10 dicembre.
Tirava un vento spaventoso, ma spaventosamente piacevole.
Chesterfield tra le labbra e accendino tra le mani.
A fatica accesi la sigaretta, con i capelli che svolazzavano ovunque.
Poggiai i gomiti sul muretto del mio terrazzo, aspirando la prima boccata di sigaretta.
La strada era deserta, la luna splendeva in cielo.
L’unico lato positivo di vivere al quinto piano e avere una terrazza, era quello di ammirare le stelle.
Un leggero brusio e della musica provenivano da un pub vicino casa.
<<Come mai così pensierosa?>>
Il suono di una voce irruppe nella tranquillità del mio momento e abbassai lo sguardo verso la strada, focalizzando la mia attenzione su un ragazzo, dal quale sembrava provenire il suono.
Era appena uscito dal locale.
Si accese una sigaretta e sembrò proprio guardare verso di me.
Attonita mi guardai attorno come un’idiota, immaginando tutto, eccetto che uno sconosciuto mi stesse rivolgendo domande dalla strada.
<<Già, dico proprio a te. Fammi compagnia.>> Proseguì a voce alta, compensando con la musica che rimbombava dalle casse del locale.
Mi schiarii la voce. Stavo sul serio per rispondergli?
<<Stai davvero parlando con me?>>
<<Vedi qualcun altro nei dintorni?>> Rispose beffardo, per un attimo avvolto da una nuvoletta di fumo.
Simpatico il ragazzo.
Sto SUL SERIO avendo una conversazione con uno sconosciuto.
Fantastico.
<<Quindi è tua abitudine attaccare bottone con la gente che si affaccia dal balcone?>>
<<Sono una persona che si fida subito come vedi. Neanche so come sei e già ci provo.>>
<<Sono davvero molto lusingata.>> Ironizzai. <<Tu sembri davvero carino.>>
<<Lo charme mi contraddistingue, lo so.>>
Vidi l’ombra di un sorriso e la sua mano passare tra i capelli per aggiustarsi il ciuffo sparato in aria.
<<Oppure il buio che aiuta.>>
Scoppiò a ridere. <<Già mi piaci. Decisamente!>>
Buttò la cicca e alzò nuovamente lo sguardo su di me.
<<Lascia che ti offra qualcosa.>> Propose.
Sorrisi per l’assoluta pazzia che conteneva quella frase. <<Credo mi toccherà declinare l’invito.>>
<<Solo perché sono uno sconosciuto che attacca bottone con la gente che si affaccia dal balcone?>> Mi riprese.
<<Solo?!>> Risi, già rientrando in casa.

11 dicembre.
Ore 8.30.
La sveglia suonò.. per la milionesima volta.
<<M*rda.>> Soffocai sul cuscino.
Teoricamente dovevo essere sveglia già da un’ora.
Corsi in bagno, con i vestiti che mi pendevano dalle braccia ma dieci minuti più tardi: sciarpa arrotolata alla meno peggio al collo, cappello storto e rossetto sbavato da un lato.
Esattamente in questo stato raggiunsi il portone, con la tracolla che mi scivolava dalla spalla e i miei vani tentativi di chiudermi il giaccone in corsa.
<<Wow. Mi aspettavo di peggio. Qualcuno va di fretta stamattina.>>
Con il dito mi aggiustò il rossetto.
<<Buongiorno.>>
Un sorriso smagliante, abbinato ad occhi azzurri magnetici, capelli castani spettinati e due mani che mi porgevano un caffè.
Il tutto concentrato in un ‘buongiorno’.
Aggrottai le sopracciglia. Pietrificata. <<Questo significa che dovrei conoscerti?>>
<<’Azzo. Hai proprio un problema con gli sconosciuti!>> Mi schernì, porgendomi il pacchetto di Marlboro appena comprato.
Mi si accese letteralmente la lampadina e un sorriso si dipinse spontaneamente sul mio viso.
<<Pensa come mi comporterò conoscendo il tuo nome..>>
Accettai volentieri la sigaretta e gli feci cenno di sedersi sugli scalini accanto a me.
L’università avrebbe aspettato per oggi.
<<Cosa odono le mie orecchie.>> Mi tese la mano. <<Carmine, piacere.>>
<<Adele.>> Sorrisi. <<Ora siamo ufficialmente conoscenti.>>
<<Io festeggerei fossi in te. Stasera suono con il mio gruppo in un locale che si trova sotto casa di una mia conoscente.. Non so se lo hai bene in mente.>>
Scoppiammo a ridere.
<<Dovrei accettare?>> Tentennai per stuzzicarlo.
Mi fece notare il caffè. <<Me lo devi!>>

12 Dicembre.
Ore 2030.
Un’ultima occhiata allo specchio e volai all’entrata del pub.
Plettro al collo, giacchetto di pelle. Sorriso ammaliante e gli occhi già puntati su di me.
<<Lo so, sono una continua sorpresa.>> Gli rubai un tiro di sigaretta. <<Mi fai strada, chitarrista?>>
Mi squadrò dalla testa ai piedi, con un’espressione maliziosa e divertita.
Già mi girava la testa.
E la cosa preoccupante era il non aver ancora toccato alcolici.
Mi prese la mano ed entrammo in un turbinio di musica, luci e voci per poi ritrovarci nel retro di un palchetto, dove si trovavano altri tre ragazzi che supposi fossero il resto della band.
<<Dani, Pedro ed Ivan.>> Li presentò.
Mi fecero un mezzo sorriso e un saluto veloce, mentre erano indaffarati nel sistemare gli strumenti ed effettuare gli ultimi ritocchi.
<<Ci vediamo dopo.>> Posò un bacio lieve sulla mia guancia, mentre si accodò ai suoi compagni che si accingevano a salire sul palco.
<<Non sarò quella che urla e si strappa i capelli!>> Gli urlai dietro e con una risata che mi fece vibrare il cuore voltò l’angolo e sparì con il suo gruppo.
Mi confusi tra la folla di gente che popolava il locale e occupai il primo sgabello disponibile al bancone.
Ordinai da bere e gustai il mio cocktail, mentre lo osservavo suonare.
Ci sapeva fare il ragazzo.

<<Ehi straniero.>> Lo salutai, non appena mi raggiunse terminato il concerto.
La testa un po’ dondolante e gli occhi luccicanti.
<<Ehi sconosciuta.>> Mi passò una mano tra i capelli, aggiustandomeli dietro le orecchie.
<<Alticcia, decisamente alticcia.>>
Risi, completamente persa nei suoi occhi.
<<Decisamente non è il buio.>> Affermai, diminuendo la distanza che ci separava.
Sorrise. <<E io ho riposto bene la mia fiducia.>>
Si avvicinò e aderì le sue labbra alle mie.




One shot delle 23.37.
Spero non sia stata un'agonia.
A voi le tastiere (: