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Discussione: Search and destroy me.

  1. #1
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    Predefinito Search and destroy me.

    Eccomi qua! Premetto che è la prima Fan Fiction che scrivo su di loro, per cui siate comprensive! cercherò di impegnarmi al massimo! Fatemi sapere se vi piace, se non vi piace, cosa c'è che non va o altro. Ogni critica è ben accetta!

    Titolo: Search and detroy me.
    Autrice: ~ F r @ n c y *
    Rating: arrancione (può ancora variare)
    Couple: triangolo {Shannon/Layla/Jared}
    Topic commenti: qui!
    Note dell'autrice: ci tengo a precisare che non ho letto nessuna delle fan fiction presenti nel topic, perciò è impossibile che io abbia copiato qualcuno. Se invece vi sembra il contrario, vi prego di avvisarmi: provvederò immediatamente (ovviamente ho controllato che il titolo non fosse già stato utilizzato e ho letto attentamente il regolamento). Scrivo in prima persona, è un vizio che ho da sempre e credo sia migliore per esprimersi da un punto di vista sentimentale e profondo. Come al solito, tutto ciò che scrivo non mi appartiene -purtroppo-: i personaggi e i luoghi sono appartenenti alla realtà -seppur possano essere caratterialmente e/o fisicamente mutati-, ma ogni vicenda è frutto della mia fantasiosa testolina bacata. I fatti descritti non sono mai accaduti e mai accadranno!
    Spero vi piaccia (ora posterò il prologo: il vero capitolo alla prossima volta) e.. Buona lettura!


    ~*~*~*~*~*~
    Prologo




    Lo ricordo come se fosse ieri.
    Immagino, gusto, respiro dolorosamente quel ricordo.
    Tornare lì, in quel preciso luogo, in quel preciso istante. E' ancora dura da accettare.
    E' ancora impossibile da dimenticare. E' ancora vivido in me.
    Posso tentare di sfuggirgli, di evitarlo, di difendermi. Ma sarà sempre lì, nella mia mente, pronto a ripresentarsi in ogni momento della giornata.
    Pronto a suscitare in me rimorsi che mai si sono acquietati. E io non posso far altro che lasciarmi inglobare da lui, immergermi in quel caldo lago di memoria pronto a colpirmi da qualunque fronte.
    Non vorrei farlo, non dovrei. Sì, era magnifico rivivere quell'attimo.
    Luna piena, notte fonda. La fredda superficie della sabbia che tocca i nostri piedi; il caldo tocco del mare che c'invade le membra.
    La brezza marina su di me frenata dal tuo giubbotto beige, lungo e caldo.
    No, mi faceva star male.
    Il tuo profumo impresso sulla mia pelle.
    Era qualcosa di autodistruttivo.
    I tuoi occhi grandi, azzurri, profondi. Dipinti nei miei.
    Basta.
    Tu non eri più mio. Anzi, non lo eri mai stato.
    Da quel giorno l'amore per me è sempre stato un circolo vizioso: continuo ad immaginare, a chiedermi se è stato meglio così, accontentarmi di quello che avevo, o se avrei potuto osare, rompere ogni cosa, disfare ogni piccolo nodo presente tra noi due per uno stupido momento felice.
    Alla fine, come al solito, chi ci rimette sono sempre io, ovvero chi cerca di non creare problemi al prossimo. Chi è sempre troppo buono, sensibile e non vuole far alcun male a nessuno.
    Continuerò a fissarti impotente, avendo fra le mani solo lacrime e speranze vane. Sarò come un cantante dalla voce meravigliosa, incantratrice, quasi divina -proprio come te-, diventato improvvisamente muto: non potrò dirti davvero ciò che provo pur avendoti lì al mio fianco; dovrò stare in silenzio per sempre, nascondere i miei sentimenti nell'angolo più recondito del mio animo.
    Ma il sacrificio è tale e appagante se lo compi a beneficio di chi ami.
    E io avevo scelto te.
    Mi convincerò di aver fatto la cosa giusta solo quando, finalmente, ti vedrò sereno; non m'importerà chi sarà al tuo fianco, chi ti stringerà a sè, chi ti conforterà nei momenti bui.
    Voglio solo che tu sia felice.
    Forse vedendoti fra le braccia di un'altra la mia mente sarà spinta a lasciarti perdere. Ma il mio cuore non smetterà di battere per te, non rinuncerà alla gelosia nei tuoi confronti.
    Vorrà uccidere chiunque ti tocchi. Vorrà fare a pezzi chiunque ti baci, ti abbracci.
    Vorrà farti suo, per sempre; smettere di battere quando anche il tuo lo vorrà. Fondersi con te in una cosa sola.
    Due cuori e un corpo.
    Due anime e un amore.
    Ma io lo frenerò. Lo rinnegherò. A costo di prosciugare ogni mia lacrima.
    A costo di essere infelice per sempre.
    Ormai non posso che desiderare questo: la mia di felicità è ormai lesa nel profondo, segnata da tuoi occhi azzurri e luminosi quanto spietati e crudeli.



    Sobbalzai, svegliandomi di soprassalto.
    Respiravo affannosamente e continuavo a guardarmi intorno, brancolando nel buio.
    -Era.. Solo un incubo.-
    Dita fredde, lunghe mi sfiorarono la spalla destra, costringendomi a voltarmi.
    Sorrisi, intrecciando le mie mani con le sue. In men che non si dica mi immersi nel suo petto nudo, lasciando che il candido lenzuolo ci velasse con leggerezza.
    -Ehi piccola, tutto ok?-
    La sua voce roca, stanca, ma pur sempre affascinante, sensuale, a cui non potevo resistere, mi avvolse con dolcezza, riuscendo in parte a calmarmi.
    Mi avvicinai al suo volto, seppur non vedessi assolutamente niente: sapevo ogni più piccolo dettaglio del suo corpo, della sua essenza.
    Con il naso sfiorai il suo, mettendo a contatto i nostri respiri bramosi, intensi, affannati. In un attimo fui sulle sue labbra. Mi avventai sulla sua bocca carnosa, baciandone ogni angolo, visitandone ogni luogo.
    Il contatto si fece più stretto, mentre lasciava languido che lo baciassi, tenendo le sue mani strette alla mia schiena.
    Ogni parte del nostro corpo entrava in sintonia, si rilassava, amava quella vicinanza: feci scorrere le mie dita fra i suoi capelli scuri, mentre le nostre gambe s'intrecciavano, giocavano a rincorrersi, a unirsi, dando vita ad un'unica essenza.
    Mi allontanai lievemente da lui, da quello sfregarsi di calore, di dolcezza, tentando di guardarlo negli occhi; era come se vedessi le sue pupille brillare, farmi luce in quel cammino ripido e oscuro. Ma potevo solo immaginarle.
    -Sì, amore. E' tutto ok.-
    Quegli occhi che, mio malgrado, non erano ciò che desideravo di più al mondo.
    -Torna pure a dormire. Domani hai un concerto, Shannon.-
    .. Non i suoi, almeno.





    Un meraviglioso incubo.

  2. #2
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    Predefinito Re: Search and destroy me.

    Capitolo 1
    .Toward the sun.






