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    Predefinito Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Prendimi per mano e scaldami il cuore...


    Prologo.


    So chi sei.
    So quale è il tuo nome, il tuo cognome e perfino quali sono i tuo soprannomi.
    So quanti anni hai, da dove vieni, dove abiti.
    So dove lavori e i turni che fai.
    So che auto hai e il cd che sta nell'autoradio.
    So cosa adori e cosa odi; so che ti piace fare shopping in centro il sabato pomeriggio e so che la domenica mattina non ti svegli prima delle 11.
    So che il tuo negozio preferito è Zara e che il tuo cocktail è il Gin Lemon. So anche che odi l'odore della birra.
    So che il tuo sorriso e i tuoi occhi davanti ad una sorpresa sono meravigliosi.
    So tutto di te, tutto.
    E tu, cosa sai di me?! Nulla. Tu sai solo che tutte le mattine alle 8 in punto sono seduto nel tavolo più lontano e ordino sempre lo stesso caffè liscio e la stessa brioche alla crema. Anzi, forse nemmeno te lo ricordi, sono invisibile per te.
    Ho deciso, mi faccio avanti. Vada come vada!
    Di cantonate ne ho prese tante, non sarà questa ad abbattermi del tutto!
    Perchè io, sembro lo str°nzo, quello che usa le ragazze, che se le scopa minimo 10 a serata, e invece no! Strana la vita, vero?!
    Diciamo che dopo alcune esperienze, ho pensato bene di mollare quella vita. Ho 25 anni e forse è il caso di piantarla di prendersi (e prendere) per il culo.
    La mia vita è cambiata...o ho voluto cambiarla, questo non mi è neancora chiaro del tutto.
    Chiaro è, invece, che quella ragazza, la barista del bar sotto casa mia, Sherry, sarà mia.

    Com'era?! "Stessa storia, stesso posto, stesso bar...Stessa gente che vien dentro, consuma e poi va..."
    Si, sempre la stessa storia, tutte le mattine. Stesse facce entrano ordinando lo stesso caffè; bevono, pagano, salutano e se ne vanno.
    Tutti così, tranne lui. Io so chi è lui. E' Ka, chitarrista dei Finley; li ascoltavo fino a due anni fa circa, poi ho voluto crescere e smettere di sognare.
    Dicevo. Tutte le mattine lui entra, si siede in quel tavolo laggiù, il più nascosto, ordina il solito caffè liscio (con una bustina e mezza, mi raccomando!) e la stessa brioche alla crema.
    Ma mi innervosisce! Il perchè non lo so. So solo che mi irrita il fatto che lui debba starsene là per tutta la mattina. E mi innervosisce il fatto che mentre si sta mangiando la brioche pezzo per pezzo, cominci a scrivere su dei fogli volanti e che, finita la brioche, lui debba uscire a fumarsi una sigaretta, assicurandosi di aver preso con sè i fogli. Voglio sapere che scrive!
    E lui tutte le mattine se ne sta là. Dalle 8 di mattina fino alle 11. Strano forte, eh! Se non hai un cavolo da fare, cosa esci alle 8 di casa per fare colazione quando sai perfettamente che per le prossime 3 ore non hai niente da fare?! Non lo so e non mi interessa saperlo...o forse un pochettino si!


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    Ultima modifica di Sherry*; 13-08-2010 alle 14:27

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 1

    07:58. Direi che è ora di entrare nel bar!
    Tiro l’ultima boccata alla sigaretta, la getto per terra e dopo averla calpestata per bene, entro. Lei è là al bancone, girata di spalle. Sta facendo un caffè. Ha i capelli legati in una coda alta e indossa una magliettina bianca, semplice.
    Mi avvicino al bancone, mettendomi davanti a lei.
    “Ciao, scusa. Mi faresti…”
    “Un caffè liscio e una brioche alla crema? Subitissimo, te lo porto a quel tavolo laggiù!”
    Rimango un po’ spiazzato, in effetti. Lei si ricorda cosa prendo, e dove mi siedo?
    Pensavo di essere per lei uno dei tanti che la mattina entra a fare colazione! Cioè…come fa a ricordarsi!! Vedrà un centinaio di gente ogni mattina!
    “Emh…si, sisi esattamente!”
    Mi dirigo verso il mio tavolo, quello indicato da lei poco prima.
    Devo decidermi. Devo quantomeno presentarmi e fare un inizio di conversazione. Non è difficile, no?!
    “Eccoti! Buona colazione!” Mi sorride, per poi girarsi ed andarsene.
    Ma io la blocco per un braccio, obbligandola a girarsi.
    “Piacere Carmine. Sai, vengo qua a fare colazione da circa due mesi e non so nemmeno come ti chiami…”
    “Oh…Piacere, Sharon!”
    Dai Ka, continua! Tipo un ‘quanti anni hai?’…
    “Comunque io ti conosco, so chi sei.”
    Ops, questa non me l’aspettavo…
    “Ah si? E…beh…ti ringrazio di non essermi saltata addosso! Cioè, non capita tutti i giorni che qualcuno che mi conosca si comporti così, grazie!”
    “Figurati, capisco…!”
    Silenzio imbarazzante. Lei si fissa le scarpe e io ho cominciato a girare il cucchiaino nel caffè pur non avendo messo lo zucchero.
    “Senti, se per il momento non hai nessuno da servire, siediti un attimo qui con me che chiacchieriamo un po’! Sempre se ti va, eh…”
    Sorride raggiante, sposta la sedia in parte alla mia e si siede, graziosamente.

    Abbiamo parlato del più e del meno, della mia vita, e della sua vita. Delle mie passioni, delle sue passioni…
    Ora è fuori a parlare al cellulare con qualcuno. Mi pare di aver capito che fosse qualcosa di lavoro.
    E’ simpatico, però. E non l’avrei mai detto, ma è un ragazzo timido. Ahahah! Ka dei Finley è timido, non ci credo! Eppure è così…
    Sto asciugando alcune tazzine, immersa nei miei pensieri quando mi trovo i suoi occhi di ghiaccio davanti a miei.
    “Io devo scappare, cose di lavoro. Ti ringrazio della chiacchierata, mi ha fatto davvero piacere conoscerti! E poi volevo chiederti se…stasera che fai?!”
    Cosa?! Mi sta chiedendo di uscire?! Ahahah ridicola come cosa!!
    “Niente, perché?!”
    “E’ venerdì sera e tu non devi uscire con nessun’amica, con nessun ragazzo?!”
    Contaci che io ho il ragazzo, contaci. Amica…cazz° no!! Dovevo andare a cena con Alis, Ale e Vale! No, no, no, no, NOO!
    “Si, esattamente così, non ho niente da fare!”
    “Perché…si, insomma…abbiamo una serata da fare in un locale. Se ti va, vieni a trovarci! Ti lascio il mio numero di telefono, caso mai decidessi di venire…”
    Prende un pezzo di carta e, dopo aver scritto sopra il suo numero, mi guarda con quello sguardo che…oddio, come faccio a descriverlo?! E’ fantastico, di più non posso dire.
    “Mandami un sms così salvo anche il tuo. Ci conto, eh! A stasera!”
    Dai, salutalo, sbambolati per favore, fai un cenno, un sorriso! Togliti quella faccia da ebete che ti è venuta! No, niente. Lo vedo uscire e dirigersi verso la sua Audi nera, per poi partire verso l’ignoto.
    E io ancora lì, imbambolata, come una ragazzina che ha appena incontrato il suo idolo. E voglio precisare ancora una volta che lui non lo è.

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 2

    “Ciao Alis. Sono Sherry. Ascolta, avrei un problema. Stasera…si ecco…”
    “Allora, se ci stai dando buca, sappi che l’accetto solo se devi uscire con un fusto alto 1.80, biondo, occhi azzurri…”
    Oddio.
    “Beh, si…non proprio, ma…si.”
    “Che fate?! Cena, aperitivo, discoteca, casa sua…?!”
    “Si certo. Casa sua, come no! Comunque…penso cena, devo ancora sentirlo…”
    Non posso dirle che il chitarrista della sua band preferita mi ha invitata…Ehy, un momento. Lui non mi ha invitata da nessuna parte! Semplicemente si è fatto pubblicità da solo! Pezzo di m…
    “Dai, per stavolta sei perdonata. Ma domani, pomeriggio di shopping intenso tutte insieme e ci racconti, va bene?!”
    “Va bene, va bene! Grazie della comprensione. Ti voglio bene!”
    E’ andata. Sinceramente temevo si arrabbiasse da morire.
    Raggiungo il parcheggio, cercando la mia Punto bianca. La apro e prontamente mi metto al posto di guida, inserendo la chiave nel quadrante. Ma qualcosa di strano attrae la mia attenzione. Intrappolato tra il tergicristallo e il vetro, c’è un biglietto bianco.
    Nel giro di pochissimi secondi, sono di nuovo al posto di guida, ma con quel pezzo di carta, apparentemente insignificante, tra le dita.
    E’ accuratamente ripiegato su se stesso. Lo apro con foga, sono curiosissima!
    La scrittura è ordinata, precisa e chiara; mi piace!
    “Mi sono dimenticato di dirti di vestirti elegante. A stasera, spero! Ka”
    Il tutto addolcito da un piccolo cuoricino vicino al suo nome. Che tenero!
    No, Sherry. Piano. Ti ha solo detto di andare a vederlo suonare!
    Mi ricordo del foglietto in cui mi ha scritto il numero di telefono; fortunatamente è ancora nella tasca dei jeans.
    Decido di mandargli l’sms che mi aveva chiesto. Ma cosa gli scrivo!! Prima di tutto devo decidere se andare o no. Che domande: ovvio che ci vado! Che sarà mai! E’ poi una specie di concerto, conoscerò qualcuno, lo guarderò suonare, lo aspetterò, gli farò i complimenti, poi tornerò a casa!
    Si può fare.
    > ‘Ehy ciao, sono Sherry e questo è il mio numero! Ho trovato il biglietto sulla macchina. Ma elegante come?’
    Giuro di non aver mai scritto un sms più idiota e insensato di quello. Lo giuro!
    Metto in moto, lasciando il cellulare sul cruscotto.
    In 5 minuti sono già a casa. Sto per mettere la chiave nella serratura, quando il cellulare comincia a suonare: una chiamata.
    ‘Hey Jude, don’t make it bad…Take a sad…’
    Guardo lo schermo, è un numero che non conosco. Il suo non l’ho neancora salvato, ma non penso sia lui; che motivo avrebbe di chiamarmi?
    Lascio per terra la borsa e mi affretto a rispondere, con un po’ di ansia nella voce; riesco a percepirla pure io.
    “Pronto, chi è?”
    “Come ‘chi è’? Sono io, Ka! Mi hai appena mandato tu un sms!”
    “Si scusa, solo che non ho neancora avuto il tempo di salvarlo!”
    “Mmh…ok dai, ti perdono. Senti, per stasera…”
    “Si? Aspetta un attimo che entro in casa, eh!”
    Lo sento ridere attraverso il telefono. Apro di fretta la porta, raccolgo la borsa che immediatamente appoggio sul tavolo, poi mi metto sul divano comoda.
    “Ok, ci sono. Dicevi…”
    “Dicevo…si, per stasera. Elegante nel senso che…che se vieni in scarpe da ginnastica e pantaloncini da palestra, sei leggermente fuori luogo! Potresti indossare…che ne so…un vestito non troppo appariscente e dei sandali con il tacco…”
    Deve anche darmi lezione di shopping, questo? Cafone. Ha perso punti.
    “Vabè, ma non sarei mai venuta vestita così, per chi mi hai preso! E comunque sappi che un vestito non lo metterò mai.”
    “Perché scusa?!”
    Si certo, adesso devo anche confidare a lui, perfetto sconosciuto, le pare sul mio fisico? Ma anche no.
    “Perché…perché no! Non ne ho uno, ecco.”
    “Peccato, davvero peccato. Allora va bene qualsiasi cosa, purchè sia…”
    “Okok ho capito, non ti preoccupare. Non mi farò prendere in giro da tutti, tranquillo!”
    “Va bene, va bene, non ti scaldare! Ti aspetto alle 19 in quel locale proprio di fianco al Duomo. A stasera!”
    Chiudo la chiamata senza nemmeno salutarlo. Devo dire che mi ha irritato parecchio.
    Deve darmi direzioni su come vestirmi, ma chi si crede di essere! Giuro che per fargli un torto, mi verrebbe voglia di andare là in pigiama e, entrando, gridare: “Guardatemi, sono io! Sono stata invitata da Carmine Ruggiero!”
    Ci sono rimasta male. Dal tono di voce, soprattutto. L’ho sentito autoritario da far schifo, come se mi obbligasse. Bello mio, mi hai rivolto la parola solo stamattina, non puoi permetterti di decidere già come devo vestirmi!
    Con tutta quest’incazzatura dentro, comincio a prepararmi. E no, non farò la str°nza, cercherò di vestirmi decente: una camicia lunga bianca, stretta in vita da una cintura nera, dei pantacollant neri e dei sandali con tacco bianchi. Posso andare, sì!
    Mi sento agitata, e non so perché. Fino a 10 minuti fa ero incazzata nera con lui, ora sono agitata e, attraverso lo specchio, riesco a scorgere uno strano sorriso.

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 3

    Sono le 6 e mezza e io sono già fuori dal locale.
    Non è stato per niente difficile trovarlo, dato che passo gran parte delle mie serate lì!
    Continuo a camminare avanti e indietro; questi 30 minuti hanno intenzione di non passare più, dannazione!
    Mi fisso le mani, le unghie. Cazz°, ho dimenticato di rimettermi lo smalto! Adesso lui me le vedrà e comincerà a pensare che sono una demente: non ho un vestito pur macinando km in shopping ogni sabato, e non ho nemmeno le palle di mettermi lo smalto prima di uscire per una serata elegante. Bel colpo, eh. Ho deciso: appena lo vedrò, mi metterò le mani dietro la schiena oppure, se sarò seduta, le metterò tra le gambe accavallate, così non le vedrà.
    Continuo a camminare, mi fermo davanti ad una vetrina dove posso riflettermi abbastanza bene. Con delicatezza sistemo meglio il ciuffo che stasera ha deciso di non stare a posto; il resto dei capelli ha gentilmente accettato di unirsi in una coda e per questo potrei essergli riconoscente a vita. Indosso degli orecchini di perle, ho un filo di eyeliner e pochissimo fondotinta; sinceramente, il lavoro non è proprio pessimo, eh!
    Mi avvicino pian piano alla vetrina per sistemarmi meglio quel ciuffettino che ha deciso di andarmi fuori posto proprio adesso.
    “Cazz°, ma è possibile che non stiate mai dove dico io, quando dico io? Ditemi che mi odiate, ditemelo!”
    Certo che se passasse qualcuno, e mi sentisse dire quella frase, davanti ad una vetrina, mi prenderebbe per deficiente.
    “Faccio lo stesso discorso, tutte le sante mattine davanti allo specchio del bagno anche io. Stesse parole, eh! ”
    Mi giro un po’ spaventata, un po’ rossa dalla vergogna.
    C’è lui, Ka, vicino a me, davanti alla vetrina a specchiarsi che, con le dita, si sistema le punte dei suoi capelli.
    Gli sorrido divertita, mettendo la mani sui miei fianchi e fissandolo mentre fa il deficiente e fa strane facce buffe.
    Poi, finalmente, la smette e pone la sua attenzione su di me, e non su quella paglia che si ritrova in testa. Povero, se mai entrerò in buoni rapporti con lui, avrò un sacco di consigli da dargli…
    Intanto continua a fissarmi, da capo a piedi, con un ghigno da prendere a schiaffi. E mi sto innervosendo di nuovo. Lo conosco da solo un giorno e sono già al secondo round di nervoso; non mi piace.
    “La smetti di fissarmi così, che mi metti in imbarazzo?”
    “Addirittura in imbarazzo? Mi piace sta cosa, sai?”
    Sbuffo rumorosamente, alzando gli occhi al cielo, ma mi lascio scappare un sorriso che subito lui nota.
    “Ti avevo dato dei consigli su come vestirti, ma tu hai fatto mille volte meglio!”
    Mi prende la mano e mi fa fare un giro su me stessa. Mi mette in un imbarazzo pauroso, davvero.
    “Io devo entrare, adesso. Goditi la serata, ci vediamo appena finiamo di suonare, va bene?”
    Annuisco, senza dire niente.
    Sembra che la mia bocca, ora sia incapace di emettere alcun suono, frase complessa, o monosillabi che siano. E la causa di tutto ciò, è quel cavolo di sorriso che, unito a quello sguardo, mi sta facendo rimbecillire completamente. Sherry, riprenditi, eh!! Lo guardo mentre, con classe, entra nel locale. Solo ora mi rendo conto di come è vestito: ha una camicia bianca con le maniche arrotolate fino ai gomiti e un paio di jeans neri. Classicissimo, eppure sa farmi morire lo stesso. Colpa anche della sua camminata convinta, con la mano sinistra nella tasca e l’altra libera che, di tanto in tanto, si passa tra i capelli, con quale scopo non so.
    Lo vedo sparire oltre la porta e solo ora mi rendo conto di averlo fissato come un’allupata di prima categoria! Ma io non sono così, lo giuro!!
    Cerco di riprendermi e cerco di costringere il mio cuore a riprendere i suoi battiti originari. Temo che stasera farà fatica a stare tranquillo.
    Ormai sono le 19 spaccate, anche le campane me lo ricordano. Con fare apparentemente tranquillo, entro nel locale e cerco un tavolino disponibile. Nemmeno a farlo apposta, l’unico disponibile è quello davanti al palco.
    Grazie destino. Ho un discorso da farti, un giorno o l’altro.

  5. #5
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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 4

