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Discussione: Behind Blue Eyes

  1. #11
    V.I.P


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    Predefinito Riferimento: Behind Blue Eyes

    CAPITOLO 7: I Cannot Control Myself



    La vita in California fa proprio per me. Non mi sono mai sentita a disagio né sola. Nostalgia si, ogni tanto mi sale, ma non più di tanto. Qua mi sento a casa mia.

    Non avrei mai potuto chiedere di meglio. Non avrei mai potuto nemmeno immaginare, anni fa, di ritrovarmi qua, con Jared.
    Qualche mese fa poi accadde qualcosa di inaspettato.

    “Amore, vado a letto che non mi sento bene.”
    “Ok, avviati, ti raggiungo subito. Spengo tutto quanto e salgo su.”
    Salì le scale, andai in bagno e mi preparai per la notte. Poi mi tuffai tra le lenzuola.
    Jay mi raggiunse poco dopo
    “Amore mio, cosa hai?”
    ”Ma che ne so. Non sto tanto bene. Magari ho preso una frescata o sono solo stanca. Domani starò meglio vedrai”

    Ci lasciammo andare e facemmo l’amore. Ogni volta sento quella scarica di adrenalina salirmi nella schiena, sento che riusciamo a fonderci in un’unica cosa, un’unica essenza. Non penso d’aver mai provato una sensazione simile prima di trovare lui sul mio cammino.

    Passai la notte un po’ insonne, prendevo male il sonno e non stavo affatto bene.
    L’indomani Jared, vedendo che stavo ancora male voleva portarmi da un medico, ma dissi che bastavano un paio d’aspirine e un po’ di relax e sarei stata meglio.

    Il pomeriggio vennero Sha, Tomo e Tim da noi, dovevano discutere su alcuni pezzi e provare un po’ in sala al piano interrato. Io andai in camera a stendermi. Carla era fuori con la sorella di Tomo a fare compere, sarei dovuta andare pur’io ma stando male preferì starmene in casa.

    Mentre me ne stavo sul letto iniziai a stare un po’ peggio dopo qualche ora.
    Andai in bagno.
    La mia reazione fu la seguente

    Appoggio le mani sul lavandino, mi guardo allo specchio facendo qualche smorfia per vedere quanto io effettivamente stia invecchiando, mi fisso negli occhi come per rassicurarmi e vedo che, come al solito, il mio azzurro diventa grigio in momenti di stress.
    Guardo sulla mensola in vetro i miei trucchi, le matite nere mie e di Jared, gli smalti, i profumi…e inizio a ridere.

    Mi tuffai nuovamente sul letto. Pensavo pensavo e pensavo ancora a me stessa.

    “Cosa faccio? Vado giù o aspetto? ***** che qualcuno mi dica cosa fare!”

    Pensai per un’oretta buona li sul letto. Buttai giù il mattone dallo stomaco e scesi le scale. Piano. Uno scalino alla volta e pensavo a tutto e a niente. Ero un po’ nel panico. Abbastanza nel panico.

    Arrivai davanti alla porta della sala. Stavano suonando e provando qualche pezzo nuovo. Me ne stetti ferma li ad aspettare che finissero di suonare. Appena sentì che stavano parlando entrai


    (continua sotto)

  2. #12
    V.I.P


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    Predefinito Riferimento: Behind Blue Eyes

    “Angel ciao. Tutto bene? Jared qua dice che stai poco bene” mi fa Shannon
    “Si si, non preoccuparti. Sto bene”
    “Amore hai bisogno di qualcosa? Chiamo il dottore se stai ancora male.”
    “No no, so cosa ho, non importa”
    “Hai la febbre?” fa Tomo
    “No”
    “Hai il raffreddore?”
    “No ma ti pare? E poi se l’avessi lo sentiresti”
    “Sei indisposta?” chiede Shannon
    “Oh, cosa chiedi tu? Comunque no non lo è” risponde Jared
    Guardai Shannon ridere e Jared che lo picchiava con il quaderno delle canzoni
    Iniziai a ridere pur’io e a piangere
    “Amore porca la miseria, ma cos’hai? Tu stai male”
    Jared si alza dalla sedia e mi viene in contro
    “Ti ho detto che sto bene – mi porto le mani alla pancia – sto solo aspettando un bambino da te”

