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Discussione: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

  1. #1
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    Predefinito Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Buon giorno a tutte ragazze
    mi presento sono Ludovica e ho deciso di pubblicare una nuova FF. Non sono riuscita a frenare la mia voglia di scrivere e quindi eccomi qui di nuovo
    spero davvero che vi piaccia


    Capitolo 1


    “Cara Ludovica,
    ho preferito scriverti per l’ultima volta, consideralo come il nostro ultimo saluto. Volevo per prima cosa ringraziarti, si perché nonostante la scelta che ho preso tu sei stata importante per me. Mi hai fatto crescere, mi hai fatto maturare ma forse non abbastanza visto che ti sto lasciando dopo la notizia che mi hai dato. Quella sera non ti ho nemmeno lasciato concludere la frase. Mi è bastato sentirti dire “sto aspettando un bambino e …” che il mio cuore e le mie gambe mi pregavano di scappare via da li. E fu proprio quello che feci. Non me la sento di avere un figlio, non in questo momento. Ho una carriera da portare avanti ed un figlio mi porterebbe a troncarla, a rinunciare ad anni di fatica per arrivare a quello che sono adesso. So benissimo che non condividerai la mia scelta e che sarai pronta a strappare questo misero foglio ma ci tengo a dirti che ti ho voluto bene e continuerò a volertene.
    Francesco.”
    Continuo a leggere e a rileggere quel misero, come lo definisce anche lui stesso, foglio mentre poso la mia mano sul ventre, quel ventre che mano a mano sarebbe cresciuto e che mano a mano avrebbe portato alla luce la gioia più grande dell’unione tra due persone. Peccato che, in questo caso, per una di queste non è affatto possibile definirla una gioia ma bensì un senso di ribrezzo, di disgusto. Non posso capire come abbia potuto fare tutto ciò. Mi sembra ancora di essere li, di nuovo a quella sera. L’avevo invitato a cena da me e avevo deciso finalmente di dirglielo. Lo consideravo ormai maturo ma mi sbagliavo di grosso. Avevo immaginato tutto: i suoi occhi piangere di gioia, le sue mani pronte a stringermi forte per poi in fine rivolgersi al piccolino che ormai faceva parte di me e anche, perché no, parlagli. Ma ciò che mi trovai di fronte fu una scena opposta: gli occhi pieni di paura e la sua espressione impaurita, come se gli fosse appena passato davanti un fantasma. Non mi disse nulla, nemmeno una parola uscì dalla sua bocca. L’unico movimento furono le sue gambe a farlo. Si alzò, prese la sua giacca e uscì dalla porta dove era entrato poco prima con un sorriso che avevo sempre amato, forse proprio quello che mi aveva rapito. Lo squillo del telefono mi riporta alla realtà. Le mie mani ormai avevano accartocciato quella lettera e l’avevano lanciata nel cassetto. Con le lacrime ancora agli occhi mi decido a rispondere.
    “Allora amica mia pronta per un bel pomeriggio all’insegna dello shopping? Ti ricordo che ci sono i saldi che ci aspettano” non ho nemmeno avuto il tempo di dire qualcosa che già la persona che avrei voluto sentire proprio in quel momento parla a raffica senza nemmeno dare il tempo al respiro di farsi sentire
    “Se rimandassimo?” la mia voce non è delle migliore e lei, la mia migliore amica, Giovanna lo capisce. È come se io e lei fossimo sorelle, forse proprio per il fatto che la conosco dall’asilo. Ci siamo sempre capite al volo, e ciò che non aveva una l’altra la completava.
    “La tua voce non mi piace affatto. Quindi due sono le cose: pomeriggio esci con me, facciamo un po’ di sano shopping e stasera andiamo da qualche parte, che io ho già in mente, dove con una bella canzone vedrai che ti passa tutto. E non voglio discussioni passo da te tra mezz’ora preparati.” Non posso dire nient’altro che sento attaccare la telefonata immediatamente. Non mi rimane altro che obbedire. Forse un po’ d’aria calda del 15 luglio mi farà bene.
    Puntuale come un orologio Giovanna si precipita a casa mia. Mi trascina fuori dalla porta con ancora una scarpa in mano e mi fa salire in macchina.
    “Potevi darmi il tempo almeno di infilarmi anche l’altra scarpa no?” grido forse troppo conoscendomi ma mi blocco quando sento una fitta al ventre.
    “Evita queste sclerate e fammi il piacere di startene li tranquilla finchè non siamo arrivate” mi risponde lei guardandomi con atto di sfida
    “La prossima volta me la paghi giuro” quella fu l’ultima cosa che dissi. Durante il tragitto, con la musica pronta a farci compagnia, mi soffermo a guardare fuori dal finestrino. Tutto mi sembra diverso quel giorno, tutto mi sembra strano. Forse perché ancora non riesco a credere alla sua reazione. Forse perché avrei voluto essere la felicità in persona, in quel momento, come alcune coppie che passeggiano spensierate e rivolgono il loro sorriso alla creatura che si trova li davanti a loro. Vengo riportata di nuovo nel mondo della realtà da una brusca frenata. Rivolgo il mio sguardo davanti a me e chiudo gli occhi cercando di contare fino a dieci prima di poter trasformami in una vera furia.
    “Avevi voglia di metterli sotto quei ragazzi?” le grido pochi minuti dopo. Non sono riuscita a contare fino a dieci è stato più forte di me. Ma la cosa più bella è stata non ricevere la sua risposta.

    ecco a voi il link per i commenti
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    vi aspetto numerose

  2. #2
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 2

    “Ludo chiama Gio, Gio non risponde” le dico di nuovo. Ma niente i suoi occhi sono rimasti imbambolati su uno dei ragazzi. Alto, castano chiaro e due occhi difficili da descrivere. Sento la portiera aprirsi e chiudersi velocemente. Aspettarmi no ne? Sto dando decisamente i numeri. Mi affretto a scendere e mi precipito anche io dai ragazzi.
    “Scusatela davvero la stavo distraendo troppo” dico cercando subito di scusarmi. Ciò che ho detto non è affatto vero ma è la prima cosa che mi è venuta in mente.
    “Ma va figurati. Non devi preoccuparti. Per fortuna la tua amica si è fermata in tempo” mi risponde uno dei quattro ragazzi mai osservato prima. Alto, castano, occhi marroni. Poco dopo avermi rivolto la parola, lo vedo rivolgersi di nuovo a me stavolta con un sorriso. Un sorriso così bello che mi riporta a ricordare per un attimo il sorriso del padre di mio figlio.
    “Allora se è tutto a posto, Gio possiamo andare” la prendo per il braccio e senza dare il tempo ai ragazzi di risponderci la faccio salire in macchina ed io faccio lo stesso. Allacciata la cintura rivolgo il mio sguardo a lei, ancora con un viso alquanto meravigliato dalla vista precedente. Pensandoci non aveva detto una parola da quando era scesa dalla macchina. Mi asciugo una lacrima, che senza avviso, scivola sul mio volto e mi rivolgo subito a lei.
    “Ehi ma ti ho persa definitivamente?”
    “No ma c’è l’hai visto?” mi risponde subito tutto d’un fiato, ancora con uno sguardo meravigliato
    “Tu devi assolutamente riprenderti, mi preoccupi sai? Andiamo a fare shopping che è meglio” dico scoppiando a ridere. La sua faccia era eccezionale in quel momento. Avrei voluto con me una macchina fotografica per immortalarla.
    Dopo un pomeriggio alle insegne di battibecchi e di compere, Gio mi riporta a casa sottolineandomi che alle 10 in punto sarebbe passata a prendermi e avremmo raggiunto gli altri al pub. Più che una proposta di uscita mi è sembrata una minaccia e conoscendola non ho potuto dirle di no. Prendo i miei sacchetti pieni di roba. Mi aveva fatto spendere un capitale quella donna. Era riuscita a farmi comprare anche cose impensabili, ma non ero capace a dirle di no.
    Appena in tempo, pronta in un nano secondo, alle 10 in punto mi squilla il telefono. È Giovanna. Mi invita gentilmente a recarmi fuori di casa. Lei mi sta aspettando in macchina. Senza risponderle mi dirigo in camera per prendere la borsa, scendo giù e dopo aver chiuso tutto la raggiungo. La saluto e senza dire nient’altro raggiungiamo la nostra compagnia. Ci aspettavano tutti li fuori, pronti per entrare e scatenarsi davanti ad un karaoke. Una volta entrati e ordinato da bere, una parte di loro iniziò a scaldare la voce sulle note dei Foo Fighters.
    “Dai adesso non rompere e vai tu”
    “Oggi non sono proprio in vena Gio, non me la sento”
    “Fidati che cantare ti aiuterà un sacco. A te basta un microfono per dimenticare tutto” mi risponde mentre mi trascina verso il piccolo palco. Ormai tutti hanno messo gli occhi su di me non potevo più tirarmi indietro. Mi metto d’accordo per cosa cantare e impugno il microfono. La canzone inizia e chiudendo gli occhi mi lascio trasportare dalla melodia, dalle note. È una sensazione che amo. È come se mi lasciassi cullare, come se intorno a me non ci fosse più nessuno e fossimo solo io, il microfono, la mia voce e la musica. Li riapro solamente quando ho finito. Tutti davanti a me sono in piedi, tutti ad applaudirmi. Sorrido, appoggio il microfono e raggiungo nuovamente gli altri.
    “Li hai sorpresi, dovevi vedere le loro facce mentre cantavi” mi dice subito la Gio raggiungendomi, sorridendomi e abbracciandomi
    “Ne avevo bisogno, avevi ragione” le rispondo ricambiando il sorriso. È l’unica a conoscermi davvero. Sa che solo cantando non avrei pensato più per un po’ a quello che stava succedendo. È come una medicina per me.
    “Beh davvero complimenti, non mi aspettavo che sapessi cantare così bene” mi sento dire da dietro di me.


    eccomi tornata ragazze
    grazie davvero per i vostri stupendi commenti <3

    commentiiiiiiiiiiii
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  3. #3
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 3


    Mi giro di scatto e mi ritrovo davanti il ragazzo alto, moro incontrato proprio oggi pomeriggio che per caso stavamo per investire, ma dettagli. Dietro di lui ci sono anche gli altri 3 ragazzi. La mia curiosità di vedere la faccia di Gio è forte, mi giro e la vedo con la stessa espressione di oggi pomeriggio. Scoppio a ridere, tirandole una gomitata, e torno a guardarlo.
    “Grazie mille sei molto gentile. Anche voi qui a fare un giro?” gli chiedo pensando ancora alla faccia della mia cara amica.
    “Si stasera avevamo voglia di fare qualcosa di tranquillo”
    “Perché non vi unite a noi? Abbiamo prenotato un tavolo e ci sono molto posti ancora vuoti” sentire questa voce mi fa capire che la mia amica è ancora viva. Finalmente ha deciso di parlare.
    “Volentieri. Cmq sbadati come siamo, come al solito non ci siamo ancora presentati. Io sono Carmine ma chiamatemi anche Ka” sorride la mia cara Gio appena sente la sua voce risponderle subito, come se non aspettasse altro
    “Per una volta il mio amico ha ragione. Piacere mio io sono Marco ma chiamatemi pure Pedro. E loro sono Danilo e Ivan”
    “Il piacere è tutto nostro ragazzi, venite forza andiamo a sederci” gli faccio strada verso il nostro tavolo ed ognuno prende posto. Iniziamo a parlare di ogni stupidata, di ogni cosa che ci ha caratterizzato in qualche modo in tutti questi anni. Le risate inondano la stanza. Tutto sembra diverso. Tutto sembra avere profumo di nuovo. E poi Dani che per spiegarci come era caduto proprio oggi pomeriggio in cucina, fa scivolare a terra e sui pantaloni del povero Carmine tutto il bicchiere di birra. La Gio che si appresta ad asciugarlo munendosi di numerosi tovaglioli. Pedro, Ivan ed io piegati in due dalle risate. Ed infine il piccolino, che non sceglie forse il momento migliore per farsi sentire.
    “Ahi cavolo” esclamo cercando di non farmi sentire. Non voglio assolutamente che i ragazzi scoprono che io sono incinta. Ma il mio intento di passare inosservata non funziona affatto.
    “Ehi è tutto a posto? Ti senti bene?” mi chiede Pedro, non sentendomi più ridere e vedendomi stringere il ventre.
    “E’ tutto super a posto. Sono solo un po’ stanca.” gli rispondo subito cercando di fargli il sorriso più sincero possibile. Non voglio capisca nulla e non voglio nemmeno che pensi a me come una scema che si fa mettere incinta dal primo che capita. Poi riprendo a parlare rivolgendomi alla Gio “Scusami se interrompo il tuo momento di pulizie ma forse è ora che torniamo a casa”
    Non mi risponde con parole ma semplicemente con un sorriso. Sa perché le ho chiesto di andare via e senza dirmi altro, mi annuisce e si prepara a salutare tutti, soprattutto Ka, ormai quasi asciutto.
    “Mi dispiace ma non ce l’avrei fatta a rimanere li nemmeno un minuto in più” le dico una volta salita in macchina. Durante il tragitto il dolore continua ad aumentare, ho un assoluto bisogno di risposarmi. Stringo sempre più forte il ventre. Il tempo di arrivare a casa e mi precipito a letto. Rimango a fissare il soffitto per qualche minuto mentre la mia mente inizia a lasciarsi andare nei ricordi. Il primo di questi è Francesco. Non c’è niente da fare, nulla. Mi manca un macello. Mi manca il suo modo di rendermi felice, di farmi stare bene, di stringermi a se e il suo modo di amarmi. Non riesco ancora a capacitarmi della sua reazione. Avremmo potuto essere una bella famiglia io, lui e il nostro bambino. Ma ciò non sarà possibile. La vibrazione del cellulare mi riporta nella realtà, quella vera, cruda, piena di felicità e di tristezza. Un messaggio. Pedro.


    grazie davvero a tutte
    grazie per le numerose visite
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  4. #4
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 4


    “Ciao Ludo sono io Marco. Mi sono permesso di chiedere il tuo numero alla Gio. Volevo sapere come stavi. Fammi sapere e a prestissimo.
    Ecco un altro ricordo più vicino. Marco o meglio Pedro. Di lui non posso dimenticare più il suo sorriso. È difficile da descrivere. Solo vedendolo rimani affascinata. Una perfetta calamita. Ti attira a se e ti contagia. Aspetto pochi minuti, giusto il tempo di pensare a tutto ciò e gli rispondo.
    “Mi fa piacere che tu abbia chiesto il mio numero. Ora sto meglio grazie. La giornata shopping è stata devastante ed ora si vedono i sintomi. Grazie ancora e non esitare a scrivermi. Un bacione.”
    Non passa nemmeno mezzo minuto che sento ancora il telefono vibrare.
    “Beh se dici così preparati. Un bacione anche a te” sorrido e stavolta gli rispondo subito.
    “Sarò prontissima promesso. Notte Marco.”
    Appoggio il telefono sul tavolo, mentre noto una nuova espressione sul mio viso. Il sorriso aveva preso il sopravvento e tutto solo per due messaggi. Mi ha fatto piacere molto, che si fosse preoccupato per me. Era ciò che mancava a Francesco nell’ultimo periodo. Era cambiato tantissimo dopo la notizia. Ovviamente la sua carriera era sempre stata importante ma mai come negli ultimi mesi. Molte volte sapevo benissimo che il lavoro o la riunione fino a tardi era una scusa: semplicemente non voleva vedermi. Ed io sciocca facevo finta di credergli, e aspettavo sveglia anche fino a tarda notte un suo messaggio, quello dove mi dicesse di essere appena arrivato a casa, per andare a dormire. Lo volevo davvero. Ancora una volta i miei pensieri vengono interrotti da fitte forti al ventre. Non voglio darmi tregua. Decido di alzarmi dal letto. Forse facendomi due passi in casa il dolore cessa. Ma niente non è affatto così purtroppo. Anzi il tutto continua ad aumentare. Finché non decido di sdraiarmi di nuovo, chiudo gli occhi e poco dopo riesco a cadere nel mondo del sonno
    Dormo serenamente finchè non mi sveglio di soprassalto. Guardo l’orologio sul comodino. Ennesimo regalo di Francesco. Devo iniziare a cambiare un po’ di oggetti. Qui ogni cosa mi ricorda lui. Bene oggi so cosa fare. Digito il numero della Gio e la chiamo immediatamente.
    “Beh ma ti sembra questa l’ora di chiamare?” mi sento dire, con un tono alquanto alterato, dall’altra parte del telefono. Poi riguardo l’orologio. Ok forse la mia amica ha ragione. Sono solo le 7 di mattina.
    “Ok scusami scusami scusami scusami hai perfettamente ragione. Pensa che l’ho anche guardato l’orologio appena aperti gli occhi. Mi perdoni vero?” le rispondo subito. Ciò che mi spaventa in questo momento è quello che la sua testolina sta pensando per farmela pagare.
    “Si certo che ti perdono. Ma guardati alle spalle in questi giorni” mi aspettavo questa sua risposta ed eccola arrivata.
    “Sarò prontissima promesso. Beh prima di lasciarti tornare a dormire, volevo solo avvisarti che pomeriggio sei mia, dobbiamo modernizzare un po’ questa casa”
    “Troppi ricordi di lui?” c’entrato in pieno il problema. Ma questa donna come fa a capirmi al volo?
    “Esatto. E se voglio andare avanti ho bisogno che tutti questi oggetti spariscano.”
    “Sarò da te donna preparati. La tua casa si pentirà di essere nata” e con questa frase conclude la nostra chiamata. La adoro, non posso farci nulla. Se sei triste o se c’è qualcosa che non va lei sa esattamente come poterti aiutare. Mi riaddormento pensando alle sue ultime parole. Quando dopo ore e ore riapro gli occhi, mi volto con molta tranquillità verso l’orologio. Le 14.30. Cavolo ma com’è possibile? Devo sbrigarmi, Giovanna potrebbe essere qui da un momento all’altro. E poi chi la sente. Inizio a prepararmi di corsa, buttando il pigiama nell’armadio. Non avevo tempo di piegarlo. Se ci fosse stata mia madre avrebbe fatto un macello per quel pigiama spiegazzato. Ma non c’è tempo per pensare adesso. Guardo l’orologio e mi meraviglio di me stessa. Sono le 15.00 in punto e sono già pronta. Si beh, la casa non è delle migliori in questo momento. Ma poco importa. Tra pochi minuti sarebbe cambiata, non sarebbe stata più la stessa.
    Il tempo passa e di Giovanna nessuna traccia. Continuo a chiamarla sul telefono ma nessun segno di vita. Ho provato a contare fino a dieci giuro ma non ha funzionato. Finalmente sento una voce dall’altra parte rispondermi.


