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  1. #1
    V.I.P


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    Predefinito Ora che ci sei, come io vorrei.

    Ok, quando si è pazzi si è pazzi!
    Parlo dopo, intanto buona lettura


    Prologo.


    Marco.

    Ero disteso sul letto con le mani dietro la testa da un bel po'. E tutto perchè oggi erano esattamente tre anni. Tre anni che lei se n'era andata senza dire niente a nessuno. Sapevo benissimo dove si trovava, visitavo il suo profilo Facebook un giorno si e l'altro anche. Era in California da suo zio, che l'aveva accolta a braccia aperte. Probabilmente perchè lei gli aveva spiegato il vero motivo della sua improvvisa partenza, sul quale io mi interrogavo da ben tre anni. Avevo immaginato così tante ipotesi che probabilmente ci avevo anche azzeccato senza saperlo.
    Non c'era giorno in cui non pensassi a lei, e questo non riusciva a rendermi facili le cose. Mio fratello sapeva che quando ero silenzioso o distratto c'era lei nella mia mente. Ormai aveva anche rinunciato a farmi svagare. Non mi consideravo infelice, ma mi mancava. Mi mancava da morire. Se solo avessi saputo perchè me ne sarei fatto una ragione. Ma così.. Era più doloroso del dovuto. Sospirai per l'ennesima volta. Non mi aveva lasciato chiudere occhio quella notte.
    Stavo per impazzire. Dovevo assolutamente sapere perchè se n'era andata così, senza un messaggio o un biglietto. Chi era lei per togliermi il sonno? Me lo doveva, cavolo. Dopo tre anni di silenzio era il minimo!
    Mi misi a sedere e presi il cellulare, preda di un coraggio che non avevo mai avuto in tre anni. Il suo numero lo sapevo a memoria dopo tutte le chiamate che le avevo fatto dopo la sua partenza. Ed ero anche stato patetico, perchè dopo aver scoperto che era scappata in California, aveva cercato il prefisso americano di quello stato per poterla chiamare. Solo che non c'ero mai riuscito perchè ogni volta che dovevo premere il tasto verde, tutte le domande che affollavano la mia mente mi erano sembrate banali o superflue.
    Digitai velocemente il numero e premetti il tasto verde portando il cellulare all'orecchio.
    << Il numero da lei selezionato è inesistente >> recitava la voce registrata al telefono.
    Sentii una stretta al cuore. Perchè faceva così male sentire quelle parole? Mi alzai e corsi alla scrivania, sulla quale c'era il portatile che mi aveva regalato mio fratello. Lo accesi, mangiandomi le unghie per il nervoso mentre aspettavo che si caricasse. Aprii la pagina di internet troppo presto, mandando in palla il computer che si riprese dopo qualche attimo. Cercai i prefissi di tutti gli stati americani. Mi ero aggrappato disperatamente all'idea che fosse uscita e stesse visitando qualche metropoli americana che ancora non aveva visto. Non osavo nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi che avesse cambiato numero. Provai con New York, Nevada, Virginia, Arizona, Montana, Texas.. Provai con tutti, addirittura con l'Alaska, ma la voce registrata diceva sempre la stessa cosa. Mi ero quasi arreso, quando mi balenò in testa un'idea folle: digitai il suo numero senza l'aggiunta di prefissi. Portai il telefono all'orecchio ed attesi col fiato sospeso. Se avesse cambiato numero sarei stato perso.
    Squillava. Il mio cuore smise di battere all'improvviso. Era tornata.



    Iniziare una nuova Fan Fiction quando se ne ha una già in piedi? Credo sia una pazzia, però ormai il danno l'ho fatto, no? ;D
    Vabbè, comunque sia questa storia è nata durante una notte insonne e siccome l'ho scritta di getto ho sentito l'esigenza di condividerla con voi. Mi rendo conto che questo prologo non è un granchè, ma mi auguro che i prossimi capitoli siano molto meglio. Il titolo è una frase modificata di Questa è la mia vita di Ligabue, e ascoltandola mi è sembrata ideale
    Questa storia non sarà eccessivamente lunga, perchè si concentrerà solamente su due personaggi. E' un'esigenza, potrei rischiare di non finirla più altrimenti.
    Smetto di parlare, altrimenti sto qui fino a Natale xD
    Vi lascio il link dei commenti, sperando di trovare qualcuna di voi nel topic
    http://forum.teamworld.it/forum1743/...ml#post7898116
    Un bacio,
    A.

  2. #2
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Eccomi qui a lasciarvi il capitolo che ho appena finito di scrivere!
    Si scopre chi è tornato
    Sperando che vi piaccia o che almeno vi incuriosisca, buona lettura ^^


    Capitolo Uno.


    Serena.

    Rimettere piede sul suolo italiano era stato più facile del dovuto, ma non era stato affatto come me l'ero aspettato. Perchè oltre a mio padre e mio fratello, che erano venuti all'areoporto per potermi riabbracciare per primi, non c'era nessun altro. Ma cosa mi aspettavo? Che dopo essere sparita per tre anni, gli amici che avevo avuto a Milano e che avevo lasciato senza spiegazioni, si presentassero all'areoporto? Non sapevano nemmeno che sarei tornata, così come tre anni prima non sapevano che sarei partita.
    In realtà c'era una persona che sapeva come stavano le cose: Francesca. Solo che non le avevo detto che sarei tornata. Dopo essere partita mi ero fatta sentire per le prime tre settimane, diminuendo poi le e-mail fino a limitarmi a mandarle gli auguri di compleanno o di Buon Natale. Ero stata meschina con lei.
    Dopo essere scesa dall'aereo ed aver recuperato i miei bagagli, con l'ansia di non vederli arrivare sul nastro trasportatore come spesso capitava, ero uscita dalle porte scorrevoli degli arrivi, e tra la folla avevo visto mio padre e mio fratello, entrambi con un sorriso che non finiva più. Erano bellissimi. Gli andai incontro, fermandomi a mezzo metro da loro e appoggiando le valigie a terra. Trattenevo il respiro, come se avessi paura che non mi salutassero. Sorrisi, timida, ed entrambi mi si lanciarono addosso nello stesso momento, abbracciandomi.
    << Ciao >> sussurrai con le lacrime agli occhi. Mi erano mancati da morire, tanto che non riuscivo a capacitarmi del fatto che tre anni prima fossi riuscita ad andarmene con tanta semplicità. Guardai prima mio padre Riccardo che con gli occhi velati di lacrime stava cercando di non farle traboccare dagli angoli, e poi mio fratello Erik che era sempre stato il meno emotivo di tutta la famiglia, e che si limitava a sorridere contento. Quando il momento strappa lacrime finì, recuperai le valigie da terra ed uscimmo insieme dall'areoporto.
    Fuori faceva molto caldo, e nonostante fosse soltanto metà maggio, sembrava che fosse già estate inoltrata. Era una giornata di caldo afoso, di quelle che sono invivibili in città e che ti costringono a chiuderti in casa o in qualche luogo che abbia il climatizzatore a rinfrescare almeno un po' l'ambiente. E io stavo morendo di caldo nei miei jeans a sigaretta.
    Salimmo in macchina, diretti verso Legnano. Dopo aver lasciato l'areoporto di Malpensa, cominciai a notare la differenza tra il paesaggio americano e quello italiano. Innanzitutto la tangenziale italiana non aveva niente a confronto con la superstrada americana, che in California era costeggiata dall'Oceano Pacifico in ogni suo punto. E soprattutto non c'erano quelle enormi ville che sarebbero potute essere abitabili da almeno quattro famiglie e non da una sola vista la loro grandezza, ma si vedevano solamente grandi palazzi. Non osavo definirli grattacieli dopo essere stata a New York, perchè non era ammissibile il paragone. Cambiava anche la tipologia di automobili: era tanto che non ne vedevo così tante di marchio europeo.
    Ero contenta di essere tornata in Italia. Avrei ricominciato tutto da capo, e soprattutto grazie a mio padre. Quando aveva saputo che sarei tornata si era prodigato nel trovarmi un lavoro, e c'era riuscito. Avrei fatto la cameriera in un ristorante di lusso a Legnano in cui non avevo nemmeno mai osato mettere piede. Chissà che diamine c'era andato a fare mio padre. Gliene ero comunque grata, era stato gentile e si era dimostrato ancora una volta il padre premuroso e fantastico che era sempre stato. Avrei cercato di accumulare un po' di soldi e poi mi sarei trovata un appartamento che mi sarei potuta permettere con il mio stipendio, calcolando l'affitto e tutte le spese in bollette. Non volevo gravare ancora su mio padre, ormai avevo venticinque anni ed era ora che cercassi l'indipendenza che sognavo fin da quando ne avevo diciassette. Fortunatamente non mi toccava nemmeno pagare l'università, visto che ero riuscita a prendere la laurea triennale in Mediazione Linguistica prima di partire per la California.
    Sorrisi sollevata. Avrei ricominciato tutto da capo e magari sarei riuscita ad essere felice come lo ero stata una volta. Purtroppo però, tra tutti i pensieri che mi affollavano la mente, c'era una persona che non riuscivo a scacciare totalmente.
    E quella persona si chiamava Marco.



    http://forum.teamworld.it/forum1743/...-ci-sei-2.html

  3. #3
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Ecco un altro capitolo!
    La storia del ristorante non è di mia invenzione, esiste davvero nel mio umile paesino di provincia, e costa così tanto .-.
    Vabbè, buona lettura gente! ^^


    Capitolo Due.


    Serena.

    Era arrivato il fatidico primo giorno della mia nuova vita. Il giorno in cui mi sarei messa in gioco e avrei dimostrato a me stessa di essere veramente in grado di costruirmi una vita.
    Ok, era semplicemente il primo giorno di lavoro in un ristorante che non avevo mai visto se non dall'esterno e nel quale, molto probabilmente, avrebbero preteso troppo da me. Se cominciavo così però non sarei andata lontano. Il pessimismo aveva sempre fatto parte del mio DNA, e non riuscivo a non pensare al peggio ogni volta che c'era qualche novità nella mia vita. Il problema non era lavorare per della gente di "alto rango", ma mi preoccupava il fatto di non riuscire a fare al meglio il mio lavoro. Il giorno precedente mi avevano chiamato per dirmi di andare al ristorante: il proprietario voleva parlare con me per darmi le basi per poter lavorare al meglio. Appena ero entrata nel suo "ufficio" e mi aveva vista, aveva esclamato: << I tuoi capelli sono troppo lunghi, dovrai tenerli sempre legati >>. E questo era soltanto uno dei punti a suo sfavore. Dovevo rigorosamente sorridere a delle persone che avrei odiato a pelle per il semplice fatto che si potevano permettere una cena che costava dai 75 euro in su, avrei dovuto recitare a memoria quello che c'era nei piatti che avrei portato e che sarebbero cambiati ogni sera, non avrei avuto tempo per cenare, e soprattutto avrei indossato un'orribile divisa con una camicia bianca che mi faceva sembrare di venti chili più grassa e dei pantaloni neri che erano talmente stretti da costituire una seconda pelle. Oltre a questo, non sembrava male. E la paga che mi offrivano era molto più di quanto avessi desiderato, quindi non mi restava altro che fare quei piccoli sacrifici.
    Erano le sette meno dieci ed ero già davanti al ristorante, in una via secondaria del centro della cittadina. Si chiamava Jolie. Ed era jolie davvero, molto. Ma anche se avessi avuto tutto l'oro del mondo non ci sarei mai andata a cena. Non avevi nemmeno possibilità di scelta! O meglio, ce l'avevi. Tra primo e secondo, ed eventualmente carne o pesce. E la cena era costituita da tredici portate, più il dolce. Anche quello lo potevi decidere.
    Dopo aver fatto due profondi respiri, varcai la soglia.
    << Buonasera, Serena! Vieni con me >> mi accolse il proprietario, un cinquantenne piuttosto socievole, accompagnandomi agli spogliatoi dei dipendenti. Non ci potevo credere, era lussuoso anche quello! Armadietti personali in legno color ciliegio stile ottocento, tre lavandini dorati con uno specchio di dimensioni gigantesche appeso alla parete sovrastante e il pavimento coperto da moquette color panna. Per non parlare dei quattro bagni lì accanto, più grandi di quello di casa mia. Rimasi quasi a bocca aperta.
    << Per oggi ci sarà lui ad aiutarti, dalla prossima settimana dipenderai solo e totalmente da te! Mi raccomando, non mi deludere. E raccogli i capelli! >> esclamò, prima di uscire dalla stanza e lasciarmi sola con quel ragazzo. Mi voltai a guardarlo, rivolgendogli un sorriso imbarazzato che ricambiò subito.
    << Ciao, sono Matteo! >> disse amichevole porgendomi la mano, che strinsi subito presentandomi a mia volta.
    << Ok, hai già la divisa quindi ti devi solo raccogliere i capelli. Sbrigati a farlo! >> mi intimò togliendomi di mano la borsa e chiudendola in un armadietto. Mentre raccoglievo i capelli in uno chignon cominciò a spiegarmi: << Ogni cameriere di questo ristorante si occupa di dieci tavoli. Oggi io e te ce li divideremo, quindi cinque e cinque. Aumenteremo di giorno in giorno, fino a che non sarai al passo con gli altri. Ti prego, sorridi sempre! Se cercano di intrattenerti scusati e vai avanti col lavoro, non sei qui per parlare! Il resto te lo dico mentre siamo in azione. Hai fatto?! >> chiese impaziente. Annuii e mi sorrise cercando di rassicurarmi.
    << Iniziamo? >> chiesi con un sorriso tirato. Mi prese per le spalle e mi guardò negli occhi serio, spiazzandomi completamente.
    << Non essere tesa, è molto più facile di quello che sembra! Segui me e andrà tutto perfettamente >>
    Uscimmo dallo spogliatoio alle sette in punto, e ci fiondammo in cucina. La guardai per bene, confrontandola con la sala che avevo visto prima. Era più grande di tutto il ristorante! Matteo mi porse un aggeggio strano e sospirai disperata: non c'era nessun blocchetto per le ordinazioni, bensì un pallmare. Ok che le tecnologie all'ultima moda non mi dispiacevano, ma non avevo la più pallida idea di come funzionasse quella cosa. Matteo si prodigò di spiegarmi anche quello pazientemente, e rispose anche alla mia domanda un po' insolente. Se non c'erano ordinazioni da fare, a cosa serviva quello? Per far sapere allo chef che cosa doveva preparare e in quale quantità. Imbecille io che non c'ero arrivata da sola.
    Seguivo Matteo da una parte all'altra ascoltando ogni suggerimento e osservando ogni suo movimento. Se prima ero terrorizzata all'idea di quel lavoro, adesso ero elettrizzata e mi sembrava che nelle vene scorresse adrenalina al posto del sangue. Mi piaceva, ero contenta. I dieci tavoli che dividevamo erano quasi tutti occupati dai prenotati, meno uno che toccava a me servire. Il tempo passava più velocemente di quanto mi aspettassi, e quando uscii dalla cucina per portare l'ennesima portata ad un tavolo, Matteo mi avvisò che era stato occupato anche l'ultimo e che avrei dovuto prendere le ordinazioni. Dopo aver posato l'ultimo piatto davanti ad un cinquantenne stempiato e grassoccio, mi voltai sorridendo verso l'ultimo tavolo. E mi sentii mancare. Insieme a suo fratello Omar, Danilo, Carmine e altri due uomini c'era seduto Marco. Un Marco cresciuto dall'ultima volta che l'avevo visto, cambiato quasi completamente nell'aspetto esteriore. Capelli un po' più corti e non piastrati, e a giudicare dal viso era anche un po' più in carne di come l'avevo lasciato. E poi era cambiato lo stile nel vestire. Probabilmente anche un po' perchè si trovava in un ristorante di lusso, però una giacca aveva sostituito le immancabili felpe o magliette rigorosamente nere dei suoi gruppi preferiti, e i jeans larghi e strappati avevano lasciato spazio a dei pantaloni neri della taglia giusta. Ma nonostante questo, era ancora bello come il sole. E aveva ancora quel sorriso mozzafiato che gli avevo sempre invidiato. Scossi la testa obbligandomi a distogliere lo sguardo da lui e mi avvicinai a Matteo che aveva un attimo di pausa.
    << Facciamo cambio di tavolo. Tu prendi il 22 e io il 23 >>
    << Perchè? >> chiese confuso guardandomi. Decisi di mentire in modo da obbligarlo a fare a cambio.
    << C'è seduto il mio ex che ho lasciato per un altro. Se gli porto un piatto potrebbe rompermelo in testa >>
    << E' la prima e ultima volta >> disse rubandomi di mano il pallmare e avviandosi al tavolo. Sospirai di sollievo. Marco mi avrebbe sicuramente vista nel corso della serata, ma almeno avrei evitato qualsiasi contatto con lui. Presi i tre piatti che uno degli aiuto-cuoco mi offriva ed uscii in sala. All'improvviso non vedevo l'ora che quella serata finisse, o almeno che loro se ne andassero. Per tutto il tempo in cui stettero seduti a quel tavolo sentii quattro paia di occhi trapassarmi la schiena con la loro insistenza senza nemmeno essermi assicurata che mi stessero guardando.


    Marco.

    Come ogni volta che Claudio ci chiedeva di andare a cena con lui, ci ritrovavamo al Jolie. Quel ristorantino non mi dispiaceva affatto, ma mi mancava il mio "libero arbitrio". Volevo scegliere che cosa mangiare, non dover decidere tra carne e pesce.
    Ci sedemmo al solito tavolo che immancabilmente Claudio aveva prenotato. Eravamo io, Ka, Dani e mio fratello più Claudio e Pierpa. Stavo bene in loro compagnia, mi davano quella spensieratezza e allegria che mi mancava da tre anni, liberando la mia mente da ogni pensiero.
    << Pè, ma quella non è Serena? >> mi chiese innocentemente mio fratello, facendomi strozzare con il sorso di Coca Cola che stavo bevendo. Tossii un po' e mi voltai verso una ragazza mora che stava letteralmente scappando dalla sala. Dani e Ka erano allibiti quasi quanto me. Io sapevo che era tornata, o almeno la "telefonata" che avevo fatto mi aveva detto che lei era in Italia. E adesso me la trovavo a fare la cameriera nel ristorante preferito del mio produttore discografico. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso, così come mio fratello, Dani e Ka. Ora che sapevo che era tornata a Legnano avrei fatto di tutto per scoprire il vero motivo della sua partenza.