    -Layla, dove sono finiti i miei calzini?-
    Glieli lanciai dall'altro capo della stanza, ma riuscì ad afferrarli al volo con un agilità incredibile: erano pur sempre le sei, e seppur fossimo abituati a svegliarci a quell'ora era comunque "notte" per me.
    Continuavo a vagare per la camera silenziosa, con gli occhi socchiusi e le mani a mezz'aria in stile mutante. Shannon doveva avermi preso per una pazza, ma.. Chissà quante volte mi aveva vista in quello stato.
    Ormai non me ne vergognavo più: era tanto tempo che stavamo insieme, che giravo il mondo con loro, che dormivo con lui.
    Ci conoscevamo così bene, come se fossi stata insieme a lui da sempre.
    Non c'era alcun tipo segreto fra di noi, nemmeno il più piccolo e insignificante.
    -Meglio sbrigarci, o faremo tardi!-
    .. O forse sì.
    -Già, chi lo sente quel rompiscatole di Jared se non scendiamo in fretta!-
    Spalancai gli occhi per un nanosecondo, sentendomi scorrere profondi brividi lungo tutta la schiena. Possibile che fossi messa così male?!
    Il batterista mi si avvicinò all'improvviso, schioccandomi un tenero bacio sulla fronte.
    -Mi sembri un pò stanca. E' per l'incubo di ieri sera?-
    Tipico di Shannon: riusciva a capire sempre e comunque ciò che non andava, a cogliere nel segno anche quando non volevo assolutamente che lo facesse.
    Ma c'era solo una cosa di cui non doveva rendersi conto, e l'avrei difesa, nascosta a denti stretti, a costo della mia vita.
    -N-Non preoccuparti.- mentii, sorridendogli con cortesia e allontanandomi. -Va tutto bene. Ho solo dormito poco.-
    La mia spiegazione non sembrò convincerlo, ma si rassegnò. Continuò a guardarmi mentre mi dirigevo nel bagno, intenta a completare gli ultimi preparativi.
    -Senti.. Tu sei pronto, e io ancora no. Perchè non cominci a scendere dagli altri? Io arrivo subito.-
    -Naaa, ti aspetto! Sta' tranquilla.-
    Con un tempismo quasi perfetto, il suo cellulare ultratecnologico cominciò a vibrare. Lo afferrò di corsa, cliccando il tastino verde presente sull'apparecchio.
    -Sì?-
    Era Tomo, ne ero sicura.
    -Sì, siamo quasi pronti, Tomo. Scendiamo subito!-
    E adesso vi era Jared che voleva farsi passare Shan per fargli la partaccia, per dirgli che siamo sempre gli ultimi e che facciamo fare sempre tardi a tutti.
    -Sì, ok.. No, non voglio parlare con.. No, non passarmelo!.. Jay, siamo pronti!.. Ma non è vero, non dire sempre le stesse cose!.. Ti ho detto che stiamo arrivando!!-
    Prevedibili quanto il mio professore di matematica al liceo, che interrogava sempre e comunque me.
    E come spesso accadeva, Shannon chiuse il telefono in faccia al fratello, cosa che avrebbe scatenato ancor di più la sua ira.
    -La vecchiaia gli fa brutti scherzi.- commentò sbuffando sonoramente.
    -Senti senti chi parla.. Sbaglio o sei tu il fratello maggiore?- scherzai, cercando di districare quei maledetti nodi che avevo fra i capelli.
    -Ehi, cosa vorresti dire?- commentò, quasi offeso. -Al contrario di quello che si dice in giro sono comunque il più affascinante!-
    Risi, ignorando il dolore lancinante che mi stavo provocando con quella spazzola. Amavo quando fingeva di fare il vanitoso.
    Mi si avvicinò, portando le sue mani sui miei fianchi e stringendomi a sè. I nostri sguardi si unirono, si eguagliarono, grazie allo specchio che rifletteva la nostra strana immagine.
    -L'importante è esserlo per te.- mi sussurrò, baciandomi teneramente il collo.
    Mi sentivo una stro**a in quelle situazioni. Mi sentivo una sporca bugiarda, come se lo stessi prendendo per i fondelli.
    Ma sapevo, dentro di me, che non era affatto così.
    -Sai che è così.- esclamai, senza distogliere gli occhi dai suoi.
    -Forse è meglio che scendo e temporeggio un pò, come dicevi tu.-
    Sorrisi in silenzio, aspettando che dicesse qualcos'altro.
    -E va bene, hai vinto: è vero, hai sempre ragione tu!-
    -Ok, ora sono soddisfatta!-
    Mi voltai, posandogli le braccia intorno al collo e le labbra sulle sue, brevemente.
    -A dopo, piccola. Non fare tardi!-
    -Sta' tranquillo!-
    Non appena uscì da quella stanza, mi ritrovai di nuovo sola, davanti ad uno specchio e con una spazzola aggrovigliata fra i capelli.
    Ed ecco che i sensi di colpa tornavano a farsi sentire, come ogni giorno.
    Ma io non mi sono neanche presentata! Che maleducata!
    Scusate, ma ho la testa altrove ultimamente.
    Come avrete potuto notare, mi chiamo Layla, ho quasi venticinque anni e sto con Shannon da più di quattro anni ormai, praticamente da quando erano conosciuti e apprezzati da circa un quinto dei fan che hanno adesso. Lo so, la nostra differenza di età è abbondante, ma Shan è un uomo alquanto dinamico e presente: a volte mi sembra di stare con un ragazzino, ancora più piccolo di me! E poi, come si dice, l'amore non ha età, no?
    Non sono mai stata una grande fan dei 30 seconds to mars, ma non ho mai disprezzato le loro canzoni. Sono stata ingaggiata come fotografo -ebbene sì, è questo il mio lavoro- per una loro serata, ma prima che potesse avere inizio caddi da una scaletta sotto il palco e mi ruppi un polso, finendoci sopra con la mia preziosa fotocamera -che, neanche a dirlo, finì in frantumi-. Alla fine, fu Shannon l'unico a venirmi a trovare in ospedale e.. E' successo così.
    Ci siamo conosciuti così, grazie ad un mio "banale" incidente. Se non fosse accaduto, non ci saremmo mai innamorati. Forse.
    Shannon non è mai stato il tipo da avere una sola relazione, ama spassarsela, vivere a pieno ogni istante della sua vita da rockstar. Ma parlando con me aveva capito che era arrivato il momento di mettere la testa a posto -ha pur sempre quarant'anni!-, mi diceva che lo facevo stare bene, che riusciva ad essere a suo agio con me, senza maschere o squallide bugie da V.I.P.
    Ero un pò titubante inizialmente: stare con un membro -per giunta un pò più anziano di me- di un gruppo che potrebbe diventare famosissimo, mantenere spesso una relazione a distanza. Non sapevo se sarei riuscita a reggere.
    Ma poi, dopo diverse uscite, decisi di buttarmi; capii che era l'uomo che avevo sempre cercato, quello che da piccola immagini con le tue amichette, giocando con le bambole.
    Un principe azzurro.
    Qualcuno che poteva riuscire a farmi dimenticare il dolore che avevo provato.
    Quegli occhi che avevano lasciato su di me un marchio, una ferita profonda, dolente.
    Indovinate? Non ci misi molto ad entrare a far parte della sua vita, e così, quando mi invitò per presentarmi la band..
    Impossibile.
    Rimasi immobile a fissare uno dei componenti.
    Sentivo le gambe tremare, non mi usciva alcun suono dalle labbra.
    -Conosci Jared?-
    In un certo senso. Ma avrei voluto scordarmi di lui.
    Jared. E' così che si chiamava quel bast***o.
    -Forse non sai che è mio fratello.-
    Fu in quel momento che sentii ogni mia certezza crollare, l'intera terra su cui camminavo venire distrutta.
    No, non potevano essere fratelli. No!
    Del resto, come avrei potuto accorgemene? Non si assomigliavano poi tanto (o forse sì?) e non avevo idea di come si chiamasse quel Jared, se non prima di quel momento.
    Mi ero fatta fregare per ben due volte da qualcuno di cui non sapevo neanche il nome.
    Che idiota. Che ingenua.
    Non avrei ceduto, o almeno ci speravo.
    Ma quando mi porse la mano per cercare di farsela stringere, pensavo seriamente di afferrare qualcosa, come una sedia o un tavolo, e tirarlo addosso a quel sorrisino da strapazzo, quel volto così elegante, perfetto..
    E quegli occhi che, al solo guardarli, mi sentivo vivere e morire allo stesso tempo.
    Così forti da non reggere il confronto.
    Non si ricorda. E' la prima volta che mi vede. Non si ricorda di quella sera, fredda e lontana sera.
    Oltre al danno la beffa.
    Non seppi bene come comportarmi. Ma l'unica cosa certa, a quel punto, era solo una: ero legata per sempre, inesorabilmente ai Leto.






    Continua..

  3. #3
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    Predefinito Re: Search and destroy me.

    Capitolo 2
    .Do you really want me?.






    Basta.
    Era tanto, troppo tempo che mi perdevo dietro futili questioni, che lasciavo che emozioni passate mi rovinassero il presente il futuro.
    Dovevo dare un taglio netto a quella situazione del cavolo. Ero o no una donna cresciuta e adulta?!
    Le donne possono essere forti e coraggiose. Io dovevo esserlo.
    Assolutamente.
    Optai per qualcosa di classico: indossai un maglioncino nero, un jeans e un bel paio di Converse -uno dei tanti in mio possesso-, tanto per rimanere comoda e allo stesso tempo sembrare presentabile.
    Sbuffai sconfitta davanti allo specchio. Quei ricci non ne volevano proprio sapere di stare al loro posto. Avevano vita propria, facevano come volevano!
    Prima o poi farete una finaccia.
    Cercai di attenuarli, mentre mi passavo sul volto un leggero velo di fard.
    Non amavo truccarmi più dello stretto necessario: odiavo venire osservata, essere in qualche modo al centro dell'attenzione di qualcuno.
    L'unica persona che volevo che mi notasse era Shannon, e sapevo che aveva occhi solo per me.
    Sorrisi di quel pensiero, afferrando la borsa di fretta e uscendo dalla stanza.
    Amavo quell'hotel, forse era il più carino in cui avevamo alloggiato: aveva qualcosa di antico, vi era della storia nell'aria. Chissà, un tempo poteva esser stato una reggia, in cui il re e le principesse danzavano felici, accompagnati da conti e dame.
    Chiusi gli occhi, lasciandomi andare a dolci giravolte su me stessa.
    Senza pensieri.
    Una musica mi cullava, lasciava che girassi sulle sue note, immaginarie, soavi.
    Chi sta cantando? A chi appartiene questa voce così sublime?
    Già. Chi suonava per me?
    -Ehm.. Buongiorno, Layla!-
    Mi fermai improvvisamente, guardando dritto davanti a me. La madre di Shannon mi fissava dall'altro parte del pianerottolo, vicina alle scale.
    -C-Constance!- risposi, andandole incontro. -Buongiorno a te!-
    -Mi sembri allegra stamattina. Ne sono felice!-
    Arrossii violentemente, tanto che dovetti abbasare il capo per non sentirmi le gote scoppiare.
    Che figuraccia.
    Le sorrisi, mentre pian piano mi superava.
    -Ti conviene scendere, gli altri ti aspettano!- mi consigliò, salutandomi con un tenero occhiolino.
    -Ti ringrazio. A più tardi!-
    Scesi le scale di corsa, nel vero senso del termine, tanto che rischiai di catapultarmi a terra e fare l'ennesima figuretta, se non di spaccarmi qualche altro osso!
    Ero sempre tesa quando ero in presenza di "mamma-Leto". Seppur avesse più del doppio dei miei anni riusciva ad essere splendida e solare ogni qualvolta m'imbattevo in lei; mi sentivo uno scricciolo in confronto.
    Ma le ero infinitamente grata, poichè aveva sfornato un vero e proprio angelo. E sì, purtroppo anche un piccolo diavolo.
    Ho continuato a chiamarla "Signora" per un anno intero, tanto che alla fine ha messo il broncio, dicendo che se continuavo si sarebbe sentita davvero vecchia e, quindi, offesa. Quale cosa peggiore per me, la ragazza di suo figlio?
    Mi era ancora difficile darle del Tu, ma mi stavo impegnando sul serio.
    Finalmente mi ritrovai nella Hall, ad un passo dal "traguardo": dovevo raggiungere la sala della colazione, esattamente dove si trovavano gli altri.
    Ho proprio bisogno di un caffé.
    Jess, uno dei bodyguard dei ragazzi, mi salutò con un cenno del capo, augurandomi a suo modo una buona giornata. Risposi con un sorriso, seguendo le sue indicazioni e giungendo finalmente nella zona "viveri".
    Eravamo riusciti a convincere il capo sala a servirci il primo pasto ben due ore in anticipo rispetto alla normale apertura: non sarebbe stato il massimo mangiare con fan che chiedono autografi, giornalisti che fanno domane e malcapitati che si improvvisano fotografi scandalistici con la loro usa-e-getta.
    Solitudine. Era quello che ci voleva.
    Calma, tranquillità e isolamento.
    Entrai nella stanza silenziosamente: sapevo che mi sarebbe toccata una bella ramanzina e cercavo di non farmi notare per arrivare più tardi possibile a quel tragico momento.
    -Layla! Finalmente!-
    Come non detto.
    Tomo mi venne incontro stranamente raggiante.
    Deve aver bevuto più del solito ieri sera.
    -Vieni, siamo seduti laggiù!-
    Non era lui la mia paura più grande, anzi. Era sempre stato gentile con me, sin dai tempi in cui era entrato a far parte della band; amavo stare in sua compagnia, contrariamente a quanto sembra al di fuori è una persona estroversa, simpatica, a cui piace chiaccherare del più e del meno -anche se, ve l'assicuro, è difficile farlo smettere quando inizia ad illustrarti gli esordi del suo amato violino-.
    Lo seguii, osservando con la coda dell'occhio ciò che mi circondava: tutte cose già viste, ma mi lasciavano comunque sorpresa.
    Quei tavoli imbanditi di brioches, fette biscottate, marmellata di tutti i gusti, latte, cereali, torte farcite e tanto altro ancora; quel silenzio, quell'atmosfera intima, familiare, dolce; quel profumo di cioccolata calda nell'aria, quel rumore di passi proveniente da chissà quale stanza o ala dell'edificio.
    Specchi di stampo antico, corniciati d'oro, vasi colorati e preziosi; strani quadri attaccati alle pareti, grandi e sontuosi.
    Già. Qualcosa di semplice, ma straordinario.
    Mi venne in mente una scena vista in tv, forse di qualche sciocca soap opera: una famiglia riunita per il cenone di Natale, pronta a festeggiare.
    Tutti col sorriso sulle labbra.
    Felici.
    Certo. Non avevo lontanamente idea di cosa volesse dire.
    Famiglia.
    -Ehi, piccola!-
    Mi sedetti di fianco a Shannon, che subito mi porse con tenerezza la sua brioche alla Nutella, la mia preferita.
    -Ma tu non..-
    -Mangiala pure: devo rimanere in forma, se no che figura ci faccio ai concerti?!-
    Sorrisi, preparandomi ad addentarla.
    -Tu invece sei uno stecchino: prendere qualche chilo non ti farebbe male!-
    Mi bloccai subito, fulminandolo con lo sguardo.
    -Direi che sono ingrassata abbastanza ultimamente, quindi non girare il coltello nella piaga!-
    -Wow, come siamo acculturati stamattina.-
    Alzai la testa, guardando dritto davanti a me.
    Come avevo potuto non notarlo?
    Jared.
    Splendido come ogni giorno.
    Notai che aveva appena finito il suo cappuccino, e che i suoi capelli castani erano in perfetto stato come al solito; indossava una camicia con una fantasia alquanto strana, un misto fra quadri e linee rosse e nere.
    Ehi, aspetta. Ma.. Cosa me ne dovrebbe importare?!
    Altro che splendido! Un emerito bast***o come ogni giorno.
    Quell'antipatico si limitava a guardare nel mio piatto, quasi schifato da quel succulento cornetto.
    Chi lo capisce è bravo.
    Rimasi in silenzio, immobile, senza sapere bene come rispondergli.
    -Buongiorno a te, Jared.- commentai sarcastica, sentendo la rabbia cominciare a lievitare sempre di più, come ogni mattina.
    Come ogni qualvolta mi ritrovavo in sua presenza.
    -Già, che sbadato! Buongiorno, ragazzina!-
    C..Cosa?
    Quel maledetto soprannome. Continuava ad usarlo.
    Ragazzina. Ragazzina. Ragazzina. Io non sono una ragazzina!
    Beh, certo: meglio del "mocciosetta" dei primi tempi.
    -Grazie, nonnino!- risposi a gran voce, riprendendo a mangiare il mio dolce.
    Ero fiera di me quando riuscivo a rispondergli. Ero fiera di me quando riuscivo a spiazzarlo.
    -Ehi, ehi, ragazzi!- ci calmò il batterista, mettendosi fra di noi. -Mi chiedo se riuscirete anche solo per un benedetto giorno della vostra vita ad iniziare con il piede giusto, senza tirarvi frecciatine e prendervi per il cu*o!-
    Shan cercava sempre di rimanere neutrale, senza prendere le difese di nessuno dei due: comprendo che sia tremendamente difficile scegliera tra fratello e ragazza.
    Mi abbracciò senza pensarci due volte, cosa che mi fece uscire spontaneamente una linguaccia diretta al cantante. Mi sentivo come quando, in una banale lite tra fratelli, la mamma dà ragione a te.
    Ti senti trionfante, e sembrava proprio che quella mattina "mamma Shannon" fosse dalla mia parte.
    -Jay, sii più gentile con Layla!- lo ammonì, baciandomi dolcemente la fronte.
    Meno male che c'era lui.
    Tomo continuava a cibarsi, estraneo alla situazione: preferiva farsi i fatti suoi e non essere implicato in alcun modo.
    Lo invidiavo.
    Il leader si alzò di scatto. Sembrava stufo di tutta quella situazione.
    -E adesso dove vai?- chiese suo fratello, stupito.
    -Ho delle cose da fare. Vi aspetto in macchina.-
    Ottimo, stava scappando. Avevo vinto io!
    Layla 1, Jared 0!
    Prima di dileguarsi, mio malgrado, tornò a fissarmi, con un sorrisino che non mi piaceva affatto, pronto a spararmi addosso una sua nuova, toccante sentenza.
    -Ah, e se vogliamo dirla tutta, è proprio vero: sei ingrassata.-
    ...
    E' difficile commentare le sue parole -in particolar modo le ultime due-.
    Mi aveva davvero detto che.. Ero ingrassata?
    Mi sarei alzata volentieri, lo avrei preso per quei capelli a spazzola che si ritrovava e glielo avrei fatto rimangiare! Dio, che rabbia!
    .. Ma non lo feci. Rimasi pietrificata, mentre si allontanava con grazia, sorridendo beffardo.
    Sapeva di aver sancito l'ultima parola fra di noi.
    Sapeva di aver fatto centro.
    Tomo mi sventolò una mano davanti al volto, cercando di suscitare in me qualche reazione: ero viva o morta? Non riusciva a capirlo.
    -Ehm.. Layla, amore, non fare quella faccia! Tu non sei affatto grassa, te l'assicuro!-
    Ma come diavolo faceva ad avere tutte quelle donne ai suoi piedi se non aveva la minima idea di cosa fosse il "tatto"?
    Non la passerai liscia, te l'assicuro!




    Tutta colpa degli occhi tuoi.

    Layla 1, Jared 1.






    Continua..
    (Procedo a rilento inizialmente, ma poi le cose cominciano a muoversi sul serio! )

  4. #4
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    Predefinito Re: Search and destroy me.

    Capitolo 3
    .But the beating of our hearts.






    Se una giornata inizia male, credetemi, finirà molto peggio.
    Non mi era affatto facile stare così lontana da Shannon. Diceva che era per il mio bene, per non far sì che nessuno scoprisse la nostra relazione.
    Ma al diavolo! Che la scoprano!
    Non volevo metterlo in cattiva luce, anzi. Ma un pò di spina dorsale poteva tirarla fuori, per la miseria!
    -Non agitarti, Layla. Vedrai che prima o poi dichiarerà ufficialmente che state insieme!-
    Ci volevano proprio Emma e le sue perle di saggezza per farmi stare meglio.
    -Già. Dici che prima dell'Apocalisse faremo passi avanti?-
    Rise di gusto, portandosi elegantemente una mano alle labbra.
    -Anche Tomo è fidanzato, eppure sbandiera il suo amore in giro senza problemi!-
    -Tu lavori con loro, Layla! La situazione è diversa!-
    Sbuffai, abbassando il capo con fare stanco.
    -Non essere tesa: Shannon ti vuole bene, e lo sai.-
    Aveva ragione. Mi stavo comportando come una bambina.
    Sempre a lamentarmi.
    Infondo, aveva una carriera a cui pensare, la sua musica, i suoi fan.
    Le sue fan.
    Ecco.
    .. Io gelosa?!
    Ma non fatemi ridere!!
    .. Io sono gelosissima!

    Non volevo essere un peso per lui, nè tantomeno un bastone tra le ruote.
    Volevo che realizzasse i suoi sogni, serenamente.
    .. Ed essere presente quando sarebbe stato felice davvero.
    -E poi, pensaci: saresti davvero disposta a finire su tutti i giornali come "compagna del batterista dei 30 seconds to mars"? Non avresti paura per la tua privacy? Scomparirebbe, proprio come quella dei ragazzi!-
    Deglutii, riflettendoci su. Ma chi me l'aveva fatto fare di arrabbiarmi per una stupidaggine simile?
    Un' idea ce l'avevo.
    Suo fratello.
    Era lui la causa di ogni mio male, di ogni mio nervosismo! Tutto ciò che accadeva era colpa sua!
    E non scherzo.
    Emma cominciò a raccontarmi di quanto fosse scocciata dall'atteggiamento di alcune fanatiche convinte che stesse con Jared. L'ascoltai per i primi cinque minuti, per poi perdermi nuovamente nei miei pensieri.
    Guardai davanti a me, silenziosa. Jared, Shannon e Tomo camminavano con passi lenti, quasi coordinati, troppo distanti da noi per sentire le nostre parole.
    Stavano per raggiungere l'uscita. Stavano per buttarsi nella mischia.
    I fan erano di certo lì, fuori dall'hotel, ad attenderli, con lo scopo di ottenere almeno un piccolo autografo.
    Li ammiravo. Erano scalmanati a volte, questo è vero. Ma nessuno avrebbe dimostrato tanto amore ai Mars quanto riuscivano a farlo loro.
    Jared lo diceva spesso: senza i fan la loro musica non sarebbe stata tale.
    Una delle poche frasi intelligenti che uscivano da quella boccaccia.
    Mi emozionavo. Sentivo il cuore battere più forte. Accellerava ogni istante di più, come se volesse correre verso quei ragazzi là fuori e stringerli con forza a sè, uno per uno.
    Ma io non ero nessuno, giusto?
    Era comunque bello immaginarsi Rock star. Doveva essere qualcosa di sensazionale. Un' emozione che non ti da' nessun'altra professione.
    Il tempo sembrava scorrere più lentamente. Quei pochi metri che ci dividevano dall'ingresso sembravano miglia.
    Fu in quel momento che Shannon si voltò verso di me, strizzando l'occhio e sorridendomi come solo lui sapeva fare.
    L'immagine del suo viso riecheggiò nella mia mente, tanto che rimasi immobile, incapace di rispondergli.
    Shannon..
    E in un attimo fummo fuori. Urla assordanti, un centinaio di persone con fotocamere, penne, fogli in mano ci venivano incontro.
    Emma mi prese per mano, salutando qualcuno di loro. Non c'era posto per noi, era meglio rifugiarci in macchina e aspettare i ragazzi lì.
    -Ehi, ci sei? Mi stavi ascoltando?-
    Ero diventata paonazza senza nemmeno accorgermene. Continuavo a guardare verso il basso, ignorando il calore che le mie gote sprigionavano.
    -Sì. Credo di esserci.-




    Era un bel pò che non mi rendevo utile ai ragazzi. Ormai grandi fotografi- come il mitico Terry- avevano preso il mio posto.
    Così mi ritrovavo a fare la mantenuta, a vivere a sbafo del mio ragazzo.
    No, non era così entusiasmante come credete.
    Mi sentivo una cozza appiccicosa e approfittatrice, tutto il contrario di ciò che ero: non amavo lasciarmi prendere regali costosi o farmi pagare la cena in lussuosi ristoranti. Avevo i miei piccoli risparmi da parte con cui riuscivo a "sopravvivere", ma Shannon, ovviamente, non lasciava che ne usufruissi.
    "Mi piace mantenerti!" diceva sempre con sincerità, allegramente.
    Odiavo fare la parte della poveraccia. Non era affatto divertente.
    E quella sera mi sarei riscattata: mi avevano concesso di fare foto per il concerto, e non mi sarei di certo lasciata sfuggire l'occasione!
    Attendevo l'inizio della serata in una squallida stanzina del backstage, battendo nervosamente il piede destro per terra. La mia adorata Reflex non vedeva l'ora di essere utilizzata, di nuovo: era tanto, troppo tempo che non entrava in azione.
    Continuai a stringerla fra le mani, sospirante.
    -Ah, sei qui!-
    Shannon entrò nella stanza, sorridendomi con dolcezza.
    -Ciao! Mi stavi cercando?-
    -Da circa venti minuti. Se avessi saputo che ti eri nascosta qui, avrei risparmiato decisamente del tempo. Quando vuoi sai essere introvabile!-
    Gli sorrisi a mia volta, andandogli incontro.
    Non mi ero affatto nascosta. Ma non doveva scoprirlo.
    -.. E adesso che ti ho trovato, col cavolo che ti lascio scappare!-
    Mi fece sedere sul divano, sistemandosi al mio fianco. Continuò ad abbracciarmi, dandomi dei piccoli baci sul collo.
    -C-Che fai, Shan?! Tra qualche minuto devi salire sul palco, o sbaglio?-
    -Non m'importa! Piuttosto, lascia che mi ricarichi!-
    -M-Ma.. Se entra qualcuno?-
    -Non m'importa neanche di questo!-
    -Lo immaginavo.. Sei il solito sporcaccione!-
    -Ben detto!-
    Si stese su di me, baciandomi intensamente senza alcun pudore.
    -Vorrei informarti che la ragazza di questo "sporcaccione" sei tu!-
    -Non ricordarmelo!-
    Risi assieme a lui, lasciando che le sue braccia mi cullassero e mi tenessero al calduccio.
    -Questa fotocamera è sempre in mezzo! E' ingombrante!-
    -Sei tu quello ingombrante! Toglimi tutto, ma non toccare la mia Reflex!-
    -Ti prendo alla lettera!-
    Le sue mani arrivarono all'estremità del mio maglioncino, pronte a disfarsene.
    -Non intendevo in quel senso, maniaco che non sei altro!-
    Stavamo battibeccando e strillando un pò troppo per essere due innamorati accoccolati l'una l'altro. Speravo vivamente che nessuno ci stesse ascoltando: la mia dignità era già scesa in basso da tempo.
    -Shan, è l'ora! Sei qui?-
    La porta si spalancò prima che potessimo dire o fare qualcosa.
    -Oh.. Ehm, scusate.. Ti aspetto fuori!-
    Fantastico. Gran bella figura di me**a!
    Mi tirai su, arrossendo violentemente.
    -Dai, che te ne frega?! Tomo è abituato a queste scenate.-
    -Ah, sì?- chiesi, curiosa. -Non mi sembrava ci avesse mai beccato in atteggiamenti estremamente equivoci prima di adesso!-
    -.. Cosa stai insinuando?-
    Lo presi per la cannottiera che indossava, avvicinandolo a me con aria minacciosa.
    -Non ti sarai fatto beccare con altre ragazze, spero!? Se dovesse succedere una cosa del genere ti spaccherei sul serio la faccia!-
    Sorrise ancora, irritandomi. Non ce n'era motivo.
    Mi baciò con leggerezza la fronte, pronto ad andarsene.
    -Nel caso, hai la mia approvazione per farlo. E sappi che non bisogno di sbandierare ai quattro venti la nostra relazione per dimostrarti quanto io tenga a te.-
    Uscì dalla stanza, lasciandomi come ogni santa volta senza parole.
    Gli uomini. Dolci e sciocchi allo stesso tempo.
    Chi li capisce?
    Ma non avevo tempo per pensarci su.
    Devo darmi da fare!
    Le urla che sentivo provenire dai "piani alti" dimostravano solo una cosa.
    Si erano spente le luci. Lo spettacolo stava per iniziare.
    .. E io non ero ancora al mio posto!
    Accidenti, devo muovermi!
    Corsi fuori dalla stanza, dirigendomi verso il sottopalco. Accesi la fotocamera, sistemando ogni piccolo dettaglio o impostazione.
    Tutto doveva essere perfetto. Ogni minima cosa!
    -Signorina, da questa parte!-
    Seguii le istruzioni degli addetti alla sicurezza, mostrando il cartellino di appartenenza allo Staff. E..
    In un attimo mi ritrovai assordata dalle grida, di persone -maschi e femmine, adulti e ragazzi di ogni genere- in preda all'entusiasmo e all'emozione.
    Qualcuno si strappava i capelli -scena che mi lasciò un tantino spiazzata-, altri tiravano gomitate in qua e là per avere la visuale frontale libera, altri ancora saltavano e cantavano a squarciagola canzoni di cui non vi era ancora l'ombra.
    Non li invidiavo affatto. Non avrei cambiato il mio posto con il loro per nulla al mondo.
    Anche se in realtà mi dispiaceva. Magari avrebbero meritato una posizione privilegiata.
    Chissà da quanto sono qui: un pomeriggio, un giorno, dalla scorsa notte..
    Per non parlare di chi si faceva quattro o cinque giorni di fila, se non una settimana intera!
    Li stimavo, sì. Ma erano dei pazzi!
    Mettere a rischio la salute per una band.
    Sì, fattibile.
    Ma urlare così per quell'antipatico-montato-stonato di Jared non stava nè in cielo, nè in terra!


    (Continua nel prossimo post!)

  5. #5
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    Finalmente entrarono tutti e la musica iniziò. Fu in quel momento che credetti di essere diventata sorda.
    Il pubblico si mosse in avanti, spingendo sulle transenne e tirando fuori quanto più fiato aveva in corpo. Incredibile.
    Jared li salutò tutti come di consueto ed attaccò con "Escape".
    Lo so, prendetemi per sciocca. Ma avevo iniziato ad ascoltarli seriamente da circa un anno. L'ultimo lavoro, "This is war", era davvero un capolavoro a parer mio, e sinceramente parlando lo "bazzicavo" di più rispetto a "Thirty seconds to mars" e "A beautiful lie".
    Dovevo farmi seriamente una cultura, o Shannon mi avrebbe preso a calci. E avrebbe fatto bene.
    Cominciai a scattare foto dove la luce sembrava più forte, più ampia.
    Continuavo a vincere la mia paura. La paura di puntare l'obiettivo su quel volto chiaro e magro, forse più luminoso della luce stessa.
    Jared.
    Un uomo che ritenevo sciocco e insolente ingiustamente.
    Un uomo che non mi era affatto indifferente.
    Un uomo che ammiravo con tutta me stessa, ma non glielo avrei detto. Mai e poi mai.
    Suo fratello.
    Il mio dito non smetteva di cliccare sull'apparecchio fotografico. Non mi fermavo, non l'avrei fatto, non davanti ad un ostacolo così imperturbabile e insidioso.
    Non volevo perdere, per niente al mondo.
    Dovevo dimostrare a me stessa che ero superiore, che non pensavo più a determinate cose.
    Che il passato era passato.
    Non portavo rancori. No.

    Ah, no?

    Resistetti una ventina di minuti, interminabili.
    Quando mi si avvicinò Gianni, l'assistente fotografo, gli mollai la Reflex, allontanandomi velocemente da lì.
    -Stai.. Piangendo?-
    Non risposi. Non sentivo.
    Non volevo sentirlo.
    -Ehi, dove vai, Layla? E le foto?-

    Avrei voluto essere anche solo una nota di quella splendida melodia. Avrei voluto essere anche solo una minuscola parte di una sua creazione, qualcosa che Jared riteneva estremamente importante.
    La sua musica.
    Non sarei riuscita a compararla. Mai.

    E più me ne accorgevo, più mi rendevo conto di essere spacciata.
    Mi trovavo in un vicolo cieco, senza alcuna via d'uscita.
    O meglio, ve n'erano due. Una più rischiosa, perfetta, insensata dell'altra.
    E Gianni, guardando le foto, si sarebbe presto reso conto che ogni mio piccolo scatto aveva un solo soggetto.
    Sempre, incosciamente, lui.






    No, stavolta gli occhi non c'entrano.
    E' la sua voce.




    .Partita persa su tutti i fronti.






    Continua..

  6. #6
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    Predefinito Re: Search and destroy me.

    Capitolo 4
    .Between Heaven and Hell.







    Avete presente lo Shangai, quel famoso gioco cinese che consiste nello spostare e prelevare più stecchini possibile senza muoverne altri?
    Ecco. Stavo vivendo qualcosa di molto simile.
    Come uno stupido passatempo da tavola per ridere in famiglia.
    Cercavo di muovermi cauta, senza dare nell’occhio o provocandomi reminescenze particolari che avrebbero potuto ferirmi.
    Ma non appena sfioravo anche solo un piccolo, dolce momento, tutte le mie fatiche andavano in fumo.
    Ogni senso del mio corpo, ogni mia emozione, cominciavano a muoversi con forza, senza che io potessi fare qualcosa per evitarlo, costringendomi a ricominciare da capo. Il mio castello di cristallo pericolante si mostrava per quello che era: una piccola catapecchia di carta.
    Sarebbe crollata da un momento all’altro, per un minoscolo spiffero di vento o per una breve e fresca pioggerellina estiva.
    Mi ero ormai resa conto che nascondermi e cercare disperatamente di sfuggire al problema sarebbe stato inutile.
    Un lurido verme: ecco ciò che ero.
    Stava diventando difficile addirittura respirare.
    Dovevo riuscire ad ammettere la verità, seppur fosse dolorosa. Non potevo rendere la mia vita un'intera ipocrisia!
    Già. Ma non ci voleva molto a far scomparire in me quel nobile sentimento sincero.
    Bastava un'occhiata di Shan, qualche sua parola dolce e -perchè no?- anche un suo sorrisino appena accenato.
    -Sei pensierosa.-
    Terminai il mio piatto di pasta alla carbonara, alzando la testa verso il mio interlocutore.
    -Cosa te lo fa credere?-
    -Beh, il fatto che non hai spiccicato parola da stamattina, mentre di solito mi riempi di chiacchere per un'oretta buona.-
    Lo guardai in malo modo, ma gli scurissimi occhiali da sole che indossavo m'impedirono di trasmettere realmente il mio sguardo omicida.
    -E non hai ordinato il dolce, cosa ancor più grave. Sbaglio o qui fanno il budino al cioccolato che ti piace tanto?-
    -Senti, Shan.. Non ho voglia di parlarne. E non ho nemmeno fame.-
    Feci per alzarmi da tavola, ma Shannon mi fermò afferrandomi per un polso.
    -Ehi, aspetta! Stiamo parlando, non puoi andartene così!-
    Non risposi. Non avrei comunque potuto: la sua presa era piuttosto forte, e se avessi cercato di scappare non me l'avrebbe permesso.
    Ma sia chiaro: non mi avrebbe mai fatto del male. Di questo ero più che sicura.
    In questi casi era un bene che non ci fosse anima viva, seppur fossimo in un ristorante alquanto famoso e costoso.
    -Ieri sera te ne sei andata dopo due canzoni, hai lasciato che Ginni finisse il lavoro al posto tuo, mi hai proibito di vedere le foto che hai scattato e hai addirittura dormito in camera di Emma, e non con me. Per concludere, stamattina non mi hai nemmeno degnato di uno sguardo: nè un "Buongiorno", nè un semplice "Ciao" è uscito dalla tua bocca! Credo sia più che evidente che hai un problema, ed è ancora più che evidente che il tuo problema sono io!-
    Avevo davvero fatto tutte quelle cose? Lo avevo davvero evitato, ignorato in quel modo così subdolo?
    Sì, purtroppo.
    -I-Io.. Ti chiedo scusa, non avevo intenzione di fare cose così odiose, nè farti credere che ce l'avessi con te -perchè, sia chiaro, non è così-.. Ma..-
    "Ma" cosa? Come penso di giustificarmi?
    Non vi erano modi per farlo.. Se non una possibilità.
    -.. Sono molto stanca ultimamente, non so cosa mi stia succedendo.-
    Mentire.
    Come al solito, non sembrava convinto delle mie parole. Era così palese che non stessi dicendo la verità?
    -Ok.-
    Si alzò anche lui, venendomi un pò più vicino.
    Il suo volto assunse un'espressione estremamente dolce.
    Avete presente i cuccioli di cane, così teneri e piccoli?
    Shannon sembrava così..
    -.. Preoccupato. Tu mi fai preoccupare.-
    Gli sorrisi, come se avessi potuto cambiare il suo stato d'animo con un gesto così lieve. Come se avessi potuto cancellare ciò che avevo fatto.
    -Layla.. Se c'è qualcosa che devi dirmi, qualcosa che ti rende felice, qualcosa che ti fa infuriare, qualcosa che non va.. Qualunque cosa.. Puoi parlarmene, lo sai.-
    Anuii lentamente con la testa, senza smettere di guardarlo negli occhi.
    Potevo davvero dirglielo?
    -Scusami, sono stata veramente una stron*a.-
    No. Ovvio che non potevo.
    -Ma no, vieni qui.-
    Mi abbracciò con calore, come se fosse l'ultima volta che aveva la possibilità di farlo.
    Come potevo essere così egoista?
    Come poteva passarmi anche dall'anticamera del cervello di desiderare un altro uomo?
    Shan era il massimo. Era colui che oso definire "perfetto".
    Era simpatico, sempre allegro, sincero, schietto, comprensivo, dolce al punto giusto, passionale, socievole, altruista e chi ne ha più ne metta!
    Ah, giusto. Dimenticavo.
    Era bello da morire.
    Lo so, non tutti voi sarete d'accordo. A prima vista non sembra proprio "Mister Universo", ma vi assicuro che non posso chiedere di meglio, soprattutto da un uomo della sua età.
    Ne parlo come se fosse un vecchio -cosa che non è affatto-.. Se potesse entrare nei miei pensieri, penso che mi ucciderebbe.
    Già. Lo farebbe eccome.
    La sua perfezione muterebbe in un' occasione simile: la sua gentilezza sarebbe scomparsa, facendo posto a rabbia e repulsione nei miei confronti.
    Non volevo che accadesse. Una creatura così splendida, luminosa, insozzata da un mio errore.
    Dalla mia infame indecisione.
    Giammai.

    ..No. La cosa più meschina è che Shannon non si infurierebbe con me se venisse a sapere il mio segreto.
    Ne sono sicura.
    Sarebbe comprensivo, mi direbbe "è giusto che tu sia felice, quindi segui il tuo cuore", o qualcosa di similmente smielato.
    Dolore allo stato puro.
    Doveva punirmi, essere arrabbiato con me. Doveva smettere di parlarmi, di guardarmi negli occhi.
    Era comunque questione di tempo: prima o poi lo avrebbe scoperto.
    Era così sbagliato voler dilungare quei momenti di felicità?
    Egoista? Sì, e molto anche.
    Volevo prendermi del tempo per far ordine nella mia testa, per dare davvero un taglio netto a tutta la faccenda.
    Potevo pur sempre sperare che il mio cervellino bacato facesse dietro-front e cambiasse idea. I sentimenti mutano spesso, no?
    Lo speravo. Ci speravo con tutto il cuore.
    -Hai "le tue cose" per caso?-
    -C-Cosa t'importa?!- chiesi stupita.
    -Beh, so che sono loro a rendere voi donne così intrattabili!-
    Trattenni un sorriso, assumendo l'espressione da finta offesa.
    -Forse.. E visto che sono così "intrattabile", stasera dormirò ancora in camera di Emma!-
    -Ma.. Le coccole?-
    -Fattele fare da Jared!-
    Mi tenne stretta nell'abbraccio, senza lasciarmi muovere di un centimetro.
    -Dai piccola, scherzavo! Perdonami! Jared no, tutti ma non lui!!-
    -Così impari!-
    Tentò di baciarmi più e più volte, ma lo evitai piuttosto agilmente. Volevo con tutta me stessa le sue labbra, le bravamo come le api desiderano intensamente il nettare dei fiori più profumati.
    Sapevo essere molto dura e vendicativa quando volevo.
    -Stavate parlando di me, piccioncini?-
    Il fratello bastar.. Ehm, minore.. Fece il suo ingresso nella stanza, con passi lenti e silenziosi.
    Fantastico.
    La mia giornata era al completo!
    Mi liberai della stretta di Leto Senior, pronta a sfidare la scontrosità e il sorrisino ipocrita di quell'antipatico.
    Aspetta.
    Qualche ora prima.. Avevo pianto per quell'"antipatico".
    Qualche ora prima.. Mi aveva fatto emozionare come nessun altro era riuscito a fare.
    Mi aveva affascinata con la sua voce.
    Era stato.. Imbarazzante.
    Persi in un attimo tutta la sicurezza che avevo accumulato, abbassando gli occhi e fissandomi la punta delle scarpe. Non ci metterei la mano sul fuoco, ma credo anche di essere diventata rossa come un papavero.
    -Ehilà, Jay!- lo salutò il fratello, accennando una mossa del capo.
    -Posso rubarti Layla per qualche minuto?-
    Rimasi in silenzio, guardandolo con la coda dell'occhio. Che diavolo voleva da me?
    -Dipende.. Cosa vuoi da lei?-
    Shannon era stranamente serio. Troppo.
    Che gli prende?
    -Oh, niente di personale. Sinceramente non è il mio tipo: mi piacciono le donne.-
    C-Cosa?!
    I suoi occhi ruotarono verso di me. Sembrava che mi stessero dicendo "e adesso che fai, ragazzina?"
    Era in questo modo che mi considerava.
    Una ragazzina.
    Cominciavo a non tollerarlo più.
    Strinsi i pugni con forza; ero terribilmente tentata dalla voglia di sbatterli contro il muro o, meglio ancora, sulla sua faccia.
    -Già, quasi dimenticavo!- sbottai alla fine, con la solita aria sarcastica che avevo quando parlavo con lui. -Tu gradisci le donne mature ed esperte.. Posso organizzarti un appuntamento con mia nonna se vuoi!-
    Sentivo Shannon sogghignare alle mie spalle, trattenendo grandi risate: la cosa non potè che farmi piacere.
    -Ti lascio anche il numero se vuoi! Metterò una buona parola per te: ti assicuro che è matura abbastanza!-
    Lo so, non ho alcuna nonna. Ma Jared non si aspettava affatto questa mia reazione, come ogni benedetta volta.
    Sentivo la voce calare, tremare, e non di certo per la sua frecciatina!
    In realtà mi aveva delusa.
    Mi ero sentita.. Ferita dalle sue parole. E non tanto perchè mi sentivo chiamare "ragazzina".
    Ma perchè mi riteneva tale.
    Era ciò che pensava di me che mi faceva star male. Capite ormai che la mia stupidità aveva raggiunto limiti umanamente impossibili.
    -Dovresti venire un attimo con me.- mi disse di punto in bianco, atono.
    -Perchè mai? Non ho niente da dirti.-
    -E' una questione di lavoro.-
    Non dovevo comportarmi da "ragazzina", ma fare la persona seria sul lavoro: era questo che pensava, no?
    In silenzio si avviò verso l'uscita, sicuro che l'avrei seguito.
    Dovevo farlo.
    -Vai tranquilla, tesoro. Non preoccuparti, e non agitarti! Non vale la pena per quello zuccone di mio fratello.-
    Salutai Shannon con un dolce bacio sulle labbra, cercando di assaporare il suo profumo più a lungo possibile, così da poterlo portare con me ovunque andassi.
    Ero sicura: ne avrei avuto bisogno.



    (Continua giù!)

  7. #7
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    -Si può sapere cosa vuoi da me?-
    Avevamo camminato per dieci minuti, in assoluto silenzio, senza che io sapessi minimamente cosa avesse intenzione di fare. Alla fine, ci ritrovammo alle soglie della sua stanza: la domanda mi uscì spontanea.
    -Sta' tranquilla.- commentò sbuffando, passando la chiave magnetica sull'apposita fessura. -Lo scoprirai presto.-
    La porta scattò. Jared si portò avanti, entrando nella camera.
    Non amavo molto quella stanza: era sempre in disordine.
    E poi.. Era sua.
    Motivazione più che valida per schifarla, no?
    -Beh? Non entri?-
    -Mi piacerebbe, credimi.-
    Mi fece spazio, ignorando le mie parole; a malincuore dovetti accettare.
    Se è per lavoro..
    Ruotai gli occhi verso l'alto, stufa di dover obbedire a quel basta**o e di stare in sua compagnia.
    -Accomodati e.. Fai come se fossi a casa tua.- commentò, fingendo di essere gentile con me.
    -Sto bene in piedi, grazie.-
    Mi guardò stupito. -Hai davvero detto "grazie"?! Quale onore per me!-
    Continua a scherzare e a prendermi per i fondelli, idiota che non sei altro.. Poi vediamo.
    Di sprecare il mio tempo -come se ne avessi in abbondanza- non ne avevo la minima intenzione, perciò misi subito le cose in chiaro.
    -Senti, non ho intenzione di tirarla per le lunghe. E' risaputo: io non piaccio a te e tu non piaci a me. Per cui se sbrighiamo in fretta la faccenda, io potrò tornare al mio lavoro e da Shannon, mentre tu potrai tornare a stare con le tue "amichette mature", a scrivere ridicole canzoncine e stupide frasi su Twitter e a farti fotografare in pose provocanti e altezzose.-
    Sì! Minacciosa al punto giusto!
    Ero sicura di aver fatto centro. Forse avevo esagerato, ma.. I miei freni inibitori erano già da tempo andati a farsi benedire.
    E poi gli stava più che bene.
    -Ci stai?- chiesi, non udendo alcuna sua risposta.
    Con mia immensa sorpresa, lo vidi fissarmi per qualche istante, per poi iniziare a ridere sguaiatamente, senza freni. Sembrava stesse per scoppiare dal modo in cui si reggeva la pancia.
    Cos'è, ero diventata improvvisamente divertente?
    La sua risata risultava comunque composta ai miei occhi, tanto che la ritenevo addirittura gradevole.
    .. Ecco, di nuovo. Non riuscivo a trattenermi.
    -C-Cos'hai da ridere?!- chiesi, quasi sconfitta. Non c'era davvero nulla che potessi fare contro di lui?
    -E' che.. Hai un'espressione talmente stupida quando tenti di fare la dura con me che non convinceresti nemmeno un neonato.-
    Ho bisogno di un cortello! O di una pistola, o un' accetta.. C'è qualcosa di simile da queste parti?!
    Macchiarmi di un omicidio. Forse sarei riuscita ad arrivare a tanto.
    No, ovviamente no.
    -.. E poi sei una bugiarda. Una bugiarda bella e buona.-
    -I-Io.. Bugiarda?! Come osi?-
    -Non sto osando: ne sono sicuro.-
    Sorrisi incosciamente. Era una sfida? Felice di accettarla.
    -Provamelo.-
    -Con piacere.-
    Sparì per una ventina di secondi, colmi di attesa e nervosismo. Quando tornò, notai che stringeva fra le mani una busta bianca, grande abbastanza da poter contenere qualche foglio.
    -Cos'è?-
    -Il motivo per cui ti ho fatta venire qui. La dimostrazione che ho vinto ancora una volta.-
    Cosa intendeva dire?
    Gli strappai la busta di mano, aprendola con forza. Ok, non dovevo mostrargli quanto fossi tesa, ma.. Lo ero, e non riuscivo a calmarmi.
    Cosa potrà mai esserci qui dentro? Qualcosa di compromettente?
    Già. Alla grande, aggiungerei.
    Delle foto mi caddero di mano, raggiungendo lentamente il pavimento.
    Quelle foto che avevo scattato la notte precedente, al loro concerto.
    Quelle foto in cui vi era solo ed esclusivamente lui.
    Porca miseria.
    -Dove.. Le hai prese?-
    -Me le ha date Ginni, l'assistente. Quando le sviluppa me ne porta sempre una copia, visto che sono io a scegliere quale mettere sul web. Ha precisato che sei stata tu a scattarle.-
    Ero stata fregata. Ancora.
    Non potevo più controbattere.
    -Non sembra proprio che ritieni le mie canzoni così "ridicole" come dici.-
    Su una sessantina di foto fatte, cinque riprendevano l'intero gruppo.
    Il resto era su di lui.
    Il suo volto, le sue labbra, i suoi occhi.
    Ero riuscita a fare mio tutto questo.
    Ma avevo comunque perso.
    -Se il tuo intento era umiliarmi.. Beh, ci sei riuscito alla grande.- mormorai, cercando di non guardarlo. -Posso andarmene adesso?-
    Ributtai con forza indietro le lacrime: non gli avrei dato anche quella soddisfazione.
    Mi avrebbe comunque ricattato, costringendomi a fare qualche lavoro sporco per lui per non spiattellare tutto a Shannon.
    Improvvisamente, prima che decidessi come controbattere, mi sentii premere contro il muro. Me lo ritrovai davanti, mentre poggiava le mani sulla parete ai lati della mia testa, per non lasciarmi scappare.
    -Levati, Jared.-
    -No.-
    -Fammi passare se non vuoi che ti denunci per molestie!-
    -Fa' pure. Ma non ne avresti il coraggio.-
    -Ah, tu dici? Lo vedrem..-
    -Scusami.-
    -Non ho paura di te, sai?.. Aspetta, cos'hai detto?-
    -Ti ho chiesto scusa.-
    Avevo capito bene? Mi aveva chiesto "scusa"?
    -Perchè mai ti staresti scusando? Non ti diverte il modo in cui mi hai ridotta?-
    Tirai su col naso, ormai al limite.
    -Non.. Pensavo reagissi in questo modo. Speravo che davanti all'evidenza saresti stata finalmente sincera con te stessa. E con me.-
    Continuavo a non capire. -Cosa intendi?-
    -Conosco il tuo segreto. E' più che evidente ormai.-
    Ok, era tutto chiaro.
    Era sempre stato chiaro, sin dal principio.
    I miei sentimenti per lui.. Voleva che li tirassi fuori.
    Perchè?
    -Non pensare che stia prendendo in giro Shannon: non è così. Non gli farei mai del male.-
    Sorrise amaramente, scuotendo la testa. -Non è questo che mi preoccupa.-
    Il silenzio più imbarazzante arrivò solo in quel momento. L'unico rumore udibile era l'ansia dei nostri respiri.
    E il battito del mio cuore.
    Smettila, fermati. Non devi. Non è giusto.
    I nostri occhi non volevano saperne di smetterla di fissarsi. Mi era fisicamente impossibile distogliere lo sguardo; c'era come un' attrazione disumana tra di noi, come se stessi aspettando disperatamente che qualcosa accadesse.
    La sensazione di quando si scarta un regalo già sapendo cosa ci troveremo dentro: ciò che più desideriamo al mondo.
    E l'effetto sorpresa non ha più alcun valore se ciò che hai fra le mani ti rende tremendamente felice.
    Quella posizione di stallo non cessava, non demordeva di un millimetro. Entrambi sentivamo crescere il desiderio che qualcosa succedesse, qualcosa di fatale, di decisivo.
    Senza rendermene conto, presi l'iniziativa. Portai con dolcezza una mano tremante sul suo viso, accarezzandolo lentamente. La sua pelle calda rabbrividì a contatto con la mia, gelida e tesa.
    -Layla..-
    Sentirlo chiamare il mio nome.
    Quante volte avevo sognato questo momento?
    Non ebbi il tempo di realizzarlo che lo vidi avvicinarsi sempre di più a me.
    Il punto di non ritorno era appena sopraggiunto.
    No. No. No.
    Dischiuse le labbra. Lo feci anch'io, lo seguii.
    I nostri sospiri divennero una cosa sola.
    Desiderio.
    Chiusi gli occhi, cercando di allontanarmi da quell'attimo così piacevole.
    Sentii le sue labbra sulla base del mento, per poi rabbrividire nel carpire quei piccoli baci che lasciava scendendo lungo il mio collo.
    -S-Si è fatto tardi.-
    La più stupida frase che potessi pronunciare.
    Ci fermammo entrambi per un attimo, allontanandoci l'una dall'altro. Giusto prima che accadesse l'irreparabile.
    -Sarà meglio che vai adesso.-
    -Già.-
    Uscii di corsa dalla stanza, chiudendomi la porta dietro le spalle.
    Non potevo credere a ciò che avevo fatto.
    Non sapevo se vergognarmene o.. Esserne felice.
    Rimasi ancora per un pò lì, appoggiata a quell'ingresso maledetto quanto sacro.
    Mi toccai il collo, imbarazzata. Tentavo di nasconderlo con le mani ai miei stessi occhi, come se avessi tatuata sulla pelle la mia stessa colpa.
    Non ero più certa di poter riuscire a mutare i miei sentimenti; non m'importava di quanto lo odiassi o se stesse solo giocando con me.
    Bramavo Jared. Era più che evidente.
    E dovevo fare qualcosa per non combinare un disastro.
    Shan non doveva sapere.
    A rischio non vi era solo la nostra relazione.


    Non sarei riuscita a farli litigare, a costo di non vederli mai più.



    I loro profumi su di me.







    Continua..

  8. #8
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    Predefinito Re: Search and destroy me.

    Capitolo 5
    .Do you see? It's the fantasy.

    .Flashback.






    Non ero mai stato ferito in quel modo. Nessuno era mai riuscito a farlo.
    Avevo avuto molte donne nella mia vita, conosciute e non.
    Tutte erano belle, alte e disponibili. Alcune erano bionde, altre more, altre brune; alcune avevano un seno assai prosperoso, altre un fondoschiena mozzafiato.
    Tutte erano riuscite a farmi divertire, a farmi inebriare di piacere, per una notte, per un mese o poco pù.
    Tutte avevano lasciato qualcosa in me, qualcosa come un dolce e lontano ricordo a cui ti aggrappi nei momenti di noia. Niente di rilevante.
    Eppure tutte, davvero, erano state attratte dal famoso Jared Leto.
    Dal mio nome.
    "Bello e affascinante".
    Nessuna da ciò che ero.
    Nessuna dal vero Jared, quello introverso e spesso nervoso, quello sensibile, determinato, riflessivo.
    Nessuna aveva meritato il mio amore.
    Nessuna aveva meritato di ricevere a pieno la mia essenza.
    E seppur mi avessero calpestato e sfruttato, non mi ero mai sentito in pena per colpa loro. Avevo passato bei momenti, fugaci e spensierati.
    Non avevo mai sofferto per questo.
    .. Fino a quella sera.
    Una comune serata estiva. Ecco ciò che sembrava.
    Mi preparavo al mio solito drink alcolico, alla fragola, seduto al solito tavolo del solito localino vip sulla spiaggia dopo il solito concerto.
    Mio fratello e Matt continuavano a saltare sulla pista come due bambini, forse completamente ubriachi.
    Le solite facce, la solita gente.
    Arrivarono alcune ragazze: mi avevano riconosciuto, volevano un autografo, magari sul seno. Tipico.
    Speravo di non essere notato, ma sapevo che era quasi impossibile; seppure non fossimo ancora così famosi, avevamo appena fatto un concerto da quelle parti ed era anche andato piuttosto bene.
    Mi feci una foto con loro, forse poco lucido, forse troppo serio. Non volevo sembrare antipatico, ma ero troppo stanco per pensarci.
    Se ne andarono, soddisfatte o no. Non m'importava.
    Volevo restare solo.
    Un'altro drink, stavolta alla menta.
    Altre donne mi si avvicinarono. Mi sorridevano, ci provavano, mi provocavano.
    Alcune mi lasciarono i loro numeri di telefono scritti su un tovagliolo di carta.
    Ally, Ashley, Jennifer, Eveline, Elisabeth, Charlotte.
    Nomi particolari, nomi comuni. Nomi usati, nomi rari.
    Nomi dimenticati, confusi.
    L'ennesimo cocktail, un mix di frutta e vodka. Cominciavo ad essere ancora più assonnato, più distante.
    La testa girava e non avevo idea di quello che avrei potuto combinare. Non volevo saperlo.
    Non me ne poteva importare di meno.
    La musica cominciava a non essere altro che un suono lontano, sfocato; i volti si susseguivano insistentemente e mi volteggiavano davanti, senza fermarsi, senza che io potessi riconoscerli, come un vecchio film anni '70.
    La serata era mia.. Ma volevo solo che finisse presto. Volevo solo tornare a casa e dormire, dormire per una settimana intera.
    La pensavo così.
    Fino a quel momento.

    Fu nella confusione più totale che la vidi entrare, da quell'ampia porta di vetro.
    Mi convinsi: era l'effetto dell'alcool. Era una fott**a illusione.
    Quella ragazza. Era splendida.
    Era come una piccola luce nel bel mezzo delle tenebre. Come un punto candido su un foglio completamente nero.
    L'unico individuo di cui riuscissi a focalizzare i lineamenti.
    Non so cosa mi spinse ad agire. Ma lo feci.
    Mi alzai, deciso ad andarle incontro. Non m'importava chi fosse, non m'importava che mi riconoscesse.
    Non m'importava essere usato da lei. Sentivo che poteva farmi ciò che voleva.
    Qualunque cosa.
    Lo so, era comunque colpa dei cocktails. Ma questo non mi avrebbe certo frenato.
    Più avanzavo, più la scrutavo con attenzione.
    Lunghi capelli castani le incorniciavano il viso, dolcemente mossi; quell'abito forse troppo corto per una tranquilla serata in un pub, blu come la notte, morbido sulle sue giovani forme, era riuscito a farmi sudare freddo.
    Cavolo. Era bella e giovane. Troppo per me.
    Ma sapete? Non m'importava nemmeno di questo.
    Continuai a cercare di avvicinarmi, facendomi spazio fra la gente. Era come irraggiungibile: più avanzavo, più si allontanava.
    Ero davvero così sbronzo?
    Si guardava intorno, dall'alto dei suoi alti tacchi neri. Stava cercando qualcuno che, di certo, non ero io.
    Beh, se non mi voleva mi avrebbe accettato comunque. L'avrei fatta mia in qualunque modo, quella notte. E non fraintendetemi, con questo non voglio dire che me la sarei sco***a a tutti i costi.
    Volevo la sua compagnia, volevo che conoscesse il vero Jared Leto quella sera.
    L'avevo scelta per presentarle il vero me stesso.
    Il mio istinto me l'aveva suggerita. Non l'avrei fatta scappare senza averle prima parlato.
    Non più. Non stavolta.
    Quando giunsi al suo cospetto, capii che l'unica cosa che volevo fare mia quella notte erano le sue labbra. Volevo morderle, gustarle, fino a consumarle.
    Alzò il suo sguardo su di me, mentre io non smettevo di pensare a quanto fossi stato sciocco: ero un tantino brillo e lei sembrava pure piuttosto giovane. Non volevo arrivare a combinare un irreparabile guaio!
    Essere denunciati nel bel mezzo della scalata al successo della band sarebbe stato squallido e controproducente.
    Ma poi, pensandoci bene su, arrivai ad una conclusione più felice e ovvia: per entrare nel locale si doveva essere obbligatoriamente maggiorenni.
    Mistero risolto. Ero fuori pericolo.
    -Ciao.- mi rivolsi a lei, cercando di mantenere un'espressione "sobria". -Stai cercando qualcuno?-
    Sembrò essersi accorta che non ero del tutto lucido.. Ma non doveva essere poi così interessata alla cosa, vista la sua estrema calma.
    -Ora non più. Voglio solo bere qualcosa.-
    I suoi occhioni da dolce cerbiatta s'incupirono. Non potevo di certo permetterlo.
    Mi poggiai alla parete, non volendo farle capire che mi reggevo a malapena in piedi.
    -Ti offro da bere?-
    Sembrò felice della mia richiesta. Mi sorrise con tenerezza, così che potei godere ancora di quel caldo tepore.
    Perchè avrebbe dovuto accettare l'invito di uno sconosciuto?
    Doveva essere alquanto disperata.
    Ci dirigemmo verso il bancone per ordinare da bere, in silenzio. Forse era meglio lasciare che se la spassasse da sola: avevo già dato per quella sera.
    -Un Baileys per la signorina.-
    Mi guardò tremendamente stupita. Avevo detto qualcosa di male?
    -Ottimo. Adoro il Baileys!- commentò, più dolce di prima.
    Non sembrava avermi riconosciuto. Ottimo.
    E sembrava le piacessi. Ancora meglio!
    Sorseggiò il suo drink con nonchalance, quasi come se cercasse di nascondere la tensione da cui era affetta. Notai che ogni tanto buttava un occhio sulla folla che la circondava, alla ricerca di un volto particolare.
    Magari aveva il ragazzo. Chi lo poteva sapere?
    Mi sedetti al suo fianco, stringendomi le braccia contro il petto per il freddo. Non sapevo come rendere al meglio ciò che stavo per dirle.
    Alla fine, però, optai per la classica domandina di circostanza.
    -Va tutto bene? Mi sembri pensierosa.-
    Non rispose. Finì la sua bevuta, leccandosi le labbra senza alcun pudore.
    In quel momento mi apparve estremamente sexy.
    Stava per caso cercando di sviarmi?
    -Voglio dire.. Hai qualche problema? Parlarne con uno sconosciuto non può farti che bene: puoi sfogarti quanto vuoi.-
    Si volse verso di me, assumendo improvvisaente un'espressione seriosa e diffidente.
    -A dir la veritò sto cercando di non pensarci. E' una serata difficile e non voglio renderla altrettando dura anche per te, seppur tu sia uno "sconosciuto".-
    Scese di colpo dallo sgabello in ferro battuto, allontanandosi rapidamente.
    -Grazie per il drink.-
    No. Non poteva andarsene così.
    Non potevo permetterlo.
    -Ehi, aspetta!-
    Non conoscevo il suo nome, la sua età, il suo lavoro, le sue abitudini, le sue qualità.
    La sua storia.
    Non ero riuscito a conversare, a condividere con lei piccoli attimi e futili dettagli della mia vita.
    Non potevo lasciarla andare.
    Abbandonai una banconota da venti dollari sul freddo marmo; l'ampio resto che mi doveva esser dato dal barman era l'ultimo dei miei pensieri.
    Le corsi incontro, sperando di riuscire a raggiungerla prima che fosse troppo tardi.
    Prima di perderla per sempre.
    Uscì dal pub senza alcun indugio, dirigendosi verso la spiaggia con passo svelto.
    Ti prego, non andartene.
    Di solito ero io quello che veniva adorato, cercato, lodato. Di solito ero io quello che poteva permettersi di andarsene senza alcun preavviso.
    Ma stavolta la situazione era diversa. Dovevo riuscire a giocare bene le mie carte.
    Sentii la sabbia entrarmi fastidiosamente nelle scarpe e la sensazione di pesantezza che si avverte passeggiando sull'arena. Eravamo proprio di fronte al mare.




    (Continua nel prossimo post!)

  9. #9
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    Predefinito Re: Search and destroy me.

    (Continuo del capitolo!)



    Continuava a proseguire, ignorando la difficoltà e il disagio che le provocavano le scarpe con quei tacchi vertiginosi che indossava.
    Basta. Non avrebbe resistito a vederla allontanara un attimo di più.
    Si sfilò gli scarponcini, correndo più veloce che poteva.
    Fino a stringerla a sé.
    -Che stai facendo?-
    Non le rispose. Non ne aveva idea.
    -Una donna scappa e tu le corri dietro?-
    Le strinsi le braccia contro le spalle, avvolgendole il petto; il mio ventre ormai era un tutt'uno con la sua schiena.
    Non osai fiatare, nè tantomeno indietreggiare. Amavo averla così vicino, amavo sentire lembi del suo corpo nudo a contatto con il mio.
    Debole carne. Fredda, glaciale.
    Come le gocce d'acqua che stavano pian piano scivolando via dal suo volto, toccando il mento ed infrangendosi sul palmo delle mie mani.
    Stava.. Piangendo?
    -Sei l'unico uomo che arriverebbe a tanto per me.-
    Rimasi in ascolto, senza capire cosa volesse dire.
    -.. Eppure non mi conosci, e forse proprio per questo motivo non mi trovi ripugnante.-
    Ripugnante?
    Una parola così distante dalla sua dimensione celestiale.
    Non l'avrei mai nemmeno accostata a lei.
    -Non.. Non ti capisco.- le sussurrai. L'alcool mi rendeva fiacca la comprensione di ciò che mi accadeva intorno.
    Ma mi sforzai: dovevo resistere.
    Era come se non avesse un ottimo rapporto con gli uomini.
    Aveva problemi con.. Il suo ragazzo? Suo padre?
    O magari con entrambi?
    Già.
    Cominciò a singhiozzare più forte, assieme al mio stesso petto.
    Era un omicidio per gli occhi. Una scossa terribile per lo spirito.
    -Nessuno può pensare che tu sia ripugnante e ritenersi sano di mente. Sono sicuro che non è mai passato dall'anticamera del cervello di nessun essere ancora vivente.-
    No, stavolta non erano frasi fatte, per "rimorchiare".
    Ero sincero. Ci credete?
    Volevo curare la sua anima in pena. Volevo che tornasse a sorridere come qualche secondo prima, al bancone del bar.
    Volevo trattarla come la mia più cara amica, o la donna più importante della mia vita.
    Perchè era questo. Lo sapevo.
    E se per caso non lo era ancora, lo sarebbe diventata.
    Me lo sentivo scorrere nelle vene, attraversare la mente.

    Di certo qualcuno aveva avuto la brillante idea di mettermi qualche pasticchina nei drink. Non poteva essere altrimenti.


    Si voltò verso di me, con gli occhi ancora arrossati per il pianto.
    Non ricordo il colore delle sue iridi, nè se fossero chiare o temendamente scure.
    Ricordo solo che volevo asciugarle, bloccare quel fiume colmo di sofferenza.
    E lo feci.
    Posai le labbra sui suoi zigomi, passando piano sotto il contorno degli occhi e bagnandomi con ogni lacrima amara che incontravo sul mio cammino.
    Chiuse le palpebre, portando le sue mani sui miei fianchi, abbracciandomi senza più alcun rancore.
    -Abbracciami. Farà freddo stanotte.-
    La coprì in silenzio con la mia lunga giacca beige, velandone l'essenza davanti alla luna stessa, curiosa e probabilmente colma d'invidia.
    Doveva essere mia. Solo e soltanto mia.
    -Sei caldo, sì. Tu sei caldo dentro.-
    Non volevo fosse un sogno. Doveva essere la realtà.
    Doveva esserlo per forza!
    Per la prima volta, una donna non aveva bisogno di fare l'amore con me -se così si può chiamare- per farmi stare bene.
    Era bastato un suo abbraccio per riempirmi d'emozione, di calore, seppur fosse gelida come la stessa sabbia su cui ci poggiavamo.
    Ulteriore conferma di quanto quella donna fosse..
    .. Come poterla definire?
    Magnifica? Preziosa?
    Forse il termine giusto era "insostituibile".
    -Non lasciare che la frustazione ti abbatta: sei di certo circondata da persone che ti vogliono bene. Devi solo rendertene conto. Metti da parte ogni litigio, ogni contrasto: se c'è l'amore, il resto non ha minimamente importanza.-
    Sembravano dei consigli paterni, estremamente saggi.
    Riuscivo a malapena ad aiutare me stesso.. Figuriamoci gli altri.
    Forse l'avevo calmata; la stretta delle sue mani sul mio maglioncino nero sembrava essersi allentata.
    -Tu sei un uomo speciale, lo sai?-
    Sorrisi, socchiudendo anch'io gli occhi.
    -Invidio colei che sarà tua per sempre.-

    Cosa?

    La guardai, come se mi avesse appena confessato il suo peccato mortale.
    "Colei che sarebbe stata mia per sempre"?
    Chi intendeva con "colei"?
    Non era lei?
    Non poteva essere altrimenti.
    Si staccò da me, definitivamente.
    -Grazie, sei riuscito ad aprirmi gli occhi. Saprò usufruire a pieno dei tuoi consigli.-
    Quindi.. Ero stato solo una pedina?
    Ancora.
    Di nuovo usato e buttato via come carta straccia.
    Tutto tornò ad essere confuso.
    Si allontanava sempre di più. Nuove lacrime mi offuscarono i pensieri.
    Ma stavolta non erano le sue.

    Jared..

    Jared?

    Jared!


    -Ehi, Jared! Mi stavi ascoltando?-
    Il vocalist scosse la testa, sbadigliando annoiato.
    -Scusami, Tomo. Ero sovrapensiero.-
    -Già, e sembravi pure molto preso! Avevi un'espressione stranissima.-
    Jay sorrise all'amico, guardandolo accigliato. -Che cavolo vorresti dire?!-
    -A che stavi pensando?-
    A che stava pensando?
    Un "comune mortale" non poteva averne idea.
    Non poteva minimamente immaginarlo.
    -A niente di che, sul serio. Ca**ate, come al solito!-
    -Uhm.. Conoscendoti, è molto probabile.-
    -Buongiorno, fanciulle!-
    Shannon fece il suo ingresso, allegro e spavaldo. E come ogni mattina, non ero solo.
    Ero al suo fianco, assonnata e mogia; ci tenevamo per mano, quasi fossimo in una dimensione parallela, completamente soli.
    -Ehi, "fanciulle" a chi?!- si lamentò Tomo, salutando con un gesto piuttosto volgare il batterista e accogliendomi con un sorriso.
    Fu allora che alzai il capo verso Jared.
    I nostri sguardi si unirono per un nanosecondo, ma non ci furono cenni nè saluti di alcun genere.
    Tremendo imbarazzo.
    Del resto il giorno prima non era stato facile per entrambi. Avevamo rischiato di combinarla davvero grossa.
    Shannon non ci avrebbe perdonati, nessuno dei due.
    Mai.
    -Cosa prendi per colazione, tesoro?- mi chiese, invitandomi a scegliere in fretta: come al solito eravamo in ritardo.
    Odiavo mangiare sotto pressione, ma dovevo farlo ugualmente.
    -Uhm..-
    Dovevo fargliela pagare in qualche modo. Dovevo riuscire a fargli ritornare in mente quella sera.
    Doveva finalmente riconoscere che quella ragazza ero proprio io.
    Anche se era un tantino alticcio, non sembrava impossibile al cosa.

    -Prendo un bel bicchiere di Baileys.-

    Ecco, ne avevo fatta un'altra delle mie. Strano provare così tanta soddisfazione.
    -Baileys a quest'ora del mattino? Che ti prende? Non sapevo nemmeno ti piacesse.- controbattè Shan, stranito.

    Sapevo che mi stava fissando, anche se non potevo vederlo.


    Come avrebbe potuto immaginare che quella ragazza ero proprio io?
    Suo fratello non ci aveva ancora presentati. Ne sapeva a malapena il nome.
    Layla.
    Chissà, magari se quella sera me lo avesse chiesto, avrebbe risparmiato un bel pò di fatiche.
    Si sarebbe messo il cuore in pace sin da subito.
    Come avrebbe potuto sapere che proprio quella sera quella "splendida ragazza" aveva appena litigato con Shannon, suo fratello?
    E lui che ci aveva anche provato.
    Egoista.
    Furono i suoi consigli ad avvicinarmi definitivamente a Shannon.
    Furono le sue parole.. Ad allontanarmi per sempre da lui.

    Egoista?

    -Io adoro il Baileys.-






    Continua..

  10. #10
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    Predefinito Re: Search and destroy me.

    Capitolo 6
    .A million little pieces.





    Ignorare ciò che provi, ciò che senti, è come smettere di respirare: ti avveleni pian piano, fino a corroderti dentro.
    Fino a morire
    .





    -Lay, sei pronta?-
    Sbuffai annoiata, sentendo per l'ennesima volta le stesse tre parole.
    -Invece di ripetermelo continuamente, perchè non mi dai una mano con il vestito?-
    -Cavolo, hai ragione! Arrivo subito!-
    La bella Emma mi si avvicinò pentita, posizionandosi dietro di me e tirando lentamente su la cerniera posizionata sulla mia schiena.
    -Che fatica! Certo che hai davvero messo su qualche chiletto.- commentò scherzosamente, anche se sapeva benissimo che non l'avrei presa sul ridere.
    -Vuoi che te le dia subito o preferisci aspettare la fine di questo maledetto party?!-
    Beh, "party" non era proprio il termine più appropriato. Senza dubbio "rottura-di-scatole-colossale" sarebbe stato più azzeccato.
    -Dai, non essere così nervosa! Ti divertirai stasera, vedrai!-
    Sì, certo, come no.
    Stare in un angolo nascosta, senza la compagnia di Shannon per tutta la sera, ad attendere che qualche cameriere dall'anima buona serva dei drink antidepressivi.
    Il suo concetto di divertimento era alquanto differente dal mio.
    Dovete sapere che quella sera ci sarebbe stato una sottospecie di galà esclusivo all'interno dell'hotel in cui alloggiavamo, pieno zeppo di Star della musica, del cinema e, soprattutto, di fotografi e giornalisti.
    I nostri peggiori nemici.
    -Ma guardati allo specchio, invece di brontolare: quest'abito ti sta d'incanto!-
    Feci come disse, avvicinandomi piano a quel mio riflesso tanto patetico quanto lo ero io. O almeno così credevo.
    Alte scarpe nere aperte e con plateau scoprivano del tutto le mie gambe longilinee e slanciate -alla faccia di chi diceva che ero ingrassata!-. Risalendo con lo sguardo non potei non notare quell'abito corto e aderente che ricopriva il mio busto; era totalmente nero, ma uno strato di brillanti partiva dalla mia spalla destra e scendeva giù verso il fianco sinistro, rendendo il tutto qualcosa di estremamente elegante. L'inesistenza della spallina sinistra mi faceva sentire chic e snob allo stesso tempo.
    Le mie uniche preoccupazioni al momento erano: quanto avrei retto su quei trampoli? Sarei caduta una o più volte? Avrei preso freddo conciata in quel modo?
    Ero e sono tutt'ora un caso disperato e tremendamente imbarazzante.
    -Visto? Sei uno splendore!-
    -Uhm..-
    Effettivamente l'effetto visivo non era niente male. Dubitavo che Shannon avrebbe resistito a lungo a starmi lontano.
    Finalmente capisco perchè mi ha comprato un abito del genere.
    L'ho sempre detto: è proprio un maniaco!
    -Mi raccomando Layla, non truccarti troppo: metti solo un pò di fard sulle guance e un tocco di eyeliner nero sulle palpebre. Ah, e non dimenticarti di portare la pochette abbinata! Devi tenerla sempre con te. E cammina lentamente e con eleganza..-
    -Ehi ehi ehi, frena, Emma! Perchè ti agiti tanto?!-
    -Beh, perchè.. Io non ci sarò stasera.-
    Cosa?
    Avevo capito male.. Vero?
    -Aspetta. Puoi ripetere?-
    -Hai capito bene, Layla. Non sarò presente alla festa di stasera.-
    -Ma.. Perchè? Perchè me lo dici solo ora?-
    Senza Emma sarebbe stato ancora più infernale. Sarebbe stato invivibile!
    -Non puoi abbandonarmi!-
    -Mi spiace tesoro, ho un impegno a cui non posso proprio mancare.- disse mogia, avviandosi verso la porta della stanza. Sembrava tremendamente dispiaciuta. -Ti conviene cominciare ad avviarti.-
    -Ehi, ma.. Te ne vai di già? Spiegami almeno cosa sta succedendo!-
    Se ne andò prima di potermi rispondere, in gran fretta.
    Ma che accidenti le era preso?!
    Mah. Avrei dovuto chiedere spiegazioni a Jared, visto che era quello che la conosceva di p..
    Alt, stop! "Jared" era una parola che non doveva esistere nel mio vocabolario. E quella sera non sarei stata obbligata a parlare con lui. Fantastico!
    Ignorarlo era ciò che mi riusciva meglio.
    Rattristata dallo strambo comportamento di Emma, terminai comunque gli ultimi preparativi, pensando a come "godermi" la serata.
    Dovevo pensare positivo: avevo molto tempo per me stessa, per riflettere e mangiare cibo gratis a volontà!
    E soprattutto potevo contemplare in santa pace quel bel fondoschiena che Shannon si ritrovava.
    Vergognandomi dei miei stessi pensieri, uscii dalla stanza paonazza in volto, cominciando già a traballare per la fatica. Non c'ero per niente abituata.
    Maledetti tacchi! Non era meglio un bel paio di scarpe da ginnastica?
    Mi avviai verso l'ascensore, cercando di mantenere un atteggiamento dignitoso.
    -Eddai, apriti..- mormorai, premendo ripetutamente il tasto corrispondente al piano.
    La porta d'acciaio si aprì di colpo, facendomi sospirare di gioia.
    Grazie al ciel..
    Improvvisamente qualcuno mi spinse con una spallata, facendomi indietreggiare spaventosamente.
    -Ops, mi scusi!- esclamai, alzando il capo.
    No, non era possibile.
    Ancora lui?
    Era un tormento continuo!
    -J-Jared.-
    -Ehm.. Scusi?-
    Mi stropicciai gli occhi, cercando di vederci chiaro: un'uomo sulla trentina, sorridente, vestito elegantemente e con un ottimo portamento, mi guardava stupito, in attesa di una mia nuova reazione.
    -Mi spiace, deve avermi confuso con qualcun'altro.- disse, uscendo dalla cabina.
    -Già. Mi scusi.-
    Non potevo credere di aver fatto una cosa del genere.
    Non potevo credere di averlo visto dove in realtà non c'era.
    Me l'ero immaginato. La testa cominciava a farmi brutti scherzi.
    Mi poggiai all'ampio specchio a parete, sentendo l'ascensore spingersi verso il basso.
    Il dolore alla base dei piedi, quel bruciore intenso che provavo, non era niente in confronto all'umiliazione che mi ero appena provocata.
    Abbassai il capo, lasciando che i miei capelli dolcemente mossi velassero almeno in parte la mia vergogna.
    ShannonShannonShannonShannonShannon. Perchè non riuscivo a tornare alla realtà?
    Cosa c'era di sbagliato in lui?
    Cosa c'era di sbagliato in me?
    Ogni cosa.
    Avevo sbagliato tutto. Non avrei dovuto seguirli ovunque loro andassero.
    Non avrei dovuto iniziare una storia tanto seria con Shannon.
    Non avrei dovuto.. Abbandonare tutto.
    Già. Ma abbandonare cosa?
    Non avevo più alcun parente, non avevo più una famiglia. Anzi, non l'avevo mai avuta.
    Frequentavo solo qualche amico in paese, quelli con cui esci per comodità, per abitudine. Quelli che ti sorridono come se niente fosse, e riescono tranquillamente a parlarti male alle spalle.
    Nessun legame forte, solido, duraturo.
    Ero sola. Lo ero sempre stata.
    Ma avevo trovato la mia via di fuga, qualcuno a cui aggrapparmi per riscattarmi. Non mi sarei lasciata sfuggire quell'opportunità per nulla al mondo.
    Eppure.. La mia vita era diventata un impiccio.
    Per i ragazzi ero come una spina nel fianco; affezionandomi a loro avevo reso le cose totalmente impossibili.
    Forse.. Tornare alla mia solitudine, nel mio squallido monolocale disammobiliato, pieno di polvere e di insetti di ogni genere, era la scelta migliore.
    Tornare a fare la fotografa per pigre serate di valzer e noiosissimi matrimoni per guadagnare qualcosina poteva comunque essere soddisfacente.
    Era davvero questo che volevo?
    Mah. L'unica cosa che desideravo davvero in quel momento era smettere di pensare. Volevo resettare il cervello, cancellare ogni mio pensiero solo per qualche istante, solo per un pò.
    L'ascensore si femò di colpo, segno che la "corsa" era finita.
    Era il momento di tornare alla realtà. Cruda e triste, ma pur sempre realtà.
    All'apertura delle porte, mi ritrovai sommersa da flash e urla di ogni genere. Possibile che la serataccia fosse già iniziata?
    Mi feci avanti, coprendomi elegantemente il volto con una mano, nel tentativo di non essere minimamente riconosciuta: chissà chi pensavano che fossi!
    Una Star del cinema come Megan Fox, o come Julia Roberts, o anche cantanti ipertalentuose, come la magnifica Beyoncé. O magari Shakira.
    .. Certo, come no. Con la faccia che mi ritrovavo non potevo paragonarmi neanche a Lassie -senza offesa per quel bel cagnolone-, per quanto fosse famoso.
    Il dolore ai piedi stava pian piano sfumando: mi stavo finalmente abituando, seppur fossi pienamente consapevole che entro un'oretta al massimo mi sarei liberata di quegli attrezzi vertiginosi. Camminare scalza non era mai stato un problema.
    -Ehilà, Layla!-
    Mi voltai raggiante, riconoscendo la voce.
    -Tim!!-
    Gli corsi incontro, per quanto potevo, salutandolo con un caloroso abbraccio.
    -Che bello rivederti!-
    -Eh già! E' passato un pò di tempo dall'ultima volta..-
    -Ma.. Cosa ci fai qui? Non ti sei mai presentato ad eventi ufficiali della band finora, o sbaglio?-
    Mi prese per il mento, ridendoci su.
    -Indovina un pò?! Sono qui perchè.. Questo non è un evento ufficiale!-
    Rimasi stupita. -Ah, no?-
    -E' solo una festa. Non sono obbligato a stare con i ragazzi, anzi, mi è stato caldamente sconsigliato!-
    Fantastico! Un caro amico che avrebbe potuto farmi compagnia!
    -.. Ed è per questo che ho portato con me la mia ragazza!-
    .. Ah.
    -Più tardi te la presento. Ti va?-
    -Oh.. Ehm, sì. Volentieri.-
    Niente da fare. "Caro amico" fuori portata.
    -Scusami, ma devo andare a cercare Shannon: vorrei capire dove cavolo è finito.-
    -Ma certo, tranquilla! Allora.. A più tardi!-
    Tim mi salutò cordiale con la mano, continuando a sorridere.
    -Divertiti!- gli urlai, con tanto di strizzatina d'occhio.



    (Continua giù!)

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