    Jared si fermò di colpo.
    Tutti zitti. Avrei potuto sentire le lacrime che scendevano lungo la mia faccia se avessi voluto.
    Jared venne piano piano verso di me, mi abbracciò e mi fece con un tono di voce sottilissimo

    “Davvero? Sei incinta?”
    “Si, ho appena fatto un test in bagno. Non sono sicurissimi al 100% ma contando che ho anche un ritardo, credo che sia sicuro che io lo sia”
    “Quindi…tra nove mesi, sarò padre?”
    “Già …”
    Jared si asciugò le lacrime, si girò verso Shannon e disse
    “Sha, diventerai zio.”

    Tutti e tre posarono gli strumenti e vennero ad abbracciare me e il futuro papà.
    “Angel sono contentissimo per te” mi fece Shannon con un aria così soddisfatta come se l’interessato maschile fosse lui
    “Si si, grazie. Ma non sei tu il papà, non emozionarti troppo!”
    ”Non ci riescooooo!!! Fratellinoooooooo che bel regalo mi fai. In che mese nascerà?”
    ”Marzo” disse Tim contando i mesi
    “Uh, magari nasce il mio stesso giorno”
    “Si Sha, tranquillizzati. Il figlio è mio non tuo”
    “Come lo chiamerete?” chiese Tomo
    “Beh…io il nome già lo scelsi anni fa…se è femmina voglio chiamarla Frances Alice”
    “Frances Alice? Frances Alice Leto? Mi piace, ma se è maschio decido io, o meglio, decidiamo assieme ma come secondo nome gli diamo Shannon.”

    A quel punto il povero Sha scoppiò a piangere e abbracciò Jared, e rischiando anche di soffocarlo! Che carino che è Sha, fa tanto il duro ma poi si scioglie come burro.

    Quando tornarono Carla e Ivana, le informammo della notizia e quella sera si uscì tutti assieme per festeggiare, al Koi naturalmente!
    Il giorno dopo telefonai a casa per informare tutti della lieta notizia e se non avessi potuto farmi viva prima io andando a casa, sarebbero venuti tutti quanti qua da noi nel periodo in cui avrei dato alla luce il frutto dell’amore tra me e Jared.
    Decidemmo di tenere tutto nascosto. Gli unici che lo sapevano erano solo Sha, Tim, Tomo, Carla, Ivana, Filip e la mamma di Jay e Sha, Costance.
    Nessun altro doveva sapere niente.

    Passai i primi mesi beatamente, usciamo e facevamo la vita di sempre, un po’ più moderata naturalmente, mangiavo il giusto e il necessario, stavo lontana da alcolici e fumo. Niente improvvisate strane e soprattutto, dovevo starmene a sedere nei locali.
    Impazzivo, ascoltare musica e stare ferma, una cosa che non concepisco.
    Quando la pancia iniziò ad essere un po’ più visibile si complicarono le cose. Menomale che d’inverno potevo portare cappotti lunghi e maglioni, riuscivo a nascondere bene la mia gravidanza e cercavamo di starcene il più lontano possibile da occhi indiscreti.
    Un giorno decidemmo di non andare nemmeno più fuori la sera, giusto qualche passeggiata per prendere un po’ di sole e per poter respirare aria fresca.

    La sera la dedicavamo a noi, anche se le più eravamo disturbati (per modo di dire si intende) da Sha, Tim, Tomo e Carla.
    La signora Costance faceva spesso visita a me per sentire se avevo bisogno di qualcosa e per dire anche qualche parolina al figlio, la mamma è sempre la mamma!

    I mesi passarono così in fretta che arrivarono subito il Natale e il compleanno di Jared.
    Festeggiammo in un locale anche se avevamo detto che la sera non saremmo usciti, e quella sera, in comune accordo, annunciammo agli invitati che tempo 3 mesi e saremmo diventati una famiglia.
    Chiesero se sarebbe stato maschio o femmina ma io mi rifiutai di saperlo e tanto meno che lo sapesse Jay, nessuno dei due nessuno sapeva di che sesso era. Giusto la ginecologa ma non avrebbe mai detto a nessuno ciò che sapeva.

    La festa passò bene, ricevetti tanti auguri e un caloroso abbraccio da tutti quanti.
    Passai una serata bellissima, e con Jared accanto non avrei mai potuto chiedere di meglio.

    Marzo arrivò in fretta con quel suo tepore primaverile, con quel suo profumo di fiori freschi e rugiada del mattino. Era un mese perfetto. Era il mese in cui io e Jared avremmo avuto il nostro primo figlio.
    Purtroppo Shannon ebbe l’unica delusione che passò il 9 Marzo così come era arrivato senza il lieto evento, ma era comunque eccitato all’idea di diventare zio!

    Intanto erano arrivati dall’Italia tutti i miei parenti compresi alcuni miei amici che decisero di venire a farsi una mini vacanza tra un impegno e un altro.
    Tutti ad aspettare il giorno in cui mi avrebbero dovuto portare in ospedale.

    Il giorno andò così
    “Amore ho fame.”
    ”Angel sono solo le 11.30 del mattino, aspetta per lo meno mezzogiorno”
    ”Ma ho fame adesso. Vado a farmi un panino al formaggio”
    Mi alzai dal divano per andare in cucina…non feci in tempo a fare nemmeno mezzo metro che sentì qualcosa.
    “*****!!! Jared, chiama tutti, avvisa chiunque tu voglia avvisare, avvisa anche la NASA…mi si sono rotte le acque”

    Il panino non lo mangiai. Andai in ospedale con la voglia di panino. E se fosse nato o nata con qualche voglia strana a forma di panino al formaggio?

    “Jared fermati da qualche parte che ho fame!”
    ”No ma tu sei rin*******ita seriamente. Sto correndo come un pazzo per portarti all’ospedale e tu pensi al panino. Ti fa male la gravidanza”
    “VOGLIO IL PANINOOOOO!!! FA MALEEEEEEEEEEE!!!!”

    Tra un urlo e un altro, più che altro per il panino, arrivammo all’ospedale. Nel frattempo Jared aveva avvisato tutti quanti e poco a poco arrivarono.
    Mia mamma poverina era più agitata di me. Mia nonna stava anche per ripeterle quello che fece quando stava per avere me. Menomale che non c’andavo di mezzo io sta volta! ^^’’ innocente!!! Ghghgh!

    A parte qualche urlo qua e la, a parte io che mandavo a cagare le infermiere in italiano, almeno non capivano niente e stavano tranquille, andò tutto bene.

    30 Marzo 20XX, ore 3.20 pm.
    Stavo mezza morta sul lettino quando sentì un pianto.
    Vidi Jared avvicinarsi a me indossando un terribile camicino verde acqua mare con un fagottino in mano.

    “Amore. Tesoro mio. Sei la mamma di una bellissima bambina”
    Me la mise in braccio. Vidi quel faccino abbastanza assonnato e paffuto li, tra le mie braccia.

    “Frances…la mia Frances. Jared…è nostra figlia!”
    Era piccolissima, era bellissima. Nostra figlia! Mentre la tenevo in braccio con Jared accanto a me, aprì gli occhi e anche se non poteva ancora vedere, vedemmo noi dei bellissimi occhi azzurri come i nostri.

    “Sono fiero di te amore mio. Le mie donne!”
    ”Grazie tesoro. Grazie per avermi fatto dare alla luce questa creaturina. Grazie! Ti amo!”
    ”Ti amo anche io amore mio”

    Le infermiere portarono la bambina in quella stanzina che ho sempre odiato con il vetro…la bancarella dei bambini la chiamo, ma non ci pensai nemmeno.
    Appena fui in grado di mettermi in piedi, Jared mi portò fuori per prendermi gli abbracci di tutti quanti i presenti.

    Ero diventata mamma di una splendida bambina in salute e figlia dell’uomo che amo, dell’uomo che avevo sempre cercato con costanza e determinazione, quell’uomo che per caso mi si presentò davanti anni fa. Una persona così splendida, dolce e bizzarra che se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

    La mia vita era, oramai, quel che ho sempre voluto per me stessa.

    (the end)

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