    Non mi piace ._.
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  4. #4
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Dopo una mega cena storica con mio fratello (ovvero Mc Donald's xD) sono riuscita a finire il capitolo!
    Scusate l'attesa, ma sono stata impegnata in questi giorni.
    Buona lettura! ^^


    Capitolo Tre.


    Serena.

    Ero tornata in Italia da un mese e mezzo, ormai. Luglio era arrivato e aveva portato con sé il caldo afoso tipico dell'estate, e anche quel giorno, nonostante fosse mezzanotte passata, si moriva. In quel periodo la mia vita sociale non aveva affatto preso una piega positiva. Le uniche persone con cui avevo contatti oltre alla mia famiglia erano la fidanzata ed il migliore amico di mio fratello. Confortante, considerando che avevano diciassette anni. E Matteo, al quale però, con mio grandissimo stupore, non piacevano le donne. Ed era un vero peccato, perchè era un ragazzo bellissimo! L'avevo sempre detto io, i ragazzi migliori sono occupati o gay.
    Avevo appena finito il turno al ristorante e mi stavo cambiando in uno dei bagni dello spogliatoio dei dipendenti. Sospirai di sollievo, liberandomi di quegli aderenti pantaloni neri che mi uccidevano ogni sera e di quella terribile camicia "ingrassante". Presi la borsa e tirai fuori il vestito che avevo preparato per poter uscire dopo. Mio fratello era alla Notte Bianca. Non a Milano, come sarebbe stato logico visto che era la città della moda, ma a Legnano. Indossai il vestito: era semplice, di cotone, stretto all'altezza del seno e largo sotto, lungo fino a metà coscia di uno strano colore azzurrino che faceva risaltare la mia pelle abbronzata. Sciolsi i capelli, pettinandoli con la spazzola di Hello Kitty che mi aveva regalato mio cugino in America proprio perchè sapeva che la odiavo. Ai piedi misi i sandali blu ed uscii, sorridendo a Matteo.
    << E dove vai così nuda? >> chiese, prendendomi per mano e facendomi girare su me stessa.
    << Notte Bianca, devo sorvegliare mio fratello. Vieni? >> domandai facendogli gli occhioni dolci. Non mi dispiaceva affatto stare con mio fratello, però avevo bisogno di una compagnia diversa. Più grande.
    << Ti accompagno e basta >> rispose sorridendo. Mi accontentai, almeno i cosiddetti "morti di fi*a" mi sarebbero stati lontani finchè rimanevo con lui.
    << D'accordo. Andiamo! >> esclamai tirandolo per un braccio. Lasciai la borsa in macchina e mi portai dietro solamente il portafogli e il cellulare, che poi avrei affidato alla ragazza di mio fratello.
    Camminavamo a braccetto in mezzo alle strade del centro, che erano a dir poco affollate. Matteo decise di abbandonarmi ai piedi della piccola salita che portava allo spiazzo dove c'era la zona della musica house, dandomi un bacio sulla guancia e lasciandomi sola. Cominciai a camminare, cercando di farmi spazio tra tutta la gente che c'era. Non avevo immaginato che potesse attirare così tante persone, così mandai un messaggio a mio fratello chiedendogli dove fosse di preciso, altrimenti sarei potuta stare fino alle due a cercarlo.
    << Permesso! >> urlai, per sovrastare la confusione creata dalla musica, ad un ragazzo che si era piantato in mezzo alla mia strada giusto in quel momento. Si voltò di scatto, come sopreso di sentire la mia voce, e lo riconobbi. Era G, ovvero Giacomo, il mio fidanzato storico. Non era cambiato di una virgola: i capelli neri erano sempre curati e della stessa lunghezza, gli occhi scuri intensi che mi avevano fatto innamorare mi fissavano emozionati e curiosi, le labbra carnose e morbide che mi avevano regalato mille e più baci e altrettante emozioni curvate in un sorriso. Io e G ci eravamo conosciuti sui banchi di scuola, in seconda media, quando lui si era trasferito con i suoi genitori da Perugia. Il nostro primo bacio ce l'eravamo dato per scherzo durante la festa di Halloween, grazie al gioco della bottiglia. E c'era piaciuto così tanto che poi avevamo continuato a darcene smettendo di giocare e cominciando ad uscire insieme, piccoli ed inesperti, senza sapere niente dell'amore. E quando era arrivato il momento di scegliere le scuole superiori eravamo ancora insieme, ma avevamo scelto strade diverse. Io il liceo linguistico, lui lo scientifico. E nonostante avessimo avuto meno tempo per poterci vedere e stare insieme, il nostro legame non era stato affatto scalfito dalle nuove conoscenze che tutti e due avevamo fatto. Anzi, si era rafforzato, resistendo per tutti e cinque gli anni della scuola superiore. In quei cinque anni avevamo capito cosa voleva dire veramente amare, cosa voleva dire poter contare sull'altro sempre, aver bisogno dell'altro anche per le piccole cose. Avevamo cominciato ad amarci nel vero e proprio senso della parola. E dopo c'era stata l'università. Io mi ero accontentata di una laurea triennale in Mediazione Linguistica, lui aveva deciso di percorrere la strada della Giurisprudenza.
    Eravamo stati insieme quasi dieci anni, e non per abitudine, come spesso può succedere dopo tanto tempo, ma perchè ci amavamo tremendamente. Fin da quando ci eravamo dati quel primo bacio avevo sempre pensato che lui fosse tutto quello di cui avevo bisogno nella mia vita. Era il mio fidanzato e il mio migliore amico. Con lui avevo fatto tutte le cavolate possibili, dalla prima sbronza alla prima sigaretta al primo spinello. Eravamo cresciuti insieme, avevamo imparato a conoscerci stando uno accanto all'altra ogni giorno, sostenendoci, aiutandoci, maturandoci. E mentre maturavamo noi, era maturato anche il nostro amore. Tutti dicevano di non aver mai visto un amore sincero come il nostro. E poi io, da brava stupida, l'avevo lasciato. Perchè? Perchè volevo fare le mie esperienze. Quali? Non lo avevo mai saputo nemmeno io. Mi ero accorta troppo tardi che non avevo bisogno di altre esperienze per poter vivere a pieno la mia vita. Lui era più che sufficiente, ma me n'ero accorta dopo essere partita. Era ancora la persona più importante della mia vita, dopo tutto il primo amore non si scorda mai.
    << Esse! >> esclamò abbracciandomi stretta. Cavolo, quanto mi era mancata la stretta sicura e protettiva delle sue braccia! Ricambiai l'abbraccio stringendolo e me più del dovuto, per annusare il suo profumo. Era sempre lo stesso, quello che gli avevo regalato io dopo due anni di relazione. Non l'aveva cambiato nemmeno dopo che l'avevo lasciato.
    << Hai finito di fare l'americana? >> chiese allontanandosi un po' per guardarmi negli occhi. Mi persi letteralmente in quelle iridi scure, dimenticandomi quasi di rispondere. Sorrisi, scuotendo la testa per riprendermi.
    << Da un mese e mezzo ormai! Ora lavoro al Jolie, ho intenzione di trovarmi un appartamento tutto per me. Come procede la tua vita? >> domandai, raccontandogli praticamente tutto quello che avevo fatto da quando ero tornata in un secondo. Non che avessi fatto molto, ovviamente. Avrei voluto dirgli così tante cose.. Eppure me ne stetti zitta ed ascoltai la sua risposta.
    << Sono quasi laureato ormai, mi manca l'esame finale che darò a settembre. Ho già deciso che master fare, devo solo sperare di essere convincente. Mi sei mancata, Esse >> sospirò, senza staccare i suoi occhi dai miei. Mi fece tenerezza, così d'istinto lo abbracciai buttandogli le braccia al collo. Sentii le sue braccia circondarmi i fianchi e stringermi a sé.
    << Ci sono cose di noi che mi mancano, G. Anche le più stupide >> sospirai allontanandomi un po' da lui, quel tanto che bastava per poterlo guardare negli occhi.
    << Ma tu mi hai lasciato >>
    << E' stata la caz*ata più grande che io abbia mai fatto >>
    << Se potessi tornare indietro, Esse.. >> sussurrò appoggiando la sua fronte alla mia, accarezzandomi una guancia con un dito. << Se potessi tornare indietro farei di tutto per dimostrarti che io e te saremmo potuti essere felici insieme per tutta la vita >>
    << G, tu me l'hai sempre dimostrato e io l'ho sempre saputo. Ma sono stata stupida e impulsiva, e ho fatto la cosa peggiore che potessi fare. Non per niente dopo sono partita >> spiegai, guardandolo dritto negli occhi. Sorrisi malinconica, e lui mi imitò subito. Il cellulare che tenevo in mano vibrò, avvisandomi dell'arrivo di un messaggio. Sospirai e mi allontanai un po' da lui, intenzionata ad andarmene.
    << Tuo fratello ti cerca >> disse guardando il mio cellulare.
    << Infatti >> sorrisi mostrandogli l'aggeggio. Mi diede un bacio sulla fronte, dolcissimo, e poi sussurrò un ciao.
    Risposi, e dopo mi allontanai verso il bar alla ricerca di mio fratello. Trovai subito Federico, il suo migliore amico, che si fece notare saltandomi letteralmente addosso in segno di saluto. Era brillo. Mi feci condurre da mio fratello e mi liberai di cellulare e portafoglio, dandoli a Giulia, la sua ragazza.


    Continua sotto

  5. #5
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Marco.

    Liberi da ogni impegno musicale, eravamo i soliti quattro della compagnia più Francesca, la ragazza di Ka. Avevamo deciso di passare la serata in un bar, ma quando eravamo usciti ci eravamo resi conto che c'era la Notte Bianca e che muoversi in centro sarebbe stato impossibile. Così, per evitare di essere assaliti dalle fan, ci eravamo rifugiati sulla collinetta dove facevano musica house, visto che probabilmente non avrebbero apprezzato il genere. Una birra e quattro chiacchiere in tranquillità, era tutto ciò che ci serviva.
    E nonostante tutto però, non riuscivo a togliermi dalla testa Serena. Sapevo che c'era, sapevo che era in Italia. Ma dopo quella sera al Jolie non l'avevo più vista, e non sapevo come fare a parlare con lei. Non potevo presentarmi a casa sua e nemmeno telefonarle. Più che non potere, non ne avevo il coraggio. Ma l'avrei fatto prima o poi, assolutamente. Non mi bevevo la storia che aveva raccontato a tutti dicendo che se n'era andata per il senso di colpa verso Giacomo, non me l'ero mai bevuta. C'era altro, e mi avrebbe detto cosa.
    << No, non c'è >> disse esasperato mio fratello Omar. Mi voltai verso di lui, non capendo cosa volesse dire.
    << Chi non c'è? >> chiesi confuso. Scoppiarono a ridere tutti nello stesso istante, e capii che si parlava di me.
    << Tu, idiota! Sono dieci minuti che ti chiamo >> esclamò ridendo.
    Scocciato, mi voltai verso il palco sul quale il DJ stava "suonando", e poco più avanti di noi la vidi. Stava facendo la stupida con un ragazzo, visibilmente più piccolo di lei, sulle note della canzone che stava passando in quel momento. Saltellava ridendo, bella da mozzare il fiato com'era sempre stata. I boccoli neri lunghi fin sotto il seno le incorniciavano il viso perfetto, con gli occhi azzurro cielo e il naso alla francese e le labbra carnose. Era dimagrita, forse troppo, ma restava comunque stupenda.
    << Cosa guardi? >> chiese Francesca mettendosi accanto a me e guardando nella mia stessa direzione. Si portò una mano sulla bocca, sconvolta: << Ommioddio! Ma allora è tornata davvero! >> esclamò, e due secondi dopo le corse incontro strappandola di mano al ragazzo. Si abbracciarono per un tempo che non seppi quantificare, probabilmente per qualche minuto.
    << Io non riesco a capire come faccia a non essere arrabbiata con lei! Non si è più fatta sentire, e adesso guardala: è come se non fosse successo niente! >> borbottò Carmine accanto a me attirando l'attenzione di tutti. Non gli era mai andato giù il fatto che fosse sparita così, lasciando da sola Francesca. Erano migliori amiche dai tempi dell'asilo, e Serena se n'era andata all'improvviso abbandonandola. Probabilmente Francesca pensava che il motivo fosse più che valido, cosa che noi ragazzi stentavamo a credere.
    << Ma se a lei va bene, cosa ci posso fare io? E' la sua migliore amica >> sospirò guardandole.
    Mi voltai nuovamente verso di loro e il mio cuore accelerò i suoi battiti. Si stavano avvicinando.



    Commenti: http://forum.teamworld.it/forum1743/...-ci-sei-4.html

    PS: Forse il dieci rivedo i Finley! *-*

  6. #6
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Domani vado a vedere i Finley dopo una vita! *-*


    Capitolo Quattro.


    Serena.

    Se fuori sembravo tranquilla e spensierata, al mio interno c'era un vero e proprio uragano. Il cuore aveva preso a battere così velocemente che mi ritrovai a fare attenzione se il braccio sinistro formicolasse precedendo l'infarto, e il mio stomaco, molto probabilmente, stava facendo le capriole o si stava attorcigliando su sè stesso perchè avevo una nausea incredibile mentre Francesca mi trascinava verso di loro.
    Francesca.. La guardai, sforzandomi di sorriderle. Mi aveva vista e mi era subito corsa incontro, abbracciandomi. Come due sceme ci eravamo lasciate sfuggire una lacrima, che era subito stata seguita da una risata nervosa e imbarazzata. Ero così sollevata: non mi odiava, non mi aveva cancellata dalla sua vita e non sembrava intenzionata a farlo. Mi voleva bene, come aveva sempre fatto, fin da quando avevamo quattro anni. Era lei, la mia migliore amica. Capelli lisci castani che le arrivavano alle spalle, occhi verdi vivaci e pieni di voglia di vivere, labbra sottili, naso piccolo. Alta e magra, perfetta. Solare, semplice, dolce, giocosa, simpatica, spigliata. Era la bambina che avevo conosciuto nella sala mensa dell'asilo, la mia piccola compagna di giochi che poi era diventata la mia grande compagna di vita. Semplicemente la mia Franci.
    << Ma chi era quello? >> chiese guardandomi maliziosamente. Si riferiva a Federico, con il quale stavo scherzando poco prima che arrivasse. Era brillo e mi faceva ridere, così ne avevo approfittato per farmi una risata.
    << Per carità, è il migliore amico di mio fratello >> risposi, sforzandomi di assumere un tono tranquillo. Cosa che non mi riuscì, a giudicare dallo sguardo di Francesca. Stava cercando di rassicurarmi, e lo capii anche dal fatto che mi accarezzò un braccio, dolcissima.
    << Stai tranquilla, nessuno di loro ti odia >>
    Mi fermai di botto, prendendola per le mani e guardandola dritta negli occhi. Le dovevo delle scuse.
    << Franci, di loro non mi importa molto ora. Sono felicissima di sapere che tu non mi odi. Sai, pensavo che sarei tornata e che avrei dovuto ricominciare tutto daccapo.. E l'ho fatto, però la mia preoccupazione più grande era quella di averti persa per sempre e.. >>
    << Esse, stai zitta un attimo! Siamo amiche da sempre, io e te, come hai anche solo potuto pensare che io ti odiassi? >>
    << Me ne sono andata all'improvviso chiamandoti sul cellulare dall'areoporto due minuti prima di partire! >>
    << Non ti odio, e non potrei mai farlo, scema! Sicuramente ti saresti potuta far sentire più spesso, ma immaginavo come stessi e il bisogno che avessi di cambiare aria, di allontanarti da quello da cui eri scappata.. Ma i miei compleanni te li sei sempre ricordati >> disse, facendomi ridere. << E sai che su quelli non ci sarei passata sopra! Ma tra noi c'è sempre stato quel legame che abbiamo definito indissolubile! I km di distanza non contano niente, tu sei sempre stata la mia migliore amica, anche quando c'era un oceano a dividerci. E sai che se me l'avessi chiesto sarei salita su quell'aereo con te senza esitare >>
    L'abbracciai stretta, ritrovandomi come ogni volta in quello che era sempre stato il mio porto sicuro. I suoi sguardi e soprattutto i suoi abbracci avevano un effetto calmante su di me, era la mia valeriana personale, e sentii la confusione dentro di me diminuire un po'. Tentò di allontanarsi per proseguire verso i ragazzi, ma la attirai a me nuovamente.
    << Ancora un momento >> la supplicai cercando di farle credere che volessi sentire ancora il suo abbraccio, ma in realtà volevo che quello che mi aspettava tardasse ad arrivare. Non mi preoccupavano loro tutti insieme, ero preoccupata soltanto per lo sguardo che mi avrebbe rivolto lui.
    Lei rise, con la sua risata cristallina e contagiosa.
    << Dai stupida, non ti mangiano! >>
    Mi allontanai da lei, guardandola allarmata. Come diavolo aveva fatto a capire?!
    << Sono la tua migliore amica, ricordi? >>
    Mi stampò un bacio sulla guancia tutta contenta, e corse letteralmente verso gli altri lasciandomi indietro.
    Com'era che diceva Ligabue in una sua canzone? Ah sì: "E ti senti ad una festa per cui non hai l'invito"..


    Marco.

