore di sé, che purtroppo ogni tanto stentava a trattenere fino all’allontanamento da qualsiasi essere umano. Ma Sole non contenta lo tirò per un braccio, mettendo alla prova la pazienza del marito.
    “No, non te ne vai così facilmente. Mi devi delle spiegazioni! Ora non ti scomodi più neanche ad avvertirmi prima. Sono tua moglie, te lo ricordi?!” lo guardava irritata, ma nonostante questo non era riuscita a trattenere una maledettissima lacrima che le bagnava la guancia destra. Carmine non la poteva vedere così, gli dava fastidio vederla piangere, e, in un certo senso lo faceva incavolare ancora di più. Ogni volta che la vedeva in quelle condizioni oltre che a pensare che fosse solo tutta colpa sua, aveva il presentimento che lei lo facesse apposta, per passare dalla parte della vittima.
    “Mia moglie?! Te lo ricordi ora che siamo sposati?! Però non lo pensi mai tutte le volte che mi sei contro - che solo per ricordartelo succede ogni dannato giorno! – mettitelo in testa: non devo renderti partecipe di niente che riguardi solo me! E per favore, smettila con questo tuo vittimismo, non ti sopporto più! Mi sono rotto di doverti chiedere costantemente scusa.” Senza accorgersene Sole aveva stretto di più la presa, graffiandolo con le unghia. Era stata lei a volere questa situazione. Forse Carmine aveva ragione. Lo guardava perplessa, con gli occhi persi nel vuoto. Sentì solo un lamento da parte del ragazzo che violentemente si levò dalla presa della donna per andare in salone e allontanarsi. Avrebbe voluto uscire di casa e tornare solo quando la rabbia fosse totalmente passata, ma non poteva farlo. L’unica ragione che lo teneva ancora là, seduto sul divano a fissare la televisione alternare immagini colorate, stava dormendo nella camera accanto. Era suo figlio. Sentì poi Sole correre verso il bagno, dove normalmente si rifugiava dopo ogni sfuriata, lasciava sempre la porta socchiusa, non la chiudeva mai, cosicché potesse sentirla piangere o comunque percepire gli insulti con cui continuava ad offenderlo – sebbene sapesse che non lo faceva per cattiveria, ma solo per attirare la sua attenzione. Questa volta però non la sentì piangere, lei stava … vomitando? Voleva andare a vedere cosa stesse succedendo, ma no! Questa volta avrebbe aspettato un po’ prima di dargliela vinta.
    Nell’altra stanza la ragazza stava sputando anche l’anima, lasciando migliaia di lacrime scorrere per il suo viso. Era strano quello che le stava succedendo, da un bel po’ ormai si ritrovava puntualmente in bagno a rimettere l’intestino stesso. Quella però era la prima volta in cui anche Carmine era presente. Dopo due minuti uscì dal quella stanza, dopo essersi lavata i denti e rinfrescata il viso. Andò a controllare se il suo bambino stesse continuando a dormire tranquillo. Socchiuse ancora un volta la porta e arrivatagli accanto si sedette sul letto e accarezzò la fronte al piccolo. Danny si girò immediatamente aprendo gli occhi, che quasi rischiarirono quello spazio limitato.
    “Amore mio, non dormi?” un falso sorriso di tranquillità si impresse sul volto della ragazza che desiderava tanto mostrarsi serena davanti al bambino. Questo scosse la testa in segno di risposta. La madre gli accarezzò una guancia rosea continuandogli a sorridere. Tutta la casa era riempita da un fastidioso silenzio. “Hai sentito vero?” una pugnalata squarciò il cuore di Sole quando vide Danny annuire per poi portarsi le manine agli occhi e cominciare a piagnucolare silenzioso.

  3. #3
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    “Perché papà ti stava sgridando?” quel tono così innocente e ingenuo la fece sentire ancora peggio. Non era solo colpa di Carmine. Era stata lei soprattutto l’iniziatrice del litigio. Ma Danny cosa ne poteva sapere?! Era solo un bambino che stravedeva per la mamma.
    “Tesoro, papà non mi stava sgridando.. stavamo soltanto parlando. Se papà mi avesse sgridata, sarei triste adesso. Pensi che io sia triste?” cercò con tutte le sue forze di mantenere quell’aria serena e nascondere il cambiamento della sua voce, che stava avvenendo a causa di un nodo che le stringeva tutta la gola. Vide il bambino scuotere incerto la testolina colma di capelli biondo cenere.
    “Ora dormi, fai il bravo soldatino. Ti voglio bene.” Lo strinse per l’ultima volta per quella sera a sé, dandogli un bacio sulla testa e uno sulla guancia. Gli raccomodò le copertine e si richiuse la porta dietro delicatamente.
    Con una mano cancellò le lacrime che di nuovo avevano cominciato a sgorgare pesanti dai suoi occhi, respirando profondamente. Si mise nel letto, lasciando accesa solo l’abatjour di Carmine. Era girata verso il suo lato, ancora vuoto. Se c’era una cosa che aveva imparato era quella di affrontarlo riuscendolo a guardare. L’uomo non tardò ad arrivare. Aveva sentito tutto, spostandosi silenziosamente dal divano alla porta della cameretta. Gli si era stretto il cuore a sentire pronunciare quelle parole dal suo bambino. E ancora di più quando aveva percepito la diversità del tono di voce di Sole, che lo stava difendendo. Forse era stato troppo duro. Avrebbe voluto entrare e baciarla. E coccolare il suo piccolino. La sua fotocopia in miniatura, come dicevano sua madre e i suoi amici che lo conoscevano fin da ragazzino. Eh sì, avrebbe voluto farlo, ma non si mosse, se non per riandare a sedersi sul divano. Dopo essere stato certo che anche sua moglie si fosse messa a letto, si avviò anche lui.
    Aveva deciso di chiederle scusa. Non sapeva essere arrabbiato con lei. Si coricò di schiena, mentre la ragazza lo scrutava indifferente. Alcuni interminabili secondi furono occupati da un silenzio abbastanza assordante.
    “Mi dispiace.” Confessò tutto d’un fiato, senza girarsi per guardarla. Nessun movimento seguitò quelle parole. Di solito Sole o si girava dall’altro lato oppure riattaccava con le prediche. Per un secondo gli passò per la testa che si potesse essere addormentata.
    “Non devi.” Il monologo interiore del marito fu interrotto dal tono acido della ragazza che non si era mossa di una virgola.
    “Si invece. Avrei dovuto dirtelo. Tanto ti saresti arrabbiata ugualmente.” Voleva mettere fine a quella discussione anche a costo di caricarsi tutte le colpe. Sapeva che tutto ciò che avrebbe detto Sole sarebbe stato dettato dal suo orgoglio. Voleva mostrarsi forte e menefreghista, come lui aveva imparato a mostrarsi davanti gli occhi di tutti, ma lei non era così.
    “Non voglio sapere niente. Sono solo la copertura. Diglielo alle ragazzine che ti porti a letto abitualmente.” Era stata davvero cattiva questa volta. Ma quelle parole le erano uscite non come un rimprovero, ma come un grido di aiuto. Era impossibile infatti non notare tutti i singhiozzi che la stavano facendo strozzare, accompagnati da lacrime sempre più copiose.
    “Va bene, lo dirò ad Emily, sarà contenta di sapere che ho un altro <<disegnino>>” Un sorriso si disegnò sul volto del ragazzo, nonostante le parole che aveva appena sentito gli avevano trafitto la testa e il petto.
    “Fare addormentare tua nipote non c’entra. Sei sempre il solito cretino!” Si alzò, mettendosi seduta sul letto, aspettando che suo marito girasse lo sguardo verso di lei.
    “È vero, sono sempre lo stesso. Ma è proprio per questo che tu mi ami. Perché lo so che è così. Altrimenti dimmi il contrario! Guardami negli occhi e dimmelo!” Finalmente girò lo sguardo, misto a passione e rabbia. Seguitò un lungo momento di silenzio, entrambi non smisero neanche un momento di guardarsi negli occhi ridotti a due fessure. Qualche istante dopo anche Carmine si mise seduto, avvicinandosi di poco alla moglie. L’abbracciò senza neanche darle il tempo di scansarsi. L’unica reazione furono altre lacrime. Con una mano le cominciò a dare piccoli colpetti sulle spalle, come si fa con i bambini appena nati. Con l’altra la stringeva più forte perché sapeva che infondo era l’unica cosa che voleva e di cui aveva realmente bisogno.
    “Adesso basta, shh! Basta, non è successo niente. Non voglio che piangi. Mi piaci di più quando ti incazzi …” Gli parve di parlare con un muro, la sua spalla ormai era zuppa di lacrime.
    “È vero.” – singhiozzo – “Mi dispiace.” – altro singhiozzo – “E tu lo sai che ti amo.. Ma io..” Aveva cominciato a stringerlo anche lei, mentre sul volto di Carmine si era disegnato un sorriso innocente.
    “Non m’importa... Di nulla. Solo di te. Solo di noi. Non voglio vederti triste. Dimmi quello che vuoi. Tutto. Qualunque cosa te la porterò per vederti sorridere, come facevi una volta. Andiamo via di qui. Facciamo una vacanza. Solo noi tre. Partiamo domani. Andiamo dove ci pare. Che ne dici eh?” L’esaltazione si era presa possesso del ragazzo che aveva lo sguardo lontano, come se già stesse facendo mille viaggi di fantasia.
    “Domani porto Danny da tua madre. Non lo vede da tanto tempo.” Solo questo? Perché non era su di giri come lui all’idea di abbandonare tutto e fuggire per un po’. Tutto ad un tratto le lacrime avevano smesso di uscire dagli occhi e Sole era ritornata alla solita normale apatia. Però dentro lo sentiva quello strano sentimento che ormai non provava più da qualche tempo. Era.. contenta di quello che stava ascoltando. Le sembrava impossibile. Avrebbe voluto saltare sul letto come da piccola quando vedeva un bell’attore in tv. Ma chissà per quale ragione aveva risposto senza dare segno di alcun interesse.
    “Vuoi che venga anche io? Danny starà con i miei e noi ci facciamo un giro o quello che vuoi, chiamo per dire che non vado in studio.” Sperava davvero in una risposta positiva, magari data con un po’ di eccitazione. Aveva gli occhi che gli brillavano e un sorriso splendido che gli scopriva i denti perfetti e bianchissimi malgrado fumasse.
    “No. Ci vado io. Tu va a lavorare. Io non starò lì, devo andare a Torino.. per lavoro. Ma poi torno, la sera sì.” Si era trovata un po’ a disagio a parlare senza sapere perché o forse voleva solo ignorare quel motivo. In un momento i suoi occhi si incupirono. Doveva dirgli qualcos’altro, di sicuro.
    “Cosa c’è? Perché quel faccino? Non sei felice con me? Almeno un pochino.. lo so che io, insomma non ho sempre dato il meglio di me. Però lo sai, stiamo bene io e te e Danny ne è la prova..” si stava perdendo in un discorso che sarebbe stato senza fine. Per lei ascoltare tutte quelle parole era una pugnalata. Basta! Gli avrebbe parlato delle sue idee. E sicuramente avrebbe capito.
    “Io.. pensavo che dovremmo prenderci un momento, cioè da soli, voglio dire io e tu per un po’ non.. però Danny, il sabato e la domenica, ma solo per un po’..” Carmine la seguiva con lo sguardo, ma non stava capendo quasi niente e dentro sé sperava di non aver intuito bene.
    “No, aspetta frena, frena! Non starai pensando di andartene? No, non se ne parla. Questo no. Non me lo puoi chiedere. No!” Non era arrabbiato, era infastidito da quella richiesta. Non se lo sarebbe mai aspettato. E poi la lontananza crea solo danni. Taglia tutti i rapporti. E lui lo sapeva che se avesse acconsentito il suo matrimonio sarebbe finito. No, doveva ben rifletterci prima. All’improvviso una scintilla squarciò il verde delle sue pupille.
    “Hai un altro?” Eh? Cosa? Come poteva pensare una cosa del genere. Il viso di Sole si alzò di scatto all’udire di questa grandissima scempiaggine!
    “No! Ovvio che no! Come puoi solo pensarlo?” Era rimasta delusa, non poteva crederci. Non era quel tipo di donna. Se avesse avuto un’altra persona non si sarebbe comportata in quella maniera. Non avrebbe versato nessuna lacrima e sicuramente avrebbe odiato quel ragazzo che le stava accanto in quel momento.
    “E allora perché? No, io non ti lascerò andare via da me. E in qualunque caso, questo non è né il momento né il modo giusto di parlarne. Basta. Dormiamo adesso.” Chiuso l’argomento. Mai e poi mai l’avrebbe lasciata andare. Si era steso di nuovo sul letto, trascinando la ragazza che aveva messo la testa sul suo petto e la mano sulla sua pancia. Di conseguenza il braccio di Carmine era poggiato sulle spalle di Sole. Però c’era tensione nell’aria. Potevano sentirla bene in quel silenzio che occupava la stanza.
    “Sei arrabbiato?” - esitò un momento ma poi finì la domanda - “Con me?” La mano le si era stretta in un pugno nell’ansia dell’attesa della risposta.
    “No.” Tagliò corto. Una risposta secca. Un sospiro da parte della ragazza riecheggiò in quel momento.
    E così, abbracciata forte dall’unico appiglio che aveva, si era addormentata. L’indomani, come stabilito, aveva portato il figlio dalla nonna e si era approssimata verso Torino. Al rientro però pioveva così forte che Luisa (la suocera) non se l’era sentita di farla ritornare a casa, anche se il tragitto era di circa mezz’ora scarsa. Così era ritornata la mattina dopo ed era scoppiato quel bel casino.

  4. #4
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    ***
    Stava finalmente tornando a casa ma adesso che aveva pensato alla suocera le erano tornate in mente le sue parole. Ogni volta per iniziare un discorso si scambiavano la domanda di consuetudine “come va?” ed ogni volta la risposta era sempre “bene” anche se non era vero. Perché anche se fosse stata “così così” non c’era bisogno di allarmare tutti, erano solo periodi passeggeri che se ne andavano così come erano venuti: dal nulla! Poi di seguito le altre solite domande: “A casa tutto bene? Con Carmine?”
    La povera Luisa sapeva bene che suo figlio non era certo uno stinco di Santo, ma in quegli anni l’aveva visto cambiare e per quanto fosse ridicolo anche maturare. Alle domande la risposta fu sempre uguale, sempre la stessa che dava alla prima. Ma quel giorno la suocera di Sole non si limitò a sorridere e cominciare a parlare di altre cose, purtroppo aggiunse altre parole che trafissero la ragazza, la quale aveva un finto sorriso di rassicurazione stampato sul viso.
    “Sai, si vede proprio che ami mio figlio! E sono contenta che abbia scelto te!” Se avesse potuto diventare invisibile o sotterrarsi l’avrebbe fatto. Dopo la scenata della sera prima si sentiva uno schifo! Ma il suo flusso di pensieri fu interrotto dalle grida del bambino, che si andava a proteggere dietro le sue gambe inseguito dal nonno. Subito ritornò in sé e sorrise per quella situazione, dopodiché si abbassò all’altezza di Danny, gli diede un bacio e gli raccomandò di comportarsi bene. Lei sarebbe tornata tra qualche ora. Risalì in macchina e partì.

    Fine del primo capitolo

  5. #5
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Red face Re: Carme 85

    2.
    Entrò in casa, ma nessuno corse ad accoglierla. Non si sentiva volare una mosca, proveniva solo qualche schiamazzo dalla stanza del bambino. Ipotizzò che padre e figlio potessero essere insieme, anche perché se l’avesse lasciato solo se ne sarebbe andata davvero e avrebbe portato Danny con sé senza nemmeno lasciargli scritto niente. Posò la borsa e il giubbotto nell’attaccapanni e senza fare rumori si approssimò verso la stanzetta. Aprì, dapprima, l’uscio della porta per dare solo un’occhiata. Non ci poteva credere. Carmine e Danny sul tappeto a giocare con le macchinine e i soldatini. La cosa buffa era vedere che suo marito stava dando di matto con una macchina e due soldatini nelle mani, e il bambino cercava di prenderglieli dicendogli cose del tipo: “No, papà non si fa così!”. Sembrava una scena di quei film romantici che portavano così tanto zucchero nelle vene da far venire il diabete. Tuttavia quello non era un film e Sole era contenta che dopo chissà quanto tempo, finalmente Carmine si era degnato di dedicare un po’ del suo tempo al piccolino. Aprì del tutto la porta ed entrò, facendosi notare con un rischiarimento di voce. Danny si girò e le sorrise salutandola con la manina e con la sua stridula voce. Al ragazzo invece luccicarono gli occhi e il suo viso si illuminò in un meraviglioso sorriso. Si alzò, lasciando cadere i giochi che teneva stretto nelle mani e con fare del tutto inaspettato la baciò. Sole sorrise lievemente e prima che il marito si allontanasse dalle sue labbra gli diede un piccolo morso.
    “Ahia, sei impazzita?!” Carmine rideva divertito, non si era fatto male. Forse giusto un pochino, ma non l’avrebbe di certo ammesso. Lei non rispose, continuò a ridere e si chinò per abbracciare suo figlio. Questo in tutta risposta si limitò a commentare il bacio dei suoi genitori.
    “Che schifo!”… Carmine scoppiò a ridere.
    “Ne riparliamo tra un paio di anni..” Una gomitata della ragazza lo fece azzittire.
    “Mamma tu devi baciare solo me!” Incrociò le braccia e mise su il muso. Accattivò gli occhioni color del mare e guardò la madre. Questa abbassata non ce la fece a trattenere una risata.
    “Amore mio bellissimo, ma io non ho baciato papà. Gli ho dato un morso. Tesoro lo sai che per me esisti solo tu!” Il bambino entusiasta di quelle parole sciolse le braccia e guardando il padre tirò su il nasino improvvisando un’espressione del tipo: ”Hai visto?! Ho vinto io!”
    “Ecco!” esclamò infatti in seguito. Dopodiché tornò ai suoi soldatini dando le spalle ad entrambi i genitori.
    Sole uscì dalla camera, seguita da un Carmine piuttosto impacciato.
    “Non mi chiedi dove sono stata?” Le sembrava strano non dover passare sotto il solito settimo grado del marito.
    “Dovrei?” Okay. Aveva iniziato calmo. Voleva essere carino e gentile. E soprattutto sperava di non fare arrabbiare Sole. Quella era l’ultima cosa che desiderava.
    “Lo fai sempre.” Si faceva ribrezzo da sola. Perché parlargli in quel modo. Non poteva farci niente. Era come uno scudo per lei mantenersi fredda.
    “Sto cercando di cambiare.” Ammise tutto d’un fiato. Seguì una risata scettica, da parte di Sole naturalmente. L’uomo iniziò ad innervosirsi. Serrò i pugni smuovendo le braccia per calmarsi.
    “Beh, da mia madre com’è andata?” Forse cambiare argomento era la cosa migliore. La guardava preparare il caffè con meticolosità e gli veniva voglia di buttare tutta all’aria e impossessarsi di lei. Quelli erano gli impeti anche troppo impulsivi che con gli anni aveva imparato a gestire.
    “Al solito.” Due misere parole. Voleva proprio mettere a dura prova la sua pazienza.
    “Non ti ha chiesto di me?” Le porse la domanda molto interessato. La ragazza non si girò neanche per rispondergli. Stava ancora trafficando con il caffè. Neanche se avesse dovuto preparare una torta sette veli, avrebbe avuto bisogno di tutta quella precisione. Ma era nella sua natura essere perfettina (delle volte anche troppo da dare sui nervi) e di certo lui non le aveva fatto cambiare questo lato di sé. Anzi aveva contribuito a farlo accrescere.
    “Non le ho detto niente. Né del tatuaggio né della sfuriata, visto che è questo che ti interessa!” … “…*******!” le era caduto un po’ di zucchero sul marmo bianco della cucina ed era montata su tutte le furie. Secondo Carmine era tutta bile sprecata. Era inutile arrabbiarsi per ogni cosa che non era perfetta. Niente e nessuno era perfetto. E dopo cinque anni di vita matrimoniale l’avrebbe dovuto capire, anche prima, visto che aveva scelto lui. Alla fine non era male, riconosceva sempre i suoi sbagli, anche se era un egocentrico, orgoglioso testardo! Ma non era cattivo. Era davvero buono, ogni tanto perdeva le staffe ma neanche in quei momenti diventava perfido. Alle volte era stato un po’ violento, senza volerlo, aveva alzato un po’ le mani, mai però sul bambino. Ogni tanto aveva tirato qualche oggetto (il primo che capitava) contro Sole, provocandole spesso lividi sulle braccia e sulle gambe. Ovviamente ogni volta si faceva così schifo da solo che anche se riusciva ad ottenere sempre il perdono da sua moglie, lui non riusciva mai a lasciarsi alle spalle nessuno di quei comportamenti. Ogni volta si riprometteva di migliorarsi, ma quando il nervosismo toccava il massimo non riusciva più a fermarsi. Adesso stava tamburellando con le dita sul tavolo.
    “Non volevo sapere quello. Danny mi ha detto che avevi gli occhi lucidi. Che è successo?”
    “Nulla. Cosa vuoi che sia successo.. E, non avevo gli occhi lucidi.” Si girò a guardarlo appoggiando la schiena contro il marmo freddo ed incrociando le braccia.
    “Perché allora mio figlio mi avrebbe detto una cosa per un’altra?”
    “Toh … suo figlio – borbottò tra sé e sé – beh non ne ho la più pallida idea. Magari ha capito male. Non ho mica detto che ti ha mentito.” Lo vide abbassare lo sguardo, infastidito dal primo suo pensiero detto anche troppo ad alta voce. Se n’era resa conto anche lei adesso.
    “Mi dispiace. Scusa. Non avrei dovuto.” Pronunciò quelle parole mortificata. Aveva capito che si doveva dare una calmata se non voleva ritrovarsi macchie violacee per il corpo. E soprattutto se non voleva che suo marito dubitasse del suo amore, malgrado lo strano modo di dimostrarglielo.
    “Non sarei io a passare per una *****tta se Danny non fosse mio figlio …” Aveva buttato carne sul fuoco. Si aspettava la prossima sfuriata. Fu interrotto prima che potesse continuare.
    “Ma lo è.” Una carezza gli sfiorò il viso, facendoglielo sollevare. Sole gli si era avvicinata. Gli si era messa davanti, a pochi centimetri dal petto di Carmine c’erano le sue gambe, il suo bacino e man mano salendo i suoi occhi e stranamente un accogliente sorriso. Gli passò una mano tra i capelli continuando a sorridere, appoggiandosi al tavolo di legno marrone chiaro che alternava nervature più scure.
    “Dannazione è così uguale a te che sembra che io non c’entri niente con voi due..” Continuò a sorridere, finendo la frase con una risatina isterica.
    “Sei davvero lunatica!” Quel suo tono non ammetteva repliche. Fece per alzarsi, evitando cautamente di guardare la ragazza negli occhi. Era nauseato dal comportamento di Sole. I suoi sbalzi d’umore gli facevano venire il mal di mare.
    “Ehi, dove vai?! Aspetta!” Non ci pensò nemmeno a lasciarlo andare, lo tirò per un polso e lo fece risedere.
    “Eddai ti ho chiesto scusa!” Gli prese entrambe le mani e se le portò sui fianchi, mettendo poi le sue sopra quelle di Carmine. Affondò lo sguardo nel pavimento in attesa di una risposta.
    “Perché con te non è mai così semplice?” Le alzò il viso semplicemente posizionandole un dito sotto il mento, e le sorrise rassicurandola. Vide la ragazza trovarsi un attimo a disagio e riabbassare di nuovo gli occhi per pochi secondi.
    “Non lo so…” Alzò le spalle come per aumentare la sua incertezza. Il ragazzo la tirò verso sé e Sole si sedette sulle gambe del marito. Gli mise le braccia al collo mentre arrossendo sentiva cingersi la schiena con un braccio.
    “Sono una donna?!” Che conclusione scontata! Un’ottima battuta!
    “Una donna?!” Ripeté divertito. Quegli occhi così luminosi e finalmente sorridenti la stavano mandando in visibilio. Anche lei gli sorrise divertita, annuendo timidamente con la testa ed avvicinandosi fino a sfiorargli il naso, giocherellandoci come se fossero stati Lilli e il Vagabondo. Le spostò una ciocca di capelli dietro un orecchio. Si fermò a fissarla in controluce. Si sentiva bene finalmente. Si era ripromesso che appena sarebbe stato solo avrebbe gridato “PACE IN QUESTA CASA!”. Un momento di distrazione, un gioco di sguardi e in pochi secondi Sole e Carmine erano lì, nella cucina di quella casa alle porte di una grandissima città a darsi un bacio pieno di semplicità e amore.
    “Stai dando un altro morso a papà, mamma?” Danny era comparso sull’uscio della porta con un pupazzetto in mano.
    “Che tempismo! È proprio tuo figlio!” Così Carmine aveva risposto anche all’inutile “io non c’entro niente con voi due” di poco prima di Sole. Una lieve risata si disperse nell’aria. Eccoli là, un quasi – perfetto quadretto familiare.

    Questo capitolo non mi sembra molto interessante, diciamo che è più un capitolo transitorio. Ciaaaao
    Ah, e vi lascio anche il link per i commenti http://forum.teamworld.it/forum986/2...arme-85-a.html

  6. #6
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    3.
    “Quanti sogni infranti, quante sofferenze scritte sul quel viso tondo ed innocente che non ha per Natale né un papà né un regalo da scartare”

    Sola a casa, aveva uno strano sorriso sulle labbra:”mamma io ora torno, mi raccomando pulisci bene, io torno subito. Hai capito mamma?”. Danny era uscito, incitato da un Carmine super entusiasta, per spedire la letterina a Babbo Natale. La ragazza stava infatti proprio svolgendo delle pulizie in vista delle grandi feste. Teneva in mano una cornice d’argento che ritraeva una fotografia del Natale passato: lei seduta sotto l’albero di Natale con il bambino sulle gambe. Aveva scattato proprio lei quella foto mentre lo coccolava tra le sue braccia. Per questo sembrava che Danny avesse un’aria felice e spensierata, ma purtroppo non era così. Ad un tratto il sorriso sulle labbra di Sole sparì, si ricordava anche troppo bene quello che era successo l’anno prima:
    “Allora io vado. Torno presto.” Carmine si stava approssimando verso la porta di casa. Era stato chiamato all’ultimo minuto, doveva partire per un paio di giorni. I suoi occhi racchiudevano una grande espressione di dispiacere. Guardava Sole appoggiata al muro con il bambino vicino le sue gambe. Non era giusto che proprio in quel periodo doveva distaccarsi dalla sua famiglia. Anche se di certo non gli importava molto del Natale in sé, sapeva che almeno per Danny era necessario che passasse quel momento in compagnia dei suoi genitori, con i nonni, con le persone che lo amavano insomma. Soprattutto non voleva perdersi l’immensa gioia emanata dalla brillantezza degli occhi di suo figlio all’apertura dei regali, il 25 mattino. Per fortuna però, nel guaio, aveva saputo che non sarebbe andato molto lontano, perciò aveva promesso al piccolino che qualunque cosa sarebbe successa quei dannatissimi regali li avrebbero aperti tutti e tre, INSIEME! Allungò una mano, appoggiandola alla maniglia della porta.
    “Aspetta! – gli urlò Danny avvicinandosi a lui correndo, Carmine si abbassò al suo livello e gli sorrise flebilmente accarezzandogli la guancia rosea - Papà, me lo prometti che vieni ad aprire i regali con me?” quegli occhioni così innocenti, che lo fissavano impazienti di ricevere una risposta fecero sorridere Carmine con una nota di amarezza.
    “Certo, tesoro. Te l’ho promesso! Fai il bravo e mangia tutte le cose buone che farà la nonna, e fatti valere con nonno. Intesi?” Il bambino accennò un sì con la testa, mentre il ragazzo gli scompigliava tutti i capelli con una mano, e lo stringeva forte a sé con l’altro braccio. Si alzò e spostò lo sguardo verso Sole, che lo osservava di rimando, sempre appoggiata al muro con le braccia incrociate. Non accennava a muoversi neanche per salutarlo, così fu Carmine a spingersi contro di lei e ad abbracciarla.
    “Ci vediamo domani. Stai attenta.” Le sussurrò le raccomandazioni all’orecchio. Si sentì stretto più forte, sorrise e le stampò un bacio sulla fronte. Si chiuse la porta alle spalle e si diresse verso le scale. Non chiamò nemmeno l’ascensore. Gli costava troppo tempo e piuttosto che ritardare, non vedeva l’ora di ritornare.
    Quella sera, ovvero la sera della Vigilia, tutti e tre sarebbero dovuti andare a cena dai genitori di Carmine, così come ogni anno. Visto che il ragazzo non c’era anche Sole, sarebbe voluta restare a casa, ma in seguito pensò che non era giusto per il bambino restare annoiati dentro le solite quattro mura domestiche una sera del genere. Almeno dai nonni, si sarebbe distratto ed avrebbe giocato con Emily, la figlia di Loredana, la sorella di Carmine. Magari passare una serata in compagnia avrebbe fatto bene anche a lei. E il tempo sembra passare più velocemente quando si ha qualcuno con cui fare quattro chiacchiere. Alla fine, avrebbe solo dovuto aspettare ventiquattro ore prima di rivedere suo marito. Certo, sapeva che sarebbe stato lì per poco, che dopo sarebbe ripartito, ma l’idea di vedere suo figlio felice rendeva contenta anche lei, e inoltre anche lei stessa voleva passare il Natale con Carmine.
    Aveva messo su una gonna grigia, un top rosso e gli stivali di camoscio. Non voleva essere troppo in tiro, non c’era nulla da festeggiare, e doveva rimanere comoda perché sapeva che Danny come sempre si sarebbe addormentato e avrebbe dovuto portarlo in braccio fino alla macchina e in seguito dalla macchina al suo letto. Nonostante questo, però aveva vestito il bambino con abiti completamente nuovi, l’aveva pettinato e messo il profumo, per lui doveva essere tutto normale.
    Arrivarono nella villetta bianca in una Legnano ricoperta dalla neve verso le sette e mezza di sera. Dentro l’aria era molto accogliente: oltre ai termosifoni, anche il caminetto era acceso, sembrava di essere in una giornata di inizio aprile. I genitori di Carmine non sapevano dell’imminente chiamata di lavoro del figlio, per questo si meravigliarono quando videro arrivare la ragazza accompagnata solo dal nipotino. Sole cercò di sembrare neutrale e serena, sorridendo a tutti e spiegando in poche parole la situazione, cercando di non cambiare mai espressione sul suo volto.
    “Ma come fai a stare ancora con quel cretino di mio fratello?” Loredana, appena entrata in cucina, dove Sole si trovava con i suoi suoceri, non poté fare a meno di commentare il comportamento di Carmine.
    “Loredana, non mi sembra il caso.” Il padre cercò di riprenderla, appoggiando le mani su quelle della nuora che sorrideva per lo scambio di battute appena sentite.
    Già come faceva a sopportare tutti quei cambi di programma?! Non era di certo la prima volta che succedeva, forse aveva solo imparato a vivere in quel modo. Che poi, non si poteva lamentare molto, Carmine era sempre a casa per la maggior parte del tempo, solo alcune volte doveva spostarsi e andare su e giù per l’Italia. Dopotutto era il lavoro che glielo richiedeva. Non poteva arrabbiarsi con lui, non aveva motivo. Le sarebbe piaciuto, però, che almeno in delle occasioni speciali, proprio come quelle, il lavoro fosse stato messo all’ultimo posto, ma senza lavoro e senza soldi non si arriva a fine mese. Ecco perché doveva sopportare.
    “E cosa dovrei fare Lori?! Mica è colpa sua! È lavoro.. Sapevo a cosa andavo in contro quando ci siamo sposati, lo sapevo anche da prima, non fa niente..” Fece spallucce come per auto convincersi che quello che stava dicendo lo pensava davvero.
    “Che ragazza d’oro! Sai, forse Loredana non ha proprio torto!” Il suocero la scosse per qualche secondo, poi raggiunse la figlia accanto al frigorifero che sorrideva entusiasta.
    “Franco, davvero è tutto okay. Ha promesso che sarebbe tornato domani mattina, per aprire i regali con il bambino.”
    “Si, certo. Contaci. Come se fosse la prima volta che lo dice! – l’uomo guardò male la figlia che si corresse immediatamente – Però vedrai che manterrà questa volta per Danny!” A Sole scappò un sorriso vedendo il quasi - terrore negli occhi di Loredana, rimproverata anche se non verbalmente dal padre.
    “… Però – continuò imperterrita – se metti caso non riuscisse a tornare…” Non riuscì a terminare la frase.
    “Loredana, basta! Sai che quando tuo fratello si mette una cosa in testa non lo ferma nessuno!” Di nuovo Franco riprese la figlia.
    Luisa si era spostata dietro la sedia di Sole e le aveva poggiato le mani sulle spalle, quasi per darle un po’ di conforto. Sole le accarezzò a sua volta le mani sorridendo ancora una volta.
    “Se non ci riesce mia cara cognatina, dovrà vedersela con suo figlio!” Si mise a ridere e con quella frase chiuse per sempre l’argomento.
    La serata passò tranquilla e abbastanza veloce. Solo per un momento Sole avrebbe voluto avere una videocamera in mano per registrare suo figlio. Davide, il marito di Loredana, dopo la cena aveva portato a tavola i regali da aprire, ma aveva notato che erano solo per Emily.
    “Tesoro, non hai portato i tuoi regali?” Si rivolse al bambino che era seduto in braccio alla mamma.
    “No, zio. Io aspetto il mio papà sai!” Nel dire quelle parole si era gonfiato il petto, orgoglioso di poter aprire i regali con Carmine.
    “Ah, capisco!” Si erano guardati tutti in viso a sentire Danny parlare e sulle labbra di tutti si era disegnato un sorriso. Sole lo strinse di più a sé, baciandogli prima una guancia e poi la piccola spalla. Se suo marito per un motivo o per un altro non ce l’avesse fatta a tornare, avrebbe spezzato il cuore del bambino in mille pezzi.
    Dopo i regali, i due piccolini si distesero sul divano, ascoltando il nonno e Loredana cantare al pianoforte canzoni di Natale. Davide sistemava in una busta i regali. Sole e Luisa rimisero tutto in ordine. Come previsto Danny si addormentò e la mamma dovette prenderlo in braccio. Quando si stava, finalmente, mettendo a letto anche lei, ecco che vide spuntare un batuffolino bianco dalla porta della camera.
    “Mamma, posso dormire con te stanotte?” Danny si stava strofinando un occhio con una manina, fermo all’ingresso della stanza in attesa che Sole gli rispondesse. E come poteva dirgli di no?! Lo fece accucciare sotto le coperte e lo strinse forte a sé, come per proteggerlo. Si addormentarono speranzosi nell’indomani.

  7. #7
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    *
    “Dove sei?” L’ennesimo messaggio inviato da Sole a Carmine. Erano le dieci e mezza passate e di lui ancora nessuna traccia.
    “Danny, che ne dici se iniziamo ad aprire qualche regalo?” Lo sapeva che ormai non sarebbe più venuto. Dannazione, al cellulare non rispondeva, ai messaggi non rispondeva! Dove diavolo era finito?! Gliel’aveva promesso! Doveva mantenere la sua parola con suo figlio!
    “No! Voglio aspettare papà! Perché ancora non viene mamma?” Sole in quel momento pensò che avrebbe preferito rispondere che Carmine aveva avuto un incidente e che era in ospedale. Almeno aveva una risposta da dare al suo bambino. Mentre adesso, alla vista di quegli occhi così profondi e delusi, non aveva niente da ribattere.
    “Non lo so! Dai apriamo qualche regalo, vieni qui, guarda questo grande, chissà che sarà! Dai, dai lo voglio sapere. Vieni qui amore!” Danny per fortuna si lasciò trasportare dalla finta-eccitazione di Sole ed andò a sedersi sotto l’albero con lei per aprire i suoi regali, senza suo padre. E fu proprio alla fine dell’apertura dei regali che Sole scattò una foto: appena Carmine sarebbe tornato l’avrebbe vista e lei gli avrebbe potuto rinfacciare tutta la tristezza che aveva fatto provare al quel visino tondo ed innocente di appena tre anni.
    “Mamma chiami papà?” Come poteva negare una sola chiamata al suo bambino. Anche se l’aveva chiamato almeno quindici volte un’altra volta non costava più nulla ormai.
    <<Risponde la segreteria telefonica…>> “Non so dove sei, non mi interessa nemmeno saperlo, ma sappi che hai deluso tuo figlio! Ti conviene inventarti un buon piano quando tornerai, se tornerai!”
    Bene, fatto. Ora le rimaneva solo un’ultima cosa da fare: distrarre in qualche modo il suo piccolo bambolotto.
    “Danny cosa ti va di fare? Facciamo le crepes con tanta nutella, aiuti mamma?” Sperava di trovare un buon metodo per non fare annoiare Danny.
    “No..” Il bambino a testa in giù camminava verso la sua cameretta.
    “Mamma, papà non è venuto perché non voleva stare con me vero? Non mi vuole più bene perché non so suonare la chitarra come lui. È così vero mamma?” Stava quasi per piangere. Sole lo guardava nei suoi grandi occhi tristi, all’in piedi davanti a lui. Se avesse avuto Carmine davanti lo avrebbe fatto nero di botte. Non poteva ridurre quella piccola creatura in quello stato. Stava addirittura pensando che fosse tutta colpa sua. Come poteva essere colpa di un bambino così dolce e piccolo?! Era ancora un angelo. Non si meritava una famiglia così scapestrata. Non si meritava un padre menefreghista e una madre incapace di renderlo felice.
    “Tesoro che stai dicendo, non è assolutamente colpa tua se papà non è venuto. Vedrai che arriverà a momenti. – improvvisamente un’idea le balenò in mente – Che ne dici se ti do una chitarra di papà e la suoni? Così quando arriva gli fai sentire quanto sei migliorato!” Vide il sorriso accendersi sul visino del figlio. Era un’ottima vendetta. Sapeva quanto Carmine tenesse alle sue chitarre e nessuno poteva toccargliele. Sperava che in casa ci fosse la sua preferita. Prese il bambino in braccio e si approssimò verso la “stanza della musica” come la chiamava Danny. Sorrise anche lei quando vide che la chitarra a cui stava pensando era poggiata contro il muro. La collegò all’amplificatore e la consegnò al figlio.
    *
    Erano le quattro di pomeriggio quando Carmine rientrò a casa. Danny dormiva nel lettone e Sole era sul divano a guardare la tv. Appena lo vide entrare si alzò e andò verso di lui. Non poté evitare di sentire la terribile scia di alcool che emanava.
    “Mi fai schifo hai bevuto!” Lo guardò seria negli occhi.
    “Dov’è Danny?” La scansò senza nemmeno risponderle, approssimandosi verso la camera del bambino.
    “Dove vuoi che sia?! A bere come hai fatto tu! Glielo avevi promesso Carmine! Gli hai spezzato il cuore!”
    “Non è stata colpa mia chiaro?! Se non sono potuto tornare un motivo ci sarà stato!” Si girò afferrandole i polsi e alzando la voce.
    “Ah sì?! E quale sarebbe? E ti avverto non inventarti niente, perché non ti credo più! Avresti almeno potuto rispondere alle chiamate o ai messaggi! Ma per te tuo figlio non conta niente! Meglio passare il Natale con quattro sciacquette ad ubriacarti! E io ancora più stupida che ti copro con il bambino, con tua madre, con tuo padre…” Scoppiò a piangere. Si dimenava per farsi mollare, ma otteneva il contrario. Perché il giorno prima quel ragazzo che aveva di fronte era stato così gentile e tenero e ora la stava trattando male?! L’unica risposta che poteva dare era la sbronza. Pensò a quello che le aveva detto Loredana “come fai a stare ancora con quel cretino di mio fratello”, alla fine aveva avuto ragione lei.
    Avevano entrambi alzato troppo il tono, in un momento videro uscire dalla camera da letto Danny con la sua tutina azzurra del pigiamino. Carmine lasciò immediatamente i polsi di Sole, e questa cercò di cancellarsi i segni delle lacrime dagli occhi, stampandosi un sorriso in volto. Il bambino corse subito in braccio al padre felice come non mai.
    “Hai visto Danny: è arrivato papà!” Come se nulla fosse successo, davanti al piccolo si inscenava una grande opera teatrale.
    “Papà non sei venuto perché non mi vuoi più bene?” Si strinse al collo di suo padre come per evitare che qualcuno lo afferrasse e lo portasse via. Sole e Carmine si guardarono per un istante interminabile.
    “Lo sai papà che mamma mi ha dato la tua chitarra e ho imparato meglio a suonarla?! Vuoi sentirmi?”
    “Certo amore, incomincia ad andare di là, io e la mamma veniamo subito.” Lo fece scendere e lo seguì con gli occhi finché non entrò in camera.
    “Sei stata tu a dirgli quelle cose?” Le disse piano ma ormai nero di rabbia. La ragazza fu colta da un’improvvisa paura.
    “No Carmine, ti sbagli! Io non direi mai una cosa del genere!” Indietreggiava e lui avanzava finché non ricominciò a stringerle i polsi.
    “Ma sei stata tu a dargli la chitarra. Quale?”
    “Avresti preferito che si fosse messo a piangere?! Gli ho dato la tua preferita, la Les Paul!” Disse il nome della chitarra con fermezza. Per poco non le si ruppe un polso.
    “La Les Paul?! Sei impazzita?! Hai dato la Gibson ad un bambino di tre anni?” Urlò di nuovo.
    “Se tu fossi stato qui non ce ne sarebbe stato bisogno! Ma tanto per te conta solo il tuo lavoro e le tue stupide chitarre! Ti odio!”
    ***
    I ricordi finirono di sgorgare dalla mente di Sole, quando sentì il campanello suonare. Posò la foto che teneva ancora tra le mani ed andò ad aprire.
    “Francy!!! Che ci fai qui?!” Francy o Francesco, un vecchio amico di famiglia, anche se vecchio in realtà non lo era.
    “Ehi bella! C’è Carmine? Devo lasciargli questo.” Le allungò un CD.
    “No, ma tornerà a momenti. Entra. Ti offro qualcosa – lo invitò ad entrare con un gran sorriso – scusa il disordine..”
    “Certo il tuo solito disordine preciso! Ti trovo bene!” Francesco era senza dubbio uno dei migliori amici di Sole, le piaceva perché era una persona sincera, non gli si poteva nascondere niente, né tantomeno lui nascondeva qualcosa.
    “Anche tu stai bene…” Si accinse a preparargli un caffè.
    “Allora novità? È tornato tutto apposto?” Le rivolse un’occhiata luminosa e speranzosa.
    “Il solito Fra, ma sai, credo che ci sarà una novità, ma..” Gli fece l’occhiolino e Francesco capì immediatamente.
    “Sono così contento!” Si abbracciarono.
    In quel momento dalla porta della cucina apparve Carmine, che lanciò a Sole un’occhiata un po’ strana. No, se fosse stato geloso sarebbe stato il colmo!
    “Contento per cosa?”
    “Zio Francyyy!!!” Danny volò in braccio a Francesco, contento di vederlo.
    “Topolino, come sei cresciuto! Ciao Carmine. Ti ho portato un CD.”
    Il ragazzo si dimenticò della domanda di prima, anche se era rimasto nei suoi occhi un pizzico di gelosia. Però sapeva bene che non aveva senso. Cominciarono a parlare di musica, Francesco si mise a giocare con Danny mentre discuteva con Carmine di importanti questioni di lavoro e Sole chiuse il cassetto dei ricordi del Natale passato.

    http://forum.teamworld.it/forum1743/...ml#post8255501

  8. #8
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    4.
    “Il suo cuore ormai non spera perché sognare non aiuta”
    ***
    Sole e Carmine erano usciti, mano nella mano, nel silenzio a cui la loro timidezza dava sfogo. C’era Sole, poco più che diciannove anni, da qualche giorno licenziata alla maturità del liceo che frequentava nella sua cittadina e poi c’era Carmine, venticinque anni, chitarrista professionista, pieno di soldi, bello come il sole ed ammaliato dalla ragazza che aveva accanto. Si erano conosciuti un mese prima per le vie della città in cui lavorava il ragazzo, in un modo un po’ strano: avevano litigato! Carmine in quel periodo era più suscettibile del solito, cercava di scordare una storia finita male ormai da molti mesi, ma ancora non ci riusciva. Attaccava litigi con tutti e una mattina non aveva risparmiato neanche Sole, seppur non la conosceva. Dopo altri vari incontri casuali ovviamente le aveva chiesto scusa per il suo comportamento e l’aveva convinta a farsi dare una possibilità, malgrado la sua mente gli continuasse a dire:”è piccola, lasciala stare!” Ma lui no! Aveva perseverato e le aveva fatto la sorpresa di arrivare sotto la sua scuola, con la sua bella macchina sportiva, il minuto in cui aveva appena finito l’esame orale, lasciando tutti a bocca aperta, compresa la ragazza stessa che non poteva nemmeno immaginarsi di ritrovarselo di fronte. Non avrebbe mai dimenticato quel momento:
    *
    Carmine era appoggiato allo sportello dell’auto nera che luccicava sotto il sole di inizio luglio. Aveva gli occhiali da sole tra i capelli e gli occhi gli scintillavano a contatto con la luce, le mani in tasca e un sorriso appena accennato sulle labbra rosa da mordere. All’inizio non lo notò, favorita dal fatto che era uscita dando le spalle alla porta d’ingresso della scuola, rivolta alla sua compagna di banco, ridendo e parlando ognuna delle cose che avevano appena ripetuto, ancora tesissime. Fu proprio grazie a lei che si girò. In un secondo vide l’amica fermarsi sull’uscio della porta, guardando qualcosa dietro le sue spalle, aprendo leggermente la bocca e chiudendo leggermente le palpebre per mettere meglio a fuoco.
    “Giu, guarda quello assomiglia a…” Non le lasciò terminare la frase che si girò di scatto e un meraviglioso sorriso le si stampò in viso.
    “No, è lui!” Le fece l’occhiolino e si avviò verso il ragazzo.
    “Non ci credo!!!” L’amica rimase basita, trasformando la sua espressione di shock in un sorriso e in uno sguardo felice.
    Camminando per il breve corridoio del cortiletto della scuola, Sole si sentì osservata da tutti i ragazzi che erano seduti sulle scale. Con la coda dell’occhio vide gli sguardi di ragazze che sorridendole nascondevano più di una nota di invidia, ma per quanto ce la stessero mettendo tutta per non darla a vedere era chiara. Sole sorrise divertita da quello spettacolo. Sapeva che le sue vere amiche erano contente per lei e non avevano nessuna invidia, così come poco prima le aveva dimostrato la sua compagna di banco. Una volta giunta davanti Carmine incrociò le braccia al petto e gli sorrise.
    “A chi aspetti, sei nuovo? Non ti ho mai visto qui!” Le prese i libri che aveva in mano e li posò sul sedile della macchina attraverso il finestrino aperto.
    “Sono i tuoi amici quelli?” alluse con lo sguardo a tutti i ragazzi che ancora guardavano sotto shock.
    “Amici è una parola grossa, diciamo più conoscenti. E se non te ne fossi accorto ti stanno mangiando con gli occhi! Stanno morendo di invidia!” Sorrise della sua ultima frase.
    “Anche io sono un conoscente o mi dai il privilegio di poter essere un amico?” Vide Sole portarsi un dito sotto il mento e fare finta di pensarci con lo sguardo a tratti assente a tratti malizioso. “Beh, però visto che stanno morendo di invidia e considerando che a scuola tutti per salutarvi vi baciate perché non farlo anche io?! Assecondiamo questa invidia ti va?” Ovviamente non la fece rispondere, si abbassò mentre lei si alzava sulle punte e gli stampò un bacio a bordo labbra, prendendo di striscio la guancia. La ragazza si colorì di un rosso porpora sulle guance. Sentirono un aumento di bisbigli e si guardarono sorridendo complici. Subito dopo le aprì lo sportello e la fece entrare in macchina. Si mise al posto del conducente e sfrecciò per la strada, lasciando in aria solo il rombo della sua sgommata. Che soddisfazione per la ragazza!
    *
    Quella sera faceva molto caldo, quasi non si respirava. Sole aveva proposto a Carmine di uscire a piedi, tanto il tragitto sarebbe stato breve. Per fortuna dopo un po’ il caldo si era calmato e l’aria era tornata ad essere sopportabile. I due avevano passato tutta la serata tenuti per mano, mentre passeggiavano davanti agli occhi increduli delle persone che ormai avevano perso la speranza di vedere Sole con un ragazzo. In seguito questa era stata chiamata da un gruppetto fermo su una panchina in cui si trovavano alcuni suoi compagni di classe. Lei fu bloccata dalle ragazze curiose di sapere tutto sulla persona con cui si trovava, Carmine stava cercando di prendere confidenza con i soli due ragazzi che erano presenti. Entrambi erano imbarazzatissimi, la prima perché non voleva svelare troppo ed alcune volte non sapeva neanche cosa rispondere, il secondo perché era difficile non iniziare una conversazione parlando subito di musica, anche se con Sole ci era riuscito. Quella però era un’altra storia! La guardava portarsi una ciocca di capelli dietro la testa e dondolare sui tacchi argentati vertiginosi che indossava. I suoi occhi, malgrado dovesse stare attento alla discussione che si era aperta, erano stati rapiti dal vestito rosso che portava la ragazza, stretto e largo allo stesso tempo. Ogni tanto un suo sorriso faceva sorridere anche lui. Si accorse con uno sguardo sbadato sull’orologio che era davvero tardi, in più vedeva nello sguardo di Sole una lieve stanchezza di rispondere a tutte quelle bramose fonti di pettegolezzo. Le si avvicinò e schiarendosi la voce catturò l’attenzione di tutti.
    “Che ne dici se andiamo? È tardi.” Le rivolse un sorriso accogliente, aspettando la sua risposta.
    “Certo.” Ricambiò il sorriso prendendolo per la mano. Si congedò dagli amici solo con un altro sorriso e spinta dalla mano di Carmine dietro la schiena, appoggiò la testa sulla sua spalla mentre camminavano. A metà strada Sole si mise a giocherellare con la mano del ragazzo, portandola su e giù in aria, come se fossero su un’altalena, avvicinandosi e allontanandosi da lui per imitare un qualche ballo interpretato sicuramente male. Il silenzio regnava sovrano per quella stradina, fin quando entrambi non sentirono provenire da qualche casetta il suono di una fisarmonica. Sole sorrise.
    “È un signore anziano, la suona sempre. Forse gli fa compagnia.” Carmine sorrise a quelle parole. Avvicinò Sole a sé e cominciò a muoversi un po’ goffamente.
    “Ti va di ballare con me sotto le stelle?” Di sicuro sapeva come far diventare matta una ragazza. Quella appoggiò la testa al petto dell’uomo e si lasciò guidare.
    “Stai attento solo che non passi qualche macchina..” Commentò sarcastica.
    Era strano quello che c’era tra di loro. Non stavano insieme, assolutamente. Non erano fidanzati, ma si frequentavano, anche se non si frequentavano! Era una confusione totale. Erano amici, non di certo migliori amici, e forse era proprio questo che contribuiva a dare quella scintilla al loro rapporto. A Sole piaceva Carmine, senza ombra di dubbio, ma gli piaceva come idea di poterci stare insieme senza impegno. Non sapeva come la pensasse il ragazzo, ma conoscendolo, probabilmente le loro opinioni erano le stesse. Quel gesto però era stato così carino e romantico! Si stava letteralmente sciogliendo! Non si accorsero nemmeno che il signore aveva smesso di suonare ed erano rimasti fermi in mezzo alla strada a guardarsi. Carmine le accarezzava con un dito la guancia, Sole cercava di scrutare i suoi occhi, entrando sempre più dentro la sua personalità, studiandolo in pochi minuti. Per questo il ragazzo, intimorito, aveva spostato lo sguardo un paio di volte.
    “Cosa sto aspettando?” Si chiese retorico, regalando alla ragazza un semisorriso e un’occhiata indecisa.
    “Forse una macchina che ti salvi da questa situazione imbarazzante!” Decisamente tosta come risposta. Però lo pensava davvero.
    “Starei così per tutta la vita se potessi Sole.” La guardò confuso, non l’aveva capito che provava interesse per lei?!
    “Bene.” Abbassò lo sguardo rassegnata, ad un tratto si sentì spingere e alzare da metà schiena dalla mano di Carmine contro di lui. Sentì le labbra bollenti del ragazzo premere contro le sue, chiuse gli occhi e si lasciò andare al loro vero e proprio primo bacio.
    “Mi interessi chiaro?” Si fece serio per farle capire che non stava scherzando. In risposta vide gli occhi di Sole illuminarsi e diventare cioccolato fuso. La riprese per mano e ritornarono a casa, sostenendola da dietro.
    ***

  9. #9
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    Si svegliò di soprassalto. Aveva sognato il loro primo bacio. In una frazione di secondi si ritrovò in bagno, ancora una volta dovette vomitare. Dopo alcuni minuti ritornò a letto notando che l’orologio digitale sul comodino di Carmine segnava le due e trenta del mattino con una fastidiosa luce verde. Suo marito dormiva accanto a lei tranquillo. Improvvisamente un leggero squillo sul cellulare del ragazzo fece notare l’arrivo di un messaggio. Sole non ci pensò due volte: allungò il braccio, prese il telefono e lesse il testo.
    “Ieri sono stata bene, grazie Ka! Erika.”
    Di nuovo la rabbia e il ribrezzo si presero possesso di Sole. Per prima cosa: chi diavolo era questa Erika e come si permetteva a mandare un messaggio a quell’ora e a chiamare suo marito Ka! Neanche lei lo chiamava così. Odiava essere chiamato in quel modo. Per seconda cosa: aveva capito! Aveva bisogno del tempo solo per lei! Era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso! Si girò dall’altro lato del letto, cercando di riprendere sonno e aspettando ansiosamente che il sole illuminasse la prossima difficile giornata!


    E nel prossimo ce ne saranno di tutti i colori! http://forum.teamworld.it/forum1743/...arme-85-a.html
    @ale likes this.

  10. #10
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jul 2012
    Messaggi
    43

    Predefinito Re: Carme 85

    5.
    “It’s automatic when you say things get better, but they never! Why do I still believe?”
    La sveglia suonò dapprima leggera, svegliando immediatamente Carmine che la spense prontamente per non far svegliare la moglie. Si girò dal suo lato e la vide rannicchiata in un angolino del letto con le gambe ritratte allo stomaco. Aveva un braccio sotto la testa e l’altro poggiato sullo sterno che terminava in un pugno chiuso. Le si avvicinò poggiando la punta del naso contro la sua spalla, disegnando diverse linee invisibili andando su e giù delicatamente per l’osso, posò le sue labbra sulla clavicola della ragazza, lasciandole un bacio, salì leggero per il collo, arrivando poi alla guancia e fermandosi a bordo labbra dove le stampò un altro bacio. La ragazza non accennò al benché minimo movimento, si limitò ad aprire solo di poco gli occhi.
    “Buongiorno tesoro!” Non gli rispose, continuò a guardare nel vuoto mentre i suoi occhi diventavano lucidi.
    “Ehi, non ti senti bene piccola? Cosa c’è?” Fece per accarezzarle il viso ma Sole gli bloccò la mano con la sua, stringendo più che poteva.
    “Non toccarmi okay? Smettila! Sono stanca dei tuoi comportamenti!” Si sedette sul letto per essere alla stessa altezza del marito che la guardava confuso.
    “Cos’è successo? Che ti prende? Cosa ho fatto questa volta?” Sottolineò le ultime due parole abbastanza irritato e stancamente.
    “Te ne devi andare va bene? O vai via tu o me ne vado io! Ho bisogno di stare sola, di riflettere su questo matrimonio…” Gli parlò chiara una volta per tutte.
    “Ma che stai dicendo?! *****, che è successo? Ci siamo appena svegliati e già ce l’hai con me!” Carmine cominciava ad alterarsi, ma questa volta a Sole non importava niente se l’avesse picchiata, anzi se l’avesse fatto avrebbe peggiorato maggiormente la situazione.
    “Io son sveglia dalle due mezza, pensa tu! – prese il cellulare che era appoggiato sul suo comodino, aprì il messaggio che aveva letto quella notte e lo mostrò al ragazzo – Chi è questa Erika eh?! È un’altra che ti porti a letto?! Dille di mandarti i messaggi quando tua moglie non c’è! Non alle due di notte!” Era fuori dalla rabbia. Nemmeno le lacrime riuscivano ad uscirle.
    “Hai capito male. Calmati, lasciami spiegare.” Un’espressione serena colorò il suo viso, quasi rideva, fece per parlare, ma la ragazza non lo fece nemmeno iniziare.
    “Basta! Ok?! Basta! Non mi va più di stare ad ascoltarti! Non ti credo, ogni volta sempre la stessa storia! Lasciami in pace.”
    “Era un meet and greet dannazione! Perché non vuoi capire?! Cosa credi, è il mio lavoro mica un divertimento! Pensi che io non mi renda conto che a casa ho un bambino di quattro anni, che ho te?!” Gesticolava in modo assurdo, senza dare tregua alle braccia che indicavano prima una direzione poi un’altra.
    “Non m’importa hai capito?! Non m’interessa se era un meet o una festa in discoteca. Dai a tutte il numero del cellulare KA?” Sottolineò con la voce l’abbreviazione del nome del ragazzo, i cui occhi saettarono immediatamente sul viso di Sole non appena sentirono quella sillaba.
    “Non. Chiamarmi. In. Quel. Modo!!! – scandì bene quelle parole con un tono di voce sopra la media – Sai bene che non siamo la stessa persona.”
    “Ah sì? Perché cosa c’è di diverso? In entrambi i casi suoni la chitarra, in entrambi i casi sei un bastardo viziato che crede di poter aggiustare tutto con un bacio, un regalo, accumulando debiti su debiti. Te ne sei accorto che hai esagerato ultimamente?” Se lui gridava, lei gridava più forte! D’un tratto si alzò e aprì l’armadio buttando giù tutti i vestiti che trovava.
    “Cosa credi di fare?” Le andò dietro, superandola in altezza le bloccò le braccia.
    “Lasciami! È casa tua no?!” Si girò verso l’uomo, adesso le lacrime cominciavano a dare il meglio di loro.
    “Dove vorresti andare sentiamo? Sei pazza se pensi davvero che io ti farò uscire da quella porta con mio figlio per andare da qualche altra parte!” Incrociò le braccia e sorrise divertito.
    “Si da il caso che TUO figlio in questo momento abbia bisogno più di me e sai perché?! Perché sono io quella che sta con lui quando sta male, quando piange, quando mi chiede di te, prima di addormentarsi. Sono io che lo consolo quando cade e si sbuccia le ginocchia! Non tu, hai capito?! E poi, io con te non lo lascio, non sei affidabile, sei violento, ti ubriachi e non sapresti stare più di dieci minuti con un bambino.” La lista dei difetti che fece inferocire ancora di più Carmine era stata appena stilata da Sole.
    “Ti faccio vedere io se sono violento!” L’afferrò per un braccio e la lanciò sul letto di schiena. Con una mano le afferrò i polsi per impedirle di dimenarsi, l’altra l’appoggiò dietro la schiena della ragazza per spingerla alle sue labbra.
    “Lasciami andare!” Disse tra le lacrime e i lamenti.
    “NO!” Le ruggì addosso.
    “Ti prego lasciami andare, mi fai male!” Il nodo alla gola le impediva quasi di parlare.
    “Anche tu me ne hai fatto. Ma non ti lascio. Io ti amo!” Continuò gridando.
    “Non è vero! – gridò disperata – Se mi amassi mi lasceresti libera, non ti comporteresti così. Ti rendi conto di ciò che stai facendo?!” Finalmente con una ginocchiata riuscì a liberarsi dalle grinfie del marito che subito prese un jeans e una maglietta dal cassetto e uscì di casa sbattendo rumorosamente la porta.
    Sole piangeva senza tregua, non riusciva a credere che quel ragazzo la stava per.. no, non voleva pensarci! Si fece coraggio, da sola, e in poco tempo preparò delle valigie per lei e Danny. Se ne andò prima che Carmine rientrasse in casa, lasciandogli però un biglietto su dove poteva trovarli. In macchina dovette spiegare al bambino il perché di questo allontanamento: inventò che Carmine sarebbe dovuto partire e loro sarebbero andati a stare più vicini ai nonni. Carmine rientrò molto tardi, come se avesse voluto lasciare il tempo necessario a Sole per andare via da quella casa.
    *

Pagina 1 di 3 123 UltimaUltima

Segnalibri

Segnalibri

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •