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Discussione: In Ogni Istante

  1. #1
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    Jan 2009
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    Predefinito In Ogni Istante

    Salve a tutte,ragazze!
    E' un pò di tempo che procedo nella scrittura di questa fan fiction,ed ho deciso di iniziare a postarla oggi,primo giorno di primavera.
    Io sono nuova di questo forum:ho iniziato a frequentare TW per via della mia ammirazione verso i Sonohra (come forse si capisce dal mio nick =)),ma la musica dei Finley non mi è mai dispiaciuta,e recentemente una grande amica (non facciamo nomi,giusto,Sofia?=D) mi ha fatto appassionare fino a darmi l'ispirazione per il racconto qui sotto.
    Spero di non annoiarvi con i miei post e di vedere commenti numerosi e crudeli (scrivere mi piace e vorrei potermi sempre migliorare) e perdonatemi le imprecisioni che commetterò,non essendo informata al 100% sulle caratteristiche dei componenti della band.Detto questo,a voi il primo chap!



    Capitolo 1

    “G…G...Grendene…Greselin…G...”
    “D…D…Dal Castello…Dalle Molle…De Tomasi…Dalla Riva…D…”
    “Promosse!!!”



    Un sorriso si disegnò sulle labbra di Giulia,mentre i suoi occhi erano ancora chiusi.
    Come quasi ogni mattina,il suo primo pensiero era stato dedicato a quel momento,nell’ormai lontano 20 luglio,in cui con una semplice occhiata ad un tabellone aveva messo la parola fine ad una porzione importantissima della sua vita.
    Dal momento in cui aveva letto i risultati della maturità,era divenuta a tutti gli effetti una diplomata e il cordone ombelicale che da cinque anni la legava al liceo classico Zanella,in quel giorno di fine luglio luminoso,pulito e vuoto come mai prima,era stato tagliato.
    Ci aveva messo qualche settimana a realizzarlo e a prendere coscienza della novità più sorprendente:era ufficialmente uscita dal mondo della scuola,quello che l’aveva accolta quando era solo uno scricciolino impaurito di sei anni;la donna che,ormai diciottenne,stava diventando,era pronta a fare il suo ingresso nel mondo dei grandi,a partire dall’università.
    Quella mattina di metà settembre Giulia si alzò con una sensazione diversa addosso.
    Scese in cucina,si scaldò una tazza di acqua nel microonde e tirò fuori una bustina di tè,dello zucchero e l’occorrente per prepararsi delle fette biscottate.
    Un’occhiata di striscio all’orologio le dimostrò che erano quasi le dieci:un vero record,considerando che nei giorni precedenti,quando non aveva impegni al mattino,si mostrava al mondo non prima delle undici.
    “Sarà il mio orologio biologico che sente il cambiamento”sorrise fra sé.
    Nelle settimane precedenti,infatti,tutti quanti,dai telegiornali ai suoi amici e coetanei ‘neo-quintaroli’,le avevano ripetuto più volte che proprio quel lunedì le scuole avrebbero riaperto.
    Le veniva ancora da ridere se pensava al gelato che aveva condiviso solo qualche giorno prima con sua cugina Lucia,Agnese,i due Nicola ed Emmanuele,la fantastica compagnia che si era creata solo pochi anni prima all’interno del coro giovanile di cui tutti e sei avevano fatto parte: soltanto un cono con tre palline aveva tirato su di morale il povero Ema,il più giovane del gruppo,costretto sui banchi dell’ITIS per un altro anno,mentre tutti gli altri potevano già sventolare il loro diploma.
    Lucia era partita per Trento,verso il suo secondo anno di musico-terapia;Agnese era tornata all’ospedale dove faceva fruttare il suo diploma di operatrice sanitaria;i due Nicola stavano per trasferirsi,rispettivamente,a Padova,per frequentare la facoltà universitaria di informatica e a Savona,sotto le dipendenze di un prestigioso albergo del luogo.
    Restava solo lei,nel suo piccolo paesino in provincia di Vicenza,ma non per molto.
    Giusto il tempo di salutare gli ultimi amici e parenti,le colline e i luoghi cari,e si sarebbe lasciata alle spalle Malo,la provincia di Vicenza,il Veneto.
    Non da sola,però.
    Un trillo del cellulare la spinse ad abbandonare la colazione ormai terminata e a raggiungere lo studio,dimora del suo scassato e vecchissimo telefonino,quasi perennemente sotto carica.
    “Good morning,Giugia!Consiglio di guerra nel pomeriggio?”
    “Andata!Coppa Wafer al gelataro de Magrè?”
    “Ore 16.Passo e chiudo”
    “E anche questo pomeriggio abbiamo trovato qualcosa da fare”sorrise la ragazza fra sé.
    Il mittente e destinatario di quei serafici messaggi era Sofia,la depositaria di una grande amicizia nata tra i banchi di scuola cinque anni prima,cresciuta e rafforzatasi a suon di chiacchierate,sabati sera insieme,scherzi,compiti passati,musica.
    Sì,tanta,tantissima musica,quella era l’essenza della bella maranese,e probabilmente anche un punto di forza della loro amicizia.
    Sofia era una dei rari giovani che potevano sostenere con i fatti di “vivere di e per la musica”:ascoltava una quantità incredibile di cantanti,districandosi tra mostri sacri e gruppi semi-sconosciuti,e poi suonava e componeva per proprio conto.
    Il sogno?Sembra quasi scontato:entrare a far parte di quel firmamento che tanto ammirava e diventare componente della colonna sonora di qualche persona.
    Eppure Giulia era convinta che Sofia avesse le carte in regola per farcela sul serio.
    Una volta vestita la ragazza,la mente che ancora fluttuava a mezza via tra i ricordi e i sogni,si sedette davanti al piano,godendosi una delle sue ultime mattinate in compagnia dello strumento che l’aveva accompagnata durante tutta l’adolescenza.


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    Ultima modifica di Giulia4Sonohra; 21-03-2011 alle 14:14

  2. #2
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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    Capitolo 1

    Un paio di gambe accavallate nervosamente al di sotto di un tavolino un po’ defilato,nella “terrazza chiusa/ingresso” della gelateria,una mano che attraversava con un gesto istintivo la lunga e liscia chioma scura,l’altra che tamburellava sul tavolo al ritmo di una melodia irriconoscibile,a pochi centimetri dallo schermo dell’IPhone silenzioso;Sofia stava aspettando la sua amica,che era in ritardo.
    All’interno della compagnia,in realtà,quella che non sapeva rispettare un orario che fosse uno era Elisa,la biondina tutto pepe che si era guadagnata il titolo di sua migliore amica,o al massimo Daniela,un’altra bionda,dal sorriso contagioso.
    Verona e Pavia,tutte e due si erano volatilizzate,pensava Sofia.
    Insieme a Giovanna ed Elena,trasferitesi a Bologna,all’altra Daniela,che aveva scelto anche lei Verona,ad Angelica,volata a Birmingham per inseguire i suoi sogni sulle punte.
    “Restiamo solo io e la Giù”rifletté la ragazza,leggermente a disagio,mentre cercava di tenere a bada almeno una delle paure che le affollavano la mente.
    Sofia aveva sempre avuto un animo dolce,nascosto dietro una cortina di sofisticata timidezza,ma c’erano certe cose che non era mai stata in grado di fronteggiare senza affondare i denti nel labbro inferiore per scacciare il timore.
    Il cambiamento era una delle sue bestie nere,e in quel periodo la sua vita era tartassata da esso.
    Incredibile quanto fosse cambiato tutto: solo due mesi prima lei e le altre avevano promesso e spergiurato che non si sarebbero mai divise veramente,che l’amicizia avrebbe superato confini solidi come i chilometri e sottili come gli impegni e che l’università era semplicemente una fase attraverso la quale si doveva passare,un po’ come un esame della patente,prima di poter tornare,strombazzando baldanzose,a vivere la propria tranquilla vita nel rispettivo,sonnacchioso paesino.
    Era stata una bella bugia,Sofia doveva riconoscerlo.
    Però poi era arrivata la realtà,quella che nel giro di due settimane ti fa salutare con i lacrimoni che premono dietro gli occhi le persone che erano diventate le tue certezze,quelle che ti saresti tagliata una mano piuttosto di vedere andar via.
    Ma la mano te la tieni e le tue amiche partono,i bei momenti diventano un dolce passato e la distanza opprime i sentimenti.
    E presto sarebbe toccato anche a lei partire.
    “Bè,pensiamo al lato positivo:almeno posso distrarmi dalla “Paura Numero Uno” con la “Paura Numero Due”…quella di non riuscire…”
    Nella busta accuratamente racchiusa all’interno della borsetta posata sulla sedia accanto alla sua,infatti,pulsava una lettera di raccomandazioni fresca di stampa,nella quale poteva racchiudersi il suo futuro.
    Sempre se la fortuna e il suo coraggio si fossero decisi a venire fuori e a fare qualcosa per lei,per una volta.
    “Shof!Ci sono!Scusa il ritardo”una Giulia sfiatata si lasciò cadere mollemente sulla sedia di fronte alla prima,chiudendo qualche istante gli occhi,come per riprendere fiato dopo una corsa.
    “Ho fatto un giro e non mi sono accorta dell’ora!Ero andata a dare un’occhiata alla vecchia scuola ed ho trovato la Donata!Una tirata che neanche ti immagini!”
    Sofia sorrise,Giulia era sempre la solita romanticona.
    Tanto attaccata ai ricordi,da andare a vedere la sua vecchia scuola un’ultima volta prima della partenza.
    “La nostra amata/odiata Donny!Ha già deciso che classe asfissiare con ‘il suo Dante’,quest’anno?”
    “Ha detto che ha soltanto una seconda del linguistico e una quarta:tra un paio d’annetti dovrebbe raggiungere la pensione”sorrise Giù.
    Donata era il nome della loro austera professoressa di italiano,la donna che aveva fatto loro imparare la letteratura rischiando costantemente anatemi e maledizioni varie.
    Tutto sommato,però,le si erano affezionate.
    Era diventata preziosa quanto e più di ogni altro momento che avevano trascorso all’interno delle familiari mura del liceo,ancora protette dalla pericolosa libertà dell’università.
    “Poi ho fatto un salto in libreria…”continuò la ragazza.
    Solo in quel momento Sofia si accorse della borsetta di plastica che la ragazza aveva posato a terra accanto alla sedia.
    “Vedere assolutamente!”intimò,da brava amante della carta stampata quale era.
    Oceano Mare?”lesse poi sul titolo,una volta ricevuto il volume.
    Il suo sguardo completo di sopracciglia inarcate si fermò sul volto dell’amica.
    Giulia si sciolse in un sorriso:“Sono satura di classici,avevo voglia di un po’ d’azione e sono secoli che non leggevo qualcosa di marinaro”.
    “Tanto perché andiamo in una città molto marinara,eh!”scherzò Sofia.
    “Infatti!Chissà che magari non ci sia qualche suggerimento tra le righe su come fare surf al meglio tra il traffico milanese”sorrise la sua interlocutrice.
    Niente da fare,la Giugia sapeva essere davvero stramba,certe volte.
    C’era sempre un velo di pazzia,per chi lo sapeva riconoscere,innestato su quel volto semplice e attento,dietro il quale una mente giudiziosa e intelligente formulava pensieri imperscrutabili agli estranei,ma c’era molto di più:Giulia sapeva ascoltare.
    E ridere,e sognare,e prenderti per i polsi e trascinarti in esperienze che non avresti mai pensato di vedere realizzate.
    Così aveva fatto in seconda superiore,quando da una classe divisa e congestionata dal menefreghismo più o meno manifesto,era riuscita con l’apporto decisivo delle Jumbyne (Sofia e le altre),a tirar su una commedia del calibro di “Sogno di una notte di mezza estate”,arrivando a perdere le staffe,il sonno e un po’ di salute fisica,in certi momenti.
    Era forte,la ragazza.
    Quando arrivarono le loro ordinazioni,Sofia sembrò dichiarare aperto il “consiglio”.
    “Finito di preparare le valigie?”domandò,prelevando un biscotto a forma di spirale dalla sua invitante coppa Rocher (nocciola,bacio e nutella sotto mezzo chilo di panna montata ricoperta da scagliette di cioccolato).
    “Oh yes!Per una volta mi son presa in anticipo.Mi manca solo lo zainetto con i ricordi-amuleti e la valigetta del portatile,poi ho tutto”annuì la seconda.
    “Io invece ne ho fatte solo metà.Mi sembra difficile scegliere cosa portare”sbuffò Sofy.
    “Bè,mettitela via,che tanto prima o dopo deve arrivare tutto nel nostro appartamento.Piuttosto,è definitivo che andiamo in treno?”cambiò argomento Giulia.
    “Sì.Ho già prenotato i biglietti,controllato le fermate e fatto la playlist per il viaggio”la mora mostrò il biancore dei suoi denti dritti,ammiccante.
    “La Shof è sempre una garanzia quando si tratta di musica”esclamò Giù,mostrando i corni nel gesto tipico dei rockettari.
    “Immaginati,due come noi allo sbaraglio in giro per Milano!”iniziò a fantasticare poi la ragazza,addentando con fare distratto uno dei wafer dei quali il vassoietto sul quale erano disposte le palline di gelato della sua coppa.
    “Già”la voce di Sofia tremò appena,manifestando i sentimenti della sua proprietaria in proposito.
    Giulia sembrava rendere tutto così semplice,come se loro due fossero le protagoniste di un film americano o qualcosa del genere,ma Sofy si sentiva così nervosa al pensiero di ritrovarsi in una realtà tanto diversa da quella in cui aveva sempre vissuto,nonostante i numerosi vantaggi che quel trasferimento avrebbe comportato.
    Una nuova vita,nuovi giri,ambiente nuovo…abitare in un centro importantissimo in un sacco di campi,compreso quello musicale,che tanto occupava i suoi pensieri…
    “Wei,Shò”Giulia ritornò seria.Dopo cinque anni di amicizia,potevano permettersi di dirsi le cose chiare e tonde in faccia “Guarda che anch’io ci scherzo su,ma in realtà mi sa che stanotte non dormirò per niente.O mi farò un bel pianto.O anche tutte e due insieme”.
    Il tono serio della ragazza strappò un sorriso a Sofia e attenuò di un po’ la preoccupazione.
    In fondo erano giovani,avevano voglia di fare esperienze nuove,e,anche se sembrava difficile da ammettere,non vedeva l’ora di essere catapultata nella grande Milano.
    “Bè,almeno quest’avventura la vivremo insieme…”commentò,tornando a gustare il suo gelato.


    Grazie a tutte per i vostri Commenti

  3. #3
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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    Capitolo 2

    Sveglia ore sei.
    Giulia aprì gli occhi di scatto,ogni traccia di sonno svanita dalle palpebre.
    Come sempre,quando aveva un’alzataccia:i nervi le avrebbero concesso una tregua nel pomeriggio,e allora il sonno arretrato le sarebbe piombato addosso come un macigno.
    Si lavò e vestì in tutta fretta,sospirando.
    Non era tesa,no,però sentiva quello strano pizzicore,quella sensazione nell’aria che preannunciava un cambiamento.
    Di grandi dimensioni.
    Mangiò a stento qualche fetta biscottata e bevve un tè caldo,quindi fece un rapido giro di ricognizione nelle stanze di casa,per terminare con la sua camera.
    Raccolse le ultime cose (il cellulare,l’Mp3,le chiavi e il suo gigantesco taccuino acchiappa-pensieri) e mise tutto al sicuro nella sua borsa etnica in tela blu.
    Salì in macchina con i genitori,per partire alla volta della stazione dei treni di Vicenza.
    Lungo il tragitto infilò le cuffiette e si affidò alle confortevoli note dei Bon Jovi,affinchè la distraessero un po’.
    Lasciò scorrere i viali di Malo,il paesino in cui,lo sapeva,avrebbe lasciato il cuore,permettendo ai pensieri di vagare pigramente.
    Era già stato un gran risultato convincere mamma e papà a lasciarla partire in treno:fosse stato per loro,si sarebbero fatti andata e ritorno da Milano,perdendo l’intera giornata e facendo la muffa per ore in mezzo al traffico,pur di assicurarsi di vederla sistemata in un appartamento confortevole.
    Ma Giulia era stata irremovibile:era un tragitto che lei e Sofia avevano deciso di compiere insieme e la loro vita indipendente,da studentesse universitarie,sarebbe iniziata al binario tre della stazione vicentina.
    Forse,pensava la moretta,ormai mezzo appisolata,era stato più per poter nascondere ai genitori eventuali problemi imprevisti o incognite che non aveva idea di come affrontare,che voleva partire da sola.
    Lei e Sofia si sarebbero arrangiate,si sarebbero aiutate e in qualche maniera ce l’avrebbero fatta a sopravvivere,pensò,sorridendo fra sé.

    *** *** *** *** *** *** ***

    La stazione era caotica,nonostante fossero solo le sette del mattino.
    Il treno,stranamente,arrivò puntuale,perciò le ragazze sentirono ben presto la fredda voce degli altoparlanti chiamare i passeggeri al loro binario.
    I saluti con i genitori furono rapidi e intensi;per le ragazze era il primo passo verso la vita indipendente e ‘adulta’,in qualche modo,per madri e padri era il volo ‘fuori dal nido’ di quelle che solo poco tempo prima erano state le bambine che smaniavano per convincerli a giocare con le Barbie e che non si perdevano una puntata dei Pokémon.
    Giulia e Sofia salirono sul treno,raggiunsero il loro scompartimento,e,sistemate valigie e borsoni,presero posto sui sedili.
    Molta gente attraversò il corridoio accanto al quale si trovavano,ma nessuno entrò da loro,e,una volta terminati i cenni dal finestrino,quando il treno aveva ormai abbandonato la grigia stazione,insieme al carico del loro passato,le ragazze si rilassarono e decisero di stendere le gambe sui sedili e recuperare qualche ora di sonno.

    Non preoccupatevi,tornerò presto con il seguito del capitolo Commenti

  4. #4
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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    “Giugia,vuoi un caffè?”quella domanda,formulata da Sofia con voce leggera,fece destare l’interessata da un quieto dormiveglia.
    Giulia sbattè gli occhi un paio di volte,per scacciare gli ultimi rimasugli di sonno,quindi si stiracchiò debolmente.
    “Qua mi sa che ti ci vuole direttamente un’iniezione di caffeina!Dormito bene?”domandò Sofy,seduta sul suo sedile,i gomiti posati sui braccioli,in atteggiamento osservativo.
    Giulia annuì,chiudendo gli occhi di nuovo per qualche secondo.
    “Quanto ho dormito?”chiese,la voce lenta e ancora impastata.
    “Un paio d’ore,direi.Sono le dieci e un quarto:ci resta ancora un bel pezzo di strada da fare”dichiarò Sofia,consultando il suo orologio.
    “Ok.Comunque per il caffè va bene,mi ci vuole proprio”confermò Giù,con un sorriso.
    “Oh,pure comoda la ragazza!”scherzò l’interlocutrice della neo-risvegliata,alzandosi in piedi per andare a procurarsi due bicchieri della bevanda.
    “Eh,vorrà dire che il primo turno di pulizie dell’appartamento lo farò io”le gridò dietro Giulia,per giustificarsi.
    “Guarda che ti prendo in parola!”le strizzò l’occhio l’amica,facendo di nuovo capolino con la testa dalla porta.
    Una volta scomparsa Sofia,l’ex bella addormentata nello scompartimento si levò a sedere e stese le gambe,anchilosate dal lungo mantenimento di una posizione scomoda;quindi,recuperata la borsa,la ragazza controllò il suo cellulare.
    Un messaggio di mamma,com’era prevedibile,e uno di Emmanuele,che,ricordatosi della partenza di lei,le aveva inviato gli auguri.
    “Grazie.Finora tutto bene,siamo in treno e dovremmo arrivare tra un paio d’ore.Ti studia, e molaghe de doperare el telefonino,che i te sgama (Tu studia,e smettila di usa il telefonino,che ti beccano)!”scrisse,per metà in italiano e per metà in dialetto. Avrebbe approfittato parecchio del fatto che Ema fosse ancora in quinta superiore,nei futuri sfottò.
    La risposta del ragazzo arrivò istantanea:“Pensa par ti (pensa per te)!”
    Giulia scoppiò a ridere:non era cattiva,ma le prese in giro erano il pepe di un’amicizia.
    Mise via il cellulare,giusto in tempo per godersi l’arrivo di Sofia,che reggeva tra le mani due bicchieri di plastica fumanti.
    “Ooh,grazie!”mormorò subito,accogliendo il suo ed aspirando l’aroma del liquido scuro.
    “Prego.”rispose Sofia,con un sorriso.
    Le due ragazze si gustarono in silenzio la scarica di calore e lucidità che le pervase una volta bevuto il caffè,quindi,liberatesi dei bicchieri,Sofia sfoderò il suo lettore Mp3 e condivise una cuffia con l’amica.
    “Preferenze?”chiese.
    “Mi fido della mia Orsacchiotta”dichiarò l’altra.
    “Allora restiamo in tema”rispose la prima,raggiungendo rapidamente la cartella di canzoni che quel soprannome le aveva fatto giungere alla mente.
    Partì subito “Scegli Me”,dei Finley.
    Sofia chiuse gli occhi e si abbandonò di nuovo distesa sui sedili,la schiena posata sul finestrino,lasciandosi cullare dalla dolcezza della voce del cantante e,soprattutto,immaginando la figura di Carmine,il chitarrista della band.
    Era un caso perso:fin dalla terza superiore,aveva una cotta pazzesca per Ka,il ‘sanguinario’ membro di uno dei suoi gruppi italiani preferiti;non c’era sogno riguardante lui che la sua mente non avesse esplorato o fantasticheria che non avesse consumato a furia di pensarla,ma nonostante tutto sentire le pennate del Suo strumento o gli studiati contrappunti creati dalle Sue corde vocali la faceva rabbrividire e sorridere,adesso come ai primi ascolti.
    Questo era anche uno dei motivi per cui Milano l’attraeva tanto:in quel grande capoluogo aveva sede la casa discografica dei Finley e loro stessi abitavano in paesini poco distanti dalla città vera e propria;una parte di lei si crogiolava nell’illusione che magari avrebbe potuto incontrarli,in qualche locale…
    Giulia sapeva perfettamente di questa passione,ma non l’aveva mai giudicata male;anzi,aveva sempre ascoltato gli appassionati discorsi della sua amica ed aveva anche accettato più volte di farsi trascinare ad instore o a concerti,e di osservare e commentare innumerevoli video della band.
    Anche ‘Orsacchiotta’ derivava da quello:Ka aveva un carattere da “Orso”,quindi Sofia si era regolata di conseguenza.
    La ragazza sospirò,riaprendo gli occhi al termine del brano.
    Ciò che vide però scacciò dalla sua mente ogni pensiero precedente:Giulia aveva tirato fuori il suo taccuino arancione e la sua penna stava danzando rapida su una pagina.
    La mora stirò le labbra in un sorriso compiaciuto ed incuriosito;conosceva abbastanza bene la sua riflessiva amica per sapere che qualunque cosa stesse prendendo vita,attraverso le appuntite parole che la penna di quest’ultima stava imprimendo su carta,sarebbe ben presto entrata a far parte di qualche perla di racconto.
    Giulia era un tipo particolare: sempre timida con le persone che conosceva da poco,se le era concessa la possibilità,riusciva a tirar fuori una parlantina inarrestabile,forbita,allegra.
    Ma anche quando lasciava intravedere sé stessa,l’amica di Sofia manteneva qualche riserva,soprattutto se si trattava di parlare delle sue passioni più intense e personali.
    C’era voluto quasi un anno scolastico,perché Sofy e le altre compagne di classe di Giù scoprissero il sogno più segreto e importante della ragazza e potessero leggere con che parole Giulia lo stava costruendo.
    Lei amava creare storie,racconti dove rovesciare sé stessa,confusa tra gli intrecci di voci e caratteri dei personaggi ai quali sapeva dare vita.
    Fin dalla prima volta in cui le Jumbyne,le appartenenti alla compagnia di Giugia,avevano avuto sotto gli occhi i fiumi di sillabe che lei aveva messo su carta,si erano sprecate in complimenti,relativi sia alle trame originali,sia al lessico e alla forma.
    L’aspirante scrittrice però restava con i piedi saldamente fissati a terra,e cercava di infondere partecipazione e attenzione in ogni parola,ben sapendo che riuscire a vedere i suoi testi stampati all’interno di un libro non sarebbe stato facile.
    “Che scrivi?”si decise a domandare Sofia.
    “Un attimo…sennò mi scappa…”Giulia concluse con uno scarabocchio semi-incomprensibile quello che stava annotando,quindi sollevò la penna e dedicò la sua attenzione all’amica.
    “Qualche appunto.Mi era venuta l’ispirazione ascoltando la canzone.”sorrise,semplice.
    Ma per lei era così:certe frasi le sgorgavano da dentro,e solo la velocità nel fermarle su carta poteva impedire che Giù le dimenticasse con la stessa velocità con cui le aveva prodotte.
    Il treno cominciò a rallentare,per fermarsi in una delle numerose stazioni intermedie.
    La mora diede un’occhiata fuori dal finestrino,quindi riabbassò lo sguardo sul foglio e continuò a far danzare la penna.
    Sarebbe stato un viaggio ancora lungo.


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  5. #5
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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    Capitolo 3

    Alle cinque del pomeriggio,finalmente,le due amiche avevano posato i piedi sul suolo lombardo,alla stazione centrale di Milano.
    Già in quell’enorme punto di snodo,Giulia e Sofia compresero che avevano definitivamente lasciato dietro le loro spalle i piccoli e tranquilli paesini che avevano visto trascorrere la prima parte della loro vita.
    Giulia alzò lo sguardo all’enorme soffitto in vetro,poi lo lasciò vagare per qualche istante nella folla di persone che andavano e venivano;c’era un’unica soluzione:raccogliere e tenere stretti i propri ricordi e le proprie esperienze,e cercare di crearsi una strada in quel nuovo,vasto mondo.
    Le due cominciarono ad avanzare,una dietro l’altra,nella direzione indicata da un cartello,per raggiungere la stazione degli autobus.
    Il loro appartamento si trovava in una palazzina a un paio di fermate dall’università,una sorta di ‘distaccamento’ degli appartamenti che avrebbero dovuto essere inseriti nel campus.
    Le ragazze,tenendo gli occhi bene aperti e facendosi forti della loro esperienza nell’utilizzo delle corriere,riuscirono a procacciarsi un paio di posti a sedere,le valigie al sicuro nel porta-bagagli sotto i loro piedi.
    Sette fermate e molte richieste fatte all’autista più tardi,le ragazze scesero dal mezzo e,ascoltate le istruzioni sulla strada che mancava loro per raggiungere la nuova casa,si misero in cammino di buon passo per le vie milanesi,nonostante la stanchezza.
    Fortunatamente si trovavano in una zona periferica,dove il traffico e il grigiore della grande città risultavano ammorbiditi e occultati in parte dal numero di aiuole e quadrati di verde ai lati delle strade.
    Era una zona abbastanza tranquilla,poteva andare bene.
    Finalmente le ragazze,dopo un paio di svolte,arrivarono in vista di un gruppo di condomini,circondati da un sistema di cortili e piccoli giardini.
    Controllarono attentamente l’indirizzo ed ebbero la conferma che il loro appartamento si trovava al secondo piano della prima palazzina sulla destra.
    Una volta giunte all’ingresso furono subito accorte dalla portinaia,che le aiutò a trasportare le valigie su per le due rampe di scale,spiegando loro,tra uno sbuffo e l’altro,che gli appartamenti erano per lo più abitati da studenti,e illustrando le regole da osservare.
    Quando finalmente le tre donne arrivarono sul pianerottolo,senza fiato per la salita,la signora Lia tirò fuori un lungo mazzo di chiavi e,al primo colpo,trovò quella giusta da inserire nella toppa.
    Una volta aperta la porta,Sofia entrò per prima,trovandosi in un ambiente spazioso e pieno di luce.
    L’ingresso consisteva in un piccolo salottino dotato di divano,tavolino e televisore,contiguo alla cucina,collegata a un minuscolo terrazzino.
    Lia lasciò sole le due nuove arrivate,affinchè si sistemassero.
    L’esplorazione del nuovo ambiente continuò,fino alla scoperta delle camere:due stanze con un letto singolo e una ‘poltrona-letto’ ciascuna,dotate entrambe di una finestra con un ampio davanzale.
    Giulia e Sofia si abbracciarono:la loro nuova vita ora poteva iniziare.

    ***
    *** *** ***
    *** ***
    ***

    La mattina dopo il risveglio fu sorprendentemente positivo.
    Le ragazze,tirate giù dal letto alle nove in punto da un insistente trillo di campanello,si trovarono ad accogliere,ancora assonnate e in pigiama,un invito da parte della portinaia a fare colazione nel cortile principale,per conoscere gli altri condomini.
    Entrambe si stupirono di tanto disturbo,poiché erano abituate alla semi-indifferenza del vicinato,ma,una volta pronte e giunte nel luogo indicato,accettarono di buon grado anche questo cambiamento.
    Il cortile,al centro del quale era stato allestito un tavolo ricco di piccoli vassoi contenenti brioches,pane,vari tipi di marmellate e biscotti,di poco discosti da un assembramento di teiere e moke da far invidia ad un hotel a cinque stelle,era pieno di ragazzi e ragazze che accolsero con grande gentilezza le nuove arrivate.
    La prima a presentarsi fu Anna,una bresciana dall’aria simpatica che si rese subito indimenticabile per la risata argentina che sfoderava spesso;poi fu la volta di Monica e Carlo,una coppia di morosi,lei di Roma,lui di Bologna;quindi di tutti gli altri,provenienti dalle più svariate facoltà e dai quattro angoli d’Italia.
    C’era persino qualche straniero,come Christine,una bellissima afro-francese dai penetranti occhi neri e dall’espressione saggia e disponibile,o Marcus,un irlandese rosso di capelli e con gli occhi azzurri,che stava facendo un Erasmus all’interno della facoltà di Beni Culturali.
    E questi erano solo alcuni.
    Le ragazze si trovarono subito oggetto di sguardi,discorsi,attenzioni,e inizialmente non sapevano neppure in che lingua imbastire una sottospecie di presentazione.
    Ma si sa,tra giovani non è così difficile attaccare bottone,e dopo qualche risata ogni timidezza fluì via,tra un sorso di tè e un morso a qualche delizioso biscotto.
    Sofia disse subito che era iscritta alla facoltà di giornalismo e Giorgia,una bionda coinquilina di Anna,le rivelò che studiava lì anche lei.
    Sofy,allora,iniziò immediatamente una conversazione con le altre due ragazze,che immancabilmente andò a finire sull’argomento musica,il terreno sul quale la vicentina sapeva muoversi meglio.
    Giulia,invece,incuriosita,cercò un contatto con Christine,la francese,e,con l’aiuto di Moira,una mora occhialuta che ospitava la ragazza di colore nel proprio appartamento,riuscì ad instaurare un primo,timido rapporto.
    Milano si stava dimostrando tutto il contrario della città fredda e impersonale che le due nuove arrivate si erano aspettate.