    Chiara non uccidermi
    Grazie a tutte ragazze

    ps: questo capitolo non mi entusiasma molto ma lascio a voi la parola
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  5. #5
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 5


    “Alla buon’ora! Ma non arrivi più? È da più di mezz’ora che ti aspetto” sono un pochino alterata devo dire.
    “Sbadata sono in vivavoce. Ci sono con me Marco, Carmine, Danilo e Ivan.” La sua voce si interrompe lasciando spazio al loro saluto. Poi riprende “Li ho incontrati e ho pensato di invitarli da te. Stiamo arrivando”. Respiro. Mi guardo attorno. La mia casa è uno schifo. Ho ancora la cucina da pulire. Le pentole sporche. Il bagno indecente. E della sala poi non ne parliamo.
    “Ohi ci sei ancora?” mi sento dire dall’altra parte del telefono. Doveva essere la voce di Ka.
    “Si ci sono. Andate veloci come delle lumache mi raccomando” stacco immediatamente la chiamata, e come un fulmine mi precipito a pulire tutto. Mi munisco di un sacco della spazzatura e butto qualsiasi cosa mi capiti in mano. Corro in cucina e lavo in fretta e furia le due pentole, utilizzate mezz’ora prima per cucinarmi qualcosa. E poi la parte più dura della casa: il bagno. Odiavo pulire il bagno da piccola, e lo odio fare tutt’ora. Gli aloni che rimangono, anche se stai mezz’ora a passare un misero panno sullo stesso punto, non li sopporto. Ma per mia grande felicità, devo pulirlo ed anche in fretta. Arrivo a pulire la doccia ma sento il campanello suonare. Mi precipito giù. Se si spaventano appena apro la porta li posso capire. Sembro una spaventapasseri. I miei capelli saranno in uno stato pietoso. Non li saluto nemmeno, li faccio entrare e corro su in camera a darmi una sistemata.
    “Eccomi e scusatemi. Ma la signorina qui presente mi ha avvisato all’ultimo della vostra presenza” spiego subito rivolgendomi ai ragazzi, mentre con uno sguardo di sfida osservo la Gio. Noi due eravamo fatte così. Ci stuzzicavamo di continuo. Ma ci volevamo un bene dell’anima.
    “Gne gne spiritosa. Ti sta bene, tu mi hai chiamato stamattina alle 7 svegliandomi da un bellissimo sogno” controbatte lei subito. I nostri sguardi inferociti si incrociano. Sento le risate dei 4 ragazzi inondare la stanza. La sua in particolare riesco a distinguerla dalle altre tre. È diversa, è spettacolare, è unica.
    “Volete rimanere tutto il pomeriggio li ferme a scannarvi o volete fare immediatamente pace?” chiede Dani, continuando a ridere con gli altri per poi riprendere “se dovete continuare ditecelo che noi ci sediamo comodi”. E così fanno. Si siedono sul divano della sala e rivolgono a noi i loro sguardi. Sento il suo puntato su di me. Non ho nemmeno il tempo di rispondere, che mi accascio a terra per il dolore al ventre. Giovanna mi raggiunge e chiede ad Ivan di prendere un bicchiere d’acqua.
    “Ma no sto bene non preoccupatevi.” Dico rialzandomi. Maledette fitte.
    “Dai vieni a sederti che è meglio, almeno ti tranquillizzi un attimo”. Ascolto il consiglio di Ivan. Tutto questo stress, tutta questa stanchezza che mi procuro da sola, non mi sta facendo per niente bene. Mi peggiora solamente il dolore. Chiudo per pochi minuti gli occhi. Mi addormento. Inizio a sognare quella maledetta sera. Quel maledetto suo sguardo dopo avergli detto “aspetto un bambino”. Quel maledetto suo andare via, scappare dai problemi. E il mio urlare per fermarlo.
    “Ludo svegliati ti prego” quelle parole e quei quattro colpi alla guancia, mi riportano alla realtà. Mi tocco la fronte sono sudata. L’ho sognato ancora una volta. Mi manca perdutamente, mi manca.
    “Scusatemi. È stato un incubo tutto qua.” Rispondo cercando di non incrociare i loro sguardi. Chissà che cosa staranno pensando. Chissà lui, soprattutto cosa starà pensando. Mi sento stupida. Mi sento inutile. Non avrei voluto tutto questo per mio figlio. Avrei voluto per lui la serenità, che a me era mancata durante l’infanzia. Avrei voluto per lui una vera famiglia. Mi alzo senza dire nient’altro e salgo in bagno. Mi do una lavata, con acqua gelida, alla faccia e torno giù. Sento le voci provenire dalla cucina. Così li raggiungo. Ciò che trovo davanti, mi strappa un sorriso. Dani, con uno straccio in mano, cerca di pulire il disastro per terra. Ka con Pedro ed Ivan si divertono a ricorrersi, lanciandosi la farina. La Gio che impasta quel poco che sono riusciti a fare.


    grazie grazie grazie
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  6. #6
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 6

    “Ma ordinare una pizza no, ne?” mi rivolgo alla Gio, posizionandomi di fianco a lei. Ha la faccia tutta sporca di farina. Non voglio immaginare cosa abbiano combinato per fare questo misero impasto.
    “Dici che è meglio ordinarla?” mi risponde mostrandomi quel poco di impasto che era riuscita a fare. Poi si tocca il naso con il dito sporco di farina ed io non riesco a non scoppiare a ridere. Lei mi guarda con fare minaccioso.
    “Che c’è da guardare?” e incrocia le braccia divertita, ma con il viso da dura.
    “Nulla hai solo un po’ di farina sul naso.” E scoppio a ridere di più. È buffa. Sembra un clown. Ma invece di avere un naso tutto rosso ce l’ha bianco.
    “E’ divertente? Ma bene. Marco e Ka, sapete cosa fare” I due ragazzi si guardano. Sorridono complici. Io rido più forte e inizio a scappare. Mentre corro in sala, mi giro per vedere la scena dietro di me. Vedo Ka e Marco, ognuno con un sacchetto di farina in mano, rincorrermi. Decido di salire su. Mi chiuderò in camera. Ka, arrivato a salire il quinto scalino, decide di arrendersi, aveva già il fiatone. Marco continua a seguirmi. Finché non arrivo in camera, chiudendomi dentro. Il mio piano ha funzionato. Il problema rimane adesso come uscire da li. Non potevo starci rinchiusa per tutta la vita.
    “Ti prometto che la smetto. Anzi vado a buttare la farina e torno.” Mi grida e sento i suoi passi allontanarsi. Possibile che si fosse già arreso?
    “Tornato. Ora esci però.” Esclama incitandomi ad uscire. Mi appoggio alla porta. Riesco a sentire il suo respiro. Ogni cosa di lui mi piace. Vengo attratta da lui per ogni cosa che fa. Avrei voluto aprire quella porta solo per guardarlo ancora una volta. Solo per osservare i suoi movimenti, i suoi occhi, il suo sorriso e per abbracciarlo.
    “E chi mi dice che non hai ancora il sacchetto con te?”
    “Solo io di me puoi fidarti.” La sua voce mi convince. Apro la porta, ma in una manciata di secondi mi ritrovo bianca dalla testa ai piedi.
    “Giuro che se ti prendo vedi.” Dico con un tono apparentemente tranquillo. Inizio a fargli il solletico. Lo sento ridere. Mi verrebbe voglia di fermarmi per osservarlo. Ma non posso ho un compito adesso da portare avanti: vendicarmi. Dopo pochi minuti, non so come, ci troviamo uno sopra a l’altro. Cala il silenzio. Le risate che fino a pochi minuti fa riempivano la stanza non ci sono più. Sono i nostri occhi a dire ogni cosa. Si guardano tra loro. Non smettono di volersi incontrare, di volersi guardare, semplicemente di volersi. Lui mi sorride.
    “Ti sei fidata di me” dice interrompendo quel silenzio. Un silenzio che non era diventato affatto imbarazzante. Un silenzio che mi sarebbe piaciuto continuasse per ore. Guardo il suo sguardo. È meravigliato. Forse non si aspettava che mi fidassi di lui così su due piedi. Forse nemmeno io me l’aspettavo.
    “Si appunto. Inizierò a non fidarmi più di te.” Gli rispondo con un’espressione alquanto offesa. Lui sorride. E mi sposta la ciocca di capelli dietro l’orecchio. Sentiamo intanto dei passi venire verso di noi. Ma quest’ultimi non ci impedisco o distraggono di guardarci ancora per una volta.
    “Bomba a manooooo.” Sentiamo, poi, gridare mentre ancora i nostri occhi continuano a cercarsi. È Ka che ci scaraventa addosso il suo enorme sacchetto di farina. Con uno sguardo fiero di se stesso, incrocia le braccia.
    “Due in una volta sola. Voglio dire sono un grande.” Esclama guardandoci e aspettando forse l’arrivo di qualche complimento. Ma dalle nostre bocche non sarebbe uscito niente di tutto ciò. Sussurro a Marco di contare fino a dieci e fare lunghi respiri. Lui ride e sento che prende in considerazione ciò che gli ho appena detto.
    “Si Ka sei stato bravissimo. Io non ce l’avrei mai fatta. Devi insegnarmelo.” Esclamo assecondandolo. La sua espressione è impossibile da descrivere. Poi continuo“Ma adesso non c’è tempo. Dobbiamo sistemare tutto il casino.”
    Arrivate le 8, la casa splende come nuova. Ogni cosa è tornata al suo posto. La farina, che aveva colorato di bianco ogni cosa, non c’era più. Era come se, tutto quello che aveva caratterizzato il nostro pomeriggio, fosse scomparso senza lasciare nessuna traccia. L’unica cosa che sento, che ancora non è scomparso e farà fatica a farlo, è la voglia interminabile di tornare vicina a lui, di tornare ad immergermi nei suoi occhi. Torno alla realtà grazie all’arrivo delle pizze. Ebbene si alla fine abbiamo dovuto ordinarle.
    “Le pizze sono arrivate forza tutti a tavola.” Grida Dani appoggiandole sul tavolo. Ognuno prendo posto. E tra un trancio e l’altro si scambia qualche parola, qualche risata. Fino a quando tutto viene interrotto nuovamente dal suono del campanello. Non aspetto nessuno, e non riesco a capire proprio chi possa essere. Mi scuso con i ragazzi, che rimangono seduti ricominciando a mangiare. Mentre io apro la porta e rimangono meravigliata dalla vista di chi ho davanti.

    ed ora chi sarà?
    grazie ragazze
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  7. #7
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 7


    La rivedo dopo anni e anni. Pensavo di averla persa definitivamente dopo quel giorno. Chiara. Avete presente l’amica del liceo, quella con la quale parli sin dal primo giorno e che sai già senza conoscerla bene che potrà diventare una grande amica per te? Ecco, per me con lei è stato esattamente così. Abbiamo passato 5 anni assieme. 5 anni all’insegna della pura pazzia. 5 anni a condividere ogni cosa, ogni piccolo particolare, ogni primo amore. Poi si arriva alla fine di quest’avventura. Ognuno sceglie la propria strada. Lei decide di andare a studiare a Londra. Ha sempre amato studiare lingue, e perché non farlo proprio li? Non l’avevo più sentita dopo la sua partenza. Ed ora ritrovarmela li davanti è stupendo.
    “Oddio ma sei davvero tu?” la guardo mentre dico queste parole con estrema meraviglia. Non la vedo ormai da anni ma lei non è affatto cambiata. L’avrei riconosciuta fra mille.
    “Beh non mi vieni a salutare? Vuoi rimanere li imbambolata per altri minuti?” la sua voce, il suo caratterino. È lei, ci metterei la mano sul fuoco. Non me lo faccio ripetere un’altra volta. Mi avvicino e l’abbraccio. Un abbraccio diverso da tutti gli altri. Un abbraccio dato ad un’amica mancata da troppo tempo. Un abbraccio che sa di amicizia, quella bella, pura.
    “Quando sei tornata?” le chiedo vedendo la valigia dietro di lei. Mi ricordo ancora quel giorno. Quella stessa valigia e quel biglietto.
    “Praticamente 10 minuti fa. Il tempo di arrivare a casa, dovevo vederti. Come vanno le cose? Francesco? Ancora assieme vero? Mi devi raccontare tutto è da un sacco che non ti vedo. Troppo.” La vedo sorridere. Mi mancava. Ma purtroppo lei non sapeva nulla di cosa mi fosse successo. Non sapeva nulla di Francesco. E non sapeva che aspettassi un bambino. Abbasso il viso, non voglio assolutamente piangere.
    “Ti racconterò tutto tesoro promesso. Anche tu avrai un sacco di cose da raccontarmi. Perché non entri e davanti ad un bella pizza non mi racconti tutto? Ci sono anche altri miei amici devi conoscerli.” La prendo per un braccio e la tiro dentro senza aspettare una sua risposta. Non vedevo l’ora che Gio potesse vederla. Entriamo assieme nella stanza. I ragazzi rimangono a guardare la scena senza dire nulla. Vedo solo la Gio che con occhi meravigliati, si alza di scatto dalla sedia interrompendo il discorso, sicuramente interessante con Ka e ci raggiunge di corsa per poi abbracciare , con tutta la forza che aveva, la nostra amica. I ragazzi continuano a guardarci con sguardi interrogativi. Quelli di Ivan sono un misto di curiosità e di meraviglia. Il suo viso ha cambiato espressione. Lo vedo arrossire mentre sento tossire Dani, come se volesse attirare l’attenzione. Ma noi siamo così entusiaste che non lo stiamo ad ascoltare. Così tossisce un’altra volta. Ed ancora. Finchè tutti e quattro, al via di Ka, non tossirono tutti assieme. Io scoppio a ridere mentre invito Chiara a sedersi di fronte ad Ivan.
    “Scusate ragazzi ma capiteci, non la vediamo da anni.” Dico cercando di tagliarmi un altro trancio.
    “Beh noi non l’abbiamo mai vista invece. Perché non ce la presenti?” La voce di Ivan inonda la stanza. Guardo il suo sguardo, il suo viso. È come se fosse rimasto incantato dalla mia amica. Lei vedendo lo sguardo di Ivan puntato addosso, arrossisce.
    “Giusto che sbadata. Lei è Chiara. E loro sono Ka, Pedro, Dani ed Ivan.” Si salutano, si stringono la mano. La vedo sorridere. Mi mancava vederla. Mi mancava il suo sorriso. Mi mancava condividere con lei ogni cosa. Ricominciamo a mangiare dopo averle dato la pizza, che Ka aveva comprato in più caso mai avesse ancora fame. Sono fantastici. L’hanno messa subito a suo agio. L’hanno riempita di domande, anzi vorrei dire Ivan l’ha riempita di domande. Era come se vedendola gli fosse salita l’adrenalina in corpo. Era come se fosse rimasto attratto da lei.

    tornata ragazze, mi mancava scrivere e leggere i vostri commenti
    ecco il nuovo capitolo vi voglio bene
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  8. #8
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 8


    Mi alzo dal tavolo e raccolgo tutti i cartoni della pizza per portarli in cucina. Mi dirigo verso l’altra stanza mentre sento i ragazzi ancora chiacchierare, scherzare e ridere come dei pazzi. Riesco soprattutto a riconoscere la voce di uno di loro. È come se ormai fosse diventata una droga per me. È come se senza la sua voce, senza di lui mi mancasse qualcosa. Non voglio ammetterlo, ma mi sto affezionando tremendamente troppo a lui. È una calamita dalla quale non puoi assolutamente provare a scappare. Più cerchi di farlo, più ti attira a sé. Torno in sala e a sedermi tra loro. Inizio ad osservarli uno ad uno, divertita. Chiara ed Ivan non smettono di incrociare i loro sguardi curiosi e allo stesso tempo desiderosi di catturare nella loro mente qualsiasi particolare che li caratterizza. Ka e Giovanna. Beh loro non smettono di parlare da circa un’ora. Lei ride ad ogni sua battuta e lui tutto soddisfatto è sempre pronto a sfoderarne un’altra. Dani e Marco sono concentrati a scegliere che gusto di gelato dover mangiare. Non avevo mai visto prima di allora qualcuno così concentrato davanti ad una vaschetta di gelato.
    “Ma allora mi vuoi raccontare tu come stai? Francesco? Dai racconta.” Esclama di sorpresa Chiara attirando l’attenzione di tutti. Al suono di quel nome maschile soprattutto uno di loro smette di fare subito ciò che stava facendo fino a 5 minuti fa.
    “Non c’è molto da dire. Ci siamo lasciati. Non potevo andare avanti.” Rispondo molto diretta alle sue domande. Il mio sguardo è perso nel vuoto mentre la mia mano si avvicina al ventre ormai cresciuto. Non potrò nasconderlo ancora per molto. Nessuno sa ancora niente e nessuno deve saperlo. Intanto un silenzio quasi imbarazzante riempie la stanza. È come se tutti stessero aspettando una spiegazione per la quale ci siamo lasciati. Ma io non ho assolutamente voglia di darla. Chiara e Giovanna capiscono che non voglio dilungarmi in questo discorso, così decidono di prendere parola.
    “Dani, Marco vi volete muovere a scegliere qualche gusto. Ancora un po’ e quel povero gelato lo beviamo.” Disse Giovanna ridendo, vedendo ancora i due davanti alla vaschetta indecisi.
    “Ci vuole molto tempo per decidere. Il gelato deve essere gustato fino in fondo. Non posso scegliere quindi qualcosa che non mi piace.” Risponde Dani incrociando le braccia e assumendo un’espressione da filosofo.
    “Da quando in qua fai il filosofo? Non ci avevi aggiornato di questa tua nuova professione.” Esclama Ivan immaginandosi il caro Dani in posa per una foto, pronta per essere inserita all’interno di un libro di Filosofia.
    “Spiritoso ora sono offeso. E sapete che vi dico. Tenetevi il vostro gelato. Io non lo voglio più.” Risponde Dani dandoci immediatamente la vaschetta e aspettandosi forse una risposta di scuse. Ma questa tardò ad arrivare.
    “Finalmente ce l’abbiamo fatta.” Esclamiamo tutti assieme in coro, scoppiando poi in una fragorosa risata. Finto offeso per questa nostra reazione, Dani afferra la vaschetta e inizia a correre per tutta la casa, deciso a farcela pagare. Si sarebbe mangiato tutto quel gelato, anche stando male, pur di lasciarcene un po’. Noi ragazzi ci guardiamo con la coda dell’occhio e in meno di un secondo ci ritroviamo a ricorrerlo con la speranza di poter assaggiare almeno un cucchiaio di quel povero cibo. Ma appena saliamo l’ultimo scalino della scala, le nostre speranze svaniscono. Il gelato è rovesciato a terra ed il povero Dani seduto sopra. Lo aiutiamo ad alzarsi mentre lui continua a scusarsi sotto lo sguardo arrabbiato di Ka.
    Mentre tutti cercano in qualche modo di pulire ciò che aveva combinato il nostro amico, sento una mano appoggiarsi sulla mia spalla.
    “Ehi vieni con me un attimo.” Questa voce. Mi giro dietro di me. È Marco. Non gli rispondo. Gli basta un mio sorriso per capire che l’avrei seguito. Mi prende per mano e mi porta in terrazza. Mi accarezza il viso, per poi far cadere le sue mani sui miei fianchi. Adoro questi nostri silenzi. Dove sono i nostri occhi, i nostri gesti a dire tutto.
    “Scusalo ma Dani è fatto così.” Mi dice dopo qualche minuto di silenzio. Non faccio in tempo a rispondere che mi fa segno di rimanere zitta. Gli sorrido e faccio come lui mi ha appena detto. Mi sento incapace di fare qualunque cosa. L’attrazione che ho per lui mi impedisce di muovere anche un solo muscolo. Sento il suo respiro sempre più vicino. Sento il suo respiro confondersi con il mio. Sento le sue labbra iniziare a muoversi sulle mie. Sento la sua lingua intrecciarsi con la mia. Ma sento soprattutto il mio cuore battere ancora.

    Questo capitolo non mi soddisfa affatto.
    Lascio a voi i commenti però
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    GRAZIE A TUTTE

  9. #9
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 9


    Tutti se ne sono andati, con la promessa che ci saremmo rivisti domani. Sistemo le ultime cose in cucina e salgo in camera abbandonandomi sul letto. Guardo il soffitto. Immagino quel bacio, dolce, puro. Poi mi soffermo sul mio cuore. Lo ascolto attentamente appoggiando la mia mano sul petto. Lo sento battere forte. Mi mancava sentire queste piccole sensazioni. Sensazione che ti portano a rivivere ancora. Sensazione che ti aiutano a non ricadere nella tristezza. Sensazione che ti riempiono il cuore. Prendo in mano il telefono. Spero in un suo messaggio, spero di leggere qualunque sua parola. Qualsiasi cosa mi avrebbe fatto piacere. Anche solo il suo sorriso. Anche solo averlo li vicino. Anche solo riassaporare quelle labbra.
    “Sei bellissima, te l’ho mai detto? Grazie per questa splendida serata. A domani”
    Ed eccole arrivate quelle sue parole piene di affetto. Quelle sue parole che mi hanno portato brividi per tutto il corpo. Quelle sue parole che aspettavo in silenzio con lo sguardo fisso sul display.
    “Ma che bel complimento. Grazie a te per questa splendida serata. Non vedo l’ora di domani”
    Domani. Esattamente poche ore, è l’avrei rivisto. Avrei rivisto quella persona che questa notte mi aveva fatto tornare a battere il cuore. Tornare a sperare per un lieto fine. Ma è mio dovere diglielo. È mio dovere fargli sapere ciò che avrebbe cambiato completamente la sua vita. Si sarebbe riempita di pannolini, di pappette, di giocattoli. Ma soprattutto si sarebbe riempita di un bambino, di una nuova creatura. La cosa che più mi spaventa? La sua reazione, la sua risposta e la mancanza del mio coraggio.
    La mattina dopo mi sveglio con calma. Guardo il telefono. Avevo dormito troppo. Sono le due di pomeriggio. Ho solamente un’ora per prepararmi. Un’ora e l’avrei rivisto. Un’ora e tutti insieme ci saremmo ritrovati in piscina. Prendo la mia sacca, metto dentro un asciugamano ed il cambio. Non si sa mai che a qualcuno venga la bella idea di farmi qualche scherzetto. Faccio la doccia, mi fornisco di costume, pantaloncini corti e canottiera. Prendo le chiavi della macchina e parto. Loro sono già tutti li.
    “Pensavo non venissi più e ciò era molto preoccupate.” Esclama Marco vedendomi arrivare. Lo vedo sorridere. Era come se avesse capito che quel sorriso sarebbe stato per me una droga. Un qualcosa alla quale non puoi più fare a meno di pensare. Un qualcosa della quale non puoi più fare a meno di desiderare.
    “Non potevo perdermi un sano pomeriggio di risate con voi. Forza su entriamo.” Mano a mano, dopo essere usciti dallo spogliatoio, ognuno posiziona il proprio asciugamano a terra. Noi ragazze preferiamo sederci un po’ mentre i ragazzi si immergono immediatamente in acqua con in mano una palla.
    “Ho deciso di dirgli tutto ragazze. Ho bisogno che lui lo sappia.” Dico alla Gio e alla Chiara appena vedo che i ragazzi sono ad una distanza tale da non potermi sentire. “Sono al terzo mese e la pancia inizia a vedersi. Non posso più nasconderlo ancora per molto.”
    “ E’ la cosa migliore per te e per il bambino tesoro.” Le due ragazze annuiscono e vedendo i ragazzi tornare da noi cambiano discorso. Marco si siede esattamente dietro di me, appoggia le sue mani sui miei fianchi e mi abbraccia.
    “Abbiamo messo un po’ di pancetta cara Ludo” esclama Ka dal quale, pochi minuti dopo, si sente emettere un gemito di dolore. Giovanna aveva pensato bene di zittirlo con una gomitata allo stomaco. Abbasso il viso dopo la sua affermazione. La pancia inizia a vedersi. Ka ha perfettamente ragione. Per ora può essere confusa, ma tra un altro mese ciò sarà impossibile.
    “Spiritoso non si fa mai notare ad una ragazza di aver messo qualche chilo.” Risponde poco dopo la Gio divertita nel vedere Ka piegato in due.
    “Giusto. La sua ira potrebbe in pochi istanti sfoderarsi e manifestarsi sulla terra.” Conclude Chiara con sguardo fiero di ciò che ha appena detto.
    “Sapete che dovremmo fare? Andarci a comprare dei gelati al bar.” Esclama Dani ancora dentro alla piscina. Noi ragazzi ci guardiamo e divertiti dalle parole del nostro filosofo esclamiamo:”per quanto riguarda te è meglio che rimani qui”
    “Dubitate di me? Non ho più le mani di pastafrolla e ve lo dimostrerò.” Così dicendo, esce dall’acqua e si incammina verso il bar seguito a ruota dalle risate di tutti quanti che avevano deciso di seguirlo, per sicurezza. Siamo così rimasti io e lui. Forse è questo il momento giusto.
    “Non dare ascolto a Ka mi raccomando. Non ti voglio pelle e ossa.”
    “In realtà io..”


    Grazie per continuare a sostenermi, grazie per esserci sempre
    Vi voglio bene ragazze lo dico con il cuore
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  10. #10
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    Predefinito Re: Ho la notte per pensare, il giorno per vivere e ho te per amare.

    Capitolo 10


    “In realtà..” Non mi fa finire la frase nemmeno questa volta. Sembra voglia catturare e godersi questi pochi minuti che potremo avere da soli. Mi sento il cuore in gola. Non riesco più a parlare. Vorrei dirglielo con tutta me stessa ma non riesco. Ho paura della sua reazione. Ho paura che si alzi, prenda il suo asciugamano e decida di andarsene. Non ribatto alla sua richiesta di rimanere in silenzio, non insisto. Troverò il momento giusto.
    “Che gelato hai scelto? Sperando che Dani non faccia cadere di nuovo tutto.” Mi chiede gentilmente prendendomi la mano. Inizia ad accarezzarmi il palmo. Inizia a giocarci. Provo un non so che di fastidio.
    “Ho scelto un buon MaxiBon. È da un sacco che non lo mangio. E tu? Scommetto un cornetto.”Gli rispondo sorridendo, volgendo il mio sguardo sul suo.
    “Esatto, ma tu come lo sai? Sei una furbona, l’avrai sicuramente sentito prima. Non si spia.”
    “Io posso spiare eccome invece. Guardali finalmente stanno arrivando.”
    Si siedono tutti ognuno sul proprio asciugamano ed ognuno con il gelato in mano. Dopo pochi minuti vediamo Ivan alzarsi, seguito da Ka, e Marco. Dani preferisce rimanere seduto e continuare a mangiare la sua vaschetta di gelato. Ci guardano ridendo. Noi ragazze iniziamo a guardarci. Magari ridono perché abbiamo qualcosa in faccia. Ci muniamo di specchietti e iniziamo ad osservarci attentamente. Nemmeno un sopracciglio fuori posto. Forse contare fino a dieci ci serve in questa occasione.
    “Beh che avete da ridere?” Mi sono fermata a 5. È più forte di me. Giuro che ci ho provato. Ma vedendo le loro risate aumentare per averci visto in continuo movimento alla ricerca di cosa avevamo fuori posto non mi ha aiutato affatto.
    “Abbiamo pensato ad un piccolo gioco da proporvi. Stare li ferme non vi fa affatto bene.” Risponde Dani alzandosi anche lui. Il suo sguardo è orgoglioso. Aveva appena finito tutto la sua vaschetta. L’aveva tenuta stretta tra le sue braccia, come se avesse avuto paura di farla cadere. Guardo il suo viso. Gli sorrido. Lui ricambia. Dani. È diventato essenziale, nella mia vita, averlo vicino. E’ diventato qualcosa per la quale non puoi più fare a meno. È spontaneo, è dolce, è vivace al punto giusto.
    È proprio lui a posizionarsi per primo davanti a me. Lo guardo con curiosità. Non avevo nessunissima idea di cosa potesse fare. Sono vestita e sicuramente non ha avuto la brillante idea di buttarmi in acqua. Ma mi sbaglio. Mi prende per i fianchi, tenendomi stretta. Mi sentivo in quel momento di essere la sua vaschetta di gelato. Salta e con lui salto anche io. In meno di un secondo mi trovo riemergere da sott’acqua con ancora le sue mani cingere i miei fianchi. I nostri sguardi si incrociano ancora una volta. Ma questa volta sembra tutto diverso. Brividi che percorrono tutta la schiena. Voglia di baciarlo. Voglia di averlo mio in quell’istante. Voglia di condividere ogni cosa, qualunque cosa con lui. Guardo per un istante Marco. Ride. Sorrido nel vederlo. Ma non provo più nessuna sensazione. Nessuna sensazione che aveva caratterizzato il nostro primo incontro, quella sera. Che cosa mi sta succedendo?
    La giornata si è conclusa. Tra una risata e l’altra tutto è finito. Sotto l’acqua calda, della mia doccia, ripenso e ripenso. Marco. Dani. Marco. Dani. Ho voglia di rivedere quest’ultimo.
    Esco dalla doccia e guardo il telefono. Due messaggi. Marco. Dani.
    “Devo dirtelo. Non posso aspettare. Oggi mi è servito per capire, per riflettere. Non voglio farti stare assolutamente male. Mi sento stupido a dirlo. Ma forse abbiamo corso troppo. Non voglio illuderti, ma non è scattato quel qualcosa in più. Ti prego di non odiarmi. Marco.”
    Sento il mio cuore smettere di battere per la paura. Lo sento sollevarsi. Lo sento tranquillo. Lo sento tornare a battere. Sorrido. È tutto a posto.

    Vi voglio bene Grazie grazie grazie
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