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Discussione: I imagine, I belive

  1. #11
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Per tutta la giornata dopo, Jared andò in giro come se fosse uno zombie. Era consumato dalle mille domande che gli si affacciavano alla mente; aveva paura di un suo rifiuto, di sentire quella semplice parolina, quelle due lettere che lo avrebbero fatto soffrire enormemente: “ No”.
    Era combattuto, perché desiderava che arrivasse la sera per rivederla, per sentirla ancora sua, ma allo stesso tempo aveva paura. Fu una di quelle poche volte in cui Jared non era sicuro di quello che stava facendo. Come possono i sentimenti stravolgere così a fondo una persona? Rendere un leone fiero e coraggioso, un agnellino spaventato?
    Shannon aveva raccontato ad Emma quello che si erano detti la sera prima. Lei non ne fece parola con nessuno, ma incominciò a organizzarsi per portare Lucy con loro in tour…anche lei si era accorta dei sentimenti che legavano Lucy a Jared, e sperava davvero in una sua risposta affermativa.
    Jared si trascinò da studio in studio, firmò autografi, si mise in posa, ma era sempre distaccato, freddo e pensieroso. Più di una volta Shannon e Tomo si guardarono di sottecchi, e cercarono di compensare la lontananza di Jared con le loro battute spiritose e il loro entusiasmo.
    A pranzo praticamente obbligarono Jared a mangiare qualcosa,ma lui aveva lo stomaco completamente chiuso, e riuscì a mandar giù solo un insalata.
    Le ore non sembravano passare mai; era frustrante dover sembrare rilassato. Si sforzò davvero con tutto se stesso di sorridere ed essere allegro durante l’incontro con i fan, ma continuava a guardare l’orologio, quella piccola lancetta nera che non aveva intenzione di spostarsi. I gesti e le parole erano sempre gli stessi, i volti di ragazzi, ragazze, bambini si susseguivano uno dopo l’altro, ma lui non desiderava altro che vedere il suo di viso.
    Finalmente quella giornata terminò,ma più tardi de previsto. Non poteva andare a casa sua a quell’ora assurda…ma l’idea di non rivederla era troppo dolorosa.
    Quando la macchina parcheggiò davanti a casa sua, Jared aveva letteralmente il cuore in gola.
    “ Tu vai, noi ti aspettiamo qui fuori” gli dissero.
    Jared si avviò lento verso il suo portone, e si accorse che era socchiuso. La chiamò piano, ma non ci fu nessuna risposta. Rimase lì fuori un po’ indeciso sul da farsi, poi si fece coraggio e aprì il portone quel tanto che bastava per poter entrare.
    La luce della strada e della luna, illuminò appena il piccolo corpo di Lucy tra le lenzuola bianche. Jared rimase fermo a guardarla in lontananza, con il cuore che esultava per averla ancora una volta davanti. Si avvicinò lentamente, senza far rumore, gustandosi le sue curve morbide che si intravedevano attraverso il lenzuolo sottile. Si mise in ginocchio di fianco al letto, osservando il suo viso immerso nel sonno e le sue labbra socchiuse. Dormiva sul fianco destro, con il braccio steso sotto al corpo e la mano aperta sul dorso, come se si fosse addormentata stringendo la mano di qualcuno. I suoi riccioli scuri erano sparsi sul tutto il cuscino, e alcune ciocche le ricadevano sul volto. Jared gliele spostò delicatamente, ed infilò piano la sua mano nella sua, intrecciando appena le dita.



    A quel contatto, le dita di Lucy si mossero a stringere la sua mano, e io suoi occhioni verdi si aprirono lentamente e si fissarono in quelli blu di Jared così vicini.
    “ Ciao piccola…te l’avevo detto che sarei venuto” la salutò dolcemente. Lei gli sorrise, ancora un po’ addormentata, e si spostò di lato per far spazio a Jared sul letto.
    Lui si distese, e la strinse a sé. Lucy appoggiò le sue labbra sul suo collo, dandogli un piccolo bacio umido. Intrecciò le sue gambe nude a quelle di Jared facendosi più vicina, e in quel momento si sentì veramente felice. L’ansia che aveva attanagliato il cuore di Jared durante tutto il giorno si sciolse…
    “ Scusa se mi sono addormentata…com’è andata la giornata?” gli domandò.
    “ E’ stata faticosa, ma per fortuna ora sono qui…” le sussurrò baciandola a lungo. Era ancora lì, tra le sue braccia, protetta, al sicuro…doveva chiederglielo ora?
    Inspirò a lungo l’odore dei suoi capelli e la guardò in viso. Lei aveva richiuso gli occhi; aveva infilato la sua piccola mano sotto la sua maglia, e continuava ad accarezzarli piano la schiena liscia, così grande e muscolosa, ricoprendolo di tanti piccoli brividi.
    “ Lucy…”
    “ Si Jared?” chiese con un espressione beata.
    “ Voglio chiederti una cosa…”
    “ Tutto quello che vuoi…” rispose
    Jared si fece coraggio.
    “ Vorresti seguirmi in giro per il mondo?”
    Lucy aprì gli occhi che per tutto il tempo erano rimasti chiusi, e lo guardò attentamente. Il mondo…cosa ne sapeva lei del mondo? Così grande e pieno di pericoli. L’aveva conosciuto solo attraverso i libri e i film... fu spaventata dall’idea di lasciare le sue piccole certezze lì a Londra, e dirigersi verso l’ignoto. Jared probabilmente se ne accorse; i suoi occhi si fecero tristi e distolse lo sguardo…la cosa che più aveva temuto durante tutta la giornata si stava avverando…
    Ma Lucy gli prese il viso tra le mani, e lo obbligò a guardarla, e le parole che pronunciò gli riempirono il cuore.
    “ Jay, tu credi nei sogni?” domandò sottovoce.
    “ Ne ho uno stretto tra le braccia…”
    Lucy non voleva sapere nient’altro. Se lui era al suo fianco, il mondo non poteva ferirla. Se lui era al suo fianco, lei avrebbe potuto combattere e vincere una volta per tutte le sue battaglie.
    Si baciarono a lungo, senza però spingersi oltre, solo per continuare a sentirsi vicini, felici. Jared, con le sue mani grandi, esplorava il suo piccolo corpo, alternando carezze delicate, a momenti in cui la stringeva forte e desiderava farla sua completamente. Ogni volta che Jared lasciava libera la bocca di Lucy per lasciarla riprendere fiato, e per baciarle il collo, lei gli sussurrava “ ti seguirò”.

    “ La vita è un insieme di avvenimenti,
    di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme”
    - Italo Calvino –

  2. #12
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Scusate se ci ho messo più del solito a postare il nuovo capitolo,ma mi ha dato un po' di filo da torcere...
    Comunque adesso è pronto, spero che vi piaccia!
    All'inizio, dove c'è il link, dovete far partire la musica e continuare a leggere
    Buona lettura!

    Capitolo 5

    YouTube - ‪Love Theme From - Romeo & Juliet ( High Quality )‬‏

    È strano come a volte sembra che il tempo non passi mai. Sembra che i giorni si susseguano tutti uguali, il secondo esattamente come il primo.
    Le azioni, i gesti, si ripetono automaticamente, quasi come se il corpo li avesse memorizzati e ora li eseguisse scollegato dalla mente.
    Il tempo scorre inesorabile rincorrendo tutti quanti; e noi proseguiamo sulla nostra strada dritta, sicura, senza buchi e tranelli nascosti, attraverso una pianura sempre uguale.
    Ma ci sono anche quelle volte, in cui sembra di vivere in un film o in un libro; in cui ci accadono cose che non avremmo mai pensato potessero accadere, e tutto si fa più veloce, eccitante e vivo.
    La nostra strada dritta si riempie di curve, salite e discese; la pianura si trasforma in colline, montagne, mari, paesaggi mozzafiato che non possiamo fare a meno di attraversare pieni di entusiasmo, con occhi curiosi e meravigliati di bambino. Il gioco sta tutto nel riuscire a prendere la svolta giusta, che spesso non è mai quella che sembra la più semplice.

    “ Due strade trovai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta.
    Ed è per questo che sono diverso”
    - L’Attimo Fuggente –


    Spesso è la strada che porta al raggiungimento dei propri sogni, o al cuore di una persona. È quella più ricca di pericoli e ostacoli da superare; ma quando si arriva alla fine, ogni nostra sofferenza sarà ripagata ampiamente.
    La decisione, però, spetta esclusivamente a noi. Sta a noi mettersi in gioco, perché non si può vivere la propria vita accontentando esclusivamente gli altri.
    Lucy questo lo sapeva. Lei aveva fatto la sua scelta, aveva seguito il suo cuore. Aveva intrapreso la strada giusta? Solo il tempo le avrebbe dato la risposta, ma lei era comunque felice per aver cambiato direzione, per aver imboccato un piccolo sentiero che l’avrebbe allontanata dalla strada dritta e in pianura nella quale si trovava già da molto tempo, bloccata.
    Si sedette sul bracciolo del divano, appoggiando i suoi pochi bagagli vicino ai piedi e osservando quel luogo che per circa 4 anni era stato il suo rifugio, il suo piccolo giardino segreto e intoccabile da chiunque non fosse come lei.
    Tanti ricordi la assalirono, e insinuarono in lei il dubbio. Vedeva il suo angolo di pittura, nel quale aveva pianto, riso, e si era anche divertita mentre trasmetteva le sue emozioni sulla tela. Guardò il tavolino rotondo, complice dei suoi tanti pasti solitari.
    Pensò di aver sbagliato tutto nella sua vita…perché doveva avere dei ricordi tristi? Era stanca di tutto questo, voleva incominciare a vivere una vita diversa, dove non ci sarebbe stato spazio per i brutti pensieri! Ma la cosa le faceva paura!
    Si sentiva come sull’orlo di un precipizio altissimo. Sapeva che la cosa giusta era buttarsi in mare, abbandonarsi alle onde per raggiungere la riva e lasciarsi definitivamente dietro il passato che la rincorreva, ma l’altezza la spaventava a morte.

    “ Non c’è speranza senza paura, né paura senza speranza”
    - Carol Woityla –


    Ma poi il suo sguardo si posò sul suo letto. In quegli anni era stato il suo migliore amico, la sua ancora di salvezza. L’aveva tenuta al caldo, protetta; si era fatto carico delle sue lacrime amare e aveva cercato di confortarla donandole dei sogni pieni di speranza. Ma in quel letto Lucy aveva preso anche la sua decisione. In quel letto, avvolta dalle sue braccia forti e calde, inebriata dalla sua presenza, aveva deciso di ascoltare il suo cuore, e quello che aveva sentito era stato “ Jared”.
    Era lui la sua speranza, e non le importava se era accaduto tutto così in fretta; per una volta, il tempo era stato suo complice. Improvvisamente si sentì straordinariamente fortunata; la sua vita era piena di brutti ricordi e decisioni sbagliate, ma se lei non le avesse fatte, non si sarebbe trovata seduta sul suo piccolo divano a Londra, pronta a intraprendere una strada che, in un modo o nell’altro, le avrebbe cambiato la vita per sempre.
    Desiderava che Jared arrivasse, per sentire ancora quel senso di protezione che emanava, e chiudersi alle spalle anche quel capitolo della sua vita, questa volta non da sola, ma mano nella mano con lui.

    A distoglierla dai suoi pensieri, fu il rombo di un motore proprio davanti al suo portone. Ma lei rimase ferma dov’era, incapace di muoversi. Poi un tocco delicato le sfiorò le spalle, e due labbra morbide e profumate si posarono sull’incavo del suo collo.
    “ Pronta ad andare?” le sussurrarono dolcemente.
    Lucy si limitò ad annuire. Aveva un groppo in gola che le impediva di parlare.
    Si alzò, prese da terra le sue cose e si girò a guardarlo.
    Jared notò i suoi occhi un po’ spaventati, e per un attimo si sentì tremendamente egoista. Era giusto quello che stava facendo? Era stato giusto da parte sua chiederle di seguirlo? O era stato ancora il suo carattere impulsivo ad avere la meglio? Aprì la bocca per parlare, ma venne fermato dalle sue piccole dita che gli si posarono sulle labbra.
    “ Andiamo, sono pronta” gli disse, baciandolo velocemente ma con trasporto. Si presero per mano, uscirono dal portone, e se lo chiusero alle spalle, insieme.

    ***


    (continua sotto)

  3. #13
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Solo quando il motore dell’auto si spense davanti all’ingresso dell’aeroporto, Lucy si rese conto che non sapeva quale sarebbe stata la loro destinazione.
    “ Jay, ma dove andiamo?” gli chiese curiosa.
    “ Non te l’ho detto?? Andiamo a Lisbona, ci staremo circa 2 giorni. Una volta arrivati abbiamo un po’ di interviste da fare, e domani sera ci sarà il concerto.”
    “Lisbona??? È una città magnifica! Ho sempre desiderato andarci!!” gli rispose lei eccitata scendendo dalla macchina
    “ Desiderio realizzato allora” le rispose sorridente, dandole un buffetto sulla guancia.
    All’improvviso si sentì un vociare pazzesco. Si girarono e videro un gruppo di fan che doveva averli aspettati per salutarli.
    Successe tutto molto in fretta: Jared si allontanò all’improvviso da Lucy e venne raggiunto da Tomo e Shannon; andarono verso i fan velocemente, sorridendo e salutando tutti, scattando foto e mettendosi in posa, forse per distogliere l’attenzione da quello che succedeva alle loro spalle. Emma fu subito al fianco di Lucy, la prese per un braccio e la portò velocemente dentro l’aeroporto, calcandole a fondo un cappello nero per nasconderle il viso.
    “ Ehi, ma che succede??” chiese Lucy spaventata da tutto quel trambusto.
    “ Niente niente, ma preferiamo che tu e Jared non veniate fotografati insieme…sai com’è, per non destare la curiosità dei fan e di conseguenza della stampa.” le rispose velocemente, continuando a camminare per allontanarsi dalla folla.
    “ Ma…voglio dire…non c’è niente di male in tutto questo…” sussurrò a bassa voce Lucy. Probabilmente Emma non la sentì, perché non le rispose, ma la fece sedere su una di quelle poltroncine tutte in fila che ci sono negli aeroporti.
    “ Aspetta qui” le disse, e si allontanò lasciandola pensierosa, insieme alle altre persone che avrebbero viaggiato con loro.
    Quella situazione l’aveva abbastanza infastidita…non le sembrava che ci fosse niente di sbagliato nell’essere visti insieme…lei poteva essere benissimo una collaboratrice come tante altre o un’amica, perché per forza la sua ragazza? E poi un momento…era questo che era lei? Non si era mai fermata a pensarci…era successo tutto in fretta, e probabilmente se ne stava rendendo conto solo ora in che cosa si era buttata.
    “ Eccoli, pronti ad andare” la voce di Emma la distolse dai suoi pensieri.
    Lucy si guardò intorno cercando Jared, ma non lo trovava. Ad un tratto lo vide insieme a Shannon e Tomo, parecchio davanti a loro, che si avviavano verso l’uscita per il loro volo, con ancora un paio di fan al loro seguito.
    Jared sembrava molto rilassato, a proprio agio e per niente seccato dalla situazione, e questo ferì l’orgoglio di Lucy, perché si sentì tremendamente esclusa, messa da parte… ma poi fu un attimo: lui si voltò appena, e i loro occhi si incrociarono.
    “ Ciao, tu sei Lucy, vero?” una voce le giunse da dietro le spalle. Lei si voltò per vedere chi le aveva parlato, con ancora un po’ di amaro in bocca per tutta quella situazione surreale.
    Si trovò davanti un ragazzo alto e moro, con occhi simpatici e un sorriso cordiale sulle labbra.
    “ Io sono Johnny” continuò, “ aiuto Emma in tutti i preparativi per il tour”
    “ Si sono Lucy, molto piacere!” lo salutò stringendogli la mano. Si voltò per vedere se Jared era ancora lì, ma non lo vide più.
    A malincuore si avviò al seguito del resto del gruppo parlando amichevolmente del più e del meno con Johnny durante tutti i controlli prima di salire sull’aereo.
    “ Sai, ho visto tutto quello che è successo prima…” le disse sottovoce.
    Lucy lo guardò un po’ preoccupata
    “Ehi rilassati!” le disse per rincuorarla, “ Emma mi ha raccontato come sono andate le cose, e vorrei solo dirti di stare tranquilla” le sorrise.
    Lucy si calmò un po’, e sentì sciogliersi il nodo che le aveva afferrato lo stomaco. Improvvisamente si sentì tremendamente egoista…che cosa si aspettava?? Neanche lei sapeva ancora con chiarezza quali sentimenti la legavano a Jared, e non poteva certo aspettarsi che lui se la portasse sempre appresso, mano nella mano come due giovani sposini.
    “ Hai ragione…”, gli rispose sorridendogli.
    Il volo non durò a lungo, ma a Lucy sembrò un’eternità. Cercava di distrarsi guardando dal finestrino il panorama mozzafiato sotto di lei, ma i suoi occhi puntualmente scattavano qualche posto più in avanti, dove vedeva i capelli scompigliati di Jared che spuntavano da sopra il poggiatesta. Lui era seduto insieme a Shannon e Tomo, probabilmente parlavano dei loro impegni, ma tutto quello che Lucy desiderava era andare da lui, sedersi al suo fianco, inebriarsi ancora della sua presenza, delle sue labbra…invece doveva rimanere buona buonina al suo posto.
    Per fortuna Johnny si era seduto di fianco a lei, e riusciva un po’ a distrarla dai suoi pensieri. Era molto simpatico e spontaneo, e aveva una risata veramente contagiosa. Le raccontò un po’ della sua vita, dei suoi amici, e le entrò subito molto in simpatia.
    Ogni tanto Lucy vedeva Jared voltarsi dal suo posto per incrociare i suoi occhi; lui era sollevato che lei avesse trovato qualcuno con cui chiacchierare durante il volo, ma si sentiva anche un po’ infastidito; Johnny non era da tanto che lavorava con loro e quindi non lo conosceva ancora benissimo… ogni volta che vedeva Lucy scherzare tranquillamente con lui, oppure Johnny che la sfiorava mentre parlava, sentiva un sapore amaro in bocca e il desiderio di andare da lui per mettere bene in chiaro le cose…cercò di concentrarsi sul tour, ma il pensiero di lei insieme a Johnny continuava a insinuarsi tra gli altri pensieri, rendendogli difficile concentrarsi.

