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Discussione: » Ricomincio da qui ;

  1. #1
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    Predefinito » Ricomincio da qui ;

    PREFAZIONE
    Eli: «e adesso?»
    Ka: «e adesso devo ripartire…», sospirò.
    Entrambi avremmo voluto che quel momento non arrivasse mai; era sempre terribilmente doloroso doversi salutare senza sapere quando avremmo potuto stare assieme di nuovo.
    Ka: «non fare quella faccia», disse sollevandomi il mento con un dito. «odio vederti così».
    Eli: «e io odio doverti salutare ogni volta come se fosse l’ultima», protestai sconsolata.
    Ka: «prima o poi risolveremo questa situazione, te lo prometto…»
    Eli: «Ka, abbiamo ne abbiamo parlato mille volte», gli ricordai, «ma nessuno di noi due è capace di sacrificarsi per l’altro»
    Ka: «io non posso lasciare Milano, amore, te l’ho già spiegato»
    Eli: «e io allo stesso modo non posso lasciare Bologna!»
    Ka: «bè, è diverso», protestò. «Io non posso perché ho impegni importanti da portare avanti, ho una band e dei progetti che non posso abbandonare. Tu, invece, potresti benissimo lasciare questa città. Il fatto è che non vuoi».
    Eli: «anche io ho degli obiettivi da raggiungere.. io voglio laurearmi, Carmine».
    Ka: «potresti benissimo continuare gli studi a Milano»
    Eli: «e ricominciare tutto da capo? Non puoi chiedermi una cosa simile».
    Sospirò.
    Eli: «che c’è?», domanndai alzando gli occhi al cielo.
    Ka: «c’è che se io fossi nei tuoi panni, non avrei esitato un secondo.. avrei abbandonato tutto per star con te».
    Eli: «stai forse insinuando che io non ti amo abbastanza?»
    Non rispose. Col tempo, ero diventata brava ad interpretare i suoi silenzi e non mi fu difficile che capire che quello era chiaramente un silenzio assenso.
    Eli: «hai davvero un bel coraggio! Come puoi pensare una cosa simile? Dopo tutto quello che ti ho detto..»
    Ka: «L’amore non si dimostra con le parole, ma coi fatti»
    Stava dubitando di me, dei miei sentimenti, delle mie ragioni.
    Eli: «se pensi che io non sia abbastanza coraggiosa da seguirti in capo al mondo, ti sbagli»
    Ka: «allora dimostramelo, dimostrami che mi ami.. sali con me su questo treno, vieni a Milano con me una volta per tutte», mi implorò salendo sul primo gradino dello scompartimento.
    Se avessi dovuto seguire il mio istinto, non ci avrei pensato due volte a seguirlo.
    Ma la razionalità era sempre stata una mia caratteristica predominante, e mi vidi costretta a rinunciare.
    Ka: «come immaginavo», disse sorridendo tristemente, mentre mi allontanavo dai binari.
    Eli: «io ti amo, Carmine. Ti amo con tutto il cuore.. ma il mio mondo non sei solo tu. Ho una famiglia, degli amici e degli studi da portare avanti.. non sono pronta ad abbandonare tutto».
    Gli avevo già fatto quel discorso minimo una decina di volte, ma sembrava sempre entrargli da un orecchio ed uscirgli dal’altro.
    Avevo vent’anni, cavolo! Non poteva chiedermi di buttare tutto all’aria.
    Io non mi ero mai permessa di farlo con lui, non mi era mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello di chiedergli di rinunciare a tutto per star con me.
    Invece lui aveva avuto coraggio di farlo. E ciò che mi infastidiva era il fatto che avesse avuto anche il coraggio di rinfacciarmi la scelta.
    Il controllore si sporse dal primo vagone e fischiò due volte.
    Sapevo bene cosa significassero quei fischi; avevo già vissuto quella scena centinaia di volte da quando stavo con lui, con la sola differenza che quella, probabilmente, sarebbe stata l’ultima.
    Quello non era il solito “arrivederci”.. quello era un addio.

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    Ultima modifica di elysha; 09-03-2010 alle 20:50

  2. #2
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    Predefinito » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 1
    Due anni dopo.

    Il rumore fastidioso della sveglia mi svegliò di prima mattina.
    Quando aprii gli occhi mi resi conto che il giorno tanto atteso era arrivato: il giorno che segnava la mia vittoria, il giorno avrebbe segnato il traguardo per cui avevo lavorato duramente per tre anni, il giorno che avevo sognato e desiderato.. il giorno della mia laurea.
    Mi venne da ridere pensando che fino a pochi anni prima, davanti alla proposta di prendere la strada dell’università mi sarei messa a ridere a crepapelle.
    Eppure, lì avevo trovato la mia strada, lì avevo capito cosa volevo davvero fare nella mia vita.
    Sapevo già che sarei passata con un modesto 100, e nonostante non fosse il voto migliore che avrei potuto ottenere, quel risultato mi rendeva fiera di me.
    Mamma: «come ti senti, tesoro?», domandò affacciandosi sulla soglia della mia stanza.
    Eli: «pensavo peggio, sai? Invece sono abbastanza tranquilla. Ciò che mi preoccupa di più è mettere quello», dissi con disprezzo, indicando il tailleur appeso all’anta dell’armadio.
    Odiavo i vestiti troppo eleganti e formali. Io ero una ragazza semplice, che amava vestirsi casual. Quel genere di abbigliamento non faceva per me.
    Mamma: «piantala con questa cavolata. E’ un semplice vestito, non ti ucciderà»
    Eli: «ossì, mi inghiottirà e non riuscirò a discutere la mia tesi», sdrammatizzai.
    Mia mamma sogghignò e mi fece cenno di iniziare a prepararmi.
    Avanzai con passo lento verso la cucina, da cui proveniva un’ottimo odore di caffè.
    Quando passai accanto alla tivù, un brivido mi percorse veloce la schiena.
    “tattatarattatara”
    Conoscevo quel pezzo. Sembrava perseguitarmi, nonostante io cercassi di evitarlo il più possibile.
    Mamma: «l’hai sentito? È molto orecchiabile», intervenì da dietro alle mie spalle.
    Annuii lentamente, conscia di ciò che stava dicendo. Non potevo darle torto, quel pezzo era davvero bello.
    E poi, inevitabilmente, ci fu un suo primo piano. Ka.
    Dovevo ammetterlo, rivederlo era sempre un’emozione forte e insostenibile.
    “Hey, un attimo, ma gli ha percaso cagato in testa un piccione?
    Oddio, no. E’ solo un'altra vittima della moda del ciuffo biondo”
    , pensai.
    Sentivo lo sguardo indiscreto di mia mamma posarsi sul mio viso, probabilmente per osservare le mie reazioni.
    Sapeva che provavo ancora qualcosa per lui, sapeva che in quei due anni non avevo fatto altro che pensarlo.
    Eli: «sto bene, stai tranquilla», dissi rispondendo alla sua evidente domanda silenziosa.
    Lei si limitò ad annuire.
    Mamma: «papà ci passa a prendere alle dieci. Inizia a prepararti, sennò non fai in tempo», disse sparendo nel corridoio.
    Restai a fissare lo schermo qualche secondo, per poi spegnerlo con mossa decisa piantando il dito sul grande tasto rosso del telecomando.

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  3. #3
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 2
    Ancora non ci potevo credere ma.. ce l’avevo fatta!
    Ero ufficialmente laureata in Lingue e Letterature Straniere.
    Uaò, suonava quasi come una cosa seria. Probabilmente, la prima cosa seria ed importante che avessi mai fatto fino a quel momento.
    Quando accesi il telefono, qualche minuto dopo la fine della piccola cerimonia, trovai una grande quantità di messaggi e chiamate senza risposta.
    Tra tutti però, solo uno attirò in particolar modo la mia attenzione.
    Ciao Eli.. ho sentito che oggi ti saresti laureata e non potevo di certo non farti gli auguri. Alla fine ce l’hai fatta. Sono felice per te. Fammi sapere com’è andata, mi farebbe davvero piacere. Ka”.
    Rimasi immobile per qualche secondo a rileggere il messaggio ed in particolare il mittente; sì, non c'era alcun dubbio, era lui.
    Qualcosa nel profondo del cuore, mi diceva che si sarebbe fatto vivo. E infondo infondo, un po’ ci speravo.
    In effetti, se proprio devo ammetterlo, avevo scritto su facebook il giorno della mia laurea proprio per attirare la sua attenzione.
    "Piano riuscito!", pensai, complimentandomi con mè stessa.
    Decisi di rispondergli, naturalmente, e il mio dito iniziò a scorrere veloce tra i tasti.
    Buongiorno! Ebbene sì, oggi è stato il gran giorno. Ce l’ho fatta con un modesto 100, ma sono contenta. Ti ringrazio dell’interessamento, mi ha fatto piacere sentirti. Un bacio”.
    Meno di un minuto dopo aver iniviato il messaggio, il cellulare iniziò a squillare.
    Chiamata in arrivo.
    Sullo schermo lampeggiava il suo nome.
    Esitai qualche secondo prima di decidermi a premere il tasto verde.
    Eli: «pronto», risposi incerta.
    Ka: «hey, ciao».
    La sua voce morbida mi annebbiò la mente di ricordi. Ricordi passati, ricordi di noi.
    Ka: «allora, Laureata, com’è andata? Guarda che 100 non è male, puoi essere felice di un risultato così».
    Rimasi piacevolmente sorpresa dal suo tono amichevole. Eano due anni che non eravamo in contatto, eppure dal tono di quella chiamata sembrava che non avessimo fatto altro che sentirci in continuazione.
    Eli: «sisi, infatti mi ritengo abbastanza soddisfatta»
    Ka: «bè, adesso dovrai festeggiare, no?!»
    Eli: «a dire il vero, non ho organizzato niente di che, solo una serata tra pochi amici», ammisi senza entrare troppo nei dettagli.
    Non potevo di certo dirgli che le mie conoscenze erano diminuite vertiginosamente da due anni a quella parte.
    Per dimenticarlo mi ero buttata a capofitto sullo studio e gli amici veri che mi erano rimasti si potevano contare sulle dita di una mano.
    Ka: «senti.. io tra cinque giorni ho un concerto a Reggio Emilia. Che ne dici di vederci? Così usciamo e passiamo una serata in compagnia.. anche gli altri hanno voglia di vederti».
    Riflettei un attimo, valutando tutti i rischi della sua proposta.
    E se questo incontro avrebbe peggiorato le cose? Insomma, ero riuscita a lasciarmelo alle spalle.. più o meno... cosa sarebbe successo se l’avessi rivisto?
    Ka: «hey, ci sei ancora?»
    Eli: «sì, scusa. Ehm.. direi che è ok. Dimmi dove, quando e a che ora»
    Ka: «E’ al Circolo Arci Tunnel.. l’indirizzo preciso non lo so, ma su internet dovresti trovarlo… il concerto inizia alle nove»
    Eli: «d’accordo.. ci vediamo lì allora»
    Ka: «vieni sola?»
    Eli: «direi di sì.. tanto è solo un oretta di auto, ce la faccio tranquillamente»
    Ka: «va bene. Allora a Sabato..»
    Eli: «a Sabato», confermai.
    Una volta conclusa la chiamata, mi sedetti su una panchina attendendo l'arrivo di Sara.
    Durante l'attesa mi arrivò un messaggio.
    La mia memoria si è rifatta viva adesso.. L’indirizzo è Via del Chionso 20. Ci si vede lì. PS: Sono davvero felice di rivederti..Ka
    Sara: «cos’è quel sorriso a trentadue denti?», domandò avvicinandosi a braccia aperte.
    Eli: «bè, mi sembra evidente», risposi indicando la corona d’alloro sulla mia testa.
    Mi lasciai abbracciare, poi Sara iniziò a scrutare attentamente la mia espressione soddisfatta.
    Sara: «non dire stron.zate.. ti conosco tesoro, e di certo non è per la Laurea che sei arrossita», disse strappandomi il telefono di mano.
    Sara, la mia migliore amica, la persona che probabilmente, dopo mia mamma, mi conosceva meglio al mondo.
    Eli: «non ti si può proprio nascondere nulla, eh?!»
    Sara: «sei tu che non sai nascondere le emozioni, tesoro».
    La sua espressione cambiò completamente una volta letto il contenuto dell’ultimo messaggio ricevuto.
    Sara: «Kaaa?!», domandò incredula.
    Annuii silenziosamente. Avrei preferito evitare il discorso, almeno per quella giornata, ma era evidente che Sara si aspettasse qualche spiegazione.
    Eli: «mi ha chiamato per farmi i complimenti per la Laurea e siccome tra qualche giorno ha un concerto a Reggio, abbiamo deciso di incontrarci..»
    Sara: «e tu sei sicura di farcela? Sei sicura di volerlo rivedere?», domandò con qualche riserva.
    Eli: «sì.. credo di sì».
    Lasciammo così cadere il discorso e ci avviammo verso il ristorante in cui ci aspettavano gli altri.
    Durante il tragitto cercai di orientare i miei pensieri verso ogni direzione, verso ogni tipo di svago, ma alla fine prendevano sempre e solo un'unica strada; quella che portava a Ka.

  4. #4
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    Ok, questo capitolo l'ho scritto di fretta ed è più che altro un 'riempitivo'..
    perciò non meravigliatevi se non sarà il massimo!
    Però prometto che col prossimo mi rifaccio ;D
    Buona lettura!

    CAPITOLO 3
    Arrivai a Reggio Emilia poco prima delle otto e trovare il locale non fu affatto difficile come avevo pensato.
    Fuori c’era poca gente, perciò non ebbi alcuna difficoltà ad individuare il banco merchandise appena fuori dall’entrata del locale.
    Lì avevo appuntamento con Tommy, un amico di Ka, che avrebbe dovuto darmi il biglietto del concerto.
    Non avevo mai visto questo tizio e non avevo idea di come fare a riconoscerlo.
    La mia preoccupazione cessò quando notai che di ragazzi a quel banchetto, ce ne era solamente uno.
    Così, andai a colpo sicuro.
    «Tommy?», domandai avvicinandomi.
    «In persona!», rispose in modo amichevole.
    «Io sono Elisa, l’amica di Ka»
    «ah! Sì, certo è vero.. sei qui per i biglietti, giusto?»
    Annuii sorridendo. Questo Tommy sembrava proprio un tipo simpatico; una di quelle persone che ti fa sempre sentire a tuo agio.
    Si allontanò di pochi passi all’interno dello stand per andare a frugare in un borsello. Pochi istanti dopo, tornò da me e mi allungò un biglietto giallo.
    «ecco qui», disse sorridendo, «se te ne servono altri per qualche amico, dimmelo pure che non ci sono problemi»
    «oh, no no, sono sola.. grazie comunque!»
    «ok.. allora buon concerto!».
    Rigraziai e salutai Tommy, poi mi recai verso l’entrata del locale.
    Il posto era piuttosto grande, tanto che le persone all’interno, nonostante fossero qualche centinaio, non ne riempivano nemmeno la metà.
    Passai i minuti che mi separavano dall’inizio del concerto ascoltando con poco interesse i discorsi adolescenziali delle ragazzine che mi circondavano; per lo meno, riuscii ad alleggerire la tensione e a farmi due risate.
    Alle nove in punto, quando le mie orecchie erano ormai stanche di sentire pettegolezzi, le luci si spensero e lo show ebbe finalmente inizio.
    In scaletta c’erano alcuni brani che non conoscevo, ma lo devo ammettere: canzoni come Sole di settembre, Scegli me e Fumo e cenere riuscirono addirittura a strapparmi una lacrimuccia.
    Insomma, le avevo viste nascere, le avevo sentite ancora spoglie e prive di musica, le avevo vissute sotto la mia pelle… era naturale che mi facessero quell’effetto.
    Nonostante non mi ritrovassi pienamente nel loro genere musicale, quel concerto mi piacque molto.
    Alle dieci e mezza, dopo un lungo applauso del pubblico, si spensero le luci sul palco e la gente iniziò lentamente a recarsi verso l’uscita.
    Io non avevo idea di cosa fare, così decisi di aspettare che la ressa calasse per rendermi conto di dove sarei potuta andare a cercarli.
    Il cellulare iniziò a squillare e naturalmente era lui.
    Ka: «ehi, Eli dove sei?»
    Eli: «sono più o meno in mezzo al palazzetto», risposi guardandomi intorno.
    Ka: «la vedi la porta rossa affianco la palco, oltre le transenne?»
    La cercai con lo sguardo e la trovai immediatamente.
    Eli: «sì, la vedo»
    Ka: «ok, vai lì.. ti vengo a prendere io».
    Obbedii e mi feci strada per arrivare alle transenne, su cui erano ammassate una decina di ragazze che urlavano disperatamente i nomi dei ragazzi.
    Restai ad una distanza di sicurezza adeguata a salvaguardare i miei timpani e qualche istante dopo essere arrivata, la porta rossa si aprì.
    Inutile dire che i battiti del mio cuore aumentarono notevolmente quando lo vidi così da vicino dopo tanto tempo.
    Si fermò a firmare qualche autografo, ma intanto il suo sguardo vagava alla mia ricerca. Io, intanto, poco distante, lo osservavo.
    Dovevo ammettere che vederlo nei panni di una star, mi faceva un certo effetto.
    I suoi occhi continuavano a cercarmi inquieti, finchè i nostri sguardi si trovarono in mezzo a tanti.
    E in quello sguardo, fu un sollievo ritrovare il Carmine che avevo lasciato due
    anni prima alla stazione di Bologna.
    Quello fu decisamente il momento migliore di tutta la serata, perché quello fu il momento in cui mi resi conto che aver deciso di andar lì a incontrarlo, era stata la scelta più giusta che potessi fare.
    Lo avevo ritrovato, e il mio cuore stava improvvisamente meglio.

  5. #5
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 4
    Ka: «che bello rivederti», disse abbracciandomi, una volta entrati in quelli che dovevano essere i camerini. «Allora? Come stai? Tutto bene? Piaciuto il concerto?», domandò entusiasta stappandosi una lattina di birra.
    Eli: «si, molto! Devo dire che siete davvero bravi, tutti e quattro»
    Ka: «ehi! Così mi offendi.. non puoi paragonarmi a quei tre caproni», disse fingendosi umiliato. «Dai, a parte gli scherzi.. ti trovo davvero bene, sai?».
    Ecco.. i complimenti mi avevano sempre messa in difficoltà.. insomma, non sapevo mai cosa rispondere e come reagire.
    Eli: «Bèh, anche tu non scherzi eh! Hai buttato giù un bel po’ di pancetta»
    Ka: «già! Guarda qui che fisico!», disse sollevando la maglietta e battendosi la mano sugli addominali.
    Seguì un breve momento di imbarazzo, interrotto dalla tempestiva entrata di Pedro nel camerino.
    «Eli!», esclamò vedendomi.
    Mi avvicinai per abbracciarlo, ma lui si scansò sorridendo.
    «no, che poi ti impuzzolento di sudore!»
    «ma fammi il piacere!», dissi tuffandomi tra le sue braccia.
    Lui mi strinse forte dandomi un leggero bacio sui capelli. A dire il vero, anche lui mi era mancato tanto, forse troppo.
    «due anni.. ma sei rimasta una nanetta, vedo»
    «oh, parla il gigante!», dissi fingendomi offesa.
    Ka, fino a quel momento spettatore del nostro simpatico siparietto, iniziò a lamentarti dalla fame.
    «non sei cambiato proprio di una virgola eh?! Per te al primo posto c’è sempre e solo lo stomaco», constatai sorridendo.
    Era davvero un sollievo verificare che non erano cambiati di una virgola. Un sollievo che mi riempì il cuore di gioia.
    Lasciai ai ragazzi il tempo di cambiarsi e un’oretta dopo eravamo già seduti al tavolo di un piccolo ristorante, pronti per ordinare.
    Cameriere: «per lei signorina?»
    «mm.. una margherita», dissi sovrappensiero. Ormai, prendevo sempre e solo quella pizza.
    «E da bere?»
    «Oh, solo acqua, grazie».
    Alcool? No, per carità!
    Ka, seduto accanto a me, mi guardò come se avessi appena bestemmiato.
    «no, no, no, tu almeno un brindisi lo fai!», contestò.
    «ma dopo devo guidare, non è il caso che io beva»
    «vorrà dire che dormirai in albergo con noi», sorrise. «Le porti una birra media, grazie», disse rivolgendosi al cameriere.
    «ma va là! Non posso dormire qui.. Non ho abbastanza soldi per l’albergo», mi giustificai.
    «tu stai tranquilla», disse appoggiando una mano sulle mie, «noi abbiamo quattro stanze: io andrò a dormire con Pedro e ti cederò la mia».
    Gli altri, che avevano seguito tutto il discorso, si dimostrarono d’accordo.
    Valutai per qualche secondo la proposta e decisi di accettare. Infondo, non mi dispiaceva passare una serata vecchio stile assieme a loro.
    «d’accordo, mi avete convinta», dichiarai.
    Conclusa la questione, tutti tornarono ai loro precedenti discorsi e il mio sguardo cadde inevitabilmente sulla mano di Ka, ancora appoggiata sulla mia.
    Le sue dita si muovevano piano sul mio dorso, provocandomi leggeri brividi lungo il braccio.
    Mi erano mancate quelle sensazioni, mi erano mancate le nostre mani assieme, mi era mancato Ka.. e più passavano i minuti accanto a lui, più me ne rendevo conto.

  6. #6
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 5
    La mia stanza era più grande di quello che mi aspettavo e abbastanza accogliente (per quanto si possa considerare accogliente una stanza d’albergo).
    Per prima cosa, controllai le condizioni bagno, stranamente ottime!
    Probabilmente avevano pulito la stanza da poco, poiché l’odore della varachina mi solleticò le narici facendomi starnutire.
    Appoggiai la borsa sul letto e mi stesi per rilassarmi qualche secondo prima di fiondarmi sotto la doccia.
    Mi stavo per svestire quando bussarono alla porta. Sollevai la zip dei jeans e andai ad aprire, senza curarmi di chiedere chi fosse.
    Una piccola parte di me era sicura che fosse lui, perciò rimasi abbastanza sorpresa – e un po’ delusa, lo ammetto - di trovarmi davanti Sofia, la ragazza di Dani.
    «Ho pensato che non avessi il necessario per la notte, così ti ho portato qualcosa che penso possa esserti utile», disse porgendomi ciò che teneva tra le braccia. «E’ un mio pigiama, spero che non ti sia troppo grande».
    Lo esaminai velocemente e constatai che tutto sommato, rientrava più o meno nelle mie misure.
    «sono perfetti! Ma non c’era bisogno che ti disturbassi, davvero..»
    «nessun disturbo, figurati!», mi tranquillizzò.
    Non so perché, ma il fatto che avesse pensato a me nonostante ci conoscessimo da poche ore, mi fece tenerezza.
    «bè.. allora grazie mille. Te li restituirò al più presto», le assicurai.
    «Si, non ci sono problemi, tranquilla»
    «ok.. allora grazie ancora! E buona notte»
    Ci salutammo e dopo di che chiusi la porta con due mandate.
    Avevo sempre avuto il terrore di dormire da sola, fin da quando ero bambina, e il solo pensiero che mi avrebbe aspettata una notte del genere, mi faceva rabbrividire.
    Cercai di distrarmi e andai ad aprire l’acqua della doccia. La lasciai scorrere qualche minuto affichè diventasse calda, ma nonappena iniziai a svestirmi, ribussarono alla porta.
    «che palle!», pensai tra mè e mè.
    «Chi è?», domandai prima di aprire.
    «Babbo Natale!», rispose qualcuno sottovoce.
    Qualcuno di riconobbi immediatamente la sua voce inconfondibile: Ka.
    «Babbo Natale a settembre?», risposi stando al gioco. «Mi spiace, ripassi pure tra qualche mese».
    «Ma ho un regalo per te!», disse.
    Ero sicura che si trattasse di un doppio senso, così lo stuzzicai.
    «E di cosa si tratta?»
    «Di una Barbie», rispose dopo qualche secondo di esitazione.
    «No, guarda, la collezione di Barbie l’ho finita a Pasqua. Più che altro avrei bisogno di un Ken..»
    «Eccolo! Sono io in persona»
    «Ho detto un Ken, non un CiccioBello..»
    «non fai ridere, sai?! Dai apri che qui in corridoio fa freddo», brontolò bussando nuovamente alla porta.
    «d’accordo, d’accordo, ti apro».
    Feci girare la chiave nella serratura due volte e abbassai la maniglia.
    Ok, lo devo ammettere: ritrovarselo davanti in canottiera e pantaloncini corti era uno spettacolo che probabilmente, non mi sarei mai stancata di vivere. Cavolo, quanto era figo!
    «mi fai entrare o devo restare qui a morire di freddo?»
    «non hai una tua camera?»
    «si da il caso che camera mia sia questa, ufficialmente. E comunque Pedro si sta facendo la doccia e a me non va di stare da solo», si giustificò.
    Mi spostai dalla porta indicandogli di entrare. Non se lo fece ripetere due volte e si tuffò pesantemente sul mio letto, impossessandosi del telecomando della TV.
    «no ma fai con comodo, sai?! Tanto questa è casa tua..», dissi con tono ironico.
    Lui, per tutta risposta, sfoggiò il suo solito sorriso beffardo, usato solitamente per dire “io sono io e faccio quello che voglio io”.
    Rimasi in piedi a fissarlo per qualche secondo, finchè lui non iniziò a sventolarmi una mano davanti agli occhi.
    «Guarda che puoi sederti eh! Non ho mai mangiato nessuno», disse indicando lo spazio vuoto accanto a lui.
    Obbedii e senza fiatare mi stesi sul letto accanto a lui, rimanendo comunque a debita distanza.
    Per TV trasmettevano una vecchia puntata di South Park e ci trovammo più volte a ridere di gusto, fin quasi a lacrimare.
    Era notte, io e Ka eravamo sdraiati sullo stesso letto e guardavamo programmi dementi alla TV.
    Quante volte avevo vissuto quella situazione? Per un attimo mi sembrò di essere tornata indietro nel tempo, fino a due anni prima, quando tutto andava bene.
    Ad un certo punto, durante l’episodio, i quattro protagonisti iniziarono una ‘pillow fight’, ovvero una battaglia di cuscini.
    Fu allora che Ka, con fare indifferente, afferrò il cuscino che si trovava alle sue spalle e me lo lanciò in pieno volto.
    Quel gesto, diede inizio ad una lunga e sudata guerra a suon di cuscinate.
    «guarda che vinco io», disse con fare minaccioso avvicinandosi al mio viso.
    Pochi centimetri dividevano le nostre labbra e sapevo benissimo che quella era una distanza assai pericolosa. Dovevo assolutamente escogitare qualcosa per fermare quel momento, per impedire che accadesse l’inevitabile.
    «secondo me invece vinco io», dichiarai tirandogli una cuscinata a tradimento.
    Lui non fece una piega e prima che potessi riattaccarlo mi afferrò un polso.
    I suoi occhi, fissi si di me, si fecero sempre più vicini ai miei e più si avvicinava, più il tempo sembrava andare lentamente.
    La stanza fu immersa in un improvviso silenzio: tutto sembrò fermarsi per qualche secondo, persino la TV.
    E l’inevitabile accadde.
    Le sue labbra si posarono decise sulle mie, dando inizio ad una notte infinita..

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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    Eccomi qui ;D Vi lascio al nuovo capitolo..

    CAPITOLO 6
    Infondo, sapevo che sarebbe andata così. Era inevitabile. Inevitabile era la parola giusta, la parola che aveva segnato la nostra storia e in particolare la fine di essa.
    Davanti a tutti quei ricordi, mi lasciai scappare un sospiro profondo, che probabilmente svegliò Ka.
    «Già sveglia?», domandò voltandosi verso di me.
    I suoi occhi assonnati non avevano perso nemmeno un centesimo della loro bellezza. Sorrisi tristemente.
    «Hey, cosa c’è?», chiese preoccupato asciugandomi una lacrima sfuggita al mio autocontrollo.
    «C’è che sapevo che sarebbe successo.. lo sapevo, eppure ci sono cascata comunque».
    Mi morsi le labbra cercando di trattenermi.
    «Forse perché infondo lo volevi», rispose intuendo immediatamente a cosa mi riferissi.
    Era questo uno dei tanti lati che adoravo di lui: il fatto che mi capisse sempre al volo, senza bisogno di troppe spiegazioni.
    «Credi che tutto questo sia stato uno sbaglio? Oppure credi di volermi ma hai paura?».
    Non mi aspettavo una domanda così diretta e mi ritrovai costretta a rifletterci sopra per qualche istante. Cosa volevo io?
    Bella domanda.
    «Non so cosa voglio, Ka. Ho una tale confusione in testa..»
    «Eli, gurdami in faccia», disse costringendomi a voltarmi verso di lui. «Tu mi vuoi ancora?».
    La risposta era ovvia, ma furono i suoi occhi a suggerirmela con improvvisa certezza.
    «Sì.. certo che ti voglio. Ti ho sempre voluto e ti voglio ancora.. ma ho paura, Ka. Ho paura che tutto possa finire di nuovo».
    «A me questo basta», disse dandomi un bacio sulle labbra. «Eli, io ho passato gli utlimi due anni aspettando la tua notizia della tua Laurea, così da poter tornare a cercarti e portarti via con me.. adesso che ne ho la possibilità, sarei un cretino a buttare tutto all’aria dinuovo».
    «Perché dai per scontato che io ti segua a Milano?», domandai accennando un sorriso.
    «.. semplice! Perché se non sarai tu a farlo, sarò io a prenderti e portartici con la forza», rispose prontamente.
    «stai tranquillo, non ce ne sarà bisogno», lo rassicurai.
    Avevo preso una decisione, probabilmente la più importante di tutta la mia vita; avrei lasciato la mia città, la mia famiglia e i miei amici.. tutto per seguire lui.
    Forse, in futuro avrei potuto pentirmene.. ma in quel momento sentii che ciò che desideravo più al mondo era svegliarmi la mattina e trovarlo al mio fianco.

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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 7
    «Sei sicura di quello che stai facendo?», domandò mia mamma spuntando sulla soglia mentre preparavo la valigia.
    «stai forse cercando di farmi cambiare idea?», chiesi mentre cercavo disperatamente di chiudere la valigia.
    «no tesoro, sai bene che non sarò io a fermarti, però voglio che tu rifletta sulla scelta che stai facendo»
    «Che ho già fatto», sottolineai. «E comunque, mamma te l’ho già detto.. sì, sono sicura, ci ho pensato e adesso come adesso questa è la strada che voglio prendere..».
    Un clacson echeggiò nella via sotto casa, interrompendo il mio discorso.
    «Questo è Ka.. è arrivato», dissi mentre controllanvo di non aver dimenticato nulla.
    «Vabbè, se ho scordato qualcosa me lo manderai. Adesso è meglio che vada».
    A quelle parole, vidi l’espressione di mia mamma incupirsi notevolmente.
    Non aveva avuto il coraggio di chiedermi di restare, ma sapevo benissimo che lo avrebbe voluto.
    Le buttai le braccia al collo dandole un grande bacio, poi afferrai la valigia, pronta per buttarmi in una nuova avventura.
    «Ti voglio bene», le urlai una volta in strada.
    Lei, affacciata la finestra, agitò il braccio in segno di saluto.
    Il mio ingresso in auto fu accompagnato dalle dolci note di Domani, che riecheggiavano in tutto l’abitacolo, donando un allegro inizio al lungo viaggio che ci aspettava.
    «Sei pronta?», domandò Ka prima di ingranare la marcia.
    «Sì, ora più che mai», risposi decisa, stringendogli la mano.
    «E allora allacciati la cintura che si parte!».
    .. Milano, sto arrivando!

    Qualche ora dopo la partenza, arrivammo a Milano. Più precisamente a Legnano, dove era cresciuto e vissuto Ka per praticamente tutta la sua vita.
    Parcheggiammo sotto un piccolo palazzo in una delle zone più carine del posto. L’appartamento l’aveva comprato Ka, un anno prima, quando aveva valutato l’idea di andare a vivere fuori dalla casa dei suoi.
    In realtà, l’idea non era mai stata realizzata e quell’appartamento era sempre rimasto vuoto.
    «Ta dà», esclamò aprendo la porta di quella che da quel momento, era ufficialmente casa nostra. «Lo so, è piccola.. e puzza un’po di chiuso. Ma direi che possiamo rimediare con del deodorante», disse spalancando le finestre.
    Sorrisi.
    Non mi importava la puzza, non m’importava se l’appartamento era semi deserto e con poco arredamento.. ciò che era fondamentale per me, era avere Ka al mio fianco.
    Mi fece fare un breve giro panoramico dei nostri novanta metri quadri, per poi fermarsi sulla soglia della camera da letto.
    Il suo sguardo si fece malizioso.
    «Da quando il sesso è diventato il tuo pallino fisso?», domandai sorridendo.
    «Bè.. abbiamo perso due anni, amore mio.. dobbiamo darci da fare per recuperare», rispose spingendomi verso il letto. «E non vedo che c’è di male nel cominciare proprio adesso..».
    Le sue mani iniziarono a sfiorare delicatamente il mio corpo, provocandomi piacevoli brividi sulla schiena.
    Non mi ero mai sentita così sua, non lo avevo mai desiderato così tanto.
    «Sai che c’è?», domandai con lo stesso tono malizioso usato da lui poco prima. «Hai proprio ragione.. dobbiamo recuperare fin da subito».

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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 8
    Se fosse stato per me, avrei passato ventiquattrore al giorno con Ka, ma gli impegni professionali dei Finley dovevano andare avanti, e di conseguenza anche i suoi.
    Il tour invernale era alla porte, e i ragazzi dovevano partire per il Sud Italia, dove avrebbero tenuto i primi concerti.
    «Dai tesoro, stai tranquilla, tanto ci rivediamo tra solo una settimana», disse stringendomi tra le sua braccia.
    «Solo? Guarda che una settimana è lunghissima! Ma lo sai che sono sette giorni? Nonché centosessantotto ore.. e pensa, addirittura diecimilaottanta minuti!», dissi con tono melodrammatico.
    «Hai anche perso tempo per fare i conti?», domandò sogghignando.
    «Certo che sì! Son già pronta per fare il conto alla rovescia..»
    «Che scema che sei! Dai, a parte gli scherzi, vedrai che passeranno in fretta»
    «Mi mancherai, Ka», dichiarai seria.
    I nostri sguardi si mescolarono per qualche secondo, per poi sbocciare in un lungo e dolce bacio.
    «Posso fidarmi? Sopravviverai?», domandò con tono scherzoso, probabilmente per sdrammatizzare un po’ la situazione.
    «Ci proverò»
    «E vedi di riuscirci. Comunque lo sai, se hai bisogno c’è Elena che abita a due passi da qui», si raccomandò.
    «D’accordo papà».
    Mi diede un ultimo bacio veloce, salì in macchina e partì salutandomi con un colpo di clacson.
    Lo seguii con lo sguardo e quando la sua auto sparì dietro alla curva, sentii un profondo senso di vuoto abbattersi su di me.
    Ero sola da pochi secondi e già mi sembrava di morire. Avevo sempre odiato la solitudine, avevo sempre odiato il fatto di trovarmi sola e non avere nessuno a disposizione in caso di bisogno.
    Poi, mi si accese una lampadina: Elena.
    Elena era la ragazza di Ste e abitava a pochi passi da casa nostra. La conoscevo poco, anzi, direi quasi per niente, però non potevo sopportare l’idea di restare sola un minuto in più, quindi decisi di andarla a trovare.
    «Ehi, ciao!», mi salutò entusiasta quando aprì la porta.
    Mi invitò ad entrare, facendomi accomodare sul divano.
    «Allora? Ti trovi bene qui?», domandò per rompere il ghiaccio.
    «Sì sì, benissimo direi! Anche se per dirla tutta, in questi giorni non ho quasi messo il naso fuori dalla porta se non per fare la spesa», ammisi.
    «Bè, vi capisco, infondo non vi vedete da due anni.. chissà quante cose avete da raccontarvi e quante da recuperare».
    Mi lasciai scappare un sorriso: in quanto alle cose da recuperare, ci eravamo già messi avanti.
    «Da quanto tempo stai con Ste?», domandai curiosa.
    Al solo pronunciare di quel nome, le si illuminarono gli occhi. Era evidente che ne fosse davvero innamorata.
    «Da un anno. E pensare che quando l’ho conosciuto lo consideravo un rompipalle scorbutico e scontroso», disse ridendo tra sé e sé.
    «Eh già.. Ste fa quest’ effetto quando lo si conosce per la prima volta.. ma poi sotto sotto, molto sotto, è un cucciolone».
    «Hai proprio ragione.. e sai quando l’ho capito? Quando mi ha fatto trovare un mazzo di rose davanti a casa il giorno del mio compleanno. Quel gesto è stata la scintilla che ha fatto scattare tutto il resto..».
    I suoi occhi brillarono al solo ricordo.
    «Sei triste che sia partito, vero? Te lo si legge in faccia», disse cambiando argomento.
    «E’ che ci siamo appena ritrovati e già dobbiamo stare lontani..»
    «Non sai quanto ti capisco. I primi tempi la lontananza sembra essere un ostacolo invalicabile e il tempo che vi separa sembra non passare mai.. ma ti assicuro che ci si fa l’abitudine e dopo diventa tutto più facile».
    Le sue parole mi donarono qualche speranza in più.
    Ka era partito da poco, ma sapere che non l’avrei visto tornare quella sera, mi rattristiva terribilmente.

    Tra chiacchiera varie, si fece l’ora di cena e decisi di tornare a casa.
    Erano passate poche ore, ma già mi ero affezionata ad Elena.
    Era scattata una specie di alchimia tra noi, un qualcosa che ci faceva stare incredibilmente a proprio agio l’una con l’altra e in cuor mio, già sentivo di volerle bene.
    La salutai con un piccolo bacio sulla guancia e mi avviai verso casa.
    Quando aprii la porta, una leggera ventata fredda mi colpì.. probabilmente mi ero scordata di far partire i termo con il timer automatico.
    Cavolo’, pensai, ‘ancora un po’ e mi trovo i pinguini in casa’.
    Corsi ad accendere il riscaldamento e mi infilai una giacchetta pesante aspettando che il caldo si facesse sentire.
    Aprii il frigo in cerca di cibo e raccimulai tutti i resti del pranzo. Non era il massimo, ma poteva bastare per sfamarmi, almeno per quella sera.
    Decisi di andare a letto presto, così mi svestii in bagno e andai in camera per coricarmi.
    Il letto vuoto e rifatto (forse per la prima volta da quando stavamo lì) mi fece provare un’infinita tristezza.
    Stavo per spegnere la luce quando la suoneria di un nuovo messaggio in arrivo mi spaventò.
    Il nome che lampeggiava sul display mi fece immediatamente sentire meglio.
    Buonanotte piccola mia.. scusa se non mi sono fatto sentire oggi, ma è stata una giornata un po’ piena. Sappi comunque che tu nei miei pensieri ci sei SEMPRE, indipendentemente da quanti centimetri o kilometri ci siano a dividerci. Dormi bene e goditi il letto tutto per te, ma non abituartici perché tra sei giorni torno ad occuparlo io! Un bacio grande
    Rilessi quel messaggio mille e più volte, finchè non mi addormentai col cellulare in mano ed un grande sorriso stampato sulle labbra.

  10. #10
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    Eccomi qui! Dopo tanta fatica, ho partorito un nuovo capitolo ;D
    Niente di speciale, ma spero possa soddisfarvi.

    CAPITOLO 9
    quanti quei momenti in cui hai bisogno della mia presenza.. cerchi dalla tua finestra, la mia auto in lontananza
    Sdraiata sul letto, immersa in un profondo silenzio, aspettavo di sentire il rumore di quel motore che per sette giorni avevo tanto aspettato.
    Aspettavo di essere di nuovo stretta dalle sue braccia, di sentirlo respirare tra i miei capelli, di poter annusare il suo splendido e dolce profumo..
    Aspettavo tutto ciò che in quella settimana mi era terribilmente mancato.
    […]
    Mi resi conto di essermi assopita solo quando due labbra umide si posarono dolcemente sulla mia fronte, svegliandomi.
    Quando realizzai che la sua presenza era reale, che non era uno stupido frutto della mia creativa immaginazione, lo abbracciai con tutte le forze che avevo.
    «hey, hey, piano piccola! Così mi soffochi..», disse sorridendo.
    «ti starebbe bene. Così impari a non farti sentire per giorni», sbuffai.
    In realtà, per quel motivo ero stata seriamente arrabbiata per tutta la settimana e mi ero decisa a dirgliene quattro una volta tornato, ma in quel momento, tutta la rabbia che avevo dentro si era dissolta, svanita nel nulla.
    «mi rendo conto di essere stato un po’ ******o, e infatti, per farmi perdonare ti ho portato un regalo», disse frugando nel borsone che aveva lasciato affianco al letto.
    Pochi secondi dopo ne estrasse una piccola scatola rettangolare, avvolta da una luminosa carta argentata.
    «non ti aspettare chissà quale regalo, è solo un pensiero», disse passandosi una mano fra i capelli.
    Imbarazzata e senza parole, presi il pacchettino tra le mani e lo scartai delicatamente.
    «Sai, in questi giorni ho pensato tanto a noi..», disse a bassa voce. «Cioè.. ho pensato alla nostra storia, in particolare al nostro futuro», specificò lasciando trasparire dallo sguardo un leggero imbarazzo.
    Lo lasciai continuare senza fare domande, per evitare di metterlo in difficoltà.
    «Insomma, mi sono fatto una marea di domande a riguardo..»
    «E ti sei anche risposto?», domandai con malcelata curiosità.
    «Penso che tu possa capirlo solo una volta aperta la scatola», disse sorridendo.
    Obbedii e con mano tremante, sollevai lentamente il coperchio.
    All’interno, adagiata su un soffice cuscinetto di gommapiuma, scintillava timidamente una collanina d’argento, da cui pendeva un ciondolo a forma di cuore.
    «E’ bellissima», balbettai emozionata.
    «Ricordati che c’è sempre l’altro lato della medaglia», sussurrò.
    Impiegai qualche istante per capire a cosa si riferisse, poi, una volta afferrato l’invito, voltai il ciondolo.
    Sette lettere incise in corsivo attirarono la mia attenzione, facendomi commuovere.
    Forever.
    «Per sempre.. è questa la risposta», sussurrò a pochi centimetri dalla mie labbra.
    «Per sempre».

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