    Tutto è perfetto. Il tavolo sono riuscito a riservarlo solo per lei e questo mi rende felicissimo: almeno potrò guardarla durante tutto il concerto, scrutandone ogni emozione…se mai ci sarà dell’emozione da parte sua.
    Spio dalla tenda. E’ arrivata. Si guarda intorno e il cameriere le indica il tavolo. Guardo la sua faccia: ha un espressione tra il “Questa è sfiga” e il “Oddio che imbarazzo”. Mi piace osservarla senza che lei se ne renda conto. Sapesse quante volte l’ho fatto!
    Elegantemente si siede sulla seggiola e subito accavalla le gambe, sempre guardandosi intorno. Le si avvicina il cameriere e lei ordina qualcosa; sono sicurissimo che ha appena ordinato un Gin Lemon. Era a piedi, vero?! Che peccato, mi toccherà accompagnarla a casa!!
    “Ka, due minuti e si esce.”
    Mi tolgo dalla tenda e sorrido a Pedro annuendo.
    Prendo la chitarra per controllare velocemente che sia accordata perfettamente, ed è così.
    Tiro un sospiro di sollievo, ma la parte midollare delle mie ghiandole surrenali sta producendo adrenalina in una quantità industriale. Mi succede sempre così, prima di salire su un palco. Succede maggiormente oggi, che su un palco ci torno dopo un sacco di tempo.
    Chitarra, plettro, capotasto, serenità, concentrazione e voglia di spaccare. Sono pronto!
    Usciamo e ci posizioniamo ai nostri posti. Il mio, ‘casualmente’, davanti al suo tavolino.
    La guardo e le sorrido. In realtà quel sorriso non è voluto, ma mi esce spontaneo, non vuole più andarsene dalla mia faccia. Ricambia il sorriso imbarazzata, poi distoglie lo sguardo da me e pone la sua attenzione sul suo bicchiere quasi vuoto, cercando di rompere la fetta di limone con la cannuccia nera.
    Nonostante i capelli le ricadano ribelli sul viso, vedo che anche il suo sorriso fa fatica ad andarsene.
    Cominciamo a suonare, canzone dopo canzone, accordo dopo accordo, assolo dopo assolo. Le mie dita sfiorano decise le corde della chitarra, ma orami è un gesto meccanico. Questo mi permette di rivolgere la mia attenzione su di lei.
    Cavolo, ma che ha di tanto speciale per avermi stregato così?! Alla fine è una ragazza normalissima, è la barista del bar della colazione. Fisicamente non è una di quelle ragazze da paura che appena le vedi ti vien voglia di portartele a letto, anzi, è anche piuttosto in carne, e la preferisco. Non è platinata tinta e di questo gliene sono grato. Caratterialmente…non lo so, non l’ho neancora capita. Spero di avere il tempo necessario per riuscire a farlo al meglio.
    Penso proprio che questo sia quello che comunemente viene chiamato ‘Colpo Di Fulmine’.
    Il concerto finisce e nemmeno ho avuto il tempo di godermelo. Mi dispiace, cavolo! Ma adesso so che posso andare da lei.
    Torniamo nel backstage, ripongo l’acustica nella custodia e rimango 10 minuti a parlare con Dani e Pedro.
    “Cavolo Ka. Mi hanno detto che eri molto presente durante il concerto, eh! Hai parlato molto, hai interagito tanto..bravo, bravo!”
    Ha ragione, eh.
    “Oh Dani, lasciamolo stare che è meglio. Ho come la sensazione che il signorino ci debba raccontare qualcosina…”
    Alzo gli occhi al cielo, scherzando.
    “Potrebbe. Adesso vado a vedere come sta la persone del qualcosina…”
    Non li saluto nemmeno. Subito esco e mi dirigo verso il suo tavolo. Ha un altro bicchiere in mano.
    “Ehy, ciao! Allora, piaciuto il concerto?”
    Alza la testa di scatto, quasi spaventata.
    “Mi hai fatto prendere un infarto, mongolo!”
    Si porta la mano sul cuore, sospirando e si alza in piedi. Io invece, da cretino quale sono, comincio a ridere.
    “Dai scusami, non volevo!”
    La abbraccio in segno di ‘conforto’, accarezzandole la schiena. E respirando il suo profumo. Il suo buonissimo profumo. E’ meglio che mi stacchi da lei prima che mi vada alla testa.
    “Sisi ok. Prima attenti alla mia vita, poi ti scusi. Sediamoci piuttosto, che qui gira tutto!”
    Si risiede e con la mano mi indica la sedia accanto a lei. Io mi siedo immediatamente e mi metto un po’ di sbieco, in modo da poterla fissare. Chiamo il cameriere e ordino anche io un Gin Lemon.
    “Allora. Non mi hai neancora detto se ti è piaciuto!”
    “Oh, certo che mi è piaciuto! Emozionantissimo, davvero. Mi sono pentita di non avervi più seguito in questi anni…”
    E’ triste, la sento dalla voce. Arriva il mio Gin Lemon e la invito ad uscire. E’ un po’ alticcia e l’aria fresca è quello che le serve. Ed è quello che serve anche al mio cervello e al mio cuore.
    La mia mano destra è intrecciata alla sua, quella sinistra è occupata dal bicchiere, esattamente come la sua destra.
    Ci sediamo su un muretto a parlare del più del meno, proprio come quella mattina.
    Si incanta a fissare il cielo, contemplando le stelle. Lo si vede dai suoi occhi che è incantata ad osservarle.
    Le prendo la testa e la faccio appoggiare alla mia spalla e lei rimane lì così, torturandosi le povere mani.
    Il campanile suona le 2.
    “E’ tardi, ti riaccompagno a casa?!”
    Mi guarda sorridendo. Accetta con un cenno di capo e subito si alza.
    Raggiungiamo la macchina e in pochissimi minuti siamo sotto casa sua. Non ha nemmeno dovuto dirmi dove abita, lo sapevo già. Mi fa strano che lei non abbia dato peso a questa cosa.
    “Direi che sono arrivata a casina. Grazie della serata e ancora complimenti.”
    Apre di fretta la portiera e scende, senza aspettare che la saluti.
    Avrei voluto anche un bacio, eh. Non mi avrebbe fatto schifo!

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 5

    Sabato pomeriggio, Piazza Duomo.
    “Ragazze, scusate il ritardo, non l’ho fatto apposta! La metro era in ritardo!”
    “La metro in ritardo. Ceeerto, come no! Dai Sherry. Dì che ti sei alzata tardi e stop, ormai ti conosciamo!”
    Sorrido arrendendomi alle accuse di Ale.
    “Qui qualcuno ci deve raccontare qualcosa!”
    “Ma qualcosa cosa?! Niente di che! Serata tranquilla nel solito locale…Cioè bo, non lo sooo!”
    Alis mi si avvicina, prendendomi sottobraccio.
    “Sa che ci vuole?! Un bel pranzo al Mc!”
    Ci avviamo tutte e quattro verso il Mc, spensierate.
    Sento il cellulare vibrare, è un messaggio.
    >So che è un po’ tardi per il messaggio del buongiorno, ma non volevo correre il rischio di svegliarti. Non volevo disturbare i tuoi sogni. Buona giornata (: KA.
    Vale si ferma a fissarmi.
    Si ok, lo so che sul viso mi si è disegnato un sorriso, ma per favore, non fatemelo notare!
    “Perché quel sorrisone? E’ il lui di ieri sera?! Eddai cavolo, raccontaci! Che palla che sei!”
    “Dai per favore…non mi sembra neancora il momento! Cioè…Voglio aspettare a raccontarvi.”
    “Sherry, ma stai scherzando? Ci hai sempre raccontato tutto, esattamente come noi ti abbiamo sempre raccontato tutto.”
    Ok, Alis ha ragione, ma…Non me la sento! Non so perché una ragazza dovrebbe sentirsi di raccontare tutto alle sue migliori amiche, ma bo! Non è che abbia paura di un loro “No, non approvo”, anzi. E’ solo che sta volta la faccenda è più delicata; LUI è più delicato. Non solo per la sua posizione da chitarrista famoso, ma proprio sentimentalmente.
    “Vabè ragazze. Sembra che qua la nostra migliore amica preferisca non condividere con noi la sua felicità. E non so voi, ma a me sta cosa dà fastidio. Io mi ritiro.”
    Alis, con fare superiore, si alza dalla sedia del Mc che avevamo appena raggiunto ed esce.
    Sta scherzando, vero?!
    Anche Vale si alza, ma dall’espressione non penso ce l’abbia con me. Amiche, per favore: cercate di capirmi e di accettare!
    “Ale, vuoi andartene anche te?”
    Mi guarda scuotendo la testa, poi mi rivolge un sorriso.
    “No, non me ne vado. Perché ti capisco. In realtà ti capisco perché so.”
    La guardo senza capire il perché della sua affermazione.
    “Ieri sera, mentre tornavo a casa, sono passata davanti al solito locale e ti ho vista. Anzi, VI ho visti. Ci ho messo un po’ a capire chi lui fosse, ma poi ho realizzato la cosa. E capisco che tu voglia aspettare a dire a Alis che stai uscendo con il chitarrista della sua band prferita.”
    “Ma Ale, il mio disagio non è solo quello. Ok, anche quello, ma non soprattutto! Sembra importante sentimentalmente, ecco. E non avevo voglia di parlarvene oggi, tutto qui. Voglio fare chiarezza prima col lui, poi con il mio cuore e solo successivamente con voi. So che è un discorso da str°nza, forse, ma è così.”
    “Ma quale str°nza! Io capisco perfettamente! Comunque, vuoi un consiglio?!”
    Le sorriso annuendo.
    “Vi ho osservati per una decina di minuti buona. Lui è cotto e tu sei cotta.”
    “Lui cotto?! Ma non penso proprio! Guarda che non è successo niente, eh. Mi ha solo accompagnata a casa, non ha nemmeno provato a baciarmi…”
    “Proprio per questo ti dico che è cotto. Dammi ascolto, per una volta, daiii!”
    Si alza venendomi ad abbracciare. Nel frattempo sento una mano che delicatamente mi picchietta sulla spalla. Mi giro, ancora abbracciata ad Ale.
    “Volevo scusarmi. Devo imparare a farmi i cavoli miei e a rispettare i tuoi tempi, scusami.”
    Quella che si presenta davanti ai miei occhi è una Alis veramente dispiaciuta, con gli occhi rossi e pieni di lacrime.
    “Ehy, ma stai scherzando? Ti sembra il caso di piangere per una str°nzata del genere?! Fammi un sorriso e abbracciami!”
    Vale, ne frattempo, guarda la scena soddisfatta. Probabilmente le avrà fatto il lavaggio del cervello in questi minuti.
    “E comunque sono io che mi devo scusare. Però davvero, non mi seno neancora pronta…”
    E tra scherzi e risate ci sediamo attorno al nostro tavolo, consumando schifezza di ogni genere.
    Come un fulmine in ciel sereno, mi viene in mente del messaggio della buona giornata di Ka, al quale non ho più risposto.
    Tiro fuori il cellulare e comincio a scrivere:
    >Ehy ciao, scusa se ti rispondo solo adesso, ma ho avuto un po’ di casini. Comunque grazie del messaggio, l’ho apprezzato molto. E buona giornata anche a te! Spero di rivederti presto (:
    Dopo soli 2 minuti:
    >Più presto di quanto tu creda…
    Non capisco molto il senso dell'ultimo messaggio, ma mi ha disegnato un sorriso in volto e questo mi può bastare, per adesso.

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 6

    Sono sveglio ormai dalle 7. Fisso il soffitto con le braccia dietro la testa.
    Cosa può avere di affascinante un soffitto bianco? Nulla. E invece no. Oggi ha racchiuso in se tutto ciò che la felicità può volere!
    Felicità, felicità…come cazz° faccio ad essere felice se non l’ho nemmeno baciata?!
    Vi giuro che sono felice come un bambino a Gardaland per la prima volta.
    Le ho mandato il messaggio del buongiorno, ma lei non mi ha neancora risposto. Starà dormendo, come minimo.
    Mi alzo svogliatamente dal letto e mi dirigo in cucina per cercare qualcosa da mettere sotto i denti, quando sento il cellulare avvisare l’arrivo di un messaggio.
    Unisco le mani danti al viso, inginocchiandomi sotto il crocefisso appeso sopra la porta d’ingresso, quello che mia madre ha tanto insistito che mettessi.
    “Oh Signore, fa che sia lei, per favoreeee! Giuro che smetterò di fumare e di bere. Oddio, magari ridurrò le quantità dei due! Anzi. Non dirò mai più le parolacce!”
    Prendo il cellulare, lo apro con gli occhi chiusi e, dopo un respiro profondo, guardo lo schermo: ‘Un nuovo messaggio. Pedro’
    Ma vai a cagare, amico rompi balle. Basta, da oggi fumerò 3 volte di più, mi ubriacherò tutte le sere, e metterò una parolaccia in ogni frase, cazz°.
    >Ka, quanto mi dai se ti dico dov’è la tua bella?
    La cosa si fa già più interessante…
    >Un calcio nel cul° se non me lo dici.
    Squilla il cellulare: una chiamata.
    “A sto punto spero sia Dani. Magari sperandolo ho più possibilità che sia lei!”
    Guardo nuovamente il display: Pedro. Oggi lo faccio fuori, è ufficiale.
    Rispondo sperando che possa essermi seriamente d’aiuto.
    “Si?!”
    “Oh, ma te devi essere sempre così gentile anche via sms? E’ qua al Mc in Galleria. Ero passato a ritirare un libro per mia mamma e sono entrato a fare uno spuntino. E’ qui con 3 sue amiche niente male! Corri Ruggiero, non fartela scappare!”
    Chiude immediatamente la chiamata, senza che possa ringraziarlo.
    Aspetta. La mia bella, Mc, Galleria, corri…CORRO!!
    Intanto lei mi ha risposto al messaggio, dice che vuole vedermi. “Prima di quanto tu possa immaginare, piccola mia…”
    Vado in bagno, mi infilo nella doccia e dopo 15 minuti scarsi sono già in auto, diretto verso il Duomo.
    Parcheggio, metro, fermata Duomo, vecchietta che non si spiccia, scale, piccioni, corsa, Galleria, giapponesi che fanno foto, ricconi vestiti D&G, Mc. Eccolo! Entro, cercando il suo visto tra tutti quei tavoli, perfino alle code alle casse. Ma niente, non la trovo.
    Nuovo messaggio: Pedro. Ancora?!
    >Le ho sentite che parlavano di Ricordi e di un cd degli AC/DC.
    Esco di fretta dal Mc e mi immetto nel negozio subito accanto. Scendo le scale velocissimamente e mi dirigo subito nel reparto.
    Ed eccola là, insieme ad altre tre ragazze. Ma chi se ne frega delle altre tre. C’è lei, è questo che conta. Me ne frego anche della gente che mi sta guardando male dopo aver assistito alla mia entrata molto fine, me ne frego del sudore che si è impossessato del mio viso, me ne frego del cuore che sta battendo a mille all’ora, me ne frego delle mie gambe che, senza ricevere un impulso positivo dal mio cervello, si avviano velocemente verso di lei.
    Le tre amiche mi guardano scandalizzate, forse mi hanno riconosciuto.
    Lei, ancora di spalle, sta scrutando per bene due cd degli AC/DC, come Pedro mi aveva scritto.
    Santo Pedro, che farei senza di te!! Come minimo, devo offrirgli una cena. Oppure presentargli una di quelle tre amiche! Non è il momento di pensare a come sdebitarmi.
    Faccio segno alle tre ragazze di non dire una parola.
    Mi avvicino, e guardo i cd. Ha in mano “T.N.T.” e “Powerage”. Se li rigira tra le mani, leggendo i titoli delle canzoni. Mi avvicino maggiormente e le cingo il fianco con un braccio.
    “T.N.T., senza ombra di dubbio.”
    Lei fa un salto, poi si gira a guardarmi con gli occhi sgranati e arrossisce.
    “Ok, so di non essere tutta sta bellezza, ma proprio spaventarti no, dai! Sono così brutto?”
    “Eh…n-no, no! Cioè…no! Però…”
    “Però cosa?!”
    “Però…aspetta 5 minuti che mi riprendo e realizzo la cosa, poi ne riparliamo.”
    Mi metto a ridere, e nel frattempo mi presento alle sue amiche, con il suo sguardo indagatore su di me; lo sento vivissimo e questo mi fa piacere.
    “Adesso ho capito perché non voleva parlarcene…”
    “Stai zitta, Alis. Prova a capirla, ha ragione…”
    Le sento che confabulano qualcosa, ma sinceramente non mi interessa. A quanto pare non ha voluto parlagli di me.
    Mi giro verso di lei, sorridendole dolcemente. Nel frattempo lei ripone nello scaffale il cd che le avevo consigliato io.
    “Ma grazie, eh! Guarda che ne capisco di musica!”
    Mi fa una linguaccia, per poi dirigersi verso la cassa. Prima di inseguirla, chiedo alle sue amiche il permesso di rapirla e loro accettano, forse intimorite da me.
    La raggiungo mentre sta facendo la coda.
    “Non mi hai risposto. Sono tanto brutto?”
    “Oooh, ma la pianti di fare domande che mi imbarazzano?! No, non sei brutto.”
    Abbassa lo sguardo, spostandosi i capelli dietro l’orecchio, cominciando poi a fissarsi le scarpe e fare cose inutili e senza senso per provare a non farmi capire che il suo imbarazzo si è impossessato nuovamente delle sue guance. E’ stupenda…
    “Comunque tranquillo, il tuo cd lo prenderò la prossima volta. Ho intenzione di comprarmeli tutti.”
    Il tono nella voce è cambiato, ora è più calmo, e questo mi fa tirare un sospiro di sollievo.
    “Come mai da queste parti?”
    “Emh…bo, non sapevo che fare e allora sono venuto qui a fare un giro…”
    “Mmh…faccio finta di crederci, dai!”
    Perché non la smette di fissarmi la bocca? Stai giocando col fuoco, ragazzina. Non so per quanto ancora saprò resisterti.
    “Sono felice di rivederti, Ka…”

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 7

    La porto a prendere un gelato nella gelateria qui accanto al Duomo. A mio parere, il gelato migliore di tutto il centro di Milano. Cioccolato per me, liquirizia per lei.
    Le porgo il suo cono, poi le prendo la mano e la invito ad uscire fuori per sederci sulle famose scale del Duomo. Inizialmente è un po’ titubante e ritira la mano, ma poi si convince e l’intreccia con la mia. E sono felice, sì.
    Ci sediamo sulle scale, l’uno in parte all’altra e, in silenzio, cominciamo a mangiare il nostro gelato.
    Improvvisamente la vedo che si avventa sul mio.
    “Questa missà proprio che me la paghi!”
    “Ah si?! E come?!”
    Con un bacio?! Si cavolo, ho una tremenda voglia di sentire che sapore hanno le sue labbra, ma non voglio fare passi falsi. Ruggiero, non ti riconosco più! Perso per una ragazza e hai paura di darle il vostro primo bacio. Pessimo, veramente pessimo.
    “Non lo so, ci devo pensare.”
    Con la mano libera le circondo le spalle, tirandola di più verso di me. Poco dopo mi trovo il suo cono davanti ai miei occhi.
    “Assaggia!”
    “Sicura? Non è che poi mi picchi?!”
    Si mette a ridere e mi da una pacca sulla testa. Mangio un po’ del suo gelato, poi comincia a guardarmi, esattamente come mi guardava durante la coda alla cassa.
    Poco dopo si avvicina, tendendo la mano verso il mio viso. E si avvicina, sempre di più…
    Con il dito mi accarezza le labbra e io non ci sono più. Chiudo gli occhi; mi sento morire, lo giuro! Il cuore accelera i suoi batti circa del 2000%, le mani tremano, faccio fatica a tenere il gelato in mano. Il caldo c’è, in fin dei conti è giugno e l’estate sta arrivando, ma la vampata di adesso non è niente in confronto ai 50° all’ombra dell’equatore.
    Mi sento esattamente come Alice nel Paese delle Meraviglie. Spaesato, con mille domande in testa e nemmeno una risposta, ma felice e desideroso di trovare qualcosa di nuovo che mi sconvolgi l’esistenza, non solo nei sogni.
    Aspetto con ansia quel bacio, ma…ma niente!! Dopo che mi ha accarezzato le labbra, più niente!
    Riapro gli occhi, deluso. Lei mi sta fissando senza capire e io devo aver assunto una faccia da cane bastonato.
    “Scusa, avevi…si, avevi un po’ di gelato proprio lì! Cosa…cosa ti aspettavi, scusa?!”
    Mi guarda con un sopracciglio alzato, indagando i miei occhi, e questo mi imbarazza.
    “Ti aspettavo forse…un bacio?”
    Prontamente abbassa lo sguardo e, mangiando l’ultimo pezzettino di cono, si alza dirigendosi verso il bidone della spazzatura per buttare il tovagliolino.
    Ka, riprenditi, cazz°. Mi sento un emerito imbecille, l’ha capito pure lei. Mi alzo pochissimo dopo e la raggiungo.
    “Allora? Perché non mi rispondi? Cosa aspettavi? Aspettavi che un piccine ti cagasse in testa?! Ecco! Mistero svelato!!”
    Era in imbarazzo anche lei e con questa frase si è tolta da quell’orrenda situazione. Lo sappiamo entrambi quello che vogliamo, ma entrambi sappiamo anche che correre non è una buona cosa.
    Mi abbraccia all’altezza dello stomaco, posando la testa sul mio petto per qualche secondo. L’accarezzo, e solo quel gesto fa sì che tutta quella gente in Piazza non esista, che il caldo sia sopportabile, che il sole sia un riflettore puntato solamente su di noi, e nient’altro.
    Si stacca da me a fatica, mi prende la mano e cominciamo a girare per i negozi. Stancante, stressante e tutto ciò che volete voi, lo ammetto. Ma chi ci pensa, in questo istante!
    In ogni negozio si sofferma a guardare vestiti carinissimi, esclamando la frase: “Peccato, non posso permettermeli.”
    Non può permetterseli? Sta scherzando, spero. Chi l’ha detto che solo le anoressiche debbano mettere certi vestiti? A mio parere, stanno decisamente meglio a lei che a loro. E io riuscirò a farle cambiare idea sul suo corpo, riuscirò a farsi piacere; questo è il mio obiettivo.
    “Tu sei pazza. Mi fai felice?! Te ne proveresti anche solo uno?”
    “Provarlo? E poi magari farmi vedere da te? Ma anche no!”
    “Dai, fallo per me! Voglio vedere come ti sta! Tranquilla, non metterò nessuna foto su Facebook, se è questo che temi.”
    Ci pensa un po’ su, continuando ad osservare quel vestito con disinvoltura, come se stesse davvero pensando di provarselo per me. Ma dopo qualche secondo lo lascia giù, cominciando a provarsi una maglietta.
    “Pff, non sono ispirata oggi. Non sono ispirata a fare shopping con te! Cosa ne hai fatto delle me amiche? Eh?!”
    “Eddai, mica muori se per un giorno non compri qualcosa! Dì la verità. Quel gelato così buono non l’avresti mai mangiato, se non fossi arrivato io.”
    Ovvio, non posso dirle che quelle emozioni non le avrebbe mai provate se io non l’avessi ‘rapita’. Perché sono sicuro che anche lei le ha provate, sicurissimo. Sono pronto a giurarlo sulle mie chitarre.
    Ci pensa un po’ su, poi annuisce, felice e soddisfatta.
    “Piuttosto, parliamo di cose serie. Che fai stasera?!”
    “Nono, stasera non verrò a sentirti da nessuna parte. Ho l’Hollywood con le ragazze e, mi dispiace, non rinuncerò!”
    Ti sei fregata da sola, piccola mia. Sarò assillante, lo so, ma la voglio. Forse seguirla ovunque non è il modo giusto, me ne rendo conto. Ma se voglio che capiti qualcosa senza forzare nessuno, devo stare con lei il più possibile, nelle circostanze più favorevoli possibili.

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 8

    Parola d’ordine della serata: Divertimento!
    E non solo. Ho bisogno di capire che mi sta succedendo nella testa e nel cuore. Sembra idiota, lo so, ma quello che veramente voglio lo capisco solo con ‘qualche’ goccia d’alcool in corpo.
    Entriamo nel nostro locale di fiducia tutte e quattro a braccetto. E che la festa abbia inizio!
    Prima tappa: bancone. Ordiniamo un drink a testa, io il mio solito Vodka Menta e Sambuca, Alis il suo solito Vodka Redbull, Ale un Gin Lemon e Vale un Coca Malibù.
    Ci appostiamo al bancone bevendo i nostri cocktail. D’altronde non riuscirei a muovermi senza alcool.
    Dopo solo mezzo Vodka Menta e Sambuca mi sento già meglio…per quanto mi possa sentire meglio!
    Cominciamo a immetterci nella mischia, ballando a caso tra di noi; nessuna è già stata abbordata da nessun voglioso.
    Finisco il cocktail e vado a prenderne un altro: stavolta un Caipiroska alla Fragola.
    Continuo a ballare nonostante la testa giri un po’. Le altre ormai le ho perse. Pace!
    Ad un certo punto sento delle mani prendermi i fianchi.

    Eccola, è sola.
    La seguo con lo sguardo da quando è entrata nel locale, ma non volevo andare a rompere le balle come ho fatto oggi in centro. Penso che le sue amiche mi odino già.
    E’ già al secondo drink e la cosa non è che mi piaccia un gran tanto.
    La raggiungo e, mentre balla da sola, le appoggio le mie mani sui suoi fianchi, lasciando che mi trasportino nel suo ballo. E’ davvero bella.
    Si gira e appena mi vede mi circonda le braccia al collo. Non sono proprio sicurissimo che abbia realizzato che sia io, ma poco importa.
    E no, non ho intenzione di approfittarmene. Fossi matto!
    Cerco di parlarle gridando, per provare a sovrapporre la musica assordante della discoteca con la mia voce.
    “Ciao Sherry! Come stai?”
    Non mi sente, continua a ballare. Le sue braccia sono sempre attorno al mio collo, ma le sue mani hanno preso a giocare con i miei capelli. Piccola, ti consiglio di smetterla seduta stante se non vuoi obbligarmi a fare qualcosa di cui potrei pentirmene.
    La prendo per mano e, dopo essere passati dal banco per prendere un Mojito per me, la porto di fuori.
    Intanto lei si è appoggiata al muro. Le prendo dalle mani il suo bicchiere e lei si abbassa sulle ginocchia e si mette una mano tra i capelli, stanca, sfinita. La lascio così, sarà lei a rialzarsi quando se la sentirà, ora non ha senso.
    Nel frattempo mi accendo una sigaretta e ogni tanto sorseggio il mio drink. Boccata, sorso, boccata, sorso, sguardo su di lei, sorso…
    Continuo così finchè lei non si rialza, traballante. Decido di farla stendere su un muretto distante dalla musica e da tutti.
    Sembra si sia ripresa, per fortuna. Provo a parlarle.
    “Ehy piccola…tutto a posto?”
    Mi sorride.
    “Sisi, tutto a posto. Dio, tutto a posto forse no, ma…si, tutto a posto!”
    “Beh, hai bevuto parecchio, eh!”
    “Mannò…ho il fegato di un cinghiale io! Ci sta già ancora di tutto!”
    “Ah si? Vuoi assaggiare questo?”
    Le pongo davanti il mio Mojito e lei lo sorseggia. Ok, non le è passato niente!
    “Mmh. Buono! Mojito, ne sono più che sicura. Cosa ho vinto?”
    Wow, riconosce i cocktail da ubriaca? Questa ragazza è il mio nuovo idolo, lo giuro!
    “Cosa hai vinto…fammi pensare…Un bacio.”
    Ok ok. E’ il secondo drink della serata anche per me, e si stanno manifestando gli effetti.
    “Un bacio? Ok, dai!”
    Dai cavolo, non posso approfittarmene così. Avevo promesso a me stesso che non l’avrei fatto e non lo farò. Al prossimo cocktail potrei infrangere la promessa fatta a me stesso, ma non ora.
    La vedo che si prepara, avvicinandosi a me con gli occhi chiusi e le labbra a cuoricino, ma le schiocco un bacio sulla guancia.
    “Ehy, ma io volevo un bacio vero!”
    “Guarda che poi te ne penti.”
    “Ma cosa! Come faccio a pentirmene se è quello che desidero fare da due giorni a questa parte!”
    Cosa?! Cazz°, ma io vorrei farla fuori in questo istante! Sto patendo come un cretino perché non voglio fare passi falsi e lei che fa? Mi dice che sono due giorni che desidera baciami.
    “Vabè, oh. Fai te. Non vuoi baciarmi?! Entro e me ne trovo un altro. Certo, sarà difficile trovarne uno bello e carino come te, ma mi adatterò!”
    Si alza per ritornare dentro e io rimango lì come un ebete, a guardarla solo perché non voglio darle uno squallido bacio che sà di Caipiroska, Mojito e sigaretta. Dio, che schifo. Con che coraggio, lei, in questo istante, desidera baciarmi? Cioè, io non mi bacerei, eh!
    Riprendo il contatto con la realtà solo quando un tizio mi urta, facendomi quasi cadere. La cerco con lo sguardo e non la trovo più.
    Ammetto di avere un po’ paura di quello che potrei vedere tra qualche secondo. Un momento. Questa è gelosia, è inutile che la nascondo.

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    Predefinito Re: Prendimi per mano e scaldami il cuore...

    Capitolo 9

    Entro di fretta nel locale e la trovo avvinghiata ad un tipo che se la limona come un cammello, esplorando il suo sedere. Che schifo, che schifo!!
    Sento la rabbia salirmi, il viso mi prende fuoco. E le mani non vogliono stare ferme in tasca.
    Mi avvicino e gliela strappo dalle mani.
    “Ma non lo capisci che morire per te?”
    Non so con che pretese spero che lei capisca quello che le sto dicendo, ma ci provo lo stesso.
    “Moriresti per me? Peccato che morirò prima io aspettando un tuo bacio.”
    E c’ha ragione, cazz°. Cosa diavolo sto aspettando, eh? Mi sembra di essere tornato indietro di circa 13 anni. Dai cazz°! Paura di dare un bacio. Non è che ho paura di darle un bacio. E’ solo che voglio che il nostro primo bacio sia qualcosa di fantastico e romantico, non in una discoteca con lei ubriaca persa e io che faccio discorsi senza senso.
    Nel frattempo la porto fuori, verso la mia macchina. Si è appoggiata al cofano e mi guarda con uno sguardo indefinito.
    Ok, ora o mai più. Chi se ne frega se lei non se lo ricorderà. So solo che mi ha fatto troppo male vederla baciare altre labbra che non fossero le mie. Mania di possesso, lo so, ma quella barista mi ha fatto seriamente perdere la testa, e io non so più come uscirne vivo.
    Mi avvicino e la prendo per i fianchi. Lei abbassa lo sguardo e io le sollevo la testa da sotto il mento. Una lacrime esce dai suoi occhi.
    “Non so cosa mi sta prendendo, davvero. E non so cosa mi sia preso 10 minuti fa, là dentro con quel tipo. Non lo so Ka, non lo so! Sto cercando di scappare da tutto e da tutti, perfino da te. Cerco di scappare pur sapendo che la felicità la troverei esattamente dove sono, scusami davvero…”
    Mi abbraccia e comincia un pianto contro il mio petto.
    Certo che da ubriaca fa dei ragionamenti pazzeschi. Spero solo sia la verità.
    “Lo vuoi ancora quel bacio o no?”
    Mi sorride annuendo. Allora mi avvicino e faccio aderire le nostre labbra, mentre continuo ad accarezzarle la nuca. Lo ammetto, è un bacio orrendo.
    “Sai di Mojito e sigaretta.”
    “Ma dai?! Non l’avrei mai detto. E tu di Caipiroska alla fragola.”
    “Domani dovrai darmene un altro, perché questo ha fatto schifo. Domani ne voglio uno che sa di…di cioccolato!”
    “Cercherò di ricordarmelo.”
    Mi riabbraccia, accoccolandosi a me. Sembra più calma, ora. Anche dal punto di vista alcolico.
    “Rientriamo a fare chiusura o preferisci che ti porti a casa?”
    Mi prende per mano e insieme andiamo all’entrata, esibendo le nostre mano macchiate del timbro che non se ne andrà via per i prossimi tre giorni, pazienza!
    Cominciamo a ballare, stretti l’uno con l’altra. Ci siamo io e lei, gli altri non sono niente. Ogni tanto le rubo un bacio e a lei questo piace, ne sono sicuro.
    Sento che quei due drink stanno perdendo l’effetto, e questo significa che tra qualche minuto comincerò a vergognarmi e a non muovermi più. Si, gente, mi vergogno a ballare da sobrio!
    Prendo un altro cocktail, ora un Margarita, che lei continua a rubarmi tra un abbraccio e l’altro.
    E siamo di nuovo abbastanza brilli, entrambi.
    “Ka, mi porti a casa?”
    “Va bene, chiamiamo un taxi e ti accompagno, poi mi faccio portare a casa.”
    “Nono, ti voglio a casa con me, voglio dormire abbracciata a te.”
    Addirittura? Se ne pentirà, ne sono sicuro.
    “Sei sicura? Non è che poi domani mattina, quando ti sveglierai, te ne pentirai?”
    Scuote la testa, sorridendo e alcuni capelli le vanno davanti agli occhi.
    “No che non me ne pento, Ka. Per favore, fallo per me…”
    Le sposto i capelli dagli occhi, scrutandoli per bene. Lo vuole, davvero.
    La prendo per mano ed esco, cercando un taxi.
    In pochissimo tempo siamo sotto casa sua, lei nel frattempo si è addormentata sul sedile.
    La sveglio pian piano, apre il portone principale e poi la porta d’ingresso di casa sua. Si fionda in camera sua, spogliandosi davanti ai miei occhi, senza farsi problemi. Così com’è, in mutande e reggiseno, si stende sul letto a pancia in giù, senza nemmeno coprirsi col lenzuolo.
    Resto un po’ ad osservarla, meravigliato. L’accarezzo un po’, ma è talmente stanca che non si sveglia nemmeno. Peccato, volevo darle il bacio della buonanotte.
    Mi spoglio anche io e mi sdraio accanto a lei, a pancia in su, e compro entrambi con il lenzuolo, almeno fino a metà busto.
    Sento il suo profumo che mie entra nei polmoni, dolcissimo. E questo è uno di quegli stimoli fantastici che fa viaggiare la mia mente in speranze, pensieri e immaginazioni.

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