    Grazie mille per i Commenti

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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    Capitolo 4

    Nella fredda mattinata di inizio novembre,Sofia entrò nell’aula dell’università e prese posto su uno dei banconi enormi che digradavano verso il fondo della stanza.
    Un’ora prima si era svegliata con l’unico desiderio di prendere tra le sue braccia la sua creatura,l’amata chitarra in compagnia della quale aveva composto numerose canzoni ignote al mondo,ma era stata richiamata all’ordine dalla lezione di Giornalismo che l’aspettava.
    La ragazza sbuffò e si tolse la giacca,continuando a rabbrividire e tenendosi addosso almeno la sciarpa.
    Le piaceva la facoltà che aveva scelto e le cose che imparava la facevano sentire più potente,completa e consapevole di chi voleva essere e delle cose che voleva fare,e si stava abituando all’aula sordida e silenziosa,la cui aria veniva perforata solo dalla voce acuta del professore che spiegava,e del silenzio con cui veniva accolta dalla maggior parte dei quaranta studenti che aveva nel corso.
    Per sua fortuna c’era Giorgia,una delle ragazze che abitavano nel suo stesso condominio,che condivideva con lei buona parte delle lezioni,poiché aveva intenzione di ritentare un esame nel quale non aveva ottenuto il risultato sperato;la sua presenza aiutava Sofy a sentirsi più sicura e meno sola.
    Quando voleva studiare,spesso andava nella biblioteca dell’ateneo,oasi di pace e tranquillità:ben presto aveva imparato che era impossibile cercare di concentrarsi a casa,con la chitarra e gli innumerevoli dischi della sua collezione che la chiamavano dalle loro postazioni nella sua stanza,Giulia che ripeteva a voce alta svariate nozioni che doveva mandare a memoria e i vicini,che bussavano alla porta almeno tre volte a pomeriggio per chiedere suggerimenti/spiegazioni/aiuti nelle faccende domestiche o in qualche aspetto dello studio, per proporre una chiacchierata o uno ‘sweet pit-stop’.
    Quest’ultima opzione era stata introdotta quando le ragazze (e gli altri condòmini) avevano scoperto che Marcus,oltre che studente di Conservazione dei Beni Culturali,era anche un appassionato cuoco,figlio e nipote di pasticceri irlandesi e totalmente intenzionato a far fruttare il talento culinario di famiglia.
    Non erano rare le cene di gruppo,passate a ridere,scherzare e lanciare frecciatine ai professori o a qualche compagno di appartamento,per non parlare del gossip (amichevole,sia chiaro) che imperversava tra le ragazze.
    Sì,come primo bilancio del suo trasferimento a Milano,non c’era male.
    Oltre alle nuove amicizie,aveva rafforzato notevolmente quella con Giulia,che si era confermata come la ragazza gentile e simpatica che aveva conosciuto per anni prima di affrontarci una convivenza insieme.
    Senza contare che,da quel che poteva vedere,il nuovo ambiente non faceva mancare ispirazione a nessuna delle due.
    Non era raro sentire il forsennato picchiettio del portatile di Giulia,soprattutto nelle sere più tranquille,e anche Sofia faticava,ormai,a restare per più di un giorno senza tracciare note e simboli su un pentagramma o senza scarabocchiare sulla carta parole concise,serie,che riassumessero le novità della sua vita.
    Certo,non li aveva ancora visti.
    Non che si aspettasse il contrario:non era più una ragazzina e sapeva che Milano era una città enorme e che,per quanti giri di shopping o passeggiate avesse potuto fare,le probabilità di beccare almeno uno dei suoi quattro musicisti preferiti erano infinitamente basse;però sognava.
    Non si illudeva,ma non si azzardava nemmeno a demordere.
    Sofia sospirò e i suoi pensieri tornarono a gravitare intorno alla busta bianca che aveva collocato dietro una fila di suoi cd,nell’ultima delle mensole della sua camera:all’altezza di “Under Joshua’s Tree” degli U2 e di “Ligabue-Secondo Tempo” erano situate quelle righe che potevano assicurarle un’audizione in una casa discografica.
    Un biglietto di prima classe per realizzare il suo sogno:una carriera nel mondo della musica,uguale a quella delle tante celebrità che ammirava da lungo tempo.
    L’idea di quel plico aveva ricominciato a tormentarla appena la settimana precedente:le era stato consegnato dalla sua insegnante di canto,il giorno in cui Sofy era andata a congedarsi perché doveva partire per l’università.
    “Sei pronta a spiccare il volo”era stato il commento della donna.
    Peccato che Sofia non fosse ancora sicura dell’affidabilità delle sue ali.
    Nessuno sapeva di quella busta,né i suoi genitori,né Giulia,né tantomeno uno qualunque dei suoi nuovi amici:era una faccenda tra lei e lei.
    Ma si rendeva conto che doveva decidere in fretta se voleva osare o se la carriera di cantante sarebbe rimasta solo un dolce sogno da chiudere per sempre nel cassetto.

    Giulia se la prese con calma,quella mattina.
    La sua lezione non sarebbe cominciata prima delle undici,ma il trafficare di Sofia in giro per l’appartamento l’aveva svegliata comunque;d’altro canto,non poteva prendersela:fino all’anno precedente era quello il suo orario di abbandono del confortevole letto.
    Si era messa a sistemare un po’ di cartelle nel computer e a rileggere qualcuno dei racconti custoditi accuratamente tra ram e pixel.
    Sebbene facesse Archeologia,la sua più grande passione erano le parole.
    Lette,scritte,ascoltate,pensate o imparate a memoria,avevano sempre avuto un gran peso nella sua vita,ma non aveva voluto renderle il suo lavoro,guidata dalla convinzione che la sua grande passione sarebbe appassita lentamente,una volta mutata in una professione.
    Nei testi che ora scorrevano rapidi sotto i suoi occhi,grazie alle prodezze del cursore del mouse,era racchiuso tutto il mondo che l’aveva pervasa ed accompagnata durante gli impetuosi anni dell’adolescenza.
    Le bastavano poche righe per riandare con la mente a ricordi perduti,sensazioni passate e scene che credeva di aver dimenticato da tempo.
    Quello era il suo mondo,e,forse proprio grazie a questo interesse,riusciva a comprendere pienamente l’amore di Sofia per la musica,molto più di quanto quest’ultima immaginasse.
    Ora Giulia stava seguendo un certo numero di racconti brevi,ma dentro di lei stava covando un’idea,un’idea buona,che presto o tardi avrebbe iniziato a lavorare sulla carta virtuale del pc,per tirarne fuori una storia complessa,di quelle che potevano diventare romanzi.
    Forse sarebbe stato un prodotto tanto buono da poter provare a inviarlo ad una casa editrice,con un po’ di fortuna.
    Tutto dipendeva dalla sua fantasia,e dalle emozioni.
    Nel frattempo,infatti,poteva soltanto vivere con forza e passione,osservare,imparare,guardare il mondo con occhi curiosi e sensibili alle piccole magie e alle poesie che pervadevano la quotidianità,per poterle tradurre in frasi,impressioni,annotazioni.
    Giulia terminò di sistemare la punteggiatura e l’ortografia delle sue ultime aggiunte,quindi spense il computer,e,preparata la borsa con l’occorrente per le lezioni del giorno,uscì dalla propria stanza.
    Nell’attraversare il salotto,la ragazza si accorse della chitarra che giaceva sul divano,immobile eppure imponente,in un certo senso.
    Giulia stirò un leggero sorriso,mentre i suoi pensieri si spostavano istintivamente su Sofia:lei non era l’unica ad inseguire un sogno ambizioso e importante.
    Spesso,confrontando la propria aspirazione con quella dell’amica,Giù pensava di essere quasi pigra:a lei,in fondo,bastavano solo un computer o un foglio,una penna e qualche idea per riuscire nel suo intento;i tentativi di Sofy invece si basavano su anni di studio,preparazione,sacrifici,dita incrociate per sperare in un provvidenziale aiuto della fortuna.
    E anche nel caso quest’ultima le avesse sorriso,facendola arrivare sulla cresta dell’onda,il difficile sarebbe stato rimanervi;per questo Giù teneva molto ad aiutare la sua amica,nel caso avesse potuto.Non sapeva che presto avrebbe girovagato per i castelli in aria costruiti dall’aspirante cantante.