    Indugiava, qualche metro più avanti rispetto a noi, guardandosi i piedi e torturandosi le mani, come ogni volta che era nervosa. Possibile che mi ricordassi ancora ogni piccola sfumatura del suo carattere?
    Attendeva che Francesca o qualcuno di noi facesse il primo passo, e non fui l'unico a capirlo, perchè mio fratello Omar le andò incontro e la strinse in un abbraccio sussurrandole qualcosa che non riuscii a capire. Capii soltanto che lo stava ringraziando con lo sguardo, perchè gli occhi di Serena si riempirono di gratitudine. Poi lui si voltò verso di noi e le passò un braccio dietro la schiena appoggiando la mano sul fianco di Serena avvicinandola a noi. All'improvviso sentii l'impulso di staccare a morsi la mano di mio fratello. Sgranai gli occhi, stupito da me stesso. Ero geloso e lei non era mia, così come non lo era mai stata.
    Scossi la testa, per scacciare via quei pensieri assurdi, e mi avvicinai al gruppo. Vidi Ka rivolgerle un sorriso tirato, cercando di mettere da parte i suoi rancori. Decisi di non fare la parte di quello scorbutico e la salutai con un gran sorriso che cercai di far risultare sincero ed un abbraccio che non feci durare a lungo. Quando mi allontanai sembrò rilassarsi definitivamente e sospirò, come se avesse appena superato una prova incredibilmente difficile. Forse per lei rincontrarci lo era stata.
    << E Ste? >> chiese subito. Ci irrigidimmo un po' tutti a quella domanda. Allora non passava inosservato solo a noi che lui non ci fosse più tra la compagnia. Non ricevendo alcuna risposta si imbarazzò e spostò lo sguardo da tutt'altra parte. Fu Francesca a rompere il ghiaccio che si era creato.
    << Ti sei persa un po' di cose, ma recupererai tutto. Hai da fare domani sera? >> le domandò sorridente.
    << Lavoro >> rispose frettolosa, allontanandosi anche da mio fratello che la teneva ancora vicino a sè. Sembrava che qualcosa l'avesse turbata improvvisamente. Si sentiva assolutamente un pesce fuor d'acqua, e potevo capirla. Dopo tutto oltre a Francesca e Omar, nessuno di noi stava cercando di aiutarla a sentirsi a proprio agio. Mi sentii quasi cattivo, ma avevamo tutti bisogno di tempo per abituarci nuovamente alla sua presenza.
    Una ragazza che avrà avuto ad occhio e croce diciotto anni le appoggiò una mano sulla spalla facendola voltare.
    << Sono ubriachi >> le disse soltanto. Vidi Serena alzare gli occhi al cielo e sussurrare un'imprecazione che non riuscii a comprendere.
    << Dove sono? >> sbuffò.
    << Stanno venendo qui ma non ho capito a fare cosa. Parlano in napoletano >> disse indicando due ragazzi che si avvicinavano barcollando, uno dei due somigliava molto a Serena ed intuii che quello fosse suo fratello. Fecero ancora qualche passo e ci raggiunsero lasciandosi poi cadere a terra ridendo.
    << Mi spieghi come faccio a controllarti se tu fai le ca**ate prima del mio arrivo?! >> domandò esasperata a suo fratello.
    << Tu sei arrivata tardi >> si giustificò quello mettendosi a sedere.
    << Lavoravo, imbecille! E tu >> esclamò minacciosa voltandosi verso l'altro ragazzo che ancora rideva: << Se vomiti nella mia macchina ti distruggo! >>
    Gli porse una mano, aiutandolo ad alzarsi con qualche difficoltà, e mi fece quasi pena. Sembrava incredibilmente fragile vicino a quella sottospecie di orso che faceva gravare tutto il suo peso su di lei.
    << Vuoi una mano? >> domandai all'improvviso, preoccupato. Si voltò verso di me fulminandomi.
    << No! >> rispose facendomi venire i brividi. Era stata gelida, e sperai vivamente che fosse stata una reazione involontaria dovuta al fatto che era arrabbiata con suo fratello.
    << Franci, ci sentiamo per telefono. Il numero è sempre lo stesso, non so se qualcuno te l'ha detto >> disse, e si allontanò insieme agli altri. Allora l'aveva vista la chiamata che le avevo fatto quel giorno! Mi aveva lanciato una frecciatina innocua. Ora dovevo decidere se rispondere o meno alla provocazione.



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  7. #7
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Buonasera ragazze!
    Credo che sia ora di postare u.u
    Scusate se ci metto "secoli", ma i capitoli li scrivo volta per volta, quindi dipende tutto dal tempo che ho e dall'ispirazione.
    Ad esempio, questo capitolo non mi piace per niente .-.
    Comunque sia smetto di parlare, perchè ora mi devo preparare psicologicamente per seguire l'impresa dell'Udinese per giocare la Champions' League. Che patriota che sono stasera
    A proposito, grazie a tutte per i commenti


    Capitolo Cinque.


    Serena.

    << Ti sei persa un po' di cose >> aveva detto Francesca. Tre anni non sono un po' di cose, in tre anni può cambiare tutto. E lo si era capito dal fatto che non appena mi ero accorta dell'assenza di Ste e avevo chiesto spiegazioni, nessuno mi aveva dato risposta. Avevo fatto una semplice domanda cercando di comportarmi normalmente, ma la mia curiosità era stata fin troppo invadente a giudicare dalla reazione generale. Ed era stata quella a turbarmi. Prima della mia partenza qualcuno si sarebbe sicuramente "sbloccato" spiegandomi la situazione, invece l'unica cosa che avevano fatto era stata guardare in direzioni diverse, senza preoccuparsi di rassicurarmi. E poi Francesca, senza nemmeno accorgersene, aveva detto una frase che mi aveva lasciata quasi senza fiato per il dolore. Cavolo, ma cosa credevo?! Che una volta tornata avrei trovato tutto come prima? Non ero stata via tre giorni, ero stata via tre anni! Pensavo davvero che tutto sarebbe rimasto com'era alla mia partenza, ma avevo aperto gli occhi solamente quando mi ero trovata in mezzo a quel silenzio imbarazzante.
    Che per fortuna Giulia aveva spezzato, avvisandomi che mio fratello e Federico erano ubriachi. Proprio per quel motivo mi trovavo sul divano e non nel mio letto. Perchè pur di evitare di essere sgridata anche dai genitori di Federico, avevo preferito che stesse a dormire nel mio letto. Non appena mio padre l'avesse saputo si sarebbe infuriato. Mi aveva dato la responsabilità di mio fratello per una sera e io l'avevo riportato a casa ubriaco. Brava sorella che ero!
    << Ehi buongiorno >> salutò Giulia interrompendo il flusso dei miei pensieri, prendendo posto al mio fianco e appoggiando la testa sulla mia spalla. A quanto pareva aveva dormito molto poco anche lei per stare dietro a quel cretino di Erik, sembrava esausta.
    << Buongiorno >> risposi mettendole un braccio intorno alle spalle. Io avevo badato a Federico fino alle quattro, quando aveva smesso di vomitare e si era addormentato profondamente, senza dare più segno di doversi alzare. Per sicurezza però avevo messo un secchio accanto al letto, sperando vivamente che lo centrasse se ne avesse dovuto avere bisogno.
    << Vuoi un caffè? >> chiesi voltandomi giusto un po' per guardarla. Sembrava davvero che ne avesse bisogno anche lei, a giudicare dalle occhiaie che le contornavano gli occhi.
    << Volentieri >> rispose alzandosi e porgendomi le mani per fare lo stesso. Le strinsi e balzai in piedi nonostante fossero solamente le nove di mattina. Normalmente avrei dormito per altre tre ore, ma i pensieri che affollavano la mia testa non mi lasciavano la tranquillità necessaria per potermi rilassare abbastanza da permettermi di chiudere occhio. Mentre mi occupavo di preparare il caffè, Giulia si gustava qualche biscotto.
    << Sai Esse, mi dispiace per ieri sera.. Gliel'avevo detto di non ubriacarsi >> disse quasi in un sussurro, scusandosi al posto di mio fratello. Era veramente dispiaciuta e mi fece una tenerezza incredibile.
    << Giù non è colpa tua, tranquilla! >> la rassicurai rivolgendole un sorriso.
    << Ma tuo padre si arrabbierà sicuramente >>
    << Si lo so, ma li capisco quei due. Anch'io alla loro età mi ubriacavo da brava stupida, solo che non avevo nessuno che mi riportasse a casa e si assicurasse che stessi bene. Almeno so che sono al sicuro e che stanno bene >>
    << Allora.. >> cominciò con la bocca piena, prendendosi un po' di tempo per ingoiare: << Hai incontrato qualcuno di interessante ieri sera? >>
    << Qualcuno tipo chi? >> domandai divertita. Chissà dove voleva arrivare con quel discorso.
    << Non lo so.. Ad esempio un certo G >>
    Sorrisi, prendendo le due tazze di caffè e appoggiandogliene una davanti. Mi sedetti di fronte a lei e cominciai a raccontarle tutto. Di me e Giacomo, della conoscenza con i ragazzi, della mia partenza, dei tre anni in America, del ritorno, dei miei pensieri rivolti a Marco e della sera precedente. Stette in silenzio per tutto il tempo del racconto, limitandosi a commentare con strane smorfie o sorrisi. In quel momento lei era l'unica che sapeva tutto della vicenda, nei minimi particolari. Mi faceva davvero piacere parlare con lei: non la vedevo come la fidanzata di mio fratello che si impicciava degli affari miei, la sua non era una curiosità cattiva, era una curiosità interessata, quasi preoccupazione. La vedevo come un'amica pronta a dispensare consigli ogni volta che ne avessi avuto bisogno. Ed ero contenta del rapporto che si era venuto a creare tra noi due, almeno non ero come quelle sorelle str**ze e acide che fanno di tutto per farsi amiche le fidanzate dei fratelli per indurle a lasciarli. E poi mio fratello era davvero felice con Giulia, mi ricordava me quando stavo con Giacomo.
    Il mio cellulare appoggiato sul tavolino del soggiorno vibrò due volte, avvisandomi dell'arrivo di un messaggio. Andai a prenderlo e tornai a sedermi vicino a Giulia, che attendeva curiosa che le dicessi chi fosse.
    "Ciao S, sono Franci. Posso passare da te? Voglio parlarti. Ti voglio bene e mi sei mancata".
    << E' Francesca, viene qua >> dissi a Giulia, che capì e si alzò.
    << Grazie per la colazione Esse. Vi lascio sole >> si abbassò per baciarmi una guancia e salì le scale per andare da mio fratello.
    Sospirai. Ero proprio curiosa di sapere che cos'avesse da dirmi.


