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Discussione: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

  1. #1
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    Predefinito Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.


    Prologo.

    Il freddo ti penetra nella pelle, fino a scuoterti nelle ossa. Raccogli le ginocchia al petto con un braccio, raggomitolandoti maggiormente contro la parete.
    La vita ti si schianta addosso come un treno, in pochi secondi.
    “Buon Natale” Sussurra il ricordo della mamma al tuo orecchio. Ed ecco che vorresti che fosse l’anno scorso, quando era la mamma a preparare i biscotti il fatidico giorno di Natale, il più atteso dall’anno in casa tua.
    La mano di tua sorella si aggrappa alla tua, ti stringe quel poco in più che dovrebbe esserti di conforto, ma non ti volti a guardarla, e sai che lei ha fatto esattamente lo stesso.
    Continui a fissare assieme a lei la porta d’ingresso, seduta al suo fianco sul pavimento.
    L’orologio ha scoccato la mezzanotte da un paio d’ore, ma non riesci a dire con certezza quante.
    Chini il capo, fino a poggiare le labbra sulle ginocchia.
    Questa volta sei tu a stringere con forza la mano di tua sorella, cercando di darle quella forza che sai che a lei manca. È il primo Natale che passate da quando è morta la mamma. È il primo Natale che papà passa al cimitero, senza di voi.
    Ti viene alla mente la sua espressione mentre ti ha promesso che sarebbe tornato per l’ora di cena. Anche se non gli hai creduto, avresti voluto che avesse mantenuto la promessa. Almeno il primo Natale. Avresti voluto infilarti sotto il piumone con un sorriso, e invece sai che aspetterai lì, sul pavimento, stretta nelle camicia da notte che lui torni a casa. Solo per fargli gli auguri e fargli capire con netta sincerità che tu l’hai mantenuta la promessa, a differenza sua.
    Ti mordi il labbro, trattenendo a forza le lacrime.
    E chiudi gli occhi, desiderando con tutta te stessa che quel maledetto bastardo non fosse passato col rosso. Vorresti che Babbo Natale esistesse sul serio, e chiederesti la mamma indietro, in cambio di tutti i Natali restanti, chiederesti indietro la mamma a costo della tua stessa vita, solo per regalarla a tua sorella.
    Con la coda dell’occhio, noti il rossore attorno agli occhi di tua sorella, la stanchezza la senti nel suo respiro pesante. Avete solo due anni di differenza, e anche se ormai sei grande, lei ha deciso comunque di prendersi cura di te, da quando la mamma non c’è. Eppure è così fragile, eppure lei non riesce a badare nemmeno a sé. E tocca a te tenerla a bada.
    Vorresti dirle che andrà tutto bene, che se papà non è ancora tornato è solo perché si è fermato a chiacchierare con qualche amico incontrato per strada, che sta bene, che non sta di nuovo piangendo la morte della mamma inginocchiato sulla sua tomba, incurante del mondo e delle sue figlie.
    -Te l’avevo detto- Mormori invece, con un tono di biasimo nella voce. Ti accorgi che a bruciarti le guance, ci sono due calde e morbide lacrime. -Noi non siamo la mamma.-
    Ed ecco, tua sorella esplode, ti stringe a sé in un pianto disperato, un pianto che tiene dentro da mesi.
    -Andrà tutto bene, Erika. Te lo prometto, andrà tutto bene- Singhiozza, perdendosi nella tua presa salda.
    Sai perfettamente che le cose non miglioreranno. Ma le lasci credere che hai fiducia in lei, che ti fidi delle sue parole. Almeno quello.




    Buondì! Diciamo che sono pessima, perché vi posto un prologo quando ho una FF da finire di postare :') È che ho ispirazione per qualcos'altro e non per http://forum.teamworld.it/forum986/2...ecta-mihi.html
    Ma tanto voi vi accontentate, no? Mentre cerco l'ispirazione per l'altra, vi intrattengo con questa!
    Ebbene, spero che a voi sia piaciuto! Perché sinceramente - e MODESTAMENTE - questa nuova Fan Fiction sarà una bomba :3
    Avviso solo che dal prologo non vi dobbiate aspettare rose e fiori. Ci sto lavorando, perché non voglio far venire fuori la solita roba! Quindi, bandando (?) alle ciance (spero che si scriva così, LOL), a domani col capitolo primo!
    I commenti sotto! (:
    Baci
    http://forum.teamworld.it/forum1743/...ml#post8252896
    Ultima modifica di Marziana; 26-07-2012 alle 13:55
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  2. #2
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    1
    Baciarci senza presentarci, facciamo l’amore tutti ubriachi marci.


    -Vaffanc*lo, c*zzo!- Urlo, tirando calci furiosi all’auto con la punta dei pesanti anfibi. -Oh, giuro che se non riparti ti faccio rottamare!-
    Non è una novità che ‘sta vecchia Golf mi abbia piantata in asso, più che altro è che sono a chilometri da casa e piove che sembra che Dio ce la mandi e per di più è l’una del mattino inoltrata, e probabilmente io dovrei essere rincasata da un pezzo - mia zia ha già avuto da ridire sul mio “essermi presentata in casa sua senza preavviso”, non se l’aspettava, e dato che manco dalle sei del pomeriggio, forse potrebbe essere preoccupata e seriamente inc*zzata.
    Non smetterò mai di maledirmi per essermi autoinvitata a quella disgustosa festa tutta modelle e sbruffoni palestrati. Si sente ancora il rumore pulsante della musica provenire da diversi piani sopra la mia testa - e da appartamenti differenti - e, vista la mole di alcolici che ho ingerito per aiutarmi a sopportare almeno un paio d’ore di quella noia indecente, la mia testa percepisce il tutto amplificato di diverse migliaia di volte.
    E oltretutto sto congelando!
    La cosa fantastica è che mentre sono scesa dall’auto, mi si è stracciata la maglietta. D’oh. L’acqua inizia a entrarmi pure nelle scarpe. La fortuna è dalla mia parte oggi, a quanto vedo.
    È gennaio, la temperatura non è particolarmente bassa e il freddo comunque riesco a reggerlo, ma mezza ubriaca come sono, c’ho solo voglia di arrivare a casa, buttarmi sotto alla doccia e magari rimettere qualcuna delle schifezze che mi sono obbligata a mangiare per reggere tutti quei Martini, a loro volta scolati per reggere i simpaticissimi presenti.
    In fin dei conti forse è un bene che la mia Golf sia in panne, in questo stato non sarebbe sicuro mettermi al volante. È fuori discussione, devo tornare a casa il prima possibile, anche perché devo essere preparata psicologicamente ad affrontare quella piccola diabolica, domani.
    Mi pare di non avere scelta: devo farmela a piedi.
    Raccolgo la tracolla da terra e me la butto dietro una spalla, per poi guardarmi intorno, cercando di fare mente locale (non ho la più pallida idea di come uscire da qui): sulla destra c’è una fila di lampioni e alberi e cespugli, sulla sinistra una fila di lampioni e alberi e cespugli, davanti a me decine e decine di macchine lussuose parcheggiate alla meno peggio.
    Grandioso.
    Mi porto una mano alla fronte; la testa mi scoppia e dopo due passi fatti alla cavolo, le mie gambe cedono.
    Mi appoggio a un’auto, in preda alle vertigini. La sbornia sta prendendo una brutta piega.
    -Ehi, tu! Giù le mani dalla mia macchina!-
    Alzo lo sguardo, mentre l’enorme sagoma di un ragazzo, avvicinandosi, mi copre dalla luce violenta del lampione. D’oh. Rompiballe a ore 12!
    -Non te la rovino mica,- Rispondo, cercando di riprendermi -mi ci sono solo appoggiata un attimo.-
    Il ragazzo mi viene di fronte, permettendomi di mettere approssimativamente a fuoco il suo viso. -Questa macchina si rovina solo a guardarla.-
    Bello - sorprendentemente bello, in effetti -, anche nonostante il naso eccessivo e il taglio particolare degli occhi. Lineamenti morbidi, ma nettamente maschili, labbra piene, spalle larghe e altezza invidiabile e giusta.
    -Quindi levati dai piedi, devo salire- Aggiunge, picchiettandomi una spalla. Ha addosso l’odore dell’alcol, direi un odorino abbastanza pesante, anche.
    -La mammina non te l’ha insegnato che non si guida in stato di ebbrezza?- Lo punzecchio, mettendo su un sorriso acido.
    Fa una smorfia, come a dire “Senti chi parla!”, e piegandosi sulle ginocchia, punta i suoi occhi nei miei, con aria di sfida. -Senti carina, sono quasi le due e domani ho una levataccia all’alba, quindi scusami, ma ti devi proprio levare dai c*glioni.-
    È anche più arrogante di quanto sembra. Ora mi sta sul culo, quindi non mi muovo di un centimetro.
    E per dispetto, mi attacco alla maniglia della portiera. Stron*o.
    Lo sbruffone mi prende per le braccia e mi tira su di peso, ma io non mollo la maniglia. La sua presa è così forte che quasi mi soffoca. -Ragazzina cocciuta!- Sbotta, riuscendo a estorcere la mia mano dalla portiera della sua auto.
    Okay, dal momento in cui questo gran pezzo di p*rla ha chiamato me ‘ragazzina’, io lo odio.
    -Tu non vai da nessuna parte!- Mi impunto, bloccandolo all’auto col mio corpicino che farebbe scuramente ridere anche ad un moccioso. -Io sono brava e responsabile, e dal momento che non guido, te ne resti a piedi pure tu!- Sentenzio, aspettandomi il putiferio da parte sua.
    Spostandomi senza fare troppa fatica, apre la portiera dell’auto e mi sorride. -Come vuoi- Risponde, senza scomporsi di una virgola, e mandandomi completamente fuori dai gangheri.
    -Come sarebbe a dire?!- Sbotto, mentre lui mi afferra nuovamente per un braccio.
    Mi avvicina a sé e con uno strattone decisivo mi accosta al suo viso e mi bacia.
    Spalanco gli occhi. -Che c*zzo stai facendo?- Mormoro, assecondandolo senza una volontà precisa.
    Le sue labbra, senza spostarsi dalle mie, si stendono in un sorriso. -Se non vuoi che vada a casa, almeno degnati di offrirmi un intrattenimento alternativo- La sua voce roca mi arriva dentro, graffiandomi, e non sembra più quella di un insulso e arrogante figlio di papà, ma quella di un uomo, un uomo sicuro di sé.
    E che bacia da dio...
    Mi lascio spingere dentro l’auto, mentre la parte sobria del mio cervello rimpicciolisce fino a sparire, obliata dal gioco di lingua del figlio di papà.
    Non sono una che si lascia abbindolare dagli occhi di un ragazzo, e nemmeno la p*ttanella di turno. Sono una che sa cogliere le buone occasioni. Insomma, questo non lo conosco, non so nemmeno il suo nome, lui non sa niente di me, e da una certa e ben nota pressione che sento fra le gambe, penso che potrebbe decisamente andare. Questa è un’ottima occasione, mica solo ‘buona’.
    Le sue mani corrono lungo il mio corpo, e mi convincono del tutto. Io non ho niente da perdere.
    Tanto chi lo rivedrà mai più?





    Eccomi, come promesso! Allora, ieri mi sono dimenticata un paio di cosette da premettere, quindi lo faccio ora:
    - credo che si sia notato che è leggermente più spinta delle altre mie FF, no?
    - devete essere pazienti, perché nei prossimi giorni sarò, come dire?, o c c u p a t i s s i m a .
    - questa piccola FF la dedico tuuuutta alla Ila, perché quell'altra che le avevo dedicato non l'ho finita :c i'm a bad girl!
    E poi volevi ringraziare nuovamente le mie 'lettrici fisse'. Siete davvero, davvero stupende.
    Un bacione! E a presto!
    http://forum.teamworld.it/forum1743/...ml#post8253418

    P.s. Non so quando riuscirò a finire il secondo, giuro che mi impegno a scrivere qualcosa di decente nel minor tempo possibile!
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  3. #3
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    2
    Sei rivoluzione, perché mi hai preso e mi hai reso qualcosa di migliore.


    Se al destino è gradito scaricare la propria rabbia sulle persone ogni qualvolta che ne sente il bisogno, credo con me stia giocando in modo esplicito.
    Aprire gli occhi e ritrovarmi in un’auto sorprendentemente enorme - non ricordo di averne mai viste di così spaziose -, completamente nuda, non è tra i risvegli migliori che abbia mai avuto. Se poi aggiungiamo che mi sembra di avere un trapano posseduto in testa, il risultato non mi pare possa avere risvolte positive - sto pensando di darmi all’autoesorcismo.
    Mi alzo su col busto e scopro di avere un braccio attorno alla vita; seguo il tatuaggio che mi porta alla spalla e poi, sinceramente inorridita, scopro di avere un tipo nudo steso allegramente sui tappetini. Sta dormendo profondamente - avete presente il rumore fastidiosissimo di quelle moto che... fanno solo rumore? Quando russa assomiglia molto ad una motocicletta di quel genere.
    Mi sto preoccupando: cos’è successo ieri sera, dopo che ho esaurito tutti i Martini a quella festa del cavolo?
    Be’, a dire il vero mi pare chiaro: vestiti sparsi ovunque, l’involucro aperto di un preservativo e due persone di sesso opposto in un’auto. Non so se rendo l’idea.
    Come se fosse la scena di un film d’azione, nel silenzio più assoluto, riesco a recuperare i vestiti e ad infilarli, e con la mia solita fortuna, riesco pure a non avere idea di dove siano i miei slip, quindi, dato che non voglio perderci su troppo tempo, faccio senza.
    Sto per mettere i piedi fuori dall’auto, ma poi mi sento come se avessi commesso un reato. Mi dà fastidio quando il ragazzo con cui ho sc*pato, la mattina, se ne va come un ladro. E allora riesco pure a recuperare una matita quasi senza punta e un vecchio scontrino per scrivere su. Non sono brava con le parole, e allora metto su una ston*ata da poter scrivere per non sembrare una ladra. “Ti sono grata per la botta di vita” per aver preferito lui alla festa devo pur averci trovato qualcosa. O no? “P.S. se trovi le mie mutande puoi appenderle in un quadro come ricordo (o come trofeo), ma non buttarle, perché le ho pagate una cifra! -E.
    Successivamente scopro pure di dover tornare a casa a piedi, perché l’auto è completamente andata.
    E così si presenta la mia solita, perfetta giornata.
    Cos’altro succede? Mia zia, quell’orribile e crudele ottantenne ingobbita, mi sbatte fuori di casa. È così bello sapere di poter contare sui parenti!
    Quindi okay, sono in mezzo ad una strada, con dei vestiti bagnati addosso, una puzza di cane insopportabile e pure a piedi. Sto cercando di ricordare cosa ho fumato quando ho preso la grandiosa decisione di farmi una vita tornando a Milano. Forse avevo battuto la testa. O molto più semplicemente, è Dio che ce l’ha con me - e, sapete, io non credo in Dio; l’unico uomo degno di avere la mia eterna fedeltà è indiscutibilmente Babbo Natale.
    Ho delle vecchie conoscenze, qua ci ho abitato dalla tenera età fino al primo anno di scuola media. Però tutti i grandi ricordi - con mia madre, si intende - ce li ho a Torino, così ho deciso di tornare a casa mia, a riprendere in mano la mia vita, sperando di non avere altri inconvenienti, anche se a quanto pare non si presenta bene l’inizio della mia sopravvivenza qua.
    E quindi eccomi davanti ad una villetta familiare, che solo a vederla mi riporta alla mente tanti di quei ricordi e mi lascia sulle labbra un sorriso insolitamente sincero.
    Una parte - una fra quelle che amo e odio di più - del mio cervello manda davanti ai miei occhi, in ordine casuale, le immagini di due bambine: capelli biondi in contrasto con delle spocchiose ciocche quasi nere; una mano che stringe delle dita cicciottelle, due sorrisi carichi di emozione, gli occhi pieni di vita; piedi che con troppa velocità crescono, ma gli occhi, con orgoglio, restano gli stessi.
    Eccoci, due bambine. Erika e Ilaria. Come scordarsi quel sorriso che con amor proprio - e mio - annunciava a tutti che, sì, quella bimba cicciottella e solitaria era la sua migliore amica? Come potrei scordarmi di tutte le lacrime che, con una facilità che solo lei riusciva ad avere, ha saputo asciugarmi? Come si potrebbero scordare tutti quei piccoli gesti - tutte quelle piccole cose che a distanza di anni, ma soprattutto a distanza, mi mancano da morire - che solo con lei ho avuto? È inutile spiegare che sarebbe più facile dimenticarmi cose si respira, che tutti gli anni con quella nana diabolica.
    Basta suonare al campanello e aspettare qualche attimo per riavere quel sorriso davanti. Gli stessi occhi, gli stessi capelli, le stesse fossette nel sorriso. Mi scruta, un po’ insicura.
    Resto in fondo ai gradini, le braccia stanche lungo i fianchi, l’ansia in rivoluzione dentro. -Forse conciata così, come una barbona delle migliori che girano in centro a Milano, non mi riconosci- Le dico, inciampando nelle mie stesse parole. -Sembra che mi sia lanciata in una pozzanghera, puzzo di cane, ho il trucco sbavato che sembro una che è rimasta ad Halloween e ho la voce diversa, i capelli diversi, il corpo diverso e... Okay, sono irriconoscibile. Ma forse, se ti dices…- Non mi sorprende che non mi abbia fatto finire.
    -Erika- Dice interrompendomi, come al solito. -Dio mio- Continua, scendendo i gradini, cercando le mie mani e stringendole tra le sue.
    Non posso non sorridere. Insomma, sembro totalmente un’altra persona e lei mi ha comunque riconosciuta. Be’, fate largo, Ilaria è la mia amica del culo - volevo dire ‘ del cuore’, ma il mio culo è più grande.
    -Cosa ci fai qua?- Eccola che inizia a riempirmi di domande. ‘Che fine avevo fatto’, ‘Dove ho lasciato la guanciotte’, ‘Fighi quegli anfibiazzi!’.
    Vorrebbe abbracciarmi, ma dato che ho l’odore “gradevole” di un tombino e sembro una spugna, talmente dell’acqua che mi porto dietro, sinceramente ne fa a meno.
    -Ho bisogno di un favore enorme- Le dico, togliendomi le scarpe prima di entrare in casa sua.
    Mi guarda, preparandosi al grande sacrificio a cui non mi dirà di no. -Dimmi, elogio alla bellezza- Mi prende anche beatamente in giro.
    -In ordine sparso, avrei bisogno di una doccia, dei vestiti, qualcosa da mettere sotto ai denti, qualcosa per esorcizzare il mio mal di testa, un letto su cui poggiare la testa per una settimana e se è possibile uno strappo a prendere la mia roba dalla mia macchina da rottamare che per la cronaca è a due chilometri da qui- Spiego, contando sulle dita le ventisettemila cosa di cui ho bisogno.
    Lei alza le spalle. -Una roba da niente, insomma! Allora, su c’è il bagno, io provvedo ai vestiti e all’aspirina. Al resto penseremo dopo- Annuisce.
    Le sorrido e la ringrazio. Faccio per voltarmi a salire le scale - piedi e gambe ne risentiranno amaramente - quando la mia amica mi chiama.
    Mi bacia una guancia. -Bentornata a casa, amica del culo!-






    Eccomiii! Ce l'ho messa tutta per rispondere ad ognuna di voi e a postarvi il capitoletto!
    Ebbene, da qualche descrizione all'inizio del capitolo dovreste intuire chi sia il soggetto sessomane (?), il proprietario dell'auto u.u
    E se non avete visto, c*zzi vostri. -cit. (storpiata) Pedro Finley.
    LOL, mi ritiro, dopo questa.
    Volevo avvisare l'Ila che se non posta il suo capitolo entro questo pomeriggio, la bandisco dalla FF u.u
    Detto questo, spero di riuscire a postare regolarmente!
    Bacioni e a presto!
    http://forum.teamworld.it/forum1743/...ml#post8253815
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  4. #4
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    3
    Questa vita non guarda in faccia e in faccia al massimo sputa.

    Inutile dire che, come previsto, la giornata perfetta mi è rimasta sullo stomaco.
    Non ho avuto molto tempo per parlare con la mia amica del culo, però mi è bastato per una doccia-lampo, vomitare, dormire quattro ore - e mezzo - di fila, alle 4 del pomeriggio fare cena, colazione e pranzo (in sequenza da ieri ad oggi) e poi fare un altro pisolino di due ore - dovete capirmi, sono arrivata ieri a casa, ho litigato con mia zia, sono andata ad ubriacarmi ad una festa squallida, sono rimasta a piedi sotto la pioggia, ho sc*pato con uno sconosciuto, mi sono alzata all’alba, ho camminato per due chilometri a piedi, mia zia mi ha sbattuta fuori di casa, ho fatto altri due chilometri a piedi e il tutto saltando tutti i pasti; voglio vedere come potrebbe sopravvivere una che durante il giorno mangia, dorme e ascolta musica, senza fare altro.
    Sono ancora beata sul letto, mentre al piano di sotto c’è la rivoluzione italiana - da quel che ho capito, c’è della gente trattenuta da Fifa, birre e patatine. Mi sto rilassando ancora un po’, con gli auricolari a volume insolitamente basso, quando una mano mi leva una cuffietta ed un busto mi si appoggia sul fianco.
    -Come stai?- Mi chiede l’Ila, avvicinandosi la musica all’orecchio; sorride ai Simple Plan.
    Soffoco un finto sbadiglio nella mano e mi rotolo con lei sul letto. -Una meraviglia!- Sorrido sbruffona. -Anzi! Ho fame!- Annuncio a gran voce. Spengo l’mp3.
    -Uuuh!- Mi stuzzica Ilaria. -La signorina ha fame! E allora perché non scende per un aperitivo, così posso anche presentarle i miei amici?- E ci mette la sua solita faccia da schiaffi.
    La adoro, anche in questi suoi momenti di ‘Fai-come-ti-dico!’. Ma questa volta passo.
    Facendo una voce che dovrebbe essere l’imitazione della serietà di un soldato, dico: -Impossibile, capo!- Ma poi torno Erika, la sfaticata. -No, davvero. Non per essere maleducata, ma non mi va- Uso le braccia come cuscino e ci appoggio su la testa, sotto lo sguardo minaccioso di Ilaria.
    -Dai, sono simpatici! Magari a primo impatto sembreranno solo strafatti,- Premette -però ti assicuro che sono meravigliosi!-
    Potrei mai dirle di no? -Però poi voglio una super porzione di patatine fritte!- Accetto. Anche se non ho la minima voglia di vedere qualcuno, per lei riesco pure a separarmi dal letto dopo essermi paralizzata sotto le coperte. Mi lego i capelli, impreco per i miei poveri, caldi piedini sul pavimento ghiacciato e poi scendo giù, dietro Ila - confesso di avere un po’ di ansia.
    Tre teste urlanti spuntano dal divano, una di queste esulta, alzando tra le mani un joystick come un trofeo, un’altra spinge la spalla del presunto vincitore, l’ultima si lamenta che gli sia stato rubato un turno.
    Un quarto ragazzo è appoggiato alla finestra semiaperta, birra in una mano, sigaretta stretta fra le labbra, telefono nell’altra mano, appoggiato all’orecchio. Non posso fare a meno di notare un uccellino marchiato sul braccio, sotto la manica della t-shirt bianca. Deja-vu. Impallidisco.
    Ilaria chiama a comando i suoi amici, che dopo essersi lamentati e stiracchiati per bene, riescono ad avvicinarsi. Negli occhi di qualcuno leggo stupore, in altri solo curiosità.
    -E questa fanciulla? Una sorella fi*a segreta?- Sorride un nano dai capelli neri e ricci, il vincitore della partita di Fifa.
    Ilaria, dopo averlo allegramente invitato a farsi f*ttere, mi presenta: -Ragazzi, la mia amica del culo- E mi mette un braccio sulla spalla. Poi, indicandoli, mi dice: -Erika, loro sono Carmine, Stefano, Marco e Danilo; meglio conosciuti come Ka, Ste, Pedro e Dani- Spiega.
    Individuo, con grande rammarico, Carmine, ovvero “Lo sconosciuto a cui ho lasciato le mie mutande carissime che ho comprato a Londra”. Stefano, quello che mi ha “scambiato” per la sorella di Ila. Marco, che subito mi ha teso la mano - Ilaria se lo mangia con gli occhi. E Danilo, che mi ha fatto i complimenti per i gusti cinematografici - Ila mi ha ceduto (in realtà gliel’ho rubata io) la maglietta con la stampa di Johnny Depp nei panni di Edward Shissorhands.
    -Dani, guarda che la maglietta me l’ha astutamente depredata dall’armadio!- Replica Ilaria, mentre cerco esplicitamente di nascondermi dagli occhi verdi - finalmente sono riuscita a capire di che colore fossero - del non più tanto sconosciuto con cui ho sc*pato ieri sera. Noto con dispiacere che dal modo con cui mi scruta abbia una “vaga” idea di chi sia.
    -Hai un aspetto familiare- Dice azzardando un passo verso di me, mentre io ne retrocedo di uno. -Ci siamo già visti da qualche parte?- Domanda circospetto.
    A parte ieri sera, quando ci siamo messi a ripassare il Kamasutra nella tua macchina, intendi?
    Menomale che il piccolo lord ha rimosso la nostra rovente nottata brava dalla mente. Menomale!
    Non che mi vergogni di averci sc*pato, ma è un amico di Ilaria, che figura ci farei se si venisse a sapere in giro? Assolutamente non si deve spargere la notizia!
    Sto per dire di no, quando lui mi anticipa. -Ah, già. Nel dopo-festa, ieri sera- E sorride spavaldo.
    Complimenti Erika. E tu lasciagli pure un bigliettino, insieme alle mutande, mi raccomando! Così la figura di m*rda non te la leva nessuno.
    Ilaria guarda stupita prima lui - che continua a sorridere - e poi me. Inutile dire che mi sto liquefacendo dalla vergogna. Ed ho come l’impressione che questa storia non andrà a buon fine.






