One shot in cui a parlare è Sky, il cucciolo di husky di Shannon.
Buona lettura ^^



Certo che siete proprio strani, voi umani. Ogni tanto vi ritirate in solitudine, vi mordete le labbra, vi premete la testa tra le mani, finché dai vostri occhi non escono delle gocce di non so bene cosa. Ma brillano, ed è da questo che capisco quanto siano preziose. Perché soffrite nel partorirle, soffrite nell’asciugarle, soffrite nel ricacciarle dentro per paura di perderle, forse.
O meglio, queste sono tutte mie supposizioni. E un cane come me non dovrebbe nemmeno supporre.

Ok, lasciamo stare questo discorso. Per l’ennesima volta sono qui, accovacciato sulle sue gambe, a guardare quell’enorme disco di fuoco scivolare dietro l’orizzonte. Non so cosa ci sia di tanto speciale in un tramonto: succede tutti i giorni! Eppure, lui non la pensa come me. Quando può, verso quest’ora, mi porta qui sul tetto con sé, e mi parla di varie cose: dei viaggi che vorrebbe fare; di quella Kelly con cui si chiude in camera, lasciandomi fuori in giardino ad annoiarmi; di quel suo strumento che fa un rumore assurdo, e mi mette paura; di quel fratello per cui darebbe la vita; di quelle migliaia di adorabili svitati che vanno sotto il nome di “echelon”. E io, mi limito ad ascoltare le sue parole dense di emozioni di ogni tipo. Ma la cosa che mi fa più rabbia, di lui, è vederlo portarsi due dita sotto gli occhi, per asciugarsi quelle gocce preziose di cui sembra un produttore affezionato. Gli succede fin troppo spesso, e non voglio. A quanto ho capito, deve essere un grande dolore a generare quella roba che gli accarezza la pelle. Perché? Cos’è che ti fa soffrire, amico mio? Tu sei una persona speciale, ami e sei amato da chiunque... eppure, non sembri completamente felice. Riesci a camuffarti dietro decine di sorrisi, ad abbracci sinceri e belle parole, ma dentro ti logori. E, in presenza del sole che tramonta, ci ritroviamo qui: tu con le tue confessioni, ed io con i miei silenzi di cane, interrotto solo per abbaiare al gatto che vedo sul tetto di fronte al nostro.
“Voglio andare via, Sky”
Via? Ma cosa dici, Shan, hai bevuto troppo pure stavolta?
“Mica per sempre. Un paio di mesi lontano dalla civiltà mi faranno bene. L’ho già fatto, sai?”
No, non lo sapevo. Io sono ancora piccolo, sono solo pochi mesi che sto qui con te. Sicuro, quei viaggi li hai fatti quando io ancora non c’ero. Peccato. Sarei stato felice di correrti incontro, al tuo ritorno, di ascoltare i tuoi racconti, di ritrovarti con quel sorriso tenero, e giocare insieme. Però... chissà che tristezza, senza di te. A chi mi avresti affidato, a tuo fratello? Nossignore, non ci voglio stare con lui. Per carità, non che sia cattivo, ma... non avrebbe in alcun modo saputo riempire il vuoto lasciato da te. So che sembra banale da dire, però non ti scambierei con nessuno. E’ vero, eh!


Ricordo ancora quando, mesi fa, giocherellavo con i miei fratellini nel negozio di animali. Poi, all’improvviso, mi hanno strappato alla loro compagnia: non volevo assolutamente, e forse nell’agitazione del momento non avevo nemmeno capito bene cosa stesse succedendo. Mi ribellai subito a quelle mani che cercavano di tenermi fermo, quindi le graffiai senza pensarci troppo, e le avrei anche morse se non avessi scorto sul tuo viso quello sguardo. Lo sguardo di chi ti vuol bene senza bisogno di sapere chi o cosa sei.
“Ciao amico” mi hai detto, accarezzandomi la testa. Sì, finalmente mi stavo calmando: eri simpatico, in fin dei conti. Con quel sorrisone così...!
“Vuole questo?” ti chiese la commessa. “Guardi, c’è quest’altro che è molto più...”
“No, grazie. Mi piace lui”
“Come vuole. La aspetto in cassa”
Noi cani non parliamo, ma capiamo perfettamente quello che ci si dice. E lì, Shan, ho sentito che di te potevo fidarmi: mi volevi perché ti piacevo, perché il mio musetto ti aveva fatto tenerezza, e non perché ero il più bello o il più sano della cucciolata. Mi strinsi nella copertina in cui mi avevi avvolto, sentii il calore delle tue braccia muscolose, e mi rifugiai lì, come continuo a fare ancora oggi.
“Vuole una gabbietta per portarlo a casa, signore?”
“La copertina gli basterà. Vero, piccolo?”
Pensai di aver trovato un padrone intelligente, che non ha alcuna intenzione di limitare la mia libertà. Ecco, siamo entrambi dei selvaggi che cercano di adattarsi alla vita cittadina. E da quando, in macchina, mi hai tenuto stretto a te presentandomi quel disgraziato alla guida come tuo fratello, ho sentito che ci saremmo divertiti un sacco, insieme.
Ti sei sempre preso cura di me con tanto amore, e te ne sarò grato finché ci sarò. Ho sentito gente dire “Il cane è il miglior amico dell’uomo.” Ma vi siete mai chiesti il contrario? Se l’uomo è il migliore amico del cane? Beh, sinceramente dipende da caso a caso, però... per me, Shan, tu sei il mondo. Cosa farei senza di te? O meglio, visto che vuoi andartene: cosa farò? Ma non voglio pensarci ora. Guarda che in un modo o nell’altro ti convinco a rimanere a casa, stanne certo.
“Lo sai, cucciolo, si stava così bene in Perù...” continui ad accarezzarmi, mentre fissi dritto il sole calare davanti a noi. E levati quegli occhiali! Mi dà fastidio non riuscire a cogliere i guizzi della luce nel tuo sguardo, miseriaccia! “E’ tutto diverso da qui. Ma una cosa più delle altre: il tramonto”
Il tramonto? Ah, fissato che non sei altro! E’ un giorno che finisce e una notte che inizia, che ci sarà di tanto strano? Spiegamelo, no?
“Si sentiva nell’aria. L’odore della terra mischiato a quello dell’aria, calda e carica di spezie... Gente nuova, sguardi nuovi, sapori nuovi, che potevano essere percepiti e gustati tutti allo stesso tempo semplicemente guardando il sole andarsene. Indescrivibile, credimi.” sospiri. “Chissà, un salto in Perù quasi quasi ce lo faccio”
E no, eh! Non puoi, maledetto, non puoi! Tu abbandoneresti me... in cambio di un tramonto che profuma di spezie??
Ti odio.
Come ti permetti di decidere di andartene così? Egoista. Non ci pensi a me? Ah, beh, non che questo viaggio faccia bene a te, piuttosto. Non è scappando dal problema che lo risolvi, Shan! Lo vuoi capire? Te lo urlerei, ma non ne sono capace! E tutto quello che posso fare è graffiarti e ringhiare.
“Hey, che succede? Hai visto un gatto?”
Nessun gatto, cretino! Ce l’ho con te!
“Buono, Sky, buono. Mi stai facendo male”
E tu non ci pensi, al male che fai a me? Al mio cuoricino di animale, che sanguina anche solo al pensiero della tua lontananza?
“Fermati, Sky, guarda che cadiamo di sotto...”
Non mi importa! E mentre cerco di graffiarti il viso, faccio scivolare via i tuoi occhiali da sole.
E li rivedo.
I tuoi occhi, proprio come avrei voluto. E’ così che desideravo di ritrovarli, con il dorato del sole che li colpisce e li infonde di gocce di luce. Gocce. Come quelle che vedo scendere, implacabili e incolori, seguendo il percorso sul tuo viso. Non ti è bastato sfogarti fino ad ora?
“Piantala, Sky, adesso è troppo”
Troppo? Solo perché sono cucciolo non hai il diritto decidere per me quando è ora di smetterla! Continua a pensare a te stesso, no? Razza di un egoista che non sei altro.
“Ho detto basta!” la tua voce rimbomba nelle mie orecchie, la tua mano mi colpisce violenta il muso.
Oh... Perché... perché mi hai dato uno schiaffo, Shan? Ti guardo. E mi guardi anche tu, massaggiandoti la guancia dove ti ho graffiato, che sanguina un po’. Scusa, forse ho esagerato, volevo solo... Perdonami, davvero, Shan. Era per farti capire quanto ci tengo a non farti andar via. Ma come al solito, non capisci. Sono un povero illuso! Siamo così diversi, eppure cerco di comunicare con te, di farti capire quanto tu sia importante... e non ci riesco! Che altro posso fare? Non voglio arrendermi, un sentimento non si trattiene mai, mai.
Ops.

Cos’è 'sta roba umida che mi esce dagli occhi? Mmm brucia, brucia! Uh, mi è caduta sulla zampa. Caspita, ma questa... questa è una di quelle che fai tu, Shan! Ma allora so farle anch’io! Questo vuol dire che... che sto soffrendo tanto, vero?
“Non piangere” sospiri, accantonando la rabbia del momento, e mi coccoli di nuovo. Piangere? Ah, è così che si dice, allora! “Anzi, sai che ti dico? Sfogati, se vuoi. Almeno piangiamo in due”
Ficco di nuovo il mio musetto tra le tue braccia, dando le spalle al sole che tramonta. Detesto questi momenti, e ora so perché.
Perché quando il sole se ne va, porta con sé la luce che vedo splendere nei tuoi occhi. Porta con sé il calore a cui mi affido quando non ci sei te a coccolarmi. Porta via la possibilità di vedere il tuo sorriso luccicare tra mille. E anche farsi la passeggiata del dopopranzo, e avere un momento esclusivo per noi due.
Ecco perché odio il tramonto.
Perché senza il sole, metà di quello che amo cessa per qualche ora di esistere.
E non lo tollero, no.
Perché io, Shannon, accenderei il cielo per te. Per vederti sorridere nell’anima, senza paura che arrivi quel momento triste in cui lasci andare le tue sofferenze: seduto sul tetto, negli occhi i raggi che ti accarezzano un’ultima volta in segno di saluto prima di cedere il passo alla notte.
E io ora ci sono, anche se la mia presenza non conta più di tanto. Vorrei aiutarti, vorrei stringerti, vorrei abbracciarti per bene, ma non posso. Quanto darei, per essere umano! Per essere un tuo amico, e chiamarmi, che so, Josh, e passare a casa tua urlandoti “Scendi da quel dannato tetto e andiamo a farci una birra!” E allora so che scenderesti, mi saluteresti con una pacca sulla spalla e, coprendoti del tuo giubbino di pelle e del tuo migliore sorriso, mi daresti la possibilità di aiutarti per l’ennesima volta.

~E.
13 maggio 2010