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Discussione: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.

  1. #1
    V.I.P


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    Predefinito Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.

    Rieccomi qui.
    Ho preso l'ispirazione e ho deciso di seguirla, sperando porti a qualcosa di buono! Ho una dedica speciale per questa fan fiction:
    Alla mia gemella scappata dalla culla


    1.

    La tristezza che mi assale continuando a spostare leggermente la tenda della camera per vedere il diluvio universale abbattersi all’esterno, mandando a monte tutti i miei progetti. Anzi, il mio progetto, ovvero una stupidissima passeggiata per le strade del paese per poter raggiungere il mio parco e rimanere all’ombra del mio albero per un tempo non quantificabile. Vorrà dire che mi toccherà mettere a posto la casa, controvoglia, ma sempre meglio che restare a fissare la pioggia dietro un vetro. Già, perché so bene di esser in grado di rimanere con il naso a due millimetri dal vetro per tutto il pomeriggio. La pioggia ha questo magnetismo nei miei confronti al punto che se dovessi studiare, dovrei rinchiudermi in una stanza senza finestre o perderei ore su ore a fissare il nulla. Che poi è soltanto acqua che scende dal cielo. Gocce che cadono per colpa della forza di gravità. Gocce che somigliano a lacrime, si insomma, mi piace l’idea che a volte anche il cielo abbia delle giornate nere e abbia la necessità di sfogarsi come fanno le persone, piangendo magari sotto forma di pioggia. Vogliamo parlare del profumo che si diffonde nel momento esatto in cui smette di piovere? Sa così tanto di nuovo inizio, di speranza, di pulito. Come un colpo di spugna su una lavagna scritta, tutto da rifare. Questa volta, però, meglio.
    Mi schiodo dalla finestra e guardo svogliatamente il cellulare. Nessun messaggio. La mia vita sociale è veramente alle stelle, ultimamente. Oddio, meglio pochi amici ma buoni. Il problema giunge quando anche quelli che ritieni buoni, se ne vanno. Non è il mio caso, credo. Mentre spolvero a tempo record, noto uno spigolo colorato sbucare da un lato del letto. Idea geniale quella di nascondere lì sotto una scatola. La prendo delicatamente, tossendo per la polvere che si è accumulata nel tempo, la elimino in modo barbaro. Un po’ stupita e un po’ meravigliata dal ritrovamento di questo reperto, mi accoccolo a gambe incrociate sul letto e lentamente sollevo il coperchio della scatola. Faccio un respiro profondo, come quando ci si sta per tuffare a bomba nel mare, mentre qui non c’è acqua ma solo una valanga di ricordi. Belli, ma pur sempre ricordi.
    Credevo di averla persa tra gli scatoloni durante il recente trasloco qui, ma son ben felice di ricredermi. Si, fantasia portami via, l’ho proprio chiamata “scatola dei ricordi”. Immagini, fogli, disegni, fotografie con la vecchia polaroid di papà, fotografie in bianco e nero. Una in particolare cattura la mia attenzione. Ci sono due ragazzini, o meglio un maschio e una femmina che si tengono rigorosamente per mano e fanno delle smorfie tremende prendendo in giro il fotografo di turno. Si, in effetti ricordo bene che per me e il mio migliore amico era una vera impresa rimanere fermi di fronte ad un obiettivo. Ancora non conoscevamo il valore di una foto.
    Quante risate mi sono fatta con lui e i nostri giochi di ruolo alle elementari. Ricordo che il parco qui vicino era il nostro stadio personale, dove a turno compivamo i goal che ci avrebbero fatto vincere il Pallone d’Oro. Le corse a perdifiato, le cadute, le botte, i calci a vuoto, le vecchie, i lividi alle caviglie procurate agli altri, le frasi sessiste degli altri maschietti che mal accettavano la mia presenza in squadra. Che fatica esser femmina. Che gioia sapere che lui c’era e che con la frase “Se lei non gioca, non gioco nemmeno io con voi!” avrebbe messo tutti di fronte al fatto compiuto. I pomeriggi a casa sua di fronte alla tv per vedere i nostri super eroi preferiti lottare contro il male, perché di quello eravamo sicuri: il bene vince sempre. Le merende delle quattro con tanto di quel gelato da avere i brividi di freddo e la sensazione di abitare al polo nord. E poi, i suoi amichetti, quelli con cui dovevo condividerlo per forza. Oddio, detto così sembra che mi stessero tutti antipatici, mentre in realtà quello che meno sopportavo era il suo migliore amico maschio. Chiamatela concorrenza o come vi pare, ma c’erano cose che poteva fare solo con lui.
    E poi, buio.
    Si, ricordo anche quello così come ho bene in mente l’immagine di mia madre che entra in camera mia, mi dice di sedermi e mi spiega con un nodo alla gola che papà ha ottenuto una grossa promozione sul lavoro, ma che per esercitarlo dovremo trasferirci a Roma. Per me all’epoca, Roma era solo una squadra di calcio, mentre negli anni ho imparato a considerarla una seconda casa. Questo ha significato lasciare tutto: casa, parco giochi, casa del mio amico, scuola, ma soprattutto i miei amici. Un taglio netto deciso da altri, per me.
    Immagini vivide di me che piango attaccata ad uno stupido cuscino, ritornano a scorrermi davanti agli occhi. Non volevo andare via, non volevo lasciare Legnano. Eppure l’ho fatto.
    Mia madre ha preparato le valigie con cura ed insieme a mio padre, si sono occupati in parte del trasloco. Si, perché, questa casa non l’hanno mai venduta. Sapevano, o meglio, speravano di tornarci un giorno. Mai quanto me.
    Così, prima della partenza ho cercato di giocare il più possibile con il mio amico, sapendo di non poterlo più fare per un po’. I bambini, capiscono molto più di quanto possiamo credere. L’ultima cosa che ricordo è proprio il momento in cui ci siamo promessi che saremmo rimasti amici per sempre. Eravamo stretti in un abbraccio da orso quando lui mi ha sussurrato nell’orecchio “Sarai la mia migliore amica, per sempre. Promesso!”. Perché quando un bambino dice per sempre, è convinto di poter mantenere questa promessa in quanto crede fermamente che il “per sempre” esista davvero. Poi, quando cresce, magari cambia idea: ma in quel momento era la verità. Purtroppo, si tratta di parole pronunciate da due bambini non consapevoli di quello che avrebbero vissuto di lì in poi.
    Ci siamo scambiati gli indirizzi, giurando di scriverci delle lettere lunghissime per rimanere in contatto. Lettere che con il passare dei mesi si sono diradate, fino a smettere di arrivare. Eravamo troppo piccoli per riuscire a mantenere un legame così forte.
    Personalmente, la mia promessa a Legnano l’ho mantenuta. Oggi, a 22 anni suonati, sono tornata. Tornata per rimanere, almeno credo, il più possibile. Ho rigirato le chiavi nella serratura dopo la bellezza di 13 anni di lontananza con il cuore che batteva a mille. Anni che sono trascorsi in modo meraviglioso a Roma, dove ho conosciuto un’altra me. I nostri nomi già descrivono i nostri caratteri solari, allegri e la nostra personalissima simpatia mista a pazzia.
    Io, Ilaria e lei, Gaia.
    Gli anni con lei sono stati meno lunghi, pieni di sorrisi, telefonate ad orari impensabili, feste, corse dietro ai tram, notti passate a chiacchierare al posto di dormire, sbadigli e caffè, concerti e dischi, caccia alle magliette e alle converse. Insomma è stato un bel diversivo finchè ho avuto l’occasione di poter proseguire i miei studi vicino a Milano e il mio cuore sapeva di dover tornare in quei luoghi. Gaia lo ha capito prima di me, ma questa volta non ho accettato un’amicizia a distanza: lei, infatti, mi raggiungerà presto in questa casa.
    Riguardo per un’ultima volta quei due bambini mano nella mano, sorrido e la ripongo nella scatola dei ricordi con una domanda che mi passa per la testa.
    Lui, sarà ancora qui?
    Lui, si ricorderà ancora di me?
    Io, lo riconoscerò?


    ____________________________________
    Si accettano scommesse sull'identità del Lui.
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  2. #2
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.

    2.

