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  • 1 Post By LifeOnMars

Discussione: 'So, you think you can tell, Heaven from Hell?'

  1. #1
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    Predefinito 'So, you think you can tell, Heaven from Hell?'

    Ma Salve a tutti.
    Ok, mi sto vergognando da morire a postare questa cosa, però insomma, ci ho rimuginato tantissimo, e, alla fine, sono giunta alla conclusione che dovevo farlo.
    Ehm, che dire?
    A voi la parola.
    Spero davvero tanto che vi piaccia. Probabilmente il raiting è ROSSO, (anzi, senza probabilmente) cioè, insomma, c'è qualche scena un pochino così, ma non sono mai andata sul volgare, e neppure esplicitatro troppo
    Va beh, sto zitta, vah.
    Buona lettura
    Ah, scusate per gli errori di battitura che probabilmente mi scapperanno qui e lì, ma ho le mani dislessiche.


    Commenti qui


    CAPITOLO UNO.
    ' JUST ONCE '

    Marie sospirò, poggiando una guancia sul dorso della mano, finchè sollevava gli immensi occhi verdi verso il cielo stellato, che quella notte londinese di fine agosto offriva uno spettacolo meraviglioso.
    Le era sempre piaciuto perdersi a guardare le stelle, fin da quando era bambina, ed ora, a venticinque anni non aveva certo perduto quell'abitudine.
    I rintocchi del Big Bang la avvisarono che era giunta la mezzanotte.
    Il concerto doveva essere ormai finito, e nel giro di qualche ora, "i suoi ragazzi" come li chiamava lei, sarebbero rientrati in albergo.
    Aveva conosciuto Jared cinque anni prima, a New York.
    Lei era stegista nell'albergo in cui alloggiava la band, e quel giorno, stava correndo giù dalle scale con un pacco di scartoffie in mano, quando era inciampata ed era finita dritta dritta tra le braccia di un Mr. Leto piuttosto seccato a causa di alcuni disguidi.
    La sua assistente si era appena licenziata in tronco, e tutta l'organizzazione degli impegni della band, rischiava di crollare.
    Marie si era offerta di provare a sistemare le cose almeno per quella settimana in cui si sarebbero trattenuti a New York, e ci era riuscita talmente bene che i tre l'avevano supplicata di diventare la loro nuova assistente, e così, ormai da cinque anni si era ritrovata a fare da psicologa, amica, confidente, infermiera, e perchè no, anche un po' mammina a Jared, Shannon e Tomo.

    Zero vita privata, 100% stress, i problemi erano all'ordine del giorno, e potevano andare dai bisticci tra uomini che si comportavano come se avessero cinque anni, che Marie aveva imparato a risolvere con grande pazienza e diplomazia, fino a gestire la vita di tre uomini, destreggiandosi tra concerti, premiazioni, sfilate, matrimoni e gli più svariati impegni da rockstar.
    Nonostante tutto, Marie era sempre sorridente, aveva insataurato un rapporto perfetto con i ragazzi, specialmente con Tomo e Shannon, rispettivamente il migliore amico e il "fratello" che aveva sempre desiderato.
    Lei e Shannon potevano passare giornate a parlare e confidarsi.
    Lui la chiamva Fatina, a causa della sua statura minuta e della cascata di capelli rosso mogano che le incorniciavano il viso scendendole fino a metà schiena.
    Erano legati da un affetto profondo, sincero.
    Shannon avrebbe fatto qualsiasi cosa per Marie, e aveva capito esattamente cosa le stava succedendo.
    Il rapporto della ragazza con Jared, infatti, era differente.
    Marie arrossiva sempre sotto le lentiggini quando lui le parlava, quando la sfiorava, il che, capitava piuttosto spesso.


    A Shannon non sfuggiva come Marie guardasse il fratello, nonstante cercasse di nasconderlo anche a se stessa.
    Notava come si mordeva il labbro inferiore e di come i suoi occhi verdi si accendessero quando Jared tornava dalle feste con due o tre modelle bionde al seguito.
    Marie, dal canto suo, sapeva di aver infranto la prima promessa che si era fatta quando aveva cominciato a lavorare con Jared.
    Mai innamorarsi.
    Lei sapeva com'era fatto, non si aspettava che cadesse ai suoi piedi professandole amore eterno ma era riuscita, malsanamente, a convincersi che il suo amore sarebbe bastato per entrambi.

    'Una stella cadente' pensò la ragazza, seguendo con gli occhi la scia luminosa che fendeva l'oscurità della notte. 'Dovrei esprimere un desiderio'

    "Marie, sei lì?" la voce di Jared la fece trasalire, il ritmo del suo cuore aumentò, e sentì il sangue affluirle alle guance.
    "Si, sono qui" sorrise la ragazza, mentre lui la raggiungeva, appoggiandosi allo stipite della portafinestra che dava sul terrazzo.
    "Com'è andato il concerto?" chiese, voltandosi ad osservarlo.
    "Abbiamo dato il meglio" commentò Jared "O almeno così sembrava."
    Le si avvicinò, poggiando i gomiti al bordo della terrazza.
    "Marie..."
    "Sì?"
    "Volevo chiederti..."
    "Dimmi"
    "E' domani sera che abbiamo la festa per l'inagurazione di quel nuovo locale vero?"
    "Sì" sospirò la ragazza, maledicendosi per esseresi aspettata chissà cosa.
    "Molto bene" replicò Jared, dandole un buffetto sulla guancia.
    "Cosa farei senza di te?"
    Marie si limitò a scrollare le spalle, finchè lui rientrava.
    La ragazza tornò a guardare il cielo.
    Un'altra stella si staccò da quel velo nerobluastro.
    Marie chiuse gli occhi.

    'Per favore' implorò tra sè e sè. 'Per favore, fa che possa fare l'amore con lui. Almeno una volta.'

  2. #2
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    Predefinito Re: 'So, you think you can tell, Heaven from Hell?'

    CAPITOLO DUE.
    ' BE CAREFUL WITH THE WISHES
    '

    "Sveglia, dormigliona!"
    Shannon tirò una cuscinata a Marie, che se ne dormiva beata.
    La ragazza sbuffò, e si tirò su a sedere sul letto, stropicciandosi gli occhi.
    L'inaugurazione del locale a cui avevano partecipato i ragazzi la sera precedente era durata fino a notte fonda, e Marie non era riuscita a chiudere occhio finchè non aveva sentito i tre rientrare.
    Jared come al solito, non aveva mancato di portarsi il divertimento a casa. O meglio in albergo.
    "Che ore sono?" domandò la ragazza, ancora mezzo addormentata, afferrando il suo Blackberry.
    "Le nove" rispose Shannon, strappandoglielo di mano.
    "Le nove?" il tono di Marie era allarmato. "Cosa ci fate, in piedi, alle nove? Pensavo di non vedervi resuscitare prima di oggi pomeriggio. Sta male qualcuno? Jared...?"
    Shannon sbuffò, di fronte alla preoccupazione e ansia che si impadronirono di quegli occhi verdi.
    "Ma no, sciocca Fatina, cosa vai a pensare? Mio fratello se n'è uscito mezz'ora fa con Comesichiama. Un metro e ottanta, una quarta, direi, ad occhio e croce. Bionda. Russa. Poi tutti a preoccuparvi perchè ha le occhiaie... Vorrei avercele io, le sue occhiaie."
    Marie aveva abbassato lo sguardo, ed era di nuovo arrossita finchè il maggiore dei fratelli Leto le parlava.
    Jared sembrava non sospettare nulla dei sentimenti della ragazza. A volte Shannon si chiedeva se facesse finta di non accorgersene, o se suo fratello fosse totalmente stupido.
    Lei, dal canto suo, faceva di tutto per nasconderli, prima di tutto a sè stessa, ma non era mai sicura di riuscirci. Vi era un tacito accordo tra lei e Shannon. Sapevano entrambi di sapere, ma non ne avevano mai parlato.

    "Su, su, non ti lamentare, animale che non sei altro." replicò, dandogli una gomitata per riprendersi il cellulare. "Non ci credo che non ci fosse nemmeno una biondona di tuo gradimento." lo punzecchiò.
    "In realtà non ero in vena" borbottò lui.
    'Ne ho avuto abbastanza, di biondone senza nome,' pensò Shannon 'se solo...'
    "Allora, Shan" la voce di Marie interruppe i pensieri del batterista. "Devi ancora dirmi come mai ti sei buttato giù dal letto"
    Lui la guardò sorpreso.
    "Ma come? Me lo chiedi anche?" ridacchiò sotto i baffi.
    Marie continuava a guardarlo, incuriosita.
    "Buon compleanno, Fatina!"
    Marie scoppiò a ridere, finchè Shannon la stingeva forte tra le braccia, e le stampava un bacio sulla guancia.
    "Shan" tossì, senza smettere di ridere "Così mi soffochi!"
    "Cosa state combinando, voi due?"
    Non appena Tomo fece capolino nella stanza, Shannon sciolse l'abbraccio con un colpo di tosse, con grande sorpresa e disappunto di Marie.
    La ragazza lo studiò attentamente. Perchè aveva abbassato lo sguardo in quella maniera? Ed era arrossito, forse?
    "Ho fatto i pancakes" continuò Tomo "Beh, in realtà sono andato a comprarli nella caffetteria di fronte" ammise. "Muovetevi che si freddano"
    "Si mammina." lo canzonò Shannon. Marie gli allungò una scapaccione affettuoso, mentre il croato si difendeva con una linguaccia.
    "Buon compleanno, Marie" disse alla ragazza.
    Il volto della ragazza venne illuminato da un sorriso. "Ragazzi, ma quanto siete carini? Ve ne siete ricordati!"
    "Ovvio che ce ne siamo ricordati" Shannon finse di offendersi "Per chi ci hai preso? E siccome questa è una giornata speciale"continuò finchè Tomo usciva dalla stanza per tornare nel salottino della suite
    "Niente preoccupazioni, impegni o appuntamenti. E niente cellulare!"sentenziò, riprendendosi il Blackberry della ragazza. "Adesso io, tu e Tomo ce ne andiamo in giro per Londra, tutto il giorno, a fare tutto quello che ti va. E non guardarmi così Marie."
    "E' tutto perfetto, ma..."
    " Nessun 'ma' Fatina, il Blackberry rimane a me, spento."
    "Ma, Shan, gli appuntamenti, devo avvisare Ja..."
    "Mio fratello ha quarant'anni e si arrangia. Per un giorno può ricordarselo da solo dove deve andare."
    "Shannon, è il mio lavoro ricordargli dove deve andare. Ridammi quel maledetto cellulare. Lo userò pochissimo. Promesso."
    "Non se ne parla."
    "Shan, si arrabbierà con me."
    "Ma non dire fesserie."
    "Lo sai com'è fatto. Si arrabbierà tantissimo. Mi licenzierà se gli mando a ******e la giornata"
    "A ******e sa benissimo andarci da solo"
    Marie fece per replicare, ma si bloccò, fissandolo stupefatta. Jared e Shannon erano pappa e ciccia, e Shan non era certo un puritano.
    "E comunque se ti dovesse licenziare ti riassumo io" si affrettò ad aggiungere.
    "Dai, non fare il bambino, ridammi quel coso"
    "Ti ho detto di no!" sbottò l'uomo. "Credi che non abbia capito che l'unico motivo per cui oggi vuoi rimanere attaccata al telefono è per vedere se ti farà gli auguri? Beh, Marie, se passa la sua giornata con la sventolona di turno, puoi star certa che non si ricorderà del tuo compleanno. Fatti passare questa stupida cotta, lui non è fatto per innamorarsi. E' un ottimo amico, e un bravo fratello, ma quando si tratta di amore, non è proprio affar suo. Quindi, smettila di cercare di convincerti del contrario e di credere di poterlo cambiare. Ti spezzerebbe il cuore, e io non voglio."

    Marie impallidì, si morse un labbro e spalancò gli occhi. Lo fissava a bocca aperta, incapace di rispondergli.
    Shannon si sentì subito un verme per come l'aveva trattata. La sua espressione gli stava mozzando il respiro. La abbracciò di nuovo.
    "Marie, sono uno stupido. Si vede che è di famiglia. Cancella tutto quello che ho detto. Ti prego, ti prego, ti prego"
    La ragazza rimase un attimo immobile, finchè lui la stringeva. Poi, come a riprendersi da uno schock, sbatte più volte le palpebre che le pizzicavano, e ricambiò l'abbraccio dell'amico.
    Shannon si staccò da lei, per guardarla negli occhi.
    "Non intendevo..."
    "Intendevi eccome invece. Non fare l'ipocrita. Sarai uno stupidone, assolutamente privo di tatto, ma sei uno stupidone sincero" sorrise Marie. "Peccato che a me di tuo fratello non freghi proprio nulla."
    "Marie..."
    Gli occhi della ragazza erano glaciali quando incontrarono quelli del batterista.
    "Andiamo. Si freddano i pancakes. E voglio il mio giro per Londra con i miei amici"
    "Sei arrabbiata con me, non è vero?"
    Marie gli scompigliò i capelli. "No, stupidone, non sono arrabbiata con te."
    Shannon sorrise finchè la seguiva fuori dall'albergo.

    La ragazza trascinò i due in giro per Londra tutto il giorno, lasciandosi viziare come una bambina a Natale, ridendo come una matta.
    Quando la sera, rientrarono, erano sfiniti.
    Marie si accorse che era riuscita a non pensare alla sua conversazione con Shannon e a lui per quasi tutta la giornata. Ma ora che era sola in camera, e aveva riacceso il cellulare, scoprendo che non l'aveva cercata, la frustrazione e la delusione le freddavano la bocca dello stomaco.
    Si concesse una lunga doccia rigenerante, ed era quasi mezzanotte quando, con il suo libro preferito, la sua camicia da notte lilla e i capelli ancora umidi sciolti sulle spalle, si rifugiò sul terrazzo a guardare le stelle.

    "Sono ancora in tempo per farti gli auguri."
    Il cuore di Marie perse un battito, per poi accelerare di colpo. Il libro le sfuggì dalle mani, e avrebbe cacciato un urlo se la mano di lui non si fosse posata sulla sua bocca.
    A quel contatto, la ragazza sentì il sangue affluirle alle guance.
    "Mi hai spaventata a morte" ansimò, quando la liberò. Lui le era vicino. Troppo vicino. Non le era mai stato così vicino.
    Marie deglutì, cercando di ricomporsi. Non voleva farsi vedere da lui così vulerabile.
    Ma Jared, a discapito di quello che pensavano tutti, conosceva Marie fin troppo bene, e soprattutto, conosceva sè stesso.
    "Credevi me se fossi dimenticato?"sussurrò all'orecchio della ragazza.
    "Sei arrabbiato?" domandò lei, sviando il discorso.
    Jared le teneva il petto premuto contro la schiena, bloccandole i polsi con le mani.
    "Dovrei esserlo?"
    "Beh..." cominciò a dire la ragazza "Non ho fatto il mio lavoro"
    "Gli appuntamenti di oggni non erano granchè. E poi, era il tuo compleanno. A proprosito..." le lasciò i polsi e tirò fuori una scatola di fiammiferi dalla tasca dei pantaloni. Ne sfregò uno per accendere la candela che c'era sul tavolo del terrazzo.
    "Tanti auguri, Marie"
    "Grazie" bocheggiò la ragazza, fissando intensamente la fiamma. Fece per prendere fiato, ma lui la interruppe.
    "Aspetta. Prima devi esprimere un desiderio. Ti sono sempre piaciuti, i desideri, no?"Marie annuì, sorpresa di come Jared conoscesse più cose di lei di quanto non si sarebbe mai aspettata.
    Chiuse gli occhi, ed espresse il suo desiderio. Prese fiato, e spense la canedela.
    Nel buio che li avvolse, percepì che Jared si era di nuovo avvicinato a lei. Sentì che le porava una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
    "Devi stare attenta. Attenta a ciò che desideri. Potresti ottenerlo."
    La ragazza tratteneva il respiro.
    "Hai mai avuto desideri pericolosi, piccola Marie?" fece una pausa.
    "Hai mai desiderato me?"
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