    Sono tornataaa! Sono sfinita perché sono tornata da poco e non ho mangiato un cazzum (a differenza dell'Erika del capitolo çç).
    Ebbene, io voglio ringraziare tutte le commentatrici, perché siete bellissime, e voglio salutare quella peppia di NonameIn, la mia Papera, che anche se ultimamente non ci siamo sentite, trova sempre il modo di leggermi (e darmi della p*ttanella underground AHAHAHAHAHAH).
    Okay, premetto che non so quando arriverà il 4°, ma spero di riuscire a postare in orario
    Bacioni!
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    4
    Non è che sono acida, è che la mia vita è un’enorme fase premestruale.

    -Okay, ragazzi- Ilaria ci guarda con un sopracciglio alzato. -Cos’è successo ieri nel “dopo-festa”? Nulla di compromettente, no? Insomma, voi nemmeno vi conoscete!- E ha un che di nervoso nella voce.
    Prima che quell’idiota del suo amico prenda parola, la porto via, tirandola per in braccio. Chiudo la porta della cucina alle mie spalle. -Esattamente, ieri non è successo nulla. Ecco... Be’, la mia macchina non partiva e gli ho chiesto una mano, ma dato che lui aveva paura di sporcarsi la camicia, poveretto, mi ha lasciata a piedi. Nulla di così compromettente- Mento, non sapendo che altro inventarmi.
    -È andata così?- Domanda, con un po’ di diffidenza.
    No, dai, non posso mentirle. Ci siamo appena ritrovate, e mento per una stron*ata? -No, abbiamo sc*pato- E le racconto che non ricordo un tubo di ieri sera, però stamattina eravamo tutti e due nudi nella sua auto, e gli involucri dei preservativi non si aprono da soli, e se facciamo due più due scopriamo che, ehi!, io e il suo amico abbiamo sc*pato.
    -Sei arrabbiata?- Le chiedo, incrociando le braccia, ansiosa.
    Lei alza il viso e sorride. -No, anzi. Però non ho capito perché all’inizio hai detto una bugia. Mica ti mangio se sc*pi!- Mi spinge amichevolmente una spalla.
    Sento le guance prendere fuoco. -Be’, che ne so, è tuo amico quello! Cioè, mi vergogno...- Mi mordicchio le labbra, cosa che faccio nei momenti di imbarazzo, praticamente da sempre.
    Ma eccoci, mezz’ora dopo stiamo mangiando, e dato che poi l’ho accontentata, saluto quasi tutti - o almeno, non lo stron*o - e torno alla mia postazione, torno a paralizzarmi, ma adesso la musica nelle cuffiette è sparata ad altro volume, come piace a me.
    È la solita tattica: volume alto e pensieri bassi, ma quando hai le emozioni a mille, le mani sudano lo stesso, e la musica non fa molto effetto.
    Quando hai nostalgia, una canzone non basta a soffocarla. Quando hai nostalgia, l’unica cosa che sarebbe in grado di placarla, è la persona che la causa. Sapete, nel mio caso, nessuno placherà la nostalgia. Il mio ‘qualcuno’ ha già provveduto ad andarsene, lasciandomi in mano le prove del delitto, l’amore costante, gli occhi distanti, e un’enorme barriera chiamata ‘volta celeste’.
    Ricordo con le lacrime incastrate alla gola i pomeriggi interi passati nella vecchia casa di montagna, quella che mia madre amava, quella in cui lei stessa portava me e mia sorella. Uno dei primi ricordi che ho di quella casa, risale a quando avevo all’incirca cinque o sei anni: avevo le mani cicciotte e l’aria spavalda di una bimba che poteva tutto, davanti agli altri, ma in realtà solo io sapevo che quella bimba aveva solo bisogno di una mano a cui aggrapparsi. Era un pomeriggio, batteva forte il sole sugli alberi del giardino, e sotto uno di questi, ricordo vivamente l’immagine di un’altra bimba, mia sorella; stava seduta sull’erba a raccogliere le margherite appena più colorate che ci proponeva il piccolo terreno davanti casa.
    Io e la mamma invece eravamo poco più in là, sul dondolo; ridevamo, rammentando quanto fosse buffa la faccia di qual bimbo, quando ero finalmente riuscita a tirarli io, giù, i suoi pantaloni. Ricordo, o forse è un sogno, che ad un tratto la mamma mi disse che avrei dovuto badare io a mia sorella.
    «Alice vive in un mondo tutto suo, lei non è forte come te. Devi aiutarla tu a non avere paura del buio, devi tenerle strette le mani fra le tue e dargli quel coraggio che permette a te di andare avanti. Stalle sempre vicino, Erika. Lei ha bisogno di te.» Te lo prometto, mamma.
    E io la mano di mia sorella l’ho lasciata andare. La sua debolezza è diventata la mia, noi condividiamo le stesse paure. Io e Alice siamo sempre state diverse, ma da quando la mamma è morta abbiamo iniziato ad assomigliarci; o meglio, io ho preso un po’ del suo carattere, lasciando la determinazione e il coraggio negli occhi lontani di mia madre. E ho infranto la promessa.
    Ho lasciato sola mia sorella, le ho lasciato addosso le sue paure perché ne avevo di più forti io. Le ho lasciato il dolore dentro, perché io avevo bisogno di lasciare andare anche il mio.
    Ho lasciato tutto a lei, e come una codarda, coma una menefreghista me ne sono andata.
    Ed ecco, la codarda si alza, soffocata dalle lacrime. La testa bassa, i piedi nudi, il cuore in gola, e tutto un tratto, la paura e il respiro mozzo.
    Dopo essermi scontrata contro qualcuno alzo il viso, e subito me ne pento. All’inizio speravo non fosse Ilaria, ma ora che ho scoperto di trovarmi davanti al pezzo di m*rda, desidero con tutta me stessa che al suo posto ci fosse lei. Che c*glioni.
    Provo a sorpassarlo, ma lui viene dalla mia stessa parte e mi blocca il passaggio. Mi copro il viso, anche se serve a poco ormai, e ci provo di nuovo, senza che il risultato cambi di una virgola. -Che c*zzo, ti levi dalle palle?!- Sbotto, spingendolo per miracolo e, purtroppo, ed essendo bloccata dopo il primo passo.
    Eccone uno che non si fa i c*zzi propri. Wow.
    -Che diavolo ti prende? Perché piangi?- Sopracciglio alzato, faccia da culo, curiosità - e forse anche un po’ di preoccupazione - nella voce. La sua mano stringe con presunzione il mio mento, e lascia che i miei occhi affoghino nei suoi.
    Che faccia tosta. E i fatti tuoi? Non ti hanno insegnato che chi non mette in naso negli affari altrui campa cent’anni, cocco di mamma? -Mettiamo in chiaro una cosa: una sc*pata non ti dà il diritto né di farti i c*zzi miei, né di farli sapere agli altri, né di mettermi le mani addosso. Chiaro?- Provo io ad allontanarmelo da dosso, ma la prova di forza me l’ha lasciata vincere una forza, e questa non me la fa passare.
    -Abbiamo iniziato col piede sbagliato- Dice, lasciando di sua volontà la presa. -Ma siamo ancora in tempo per recuperare-.
    Sorrido, ovviamente con falsità. -Vuoi davvero ricominciare da capo?- Domando.
    Ricambia il sorriso. -Sì, col piede giusto, però- Aggiunge.
    -Allora inizia a farti i c*zzi tuoi e lasciami in pace-.