    Più le cose cambiano, più rimangono le stesse

    I giorni successivi ringraziando il cielo, il sole torna a splendere lassù in alto. Un cielo azzurro, limpido, promette una giornata piena di cose da fare. Innanzitutto, finire di sistemare la casa in modo che all’arrivo, Gaia possa sentirsi in famiglia come a Roma.
    Dovrei anche fare la spesa, perché mangiare aria non è una cosa molto produttiva.
    Mi sistemo in cucina, con davanti a me il mio pacchetto di gocciole al cioccolato e una tazza fumante di caffè e latte. Si, con il Nesquik sto cercando di smettere da quando mi son resa conto che tutta sta botta d’energia con tanto di intreccio delle orecchie del coniglietto, su di me non dava segni d’esistenza. Insomma, meglio andare sul sicuro con una sana dose di caffeina appena sveglia. Sorseggio il liquido bollente, mentre distrattamente guardo il frigo dall’altro lato della stanza. È di metallo, stile americano, magari riesco persino ad appiccicarci su della calamite colorate. Son sicura che a Gaia piacerà aiutarmi nella scelta dei magneti, darà un tocco personale e originale alla cucina.
    Dopo aver fatto colazione, noto il post it giallo appoggiato alla lavagnetta. Più che una cosa carina, direi che è indispensabile per me: ho una scarsa memoria e questi adesivi colorati mi salvano da situazioni che potrebbero diventare incresciose. Santi post it!
    Grazie a questo promemoria, mi ricordo di chiamare la sede distaccata della mia facoltà per informarmi riguardo ai corsi che dovrei seguire e tutte le informazioni che mi servono. Potrei andare direttamente là, in effetti, ma ho troppa voglia di andare in quel parco, il nostro stadio all’aperto, per vedere quanto è cambiato.
    Mi infilo in un paio di jeans mezzi sbiaditi, un po’ come la mia memoria, e indosso una maglietta che è diventata il tormentone di molte uscite romane. Save water: drink beer.
    Ditemi se non siamo tremendamente ecologiste, noi!
    Afferro al volo la mia tracolla ed esco armata di occhiali da sole. Amo metterli perché mi danno quella strana sensazione di poter osservare tutto e tutti, senza che questi realmente se ne accorgano. Magari son solo palle, ma il senso di potere che ottengo è meraviglioso.
    Così mi ritrovo a camminare a passo spedito, senza una vera e propria meta, ma con il gusto di riscoprire un vecchio posto che fa parte del mio cuore. Vie che si rincorrono, naso all’insù verso balconi particolarmente floreali, bandiere dell’Italia dimenticate da troppo tempo alle finestre, signore anziane con le loro borse della spesa, mamme di fretta con i loro passeggini, cani al guinzaglio, un gatto nero che mi attraversa la strada. Fortuna che non sono scaramantica! Dopo tanto cammino, o almeno, così è sembrato al mio orologio, vedo una zona verde sbucare tra due case. Eccolo, il mio parco. Mi affretto e vado all’entrata dove due piglie di cemento dichiarano che questo parco è dedicato ai bambini, che bisogna rispettarlo ed evitare di calpestare le aiule. Dove, saranno poi ste aiuole, ancora non l’ho capito. Mi guardo attorno e noto che al campetto di calcio e basket, si sono aggiunte delle altalene qua e là insieme a moltissime panchine.
    Non mi va di sedermi su una di esse, ho ben altro in mente. Devo vedere se ancora c’è il mio albero. Non prendetemi per matta, ma la tradizione voleva che ad ogni nuovo nato o nata venisse piantato un albero in questo parco. Ecco il perché dell’aggettivo possessivo. Quell’albero è solamente mio. Vedo che in questi anni si è irrobustito, innalzato e maturato. Insomma, abbiamo la stessa età, ma lui ne dimostra decisamente più di me di anni. Fa strano, ma sedermi sulle sue radici mi fa sentire come Pochaontas quando parla con la nonna Salice.
    Mi sento a casa.
    Rimango qui, in pace assoluta, sentendo le voci dei ragazzi che giocano a calcio nel prato poco distanti da me. Chiudo gli occhi, faccio respiri profondi e boom.
    I: “Ma che cazz*, oh!” un pallone mi colpisce in pieno, mentre un ragazzo piuttosto pallido mi viene incontro come un agnello sacrificato. Mi sorride intimorito dalla mia reazione.
    X: “Ehm, scusa il mio amico ha una pessima mira.” Afferma indicando un ragazzo dai capelli castani che se la ride con un tipo dalla capigliatura alquanto bizzarra.
    I: “Ho notato. Dovrebbe prendere ripetizioni da Del Piero per battere le punizioni come si deve.” faccio spallucce “In ogni caso, tieni. Buona partita!” gli porgo il pallone, alzandomi in piedi.
    X: “Grazie! Ah, che idiota, sono Danilo. Piacere…”
    I: “Oh, tranquillo, di idiota c’è solo l’amico tuo.” Sorrido “Io, sono Ilaria.”
    D: “Ahahahah”
    X: “Daniiii muoviti con quella!” urla l’amico killer, con che faccia tosta, poi. Istintivamente rubo il pallone dalle mani di Danilo, lo poso a terra e lo lancio con tutta la cattiveria possibile verso questo simpaticone, prendendolo manco a dirlo, nelle palle.
    I: “Uno pari, direi.” Affermo soddisfatta, mentre l’altro si contorce su se stesso
    D: “Azzarderei un colpito e affondato! Oh, sei brava a calciare!” mi fa l’occhiolino
    I: “Mah, fortuna. Da piccola ci giocavo spesso con un mio amico, tutto qui.”
    D: “Bene, adesso, vado altrimenti quelli là chi li sente! Mi ha fatto piacere conoscerti, a presto!”
    I: “Spero non fossi in squadra con lui, o ti toccherà correre il doppio! Ciao!” e se ne va ridendo.
    Ha veramente detto “a presto”?! Eh, bello mio: ma anche no.
    Mi siedo ancora per qualche minuto, a debita distanza, osservandoli giocare. Sembrano un branco di bambini, ma in grado di insultarsi come fanno gli adulti. Insomma, una comica da seguire!
    Poco dopo il mio sedere reclama pietà, così scappo al supermercato per rifornire il mega frigorifero con qualcosa di buono e via, a casa.
    Cos’è che dovevo fare? Ah, si: chiamare l’università.

    _________________________________

    Ringrazio ognuna di voi per il meraviglioso entusiasmo che mi avete regalato con i vostri commenti.
    Siete stupende, una per una!

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  3. #3
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.


    3.
    Eccoti finalmente sei arrivata, e sei qui non sai quanto mi sei mancata.


    La sveglia suona e risuona.
    Vorrei sbatterla contro un muro per farla smettere, ma temo che la violenza non risolva il fatto che debba arrendermi ad aprire gli occhi ed iniziare una nuova giornata.
    Non una giornata qualunque, oggi arriva la mia ospite. Oggi è il Gaia Day.
    Questo pensiero già mi mette di buon umore, anche se devo fare in fretta per accoglierla per bene. Faccio una doccia lampo con acqua semi fredda per darmi una svegliata definitiva, preparo il caffè e scelgo la roba da mettermi. Oh, non è mattina senza il profumo di caffè che si diffonde per la casa. Fa molto mulino bianco, ma me ne frego, adoro questo momento e me lo godo ogni singolo giorno.
    Logicamente essendo di fretta, cosa succede? Non me ne va dritta una.
    Mi metto il mascara nell’occhio, imprecando in ostrogoto per il fastidio di fronte allo specchio per poi ridere di me stessa e della mia espressione. Rimuovo il danno e decido che oggi sarò “niente trucco, niente inganno”. In cucina mi ustiono la lingua bevendo il caffè con relative smorfie dovute al fatto che ho dimenticato di mettere lo zucchero. Un vero schifo.
    Mentre mi infilo i jeans, il bottone decide di tentare un salto nel vuoto, schizzando via dall’asola e finendo sotto il letto. Cambio rapidamente i pantaloni e infilo la maglietta. Borsa, occhiali da sole, chiavi della macchina per sicurezza ed esco fuori.
    Il sole mi illumina il viso, ma il mio naso è attratto da un fantastico profumo di cornetti appena sfornati o qualcosa del genere. Chiudo gli occhi per assaporarlo meglio mentre chiudo il cancelletto di casa. Mi giro cercando con lo sguardo un bar nelle vicinanze dato che il mio stomaco brontola e devo rifarmi la bocca dopo quello scempio d’un caffè che mi son preparata! Faccio due passi in quella direzione quando ho la sensazione di aver dimenticato qualcosa: il portafoglio! Mi fermo di colpo imprecando, mentre una risata mi coglie di sorpresa alle spalle. Mi volto e vedo il viso sorridente di Dani, ma soprattutto il mio portafoglio nelle sue mani.
    D: “Ti stavo per fermare, ma mi hai battuto sul tempo! Tieni, ti è scivolato dalla borsa prima…” prendo il portafoglio “Come mai da queste parti?”
    I: “Sai, ci abito, qui. Tu, piuttosto?”
    D: “Idem, sto nella casa gialla in fondo alla via! Cavolo, non ti avevo mai vista da queste parti.”
    I: “In effetti mi son trasferita da pochi giorni qui.”
    D: “Sei sola?”
    I: “I miei sono rimasti a Roma, mentre oggi vado a raccattare la mia coinquilina!”
    D: “Che bello! Piuttosto, fame?”
    I: “Puoi dirlo, ho bevuto un caffè senza zucchero stamattina. Non posso dire di averla iniziata nel migliore dei modi!”
    D: “Bene, facciamo colazione insieme, ti va?”
    I: “Volentieri!”
    Detto ciò ci avviamo al bar, entriamo e ci sediamo ad un tavolino mentre il cameriere prende le nostre ordinazioni. Intanto continuiamo a chiacchierare, Dani è decisamente simpatico, non smette un secondo di parlare, di fare domande. Finisco per raccontargli della mia vita romana, ma anche del fatto che tanti anni fa abitavo a Legnano.
    D: “No, ma fammi capire, abitavi nella casa in cui stai ora?” sgrana gli occhi
    I: “Si, perché?”
    D: “Non ci posso credere. Oddio. Non ti avrei mai riconosciuta!” continuo a non capire
    I: “Ehm, saresti così gentile da spiegarmi?!”
    D: “Tu eri l’amica inseparabile di Carmine fino alle elementari!” mi va di traverso il cappuccino a quella frase ed inizio a tossire, per poi riprendere il controllo
    I: “S-si, avevo un amico che si chiamava così. Quindi, tu, non posso crederci: eri timidissimo da piccolo, ammazza se sei cambiato!”
    D: “Dio, non vedo l’ora di vedere la faccia di Ka quando lo scoprirà!”
    I: “Ehm, Ka sta per Carmine?! È a risparmio energetico?!”
    D: “Ahahah possibile. Facciamo così, venerdì sera tu e la tua amica venite in questo locale, ci saremo anche noi così faremo una sorpresa a Ka e una rimpatriata con gli altri! Ti va?” presa dall’entusiasmo accetto al volo. Ci scambiamo i numeri di cellulare, in modo tale che possa avvertirmi di eventuali cambi di programma. Ci salutiamo mentre scappo verso il punto di ritrovo, o almeno, approssimativamente il luogo in cui dovrei avvistare l’auto di Gaia.
    Una decina di minuti dopo il cellulare squilla. È lei.
    I: “Pronto bellezza, n’do stai?”
    G: “Abbella, se il navigatore facesse il suo lavoro, non starei qua a chiamarti!”
    I: “Ahahahah dimmi dove ti trovi allora, cerco di guidarti verso casa!” dopo una ventina di minuti infatti, vedo la sua macchina venirmi incontro. Parcheggia e scende tutta sorridente, sbattendo la portiera.
    G: “Tzè, ho vinto io.” per poi correre ad abbracciarmi.
    Saliamo con la radio a palla e torniamo a casa, dove l’aiuto a sistemarsi nella sua stanza. Pranziamo insieme e le racconto della settimana appena trascorsa. Quando arrivo all’invito per venerdì, fa un salto sul divano.
    G: “Evvai, cioè, non ti posso lasciare da sola un attimo che subito ne becchi uno, oh. Che culo!”
    I: “Ma dai, smettila! Te lo lascio volentieri ahahah, il problema adesso sarà come vestirci e soprattutto prepararmi a rivedere Ka dopo tutto questo tempo!”
    G: “Si, vero, questo prima di tutto. Ah, mi devi far vedere anche l’albero al parco e il campetto dove gioca il serial killer! Ahahahah”
    I: “Ridi pure, intanto la pallonata l’ho presa io, simpaticona!” le lancio un cuscino in testa e ridiamo come se non ci fosse un domani.
    Si, adesso questa casa è viva veramente, piena di risate, parolacce e musica.


    ___________________________
    Si, qualcuna ci ha preso. Qualcuna invece no, che importa?!
    Vi adoro, l'ho già detto? Una in particolare mi fa le soprese riempiendomi di complimenti (che non merito). Lei, la mia Erika con la K.

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  4. #4
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.


    4.

    Cosa vuol dire avere paura? Se sto con te, non me lo chiedo.

    Nei giorni successivi, armate di buona volontà e tanta, ma proprio tanta pazienza facciamo una rapida fuga a Milano per fare una seduta di shopping. Il che, per la maggior parte delle donne dovrebbe essere una cosa fighissima, una giornata stancante forse, ma piena di cose positive. Ecco, per me, no. Anzi, è una vera e propria tortura indossare abiti che tanto so già che non comprerò, oppure provare scarpe che non finiranno mai per uscire di casa ai miei piedi.
    Mi piace un altro genere di shopping: fatemi comprare dischi, magliette di band, libri, dvd, accessori come bracciali o orecchini, smalti, ma non roba da vestire.
    Ringrazio il cielo che Gaia viene con me, altrimenti, col cavolo che ci andavo.
    G: “Bene, direi che una sana scarica di musica sui timpani, ci serve. Passami il porta cd che scelgo!”
    Qualche minuto dopo, ecco partire le note di American Idiot dei Green day, tengo il tempo sul volante mentre iniziamo a sbraitare qualcosa che non somiglia per niente alle parole cantate da Billie Joe. Il tempo di ascoltare mezzo disco e giungiamo a destinazione. Entriamo e proviamo un sacco di roba. Mi diverto persino, robe da non crederci.
    Mi rifletto nello sguardo divertito della mia amica, incredula quanto me per la gran quantità di abbigliamento che riporteremo a casa. Preciso, abbigliamento femminile.
    Una volta in casa, sistemiamo il tutto e ordiniamo delle pizze.
    Sento il cellulare fare qualche squillo, lo afferro maledicendo come al solito il touch screen tra le risate di Gaia e leggo il nome del mittente. Dani.

    Ciao Ila! Per domani, tutto confermato. I ragazzi sanno che porto delle amiche “nuove”, ma nulla più. Ci si vede là! Buona serataaa

    Sorrido, rispondo ringraziandolo. Già me lo immagino tutto preso nell’organizzare questa serata. Non mi stupirei di veder spuntare all’ultimo delle macchine fotografiche per immortalare le espressioni di Carmine. O le mie.
    Così come non ho riconosciuto Dani, probabilmente, temo di non indovinare quale tra i ragazzi presenti sia il mio amico d’infanzia. Ci penserò domani, in ogni caso.
    Ma chi voglio prendere in giro?! Me la sto letteralmente facendo sotto. Se domani si risolvesse tutto in una bolla di sapone? Se Carmine non fosse felice di vedermi dopo tutto questo tempo? Se non mi trovassi a mio agio? Oddio, c’è Gaia. Lei, c’è sempre per me e saperla vicina mi aiuterà a tirare fuori la mia parte più socievole. Se la timidezza mi bloccasse? Interverrà Gaia, oppure Dani.
    G: “Che, la finisci con i tuoi viaggi mentali?” interrompe il corso dei miei pensieri ansiosi
    I: “Eh?”
    G: “Appunto, bentornata, la tua pizza ti aspetta.” Sorride “Oh, muovi il culo!”
    Detto ciò, mi alzo e in un lampo sono a tavola dove faccio amicizia con forchetta e coltello per divorare la mia cena.
    G: “Cosa c’è che non va?”
    I: “C’è che son stata via per 13 anni e domani sera rivedrò le persone che hanno animato i miei ricordi da bambina.”
    G: “E te la stai facendo sotto.”
    I: “Ho una fott*tissima paura di rivedere Carmine. O meglio, Ka stando a quanto riferisce Dani.”
    G: “Tesoro, è normale. L’hai appena detto tu, sei stata via fisicamente per 13 anni, ma nel tuo cuore il posto di Carmine o Ka che dir si voglia, è sempre stato occupato. Non c’è stato spazio per un’altra amicizia così. Vorrà ben dire qualcosa, no?”
    I: “Hai ragione, ma è sempre e solo il mio punto di vista. Magari per lui non è stato lo stesso, magari ha finito per odiarmi invece che mantenere bei ricordi come me. Capisci?”
    G: “Eh, mal che vada consolati con Dani.” Sorride maliziosa
    I: “Stron*a. ahahahah”
    G: “Ok scherzi a parte, lo scoprirai solo domani sera. Meglio non fasciarsi la testa prima di rompersela, me lo dici sempre anche tu. Tutto è possibile: ti potrà detestare, tenere a distanza, non riconoscerti…”
    I: “Oh, tirami ancora su di morale così, ti prego! Ahah”
    G: “Ma famme finì! Oppure potrà succedere l’esatto opposto. Insomma, meno film mentali, più realtà.”
    I: “Ipse dixit. Film?”
    G: “Uhm, telefilm?” ci guardiamo un secondo, un flash
    I, G: “Misfits!” urliamo insieme scoppiando a ridere.
    Si, siamo drogate di questa serie tv, al punto che abbiamo un cofanetto con l’intera stagione in dvd. Ogni tanto, come se potessimo dimenticarci, andiamo a rivedere le puntate che preferiamo, spesso facendo un doppiaggio con accenti svariati. Insomma, siamo due pazze da legare ma sappiamo come divertirci con nulla.
    Poco dopo, finiamo per andare a dormire.
    Lo shopping, nuoce gravemente alla salute di due fanciulle come noi.
    G: “Vedi di dormire, o vengo in stanza e ti stendo con una padellata.”
    I: “Buonanotte anche a te, amica.”
    G: “Ah, si. Buonanotte, amica.”
    Chiudo la porta e spengo il lampadario, per accendere solamente la mia piccola abat-jour con la lucina blu. Mi metto il pigiama e mi chiedo perché per i pensieri, per le domande e quesiti non c’è un tasto off da premere?
    Domani arriva presto. Domani è già qui, meglio chiudere gli occhi e sognare un unicorno.
    O in alternativa, Jared Leto.
    O ancora, Jared Leto che mi regala un unicorno.
    Ok, va bene, sto delirando.
    Notte.


    ______________________________

    Ebbene si, ho postato decisamente presto. Questo capitolo ha una dedica speciale: alla Ludo che oggi ha spaccato agli orali della maturità! Inoltre, do il benvenuto a *cice* tra le commentatrici, graditissima sorpresa!

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  5. #5
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.


    5.
    Però credimi se tornerai magari poi noi riconquisteremo tutto come tanti anni fa.


    Sveglia.
    Luce dalla finestra.
    Cellulare che vibra. Mano che si muove a casaccio nella ricerca del telefono. Mano che trova il telefono. Dito che preme, per quanto sia possibile su un touch, il tasto verde. Voce, o meglio, grugnito di prima mattina che tenta di uscire.
    I: “Pronto..”
    M: “Oh, tesoro, ti ho svegliata?”
    I: “No, mamma, figurati alle sette del mattino son già sveglia io!”
    M: “Scusami, volevo chiederti se avevi già incontrato i Ruggiero.”
    I: “No, mi dispiace. Ho rivisto per sbaglio un mio compagno di scuola, ma niente più. Gaia è arrivata e si è già ambientata bene. E se ti stai chiedendo se facciamo una vita droga, sesso e rock’n’roll, stai prendendo un abbaglio.”
    M: “Quello che volevo sentirti dire. Torna a dormire, allora! Un abbraccio.”
    Si, la fa facile, lei. Se apro gli occhi, non c’è santo che tenga: mi devo alzare. È praticamente impossibile che riesca a girarmi dall’altro lato del letto e chiudere gli occhi ancora. Che palle.
    Gaia, è in piedi appoggiata alla porta.
    I: “Cazz*, ha svegliato anche te?”
    G: “Si.” monosillabi mattutini, meglio non indagare ulteriormente.

    Il resto della giornata scorre piuttosto velocemente e arriva il momento meno atteso: la preparazione per l’uscita. Non so che razza di locale sia quello in cui andremo, il che non aiuta per niente. Facciamo la doccia a turno e mentre una è sotto il getto dell’acqua, l’altra decide gli abiti plausibili. Risultato? Due anime in pena, avvolte nei relativi accappatoi di fronte ad una schiera di pantaloni e magliette appoggiate sul letto.
    Alla fine preferiamo essere a nostro agio. Femminili, ma non troppo. Pantaloni e top monospalla per Gaia, pantacollant e maglia a pipistrello per me. Immancabili gli orecchini e il bracciale di pelle nera al polso. Un trucco leggero per entrambe, borse e sorrisi stampati. Siamo pronte. Forse.
    Saliamo in auto e arriviamo in anticipo di fronte al locale, dove già c’è movimento.
    Gaia mi prende una mano, ringraziando ha guidato lei, per rassicurarmi. Restiamo sedute finchè non riconosco Dani in lontananza scendere da una mini con un altro ragazzo. Il serial killer, per intenderci.
    I: “Oh no, pure lui.” accennando all’amico
    G: “Ah, è lui Messi?” alludendo alla pessima mira del tizio
    I: “Si. ahahahah”
    Il tempo di scendere e avvicinarci a loro che arriva una seconda auto, nera e sportiva dalla quale scendono due ragazzi e una ragazza. Osservo attentamente questi sconosciuti, soffermandomi sui particolari, ma la scarsa luce non mi è alleata. Non capisco chi di loro possa essere Carmine.
    D: “Eccola!” esclama venendoci incontro per abbracciarmi, poco dopo entriamo nel locale dove sia io che Gaia proviamo la strana sensazione di essere delle osservate speciali.
    D: “Bene, bando alle ciance. Loro sono le due amiche di cui vi ho accennato.”
    G: “Piacere, sono Gaia.” e inizia il giro di nomi e strette di mano
    I: “Eh, io invece sono Ilaria.” sorrido porgendo la mano ad un tizio con le orecchie un po’ sporgenti che afferma di chiamarsi Ivan. Arrivo di fronte al ragazzo che al parco aveva un taglio di capelli bizzarro e mi ritrovo a guardare il colore dei suoi occhi. Verdi e luminosi che mi colpiscono insieme ad un vortice di emozioni. Potrei fare un azzardo.
    I: “Ciao, Carmine.” Lui si stupisce nel sentirmi pronunciare il suo nome, mette il viso di traverso incurante del fatto che tutti ci stiano osservando incuriositi. Mi osserva mentre gli sorrido e se non dice un parola, rischio la paresi facciale.
    K: “Sei chi penso che tu sia?” sgrana gli occhi mentre le sue braccia si sciolgono dal petto per scendere lungo i fianchi. Gli altri, ancora non ci sono arrivati, tranne Dani.
    I: “Mmm forse, sono quella a cui hai fatto una promessa che non saresti riuscito a mantenere.” Sorride, soddisfatto dalla mia risposta e in un attimo azzera la distanza tra noi, abbracciandomi forte.
    K: “Sarai sempre la mia migliore amica.” Mi sussurra all’orecchio mentre mi stringe ulteriormente “So ancora fare gli abbracci da orso!”
    Sciogliamo l’abbraccio, mentre lui si volta verso gli altri per spiegare definitivamente chi sono. L’amica ritrovata. Mi piace, come definizione. Mentre parla con Ivan e soci, mi presento alla ragazza che inizialmente mi ha fulminata con lo sguardo. Suppongo sia la fidanzata di Carmine.
    I: “Ciao, sono Ilaria.” Porgendole la mano, che viene prontamente afferrata
    A: “Piacere, sono Alessia.”
    Sto per seguirla verso il tavolo, ma mi sento toccare un braccio. Mi giro e trovo il killer che mi porge una mano per presentarsi. Oh, chissà come avrò fatto a dimenticarmi di lui.
    X: “Non ci siamo ancora ripresentati. Sono Marco, ma chiamami pure Pedro. Ti ricordi?”
    I: “Oh, si eri un tipo timido da piccolo, com’è che crescendo sei peggiorato?” lo apostrofo
    P: “Come, scusa?”
    G: “Ti definisce un serial killer.” Esclama facendo ridere tutti.
    P: “Perché mai?!”
    I: “Forse perché al campetto hai attentato alla mia vita?” faccio spallucce e mi siedo accanto a Ka, il quale mi ha tenuto il posto.
    P: “Non l’ho fatto apposta, scusa. Ma la colpa è di quell’idiota di Ivan che ha calciato malissimo!” guardo Ivan che annuisce
    I: “Veramente l’idiota sei tu che mandi Dani al posto tuo a raccattare la palla evitando così le conseguenze delle tue azioni.”
    K: “Eccola qui, la mia ragazza. Hai trovato pane per i tuoi denti!” scatenando l’ilarità generale
    Iv: “Bene, cambiando discorso: cosa beviamo?”
    A: “Birra per tutti!!”
    Poco dopo arriva il cameriere con le nostre ordinazioni, iniziamo a bere e il ghiaccio definitivamente si scioglie. Chiacchieriamo, ci aggiorniamo sulle nostre vite ed in particolare scopriamo, con mia grande sorpresa, che abbiamo a che fare con una rock band.
    G: “Sticaz*i, mi pareva d’avervi già visti!”
    K: “Eh, siamo belli, non c’è che dire.”
    G: “Pure modesti!”
    D: “Parla per lui! ahah”
    Come per un tacito accordo, noi ragazze ci alziamo per andare in bagno. Una ripassata ai capelli e due chiacchiere tra donne.
    A: “Quindi, conosci Ka da una vita, tu.”
    I: “Oddio, eravamo amicissimi da piccoli. Poi papà è stato trasferito a Roma, ho conosciuto Gaia ed eccomi di nuovo qui. Tu, invece, sei la sua ragazza?” arrossisce violentemente
    A: “Ma no! Sono solo un’amica del gruppo. Andavo a scuola con Dani alle superiori.”
    G: “Capito! Potremmo organizzare di vederci tra di noi, ti va?”
    M: “Volentieri!!”
    G: “Tu, vacci piano con il killer.”
    I: “Prego?”
    A: “In effetti, sei stata un po’ scontrosa con lui. È così dolce e tenero, non se lo merita.”
    I: “Oh, che palle. Vedrò di contenermi, ok?” faccio spallucce e rientriamo.
    K: “Tu” puntando un indice contro di me “Domani, sei mia. Non accetto rifiuti. Dani mi ha detto che abiti sempre nella stessa casa, quindi, ti passo a prendere e stiamo un po’ insieme.”
    I: “Agli ordini capitano.” ribatto portando una mano alla fronte
    La serata prosegue fino a notte fonda, quando decidiamo di rientrare ognuno alla propria abitazione. Abbraccio Ale e ringrazio ancora Dani, salutiamo gli altri e via verso casa.

    _____________________________
    Si, siete come i pinguini di Madagascar, carine e coccolose.
    Grazie di cuore per tutti i commenti.
    Tadaaan.
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  6. #6
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.


    6.
    Perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.

    Toc toc.
    Qualcuno ha bussato alla mia porta. Sarà Jared con l’unicorno, finalmente.
    Toc toc toc.
    Ok, non è lui.
    Patapum.
    C’è una clandestina sul mio letto. Più precisamente sulla mia pancia che sta ridendo a crepapelle.
    I: “Sei un ammasso di cellule femminili condannato a morte.”
    G: “Buongiorno!”
    I: “Ultimo desiderio?”
    G: “Ma statte zitta! Piuttosto, oggi esci con Ka…lalalala” canticchia ricevendosi una gomitata
    I: “Obbligata. Sono curiosa e intimorita allo stesso tempo. Son passati anni, siamo cambiati e cresciuti a distanza…”
    G: “Come ti sembra Ale?”
    I: “Una tipa a posto. Dove per a posto intendo fuori come un balcone, esattamente come noi due. Ahah”
    G: “Parole sante!”
    I: “Su, avanti. Parliamo di te e Dani.” Mi lancia un’occhiataccia “Bellina, credevi che i tuoi sguardi languidi passassero inosservati?! Sbagliato.”
    G: “Pensavo fossi troppo impegnata a punzecchiarti con Pedro. Tzè.”
    I: “Non hai risposto alla mia domanda!”
    G: “Eh, sei tu quella che lo conosce. Io, no.”
    I: “Dovresti iniziare a correre un po’.”
    G: “Come caz*o ti vengano certe idee, lo sai solo te. Gaia e correre non vanno d’accordo.”
    I: “Se Gaia corre nel parco dove Dani va a giocare a calcetto, allora Gaia e Dani si vedranno. Elementare, Watson.” Mi fa una pernacchia e se ne va in camera sua. Strano, mi aspettavo una sfilza di insulti dei suoi. Meglio così.
    Nel pomeriggio, mentre sono in bagno a farmi la coda alta, Gaia mi avverte che di fronte a casa nostra è parcheggiata un’auto nera simile a quella di Ka. Un attimo dopo, la saluto rinnovandole l’invito a correre.
    Esco e accanto al cancelletto d’entrata trovo Ka appoggiato al muro mentre finisce di fumare una sigaretta.
    I: “Oh, Carmine, fumare non è la moda preferita dai tuoi polmoni.” emette un grugnito come a precisare che sono cavoli suoi e non miei “Si chiama fumo passivo, quindi sono anche affari miei.”
    K: “Oddio, da quando sei diventata una maestrina?!”
    I: “Ci tengo alla mia salute e anche alla tua. Semplice!” sorrido mentre gli do un buffetto sulla guancia, dirigendomi alla macchina. “Dove mi porti?”
    K: “Sorpresa. Voglio testare la tua memoria.” Mette in moto e sgomma via.
    I: “Fammi capire: oltre a fumare, guidi anche da cani. Se ti rifaccio gli interni, prenditela solo con te stesso! Ahah” cerco tra i dischi in auto e esulto per ogni album che mi piace
    K: “Eh, io che credevo di essere in macchina, mi ritrovo in uno stadio. Che per caso hai trovato qualcosa di tuo gradimento?” ridacchia mentre annuisco inserendo i Daughtry e mandando avanti fino alla traccia che voglio ascoltare: Home. La musica inizia, chiudo gli occhi e faccio aderire il mio corpo al sedile canticchiando le parole il più sottovoce possibile.
    K: “Già, sei tornata a casa. Finalmente.” Dichiara voltandosi verso di me e regalandomi un sorriso sincero. Abbasso lentamente gli occhiali da sole per realizzare dove siamo finiti. Esulto come una bambina davanti ad un gelato in un giorno d’estate.
    I: “Oddio. Non ci credo! Il laghetto qua qua!”
    K: “Ahahahah vedo che la memoria non ti manca!” usciamo dalla macchina e come per un tacito accordo ci mettiamo a correre come due disperati, gareggiando per arrivare primi di fronte alla riva. Quando Ka mi raggiunge qualche secondo dopo, lo punzecchio per l’ultima volta sul fumo.
    I: “Hai visto, non hai il fisico per starmi dietro con i polmoni asfaltati che ti ritrovi! Ahah!”
    Manco il tempo di ridere che lo vedo abbassarsi verso le mie gambe per poi afferrarmi e sollevarmi di peso sulle sue spalle. Inizio a picchiare sulla sua schiena in ogni modo: pugni, pugnetti e ceffoni. Nulla, non molla la presa. Anzi, inizia a camminare facendomi molleggiare ancora di più.
    K: “Io, non avrei che?!” ironizza posandomi nuovamente a terra per poi riceversi l’ennesimo pugno sul braccio. Ci sediamo su una specie di ammasso di pietre che finiscono nel laghetto.
    I: “Sai che c’è?” si volta a guardarmi “Questo posto mi sembrava enorme quando ero bambina, adesso, ecco sono un po’ delusa perché mi rendo conto che è proprio piccolino!”
    K: “Dici? Sarà che ci son venuto un sacco di volte e non ci faccio nemmeno più caso…”
    I: “Si, un po’ come quando vai all’asilo e le stanze ti sembrano grandissime, gli armadi sempre troppo alti e le sedie fatte apposta per il tuo sedere. Poi, da adulto, ci vai di nuovo e ti rendi conto che le stanze sono giuste, gli armadi normali e le sedie troppo piccole, così non ti siedi nemmeno per paura di sfondarle e ritrovarti con il culo a terra.”
    K: “Tornare qui è stato come tornare all’asilo?” mi fissa e non ci sono occhiali da sole che tengano contro la luce di quegli occhi
    I: “Si, ma decisamente meno deludente. A Roma ho trovato una gemella, qui ho ritrovato il mio migliore amico, che pare essere un tipo famoso nel mondo musicale. Un chitarrista, hai presente?” mi passa un braccio attorno alle spalle spingendomi verso di lui, per poi chiudere la mano a pugno e scompigliarmi i capelli. Dopo averlo insultato per avermi spettinata, mi lascio cullare dal suo respiro ancora un po’.
    K: “Gaia è troppo forte.”
    I: “Certo! È amica mia, che pretendi. Anche Ale, lo è.”
    K: “Si, ho visto che già vi intendete.”
    I: “Sai, pensavo fosse la tua ragazza all’inizio.” Gli va per traverso la saliva “Ok, dopo questa reazione devo intuire che ci sono dei lavori in corso?!”
    K: “Scema, niente cantiere. Tu, spezzato qualche cuore romano?” ribatte stringendomi un po’ troppo forte il braccio, sorrido della sua reazione
    I: “Di recente, no. Niente uomini. Niente relazioni. Preferisco tenermi stretti gli amici che ho” appoggio il mento sul suo petto per guardarlo meglio “Soprattutto se sono famosi, ricchi e gelosi.”
    K: “Iononsonogeloso.” borbotta in un solo fiato
    I: “Ti voglio bene.”
    K: “Idem.”
    Continuiamo a rimanere abbracciati a raccontarci delle nostre esistenze trascorse lontani l’uno dall’altra, delle nostre disavventure, di come hanno iniziato con la band e quali soddisfazioni si sono tolti, degli amici diventati nemici, dei genitori apprensivi, delle mie amicizie romane, di sua sorella e di mio fratello, di quando eravamo piccoli. Il tempo scorre veloce, non riesco nemmeno a quantificarlo tant’è che vedendo l’orologio ci prende un mezzo colpo.
    I: “Teeec. Tempo scaduto. Game over, man.”
    K: “Ma è tardissimo ed ho anche fame. Quindi, McDrive arriviamo!”
    I: “Amo mangiare sano con te.”
    K: “Te l’ho detto che sembri mia madre?!” ricevendosi un coppino sulla nuca “A quanto pare, no.”
    Ci alziamo, riempio gli occhi con le immagini di questo posto fuori dal mondo e torniamo in macchina, dove ricominciamo a parlare come se niente fosse. Ci riforniamo di cibo “salutare” e scopriamo di avere un apparato digestivo a prova di bomba per gli interessanti accostamenti messi in atto. La macchina si ferma sotto casa mia quando ormai la luna già ci osserva dal cielo.
    Freno a mano tirato e sorrisi sinceri. Ka toglie le mani dal volante per poi sporgersi verso di me e abbracciarmi.
    K: “Mi era mancato tutto questo. Mi sei mancata, tu.” mi sussurra all’orecchio
    I: “Mancavi anche tu, ma vedo che sei cresciuto bene anche senza di me.”
    K: “Ok, ora ti lascio andare e non perché ho il freno a mano nel pancreas!”
    I: “Scemo, buonanotte!”
    K: “Buonanotte!”
    Esco e torno a casa dove racconto allegramente la giornata, avendo per sottofondo gli Oasis.


    ______________________________
    Si, figliole, ce l'ho fatta. Eccovi l'ennesimo capitolo.
    A questo son particolarmente legata, boh. Spero di averlo reso bene!
    Un abbraccio di gruppo.
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  7. #7
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.

    7.
    Sicuramente ci saranno altri pesci nel mare, ma tu sarai sempre il mio Nemo.


    Delle urla mi svegliano all’improvviso. Salto giù dal letto e mi fiondo come solo uno zombie può fare, verso il luogo da cui proviene sto casino.
    In salotto, sul divano, c’è Gaia in preda ad una crisi che non saprei bene come definire. Un grugnito e si accorge della mia presenza.
    G: “Cazz*, cazz* e cazz*.”
    I: “Altro da dichiarare?”
    G: “Toh, leggi!” dichiara mentre mi rifila il suo portatile. Leggo svogliatamente fin quando due parole catturano il mio entusiasmo.
    Foo Fighters.
    Rho.
    I: “Oh cazz*, cazz* e ricazz*!”
    G: “Capisci?! Ci dobbiamo troppo andare. È un sogno!”
    I: “Si, ma con il culo che abbiamo…”
    G: “..i biglietti saranno sold out! Vero.” Uno sguardo complice, un lampo negli occhi. Un nome che si affaccia alla mia mente. Sorrido, forse ce la possiamo fare.
    G: “Oh ma che ti ridi?! È una tragedia.”
    I: “Su con la vita, donna. Preparati che tra poco arriva Ale!”
    Si toglie dal divano e scappa in bagno a farsi una doccia. Mentre è sotto il getto dell’acqua, probabilmente sarà furiosa e delusa per quanto le ho fatto credere. Come se avessi realmente i biglietti in tasca, io. Cerco il cellulare e scorrendo con il dito la rubrica fino al nome desiderato, avvio la chiamata. Uno, due, tre squilli. Nessuna risposta, sto per mettere giù quando la sua voce parla al mio orecchio.
    K: “Ti manco così tanto da aver deciso di buttarmi giù dal letto?”
    I: “Come ti pare Carmine. Ho appena saputo una cosa, e ho bisogno di te.”
    K: “Tutto quello che vuoi, se posso ti aiuto volentieri.”
    I: “Solo tre parole: Foos a Rho.” Immagino stia sorridendo all’altro capo del telefono
    K: “Sold out.”
    I: “Ecco, quelle sono le parole che non volevo sentire. Io, voglio andarci e voglio andarci con Gaia. È un sogno, il nostro. Capisci? Pensi ci sia una remota possibilità di trovare dei biglietti?”
    K: “Tutto è possibile, se lo vuoi.”
    I: “Mmm carina, da dove l’hai presa?!”
    K: “Sai, dovresti iniziare ad ascoltare i Finley.”
    I: “Scusascusascusa.” mi affretto a dire mentre lui scoppia a ridere
    K: “Ahahah dai, faccio un paio di telefonate e ti dico qualcosa. Ok?”
    I: “Sei un tesoro! Ah, acqua in bocca con Gaia. Grazie, Ka.”
    K: “Vedrò di farmi ripagare, tranquilla! Ahahahah”
    Concludo la telefonata, quando il campanello annuncia l’arrivo della nostra ospite. Vado alla porta e la accolgo sorridendo.
    I: “Benvenuta! Dai, entra!” si avvicina per darmi due baci
    A: “Wow, bella la vostra casa! Ma, Gaia?”
    I: “Sotto la doccia. Sarà dei nostri tra poco! Accomodati, o meglio, svaccati pure sul divano!”
    A: “Ahahahah, grazie!”
    Poco dopo siamo raggiunte dalle maledizioni di Gaia che arriva in accappatoio con tanto di capelli pieni di schiuma bianca. È furente a quanto pare.
    G: “L’acqua è gelida, che più gelida non si può. Come caz*o faccio a fare una doccia decente?!”
    I: “Ahahahah” mi fulmina con lo sguardo e capisco di dover strozzare le prossime risate “Ok, vado a vedere la caldaia. Sistemo in un attimo!”
    Corro di sotto, inciampando per le scale che portano alla stanzetta ripostiglio, giro la levetta dell’acqua e spero sia tutto a posto. Torno nuovamente di sopra con i respiro affannato.
    G: “Tzè. Grazie.”
    I: “Prego, mi devi solo dieci anni di vita!”
    G: “Perché non vai a correre un po’ al parco, allora?” mi fa il verso, sta scema. Scoppio a ridere per poi raccontare per filo e per segno alla povera Ale il motivo del nostro battibecco. Insomma, se non ci punzecchiamo un po’, non siamo felici.
    A: “Ahahah ma voi siete matte complete!”
    I: “Certo, non ho mai preteso di rientrare nella normalità! A volte, è così noioso…” cacciando fuori una linguaccia per sdrammatizzare. Il nostro discorso viene interrotto un’altra volta dall’entrata in scena di Gaia che oramai bella profumata, si accoccola sul divano portando con sé della coca cola.
    Ci ritroviamo così con tre bicchieroni pieni di questo liquido frizzante a brindare alla nuova amicizia nata tra di noi. Ad un tratto sentiamo una vibrazione.
    I: “Ok, di chi è il telefono in questione?” domando curiosa, ma nemmeno il tempo di ricevere risposta che sentiamo una seconda e una terza vibrazione. Ci fiondiamo sui rispettivi cellulari, incuriosite dalla contemporaneità dei messaggi giunti.
    I miei occhi sorridono nel leggere il mittente. Ka.

    Stasera pizzata e birra in taverna da Ivan. Abbiamo una gara in sospeso tu ed io. Non accetto rifiuti! Bacione

    Scoppio a ridere. Più che un invito, è un ordine. Alzo gli occhi e vedo un sorriso sghembo di Gaia unito ad un’espressione ebete di Ale. Oh, andiamo bene. Cerco di attirare un po’ la loro attenzione.
    I: “Ragazze, stasera siamo invitate da Ivan…” due paia d’occhi si voltano verso di me
    A: “Lo so, me l’ha appena scritto Ka.”
    I: “Ecco spiegata la tua faccia!” esclamo facendo ridere Gaia “L’unico problema è che non so dove abiti!”
    G: “Don’t worry, Dani mi ha scritto ora che ci passa a prendere lui.”
    I: “Oh ragazze, datevi un giro e riprendetevi prima di stasera!”
    A: “Parla l’altra.” mi chiede alzando il sopracciglio
    I: “Certo, stasera assisterete all’ennesima gara di rutti tra me e Carmine. Inutile dire che vincerà lui, ma solo perché son fuori allenamento!”
    G: “Ahahahah quel tipo ti ha plagiata. Crescere con lui non ti ha fatto molto bene!”
    A: “Ah, si? In taverna ci saranno i botti allora!”
    I: “Sceme, tutte e due. Rosicone.”

    Continuiamo così finchè non si fa tardi e Ale torna a casa sua per sistemarsi prima di andare da Ivan. I ragazzi hanno beatamente sconvolto i nostri programmi. Mi stendo qualche minuto sul letto incrociando le dita.
    Spero con tutto il cuore che Carmine sia riuscito nella sua Mission Impossible: biglietti.
    Spero anche di non prendermi di punta con Pedro, stasera.
    Spero persino che Gaia e Dani si conoscano ancora meglio, sono così carini insieme anche se lei lo nega fino alla morte. Mi infilo un paio di jeans e d’accordo con Gaia indossiamo entrambe la “nostra” maglietta ecologica. Siamo o non siamo gemelle scappate dalla culla?!
    Decido di esser pronta per uscire.
    Dani sarà qui a momenti.

    ____________________________
    In questo momento sono vicina al punto di fusione, mi scuso per il capitolo un pò così, i prossimi saranno meglio. Promesso.
    Ah, Alice, goditi Tiziano anche per me.
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  8. #8
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.


    8.

    Il mio sorriso non si spegne se tu gli dai un motivo per nascere

    Usciamo per salutare il nostro speciale autista e una decina di minuti dopo, ridendo, scendiamo dalla mini per guardarci attorno. Ci troviamo davanti ad una casa colorata di giallo antico con un giardino ricco di fiori. Suoniamo e veniamo accolti da Ivan che ci porta direttamente in quella che continuano a chiamare taverna, ma che si rivela una specie di secondo alloggio posto sotto l’abitazione.
    È meravigliosa.
    I: “Oh mio dio, ma quant’è meravigliosamente bello?!” esclamo vedendo dietro le spalle di Ka e Pedro un giradischi per i vinili
    K: “Suvvia, Ila queste smancerie pubbliche, sai che arrossisco…” ribatte lui tutto convinto di essere il destinatario del complimento, ma la sua espressione cambia nel momento esatto in cui gli passo accanto senza degnarlo di uno sguardo per poter raggiungere l’oggetto dei miei desideri. “Ah, l’avevo capito che non parlavi di me, comunque!” borbotta per tentare di zittire sul nascere le risate dei presenti.
    I: “Ma, Ivan, è tuo?”
    Iv: “Eh, in realtà è di mio padre. Un vero pezzo d’antiquariato, se vogliamo chiamarlo così. È un ricordo della sua gioventù. Se ti va o sei interessata lì dentro” e si volta per indicarmi un armadio di legno con delle scanalature nere “ci sono i vinili. Guarda pure!”
    I: “Oh davvero??” rispondo presa dall’entusiasmo
    Iv: “Certo!”
    I: “Grazie mille, gentilissimo!” faccio due passi verso Ka che è seduto a braccia conserte con lo sguardo fisso davanti a sé e gli attorciglio rapidamente le braccia attorno al collo, appoggiando il mento sulla sua spalla per potergli parlare nell’orecchio “Mi dai una mano a curiosare, meraviglioso chitarrista?” sento i muscoli contrarsi per dar vita ad un sorriso che irrompe in una sonora risata.
    K: “Sei la regina delle paracule!” si volta dandomi una piccola testata “Andiamo, son curioso di sapere cosa conosci!”
    Andiamo a posizionarci di fronte all’armadio, nell’attesa dell’arrivo delle pizze ordinate. Apro lentamente le ante come se fossi di fronte ad un nuovo mondo. Inspiro a pieni polmoni il profumo dei dischi che ho sotto gli occhi. Le copertine di cartone colorate mi fanno lo stesso effetto di un libro appena comprato: devo assolutamente annusare quel profumo nuovo e vecchio allo stesso tempo. Ne prendo un paio in mano e mi siedo a gambe incrociate accanto a Ka.
    K: “Ho una notizia buona e una cattiva per te.” mi riferisce sottovoce, fisso i suoi occhi per incitarlo a continuare “Quella cattiva è che per i Foos i biglietti sono esauriti.”
    Sold out.
    Niente sorpresa a Gaia.
    Niente Dave.
    Parolacce che rimbombano nella mia testa.
    I: “Capisco, me lo dovevo aspettare, ci siamo svegliate tardi. Grazie lo stesso per esserti preso a cuore la nostra causa…” mi interrompe avvicinandosi a me per tirarmi una gomitata
    K: “Lasciami finire.” un sorriso e la speranza si riaccende in un colpo “La notizia buona è che ho ancora due pass All areas per quella giornata e sono ben felice di…” non gli lascio il tempo di finire la frase che già mi sono lanciata verso di lui per abbracciarlo. Rotoliamo a terra sotto lo sguardo divertito e curioso degli altri.
    Iv: “Trovato qualcosa che vi piace?”
    G: “Na, quella è scema proprio di natura! Non ti preoccupare troppo…” risponde lei ricevendosi immediatamente un insulto dalla sottoscritta.
    Fortunatamente arrivano le pizze e finiamo per zittirci tutti per riempire la bocca e lo stomaco. Dopo un paio di birre siamo tutti più allegri e idioti del solito.
    K: “Dichiaro ufficialmente aperta la sessione di rutto libero! Chi vuole iscriversi?” urla appoggiando un braccio attorno alle mie spalle in segno d’intesa.
    I: “Son fuori allenamento, ma ci sto. Una promessa è una promessa.”
    G: “Eh che mi frega, gioco pure io!”
    Una decina di rutti dopo, scivoliamo beatamente sul divano dove mi rendo conto di esser tra Ivan e Pedro in vena di teoria strampalate sull’assonanza tra due strumenti musicali. Insomma, le conversazioni stanno degenerando al punto che Dani propone di vedere un film tutti insieme. Ed eccoci alle prese con la scelta: chi opta per un film romantico come Ale, chi preferisce uno dell’orrore, chi ne vorrebbe uno d’azione e chi una semplice commedia per andare sul sicuro.
    P: “Direi di vedere qualcosa di molto semplice, date le nostre condizioni mentali precarie!” riflette ad alta voce
    I: “Cavolo, la prima cosa intelligente detta da te oggi. Bravo!” gli do un buffetto sulla spalla “In ogni caso, concordo. Una trama semplice, altrimenti mi addormento qui!”
    G: “American Pie?” propone quel geniaccio ricevendo in cambio urla di giubilo e di consenso.
    Aiuto Dani con i cartoni delle pizze mentre Ivan cerca tra i dvd quello richiesto. Appoggiamo il tutto insieme alle posate, sul tavolo. Prendiamo altre birre e le portiamo agli altri in sala. Lui da pseudo gentlemen consegna le sue bottiglie prima a Gaia e Ale, mentre a me toccano Ka e Pedro. Entrambi però ci accorgiamo che di posto sui divani non ce n’è più.
    D: “Ehm, dove ci piazziamo noi?”
    G: “Dai, ci stringiamo qui e ti facciamo posto!” sorridendo beata al suo bello
    I: “Bene, io mi siedo per terra, no problem!” mi rassegno
    P: “Ma va, vieni qui.” esclama battendo una mano sulla sua gamba
    I: “Prego?” domando stupita. Io in braccio a quello manco morta.
    P: “Non mordo e ho già mangiato. Nessun pericolo.” ribadisce porgendomi la sua mano in segno pacifico mentre Ka accanto a lui annuisce con la testa. Oh no. Lo sto facendo davvero. Afferro la sua mano e mi siedo in braccio al killer cercando di mantenere le distanze. Purtroppo dopo una mezzora abbondante per colpa della postura adottata, inizio a non sentire più la schiena e ad avere un formicolio alle spalle. Sospiro sperando di riuscire a resistere fino alla fine della proiezione. Mentre mi ripeto a rotazione “Resisti, resisti!” sento un movimento attorno alla mia vita. Il braccio di Pedro che delicatamente si avvolge sui miei fianchi per poi darmi una leggera spinta verso di lui.
    P: “Almeno non ti spacchi la schiena…” mi sussurra facendo aderire il mio corpo al suo petto
    I: “Come preferisci.” Ribatto asciutta e soprattutto stupita dalla libertà di azione di quest’individuo. Prima tenta di accopparmi e ora fa tutto il delicato. È sicuramente bipolare.
    La testa appoggiata sulla spalla mi permette di ascoltare in modo diverso la nascita della sua risata. Così finisco per distogliere l’attenzione dal film per concentrarmi invece sulla sua bocca sorridente. Penso abbia un sorriso meraviglioso. ****a, questo significa che gli ho appena trovato un pregio e aver trovato un pregio vuol dire annotare qualcosa di positivo. Qui, non può che finire male: potrebbe persino risultarmi simpatico. Meglio tornare a concentrarmi sul film e sulle risate degli altri. Noto così che Dani sta con un braccio attorno alle spalle di Gaia e per l’entusiasmo finisco per tirare una botta nello stomaco di Pedro, il quale si risente per poi sorridermi.
    I: “Scusami, stavolta non volevo.” Biascico sottovoce allungandomi verso il suo orecchio
    P: “Stavolta?!” sorride
    I: “Guarda lì, ecco perché mi son entusiasmata!” si volta per poi fare spallucce e rivolgersi nuovamente a me
    P: “Sono carini, hai ragione.” Sussurra mentre fa scorrere una mano sui miei fianchi fissandomi negli occhi “La prossima sei tu.” Gli prendo la mano e la sposto immediatamente, schiodando i miei occhi dai suoi ed evitando accuratamente di rispondergli.
    Idiota è, idiota rimane.
    Anche se ha un bel sorriso.
    Anche se ha una bella risata.
    Rimane sempre la risata idiota di un idiota.
    __________________________
    Buon pomeriggio! Grazie a tutte per i commenti, siete una favola.
    Tanto l'ov. (cit. Erika)
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  9. #9
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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.


    9.

    Forse è impossibile non essere belli, quando si è felici.

    Sono in giro con Gaia quando le squilla improvvisamente il cellulare. Ha una suoneria strappa timpani che odio.
    I: “Quando cavolo ti deciderai a cambiare sto bordello di suoneria?!”
    G: “Mmmm” finge di pensarci “Mai!”
    Tutta allegra afferra il telefono tra le mani, strabuzza gli occhi e sorride. Qualcosa mi dice che il mittente è quel batterista che abita nella nostra via.
    G: “Ehi! Cioè, volevo dire: pronto?” inizia a farfugliare facendomi morire dal ridere. Ovviamente la mia risate viene malamente bloccata da una sua mano che posiziona abilmente sulla mia bocca, impedendomi quasi di respirare. Origlio la conversazione ricca di “Mmm si” “Ah, ok!” “Si si!” tra i due, finchè Gaia preme il fatidico tasto rosso interrompendo così la telefonata.
    G: “Sei una cretina, lo sai?”
    I: “Ma se sei troppo caruccia quando balbetti al telefono.”
    G: “Finiscilaaaa!”
    I: “Bè, che voleva?”
    G: “Nulla, mi ha proposto un film stasera.”
    I: “Minch*a che entusiasmo, ragazza mia: è palese che tra voi ci sia simpatia! Buttati cazz*. È un film, non ti ha chiesto di sposarlo!” sgrana gli occhi di fronte alla mia reazione
    G: “Non so se esser più sconvolta dalle due parolacce dette in una sola frase o dal fatto che probabilmente mi lancerò come suggerisci. Mah, che amica del cavolo sei?!” ribadisce scherzosa “La migliore, ovviamente!”
    I: “Ecco, mi hai tolto le parole di bocca, sai? Ho una notiziona da darti.” Le dico accennando a sedermi sulla prima panchina all’ombra trovata. Si lascia cadere accanto a me, curiosa di sapere cosa abbia da riferirle.
    G: “Bella o brutta?” prova ad indovinare
    I: “Favolosa, direi.” Faccio un respiro “Hai presente l’altra sera da Ivan quando ho atterrato Ka davanti ai vinili?” fa un cenno con la testa per dirmi di aver capito “Mi aveva appena detto ciò che sto per raccontarti.”
    G: “Vuoi farmi morire o me lo dirai il secolo prossimo?” si spazientisce e mi fa troppo ridere
    I: “Gli ho chiesto se poteva rintracciare per noi due biglietti per i Foos, ma purtroppo sono sold out.” Affermo abbassando la voce dispiaciuta
    G: “Scusa, ma che cavolo c’è di favoloso in un sold out a cui non andremo?!”
    I: “Qui viene il bello: Ka ha esattamente due pass All Areas in più presi per due suoi amici che non potranno esserci per questioni lavorative e ha deciso di darli a noi. Capisci?”
    G: “Cazz*,cazz* e ricazz*. Se è un sogno, non svegliarmi.” Urla abbracciandomi “Grazie grazie grazieeeee!”
    I: “Ho intenzione di impressionarmi la retina con le immagini di Dave e soci. Sono troppo felice!”
    G: “Yeah, dovrò ringraziare anche Ka, ricordamelo!”
    Torniamo a casa dove dopo pochi minuti suonano al citofono. Vado ad aprire e mi sorprendo a vedere Ale, la invito a salire ma preferisce restare lì.
    A: “Sono solo passata per chiedervi se vi andava di venire da me in piscina domani!”
    I: “Aspetta, lo riferisco alla capa!” faccio la proposta che viene accolta al volo dalla mia amica “Perfetto, ci saremo! Anche perché con sto caldo rischiamo la fusione in casa! Grazie Ale!”
    A: “Ma di che! Così stiamo un po’ insieme e ci divertiamo! A domani!”

    Nel pomeriggio mi butto sul letto come un’ameba ascoltando gli ormai noti Finley. Il tutto per evitare altri rimproveri di Ka o eventuali figuracce. Mi piacciono e anzi, alcune canzoni già le conoscevo ma non sapevo chi fosse l’autore. In alcuni testi penso addirittura di riconoscere l’animo sensibile del mio migliore amico, dovrò informarmi a riguardo. Il tempo scorre talmente veloce che nemmeno mi rendo conto che Gaia si trova nel bel mezzo della sua crisi mistica di fronte all’armadio. Per la miseria, quasi dimenticavo la sua uscita!
    In pochi minuti, decidiamo cosa scartare categoricamente e cosa invece utilizzare al meglio per valorizzare il suo fisico. Date le miriadi di smorfie che si susseguono sul suo viso, afferro Gaia per un braccio e con la forza la porto di fronte allo specchio a muro.
    I: “Adesso ripeti insieme a me: sono profondamente fi*a.”
    G: “Sono profondamente fi*a…” biascica senza guardarsi riflessa davanti a sé, le faccio il solletico per poi ripeterle la stessa identica frase da dire in modo decisamente più convinto.
    G: “Ok, ok. Sono profondamente fi*a stasera!” esclama per poi scoppiare a ridere
    I: “In alternativa c’è sempre: perché io valgo! Ma, fa troppo pubblicità di uno shampoo quindi eviterei…”
    G: “Ahahahah scema! Ok, adesso sono pronta! Ci vediamo più tardi!” mi da un bacio veloce e fugge via da Dani, mentre a me tocca riordinare il casino lasciato nelle nostre stanze.
    Non ho alcuna voglia di stare da sola stasera, così invio un sms a Ka per invitarlo a stare da me smezzando così la mia solitudine con lui. Pochi minuti dopo arriva la sua conferma.
    Verso le nove suonano alla porta. Corro ad aprire e con mia sorpresa trovo un’auto scura da cui scende Ka. Al volante però, c’è Pedro che mi fa un cenno con la mano in segno di saluto per poi andarsene.
    K: “Eravamo in studio a provare!”
    I: “Ti stai per caso scusando per essere un minuto in anticipo?! Incredibile.” Rido chiudendo la porta alle nostre spalle. Ka prende posto sul divano appoggiando la mano sul cuscino per dirmi di sedermi accanto a lui.
    I: “Prima prendo le birre!” scappo in cucina e tiro fuori dal frigo due bionde fredde pronte per esser bevute fino all’ultima goccia.
    K: “Strano come qui sia sempre uguale, ma al tempo stesso diverso!”
    I: “Dici? Si, qualche aggiornamento ci stava, ma la maggior parte delle cose son rimaste uguali.”
    K: “Come si dice, più le cose cambiano, più restano le stesse!”
    I: “O forse la bellezza sta negli occhi di chi sa guardare anche dopo tanto tempo le stesse cose!” affermo stupendomi delle mie stesse parole
    K: “Oh questa me la segno.” Lo guardo in modo interrogativo mentre prende l’iphone per scrivere qualcosa “Era una frase molto bella. Mi piace!”
    I: “Pretendo il copyright, allora.” ribatto sorseggiando la birra
    K: “Scordatelo! Piuttosto che ne pensi di Gaia e Dani?”
    I: “Avevo notato movimenti già l’altra sera da Ivan, poi vivendo con lei certe cose si percepiscono meglio. Insomma, trovo che siano molto carini insieme!”
    K: “Condivido, Dani oggi era particolarmente agitato in studio. Se pensi che quando non suona dorme, hai già una vaga idea di cosa abbiamo passato oggi!”
    I: “Ahahahah un terremoto in pratica! Ka io mi fido di Dani, ma se torce un capello a Gaia…”
    K: “Penso non succederà, son talmente lenti che non arriveranno mai a farsi così male, tranquilla.”
    I: “Ora che ci penso. Quando hai intenzione di dichiararti?” domando facendo sussultare Ka a pochi centimetri da me
    K: “Come scusa?” arrossisce violentemente
    I: “Hai capito!”
    K: “Ila, sai che ti voglio un bene dell’anima, ma ecco ti vedo come una sorella e non come…”
    I: “CARMINE! Che hai capito?! Ovvio che non parlo di me. Sto parlando di Alessia, io!!!!!”
    K: “Ah, meno male.” Sospira sollevato per poi guardarmi stupito “Come l’hai capito?!”
    I: “Ti conosco, ti ho osservato e ho ricevuto sguardi infuocati da parte sua.”
    K: “Non solo da lei…” sussurra malamente
    I: “Eh?”
    K: “Nulla!” ribatte prontamente “Con Ale non è il momento giusto. Non ancora, almeno.”
    I: “Sei un idiota. Vedi di accelerare i tempi prima che arrivi un altro baldo giovane a fregarti la ragazza.”
    K: “Parli come Pedro, mi fai paura.”
    I: “Questo lo prendo come il peggiore degli insulti finora ricevuti.”
    K: “Farò il possibile, promesso. Adesso vado, è tardissimo e domani ho la sveglia presto, purtroppo!” si alza, mi da un leggero bacio sulla fronte “Buonanotte e grazie!”

    __________________________________
    CONGRATULAZIONI AD ALE PER LA PATENTE. Facciamole un applausone all togheter!
    Si, niente più giradischi in questo capitolo. Ma mi vorrete bene lo stesso, già lo so.
    A voi le tastiere!
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    Ultima modifica di *Ila*; 17-07-2012 alle 13:25
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  10. #10
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    Predefinito Re: Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia.


    10.
    La nostra forza? Ridere di noi, tra di noi.


    Un peso morto sul divano. Ecco cosa vedo di prima mattina.
    I: “Buongiorno!”
    G: “Giorno giornino giornaletto a te!”
    I: “Sei troppo sveglia Gaia, non è normale. Com’è andata ieri sera?”
    G: “Oh, bene. Ma che dico: benissimo. Siamo stati al cinema e fin qui, tutto nella norma. Ha centrato il genere, mi son divertita a mangiare popcorn con lui. Una volta fuori, abbiamo fatto una passeggiata.” Riflette un attimo “A dir la verità, non so nemmeno quanto abbiamo camminato! Comunque, un passo dopo l’altro, ci siamo scambiati idee, impressioni, esperienze. Ci siamo conosciuti meglio.”
    I: “Ok, e poi?”
    G: “Che palla sei! Mi ha detto che prova una certa simpatia verso di me, ma che non è tipo da definizioni. Così gli ho proposto di frequentarci un po’, poi il tempo aiuterà a capire cosa siamo.” La guardo un po’ rimanendo in silenzio “Che ho fatto, una cazzata?!”
    I: “In pratica vi piacete ma ancora non date l’ufficialità mascherandovi dietro al fatto che volete conoscervi di più. Giusto?”
    G: “Mmm si. Il ragionamento fila.”
    I: “Ahahah scema, io invece ho fatto centro con Ka. Avevamo ragione noi, tra lui e Ale qualcosa c’è, ma è talmente idiota che non si fa avanti. Adesso, proverò a capire qualcosa da lei. Insomma, facciamoli felici!”
    G: “Senti Cupido dei poveri, vedi di lanciare meno frecce e muovere il culo: una piscina ci sta aspettando.”
    I: “Ok, ok.”
    In poco tempo usciamo di casa, pronte per andare da Ale armate di crema solare e occhiali da sole. Veniamo accolte con tanto di abbracci e bibite ghiacciate. Casa sua è meravigliosa. Su due piani con ampio giardino attorno. La piscina è spaziosa con due sdraio e un lettino appoggiati attorno al bordo vasca. L’acqua azzurra è un invito a tuffarsi dentro alla ricerca di frescura. Ci sediamo tutte e tre con i piedi a mollo per chiacchierare, o meglio, spettegolare su Gaia e Dani e sulla loro recente uscita.
    A: “Son contenta, chi va piano va sano e va lontano!”
    I: “Già, ne so qualcosa.” Borbotto pensando alle idee esposte da Ka la sera prima
    A: “Problemi di cuore?” mi chiede ingenuamente lei facendo scoppiare a ridere Gaia
    I: “Io? No per niente! Ahahah riflettevo su alcune teorie Ruggeriane.”
    A: “Ka si è fidanzato?!?” sussulta alzandosi gli occhiali da sole sulla fronte
    I: “Se la fa sotto, altrochè noi uomini duri. Non ti preoccupare, ci penso io!” facendole l’occhiolino in segno d’intesa
    G: “Oh si, adesso Ale sarà sicuramente più tranquilla!”
    A: “Ahahahahahahah” ride lei mentre suona il campanello di casa “Uh, sono venuti!”
    G: “Chi?” domanda curiosa
    A: “I ragazzi! L’avevo accennato anche a loro, ma pensavo non venissero per via delle prove, invece eccoli. Arrivo subito!” si alza ed entra in casa mentre Gaia ed io ci fiondiamo in perfetta coordinazione verso le sedie sdraio per fingere, almeno, di prendere il sole. Pochi minuti dopo veniamo raggiunte da un vociare sempre più vicino.
    K: “Ciao Gaia!” saluta tutto allegro “Oh, ciao anche a te che tenti malamente di abbronzarti.”
    I: “Amo la tintarella di luna.”
    D: “Ahahahah come me!” si intromette il batteriologo battendo il cinque con la mia mano
    I: “Ka, perché non aiuti Ale con le bibite?” esclamo a voce alta per farmi sentire
    K: “Subito, cara.” Mi fa una boccaccia per poi andare con Ale in casa.
    Gaia ormai è andata: sta parlando fitto fitto con Dani. Sono totalmente esclusa dai loro discorsi. Non ho voglia di parlare nemmeno con Pedro, soprattutto per evitare inutili battibecchi. Mi alzo, andandomi a coricare sul lettino sbuffando per il caldo. Sto per sonnecchiare, quando sento qualcosa di gelido muoversi sulla mia schiena. Immediati arrivano anche i brividi per lo sbalzo termico, seguiti a ruota dai miei insulti.
    I: “Ma che cazz* succede?!” inveisco mentre sento qualcuno sedersi sul lettino accanto a me
    P: “Respira, è solo un misero cubetto di ghiaccio che si sta beatamente suicidando sulla tua schiena.” risponde tranquillamente senza perdere la pazienza
    I: “Come mai ho sempre io quest’onore?!” ironizzo acida
    P: “Magari ti sciogli anche tu. Abbiamo iniziato male tu ed io, potremmo continuare così oppure stringerci la mano e ricominciare da capo.”
    I: “Ci penserò. Ora, sparisci!” poi ripenso a Ka e alle sue parole “Anzi, no. Ti devo fare alcune domande. Posso?”
    P: “Ora? Assolutamente no.” mi passa una mano sulla spalla, fa una pernacchia e se ne va verso le bibite, lasciandomi come una cretina a guardarlo.
    K: “Ila, che fai? Guardi il culo di Pedro?!” urla dall’altro lato del giardino per vendicarsi di prima
    P: “Intenditrice la ragazza” ammicca lui mentre la mia rabbia sale a dismisura
    G: “Ma che state dicendo! Intenditrice un corno, manco sa distinguere un bel sedere da uno brutto. Una sera a Roma ho fermato la macchina in centro per farle una lezione su questo argomento con l’aiuto di una nostra amica. Secondo voi è servito a qualcosa?!”
    K: “Stai scherzando, vero?”
    G: “Per niente. È una frana, una vera frana.” Afferma, mentre nella mia testa passa l’immagine di Gaia che atterra Pedro e Ka finendo per mettere il piede sul loro petto in segno di vittoria. Sorrido all’idea.
    P: “Se proprio serve, mi offro come cavia per quel caso umano.” continua imperterrito mentre mi alzo di scatto dirigendomi verso di lui a passo svelto. Mi fissa in modo strano, arretrando leggermente, forse inconsapevole che dietro di sé c’è la piscina. Sorrido in modo malizioso, catturando il suo interesse passandogli lentamente la mano sul petto. Lui, ingenuo, allunga la mano sui miei fianchi. È un attimo: con forza lo spingo all’indietro, catapultandolo in acqua in mezzo agli schizzi.
    I: “Mai giocare con il fuoco.” sentenzio, poi voltandomi verso gli altri “Voti per questo tuffo?”
    D: “Da 10 e lode per astuzia e prestazione. Ahahah”
    K: “Sei la migliore, sempre.” Mi abbraccia dandomi un bacio sulla guancia. Si, il bacio di Giuda, perché due secondi dopo mi prende di peso e insieme ci lanciamo in acqua. Bell’amico.
    D: “Ahahahahah siete due bambini. Anzi, tre contando Pedro!” dichiara dal bordo piscina.
    I: “Gaia, in caso di morte accidentale per mano di questi due, ti lascio la mia chitarra e il mio ipod in eredità…” esclamo facendo ridere tutti, mentre altri schizzi fanno capire che non siamo più soli in acqua. Lotta in arrivo. Salto sulle spalle di Ka, tentando di affogarlo, ma vengo pescata dalle braccia di Pedro che con forza liberano il chitarrista dalla presa per poi abbracciarmi.
    I: “Cos’è proprio non riesci a stare senza di me?!” ironizzo muovendomi energicamente per sciogliere la presa mentre lui comodamente appoggia il viso sulla mia spalla, stringendomi ancora più forte
    P: “Shhh” sussurra al mio orecchio “Goditi l’abbraccio e stop.”
    I: “Allora fatti abbracciare come si deve…” ribatto cercando di voltarmi verso di lui, ma la sua presa me lo impedisce
    P: “Hey, bambina, mi hai fregato una volta con questo metodo. Non ci casco una seconda!” risponde concludendo la frase con un bacio sulla spalla bagnata per poi liberarmi dalla presa. Il tutto, sotto lo sguardo inquisitore di Ka.
    A: “Femmine contro maschi?” propone nuovamente lei e in due secondi siamo nuovamente in mezzo alle urla, agli schizzi e alle risate.


    ____________________________
    I'm back. Questo capitolo è il numero 10, proprio come Del Piero.
    Anche a postarlo, mi faceva ridere questo chapter. Fatevela anche voi una risata!
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