Vai a Team World Shop
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 19

Discussione: I imagine, I belive

  1. #1
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito I imagine, I belive

    Ciao!! prima Fan Fiction, spero vi possa piacere. premetto che ne ho lette solo alcune di quelle già qui, quindi se notate particolari comuni o cose del genere, sappiate che è puro caso

    Titolo: I imagine, I believe
    Autore: me
    Personaggi: Lucia e i 30 seconds to mars
    Rating: direi arancione, ma potrebbe sempre cambiare

    Capitolo 1

    Stava camminando da sola, godendosi il sole delicato sulla pelle e l’aria frizzante tra i capelli. Adorava la sua città, Londra, città piena di storia, arte, musica e tutto quello che una giovane 25enne può desiderare. Era immersa nei suoi pensieri, quando sentì un baccano assordante. ‘ Si può sapere che diavolo è tutta questa confusione??’, pensò, guardandosi intorno. Notò subito un gruppo di persone molto numeroso, tutte vestite di colori scuri e armate di macchina fotografica, che praticamente rincorrevano tre ragazzi ed una ragazza; avevano l’aria di turisti, o comunque giovani ragazzi che avevano voglia di godersi la bella giornata che Londra offriva, ma i loro passi venivano continuamente ostacolati da quelle persone invadenti. Si sentì ribollire il sangue nelle vene…se c’era una cosa che Lucia odiava erano i paparazzi, purtroppo molto numerosi a Londra, con le loro stupide domande per sentirsi rispondere, se andava bene, due paroline in croce; gente pidocchiosa che non lascia mai in pace la gente, e che manda in rovina la pazienza di qualsiasi essere umano sulla terra. Osservò meglio i ragazzi; avevano tutti occhiali da sole scuri, tranne la ragazza, della quale poté notare l’espressione infastidita e insofferente…ma anche con gli occhi coperti, non era difficile immaginare cosa stessero provando gli altri…le loro teste curve e incassate nelle spalle, le loro mani in tasca e la camminata svelta parlavano per loro. Sul momento non pensò a quello che stava per fare, non le importava sinceramente chi avesse davanti, ma voleva solo aiutarli. Incominciò a muovere le braccia all’aria, cercando di farsi notare, anche se vedeva un po’ difficile la cosa, visto che era lontana e loro praticamente sommersi dalla folla. Allora salì su una panchina e ci riprovò. Ringraziò di essersi messa una bella maglia rossa e vistosa quando vide che uno dei ragazzi l’aveva vista e, chissà per quale motivo, fece cenno ai suoi compagni e cominciarono a correre nella sua direzione, distanziando i paparazzi. Lucia colse al volo l’occasione; appena si avvicinarono di più urlò ‘da questa parte!’ e incominciò a correre per una stradina secondaria, diretta al suo “rifugio segreto” che non era molto lontano da lì. Li sentiva correre alla sue spalle, perciò avanzò sicura, e dopo aver attraversato altre due stradine sempre più strette, giunse in una via a fondo chiuso, e si fermò davanti al suo garage. Incominciò a trafficare nella sua borsa alla ricerca delle chiavi, e una volta trovate aprì alla velocità della luce il portone e si infilarono dentro, richiudendoselo alle spalle completamente al buio.
    “Fiù, per un pelo!” sentì dire da una voce
    “Jay, ma che diavolo ti passa per la testa??mi hai fatto venire un infarto!!cambiare strada così in fretta, pensavo fosse successo chissà cosa!non ho più il cuore di una volta!!”
    “Il solito cacasotto…invece che ringraziarmi mi sgridi? Simpatico il fratellone”
    “Ehi voi due, la smettete??” subentrò una voce femminile. “Piuttosto non si può accendere una luce?non si vede niente!”
    “aspetta, magari trovo l’interrut…ahia!!” e un fracasso assordante seguito da rumorose risate invase tutto il garage.
    Immediatamente Lucia accese la luce, e l’immagine che le si presentò davanti fu una della più divertenti che i suoi occhi avessero mai visto. Per terra c’era uno dei ragazzi, completamente steso sui resti di uno scatolone e con un piede dentro un secchio; nella sua caduta doveva aver travolto un altro ragazzo dai capelli lunghi, che per non cadere si era attaccato ad una delle sue librerie, rovesciandola e con essa i libri, che erano finiti sulla testa dello stesso povero ragazzo. Seduto su una confezione di barattoli di vernice c’era il terzo uomo, che rideva a crepapelle tenendosi la pancia, mentre la ragazza era lì in piedi a braccia conserte davanti a quel disastro, con la tipica espressione del ‘perché proprio io dovevo incontrare questa gente??’ mista ad una voglia irrefrenabile di mettersi a ridere pure lei. Quando incrociarono gli sguardi, nessuna delle due riuscì più a trattenersi, e tre secondi dopo si stavano rotolando dalle risate anche loro!
    “ehi ehi ehi, ok si, posso capire che la situazione sia comica, divertente e tutto quello che volete, ma io non mi sento proprio a mio agio qui sotto i libri e con un secchio nel piede, non è che una povera anima potrebbe venire ad aiutarmi??”
    Lucia, tenendosi ancora la pancia dal ridere, andò incontro al ragazzo che aveva parlato tendendogli la mano per aiutarlo ad alzarsi, ma come lui si rimise in piedi, scivolò ancora per colpa del secchio, e ripiombò a terra con lei stesa sopra che, come potete immaginare, ricominciò a ridere, ormai senza più fiato. Quando finalmente riuscì ad asciugarsi gli occhi dalle lacrime che le erano uscite per il gran ridere, potè concentrarsi sul ragazzo su cui era sdraiata…e vide due occhioni blu e luccicanti che la fissavano. Sentì come una scossa lungo la schiena, e si rialzò di colpo, abbassando il capo e lasciando che un lungo ricciolo le ricadesse davanti agli occhi per nascondere il suo imbarazzo. Il ragazzo si rialzò, molto attentamente…due cadute gli erano bastate, e osservò attentamente la ragazza che aveva davanti. Notò i suoi lunghi ricci scuri che le avvolgevano il viso e le ricadevano fino a metà schiena e la carnagione olivastra; indossava una maglia rossa con le maniche larghe che le scopriva una spalla, e dei pantaloncini corti che mostravano due belle gambe dall’aria energica e vitale. La cosa che più voleva rivedere, però, era il suo viso,nascostogli perché guardava nervosamente in basso, ed era coperto dai riccioli.

    (continua sotto)
    Ultima modifica di [email protected]=); 18-06-2011 alle 08:19

  2. #2
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    (continuo)

    “A questo punto non so più se devo ringraziarti per averci salvato dai paparazzi, o se mi devo arrabbiare per il tentato omicidio, visto il luogo pieno di pericoli e minacce nel quale ci hai portato” cercò di rompere l’atmosfera un po’ tesa che si era creata.
    “ Bè Jay, direi che la cosa più giusta da fare sia ringraziarla!” subentrò un ragazzo molto muscoloso ma dal viso simpatico e cordiale. “ Piacere, io sono Shannon”
    “e io Tomo!!” aggiunse quello che finalmente si era staccato dalla libreria e, forse sentendosi un po’ in colpa per il disordine creato, aveva incominciato a raccogliere i libri velocemente.
    “ Ciao eroina, io sono Emma!”
    “ Ciao a tutti, io sono Lucia! Mi dispiace non aver scelto un posto più accogliente, ma questo è il primo che mi è venuto in mente” saluto Lucia, riacquistando la sua solita vivacità. Si voltò verso il ragazzo che era stato il suo “atterraggio morbido”, cercando di rimanere tranquilla. “e tu sei?”
    “ehm…cosa??” chiese lui un po’ spaesato…era rimasto affascinato dallo sguardo della ragazza, che finalmente poteva rivedere; davanti a lui c’erano due grandi occhi verdi, dalla forma sinuosa da gatta, circondati da lunghe ciglia arricciate.
    “Ho chiesto come ti chiami” riprovò lei ridacchiando per quella sua strana reazione, e chiedendosi se il tipo davanti a lei avesse tutte le rotelle a posto…non le era sembrata una domanda difficile!
    “ ah si si, ehm, certo, mi chiamo Jared” disse, ricomponendosi velocemente.
    “ ehi Jay, che hai?? Sbattuto troppo forte quel capoccione che ti ritrovi??”
    “ taci Sha, credo di avere un bel bernoccolo…ma sai meglio di me che il mio testone è indistruttibile!” disse, dando un pizzicotto nel fianco di Shannon, tenendosi una mano premuta dietro la testa.
    “ Piacere ragazzi! Ehm, Jared, seguimi, devo avere del ghiaccio da qualche parte”. E si incamminò attraverso il disordine sovrannaturale, fino a giungere ad un piccolo frigo nell’angolo opposto del garage, dal quale prese del ghiaccio e lo avvolse in un panno.
    Jared si era seduto su un piccolo divanetto, quindi Lucia si mise accanto a lui e gli appoggiò il ghiaccio sulla testa.
    “ che dici, va meglio?” chiese.
    “ mmm…direi moooolto meglio” rispose lui, sistemandosi meglio il ghiaccio sulla testa e sfiorando la mano di lei; Lucia sentì ancora quella strana scossa lungo la schiena, e ritrasse in fretta la mano, distogliendo lo sguardo imbarazzata. Jared si mosse un po’ a disagio sul divanetto, incrociando le gambe e schiarendosi la voce.
    “avete intenzione di rimanere là tutto il tempo voi tre, o di unirvi a noi??” li chiamo ridacchiando. Tomo desistette dalle sue buone intenzioni di rimettere un po’ di ordine, e seguito dagli altri, si sedettero anche loro sui divani.
    Una volta tutti lì riuniti Lucia, da grande osservatrice qual era, li guardo attentamente. Dovevano essere per forza degli artisti, visto anche il numero di paparazzi al loro seguito e i loro abbigliamenti stravaganti…l’unica che si salvava era Emma, che indossava un paio di jeans e una maglietta a maniche corte beige. Aveva lunghi capelli biondi e lisci raccolti in una morbida treccia, e un viso pulito, acqua e sapone molto amichevole. Tomo indossava una giacca nera leggera, dalla quale spuntava una maglietta bianca con delle scritte che non riusciva a leggere e pantaloni scuri. Si era tolto gli occhiali, così Lu potè notare i suoi occhi molto scuri e allegri, ma con un po’ di occhiaie. Portava i capelli lunghi legati in una coda bassa. Shannon sembrava davvero un animalone grosso grosso, muscoli messi in evidenza dalla canottiera nera molto sbragata che indossava; ma il suo fisico era in contrasto con lo sguardo nocciola, profondo ma molto simpatico e da tenerone, anche se pure lui aveva un aria stanca. Gli entrò subito molto in simpatia. Per ultimo analizzò Jared, operazione resa più facile dal fatto che aveva gli occhi chiusi e si massaggiava la testa dai capelli scuri e spettinati con una piccola smorfia di dolore sul volto...a proposito del volto: magro e un po’ incavato, con segni scuri sotto gli occhi…da quanto è che non si faceva una bella dormita?? Nonostante tutto questo, era però il viso più bello che avesse mai visto…
    Indossava il paio di pantaloni più strano che Lu avesse mai visto addosso ad un ragazzo, quei classici pantaloni che quando vedi in un negozio pensi “ quelli proprio non li compro!! Sembrerei un hippie fuori moda !!”, ma stranamente addosso a lui stavano bene…erano molto aderenti ma pieni di brochie, borchine, borchiette, lacci dai colori più stravaganti. E poi vogliamo parlare delle scarpe?? Enormi e di un grigio spaziale…si, le vedeva bene addosso ad un astronauta…la parte sopra non era malaccio, maglietta bianca semplice e un giubbotto di jeans aperto, anche se l’accostamento a tutto il resto era mooolto azzardato! Improvvisamente Jared aprì i suoi occhi di ghiaccio, e li fissò in quelli di Lucia, che imbarazzatissima fece la prima domanda che le passò per l’anticamera del cervello, anche se probabilmente aveva già intuito la risposta.
    “ allora, che fate nella vita? Siete degli artisti?” forse la voce doveva esserle uscita un po’ stridula, perché il sopraciglio di Shannon si alzò e Jared fece un sorrisetto divertito scambiandosi una strana occhiata con Tomo…
    “che ho detto di strano?” riprovò lei, cercando di darsi un contegno…
    Con voce divertita fu Shannon a rispondere “ si, una cosa del genere…” e incominciò a ridacchiare, seguito dagli altri. Lucia si sentiva tremendamente stupida, come se la stessero prendendo in giro su un qualcosa che lei non riusciva a cogliere ma che agli altri era molto evidente…poi notò un tatuaggio sul avambraccio destro di Shannon; c’erano tre simboli che lei non conosceva, mentre il quarto l’aveva già visto da qualche parte, forse anche perché la simbologia l’aveva sempre affascinata: era un cerchio con due punti, uno in alto a sinistra, e uno in basso a destra…era sicura simboleggiasse il pianeta di Marte con le sue due Lune. Improvvisamente incominciò a unire tanti piccoli particolari…Jared, paparazzi, Tomo, occhiaie da gente che di notte sicuramente non dorme molto, artisti, scarpe spaziali, Marte, Shannon…passava lo sguardo da uno all’altro, incredula, e loro ricambiavano con occhiate divertite come se volessero dire “dai, dai, su che ci arrivi, chi siamo??” . Solo una frase le veniva in mente, quattro semplici parole, ma si sentiva troppo stupida per non essersene accorta prima…come cavolo aveva fatto???
    Shannon incalzò sempre più divertito, dandole indicazioni con le mani e sedendosi sul bordo del divano tendendosi in avanti“ ti do un indizio…quattro parole, di cui una è un numero e un'altra è molto corta”.
    Con la vergogna che ormai le usciva dalle orecchie, il viso paonazzo e lo sguardo da “vi prego non arrabbiatevi, non so che cavolo mi sia successo da non essermene accorta, chiedo miseramente venia” Lucia parlò:
    “30 Seconds to Mars!”


    (fine primo capitolo. se siete sopravvissuti, posterò a breve il secondo)

  3. #3
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Ecco il secondo capitolo scusate, ma mi è venuto un po' lungo...vorrei dedicarlo a tutti coloro che sono andati ai concerti di Milano e Roma, ma anche a tutti quelli che,come me, non hanno avuto questa fortuna immensa...