  4. #14
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Erano partiti da Londra di buon ora, perciò arrivarono a Lisbona nel primo pomeriggio.
    Lucy era veramente impaziente di scendere dall’aereo, anche perché era solo la seconda volta che volava e non si era sentita molto a suo agio.
    Come arrivarono in aeroporto, stessa routine: i fan circondarono Jared, Shannon e Tomo per salutarli e per avere foto e autografi, mentre lei, insieme a Johnny e al resto del gruppo, incominciarono a salire nelle auto, caricando i bagagli.
    Lucy non era salita nella macchina della band, ma aveva seguito Johnny che non aveva smesso un attimo di parlare e scherzare; ad un tratto sentì qualcuno picchiettare sul finestrino della loro auto, e quando si voltò vide che era Jared, che le faceva gesto di scendere.
    Lucy non se lo fece ripetere due volte, e in un attimo era al suo fianco. Velocemente, Jared la prese per un braccio e la fece salire sulla loro auto; Lucy si voltò appena, e notò che lo sguardo di Johnny si era un po’ spento, ma sul momento non riuscì a sentirsi in colpa, perché finalmente Jared era con lei. Si sedettero nei posti in fondo, lasciando che Shannon, Tomo ed Emma si mettessero davanti.
    “ Ciao piccola…”, le sussurrò lui accarezzandole dolcemente il viso, “ andato bene il volo?”
    Lucy non riuscì a rispondergli. Si strinse a lui con forza, assaporando ogni centimetro delle sue labbra morbide, unendo i loro sapori, inebriandosi del suo odore. Jared per un attimo fu sorpreso dalla sua reazione così impetuosa, ma poi rispose al suo bacio con vigore, insinuando una mano tra i suoi capelli per tenere ben fermo e vicino il suo viso, prolungando il bacio.
    “ Ehi voi due! Aspettate di essere almeno in hotel!!” gli disse Shannon divertito.
    “ Esatto ragazzi, un po’ di contegno…” aggiunse Tomo facendo finta di provare un profondo disprezzo, ma senza riuscire a trattenere una risatina gutturale.
    Lucy si staccò imbarazzata da Jared con le labbra tutte arrossate.
    “ Ragazzi, se vi sentite così soli potete sempre baciarvi voi due!” gli rispose Jared divertito, ma anche un po’ seccato dal comportamento sempre così impiccione di Shannon.
    Durante il viaggio fino in hotel, Lucy e Jared cercarono di trattenersi con tutte le loro forze, ma entrambi desideravano solo continuare baciarsi, a costo di consumarsi le labbra. Il loro autista non li portò direttamente in hotel, ma prima gli fece fare un breve giro turistico per la città.
    Lucy non riusciva a credere ai propri occhi e alle meraviglie che le mostravano. Era affascinata da quella città, così luminosa, piena di vita. Ovunque si girasse notava un palazzo antico, decorato minuziosamente; la luce del sole faceva brillare i colori vivaci delle case, rendendo l’atmosfera ancora più calda e accogliente. Poteva scorgere sull’acropoli un bellissimo castello medievale dall’aria imponente, “Castello di São Jorge” l’aveva chiamato Emma, che da brava donna aveva aperto una piccola guida turistica, e spiegava a Lucy e ai ragazzi quello che vedevano.



    Jared osservava Lucy divertito: era seduta vicinissima al finestrino, aveva quasi il naso spiaccicato contro il vetro, e si girava in continuazione per indicargli i particolari che aveva notato, le cose che l’avevano colpita; era come stare seduti di fianco ad un bambino che per la prima volta va a Disneyland.
    Ma quando passarono davanti alla “Torre di Belém “, da dove Vasco de Gama partì alla conquista dell'impero, Lucy non riuscì davvero a controllarsi.
    “Oddio Jared, guarda!!! Così maestoso! Come fa l’uomo a creare delle meraviglie così ed essere comunque capace di creare delle brutture che mettono a rischio la vita su questo pianeta stupendo?!” urlò quasi con le lacrime agli occhi.
    Jared non seppe cosa risponderle, ma le si fece più vicino e appoggiò il mento sulla sua spalla abbracciandola da dietro, osservando insieme a lei quella fusione di storia e arte che si stagliava imponente ma aggraziata contro l’azzurro del mare e del cielo.




    ***

    Lucy era arrivata in hotel ormai da un’oretta. Jared, Shannon e Tomo avevano appoggiato le loro valige in camera e, dopo un breve saluto, erano ripartiti per andare a fare tutte le loro interviste e servizi fotografici. Lei aveva incominciato a sistemarsi nella sua nuova camera…camera?? Era più un mini appartamento! Era forse più grande del suo magazzino a Londra.
    Per un attimo si era sentita a disagio, non aveva mai visto niente del genere. Aveva incominciato a guardarsi intorno intimorita, sfiorando appena i mobili, le lenzuola fresche del letto, come se avesse paura di rovinarle. Si sentiva tremendamente fuori luogo, e non si sarebbe meravigliata se da un momento all’altro qualcuno avesse bussato alla sua porta dicendole che avevano sbagliato e quella non era la sua camera. Una parte di lei l’avrebbe preferito.
    Ma poi aveva spostato le tende della porta-finestra ed era uscita sul balcone. L’aria calda l’aveva accolta amichevolmente, e un lieve venticello l’aveva salutata insinuandosi tra i suoi lunghi riccioli scuri, scompigliandoli.
    In quel momento si sentì benissimo. Si appoggiò al parapetto in pietra bianca del balcone, gustandosi la vista mozzafiato.
    La luce calava lentamente, ma lei era come pietrificata, non riusciva a muoversi di un centimetro. Sentiva l’aria rinfrescarsi pian piano su di lei, i colori si facevano più scuri, le prime luci si accendevano in lontananza delineando i contorni delle colline.



    Ad un tratto sentì una lieve carezza lungo i fianchi. Si voltò, e le labbra calde di Jared erano lì ad aspettarla; ci si tuffò senza neanche pensarci due volte, e ancora una volta il suo sapore di menta e zucchero era sulle sue labbra bollenti, sulla sua lingua. Jared si sciolse al tocco delicato delle mani di Lucy che si muovevano sotto la sua canottiera e gli accarezzavano la schiena, il ventre e salivano su fino al petto prima si stringersi forte tra i suoi capelli. Lucy sentiva l’eccitazione del suo corpo crescere, il respiro le si faceva affannoso. Si allontanò dalla sua bocca e gli baciò dolcemente il mento, gli zigomi, la punta del naso, le palpebre chiuse, mentre sentiva Jared fremere sotto le sue labbra.
    Come poteva essere la scelta sbagliata la sua?

    “ Un viaggio di mille miglia, inizia sempre con il primo passo”
    - Lao Tzu -


    Fine capitolo 5

  5. #15
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Ok, il nuovo capitolo è ufficialmente pronto!!
    Scusate se ci ho messounpo' a postarlo, ma sono stata parecchio impegnata. Con questo cap vi saluto, perchè parto per le vacanze, quindi per un po' non potrò più postare! Ciao a tutti e buone vacanze!!

    Capitolo 6

    La natura non era mai stata così loro complice come in quel momento. La brezza leggera e profumata si insinuava tra le loro labbra bollenti, rinfrescandole e facendo svolazzare la camicetta chiara di Lucy, facilitando le carezze sensuali di Jared sulla sua pelle morbida.
    Ad un tratto, lui la prese in braccio e velocemente rientrarono in camera; Lucy era completamente scombussolata, non riusciva a pensare a niente che non fosse Jared così stretto a lei. Il freddo del muro sulla sua schiena semi-scoperta la sorprese, e fece aumentare i brividi sulla sua pelle. Jared la teneva ben salda al muro, e Lucy allacciò stretta le gambe hai suoi fianchi per rimanere con il viso alla sua altezza. Jared la desiderava, la voleva; spostò la mano dal suo collo alla scollatura della camicetta che sbottonò con pochi abili gesti, e insinuò la sua mano al di sotto, stringendo e accarezzando suoi seni floridi.
    “ Dai ragazzi, qui moriamo di fameeeeeeeeeee!!” ululò Shannon entrando velocemente in camera, “ Ma che diav….!!” Rimase imbambolato fissando la scena che aveva davanti. Jared si voltò di scatto, e a momenti lasciò cadere Lucy. Lei, dallo spavento per l’entrata di Shannon e per l’improvvisa perdita di quota, si strinse forte le mani al petto cercando di riprendere fiato, ansimante; poi si accorse che era mezza svestita e subito cercò, con scarsi risultati, di coprirsi alla meno peggio, con le guance che le avvampavano dall’imbarazzo e ancora il fiato corto per le emozioni che si erano susseguite così velocemente una dopo l’altra.
    “ Shannon Leto, esci da questa camera!!” sbottò Jared. La sua voce suonò stranissima anche a lui: era roca, mista spavento ad eccitazione. Nessuno riuscì a resistere a quel timbro di voce mai sentito prima, e in un attimo si ritrovarono tutti a ridere, stringendosi la pancia per cercare di riprendere fiato.
    “ Ah ah ah, scusa fratello…ah ah ah!! Avresti dovuto vedere che faccia!!!” continuava a dire Shannon rotolandosi, nel vero senso della parola, sul pavimento.
    “ Ehi, cos’è tutto questo casino??” subentrò Tomo, probabilmente incuriosito dai latrati e dagli ululati che provenivano da quella camera.
    “ Ah ah ah Tomo, avresti dovuto esserci!!! Ah ah ah!!!!”
    Lucy, ancora profondamente imbarazzata, finalmente riuscì ad abbottonarsi anche l’ultimo bottone della sua camicia, e si avvicinò a Tomo che aveva ancora un espressione molto perplessa stampata in faccia.
    “ Niente niente…” rispose ridacchiando e ancora paonazza. “ diciamo che io e Jay siamo stati leggermente…ehm…interrotti…si…”
    “ Leggermente dici??” dissero all’unisono Shannon e Jared, cosa che aumentò le risate del fratello maggiore
    “ Cooomunque, non avevi fame??? È meglio se andiamo, perché se non ti tiri su da quel pavimento adesso, non so cosa potrei farti!! Possibile che con te non si possa avere mai un momento di pace??” gli disse Jared divertito, allungando una mano per aiutare Shannon ad alzarsi.
    Quando finalmente fu in piedi si guardò allo specchio.
    “ Ma porca miseria!!!” disse, girandosi verso gli amici e indicandosi con entrambe le mani “ non vedete niente di strano???”
    “ Sempre il solito rompiballe direi…” borbottò Jared.
    Shannon aveva i capelli completamente sparati in aria; il problema era che non seguivano tutti, diciamo, la stessa direzione…assomigliava molto ad un porcospino: “Scopino del water” lo definì Jared. La faccia era tutta rossa e rigata dalle lacrime che gli erano uscite dal gran ridere, e che avevano fatto colare quel po’ di matita nera che si era messo. Faceva veramente impressione!!
    “ Qui devo sistemare un po’ la situazione…metti che a cena ci sia l’amore della mia vita!!”

    Finalmente dopo venti minuti buoni, erano seduti ai loro tavoli del ristorante dell’hotel. L’orario della cena era stato spostato per loro un po’ più avanti, in modo da lasciare il tempo agli altri ospiti di cenare tranquillamente e avere così il ristorante solo per loro.
    “ Niente amore della mia vita neanche questa volta…” borbottò tra sé e sé Shannon.
    Al tavolo si sedettero Jared, Lucy, Shannon, Tomo, Emma e, con grande piacere per Lucy, e probabilmente con meno piacere per Jared, Johnny.
    “ Ciao bellezza!”
    “ Ciao Johnny!”, lo salutò Lucy sorridente. “ Allora, che ne pensi di Lisbona??”
    “ Wow, è veramente magnifica!! Hai visto…” e incominciarono a parlottare tra loro, ridendo e scherzando. A Lucy veniva naturale parlare tranquillamente con Johnny, e le sue risate erano vere, non c’era nessuna finzione. Johnny era proprio simpatico!
    “ Ti va domani sera di venire a fare un giro? Oggi ho trovato una pasticceria che sono sicuro ti piacerà un sacco!” le domandò lui, cambiando improvvisamente discorso.
    “ Certo! No, aspetta…Jay? Cosa ne pensi? Domani sera c’è il concerto…”
    Jared la guardò pensieroso. Non voleva che lei andasse con Johnny…e poi che faccia tosta lui, chiederglielo così spudoratamente davanti a tutti. E poi Jared ci teneva che Lucy venisse ancora a vederli…è anche vero però, che di concerti ce ne sarebbero stai ancora molti, e di tempo ne avrebbe avuto per vederli, mentre a Lisbona non ci sarebbero tornati per un bel po’…
    “ Ok…non ci sono problemi…” disse, incrociando le braccia sul petto e fissando Johnny a lungo “ riportamela come te la lascio però”. Calò improvvisamente uno strano gelo al loro tavolo. Shannon incominciò a guardarsi intorno come se gli avessero ordinato di imparare a memoria la stanza, e Tomo si mise a fischiettare per alleggerire la tensione.
    “ Certo Jay, non preoccuparti” gli rispose lui tranquillamente, come se non si fosse accorto di niente.

  6. #16
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Il resto della cena si svolse abbastanza piacevolmente. Shannon e Tomo ridevano raccontando ad Emma e Johnny gli ultimi avvenimenti della giornata…qualcosa che aveva a che fare con l’interruzione di qualcuno mentre altri facevano qualcos’altro…
    “ Così la prossima volta si ricordano di chiudere la porta a chiave…” sghignazzò Shannon dando una lieve gomitata d’intesa a Tomo.
    Ma Jared e Lucy non riuscivano a prestare attenzione a quello che li circondava. Jared continuava a lanciarle sguardi bollenti. Maniaco o no, non riusciva a fare a meno di notare tanti piccoli particolari di Lucy che facevano crescere in lui il desiderio di farla sua completamente: il modo in cui i suoi lunghi riccioli scuri le ricadevano sulle spalle e alcuni si infilavano nella scollatura della sua camicia, nell’incavo dei suoi seni…il modo in cui lei si mordicchiava il labbro inferiore e abbassava lo sguardo quando percepiva i pensieri di Jared e il modo in cui la guardava…
    “ Ehi Lucy, dov’è che abitavi in Italia??” domandò Johnny da un momento all’altro. “ Finito il tour vorrei farmi una bella vacanza; hai qualche posto da consigliarmi?”
    A Jared non sfuggì lo scatto che Lucy fece sulla sedia alla parola “Italia”, e neanche il suo sguardo che si rabbuiò improvvisamente. Ma proprio come quella volta a Londra, il cambiamento fu rapidissimo, però questa volta Jared era sicuro di averlo visto.
    “ Ehm…sono nata in una città vicino a Firenze…in Toscana”
    “ Nooo davvero?? Dicono tutti che è una delle città più belle dell’Italia!!” le rispose lui tutto allegro agitandosi sulla sedia.
    “ Davvero davvero!” gli rispose lei, divertita dalla sua reazione.
    “ Ma perché te ne sei andata da un posto così bello??? Voglio dire, io mai e poi mai me ne sarei andato!! Com’era la tua vita là? Sei figlia unica?” insistette Johnny.
    Quel ragazzo stava davvero incominciando ad infastidire Jared, e non poco.
    A quella raffica di domande, anche il resto del tavolo si interessò all’argomento, e si girarono tutti ad ascoltare Lucy.
    “ Ehm…si sono figlia unica e…me ne sono andata perché…perché mi avevano parlato di un corso di pittura molto buono e…” incominciò incerta. Non era ancora giunto il momento, non era pronta a raccontare tutto, e soprattutto non con altre 5 persone che l’ascoltavano!
    “ Non ci credo!” la interruppe Johnny “ quanti pittori ed artisti ha sfornato la Toscana? Io sarei rimasto! Dai dimmi la verità, scappavi perché qualcuno ti aveva spezzato il cuore?” incalzò.
    “ Vuoi che ti spezzi io qualcos’altro?” subentrò Jared minaccioso. Non gli piaceva come si stava comportando con Lucy; era chiaro che lei non volesse parlare del suo passato, il perché ancora non lo sapeva, ma lo mandava in bestia il fatto che lui continuasse a tempestarla di domande senza rendersi conto di quanto Lucy fosse turbata.
    “ Dai Jay, non ce n’è motivo. Johnny, magari un giorno ne riparliamo, ora se non vi dispiace sono stanca, il viaggio mi ha un po’ scombussolata,” cercò di sorridere e di tranquillizzare Jared con gli occhi, lo vedeva abbastanza teso. “ Ci vediamo domattina, buona notte a tutti!” e velocemente, ma cercando di non dare l’impressione che stesse scappando via, si alzò dal tavolo e si diresse all’ascensore per raggiungere la sua camera. Quando finalmente le porte scorrevoli dell’ascensore si richiusero alle sue spalle, Lucy premette il pulsante del suo piano e poi si appoggiò alla parete, chiudendo gli occhi e respirando a fondo.
    Per quanto tempo sarebbe riuscita a tenere nascosta la verità? Non poteva continuare a lungo, e non voleva mentire a Jared.
    Ma l’idea di rendere parte qualcun altro del dolore che portava dentro di sé da ormai tanto tempo le sembrava egoistico; che senso aveva lasciare che Jared o qualcun altro si preoccupasse per lei? Non potevano fare niente per aiutarla, e poi ormai era il passato; lei doveva concentrarsi sul suo presente.

    “ Il passato diventa passato solo quando non può più ferirti”
    -Marcella Serrano-

    Il suo passato la perseguitava ancora…quante volte si era svegliata nel cuore della notte, credendo di aver sentito lo sbattere della sua porta di casa, il rumore sordo dei suoi passi strascicati lungo le scale…le grida di sua mamma…le sue grida.
    L’ascensore si fermò e la distolse dai suoi pensieri. Lucy si accorse a malapena di aver la fronte ricoperta da un sottile strato di sudore freddo.
    Entrò in camera sua; incominciò a disfare la sua valigia cercando di distrarsi, ma purtroppo quelli erano tutti lavori manuali, che lasciavano la mente libera di pensare.
    Ma forse Jared avrebbe potuto aiutarla, avrebbe potuto sanare la sua anima ferita…. Ma lei doveva avere il coraggio di lasciarglielo fare, e quindi di confidarsi con lui. Doveva avere la forza di fidarsi.
    Ma dove trovare quella forza, se nella propria vita si sono incontrate solo persone false, e che ti hanno pugnalato alle spalle? Il giorno in cui Lucy era salita sull’aereo per Londra, si era ripromessa che non si sarebbe mai più fidata di nessuno, almeno non avrebbe più sofferto.

    “Non fidarsi di nessuno è altrettanto stupido che fidarsi di tutti”
    - Roberto Gervaso -


    Ma Jared era diverso…di lui sentiva che poteva fidarsi. La cosa difficile era farlo.

    “La fiducia è così, sembra sempre sia legata all’avere fiducia in se stessi”
    - Michael Jackson -


    Entrò in bagno per farsi una doccia fredda, cercando di rilassarsi, ma questa volta la doccia fallì la sua missione.
    Indossò il pigiama, e si infilò sotto le lenzuola fresche, guardando dalla finestra Lisbona, illuminata da luci calde.

    Un lieve picchiettio alla porta la distolse dai suoi pensieri. Sapeva che era lui, perciò corse subito ad aprire la porta.
    “ Ehi piccola, come stai?” gli occhioni blu di Jared preoccupati e illuminati dalla luce tenue che proveniva dalla sua stanza, furono la prima cosa che Lucy vide.
    “ Bene bene...io…”
    “ Non sei brava a mentire” la interruppe Jared scrutandola attentamente. Lucy abbassò lo sguardo colpevole, e lo fece entrare in camera richiudendo, questa volta a chiave, la porta alla sue spalle.
    Jared si sedette sul bordo del letto, e Lucy si sdraiò, appoggiando la testa sulle sue gambe e lasciando che lui le accarezzasse i capelli. Quel tocco era magico, subito Lucy chiuse gli occhi e si tranquillizzò…si sentiva sicura, protetta.
    Mentre lui la accarezzava, Lucy si disse che la cosa giusta era non dirgli niente, non voleva preoccuparlo inutilmente, non voleva che lui la guardasse in modo diverso, magari con compassione… doveva rimanere tutto così, perfetto come in quel momento.
    Le carezze di Jared si fecero più sensuali…si abbassò, avvicinando la sua bocca all’orecchio di Lucy e le sussurrò, con voce roca
    “ Dov’eravamo rimasti prima?”
    Quelle parole accesero i sensi di Lucy, sentì l’eccitazione crescere dentro di lei.
    “ Non lo so…” lo stuzzicò “ magari dovresti rinfrescarmi la memoria…”
    Jared, a quelle parole, si sfilò lentamente da sotto di lei. Lucy risalì il letto, posizionandosi al centro, e subito Jared fu di nuovo al suo fianco. Si mise sopra di lei, facendole sentire il peso del suo corpo ma mettendo le sue mani intorno al viso di Lucy e puntellandosi per non pesarle troppo addosso. I loro volti erano vicinissimi, e Lucy tentò di colmare la distanza tra le loro labbra, ma Jared in ultimo si allontanò, sorridendole maliziosamente e lasciandola con le labbra brucianti.
    Lucy tentò ancora una seconda volta, ma Jared all’ultimo istante si spostò ancora; lei lo guardò un po’ contrariata, mentre lui continua a sorriderle divertito; gli piaceva giocare, farsi desiderare e lasciare che il desiderio di Lucy aumentasse per poi travolgerla con passione. E fu proprio così: al terzo tentativo, Lucy finalmente riuscì ad assaporare le sue labbra, e sentì la gioia annebbiarle i sensi. Un bacio caldo, travolgente. Jared si sfilò la maglia, in modo da lasciare libera Lucy di baciarlo e accarezzarlo senza ostacoli.
    Jared abbassò i pantaloncini del pigiama di Lucy e insinuò le dita sotto l’elastico del suo perizoma. A quel contatto, nella mente di Lucy la magia si infranse e si trasformò in pura paura: non era più Jared, sentiva ancora quell’alito che puzzava di alcolici sulla pelle, quelle mani grandi, forti e ruvide che la toccavano ovunque, che la tenevano bloccata, incapace di muoversi. Le lacrime le salirono agli occhi, e il panico la invase. Cercò di divincolarsi, di urlare.
    “ Lasciami, lasciami!!!”
    Jared si allontanò subito, senza capire il motivo della sua reazione.
    Come Lucy fu libera di muoversi si allontanò immediatamente da lui, cercando di rivestirsi, con le lacrime che continuavano a sgorgarle dagli occhi, nel panico più totale.
    “ Lucy, che succede?? Cos’ho fatto di sbagliato?” le chiese facendosi più vicino.
    “ Non avvicinarti, rimani dove sei!!” gli urlò lei. La paura le impediva di vedere chi aveva veramente davanti, era sicurissima che non fosse Jared, ma ancora una volta i padroni delle sue notti infernali.

  7. #17
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Jared era sconvolto: non voleva né avvicinarsi, né toccarla per paura che lei reagisse ancora male, ma non riusciva a capire! Cos’aveva fatto di male? Perché la sua piccola lo fissava come se fosse un estraneo, così spaventata? Continuava a guardarsi intorno terrorizzata, come un animale braccato in cerca di fuga.
    “Lucy, piccola…sono io…Jared!” le disse allungando una mano nella sua direzione: l’unica cosa che desiderava, era che lei l’afferrasse e tornasse da lui.
    Lucy fissò quella mano a lungo, cercando di ragionare lucidamente. Loro non potevano essere lì, non potevano averla trovata ancora…quella era solo la sua immaginazione, doveva respirare, calmarsi. Lentamente, la paura incominciò ad abbandonarla.
    “ Jared…” sussurrò afferrandogli la mano.
    “ Sono qui piccola…vieni da me…” la incoraggiò Jared preoccupato.
    Piano, Lucy gli si avvicinò, e quando fu abbastanza vicina da annegare nei suoi occhi profondi, le lacrime di terrore si trasformarono in lacrime di dolore. Lo abbracciò piano, e poi sempre più forte. Jared rispose all’abbraccio, posandole la testa sul suo petto e stendendosi lentamente. Sentiva il suo piccolo corpicino tremare, scuotersi sotto il pianto forte. Non sapeva cosa fare per farla stare meglio, ma continuava a tenerla stretta, accarezzandola piano, lasciando che lei si sfogasse. Molto lentamente, i suoi singhiozzi si fecero sempre più radi, fino a quando non smise di piangere.
    Allora Lucy allontanò il suo viso dal petto di Jared, e fissò i suoi occhi arrossati dal pianto in quelli blu di Jared. Lui la guardò, aiutato dalla luce che proveniva da fuori e che illuminava il suo viso straziato dal dolore.
    “ Scusami…” incominciò lei, “ volevi sapere perché me ne sono andata di casa?” gli domandò con voce tremante.
    “ Lucy stai tranquilla, se non te la senti non ce n’è bisogno…” cercò di rincuorarla.
    “ Ma io devo parlarne con qualcuno…quando sei entrato poco fa, avevo deciso che la cosa giusta era non dire niente, ma ora ho capito che non posso, è un peso troppo grande da portarmi dentro…mi consuma…” le lacrime riaffiorarono silenziose.
    “ Allora parla, ti ascolto” le sussurrò Jared cercando di calmarla, dandole un piccolo bacio sulla fronte “ qui sei al sicuro…”
    Lucy si sentiva veramente al sicuro tra le sue braccia calde. Inspirò profondamente, prima di aprire completamente il suo cuore a lui, nella speranza che Jared lo accettasse, per quanto pieno di problemi e dolore.
    “ Io sono nata a Fiesole, vicino a Firenze…i miei genitori si sono sposati molto giovani, appena finite le superiori…e probabilmente fu questo lo sbaglio: non si conoscevano veramente. Dopo poco tempo dal matrimonio nacqui io.” Dopo un altro profondo respiro, Lucy continuò la sua storia, mentre Jared la ascoltava attentamente. “ Mio padre aveva un amico, Carlo… hanno sempre avuto il vizio di bere…mia mamma lo sapeva quando lo sposò, ma credo che in cuor suo sperasse che alla mia nascita lui avrebbe smesso. Naturalmente non fu così. Non lo so…” rincominciò a singhiozzare, “ forse quando si rese conto di essere diventato padre, capì che i bei giorni erano finiti, e che incominciavano le responsabilità… Fatto sta che si attaccò sempre più spesso alla bottiglia insieme a Carlo…trascurando mia madre…”
    Dovette fare un lunga pausa per riprendere il controllo della propria voce. “Io ho sempre pensato che mia madre amasse veramente mio padre...mentre lui la considerava il suo giocattolino. Non ricordo una sola volta in cui abbia visto l’amore nello sguardo di mio padre mentre guardava la mamma…lei non lavorava, perché mio padre portava a casa abbastanza soldi per la famiglia…ma quando un giorno venne licenziato perché arrivò a lavoro sbronzo, lì incominciarono veramente i guai. Se la prese con mia mamma, dicendole che era stata colpa sua, perché se lui si ubriacava era perché era infelice con lei e con me, perché lui voleva un maschio.” Ormai sembrava che Lucy avesse esaurito le lacrime: il suo volto si stava trasformando in una maschera di odio, “ Quella fu la prima sera in cui picchiò mia mamma…non dimenticherò mai le sue urla di dolore, pietà… io ero abbastanza grande per capire quello che stava succedendo, ma non per poter fare qualcosa di concreto. Mi chiudevo nella mia stanza tappandomi le orecchie, cercando di non sentire i rumori che provenivano dall’altra stanza…ogni giorno vedevo nuovi lividi sul viso, sulle braccia, sul collo di mia madre... ma io non sapevo cosa fare. Non avevo amici, perché mi sentivo diversa…e avevo paura di tutti.
    Poi Carlo entrò nel circolo della droga, e mio padre lo seguì…non so come fece, ma in breve tempo incominciò a portare a casa soldi su soldi…ma erano soldi sporchi…fummo costretti a trasferirci parecchie volte, perché loro incominciavano ad essere ricercati dalla polizia. Mia mamma era completamente sottomessa, e troppo terrorizzata per andarsene. Ogni sera lui tornava a casa nel cuore della notte, ubriaco e drogato…io lo sentivo salire le scale e dirigersi a passo pesante verso la camera da letto di mia mamma, dove sfogava tutta la sua rabbia e frustrazione…
    Ero all’ultimo anno delle superiori, e mi trovavo a Milano dopo l’ennesimo trasloco…a scuola naturalmente non avevo amici, i miei unici amici erano i pennelli e la tela…ma un giorno conobbi un ragazzo, Diego. Non so come, ma lui aveva scoperto la mia situazione, e si era offerto di aiutarmi… inizialmente rifiutai perché non mi fidavo di lui…ma una sera d’estate mio padre e Carlo tornarono a casa sbronzi…mio padre se ne fregò altamente mentre Carlo incominciò a toccarmi, cercando di baciarmi e…insomma, io avevo paura, non sapevo cosa fare…allora…” la voce le si spezzò “ allora…” rincominciò “ presi con me poche cose e guidai fino a casa di Diego…non sapevo dove altro andare, ma non volevo rimanere in quella casa un minuto di più…quando arrivai da lui ero completamente in lacrime, e lui si mostrò carino con me….che stupida…insomma, rimasi da lui quella notte. Ma la sera seguente, i genitori di Diego dovettero andare fuori città e…e di notte qualcuno bussò alla porta…io…io andai ad aprire e davanti a me c’era Carlo, completamente ubriaco…Diego mi raggiunse e mi trascinarono in camera da letto…io non sapevo cosa fare, continuavo ad urlare, a dimenarmi, ma loro erano più forti di me!! Carlo doveva avere pagato Diego, doveva essere stato tutto organizzato, ma io non mi ero accorta di niente!! Credevo di aver trovato un amico, qualcuno di cui fidarmi!!!” gli occhi le si riempirono nuovamente di lacrime, e Jared cercò di confortarla abbracciandola forte, sconvolto dal suo racconto.
    “ E poi…” continuò lei; piangeva così forte che a malapena Jared riusciva a capire le sue parole, “ e poi mi hanno vi-violentata…io…i-io volevo morire! Ho pregato che D-Dio che mi facesse m-morire, ma lui non l’ha fatto! Sentivo dolore…tanto dolore…ma non riuscivo a scappare…mi…m-mi tenevano!!!”
    “ Basta Lucy, adesso basta!” le disse Jared straziato. Lo sentiva dentro di lui, sentiva il dolore di Lucy, e desiderava solo che lei si calmasse, che smettesse di ricordare e che dimenticasse per sempre.
    “ Basta, basta, basta…” continuava a sussurrarle sempre più piano nell’orecchio, cercando di calmarla, stringendola a sé, “ Ora sei al sicuro piccola, io non ti farò mai del male, ti puoi fidare di me…”
    “ Lo..lo so Jay…” gli rispose lei fissandolo con i suoi occhi penetranti, “ tu sei qui…vedo la sincerità nel tuo sguardo…tu sei buono…” gli accarezzò delicatamente il viso, “ credevo che sarei rimasta sola per sempre…ma poi ho incontrato te, tu mi hai salvata.” Era difficile per lei aprirsi in quel modo, confidare i sentimenti che provava per lui, ma voleva che lui sapesse quanto fosse diventato importante per lei, anche se in così poco tempo.
    “ Piccola…non devi spiegarmi niente, perché io provo le stesse cose”.
    Si baciarono delicatamente a lungo.
    “ Lucy, non voglio obbligarti a fare niente che tu non voglia fare…voglio solo sentire la tua pelle sulla mia stanotte” la sua voce era quasi una preghiera.
    Tra un bacio e l’altro, lentamente rimasero solo in intimo. Un calore improvviso li avvolse quando i loro corpi furono a contatto. Lucy infilò i suoi piedi freddi e piccoli tra quelli caldi e grandi di Jared, in cerca di calore. Restarono così tutta la notte, ad ascoltare i loro respiri affannati, intrecciati come in cerca di una parte dell'altro che fosse in grado di completarli e lentamente sprofondarono tra le braccia di Morfeo.

  8. #18
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    ***
    La luce del sole li scaldava delicatamente, e li sorprese abbracciati stretti. Jared fu il primo a svegliarsi; guardò l’ora: si meravigliò di aver dormito così a lungo, di solito alla notte non dormiva mai tanto. Ammirò il viso di Lucy immerso nel sonno, così vicino a lui. Il terrore, il dolore e le lacrime l’avevano finalmente abbandonata, e ora sembrava così rilassata e beata. L’ombra delle sue ciglia lunghe e arricciate si proiettava sui suoi zigomi alti; le sue labbra sembravano incurvate in un sorriso delicato. Ancora una volta Jared si domandò come avesse fatto Lucy a sopportare tutte quelle ingiustizie, tutto quel dolore, senza mai arrendersi. Ora finalmente capiva appieno il suo discorso su Peter Pan, sul suo dipinto…
    Jared voleva solo proteggerla dalle brutture del mondo, ma una parte di lui sapeva che quello in cui si stavano inoltrando era un sentiero molto difficile e pieno di ostacoli…il mondo di Jared è pieno di pericoli se non si sa come affrontarlo.
    Mentre continuava ad osservarla, Lucy si svegliò.
    “ Buongiorno…” lo salutò stiracchiandosi.
    “ Ben svegliata piccola, dormito bene?”
    “ Mmm…direi molto bene…finalmente…” poi guardò l’ora “ Jay, non vorrei rovinare questo momento magico, ma vorrei farti notare che è tardissimo!!”
    “ Non è vero, quando mi sono svegliato io erano le…oddio!! È impossibile che sia passata un’ora!!”
    Scattò in piedi alla velocità della luce e spalancò la porta per dirigersi alla sua camera. Poi si accorse che era in mutande…
    “ Dirmi niente tu no, eh??” la guardò contrariato
    “ Scusa, mi stavo godendo lo spettacolo” gli rispose ridendo, “ non posso lamentarmi, ma se mangiassi qualche panino in più non se la prenderebbe nessuno!!”
    “ Ne avrai di tempo per ammirarmi in tutto il mio splendore…” ribatté lui malizioso “ ma direi che non è questo il momento visto che siamo mooooolto in ritardo!”
    E raccolti i suoi vestiti e datole un bacio leggero a fior di labbra, si precipitò in camera sua dove, con sua sorpresa, trovò già Shannon e Tomo perfettamente pronti.
    “ Stavamo per fare un’ altra delle nostre irruzioni… Shannon, segnalo sul calendario: oggi, Tomo e Shannon erano pronti prima di Jared!!”

    Dopo poco erano tutti seduti in macchina pronti ad incominciare una nuova giornata piena di impegni. Questa volta Lucy li avrebbe seguiti nei vari studi, fingendosi da assistente insieme ad Emma, visto che Johnny aveva altre cose da organizzare; cosa che non dispiacque per niente a Jared…per tutta la giornata Lucy li osservò ammirata. Le faceva strano vedere tutta quella gente che li fermava all’ingresso dei vari studi, che si mettevano in posa con i suoi tre amici, e loro sembravano perfettamente a loro agio! Mai una brutta risposta, sempre con il sorriso stampato in faccia, pronti ad esaudire i desideri dei loro fan, spesso e volentieri abbastanza bizzarri. Ma dopo tutto, Jared, Shannon e Tomo non erano persone perfettamente nella norma, erano unici, e i loro fan dovevano esserlo di conseguenza.
    Ogni tanto Jared lanciava qualche occhiata a Lucy per vedere se stava bene, se era a suo agio, e lei in risposta gli sorrideva sempre radiosa. Si sentiva veramente bene: dopo la sera precedente, Lucy sentiva di essersi finalmente tolta un grosso peso dal cuore. Le sembrava come se qualcuno avesse sciolto quell’incantesimo che la teneva prigioniera: aveva tanta voglia di ridere e di scherzare. Chiunque la guardasse, notava un luccichio particolare nei suoi occhi, sembrava che intorno a lei ci fosse un alone di luminosità.
    Le ore prima di salutarsi passarono velocemente, e in men che non si dica, Lucy si ritrovò abbracciata a Jared a fargli gli imbocca al lupo per il concerto che si sarebbe tenuto di lì a poco. Proprio in quel momento Johnny li raggiunse e, dopo aver salutato anche lui i ragazzi, si allontanò insieme Lucy.
    Visto che avevano tempo prima che la pasticceria chiudesse se la presero con comodo, camminando attraverso le vie di quella città stupenda, ricca di odori, rumori, turisti come loro e gente del posto. Lucy si guardava intorno emozionata e Johnny, che aveva già percorso quelle vie, le indicava piccoli particolari che aveva notato, e si muoveva sicuro e a proprio agio.
    “ Scusa per ieri sera…” le disse all’improvviso, “ ti ho riempito di domande senza accorgermi che non avevi tanta voglia di parlarne.”
    “ Non preoccuparti, è tutto a posto!” gli sorrise lei per tranquillizzarlo. Quando anche lui le sorrise di rimando, la questione venne chiusa lì, e continuarono a camminare tranquillamente, chiacchierando e scherzando come sempre.
    Lucy si stava guardando intorno spensierata, quando notò una piccola vetrina che si affacciava sulla strada; un ciondolo molto semplice attirò la sua attenzione. Se ne innamorò non appena lo vide. Prese Johnny per la mano e lo trascinò all’interno del negozietto, ed un attimo dopo ne uscì trionfante con un piccolo pacchetto tra le mani.
    Dopo altre numerose deviazioni ( Johnny incominciava a pentirsi di non essere andato direttamente in macchina alla pasticceria) finalmente giunsero a destinazione.
    “ Ben venuta alla Casa Pastéis de Belém “ le disse Johnny, facendole un inchino tutto svolazzante ed indicandole la pasticceria alle sue spalle.
    “ Wow, è veramente grande!!” vetrine dipinte di blu le mostravano i più svariati dolci. Davanti all’ingresso, scritto con le piastrelle, c’era il nome della pasticceria. Entrarono subito, e si misero in coda per comprare la specialità della casa: pastéis de nata, nient’altro che canestrelli di pasta sfoglia riempiti di crema cotta al forno. Il locale era parecchio affollato e, quando finalmente fu il loro turno, ne comprarono una quantità industriale!! Sia per loro che per il resto della band. Uscirono con le braccia piene di sporte e sacchetti che ormai era buio. Guardarono l’ora: il concerto doveva essere già iniziato.
    “ Che ne dici di cenare con questi?” le domandò Johnny, riemergendo da uno dei suoi pastèis. Come si fa a rifiutare un’offerta così se viene posta con una faccia del genere?
    “ Dico che è un’ottima idea!!”
    Si sedettero su una panchina non molto lontana da lì, proprio davanti Monastero dos Jerónimos, un imponente monastero in stile manuelino realizzato per celebrare il ritorno di Vasco de Gama, tornato dopo aver scoperto la rotta per l'India.
    Rimasero a lungo a contemplare quell’opera immensa, e non sembravano stancarsi mai di riempirsi gli occhi dei suoi particolari, messi in risalto dai fari accesi alla base.


    “ Forse è meglio se andiamo, ci abbiamo messo un bel po’ ad arrivare qui dall’ hotel, e vorrei tornare prima di Jared”
    “ Si è meglio, anche perché girare da soli di notte in una città nuova non è proprio il massimo…” rispose Johnny con un espressione seria che Lucy non aveva ancora visto, “ e poi se no corriamo il rischio di finirceli tutti noi questi dolci!!” continuò ridacchiando; ecco il solito Johnny di sempre!

    ***

    Il concerto era stato grandioso, ma Jared avrebbe preferito che Lucy fosse stata lì con lui. Era abbastanza tardi, ma voleva comunque andare da lei. Prima si recò nella sua stanza, si fece una doccia alla svelta, si rivestì e, con i capelli ancora umidi, si avviò alla camera di Lucy.
    Bussò piano.
    “ E’ aperto!” sentì la voce dall’interno.
    La trovò seduta sul letto a gambe incrociate, con un bellissimo sorriso stampato in faccia.
    “ Com’è andato il concerto?? Sei tanto stanco?” gli domandò
    “ Il concerto è stato veramente una bomba!! Pubblico meraviglioso! Hanno cantato ogni singola parola dall’inizio alla fine…bello…bello veramente…tu che hai fatto? Divertita con Johnny?” Lucy se l’era solo immaginata quella punta di disprezzo nella voce di Jared quando nominò Johnny?
    Fece finta di niente e gli raccontò tutto quello che aveva fatto da quando si erano lasciati.
    “E questi sono i famosi dolci!! Ci penso io a farti mettere su qualche chilo” gli disse ridacchiando e allungandogli i pastèis che si erano salvati dalle grinfie sue e di Johnny.
    Non c’è che dire: Jared sembrò gradire veramente. Non si era accorto di essere così affamato fino a quando non assaggiò il primo dolce.
    “ Sublime!” riuscì a dire tra un pastèis e l’altro, roteando gli occhi in segno di gradimento. Continuò a rimpinzarsi così per un bel po’, mentre Lucy lo guardava divertito.
    “ Ok ok ok, la prossima volta ne compro un po’ di meno, se no mi diventi una palla di lardo!” lo prese in giro. In tutta risposta lui spalancò la bocca, mostrandole tutto il suo contenuto.
    “ Disgustoso, sei veramente disgustoso Jay!!”.
    Mentre lui continuava ad ingozzarsi felice come un bambino, Lucy si mise alle sue spalle e gli legò al collo il piccolo ciondolo che aveva comprato quel giorno.

  9. #19
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    Predefinito Re: I imagine, I belive

    Quel metallo freddo sorprese Jared, che abbandonò il pastèis che aveva in mano per vedere di cosa si trattava: una filigrana d’argento si avvolgeva su se stessa formando un piccolo sole, sul quale si rifletteva scintillante anche la poca luce che filtrava dalla finestra.
    La guardò stupito, in cerca di spiegazioni.
    “ Ti prego Jay, pulisciti la faccia, se no non riuscirò a dire niente di intelligente con te conciato in questo modo!”
    Jared sorrise ed andò in bagno per ripulirsi dalla crema che aveva sparsa ovunque, e poi tornò da lei rigirandosi il ciondolo tra le mani.
    “ Piccola non dove…”
    “ No fammi parlare…” lo interruppe lei alzandosi dal letto e abbracciandolo. Era più facile dire ad alta voce i suoi sentimenti stretta a lui.
    “ Io ero sola, in un mondo di sconosciuti…senza sapere di chi fidarmi. Poi all’improvviso sei arrivato tu: è successo tutto così in fretta, ma prima tutto era nero intorno a me…da quando sono al tuo fianco riesco a vedere i colori Jay: li vedo, così brillanti nelle loro sfumature. Tu mi hai riportato alla luce”, lo fissò negli occhi “ può sembrarti banale,ma tu sei la mia luce, il mio sole. Ieri sera sei riuscito a portare via le mie paure, e ora posso svegliarmi con il sorriso sul viso, perché sono finalmente libera. Mi hai dato speranza e forza quando non ne avevo più, e ho capito che l’amore, che avevo tanto cercato, ce l’avevo davanti”
    Jared aveva gli occhi lucidi, si sentiva il cuore straboccare di gioia. Prese il suo volto tra le mani, avvicinandolo al suo e baciandolo delicatamente.
    “ Lucy, è tutto merito tuo, perché hai lasciato che io ti conoscessi per la creatura meravigliosa che sei. Quando sono con te mi gira la testa, niente mi sembra reale…tu mi fai sentire così: senza parole. Se è solo un sogno, spero di non svegliarmi mai più…voglio che tu sia felice al mio fianco, che tu possa avere tutto il bene di questo mondo, perché te lo meriti…” lo sguardo di Jared si fece ancora più profondo, e Lucy si sentì come trapassata da parte a parte, messa a nudo…lui riusciva a vedere la sua anima.
    “ Lucy…piccola…non avere paura di amarmi” le sussurrò piano.
    “Voglio fare.... l'amore con te...ti prego...voglio fare l'amore con te!” con voce timida, quasi ad essere un soffio Lucy pronunciò quelle parole, gli occhi le tremavano, lucidi, carichi di lacrime, una richiesta che era quasi una supplica, aveva bisogno di sentirsi amata con il più intimo degli atti, di cancellare anche l’ultima paura che la legava al suo passato.
    Jared non rispose, il suo respiro era corto a spezzargli le parole dall'emozione, aprì piano le braccia ad accoglierla; lei si strinse a lui poggiando il viso sul suo petto. Lucy sentì il respiro di lui sulla sua pelle e i brividi si impadronirono totalmente del suo corpo. Le labbra di lui si posarono su quelle di lei, calde, passionali, lasciò che fosse la lingua di Lucy ad esplorare la sua bocca, mentre lui con le mani giocherellava con i lacci della sua maglietta, a scioglierli piano, a sfilarli dalle asole per poi insinuare le sue mani nell'ampia scollatura. Il contatto con la pelle di lei gli diede un brivido che lo trapassò completamente, Jared sentì il suo corpo rispondere all'eccitazione; le sfilò la maglietta. Lucy rimase sorpresa dell'abilità con cui le dita di Jared riuscirono a far saltare i gancetti del suo reggiseno sulla schiena, il pizzo bianco scivolò via dalla sua pelle, lasciando il seno nudo davanti agli occhi di lui. Jared rimase un attimo a guardare la bellezza morbida del suo corpo e Lucy arrossì sotto i suoi occhi che la scrutavano, timidamente con le mani cercò di coprirsi i seni ma Jared la fermò avvicinandosi lentamente. Si strinsero in un abbraccio, petto contro petto, pelle contro pelle, stretti a scambiarsi il tepore dei loro corpi. Lentamente Jared la spinse sul letto, Lucy si abbandonò a lui, che con dolcezza si distese su di lei. Lucy osservava la luce della luna sui volumi del suo corpo, guardò i tendini delle sue braccia tese, ferme accanto al suo viso, si perse nei suoi occhi blu e profondi. Lo lasciò fare, si sentì come se l' energia avesse abbandonato totalmente il suo corpo, estasiata dalla sua bellezza, dalla sua dolcezza, dai suoi tocchi. Jared tornò a baciarla, con le mani scese sul costato per poi stringerle i morbidi fianchi e proseguì sul ventre fino a fermarsi sul bottone dei suoi jeans. Un rapido gesto ed il bottone saltò via dall'asola; quasi a non rendersene conto Lucy fu libera da quel tessuto, se ne accorse quando le mani di lui risalirono sulle sue gambe vellutate, ad accarezzarla totalmente per poi tornare sui suoi fianchi, lui insinuò le dita sotto l'elastico del suo perizoma, desiderava percorrere il suo corpo senza ostacoli ad intralciarlo. Jared continuava a baciarla sull'esile collo, a tratti lasciava che la sua lingua inumidisse la pelle di lei che rispondeva con intensi brividi di piacere, scivolò dolcemente sulla sua spalla, le sue labbra percorrevano piano ogni centimetro della sua pelle, fino a fermarsi sui seni. Lucy si sentì mozzare il respiro e un gemito le sfuggì dalla bocca, mentre affondava con decisione la mani nei suo capelli arruffati e ancora bagnati. Mentre la sua bocca insisteva sui suoi seni accesi di passione, la sua mano continuava ad abbassare l'elastico dell'unico indumento che Lucy aveva ancora addosso, lasciando scoperto il fianco morbido. Volò via l'ultima barriera tra lui ed il suo corpo nudo; le sue mani continuavano a scivolare sulla sua pelle, ora indisturbate. Jared tornò a baciarla soffocando con le labbra i suoi gemiti. Si allontanò da lei un attimo per liberare il suo corpo dagli ultimi indumenti. Ora Lucy poteva vedere il corpo nudo di Jared davanti a lei, e ne rimase affascinata. Jared si sdraiò di nuovo su di lei, il suo respiro affannato ne tradiva l'emozione, sentì le gambe di lei stringerlo intorno ai fianchi nudi. Jared ansimava, immobile, perdendosi nei suoi meravigliosi occhi verdi, mentre con le mani le accarezzava i capelli, un solo movimento e sarebbe stata sua. Chiuse lentamente gli occhi e spinse con dolcezza il bacino verso quello di lei. Era sua. Lucy si sentì posseduta totalmente, fino in fondo. Jared riaprì gli occhi e la trovò bellissima in quell'istante. La prese con forza, con vigore, alternando l'intensità dei movimenti, seguendo il ritmo dei suoi spasmi. Nel silenzio della stanza solo i loro gemiti e i loro sospiri.
    “ Jay, ti amo!” quasi urlò quelle parole che aveva incastrate in gola.
    “ Io ti amo di più…”
    Fu intenso, dolce e malinconico al tempo stesso. Un unione perfetta di corpo e anima.

    “Dove una volta abitava la paura, può crescervi l’amore”
    - Michael Jackson-


    Fine capitolo 6

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