    Grazie per i vostri Commenti

  7. #7
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    Post Re: In Ogni Istante

    Capitolo 5

    Qualche notte in bianco dopo,Sofia si decise.
    Era tormentata dalla presenza della busta di raccomandazione nel suo comodino,dal timore che Giulia potesse trovarla e farle delle domande o delle pressioni,dalla paura che non avrebbe mai trovato il coraggio di spedirla,dall’altrettanto grande timore di compiere quell’atto e di veder sparire le righe su cui faceva affidamento in un baratro di silenzio.
    Alla fine aveva deciso che qualunque cosa era meglio di quell’indecisione snervante,e,senza dire nulla alla sua coinquilina,aveva fatto quattro fotocopie dei suoi fogli e li aveva sistemati in altrettante buste,intestandole agli indirizzi scritti su un altro foglio che le aveva consegnato la sua ex insegnante tempo prima.
    Ora si trovava di fronte alla buca delle lettere,col respiro mozzo,lo stomaco serrato in una morsa di acciaio,la tentazione di voltarsi e andarsene come unica vera sensazione addosso.
    Nemmeno in quel momento Sofia si fece vincere dalla paura: prese un bel respiro,aprì la buca e distese la mano destra,lasciando cadere le quattro buste all’interno del contenitore e affidandole al fato o a chi per esso.
    Ora avrebbe dovuto fare i conti con l’attesa,ma aveva compiuto il suo tentativo.
    Mentre si stava ancora riprendendo,inspirando a pieni polmoni la già fredda aria autunnale,ricevette un sms di Giulia,che le chiedeva dove si fosse cacciata.
    La ragazza rispose sorridendo,e digitò un veloce messaggino per garantire che sarebbe tornata a casa al più presto.
    Quel finesettimana (era sabato mattina) lo avrebbero dedicato allo shopping e a un tour della città,con Anna e Moira in qualità di guide d’eccezione.
    Certamente poteva distrarsi dall’attesa di una risposta alle sue richieste.
    Una vibrazione del telefonino servì a trasmetterle nuove informazioni:Giù le aveva detto che si sarebbero trovate davanti all’ingresso del centro commerciale “La Rinascente”,per iniziare da lì il loro giro.
    Sofy si affrettò a prendere l’autobus che l’avrebbe portata direttamente alla sua meta,e,poche fermate dopo,le fu facile,nonostante l’accalcarsi di gente,individuare le tre ragazze che l’attendevano.
    “Ehilà!Dov’eri sparita?”le domandò Anna.
    “Ho fatto due passi.Avevo una commissione importante”scrollò le spalle la ragazza.
    Sapeva che Moira e Anna si sarebbero fatte bastare una giustificazione di questo genere:non la conoscevano ancora abbastanza bene per impicciarsi dei suoi affari.
    Giulia era diversa,però,e Sofia se ne accorse non appena rialzò lo sguardo e si vide puntati addosso i due attenti occhi dell’amica:davanti alle altre non avrebbe fatto una piega,se Sofy preferiva così,ma una volta a casa non si sarebbe fermata finchè non avesse ottenuto spiegazioni chiare.
    “E così sia”accettò mentalmente l’aspirante cantante.
    Il suo sguardo si posò poi sull’enorme edificio che sovrastava le teste loro e di tutte le persone che si agitavano frenetiche intorno:la mole del centro commerciale la lasciò senza parole.
    “Cappio!”si lasciò sfuggire.
    “Fa sempre un grande effetto le prime volte”commentò Moira,senza alcun riflesso di derisione per il loro stupore,nella voce.
    “Già”commentò Giulia,anche lei rimasta a faccia in su per guardare l’edificio.
    “Bè,andiamo!”tagliò corto Anna,entusiasta.
    Le ragazze trascorsero la prima parte del pomeriggio nel piano riservato ai negozi di abbigliamento e cosmetica,divertendosi a provare i capi più disparati e a cercare qualche nuovo prodotto da inserire nelle loro trousse.
    Questa sessione di shopping si interruppe alle quattro precise del pomeriggio,per una sosta in uno dei bar collocati sotto la cupola di vetro che sormontava il centro commerciale.
    “Ragazze,è un piacere fare compere con voi!”commentò Moira,soddisfatta,portando alle labbra il suo tè freddo.
    “Concordo,ma sono distrutta”commentò Giulia,sinceramente provata dalle scarpinate e dalla frenesia degli acquisti.
    Le quattro sorrisero,intavolando qualche pigra chiacchierata per accompagnare la pausa.
    “Dopo dobbiamo assolutamente passare nei negozi di musica:devo vedere se mi è finalmente arrivato l’ultimo disco dei Depeche Mode!”dichiarò Anna,energica.
    “I Depeche?”ripeté Sofia.
    “Dì pure che ti interessa Fabio,il commesso del negozio di dischi…”la punzecchiò Moira,con un sorriso furbetto sulle labbra.
    “Eh?!Ma no,assolutamente…il mio unico amore è Dave Gahan,senza dubbio!”replicò la ragazza,anche se le sue guance arrossate sembravano di diverso avviso.
    “Uhm…non è un tantino vecchio?”insistette Moira.
    “L’amore non conosce età!”proclamò Anna,seria.
    “Sé,certo…e gli anni fanno il vino buono!Vedi di muoverti:Fabio stacca il turno alle cinque e abbiamo solo un quarto d’ora se vuoi vederlo!”ribattè l’altra.
    “Ma figurati: stacca alle sei e mezza!Abbiamo tutto il tem…”iniziò Anna.
    “E poi tu saresti quella a cui non interessa,eh?”terminò Moira,suscitando l’ilarità di Sofia e Giulia.

  8. #8
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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    Pagato il conto le quattro salirono di un paio di piani,e,camminando a passo svelto per il corridoio del centro commerciale,giunsero di fronte alla vetrina di un nuovo negozio,sormontata da una scritta a caratteri enormi:“La Feltrinelli”.
    “O mio Dio!”esclamò Giulia,senza fiato.
    Sofia distolse lo sguardo,che comunque brillava per la vista di quello che poteva considerare un paese dei balocchi,ed osservò la sua amica.
    Poco ci mancava che gli occhi le prendessero la forma di due cuoricini,mentre osservava le vetrate del negozio.
    Sarà stata strana,forse,ma per lei una libreria aveva lo stesso significato che i negozi di abbigliamento avevano per la maggior parte delle altre ragazze.
    “La Feltrinelli” soprattutto.
    Le ragazze entrarono,ma quasi subito si dispersero,fermandosi davanti alle mensole che più attiravano la loro attenzione.
    Giulia indugiò al primo espositore di libri,vicino alle piattaforme per l’ascolto dei cd,ed iniziò a far scorrere il dito sui dorsi dei volumi,estraendone uno di tanto in tanto,quando il titolo l’ispirava.
    “Ehi,ti serve una mano?”un ragazzo dai corti capelli di un castano molto chiaro le si era avvicinato senza farsi sentire.
    Giulia inghiottì il piccolo spavento che si era presa,ma fu lesta a rispondere:“No,grazie,stavo solo dando un’occhiata”,sistemandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio,nervosamente.
    “Ti avevo visto parecchio concentrata e pensavo che fossi indecisa nella scelta di un volume…”continuò il ragazzo.
    “Fabio!”lo strillo di Anna ebbe l’effetto di far sobbalzare tutti e due.
    “Ehi,Anna!Ciao”salutò il ragazzo,gentile.
    “Ma ciao!”esclamò la ragazza,calorosa,raggiungendo il commesso in pochi balzi e appioppandogli due baci sulle guance “Quanto che non ci vedevamo!Come stai?”domandò Anna,smagliando un sorriso a trecentoventidue denti.
    “Non male:qui gli affari vanno come sempre;dobbiamo molto anche al buon nome del negozio.Di solito sto alla cassa,ma lei mi era sembrata in difficoltà e così…”rispose Fabio.
    “Oh,hai già conosciuto Giulia,quindi.E’ una nuova inquilina del complesso di palazzine dove abito”spiegò Anna,con un tono di voce velatamente tagliente.
    “Giulia,lui è Fabio”concluse,rivolgendosi direttamente a quest’ultima.
    “Piacere”mormorò la mora,sorridendo timidamente “Anna mi aveva parlato molto bene di te”aggiunse,tanto per riguadagnare punti con la mia nuova amica.
    “Oh,fantastico!Così sei una nuova studentessa!”disse il ragazzo.
    “Sì”confermò Giù,posando il libro “Frequento Archeologia,anche se amo i libri”sorrise,educata.
    Fabio sorrise a sua volta,disarmante.
    In effetti Giulia poteva capire che Anna avesse una cotta per quel ragazzo;in quel momento si stava rendendo conto che era parecchio carino.
    E non c’erano dubbi:quel sorriso era esclusivamente per lei.
    “Bè,si è fatto tardi:dobbiamo andare a cercare Moira e Sofia o perderemo l’ultimo autobus per tornare a casa!E’ stato un piacere Fabi!”tagliò corto Anna,prendendo Giù sottobraccio e trascinandola quasi di peso verso le scale mobili più vicine.
    “A presto,allora!Mi trovate qui!”salutò il commesso,tirando fuori un altro dei suoi luminosi sorrisi.
    “Ma ti sembra il caso?”domandò subito Anna,infervorata,quando le due furono giunte nel reparto cd.
    “Di fare cosa?”chiese Giulia di rimando.
    “Civettare con Fabio,diavolo!E non negare!”si scaldò la prima.
    “Se per civettare intendi guardare dei libri e rispondere a un ragazzo che cerca di attaccare bottone allora mi sa che io e te abbiamo un concetto ben diverso di…”iniziò Giù,dura.
    “Finiamola qui,ok?!Noi due non ci conosciamo ancora bene,e stavolta passi,perché non credo che tu sia una persona inaffidabile.”Anna si fermò e fronteggiò apertamente la sua interlocutrice “Prima ho negato,ma Fabio mi interessa veramente;ho visto che ci stava provando con te e ho reagito impulsivamente.Scusami,ma ti prego,non dargli corda.Taglia il filo con cui vuole attaccare bottone,per favore”.
    “Anna,grazie della sincerità e della fiducia.Fabio è un bel ragazzo,ma se ti interessa ti prometto che non succederà niente tra noi,però sono appena arrivata in una nuova città e farmi nuovi amici è tra le mie priorità:non scattare se ci parlo,va bene?”trattò Giuly.
    “Ok”concesse la ragazza.
    Alla fine le quattro si ritrovarono nei pressi delle casse con un paio di cd (Sofia e Anna) e un libro (Giulia e Moira) a testa,e a servirle fu proprio Fabio.
    Anna e Giù si scambiarono un’occhiata,e la seconda strizzò l’occhio alla prima,con fare rassicurante.
    “Ciao Fabio!”salutò Moira “Tutto bene?”
    “Assolutamente.Voi?Novità?”domandò,posando il suo sguardo su Sofia e sulla sua coinquilina.
    “Hai visto giusto:loro sono Sofia e Giulia,due nuove.Le abbiamo portate a fare un giro”spiegò l’occhialuta ragazza.
    “Sì,avevo visto qualche volto nuovo girare per il negozio.Molto piacere”sorrise il commesso,imbustando gli acquisti.
    “Bè,allora ci si vede in centro”salutò Moira,afferrando la sua busta.
    “Sicuro!A presto!E…”sfiorò il polso di Giulia,l’ultima del gruppo,per attirare la sua attenzione.
    “Se sei interessata,avremmo bisogno di una commessa nel reparto dei libri.Conosco parecchi studenti e so che un lavoretto fa molto comodo,anche per ambientarsi più in fretta.Milano è un po’ complicata”smagliò di nuovo il suo sorriso disarmante.
    “Ok”annuì Giulia,quindi si affrettò ad uscire.
    “Attacca-bottone o no,al lavoro potrei fare un pensierino”rifletté,mentre raggiungeva le altre.


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  9. #9
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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    E per la serie "chi non muore si rivede",rieccomi qui!Perdonatemi per il mese di silenzio che ho lasciato passare,ma il maggio "odoroso" (come lo chiama la mia prof di italiano) non mi ha lasciato tregua ed anche la prima metà di giugno è stata parecchio caotica.Comunque,ora sono tornata per restare,e farvi entrare,a poco a poco,nel vivo della storia

    Capitolo 6

    Una volta rincasate,Giù e Sofy chiusero la porta (e tutto il mondo) fuori dal loro appartamentino,ed iniziarono a preparare la cena.
    “Alla pasta penso io,tu prepara la tavola!”gridò Sofia dalla cucina,al di sopra del rumore dell’acqua del rubinetto.
    “Ok,capo.Lo sai che dobbiamo parlare,vero?”ammiccò Giulia dalla sua stanza,dove stava posando le sue compere.
    “Certo.Dobbiamo”confermò Sofia,chiarendo che anche lei aveva qualcosa da chiedere all’amica.
    Nel giro di dieci minuti la tavola fu pronta e pasta e sugo vennero messi sul fuoco.
    Le due ragazze si sistemarono;l’una appoggiata al ripiano accanto al fornello,l’altra seduta,entrambe pronte al reciproco terzo grado.
    “Comincia tu”dichiarò Giulia.
    Sofia annuì.
    Diede un colpo di mestolo al sugo,affinchè non si attaccasse al fondo della pentola,quindi pose la sua domanda:“Il ragazzo di oggi pomeriggio.Come mai non ti staccava gli occhi di dosso mentre Moira gli parlava?”
    Sofy concluse con un sorriso furbetto.
    “Risparmia la malizia”rispose Giulia bonariamente “non è successo niente.Stavo dando un’occhiata a un libro e mi ha chiesto se avevo bisogno;è il suo lavoro,no?”
    “Sé…il suo lavoro…”commentò l’altra in modo eloquente.
    “E in ogni caso è intervenuta Anna,per marcare il proprio territorio:lui le piace e mi ha chiesto di lasciarlo perdere.”spiegò Giù.
    “E a te?Piace?”domandò Sofia.
    “Che discorsi sono?E’ carino,d’accordo,ma non metto a rischio un’amicizia per uno che mi ha dedicato due sorrisi.Non sono mai stata una rovina coppie”replicò la sua interlocutrice.
    “Loro però non sono insieme”precisò Sofy.
    “Fa lo stesso.Comunque prima che andassi via mi ha detto che gli servirebbe una commessa,e pensavo di accettare il lavoro.Potrebbe essere utile per rendermi indipendente nelle spese e La Feltrinelli è La Feltrinelli!”continuò Giuly.
    “Quindi non vuoi dare corda a Fabio per rispetto di Anna,ma intendi accettare la sua offerta di lavoro,sapendo che ci sta provando spudoratamente…”riepilogò Sofy.
    “Penso di poter accettare e fargli capire che non mi interessa…E poi ho parlato con Anna:le ho garantito che non lo asseconderò e tu mi conosci…pensi che dovrei lasciar perdere?”domandò Giù.
    “Io penso che tu sei padrona di conoscere e frequentare chi ti pare e da quel che ho visto oggi pomeriggio mi è sembrato che questo Fabio non fosse granchè interessato alla nostra amica.Ma so che di te ci si può fidare”concluse Sofia.
    “Grazie”rispose Giulia.
    Le due interruppero la chiacchierata per scolare la pasta e si spostarono a tavola con i piatti fumanti davanti.
    Durante la cena,Giù si decise a riprendere il filo del discorso.
    “Tocca a me…”esordì “Dove sei stata stamattina?”domandò,al di sopra del bicchiere da cui poi trasse un sorso d’acqua.
    Sofia abbassò immediatamente gli occhi sul piatto e abbandonò la forchetta,improvvisamente tesa.
    Giulia registrò tutti questi dettagli e rimase muta,imponendosi di dare alla sua amica tutto il tempo di cui questa necessitava.
    Infine Sofy si decise:“A comprare quattro francobolli e poi alla buca delle lettere.Ho spedito quattro copie di questa”si alzò e,presa la borsa che aveva lasciato in camera,ne tirò fuori la copia del testo che aveva tenuto per sé.
    La porse a Giulia e lasciò che l’amica leggesse le parole scritte dall’insegnante di canto.
    Finito di scorrere le righe del testo,la scrittrice in erba alzò lo sguardo sull’aspirante cantante,senza proferire parola,ma lasciando che i suoi pensieri trasparissero dagli occhi.
    Sofia seppe che Giù aveva capito tutto e che non c’era bisogno di spiegare nulla;quando poi si trovò avvolta dall’abbraccio della sua coinquilina,e sentì il suo:“Ce la farai,Shof” sincero come mai prima,ebbe la conferma del fatto che quest’amicizia era il solido basamento dal quale poteva spingersi a porre fiducia nei suoi sogni più grandi.