    Capitolo 2

    “No ma che brava!!! Seriamente, ci stupisci!” continuo Shannon rotolandosi sul divano dal ridere.
    “Dai ragazzi, scusatemi! È ovvio che ho sentito parlare di voi, però in tutta onestà io non ascolto molto spesso la musica…” continuò lei imbarazzata.
    “ Ma non scusarti e non preoccuparti! Qualche volta ci fa piacere non essere riconosciuti ed essere trattati normalmente!” disse Jared. “ Piuttosto, ora che sai chi siamo noi, perché non ci dici un po’ tu chi sei e cosa fai nella vita? ”
    “Ok, ma la mia vita non è molto emozionante…mi chiamo Lucia, ma questo lo sapete già, anche se preferisco essere chiamata Lucy o Lu. Sono italiana, anche se ormai vivo a Londra da circa 4 anni…finite le superiori me ne sono andata da casa mia. Vivo qui,” disse, agitando le braccia e indicando il garage. “ questo posto me l’ha trovato una mia compagna di corso. Ah già, quale corso? vi chiederete… Corso di pittura; mi è sempre piaciuto dipingere, e un giorno mi piacerebbe che diventasse il mio lavoro…penso sia l’unica cosa che sappia fare veramente…è anche per questo che non ascolto tanta musica, perché se devo rilassarmi o sfogarmi, preferisco dipingere: uno parte dal niente, ha solo una tela completamente vuota davanti a sé e uguale a tutte le altre, e il gioco sta nel rendere ogni tela diversa, speciale, nel trasferire i propri pensieri, le proprie emozioni su di essa, attraverso i colori, le linee, le forme, la propria fantasia e sensibilità…” continuò a parlare, mentre gli altri la ascoltavano attentamente; Jared era rimasto completamente affascinato da lei, dal modo in cui parlava con il suo accento straniero, in cui gesticolava, tipico degli italiani, dai suoi occhi che si illuminavano mentre cercava di spiegare a parole quello che sentiva dentro di lei, dalla semplicità che emanava e dalla sua storia che era ancora un mistero…voleva, anzi, doveva saperne di più della ragazza che aveva davanti.
    “ Come mai te ne sei andata da casa?” chiese.
    Per una frazione di secondo il suo sguardo si rabbuiò, ma fu talmente veloce il cambiamento, che Jared e i ragazzi probabilmente pensarono di esserselo solo immaginato, dal momento che lei continuò sorridente e come se non fosse successo nulla ” è una storia molto lunga e non vorrei annoiarvi…ma un giorno magari ve la racconterò, se vi farà piacere”.
    “Certo, mi farebbe, cioè, ci farebbe molto piacere” disse Jared sorridendole.
    “E voi?” cambiò subito discorso lei, “ Perché a Londra? E che ci facevate così braccati da quei paparazzi?”
    Questa volta fu Tomo a rispondere. “ Questa sera abbiamo un concerto qui in città, e ci tratterremo per altri quattro giorni, un po’ per le centinaia di interviste che abbiamo, un po’ anche per visitare Londra. Ci siamo stati già parecchie volte, ma non riusciamo mai a visitarla come vorremmo noi…per quanto riguarda i paparazzi, bè, loro sono dove sono le grandi star piccola!” disse scherzando e allargando le braccia dandosi le arie da vip consumato.
    “ Però a volte sono veramente esasperanti,…” disse Emma, “ ho capito che le persone famose sono sempre sotto i riflettori,fa parte del gioco, ma la cosa che mi da fastidio è che non sembrano averne mai abbastanza…”
    “Esatto! Vivendo in una grande città mi capita spesso di vedere scene come quella di oggi…”. Continuò Lucy, “ma alla fine uno come deve fare? Se incomincia a evitarli, magari a coprirsi quando ci sono loro per mantenere almeno la privacy del proprio volto, a non rilasciare dichiarazioni, poi loro si inventano le storie più assurde per infamarlo, per farlo sembrare uno strano agli occhi della gente…se invece li asseconda, si fa vedere disponibile, loro continuano, perché sono felici di aver trovato chi gli da retta. In un modo o nell’altro ce li hai sempre e comunque attaccati alle costole! Per fortuna non sono una super star da dovergli sfuggire, ma la cosa che mi ha spinto oggi a darvi una mano, è stata la vostra aria così infastidita e insofferente, sembravate degli animali braccati, incapaci di fuggire…ricoperti da tutti i loro flash invadenti…non mi è piaciuto per niente!”
    “ allora ti siamo debitori”, disse Shannon con la sua voce allegra, “ e per premio, visto che sei stata una brava bambina, hai l’onore di venire al concerto di questa sera! Non è mai troppo tardi per incominciare ad ascoltare un po’ di buona musica!!”
    “ si dai, vieni, vieni!!” incominciarono a dire tutti in coro facendo un rumore assordante!
    “ok ok ok, solo se la smettete di fare tutto questo casino!!”
    “ preparati al casino di questa sera allora…” disse Jared facendole l’occhiolino, “ solo perché sei tu, vedremo di farne il più possibile!!”
    “ oh ma che simpaticone che sei Jared!” gli rispose Lucy ironica pizzicandogli il fianco, “ allora solo perché siete voi, vedrò di portarmi i tappi per le orecchie!”.
    Continuarono a scherzare così per ancora qualche ora. Si divertivano, erano tutti a loro agio insieme, e Lucy si sentiva energica e piena di vita! Era sempre stata dentro di sé una ragazza vivace ed espansiva, ma i casi della vita l’avevano portata a fidarsi poco degli sconosciuti, e di solito riusciva ad essere se stessa solo con le persone che conosceva da tempo, con cui aveva uno stretto rapporto. Infatti era molto stupita di se stessa… in fondo era seduta con una band famosa in tutto il mondo, sul suo divano, nel suo garage e li conosceva da pochissimo tempo! Ma con il loro carattere vivace ed espansivo, erano riusciti subito ad entrare in sintonia con lei, e a Lucy sembrava di conoscerli da una vita, ed era felice per questo; sentiva che di loro poteva fidarsi. Non sembravano i soliti vip di Hollywood pieni di sé, che vanno in giro con aria strafottente della serie “ io sono qualcuno e voi no”; davano invece l’impressione di essere tre uomini che adoravano il loro lavoro ma che comunque riuscivano a conciliarlo anche con il divertimento, la spensieratezza, la semplicità e la bellezza delle piccole cose, come chiacchierare con una ragazza appena conosciuta. Stavano parlando del più e del meno quando Emma si accorse che si era fatto molto tardi.
    “ Oddio ragazzi!! Tra due ore dovete essere allo stadio!”
    “ Stai scherzando??? Non può essere passato così tanto tempo! Dobbiamo fare ancora un sacco di cose prima del concerto!!” scattò in piedi Jared.
    “ Guarda tu stesso…” gli rispose Emma allungandogli il braccio per mostrargli l’orologio.
    “ Ok, dobbiamo veramente andare…” disse Jared un po’ triste, passandosi le mani tra i capelli e guardando Lucy, “ Ma tanto ci vediamo questa sera, no??” continuò riacquistando subito la sua naturale vivacità e sfoggiando il suo sorriso migliore.
    “ Certo, ora mi avete molto incuriosita!”
    “ Ok piccola, allora fatti trovare pronta tra un’ ora e mezza!” disse Jared
    “ Farmi trovare pronta? E perché? So benissimo come si arriva allo stadio!!”
    “ Tu non farti problemi ma segui il suo consiglio…e sii puntuale!!” continuò Shannon sibillino strizzandole l’occhio.
    “ Ok capo!” e dopo averli abbracciati e salutati uno ad uno, riaprì il portone per farli uscire.
    “ Via libera, sembra non ci sia nessuno!”
    “ Perfetto, a dopo dolcezza!” e uscirono veloci.
    Il primo pensiero di Lucy appena richiuso il portone fu:’ E ora che diavolo mi metto??’. Corse verso il suo piccolo armadio e incominciò a frugarci dentro disordinatamente, senza trovare niente che le sembrasse adatto.
    “ Perché nella mia giovinezza non sono mai andata ad un concerto rock??Ora saprei cosa fare!!” disse ad alta voce esasperata. Si guardò intorno. Era seduta per terra, con il cassetto dell’armadio rovesciato davanti a lei, tutti i vestiti sparsi per terra, con un infradito spaiato in una mano e una camicetta stropicciata nell’altra.
    “ ok”, disse tra sé e sé, “ qui mi ci vuole una bella doccia!”.
    Si rialzò, e si avviò verso il piccolo bagnetto, che era riuscita a farsi fare grazie ai suoi risparmi (ottenuti grazie ai mille lavoretti che aveva fatto e tutt’ora faceva in giro per la città), e che le aveva portato via buona parte del suo abitacolo. Dove viveva non era proprio un garage, era più che altro un piccolo magazzino, che lei aveva arredato con mobili di seconda mano e reso abitabile.
    Solo sotto il getto freddo della doccia riuscì a calmarsi. Sentiva diminuire sul suo viso accaldato sia il calore che l’agitazione, e riusciva a pensare più tranquillamente. Si insaponò con cura e lentamente, massaggiandosi a lungo i capelli con il suo shampoo preferito agli estratti di oli di mandarino e canticchiando tra sé e sé. Uscì dal bagno avvolta dall’asciugamano e si diresse verso l’armadio, o meglio, verso i vestiti sparpagliati per terra, lasciandosi dietro tante piccole goccioline d’acqua, e rincominciò a scegliere i vestiti, cercando di rimanere tranquilla e di non ricominciare a sudare, perché se no non avrebbe avuto il tempo di farsi un’altra doccia!! Alla fine optò per una tenuta semplice e leggera… probabilmente non le si prospettava una serata molto fresca, dato che non aveva mai visto nessuno uscire da un concerto rock senza un filo di sudore! Indossò degli shorts di jeans, una canottiera nera con una scollatura a U, e un paio di scarpe comode, poi andò davanti allo specchio. Dopo essersi studiata con uno sguardo mooolto critico, decise di raccogliersi i capelli lunghi e ancora un po’ umidi con un nastro rosso, in modo da avere il collo scoperto per non morire dal caldo, ma lasciando comunque qualche ricciolo sciolto qua e là. Dopo un velo leggero di trucco e un po’ di matita intorno agli occhi, si guardo nell’insieme, sentendosi abbastanza soddisfatta del suo lavoro…” almeno sono presentabile…” borbottò sotto voce, “ forse è meglio che tolga un po’ di trucco intorno agli occhi, se no se mi si scioglie dal caldo divento un perfetto panda…”.

    (continua sotto)

  4. #4
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    ( da sopra )

    Non appena finì gli ultimi ritocchi, sentì che qualcuno bussava al portone. Svelta andò ad aprire, e si ritrovò davanti un macchinone enorme e un uomo muscoloso ed enorme quanto la macchina alle sue spalle.
    “ E’ la signorina Lucia?” chiese con una voce da baritono
    “ Ehm…si, sono io” rispose intimidita…un uomo così grande pensava esistesse solo nei film pieni di sparatorie, morti e inseguimenti… e di solito faceva la parte del cattivo, il che non contribuiva a tranquillizzarla…
    “ Prego, da questa parte. Sono incaricato di portarla al concerto dei 30 Seconds to Mars” disse, e la fece entrare all’interno di quell’autobus in miniatura. ‘Star’, pensò tra sé Lucy, ‘sempre i soliti esagerati…’.
    Il viaggio durò più del previsto, perché per strada c’era abbastanza confusione…vedeva un sacco di giovani che correvano tutti nella stessa direzione, attraversando la strada come dei matti; alcuni avevano anche dei cartelloni arrotolati sotto le braccia. Lucy non si preoccupò più di tanto di loro e di dove stessero andando, perché era più agitata a pensare dove LEI stava andando! Aveva tanta voglia di rivederli, cosa che non si spiegava dal momento che era passata poco più di un ora e mezza da quando si erano lasciati…ma voleva risentire quell’energia e quella vitalità che emanavano, quel senso di protezione e allo stesso tempo libertà che aveva provato stando in mezzo a loro…e poi soprattutto voleva rivedere il suo viso, i suoi occhi penetranti…
    Si riscosse dai suoi pensieri quando l’auto si fermò, l’omone venne ad aprirle lo sportello e la fece entrare all’interno dello stadio.
    “ molto genti…cosa???”. Davanti a sé c’era la quantità di gente più numerosa che avesse mai visto! Non riusciva neanche a vederne i limiti, c’era solo questa massa scura, rumorosa, ammassata su tutte le tribune e per terra, fino a finire sotto un palco occupato solo da strumenti musicali e sormontato da un grande triangolo tagliato orizzontalmente da un segmento parallelo alla base.
    ‘Wow, vedrò molto da quaggiù…ho fatto bene a vestirmi leggera…’ pensò, e si avviò sconsolata verso il fondo della folla.
    “Signorina, dove va?” si rivolse a lei l’omone trattenendola per un polso.
    “ A vedere un concerto, non le sembra??” rispose lei un po’ sarcastica e scocciata dalla situazione…la possibilità di rivederli le sembrava lontana… da dove si trovava lei di grazia vedere qualche forma indistinta muoversi sul palco…sarebbe arrivata la musica fino a dove si trovava lei?? E soprattutto, sarebbe soffocata dal caldo??
    “ Intendevo dire che sta sbagliando direzione…mi segua” e partì dalla parte opposta.
    Lui non sembrava andare di fretta, ma Lucy per stargli dietro a momenti doveva correre, forse anche perché le sue gambe erano la metà di quelle dell’omone!! Man mano che si avvicinava, crescevano davanti a lei le dimensioni del palco più grande che avesse mai visto in vita sua! Camminarono fino ad arrivargli sotto, e lei si sentì tremendamente piccola… La sua giuda girò bruscamente a sinistra, e la fece entrare nel backstage. Lucy non ci poteva credere! Era strapieno di gente, tecnici, funzionari, gente che correva di qua e di là con strumenti musicali in mano, bottigliette d’acqua ghiacciata, microfoni…lei era praticamente sotto shock; continuava a ripetersi ‘Il trucco è respirare Lucia, non è difficile, l’hai fatto per ben 25 anni senza pensarci e facendo altre cose contemporaneamente! E per diamine, datti un contegno, chiudi la bocca!!’ ma il suo corpo era completamente scollegato dal cervello.
    “ Lucy, da questa parte!” Jared non l’aveva chiamata subito; aveva preferito osservarla da lontano per un po’. Gli piaceva cogliere le espressioni spontanee della gente, quelle espressioni che ti vengono solo quando sei convinto che nessuno ti stia guardando e puoi sfogarti liberamente. E la sua reazione era stata eccezionale! Era rimasta bloccata di sasso, e i suoi occhioni verdi si erano spalancati all’improvviso, cercando di cogliere più particolari possibili di quel luogo a lui ormai famigliare, ma a lei sconosciuto; aveva l’espressione tipica dei bambini, increduli e meravigliati davanti ad un giocattolo nuovo. Da lontano, poi, Jared poteva ammirare interamente la sua figura semplice e ben proporzionata: le sue belle gambe sottili e scure, la vita stretta messa in evidenza dalla canottiera nera aderente, il suo collo magro e lungo, e il suo viso stupefatto circondato da ciocche di riccioli ribelli che ricadevano morbidi. In quel momento desiderava avere una macchina fotografica per imprimere per sempre quel momento, e sapeva che Emma ne aveva una con sé, ma per andare a prenderla avrebbe dovuto distogliere lo sguardo da lei…
    “ Jay, è…è…incredibile!!” disse Lucy con il fiato corto avvicinandosi a lui.
    “ Lo è vero? Senti il boato della folla?? Assurdo, mi fa sentire così vivo! Adesso ti porto in un punto dal quale potrai vedere molto bene il palco, e anche la folla…e da dove potrò tenerti sempre d’occhio…” altro sorriso malizioso, altro sorriso mozzafiato…
    Raggiunto il luogo, Lucy trovò ad aspettarla un comodo divanetto sul quale erano seduti anche Shannon e Tomo.
    “Guarda un po’ chi si rivede!” la salutarono in coro alzandosi e abbracciandola a turno.
    “Ciao ragazzi!”
    “Visto com’è bella?” disse Shannon allegro dopo l’abbraccio, tenendola ferma con le sue forti mani per le spalle, e allontanandola un po’ dal petto per guardarla meglio. “Meglio se non ti fai vedere troppo da Jay…” continuò Shannon divertito, “la nostra Diva potrebbe sentirsi minacciata da tutta questa bellezza!”
    “ Diva??” chiese Lucy.
    “ Si si storia lunga…” rispose Jared alzando gli occhi al cielo. Poi liberandola dalla stretta del fratello e stringendosela al petto continuò, recitando il ruolo del geloso “ E se non ti dispiace lei è mia!” Lucy era paonazza ma cercava di non farlo notare agli altri lasciando che qualche ricciolo le ricadesse sul volto e nascondendolo nell’incavo del collo di Jared…inutile dire che in quel momento cercò di imprimersi nella memoria quell’ odore inebriante con tutte le sue forze.
    “ Ok Diva, hai vinto…Shannimal e…tu chi vuoi essere Tomo? Trovato! Shannimal e Gesù Cristo si avviano al palco sconfitti, ma ti consigliano di raggiungerli al più presto, perché il concerto sta per iniziare!” Tomo mise il braccio sulle spalle di Shannon, e insieme se ne andarono con aria afflitta.
    “ Sono veramente assurdi quei due” disse Jared sciogliendo l’abbraccio. Lui sembrava tranquillo ma dopo tutto era stato un attore, quindi chi meglio di un attore sapeva fingere? In realtà aveva annusato a lungo l’odore così delicato dei suoi capelli e sentito forte quel corpo esile stretto al suo…
    “ Mmm, già, molto strani…” disse Lucy, meno brava a nascondere l’imbarazzo e con ancora le guance tutte rosse.
    “Però hanno ragione” continuò lei schiarendosi la voce e cercando di darsi un contegno, “ è meglio se vai, il tuo pubblico ti aspetta!”

  5. #5
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Con aria assorta, Jared le accarezzo il viso delicatamente, come se avesse paura di romperla, dalla tempia fino al mento poi ,dopo un sorriso radioso, si allontanò velocemente, lasciando Lucy immobile, in piedi, con il cuore che batteva a mille e il viso che le bruciava, lì dove Jared l’aveva toccato.
    Si sedette sul divanetto cercando di riprendere fiato, e dopo un po’ le luci si spensero e il concerto incominciò!
    Shannon partì con un assolo fenomenale, da far tremare le pareti dello stadio; Lucy sentiva rimbombare il ritmo dentro di sé, era impossibile rimanere fermi, e soprattutto, seduti! Poi Jared entrò correndo, e il boato del pubblico raggiunse il suo culmine. Fu una sensazione bellissima guardarli, Tomo era completamente immerso nella musica e concentratissimo; continuava a suonare e a muovere la testa a ritmo, con i capelli lunghi e scuri che si muovevano sparsi nell’aria. Shannon era scatenato; Lucy poteva vedere i suoi muscoli possenti tutti al lavoro, impegnati a creare il ritmo più travolgente di sempre. E Jared? Lui era completamente andato! Correva da una parte all’altra del palco come una pantera, gettandosi sulla folla, nei suoi pantaloni stretti e una canottiera nera molto larga dalla quale si poteva vedere il suo fisico asciutto e muscoloso. Suonava e cantava come Lucy non aveva mai sentito cantare nessuno: la sua voce era potente, intonata, dava una carica enorme. Quando Lucy riusciva a staccare gli occhi dai suoi 3 amici, che ora erano entrati completamente nel ruolo delle rock star, guardava la folla…si muoveva, urlava, cantava come se tutte le persone lì presenti fossero una cosa sola, animata dalle stesse sensazioni, dallo stesso amore che provavano per la loro band. Da dove si trovava poteva vedere bene i visi delle prime file: visi che piangevano disperati, altri euforici, altri che cantavano come dei forsennati. Lucy si chiese come ci si dovesse sentire su un palco di quelle dimensioni, a cantare e suonare davanti a tutta quella gente lì solo ed esclusivamente per te e la tua musica…sentì l’adrenalina scorrerle nelle vene, inebriandole i sensi. Tra una canzone e l’altra, Jared guardava nella sua direzione sorridente, raggiante, per assicurasi che lei si stesse godendo il concerto, e vederla così coinvolta lo accendeva di gioia, e lo spingeva a dare il massimo di sé.
    Il concerto andò avanti ancora per molto tempo, ma Lucy desiderava non finisse mai. Intervallavano canzoni potenti a momenti di canzoni acustiche, in cui Jared lasciava che i fans cantassero tutti insieme. Era bellissimo il rapporto che Jared, sul palco, riusciva ad instaurare con loro; erano come un grande strumento musicale, al quale lui dava tutte le indicazioni per farlo suonare al meglio. Fu in uno di questi momenti acustici che Jared fissò i suoi fari azzurri in quelli verdi di Lucy emozionata e parlò.
    “Voglio dedicare questa canzone ad una ragazza molto speciale che ho incontrato, nella speranza che possano nascere delle bellissime emozioni…”. E con una voce delicata, dolce e profonda incominciò a cantare, senza mai togliere i suoi occhi da quelli di lei. A Lucy sembrò che tutto intorno a lei fosse svanito, che anche la folla fosse in religioso silenzio, e sentì perfettamente ogni singola parola pronunciata da quella voce angelica.

    I believe in nothing, not the end and not the start
    I believe in nothing, not the earth and not the stars
    I believe in nothing, not the day and not the dark
    I believe in nothing but the beating of our hearts
    I believe in nothing 100 suns until we part
    I believe in nothing not in sin, not in god
    I believe in nothing, not in peace and not in war
    I believe in nothing but the truth of who we are

    Finita la canzone, ci fu un attimo di silenzio in tutto lo stadio, poi esplose il boato. Lucy non riuscì più a sostenere quello sguardo profondo, e distolse gli occhi, grata e felice.
    Dopo qualche altra canzone, il concerto volse al termine, ma prima della fine, si avvicinò a lei Emma.
    “ Seguimi, “ disse, “ questa volta tocca a te scattare la foto.”
    Lucy la seguì, ed Emma la portò proprio dietro al palco, e le lasciò una macchina fotografica in mano.
    “ Quando vuoi” le disse.
    Jared urlò al pubblico di fare più rumore possibile ( testuali parole: make some ****ing noise!!)
    E si voltò per lo scatto. Come vide che dietro l’obbiettivo non c’era Emma ma Lucy, si esibì nella sua migliore espressione allargando le braccia.



    Fine secondo capitolo, spero vi sia piaciuto =)

  6. #6
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Ecco il capitolo 3, spero vi possa piacere

    Capitolo 3

    Il cuore che batte forte, le mani che sudano, le farfalle nello stomaco, la sensazione di essere invincibili, che niente ci possa fermare, che finalmente il nostro sogno, desiderio, si è realizzato…è questa la felicità? È questo che l’uomo va cercando durante la sua esistenza, durante quella sua piccola comparsa all’interno di quel grande dono chiamato vita?