    Marco.

    Erano passate due settimane dalla sera in cui avevamo visto Serena e non si era più fatta sentire nè vedere. Non che ne avesse motivo visto com'era stata trattata, ma avevo l'impressione che ci stesse accuratamente evitando limitandosi ad uscire solo con Francesca, costringendoci a sorbire un Ka piuttosto intrattabile. Infatti era appena entrato in studio sbattendo violentemente la porta alle sue spalle. Probabilmente anche quel giorno Francesca gli aveva dato buca per Serena.
    << Io non ne posso più! >> sbraitò appoggiando a terra la chitarra, ancora avvolta dalla custodia. Era furioso, tra poco gli sarebbe uscito il fumo dalle orecchie come nei cartoni animati. Mi scappò da ridere, ma mi trattenni per evitare di ricevere un pugno dritto sul naso.
    << Ti ha dato buca ancora? >> domandò Dani tranquillo.
    << Avevamo organizzato 'sta serata da più di un mese, e lei mi dice che stasera escono insieme perchè Serena ha il turno a pranzo e quindi è libera! Ma sapete dove vanno?! Perchè è quello che me le fa girare! >>
    << Dove? >> chiesi cercando di trattenere le risate. Chissà che diamine avrebbero dovuto fare. Per farlo arrabbiare così ci voleva una gran fantasia.
    << Al cinema a vedere Cars 2! >> sbuffò. Io e Dani ci guardammo scoppiando a ridere nello stesso istante. Non riuscivamo più a fermarci, tanto che io ero stato costretto a sedermi su un divanetto e mi tenevo la pancia per il dolore. Ka ci guardava furioso, attendendo che ci riprendessimo. Ma dubitavo che sarebbe successo presto, più cercavo di trattenermi e più mi veniva da ridere.
    La suoneria di un cellulare riempì la stanza, oltre alle nostre risate, e vidi Ka guardare il display del cellulare stupito e arrabbiato.
    << E' Serena >> disse serio. Ed io sbiancai smettendo di ridere. Che cavolo voleva da lui? Ricominciavo con la gelosia. Dovevo smetterla, assolutamente. Non mi faceva bene essere geloso di tutto e tutti, soprattutto per una ragazza che non era mia.
    << Metto il vivavoce, state zitti >> ci ordinò premendo il tasto verde.
    "Pronto?" rispose piuttosto freddo lui.
    "Pronto, Ka? Sono Serena. Non riattaccare che ti devo dire una cosa"
    "Cosa vuoi?"
    "Non annullare niente per stasera. Francesca mi ha detto che avevate organizzato qualcosa"
    "E quindi?"
    "Quindi ho chiamato al lavoro e mi sono fatta spostare il turno"
    "Perchè?" domandò stupito.
    "Perchè non voglio essere la causa della fine del vostro rapporto. E mi sembrava una buona occasione per darti motivo di smettere di odiarmi"
    "Io non ti odio" disse deciso, ma un po' stupido.
    "Faccio finta di crederci. Buona serata Ka, ciao" e riattaccò senza dargli tempo di rispondere.
    Tirò un sospiro di sollievo e si voltò sorridendo. Forse quel giorno saremmo riusciti a concludere qualcosa.
    "Suoniamo?"
    Sorridemmo tutti e tre. Dovevo ringraziare Serena per avergli fatto passare l'incazzatura dopo avergliela fatta venire.



    Non ha un senso logico xD
    Commenti qui

  8. #8
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Bene bene, donzelle, eccomi qua!
    Domani parto, me ne vado alla Hawaii (se fate finta di crederci è meglio u.u)
    Chiedo scusa per l'ora, ma siccome faccio sempre tutto all'ultimo momento, mi sono ritrovata con la valigia ancora da fare e mia madre che mi minacciava
    Sto zitta e posto, va! Ci si sente venerdì
    Bonne lecture! ^^
    Ps: non l'ho riletto, scusate eventuali errori (:


    Capitolo Sei.


    Serena.

    "Ti aspetto fuori! Franci".
    Appena accesi il cellulare dopo essermi cambiata nello spogliatoio mi arrivò il messaggio di Francesca. Nonostante fosse l'una di mattina, aveva deciso che saremmo uscite ugualmente fino all'alba, a detta sua. Io sarei andata a dormire molto volentieri, ma mi doveva raccontare cosa avevano fatto lei e Carmine la sera precedente. Mi maledii per aver permesso che la loro serata fosse possibile, ma mi ero sentita costretta a farlo, altrimenti sarebbe potuto succedere quello che assolutamente non volevo per Franci. Mi raccontava che ultimamente Carmine era intrattabile, così avevo capito cosa stava per succedere e avevo fatto in modo che non succedesse. Non mi ero mai sentita perspicace com'ero stata in quel momento.
    << Cos'è quel faccino desolato? >> domandò Matteo passandomi accanto con la camicia azzurra a quadri ancora aperta. Non potei fare a meno di dare un'occhiata e notai la "tartaruga" favolosa che aveva.
    << Peccato che non ti piacciano le donne.. >> sospirai sottovoce.
    << Come scusa? >> chiese divertito. Bene, mi ero pure fatta sentire!
    << Sei sprecato, ragazzo mio! >> esclamai con fare teatrale per "distrarlo". Rise e mi si parò davanti alzando un sopracciglio con fare malizioso.
    << Smettila, stupido. Cosa fai dopo? >>
    << Non ho casa libera, mi dispiace >> rispose mettendosi a ridere ancora. Chiuse i nostri armadietti e prese la mia borsa uscendo dallo spogliatoio. Sbuffai, e dopo qualche secondo lo seguii mettendomi a correre per raggiungerlo ormai fuori dalla porta del ristorante.
    << E finiscila! >> esclamai saltandogli addosso da dietro, facendolo barcollare per qualche istante sotto al mio peso improvviso. Mi aggrappai alle sue spalle con le braccia e gli circondai i fianchi con le gambe ridendo. << Che poi dico, si va in giro con la camicia aperta? >> gli chiesi.
    << Non hai l'esclusiva sui miei addominali >> rispose continuando a camminare verso l'entrata principale del Jolie. Si fermò all'improvviso e mi porse la borsa. << Chi aspettavi? >> domandò a bassa voce.
    << Francesca >> risposi ed alzai lo sguardo verso la strada, ritrovandomi davanti non solo lei, ma anche gli altri quattro. Quello era stato un vero e proprio colpo basso! Presentarsi con tutti quando aveva detto che ci saremmo state soltanto noi due. Non ero arrabbiata, ma avrebbe potuto dirmelo. Avrei fatto un'entrata in scena migliore. Probabilmente sapeva meglio di me che se mi avesse detto che c'erano anche loro sarei scappata a casa senza farmi vedere. Erano due settimane che uscivamo soltanto noi due, i ragazzi li avevo sempre evitati. Quando la mattina dopo la Notte Bianca era venuta da me, le avevo detto che avrei potuto rinunciare a qualsiasi amicizia, meno che alla sua. Si era adeguata senza batter ciglio, ma a quanto pare non era d'accordo con la mia decisione visto che ora ce li avevo tutti davanti.
    << Ciao Esse >> salutò Franci, con un tono che lasciava intendere che le avrei dovuto molte spiegazioni per quella scenetta. Scesi dalla schiena di Matteo e mi avvicinai a lei dandole un bacio sulla guancia.
    << Ciao Franci. Ragazzi >> dissi facendo un cenno con la mano.
    << Ah, è così che lavori? >> mi chiese divertito Omar stampandomi un bacio sulla guancia. Gli sorrisi, contenta che almeno lui si comportasse con me come aveva sempre fatto, e lo abbracciai. Anche Carmine mi si avvicinò e mi salutò con una pacca sulla spalla che mi fece ridere. Almeno era un passo avanti, no? Mi sorrise, quasi riconoscente, ed io mi voltai verso Matteo.
    << Hai da fare? >> domandai. Lo stavo fulminando per costringerlo a dire di no.
    << Ho il turno a pranzo domani, vorrei dormire >> rispose sorridendo. Forse non l'avevo fulminato abbastanza, ma tanto avevo il suo numero di cellulare per farmi sentire al più presto.
    << Scuse. Vai via, zoc*ola! E chiuditi la camicia! >> esclamai spingendolo verso il limite del marciapiede. Lui rise come un vero e proprio idiota e mi diede un bacio sulla guancia.
    << Ciao cogl*ona! >> urlò allontanandosi.
    << Chi è? >> domandò Franci. Pensavo che aspettasse un momento prima di iniziare con il terzo grado. Alzai gli occhi al cielo, sorridendole.
    << Matteo, lavora con me e ha ventisei anni. Abita ad Arconate, ha un fratello e non gli piacciono le donne >>
    Con la coda dell'occhio vidi Marco tirare un sospiro di sollievo e rilassarsi. Si era irrigidito quando ci aveva visti arrivare e si era sbloccato soltanto quando avevo detto ad alta voce l'orientamento sessuale di Matteo.
    Che provassimo le stesse sensazioni?
    Scossi la testa per scacciare quei pensieri assurdi, e salutai anche lui e Danilo sorridendogli.


    Marco.

    Era davvero incredibile la gelosia che avevo nei confronti di qualsiasi cosa riguardasse Serena! Quando l'avevo vista aggrappata a quel tipo avevo dovuto raccogliere tutte le mie forze per evitare di corrergli incontro e tirargli un pugno dritto sul naso, e magari romperglielo. Gli sarebbe servito da lezione per non toccarla più. Quando poi avevo sentito parlare di "esclusiva sugli addominali" avevo rischiato di farlo davvero.
    Invece eravamo seduti al tavolo del bar che frequentavamo da sempre. Ka e Franci parlavano tra di loro, lanciandosi sguardi e sorrisi complici, Dani era intento ad inviare sms con il cellulare, e mio fratello aveva preso il monopolio su Serena. Sembrava che se la stesse per mangiare. E, come al solito, l'unico cogl*one escluso ero io. Sbuffai, bevendo un sorso della mia birra.
    << Hai delle foto degli anni in California? >> le chiese Omar.
    << Certo, ho la digitale nella borsa. Vuoi vederle anche tu? >> domandò, voltandosi verso di me. Sorrisi. Nonostante la stessi trattando di mer*a da quando era tornata, si era dimostrata amichevole.
    << Certo >> risposi. Prese la digitale, azzurra come i suoi occhi, e la accese.
    << Guai al primo che ride per le foto imbarazzanti! >> esclamò prima di iniziare. Annuimmo tutti e due, molto poco convinti, ed avvicinai la mia sedia alla sua per poter vedere meglio.
    Cominciò a sfogliarle, spiegando nomi, situazioni e aneddoti con naturalezza, a volte ridendo così tanto da non riuscire a continuare. E più parlava, e più mi sentivo morire. Era meravigliosa, ed era a pochi centimetri di distanza da me. A volte non riuscivo nemmeno a concentrarmi su quello che diceva, tant'ero concentrato a guardare il suo profilo, quelle labbra morbide che si muovevano veloci, quasi sempre curvate in un sorriso. Più mi concentravo su quelle, più non riuscivo a trattenere l'impulso di farle mie. Sospirai, soffiandole addosso.
    << Cos'hai? >> chiese con un tono che sembrava preoccupato.
    << Niente.. E' che la California è così bella >> dissi con fare sognante, dopo aver visto la foto di un tramonto sul mare. Che scusa del caz*o che avevo trovato! Omar mi guardò come se fossi impazzito, forse aveva capito il vero motivo del sospiro.
    << Lo so >> rispose lei invece, con un tono malinconico.
    << Ti manca? >> mi uscì dalla bocca. Mi resi conto soltanto dopo aver pronunciato quella domanda che la risposta avrebbe potuto ferirmi.
    << A volte. Non mi manca la California in sè, mi mancano loro >> spiegò facendoci vedere una foto di gruppo. Insieme a lei c'erano altre quattro ragazze e tre ragazzi che ci aveva già descritto precedentemente. << Mi è mancata di più l'Italia. Come fanno la pizza qua non la fanno da nessuna parte! >> esclamò facendoci ridere.
    << Hai mangiato una pizza da quando sei tornata? >> le chiesi, curioso.
    << Una volta >>
    << Sabato sera andiamo a cena tutti insieme, e ci mangiamo una pizza! >> dissi deciso, trovando il consenso di mio fratello e di Dani, che aveva preso ad ascoltare la conversazione.
    << Se non lavoro molto volentieri, devo vedere i turni domani >>
    << Ok, poi mi farai sapere >> risposi. Con la scusa degli orari al lavoro avrei potuto scriverle senza destare sospetti. In lei almeno, Omar e Dani mi guardavano già con un sopracciglio alzato.
    Sbuffai. Che amici rompi balle che avevo! Ma senza di loro come avrei fatto?



    Et voilà! C'è uno sviluppo, finalmente!
    I commenti qui u.u (:

  9. #9
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    Tornata sana e salva da questi cinque giorni che sono stati terribili, posto!
    Comunque sia, mi aspettavo più commenti u.u ce ne sono solo due, pochi ma buoni comunque
    Vedete di commentare, altrimenti sciopero. Tanto ormai si sciopera pure per delle stron*ate, posso farlo anch'io.
    Pace e amore, gente!

    Ps. L'episodio della discoteca mi è successo veramente, solo che mi ha salvata un tizio che non conoscevo

    Pps. Devo dividere il capitolo in due .-.

    Capitolo Sette.


    Marco.

    Quella ragazza era un vero e proprio dono dal cielo. Mi aveva scritto la sera dopo l'invito che le avevo fatto dicendomi che aveva fatto cambio di turno al lavoro per poter uscire con noi. Così mi ero anche permesso di farle dei complimenti banali, del tipo "sei fantastica", ma che detti da me erano assolutamente sinceri.
    E così eravamo già in pizzeria, mancava soltanto Serena che aveva avuto un contrattempo con suo fratello. Ci aveva detto che cosa ordinare per lei, per non farci attendere troppo.
    Fissavo l'entrata della pizzeria incapace di concentrarmi su altro. Ero ansioso di vederla arrivare e prendere posto accanto a me. Chissà come mai i miei "amici" avevano lasciato il posto libero vicino a me. Come se mi dispiacesse sapere di passare la serata seduto accanto a lei.
    << Parcheggia e arriva >> annunciò Francesca dopo aver letto il messaggio che le era arrivato.
    Cominciavo già ad agitarmi, come quando da piccolo volevo a tutti i costi avere il giocattolo che stava usando mio fratello. Mi sistemai meglio sulla sedia, cercando di mettermi più comodo. Mi passai una mano tra i capelli, nervoso più che mai, e tentai anche di specchiarmi nel riflesso del coltello, ma non ci riuscii. Non feci in tempo a posarlo sul tovagliolo che fece la sua entrata. La guardavo rapito, e mi sembrava di vedere una di quelle scene dei film fatte a rallentatore. Era meravigliosa: indossava dei pantaloncini corti di jeans, una maglia bianca con una vecchia foto di Parigi in bianco e nero stampata al centro, stretta all'altezza del ventre e che man mano che saliva si allargava, lasciando scoperte le spalle abbronzate. Ai piedi dei sandali bianchi e la borsa dello stesso colore azzurrino dei jeans. I capelli erano sciolti, e se li era spostati tutti sulla spalla sinistra lasciando scoperta parte del collo, al quale aveva una catenina d'argento con un ciondolo che raffigurava metà cuore.
    Mi guardò e sorrise dolcemente. Volevo salutarla e dirle che era bellissima, ma Francesca mi anticipò.
    << Ciao Esse! Caz*o che fi*ona che sei! >> esclamò allegra. Serena rise di gusto, prendendo posto accanto a me senza battere ciglio. Beh, io sarei stato più dolce.
    << Tu sei di parte, Franci. Ciao ragazzi, scusate il ritardo! Ho un fratello stupido >> si scusò rivolgendosi a tutti.
    << Anch'io >> risposi. A giudicare dall'espressione di Omar, che era seduto di fronte a lei, non sembrava che fosse d'accordo con la mia affermazione.
    << Sono io che ho il fratello stupido, non lo ascoltare >> le disse.
    << Ti sbagli >> protestai.
    << Zitti! Non cominciate a stuzzicarvi già ora >> esclamò facendo da paciere tra noi due. Ormai ci avevano rinunciato tutti, quando cominciavamo era la fine. Gli altri nemmeno ci ca*avano più tant'erano esasperati. Cominciammo a parlare del più e del meno tra di noi, e più parlavo con lei più mi sembrava che ogni ostacolo che c'era stato tra di noi sparisse come se non ci fosse mai stato. Come se i tre anni in cui era stata via non esistessero, come se il mio desiderio, anzi necessità di sapere la verità sulla sua fuga non ci fosse più. Parlammo anche dopo che arrivarono le nostre ordinazioni, impiegandoci molto più tempo del dovuto per finire. Alla fine della cena ci alzammo, e dopo che ognuno pagò per sè, uscimmo passeggiando lì vicino cercando di deciderci sul da farsi.
    << Ragazzi, ho una proposta! La settimana di ferragosto avete qualche impegno musicale voi? >> chiese, con gli occhi luccicanti di speranza.
    << No, ad agosto abbiamo impegni solo l'ultima settimana >> rispose Dani al posto di tutti. << Perchè? >> aggiunse poi curioso.
    << Sapete che ho quell'appartamento al mare? Ecco, avevo pensato che potremmo rifugiarci lì due settimane. Sempre se ne avete voglia o non avete altri impegni. Io ci vado comunque, ma mi è sembrato carino chiedervelo >> spiegò fermandosi.
    << E tu come fai con il lavoro? >> chiese Francesca.
    << La settimana di ferragosto il Jolie è chiuso, e dopo sono in ferie. Però queste settimane ho il doppio turno ogni giorno, a partire da domani >> sbuffò triste.
    << Non è male come idea! Ti faremo sapere, tanto c'è tempo >> le risposi sorridendo.
    Riprendemmo a camminare, decidendo che avremmo fatto un salto in discoteca.


    Serena.

    Non erano sembrati molto entusiasti quando gli avevo proposto di andare due settimane al mare senza alcuna spesa, ma io almeno ci avevo provato. Tanto ci sarei andata comunque, con o senza loro. Mi mancava il mare, dopo tutto in California ero stata abituata troppo bene.
    Eravamo in macchina, viaggiando in direzione Milano. Eravamo perchè insieme a me c'era Pedro, che troppo pigro per camminare aveva optato per la mia macchina, parcheggiata decisamente più vicino. Frugava nel mio ipod, cercando qualcosa che gli piacesse da ascoltare. Si soffermò su "Best of you" dei Foo Fighters.
    << Bella scelta! >> esclamai decisa. Anche se era una delle loro canzoni più conosciute, la trovavo assolutamente eccezionale sia dal punto di vista melodico che testuale.
    << Lo so, sono un DJ eccezionale! >> rispose ridendo. Gli diedi uno schiaffo scherzoso sul braccio e continuai a guidare in silenzio, fin quando arrivammo vicino alla zona della discoteca. Logicamente di parcheggio non ce n'era, era sabato sera ed eravamo in centro, così fui costretta a fare il giro tre volte fin quando trovai un posto che si era appena liberato. Scendemmo dalla macchina e ci avviammo all'entrata, attendendo che arrivassero gli altri.
    << E' la prima volta che vengo in questo posto >>
    <<Eri già partita quando l'hanno aperto >> disse rabbuiandosi. Non osai chiedergli niente. Quando ci raggiunsero tutti gli altri entrammo. Per fortuna di fila non ce n'era, data l'ora. Cercammo un divanetto sul quale sederci, trovandone uno dalla parte opposta rispetto all'entrata. Ci sedemmo, appoggiando tutto quello che non ci serviva.
    << Vado a prendere da bere, cosa volete? >> chiesi, alzandomi in piedi.
    << Ehi mora >> disse un tizio da dietro. Mi voltai e vidi che erano in tre, di sobrio non ce n'era nemmeno uno. Li ignorai totalmente e tornai a guardare i miei amici.
    << Hai proprio un bel culo! >> esclamò un altro appoggiandoci non troppo dolcemente la mano sopra. Ok, va bene provarci, ma che modi! Mi voltai verso di lui, avvicinandomi pericolosamente al suo viso.
    << Anch'io ce l'ho un posto per la mia mano >> dissi maliziosa. Lui sorrise, lanciando un'occhiata ai suoi amici. Quando si voltò di nuovo verso di me feci scattare la mia mano, dandogli uno schiaffo in pieno viso. Probabilmente gli sarebbe rimasto il segno sulla guancia per qualche giorno. In risposta mi strinse un polso talmente forte da farmi male, ma non dissi niente. Era furioso.

  10. #10
    V.I.P


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    Predefinito Re: Ora che ci sei, come io vorrei.

    << Tro*a >> disse rabbioso. Da dietro arrivò Marco che mi strappò di mano al tizio e mi spinse su un divanetto, e Carmine che si occupò di minacciare tutti e tre per farli andare via. Con la sua stazza e la faccia da str*nzo riusciva sempre ad evitare ogni tipo di litigio o, come in questo caso, rissa. Insomma, io contro un tipo irascibile come lui non mi ci sarei mai messa, nemmeno se avessi avuto come fidanzato Mike Tyson.
    Marco si sedette vicino a me e mi massaggiò il polso, guardandomi preoccupatissimo. Si sedette anche Carmine che mise un braccio sulle spalle di Francesca, guardandomi con un sorrisino divertito stampato sulle labbra.
    << Cosa c'è? >> chiesi sbuffando.
    << No, dico: gli hai girato la faccia! >> esclamò mettendosi a ridere. Lo seguii a ruota, un po' per scaricare la tensione e un po' perchè mi ero messa davvero d'impegno per rendere quello schiaffo efficace. Peccato che fossi riuscita solo a farlo incaz*are.
    << Caz*o Esse, stai bene? >> domandò Franci, abbassandosi davanti a me e accarezzandomi una guancia.
    << Certo che sto bene, tranquilla. Allora cosa volete da bere? >> dissi alzandomi nuovamente in piedi.
    << Vengo con te questa volta >> annunciò Omar mettendosi subito al mio fianco. Che caz*o, manco mi avesse presa a pugni. Insomma, non era niente di grave!
    << Ok >> sospirai. Rinunciavo già in partenza a dissuaderlo, tanto se non fosse venuto lui con me si sarebbe proposto suo fratello, e se non l'avesse fatto lui ci sarebbe stata Francesca che avrebbe pregato Ka. Da sola non ci sarei sicuramente andata dopo quella scena.
    Ci dissero quello che volevano da bere ed andammo al bar. Mi appoggiai al bancone, credendo che Omar facesse lo stesso, invece vidi le sue mani appoggiarsi accanto alle mie e sentii il suo petto aderire alla mia schiena.
    << Così evitiamo scene spiacevoli >> mi sussurrò all'orecchio. Annuii, anche se imbarazzata. Poteva essere considerata una posizione equivoca vista da fuori. Sperai soltanto che gli altri non ci vedessero, volevo evitare altri interrogatori. Appena arrivarono le ordinazioni mi voltai, porgendo due bicchieri a Omar che non si allontanò di mezzo centimetro. Presi le tre bottiglie di birra che rimanevano e gli feci cenno con la testa di tornare al tavolo.
    Appena ci sedemmo, decisi che avrei finito in fretta il mio bicchiere di coca cola e sarei tornata a casa con la scusa della sveglia. Ormai era quasi l'una e io mi dovevo alzare alle otto per andare al lavoro. Era plausibile.
    << Ti ha infastidito qualcuno? >> mi chiese Pedro vedendomi agitata. Che poi che motivo avevo di agitarmi se con Omar non era successo niente e lui non aveva strane intenzioni? Mamma mia, che teghe mentali che mi facevo!
    << No no, tuo fratello ha un buon metodo contro i morti di fi*a >> risposi sorridendo. Sorrise anche lui e riprese a parlare con Dani e Ka, mentre io mi guardavo la punta dei piedi. Mi sporsi sul tavolo e presi il polso di Francesca per guardare l'ora. Era l'una e mezza, potevo andarmene.
    << Bene, io vado a casa >> esclamai. Presi il bicchiere e lo finii tutto in una volta sola, raccolsi la borsa e me la misi in spalla.
    << Ti accompagno fuori? >> chiese Pedro alzandosi.
    << Non ho intenzione di prendere a sberle nessuno, tranquillo! Fatemi sapere per la proposta che vi ho fatto ragazzi. Buonanotte! >>
    Stanca morta riuscii ad uscire dalla discoteca senza imprevisti e salii in macchina guidando fino a casa con la testa libera da ogni pensiero. Non appena mi misi a letto, però, la mia mente venne affollata da mille pensieri. Soprattutto dal gesto di Omar, che mi aveva messa in imbarazzo. Aveva detto che l'aveva fatto semplicemente perchè nessuno mi disturbasse ulteriormente, ma potevo esserne sicura? Insomma, da quando ero tornata era sempre stato carino con me, mi aveva invitato ad uscire un miliardo di volte ma avevo sempre detto di no, quando ci vedevamo non faceva altro che parlare con me riservandomi le più piccole attenzione. Era una situazione strana ed esasperante, considerando che morivo ogni volta che vedevo suo fratello. Non sapevo come comportarmi. Forse avevo sbagliato ad invitarli al mare insieme a me, stare lontana da entrambi avrebbe potuto essermi d'aiuto. Ormai era tardi, però. Troppo stanca per riuscire a pensare, decisi di rilassarmi e mettermi a dormire in vista della giornata che mi aspettava. Tanto non avrei trovato una soluzione neanche pensandoci per mesi.


    Yeee, ce l'ho fatta!
    Voglio i commenti o sciopero davvero u.u oggi sono pretenziosa, lo so u.u

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