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  10. #10
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    Predefinito Re: In Ogni Istante

    Capitolo 7

    La risposta arrivò in una busta,una settimana e mezza più tardi.
    Giulia si era già presentata per il lavoro alla Feltrinelli ed aveva iniziato con i turni mattutini al giovedì e quelli pomeridiani martedì e mercoledì.
    Fabio faceva ancora più di qualche avance verso di lei,ma la ragazza riusciva a tenere tutti i loro rapporti sul piano dell’amicizia e non si lasciava incantare dai giri di parole del ragazzo.
    In ogni caso,lo trovava simpatico ed aveva parlato apertamente con Anna,dicendole che non avrebbe ceduto ai tentativi del commesso.
    La studentessa da un lato temeva che Giù avesse sottovalutato la capacità persuasiva di Fabio,ma dall’altro era profondamente grata a quella semi-sconosciuta per la sincerità e la trasparenza che stava dimostrando verso di lei.
    In ogni caso,giovedì all’ora di pranzo,quando Giuly rincasò,trovò una Sofia terrea seduta davanti al tavolo della cucina,rigorosamente vuoto.
    Anche i fornelli erano lindi,puliti e sprovvisti delle pentole contenenti il pranzo delle studentesse.
    Il primo impulso di Giù fu quello di zompare addosso alla sua amica e darle una bella scrollata,seguendo le indicazioni della propria pancia vuota,ma dopo pochi istanti di osservazione la mora si accorse di una busta che troneggiava al centro della superficie del tavolo.
    Sofia aveva gli occhi incollati a quel rettangolo cartaceo,come se temesse che questo potesse fuggire alla minima distrazione.
    Giulia si avvicinò con cautela alla schiena dell’amica e le posò una mano sulla spalla per non spaventarla.
    “Di chi è?”domandò,conoscendo già la risposta dentro di sé.
    “La Emi”deglutì Shof “L’ho trovata mezz’ora fa.Non ne ho il coraggio,Giù!”esplose,voltandosi e tuffandosi addosso all’amica.
    Giulia incassò il placcaggio dell’aspirante cantante e cercò di calmarla,raccogliendo le idee.
    “Sofy,stai tranquilla.Hai già raggiunto un risultato:ti hanno risposto,e anche abbastanza presto;questo significa che ti tengono in considerazione abbastanza da pensare che meriti una risposta alla tua richiesta.Ora,quel che è scritto è relativo,lo hai detto anche tu.Se ti dicono che gli piace la tua musica,sei a cavallo;se è contrario,è solo una la porta che ti si chiude in faccia:ci sono un sacco di altre case discografiche in Italia!”mormorò Giù,in tono monocorde.
    “Ho mentito!A me fa paura quel che potrebbero rispondere!Lo so che la mia musica non è un granchè,però…sapere che fa schifo e non è adatta al mercato musicale mi stroncherebbe e…”biascicò Sofia,agitata.
    “Sò!Frena!”replicò secca Giulia “Non sai cosa ci sia scritto,quindi non ti fasciare la testa!Dai,aprila”intimò poi.
    Sofia lanciò un’occhiata timorosa alla missiva sul tavolo.
    “Devo…devo proprio?Non potresti aprirla tu?”domandò timidamente.
    Lo sguardo che Giù le lanciò fu più eloquente di qualsiasi parola.
    Sofia prese con mani tremanti a busta e la aprì lentamente,lottando contro il nodo che si stava stringendo con sempre maggior forza a livello del suo stomaco.
    Deglutì a vuoto un paio di volte,mentre stendeva il foglio.
    Si prese un paio di secondi per osservarlo nel complesso,prima di assecondare il naturale istinto degli occhi di decifrare la foresta di lettere impressa sulla carta.
    Giulia attese,con il fiato sospeso.
    Nulla in Sofia mutava: solo il movimento delle sue pupille che scorrevano le righe testimoniava che non era pietrificata.
    Arrivata in fondo,Sofy impallidì ulteriormente,se era possibile.
    Giulia non riuscì a trattenersi e sbirciò il foglio da sopra la spalla dell’amica.
    Gentile sig.na Dalla Riva…….”lesse.
    “Mi vogliono incontrare.Ce l’ho fatta”mormorò Sofia in quel momento,quasi in trance.
    “Oddio!”cacciò un urlo Giù,rompendo l’immobilità della scena.
    La mora si tuffò addosso all’amica,stringendola in un abbraccio euforico,mentre questa,le forze prosciugate dalla stretta d’acciaio in cui la tensione l’aveva tenuta fino a quel momento,si accasciava sulla sedia.
    “Sofy ci sei!Ce l’hai fatta!Ti vogliono vedere!E’ fantasticoooo!!!!!”strillò Giulia,mettendosi a saltellare per la cucina,improvvisando una danza di vittoria.
    “Sei sull’onda e ora chi ti ferma?La Sofy è sull’onda e nessuno la ferma,nessuno la ferma,nessuno la ferma!”canticchiò Giù “Vai Sofy,vai Sofy,vai-vai,vai Sofy!”continuò,ancor più felice della diretta interessata,che si stava lentamente riprendendo,sulla sedia.
    “Ehi,girls!What’s up?”la voce di Marcus,dietro la porta chiusa,attirò l’attenzione di Giulia.
    La ragazza,ancora presa dalla gioia per la fortuna di Sofia,andò ad aprire e trascinò l’irlandese con sé nella sua danza,inframmezzando gli urletti di gioia con smozzicate frasi di spiegazione,in un inglese titubante.
    Di lì a poco si affacciarono anche Christine,Giorgia e Moira,che non vennero risparmiate dall’esplosione di felicità che aveva investito le due nuove inquiline della palazzina.
    Placata l’euforia,Sofia e Giulia rimasero ospiti a pranzo nell’appartamento di Marcus,visto che nessuna delle due aveva cucinato o aveva abbastanza equilibrio interiore,in quel momento,per preparare da mangiare.


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