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Discussione: » Ricomincio da qui ;

  1. #21
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    Ecco un altro capitolo, sempre dal punto di vista di Carmine.
    Non è un gran chè, ma spero vi piaccia ugualmente.
    PS: Anticipo ad Anto che il capitolo non è come promesso, hahaha, scusa tesoro v.v
    Te ne scriverò un'altro censurato solo per te XD

    CAPITOLO 22 - CARMINE
    I vestiti sparsi per tutta la casa. Le mie mani su di lei. Il suo profumo sulla mia pelle. Il suo sapore penetrato dentro me, fino all'anima. Il suo respiro caldo sul mio collo. Le sue mani sui miei fianchi.
    E poi, al risveglio, lei dormiva dolcemente appoggiata al mio petto.
    Le ho accarezzato i capelli per ore. Non riuscivo a prendere sonno, non ho chiuso occhi nemmeno un attimo.
    Era tutto così perfetto.. perfetto quasi da non crederci. E invece era tutto vero. Lei in quel momento era mia, mia più che mai.


    Il flashback di quella notte si impossessava della mia mente in continuazione.
    Non riuscivo a concentrarmi, non riuscivo a fare niente se non c'era lei.
    Da quella sera, io e Anto non riuscimmo a stare un solo giorno senza vederci.
    Lei mi riempiva, mi saziava.. mi faceva sentire completo.
    Era stata capace di farmi ridere, di farmi divertire, ma soprattutto di farmi dimenticare.
    Anto era come il sole dopo la tempesta. Anto era l'ombrello quando piove. Anto era l'ombra alla fermata dell'autobus. Era la panna sulle fragole. Era l'altra metà della mia mela. Era ciò che rendeva perfetta ogni cosa, ogni gesto, ogni emozione.
    Lei con la sua allegria e la sua determinazione mi aveva salvato.
    Ma nonostante apparisse forte e sicura di sè, ero sicuro che in realtà dentro di lei si nascondesse un'immensa fragilità. Per questo motivo mi sentivo estremamente protettivo nei suoi confronti.
    Insomma, io e Anto semplicemente ci completavamo.
    Insieme riuscivamo a sconfiggere ogni ostacolo, ma, al contrario, se separati affogavamo nell'insicurezza.

    Anche quella sera avevamo un appuntamento. Il sesto in una settimana.
    Era troppo? No, non era mai troppo. Anto non mi bastava mai.
    Prima di passare a prenderla, mi fermai da un fioraio. Non avevo mai portato dei fiori ad una ragazza, eppure quella sera fu una cosa del tutto spontanea.
    Appoggiai il mazzo di rose sul sedile del passeggero e ingranai la marcia per ripartire.
    Poi.. black out.
    Quando mi risvegliai, ero in ospedale.

