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Discussione: With Me

  1. #1
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    Predefinito With Me

    Non riesco a stare senza di voi.
    Posto il sequel di Best of Me, spero che vi piaccia.
    Grazie a Sherry che mi ha convinto a postarla, dicendo semplicemente quanto le piacesse l'inizio.
    Per i nuovi lettori, se volete leggere anche la prima, mandatemi un mp con la vostra mail che vi spedisco il documento.
    Questa Ff sarà postata più lentamente della prima perchè non ho ancora finito di scriverla, ma le idee ci sono.
    Grazie ancora e buona lettura. ^^



    Prologo

    Through it all
    I’ve made my mistakes
    I’ll stumble and fall
    But I mean these words
    I want you to know
    With everything I won’t let this go
    These words are my heart and soul
    I’ll hold onto this moment you know
    ‘Coz I bleed my heart out to show
    And I won’t let go

    X: - Papà!!! Dai, papà!!!... Papà!!! – esclama il piccolo entrando nella camera avvolta nella semipenombra.
    X: - Dai, papà!!! – continua a chiamare il padre.
    La: - Tuo figlio è sveglio. – mormoro all’uomo mezzo addormentato sdraiato accanto a me.
    Ka: - Lo sai che prima delle otto è tuo figlio, no? – ribatte.
    X: - Dai, papà!!! Me l’hai promesso!!! -
    La: - Ka, una promessa è una promessa!! Se non volevi insegnargli a suonare la chitarra potevi non prometterglielo! -
    X: - Dai, papà!!!! – continua a chiamare il padre scuotendolo dolcemente.
    Ka: - Va bene, va bene, sono sveglio, sono sveglio! –, esclama sbadigliando, - Billie Joe, va a farmi un caffè, per favore. -
    La: - Ka! E’ troppo piccolo! – esclamo.
    Ka: - Piccolo per fare il caffè, ma abbastanza grande per suonare la chitarra, eh? -
    Billie Joe: - Ma mamma, io sono grande! – esclama sbattendo i suoi grandi occhi verdi, così simili a quelli del padre.
    La: - Certo tesoro, ma se papà vuole il caffè alza il suo sedere e se lo prepara. -
    Ka: - Va bene! Billie, cominci a scaldarmi una tazza di latte? -
    Billie: - Ok! – esclama correndo in cucina.
    La: - Billie! Scalda una tazza di latte anche per te!!! -
    Ka si butta sopra di me e mi abbraccia.
    Ka: - Hai visto che bella creatura che abbiamo fatto? E te che non ne eri convinta! -
    Gli sorrido.
    La: - Avevo paura! Non puoi biasimarmi! -
    Ka: - Ti amo. -
    La: - Anch’io, amore. -
    Mi bacia mischiando amore, dolcezza e passione.
    Billie: - Papà, preferisci i Pan di Stelle o gli Spicchi di Sole...? -, esclama entrando in camera, - ... Bleah, che schifo! Mamma e papà che si baciano!!! – commenta disgustato.
    Ka: - Come pensi di essere stato concepito? – risponde staccandosi.
    La: - Ka!!! -
    Ka: - Ok... ‘E’ piccolo!!!’. – esclama imitandomi.
    La: - Finalmente l’hai capito... comunque, rispondi a tuo figlio. -
    Ka: - I Pan di Stelle. -
    Billie: - Ok! – esclama tornando in cucina.
    Ka: - Devi smetterla con la storia che è piccolo. -
    La: - Amore, ha solo cinque anni. -
    Ka: - E con questo? -
    La: - Pensi che cinque anni siano un’età adatta per sapere come si fa un bambino? -
    Ka: - Per quello no, ma per fare il caffè si. -
    La: - Sei sempre il solito. – esclamo stringendolo a me e baciandolo.


    Mi sveglio coperta di sudore.
    Billie: - Mamma... -
    Guardo mio figlio.
    E’ tale e quale a suo padre.
    Billie: - Mamma... -
    La: - Dimmi tesoro. -
    Billie: - Ho fatto un incubo. -
    Lo abbraccio.
    La: - Cos’hai sognato? -
    Billie: - Ho sognato che c’era un mostro che voleva portarmi via da te. -
    La: - Non preoccuparti, amore, non succederà mai. -
    Billie: - Me lo prometti? -
    La: - Te lo giuro, Billie. -
    Lo tranquillizzo.
    Guardo l’ora.
    La: - Ora, vai a letto. È presto. -
    Billie: - Mi prometti che quando mi sveglierò sarai qui? – sbatte i suoi grandi occhi verdi.
    Ka: - Mi prometti che quando mi sveglierò sarai qui? -
    Le stesse parole che mi disse suo padre.
    La: - Si, tesoro mio, certo che sarò qui. O qui o in cucina a preparare la colazione, dipende a che ora ti svegli. – tento di tirargli su il morale e gli sorrido.
    Abbozza un sorriso.
    Billie: - Grazie mamma. Notte. -
    La: - Buona notte, Billie. -
    Billie torna piano nella sua camera.
    Mi volto e guardo l’altra metà del letto, cercando con la mano qualcuno che non c’è.
    Mi torna in mente il mio sogno.
    Lo stesso da quattro anni.
    Lo stesso da quando me ne sono andata.
    Mi scende una lacrima.
    La: - Mi manchi, Ka. -
    Mi alzo e mi avvicino alla finestra.
    Discosto la tenda e vedo New York tutta illuminata nel nero della notte.
    In Italia dovrebbero essere le otto di mattina.
    Mi avvicino alla camera di Billie.
    Dorme pacifico semi scoperto. Lo copro piano tentando di non svegliarlo e chiudo la porta della sua camera. Ritorno nella mia camera e chiudo piano la porta.
    Accendo la televisione e l’abbasso in modo che l’audio sia appena percettibile.
    La sintonizzo su MTV Italia.
    Dopo il nuovo video di Biagio Antonacci passa un suo video. Un loro video.
    Ricordi.
    Lo vedo, bello come il sole dopo un violento acquazzone.
    I suoi occhi, gli stessi del piccolo.
    I suoi sguardi, gli stessi di suo figlio.
    Seguo piano Marco mentre canta.
    L’assolo. Quell’assolo di chitarra.
    Rabbrividisco, nonostante siano passati anni da allora.
    Finito il video spengo la tv.
    La: - Mi manchi... mi manchi, amore mio... –


    Per i commenti qui.

  2. #2
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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 1

    La: - How much? -
    ...: - It’s fifty dollars. -
    Pago il tassista che mi ha portato in aeroporto e scarico i nostri bagagli.
    Prendo Billie per mano ed entriamo.
    La: - ... e mi raccomando, non allontanarti assolutamente da me... intesi? -
    Billie: - Si, mamma. -
    La: - Non fare quella faccia... rischi di perderti... e poi come faccio senza il mio bambino? -
    Sorride.
    Ritiro i nostri biglietti e ci mettiamo in coda all’imbarco. Metto le nostre valigie sul nastro trasportatore che segnala il peso e attendo che scompaiano dalla mia vista.
    ...: - You can go... The next!!! – esclama l’uomo che ci ha controllato i documenti.
    Superiamo l’imbarco.
    Andiamo a fare il check-in.
    ...: - Mmmh... are you sure that he’s your son? -
    La: - Of course!!! - rispondo sconvolta.
    ...: - So... he’s Billie Joe Plebani and you’re Laura Plebani. Is it right? – mi chiede guardando il passaporto.
    La: - Yes. -
    ...: - Ok... – mormora e ridandomi in mano i documenti e i biglietti ci fa cenno di passare.
    La: - Billie, abbiamo ancora un po’ di tempo prima di salire. Vuoi bere qualcosa? -
    Billie: - Posso la Coca? -
    La: - No, Billie, è mattina. Vuoi un succo? -
    Billie: - Si all’arancia. -
    Andiamo in un bar. Prendiamo due succhi e ci sediamo su delle sedie di plastica.
    Mentre beviamo, Billie osserva silenzioso le altre persone che fanno su e giù di fretta.
    Billie: - Mamma anche in Italia le persone vanno così di fretta? -
    La: - Dipende da dove vivono. Se vivono in città sono più frettolosi rispetto a coloro che vivono in periferia. -
    Buttiamo l’involucro del succo e prendo per mano Billie.
    - The passengers of the flight to the airport of Milan Malpensa are waited on the boarding number one... I repeat... the passengers... – una voce femminile metallica ci avvisa.
    Saliamo velocemente sull’aereo.
    Billie: - Ma mamma... -
    La: - Si, dimmi. -
    Billie: - ... ma fa paura l’aereo quando vola? -
    La: - No, perché dovrebbe farne? -
    Billie: - Ma tu hai già volato, prima? -
    La: - Si... quando mi sono trasferita qui a New York... -
    Billie: - Ma mamma... perché andiamo in Italia? -
    La: - Andiamo a trovare i tuoi nonni, caro... ma prima dobbiamo fare una piccola deviazione verso Milano... -
    Billie: - Perchè? -
    La: - A Milano ho un appartamento... dentro ho lasciato un paio di cose che mi servono assolutamente... -
    Billie: - Ok. -
    L’aereo decolla e Billie Joe mi tiene forte la mano.
    La: - Billie, ora ti conviene dormire... il viaggio per arrivare in Italia è lungo... -
    Billie: - Va bene... mamma... mi racconti la storia tua e di papà? -
    Sospiro.
    La: - Io e tuo padre ci amavamo, immensamente. Ma un giorno abbiamo avuto un incidente d’auto. È rimasto in coma per due settimane. Io... guidavo io. Ho avuto paura e sono scappata a New York. Solo allora mi sono accorta che ero incinta. Ma non sono voluta tornare indietro. Poi sei nato tu... -
    Billie: - Perché mi hai voluto chiamare proprio Billie Joe? -
    Sorrido.
    La: - Billie Joe è il nome del chitarrista e cantante del gruppo preferito mio e di tuo padre... il gruppo che ci ha fatto conoscere... -
    Billie: - Ma mamma... papà sa che ci sono? Sa che esisto? -
    La: - Si... -
    Billie: - Perché non è venuto a cercarmi? -
    E’ così piccolo, ma così perspicace. Questo l’ha preso da me.
    La: - Gliel’ho chiesto io... te l’ho detto che avevo paura, no? -
    Annuisce.
    Volta la sua testa e fissa con i suoi grandi occhi color ghiaccio le nuvole fuori.
    Billie: - Ma mamma... -
    La: - Dimmi. -
    Billie: - Potremmo incontrarlo? -
    La: - Non lo so... ora dormi... -
    Appoggia la sua testa sulla mia spalla e si addormenta piano.
    Gli do un bacio sulla fronte.
    Guardo le nuvole fuori dal finestrino.
    L’anello con il piccolo solitario bianco che tengo alla mano sinistra brilla con i raggi del sole.
    E’ stato un suo dono.
    Era l’anello del nostro fidanzamento.
    Guardo mio figlio.
    No, piccolo Billie Joe, non incontrerai tuo padre a Milano.
    Ho calcolato tutto.
    Data di partenza, durata del soggiorno, dove e quando andremo a Milano.
    Lui è in tour.
    Non lo vedrai. Non conoscerai tuo padre.
    Non potevo venir meno alla mia promessa.
    Mi spiace.
    Mi manca, mi manca tantissimo. Non ho mai smesso di amarlo.
    Marco aveva ragione.
    Mille o più chilometri non potranno scioglierci.
    Non ci hanno sciolto.
    Siamo ancora legati da quel filo invisibile.
    O almeno, io sono legata a lui. Continuo a pensarlo, continuo a sognarlo.
    Continuo ad amarlo.
    La: - Scusami Billie... -
    Stringo più forte il bambino.
    Mi addormento piano anch’io asciugandomi una lacrima.

  3. #3
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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 2

    La: - Billie, svegliati. Siamo atterrati. -
    Si stropiccia gli occhi, ancora addormentato.
    Billie: - Mamma, siamo a Milano? -
    La: - Siamo a Malpensa, tesoro. Scendiamo dall’aereo, prendiamo i bagagli e andiamo a Milano. -
    Gli slaccio la cintura d’emergenza e mi prende la mano.
    Billie: - Così non mi perdo... -
    Gli sorrido.
    Prendo i trolley ed usciamo dall’aeroporto.
    La: - Taxi!!! – chiamo.
    Un taxi bianco si ferma davanti a noi. Scende un taxista.
    ...: - L’aiuto signora? -
    Billie: - Mamma, perché ti ha chiamato ‘signora’? Di solito con ‘signora’ non si chiamano le persone anziane? -
    La: - Billie! -, lo sgrido, - Lo scusi... si grazie... -
    Ridendo il taxista prende le valige e le carica nel baule, mentre io e Billie ci sediamo nel taxi.
    La: - E’ ancora obbligo in Italia allacciare le cinture di sicurezza anche sui sedili posteriori? – domando al taxista.
    ...: - Si. – risponde salendo sul sedile del guidatore e allacciandosi anche lui la cintura.
    La: - Avvicinati, Billie... – mormoro allacciandogli la cintura.
    Billie: - Mamma! Perché non me lo spieghi? -
    La: - Che cosa? -
    Mi allaccio la mia cintura.
    ...: - Dove dovete andare? -
    La: - A Milano... – rispondo e gli do l’indirizzo.
    Billie: - Mamma, mi spieghi perché il signore ti ha dato della ‘signora’ e tu non ti sei arrabbiata? -
    Sorrido.
    La: - Perché non è successo niente, Billie. Con ‘signora’ si indica una donna sposata. -
    Billie: - Ma tu non lo sei. – mi interrompe.
    La: - Si, non lo sono, però in teoria le donne non sposate non hanno figli. -
    Mi sorride.
    Billie: - Ora ho capito. -
    La: - Mi raccomando, se non capisci qualcosa quando ti parlano, dimmelo, ok? -
    Billie: - Ok. -
    Si volta e guarda fuori dal finestrino.
    ...: - Non siete italiani, giusto? -
    La: - No, siamo italiani. Abitiamo in America e per Billie è la prima volta in Italia. Però siamo italiani come la pasta e la pizza. -
    Billie: - E la polenta! – esclama tornando a guardare il paesaggio.
    ...: - La polenta! Quella non deve mancare mai! -
    Ridiamo.
    Billie: - E’ quello che mi dice sempre la mia mamma... -
    ...: - E più precisamente, di dove è lei? -
    La: - Bergamo. -
    Billie: - Berghem! -
    La: - Si dice Bergamo... non imparare da tuo nonno... -
    ...: - E’ stato lungo il viaggio? -
    La: - No, me lo ricordavo più lungo. -
    ...: - Accendo la radio, vi va bene? -
    La: - Si, si. -
    ...: - RTL? -
    La: - Va benissimo, grazie. -
    ..*: - E ora un vecchio successo dei Finley ‘Domani’! A tra poco, con Federico ‘L’ Olandese Volante’ e i Finley! – esclama dalla radio il dj.
    Una morsa al cuore.
    Decido di fare buon viso a cattivo gioco. Sorrido e canticchio la canzone.
    Billie: - La conosci, mamma? -
    La: - Si, l’ascoltavo... tanto tempo fa. -
    Ritorno a canticchiare la canzone.
    ..*: - Siamo tornati, buon pomeriggio a tutti gli ascoltatori di RTL 102.5. Siamo qui in compagnia dei Finley. -
    Pedro: - Ciao a tutti. -
    ..*: - Molte ascoltatrici ci hanno chiesto se potevamo fare una domanda a uno di voi, in particolare. Dato che tre di voi hanno la morosa seria, come si dice qui a Milano, e uno di voi no... - , sento la risata di Ka in sottofondo, - ... wow ride proprio l’interessato... -
    Ka: - So già dove vuoi andare a parare. – e torna a ridere.
    ..*: - Beh, allora... perché ti dichiari single a vita? -
    Ka: - Per scelta degli altri, non per scelta mia! -
    Ridono tutti.
    Ha ragione. Per scelta mia, non per scelta sua.
    Billie: - Signore, manca tanto? – domanda al taxista.
    ...: - No, siamo quasi arrivati. -
    Poco dopo ferma la macchina davanti a quell’enorme palazzo che anni fa mi era parsa una reggia.
    Scarichiamo i trolley e pago il taxista.
    ...: -Buon soggiorno! – ci saluta.
    Apro la portineria.
    La: - Dai, entra. – mormoro a Billie Joe.
    Facciamo un pianerottolo per volta, fino ad arrivare davanti alla porta del mio appartamento.
    Billie: - Mamma è questa? – esclama indicando la porta.
    La: - Si... accidenti, dove saranno le chiavi? -
    Comincio a cercare nella borsa.
    Billie comincia a scendere due scalini e li risale velocemente.
    Billie: - Mamma, guarda come sono bravo! -
    La: - Certo tesoro, sta attento... ma dove saranno? – continuo a cercare.
    Da giù da basso si sente aprire la porta delle scale.
    ...: - Sei stato proprio bravo! – esclama una voce famigliare.
    Accelero la ricerca delle chiavi.
    Billie: - Mamma, sta arrivando qualcuno! – esclama sentendo i passi sulle scale.
    Altre parole, altre risate. E i passi si fermano.
    Guardo i ragazzi che mi stanno fissando a metà della rampa di scale.
    Il mio sguardo si sposta sul ragazzo moro con gli occhi dello stesso colore di Billie Joe.
    Sento il cuore stringersi.
    Non una parola. Solo sguardi.
    E il suo che si sposta da me al bambino con gli occhi color ghiaccio che lo sta fissando.
    Sento le chiavi nella borsa, le prendo e apro la porta di casa.
    La: - Dentro! – esclamo.
    Billie entra senza parlare con la testa bassa.
    Raccolgo i trolley e li porto in casa.
    Ka: - La, aspetta! -
    La: - No. - sussurro e chiudo la porta alle mie spalle.
    Mi appoggio alla porta e mi lascio cadere sedendomi per terra con le gambe al petto.
    Perché è qui, non era in tour?
    Non doveva essere qui.
    Billie: - Mamma... – interrompe i miei pensieri.
    La: - Non ora, Billie... -
    Billie: - Mamma, sei arrabbiata con me? – mi guarda triste.
    Lo fisso.
    La: - No, tesoro, perché dovrei esserlo? -
    Billie: - Perché non sorridi più... -
    Abbozzo un sorriso.
    La: - Vieni qui... -
    Lo abbraccio e gli bacio la fronte.
    La: - Non preoccuparti, non sono arrabbiata, sono solo stanca per il viaggio. -
    Billie: - Ok. – mi bacia la guancia.
    Il campanello suona.
    Stringo di più Billie.
    Billie: - Perché non apri? -
    La: - Perché di no, tesoro... -
    Tengo Billie più stretto a me.
    Ka: - La, apri!!!! – urla dando dei pugni alla porta.
    Billie mi guarda spaventato.
    La: - Billie, vai di la, e accendi la tele. -
    Billie: - Tu dove vai? -
    La: - Rimango qui, stai tranquillo. -
    Billie si alza e va in camera. In quella camera.

  4. #4
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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 3

    Mi alzo e apro la porta.
    Ci fissiamo per un’eternità.
    Il mio cuore comincia a battere forte nonostante tenti di calmarlo.
    Ka: - E’ lui? -
    La: - Chi? -
    Ka: - Mio figlio. -
    Abbasso lo sguardo.
    Scusami, Billie.
    La: - No. -
    Ka: - Bugiarda. – esclama prendendomi i polsi.
    Billie: - Lascia stare la mia mamma!!! – esclama mettendosi in mezzo tra me e Ka.
    Billie fissa suo padre con occhi rancorosi e pieni di rabbia.
    Ka lo guarda stupito riflettendosi nei suoi stessi occhi.
    Mi libero dalle mani di Ka.
    La: - Tesoro, va in casa, non è successo niente. – lo tranquillizzo.
    Billie: - Ma mamma... -
    La: - Shh, amore, fidati. Va in casa. -
    Mi fissa negli occhi.
    La: - Torna dentro. – sussurro dolcemente sorridendogli.
    Si tranquillizza e torna in casa.
    Entro anch’io.
    La: - Tesoro, sei stanco? Vuoi riposare? -
    Annuisce piano.
    Lo faccio sdraiare sul divano e lo copro con una vecchia coperta.
    La: - Dormi bene, tesoro. Se hai bisogno sono qui fuori. -
    Gli do un bacio sulla guancia e esco.
    Richiudo la porta alle sue spalle.
    Ka: - Mi somiglia. – sussurra.
    La: - No. -
    Ka: - Smettila di raccontare cazza**. – esclama alzando la voce.
    La: - E’ la verità. -
    Mi prende ancora i polsi.
    Ka: - Sai com’è?... sai com’è vivere sapendo che hai un figlio che cresce senza sapere chi sei? -
    La: - No. – sussurro con un filo di voce.
    Ka: - E sai com’è vivere senza la persona che ami di più al mondo?... senza te? -
    Mi prende dolcemente le mani e mi stringe forte a se.
    Ka: - La, continuo ad amarti, sono passati quattro anni... -
    Anch’io ti amo, Ka. Ho continuato ad amarti. Ma... devo proteggerti. Da me.
    La: - No, Ka. Io non ti amo. -
    Smette di stringermi e si ritrae.
    Abbasso lo sguardo, incapace di resistere a quegli occhi così pieni di amore, speranza e delusione.
    Ka: - Stai mentendo, La... dopo quattro anni riesco ancora a capirlo... devi smetterla di proteggermi da te stessa... La, sono morto questi anni senza di te, senza poterti sentire, senza poterti abbracciare, senza sentire il tuo profumo sulla mia pelle dopo che siamo stati assieme... -
    Anch’io sono morta, amore mio. Ho continuato a sopravvivere al solo pensiero di avere tuo figlio accanto a me. Una parte di te era con me, ma non era abbastanza. Voglio te.
    La: - No, non sto mentendo. -
    Ka: - Dimmelo, allora! Guardami negli occhi e dimmelo! Dimmelo che non mi ami più! – urla tornando a stringermi i polsi.
    Alzo a fatica gli occhi, incrociandoli con i suoi.
    Perdonami, amore mio.
    La: - Ka, non ti amo. – sussurro sentendomi il cuore trafitto da mille lame.
    Mi lascia, si ritrae.
    La: - Ti ho amato, Ka, ma le cose ora sono cambiate. E tanto. -
    Perdonami, amore mio.
    Ka: - Ma ti stai ascoltando? La... non mi hai ucciso, amore mio. Sono ancora qui, con te. Abbiamo impiegato anni per ricongiungerci, ma ora che sei qui non ti lascerò andare via. -
    Mi prende per le spalle e senza lasciarmi il tempo di reagire mi bacia.
    Mi bacia dolcemente, cercandomi e stringendomi a se.
    Non resisto.
    Dio solo sa le lacrime che ho dovuto soffocare per lui... Dio solo sa quanto mi è mancato. E ora è qui, è qui con me.
    Mi scende una lacrima.
    Ka: - Piccola, non piangere... sono qui... -
    La: - Ka, non posso. Devo proteggerti. -
    Ka: - Smettila con queste ******a**. -
    La: - Ka... hai rischiato di morire per colpa mia!!! -
    Ka: - Ma non è successo! -
    La: - Non è questo il punto, e tu lo sai perfettamente. Non posso rischiare che succeda di nuovo. -
    Ka: - Piccola, non succederà. -
    La: - E con questo? Se succedesse?... -, mi allontano da lui, - ... non riuscirei a sopportarlo... non riuscirei a vivere... -
    Ka: - No, non dire così... -
    Mi abbraccia ancora stringendomi.
    Ka: - Piccola, forse ho sbagliato a farti guidare quella sera, ma sono sicuro di non aver sbagliato su noi... non ti ho cercata, come mi avevi chiesto, ma non sai quante volte ho percorso New York da cima a fondo sperando di vederti... ti prego torna... ora che ti ho ritrovata non posso lasciarti... -
    La: - Ora ho un figlio, Ka. Devo pensare prima a lui, e dopo a me. -
    Ka: - Quel bambino... -
    La: - Si. -
    Ka: - E’ lui? -
    Abbasso lo sguardo.
    La: - Si. -
    Ka: - Non mi sono mai reso conto di quanto potesse essere reale... io padre... -
    La: - Aspetta, Ka. Non gli ho detto chi sei. Gli ho spiegato tutto di noi, di come ci siamo conosciuti, di come sono scappata. Ma non sa il tuo nome. E non lo deve sapere. – lo blocco decisa.
    Ka: - Ma... -
    La: - Ma un corno. Tra tre settimane tornerò a New York e non ho intenzione di farlo soffrire. -
    Ka: - Pensi che lo vedrò passare di qua e lo guarderò senza far nulla? -
    La: - Non ho detto questo... hai tutto il diritto di conoscerlo. Ti chiedo solo di non dirgli chi sei. O meglio... di non dirgli che sei suo padre. -, lo fisso negli occhi accarezzandogli una guancia, - ... Ka, io non tornerò con te. Sei tutta la mia vita, ti amo come allora, ma non posso. Sei la persona più meravigliosa che abbia mai incontrato, ma non posso permettermi un altro errore con te. Preferisco sapere che sei vivo tra le braccia di qualcun’altra piuttosto che morto a causa mia. -
    Mi bacia.
    Ka: - Amore... basta... basta con questa storia. -
    La: - No, Ka. Sono stata malissimo... saperti in coma per causa mia, mi ha fatto male, Ka. Ho sofferto tanto... non posso rifarlo. L’ho giurato e non tornerò indietro. Ci siamo intesi? -
    Ka: - Ti amo. -
    La: - Anch’io Ka. Ma lo sai... -, sospiro, - ... allora, intesi? -
    Annuisce.
    Ka: - Speravo fossi tornata per me... -
    La: - Non posso, lo sai. -
    Mi accarezza la guancia.
    Ka: - Non riuscirò a starti lontano a lungo... -
    La: - Ce l’hai fatta per quattro anni, Ka... dobbiamo continuare... non tornerò indietro, Ka... -
    Mi abbraccia e mi bacia la fronte.
    Ka: - Staremo insieme intanto che sarai qui? -
    Mi accarezza la guancia.
    La: - Non lo so, Ka... non voglio illuderti... farti soffrire è l’ultima cosa che voglio... hai già sofferto tanto per me... -
    Abbassa lo sguardo.
    La: - Su, Ka, ti prego... -
    Rialza lo sguardo. Una lacrima cade dai suoi occhi.
    La: - No, ti prego... -
    Ka: - Non ho mai pianto per nessuna, La, per nessuna al mondo... quando te ne sei andata mi sono messo a piangere... io... quello che si portava a letto qualsiasi ragazza solo per il gusto di farlo, che piangeva per una ragazza... -
    La: - Ka... -
    Lo prendo per mano.
    La: - ... ho sofferto anch’io come hai sofferto tu. Ma non posso. -
    Lo fisso negli occhi.
    La: - Non voglio che tu capisca, voglio che lo accetti... -
    Ka: - Non riuscirò. Mai. E lo sai. -
    La: - Lo so, Ka. Rassegnati. -
    Abbasso lo sguardo.
    Mi abbraccia e tenendomi stretta piange.
    Ka: - Ritorna... -
    Scoppio a piangere anch’io.
    La: - No, non posso, amore mio. -
    Ci fissiamo negli occhi e ci baciamo.
    Mi stacco e asciugo le lacrime con il dorso della mano.
    La: - Basta. Ho promesso a Billie Joe che non avrei più pianto. -
    Ka: - Billie Joe...? -
    La: - Te lo avevo detto che mio figlio l’avrei chiamato così. Vieni. Te lo presento. –

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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 4

    Entriamo in casa.
    Ka: - E’ rimasta tale e quale. – commenta.
    Non rispondo.
    Ci avviciniamo al divano.
    Lo vede dormire tutto raggomitolato su se stesso.
    Mi stringe istintivamente.
    Ka: - Oddio... oddio... è lui... -
    La: - Si. È lui. -
    Mi guarda negli occhi.
    Ka: - E’ bellissimo. -
    Annuisco.
    Osservo ancora Billie dormire.
    Billie: - Mamma... – mormora svegliandosi.
    La: - Ben svegliato, tesoro. -
    Billie: - Ho dormito tanto? -
    La: - Non molto. -
    Sbadiglia e si blocca a metà sbadiglio con la bocca aperta fissando Ka.
    La: - Billie, vorrei presentarti un amico della mamma. Lui è Carmine, ma puoi chiamarlo Ka. -
    Ka: - Ciao... -
    Billie: - Ciao. Eri tu quello che prima faceva del male alla mia mamma? -
    Ka scambia un’occhiata preoccupata non sapendo che rispondere.
    La: - Si, anche se, Billie, non mi stava facendo male. Mi stava salutando. -
    Il bambino osserva incuriosito l’uomo di fronte a se.
    La: - Ehm... si, Ka, ti stavo dicendo che non sappiamo dove andare a mangiare, perché qui il gas non viene usato da anni e non vorrei fare disastri... e non sappiamo neppure dove lavarci... -
    Mi fissa non capendo.
    La: - Ma si, Ka!!! – esclamo strizzandogli l’occhio.
    Ka: - Ah, si... potreste stare da me fino a quando rimarrete qui... -
    La: - Grazie per l’offerta, Ka. A te va bene, Billie? -
    Billie: - Mmmh?... si, va bene mamma. -
    Sorrido a mio figlio.
    Billie: - Ma mamma... io ho fame... -
    Ka: - Allora vieni con me, ti faccio assaggiare una pizza che è la fine del mondo. – propone sorridendo.
    La: - La prepari tu? -
    Ka: - No, andiamo fuori a mangiarla. -
    Guardo Billie.
    La: - Ci dai mezz’ora che ci laviamo un attimo? È da ieri che non ci laviamo. -
    Ka: - Si, certo. -
    La: - Andiamo Billie. – lo prendo per mano.
    Sbadiglia un po’.
    Piego la coperta e la appoggio sul divano.
    Ka prende i due trolley e li porta in casa sua.
    La: - Billie, vai con lui... arrivo subito... -
    Billie segue Ka ed esce di casa.
    Chiudo la porta.
    Vado nella mia vecchia camera da letto. La mia chitarra.
    La prendo e la suono.
    La: - E’ scordata... - mormoro a me stessa.
    La rimetto al suo posto.
    Ka: - Amore, tuo figlio ti cerca... -
    Mi abbraccia da dietro e appoggia il mento alla mia spalla.
    La: - Ka, non rendermi tutto più difficile di ciò che è. -
    Ka: - Non lo sto rendendo più difficile... lo è già... – mi accarezza la guancia.
    Billie: - Mamma? – mormora entrando in casa.
    Mi stacco subito da Ka e corro verso di lui.
    La: - Dimmi, piccolo, che c’è? Ora andiamo a fare la doccia, ok? -
    Annuisce con la testa e mi guarda interrogativo.
    La: - Cos’è quella faccia? Dai, Billie, va tutto bene... -
    Apre la bocca come per parlare ma subito la richiude.
    Lo bacio sulla testa.
    La: - Hai ancora la vasca da bagno, Ka? -
    Ka: - Si, certo. -
    Prendo in braccio il piccolo.
    La: - Perfetto, ora andiamo a farci il bagnetto. -
    Billie: - Ma mamma... -
    La: - Dimmi. -
    Billie: - Non voglio fare il bagno con te, ormai sono grande! -
    Gli sorrido.
    La: - Va bene, Billie, ti preparerò il bagno e farai tutto da solo, ok? -
    Billie: - Ok. – risponde sorridendo.
    Torniamo in casa di Ka.
    La: - Ka, dove sono i trolley? -
    Ka: - Di là, nella stanza degli ospiti... però ho solo un letto ad una piazza... – mormora con tono di scusa.
    La: - Non preoccuparti, dormirò sul divano. -
    Preparo il bagno e la biancheria pulita per Billie e, mentre si lava, mi siedo sul divano.
    Ka si siede accanto a me.
    La: - Mi spiace per questa situazione, ma non mi è venuta in mente nessun altra idea migliore per farti conoscere bene tuo figlio. Scusami. – gli sussurro.
    Ka: - Non preoccuparti. Stanotte potresti dormire con me. -
    Lo fisso negli occhi.
    La: - No, non posso. -
    Ka: - Ti ho chiesto di dormire, e basta... -, mi stringe a se, - ... voglio sentirti ancora respirare dolcemente vicino a me mentre dormi... -
    La: - Non posso perché non riuscirei a resisterti avendoti accanto. -
    Mi bacia il collo.
    Ogni mia difesa crolla, mi lascio andare per un momento. Ora ci siamo solo io e lui, solo due innamorati che hanno vissuto per tantissimo tempo lontani e si sono ritrovati.
    Lo avvicino a me e lo bacio piano, avvicinando la sua testa con passione e prepotenza verso la mia, in modo che le nostre lingue si cerchino violentemente e nello stesso tempo dolcemente.
    Rimaniamo senza fiato, ci stacchiamo e ci fissiamo negli occhi.
    Ka: - Ho la pelle d’oca... nessun’altra riesce con un solo bacio a farmela venire... -
    Gli sorrido.
    La: - E tu sai benissimo che quando mi guardi così mi fai rabbrividire. -
    Sento la porta aprirsi e mi stacco da Ka.
    Billie: - Mamma ho finito! –

  6. #6
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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 5


    Ritornando dalla pizzeria Billie Joe si addormenta in macchina.
    La: - Sei stato molto gentile ad offrirci la cena, Ka. – mormoro guardando la strada dal finestrino.
    Ka: - Nah, tranquilla... – mormora brusco.
    Parcheggia la macchina sotto casa.
    Esco dalla vettura e sveglio il bambino.
    La: - Billie, svegliati... -
    Si stropiccia gli occhi e mi guarda confuso. Esce dall’auto e lo prendo in braccio.
    Ka: - Vuoi una mano? -
    La: - No, grazie... – sussurro abbassando gli occhi verso il bambino.
    Billie sta giocando con una ciocca dei miei capelli e si sta riaddormentando in braccio a me.
    Ka: - Che bimbo dormiglione... sono soltanto le otto e mezzo e già dorme... – sorride guardando il bambino.
    Ricambio il sorriso.
    Ka apre la porta della portineria e comincia a salire le scale velocemente mentre io le salgo piano per evitare di sballottare il bimbo.
    ...: - Carmine! Si può sapere dov’eri finito? – domanda una voce maschile con marcato accento meridionale.
    Ka: - O caz**! –, lo sento bisbigliare, - Ehm, ciao mamma, ciao papà, mi ero dimenticato che sareste venuti a trovarmi stasera. -
    Mi irrigidisco immediatamente bloccandomi a metà rampa di scale.
    No. Oddio, no. Cioè ma ti diverti? Non era meglio vedere qua tutta la band più tutte le ragazze che si è portato a letto nel corso di questi quattro anni piuttosto che i suoi genitori mentre tengo in braccio loro nipote?
    Fortuna non mi hanno ancora vista. Se scendo con calma le scale e non mi faccio vedere magari sono salva.
    Billie: - Mamma, cosa c’è? – mormora con voce chiara e squillante.
    La: - Niente, Billie, sta tranquillo... -
    ...: - Carmine, ma hai visite! – esclama una voce femminile sentendo le nostre voci mentre io vorrei solo sprofondare.
    Ka: - Ehm, sì. -
    E’ ufficiale: stasera lo strozzo.
    Salgo i pochi scalini che rimangono e mi blocco dietro Ka.
    Papà Ka: - Lei... – sussurra.
    La mamma di Ka si irrigidisce completamente vedendo il bambino che tengo in braccio che la osserva incuriosito.
    Mamma Ka: - O mio Dio... – mormora.
    La: - Ka, apri per favore, il bambino deve dormire. -
    Ka annuisce e apre la porta di casa mentre io mi fiondo dentro.
    Porto Billie nella camera degli ospiti e gli infilo il pigiamino.
    Billie: - Mamma... ma conosci quei signori? Chi sono? – mi domanda bruciapelo.
    La: - Sono i genitori di Ka... e sì li conosco... sai che ti ho detto che sono una vecchia amica di Ka, no? -
    Annuisce forte e mi sorride.
    La: - Dai, và a lavarti i denti mentre ti preparo il letto. – esclamo sorridendo.
    Preparo il letto a Billie. Vado in bagno e vedo che si sta lavando i denti. Sorrido.
    Billie: - Mamma, dopo mi canti la canzone di papà? -
    La: - No, Billie. Te ne canto un’altra, ma non quella di papà. -
    Billie: - Perché no? -
    La: - Non mi sembra il caso. -
    Scrolla le spalle.
    Billie: - Cantamene una dei Green Day, allora. -
    Sorrido.
    La: - Ok. Prima però va’ a dare il bacio della buonanotte a Ka. –
    Seguo con lo sguardo Billie che va’ da Ka.
    Billie: - Buonanotte, Ka. – mormora abbracciandolo sotto gli occhi stupefatti dei genitori di Ka.
    Ka: - Buonanotte, piccolo. – mormora stupito mentre Billie gli dà un bacio sulla guancia.
    Billie torna sorridendo verso di me.
    Ka mi guarda e gli sorrido.
    Prendo per mano Billie e torno nella camera degli ospiti. Rimbocco le coperte al bambino.
    La: - Va bene se ti canto See the light? – gli domando.
    Annuisce vigorosamente e mi sorride.
    La: - Well, I crossed the river, fell into the sea where the non-believers go beyond belief. Then I scratched the surface in the mouth of hell running out of service, in the blood I fell. Well, I just want to see the light and I, I don’t want to lose my sight. Well, I just want to see the light, and I, I need to know what’s worth the fight. I’ve been wasted pills and alcohol, I’ve been chasing down the pool halls. Then I drank the water from a hurricane and I set a fire just to see the flame. Well, I just want to see the light and I, I don’t want to lose my sight. Well, I just want to see the light, and I, I need to know what’s worth the fight. Well, I crossed the desert reaching higher ground. Then I pound the pavement to take the liars down. But it’s gone forever, but never too late where the ever after is in the hands of fate. Well, I just want to see the light and I, I don’t want to lose my sight. Well, I just want to see the light, and I, I need to know what’s worth the fight. -
    Mi sorride.
    Billie: - Mi è sempre piaciuta questa canzone, mamma... -
    Ricambio il suo sorriso.
    La: - Anche a me. Buonanotte, Billie. – gli do un bacio sulla guancia.
    Billie: - Notte, mamma. – mi sorride mentre sbadiglia.
    Esco dalla camera chiudendogli la porta e spegnendogli la luce.
    Appoggio la fronte contro lo stipite della porta.
    E ora, cosa faccio?
    Mi sento abbracciare da dietro.
    Ka: - Ti vogliono i miei di là. -
    La: - Cosa gli dico, Ka? – domando titubante.
    Ka: - Non lo so, piccola... potresti cominciare con dire loro la verità. -
    Mi giro guardandolo male.
    La: - No, ma ti pare? Sei diventato scemo di botto? -
    Abbozza un sorriso.
    Ka: - Saranno felici, tranquilla. -
    Lo fulmino con lo sguardo.
    Mi prende per mano.
    Ka: - Andiamo. -
    Lo seguo in cucina.
    La: - Ehm, salve signori Ruggiero. -
    Mamma Ka: - Chi era quel bambino? – domanda bruciapelo guardandomi furibonda.
    La: - Mio figlio. – mormoro a bassa voce.
    Mi guarda di sottecchi.
    Suonano alla porta.
    Ka: - Vado ad aprire... – mormora mentre lo guardo scongiurante.
    Ma sì, va’, che vuoi che succeda? Solo che i tuoi genitori uccidano la madre di tuoi figlio... quisquilie.
    Giù: - La! – urla come una pazza entrando in cucina.
    La: - Abbassa la voce, Billie è a letto. -
    Marco si blocca sulla porta guardando i visi dei genitori di Ka.
    Pedro: - Ehm, riunione di famiglia? -
    La: - Sei un cretin°. – alzo gli occhi al cielo.
    Papà Ka: - Pedro, cosa intendi dire? -
    Pedro: - Ehm, niente... –, borbotta verso di loro per poi girarsi verso di me, - ... non gliel’hai detto? -
    La: - Almeno mi scotennano subito, ovvio... – rispondo sarcastica.
    Mamma Ka: - Dirci cosa? – esclama con una voce che non ammette repliche.
    Guardo Ka in cerca d’aiuto. Un’occhiata che non passa inosservata.
    Papà Ka: - Carmine! – alza la voce.
    Ka: - Ehm, il bambino che avete visto... -
    Mamma Ka: - Sì... – lo incita.
    La: - E’ nostro figlio. Mio e di Ka. – concludo la frase.
    Billie: - Mamma! – urla dalla porta della cucina con le lacrime agli occhi.
    La: - Billie... – mormoro.
    Billie: - Sei cattiva! – va’ in camera chiudendosi la porta alle spalle.
    Corro verso la porta della stanza.
    La: - Billie!... Billie!... – lo chiamo con le lacrime agli occhi.
    Stupida, stupida, stupida!, mi ripeto. È ovvio che abbia sentito tutto, specie se quelli là alzano la voce ogni tre per due.
    Pedro: - Fa’ entrare me, La... – mormora.
    Lo guardo.
    Pedro: - Fidati... -
    Pedro è sempre stato come un padre per Billie.
    Ka mi stringe a sé.
    Ka: - Sta tranquilla, piccola... -
    La: - Ka... -, mormoro, - ... e se l’ho perso? -
    Ka: - Che cosa stupida... -, mormora accarezzandomi i capelli, - ... ovvio che non lo hai perso... sei riuscita per tre anni a crescerlo benissimo... è un bambino stupendo, sai?... educato, curioso e soprattutto... -, mi guarda negli occhi, - ... a preso ciò che volevo prendesse dalla mamma. -
    Lo guardo negli occhi.
    La: - Che cosa? -
    Ka: - La tua forza, piccola... – mi bacia la fronte.
    La: - Non doveva saperlo così, Ka... -
    Annuisce.
    Ka: - Asciugati quegli occhi... appena torna Pedro ci parli, ok? -
    Annuisco.
    La: - Grazie, Ka. -
    Mi sorride.
    Ka: - Andiamo in cucina almeno bevi un goccio d’acqua. -

  7. #7
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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 6

    Mi guida fino alla cucina dove ci sono Giù e i suoi, ancora scossi.
    Mamma Ka: - Carmine, voglio una spiegazione! – esclama appena vede entrare nella stanza il figlio.
    Ka: - In che senso? - domanda prendendo dalla credenza un bicchiere e versandoci dell’acqua.
    Mamma Ka: - Spiegaci la storia del bambino. -
    Ka: - Beh, sai mamma, io e La ci amavamo e ci amiamo ancora... prima che se ne andasse avevamo un’intensa attività sessuale... - risponde porgendomi il bicchiere.
    Lo fulmino con lo sguardo arrossendo appena.
    Papà Ka: - Grazie, Carmine, ma sappiamo perfettamente come si fa un figlio, grazie tante. – risponde sarcastico.
    Giù: - Stai meglio, La? – mi domanda appoggiando una mano sulla mia spalla.
    Bevo un sorso d’acqua gelida scrollando le spalle.
    Papà Ka: - Insomma, volete spiegarci come è potuto succedere? – domanda spazientito.
    Ka: - Te lo stavo spiegando prima, pà... – risponde con il tono di un maestro che parla con un bambino un po’ ottuso.
    Papà Ka: - Basta, Carmine! La? -
    Sospiro.
    La: - Non so come sia potuto succedere... ma è successo... me ne sono accorta a New York... -, spiego, - ... di abortire non se ne parlava, allora l’ho tenuto. Ka non avrebbe mai dovuto vederlo se solo Giulia... -, ho un’illuminazione, - ... Giulia... Giulia... – la chiamo con tono convincente.
    Giù: - Sì, La? Sai che mi cominci a preoccupare? -
    La: - Loro non dovevano essere mica in tour, non è vero? – le domando fulminandola.
    Giù: - Ehm, è colpa di Pedro, mi ha detto la data sbagliata del tour... – si arrampica sugli specchi esasperata.
    La: - Giù! – esclamo senza ammettere repliche.
    Giù: - Ok, va bene! Potrei avere accidentalmente sbagliato la data... – alza le spalle.
    La: - Tu hai fatto cosa? – le domando.
    Giù: - Non è colpa mia! Pedro e Mick mi hanno convinta! -
    Continua a fulminarla con lo sguardo.
    La: - Se non ti ammazzo solo ora è perché finirei in carcere senza aver fatto pace con Billie, sono stata chiara? -
    Mi abbraccia.
    Giù: - Come sei buona... bontà incommensurabile la tua... -
    Alzo gli occhi al cielo.
    La: - Basta fare la ruffiana, ok? -
    Mi sorride.
    Vedo entrare in stanza Pedro con in braccio Billie.
    Il bambino mi guarda e fa segno allo zio di lasciarlo giù. Corre verso di me, mentre io mi inginocchio e mi abbraccia.
    Billie: - Scusa, mamma. – mi stringe a sé.
    La: - Nulla, piccolo... scusami tu... – gli accarezzo i capelli neri e gli bacio la fronte.
    Si allontana leggermente dal mio abbraccio e fissa Ka.
    Billie: - Sei tu il mio papà? – gli domanda con occhi speranzosi.
    Vedo Ka lanciare uno sguardo strano, specchiandosi in occhi identici ai suoi.
    Ka: - Sì, Billie. – annuisce inginocchiandosi accanto a me.
    Billie gioca nervosamente con una ciocca dei miei capelli arrotolandola sul suo dito mentre continua a fissare il padre.
    Billie: - Anche a te piacciono i Green Day? – domanda.
    Ka abbozza un sorriso.
    Ka: - Sì, li adoro. Ho conosciuto tua madre grazie a loro, sai?... per questo tua madre ti ha voluto chiamare Billie Joe come il cantante del gruppo... -
    Billie: - Hai scritto tu la canzone che la mamma mi canta sempre? – domanda già in adorazione.
    Ka mi guarda non capendo.
    Billie: - La mamma me la canta sempre, ma non so come si chiama... – continua scambiando occhiate adoranti al padre.
    Ka: - Beh, vedi, Billie, io suono in un gruppo e scrivo molte canzoni... detta così non saprei che canzone ti canta sempre la mamma... – spiega.
    La: - Ricordi. – rispondo a bassa voce.
    Ka abbozza un sorriso.
    Ka: - Sì, l’ho scritta io. -
    Il bambino lo fissa a bocca aperta.
    Billie: - Che strumento suoni? – domanda, staccandosi di più da me e avvicinandosi al padre.
    Ka: - La chitarra... – risponde Ka un po’ tramortito dalle domande.
    Billie: - E ora come ti chiamo io? -
    Ka mi guarda, non sa che dire.
    La: - In che senso, Billie? – sussurro piano.
    Billie: - Posso chiamarlo papà, mamma? – mi domanda sciogliendosi dal mio abbraccio.
    Gli sorrido.
    La: - Certo che sì, tesoro... sempre che Ka voglia... – guardo Ka.
    Ka: - Ovvio. -
    Billie si getta inaspettatamente tra le braccia del padre.
    Fissando la scena è praticamente impossibile non piangere.
    Almeno per me.
    Mi alzo da terra e asciugo velocemente le lacrime con il dorso della mano.
    Pedro mi abbraccia.
    Pedro: - Vedi cosa ti sei persa in questi anni? – mormora al mio orecchio.
    Non voglio rispondergli.
    Ka si alza su una sedia con Billie in braccio. Il bambino mi fa segno si sedersi accanto a loro.
    Billie: - E loro? – mi domanda indicando i genitori di Ka.
    Ka: - Loro sono i tuoi nonni. – risponde guardando il bimbo con affetto.
    Billie guarda con curiosità i nonni aspettando una loro reazione.
    La: - Signori Ruggiero... questo è Billie Joe... vostro nipote... – lo presento.
    La mamma di Ka mi guarda stupita.
    Mamma Ka: - E’ identico a Carmine quando era piccolo. – mormora sorridendo dolce.
    Billie ricambia il sorriso e guarda il nonno.
    Papà Ka: - Sono stupito, non so che dire... – si avvicina al bambino.
    Gli accarezza una guancia. Billie gli sorride e va’ in braccio al nonno mentre quest’ultimo si mette a ridere.
    La: - Pensavo peggio. – mormoro scambiando un’occhiata con Ka.
    Ka annuisce e mi prende la mano stringendola appena.
    La: - Ma non avevi detto proprio niente a loro? - guardo Billie che circondato dai nonni ride e scherza.
    Stanno già viziando quel bambino.
    Ka: - No, non sapevo se e quando ti avrei rivista... -, abbassa lo sguardo, - ... anche se ho sognato a lungo questo giorno, piccola... -
    Abbozzo un sorriso abbassando lo sguardo.
    Solo ora Billie si accorge della zia.
    Billie: - Zia Giù! – esclama guardandola.
    Giù: - Ciao, ometto della zia! -
    Ho sempre odiato quel soprannome e Billie non è da meno.
    Billie: - Ma, zia, io sono grande! – ribatte gonfiandosi il petto.
    Per tutta risposta Giù alza gli occhi al cielo.
    Giù: - Anche quando avrai trent’anni sarai sempre il mio ometto. – sorride.
    Billie incrocia le braccia al petto e assume un’aria strana... molto da Ka.
    La: - Giù, cosa ne pensi possa dirti tua sorella Claudia se ti sentisse? – domando, come al solito quando Giù dà dell’ometto a mio figlio.
    La mia amica alza le spalle.
    Giù: - Cosa vuoi che me ne importi. – mi fa la linguaccia.
    Billie le fa una pernacchia.
    Pedro: - Billie Joe! Come osi fare le pernacchie alla zia? – domanda in tono falsamente arrabbiato appoggiando le mani ai fianchi.
    Billie lo guarda prima con sguardo stupito, poi gli fa una pernacchia anche a lui.
    Mi viene naturale scoppiare a ridere.
    Ka osservando la scena mettersi a ridere anche lui.
    Il suono della sua risata... quanto mi era mancato.
    Ho voglia di un suo abbraccio. Sbuffo al pensiero sciocco che mi è balzato in mente e tento di concentrarmi su mio figlio che ride e fa le pernacchie a tutti.

  8. #8
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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 7


    Mi sveglio al mattino sentendo il profumo di caffè che invade il salotto dove mi sono addormentata. Mi guardo attorno. Il ricordo della sera precedente e specialmente della voglia improvvisa rimbomba nella mia testa. Massaggio le tempie e guardo un quadro astratto appeso alla parete tentando di distrarmi.
    Blu, verde, rosso, giallo. Blu, verde, rosso, giallo. Memorizzo i colori che si ripetono in forme diverse, in cerchi, strisce, quadrati e triangoli. Scosto lo sguardo quando penso di essermi sufficientemente distratta. Con un gemito mi accorgo che non è così.
    Sbuffo alzandomi dal divano con estrema lentezza.
    Non ho voglia di vedere i suoi occhi scrutarmi. O meglio... avrei voglia, ma la cosa mi turba parecchio.
    Massaggio la mia fronte ed entro in cucina.
    Ka: - Buongiorno, amore... – mi saluta guardandomi sorridente.
    La: - ‘giorno... – lo saluto abbandonandomi su una sedia accanto a lui.
    Ka: - Dormito bene? – continua a sorridermi dandomi sui nervi.
    La: - Sì, grazie... – borbotto gettandomi su una tazza di caffè e su una brioche alla marmellata d’albicocca.
    Ka: - Le tue preferite. – mormora guardandomi mangiare divertito.
    Solo adesso capisco ciò che lui sta provando.
    Svegliarsi da solo ogni giorno sapendo che da qualche altra parte c’è tuo figlio e la tua ragazza che si svegliano assieme... far colazione adesso, così come la stiamo facendo ora è tutto ciò che lui ha sperato, tutto ciò che lui ha sempre sognato di poter fare in questi anni che me ne sono andata con la scusa di proteggerlo.
    Adesso che Billie Joe sa chi è suo padre non potrò più stargli lontana come prima. Billie deve crescere con suo padre. Soprattutto dopo averlo conosciuto, farlo crescere senza farglielo vedere... no, non posso nemmeno pensarci.
    Ka: - Amore? Tutto bene? – mi guarda preoccupato.
    Mi accorgo di essermi persa nelle mie riflessioni con la bocca aperta e il cornetto a mezz’aria.
    Abbozzo un sorriso.
    La: - Sì, va tutto bene. – tento di tranquillizzarlo.
    Ka: - Sicura? A cosa stavi pensando? -
    Lo fisso negli occhi, sentendomi perdere in quell’oceano di ghiaccio che mi sta guardando con amore.
    Abbozzo un sorriso.
    La: - Pensavo alle conseguenze di ieri sera... che non potrò più mantenere la promessa... – mi blocco non sapendo che dire, aspettandomi che Ka dica qualcosa.
    Ka: - Non ti ho mai chiesto di mantenere quella stupida promessa. - mi sorride furbo.
    Ka e la sua solita sicurezza... il mio porto sicuro.
    La: - Sai, Ka, non posso... ho avuto talmente tanta paura... – abbasso negli occhi, perdendo lo sguardo nelle nervature del legno chiaro del tavolo.
    Ka: - Lo so, ma è ora di smetterla. Entrambi stiamo soffrendo, e a differenza di molte altre soluzioni noi sappiamo come porvi rimedio. La... -, mi alza il mento con un dito, - ... amore, se vuoi non permetterò mai più che tu guidi una macchina. Verrò ad abitare con te a New York, lascerò la band... -
    La: - No! – esclamo.
    Ka: - ... farò tutto ciò che vuoi per fare in modo che noi torniamo insieme... e cominciare ad essere una famiglia... – continua senza badare a ciò che ho detto e imprigiona i miei occhi nei suoi.
    Si avvicina e mi bacia appoggiando delicatamente le sue labbra sulle mie.
    Si stacca e ritorna a fissarmi negli occhi.
    La: - Tu non lascerai i Finley. – sussurro.
    Ka: - Se questo dovesse farti tornare, lo farò. – mormora deciso.
    Aggrotto le sopracciglia.
    La: - No. -, gli prendo il viso tra le mani, - Tu ami suonare la chitarra. Tu quando prendi in mano una chitarra sei completo... cominci a respirare... l’adrenalina comincia a scorrere più forte nelle tue vene. Se tu dovessi lasciare il tuo lavoro, la tua band, la tua vita... non saresti più il Carmine che ho amato e che amo. -
    Mi sorride e mi fa appoggiare la testa sul suo petto e la mano sul suo cuore. Mi stringe forte a sé.
    Ka: - Anch’io ti amo, piccola pazzerella. – mi guarda negli occhi sorridendo, per poi far scivolare il suo sguardo sulle mie labbra.
    Mi avvicino al suo viso dischiudendo appena le labbra. Appoggia le sue labbra sulle mie.
    Mi allontano e torno alla mia tazza di caffè.
    Mi segue con lo sguardo sorridendo.
    Ka: - Perché sei venuta a Milano? – mi domanda a bruciapelo.
    La: - Mi mancavi. – rispondo in tono piatto evitando i suoi occhi.
    Ka: - Ma non volevi incontrarmi... perché? -
    La: - Mi bastava vedere i luoghi in cui siamo stati felici. Pensavo... beh, in realtà speravo che tu ti fossi dimenticato di me. O che comunque nel frattempo ti fossi rifatto una vita. -
    Soffoca una risata nervosa.
    Ka: - Mi spieghi come avrei potuto rifarmi una vita? -
    La: - Non lo so. Ma ci speravo. -
    Appoggia la sua tazza di caffè sul tavolo di legno con un tintinnio.
    Ka: - Non che non c’abbia provato, anzi... semplicemente impossibile. All’inizio Pedro si stava cominciando persino a preoccupare...-, guarda fisso davanti a sé, non guardandomi, come se stesse parlando da solo, - ... ‘Ti porti a letto tutto ciò che si muove e che respira’ mi diceva sempre. All’inizio non capivo che volesse dire, pensavo volesse solo rompere le scatole. Cercavo un modo per litigare tutti i giorni. Nessuno riusciva più a sopportarmi, nonostante continuassero a starmi vicino. Solo dopo ho capito che ero molto arrabbiato con te e cercavo di sfogarmi in tutti i modi. Poi è arrivata la tua lettera... lì ho capito che non saresti mai tornata. E ho capito perché hai deciso così. -, torna a guardarmi negli occhi abbozzando un leggero sorriso, - Anche se non ho mai condiviso. -
    Mi sorride triste.
    La: - Non è stato facile nemmeno per me, Ka... ma capisco come tu possa esserti sentito. Sono andata avanti perché c’era Billie... senza di lui non so cosa avrei potuto fare. -
    Ka: - Billie... -, mormora riflettendo su qualcosa, - ... siamo davvero identici... -
    Abbozzo un sorriso.
    La: - Per quello che ce l’ho fatta a sopravvivere. – mormoro sperando che non mi senta.
    Ka: - Cosa? – alza la voce alzandosi di scatto dalla sedia.
    Mi fissa negli occhi e trovo il ghiaccio dei suoi occhi un po’ collerico.
    La: - Ka... – comincio a parlare a bassa voce ma mi blocco.
    Ka: - La, cosa hai detto? – insiste lasciando il tono di voce alto.
    Abbasso gli occhi e mi torturo le mani.
    La: - Senza di te, mi sono sentita morire. Volevo morire. Ma con Billie Joe vicino non l’ho fatto... pensavo a lui... – spiego a voce bassa.
    Mi prende la mano e mi fa alzare dalla sedia. Mi stringe il viso tra le mani e mi costringe a guardarlo.
    Ka: - Non dire mai più una cosa del genere. – abbassa la voce.
    Sento il suo respiro che sa di caffè accarezzarmi il volto.
    Abbasso gli occhi.
    Ka: - Non farlo. -
    La: - Cosa? -
    Ka: - Non abbassare gli occhi... non sai quanto mi sono mancati. – mormora dolce.
    La: - Ka... – sussurro.
    Ka: - E non pensare mai più all’idea del suicidio. Mai. Come farei senza te? – mi accarezza le dita delicatamente, come se potessi sgretolarmi davanti a lui come argilla lasciata troppo a essiccare al sole.
    La: - Ce l’hai fatta per quattro anni... -
    Ka: - Ma sapevo che c’eri, che stavi bene. Non potrei andare avanti senza di te. Senza sapendo che tu stai bene, in ogni caso. -
    Mi stringe a sé mentre gli getto le braccia al collo, sentendo il mio corpo che si modella al suo, e il suo corpo che si modella al mio.
    Prende la mia mano e la appoggia sul suo cuore mentre poso la testa al suo petto.
    Ka: - Ti ripeto la stessa cosa che ti ho detto quattro anni fa sul pulmino di Omar mentre ci portava a casa da Sanremo... Ascoltalo bene, perché questo non smetterà mai di battere per te e per ciò che io e te faremo, qualsiasi cosa accada, piccola mia... -

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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 8

    Lo guardo fisso negli occhi incapace di parlare.
    Ka: - Dunque continuerà a battere per te e Billie Joe... – mormora.
    Abbasso lo sguardo.
    La: - Come puoi dirlo dopo tutto quello che ti ho fatto? – domando a bassa voce senza il coraggio di guardarlo negli occhi.
    Ka: - Semplicemente ti amo. –sussurra prendendomi il viso tra le mani.
    La: - Ka... – bisbiglio avvicinandomi con il viso verso di lui.
    Discosto il viso e mi allontano sentendo un rumore alla porta della cucina chiusa.
    Billie entra in cucina sorridendo felice nel suo pigiamino azzurro.
    La: - Buongiorno, amore! – lo saluto scompigliandogli i capelli neri.
    Billie: - Buongiorno, mamma! Buongiorno, papà! – esclama contenta avvicinandosi a Ka per farsi abbracciare.
    La: - Dormito bene? -
    Annuisce in braccio a Ka.
    Ka: - Cosa vuoi per colazione? – gli domanda baciandogli i capelli.
    Billie: - Il latte! -
    Sorridendo Ka lascia il bambino sulla sedia e va’ a scaldare una tazza di latte nel microonde. Prendo il telecomando e accendo la televisione, sintonizzando la televisione su i cartoni animati.
    Billie: - Mamma, i Puffi! – esclama tutto contento.
    Trattengo una risata e finisco di bere il mio caffè.
    Vado in camera di Billie e apro le imposte per far passare l’aria. Guardo il panorama della periferia di Milano sospirando confusa. Come fa a rendermi così confusa in giro di cinque minuti? Quell’uomo è impossibile.
    Sento la porta schiudersi. Mi stampo in faccia un sorriso tanto bello quanto falso per non far pensare male a Billie e mi giro.
    Ka: - Riprendi da dove avevi iniziato. – esclama chiudendo la porta dietro di sé.
    La: - Cosa? -
    Si avvicina al mio viso e con la guancia accarezza la mia guancia. Mi bacia il lobo con delicatezza e dolcezza per poi morderlo piano. Sospiro rabbrividendo. Soffoca una risata e mi bacia sulla giugulare. Mi stringe a sé appoggiando le braccia ai miei reni e salendo con le mani a giocare con i miei capelli. Dischiudo le labbra con un sospiro e la sua lingua gioca con la mia, accarezzandola con estrema dolcezza. Si allontanano e mi stringe a sé, facendomi appoggiare la testa al suo petto e facendo passare il suo braccio sulle mie scapole, tenendo con la mano la nuca per farmi aderire meglio con il mio corpo al suo. Mi lascia senza fiato.
    Ka: - Non andartene... non tornare a New York... -
    Mi allontano.
    La: - Ka, non posso... -
    Mi guarda negli occhi cominciando ad alterarsi.
    Ka: - Non puoi perché lo vuoi tu, La... allora non mi ami quanto dicevi. – mi pugnala.
    Dopo tutto quello che ho passato per lui, mi tratta anche così?
    La: - Può darsi, Ka... -, acconsento nervosa, - ... sei libero di credere quello che vuoi, non è un mio problema... -
    Faccio per uscire dalla stanza ma mi afferra il polso stringendolo forte. Reagisco dimenandomi ottenendo come unico risultato le sue strette attorno al mio polso sempre più forti.
    Ka: - Spiegamelo. -
    La: - Cosa? -
    Ka: - Spiegami perché quattro anni fa mi avresti sposato ed ora niente? Non riesco nemmeno a strapparti un Ti amo, La... -
    La: - Non ti voglio illudere... sto cercando di resisterti il più possibile anche se con scarsi risultati... quando me ne andrò, perché, Ka, non rimarrò qui per sempre... quando me ne andrò tu starai più male di quanto tu lo sia stato quattro anni fa e io non voglio... -
    Mi lascia il polso con calma, rassegnandosi. Con lo sguardo fisso davanti a sé mi supera e si avvicina alla finestra aperta. Respira forte due o tre volte e fissa il traffico delle macchine che vanno verso il centro di Milano buttando fuori rivoli di smog nero.
    Mi avvicino a lui appoggiandogli la mano sulla spalla.
    La: - Ka... – lo chiamo.
    Scuote le spalle allontanandosi dalla mia mano tesa verso di lui. Non mi do per vinta e continuo a chiamarlo.
    La: - Ka... -
    Sospiro.
    La: - Ka, non fare il bambino... lo sapevi da quando mi hai vista arrivare... -
    Continua a guardare fuori dalla finestra.
    Ka: - Lo sai che questo è tutto ciò che ho sempre sognato... no, che domande, lo sai, te l’ho già detto... -
    Ora comincio ad irritarmi io.
    La: - Ka, basta! Tu... tu ora sei qui e non fai altro che farmi sembrare una grandissima troi*. Ti pare corretto? Io in questi anni ho dovuto crescere da sola tuo figlio, non ti ho mai chiesto niente e mai te ne renderò conto, non ho avuto tempo di divertirmi, tutto il mio tempo l’ho passato con Billie Joe e con i miei due capi... sì, Ka, avevo due lavori diversi pur di riuscire a mantenerci tutti! Mentre tu eri in giro per l’Italia a suonare e a scopart* tutte le p*tt*nell* che ti trovavi davanti. Ora non pensare di farmi fare la figura della bastarda, str*nz*, che non vuole farti vedere tuo figlio, perché questo non lo tollero! Perché, Ka, adesso non fare finta di nulla, questo è ciò che pensi dall’inizio, vero? – esclamo arrabbiata.
    Alzo i tacchi senza aspettarmi una sua risposta e arrabbiata torno in cucina dove Billie Joe ha appena finito di far colazione.
    Sparecchio la tavola.
    Billie: - Mamma, dov’è papà? – mi domanda.
    Non lo so e non mi interessa, se fosse per me l’avrei già strozzato.
    La: - Non lo so, credo di là. – rispondo piatta.
    Billie Joe si alza dalla sedia lasciando accesa la televisione e va’ a cercare suo padre in giro per la casa.
    Messe le posate in lavastoviglie mi accendo una sigaretta.
    Non può permettersi, non lo tollero... chi cazz* si crede di essere? Forse solo il padre di tuo figlio, esclama una vocetta nella mia testa. Oddio, devo cominciare a preoccuparmi, sto cominciando a parlare da sola. Billie Joe ha proprio dei pessimi genitori, per quanto riguarda il livello intellettivo.
    Il suono di una chitarra interrompe i miei pensieri.
    No, non può essere quella canzone.
    Ka: - Adia, I do believe I failed you. Adia, I know I let you down. Don’t you know I tried so hard to love you in my way? It’s easy let it go… Adia, I’m empty since you left me. Trying to find a way to carry on, I search myself and everyone to see where we went wrong… - sento la sua voce cantare dalla sua stanza.
    Oddio. Adia.
    Durante il ritornello spengo la sigaretta a metà e vado verso la fonte di quel suono.
    Mi appoggio sullo stipite della porta mentre vedo Ka seduto sul suo letto che imbraccia la chitarra e Billie Joe che seduto accanto a lui lo guarda con occhi adoranti.
    Ka: - Adia, I thought that we could make it but I know I can’t change the way you feel. I leave you with your misery, a friend who won’t betray. I pull you from your tower, I take away your pain, and show you all the beauty you possess. If you’d only let yourself believe that we are born innocent. Believe me, Adia, we are still innocent. It’s easy, we all falter… Does it matter? We are born innocent. Believe me, Adia, we are still innocent. It’s easy, we all falter… Does it matter? Believe me, Adia, we are still innocent ‘cause we are born innocent, believe me, Adia, we are still innocent, Adia, we are still innocent. It’s easy, we all falter… But does it matter? - mi guarda con i suoi occhi color del mare tristi come se volesse chiedermi scusa.
    Billie: - Bravo, papà! – esclama battendo le mani contento.
    Ka: - Grazie, Billie. – risponde smettendo di fissare me e guardando il figlio imbarazzato.
    Non importa quante canzoni può cantarmi. Non riuscirà a fare pace né tanto meno a tenermi qui. Non ci riuscirà con una stupida canzone. Pensando questo ritorno in cucina e ricomincio a fumarmi la sigaretta da dove l’avevo spenta.
    Ultima modifica di fUcKiNg.LiTtLe.AnGeL; 19-01-2010 alle 16:34

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    Predefinito Re: With Me

    Capitolo 9

    Spengo la sigaretta ormai finita nel posacenere con un gesto di stizza.
    Un rumore assordante mi fa alzare gli occhi dal tavolo a guardare la porta della cucina.
    Qualcuno sta maltrattando una chitarra. E non ho dubbi su chi sia questa persona.
    Ka apre la porta della cucina e si siede su una sedia, mentre il rumore assordante continua, confermando i miei sospetti. È pazzo ad aver dato in mano a Billie Joe una chitarra, soprattutto sentendo che non è capace a suonarla. Gliela rovinerà sicuramente. Vabbè fatti suoi.
    Intanto Ka dalla sedia continua a fissarmi in silenzio.
    La: - Sai, la cosa che mi dà più fastidio, Ka? -, rompo il silenzio accendendomi un’altra sigaretta, - ... che io continuavo a sognarti, Ka... non ho più avuto nessun altro uomo dopo di te, non facevo altro che avere sogni che riguardavano te sotto mille sfaccettature diverse... e ovviamente sognavo di fare ancora l’amore con te... ma tu, no, soddisfacevi tutti i tuoi bisogni senza problemi. Io continuo a farmi mille castelli in aria perché ho paura e tu, nonostante tutto, continui a fregartene di tutte le mie paure e a pensare che mentre ero a New York facessi chissà che cosa. Questo davvero mi dà molto fastidio. – mi interrompo e lo guardo negli occhi.
    Ka sostiene fiero e orgoglioso il mio sguardo, mentre Billie Joe continua a fare casino dalla camera di Ka.
    Ka: - Davvero mi sognavi? – mi domanda.
    La: - Sì. -
    Ka: - Davvero non c’è più stato nessun altro? -
    La: - Sì. – rispondo aggrottando le sopracciglia.
    Dove vuole arrivare?
    Discosta lo sguardo da me e sorride.
    Ka: - E io che pensavo non facessi altro che divertirti là... -
    Alzo gli occhi al cielo.
    Ka: - ... e io... sono stato un idiota, ecco. – ridacchia nervosamente.
    La: - Era ora che l’ammettessi. – sorrido senza allegria.
    Mi guarda imbronciato incrociando le braccia la petto.
    La: - Pensandoci meglio... mi spieghi come avrei potuto divertirmi con Billie in giro?... e per divertirmi intendo dire i divertimenti che puoi pensare tu... – domando pensosa.
    Abbozza un sorriso imbarazzato, grattandosi la testa.
    Ka: - Una cosa che ho imparato in questi anni... le ragazze non si fanno problemi quando vogliono scopar*, anzi, tendono a diventare estremamente creative per raggiungere quello scopo... -
    La: - Ka, sei un porc*! – esclamo scandalizzata aggrottando le sopracciglia.
    Mi sorride imbarazzato e allontana lo sguardo dal mio.
    Scoppio a ridere tentando di nascondere la mia arrabbiatura, che nonostante tutto c’è ancora.
    Billie entra in cucina sprizzando soddisfazione da tutti i pori.
    Billie: - Papà, sono stato bravo? – esclama radioso.
    Ka aggrotta le sopracciglia e si morde il labro.
    Ka: - Certo, Billie, sei stato bravissimo! – esclama senza molta convinzione, anzi senza nessuna traccia di convinzione nel tono della voce.
    Il bambino abbraccia di slancio il papà tutto felice dandomi le spalle. Ka abbracciato al figlio mi guarda con una faccia molto eloquente. Ma è felice. Nonostante sappia perfettamente che Billie Joe ha suonato da schifo, è felice. Abbasso gli occhi fino a guardarmi le scarpe tentando a pensare ad altro, non a ciò che sto pensando fino ad ora.
    Billie: - Mamma... – mi chiama facendomi perdere il filo dei miei pensieri.
    La: - Sì, amore? Dimmi... – lo guardo con faccia interrogativa.
    Billie: - Papà mi ha fatto suonare la sua chitarra! Sono stato bravo, vero? – mi guarda sbattendo i suoi occhi color ghiaccio, mentre un altro paio di occhi dello stesso colore mi fissano curioso e nello stesso tempo pregandomi di fingere.
    La: - Certo, tesoro... hai uno spiccato talento artistico... – mi mordo la lingua per trattenere una risata.
    Ka: - Però questo talento deve andare coltivato... ti insegnerò a suonare la chitarra... – propone.
    Billie: - Ma papà, io sono già capace! – esclama convinto annuendo.
    A questo punto continuo a mordermi la lingua fino a sentire il sapore metallico del sangue.
    Ka mi fissa e mi chiede aiuto con lo sguardo.
    La: - Vedi, Billie, sei stato molto bravo perché hai capito come funziona una chitarra, ma non la sai suonare. Ci vogliono anni e molto esercizio per sapere suonare bene una chitarra. – spiego accarezzandogli i capelli neri.
    Mi guarda con una piccola ruga d’espressione in mezzo alla fronte mentre pensa bene a ciò che gli ho detto. Torna a guardare il papà e sul suo viso compare un sorriso luminoso.
    Billie: - Va bene, papà! – esclama contento.
    Ka gli sorride e gli accarezza i capelli. Billie guarda il padre con un sorriso felice, come non gliel’ho mai visto.
    Billie: - Mamma... ma anche tu sai suonare la chitarra? –mi domanda con evidente curiosità nei suoi occhi di ghiaccio.
    La: - Sì. – abbozzo un sorriso.
    Billie: - Papà! Presti un attimo la chitarra alla mamma così la sento suonare? Non l’ho mai sentita! – esclama tentando di convincere il padre.
    Sorrido sapendo perfettamente che è già un miracolo che abbia fatto suonare la sua bambina al figlio dato che per chiunque è offlimits, me compresa. E dato che ultimamente ci sono già stati fin troppi miracoli nella mia vita (Billie che viene accettato dai nonni, per esempio) è inutile sperare che ce ne possa essere un altro, anche se la voglia di accarezzare una chitarra di nuovo è forte. Da quando me ne sono andata lasciando qui la mia chitarra ho avuto troppe cose per la testa, tra i mille lavoretti, la casa, il bambino, e non ho più pensato a suonare, nonostante la musica sia sempre stata una componente importante della mia vita. Ma non sentivo più la necessità, il bisogno di suonare. La mia vita newyorkese mi assorbiva completamente. Qui è diverso. Si respira un’aria diversa. Sarà il lavoro di Ka, sarà la casa disseminata di riferimenti alla musica, a partire dallo stereo con i giradischi della sala, alle locandine di vari concerti disseminati alle pareti alternati ai quadri dai colori vivaci, ma qui la musica viene respirata, entra dalle narici e muove il cuore. Mi fa venir voglia di suonare, di tornare a quella che ero prima che succedesse tutto quel casino di cui io e Ka ci siamo trovati vittime.
    Nella mia testa stanno girovagando questi pensieri quando Ka risponde.
    Ka: - Ok! – risponde sorridendo.
    No, cosa?
    Lo guardo stupita e anche un po’ sconvolta, devo ammetterlo. Non me l’ha mai lasciata sfiorare, figuriamoci suonare.
    Ka: - Vieni. – mi prende per mano e mi guida attraverso il corridoio verso la sua camera.
    Billie Joe è dietro di noi che ci segue contento. Non so se è più contento per la risposta di suo padre, oppure per la mano di Ka che stringe la mia.
    Ka mi dà la chitarra sorridendomi mentre si siede accanto a me sul letto.
    La: - Ma io sono stonata. – piagnucolo tentando di liberarmi dal peso di suonare.
    Anche se le corde della chitarra sono un richiamo irresistibile.
    Ka: - Non è vero. – alza gli occhi al cielo.
    La: - Sì, invece. – rispondo con scarsissima convinzione accarezzando la tastiera con dolcezza, mentre i brividi mi attraversano la schiena al pensiero della sua mano che sfiora la tastiera così come sto facendo io.
    Billie: - Mamma, See the light! – mormora proponendomi la canzone da suonare.
    Mi torturo il labbro mentre inizio a suonare. Ka prende in braccio il bambino mentre canta facendo la seconda voce.
    Una famiglia unita, ecco ciò che sembriamo. Ka con in braccio il bambino canta con me mentre io suono alla chitarra una canzone il cui compositore ha lo stesso nome di nostro figlio.
    Mi viene in mente con un brivido lungo la schiena Family portrait di Pink.
    In our family portrait, we look pretty happy
    Let’s play pretend, let’s act like it comes naturally
    I don’t wanna have to split the holidays
    I don’t want two addresses, I don’t want a step-brother anyways
    And I don’t want my mom to have to change her last name.

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