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Discussione: Above A Dream

  1. #1
    V.I.P


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    Predefinito Above A Dream

    TITOLO: Above A Dream

    AUTORE: Miss_Angel
    RAITING: Giallo
    PAIRING: KW/Me stessa/ 30 second to mars

    TOPIC COMMENTI: commenti


    Prefazione:
    Quando avevo 21 anni, presa dalla voglia e dalla mia voce, iniziai a scrivere una miriade di testi. Avevo l’ispirazione a livelli micidiali, se non scrivevo qualcosa, erano crisi isteriche. Troppi pensieri nella mia testa fan traffico e non riesco a pensare. Diari su diari di canzoni, idee, disegni, magliette, loghi, locations, video…tutto quello che serve per un gruppo musicale.
    All’inizio stavo dietro la batteria, presa dal ritmo incessante di martellare la gran cassa e del pensiero che senza di me, la canzone non si suonava; ma poi, un incidente in motorino mi portò a cambiare strumento, così mi ritrovavo a girare per la città ad attaccare locandine per cercare un batterista…e lo trovai.
    Da qua parte la storia.


    CAPITOLO 1: Don’t judge me please!

    “Angel mi spieghi perché qua dobbiamo fare sempre tutto quello che dici te?” mi fa Giacomo accordando la fender stratocaster bianca avario che si era appena comprato per il compleanno, la trattava meglio di qualunque altra cosa.
    “Forse perché il gruppo è mio? – faccio io iniziando a ridacchiare – dai cretino, lo sai che il gruppo siamo tutti e tutti si prendono le decisioni. Se poi le mie idee geniali vengono accolte da tutti tranne te, la colpa a sto punto non è mia”
    “Ma io questa canzone non la suono. Fa cagare. È orrenda”

    Giacomo era quello che dava sempre più problemi rispetto ad Andrea e Giovanni.
    Giovanni soprattutto era quello che se ne sbatteva di tutto e tutti, a lui bastava non levargli il suo doppio pedale.

    Le prove andavano sempre discretamente. Naturalmente inserivamo anche qualche cover qua e la per vivacizzare un po’ l’ambiente. Apprezzando le stesse band è normale voler proporre dei pezzi.

    Le serate iniziarono ad arrivare poco a poco dopo aver fatto qualche festa universitaria e qualche party casalingo di amici o amici di amici che conoscono amici e che hanno amici…quelle cose intricate peggio dei capelli dopo una giornata di maestrale.

    All’inizio eravamo abbastanza intimoriti dallo stare sui palchi dei locali che frequentavamo normalmente, ma i nostri amici ci davano sempre sostegno morale, e anche se le prime serate erano dedicate solo a loro, la cosa non ci turbava per niente.
    Dopo qualche mese il pubblico aumentò, almeno 50 persone sconosciute le avevamo, magari capitavano li per caso, ma a noi il caso piaceva, e anche abbastanza.

    Il mio ego mi porta sempre a svagarmi in tutto quanto io ritengo sia possibile esprimermi, quindi, iniziai a fare magliette e spille con il logo e il nome del nostro gruppo, i KW (ps: è la sigla, il nome completo non lo dico per scaramanzia).

    Non potevo desiderare di meglio, davvero, stavo conducendo una vita tranquilla e come la volevo io. Si, per tranquilla intendo come la voglio io in effetti, che poi tranquilla non è visto che stiamo sempre a girare, provare, suonare, festeggiare e…bo? Chi più ne ha più ne metta a sto punto!

    Dopo la bellezza di 4 anni passati a farci conoscere qua in Toscana, finalmente arrivò l’occasione che aspettavamo.
    Andrea mandò un nostro Demo, a mia insaputa, ad una casa discografica, la quale apprezzò il nostro lavoro e decise di farci fare un provino in sala registrazione con un nostro pezzo.
    Le discussioni erano abbastanza colorate in proposito

    “Angel no! Te l’ho detto! Io quella cagata di canzone non la suono. Ma ti pare che una canzone debba chiamarsi Comprati Una Mucca? Ma poi che ***** di testo è? Ma te le sogni la notte?”
    “Sei un cretino, non capisci l’essenza della canzone. Se tu magari la leggessi al posto di suonarla e basta, forse capiresti”
    “No no, a me fa proprio cagare”
    “Allora suoniamo Sex Cells” fa Giovanni sfogliando un mio quaderno
    “Si, peggiooooooo! Oh ragazzi dai, ma un pezzo serio e senza chissà quale messaggio nascosto, ci sarà? O ti diverti a scrivere canzoni per chi adora spappolarsi il cervello?”
    “Sei davvero un *******e.”

    Appoggiai il microfono sull’amplificatore, presi il pacchetto di sigarette, accendino e uscì

    “Menomale che avevi smesso eh?”
    “Fatti gli affari tuoi”
    “Tanto quello che canta sono io eh?” mi fa Andrea abbastanza irritato.

    Uscì dalla saletta della Rockaforte, appoggiai un piede al muro avendo anche la schiena appoggiata, accesi una sigaretta e guardai al cielo.
    Era gennaio, era appena passato il natale e con esso tutto quello che ne pensavo a riguardo.
    Non ho mai apprezzato ciò che il natale porti con se se non il significato autentico, per me il natale è una scusa per litigare con i parenti, ecco perché io, al pranzo in famiglia, non vado da anni.
    Me ne stavo li a guardare il cielo, a fissare un punto qualsiasi di quel panorama grigio chiaro, magari aspettando una risposta ai miei pensieri…

    Sottovoce, tra me e me, anzi, senza emettere alcun suono, dissi qualcosa…
    Abbassai lo sguardo, misi il filtro in bocca per aspirare e…un fiocco di neve bagnò la carta bianca della sigaretta consumata dal fuoco.

    Sgranai gli occhi, lanciai il mozzicone non ancora finito, entrai di corsa e tenendo la porta aperta e ansimando dissi “Snow Back

    Non mi piaceva molto a dire il vero, un gioco di parole, abbastanza senza senso anche per me, ma che aveva un suo fascino e perché.
    Non dissero niente, anche se stavano battibeccando su due canzoni, tali Tempere E Caffè e Blue Mirror. Annuirono dopo aver letto il testo e iniziammo a provare.

    Il provino l’avevamo tra una settimana. In quei sette giorni ce ne stavamo fissi in sala prove. Mio fratello ci portava pranzo e cena in sala perché non avevamo la benché minima intenzione d’andarcene se non quando eravamo così stanchi da non riuscire a produrre alcun suono, anche se avevamo pensato di dormirci nella saletta prove (per fortuna non si fece perché il proprietario era abbastanza contrario ^^’’)

    Arrivò il giorno del provino.

    Mi ero vestita di bianco, mi andava per interpretare meglio la mia canzone, sperando portasse bene.

    Dopo essere stati a parlare di idee, contratti ipotetici, formule, soldi, registrazioni, staff della casa discografica, finalmente facemmo sto benedetto provino che mi aveva lasciato insonne per sette giorni di fila,
    Entrai, mi misi le cuffie, mi sistemai il microfono, aspettai che Giacomo, Andrea e Giovanni si sistemassero a loro volta e iniziammo a suonare

    If you want it, you’ll get it, right now!
    Above my snow back
    Don’t judge me, don’t run away
    Don’t break it

    I promise I’ll be there
    Above my snow back


    La cantai ad occhi chiusi. Sentivo il riff che mi inseguiva, che mi spronava a tirare fuori tutta la mia voce, fino a raschiarla. Fino a dirmi a me stessa – abbassa di un tono o perdi la voce - ma a me non importava, dovevo dare tutto quello che ero capace di fare.

    Finita la registrazione, appoggiai le mani al microfono appoggiandoci la testa, pensando e pensando, immaginando e riflettendo, comparando le prove con LA PROVA…

    Angel *****, potevi fare di meglio – mi dissi.

    Alzai lo sguardo e vidi il produttore che fece OK con la mano!

    Fissai il vuoto, alzai lo sguardo fissando la gommapiuma di rivestimento e dissi rivolgendomi a lui “Ce l’ho fatta”

    I minuti seguenti furono euforici per noi quattro.
    Il produttore era contento. Era soddisfatto.
    Ci chiese il significato del nome del gruppo e io risposi così

    “Il nome…il nome è solo una corazza, come ciò che rappresenta. Ciò che porta con se non è quello che è veramente. Uno stereotipo fondato su miti e leggende, ciò che la gente vuole, quel nome è purtroppo. Ma andando ben oltre le dicerie, le apparenze, si vede ciò che siamo, ciò che facciamo.”

    Stupore. In fin dei conti ci avevo messo la bellezza di un mese a pensare al nome. Ebbi l’illuminazione pensando ad una cosa che amo e su cui avevo appena finito di fare un quadro.
    Ne andavo fiera in effetti.
    Firmammo il contratto che ci legava alla mjor per 7 anni, in quei sette anni avremmo dovuto lavorare su 4 dischi.
    Quattro dischi da fare. *****! Avevo un po’ di paura ma sapevo di potercela fare, sapevamo di potercela fare.
    Non avevamo nient’altro da fare, dovevamo solo fare quello che già facevamo da me.


    (to be continued)
    Ultima modifica di Angel_Lyly; 04-08-2008 alle 23:44

  2. #2
    V.I.P


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    Predefinito Riferimento: Above A Dream

    CAPITOLO 2: Ciak!

    La nostra strada la stavamo percorrendo beatamente.
    Avevamo appena lanciato sul mercato il nostro primo disco, KW.
    Ora dovevamo scegliere il singolo e girare un video.

    “Che canzone scegliamo?”
    “A proprio non saprei”
    ”Ragazzi io vi consiglio la prima del cd, è la mossa migliore, è la prima traccia, è la prima che ascoltano ed è il primo nome che leggono nella tracklist”

    A me quell’idea non piaceva.
    Io propongo Blood Drops, ho anche fatto un piccolo stroyboard per il video, non è male, a me piace molto”
    Si, essendo uscita da una mamma pittrice oltre che metallara, cosa volevate che imparassi io? È tutto naturale!
    Nessuno ebbe da ridire, in fondo la canzone era nel cd e non potevano nascere discussioni tipo – no fa cagare – per lo meno Giacomo era con le spalle al muro.

    Decisa la canzone, decidemmo se il mio storyboard fosse abbastanza valido.
    Venne stravolto completamente, tranne per l’idea principale. Non mi importava tanto come doveva saltare fuori, ma il significato in se.

