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Discussione: Coma White

  1. #1
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    Talking FF:Coma White

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    Coma White



    L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L'amore può condurci all'inferno o al paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. È necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro. E ci salva.
    Paulo Coelho – Sulla Sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto.


    Prefazione

    Una volta qualcuno mi disse che tutti gli uomini e tutte le donne sono legati da un lungo filo rosso invisibile. Non importa dove ti trovi, quel filo rosso ad un certo punto inizierà ad accorciarsi fino a condurti all’ altra estremità, rivelandoti la tua anima gemella. Ho sempre pensato che l’amore fosse una dolce illusione, uno stato d’estasi provvisorio che col tempo si dissolve alla stessa velocità con cui si era presentato; per non parlare delle anime gemelle: un enorme ingannevole favola quanto quella che raccontano gli adulti ai bambini, sull’ esistenza di Babbo Natale. Ma mi sbagliavo. Non solo l’ amore vero esiste quanto l’ anima gemella, ma entrambe sono così potenti da farti ritrovare la persona che ami, indipendentemente da dove ti trovi, e da infrangere ogni barriera, perfino quella della morte.


    1

    Pilot




    Stavo sognando di correre in una strada buia che non avevo mai visto prima.
    Sentivo il cuore martellarmi nel petto ad ogni passo, sapevo che era di importanza vitale raggiungere la figura di spalle che si trovava di fronte a me. Più correvo, e più mi sembrava lontana, eppure dovevo fermarla. Finalmente riuscì ad avvicinarmi e nello stesso momento in cui tesi le mie braccia per voltarla, mi svegliai.

    Quando allungai il braccio per fermare la sveglia impazzita che suonava sopra un comodino alla mia destra, avevo già dimenticato il sogno che avevo fatto. Il dispay lampeggiante segnava le 8 del mattino. Diedi una rapida occhiata alla stanza, e mi ricordai di essere nella mia camera da letto, o meglio nella versione disordinata.
    Era una bella stanza dalle pareti bianche immacolate. Quadri di paesaggi variopinti erano appesi alle pareti e nelle poche poltrone che contribuivano all’ arredo, c’erano cumuli di vestiti buttati alla rinfusa. Un enorme finestra incorniciata da tende verde smeraldo proiettava nella stanza la debole luce del mattino. Notai che fuori il tempo era grigio e piccole gocce di pioggia si infrangevano sul vetro, producendo un ticchettio di sottofondo.
    La televisione a schermo piatto all’ angolo della stanza trasmetteva un telegiornale mattutino, l’ uomo sullo schermo parlava senza emettere alcun suono. Non ricordavo nemmeno di aver visto la tv la sera precedente. Mi rigirai nel letto ancora insonnolita e accarezzai i capelli scuri dell’ uomo che dormiva sul lato sinistro del mio letto. Russava lievemente.
    << Brody, è ora di alzarsi >> gli bisbigliai all’ orecchio, ma l’unica risposta che ricevetti fu una specie di grugnito lamentoso.
    Presi allora una ciocca bionda dei miei capelli e con quella iniziai a fargli il solletico sulla faccia, mentre cercavo di trattenere a stento una risatina.
    Lui per tutta risposta si tirò la coperta sul viso e si rigirò nel letto. Sbuffai. Abbandonai ogni speranza di svegliarlo e scesi a fare colazione.
    Scesi i gradini della scala che portava al piano inferiore e attraversai la mia cucina immacolata. Era una di quelle che in quell’ ultimo periodo a Los Angeles andavano più di moda, con un piano cottura per cucinare al centro della stanza e sopra un enorme cappa. Ma a me non importava nulla di come era fatta, presto avrei venduto l’ intera casa.
    Accesi la macchinetta del caffè e mi sedetti su uno sgabello vicino al bancone di vetro lucido. Presi un giornale che si trovava sul ripiano e mi misi a leggerlo distrattamente mentre nella stanza si propagava un tenue profumo di caffeina.Notai che il quotidiano era quello di ieri, la data in cima alla pagina indicava il 20 Novembre.
    Sfogliai distrattamente qualche articolo fin quando non mi accorsi che il caffè era pronto. Mentre mi alzavo per prendere una tazza, sentii un rumore di passi avvicinarsi, e subito dopo due braccia muscolose cingermi la vita.
    << Buongiorno>> una voce mi sussurò all'orecchio.
    Mi voltai e vidi Brody, i cappelli ancora scombinati sulla fronte, gli occhi castani ancora non del tutto svegli, mi scrutavano con dolcezza. Indossava una maglietta bianca e un paio di pantaloncini neri. Era più grande di me di un anno, un ragazzone di 27 anni per 1.80 cm di altezza e muscoli. In confronto ai miei 1.60 cm o quasi, non riuscivo nemmeno ad arrivargli al mento. Risposi al suo saluto con un delicato bacio sulle labbra e mi voltai a prendere due tazze e a riempirle di caffè. Ci sedemmo sugli sgabelli del bancone, lui prese il giornale che avevo appena finito di sfogliare e io accesi la tv. Brody era uno di quelli che venivano definiti ‘’modello, sbarra, attore’’. Aveva iniziato la sua carriera sfilando come modello per alcuni stilisti famosi, e dopo aver raggiunto una certa fama, si era dato allo spettacolo. Aveva avuto alcuni ruoli in telefilm statunitensi per teenagers. Tutto l’ opposto a ciò che facevo io per vivere. Io ero una cantante. A soli 17 anni avevo inciso il mio primo disco, e ora, a 26 anni mi trovavo con tre dischi alle spalle, un quarto ancora in programmazione, fan che mi amavano e sostenevano in tutto il mondo, e una linea di abbigliamento tutta mia. Per non parlare dei milioni di dollari sul conto in banca, un compagno campione olimpico di decathlon e un ex marito. Mi ritenevo abbastanza soddisfatta di come fosse proseguita la mia vita fino a quel momento, ma in cuor mio non mi sentivo felice. Eppure non mi mancava nulla, ma nello stesso tempo sentivo che mi mancava tutto. Spesso mi svegliavo nel cuore della notte in preda ad attacchi di ansia, ridestandomi da incubi che non riuscivo più a ricordare nel momento stesso in cui aprivo gli occhi. Per non parlare dello stress al quale ero sottoposta durante l’ultimo periodo a causa della lavorazione al mio nuovo album. Mi sentivo più che ispirata, solo che non riuscivo a trasformare in parole e musica tutto quello che avevo in testa. Il tutto veniva complicato dal fatto che Deryck, il mio ex marito, era anche il mio produttore. Era eccellente nel suo lavoro, uno dei migliori, solo che dopo tutto quello che avevamo affrontato, crisi matrimoniale e divorzio compreso, era diventato difficile lavorare fianco a fianco. Tutte le volte che la nostra cooperazione diventava più difficile e stressante, mi ripetevo sempre che dovevo comportarmi da professionista, mettendo da parte le questioni personali, concentrandomi solo sul lavoro. C’ era molta aspettativa per il mio nuovo album, molti si aspettavano un altro successo, e io non volevo deludere nessuno, specialmente i miei fan.
    Ultima modifica di NOTordinary_girl; 09-05-2011 alle 03:20

  2. #2
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    Predefinito Re: Coma White

    <<Oggi ho un servizio fotografico>> mi informò Brody sovrastando già l’ audio basso della tv e ridestandomi dai miei pensieri.
    << Io invece sono in sala produzione tutto il giorno, stiamo lavorando ad un nuovo pezzo>> risposi soffiando sul mio caffè ancora bollente.
    <<..stiamo..>> Sentì bofonchiare.
    Sapevo già cosa voleva dire, Brody odiava il fatto che lavoravo ‘’a stretto contatto’’ con il mio ex marito. Sapeva che era una questione strettamente professionale, ma ogni volta non rinunciava mai a rendere evidente il suo disappunto. Feci finta di niente. << Vieni a prendermi dopo?>>
    << Certo>> Mi sorrise rassegnato e tornò al suo giornale.
    Ero contenta del tipo di rapporto che avevo creato con lui, mi sentivo sollevata dal fatto che non era uno di quei tipi gelosi e possessivi, proprio non li sopportavo.
    Brody era diverso, gentile, dolce e premuroso. Non avevamo ancora definito il nostro legame, e mi stava più che bene. Dopo la fine di un matrimonio molte persone tendono a rimanere single per un bel pò di tempo, e non pensano minimamente ad avere altri rapporti, io invece lo avevo incontrato dopo nemmeno un anno di divorzio. Non era esattamente quello che stavo cercando in quel periodo, ricordo che mi tenevo ben lontana dal genere maschile, anche perché soffrivo ancora per la separazione da Deryck. Brody era entrato nella mia vita quasi in punta di piedi, all’ inizio come un amico, poi diventando qualcosa di più.
    Era stato come una brezza calda in pieno inverno, una pillola che addormenta i sensi e pian piano annienta ogni dolore.
    Per me lui era stato questo. Improvviso e inaspettato, mi sono ritrovata al suo fianco perché con lui mi sentivo meglio, in quel modo la vita era più facile.
    Non potevo ancora parlare di amore, non mi sentivo pronta, d’altro canto nemmeno Brody ne aveva mai fatto accenno.
    Non mi aveva mai rivelato i suoi reali sentimenti nei miei confronti, e ne ero felice. Stavamo insieme e basta.
    Non appena ebbi finito il mio caffè, raggiunsi il piano di sopra per cambiarmi. Erano gia le 8 e 30 e io ero ancora nella mia veste da notte azzurra. Mi preparai in fretta, indossando un paio di jeans scuri trovati dentro un armadio della mia camera insieme ad un maglione grigio che smistai tra altri indumenti buttati a casaccio in una poltrona.
    Guardandomi intorno a tutto quel disordine pensai che la mia vita poteva essere benissimo paragonata a quella stanza, abbandonata al disordine e al caos, piena di roba gettata alla rinfusa che da un po’ di tempo nessuno, specialmente io, si era preoccupato di ordinare nei rispettivi cassetti, armadi e comodini.
    Così anche i miei problemi avevano bisogno di essere ordinati, risolti e dimenticati. Scacciai via quei pensieri e tornai a prepararmi. Infilai un paio di stivaletti bassi di pelle nera, entrai in bagno e mi sciacquai la faccia con dell’ acqua gelida, mi pettinai i miei lunghi capelli pieni di nodi e misi un po’ di matita sotto gli occhi.
    Quella mattina non ero dell’ umore adatto per farmi particolarmente bella, così con un ultima occhiata allo specchio quadrato del mio bagno, scesi al piano di sotto. Attraversando la cucina feci per chiamare Brody quando un bigliettino sopra il bancone attirò la mia attenzione. Riconobbi subito la calligrafia. Diceva:

    E’ tardi amore, scusa se non ti saluto, scappo. Ti vengo a prendere stasera. Un bacio. B.

    Accartocciai il biglietto e lo buttai sul cesto della spazzatura in un angolo della stanza, attraversai il corridoio, presi la mia giacca di pelle e la mia borsa da sopra un appendiabiti e uscii di casa ritrovandomi nel gelo mattutino di Los Angeles. Guardai l’ora sul cellulare.
    Erano le 9 in punto, sapevo che di li a poco sarebbe passato il mio amico Butch Walker per darmi un passaggio fino allo studio.
    Era un uomo sulla quarantina, con l’aria da bello e dannato,che con la sua pettinatura un po’ da rock star e gli innumerevoli tatuaggi che gli ricoprivano parte del corpo, dimostrava a malapena trent’anni. Era un famoso compositore , nonché produttore discografico. Avevamo già lavorato insieme per la stesura del mio terzo album, e anche stavolta non si era tirato indietro di fronte all’ ultima impresa che doveva essere la realizzazione del mio nuovo album.
    Ogni mattina, puntuale come un orologio svizzero veniva a prendermi a bordo della sua Porsche rosso fiammante, e insieme andavamo allo studio di registrazione. Piccole goccioline di pioggia mi avvertirono che stava per mettersi di nuovo a piovere.
    Alzai il cappuccio della mia giacca e mi sedetti su un muretto al confine del prato di casa mia. Gettai un occhiata alle mie spalle, la villetta che avevamo comprato io e Deryck tre anni prima risplendeva immacolata nella sua vernice bianca in contrasto al grigiore di quella mattinata.
    Alzai lo sguardo fino al primo piano e riconobbi la finestra della mia camera da letto, quella del bagno e quella della stanza hobby. In fin dei conti era veramente una bellissima abitazione, in un elegante quartiere.
    Era un vero peccato doverla vendere. Decisi di non osservarla oltre, conoscendomi avrei potuto benissimo avere un ripensamento e tenermi la casa, ma risvegliava in me ancora molti ricordi dolorosi, era necessario sbarazzarsene così da potermi liberare da tutti i ricordi che ne scaturivano. Un suono di clacson mi fece voltare verso la strada, ma invece della Porsche di Butch, trovai una Volkswagen altrettanto familiare che mi aspettava con il motore acceso. Anche se i finestrini oscurati non lasciavano intravedere il conducente, capii subito chi poteva essere. Nemmeno un anno fa, avevo comprato quella stessa automobile per Deryck.
    Ultima modifica di NOTordinary_girl; 09-05-2011 alle 23:48

  3. #3
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    Predefinito Re: Coma White

    O.O ma ma tu 6 u genio è scritto davvero bene come i particolari che hai usato per descrivere la stanza, gli oggetti e i personaggi ..... bravaaa sallyyyyyyyy ♥

  4. #4
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    Predefinito Re: Coma White

    wow bello!!!*_* veramente bravissima!!!!!!=) complimenti!!!^_^

  5. #5
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    Predefinito Re: Coma White

    Grazie per i commenti ragazzi^^ ma vi consiglio di commentare nel topic dei commenti qui: http://forum.teamworld.it/forum1857/...oma-white.html
    Non facciamo arrabbiare i mod ^^

    Ad ogni modo, ecco un altra parte del primo capitolo ^^
    __________________________________________________ _________

    Mi avvicinai all’ autovettura un po titubante, un po incuriosita, era la prima volta che lui veniva a prendermi dopo il divorzio per andare a lavoro.
    Prima che potessi toccare la portiera del passeggero questa con un piccolo clic si aprì permettendomi di guardare dentro l’ abitacolo. Come mi aspettavo, c’era Deryck. Mi rivolse un timido sorriso, e prima che gli consentissi di aprir bocca, lo anticipai:
    <<Che ci fai qua? Dov’è Butch?>>
    Senza volerlo il mio tono fu più duro di quanto avessi voluto. Vidi il suo sorriso spegnersi.
    << Entra in auto o ti bagnerai tutta>> fu la sua unica risposta.
    Non appena fui salita e richiusi la portiera mi voltai verso di lui.
    Avrei voluto chiedergli ancora della sua improvvisata, ma pentendomi di essere stata così poco educata un attimo prima, mi limitai ad abbozzare un sorriso.
    <<Butch ci raggiunge allo studio oggi, spero non ti dispiaccia sia venuto io a prenderti>> intanto aveva premuto l’ acceleratore e stavamo percorrendo il viale quel quartiere.
    <<No, figurati>> Cercai di dire in tono più gentile.
    Ed era vero, stranamente non mi sentivo affatto delusa o irritata dalla sua presenza. E cercai di ignorare una parte di me che mi diceva che era quasi contenta fosse venuto. L’ Abitacolo dell’ auto era piacevolmente caldo e asciutto in confronto al freddo e all’ umidità di fuori. Avvertivo nell’aria che respiravo un tenue odore di fragola. La radio accesa stava trasmettendo una vecchia canzone dei Limp Bizkit. Mentre vedevo gli alberi sfilare al nostro passaggio, appoggiai la testa al finestrino, rilassandomi al mix di suoni e parole provenienti dalla radio.

    But my dreams they aren't as empty ..


    Alberi e ville stavano diventando sempre più radi, lasciando spazio a strade prive di abitazioni.

    As my conscious seems to be..


    Ancora un ultima casa che segnava la fine del quartiere residenziale.

    I have hours, only lonely ..my love is vengeance.. that's never free.


    L’avevamo superata e adesso sfrecciavamo ad una velocità maggiore. Passarono altri dieci minuti senza che nessuno di noi due proferisse parola. Di solito le uniche conversazioni che avevamo ormai da un paio di mesi, riguardavano sempre il lavoro. Adesso che invece potevamo parlare liberamente di qualsiasi altro argomento, nessuno aveva nulla da dire. O almeno nessuno voleva dire niente. Arrivammo a destinazione dopo altri quindici minuti. Ringraziai di non aver incontrato traffico, avrebbe reso quella compagnia forzata ancora più lunga e imbarazzante. Lo studio dove di solito lavoravamo si trovava in un enorme villa a tre piani di un amico di Butch. Personalmente non avevo mai avuto modo di conoscerlo, sapevo soltanto che gli aveva lasciato in custodia l’ abitazione. In questo modo era più semplice lavorare alla stesura dei pezzi. Totalmente in tranquillità senza dover subire pressioni da parte della casa discografica. Dopo aver oltrepassato l’enorme cancellata d’ ingresso, posteggiammo sul vialetto pieno di siepi accanto ad una Porsche rossa di nostra conoscenza.
    La villa era in tipico stile californiano, con un immenso prato verde, una piscina all’ aperto circondata da finti alberi esotici. Tutta la costruzione con altissimi archi e pilastri era stata verniciata di un colore giallo pastello.
    Raggiungemmo le enormi porte a vetri che davano sul giardino e ci ritrovammo in salotto. Lo studio si trovava sullo stesso piano subito dopo il corridoio.
    Mentre raggiungevamo la porta potevano già udire suoni di strumenti musicali. Bussammo e il suono cesso. Un secondo dopo Butch spuntò da dietro la porta.
    Aveva un plettro rosso che teneva tra i denti e gli sentimmo bofonchiare un saluto. Non ebbi nemmeno il tempo di togliermi la giacca che Deryck e Butch discutevano gia il sound di una traccia. Mi accomodai su una poltrona e imbracciai la Gibson nera che di solito usavo per provare gli accordi.
    Intanto Butch si era posizionato nella console che serviva a mixare i brani. Lo vidi premere pulsanti e accendere i piccoli display quadrati. Poi si voltò verso di noi.
    <<Iniziamo!>>

  6. #6
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    Predefinito Re: Coma White

    2

    Crash


    Passammo gran parte dell' intera mattinata a lavorare alla realizzazione di due brani. I testi erano stati scritti e modificati una dozzina di volte. Avevamo tra le mani solo nove tracce sicure. Considerando che come da contratto il mio album avrebbe dovuto avere almeno dodici canzoni, ci aspettava ancora un bel po di lavoro. Era stupefacente come il rapporto tra me e Deryck cambiava durante quelle ore. D'un tratto ci ritrovavamo a discutere e a scambiarci opinioni come se tra noi non ci fosse mai stato nessun tipo di contrasto. Lui era un autentico professionista, e io lo ammiravo molto. Era quasi mezzogiorno quando decidemmo di fare una pausa. Butch con la scusa di portar fuori il cane del proprietario di casa, un bellissimo esemplare di pastore maremmano dal pelo scuro,ci lasciò soli nello studio. Non era la prima volta che inventava delle scuse per allontanarsi da noi, e anche se non l'aveva mai detto chiaramente, avevo sempre pensato che nutriva una certa speranza nel fatto che io e Deryck tornassimo insieme.
    Deryck era seduto su una delle tre poltrone di pelle rossa impegnato ad accordare una chitarra acustica. Improvvisamente mi sembrò di sentire il peso del silenzio e dell' imbarazzo calare sull' intera stanza.
    Mentre lo osservavo notai che aveva delle incredibili occhiaie attorno agli occhi. Non doveva aver dormito molto la notte scorsa. Il mio sguardo lo esaminò con più attenzione. Doveva essersi tinto i capelli di recente, aveva dei riflessi ramati sui suoi capelli scuri che non avevo mai visto prima. Indossava dei pantaloni grigi e una camicia nera arrotolata nelle maniche. Dal punto in cui lasciava scoperte le braccia si potevano vedere tanti piccoli tatuaggi, ciascuno con una storia e un significato diverso. Della maggior parte conoscevo entrambe le cose. Mentre faceva scorrere le sue dita lungo i capotasti, quasi attirato da una calamita, il mio sguardo si posò sul suo polso destro. Tra la fine del suo avambraccio e l'inizio della sua mano sinistra, spuntava un piccolo cuore rosso con dentro la lettera A. Sapevo benissimo cosa voleva dire perchè anche io all’ interno del mio polso destro avevo tatuato lo stesso cuore rosso con una D al centro. Smisi di fissarlo e andai a prendere il cellulare nella mia borsa. Quando mi trovavo in situazioni di imbarazzo, e non sapevo cosa fare, prendevo sempre il cellulare e cercavo di interessarmi a qualche sua funzione, o iniziavo a scorrere la rubrica per cercare di sembrare impegnata in qualche cosa. Avevo ricevuto un solo messaggio. Lo aprii e notai che era di Brody. Diceva che il servizio fotografico si era prolungato e che mi avrebbe chiamata non appena finiva. Riposi il mio cellulare nella borsa e quando mi voltai vidi che Deryck aveva smesso di strimpellare la chitarra e mi guardava. <<Tutto okay?>> chiese.
    <<Si, era solo..>>
    <<Brody>> disse togliendomi le parole di bocca. Quando pronunciò il suo nome, la sua voce assunse un topo piatto.
    <<Già>> fu tutto quello che riuscii a dire. Erano rare le volte in cui prendevamo l'argomento ''Brody''. La cosa mi metteva un po’ a disagio, e Deryck non faceva mai domande a riguardo. D' altronde nemmeno io osavo chiedergli della sua vita sentimentale. Un po’ perché la cosa mi imbarazzava, ma soprattutto perché avevo paura dei sentimenti che avrei potuto provare se mai lui mi avesse parlato dell' esistenza di un altra donna nella sua vita. Se la cosa mi avesse provocato una qualche forma di gelosia, cosa molto probabile, allora mi sarei fatta mille paranoie, tormentandomi sul perché di quei sentimenti che ero sicura di essermeli buttati alle spalle, almeno in buona parte. Preferivo non sapere. E se mai avessi voluto porgli qualche tipo di domanda sulla sua vita privata, avrei dovuto essere completamente sicura di poter reggere la risposta, qualunque essa potesse essere.
    Lo vidi rovistare dentro una custodia per chitarra e prendere due fogli.
    <<Avril, siediti, devo farti vedere una cosa.>>
    Mi aveva chiamato Avril, ero ancora abituata ai nomignoli del tipo, amore, tesoro, o al fatto che da un paio di tempo quando si rivolgeva a me, evitava di pronunciare il mio nome. Avvertì un senso di fastidio a quelle parole. Cercai di non pensarci e mi sedetti sulla poltrona di fronte la sua.
    <<Ieri notte ho fatto un sogno stranissimo, e quando mi sono svegliato mi è venuta voglia di scrivere.>> disse porgendomi i due fogli.
    <<E questo è quello che ne è uscito, per adesso è solo una bozza.>> concluse.
    Presi i fogli dalle sue mani e lessi:
    <<I won't let you go..carino come titolo>> in effetti non era niente male, pensai.
    <<Forse è meglio che ti faccia sentire>> e prima che potessi mettere occhio sul resto del testo, mi sfilò i fogli tra le mani e li poggiò sulla terza poltrona alla sua destra. Imbracciò la chitarra che poco prima stava accordando, e sfiorando i capotasti con un incredibile delicatezza come solo lui riusciva a fare, iniziò un arpeggio in giro di Do.
    Dopo aver fatto due giri iniziò cantare:

    You're screaming , your heart is bleeding, when you're feeling, like there's no reason.. I won't let you go..


    <<Carina>> commentai. Lui sorrise e continuo:

    No I won't let you go..
    It's when you're all alone and its cold and there's no one to hold,
    I gotta find you wherever you are…
    I’d give my life just hold your hand..
    Why don’t you see that I’m your soul mate…
    Oh, I won’t let you go.


    Smise di cantare e rimase in silenzio in attesa del mio giudizio. Teneva ancora la chitarra sottobraccio. <<La musica è fantastica>> iniziai.
    <<Le parole, forse..>> mi interruppi e presi il testo dalla poltrona. Presi una penna dalla tasca e iniziai a cancellare delle frasi e a scriverci sopra.
    <<Fatto!>>
    Deryck continuava a guardarmi con curiosità.
    <<Ora dovrebbe andare meglio>> aggiunsi. Mi schiarii la voce e iniziai a cantare tenendo lo sguardo sul testo corretto.

    No I won't let you go..
    It's when you're all alone and its cold and there's no one to hold..
    When you feel lost and there's no where, there's no where to go..
    When you're feeling sad don't forget you can reach for my hand..
    When you're feeling down just remember... I won’t let you go..


    <<Adesso è anche meglio>> commentò Deryck non appena ebbi finito.
    <<Già, quella parte dell’ anima gemella.. Why don’t you see that I’m your soul mate…>> canticchiai.
    <<Non mi convinceva molto>>
    << Non pensavo fossi diventata così cinica, e poi è solo una canzone>> mi schernì Deryck.
    <<Non sono cinica, sono solo realista, voglio che le canzoni che canto mi rappresentino in tutto per tutto, quindi non avrebbe senso cantare di qual cosa in cui non credo, non ti pare?>> Il mio tono uscì duro e pungente.
    << Mi stai dicendo che non credi più all’ amore?>> chiese sprezzante.
    <<Perché se non te ne fossi accorta più della metà delle canzoni che hai scritto parlano di questo. Se non vuoi cantare di qualcosa in cui non credi, forse dovresti buttare tutto e ricominciare da capo>> Concluse.
    A quelle parole sentii qualcosa accendersi e scoppiare dentro di me.
    <<Proprio tu mi parli di amore?>> quasi urlai.
    Vidi sui suoi occhi della sorpresa per la reazione che le sue parole avevano scatenato in me. Sospirai e cercai di assumere un tono più calmo.
    <<Diciamo che la mia concezione dell’amore è cambiata, ma non credo assolutamente al significato di ‘’anime gemelle’’ , o ‘’spiriti affini’’ e sciocchezze simili.>> Vidi formarsi sul suo volto un espressione che non seppi decifrare. Rimase a fissarmi per un istante. <<Sono d’accordo>> disse infine chiudendo la discussione. Nello stesso momento rientrò in sala Butch.
    <<Hei che succede qui? C’è un aria gelida>> disse vedendoci mentre ci fissavamo in silenzio.
    <<Nulla, io e Avril stavamo solo discutendo sul testo di una canzone. Va tutto bene.>>
    Detto questo si alzò e accese delle casse per la strumentazione.
    <<Pausa finita! Continuiamo!>>
    Ultima modifica di NOTordinary_girl; 15-05-2011 alle 04:09

  7. #7
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    Predefinito Re: Coma White

    Tornammo a lavoro e non ci fermammo nemmeno per pranzare.
    Provammo ad incidere per prova tre canzoni che risultarono ottime. Poi mentre Butch e Deryck si occupavano della parte strumentale, io ebbi il tempo di scrivere una bozza per un'altra traccia.
    Non potei fare a meno di notare l’ atteggiamento di Deryck nei miei confronti dopo la nostra breve discussione. Adesso mi rivolgeva la parola solo in caso di estrema necessità, e pareva voler evitare ogni mio sguardo.
    <<Vado a fumarmi una sigaretta>> dissi mentre la mia compagnia armeggiava con degli strumenti altamente tecnologici.
    Presi un pacchetto di sigarette dalla borsa e uscendo dalla stanza mi diressi in salotto. Mi buttai su uno dei quattro divani bianchi che formavano una specie di cerchio intorno ad un tavolino di vetro. Presi posacenere e telecomando da quel tavolino e accesi il mega schermo della tv.
    Misi un canale a caso e mi accesi una sigaretta dal pacchetto. Era incredibile come le sigarette potessero darmi un apparente sollievo in situazioni di enorme stress come quelle. Era come se riuscissi a spegnere il mondo per qualche minuto e pensare tranquillamente. Ad ogni boccata mi misi ad osservare le lingue di fumo che salendo in aria, prendevano strane forme per poi dissolversi nel nulla.
    Avrei tanto voluto che le mie preoccupazioni potessero dissolversi con quella stessa facilità. Tirai l’ ultima boccata e spensi la sigaretta sul posacenere. Chiusi gli occhi e iniziai a massaggiarmi le tempie appoggiando i gomiti sulle ginocchia.
    L’ unico rumore che proveniva dalla stanza era il lieve brusio della tv accesa. Rimasi in quella posizione non so quanto tempo, quando improvvisamente qualcosa di umido mi toccò il braccio. Aprii gli occhi e mi ritrovasi di fronte Roger. Era il cane del padrone di casa.
    <<Ciao, Roger>> lo salutai accarezzandogli il muso.
    Non la smetteva un attimo di scodinzolare. Tutte le volte che uscivo dallo studio me lo ritrovavo sempre intorno desideroso delle mie attenzioni. Era un cane dolce e ubbidiente, e aveva uno sguardo estremamente intelligente. Tante volte avevo avuto il presentimento che riuscisse a capire qualsiasi cosa gli si dicesse.
    Era anche straordinario l’attaccamento che dimostrava nei miei confronti. Riusciva a fiutare il mio odore in qualsiasi stanza mi trovassi, e molto spesso veniva a grattare dietro la porta dello studio perché lo facessi entrare. Dopo avergli somministrano un dose di carezze e coccole abbondanti, decisi che era il momento di tornare a lavoro. Si erano fatte gia le 5. Non appena rientrai in studio, trovai sul cellulare un messaggio di Brody dove mi avvertiva che mi sarebbe venuto a prendere alle 6. Trascorsi il tempo che rimaneva a provare le tre tracce a cui avevamo lavorato a inizio mattinata, dopo le ultime modifiche sul sound effettuate da Butch e Deryck. Entrai nella seconda stanzetta col microfono al centro, e stavolta provai a cantare sotto accompagnamento musicale. Alle 6 e12 minuti un altro messaggio di Brody mi avvertiva del suo arrivo. Come al solito, rimaneva ad aspettarmi fuori il grande cancello della villa. Non era mai entrato dentro, credo lo imbarazzasse l’idea di potersi trovare nella stessa stanza insieme a Deryck. D’altro canto i miei compagni di lavoro non avevano mai dato segno di volerlo invitare dentro. Sapevo che non suscitava molta simpatia in Butch, che solitamente di riferiva a Brody usando appellativi, secondo lui divertenti, come ‘’Mr. Muscolo’’ o ‘’Mascellone’’.
    All’ inizio lo riprendevo sempre tutte le volte che usava stupidi soprannomi, poi visto i miei vani tentativi, avevo smesso di oppormi.
    Salutai i ragazzi intenti a riporre la strumentazione al proprio posto e uscii fuori con Roger che come al solito mi scortava alla cancellata, come un piccolo e fedele bodyguard.
    Ultima modifica di NOTordinary_girl; 18-05-2011 alle 00:15

  8. #8
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    Predefinito Re: Coma White

    Non appena salii sull’ Aston Martin grigia che mi aspettava fuori il cancello, Brody mi stampò un lungo bacio in bocca che ricambiai volentieri.
    <<Come è andata?>> mi chiese non appena ci fummo staccati?
    <<Divertente, stancante, stressante..al solito>> Sospirai.
    Intanto aveva ingranato la prima ed eravamo partiti.
    <<A te, invece?>>
    <<Normale..al solito>> disse imitando il mio perfetto tono di voce.
    Mi sorrise beffardo.
    <<Allora, dove vuoi cenare stasera?>> chiese prima che potessi replicare, assumendo di nuovo un tono dolce.
    Non potevo fare a meno di sorridergli. Era quello che riusciva a fare meglio: farmi sorridere.
    Era da tanto tempo che non mi sentivo così spensierata accanto a qualcuno. Stare con lui mi sembrava la cosa più giusta da fare al momento. Sentivo di avere bisogno di lui. Non potevo fare a meno di chiedermi se anche lui sentiva le stesse cose, se anche lui aveva bisogno di me.
    Adoravo la sua semplicità, anche se in pubblico si divertiva a darsi arie da star, in qualche modo, anche se non mi conosceva cosi profondamente come Deryck, riusciva a tener testa al mio carattere maledettamente complicato e incredibilmente lunatico.
    Ero riuscita a scrivere anche due canzoni a riguardo, una delle due avevo deciso di chiamarla proprio ‘’Smile’’.
    Mi ridestai dai miei pensieri, notando che Brody mi stava guardando ancora in attesa di una mia risposta.
    <<Stupiscimi!>> dissi con aria divertita.Vidi le sue labbra piegarsi in un sorriso.
    << Sarà fatto!>>
    Intanto l’auto procedeva aumentando di velocità. Nonostante fosse Novembre e faceva veramente freddo, adoravo abbassare il vetro del mio finestrino e sentire il vento scompigliarmi i capelli.
    Avevo la strana abitudine di uscire fuori una mano e giocare con l’ aria fredda che mi scorreva fra le dita. L’auto sfrecciava in direzione del centro, dove sospettavo che Brody progettava di portarmi.
    Lì c’erano i più famosi e prestigiosi locali e ristoranti di Los Angeles che noi abitualmente frequentavamo. Spesso giocavo ad indovinare il posto dove mi avrebbe portato, ma non appena ero sicura di indovinarne uno, subito dopo lo passavamo, e così ogni volta cresceva la mia curiosità.
    <<Allora, vuoi dirmi dove mi stai portando?>> chiesi con un aria di finta impazienza nell’ intento di stuzzicarlo. Avevamo già superato la maggior parte dei ristoranti più in voga della zona e le mie idee si stavano esaurendo. <<Spiacente, aspetta e vedrai..>> Riuscivo a vedere nella sua espressione quanto questo lo divertiva.
    Amava farmi stare sulle spine.
    Sbuffai irritata.
    <<Manca poco>> cercò di consolarmi, si voltò verso di me e avvicinò il viso per strapparmi un bacio. Sentì due labbra morbide toccare le mie.
    Poi tutto avvenne velocemente.
    Le nostre labbra non avevano fatto in tempo a staccarsi che udì un rumore di freni che stridevano. Scostai il viso di Brody ma non feci in tempo a vedere cosa avesse provocato quel suono che udì un altro rumore più forte e terrificante.
    Una forza violenta mi spinse e mi fece sollevare dal sedile.
    Tutto intorno a me girava e si muoveva, si alzava e sbatteva. Provai un dolore acuto quando sentì la mia testa colpire qualcosa di duro.
    Non riuscivo ad aprire gli occhi, piccoli oggetti freddi mi cadevano addosso bruciandomi come fossero carboni ardenti.
    Sentivo un gran trambusto ma non riuscivo ancora ad aprire gli occhi.
    Ero terrorizzata, non riuscivo a muovermi o ad opporre resistenza a questa forza invisibile che continuava a sbattermi da una parte all’altra.
    Non sentivo nemmeno la voce di Brody. Tutto era confuso, sentì un rumore stridente che mi fece accapponare la pelle.
    Il mio corpo venne sbattuto di nuovo, stavolta più violentemente di prima. Avvertì un ultimo, intenso, dolore lancinante, e poi l’ oscurità e il silenzio.
    Ultima modifica di NOTordinary_girl; 25-05-2011 alle 01:30

  9. #9
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    Predefinito Re: Coma White

    Ragazzi, posso dirvi che da adesso in poi ha inizio la vera storia.
    Ditemi voi se volete che continui.
    Nelle copertine dei libri di solito ci troviamo la trama, io invece ho creato il trailer della mia Fan Fiction!

    http://www.youtube.com/watch?v=wzzyR1RwMH4


    Fatemi sapere qua http://forum.teamworld.it/forum1857/...oma-white.html

  10. #10
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    Predefinito Re: Coma White

    GUARDA IL TRAILER DELLA MIA FF http://www.youtube.com/watch?v=wzzyR1RwMH4





    3
    Risveglio



    Aprii gli occhi, e fui accecata da una luce abbagliante. Tentai di rimanere con gli occhi aperti ma non ci riuscii. Aspettai qualche secondo e li socchiusi per poi aprirli gradualmente. Nonostante adesso fossero aperti, o almeno così mi sembrava, non riuscivo a mettere a fuoco, era come se i miei occhi cercassero di vedere per la prima volta. Li chiusi di nuovo, stavolta concentrandomi su un altro senso. Se non potevo vedere, potevo almeno sentire. Dapprima udii solo silenzio, poi come se qualcuno avesse deciso improvvisamente di accendere una radio, dei suoni leggeri mi arrivarono all’ orecchio. Era qualcosa simile ad un bisbiglio di voci, voci lontane anni luce che non sembravano appartenere al luogo dove mi trovavo. Improvvisamente una consapevolezza, o in questo caso una non consapevolezza, mi balenò nel cervello. Dove mi trovavo? E come ero finita in qualsiasi posto mi trovavo adesso? Avrei dovuto avere paura, ma stranamente non ci riuscivo. Mi sentivo invasa da un senso di calma e protezione che non riuscivo a spiegarmi. Nonostante tenessi gli occhi chiusi, potevo sentire il mio corpo disteso su qualcosa di soffice. Avvertivo una brezza leggera accarezzarmi il viso, e un intenso odore di fiori. No, non erano fiori qualsiasi, erano Rose. Ne ero sicura. Quel buonissimo, dolcissimo e invitante profumo che solo le Rose possedevano. Amavo quei fiori e quel profumo. L’avrei riconosciuto tra mille. Cercai di muovere le mani, tastando il suolo dove ero distesa. Riuscivo ad avvertire dei piccoli fili morbidi scorrermi tra le dita ad ogni movimento. Dovevo trovarmi in una specie di prato o campo, pensai. Questo spiegava l’odore delle Rose, e quello che toccavo dovevano essere per forza fili d’erba. Ma come facevo a trovarmi li? Cercai di sforzarmi a ricordare, ma sembrava una cosa impossibile. Provai a sollevare una mano, in cerca di qualche altro indizio che mi aiutasse a capire, ma sentii solo il vento scorrermi tra le dita. Vento. Ecco! Come se fosse un pezzo importante di un puzzle immaginario, quel gesto fece affiorare in me un piccolo ricordo. Rimasi con la mano destra sospesa per aria col vento che mi solleticava le dita. Iniziai a ricordare, poco tempo fà, o almeno credevo lo fosse, avevo fatto quella medesima azione. Mi trovavo..
    Sforzai tutta me stessa per ricordare e poi come se dentro il mio cervello fosse scattato uno strano meccanismo, un piccolo clic, ricordai tutto. Mi trovavo con Brody. Eravamo usciti insieme a cena. L’ ultima cosa che ricordavo era un nostro bacio. No, c’era dell’ altro. Poco dopo avevo sentito uno strano rumore seguito da altri e non ero più riuscita a vedere nulla. Ricordavo di avere sbattuto più volte, il ricordo di quel dolore mi fece rabbrividire, ma adesso stavo bene. Mi sentivo benissimo. Provai a muovere il mio corpo e non avvertii il minimo dolore. Presi coraggio e provai ad aprire gli occhi. Era giunto il momento di capirci di più, e stando con gli occhi chiudi, distesa da qualche parte, non avrei concluso nulla. Piano li schiusi e non appena furono completamente aperti, riuscì per la prima volta a vedere. Ero circondata da alti fili d’erba del verde più bello e intenso che avessi mai visto. Il mio corpo, dove poggiava a terra aveva creato col suo peso una specie di buco rettangolare schiacciando i fili d’erba nel punto dove adesso giaceva il mio corpo. Cercai di alzare la testa, ma dovevo alzarmi di più se volevo vedere qualcosa. Mi tirai sù piano, poggiando entrambe le mani al suolo per aiutarmi a sollevare, e non appena riuscii a mettermi in ginocchio, rimasi senza fiato. Davanti i miei occhi si stendeva un immensa pianura verde di cui non si riusciva a vedere la fine. Ma la cosa che più mi impressionò fu un enorme Quercia alta almeno 30 metri, dove nel punto in cui dovevano esserci delle foglie verdi, c’erano delle foglie di un rosso vivo. La Quercia si trovava a pochi metri da me, ed emanava un intensa, calda e avvolgente luce luminosa. Doveva trattarsi della stessa luce che inizialmente non mi aveva permesso di vedere, pensai. E più la osservavo, e meno mi importava del perché mi trovassi li. Sentivo che era giusto, che non sarei dovuta essere in nessun altro posto, se non lì. Una strana e invisibile forza cercava di attrarmi verso quella meravigliosa Quercia, e quasi come cedendo ad un impulso naturale, mi alzai in piedi e mi avvicinai. Era come se quell’ albero mi stesse chiamando, sentivo di appartenere a lui, e allo stesso tempo lui apparteneva a me. Feci pochi passi, e il mio stupore crebbe quando mi avvicinai ancora di più. Non si trattavano di foglie rosse, ma di Rose rosse! Come era possibile una cosa simile? Era uno spettacolo meraviglioso oltre ogni immaginazione. Faceva venir voglia di piangere e allo stesso tempo ridere. Non avevo mai visto nulla di simile, non avevo mai provato nulla del genere. Più mi avvicinavo e più sentivo crescere quel bisbiglio di voci, ma stavolta non erano lontane, provenivano dalla quercia. C’ero quasi, mancavano pochi passi e avrei potuto toccarne l ‘enorme tronco, ma proprio mentre tendevo la mano, sentii trascinarmi indietro da quelle voci che in un secondo erano diventate assordanti. Mi lasciai andare, impotente e consapevole di non poter opporre alcuna resistenza. Strinsi gli occhi perché tutto aveva iniziato a girare vorticosamente. Dopo un tempo che non seppi decifrare, senti ogni movimento cessare e il mio corpo si ritrovo eretto perfettamente in posizione verticale. Le voci assordanti stavano sciamando e mentre assumevano un tono normale, iniziai a riconoscerne alcune. Erano voci che non avrei potuto dimenticare per nulla al mondo. Aprii immediatamente gli occhi, e un'altra luce mi accecò, avvolgendomi. Ma non era la stessa luce che avevo visto al mio risveglio in quel campo. Questa era fredda, vuota e trasmetteva un senso di angoscia. Strizzai più volte gli occhi, e non appena li aprii mi ritrovai in una stanza bianca che non avevo mai visto, insieme a tutta la mia famiglia. Provai un enorme senso di sollievo, loro non mi avevano ancora visto, stranamente erano tutti girati di spalle, riuscivo a sentire solo lamenti e parole strozzate dal pianto. Immediatamente allungai una mano verso la figura di mio fratello Matt, il più vicino rispetto a dove mi trovavo io, ma prima che riuscissi a toccarlo lui si spostò permettendomi di vedere l’ oggetto delle attenzioni di tutti. Mi sentii gelare il sangue e rimasi senza fiato quando vidi me stessa distesa con gli occhi chiusi, totalmente immobile, su un letto d’ospedale.




    http://forum.teamworld.it/forum1857/...oma-white.html
    Ultima modifica di NOTordinary_girl; 28-05-2011 alle 01:26

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