  2. #22
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 23
    Due mesi. Il mio ciclo non si presentava da due lunghi mesi.
    All'inizio avevo pensato che fosse solo un semplice ritardo. In passato mi era già successo. Ma un semplice ritardo non è così lungo.
    Il test di gravidanza che avevo comprato, era ancora dentro la sportina della farmacia, nella mia borsa; era lì da dieci giorni, e ancora non avevo avuto il coraggio di toccarlo, figuriamoci di farlo!
    Il ritardo era di tre settimane, e io stavo con Pedro da soli quindici giorni.
    Questo significava che se fossi stata davvero incinta, in padre non sarebbe stato lui.
    Gli avrei dovuto dire che ero incinta e che il padre non era lui. Tutto in un colpo solo.
    Come avrei fatto? Cosa gli avrei potuto dire?
    "Hey, siamo incinti!", oppure la più classica "Amore, aspetto un bambino!".
    Sì, queste cose nei film sono stupende, ma nella realtà è tutta un'altra cosa.
    Nella realtà io non sono un'attrice di Hollywood, nella realtà io sono una ragazza di vent'anni neolaureata, disoccupata con un ragazzo che nonostante faccia l'artista, non guadagna abbastanza per mantenere una famiglia.. e che come se non bastasse, non è il padre del bambino.
    Ma c'era un'altra possibilità: quella che non fossi incinta e che il ritardo fosse dovuto a chissà quale sbalzo ormonale. Magari era possibile.
    Fatto sta che non potevo più aspettare, dovevo sapere cosa mi aspettava, dovevo sapere se ero incinta oppure no.
    Fu allora presi la decisione che avrei dovuto prendere per forza, prima o poi: fare il test.
    Aprii impaurita la borsa, come se dentro vi si nascondesse il mostro di Lochness e afferrai il piccolo sacchetto di plastica col simbolo della farmacia.
    Lo sacartai e prima di farlo, per perdere un po di tempo, lessi due volte tutto il foglietto illustrativo.
    Restai qualche minuto ferma immobile ad osservare quel piccolo bastoncino bianco, che da lì a qualche minuto avrebbe svelato le sorti del mio futuro.
    Tre minuti.
    Quei tre minuti furono i più lunghi, angoscianti, terribili e frustranti della mia vita.
    Già dopo quaranta secondi la mia pazienza era ai limiti dell'esaurimento, così lasciai il test accanto al lavandino e andai a bere un po d'acqua.
    Feci quattro giri attorno al tavolo della cucina, aprii il frigo per poi richiuderlo senza aver preso niente, controllai che la porta di casa fosse chiusa, sistemai i cuscini del divano in ordine di colore e poi tornai lentamente in bagno.
    Fortunatamente ero sola in casa, altrimenti mi avrebbero presa per pazza.
    Mi avvicinai al test e il mio occhio cadde subito inevitabilmente sulla striscia blu che lo attraversava orizzontalmente.
    Ero incinta.

  3. #23
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 24
    Pedro rientrò in casa pochi minuti dopo aver fatto il test. Capii immediatamente che qualcosa non andava.
    <Eli, siediti>, disse trascinandomi sul divano.
    Lo guardai preoccupata, cercando di capire cosa fosse successo.
    <Promettimi di restare calma e di ascoltare fino infondo ciò che sto per dirti>.
    Annuii silenziosamente. Sapevo che se fosse stata una cosa davvero grave, non avrebbe aspettato tutto quel tempo per farmelo sapere, così cercai di tranquillizzarmi.
    <Ka ha fatto un incidente in macchina ieri sera. E adesso è ricoverato in ospedale. Ha battuto forte la testa, ma non sembrano esserci danni celebrali o altro. Ha anche preso un brutto colpo al collo, ma sta bene. Ho chiamato sua mamma qualche minuto fa e mi ha assicurato che non è niente di grave e che lo dimettono domani, quindi non importa andare a trovarlo in ospedale>, spiegò.
    Ka ha fatto un incidente.
    Mi era bastata quella frase per farmi scattare in piedi. Il resto del discorso l'ho sentito ma non ascoltato. Mi è passato da un orecchio all'altro, senza sostare nel cervello.
    Ciò che aveva catturato ogni briciolo della mia attenzione era il fatto che Ka avesse fatto un incidente.
    Stavo per infilarmi il cappotto e andare in ospedale quando Pedro mi fermò.
    <Cosa stai facendo?>, domandò impedendomi di uscire.
    <Devo andare da lui>, risposi tra i denti. La sua presa sul mio braccio mi infastidiva. Volevo andare, dovevo andare e lui non poteva trattenermi. Non quella volta.
    <Non è necessario>, ribadì, <sta bene>.
    <Non mi interessa ciò che è o non è necessario. Io devo andare da lui. Ho bisogno di parlargli, da sola>.
    Avrei dovuto parlargli in ogni caso e il fatto che avesse avuto l'incidente e si trovasse in ospedale, aveva semplicemente ampliato questo bisogno già esistente. Dovevo dirgli che probabilmente aspettavo un figlio da lui.
    <Ti ho detto che non è grave e che non è necessario che tu lo vada a trovare, ok? Ora siediti e cerca di rilassarti>, disse cercando di calmarmi.
    <No, Pedro, non è ok. Lo voglio vedere, ho bisogno di parlargli>.
    <Tu lo ami ancora>, disse accasciandosi sul divano.
    Sembrava essersi improvvisamente spento. Aveva lo sguardo fisso davanti a sè e teneva le labbra serrate.
    <Che cosa stai dicendo?>.
    Come diavolo gli era saltata in testa una cosa simile?
    <Hai capito benissimo quello che ho detto. Lo ami. Tu non hai mai smesso di amarlo! Se davvero non provassi più niente per lui, se davvero tu amassi solo me, non ti interesserebbe così tanto. Se fosse stata una cosa grave, capirei. Ma ti ho assicurato che non è niente, che sta bene e che probabilmente domani lo dimetteranno. Non ti basta? Perchè lo vuoi vedere? Perchè vuoi andarci da sola?>.
    Era infuriato. Il suo sguardo sembrava posseduto dall'ira e per la prima volta ebbi davvero paura di lui.
    <Vuoi davvero sapere perchè voglio vederlo? Vuoi sapere la verità e farmi parlare, al posto che sparare ******ate?>, domandai sospirando.
    La sua risposta fu un semplice cenno del capo. Continuava a non guardarmi negli occhi e la cosa mi faceva innervosire più di quello che già non fossi.
    <Perchè probabilmente sono incinta. E se così fosse, sarebbe lui il padre>, urlai esasperata. <Per questo mi interessa vederlo da sola. Perchè credo che per rispetto dovrei parlarne con lui prima di tutto. E comunque io amo te e solo te, mettitelo in testa>.
    Non volevo andarci giù così pesante, ma mi ci aveva portata lui a quel punto.
    Mi aveva fatta innervosire, aveva messo in dubbio i miei sentimenti, le mie intenzioni e non ci avevo più visto niente.
    Lo guardai negli occhi per la prima volta dopo il mio lungo sfogo. La sua espressione era cambiata radicalmente. Era sorpreso, deluso e arrabbiato allo stesso tempo.
    <Quando lo hai saputo?>, domandò ancora pietrificato dallo shock.
    <Due ore fa. Ho fatto un test di gravidanza ed è risultato positivo. Il mese scorso avevo saltato il ciclo, ma non gli avevo dato peso siccome in passato mi era già successo. Quando però mi sono accorta che è saltato anche quello di questo mese ho deciso di fare il test. Secondo i miei calcoli dovrei essere incinta da circa un mese e mezzo, e in quel periodo noi due non.. insomma, stavo ancora con Ka>.
    Pedro annuì silenziosamente. Avrei pagato tutto l'oro del mondo per sapere cosa gli passasse per la testa in quel preciso istante.
    <Ti prego, dimmi qualcosa.. ho bisogno di sapere a cosa pensi>, lo implorai dopo un lungo e interminabile minuto di silenzio totale.
    <Cosa ti aspetti che dica? Che sono felice per te? "Congratulazioni amore, sei incinta del tuo ex!" Oppure preferisci "Tanti auguri e figli maschi"?>.
    I suoi occhi erano lucidi e si stavano lentamente riempendo di lacrime.
    <Vorrei solo che tu mi dicessi che va tutto bene. Lo so che non è vero, ma ho bisogno che tu me lo dica. Ho bisogno di sapere che tu ci sarai sempre e comunque>, sussurrai.
    <Non lo so. Non lo so se ce la faccio stavolta. Io non voglio perderti, ma cerca di capirmi.. io amo una persona che aspetta un figlio dal mio migliore amico. Non è una gran situazione>.
    <Ma non è sicuro. Non sono sicura di essere incinta.. è solo molto probabile. Quindi forse è sbagliato mettere le mani così avanti>, dissi cercando di salvare la situazione. <E in ogni caso, comunque vadano le cose, tu non mi perderai, te lo prometto>.
    Mi avvicinai lentamente a lui, ma mi respinse.
    <Non puoi prometterlo. Non puoi perchè non puoi nemmeno immaginare cosa voglia dire avere un figlio finchè non entra a far parte della tua vita. Avere un bambino significa volere il meglio per lui. E il meglio per questo bambino è crescere con mamma e papà. Tu e Carmine. Basta. Io non c'entro niente>.
    Il modo in cui pronunciò l'ultima frase fu paragonabile ad una coltellata dritta nello stomaco.
    <Non voglio nemmeno sentirti dire una cosa del genere. Tu c'entri, c'entri più di chiunque altro. Ka non potà mai rientrare nella mia vita come compagno. Solo tu adesso puoi ricoprire quel ruolo, perchè sei tu la persona che amo>.
    <E il bambino?>
    <Il bambino non sappiamo nemmeno se esista davvero! Perchè al posto che pensare a lui non pensi a me, cavolo. Ci sono io qui adesso e ti sto chiedendo di starmi vicino. Tu adesso ti devi preoccupare solo di questo>
    <Non ce la faccio>, disse sconsolato, scossando la testa. <Magari è solo questione di tempo, ma adesso non ci riesco. Scusa>.
    <Pedro.. per favore non mi lasciare adesso>, implorai.
    Avevo un dannato bisogno di lui, più dell'ossigeno, più del cibo, più dell'acqua.
    <Tieni>, sussurrò lanciandomi le chiavi della sua auto. <Vai da lui>.
    Aveva il viso rigato di lacrime. In quel momento avrei voluto correre da lui e abbracciarlo, stringerlo forte per fargli capire quanto c'ero.
    Ma sapevo che così facendo avrei solo peggiorato la situazione. Voleva stare da solo e infondo, una piccola parte di me lo capiva.
    Mi chiusi la porta alle spalle e guidai piangendo fino all'ospedale.

  4. #24
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    Eccomiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii *________________________*
    Ce l'ho fatta, ho finito questo benedetto capitolo!
    Non aspettatevi un capolavoro v.v
    Buona lettura!

    CAPITOLO 25
    Rimasi imbottigliata nel traffico circa un'ora e al mio arrivo in ospedale, un'infermiera mi spiegò che "il ragazzo con gli occhi verdi, quello che fa il musicista" era stato dimesso in tarda mattinata.
    Perfetto. Mi ero fatta uno stressante viaggio di un'ora fino a lì, per poi sapere che è stato inutile.
    Sospirai, cercando di calmarmi.
    Il mio sistema nervoso non era mai stato così alterato; non ce la facevo più, niente andava come doveva, neanche una minima e insignificante cosa.
    Forse in quel periodo, la mia sfortuna aveva deciso di divertirsi un po con me, ma io non mi divertivo affatto, non mi divertivo a soffrire, non mi divertivo a vedere i miei piani andare all'aria e non mi divertivo a piangere nervosamente come una pazza isterica.
    Risalii in macchina e guidai velocemente verso casa di Carmine; se non l'avessi trovato nemmeno lì, mi sarei arresa al destino.
    Fortunatamente, lo trovai a casa. Il problema, era che non lo trovai da solo: in sua compagnia, c'era una ragazza, probabilmente la sua nuova conquista.
    Sorpreso di vedermi, Carmine mi domandò come stavo e cosa ci facevo lì. Era la prima volta che ci vedevamo dopo la fine della nostra storia, ed era ovvio che nell'aria ci fosse un'po di imbarazzo.
    <Sono qui per parlarti>, dissi abbassando lo sguardo. <E ho bisogno di farlo in privato>.
    Mi vergognai tremendamente a chiedergli una cosa del genere davanti alla sua presunta nuova ragazza, ma ero lì per quello e di certo non potevo dargli una notizia simile davanti a lei.
    Carmine annuì confuso, scambiò un'occhiata d'intesa con la ragazza e mi portò in camera, chiudendosi la porta alle spalle.
    Mi sedetti sul letto ancora disfatto e tirai un sospiro di sollievo; nonostante ciò che stavo per dirgli, essere lì con lui e non più sola, già mi dava un po più di forza.
    <Chi è la ragazza? E' molto, molto carina>, domandai sorridendo, cercando di alleviare la tensione.
    <E'.. la mia ragazza, diciamo così>, disse accarezzandosi la nuca. Era imbarazzato, probabilmente perchè non si sentiva a suo agio a parlare di queste cose con me.
    E anche se probabilmente non se lo immaginava, io ero contenta per lui. Ero contenta che le ferite che gli avevo inferto si stessero pian piano ricucendo, ed ero contenta che avesse trovato qualcuno che avrebbe potuto renderlo davvero felice.
    Allo stesso tempo però, ero dispiaciuta. Mi sentivo una guasta-feste. Di li a pochi minuti gli avrei detto che probabilmente ero incinta e questo di certo non poteva giovare alla sua nuova relazione. Mi sentivo tremendamente in colpa e per un attimo pensai di andarmene senza dirgli niente, ma mi resi subito conto che non potevo.
    Non potevo presentarmi lì e poi fare scena muta. Così presi coraggio.
    <Ka.. io non so come dirtelo, ma c'è la probabilità che tu tra poco meno di nove mesi possa diventare papà>, dichiarai. Parlai lentamente e a voce bassa, come se in realtà non volessi farmi sentire. Ed era vero. Non volevo farmi sentire, avevo paura.
    Cercai di nascondere i miei occhi, che nel frattempo avevano iniziato a riempirsi di lacrime.
    Non avevo avuto la forza di guardarlo in faccia. Quando finalmente trovai la forza di sollevare lo sguardo per osservare la sua reazione, una lacrima scappò alla mia forza di volontà e corse silenziosa sulle mie guancie.
    Intanto, Carmine continuava a fissare il vuoto alle mie spalle.
    <Non è sicuro>, dissi cercando di farlo riprendere dallo stato catatonico in cui era rimasto. <Però.. c'è una consistente probabilità>.
    Ogni parola pronunciata mi costava un'enorme sforzo. Dovevo controllare le lacrime, dovevo cercare di non singhiozzare e dovevo essere abbastanza forte da stare lì, immersa nel silenzio, ad aspettare una sua reazione. Tutto questo era tremendamente difficile da coordinare.
    <Tu come stai?>, chiese un paio di minuti più tardi, manifestando il primo segno di vita da quando gli avevo dato la notizia.
    Inizialmente pensai di mentirgli, ma poi optai per la verità.
    <Male>, ammisi. <Non mi è rimasto niente qui. Avevo solo una persona su cui contare, ma stamattina abbiamo litigato e probabilmente mi ha lasciata. Così adesso sono sola e incinta, cosa che sinceramente non era nei miei piani.. e in particolar modo non lo era rimanere incinta dal mio ex>, precisai.
    Prima che potessi finire di parlare, le lacrime avevano iniziato a scendere sulle mie guancie come fiumi in piena.
    Carmine mi guardò con tenerezza, poi si avvicinò e mi strinse forte a sè. Per un attimo, non mi sentii poi così sola.
    Mi lasciai cullare dalle sue braccia senza paura, senza malizia, perchè sapevo che quell'abbraccio non aveva secondi fini, sapevo che Carmine non era innamorato di me, così come io non ero innamorata di lui.
    Con quel gesto, aveva semplicemente confermato la sua presenza. Era come se mi avesse detto che nonostante la situazione, nonostante tra di noi non ci fosse più niente, non aveva nessun rancore e mi era vicino. E di questo gliene ero enormemente grata.
    <Stai tranquilla>, sussurrò cercando di calmarmi. <Ci sono io, ok? Non ti abbandono. troveremo una soluzione, te lo prometto. Ora però cerca di rilassarti>.
    I singhiozzi ormai avevano preso la meglio su di mè. Non respiravo più e gli occhi bruciavano.
    Non mi ero mai sentita così. Non c'era alcun modo di descrivere il mio stato d'animo.
    <Dai, Eli.. calmati. Domani andiamo a fare un test di gravidanza in ospedale o magari da un medico. Ci andiamo insieme, ok? E poi decideremo cosa fare. Adesso però stai calma, perfavore>.
    In quel momento, Antonella entrò nella stanza.
    <Cos'è successo?>, domandò guardandomi piangere.
    <Te lo spiego più tardi>, rispose Carmine continuando a tenermi stretta a sè.
    <No, me lo spieghi subito>.
    Antonella era evidentemente alterata. E ne aveva tutte le ragioni. Lei non poteva sapere perchè ero lì, lei non poteva sapere perchè stavo piangendo e tantomeno poteva sapere che quell'abbraccio non nascondeva niente.
    Capii immediatamente che ero di troppo, che Antonella aveva bisogno di sapere e che Carmine avrebbe voluto parlarle da solo.
    <Ti chiamo stasera>, sussurrai uscendo dalla stanza.

  5. #25
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    Dopo mesi, faccio il mio ritorno!
    Scusate, scusate, scusate per questa imperdonabile assenza (:
    Vi lascio qui un capitolo su Carmine e Anto..
    Il prossimo arriverà in frettissima, per recuperare il tempo perduto!
    Scusate ancora!

    Ely.

    CAPITOLO 26
    Anto, acora ferma sulla soglia della porta, mi osservava aspettando una spiegazione.
    <Spero che tu possa trovare una buona scusa a quell'abbraccio>, disse leggermente alterata.
    Cercai di abbracciarla, ma lei mi respinse mettendo il muso.
    <Perchè vi stavate abbracciando? Perchè piangeva?>, insistette con tono freddo e distaccato, <Chi è quella ragazza?>.
    <Lei è la mia ex ragazza>, risposi sinceramente. Non avevo voglia di mentirle, non se lo meritava.
    Anto si meritava solo la verità, Anto si meritava solo il meglio di me.
    <E cosa voleva?>, domandò evidentemente agitata.
    <Prima di risponderti voglio fare una premessa: tra me e lei non c'è più niente. Io non la amo, lei non mi ama. Quindi non hai motivo di essere gelosa o di preoccuparti, sotto quel punto di vista. Tra noi c'è solo un grande affetto, ok?>, spiegai cautamente.
    Avevo deciso di fare questa premessa perchè capisse tutto fino infondo, perchè gli fosse ben chiaro che se avevo deciso di stare vicino ad Eli era perchè le volevo bene, non perchè tra di noi ci fosse ancora qualcosa che andava oltre al semplice affetto.
    Anto questo doveva capirlo, doveva capire che era lei l'unica per me.
    <Ok>, rispose leggermente più tranquilla. <Ma perchè è stata qui? Perchè piangeva?>, insistette.
    Nonostante stesse cercando di sforzarsi di star calma, nella sua voce si percepiva agitazione, rabbia, paura.
    Scossai la testa, in cerca delle parole adatte per sganciare la bomba.
    <E' probabile che Eli sia incinta>, sussurrai. <E se così fosse.. bhè, ecco, diciamo che il cinquanta per cento della responsabilità potrebbe essere mia>.
    Non avevo nemmeno il coraggio di guardarla negli occhi mentre le parlavo. Non ero stato delicato, non avevo usato tanti giri di parole e probabilmente avrei potuto dirglielo in un modo migliore, ma non ci riuscii.
    Sulle iniziarono a scorrere veloci lacrime che le rigavano il viso.
    <Anto, comunque vadano le cose, tra di noi non cambierà nulla. Anche se Eli fosse davvero incinta, non mi passerebbe mai per la testa l'idea di lasciarti. Io voglio stare con te, io amo te>, dissi guardandandola negli occhi.
    Era la prima volta che dichiaravo di amarla. Quelle due semplici parole volavano nell'aria, ma non erano mai state dette.
    <Io ti amo>, le sussurrai nuovamente.
    Anto chiuse gli occhi per un'istante, prese un sospiro e si allungò a darmi un leggero bacio sulle labbra.
    <Papà o no, ti amo anche io>.

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  6. #26
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    Predefinito Re: » Ricomincio da qui ;

    CAPITOLO 27

    Avevo paura.
    1. Paura che Pedro avesse deciso di allontanarsi da me.
    2. Paura di averlo deluso.
    3. Paura che Carmine avesse litigato con Antonella per causa mia.
    4. Paura di essere davvero incinta.
    5. Paura di dirlo ai miei genitori.
    6. Paura di non essere all'altezza della situazione.
    7. Paura di rimanere sola.

    Nonappena Carmine arrivò, gli domandai come era andata con Antonella.
    Incrociai le dita, sperando in una risposta positiva.
    <No, tranquilla>, rispose rilassato. <E' andato tutto bene. Ha capito e ha deciso di starmi vicina>.
    Tirai un sospiro di sollievo. Almeno una cosa era andata bene.
    <Ero davvero preoccupata>, ammisi. <Avevo davvero paura di avere combinato un disastro tra voi. Ho già distrutto la mia di storia, non sarebbe stato bello distruggere anche la vostra>.
    Carmine mi guardò sorpreso. <Sei fidanzata?>, domandò piacevolmente stupito.
    <No>, scossai la testa. <Non più. Anzi, forse non lo siamo nemmeno mai stati. Forse mi ero solo montata la testa>.
    <Chi è il fortunato?>, chiese con una nota di curiosità nella voce, senza badare alle mie parole.
    <Ah no, questo no>, dissi ridendo nervosamente. <Non posso dirtelo, o per lo meno non adesso. Non posso permettermi di darti due notizie sconvolgenti a poche ore di distanza, altrimenti che ne sarà della tua salute psichica?>.
    <Dai, non puoi lasciarmi questo dubbio esistenziale!>, si lamentò, ingigantendo la cosa.
    <Oh, si che posso. Dai, sul serio, non voglio essere io a darti la notizia, ok?!>, dissi cercando di giustificare la mia riservatezza.
    Pensai che forse era più giusto che fosse Pedro a raccontargli tutto, quando e se ne avesse avuto voglia.
    <Scusa, e chi altro dovrebbe farlo?. E comunque no, io voglio che sia tu a dirmelo!>, disse fingendo di fare i capricci, esattamente come un bimbo piccolo.
    Sorrisi davanti alla sua testardaggine. <Ok>, sussurrai tra me e me. Forse potevo dirglielo anche io.
    Per un attimo, mi balenò nella mente il motivo per cui io e Carmine ci trovavamo assieme in quel posto; stavamo per sapere se saremmo diventati genitori.
    "Genitori". Che parola forte e responsabile. Tra genitori non dovrebbero esserci segreti.
    Forse dovevo dirglielo io prima che fosse troppo tardi.
    <Promettimi che non ti arrabbierai>, dissi a bassa voce.
    Carmine corrugò la fronte, guardandomi confusamente.
    <Promettimelo>, insistetti.
    <Ok, promesso>.
    Inspirai profondamente, cercando di immaginare che tipo di reazione avrebbe avuto nonappena gli avessi raccontato tutto.
    Avevo un groppo in gola di cui non riuscivo a liberarmi.. non riuscivo a parlare, non sapevo come cominciare.
    Diamine! Ero riuscita a dirgli che ero incinta, in confronto questa confessione avrebbe dovuto essere una cazzata.. e invece mi ritrovavo senza parole, muta.
    <Pedro>, sussurrai così debolmente che anche io feci fatica a sentirmi.
    <Pedro?>, domandò confuso. <Pedro cosa?>.
    <Carmine, io e Pedro abbiamo avuto una storia!>, dissi esasperata, togliendomi un peso dallo stomaco.
    Possibile che non ci arrivasse da solo?
    <Stai scherzando?>, chiese nervosamente, sorridendo.
    Scossai il capo, mantenendo lo sguardo basso.
    <No, non scherzo>.

    8. Paura della sua reazione.
    9. Paura di guardarlo negli occhi.

    <Perchè non me l'avete detto?>, domandò. La sua voce sembrava tranquilla, ma io avevo paura che la vera reazione dovesse ancora arrivare.
    <Non lo so, Carmine. Pensavamo che fosse meglio tenerlo nascosto finchè non fosse diventata una cosa seria.. e poi avevamo paura che tu la prendessi male>, ammisi.
    <Bè, come vedi, non l'ho presa male>, disse sorridendomi. <Sono sorpreso, quello sì. Ma non arrabbiato. Se tu mi avessi lasciato per lui, bè, allora in quel caso me la sarei presa. Ma così perchè dovrei prendermela? Cavolo, siete due tra le persone più importanti della mia vita, non posso che essere felice per voi>.
    Il suo ottimismo mi spaventava. Mi aspettavo decisamente un'altro tipo di commento.
    Carmine mi abbracciò forte, dandomi un leggero bacio sulla fronte.
    <Guarda che comunque tra me e lui è finita>, gli ricordai. <Ti ho detto che abbiamo litigato. Quando gli ho detto che probabilmente ero incinta non l'ha presa per niente bene>.
    <Tornerà>, disse cercando di rassicurarmi. <E se non torna lui, lo faccio tornare io a calci in culo>.
    Ultima modifica di elysha; 05-10-2010 alle 19:45

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