    Il video lo girammo appena fuori Bologna, sulle colline, abbastanza lontani dalla mondanità e dal rumore, c’era un silenzio piacevole.
    Il video prevedeva l’utilizzo di pecore bianche e una nera…ma essendo io contro qualsiasi sfruttamento di tipo animale, decidemmo di usare delle comparse, avrebbero preso poi il significato di pecore. O meglio, l’idea mia era quella.
    Litri di vernice di ogni colore possibile e immaginabile, penso d’aver visto tonalità mai viste in vita mia in quel frangente.
    Salimmo su d un silos abbandonato e iniziammo a girare il video.
    Le gru con le telecamere ci giravano attorno e riprendevano il panorama.
    Pensavo di più a quello che volevo trasmettere piuttosto che a interpretare bene la canzone. Addirittura cambiai le parole, durante il video infatti la canzone dice una cosa, la mia bocca un’altra. Mi piacciono questi cambiamenti, e la casa discografica appoggiò questa mia decisione. Anche i ragazzi andavano fuori sincrono ma a loro si nota già meno.

    Le ultime riprese furono quelle più divertenti della giornata.
    Dovevamo prendere i barattoli di vernice, aprirli e iniziare a colorare i ragazzi che facevano da comparsa, ai piedi del silos. La finimmo con l’imbrattarci anche tra di noi rotolando poi nell’erba colorandola in maniera fantastica.
    Lanciai anche una bella vernice color rosso Tiziano su una telecamera, costringendo la casa discografica a ripagarla ^^’’ oops!

    Dopo l’editing del video, fu mandato ai vari canali musicali come Mtv, All Music, Rock TV e addirittura ci fecero anche un Myspace. Pazzesco.
    I nostri spazi personali ricevevano milioni di visite e richieste dopo che il video fu messo in rotazione musicale.
    La mia canzone piaceva, piaceva la nostra idea per il video, piacevamo noi al pubblico italiano…ma nonostante tutto sentivo che c’era qualcosa che mi mancava.

    Venivamo chiamati in alcune trasmissioni, programmi nuovi, piccole feste, niente di ancora esorbitante, dopotutto eravamo nuovi sulla scena musicale.

    Quando il nostro video finì in classifica, e il nostro cd KW vendette non so quante copie in un mese, allora le cose cambiarono.
    Mi sentivo un po’ spaesata a sto punto. Tutto così e subito…si, subito, parolone, dopo anni di mazzi e cazzi, avevamo ricevuto quel che aspettavamo…il culo ce lo siamo fatti abbastanza, ma tutta questa notorietà l’avrei sopportata??
    Avrei sopportato tutto anche non volendo…pensavo e ripensavo sempre alla stessa cosa, magari un giorno…

    Iniziammo così ad essere riconosciuti per strada, non so se fermassero più Andrea o Giacomo, ma a me e Giovanni non ci consideravano più di tanto agli inizi…purtroppo è così, non che io ci rimanessi male eh, me ne stavo volentieri per i fattacci miei piuttosto che con ragazzi e ragazze che mi rincorrono ^^’’’

    Le ultime parole famose, tempo qualche settimana, dopo un servizio fotografico per una rivista musicale, la mia notorietà arrivò. Serviva una foto per mettermi allo scoperto? La prossima volta indosso un sacchetto di carta così nessuno sa chi sono ahahahahah!!
    E così, tutti e quattro dovevamo stare attenti a tutto e tutti…mai più passeggiate in tranquillità.
    Se agli inizi volevo attirare l’attenzione su di me e sui ragazzi facendo casino dappertutto, ora avrei voluto starmene dentro una campana di vetro.

    Mtv ci chiamava spesso per le trasmissioni. Andavamo come ospiti, facevamo anche qualche party dopo i concerti e c’era sempre più gente.
    Riuscivo a dare un certo peso ai ragazzi che mi giravano attorno, ma ero sempre concentrata altrove con la testa

    “Angel tutto bene? Sei la ragazza più triste che abbia mai tenuto in mano un martini”
    “Si, va bene, e non copiare le battute dei film, sei orrendo ahahahh”
    ”E che esagerata che sei, hai un martini in mano, sei triste…ci stava bene”
    “Andre, andre, caro andrea…fatti gli affaracci tuoi. Vai dalle fans vai. Ti reclamano” iniziai a ridere come una disperata

    “Andreaaaaaaa ci fai un autografo?”
    Senza farsi sentire mi fa a me: “Se si alzano le magliette volentieri, ma solo la brunetta, quella bionda tinta finta fa anche abbastanza schifo”
    Gli tirai uno schiaffo sulla spalla
    “Eh!! Non si parla male della gente. Accontentale. Mica devi sposartele”

    Andrea andò ad adempire ai suoi doveri di Bassista
    Naturalmente quando vuoi startene per gli affari tuoi, c’è sempre qualcuno che te lo impedisce…

    “Angel, mi firmi il cd per favore?”
    “Certo. A chi faccio la dedica?”
    “A me, Simone”
    “Ok. Ti piace l’album?”
    ”Oh si è favoloso. Ha un sound così forte e deciso. Hai una voce favolosa”
    “Si si, non esageriamo. Magari il prossimo viene meglio”
    “No dico sul serio. Per me farete davvero molta strada, o per lo meno, io vi appoggio in qualsiasi cosa facciate”
    “Grazie. Mi fa piacere”
    Continuai a bere il mio martini con questo qua che mi ronzava attorno facendomi le domande più disparate, domande anche al quanto idiote

    “Qual è il tuo colore preferito?”
    “Ne ho tanti, dipende dal momento”
    “La tua canzone preferita in assoluto?”
    “Heart Shaped Box dei Nirvana”
    “Gruppo preferito? Sempre I Nirvana?”

    Mi fermai…guardai il martini che stava per finire, mi girai verso sto ragazzino e dissi

    “No, il mio gruppo preferito esiste, ma più che altro adoro un pianeta”

    Sto qua sgranò gli occhi come se avessi detto una fesseria, sorrisi e andai a farmi riempire il bicchiere

    “Un altro martini grazie”
    “Angel è già il terzo. Non ti fa male?”
    “Zitto e servi. Piuttosto come mai sei finito a servire alcolici qua?”
    “Il caso…”

    Era Alessandro, un mio carissimo amico sin dai tempi del liceo. Non ci vedevamo da anni e per caso ci siamo incontrati nel locale dove stavamo dando il party post concerto. Il caso eh…

    “Allora, cosa mi racconti?”
    ”Bah, che il cd va bene, che la mia voce fa schifo e che sono un po’ ubriaca…”
    ”Ma domani dove suonate? Ho sentito che avete un altro concerto”
    “Si, sempre se ce la faccio eh…suoniamo a Milano, all’Alcatraz. Un locale, un ricordo perenne, ricordo sempre quando andai a vedere nel 2004 la presentazione del cd di lancio dei miei amici! Favoloso. Quel locale lo amoooooooooooooo”
    “Sei ubriaca…smettila di bere”
    “No no, e sai cosa ti dico – hic – che quando rientrerò dentro quel locale…verrò sommersa da ricordi così dannatamente belli che se fosse per me non canterei nemmeno…però al pensiero di rimettere piede su quel palco…mi prende una euforia – hic – da panico. Si si. C’è stato lui su quel palcooooooooooooooooo”
    “Lui chi?”
    “Come lui chi?? LUI” e iniziai a ridere buttando in terra il martini
    “Nooooooooo…il mio martiniiiiiiiiiii…”

    Andrea venne da me, mi prese e mi portò via

    “Angel perché ti riduci così? Sai che la casa discografica non vuole che si dia una immagine sbagliata di noi. Poi proprio in queste occasioni dove ci sono i fans”
    “Ma chi ***** se ne fregaaaaaaaaaaa…Andrea, portami in albergo, ho mal di testa”
    “Si, andiamo.”

    Avvisò che mi avrebbe portata su in stanza e che poi lui sarebbe tornato alla festa

    Prendemmo l’ascensore, e per tutti e 5 i paini io me stetti con la faccia spiaccicata sul suo petto.
    Che buon profumo…che sensazione…strana…
    Gli diedi la chiave perché se avessi aperto io, a quest’ora eravamo sempre li fuori.
    Andò per distendermi sul letto e me lo trascinai dietro

    “Non andarteneeeeeeeeeeeeeeeeeee”
    ”Angy, sai di martini”
    ”Eh, ho bevuto quello, sai com’è”
    “Resta qua con me” e gli misi le braccia attorno al collo facendolo finire con la testa spiaccicata sul cuscino
    “Pfpfpfpfppffffffffffff”
    “Come dici?”
    ”Ho detto che sarei tornato giù”
    “Pensi che a qualcuno interessi davvero se non torni?”
    “Scusa ma cosa vuoi fare?”
    ”Bo? AAAHAHAHAHAHAHAHHA”

    Andrea stette li accanto a me. Era quello che volevo o era solo una scusa per farmi vedere serena e tranquilla nonostante io non facessi altro che pensare altrove?

    “Angel, perché sei così strana in sto periodo?”
    ”Io? No no, ti sbagli. Sono sanissima e in perfetto stato”
    “Dici?”
    ”Si, te lo posso dimostrare”

    Mi alzai in piedi sul letto, alzai una gamba per rimanere in equilibrio e, a parte che il materasso non è il posto più adatto per fare sti giochi e io che ero sbronza persa, cascai a pera cotta vicino ad Andrea.

    “Magari te lo dimostro domani eh” iniziai a ridere come una disperata

    Mi baciò. Era quello che volevo? Era per quello che gli dissi di rimanere? Non lo so e non voglio pensarci, sta di fatto che io non feci niente per farlo smettere.
    Lui alla festa non tornò più…e nessuno venne a vedere perché.

    Dopo parecchie ore mi svegliai con un grandissimo mal di testa, erano le 3 del mattino e la festa era già finita. I camerieri stavano pulendo il giardino e io li guardavo beatamente dal terrazzo con addosso una coperta per non prendere freddo visto che ero in biancheria. Andrea dormiva.

    Mi accesi una sigaretta, mi misi a guardare la luna e mormorai

    “Chissà dove sei in questo momento…”


    (to be continued...)

  3. #3
    V.I.P


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    Predefinito Riferimento: Above A Dream

    CAPITOLO 3: My Confession


    Di quella serata non se ne parlò a nessuno, e nessuno seppe se effettivamente Andrea tornò in stanza o chissà che altro…

    Dopo mille promozioni, concerti, feste, incontri, programmi, autografi, foto, risate e quant’altro, arrivò il momento di girare il nostro secondo video.
    Io non ne sapevo niente, ma saremmo andati a Los Angeles a girarlo.

    “Eh? L.A.? Mi prendete per il culo?”
    “No no, andiamo davvero la.”

    Ero abbastanza intontita al pensiero di farmi non so quante ore di aereo per poter andare la… nella mia terra da sogno…ma i pensieri svanirono e tornai cupa.
    Il perché? È un grandissimo perché…

    Telefonai a casa prima di partire avvisando tutti che avrei chiamato appena possibile tenendo da conto il fuso orario.
    Cambiammo i soldi in dollari per poter dedicarci un po’ anche allo shopping e partimmo verso un confine sempre sognato.

    Se dovessi stare a raccontare tutto quello che ho visto e detto e fotografato, ci starei anni qua a scribacchiare, l’unico punto bellissimo fu quando mi trovai davanti al Whisky A Go Go sul Sunset Boulevard!
    Avevo gli occhi che mi brillavano come se avessi trovato una montagna d’oro!
    Al pensiero di tutti gli artisti che ci han suonato, tutta la vita passata tra quelle mura, la musica che ha sentito e la magia degli anni 60 e 70, iniziai a piangere come una cretina.

    “Ahhhhhhhhh…entriamo entriamooooooooooo”
    ”Angy abbiamo da fare e siamo anche in ritardo”
    ”Non posso levarmi questa occasioneeeeeeeeeeeeeeeeeeee.”
    “Poi ci entrerai, ma non oggi”

    Mi trascinarono via mentre puntavo i piedi come un mulo sul marciapiede.

    “Bastardi! Non capite l’essenza del bene primariooooooooooo” urlai io agitando le braccia.
    ”E tu sei andata di testaaaaaaaaaa. Finiscila di fare la bambina e muoviti”

    Sbuffai per tutta la strada. Penso che se avessero avuto una pistola l’avrebbero usata volentieri tutti e tre ^^’’’

    La sera ci facemmo un giro a Long Beach per vedere un po’ di posti.
    D’un tratto ebbi un flash.
    Mentre ero sulla spiaggia guardai all’orizzonte come per cercare un punto di riferimento.
    Iniziai a canticchiare Half Tourism degli Offspring mentre cercavo quel punto di riferimento.
    I ragazzi stavano passeggiando rincorrendo i gabbiani e facendo commenti sulle ragazze.
    Mi girai indietro a cercare un secondo punto di riferimento…eppure lo conoscevo quel punto. Lo avevo visto e sapevo che avrei dovuto riconoscerlo per forza.
    Niente, tutto passò davanti ai miei occhi come un film a rilento…non trovai quel che cercavo.

    Tempo una settimana e tornammo a casa, in Italia. Mi sentivo un po’ in gabbia.
    Il video fu montato in casa di registrazione e dopo pochi giorni lanciammo anche quello sui canali musicali.

    Ancora interviste e promozioni. Non finivano più.

    “Angel ci ha chiamato Mtv per una nuova intervista e perché han proposto un contest su di noi e dobbiamo incontrare i vincitori”
    ”Che contest era? Su chi imita meglio? Bello schifo…”
    ”E dai, come sei pessimista…era un contest a domande. Domande generali su di noi”
    ”Ah…chissà che domande erano”

    Accettammo e andammo in trasmissione tempo qualche giorno.

    Incontrammo sti ragazzini che avevano risposto bene ad una serie di domande…volevano anche imitarci, ma gli riusciva anche abbastanza male. ^^’’

    Durante la trasmissione furono proposte altre domande senza che noi ne sapessimo qualcosa

    “Giacomo qual è la tua band di riferimento quando suoni?”
    “Beh, mi rifaccio molto ai Gun ‘n Roses, ma giusto per lo spirito che mi han sempre trasmesso sin da piccolo. Come band attuale penso i Green Day. Penso.”
    “Invece Giovanni tu a chi ti ispiri per suonare. Hai un batterista preferito?”
    ”Sempre e solo Dave Grohl anche se oramai è il frontman dei Foo Fighters, quando si mette a sedere dietro ad una batteria non lo ferma nessuno. Basti vedere la collaborazione con i Queen of the stone age”
    “E il bassista? Tu hai un idolo?”
    “Ne ho tanti. Se ne dovessi decidere uno solo direi una bugia”

    Quando toccò a me mi sentì gelare il sangue

    “Angel, tu a chi ti ispiri a cantare?”
    “Eh…bella domanda. Sono cresciuta sentendo un certo sound piuttosto grezzo con voci maschili e ben distinte tra di loro. La prima che mi viene in mente è quella di Dexter Holland, poi c’è Dave Grohl anche per me e aggiungo Matthew Bellamy…”

    Non avevo detto completamente la verità…quella volevo che rimanesse tra me e me stessa. I ragazzi che sapevano stettero zitti. Li avevo minacciati di morte atroce! Ahahahah!!

    Un ragazzino però fece la domanda che avrei voluto evitare per tutta la vita

    “Se posso, a me pare che tu ti ispiri abbastanza a Jared Leto dei 30 seconds to mars”
    Lo avrei ammazzato sto marmochietto.
    “Beh, ogni tanto. In fondo non sono male. Ha una bella voce ma ben lontana dalla mia. Se volessi imitarlo mi costerebbe qualche corda vocale.”

    Bugia bugia!! Dentro di ridevo come una cretina. Avevo aria a sufficienza per cantare come Jared e nulla mi avrebbe mai rinnegato questo mio potenziale, l’unico che non lo sapeva era il mondo intero, coloro che sapevano erano i ragazzi. I KW avevano così tanti segreti che nessuno avrebbe mai saputo tutta la verità.

    La trasmissione finì e fuori dagli studi ci aspettavano un bel po’ di fans per foto, autografi e urla.
    Dopo l’ennesimo urlo isterico da timpano forato, mi irritai, saltai sul cofano della nostra macchina e dissi

    “Ohhhhhhhhhhhhhhh! Ma cosa vi costa fare le cose con calma e ordine??? Porcaccia la miseria. Urla e urla! Siete capaci solo di urlare?? Io non mi avvicino a qualcuno che urla. Ci tengo alle mie orecchie. E penso anche loro tre. Se volete autografi e foto, calmatevi e prendetevi un valium che male non fa”

    Scesi dal cofano. Guardai la folla, iniziai a ridere e stetti ferma li senza avvicinarmi di un centimetro alla transenna. Non avevo voglia di firmare niente. Mi andavano solo le foto. Mi divertivo a fare espressioni da deficiente!

    In macchina sulla strada per casa

    “Angel datti una calmata la prossima volta”
    ”E ma scusa…io non le sopporto quando urlano tipo galline strozzate. Pensano di ottenere di più così. Un po’ di rispetto poi porcaccia la miseria.”
    “Ok, ma c’è modo e modo per dire le cose, non credi?” mi fa Gacomo un po’ divertito
    “Io uso i modi che conosco. Se a qualcuno non vanno bene, la porta è quella”

    Il viaggio lo feci dormendo un po’…ero stanca morta.
    Sognai la solita cosa che sogno da mesi oramai. Non mi stupisco nemmeno poi più di tanto. Ci ho fatto l’abitudine.

    La casa discografica ci diede un paio di settimane di ferie per rilassarci e per divertirci senza troppi pensieri.
    Io non pensai nient’altro che a Los Angeles.

    Feci il biglietto e tornai la.

    Meditai abbastanza su me stessa. Passeggiai per i fattacci miei e finalmente nessuno che mi fermava per strada! Mi mancava questa libertà.
    Tornai davanti al Whisky A Go Go ma non entrai nemmeno questa volta. Lo ammirai da fuori, con la sua insegna e quel profumo che stagnava nell’aria circostante.

    Me ne andai anche a Beverly Hills e a Hollywood, percorsi la Mullholand Drive arrivando fino in cima a vedere il panorama di quella città che non finisce mai.
    Pensai al film e iniziai a ridere.

    “Chissà che film staranno girando adesso qua negli studios? Magari un nuovo filmone da chissà quanti miliardi. E magari andrò anche a vederlo! Ahahahahah!”
    Tornai giù finendo di percorrere la Mullholland Drive e mi feci un giro per le strade guardandomi attorno, abbagliata da tutta quella roba così grande per una ragazza piccola come me!

    La sera me ne andavo sempre a Long Beach. Una sera, mentre ero sdraiata sulla sabbia a guardare il cielo in un quadrante mai visto fino ad ora, sentì una musica in sottofondo, molto in lontananza.
    Pensai ci fosse una festa e andai a controllare.

    (continua sotto)

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Above A Dream

    La festa c’era…e c’erano anche personaggi abbastanza interessanti.
    Dato che era pubblica la festa, me ne restai li, tanto non avevo niente da fare.
    Si avvicinò un ragazzo e mi fece
    “Ciao”
    “Ciao…”
    “Come mai da sola?”
    “Sono qua in vacanza da sola”
    “Ah, di dove sei?”
    “Italia”
    “Oh, bella, pizza, mafia e mandolino”

    Ma daiiiiiiiii!!!

    “Eh..ehehe, si si” lo avrei ammazzato.
    “Vuoi da bere?”
    “Ma si grazie.”
    ”Birra?”
    ”Si va bene”

    Ce ne stemmo a chiacchierare e mi presentò i suoi amici, ce ne fosse stato qualcuno di decente. Ma gli americani non sono dei figaccioni?
    Mentre guardavo la massa informe di gente notai una faccia abbastanza familiare.
    No, dovevo aver avuto una allucinazione.
    Poco dopo rividi quella faccia.

    “Spiegatemi una cosa, ma è possibile che io abbia visto Tomo dei 30 seconds to mars?”
    “Dove scusa?”
    “La vicino al bancone”
    ”Ah, probabile. Gira spesso per festicciole simili. Poi questa è data da un suo amico se non sbaglio. Ma non ricordo il nome”

    Mi alzai e andai a vedere da vicino se era veramente lui. Giravo tra la gente con indifferenza. Per fare un punto della situazione.
    Ero al bordo della piscina e lo vidi, di sfuggita, attorniato da un po’ di gente. Ma era davvero lui?
    Mi avvicinai ma lo persi di vista.
    Sbuffai, mi girai per tornare da quei quattro disgraziati per avvisarli che me ne sarei tornata a casa e urtai contro qualcuno…

    “Oh cavolo. Scusa non l’ho fatto apposta”
    “Fa niente – disse lui – non preoccuparti. Guarda in alto semmai la prossima volta”

    Alzai gli occhi…non era Tomo. Era qualcuno che gli somigliava tremendamente. Menomale dissi tra me e me…avrei certo iniziato a comportarmi da cretina.

    Il giorno dopo andai di nuovo a giro, avevo voglia di comprare qualcosa. In ogni negozio che entravo ci lasciavo un rene dai prezzi che vedevo.
    Ma mi domandavo sempre chi mai avesse varcato la soglia oltre me. Magari un Jhonny Deep, un Brad Pitt o perché no? Gorge Clooney? Mi vennero a mente troppi nomi che mi gasavo da sola all’idea!

    Alla fine qualcosa la comprai. Non molta perché non avevo molti soldi con me, ma qualche cosa di carino a poco lo trovai.
    Mentre me ne stavo beatamente passeggiando mi fermai su una panchina per riposarmi un po’, troppo caldo.
    Guardavo le macchine passarmi davanti e mi facevo sempre le solite domande.

    “Uh che bella macchina. Chissà chi ci sarà li dentro? Magari un produttore famosissimo. Un regista. Un musicista. Adoro questa città!!” ero nel mio mondo perfetto!!!

    Ripresi a camminare per attraversare la strada. Io non aspetto mai che sia verde, nemmeno in strade simili a diecimila corsie. Il punto vuoto esiste sempre e io ne approfitto. Ero a metà carreggiata e stava arrivando una macchina da sinistra. Siccome ero nel mezzo si fermò e mi fece passare. Feci cenno con la mano per ringraziare. Mentre camminavo guardai la targa…non so perché mi ci cascò l’occhio…mi fermai di colpo. La macchina passò accanto a me andando nella sua direzione.
    Mi girai di scatto per rileggere la targa.
    Si, era quella targa. Non potevo sbagliarmi.
    Me ne rimasi ferma in mezzo alla strada fissando la macchina allontanarsi quando..

    PEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!
    Mi impaurì seriamente.
    Mi girai e feci

    “Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh! Datte na calmata eh!!”

    Sto qua si affaccia dal finestrino, borbotta qualcosa e dissi
    “Si si, ha ragione lei. Mi levo ma si calmi! ******o!”

    Appena arrivai sul marciapiede guardai nella direzione in cui si era allontana la macchina

    “Si vabbè, magari non c’era nemmeno lui alla guida. La devo smettere di farmi i viaggioni.”

    La sera chiamai a casa e avvisai i ragazzi che sarei tornata tra quattro giorni e anche per farmi aggiornare sulle ultime novità se ce ne fossero state.
    Niente di nuovo. Bene bene. Stavo più tranquilla.

    Arrivò il giorno della partenza. Mi lasciai alle spalle Los Angeles con un po’ di tristezza…


    (to be continued...)

  5. #5
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    CAPITOLO 4: In Capo Al Mondo


    Tornata da L.A. iniziò nuovamente la mia vita frenetica.

    Avevo progetti a lungo termine e decisi che se dovevamo fare qualcosa di veramente utile a noi stessi, avremmo dovuto provare a prenderci il mercato internazionale, molto ardua come cosa visto che di artisti italiani arrivati all’estero ce ne saranno due o tre.

    Pensai a mille cose da poter fare, dovevamo tentare il tutto e per tutto.

    “E se provassimo a proporci come band in qualche locale in America?”
    “Dici come abbiamo fatto qua agli inizi?”
    “Perché no? In fondo le nostre canzoni sono in inglese, non c’è nemmeno il problema di farci capire. Meglio di così si muore”

    In effetti l’idea non era malaccio, ma come facevamo con il mercato italiano?
    La casa discografica ci disse che la strada migliore era quella, magari, di mandare i video anche ai canali americani, sperando di passare in playlist.

    Avevamo bisogno di un album nuovo.
    E così iniziammo il lavoro.

    Mesi e mesi dopo partorimmo il nostro secondo frutto contorto, molto più del primo: It’s Your Turn Now.

    Si piazzò subito in classifica. Venne definito molto più profondo e migliore del primo lavoro, il nostro KW di lancio. In effetti passai i mesi precedenti a scrivere qualsiasi cosa mi venisse in mente, anche la più piccola ******ata la buttavo giù.
    Il risultato? Un cd come lo sognavo da anni.

    Girammo anche 4 video per i 4 singoli scelti, Coffee and Paint, Judge Yourself, Into The Enemie’s Mind e la bellissima Cherry
    Mandammo i video e gli album ad alcune emittenti americane, sperando di ricevere risposte…e così fu!

    Soprattutto le radio interne dei college passavano le nostre canzoni. Gli studenti apprezzavano il nostro lavoro. Mi sentivo al settimo cielo.
    Uscimmo a festeggiare per ringraziare la manna dal cielo. Avremmo fatto un mini tour nei college statunitensi per farci conoscere.

    “Brindiamo al nostro passo avanti verso il mercato internazionale”
    “Brindiamo anche a Los Angeleeeeeeeeeeees” faccio io
    “Cosa centra?”
    “Ma che ne so. Ah si, lo so, quando ero laggiù durante la pausa penso d’aver incrociato LUI mentre attraversavo la strada”
    “Si? Ma dai? E hai le prove?”
    “Ehm…no…cioè, la targa era quella, poi non so se ci fosse lui dentro”
    “Allora diciamo che hai avuto incontri ravvicinati con la targa”
    “Andrea, sei uno ******o. Sempre a demoralizzarmi. Ma perché?”
    “Perché ti voglio bene ed è il caso che scendi dalle nuvole. Quante possibilità hai di incontrarlo scusa? Pochissime.”
    “Ora ne ho di più visto che iniziamo il tour americano. Ho grandi speranze. Ma a me basta anche un gesto piccolissimo eh. Non chiedo molto”
    “Sogna Angel, sogna” disse Giovanni scorbutico come sempre
    “Sentite, se mi dovete ammazzare i sogni, le mie speranze – e mi alzai dal tavolo – andatevi a cagare”
    Presi la borsa e uscì dal locale.
    Un paio di ragazzi volevano l’autografo, firmai anche se ero abbastanza irritata e chiesi loro di lasciami stare, avrei potuto rispondere male e non avevo voglia.

    Guardai il cielo

    “*****! Sognare non ha mai fatto male a nessuno. Perché loro devono sempre smontarmi tutto quanto?”

    Sentì aprire la porta, era Andrea.

    “Cosa vuoi adesso?”
    “Niente, volevo chiederti scusa. Ma per me ti stai arrampicando sugli specchi”
    “Ma che ne si?”
    “Ne so. Come può una persona come lui avere contatti con te?”
    “Fidati. Non posso spiegartelo, è privata come cosa. Ma tu fidati. Credi in me. Per favore”

    Guardò in basso e poi annuì abbracciandomi

    “Se solo tu non fossi così persa per lui, ti avrei già portata via da tutti quanti”
    “Cosa vuoi dire?”
    “Che mi piaci Angy, mi sei sempre piaciuta”

    Mi allontanai uscendo dal suo abbraccio

    “Alt! Ferma i lavori! Non ti sarai mica fatto strane idee dopo quel party?”
    “No no, è sempre stato così, è che tu sei sempre stata con la testa altrove. Qualsiasi cosa tu faccia la fai solo per lui e per quella remota possibilità e non potevi accorgerti di me nonostante io ti stessi vicino da anni”
    “Andre, scusa…ma davvero, non ce la faccio. Ho provato a farmi scorrere tutto quanto ma è più forte di me. Grazie e lui ho trovato tutto quello che avevo perso in questi anni, ho ritrovato le mie qualità, la mia determinazione, me stessa!!! E non posso non centrare la mia carriera, la mia vita i miei sogni soprattutto su di lui. È folle. Sono pazza. Non posso fare altrimenti davvero.”
    “Lo so. Ti capisco e ti vedo come stai. Ma forse è bene che tu inizi ad aprirti a tutti quanti.”
    “Dovrei dire al mondo intero la mia passione per lui?”
    “Magari fa bene. Che ne sai?”
    “Il pazzo sei te. Ma ti pare? Andare a dire a cani e porci che sono persa per…no no. Pazzo e lo ribadisco!”

    Rientrammo e finimmo di festeggiare. Io come al solito mi sbronzo come da programma. Che volete farci? Almeno rido per un motivo serio! Ahahahah

    “Giovanniiiiiiiiiiiiiii portami a casaaaaaaaaaaaa”
    “Questa è ubriaca a livelli improponibili. Andrea ci pensi te? Io porto a casa l’altro che sta vomitando beatamente in un cassonetto della monnezza”
    “Si, ci penso io. Angy vieni, andiamo a casa”
    “No, voglio Giovanniiiiiiiiiiiiiii”
    “Lui non può. Ti porto io”
    “Ma tu mi violenti. – dissi io ridendo abbracciando un palo della luce – Ciao paloooooooooooooo”
    “Vieni qua!! Ripigliati!”
    ”No!”
    “Fa come vuoi. Monta in macchina. Se devi vomitare avvisa non voglio la tappezzeria nuova”
    “Si, tranquillo”

    Durante il tragitto mi addormentai per poi risvegliarmi a pochi chilometri da casa

    “Dove siamoooooooooooo?”
    “Siamo quasi arrivati. Perché non dormi ancora?”
    “Non ho sonno…piuttosto…Sali su con me?”
    “E perché dovrei?”
    “Bo? Così. Non ho voglia di stare da sola. Sono tutti fuori a giro sta settimana”
    “No grazie. Torno a casa, e poi non mi va di vederti ulteriormente in quello stato…”
    ”Grazie, invece do il meglio di me in queste occasioni”
    “Sai che chi vuoi te non approverebbe vero?”
    ”Chi? Lui? Seeeee…fa tanto il buon samaritano ma chi è che non si è mai preso una sbronza?? Ahahahah”
    “Se lo dici te…”
    ”E poi a quel punto farei la brava…”
    “Eh? Come hai detto?”
    “CHE FAREI LA BRAVAAAAAAAAAAAAA!!”
    “Rinnegheresti te stessa per qualcuno?”
    “Me stessa è un parolone…mi darei una calmata più che altro…”
    “Contenta te…”

    Iniziai a pensare seriamente a quel che avevo detto…

    “Ja…ODDIO ACCOSTAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!”

    Andrea inchiodò e feci a tempo ad aprire la portiera

    “Vuoi un fazzoletto?”
    “Si grazie – iniziai a piangere – odio vomitareeeeeeeeeee. Non lo faccio più promessooooooooo”

    Arrivai a casa con qualche millilitro di acqua in meno nell’organismo.
    Salutai Andrea, salì le scale, e senza nemmeno struccarmi mi buttai nel letto…e sognai.

    L’indomani mi svegliai tardi.
    Avevamo l’appuntamento con la casa discografica per metterci d’accordo per il mini tour americano.
    Mai più sbronze colossali. Lo prometto.

    Con tutto lo staff decidemmo cosa era meglio fare.
    Chiamammo i vari college che risposero alla nostra e-mail per metterci d’accordo per fissare delle date per suonare nei campus.
    Appena deciso tutto quanto, cioè una ventina di date in tutto il paese, ci preparammo la scaletta da eseguire live.
    I pezzi erano una ventina, tra pezzi nostri e cover.
    Avendo solo due album non potevamo utilizzare molto, anche se due canzoni dai miei diari saltarono fuori.
    Per mia gioia inserimmo Comprati Una Mucca abilmente tradotta per l’occasione. Ero felice!!

    Il giorno della partenza ero su di giri. Ero agitata, iper attiva, ero…euforica!

    Il tour prevedeva tappe in città come New York, Philadelphia, Miami, Huston, Lexinghton, Jamestown, Portland, Seattle e Los Angeles…cosa potevo chiedere di più dalla vita?


    (to be continued...)
    Ultima modifica di Angel_Lyly; 05-08-2008 alle 02:44

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    CAPITOLO 5: Trust In You

    Il tour stava procedendo bene. Erano in molti a vederci. Alcuni addirittura venivano da altri college per poterci sentire perché avevano sentito Cherry in radio. Stava andando alla grande. Eravamo soddisfatti ed euforici.

    A Seattle finalmente ebbi l’occasione di farmi un giro e andai ad Aberdeen…dovevo farmi travolgere dall’aria di quel posto.

    Tappa successiva LOS ANGELES.
    Anche qua il concerto andò bene. Ero carichissima. Per lo show mi vestì di bianco come per quando facemmo il provino per la casa discografica. Ero così presa dalla situazione che se avessi voluto sarei stata capace di iniziare a volare.

    Finito il tour e finita la fatica mai sentita di girare da un college ad un altro in tutto il paese, si restò una settimana a L.A. per una mini vacanzina.
    Oramai l’avevamo presa come la nostra seconda casa.

    Una notte, mentre eravamo fuori, alcuni ragazzi ci diedero dei bigliettini per entrare in un locale con una festa vip a Long Beach.
    Quel posto mi perseguita perennemente.
    Decidemmo d’andare, in fondo volevamo divertirci.
    Entrammo con questi bigliettini e ci trovammo in una mega sala con una miriade di gente che ballava e alcolici dappertutto

    “Ahhhhh…la tentazioneeeeee..non posso bere!”
    “Angy calmati.”
    “No no e poi no! Qua mi si vuole male. Non posso bere, l’ho promessooooooo…andiamocene”
    “Eh no, ora si rimane e ti diverti”

    Per fortuna decisi di rimanere…per fortuna…

    Mentre ce ne stavamo a ciarlare su dei divanetti al quanto scomodi sentì un urlo provenire dall’ingresso per poi propagarsi in tutto il locale
    “Chi c’è?”
    ”Bo? Magari qualche vip che è venuto alla festa. Ho sentito che questo locale è abbastanza frequentato”

    Continuavo a sorseggiare il mio sex on the beach (almeno questo me lo fate bere in santa pace?)
    Quando ad un certo punto sentì echeggiare un nome…

    Jared…Jared…Jared..

    Mi andò tutto nel naso perché tirai su tutto d’un fiato…
    “Ditemi che ho capito male…”
    “Cosa? Che hai capito?”
    “No, niente, lasciatemi perdere. Sono sotto effetti di allucinogeni perenni io”

    Fissai lo sguardo nel vuoto senza un punto di riferimento…
    Poi tornai lucida, forse perché nessuno stava più ballando ma stavano accalcati verso l’ingresso
    Ci doveva essere qualcuno per forza, e il mio cocktail era anche finito
    “Ragazzi vado a prendere altro che ho ancora sete. Non preoccupatevi, niente di dannoso per il mio corpicino”
    “Anche perché noi in barella non ti ci portiamo in albergo. Fai un po’ te”

    Presi la borsa e andai al bancone

    “Sex on the beach please”

    Appoggiai i gomiti sul bancone e chinai la testa.
    Poi guardai indietro e vidi ancora quella calca di gente. Ma chi c’era per fare tanto scompiglio?
    Il barman mi servì il mio drink e mi girai a guardare la situazione….e lo vidi.
    Mi passò davanti attorniato da quattro omoni tipo gorilla e andò a sedersi in un salottino accanto al nostro che era riservato.

    Me ne restai immobile per qualche secondo. Deglutì quello che avevo in bocca e per poco non affogai e corsi dai ragazzi.

    “Oddioooooooooooooooooooo…è qua!! RAGAZZI E’ QUAAAAAAAAAAA!”
    ”Chi? Cosa? Come? Dove??”
    “LUI!!”
    “Si, drogati di meno”

    Presi la testa di Giacomo e la girai a forza verso LUI…Jared Leto.

    Incredulo disse
    “Porca la miseria. È lui veramente”
    Iniziarono a ciarlare peggio delle galline tutti e tre. Io li a sbavare (metaforicamente) fissandolo da lontano.
    Cavolo e per fortuna che volevo andarmene da qua.
    Mi misi a gironzolare per il locale.
    Lui se ne stava seduto con altre persone a parlare sorseggiando non so cosa.
    Avrei voluto andarci a parlare o per lo meno a provare a parlarci.
    Poi successe l’inaspettato…mi sentì così fuori luogo che avrei preferito seppellirmi.

    “Angeeeeeeeeeeeeeeeeel. È Angel dei KW”

    Mi girai e vidi un gruppetto di ragazzi e ragazze che mi indicavano

    “Eh? Io?”
    ”Si si, tu. Ieri l’altro avete suonato nel nostro campus. Fantastici.”
    “Oh grazie. Mi fa piacere”
    “Sei italiana vero?”
    ”Si, siamo italiani.”
    ”Ve ne tornerete a casa o rimanete qua? Dobbiamo rivedervi live”
    “Purtroppo dobbiamo tornare in Italia ma rifaremo un tour qua da voi il prima possibile. Promesso.”

    Ero circondata da questi ragazzi che mi chiesero di fare autografi e foto. Chiamai anche i ragazzi che stavano ancora seduti beatamente.
    Attirammo abbastanza l’attenzione…e anche quella di Jared.
    Il resto della serata andò bene. Ero contenta e soprattutto c’era lui nel locale, nel nostro stesso locale.
    Ad un certo punto vidi Giovanni allontanarsi perché chiamato da qualcuno, non ci diedi peso perché stavo parlando con questi ragazzi. Parlavo molto più volentieri con loro che con i fan italiani.

    Giovanni tornò correndo verso di noi
    “Ragazzi venite un po’ con me”

    Lo seguimmo e ci portò al lato del bancone, io stavo parlando con Andrea della situazione bellissima in cui eravamo
    “Ma te ne rendi conto? Ci hanno riconosciuto. L’idea è stata buona…è stata…”
    “Voleva sapere chi eravamo visto che ci avevano fermati quei ragazzi”

    Rimasi intontita per qualche secondo
    Jared…era li, al bancone, e chiedeva di noi.
    Non parlai. Ci pensò Giacomo e per fortuna. Ci presentò ma non fiatai.
    Raccontò a grandi linee chi eravamo e cosa stavamo facendo.
    Apprezzò il nostro lavoro e ci promise di ascoltare il nostro lavoro, era molto curioso.

    “Angy, vai, parlaci no?”
    “Eh…cosa? Chi? Io? No!!!! Pazzo! Chiamate la neuro per questo degente”
    ”No la pazza sei te…”

    Andrea andò a dire una cosa a Jared. Io mi girai…ero al quanto imbarazzata dalla situazione.

    “Angel…” rimasi ancora girata “Angy girati” niente. Fissavo nel vuoto intenta a pescare ancora un po’ del sex on the beach tra i cubetti di ghiaccio
    “Angel? Girati, perché mi dai le spalle?”
    Riconobbi quella voce…sapevo chi mi stava chiamando…lo sapevo. Mi girai e vidi una mano che aspettava la mia.
    “Piacere di conoscerti”

    Allungai la mia…lo fissai negli occhi…

    ”Piacere mio Jared. Sono Angel, cantante dei KW”
    Ce ne stemmo un po’ a chiacchiera. Voleva sapere qualcosa in più su di noi, e non mi capacitavo del perché.
    Poco dopo apparve suo fratello Shannon, accompagnato da una tipa.
    Jared lo chiamò e ci presentammo anche a lui. Giovanni era in paradiso. Lui non lo disse ma prendeva molto spunto da lui. Pareva in amore a parlare con Shannon ahahahah!

    Jared ci invitò ad andare a sederci con lui e i suoi amici nel privè. Accettammo.

    “E così avete appena finito il tour promozionale dell’album nei college?”
    ”Si, l’idea è stata sua – e Andrea indicò me – ha sempre saputo di potercela fare e aveva ragione”
    Nel frattempo mi ero presa un altro sex on the beach, almeno non mi mordevo le mani dal nervoso ma bevevo qualcosa di dolce
    “Ottima mossa, complimenti.”
    “Eh…g…grazie.”
    “Lei è una vostra fan da anni ma è abbastanza imbarazzata e non lo dice.”

    Lo avrei ammazzato…ma non lo feci, non volevo sbattermi per cercare un bassista nuovo.

    “Sei una nostra fan?”
    “Si…qualche concerto vostro l’ho visto”
    “Quindi oltre che front del tuo gruppo sei una Echelon? Brava!”

    Dalla borsa presi il braccialetto nero con i glyphics e glielo feci vedere

    “Mi fa piacere. Davvero! A breve dovremmo tornare in Europa per il tour nuovo. Verrai a vederci?”
    “Impegni permettendo si. Se non ho concerti da fare vengo sicuro”

    Il resto della serata la passammo a parlare del più e del meno.
    Lo guardavo e non lo guardavo.
    Shannon se ne stava molto per gli affari suoi anche se qualche idiozia la sparava ogni tanto.
    Giovanni era perso completamente…terra chiama Giovanni! Pronto?? Ci sei? L’avevamo perso.

    Ce ne andammo che il locale stava chiudendo. Passammo dal retro per evitare la massa di gente

    “Mi ha fatto piacere conoscervi. Prometto davvero di ascoltare il vostro album”

    Poi mi ricordai che ne avevo uno in borsa.
    Lo presi, ci scrissi su qualcosa a pennarello e glielo consegnai.
    “Tieni, te lo regalo. È il nostro secondo album, ho solo questo. Spero di piaccia”
    “Wow, grazie. Shannon guarda, ci han regalato il loro disco”
    “Grazie!! Domani lo ascoltiamo.”
    Shannon era abbastanza preso dalla tipa con cui era…non era nemmeno un gran che
    “Jared, noi dobbiamo andare in albergo che domani pomeriggio abbiamo l’aereo”
    “Ok, allora buon viaggio. Allora ci vediamo in Europa se venite a sentirci.”
    “Senz’altro. Ma sempre se tu ti ricorderai di noi…”
    “Contateci”

    Ci salutammo li su quel marciapiede. Noi ci incamminammo in una direzione e Jared e Shannon più tipa indefinita, nell’altra.
    Ad un certo punto mi girai per guardarlo ancora, lo vidi allontanarsi a piedi…

    Quella sera dormì bene, finalmente…ne avevo bisogno. Ero serena e compiaciuta. Jared aveva il nostro disco e avevo avuto una conversazione con lui, ma soprattutto ero contenta per quel che avevo scritto sul booklet. Stavo in cielo dall’euforia!


    (to be continued...)
    Ultima modifica di Angel_Lyly; 05-08-2008 alle 02:43

  7. #7
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    CAPITOLO 6: Entertain Us


    Tornati in Italia avevo sempre stampata nella memoria l’immagine di Jared con il nostro cd in mano, con la mia dedica personale…dedica…non era proprio una dedica, diciamo un promemoria. ^^’’

    Subito dopo qualche giorno continuammo la promozione per il disco.
    E vennero stampate anche le nuove magliette “KW, breath this!” Non era la frase più bella che io avessi mai sentito ma non mi lamentai. Per lo meno il logo era il mio. Un bel K e una W fatte a mano. Che splendore.
    Le prossime però le disegno interamente io e che osino a dirmi qualcosa.

    Il cd vendeva sempre di più, se le serate aumentavano.
    Suonavamo in locali abbastanza rinomati anche se di spazio non ce ne stava tantissimo.
    Locali come il Thunder Road, l’Area 51, il Buddah Caffé, Ju-Bamboo, Rolling Stones, Flog, Estragon, Live Club, Nautilus…tutti locali tra l’altro che conosco bene data la mia routine di inseguimento gruppo di amici in giro per l’Italia.

    I concerti erano sempre pieni di gente. Tutti a cantare le nostre canzoni. Andavo fiera di ciò che avevamo messo assieme noi quattro. Era il nostro sogno e lo stavamo vivendo.

    Finito il tour promozionale per It’s Your Turn Now ci prendemmo una pausa di qualche mese prima di tornare a scrivere qualcosa e incidere pezzi nuovi per il lavoro successivo che sarebbe uscito tra un anno abbondante. Con due cd all’attivo nessuno ti chiede un album subito, o meglio, ti prendi te una pausa da tutto ciò. Fa anche bene.

    Ognuno di noi tornò a casa per starsene in pace. Niente rotture di scatole e niente casino nelle orecchie. Io mi rilassai con le mie solite abitudini, rollerblade, pittura, cinema, uscite con gli amici anche se era abbastanza complicato per il fatto che ovunque andassimo venivo sempre fermata. Mi toccava fare la scontrosa…ma mi ci portano all’esasperazione!

    In autunno uscirono le date di alcuni concerti in Italia.

    Drin…drin…
    “Dicame.”
    “Angel, sono Andrea”
    “Siiiiiiiiiii???”
    “Ho qua la lista dei concerti che potrebbero interessarci per questo autunno”
    “Vai, spara! Ho proprio bisogno di andare ad ascoltare piuttosto che farla io la musica.”
    “Vediamo, abbiamo, Foo Fighters a Milano e a Bologna, gli Offspring a Bologna e basta, mmmm…My Chemical Romance a Roma e Milano, I Lacuna Coil un po’ ovunque, la lista è lunga. Ah, ho anche qualche data della Rock Fm All Stars Band se ti interessa, sennò…”

    Andrea continuava ad elencare una miriade di gruppi e festival interessanti. Tanto la pausa sarebbe durata fino a gennaio. Avevamo abbastanza tempo da perdere.

    “…Green Day, Good Charlotte e 30 seconds to mars!”
    “Dove?”
    “Chi dove?”
    “Odio le domande inutili. I 30 scemo”
    “Ah, a Milano e Bologna”
    “A Bologna all’Estragon?”
    “Si, nel tendone all’arena”
    “Quasi quasi…ma perché scegliere. Li faccio tutti e due che faccio prima”

    E così decisi. I ragazzi sarebbero venuti con me solo a Milano, per Bologna li presi solo io i biglietti, e ancora non capisco il perché.

    Trepidavo all’idea di vedere di nuovo Jared, e trepidavo all’idea che magari si potesse ricordare di me, in fondo non era passato molto tempo dalla chiacchierata a Los Angeles…o si? Perdo la cognizione del tempo.

    Giunto il giorno del concerto, prendemmo due macchine e andammo su a Milano.
    Due perché appena finito il concerto io sarei partita per Bologna per fare la fila, non potevo perdermi questa occasione no? Avevo pensato all’eventualità di ritrovarmi qualche fan li con me ma non me ne fregava assolutamente niente!

    Nelle macchine eravamo io e Andrea, Giovanni con Giacomo.

    Durante il viaggio ascoltammo qualche album preso a caso, tra cui anche il s/t dei 30 seconds to mars. Aprivamo il porta cd e metteamo ciò che capitava.
    Parlammo delle cose più disparate, dal gruppo fino a problemi personali e del mondo. Idee possibili per il nuovo disco, idee per gli show, qualche idea per le magliette e merchandising, insomma, le solite menate da componenti dello stesso gruppo.

    Arrivati a Milano ci dirigemmo verso l’Alcatraz dove si sarebbe tenuto il concerto dei 30.
    C’era già fila.
    Giovanni non ci disse niente ma aveva contattato la nostra casa discografica per poterci procurare i pass per il concerto.

    “Cosa?? Vuoi dire che non dobbiamo fare la fila e che possiamo gironzolare nel backstage?”
    “Si, fico vero? Ci han procurato 4 pass vip”

    Saltai al collo di Giovanni così forte che per poco non perdeva l’equilibrio.

    “Grazie tante. Grazie davvero. Non saprò mai come sdebitarmi”

    Andammo dalla security passando davanti agli echelons e, mostrando i pass, entrammo.
    I ragazzi stavano facendo il sound check.
    Ci mettemmo a sedere in fondo alla sala per non disturbare e ci godemmo le prove.

    Fantastico. Me ne sarei potuta anche andare dopo aver visto ciò. Chi se ne fregava dello spettacolo, mamma mia!
    Mentre provavano ogni tanto guardavano verso di noi, ad un certo punto

    “Ciao. Chi siete?” disse Shannon alzandosi dal panchetto
    “Siamo i KW. Ci siamo incontrati qualche mese fa a Los Angeles in un locale. Ricordate?”
    “Ahhhhhh, certo! Avvicinatevi” ci disse Jared facendo cenno con la mano.
    Ci avvicinammo e ci salutammo presentandoci anche a Tim e Tomo.
    Ci dissero di aver apprezzato il nostro lavoro.
    Avevamo un sorriso da ebeti stampato in faccia.
    Finirono di fare le prove e le spie e ci invitarono a mangiare con loro.
    Accettammo.

    A cena parlammo veramente di così tante cose che a volte mi dimenticavo d’avere la pizza nel piatto.
    Ripensavo a quello che avevo scritto sul booklet del cd quando lo consegnai a Jared e mi domandavo un sacco di cose.
    Fu divertente mangiare con loro. Non sono per niente arroganti e né montati. Sono dei semplici ragazzi che si ritrovano dove vogliono, un po’ come noi del resto.

    Avrei voluto chiedere a Jared se mi rifaceva la scena in Alexander, quella del braccialetto, ma non lo feci, avevo un po’ il timore a chiedere cose inopportune, ma mi sarebbe piaciuto davvero e penso che avrei iniziato a ridere come una matta!

    Dopo mangiato c’è chi andò a fumare, a parlare e chi rimase al tavolo…io e Jared. Eravamo immersi in una conversazione abbastanza profonda.

    “Devi sapere che il moto perpetuo è così, se un gatto casca sempre in piedi e una fetta di pane imburrata la facciamo cascare nel verso giusto, legandoli assieme, creiamo il moto perpetuo…”
    “Mi pare una teoria interessante…”
    “Si, lo è. No a dire il vero è il frutto del crollo psicologico di un mio amico…si inventa queste idiozie qua”
    “Fantastico.”
    “Si si, lo è”
    “E sai anche una cosa? Che il ritenere una cosa inutile è pur sempre utile a ritenerla inutile. Se si arriva alla conclusione di reputare inutile qualcosa o qualcuno, significa che è utile all’inutile”
    “…ohhhhhhhh…ma sei un genio”
    “Si, modestia a parte lo so” disse Jared mangiando le ciliegie...ahahahah!

    Scoppiammo a ridere come matti e ci versammo altro succo di mirtillo nel bicchiere.
    Continuammo a parlare di idiozie e su problemi esistenziali ad alto livello di pazzia…tra pazzi ci si capisce in fondo. Un pazzo non sarà mai del pazzo ad un altro pazzo, proprio perché sa riconoscere la pazzia come lucidità pura.

    Quella sera non toccai alcolici né sigarette…dovevo fare la brava!

    “Senti una cosa…”
    “Dimmi”
    “Ho letto quello che scrivesti nel booklet del cd…”

    Imbarazzo più totale. Avrei voluto correre via come il vento

    “Volevo chiamarti per ringraziarti di persona, ma prendeva male la linea”
    “Ah si? Peccato” sarei morta sul colpo!
    “Mi dispiace perché mi avrebbe fatto piacere dirti in tempo reale le mie impressioni sulla vostra musica”
    “Eh, fa niente. Grazie per il pensiero”
    “Domani ti vieni a vedere anche l’altro concerto?”
    “Si, ma sarò da sola.”
    “Allora resta con noi”

    Altro collasso. Mi chiedeva di rimanere per cosa? Che intenzioni aveva? Ma soprattutto, che intenzioni avevo io????????????

    “Scusami un attimo, vado a dire una cosa ai ragazzi”

    Uscì sul retro per poter parlare con loro e anche se c’erano Shannon, Tim e Tomo non mi preoccupava, l’italiano non lo sapevano
    Chiesi scusa per la quale non avrebbero capito niente e iniziai il discorso

    “Mi è stata offerta l’opportunità d’andare domani giù con loro per il concerto”
    “Daiiiiii?? Allora veniamo anche noi”
    “No, voi ve ne tornate a casa”
    “E perché mai?”
    “Perché l’hanno chiesto a me e poi perché avete un impegno il quale io me ne sono guardata bene dal prenderlo. Facile lasciami da sola per un concerto ma se capita l’occasione giusta venite eh?”
    “Che pretendi?”
    “Pretendo che prendiate le vostre responsabilità e ve ne torniate a casa. Il problema è la macchina mia”
    “La porto giù io non preoccuparti” mi disse Andrea un po’ sconsolato

    Lo presi e lo portai lontano dagli altri

    “Non avercela a male, ma se mi capita l’occasione, come posso mangiarmela?”
    “No ma te fai bene, sono io il *******e che ci sta male”
    “Andrea scusami davvero, ma non riesco a fare niente contro questo mio desiderio”

    Gli diedi un bacio e me ne tornai dentro da Jared dicendogli che accettavo l’invito.

    Il concerto fu bellissimo.
    Ce ne stavamo nel backstage a guardare quello spettacolo così fantastico che a mala pena ce ne stavamo fermi noi.
    Tante idee le pensammo li, riguardo i nostri futuri live. Si impara sempre da chi ne sa più di noi.
    Prendemmo appunti e pensammo su cosa avremmo potuto proporre di nostro.
    Molto, ma molto interessante.

    Finito il concerto diedi le chiavi della macchina ad Andrea, mi raccomandai sulla velocità e che le multe nel caso le avrebbe pagate lui.

    Salutai i miei colleghi d’avventura e rimasi li con i 30 mentre loro tre tornavano a casa.

    “Pronta?”
    “Prontissima…mai stata più pronta in vita mia”

    Destinazione: BOLOGNA! Estragon!


    (to be continued...)
    Ultima modifica di Angel_Lyly; 05-08-2008 alle 02:43

  8. #8
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    CAPITOLO 7: On The Road

    Salimmo sulle macchine per andare da Milano a Bologna per il secondo concerto italiano dei 30 seconds to mars.
    Si faceva una carovana sulla A1, in cima c’erano i camion del palco, e dietro nelle macchine c’erano lo staff e tutti i tizi utili per le occasioni, in fondo c’eravamo noi, io e i 30 seconds to mars in una macchina mai vista prima, tipo limousine ma 4x4, una figata insomma.

    Durante il viaggio, fatto di notte per poter permettere ai 30 di riposarsi in modo adeguato prima del concerto, io mi addormentai come un sasso tra Jared e Shannon.
    Mi persi le perle di discussione del viaggio notturno, la cosa positiva è che quando arrivammo a destinazione dovettero svegliarci tutti quanti.
    Chi con la bava alla bocca, chi russava a chi si arrotolava su se stesso, stavamo dormendo beatamente come bambini.

    Arrivati in albergo prendemmo stanza.
    Entrai e mi tuffai nel letto.

    “Mamma mia che stanchezza…che ***** di ore sono? –guardai il cellulare – LE CINQUEEEEEEE?? Oh mamma! Qua mi sa che non mi sveglio se non con le cannonate dopo!”

    Andai in bagno a lavarmi la faccia quando…

    Driiiiin…driiiiiiin…
    “Chi cavolaccio è?”
    Alzai il telefono, non era il cellulare, quindi era una chiamata interna
    “Pronto?”
    “Sei sempre sveglia?”
    “Jared?”
    “Si, ti disturbo?”
    “No no, stavo in bagno a lavarmi il viso, tranquillo”
    “Volevo offrirti un bicchiere di succo di ciliegia molto buono”
    “Un succo a quest’ora? Ma io sono stanca”
    “Allora no dai, riposa”

    Oh, che cavolo stavo facendo?

    “No no, vengo. Ma giusto un bicchiere eh. Che stanza sei?”
    “6277”

    Credevo scherzasse…invece era veramente in quella stanza.
    Entrai e lo trovai a fare un intruglio tra qualche bottiglia su di un tavolino.
    Aveva fatto la lista delle richieste, sul tavolo c’erano succhi di ogni genere, zollette di riso, marmellate, dolci, una vaschetta di gelato…tutta roba buona per lo meno, menomale!

    Mi sedetti per terra e iniziai a sorseggiare il buonissimo succo di ciliegia.
    Dopo qualche minuto bussarono alla porta, era Shannon

    “Jared volevo chiederti una cosa. Possiamo andare sul balcone?”
    “Angy ti dispiace?”
    “No fai, mica devi chiedere il permesso”
    Uscirono quindi sul terrazzo e parlarono tra di loro.
    Io mi divertivo a leggere le etichette delle varie bottiglie e cibarie sul tavolino.

    “Bleah, ma come fa a mangiare sta roba? Che schifo!!”

    Poi rientrarono.
    “Scusaci ma dovevamo parlare di una cosa importante”
    ”Don’t worry”
    “Io torno in camera. Buona notte”
    “Ciao Shannon”

    Restammo soli io e Jared.
    Continuammo a bere succhi e mangiare cose biologiche. Era strano non bere alcolici per me ma mi sentivo comunque bene e il mio nervoso era sceso sotto lo zero. Stavo tranquilla e serena, era come passare una serata con un amico di vecchia data.
    Parlammo e parlammo per ore, poi ci addormentammo, io per terra, Jared sul divano.
    Dopo non so quanto tempo sentì una voce

    “Angel vieni su, poi hai mal di schiena se dormi qua”
    “Eh, cosa?”

    Mi sentì prendere di peso e sentì un materasso sotto di me.
    Aprì gli occhi e vidi un ombra sopra di me
    “Dannazione, ho le lenti a contatto secche…non vedo niente”
    “Non devi vedere, basta sentire”

    Mi svegliai e mi accorsi della situazione. Stavo su di giri. Non pensai a niente. Pensavo solo alla bellezza dell’attimo.
    Dopo un paio d’ore mi addormentai arrotolandomi tra il lenzuolo.

    Verso le 14 mi svegliai. Mi giari e lo vidi li accanto a me. Incredula, molto scioccata e anche abbastanza agitata mi vestì e andai sul terrazzo

    “Oddio – mi girai indietro a guardare nella stanza, poi mi girai a guardare giù – cavolooooooooooo! Non ci credo. – mi portai le mani alla bocca- assurdo. Io e Jared…ahhhhhhhhh”
    Iniziai a saltare come una matta. Presi dalla tasca il cellulare e feci scorrere la rubrica.

    Drin…drin…
    “Pronto?”
    “Andrea devo dirti una cosa”
    “Cosa è successo? Mi devo preoccupare”
    “Io…io…sono in camera con Jared…”
    Silenzio…
    “Andrea? Ci sei?”
    ”Allora ce l’hai fatta?”
    Poi ci pensai…
    “Forse non dovevo dirtelo…”
    “No no, hai fatto bene, sono contento per te. In fondo ti voglio bene e voglio che tu sia felice”
    “Grazie!”
    ”E ora? Cosa succederà?”
    ”A davvero non lo so…cavolo, si sta svegliando. Ti saluto. Ti chiamo stasera. Ciao”
    Rientrai in stanza

    “Buongiorno”
    “Ciao, è tanto che sei sveglia?”
    “Da 10 minuti”
    “Dormito bene?” disse Jared alzandosi dal letto. Cavolo, era anche in mutande. Visione!
    “Si…tu…tutto bene”
    Venne da me e mi diede un bacio sulla fronte

    Andò in bagno a prepararsi. Io mi sedetti sul letto e ridendo mi iniziai a rotolare tra le lenzuola.
    Ero euforica e felice. Stasera avrei passato un bel concerto.

    Appena pronti uscimmo per andare all’Estragon, quel tendone dove suonammo anche noi, con molta meno gente, ma ci suonammo anche noi! ^^
    Amavo quel tendone, tanti concerti visti e rivisti e fatti. Ce l’avevo nel cuore.
    Il tragitto in macchina lo feci appiccicata a Jared, non troppo, gli stavo solo accanto. Era tranquillo e si comportava bene, non c’erano momenti strani e nemmeno mi evitava.

    Il sound check andò bene. Dopo cenammo tutti assieme come il giorno prima e dopo un brindisi proposto da me per l’augurio, iniziò il concerto.
    Magnifico anche questo. Fantastico. Sublime. Iniziai a volare trascinata dalle note delle canzoni e dall’energia dei ragazzi sul palco. Sarei potuta morire li che mi sarebbe andato bene, non mi sarei lamentata…e come potevo ahahah!

    Finito il concerto tornammo in albergo.
    Prima d’andare a dormire ce ne stemmo sotto un gazebo a parlare del più e del meno e loro parlarono delle prossime tappe.
    Verso le 5 i primi ad andare in stanza furono Tim e Shannon, Tomo e Jared rimasero ancora fuori per qualche minuto.

    “Scusatemi, vado a fare una passeggiata”

    Mi alzai e andai a gironzolare per il giardino dell’albergo.
    Il cielo iniziava a colorirsi dei primi raggi di sole, io potevo annusare quell’aria fresca del mattino inconfondibile.
    Mi accesi una sigaretta per rilassarmi un po’ e mi appoggiai alla ringhiera del laghetto dove le papere stavano ancora dormendo con la testa infilata sotto le ali.

    “Angel…fumi?”
    Mi girai e vidi Jared sbucare da un cespuglio.
    “Eh – dissi gettando la sigaretta per terra – ogni tanto, quando sono nervosa.”
    Jared si avvicinò a me, prese il mozzicone e lo buttò nel cestino che era li accanto a noi.
    “Fa male, soprattutto a noi che cantiamo. Io fumo solo quando il lavoro me lo impone, sennò non tocco niente.”
    “Sei più sano di me infatti.”
    Mi abbracciò
    “Saliamo?”

    Annuì con la testa e andammo su in camera sua. Praticamente han preso una stanza anche per me quando non serviva. Va beh, tanto non pago nemmeno, affari loro!
    Passammo ancora la notte assieme.
    Il giorno dopo presi la mia roba, salutai tutti quanti e andai in stazione per potermene tornare a casa. Una noia, venivo sempre fermata da qualche fan. E io che volevo starmene per gli affari miei.
    Durante il tragitto pensai a quello che Jared mi disse quando lo salutai.

    “Ti auguro di salire sempre più in alto e di restare sempre te stessa. È la cosa che conta di più. Il resto viene dopo. Ci rivedremo."

    Mi giravano quelle parole per la testa. Ma ero molto motivata e determinata riguardo il mio gruppo, il futuro dei KW. Ero positiva. Ero piena di idee. Ero motivata a dare il massimo di me stessa per il mio sogno.


    (to be continued...)
    Ultima modifica di Angel_Lyly; 05-08-2008 alle 02:42

  9. #9
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    CAPITOLO 8: On The Edge Of My Dreams

    Dopo l’esperienza avuta con i 30 seconds to mars iniziai a lavorare come un mulo. Iniziammo ad incidere, provare, scrivere e buttare giù idee per l’album nuovo che sarebbe uscito all’inizio dell’anno nuovo.

    E così fu.
    Ballad Of The Fallen Angel uscì a metà gennaio, 15 tracce pulite, rock, nuove, cariche e forti, ricamavano il nome del disco.
    Vendette più dei cd precedenti. Ricevemmo più proposte, ricevemmo ingaggi e nuovi contratti. Cambiammo anche casa discografica per soddisfare le nostre richieste.
    I fans aumentarono e con loro aumentavano le nostre voglie di fare e strafare in ogni campo e occasione.

    Decidemmo di partecipare a manifestazioni di beneficenza e ci accordammo con i 30 seconds to mars per partecipare ad A Beautiful Lie.org come supporter, la richiesta fu accettata e ci accodammo alla causa per la salvaguardia del pianeta.
    Mtv ci chiamava sempre. Avevamo anche un nostro programma con una rubrica tutta nostra.
    I video passavano in rotazione, le canzoni venivano trasmesse dalle radio principali, e anche se io in fondo avevo sognato tutto questo in maniera piuttosto anticonformista, non mi lamentai. Mi sentivo felice, mi sentivo realizzata.
    Premi, awards, festival, party, c’era tutto quello che avevamo sempre sognato sin dai primi giorni di prove.

    I nostri concerti aumentavano, e con loro aumentavano le persone che venivano a sentirci.
    Eravamo al punto da non poter camminare più beatamente per strada, ma non mi importava. Ero contenta. Ero felice e nessuno sapeva il perché. Gli unici partecipi del mio cambiamento erano Andrea, che finalmente si trovò una ragazza degna di lui, e il rapporto tra me e lui si rafforzò ancora di più, Giovanni e Giacomo.
    Nessun’altro sapeva della mia euforia perenne.

    Avevo idee geniali dalla mattina alla sera.
    Un giorno mi proposi di emulare gli U2, organizzai tutto quanto, e, dopo essermi messa d’accordo con la casa discografica che pensò a tutto, tenemmo il nostro concerto sul tetto di un palazzo in centro città, mai vista così tanta gente fermarsi e chiamare altra gene che accorse a sentirci.
    Suonammo tutti e tre i cd comprese delle cover.
    Suonammo tutta la sera. Magico.
    Mi sentivo stralunata.

    Per le promozioni non stavo mai ferma.
    Girammo sempre per l’America. I nostri cd vendevano bene anche la.
    Continuavamo a suonare nei college ma quando vedemmo che la gente era troppa, iniziarono ad arrivare proposte per locali con una capienza buona per il nostro pubblico.

    Mi sentivo su di una nuvola.
    Avevo preso ad accettare anche i paparazzi, ma non avevano molto da paparazzare con me.
    Anche perché mi lasciavo fotografare in posizioni idiote o atteggiamenti cretini.
    Mi diverte prenderli in giro.

    Non potevo sperare in una vita migliore.
    Iniziai anche a far vedere al pubblico i miei quadri, trascinata dalla mia notorietà lo ammetto, e riuscì a fare la mia prima mostra per beneficenza. Tutti i quadri che riuscì a vendere andavano a coprire spese per villaggi del sud africa o vittime di catastrofi naturali e molto anche alle associazioni per la salvaguardia degli oceani, tra cui la mia preferita, The Year Of The Dolphin.

    Adottai un’orca e la chiamai Keiko, on onore alla vera scomparsa oramai da anni.
    Facevo pubblicità per ogni associazione possibile.
    Non stavo mai ferma seriamente. Mi sentivo troppo iper attiva.

    L’ultimo nostro video, Waltz For Mars, riscosse così tanto pubblico e approvazioni che ricevemmo una nomination per gli Mtv Europe Music Awards.
    Venimmo così invitati alla cerimonia.

    “Cavolo non sto più nella pelle. SONO AGITATAAAAAAAAAAA!! Una birra per la mia salute mentaleeeeeeeeeeeeee”
    “Angel datte na calmata su. Comportati bene o vuoi farti vedere dal pubblico così?”
    ”Ma chissenefregaaaaaa…”
    Non diedi ascolto a nessuno…appena scesi dalla macchina che ci portava all’ingresso del anfiteatro dove si sarebbero svolti gli awards iniziai a correre come una disperata ridendo.

    Appena passai davanti alle transenne dove stavano i fans mi sentì chiamare e mi fermai tutta compiaciuta e me ne stetti li a soddisfare qualche richiesta e a parlare con qualche fan italiano.
    Ero troppo euforica. Avevo l’adrenalina che mi portava fin sulla luna.
    Mi intervistarono ma non ci stetti molto davanti alla telecamera. Io volevo fare casino.
    Iniziai nuovamente a correre.
    Mi fermai a parlare con una miriade di artisti che erano li come me perché nominati in qualche categoria.
    Per fortuna che indossavo dei pantaloni sennò addio gonna! ^^’’

    “Angel vieni, dobbiamo entrare.”
    “Eh ma volevo aspettare i 30 per salutarli. Ci sono anche loro”
    “Sono già dentro, ho appena visto Shannon che entrava”
    “Ah perfetto.”

    I nostri posti erano accanto ad Avril Lavigne, bleah! Ma un posto meglio no eh? Dietro di me avevamo i Panic At The Disco, davanti i Muse. Tanto male non stavamo dai.
    Mi giravo, salivo sulla sedia per vedere i 30 ma niente. Dove cavolaccio li avevano messi?

    Iniziano gli awards. Il presentatore era Dave Grohl assieme a Gwen Stefani. Per lo meno ci facevamo qualche risata.

    Le prime nomination iniziarono ad arrivare. Noi eravamo stati nominati in Best New Act. Mi sentivo il cuore uscire dal petto da quanto batteva forte.

    “Angel… - continuavo a guardare nel vuoto – Angel stai sbarbando i braccioli della poltrona”
    “Ah *****. Il nervoso”
    “Datti una calmata davvero. Non puoi stare così però, su”
    “Si si, hai ragione. Ora mi calmo. Respiro respiro”

    Arrivò la nomination.
    Chiusi gli occhi...poi li riaprì piano piano...
    Vidi salire sul palco Jared e Shannon.
    EH???????? Presentavano loro la categoria?? Non ci credo. Nessuno mi aveva detto niente!!!!

    “E ora le nomination per The Best New Act.”
    Nello schermo passarono i nomi dei gruppi tra cui il nostro, KW.
    Ero…in shock anafilattico. Mancava poco che mi partisse una coronaria o partissi direttamente io e mi avrebbero dovuto portare via in carrozzina.

    “E il vincitore è…”

    “No no, io me ne vado, non posso…è troppo.” Mi alzai e mi diressi verso l’uscita salendo le scale
    “KW”

    Un applauso. Io mi fermai. Mi girai indietro. Guardai lo schermo con su il nostro logo che pulsava come un cuore.
    Volevo farmi una doccia di ghiaccio. Ero bollente. Poi, come se avessi infilato le dita nella presa della corrente iniziai a sorridere.

    “Eh…cosa? Io? No? Eh? Come? Dove? Chi? PERCHEEEEEEEEE’?? HO VINTO. ABBIAMO VINTO”
    Corsi per le scale chiamando i ragazzi. Ci facemmo tutto l’anfiteatro correndo. Passammo davanti agli applausi, passammo davanti ai fan che allungavano le mani per toccarci. Diedi più “cinque” in quell’occasione che in tutta la mia vita.
    Salì le scale cinque a cinque, e appena arrivata sulla pedana iniziai a saltare e a fare la scema.
    Ma ero davvero io quella? Si si. Mi vedevo sullo schermo. Ero io!!!
    Andammo da Jared e Shannon che ci salutarono e mi diedero il premio in mano.

    “Oddio…l’ho sempre visto in televisione sto coso molleggiione e ora ce ne ho uno pure io. Ragazzi abbiamo il mollone di Mtv. Innanzitutto grazie a chi ci ha votato e creduto in noi. Grazie alla casa discografica che asseconda ogni nostra idea. Grazie al pubblico americano, specialmente i college dove esistono studenti che han fatto si che la nostra fama extra nazionale potesse avverarsi. Un grazie ai take away e a tutto il cibo cucinato per noi così non dovevamo spostarci dalla sala di incisione visto che lavoravamo a cottimo. Grazie alle nostre famiglie. Grazie ai nostri amici che ci han sempre sostenuto sin dall’inizio. Sempre e comunque. Grazie a tutti voi per averci portato fin qua! GRAZIEEEEEEEEEEEEEEE”
    Alzai il premio in alto esultando, Cannavaro a me mi fa na cippa! Ahahahahah!
    Salutammo il pubblico ed uscimmo assieme a Jared e Shannon. Andando verso le quinte io e Jared ci prendemmo per mano senza farci vedere…

    E così’, con il molleggione a farci compagnia, una carriera musicale ai limiti dell’inimmaginabile e con una vita sentimentale abbastanza importante per me continuammo a scalare classifiche e scaffali dei negozi di dischi.

    Nessuno avrebbe mai immaginato che noi, quattro ragazzi di una piccola cittadina, saremmo arrivati fin quasù…lo sognavamo e basta.

    La musica è vita, è un sogno che ti stacca da terra.

    (the end)
    Ultima modifica di Angel_Lyly; 05-08-2008 alle 02:50

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