    ECCOMI, ECCOMI! Siamo alle solite, lo so: sono in ritardo!
    Ma spero di essermi fatta perdonare.
    Nel mentre, questo capitolo qui lo dedico alla *cice*, mia moglie, che deve darsi una mossa e scrivere la sua FF, o mi arrabbio.
    E poi volevo ribadire che se non posto è perché non riesco a trovare tempo per scrivere i capitoli :$
    Mi spiace, siate pazienti.
    Ne approfitto per chiedere scusa alla *Ila*, dato che le commento i capitoli in modo orrendo çç Scusami, Nuvola, mi faccio perdonare, I promise you
    E spero di riuscire a scrivere e postare il 5° presto, perché altrimenti finisce che sono Pessima a livello Irrecuperabile (il che sarebbe una cosa brutta :c)
    A poi!
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    5
    È un’emergenza d’amore, il mio bisogno di te.

    Nei giorni seguenti, ho occupato la maggior parte del mio tempo su pile e pile di diversi giornali, a chiamare proprietari di piccoli appartamenti - brutti bastardi, al telefono mi alzano il prezzo! - e proprietari di vari negozi e locali che cerca(va)no cameriere o commesse. Per ora ho trovato un posto part-time come cameriera in un pub. E inizio domani sera.
    Ila è uscita un’oretta fa, ha detto che aveva delle cose da fare - però si è vestita in modo stranamente impeccabile… mah. Io nel mentre sto provando la divisa che devo mettere per andare al lavoro: camicetta a maniche corte bianca, gonna nera e strettissima a vita alta - gonna?! Minigonna! Mi arriva a malapena a metà cosce! - e scarpe nere col tacco, che per fortuna non è troppo alto, già io non le sopporto le scarpe col tacco!
    Ed ecco, lego i capelli e - non prendetemi in giro, sono una ragazza alle prime armi! - sporco le mie labbra con un po’ di rossetto. Il tempo di aggiustarmi il colletto della camicia e arriva la mia consulente, Ilaria.
    -ILAAA, ARRIVO!- Urlo, scendendo con estrema cautela (e lentezza) le scale. -Devi vedermi! Preparati, hai la ragazza in divisa più sexy del pianeta!- Dico, molto fiera di me, prima di aprire la porta...
    …e ritrovarmi davanti, ancora una volta, il figlio di papà. E le mie mutandine di Londra tra sue mani. E il suo solito sorrisetto da c*glione sulla faccia.
    -Be’, sì, non sono Ilaria, ma mi accetti lo stesso- Dice, mentre con il pollice mi stuzzica la piccola e quasi invisibile fossetta nel mento.
    Sorrido anch’io. -Ho visto CSI, NCSI, RIS, The mentalist, Distretto di polizia, La signora in giallo, Montalbano e tutti i gialli e polizieschi di questo mondo, quindi ti conviene levarmi le mani di dosso, perché conosco un milione di modi per poterti uccidere e farlo sembrare un incidente- E gli tiro una guancia, in quel modo con cui ti terrorizzano le prozie insopportabili che ti credono sempre una bambina di due anni.
    Azzarda una risata sfacciata, mentre il suo pollice traccia una linea invisibile sulla mia pelle, seguendo la gola e la scapola destra. -Suppongo che la tua amica non ci sia. Però hai ragione- Ignora il mio consiglio, puntando i suoi occhi nei miei. -Sei la ragazza più sexy del pianeta- Sussurra al mio orecchio.
    Non lo so che mi stia prendendo ora, non è mai capitato che un semplice sguardo e due parole dette sottovoce mi abbiano mandato l’intero organismo a p*ttane.
    La sua mano mi accarezza la spalla, si sposta giù sul petto, sul seno, segue il fianco e si ferma alla vita. Mette in tasca la mia biancheria londinese e poi l’altra mano raggiunge il fianco sinistro e blocca il mio bacino al suo.
    Quando finalmente trovo la forza di controbattere, le sue labbra aderiscono alle mie e la sua lingua m’arresta le parole in gola. Disonesto, lurido truffatore. Non pensate che io abbia la voglia di ricambiare, non sono io che decido di stare al suo gioco, è il mio corpo che non risponde agli input che gli manda il cervello.
    Questa volta non è una bugia, eh! Okay, è la più grande stron*ata che abbia mai detto - ma tanto a voi che frega se ci sto o no? - : bacia da dio, è questo l’importante.
    Le mie mani finiscono sulle sue spalle. -Sei un infame bastardo- Biascico, appena riesco a trovare un istante per riprendere fiato.
    Lui ghigna e mi spinge dentro casa, chiudendosi la porta alle spalle. -Preferisci divano o letto?- Chiede, prima di portare le labbra sul mio collo.
    È quella domanda a farmi scattare l’allarme dentro. Quando faccio qualcosa, in ogni situazione, sono tre i componenti che si riuniscono e prendono le decisioni: il Corpo, la Mente e il Cuore. E questa volta non è che il Corpo non vuole, è la Mente che si oppone in modo inflessibile. Dice “No! Non va bene”… e il Corpo allontana Carmine, lo respinge categoricamente.
    E gli occhi suoi, quelle biglie di un verde liquido che - non dovrebbero, ma lo fanno comunque - mi mandano in tilt, indagano incuriosite, vanno in cerca di qualche indizio che dica loro dove ha sbagliato.
    -Preferirei che tu la smettessi- Dico, prima che lui chieda qualcosa. -Vattene, devi lasciarmi in pace, hai capito?- Dico dura. Povero Corpo, solo lui sa quanto vorrebbe sentirsi amato, coccolato; vorrebbe stringere quelle braccia tatuate, solo per vedere se il suo sangue se lo ricorda l’odore di quella pelle.
    -Be’, non ti capisco- Borbotta, accigliando lo sguardo.
    Scuoto il capo. -Infatti non devi. Abbiamo sc*pato, punto. Deve morire lì la cosa. Ora puoi andartene, se sei venuto per questo- Continuo a mostrarmi rigida, per quanto mi stia trattenendo dal saltargli addosso.
    “Però ricordati di darmi un bacio prima di andartene”.
    Ed eccoci. Uno chiude la porta, l’altra ci si appoggia contro. Uno sale sull’auto, l’altra si accascia a terra.
    Eccoci. Uno verso casa, l’altra fuori dal mondo. Uno nella rabbia, l’altra nel rancore.
    «Dove ho sbagliato?» \ «No, scusa, è colpa mia.»
    Scusa, è che sto prendendo le distanze da tutti, voglio stare sola. Ma magari se insisti e vieni qua, saremo soli, ma in compagnia. Ti va?
    In piedi, butto giù un sorso d’acqua e poi mi mordo le labbra. Bussa alla porta: è il bisogno di andare a vedere se è già andato via, se ha rinunciato per davvero.
    Ed eccoci. Uno aspetta fuori dalla porta, l’altra corre ad aprirla.
    Come se fossimo ai due capi di un filo. E a uno bastasse tirare la corda per chiamare l’altra.
    Sorpresa nei suoi occhi, distanza nella voce. -Mi stavo scordando di…-
    -Lo so- Prendo la sua mano prima che finisca la frase. -Stavi dimenticando di restare-.
    A me basta alzare il viso per baciarlo, a lui una mano per sbottonarmi la camicetta.
    E alla vita basta un letto per farci trovare, per farlo restare, per farmi vivere.
    Tiro il mio capo del filo, Carmine, che ha l’altro, è davanti a me.
    IO/TU.





    Pensavate d'esservi liberate di me? ILLUSE
    Lo so, non vi ho avvertite, e per questo mi merito una medaglia per la pessimità: ero andata in vacanza.
    E per di più, son tornata con un capitolo un po' così... Orrendo.
    Sì, davvero pessima.
    Giuro che mi faccio perdonare. E chiedo scusa all'Ila e all'Alice se non ho ancora potuto commentare i loro capitoli. Mi rifarò anche per quello, meravigliose, I promise you u_u
    Intanto, che starà succedendo all'amica del culo di Erika? Mistero :33
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    6
    Vorrei dirti “Io ti aspetto”. Ma non so come si conta fino a per sempre.

    Di poche parole. Io e Ilaria non abbiamo quasi fiatato ieri. Ognuna delle due ha tenuto il proprio segreto stretto tra le labbra. Però stamattina sono riuscita a dirle che il primo turno al pub lo avrei iniziato stasera… giusto mezz’ora fa ho attaccato.
    Domenico, un collega, mi ha dato alcuni consigli su come muovermi nel locale - «sorridi, sii cordiale ma non noiosa, attenta a non mettere le dita nelle portate che servi, capelli legati...» - avendo notato la mia ansia.
    Ma ora sono più sciolta, anche se inizio già a pentirmi di essermi fatta assumere qua; non è il locale, anzi, sembra un posto tranquillo, è solo che sono debole di gambe e caviglie, e a fine serata sarò distrutta.
    E mi viene facile pensare che di strada da fare ancora ne ho tanta, che sti soldi mi servono: ho bisogno di essere indipendente, devo prendermi un alloggio, devo comprarmi da mangiare, devo fare riparare l’auto, devo comprare una chiavetta nuova per scrivere le tesine...
    -Tesoro, porteresti due bionde adulte al 4? Devo andare ai servizi!- Domenico è tutto rosso in viso e mi supplica con le mani.
    Sorrido. -Tranquillo, ci penso io- Accetto, battendogli una pacca sulla spalla. Passo a prendere le birre al banco e poi, dopo essermi orientata, mi avvio al tavolo 4.
    Ci sono due piccioncini. Lei è bionda-castana, ha un taglio corto ma non troppo, ed è bellissima. Lui è di spalle, ma si presenta alto. -Due birre, giusto?- Chiedo conferma, appostandomi tra i due.
    Lei sorride - lo prendo per un sì - ed io le porto il boccale sotto al naso, e l’altro lo metto davanti al tipo, che finalmente guardo in volto. Ma non so quanto poterne gioire: non mi è nuovo quel color menta liquido incastrato in un paio d’occhi dal taglio dolce.
    Ieri ha insistito a ricominciare col piede giusto e io ho acconsentito - a patto che si facesse perdonare.
    Ora però mi trovo in imbarazzo. Devo fare finta di niente? Lui è qua, il giorno dopo essere stato con me, e già si è rimorchiato un’altra. Wow.
    -Ehi Erika- Mi sorride, ed io penso che nemmeno Giuda avrebbe osato tanto. -Che ci fai qua?- Domanda Ka.
    Evito il suo sguardo. -Lavoro- E spero che le mie parole lo avvelenino o che si strozzi con la sua birra.
    E come a respingermi il malaugurio, mi sorride ancora di più. -Posso presentarti la mia...-
    Lo interrompo: -Scusa, ma ho da fare- E lo mollo lì, mi rifugio dietro al bancone e faccio finta di cercare qualcosa da portare a qualche tavolo. Ma mi sento così strana, il cuore cavalca forte nel torace e tutto un tratto mi sento di burro, e ho paura che il suo galoppare mi lasci buchi in petto.
    -Che cerchi?- Una mano si poggia sulla mia spalla e mi fa morire d’infarto.
    È Domenico. E a me non è mai sembrato così giusto baciare uno sconosciuto. Così tiro le sue labbra sulle mie e confondo la rabbia con un bacio, perché a me sembra giusto, perché a me fa meno male. Faccio veloce, mi allontano da quella bocca e cerco Carmine per vedere se mi ha visto. Anche se, in realtà, non sono molto contenta che non si sia perso la scena. Mi faccio un applauso dentro e mi bacio le guance, “Complimenti Erika, ora hai il certificato di ‘testa di c*zzo’!”. Cosa ho concluso? Niente.
    Domenico guarda dalla mia stessa parte e poi guarda me. Mi accarezza la guancia con un dito, ha capito il mio attimo di confusione. Ed io lo ringrazio, perché non mi dice nulla.
    -Tutto okay?- Mi domanda in un sussurro, accompagnandomi in sala, tra gli altri tavoli.
    Alzo le spalle. No, non è “okay”, non è nemmeno un millesimo di “okay”. È “schifo” al quadrato, ma “okay” proprio no. Ma tengo tutto dentro. Ci penserà pur qualcuno a sciogliermi l’acido che mi è venuto dentro, no?
    “Sì, Erika, è tutto okay. Non hai nessun motivo di avere il cuore in tilt” La Mente proprio non lo accetta, per un quasi completamente sconosciuto con cui ho sc*pato un paio di volte non vale la pena di starci da schifo. “È intollerabile, te lo avevo detto ieri di starci alla larga!” Urla arrabbiata la Mente.
    “Che colpa ne ho io se il Corpo non ti ha dato ascolto?” Domanda in sua difesa il Cuore.
    -Scusi, signorina!- Mi chiamano alle mie spalle. -Ci porta un’insalata e una Quattro stagioni?-
    Scusi, Dottore, mi porta un Cuore nuovo? -Subito- Mi stampo un sorriso di ceramica in faccia e cerco di fare presto. Mi sposto veloce tra i tavoli e vado a dare in cucina le ordinazioni.
    -Erika, quello del tavolo 4 ha detto di darti questo- Domenico mi lascia tra le mani un sacchetto 12x6 di carta tra le mani.
    Che p*lle. Non m’interessa, lo lascio in borsa e torno in sala. Non mi faccio comprare da quello stron*o.
    Spero che il mio turno finisca presto. Ma so già che le 2 non arriveranno mai.
    E a tre metri da me c’è la ragazza di quel figlio di buona donna.
    Ed è deprimente sapere che come se non bastasse, domani ho scuola.
    È proprio il caso di dirlo: m e r d a .





    MAAAAAAMMA MIA, QUANTO SIETE BELLE VOI! Awwawwose Intanto, sono sorpresa di vedere che c'è qualche lettrice nuova, è sempre un onore per me trovare qualche capoccia nuova che mi legge *^*
    Poi poi poi volevo dire che questa settimana non ci sarò tanto e dovrete essere pazienti (domani pomeriggio al 99% non ci sono, il 15 è improbabile e il 18 è il mi compleanno, ma forse ci sarò).
    Spero comunque di riuscire a scrivere qualcosa.
    E spero anche che vi sia piaciuto il capitolo qui sopra.
    Quindi scappo a scrivere qualcos'altro, e sappiate che ho in mente delle cose...
    BACIII!
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    7
    Here, beneath my lungs, I feel your thumbs press into my skin again.


    Esco da scuola. E mi sento libera, lì dentro sembra un carcere. Gli occhi di Milano li ricordavo più affettuosi e meno cattivi, forse sono troppo cresciuta per vedere del buono. Ma in classe “quella nuova” non a ricevuto sorrisi. Una nota dal prof di religione - «davvero mi sta accusando perché sono atea?» - però sì che l’ha ricevuta…
    Mi accendo una sigaretta e mi rilasso, appoggiata alla pensilina della fermata del pullman. Il maleducato di turno mi urta e continua senza chiedere scusa, ma non si accorge di aver perso qualcosa. Raccolgo il sacchetto da terra, e prima di avvisare, mi accorgo che questa busta di carta blu è mia, in realtà.
    È quel coso che mi ha dato Carmine ieri sera tramite Domenico; l’avevo messo nel cappotto senza aprirlo, con l’intenzione di lasciarlo così. Non sono una che si fa comprare. Arriva il mio pullman, e anche se muoio dalla voglia di vedere con quale idiozia ha deciso di farsi desiderare quella m*rda, rimetto in tasca il sacchetto senza aprirlo e salgo, dopo aver schiacciato la sigaretta col piede - peccato, era a metà.
    Per fortuna è quasi vuoto - chi è quel furbone che andrebbe a scuola con la neve a terra pronta come scusa? a parte me, s’intende - e riesco a sedermi vicino ad un finestrino.
    Milano scorre sotto ai miei occhi, bianca di neve, grigia di cielo, inquinata dal fumo delle fabbriche e presa in giro da qualche moccioso che si crede il re della città, ad avere una bomboletta in mano. Silenziosa. Questa Milano oggi è silenziosa, non si fa sentire, pare stia dormendo.
    E vorrei che anche il mio Cuore si mettesse a dormire, vorrei mettere i pensieri in standby, vorrei lasciare ‘sti ricordi in qualche buca delle lettere. E chiudere gli occhi.
    Stanca, sono stanca. Ho le caviglie gonfie per ieri sera, ho un groviglio di lacrime compresso dentro e sento tutto il peso della vita sulle spalle, ed io sono piccola piccola, non lo so tenere questo peso.
    Il mio cellulare canta disturbando tutti “Hello Spank, resta con me! Hello Spank, non te ne andare! Caro Spank, gioca con me: siamo amici io e...” Rispondo, anche se sullo schermo lampeggia ‘Sconosciuto’.
    -Cominciavo a pensare che Ilaria avesse inventato il tuo numero!- E questa voce dell’altro capo del telefono non mi è nuova, ma mi sorprende.
    -Ed io pensavo che Ila fosse abbastanza furba da non dartelo il mio numero. Che vuoi?- Sbotto acida.
    La Mente è contenta del mio allontanarlo, il Cuore non so.
    -Credevo di essermi fatto perdonare con la “sorpresina”, ma forse tu non hai gradito...- Farfuglia.
    Dai, mi prende in giro fino alla fine? -Cos’è? Uno scherzo?- A me non fa ridere, sai com’è...
    Ma lui è tutto serio: -Scommetto che il tuo amichetto si è tenuto il regalo che ti avevo fatto...-
    Ed io drizzo la schiena. -Sì invece. Ma non l’ho aperto, perché caro il mio piccolo lord, io non sono una che si fa comprare e non sono una che si fa prendere in giro. Quindi...- Ma non mi lascia il tempo di continuare, e mi leva lo sfizio di mandarlo a c*gare.
    -Be’, cercavo un modo per farmi perdonare di non so cosa, perché francamente non so cos’ho da farmi perdonare, e poter ripartire con te da capo e tu che fai? Nemmeno mi calcoli! Oh, tu sì che sei coerente!- Si scalda il signorino dall’altra parte del telefono.
    Rido, anche se non ci trovo nulla di divertente in tutto ciò. -Volevi farti perdonare portandomi come su un piatto d’argento la tua fidanzata?! Complimenti Carmine, l’ho capito di che pasta sei fatto!- E quei pochi passeggeri che ci stanno sul pullman mi guardano come la matta di turno.
    -E sentiamo, di che pasta sarebbe fatto uno che decide di dividere la propria casa con una sconosciuta?-
    ASDFGKUWYNDSKLAAAAA! Che cos’ha detto?! Rewind: “uno che decide di dividere la propria casa con una sconosciuta”. Ha detto proprio così o è solo l’effetto della stanchezza?
    Muovo le labbra per dire qualcosa, ma dalla mia bocca esce solo fiato. Mi batto una mano in fronte e guardo il sacchetto. Dentro ci sono un biglietto ed una scatolina, che io apro subito: un mazzo di chiavi. Poi leggo velocemente il biglietto.
    “Metà casa per cominciare da capo.
    Un mazzo di chiavi può essere un inizio.
    Io ti do la mia fiducia e non mi aspetto che tu faccia lo stesso.
    Mi aspetto che almeno ci provi”.
    Leggo quelle parole due volte, due volte perché una ancora non ci credo, ma due forse lo realizzo di più.
    -Non dici niente, eh?- Carmine mi sveglia dal coma mentale che m’ha preso.
    Dio, che vergogna. Credo sia la figura di m*rda più penosa che abbia mai fatto. -E quella tipa che mi volevi presentare ieri?- Sbotto.
    -Oh- Sembra colto in flagrante. -Loredana Ruggiero, mia sorella-.
    Ed io continuo ad affondare nella mia figura di niente, continuo a peggiorare la mia situazione. Stupida, sei una stupida, Erika. Mi domando perché non ci sia anche il fattore ‘EFDM’ - Evitiamo Figure Di M*rda - a decidere, col Cuore, il Corpo e la Mente.
    -Okay, penso che non potrebbe andare peggio di così- Dico quasi involontariamente.
    E lui ride. -Perché? La trovo divertente questa fase in cui io sono messo meglio di te!- Ammette.
    Scuoto la testa. -Fanc*lo- Sussurro. -Sarà l’unica, te lo assicuro-.
    -Già, contaci...- La sua risata si perde e lascia posto alla finta-serietà. -Allora, signorina: dividerà la casa col piccolo lord o resterà a barboneggiare dalla sua amica del culo?-
    Soffoco uno sbadiglio nel palmo della mano. -Mi è concesso del tempo per pensarci?- Domando.
    -Ma come? Pensavo che almeno avresti fatto finta di essere felice! Non va bene, e poi un’offerta come questa andrebbe colta al volo. Possibile che io ti debba spiegare tutto?- Pessimo, è davvero pessimo come manipolatore. Dovrebbe almeno dire che da oggi andrà tutti i giorni in palestra e mi vizierà come una bimba per convincermi ad accettare.
    Tiro giù un sospiro. -Facciamo che passi in tardo pomeriggio e ne parliamo meglio, così valuto io l’offerta, avvocato del diavolo!- Sentenzio.
    E lui non mi dice di no.
    Passerà verso le cinque, con un fiore strappato da un’aiuola e il sorriso di vittoria sulle labbra. E toccherà a me dirgli di sì. “Perdonato” Dirò, e ci sarà lo schiocco di un bacio. Le sue mani mi terranno stretta a sé, ed io registrerò il calore di quell’abbraccio sotto il nome di «CASA».
    E il suo “Piacere, Carmine” che tanto voleva pronunciare per ricominciare da capo con me, alle mie orecchie suonerà come un «Benvenuta a casa».





    I'm came back!
    Okay, a molte di voi non sarà piaciuto, eppure io ho adorato scrivere questo capitolo!
    Innanzitutto, ci tenevo a precisare che la frase-titolo del capitolo è in inglese perché la adoro così. È presa da 'Welcome Home' dei Radical Face, che è una canzone che amo tanto *^* Ascoltatela ù.ù
    Ah, devo spiegare una cosa: l'ultima parte che ho scritto al futuro è una parte che succederà, ma dato che non scriverò un capitolo su quello (nel prossimo partirò dalla parte appena dopo il momento hot mancato) l'ho inserito in questo, ma al futuro. Non so se è chiara come cosa
    Va beh, se avete capito bene, altrimenti, c.azzi vostri u_u
    A preeeeesto!
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    8
    La gente non può immaginare il dolore che una persona si porta dentro.

    Le sei, io e lei svegli; da mezz’ora faccio finta di dormire, di non sentire quel passo nervoso pre-verifica che gironzola per la cucina. Senza scarpe, Erika cammina per casa, ripetendo a voce appena appena udibile quella poesia di Umberto Saba, che a furia di sentirgliela uscire dalle labbra, la so meglio io di lei.
    Sbuffa, si arrabbia con Umberto - “per colpa tua prenderò 4 di italiano e mi toccherà anche recuperarlo, contento?”.
    Ed io me ne sto qua, pigro, sotto le lenzuola che sanno ancora di lei e della nostra passione notturna, che un po’ l’ha distratta, ma ora la preoccupa. ‘Sto Saba non le torna, e ‘Amai’ le confonde le idee alle sei del mattino, dopo una notte di sesso selvaggio con “quel gorilla arrogante”, che poi sarei io.
    “La poesia non fa per lei” è una frase sbagliata. Me lo dice sempre che “la poesia è unica” e sa rapirla; ma “la poesia deve essere onesta”, non deve confonderle le idee. E Umberto Saba la confonde.
    -Amo te che mi ascolti e la mia buona carta lasciata al fine del mio gioco- Recita gli ultimi versi e poi tace.
    Ma scoppia in fretta, esulta un po’ a sgamo e poi si contiene, perché io “sto dormendo”.
    Siamo coinquilini da due settimane, cioè, da quando ha detto ad Ila della mia proposta e lei s’è inc*zzata - il vero motivo per cui sta fuori non lo so - ed Erika ha fatto le valigie in fretta e furia.
    Va be’, mi sa che è ora che mi svegli anche per Erika. Mi stiracchio, mi alzo dal letto e con estrema lentezza mi trascino per il corridoio fino in cucina. La porta è semiaperta, ed io mi affaccio col viso, giusto per vedere che espressione ha.
    Non la vedo bene, ha la testa china ed è seduta a gambe incrociate sul ripiano della cucina - quello su cui di solito facciamo colazione, ma spesso anche altro. Bella, e non “fi*a”, perché sembra volgare addosso alla sua pelle bianca quella parola, la sporca, la sciupa. Bella, perché se dici “bella” sa di pulito, come lei.
    Ma ora basta nascondersi. Spalanco la porta e alzando le braccia al cielo urlo: -Buongiorno, mondo!- E guardo lei, per vedere come reagisce.
    Alza la testa e sorride. -Ciao. Ho fatto casino?- Domanda e si sente un po’ in colpa.
    Arrivo di fronte a lei e scuoto la testa: -Assolutamente no- E rubo un bacio alle sue labbra. -È sempre Umberto?- Domando, anche se già lo so.
    Sospira e annuisce. E insieme ci mettiamo a ripetere. “Amai trite parole che non uno osava...”.
    Sì, la sappiamo a memoria.
    Colazione, sc*pata random e doccia-lampo. Il buongiorno. Già.
    Poi, mentre mi lavo i denti, il suo urlo echeggia tra le stanze. Mi precipito da lei. -Che succede?-
    E sembra che sia passato un tornado in camera sua, che è tappezzata di vestiti. Lei continua a tirare fuori tutto dai cassetti, cercando qualcosa. -Il maglione di mia madre. Blu. Mi serve. Non ho mai fatto una prova senza il maglione blu. E non lo trovo. Devo trovarlo- Dice nervosamente e tutto d’un fiato.
    Inizia così la vana ricerca disperata. Nel bagno non c’è, in camera sua no, nella mia nemmeno, in cucina ci siamo appena stati… Nulla, nessuna traccia di quel maglione.
    -Ma Erika, è davvero necessario? Non sarà il maglione a farti passare l’interrogazione, lo sai- Le dico.
    -Sì, Ka, non c’entrano la superstizione o cose del genere, lo so. Ma per me è comunque importante. Quel maglione, QUEL colore mi rassicurano. E poi ha un profumo particolare che adoro e mi piace da morire. Mi serve quel blu- Mi spiega lei, sedendosi sul puff e passandosi una mano sul viso.
    Mi balena un’idea in testa, e sono quasi sicuro che non le farà passare la crisi momentanea, ma tentar non guasta. Passo in camera mia e prendo qualcosa di mio blu che possa avere l’aspetto di un maglione e poi torno dalla signorina in crisi depressiva - che cosa mi combinano i maglioni… - sventolandoglielo davanti agli occhi.
    -Prendi il mio. È blu. E se non fai in fretta arriverai in ritardo e allora sì che ti mangerai il c*zzo!- E detto questo, la tiro su per un braccio e gliela metto di forza la mia maglia, perché continua a farsi paranoie del tipo “grazie, ma non è lo stesso!”.
    La accompagno giù e l’avviso che stasera vengono i ragazzi da noi.
    -Sì, ma io oggi vado in farmacia a prendere le pillole, altrimenti restiamo fregati!- Mi dice lei, prima di darmi un bacio e uscire di casa.
    Ma ho come l’impressione che dire “stasera faremo scintille” non sia un’affermazione positiva, dato che compresa tra “i ragazzi” c’è anche Ilaria.
    Torno di sopra, e mentre passo per il corridoio, un’ondata di vento mi fa venire i brividi addosso. La finestra nella camera di Erika è aperta e lascia entrare troppo freddo. La chiudo, e mentre sto per uscire, mi accorgo di un maglione blu, a terra, dietro alla porta. Lo raccolgo e lo porto al naso, inspiro bene. Erika aveva ragione. Ha qualcosa di speciale questo profumo.





    Okay, sono in un ritardo estremamente pessimo, è che stavo pensando di archiviare la Fan Fiction e di chiuderla nel dimenticatoio.
    Solo che mi dispiacerebbe di farlo, perché mi ci sono affezionata, e perché questa è dedicata a l'Ila, e quindi no.
    E ho scritto.
    E non ho intenzione di perdermi niente, né di Carmine, né di quel po', quel po' tanto di me che è rinchiuso in tutte le 'Erika' delle mie FF, in questa FF.
    Quindi vi chiedo di essere pazienti, come d'altronde vi ho sempre chiesto.
    A presto, spero.
    Ultima modifica di Marziana; 21-08-2012 alle 19:24
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    Predefinito Re: Se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me.

    Sto pensando davvero di chiudere la FF. La riproporrò più avanti, quando l'avrò scritta tutta.
    Da oggi faccio così: le Fan Fiction che scrivo verranno postate sul forum quando saranno almeno a metà, così se non dovessi più avere ispirazione per continuarle, scriverei al massimo un paio di capitoli e le chiuderei.
    Purtroppo non riesco a scrivere questa, non più. E mi dispiace davvero immensamente, perché ancora una volta non sono stata capace di regalare uno dei miei 'capolavori' (a detta di Alice, ma il termine corretto sarebbe 'orrori') alla mia Little, Sweet *Ila*.
    Sì, sono pessima.
    E mi dispiace anche per il fatto che mi aveva preso in modo assurdo all'inizio, ed ora non la sento più mia. Purtroppo molti errori li faccio, avendo 15 anni devo sbagliare per imparare. So che ai vostri occhi la parola 'errori' in ambito Fan Fiction sembrerà minuscola, una sciocchezza, ma per me significa molto, chiudere una FF a metà dell'opera mi fa sentire come se perdessi un amico. Scrivere è assolutamente la cosa che definirei 'vita', dopo la parola 'Finley'. Scrivere per me non è solo uno sfogo, è raccontarmi, è vivermi. Quindi vi chiedo scusa se vi lascio così per la terza volta (la prima è stata 'Bastava spostare una virgola per cambiare il destino' e la seconda 'Parva sed perfecta mihi'), ma ho bisogno di sentirmi bene quando scrivo, a continuare questa mi farebbe sentire a disagio. Quindi credo che dovrei troncarla qui prima che cominci a dilungarmi (direi che l'ho già fatto abbastanza).
    Il mio saluto?

    Al più presto, perché ho già qualcosa in mente, qualcosa di diverso nel mio stile, ma io sono un po' come i Finley: cambio, scopro altri stili di scrittura e altre trame, proprio come loro cambiano sound e testi.
    Quindi ribadisco, a presto!


    Marziana.
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