    “ Quando andai a scuola, mi domandarono come volessi essere da grande.
    Io scrissi “ felice”.
    Mi dissero che non avevo capito il compito,
    e io dissi a loro che non avevano capito la vita.”
    - John Lennon -

    Ma allora, se quello che l’uomo cerca è la felicità, perché il mondo è così pieno di sofferenza?
    Perché l’uomo è egoista, perché cerca di raggiungere la felicità a scapito degli altri, perché il raggiungimento del proprio obiettivo viene posto prima del rispetto, della fratellanza e dell’amore…
    L’uomo è insicuro, vuole trovare la felicità nelle cose materiali, futili, nei piaceri, e quindi incomincia la sua battaglia, la sua guerra per essere sempre il primo, per essere colui che possiede di più, per poter dettare le regole come vuole e per volgere sempre tutto a suo favore…

    “Nel mondo c’è quando basta per le necessità dell’uomo,
    ma non per la sua avidità”
    - M. Gandhi –

    Ma in realtà il valore di un uomo non si misura dalla quantità di cose che ha…
    La felicità è sempre intorno a noi, ma spesso l’uomo è troppo cieco per vederla, troppo occupato dalla sua vita superficiale, per cogliere l’ essenziale è invisibile agli occhi, ma è percepibile solo dagli animi più puri…

    Nella sua vita, Lucy aveva conosciuto ben poca felicità, perché gliel’era stata tolta bruscamente quando era molto piccola, insieme ai suoi sogni…e ora lei, fissando quegli occhi azzurri che sembravano così sinceri, ascoltando quelle dolci parole che facevano aumentare i battiti del suo cuore, si chiedeva se era lui, se finalmente avesse trovato qualcuno disposto ad insegnarle ad essere felice, e magari anche ad amare.
    Il concerto era finito ma, in cuor suo, sperava che quello fosse solo l’inizio di un qualcosa di meraviglioso e magico.

    Aveva aspettato che i ragazzi scendessero dal palco, andassero nei loro camerini a riprendersi dalla fatica della serata, e lei per tutto il tempo era rimasta perfettamente immobile dove l’aveva lasciata Emma, con ancora la macchina fotografica stretta saldamente in mano, guardando, senza vedere realmente, lo stadio che lentamente si svuotava. Quella sera era stata travolta da un’ondata di emozioni che l’aveva lasciata stordita; i suoni le arrivavano alle orecchie ovattati, come se provenissero da molto lontano e si sentiva stanca, svuotata, ma allo stesso tempo…viva e felice, perché anche se la vita era stata dura con lei, riusciva ancora a provare emozioni forti.
    Ripensandoci più avanti, Lucy ricordava molto vagamente quello che era successo dopo il concerto. Ricordava lo sguardo un po’ preoccupato di Jared che la guardava temendo che si sentisse male da un momento all’altro; ricordava i suoi tentativi, riusciti molto male, di rassicurarlo dicendo che stava bene e non era niente di grave; ricordava le sue frasi senza senso nel cercare di spiegare le emozioni che l’avevano travolta durante il concerto; ricordava ancora una volta quel grande macchinone nero e portava con sé la sensazione di essersi addormentata dandosi della mongola per non aver convinto, colpa delle sue scarse qualità d’attrice, i suoi nuovi amici che era solo un po’ stanca, ma che voleva rimanere ancora con loro a parlare.
    La mattina dopo si svegliò tardi. Rimase avvolta a lungo nelle sue coperte calde e profumate, cercando di ricordare quello che probabilmente era stato il sogno più bello della sua vita…c’erano tre ragazzi, una quantità enorme di gente stipata sotto un palco grandissimo, due occhi blu che la fissavano; controvoglia aprì gli occhi e si mise a sedere sul letto ancora intorpidita dal sonno. Fu in quel momento che, guardandosi intorno, realizzò… Il piccolo luogo in cui abitava era nel disordine più totale: c’erano ancora numerosi libri sparsi in giro da quando Tomo era finito rovinosamente sulla sua libreria; i suoi vestiti per terra e l’armadio completamente esploso a causa della ricerca degli abiti adatti per la serata; ma stranamente tutto quel disordine, invece che infastidirla, la rese euforica…perché testimoniava che era tutto vero! Quello che aveva fatto non era un sogno, ma la pura e semplice realtà!! E ancora una volta la felicità l’avvolse scaldandole il cuore.
    Si alzò di scatto dal letto, piena di energia, e si accorse che era ancora vestita come la sera prima. Si guardò intorno, e notò un piccolo foglietto di carta appoggiato ai piedi del letto. C’era scritto:

    “ Dormi bene piccola, ci rivedremo presto.
    Baci, Jared”

    Strinse al cuore quel piccolo foglietto di carta, e poi lo mise al sicuro in tasca.

    “La felicità è fatta di un niente,
    che al momento in cui lo viviamo ci sembra tutto.”
    - Jim Morrison -

    (continua sotto)

  7. #7
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Hotel dei 30 Seconds to Mars, Londra

    “ Forza Shannon, muoviti Tomo, dobbiamo andare!!” urlò Jared rivolto ai suoi due compagni. Shannon era ancora chiuso in bagno, mentre Tomo si stava vestendo alla velocità di una tartaruga addormentata.
    “ Jay, piantala di rompere, siamo quaaaasi pronti! E comunque ci vuole ancora un sacco di tempo prima delle interviste!!” fu la risposta di Shannon, ovattata dalla porta del bagno.
    “ Ma se noi arriviamo un po’prima, magari riusciamo a finire in anticipo!” continuò Jared.
    Tomo gli si avvicinò con ancora i pantaloni del pigiama addosso e il segno del cuscino sulla guancia.
    “ Invece di stressare, non è che mi aiuteresti a trovare i miei pantaloni? Sei troppo disordinato Jared, lasci le tue cose ovunque per la stanza, ed è ovvio, poi, che io non trovi le mie!!”
    Con una faccia esasperata, Jared incominciò a frugare fra il disordine sovrannaturale che c’era in quella stanza, e ne uscì trionfante, anche se un po’ spettinato, con in mano i pantaloni di Tomo.
    Nel frattempo Shannon era finalmente uscito dal bagno.
    “ Tieni Tomo, ma per favore, sbrigati…”
    “Va bene, va bene, forse ho capito il perché di tutta questa fretta…”.
    Dopo poco tempo, finalmente si ritrovarono tutti seduti in macchina, pronti ad incominciare la loro giornata di interviste.
    “Ok ragazzi, ho telefonato ai vari studi avvertendo che saremo in anticipo, mi sono inventata una piccola balla per il perché…” disse Emma voltandosi dal sedile anteriore per guardare in faccia i ragazzi con aria indagatrice.
    “ Grande Emma, sei sempre la migliore, lo sai!” le rispose allegro Jared…era l’unico dall’aria sveglia, gli altri non sembravano così felici di essere stati sbattuti fuori dal letto prima del previsto, soprattutto dopo un concerto faticoso come quello della sera prima…
    “ Ci vuoi dire il perché di tutta questa fretta comunque??” domandò Shannon.
    “Ma no, niente…è che se finiamo in anticipo abbiamo più tempo per riposarci dopo…”
    “E…?” incalzò Tomo
    “ E niente!” rispose Jared distogliendo lo sguardo
    “ Te lo dico io Tomo…Jay non vede l’ora di rivedere Lucy!” disse Shannon, ridendo sotto i baffi.
    “E che male c’è?” rispose Jared, “ voi non siete stati bene con lei? Non avete voglia di rivederla? E poi non mi convinceva la sua faccia ieri sera, voglio accertarmi che stia bene…”
    “Oh oh oooohh!!”
    “Piantala Sha!!”lo zittì Jared.
    Finalmente arrivarono al primo studio e ad aspettarli c’era un gran numero di Echelon. Jared uscì per primo dall’auto, salutando e sorridendo tutti, ringraziandoli per il concerto della sera prima, facendo foto e firmando autografi energico. Shannon e Tomo erano ancora troppo addormentati per riuscire a fare la metà di tutte quelle cose: entrambi indossarono pensanti occhiali da sole scuri per coprire le occhiaie, e Tomo si tirò anche su il cappuccio, calandoselo bene sul viso a nascondere quel segno invadente del cuscino sulla guancia che non aveva nessuna intenzione di andarsene…
    La mattinata fu lunga, e da un certo punto di vista anche abbastanza monotona; le azioni, i gesti, tutto si ripeteva sempre nello stesso ordine: l’arrivo allo studio, prima l’incontro con gli Echelon poi con coloro che avrebbero fatto l’intervista, sempre le solite domande alle quali seguivano sempre le solite risposte. Ma ormai loro ci erano abituati, perché la loro vita era così da molto tempo ormai, ed era la vita che si erano scelti. Solo Jared, quel giorno, sembrava godersela da matti. Tomo e Shannon lo guardavano meravigliati, domandandosi cosa frullasse in quel cervello che sembrava non fermarsi mai. Dal canto suo, Jared non vedeva l’ora di tornare da Lucy. Era come animato da una nuova forza che lo rendeva vivo, energico. Rispondeva con sicurezza a tutte le domande, scherzava con gli intervistatori e con i fans…i suoi due amici incominciavano a pensare seriamente che avesse fatto uso di una qualche sostanza stupefacente…ormai avevano visto Jared con molte donne, spesso e volentieri donne famose, ma lui non era sembrato mai così tanto preso come questa volta…ma la cosa strana era che tra lui e Lucy non era successo assolutamente niente!
    Insomma, questo era quello che Shannon e Tomo pensavano durante le interviste, mentre Jared era impegnato a rispondere alle domande.
    Quando finalmente anche l’ultima intervista terminò, era ora di pranzo. A nulla valsero le continue esortazioni di Jared a mangiare in fretta. Emma era irremovibile.
    “Jared, andremo da Lucy solo quando anche tu avrai mangiato qualcosa!”

  8. #8
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Essere davanti al portone di Lucy era stata la cosa che più aveva desiderato fare da quando si era svegliato, ma ora che finalmente era lì, era agitato. Bussò forte e aspettò. Dopo poco il portone si aprì, e finalmente poté rivederla.
    Ancora una volta il suo viso era lì davanti a lui, occhi negli occhi; vide le sue labbra carnose stendersi in un sorriso spontaneo.
    “Ciao Lucy…”
    “Ciao Jay…”, si salutarono sottovoce.
    “Ciao Lu!!” Ripresa dalla serata??” subentrarono rumorosi come al solito Sha e Tomo.
    “ Mmm, si ciao ragazzi! Non vi avevo notati… entrate entrate!!” li salutò Lucy riprendendo fiato e cercando di darsi il contegno che, puntualmente, tutte le volte che c’era Jared nei paraggi andava a farsi benedire…
    “ Oh molto gentil…”
    “Veramente…!”, li interruppe Emma afferrando Shannon e Tomo quasi per la collottola, “siamo passati solo a vedere se stavi bene, visto che ieri sembravi molto stanca. Noi abbiamo ancora molte cose da sbrigare, vero Shannon, vero Tomo??” domandò fissandoli a lungo.
    “Oh già certo, che imbranati, noi dobbiamo andare…” incominciarono, arrampicandosi palesemente sugli specchi, “ehm, si, abbiamo ancora qualche servizio fotografico che però Jared…si, lui ha già fatto. Perciò noi andiamo, divertitevi!” e in fretta e furia saltarono su in macchina trattenendo le risate e partirono, lasciando Jared e Lucy con un’aria alquanto sorpresa.
    “ Eh si vero, il servizio…” borbottò Jared con le mani in tasca ed entrando.
    “Allora, com’è andata la giornata?” domandò Lu chiudendo il portone alle loro spalle.
    “Mah, sempre le solite cose, interviste fans…niente di che. Tu?” chiese Jared molto più incuriosito dalla sua vita
    “ Io ho cercato di sistemare un po’ qua in giro…senza grandi risultati direi…” rispose Lucy un po’ imbarazzata. Era riuscita a rimettere tutti i vestiti nell’armadio, ma era ancora alle prese con i libri
    “ Si, in effetti ieri sera quando ti abbiamo riportato a casa c’era un gran bel disordine!” la stuzzicò Jared
    “ Ah si? “ chiese lei avvampando mortificata, e sistemandosi i riccioli sciolti dietro le orecchie.
    “ Certo, ma non preoccuparti, avessi visto com’era la nostra camera stamattina…” e incominciò a raccontarle di Tomo e dei suoi pantaloni scomparsi e ritrovati poi sommersi dai SUOI vestiti. L’aria che prima era un po’ tesa e piena di imbarazzo, di distese, e ancora una volta Lucy parlò apertamente con lui, scherzando e sentendosi….se stessa. Jared l’aiutò a rimettere i libri sullo scaffale, e con il suo aiuto finirono abbastanza in fretta.
    “ E questo?”, domandò Jared allungando la mano verso un piccolo libricino che l’aveva incuriosito, e togliendolo dalla libreria; “ Le avventure di Peter Pan?” disse, mostrandoglielo un po’ divertito.
    Ancora una volta le guance di Lucy si colorirono di rosso.
    “Si, bè , Peter Pan è il mio libro preferito…so che può sembrare strano detto da una che ha quasi 26 ani, però è così…” disse, sedendosi sul bordo del divano e stringendosi nelle spalle, come se avesse paura di un rimprovero.
    “ Ehi Lucy, che c’è? Non vi è mica nulla di male!” la confortò Jared sedendosi accanto a lei, e circondando la sua esile figura con il suo braccio forte, stringendola a sé. Lei appoggiò la sua testa sul suo petto.
    “ E’ che,” rispose lei, “ spesso quando mi chiedono il mio libro preferito e io rispondo Peter Pan, le persone mi guardano male, neanche avessi bestemmiato…solo perché sono grande non vuol dire che a volte io non possa pensare come se fossi una bambina…tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano…e per me questo è molto triste…”. Si liberò del suo abbraccio, e andò ad accucciarsi sul divano. Jared era rimasto molto sorpreso dal suo cambiamento così repentino; un attimo prima si stavano divertendo un mondo, e adesso lei aveva gli occhi lucidi, come se stesse rivivendo una grandissima sofferenza. Subito si sedette al suo fianco e le prese il viso tra le mani, cercando di scavare a fondo in quei occhi che ora erano come spenti, abitati solo da un dolore profondo.
    “ Lucy, piccola, cosa succede? Cosa stai rivivendo? Parlamene per favore, io sono qui, ti ascolto” le disse, facendosi più vicino a lei.
    Per un attimo Lucy fu sul punto di raccontare della sua infanzia, sarebbe stata la prima volta che lo faceva con qualcuno…ma l’animo umano è pieno di sfaccettature, e non c’è niente di più doloroso e difficile che aprire il proprio cuore ad una persona…
    “ Tranquillo Jay, non è niente…è solo che io non ho avuto un’infanzia facile, tutto qui…diciamo che sono dovuta crescere abbastanza in fretta e…ed è per questo che sono così affezionata a Peter Pan, perché lui non è mai cresciuto. È riuscito in quello in cui ho sempre provato…senza riuscirci ”.
    Jared capì che quella non era la verità, o almeno, non era tutta la verità. Ma non insistette…non voleva obbligarla ad aprirsi con lui, se lei non se la sentiva. La conosceva da molto poco, ma l’idea di farla soffrire spingendola a ricordare qualcosa del suo passato che la feriva, era troppo dolorosa.
    “ Va bene…” sussurrò. Aveva ancora il suo viso tra le mani…lo teneva come si tiene un fiore molto raro che si ha paura di sciupare…essendo unico, bisogna trattarlo con molta delicatezza, accarezzare dolcemente ogni suo petalo e respirarne il profumo soave. Aveva davanti agli occhi le sue labbra carnose, e nasceva in lui il desiderio di possederle, di farle sue…ma una parte di lui si diceva che non era giusto approfittare di lei ora che era così indifesa…il suo compito era proteggerla.
    Lucy stava ancora cercando di capire cosa fosse la cosa giusta da fare…voleva che lui la conoscesse per quello che era veramente, ma temeva che la verità potesse spaventarlo, o in un qualche modo, allontanarlo da lei…decise che un modo per farsi conoscere meglio, era quello di mostrargli uno dei suoi quadri.
    “ Vuoi vedere un mio dipinto?” gli chiese sussurrando appena sulle sue labbra così vicine alle sue.
    Jared annuì appena, troppo impegnato nel tentativo di controllarsi. Lucy si alzò lentamente dal divano, lo preso per mano intrecciano le dita con le sue, e lo portò davanti ad una piccola tela ricoperta da un panno; lo sollevò, mostrandogli la sua piccola opera.
    Jared l’osservò a lungo, impressionato.
    “ Cosa ne pensi?” domandò Lucy.
    “Trovo sia veramente meraviglioso…” rispose Jared senza trovare le parole.
    “ Come soggetto è un po’ banale, lo so…ma mi piace il messaggio che secondo me c’è dietro…la rosa è da sempre simbolo di grazia e bellezza, ed è il fiore che più di tutti ha ispirato artisti, poeti, scrittori…si dice che ogni rosa abbia la sua spina, poiché ogni cosa, anche quella più bella, ha necessariamente i suoi lati spiacevoli, e la rosa rossa è senza dubbio la messaggera di un amore travolgente e passionale. Ma al giorno d’oggi, l’amore ha perso il suo significato speciale…ormai l’amore è visto sempre sotto un’ottica fisica, l’atto del FARE l’amore…quel fare dà un idea di un qualcosa di reale, concreto, come se fosse un oggetto…ma l’amore non si fa, l’amore si vive, si sente addosso, e non puoi costringerlo. L’atto più naturale del mondo, è stato spogliato della sua magia e al giorno d’oggi viene usato anche come un’arma…l’atto di violentare, per me è come l’atto di uccidere …è la cosa che più va contro natura. Per questo ho posto la rosa su uno sfondo grigio…Il grigio simboleggia il neutro, il lutto, la depressione, le ceneri, tutto ciò che a mio parere sta trasformando in peggio la nostra società…solo l’Amore più puro, quello vero, trionfa, ed è quello che durante la nostra vita dobbiamo cercare!” disse Lucy con enfasi, stringendo forte le mani di Jared tra le sue e fissando a fondo gli occhi nei suoi “ solo quello è il senso della vita, Jared, solo quello fa girare il mondo! Ogni cosa che facciamo dovrebbe essere tutta in funzione dell’Amore! E non mi importa niente se la mia visione è un sogno, io ci crederò così a lungo e con così tanta convinzione che alla fine diventerà realtà! I sogni si possono avverare, perché se non fosse così, se non ci fosse neanche questa remota possibilità, allora la natura non ci spingerebbe a sognare!!”
    Finì di parlare e lo guardò negli occhi in attesa di una sua risposta …aveva messo se stessa in tutte le sue parole, tutte le sue convinzioni, era stata sincera…
    Jared si sentiva pieno di vita, le sue parole l’avevano scosso nel profondo; non aveva mai incontrato qualcuno come lei, così indifesa a volte, ma animata da uno spirito così grande. Avrebbe voluto dirle tantissime cose, ma i suoi pensieri non riuscivano a trovare la strada per giungere alla sua bocca. Continuava a guardarla, e ogni secondo che passava la desiderava sempre di più. Era quasi una sofferenza resistere. Lucy probabilmente capì, perché gli si avvicinò ancora di più al viso, molto lentamente…e delicatamente appoggiò le labbra appena socchiuse sulle sue frementi; un bacio appena sfiorato, un frullo d’ali di farfalla. Jared era inebriato dalla sua presenza ed era come incapace di muoversi; Lucy gli si avvicinò una seconda volta, appoggiando le sue piccole mani sul suo petto. A quel tocco, Jared si sentì avvampare: l’afferrò con decisione per i fianchi, stringendola a sé, e assaporò a lungo il sapore di quella bocca delicata che poco prima l’aveva fatto emozionare con le sue parole. Lucy si sentì ribollire il sangue, lo sentiva pulsare forte nelle vene rendendole il respiro affannoso. Quell’attimo di passione lì travolse all’improvviso, e molto lentamente terminò, con tanti piccoli baci delicati. Jared la strinse forte al suo petto muscoloso, affondando il viso tra i suoi capelli profumati, mentre Lucy cercava di imprimersi il suo sapore di menta e zucchero nei ricordi. Rimasero così a lungo, mentre i loro cuori tornavano ad un ritmo normale, e Jared fissò ancora lo sguardo sul dipinto di Lucy, attraverso i suoi riccioli scuri.



    Fine capitolo 3

  9. #9
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Ecco il capitolo 4!! Buona lettura

    Capitolo 4

    “La vita è quella cosa che passa mentre sei impegnato a fare qualcos’altro”
    - J. Lennon –


    L’uomo spesso si dimentica che la vita è un grandissimo miracolo. Quello per cui si dovrebbe ringraziare in continuazione, è quello che più viene visto come una cosa scontata…è normale svegliarsi tutte le mattine, è normale respirare, è normale sentire il pulsare del sangue nelle vene…ma in realtà è un grandissimo dono.
    Gli occhi dei bambini guardano il mondo meravigliati; per loro tutto è stupore, un mondo di favola da scoprire, da gustare, da vivere. Un posto in cui non c'è il male, né la paura, dove il bene trionfa; un mondo incantato fatto di magia, dove la sorpresa si nasconde nelle piccole cose che fanno grande la vita. Osservatori attenti e curiosi di tutto quello che accade intorno a loro, desiderosi di fare, toccare e scoprire, accompagnati dall'innocente freschezza della loro ingenuità. In loro c'è la saggezza del sentirsi grandi nelle piccole conquiste, del trovare un tesoro nelle cose semplici, dell'imparare dagli errori con il sorriso sulle labbra, del rimanere incantati davanti allo spettacolo della vita che sa di favola, dove nulla ha il sapore del già vissuto e scontato, dove ogni giorno ha un gusto nuovo.

    “I bambini trovano il tutto nel nulla,
    gli uomini trovano il nulla nel tutto”
    - G. Leopardi –


    Ma quand'è che tutto questo svanisce? Quando accade che si smette di credere alle favole? Nel momento esatto in cui smettiamo di meravigliarci. E' forse quello il momento in cui diventiamo adulti?
    Si è adulti quando si smette di guardare la magia che ci circonda, quando le cose si fanno per dovere e non per provare emozioni, quando ci facciamo prendere dalla frenesia quotidiana, dal denaro, dall’avidità, dai nostri problemi e perdiamo di vista la vita.
    Ma quando si è giunti al termine della giostra, alla sera, ecco che tornano alla memoria, con malinconia, i ricordi di quando si era bambini e quella dolce spensieratezza, e si rincomincia a lasciare da parte la superficialità…è questa la vecchiaia? Paradossalmente, ci si dimentica della vita mentre la si sta vivendo, e quando ce se ne accorge, spesso è tardi.
    Nel corso della vita ci saranno tante decisioni da prendere, tante sfide da affrontare, tanto amore da ricevere e donare, ma anche tanta sofferenza. Ma alla fine bisogna ricordarsi che se c’è la guerra, è perché esiste la pace; se c’è l’odio è perché esiste l’amore, se c’è il buio è perché esiste la luce…il mondo è fatto di contrasti, e vive di questo.
    Durante la sua vita, Lucy era riuscita a superare le sue difficoltà continuando a ripetersi queste cose. Si era sentita sola, persa, aveva desiderato non esistere più per smetterla di sentire il dolore, ma poi ogni volta, riusciva a far emergere quella piccola parte di lei che non aveva mai voluto crescere e che credeva ancora nella vita…aveva alzato la testa e si era leccata le ferite, pronta a continuare la sua battaglia.
    Aveva trovato chi avrebbe combattuto insieme a lei? Era Jared la risposta? Era pronta ad aprirsi totalmente a lui? A queste domande Lucy non aveva ancora una risposta…ma continuava a tenerlo stretto a sé, con l’orecchio premuto sul suo petto per sentirne il rumore della vita, ad inebriarsi del suo odore. Ogni tanto alzava il viso verso le sue labbra disegnate, e altra passione li travolgeva con potenza.

    ***

    “ Sha, dici che possiamo tornare da Jared?”
    “ Mmm…per farlo possiamo…ma sinceramente sono un po’ spaventato dall’idea di come potremo trovarlo…” gli rispose Shannon sghignazzando…
    Da quando avevano lasciato Jared a casa di Lucy, i due ragazzi, insieme a Emma, avevano cercato un posticino appartato nel quale riposarsi, e magari schiacciare anche un sano pisolino. Avevano trovato un luogo isolato e completamente vuoto che faceva giusto al caso loro. Emma aveva fatto prima una piccola passeggiata per il parco, poi si era sdraiata sul prato, gustandosi i deboli raggi del sole londinese sulla pelle chiara, e dopo poco si era addormentata. Shannon e Tomo, invece, erano rimasti svegli a guardarla in lontananza e a chiacchierare, e presto i loro discorsi si spostarono dal tour, a Jared.
    “ La cosa che mi preoccupa è che Jared lo vedo molto preso…”, incominciò Shannon facendosi improvvisamente serio. Alla fine era lui il fratello maggiore, ed oltre che ad un amico, era stato anche un po’ il padre di Jared, da quando il loro papà li aveva lasciati andandosene di casa. “ Sono la prima persona a pensare che Jay si meriti una brava ragazza, in fondo stiamo invecchiando!” disse strizzando l’occhio in direzione di Tomo, “ ma tra due giorni lasceremo Londra…e di conseguenza Lucy. E di questi due giorni, probabilmente domani non riusciremo ad andare da lei, perché siamo impegnati dalla mattina alla sera!”
    Tomo era sdraiato per terra, e a quelle parole si mise su un fianco reggendosi la testa con la mano, e guardò dritto negli occhi Shannon, con una piccola ruga che gli solcava la fronte.
    “ So quanto è difficile stare lontani dalla persona che si ama…” incominciò Tomo con aria triste.
    “ Tu credi che Jay sia innamorato??” lo interruppe Shannon.
    “ Non lo so…ormai con quante donne è stato Jay?? Non sono nella sua testa, per fortuna…probabilmente sarei già impazzito da tempo…” ridacchiò, “ però hai visto come gli si sono illuminati gli occhi quando l’ha rivista oggi? Stentavo a riconoscerlo!”
    “ Si l’ho notato…” rispose Shannon pensieroso grattandosi la barba sul mento… all’improvviso spalancò gli occhi, e si battè forte una mano sulla fronte, come chi ha appena avuto un’idea geniale. “ E se lei venisse con noi????” disse, alzandosi di scatto e sedendosi di fronte a Tomo a gambe incrociate fissandolo dritto negli occhi scuri con un sorrisone da ebete.
    “ Intendi in tour??” domandò lui sorpreso dalla sua reazione così improvvisa.
    “ Certo, genio, e dove se no???” gli rispose Shannon esasperato alzando gli occhi al cielo.
    “ Sha, ma sei serio??? Il tour è veramente impegnativo! Quanto tempo credi che riuscirebbero a stare insieme? E poi lei ha la sua vita qui…e ci conosciamo da 2 giorni! Mi sembra tanto affrettata come cosa!”
    “ Ma va la, sarebbe perfetto! E poi che vita avrebbe qui?? Ti ricordo che vive dentro ad un magazzino, e da come parla non mi sembra così piena di amici qui a Londra! Pensaci, potrebbe cambiarle la vita questa decisione! Lei verrebbe con noi, starebbe con Jared, e potremmo aiutarla a realizzare il suo sogno di diventare un pittrice!! Quanto credi che ci metteremo ad organizzare una mostra dei suoi quadri?? Pochissimo!”
    “ Questo è vero…ma credi che Lucy accetterebbe di venire con noi?”
    A quella domanda Shannon non rispose subito…Lucy sarebbe venuta, vero? Per tutto il tempo aveva pensato solo ai sentimenti di Jared, ma Lucy? Era stata simpatica con loro, e aveva visto come arrossiva ogni volta che Jared la sfiorava, ma questo sarebbe bastato?
    Poi un altro pensiero lo assalì…e se Lucy accettasse di andare con loro non perché innamorata di suo fratello ma perché erano…i 30 Seconds to Mars? Se fin dall’inizio questa fosse stata tutta una finzione? Il mondo è pieno di gente che si svende per raggiungere un po’ di fama, per i soldi, la sicurezza economica…perché lei sarebbe dovuta essere diversa?
    Non sapeva la risposta, ma in cuor suo sentiva che Lucy non era così…però preferì non parlare di questi suoi pensieri con Tomo ma di tenerseli per sé. L’avrebbe osservata, pronto a cogliere un eventuale gesto che l’avrebbe tradita.
    “ Secondo me verrebbe…” si limitò a rispondergli, e la conversazione sembrò finire lì, anche se, in realtà, entrambi continuarono a porsi molte domande, tutte in attesa di una risposta.

  10. #10
    New Kid on TW


    Data Registrazione
    May 2011
    Messaggi
    40

    Predefinito Re: I imagine, I belive

    “ Wow, dovrei proprio farvi una foto! Credevo che le espressioni intelligenti e pensierose fossero scomparse per sempre dai vostri volti” li sorprese la voce squillante di Emma, ripresasi grazie al sonnellino e ora piena di vita.
    “Guarda che noi siamo sempre mooolto profondi! È che tu sei una dormigliona e non te ne accorgi mai!” le rispose Shannon divertito, sottolineando la straordinaria capacità di Emma di addormentarsi ovunque. “ Andiamo a prendere Jay? Ormai si sta facendo tardi”. Continuò in fretta per non darle la possibilità di controbattere. E dopo poco erano ancora una volta diretti alla piccola casa di Lucy, tra battute, risate e frecciatine pungenti.
    Tomo e Shannon non dissero ad Emma quello che si erano detti prima…anche se entrambi non erano sicuri del perché….
    Dopo aver bussato al portone dovettero aspettare un po’ di tempo prima che qualcuno venisse ad aprirgli, poi arrivò finalmente una Lucy con le guance chiazzate di rosso e l’aria alquanto imbarazzata e subito dietro di lei, mano nella mano, Jared.
    “ Ciao ragazzi, andato bene il servizio??” chiese lui stranamente allegro.
    Shannon e Tomo si scambiarono una rapida occhiata della serie “ è veramente cotto”.
    “ Si si, più che bene, e voi? Che avete fatto di bello??” domandò curioso come al solito Shannon entrando, e sedendosi sul divano con tutta la tranquillità di questo mondo, seguito da Tomo, che aveva l’aria ancora un po’ pensierosa.
    “ Noi abbiamo sistemato la casa…” incominciò Lucy, “ poi abbiamo fatto…quattro chiacchiere, vero Jay?”
    “ Oh oh, eccome! Questa ragazza ha un sacco di cose da dire…” rispose Jared sedendosi sul divano, e trascinando dietro si sé Lucy, adagiandola sulle sue gambe.
    In quel momento i dubbi di Shannon crollarono definitivamente: come poteva essere tutta una finzione? Le loro occhiate, maliziose da parte di Jared, e imbarazzate da parte di Lucy, erano reali! Shannon vedeva il modo i cui Jared accarezzava delicatamente la coscia di Lucy, il modo in cui lei giocherellava con le loro dita intrecciate, in cui le sue guance continuavano ad avvampare di rossore; in cui i loro occhi si illuminavano quando si incrociavano.
    Shannon era felice per suo fratello, e vide che finalmente anche Tomo sembrava essersi convinto che partire per il tour con Lucy era la cosa giusta. Ora non restava che parlarne con Jared…e con Lucy. Ma quale sarebbe stato il momento adatto?
    “ Ragazzi, ora dobbiamo andare…” ricordò Emma dopo un po’, ritornando nel suo ruolo di assistente efficiente.
    Tomo e Shannon si alzarono subito dal divano. “ Jay, ti aspettiamo fuori…” dissero, e un attimo dopo, Jay e Lucy erano ancora soli.
    Lei si voltò appena per guardare meglio in viso Jared, allacciando le sue braccia sottili dietro il suo collo, e infilando le sue piccole mani tra i suoi capelli. Jared strinse più forte il suo braccio intorno alla sua vita, avvicinando quelle labbra carnose che ancora una volta lo stuzzicavano da morire, e possedendole a lungo. Il respiro di Lucy si fece subito corto; si sentiva come ubriaca ma, anche a costo di stare male, non voleva interrompere quel bacio così caldo e travolgente. Si girò mettendosi a cavalcioni sulle sue gambe per prolungare il bacio, e Jared infilò le sue grandi mani sotto la sua maglia per accarezzarne la pelle morbida. A quel contatto Lucy non potè più resistere e si sentì mancare; si allontanò dal suo viso con un lieve gemito sulle labbra.
    “ Jay…” sussurrò con il fiato corto cercando di controllare quella nuova sensazione che sentiva nascere dentro di lei. Jared la guardava…era veramente bellissima con le labbra arrossate dai suoi baci, gli occhi socchiusi e quell’espressione così beata ma anche un po’ sofferente sul viso.
    “Ora devo andare…” le soffiò sulle labbra.
    A quelle parole Lucy aprì gli occhi, e la assalì la preoccupazione.
    “ Tornerai, vero?”
    “ Certo! Non ti lascerò scappare piccola…però…”
    “ Però??” incalzò Lucy
    “ però domani è una giornata molto impegnativa…forse riuscirò solo alla sera…”
    “ Va benissimo, io sarò qui ad aspettarti” si affrettò a rispondergli. L’ansia non l’aveva ancora abbandonata, anche se lui le aveva accertato che si sarebbero rivisti.
    Unirono ancora le loro labbra a suggellare quella piccola promessa che in quel momento era tutto per Lucy, poi lei si alzò e accompagnò Jared al portone.
    “ Ciao Jay, a domani”
    “ Ciao piccola”. Le rispose, accarezzandole dolcemente il viso e ricoprendola di tanti piccoli brividi.

    ***

    “ Dai!!! Dimmi cos’è successo!!”
    “ Nooo!!”
    “ Dai!!!”
    “ Nooo!!!”
    Shannon e Jared andavano avanti così ormai da molto tempo. Lungo tutto il tragitto per arrivare in Hotel, Shannon aveva tormentato il povero fratellino di domande, ma Jared era determinato a lasciarlo sulle spine.
    “ Uffa, sei il solito guastafeste Jay!” gli disse facendo il finto broncio e buttandosi finalmente sul letto della sua camera.
    “ Giuro che non ti parlo più!”
    “ Si! Ti prego, ti prego fallo, così finalmente chiudi quella boccaccia e mi lasci stare una volta per tutte!!” fu la risposta esasperata di Jared. Quando ci si metteva, Shannon era una vera piaga.
    “ Ah è così?? Allora invece giuro che continuerò a stressarti finché le tue subdole membra cadranno!!”
    “ Subdole membra a chi??? Vieni qua vecchietto, ora subirai l’ira del grande Jared!!” era impossibile rimanere arrabbiati con Shannon, trovava sempre il modo per farti ridere. Jared si buttò a peso morto su di lui, e incominciò una battaglia di solletico da record, tra risate che li lasciavano senza fiato. Ma Shannon era Shanimal mica per niente… riuscì a bloccargli le braccia e lo schienò sul letto, chiudendogli tutte le vie di fuga.
    “ Ancora una volta il vecchietto vince!” urlò baldanzoso.
    “ Solo perché ti ho lasciato vincere…”
    “ Dai Shannon, perché non mi hai chiamato per uccidere Jay?? Lo sai che è il mio più grande sogno!!” subentrò Tomo, appena uscito dal bagno.
    “ Scusa amico, giuro che la prossima volta ti chiamo” gli sorrise Shannon.
    “ Non ci sarà una prossima volta!!” ci tenne a precisare Jared.
    “ Tu non hai il diritto di parlare!” lo zittì Shannon. “ Tu hai perso, io ho vinto, ora parli solo di quello che voglio io, e sai a cosa mi riferisco!”
    Jared era in trappola…si liberò dal peso di Shannon, e si sedette a gambe incrociate sul letto. Si passò una mano tra i capelli guardando fuori dalla finestra, poi molto lentamente incominciò a rivivere quei ricordi, così importanti per lui, ad alta voce.
    Per tutto il tempo in cui parlò, aveva lo sguardo perso nel panorama che si vedeva dalla finestra; gli sembrava di sentire ancora il corpicino di Lucy stretto al suo, i suoi capelli morbidi e profumati tra le dita, il sapore della sue labbra…e il cuore gli batteva forte, le mani gli sudavano e compariva sulle sue labbra un sorriso delicato.
    “ Jay, sei innamorato?” fu la domanda secca di Shannon.
    Lo era? Cos’è l’amore? Si domandò Jared. Erano le farfalle che si sentiva nello stomaco quando era con lei? Era la paura di farla soffrire? Era il bisogno di averla sempre vicino e proteggerla? Jared non lo sapeva…nella sua vita c’erano state molte donne, ma in quel momento lui non ricordava di essersi mai sentito così con nessuna di loro.
    “ Non lo so Sha… ma voglio scoprirlo! Lei è diversa da tutte le altre…avresti dovuto sentire il modo, la passione con cui parlava mentre raccontava il significato del suo quadro, come le si illuminavano gli occhi. È tremendamente semplice e affascinante allo stesso tempo, e la cosa che mi piace di lei, è che sembra non rendersene conto…e poi ho la sensazione che le sia successa una brutta cosa nella vita, ma non ha voluto parlarmene… io sento il bisogno di starle vicino, di proteggerla dalle brutture del mondo…è così piccola e indifesa”
    “ Jay, la conosciamo solo da due giorni…” incominciò Tomo, ma subito Jared lo interruppe.
    “ E’ vero, me ne rendo conto che sta succedendo tutto molto in fretta, ma sinceramente non me ne importa niente, io sento che posso fidarmi di lei”
    “ Amico, fammi finire!! La conosciamo solo da due giorni, ma prima io e Shannon stavamo parlando di una cosa, perché stranamente quella piccola ragazza la sentiamo molto vicina anche noi… e se lei ci seguisse in tour?”.
    Jared rimase muto. Come aveva fatto a dimenticarsi del tour?? Tra due giorni sarebbero ripartiti!
    Si sentì come se qualcuno gli avesse dato un pugno nello stomaco, e gli mancò l’aria per un momento. Non poteva lasciarla, non poteva…solo il pensiero lo fece stare male.
    “Non ti lascerò scappare piccola” nella sua mente riecheggiò la promessa che le aveva fatto poco prima.
    Fece un respiro profondo, e annuì con il capo.
    “ Si, deve venire con noi”. Disse, deciso a mantenere la sua promessa.
    Jared era sempre stato un uomo molto sicuro di sé , e quando si metteva in testa una cosa, difficilmente cambiava idea. Ma qui la situazione era un po’ diversa, perché si giocava con i sentimenti. Lui era sicuro di quello che voleva, ma Lucy? Se la sarebbe sentita di lasciare la sua vita a Londra, e seguirlo in giro per il mondo?

    ***

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Segnalibri

Segnalibri

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •