Vai a Team World Shop
Pagina 1 di 23 12311 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 225

Discussione: FF One Shot

  1. #1
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Mar 2007
    Messaggi
    67
    Inserzioni Blog
    4

    Predefinito FF One Shot

    Buongiorno a tutti
    Mi è stata fatta la proposta di creare un topic apposito per le One-Shoot, ossia le fan fiction di un solo capitolo, in modo tale da evitare l'apertura di più discussioni..dunque eccoci qui!
    Sbizzarritevi postando tutti i vostri capolavori!

    Per i commenti: qui.


    Francesca
    Ultima modifica di _ Snow White Queen *; 29-07-2009 alle 01:59

  2. #2
    Supporter


    Data Registrazione
    Jan 2008
    Messaggi
    106
    Inserzioni Blog
    218

    Predefinito Solo Adesso - Beesp

    Solo Adesso

    Quel giorno alle prove c'era anche la sorella di Carmine, assieme a Marco, il fratello di Stefano e Federico, quello di Danilo. Erano andati ad assistere alle prove generali prima del concerto del 31 ottobre, il loro debutto, assieme a Max Pezzali.
    Erano in trepidante attesa, e non potevano permettersi di sbagliare nulla.
    Provarono tutte le canzoni che avrebbero dovuto eseguire, cercando di perfezionare ogni errore. Dani ci metteva l'anima nella sua batteria, Stefano nel suo basso, Carmine nella sua chitarra e Marco nella sua voce, che quel giorno sembrava più accesa del solito. Come se a farla librare dalle sue corde vocali ci fosse qualcosa nell'aria.
    Novembre stava arrivando e con sè portava il suo freddo, così che Pedro era costretto a portare delle sciarpe, per non rischiare di ammalarsi.
    Prima delle prove aveva fatto una passeggiata assieme a Loredana nel parco.
    Avevano fatto una delle loro solite camminate, e la ragazza aveva dato modo a Marco di pensare ad una sua frase, che ora gli rimbombava nella testa, quasi fosse una frase di una canzone.
    Gli aveva dato qualcosa, un sentimento che non aveva mai provato, e che ora stava assoparando, come il più buono ma amaro agrifoglio della storia.
    "Probabilmente partirò, voglio andare a vivere in Inghilterra. A dirla tutta, ho già i biglietti, ma devo decidere ancora, non sono sicura. Ci sono alcune cose che mi darebbero un motivo di rimanere quì."
    Era arrivata, quella notizia, così improvvisamente, così senza senso. Come un fulmine a ciel sereno.
    Eppure ora avrebbe visto la sua amica andarsene, partire per l'Inghilterra. Non ci sarebbero state più le loro camminate nel parco, le loro chiacchierate con la cioccolata calda davanti al caminetto del salone, avrebbe dovuto rinunciare a tutti quei momenti in cui lei le era stata accanto, nonostante avesse i suoi problemi.
    ***
    Quelle prove, per quanto fosse stato bravo, furono per lui faticose. Le portò avanti con un dolore, probabilmente dato dal fatto che soffriva, per le litigate continue con la sua ragazza Elisa, sommate alla partenza della persona che, dopo Carmine, lo conosceva di più al mondo: Loredana.
    Soffriva e non sapeva dire perchè fosse così terribile. Aveva sempre sentito parlare di dolore per amore, ma non avrebbe mai detto che fosse così devastante, così terribile soffrire per una ragazza.
    Elisa e Lui non andavano più molto d'accordo. Elisa era contraria a quelle prove con la sua band, avrebbe preferito che le sue giornate le passasse assieme a lei come una normale coppia. Avrebbe voluto una vita come tutte le altre, una ragazza che passa tanto tempo assieme al suo ragazzo, ecco cosa avrebbe voluto. Ma Marco amava cantare, ed ora che il loro sogno si stava per realizzare, non poteva mollare.
    Canzone dopo canzone, emozione dopo emozione, le prove finirono, sotto gli sguardi di un pubblico d'eccezione: Federico, Loredana e Marco.
    "Ragazzi, ce ne andiamo a bere una birretta?"
    "Carmine, io e Dani questa sera abbiamo da giocare una partita."
    "Wa, non è giusto. E tu, Marco?"
    "Io non ho voglia, scusate. Vado da Elisa, altrimenti mi uccide."
    "Non ti stancare troppo, che domani ci serve bello pimpante."
    "Stupido."
    I ragazzi misero gli strumenti a posto, nelle loro custodie. L'indomani mattina avrebbero dovuto caricare tutto sul loro furgoncino, con cui sarebbero andati al luogo del concerto.
    Marco stava perdendo interesse a mano a mano che il tempo passava, forse avrebbe preferito prima sistemare i suoi problemi. Ma non c'era più tempo, ora avrebbe dovuto solo concentrarsi.
    Prima di andare dalla sua ragazza, passò dalla sua zona preferita della città: un piccolo marciapiede illuminato da un lampione, una sola panchina di legno, dove amava sedersi nelle serate fredde assieme ad un buon cafè prima di affrontare le giornate pesanti. Era lì che passava la maggior parte del suo tempo, solo.
    Si appoggiò contro lo schienale, buttando la testa all'indietro. Sistemò le cuffiette nelle orecchie e fece partire la musica, qualcosa di rumoroso e spaccatimpani, per cancellare gli avvenimenti.
    ***
    Qualcuno gli toccò il braccio, risvegliandolo dal suo stato di dormi-veglia.
    Alzo la testa e di fronte si trovò Loredana, con un sorriso allegro.
    "Ehi, campione. Che ci fai tu quì?"
    "Passo la serata prima di andare da Elisa, sono sempre quì, dopo le prove."
    "Problemi in vista con la 'morosa?"
    "Non è contenta di quello che faccio." scosse il capo, abassandolo. Era assurdo per lui quel comportamento, come se lui amasse il microfono più di quanto amasse lei. Come se bastasse una passione a cancellare un rapporto come il loro. "Dice che vorrebbe che passassi più tempo con lei."
    "Bhè potresti anche farlo, visto che stai così tanto tempo su questa panchina, non ti pare?" La verità gli cascò addosso come se fosse un temporale. "Mi sa, caro il mio Pedretti, che non hai più tanta voglia di vedere la tua amata Elisa." Con quel tono ironico, ma alcun tempo insinuatore di dubbi, gli sembrava fin troppo diversa dalla ragazza che conosceva.

    FINE PRIMA PARTE.

  3. #3
    Supporter


    Data Registrazione
    Jan 2008
    Messaggi
    106
    Inserzioni Blog
    218

    Predefinito Solo Adesso - Beesp

    ***
    Aspettava il pullman sul bordo della strada, le mani nelle tasche del giubotto nero per ripararle dal freddo.
    Ripensava a quello che era successo su quella panchina, sulla SUA panchina.
    Quelle parole dette con una punta di veleno l'avevano urtato, come se la verità gli desse fastidio. Sì, sentiva punzecchiato. Quella era la sua realtà, quello che teneva nascosto dentro di sè, e nessuno avrebbe dovuto scoprirlo. Era indispettito dal fatto che qualcuno fosse riuscito a leggergli dentro e che quel qualcuno fosse proprio la ragazza che credeva che anche se lo conoscesse bene, in fondo, non arrivasse a leggergli dentro così profondamente.
    ***
    "Amoree!" Elisa gli buttò le braccia al collo, baciandolo appassionatamente. Quando lo vide con quella faccia, quella faccia distrutta, non disse niente. Forse non se ne è accorta, pensò Marco. Ma la verità era un altra.
    "Come sono andate le prove?" Disse incamminandosi verso la cucina, voltandogli le spalle.
    Si versò un bicchiere d'acqua, appoggiandosi al ripiano della cucina.
    "Il solito."
    "Pronti per il grande giorno?"
    "Sì."
    "Ti vedo un pò stanco..."
    "Sì, le prove sono state faticose."
    "Forse è meglio che tu vada a casa." Marco alzò gli occhi verso Elisa che gli sorrideva premurosa, o forse stava fingendo.
    Non era sicuro più di niente, e solo ora si rendeva conto che anche il modo in cui lo trattava era una maschera, o almeno così gli sembrava.
    "Certo, Eli, credo sia la cosa migliore." Anche lui cercò di sorridere, ma non era sicuro che quella smorfia assomigliasse a qualcosa di convincente.
    "Allora a domani, Amore mio. In bocca al lupo."
    "Sì,si. Certo."
    La salutò con un altro bacio, questa volta freddo. Era tutto così maledettamente assurdo. La sua vita era cambiata in un secondo, senza che lui se ne rendesse conto.
    ***
    Ritornò a casa da solo, camminando per le strade della città, non aveva nessuna voglia di prendere alcun mezzo pubblico.
    La musica gli bombordava la testa, così premette pausa e si fermò. In mezzo alla strada, su quel marciapiede che tante volte aveva percorso.
    Che strana quella giornata che gli aveva riservato tante sorprese.
    Elisa che non lo amava, lui stesso che non provava più niente per lei, Loredana che sarebbe partita.
    Avrebbe voluto urlare, e chiedere al cielo perchè tutto andasse storto. Voleva chiedere perchè nella sua vita non ci fosse qualcosa di perfetto, indistruttibile, come pensava che fossero prima di quella giornata i suoi rapporti con Elisa e Loredana.
    Assurdo, ecco l'unica parola per descrivere se stesso e il suo mondo, che diventava sempre più vuoto.
    Non era il momento di essere tragico, no. Ma la sua migliore amica sarebbe partita tra quattro giorni, cosa avrebbe dovuto fare, saltellare allegramente come una cavalletta?
    La pioggia iniziò a cadere lentamente, e si maledì perchè non aveva portato con sè l'ombrello.
    Eppure gli sembrava che ogni goccia rinsanasse il suo cuore, così se anche qualcuno fosse passato e l'avesse visto, non gliene sarebbe fregato: si sistemò contro un lampione seduto per terra a guardare il cielo mentre la pioggia iniziava a scorrere più velocemente.
    ***
    Marco si sistemò nel suo letto caldo dopo essersi cambiato. Se i genitori fossero stati svegli l'avrebbero sgridato, ma per fortuna erano andati a dormire da un pezzo quando tornò.
    Iniziò a pensare, pensare sul serio, con la testa sgombra se non quelle nuove idee e con il cuore in pace, o almeno per metà.
    C'erano tre cose di cui era certo, per il resto era solo confusione:
    1. L'amore che provava per Elisa era finito ormai, come quello che lei aveva provato per lui, se mai c'era stato.
    Probabilmente ciò che aveva rotto il loro rapporto era la continua assenza di contatto, che era causata dal bisogno di tenersi lontano da Elisa.
    Forse non l'aveva mai amata. Era troppo insofferente nei suoi confronti, non accettava il suo modo di fare.
    2. Soffriva per la partenza di Loredana, più di quanto fosse necessario per un amico del cuore.
    3. Si era innamorato di Loredana, e forse molto prima di quanto se ne rendesse conto.
    Ormai, il suo cuore ne era consapevole, e non poteva fare nient'altro se non accettare.
    Inconsapevolmente, quella sera, prese una decisione a cui, tre giorni dopo, sarebbe andato incontro. Ma nel frattempo cercava di rassicurarsi a proposito del problema più immediato: il loro debutto.
    ***
    Tre giorni dopo si ritrovò su una macchina a viaggiare per le strade notturne di Arconate, sapendo solo inconsciamente dove fosse diretto.
    Si recò prima a casa di Elisa, che lo accolse spaventata dall'ora tarda.
    Ci fu una sorta di litigio, che terminò con un chiarimento. Marco aveva visto giusto, Elisa non lo amava più.
    Si lasciarono nel più tranquillo dei modi, augurandosi a vicenda un futuro felice.
    Dopo di che, incominciò la parte difficile, la strada verso casa di Loredana, verso casa di Carmine, -anche quello era un problema, che per il momento non era importante.
    Le vie si alternavano, e a lui sembravano non finire mai, fin quando non apparve la villa Ruggiero.
    Uscì dall'auto sbattendo la porta, impaziente.
    Lanciò qualche pietra alla finestra di Loredana, aspettando che aprisse. Forse non era lì, oppure stava dormendo.
    Si arrampicò su una scala che trovò a fianco al garage e salì vicino al vetro della finestra di Loredana.
    Riusciva a vederla, era lì che riposava. Gli sembrava la meraviglia più bella che mai avesse visto al mondo, perfetta.
    Bussò, con un sorriso tenero sul volto, e quando Loredana lo vide lì, con quella faccia da pesce lesso, non ci furono più dubbi per lei. Spalancò la finestra sorridendo felice e forse qualche lacrime scese sul viso di Lei, ma solo per la felicità e la perfezione di quel momento, che avrebbe voluto non finisse mai.
    Ma quando quegli attimi finirono, ne iniziarono altri ancora più magici, uno più stupendo dell'altro: i loro baci, dolci vicinanze che scottavano come fuoco e che rendevano Marco e Loredana schiavi l'uno dell'altra, per sempre.

    "Solo adesso che il rimorso mi porta indietro, ogni frase, ogni discorso è un compromesso.
    Vorrei che fossi ancora nella mia camera per sussurarti piano che sei magnifica.
    Non credo che sia una malattia cercare di uccidermi, è stata la via più facile.
    Ora non ho più rancore vedendo le tue lacrime."


    Fine

    Bene.
    Spero vi sia piaciuta^^

  4. #4
    FINLEY & T-SURFER MOD


    Data Registrazione
    Apr 2007
    Messaggi
    831
    Inserzioni Blog
    18

    Predefinito Riferimento: FF One-shoot

    Bene, stasera sono riuscita a completarla.
    Come ha fatto Ory nei post precedenti, la divido in due parti.




    Oh star fall down on me



    Prima parte *

    Poggiai la penna sulla scrivania, al bordo del quaderno e sospirai.
    Sfogliai distrattamente le pagine appena scritte, ben 10, di tutto ciò che in quel momento affollava la mia mente e la rendeva confusa.
    Era iniziato un nuovo anno, un nuovo cammino e non avevo voglia di perdere tempo.
    Avevo iniziato col lasciare le sempre più stressanti lezioni di chitarra,
    ritenevo che stavo perdendo tempo, avevo bisogno di altro. Quello era che avevo imparato nell’anno appena trascorso: vivere al massimo.
    Avevo già fatto una lista mentale sulle persone e cose che avrei portato con me,
    nel nuovo viaggio. Forse quello era l’anno che mi avrebbe cambiata, forse sarebbe stato anche quello un’inutile perdita di tempo, oppure si sarebbe rivelato un anno pieno di colpi di scena positivi, o ancora: mi avrebbe annientata, soffocata.
    Mi alzai da quella posizione tutt’altro che comoda, alzandomi in piedi e mettendo il peso sulla gamba destra. Mi guardai attorno, avevo bisogno di un’improvvisa uscita, da sola. Milano mi avrebbe accolta con la sua nebbia ed il suo grigio, il sole quel giorno sembrava spento, proprio come me.
    Infilai un paio di jeans, tanto per stare più comoda ed infilai la mia giacca color nero corvino, lungo fino alla vita. Uscii, presi le chiavi di casa e sgattaiolai via con passi distesi e decisi. Optai per la solita e soporifera camminata in centro, sarei andata davanti al Duomo e l’avrei fissato in tutto il suo splendore.
    Amavo l’arte, amavo lo stile gotico.
    Affollata nei miei pensieri, giunsi alla famigerata Piazza Duomo, la gente passava davanti a me con aria di confusione, frettolosa: era Lunedì e già i milanesi erano nel totale panico. Odiavo quella città proprio per quello, erano tutti troppo frettolosi, avventati; avevo assimilato che la calma e la tranquillità erano le due uniche cose da adottare, se volevi vivere al 200%. Il mio sguardo era fisso sulla Galleria, quando un corpo sconosciuto mi urtò da dietro facendomi piombare a terra, ritrovandomi sull’asfalto bagnato e umido. Il contatto era stato piuttosto violento.
    Mi voltai, posando il mio peso sulle mani e tirandomi su, ancora scossa: cercai il colpevole, la persona che si era praticamente sdraiata su di me, in preda probabilmente alla fretta.
    Lo trovai a pochi passi da me, stava raccogliendo la pila di CD che gli erano caduti durante l’impatto, non mi prestava attenzione, sembrava totalmente concentrato sui ‘gioielli’ quelli che definivo io: potei scorgere le copertine di alcuni di essi: Fall out boy, Coldplay, My chemical romance e tanti altri; chinai il mio corpo e corsi in aiuto allo sconosciuto, di schiena sembra giovane, i capelli che riuscii ad intravedere erano castani e piuttosto disordinati, andanti sul lungo: si girò di scatto, in preda all’agitazione più totale.
    “S-scusa, non so dove caspita ho la testa!!” continuava a raccogliere i CD per terra, quando un’idea attraversò la mia mente, facendomi un po’ sospettare.
    Che gli avesse rubati? Pensai, osservandolo e cercando le parole adatte per rispondere.
    “T-tranquillo”, farfugliai. “Ecco, questo è l’ultimo. Ascolti i FOB, vedo”.
    Chiesi con in mano il nuovo CD ‘Folie à deux’, il mio preferito.
    “Gli adoro!” esclamò, con gli occhi accesi, luccicanti come diamanti.
    “Siamo in due, allora!” si mise la tracolla nera dietro alla schiena, rivolgendomi un altro sorriso; ero strasicura di averlo già visto, da qualche parte.
    Ma non riuscivo a scavare nella memoria quegli occhi castani, le labbra che scoprivano i denti bianchi e perfetti.
    Quando mi accorsi che lo stavo fissando decisamente per troppo tempo, diedi un colpo di tosse e spezzai il silenzio. “Verrai al loro concerto, dunque…?”
    “Cascasse il mondo. Sei di qui, no? Quindi vieni…?”
    “Sono una fiorentina adottata!!” scherzai. “Sì, verrò.” Risposi seria, sfoderando uno dei miei sorrisi migliori. Contraccambiò, portandomi in universo parallelo.
    “A-allora senti, adesso devo scappare. Ma promettimi…ci vedremo al concerto.”
    Fu sul punto di correre, quando il mio istinto mi costrinse a fermarlo,
    non potevo lasciarlo andare, così; con una semplice chiaccherata, mi aveva totalmente rapita, non sembrava come gli altri, se non fosse per quella pila di CD sospetta.
    “Aspetta!” gridai.
    Si girò, confuso.
    “Dimmi.” Fu solo quello che riuscì a dire.
    “C-come faremo a…riconoscerci?”
    non avevo mai creduto al colpo di fulmine, m a i.
    Dopo le batoste, le sconfitte, le delusioni, avevo messo da parte i ragazzi, se non qualcuno con cui mi tenevo in contatto da Firenze.
    Pochi i ragazzi conosciuti a Milano.
    Tranne lui, ragazzo di cui non sapevo nemmeno il nome, di cui non conoscevo nulla,
    sapevo solo che era lì, davanti a me e che se ne stava per andare.
    Dovevo fermarlo, riuscire a capire cosa si celava dietro quel sorriso ed il perché il mio cuore avesse fatto quel fortissimo ‘Bum’, nel momento in cui i nostri occhi si erano mescolati per la prima volta.
    Fece un ampio, bellissimo, irriconoscibile sorriso: poi si rimise a correre, chissà per dove.
    Il sorriso suonava come una risposta alla mia domanda, come se fosse convinto che quel momento – ed il suo sorriso – non l’avrei mai dimenticato.
    E fu come essere buttati in un campo da ring di botto, senza preavviso;
    quel frettoloso dialogo mi aveva lasciato qualcosa, lì, dove pompa il sangue.
    Qualcosa che non se ne sarebbe andato via.



    Fine prima parte
    Ultima modifica di _Ale*; 20-01-2009 alle 21:48

  5. #5
    FINLEY & T-SURFER MOD


    Data Registrazione
    Apr 2007
    Messaggi
    831
    Inserzioni Blog
    18

    Predefinito Riferimento: FF One-shoot

    Seconda parte*




    Domenica 15 Marzo 2009, il grandissimo giorno era lì, che si presentava ai miei occhi.
    Ero appena entrata nel Palasharp insieme a Flavia, entrambe posizionate infondo alla calca, con la speranza di non essere schiacciate ugualmente.
    Mi guardai attorno, cercando qualcosa; o forse qualcuno, quel qualcuno che cercai invano durante quei mesi, facendo di tutto per incontrarlo.
    Ero stata numerose volte alla Galleria, con la speranza che ripassasse da lì.
    Stesso punto e stesso orario dal nostro scontro.
    Avevo voluto che la sorte mi aiutasse, ma non fu così.
    In un primo momento, quella sera, avevo ipotizzato che fosse solamente un ladro di dischi, che mi avesse mentito sul concerto e sulla sua passione per i Fall out boy,
    ma il suo sorriso genuino, pieno di vita e felice, aveva impedito ai miei fo***ti pensieri di prendere campo, su di me.
    Appoggiai la borsa a terra, sedendomi. Flavia fece lo stesso, addentò un panino e osservava la gente intorno a lei, affascinata.
    “Maa, questo qui? Dov’è?” chiese tra un morso e l’altro.
    “Non lo so.” Dissi semplicemente, alzando le spalle.
    Flavia mi guardò accigliata, come se non le stessi raccontando la verità;
    “Flà, non lo so davvero.” adesso il mio tono era cupo, uscì fuori come se fosse quasi un sibilo.
    Annuì convinta, per poi riaddentare la sua cena, sotto i miei occhi.
    Il concerto iniziò, i ragazzi fecero comparsa nel palco, tutto si colorò, tutto diventò magico; l’atmosfera era qualcosa di surreale, Flavia era eccitatissima, non aveva fatto altro che fissare Pat, Pete, Andy e Joseph.
    Io mi guardavo ancora intorno, in cerca di lui.
    Partirono con ‘America’s suitehearts’, dove gridai la frase ‘celebre’:
    “I’m in love with my own sinssssssss”, tatuata all’interno del polso,
    poi a ruota ‘Golden’, ‘Calm before the storm’, ‘The shipped gold standard’,
    ‘Tiffany blews’, ‘I don’t care’, ‘Where is your boy tonight’, ‘Coffee’s for closers’, ‘Bang the doldrums’ e tantissime altre.
    Io e Flavia spendemmo tutta la nostra voce cantando, urlando;
    i quattro erano coinvolgenti, dinamici: fu uno spettacolo assurdo, pieno di emozioni,
    qualche lacrima e di musica che in quel momento, riempiva a pieno il mio cuore.
    “Bah; manca una canzone, mi sembra…quello non si è fatto vivo!”, sbottò Flà.
    Rimasi in silenzio, osservando Pat, che in quel momento, guardava nella nostra direzione.
    Le bacchette diedero in ritmo iniziale, per poi lasciare spazio alla possente chitarra,
    che si esibiva in ‘I’m like a lawyer with the way I’m always trying to get you off’,
    abbreviata in ‘Me and you’.
    Mi persi totalmente nelle strofe di quella poesia, captando ogni tipo di emozione che il mio cuore riusciva a non tenersi solo per sè, lasciando anche all’anima di nutrirsi.
    Flavia piangeva, lo riconobbi dagli occhi lucidi messi in risalto dalle luci blu e bianche.
    “Mee and youu, setting in honeymoon…” cantava Patrick.
    “If I woke up next to you, if I woke up next to you!”, rispondeva il pubblico.
    Improvvisamente una mano si posò sulla mia spalla, infondendomi calore.
    Mi girai, di scatto; ed eccolo lì, col sorriso di 3 mesi prima, davanti a me.
    Le luci riuscirono ad aiutarmi, illuminando il suo volto; così poco cambiato – se non per un po’ di pizzetto -, così genuino come lo ricordavo.
    Sorrisi, complice.
    “Ti stavo cercando, ma non ti ho trovata.”, gridò sopra la voce di Pat.
    “Okay, nessun problema!”, risposi con lo stesso suo tono.
    E così, rimasimo per il resto della canzone vicini, sorridenti, felici.
    Quando la canzone stava per terminare, avevo paura che fosse solo un’illusione, ma con lo stupore di una bambina la mattina di Natale, gli sorrisi ancor di più.
    “…honeymoon; hmmm…”, cantò dolcemente Patrick.
    “Ah, piacere Marco”, fece invece il ragazzo alto e moro accanto a me.




    Fine.


    Spero sia piaciuta ^^







    Alessia.

  6. #6
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jan 2008
    Messaggi
    74
    Inserzioni Blog
    257

    Exclamation Riferimento: FF One-shoot

    L'ho appena scritta, l'ispirazione m'è arrivata così per puro caso.
    Ecco a voi.


    Like emotions on your skin *


    «Gli appassionati di musica sono irrazionali.
    Vorrebbero essere assolutamente muti quando si dovrebbe
    desiderare d’esser assolutamente sordi.»
    Oscar Wilde.


    Part 1.
    Anche quella volta mi ero immersa nell’oblio dei sogni. Chiusi gli occhi e lasciai che le mani di Davide, muovendosi sulla tastiera della chitarra, mi trasportassero altrove.
    La sigaretta appena consumata arrivò alle mie narici, le increspai di conseguenza. Non pensavo all’ora, me ne sarei andata con mio fratello.
    C’era un intero liceo attorno a me intento a festeggiare i maturandi, più gli extra, ma non me ne importava nulla. C’erano i miei amici che, probabilmente, mi osservavano sghignazzando: sapevano quanto mi piacesse quella musica.
    C’erano le solite risse per il solito idiota che voleva entrare senza biglietto, c’era Sofia che mi cercava per le sigarette, c’era Marco che traballava per l’ennesimo drink, ma l’avrei sgridato dopo.
    In quel momento non c’era niente, se non due chitarre, una batteria, un basso ed una voce del solito un ultratrentenne che s’infila nella band d’adolescenti. C’era una band che, ancora, faceva musica grezza e che voleva far ballare la gente con “Thanks for the memories” dei Fall out boy. Non avevo sussurrato le parole fino a quella frase, quella frase che, in un modo o nell’altro, apparteneva a chiunque sapesse innamorarsi della semplicità.
    “Thanks for the memories even thought they weren’t so great.” Quella però non la sussurrai: l’urlai insieme a Davide che la cantò parallelamente alla controvoce, più alta, di Martina e Serena. Sorrise alla folla, iniziando l’assolo di chitarra con Vincenzo.
    Sapevo, dentro di me, che quella festa sarebbe rimasta con me per un po’. E non perché fosse la penultima, quella era una delle tante ragioni, ma, la più importante era che, per la prima volta, una band era riuscita ad emozionarmi. Un velo di malinconia ricoprì il mio cuore abituato ad emozionarsi da uno stereo, e la rabbia per non aver partecipato a nessun concerto si fece spazio in quell’aggeggio che si trova a sinistra del petto. Si dice sia rosso e abbia la forma di una pera schiacciata, ma io sono convinta che sia un minuscolo organo rosa, che abbia tanti strati e che si stacchino pian piano al passare di una storia.
    Finì la canzone, il Dj riprese con “Welcome to the black parade” dei My Chemical Romance, bravi e dannati.
    Giovanni posò la sua mano infreddolita sulla mia spalla; mi voltai.
    Prese il pacco di Merit dalla tasca di Jeans e mi fece cenno verso l’uscita. Era maturando quell’anno, non sapevo come avrei fatto un anno senza di lui. Annuii sorridendo; mi abbracciò e, nel frastuono che sapeva di luci, coktail e musica, ci dirigemmo verso il giardino. Fumai con lui l’ultima sigaretta, l’ultima che ci saremmo fatti insieme ad una festa scolastica.


    Ero spensierata e ne ero davvero gioiosa. Non ne ero felice o, quantomeno, non lo dicevo. Non sapevo che cosa fosse esattamente la felicità e avevo paura a ‘toccarla’ perché sapevo se ne sarebbe andata facilmente. Tenevo un piccolo foglio azzurro, con una data, un luogo e il nome di una band. Era l’evento dell’anno, il mio evento dell’anno.
    Eravamo cinque: io, Desy, Chiara, Martina e Irene. Era Venerdì 17 Luglio, per ironia della sorte. Ridemmo per un po’ insieme ripensando alla coincidenza con quell’osceno Venerdì 17 Ottobre del 2008. Erano passati un bel po’ di anni da quell’emerita cazzata che compii, ma quella è un’altra storia. Ormai eravamo tutte oltre i 18, ormai eravamo tutte mature, ormai avevamo tutte voglia di un loro live, ormai avevamo tutte il potere di dir “Sì” ad uno spostamento per un loro live.
    Avevamo salutato la cittadina Siciliana qualche settimana prima, c’eravamo date alla follia da quel momento. Quell’estate doveva essere speciale.
    Erano tutte abituate all’adrenalina che saliva al corpo nell’attesa, io no. E quella non era un live qualunque, quello era il live di una delle mie band preferite.
    Pranzammo al bar di fronte lo Stadio. Ci sedemmo ad un tavolino in metallo sul giardino, abbassai gli occhiali a causa del sole.
    <<Secondo voi che canzoni fanno?>> Chiese Desy prima di mordere il panino.
    <<Io spero facciano “Sole di Settembre” e “Addio”, sarebbe meraviglioso!>> Risposi e, sapevo, gli occhi mi si fossero accesi.
    Le ragazze sorrisero.
    Sapevo d’essere eccitata come una bambina che ha appena ricevuto Cicciobello, ma non riuscivo a frenare la mia euforia.
    Tra qualche ora su un palco ci sarebbe stata una delle mie band preferite, e, cosa più importante, io ero sotto quel palco.
    Grazie alla sfacchinata che facemmo la mattina, ottenemmo i posti in prima fila. Scattammo le foto pre-concerto: facce buffe, gaffe, linguacce e momenti da ricordare immortalandoli.
    Dopo un po’ le luci si spensero. Ricordo di aver chiuso gli occhi per qualche minuto: feci mente locale. Più o meno pensai così
    “Sono sotto un palco. Tra qualche minuto quella band e avrà la chiave delle mie emozioni. Non c’è niente nella mia testa se non un basso, una chitarra, una batteria e una voce.”
    Era un modo per non pensare a tutti i casini che, in un modo o nell’altro, sono uguali a qualunque diciottenne con un futuro da responsabile imminente.
    A mia sorpresa, la band arrivò presto. [O forse ero io che avevo perso la cognizione del tempo.]
    Il cantante dai famosi boccoli salutò il pubblico. Annunciò “Adrenalina”; iniziai a saltare e cantare con le mie amiche. Seguì “Sole di Settembre” e lì provai un mix d’emozioni. L’urlai a squarciagola perché i miei soli li avevo trovati e non li avrei fatti andare via molto facilmente. “Veleno” succedette quella canzone talmente viva. Chiusi gli occhi e mi feci trasportare dal ringhio di una chitarra elettrica accanto un foglio ed una penna maneggiata da qualcuno che prova dolore. Suonarono “Satisfied” e la folla esultò. Risi abbozzando la solita traduzione nella mia mente, urlai un “Can’t stop!” troppo sentito e provai ad immedesimarmi in un lui che aveva fatto parte, per una settimana, della mia vita “I promise you, I’m only having fun”.
    Ultima modifica di _Steph*; 22-01-2009 alle 18:17

  7. #7
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Jan 2008
    Messaggi
    74
    Inserzioni Blog
    257

    Predefinito Riferimento: FF One-shoot

    Part 2.

    Fu la volta di una “Mai più” troppo conosciuta. Lo ammetto, una lacrima solcò il mio volto, perché quella non è una canzone, è una preghiera. Non l’ascoltavo, prima di quel concerto, da circa un anno. Non volevo ascoltarla, perché sarebbe entrata troppo facilmente dentro quello stupido aggeggio che se non battesse saremmo morti.
    E poi passarono alle fantastiche versioni acustiche. Conobbi il falsetto di “Addio” e, chiedendo spazio a Martina, mi avvicinai a Desy che mi sorrise, aveva capito. La cantammo abbracciate, ricordando un 14 Luglio di qualche anno prima. Fu la volta dell’ennesima emozione e dell’ennesima frase perfetta “Grazie a tutti quelli che hanno reso un po’ più dolci le difficoltà”.
    Poi fu la volta dell’incantevole “Ad occhi chiusi”. Ricordai, parola per parola, cosa avevo scritto molto tempo prima in una fredda domenica di Novembre dove i ricordi si facevano spazio tra i neuroni.
    “Alla fine non so se ci tenessi davvero. Ho sempre voluto capire cosa stesse pensando Ka mentre scriveva “Ad occhi chiusi”. Capire a cosa stesse pensando, a che situazione lo avesse ispirato. E non riuscivo a trovare niente.Non una storia finita, non una storia passionale, non un niente di niente. No, non volevo saperlo per farmi i caz*i suoi e sapere con chi si fosse lasciato, al contrario, volevo saperlo così per curiosità, per capire cosa stesse passando nella testa di uno scrittore. È affascinante, sapete?Capire che situazione ha ispirato una mente talmente brillante. Capire come i versi si sono susseguiti, come le situazioni l’hanno ispirato. Anche se la mente di un qualsiasi scrittore è oscura perfino al più bravo psicologo.”
    Avevo scritto all’inizio. Passarono a “Fumo e Cenere” e capii fin troppo un “Riassaggi i momenti Leggendo i messaggi, ma solo quelli più dolci, non li cancellerai”, e, dando ascolto alla parte razionale del nostro corpo, quale il cervello, presi il telefono dalla tasca dei Jeans, andai, premendo velocemente i tasti, su “Menù-Messaggi-Ricevuti” andai giù con lo scroll, era passato un po’ di tempo; cancellai anche quegli ultimi tre che avevo lasciato, gli ultimi che mi aveva mandato, quelli più dolci. Premetti “Conferma” dopo esser andata su “Elimina” e cancellai l’ennesima traccia di lui che mi era rimasta.
    Succedettero poi “Diventerai una star” e “Questo sono io”. Stavo ridendo con le ragazze sul testo dell’ultima canzone, quando il chitarrista dagli occhi magnetici annunciò “Sirene”.
    Mi morsi il labbro inferiore e chiusi gli occhi. Ah, quanto adoravo quella canzone.
    “Non ti lascerò, non ti lascerò andare via!” Urlai. Quella canzone aveva un che di trasgressivo, la trasgressione implicita intendo. Non era come un’eccessiva (tradotta in italiano) “Satisfied”, era implicita al punto giusto, trasgressiva al punto giusto. “Mi rendi instabile da troppo tempo ormai” Urlai di nuovo. Quella frase. L’odio e l’amore, la felicità e la tristezza. Si crede sia impossibile viverli in un’ora insieme, si crede.
    Poi arrivò la meraviglia delle meraviglie. “Scegli me”. Non ci sono parole per descrivere quegli attimi, non ci sono parole per descrivere quel testo, quella musica e quelle emozioni.
    Partecipare a Scegli me è come nascere su un ruscello, come correre e non stancarsi mai, come sorridere ed esserne contenti, come sapere amare, come non fermarsi all’apparenza.
    (Attenzione, sono tutti paragoni che si avvicinano all’evento, ma non combaciano.)
    Ricordai le One Shot scritta su quella fantastica canzone, ma una arrivò prima di tutte, una frase arrivò prima di tutte.
    “Stanotte è stata la più strana della mia vita.
    Ho dormito stranamente, ho sognato stranamente. O forse quel che è stato non si può neanche classificare come “sogno”.
    C’era sempre una figura che appariva nella mia mente. Una figura persistente, una figura perfetta, una figura incantevole.
    Erano due occhi blu ma non un blu qualunque. Erano occhi blu non come…non come il cielo, ma come il metallo, il metallo genuino, il metallo elettrico che ti attira con quelle scosse, il metallo perfetto.
    Erano occhi quasi blu metallici quasi come elettrici.”
    Capii che quella era una delle ultime, infatti, Pedro annunciò “Tutto è possibile”. Cantai a squarciagola anche quella canzone, come tutte le altre. Sì, sapevo che tutto non è possibile e che quella è una delle più ipocrite frasi mai dette. Per me tutto non era andare al concerto dei Finley o chissà che cosa. Per me tutto sarebbe stato diventare chi sognavo e fare cosa sognavo. Forse ci sarei riuscita, e forse sarei tornata ad ascoltare quella canzone. In quel periodo, però, non mi andava. Erano due anni, molto più di “Mai più” che non ascoltavo quella canzone. Non lo trovavo giusto, non volevo illudermi con la solita solfa.
    Però in quel momento c’ero io, degli strumenti, dei Soli ed un palco, accompagnati dalla magia della vera musica.

    It’s not the end.


    Grazie e comunque, Marianna.
    Ultima modifica di _Steph*; 23-01-2009 alle 13:14

  8. #8
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Apr 2007
    Messaggi
    72
    Inserzioni Blog
    81

    Predefinito Riferimento: FF One-shoot

    I'll never falling slowly


    A Lei.
    Perchè io credo in voi,l'ho sempre fatto dall'inizio.
    Credo che il destino non potrà mai non unire due persone così perfette.
    Non smetterò mai di credere nel tuo sogno,che è diventato anche il mio.
    Ti voglio bene,davvero.

    Vorrei,vorrei,esaudire tutti i sogni tuoi
    vorrei,vorrei,cancellare ciò che tu non vuoi
    però lo sai che io vivo attraverso gli occhi tuoi.



    Tutti i presenti alzarono al cielo chi gli starlight,chi un telefono e altri,più tradizionali e soprattutto fumatori,un accendino con la fiamma accesa.
    La luce blu si alternava con la gialla e poi con la bianca a tempo delle note che Ka produceva con la sua chitarra.
    C'era solo lui sul palco,infondo si potevano notare le ombre della batteria,che senza Dani a suonarla era pressocchè inutile.
    Alzò il volto al microfono e,scrutando il pubblico disse:
    “Spero che capirai”
    Poi cominciò a cantare Falling Slowly.
    Qualcuno cominciò a versare lacrime che sapevano tanto di lui,mentre altri facevano foto e video,molti si limitavano a cantare.
    Il concerto terminò tranquillamente,dopo quella dei Finley seguì l'esibizione dei dARI,alla quale Aurora partecipò attivamente scatenandosi con le sue amiche.
    Quando finì anche il concerto dei dARI e tutti i presenti abbandonarono il locale lo staff iniziò a far entrare coloro che avevano vinto i pass per l'after show,che si sarebbe tenuto all'interno del locale.
    Due ragazze mancavano,perciò le fortunate erano dunque in quattro: Aurora,Luna,Flavia e Alice.
    Appena entrarono si sistemarono al bancone,dove avevano deciso di aspettarli e riprendersi un attimo dal concerto.
    Quando i agazzi entrarono Aurora non si accorse di nulla,visto che era all'estremità del bancone con le cuffie alle orecchie e fissava le bollicine della sua coca.
    Alice e Flavia si precipitarono inevitabilmente da Ste e Pedro,mentre Dani andò da Luna che dopo averli salutati tutti e quattro da lontano si era dedicata completamente al suo Bellini.
    Ka si decise ad avvicinarsi a Aurora che era di spalle,quando arrivò dietro di lei ancora non se n'era accorta,perciò le picchiettò la spalla.
    Appena si girò i due lacrimoni che aveva sull'orlo di cadere giù invasero il suo viso di bambina,portando con loro tanta verità.
    “Perchè piangi?” le chiese lui portandole via una lacrima con l'indice
    “è colpa tua...” sospirò togliendosi le cuffie dalle orecchie “Falling Slowly mi fa sempre piangere.Hai una bella voce,davvero.”
    “Grazie...senti ma...hai capito?” chiese lui facendosi più cupo.
    “Cosa?”
    “La canzone”
    “Si Ka,è davvero bella.”
    “Non intendevo questo...”
    “E cosa allora?”
    “L'ho cantata per te.” disse lui guardandola dritta negli occhi
    “Non prendermi in giro...”
    “è vero.Sono stato male in questi mesi,perchè è dal aprile che mi frulli in testa,non ti conosco ma ti voglio.Se non ci sei sprofondo...” tirò un sospiro guardando gli occhi di Aurora che si facevano lucidi sempre più
    “but if you stay whit me,i'll never falling slowly”

  9. #9
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Apr 2007
    Messaggi
    72
    Inserzioni Blog
    81

    Predefinito Riferimento: FF One-shoot

    Mentre qui,manchi tu.
    Prima parte

    1 Luglio 2oo8 - 1 Febbraio 2oo9
    Dedicato alla Nura che campava d'illusioni.


    Carica.
    Street 453.
    Upload now.
    Terzo link,copia.
    Documento “Email meet Sesto”,incolla.
    “Ecco,tutto qui.Spero davvero a presto,Nura.”
    Firmai così la mail del meet di Sesto Fiorentino,aveva solo undici misere pagine,ma ero da sola e qualche possibilità l'avevo.
    Incollai nello spazio la mail della Teamworld e la inviai.
    I giochi erano fatti,dovevamo solo aspettare i vincitori.
    Passarono i giorni,passarono ansiosi,ricchi di cazzate con le altre ragazze,di nottate intere ad aspettare la lista,di film visti per passare il tempo,anche di qualche street per svagarsi un po' e non pensare a niente.
    Era il 30 giugno ed io,Lu,Alle e Vittorio,il suo ragazzo,avevamo deciso di andare a vedere com'era Villa Solaria,inoltre c'era giunta voce che i tecnici fossero già lì.
    Quindi,se c'erano i tecnici,magari c'erano anche loro no?
    Avevo chiesto gentilmente alla mia Stellì,Nancy,di chiamarmi quando fosse stata postata la lista.
    Salimmo a corsa sul treno per Viareggio e ci sedemmo,facemmo qualche foto ed io mi dedicai poi a scrutare fuori.
    Appena scese dal treno vibrò il cell.
    “Stellì”
    Con il cuore in gola,risposi
    “Pronto!”
    “Stellìììì hai vintoooo!!!”
    Continuammo un po' la telefonata,poi la salutai e appesi.
    Pensai un po' a quel che mi aveva detto....
    Porc* Put**na.
    Da dove parte la felicità?
    Dov'è che nasce e comincia ad impossessarsi del tuo corpo?
    In quel momento non lo sapevo,sapevo solo che l'indomani avrei rivisto i Finley.
    E non solo i Finley,anche lui.
    Sì ok,è sempre un Finley,ma tendevo a volte a vederlo come una cosa a sé,davvero come un ragazzo qualunque,che però potevo vedere solo se vincevo un meet&greet,solo per venti minuti massimo e,soprattutto,che mai avrei potuto avere.
    Ste abitava il mio cuore da un anno e ci s'era trasferito definitivamente,se ne sarebbe andato solo con un mandato di sfratto.
    Dopo quasi un ora che vagavamo per Sesto Fiorentino,riuscimmo ad arrivare a Villa Solaria.
    Il palco si vedeva da lontano,ma quando arrivammo lì non trovammo nessuno.
    Ci fu un po' di delusione,ma comunque avevamo tutto il palco a disposizione.
    Salimmo e l'emozione fu tanta,ero sul palco dei Finley.
    Fu quando per terra trovai un plettro rosso e due centesimi che mi venne un'idea:
    afferrai l'indelebile che avevo in borsa,cercai più o meno un punto dove Ste avrebbe potuto leggere,mi chinai e scrissi “Ci sono cento modi per morire e io ho scelto quello di innamorarmi di te”.
    Decorai quella scritta con un cuore e mi alzai,sperando che l'indomani la leggesse.
    Scattammo qualche foto e successivamente tornammo a casa.
    Arrivò il primo luglio,la notte stessa avevo letto un intervento blog di una mia amica,col testo de “Il mio pensiero” del Liga e qualche frase su di me e su quello che c'era nel mio cuore.
    Arrivò il primo luglio e con un bel gruppo di ragazze decidemmo che,in qualche modo,avremmo assistito alle prove.
    Corsi a dare uno sguardo al pavimento del palco,ma la scritta non c'era più,ricoperta da uno strato di incerato nero.
    Scoraggiata tornai velocemente dalle mie amiche e ci nascondemmo nella selva oscura,come chiamammo il boschetto che circondava il prato dove c'era già il palco montato.
    Ci ritrovammo in un piccolo prato,sembrava incantato se non fosse stato per le zanzare che sembravano aerei.
    Passavano le ore quando ci arrivò la comunicazione di lasciare immediatamente l'interno del parco ed andare in fila con le altre.
    Tra risate e panini mangiati di corsa arrivò omar a chiamarci.

  10. #10
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    Apr 2007
    Messaggi
    72
    Inserzioni Blog
    81

    Predefinito Riferimento: FF One-shoot

    Mentre qui,manchi tu.
    Seconda parte



    “Morgana Tilli,Gessica Fabbrucci,Maria Saccà...Nura”
    La paura mi attanagliò il cuore,esitai un bel po' prima di oltrepassare la siepe per trovarmi nel prato dove sentivo già delle risate.
    Varcai quella soglia invisibile ed il cuore mi esplose.
    Trovai subito il suo sorriso ed un cerchio attorno a Ka.
    Perchè?
    Poi mi ricordai della busta che avevo in mano,il suo regalo.
    Mi avvicinai salutandolo e gli porsi la busta,al che Ste lo bagnò col superliquidator che come un bimbo teneva imbracciato.
    Un sorriso dispettoso si tinse sul suo volto,d'istinto si tinse anche su di me.
    Cominciarono dunque a rincorrersi come due undicenni,nel frattempo che loro erano lontani si avvicinò Dani,scusandosi dei loro amici.
    Si nascose dietro di noi quando Ste,con dietro Ka,tornò da noi.
    Ka si dedicò completamente al regalo,mentre Ste andò dalle fans.
    Lo persi un po' di vista,ma quando Ka ebbe finito mi voltai verso di lui e lo trovai con il superliquidator puntato verso di me e gli occhi incollati nei miei.
    Persi per un attimo la connessione col mondo,poi parlai.
    “Non...non usare quel coso,contro di me” dissi con disgusto indicando la pistola
    Presi poi la macchina di Morgana e le scattai una foto con lui.Quando gliel'ebbi consegnata,sentii subito freddo al fianco sinistro.
    Mi voltai e vidi Ste col solito sorriso che aveva rivolto a Ka.
    Lo guardai solamente male e gli chiesi di fare una foto.
    Non appena lui annuì lo abbracciai e scattai.
    Subito dopo avergli tolto il braccio da intorno alla vita che lui con un agile mossa mi schizzò di nuovo sulla pancia,bagnando la macchina fotografica.
    “Stupidoo!Non è miaa!” gli urlai,ma lui rise ed io non potei più controbattere.
    Scattai ancora una foto ad Elena e lui mi ribagnò,questa volta però dalla mia bocca uscì un gentile invito ad andare a quel paese.
    Ridemmo insieme ed io proseguii il mio meet,lui il suo.
    Finì tutto troppo presto,avrei voluto stare con lui molto di più.
    Appena uscii corsi dietro i containers che stavano lì,ero certa di trovarlo ancora lì e così fu.
    Ero con Alle,la propietaria della macchina fotogafica che lui aveva bagnato
    “Stee,la macchina era la suaa!!Chiedi scusaa!”
    Lui era lontano,perciò come tutta risposta inclinò leggermente il superliquidator e ci schizzò.
    “Stupidooo!” urlammo in coro noi
    “Già ci infradici a Sole di settembre,non importa che lo fai anche adesso!!” risposi io alla sua provocazione.
    Lui rise e si nascose,così noi ce ne andammo e ci preparammo al concerto.
    Fu tutto fantastico,tutto.
    Alla fine andai dietro alle transenne,dovevo vedermi con un amica che era rimasta dentro.
    Vi trovai però Ste,che poco prima di andarsene,mi lanciò uno sguardo che mi fece rimanere immobile per minimo dieci secondi.
    Arrivata a casa l'indomani piombai al computer e misi su una canzone.
    “E adesso che sei dovunque sei,chissà se ti arriva il mio pensiero,chissà se ne ridi o se ti fa piacere”


    Chissene davvero,chissene davvero,
    non importa se nel tuo cuore non c'ero.

    Chissene davvero,chissene davvero,
    sarà stato bello ma poco sincero.

Pagina 1 di 23 12311 ... UltimaUltima

Segnalibri

Segnalibri

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •