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  1. #1
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    Predefinito Look into the new future's face

    Bhè cosa dire...godetevela..e spero sul serio che vi piaccia ^^


    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (Myself into infinity)

    Autore: The killed
    Genere: Romantico ( se si può dire romantico), drammatico
    Rating: Nessuno
    Personaggi:Jared Leto, Shannon Leto, Tomo Milicevic, personaggio sconosciuto


    E’ incredibilmente, bello quello che mi sta accadendo, la mia testa è posta in una soffice sostanza, che non saprei decifrare, il mio corpo fluttua nell’aria, e non so come sia possibile e io vedo solo questa fantastica luce in questo tunnel che mi attraversa la pelle…ma poi li sento piangere, soffrire, incolparsi di tutto..e questo mi fa stare bene.
    Non saprei il perché, mi sento bene quando una persona soffre per me, piange, mi cerca, perché mi sento al primo posto di tutto ciò che lo circonda.
    Si lo so, posso sembrarvi una persona che si approfitta degli altri che si prende gioco…più giustamente detto un figlio di buona mamma, ma pensate questa è la migliore vendetta che esista al mondo, perché si capisce sul serio, chi ti ama davvero e ti aiuta nei momenti difficili e chi se ne frega che tu sei immobile in un posto a te sconosciuto.
    Non so dove sono, e questo mi fa molta paura, posso solamente percepire le parole e quello che dicono gli altri, le loro sensazioni…ma non percepisco le mie, non sento nulla del mio corpo…solamente credo che sia una poltiglia posto su un posto freddo e non accogliente.
    Sentivo e basta, mi ricordo solamente che ero in una macchina e una luce calda mi penetro nelle ossa facendomi male, poi questo che mi sta accadendo…forse ho dormito giorni, forse mesi o addirittura anni…ma non ricordo nulla fino ad ora, solamente dei lamenti…e pianti, solamente questo.
    Sentì dei passi, sapevo che ero in una stanza, e che non mi avrebbero fatto del male, ma non vedere, era bruttissimo, mi potevo solamente fidare dell’unica parte cosciente, il mio cervello.
    Una porta si aprì.
    Chi poteva essere?
    Mi avrebbe fatto del male?
    La chiuse, e prese una qualcosa per sedersi, presubilmente una sedia, cominciò a piangere, era un uomo lo sentivo, mi prese la mia mano e me la strinse, sentivo il suo calore nelle mia pelle, sentivo le sue vene che si intrecciavano nei suoi muscoli, la mano era ruvida, proprio come se lavorasse solamente con quelle, ma non un ruvido rigido, ma un ruvido eccezionale, di chi ha vissuto la sua vita al meglio, riuscivo a leggere da ogni graffio, da ogni riga della sua mano una piccola storia che raccontava di lui.
    Chi poteva essere?
    Un amico importante? Una persona che mi voleva bene? Un mio parente? Mio padre? Il mio compagno di giochi?
    Non ricordo neanche quanti anni avessi, o come mi chiamassi, cosa facevo, e come mi guadagnavo da vivere.
    Forse ero un lurido barbone che viveva per strada, e che era stato picchiato, oppure una persona inutile che si voleva uccidere, un uomo con figli e moglie, un bambino investito da un auto?
    Un adulto?
    Un adolescente?
    Un ragazzino?
    O solamente l’anima di qualcuno?
    Non lo so, non so nulla, di quello che mi è accaduto so solamente chi non posso essere.
    S:Mi manchi Jared
    Ecco mi chiamavo Jared, ma chi ero?
    S:Mi manchi ogni giorno di più, come se tutti questi anni non fosse successo nulla, tutto quello che abbiamo passato insieme tu non ricordi più nulla, nulla di tutto questo, e come farò adesso?
    A chi racconterò le mie storie inutili, della mia vita inutile?
    Sarai tu a dirmi se devo continuare a vivere o no?
    Sarai tu che ti sveglierai e mi dirai che è solamente un brutto sogno?
    Non lo so, ma se non ti risveglierai io sarò pronto a raggiungerti, a seguirti anche se comporterà la fine della mia vita.
    Si rimise a piangere.
    Si asciugo il naso e mise la sua testa su una parte del mio corpo meno sensibile, forse la spalla, e mi tocco il viso, le mie labbra i miei occhi e i miei capelli.
    Ma allora cosa era successo?
    Dove voleva raggiungermi?
    Cosa voleva fare?
    Voleva morire?
    La sua bocca si infranse contro la mia guancia e poi mi avvolse in un caldo abbraccio, alzandomi il torace.
    Ecco, lui mi voleva bene, ma chi era?
    Io perché non potevo guardare?
    Io dove sono?
    Riuscirò a capire, e a ritornare alla mia vita?
    Riuscirò a capire chi mi ama?
    Ma adesso, non capisco, tutto mi si annebbia e un forte dolore al braccio mi si ripercuote su tutto il mio corpo.
    Mi sento diviso, dalla mia anima, come se ci stessimo staccando, il mio corpo si contorce, sento male da per tutto.
    Quell’uomo mi ha fatto male?
    Perché sento urlare?
    Percepisco qualcosa scendere dalle mie labbra e una folta patina, mi ricopre la lingua…
    Sto morendo, e forse non me ne sono ancora accorto…

  2. #2
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    Predefinito Re: Look into the new future's face

    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (detachment from myself)

    Si è vero, stavo morendo, non sapevo neanche come ero fatto, non sapevo chi ero…e già morivo…non capivo.
    Le dita non mi si muovevano erano intrecciate tra loro, e mi facevano male, mentivo le gambe contorcersi e il corpo faceva lo stesso, gli occhi si stringevano da soli, la lingua si girava e andava a finire nella gola facendomi affogare, ma non potevo fare nulla…soffrivo e basta mentre sentivo la voce dell’uomo che gridava, e gridava.
    Quel grido mi dava sui nervi mi faceva male anche la testa, ero tutto un dolore, ma non potevo fare niente per farlo smettere, e per far smettere questi dolori.
    S: *****! Mio fratello sta male! Venite presto!
    Urlava e urlava
    Allora io sono suo fratello?
    Un parente?
    Ma perché non mi era mai venuto a trovare?
    Io l’avrei ricordato?
    S:Venga qui la prego! Hanno detto che una cosa normale, ma non lo è guardi, guardi mio fratello!
    I:Ma lui ha un attacco epilettico
    S:Co-cosa?
    Un attacco epilettico…
    Non so cosa sia, ma adesso so cosa si prova.
    I:Presto aiutatemi a girarlo, dobbiamo togliergli la lingua, altrimenti questo ci muore
    S:come? Cosa? Fate qualcosa per mio fratello ora!
    I:La prego vada via, le faremo sapere noi
    Senti mugugnare quello che doveva essere mio fratello.
    Sentì delle dita nella mia bocca, e altre che mi aprivano gli occhi forzatamente, e mi bruciavano, quindi vedevo.
    Doc:Mi vedi? Vedi dove sei?
    Mi bruciavano gli occhi, e quell’uomo mi forzava, lanciai un grido, senti la mia voce, e le mie urla.
    L’uomo mi chiuse gli occhi e me li massaggiò mentre altre due mani mi tenevano stretto, e altre mi toglievano la lingua dalla mia gola, e respirai finalmente.
    Si ero vivo.
    Ero io.
    Non so come mi sentivo in alto, come se nessuno potesse raggiungermi.
    Ero qualcosa che nella terra non esiste?
    Inclinai la testa all’indietro, mentre sentivo il cuore fermarsi lentamente, miei polmoni, cominciavano a fermarsi, il cervello riusciva solamente a sentire, i rumori del mio corpo, mi calmai, il mio corpo si distese con calma, le mie dita si rimisero al loro posto, feci un respiro profondo.
    Era cosi che si moriva?
    Cosi lentamente e indolore?
    Rimisi la testa in modo esatto, cosi potevo reagire, ma come il solito non vedevo nulla di tutto ciò che mi circondava.

    Non so quanto passò, ma ero in piedi e vedevo tutto, mi toccavo la guancia, mi toccavo le gambe…ero in piedi e potevo finalmente scoprire chi ero.
    Arrivai fino alla finestra con il tubo alla gola che mi faceva respirare, portai con me il macchinario, spostai le tende bianche, e vidi il mondo che stava fuori, era bellissimo.
    Non riuscivo a crederci, ora potevo dire a tutti chi ero, potevo dire che ero vivo, potevo sapere finalmente chi ero.
    Il mio riflesso si infrangeva sul vetro, e potevo vedere il lato sinistro del mio volto.
    Mi toccai il mento, le mascelle, le mie labbra.
    Portai un dito dentro la mia bocca, sentivo i denti e la mia lingua, era secca, e non capivo il perché non avevo ancora sete.
    Portai l’altra mano sulla mia testa, sentivo i miei capelli, erano soffici e puliti, strano, per una persona che non si ricorda nemmeno come si chiama.
    Erano biondi un po’ lunghi, presupposi che i miei occhi dovevano essere azzurri, oppure che i miei capelli erano tinti.
    Non avevo l’aria, di una persona affamata o senza casa…ma dovevo scoprirlo.
    Portavo una tunica che mi arrivava alle ginocchia, avevo i piedi nudi, e sentivo freddo su quel pavimento bianco liscissimo.
    Vidi le mie gambe, erano cosi lisce e bianche me mi uscì dalla bocca un piccolo sorriso.
    Mi incamminai verso l’uscita come un bambino appena nato, dovevo conoscere.
    Passavo vicino la gente e nemmeno mi guardavano, come se non esistessi.
    E se fossi sul serio l’anima di quell’uomo?
    Solamente un sogno?
    Ma io riuscivo a toccarmi, riuscivo a toccare le cose…ma non capivo
    Abbozzai un età del mio corpo sembrava abbastanza giovane, ma non cosi da averne 16, presupposi un bel 28.
    Camminavo, e sentivo il suono dei miei piedi sul quel parquet, dell’ospedale, visto che tutti erano vestiti di bianco.
    Arrivai al bagno, c’era scritto solamente personale.
    Sapevo leggere, quindi anche scrivere…piano, piano riuscivo a capire più su di me.
    Feci qualche passo più avanti, e davanti a me c’era una porta a vetro, schiacciai il mio volto sul vetro, e vidi un bellissimo prato verde, con molte persone sedute, erano tutti vestiti come me, con tanti medici che abbozzavano qualche sorriso.
    Apri la porta.
    I miei piedi andarono sulla soffice erba, era una sensazione fantastica, mi incamminai verso la panchina più vicina.
    Mi sedetti.
    Un anziano vicino a me, si girò a guardarmi e mi sorrise.
    Non capì, allora ero vivo sul serio
    Mi indicai la faccia con un dito, e come un piccolo bambino feci una domanda confusa.
    1:Lei, riesce a vedermi?
    Sentì la mia voce, cosi calda e gracile nello stesso tempo.
    L’anziano mi guardo, e mi tocco la mano
    P:Piacere io mi chiamo Peter
    Mostrandomi, la dentiera.
    Era un anziano signore cosi , gentile e carino.
    Portava un basco verde, i baffi di un color bianco candido e gli occhi color cioccolato fondente.
    Alzai la mano destra
    1:Io non lo so.
    P:Non preoccuparti ragazzo sarai il signor nessuno
    Risi alla sua freddura.
    1: Ne sarei felicissimo
    P:Quanti anni hai ragazzo?
    1:Quanti ne dimostro?
    P:Non si risponde mai una domanda a una domanda
    Abbassai lo sguardo
    P:Non preoccuparti, 25?
    1:Non saprei, posso farle una domanda?
    Pimmi pure
    1:Lei riesce a vedermi?
    P:Io sono come te ragazzo, tu vedi me e io vedo te
    1:Cosa siamo?
    P:Non lo so, mi sono svegliato e ho camminato fin qui, poi ho incontrato te
    1:Io mi sono svegliato ora…ma non so chi sono
    P:Vedrai che lo scoprirai ragazzo.
    Si alzò e mi lasciò da solo, proprio come ero arrivato qui, solo…

  3. #3
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    Predefinito Re: Look into the new future's face

    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (now, I know who I am)


    Non capivo, più nulla, quindi anche quel Peter, era come me una persona che non esisteva?
    Io non esisto?
    No è impossibile io esistevo davvero..mi ero sentito male, ho provato dolore
    Ma ora chi sono?
    Mi ispezionai di nuovo, cercando di capire più su me stesso, avevo un tatuaggio un simbolo strano sul polso destro, di un bellissimo color rosso, mi affascinava molto quel tatuaggio, forse la persona che ero io prima doveva essersi innamorato di qualcosa che aveva fatto fiorire quel coso.
    Era una cosa intrecciata…sembrava una emme, o forse un tre o una roba del genere, l’avrei scoperto pian piano.
    Mi alzai, le mie gambe non mi reggevano come prima, forse quella cosa che chiamano ossigeno, non ne avevo più, infatti la mia gola cominciava a sanguinare, perché sentivo molto freddo, e le mie mani cominciavano ad essere bianche, ma non sentivo dolore…mentre tutta la tunica si riempiva di tante goccioline rosse.
    Aprì la porta, e mi toccai la gola, più la toccavo più mi sporcavo, decisi di andare al lavabo più vicino che fortunatamente era davanti a me.
    Spinsi un pedale, e da un tubicino usci dell’acqua, era cosi pura e fresca, mi lavai del sangue, e ne bevvi un po’, era molto dissetante.
    Continuai a camminare come se fosse un viaggio per scoprire la mia vita, era un corridoio molto soleggiato, con delle bellissime vetrate, e con molti disegni di bambini che erano stati li.
    L’ospedale puzzava, di sterilizzato, non so che odore fosse, ma credo di troppo pulito.
    Tutto era bianco, finestre, porte le persone che ci stavano dentro i macchinari, lo facevano apparire un luogo felice, ma non vedevo il sorriso di nessuno.
    Vidi davanti a me un vicolo ceco, mi girai a destra e vidi scritto “cardiologia”.
    Entrai in quella parte di ospedale, che sembrava piano, piano mangiarmi.
    Era uguale all’altro reparto ma qui c’erano molti più bambini infatti vedevo che in un ala c’erano solo maschi, nell’altra solo femmine, si vedeva anche dai muri rosa e blu che distinguevano il sesso.
    Anche qui c’era un sala molto grande con tante sedie blu e molti poster con scritto che il cuore era importante e che bisogna curarlo.
    Io non sapevo cosa fare, quando vidi una coppia seduta, dove la donna piangeva a dirotto, mentre l’uomo vicino gli accarezzava i capelli.
    Di fronte un anziano che guardava costantemente l’orologio, con una benda alla mano sinistra.
    Mi avvicina a loro.
    Non mi vedevano.
    Mi sedetti vicino alla donna, la perlustrai da cima a fondo.
    Sembrava molto giovane.
    Mi colpì che i due avevano lo stesso anello, color oro all’anulare sinistro, non capivo perché io non l’avevo…forse perché loro si volevano bene, era un simbolo del loro amore?
    La guardai di nuovo, i suoi capelli profumavano di lavanda, intravedevo i suoi occhi dalle mani.
    Erano chiusi, e l’uomo ripeteva la stessa frase da minuti “lei è forte è c’è la farà”
    Non capivo il perché questo posto tutti piangevano e non erano felici come i disegni dei bimbi…tanti prati, tanti sorrisi e tanti cuori, ma qui non ne vedevo neanche uno.
    La donna si pulì gli occhi con la mano e la vidi.
    Era bellissima, i suoi capelli erano castani con alcune ciocche bionde, il suo viso era perfettamente proporzionato, e i suoi occhi erano di un verde bellissimo, ma una sfumatura rossa li rendeva cupi.
    Si girò verso di me, e non so come, sembrava che mi vedesse, il suo viso era paralizzato, dalla mia vista.
    Poi prese le mani dell’uomo e continuò a guardarmi, poi mi sorrise.
    Allora lei mi vedeva
    Sorpreso dal fatto gli sorrisi anche io.
    Mi girai e vidi il signore alzarsi, e in preda al panico arrivo un medico, gridando frasi che non riuscivo a capire, l’uomo accanto alla donna cominciò a urlare e lei piangeva.
    Non capivo quello che stava succedendo.
    Misi la mia mano sopra la sua, mi guardò e poi si rimise alla posizione iniziale, mentre vedevo che l’uomo vicino piangeva anche lui.
    Mi alzai da quel luogo triste, mi avviai verso l’uscita e vidi una barella con una bimba sopra.
    Aveva il viso bianco e i suoi capelli biondi la facevano diventare un fantasma, vidi che le coprirono il viso con un panno mentre portavano la barella via da li.
    Perché mettevano quel panno?
    Che fosse colpa sua che quella donna piangeva?
    Mentre mi incamminavo vidi la stessa bambina, che mi guardava con occhi incredibilmente spendenti, mi sorrise.
    Mi avvicinai a lei
    1:Ciao
    R:Ciao
    Mi disse sorridendo
    R:io mi chiamo Rachel e tu?
    1:Che bel nome..io..
    Ripensai alle parole del anziano Peter
    1:Signor nessuno
    R:Che nome buffo che hai
    1:Lo so, ma non so nemmeno se questa è realtà
    R:Si lo è, ma ormai non ci siamo più
    1:Come non ci siamo più
    R: Noi non esistiamo..quelli erano i miei genitori
    1: Erano?
    R:Si
    I suoi occhi si chiusero, e le usci una lacrima, la asciugai con la mia mano
    1:Non fare, cosi…vedrai che riuscirai a trovare in questa tua nuova vita persone che ti vogliano bene..io non so chi sono, non so quanti anni ho, non so se ho genitori, so solamente che devo scoprire
    R:Non sai nulla?
    Il suo dito si infilò nella sua bocca
    1:No- con un piccolo sorriso
    Le accarezzai la testa e prosegui il mio viaggio.
    R:Ti voglio bene
    1:Lo ricorderò, piccola
    Mi avviai e vidi che la sala si divise in due settori
    “Neurologia” e “Terapia intensiva”
    Andai nella fascia di terapia intensiva…
    Qui tutti erano tristi, non c’erano disegni, non c’erano persone che sorridevano, non c’erano prati e ne fiori, solamente disperazione e pianto.
    Qui, non c’era nessuno, e come in ogni ala vidi la sala di aspetto, le sedie erano messe in modo disordinato, e una piccola finestra faceva entrare luce.
    Sapevo che non me ne sarei mai andato da quella stanza.
    Questa sala non era come le altre, non c’era nessuno solo un uomo che piangeva.
    Tutti piangevano in questo posto, ma non capivo il perché
    Vidi l’uomo e mi accorsi della sua voce, era la stessa che mi aveva parlato prima.
    Forse l’avevo trovato.
    Senti un suono acuto.
    L’uomo, si spaventò e prese dalla tasca, un qualcosa che vibrava e lo mise all’orecchio
    Ascoltai la sua chiamata
    S:No, non sta bene, Tomo, non lo so cos’ha, so solo che quando sono andato sembrava che mi sentisse, infatti lo vedevo, respirava e tutto, poi ha cominciato a muoversi confusamente…si hai ragione un attacco epilettico
    Allora stava parlando di me, ma io stavo bene
    S:Penso, che non c’è la farà…ma non voglio neanche pensarci…io ti giuro lo ammazzo se si sveglia..se Jared non avrebbe preso qual maledetto taxi
    Io avevo preso un taxi?
    E cos’era?
    Jared?
    La sua voce cambiò e scoppiò a piangere, mentre ripeteva frasi confuse
    S:Io gli voglio bene e lo sai…anche tu sei con..noi…ma ti ricordo che è mio fratello…e ti ricordo che l’incidente poteva anche non essere fatto…è tutta colpa mia
    Allora lui non mi voleva bene…lui voleva che io morissi
    S:Non credo Tomo, se avrebbe preso l’auto con me, lui avrebbe preso l’altra strada, non sarebbe successo nulla di tutto questo…nulla, non capisco il guidatore illeso e mio fratello sta morendo in un ospedale…
    Stavo per morire?
    Chiuse la chiamata dopo alcuni minuti…e vidi il suo braccio sinistro, aveva il mio stesso simbolo con altri tre che seguivano sotto quello che avevo al mio polso.
    Ci volevamo bene allora…
    Una fitta mi colpi il cuore, non sapevo cosa fosse ma vidi “mio fratello” correre accompagnato da un dottore, li seguì.
    Mi vedevo sul letto, mentre tre persone si accanivano su di me.
    Un medico mi metteva qualcosa dentro il tubo che avevo al polso, un altro mandava delle scariche elettriche sul mio petto, e un altro mi curava la ferita alla gola, che avevo prima.
    E mentre oscillavo su quel letto, e vedevo la frenesia di quei dottori, mi rendevo conto, che io non ero più nulla…e non lo sarei mai più stato…e come cenere ero nato…cenere sarei morto…

  4. #4
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    Predefinito Re: Look into the new future's face

    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (My useless waking up)



    Sentivo i miei piedi, e persone che mi chiedevano qualunque cosa, ma io non li capivo, ero ancora una persona senza anima.
    Ma ero ne mio corpo o osservavo?
    Ma non c’era nulla dietro quello che era il mio nulla, niente che mi potesse salvare, neanche quella calda luce che mi aveva accompagnato…
    Ora chi ero?
    Forse ero un'altra persona e avrei vissuto diversamente…
    Non lo so.
    Non so più nulla…adesso
    I miei occhi…forse si li avevo ma non ne avevo il controllo…mi sentivo solamente una piccola polvere che si spargeva su le grosse parole della gente…quindi non ero niente…
    Eccolo, era li, mi entrò dentro…e mi fece male e come se niente fosse, se ne andò via, portandosi una parte di me.
    Doc:Suo fratello è vivo
    Savvero?
    No, io non ero vivo…io non ero li..loro erano solamente la mia stupida immaginazione, che giocava e si prendeva gioco di me
    Doc:Certamente…
    Mi sentì toccare il torace…poi il ventre, poi il collo…le gambe e il resto
    Allora ero vivo?
    Ero qualcuno, finalmente?
    Doc: Apri gli occhi Jared
    Si, ero io finalmente…
    Avevo aspettato quel giorno da mesi forse, come se avessi preso un biglietto, e avessi aspettato il mio turno…che piano è arrivato
    Mi svegliai…
    Aprì gli occhi…e vidi ora, si quello che avevo sempre voluto vedere…
    Nulla
    Doc: Ci vedi Jared?
    No, non vi vedo, volevo rispondergli…non ho la percezione della vista, volevo urlare…ma non parlavo…allora ero muto?
    Poi eccoli..persone accanto a me ombre, poi distinsi i colori…gli occhi…eccoli, adesso guardavano…si ed ero vivo
    S: Jared?
    Mi girai verso la voce, era quell’uomo che avevo visto piangere
    Poi mi guardai intorno la stanza…bianca anche questa, vedevo i miei piedi nelle lenzuola..poi mi toccai i capelli, erano biondi, come mi avevo visti prima…poi mi ricordai del polso ed eccolo li, quel segno strano.
    Doc:Vengo tra poco per maggiori informazioni del suo risveglio..è stato un miracolo
    Miracolo?
    Cos’è?
    Aprì la bocca e usci un suono muto, poi cercai di parlare…ma non fu possibile, la mia gola voleva solamente acqua…forse era troppo poco quello che avevo bevuto.
    S: Jared…
    Lo vedevo, e mi era vicino…era un uomo abbastanza alto, con i capelli castani, e molto strani, tutti alzati…i suoi occhi erano verdi, come il colore di quella donna, le sue mani possenti le ricordavo ancora.
    Inclinai la testa, e riuscì a parlare
    J:Chi sei?
    Mi guardò perplesso
    S:Sono Shannon, Jared..tuo fratello
    J:Io non ho fratello, e poi non conosco questo Jared
    Si, io non sapevo più nulla…solamente che le persone che avevo visto prima…non c’erano più e non ci saranno mai più
    J:Sono il signor nessuno
    S:No tu sei, Jared…ti ricordi?
    No, non ho nessun ricordo di quell’ uomo, neanche sapevo che fino a tre minuti fa esistesse
    J:Se mi chiami Jared è il mio nome, ma tu non sei mio fratello, non ci siamo mai visti prima
    S: Jared io sono Shannon, e non potrei mentirti…non lo farei mai
    J:Quindi mi posso fidare di te?
    S:Si…se no non sarei qui
    Cominciai a conoscere quell’uomo che prima si disperava per me ora parla in modo brusco e rabbioso
    J:Posso farti una domanda?
    Si mise di fronte a me con una sedia
    J:Perché abbiamo questo?
    Mostrandogli il mio polso
    S:…Non lo ricordi?
    J:So solamente, che mi chiamo Jared e sto parlando con una persona che dice essere mio fratello
    S:L’ultima cosa che ricordi, da quando ti sei svegliato cos’è?
    Non potevo dirgli che avevo visto persone morte…allora mi concentrai sulla luce
    J:Ero seduto, e una cosa molto luminosa mi avvolse, e per il resto…so solo che tu sei qui
    Mi guardò…
    S:Tutto quello che abbiamo costruito insieme
    Lo guardai…
    S:Forse, la devi fare tu adesso la tua parte
    Si alzò
    J:Mi lasci cosi? Questo significa per te essere fratelli?
    S:So che tu sai molto più di quello che mi hai detto, e forse dovresti costruirlo tu il tuo nuovo futuro
    Mi lasciò solo anche lui…
    E questo il risveglio che mi aspettavo?
    Lui mi avrebbe aiutato?
    Non credo…
    Vorrei solo che ritornasse tutto al momento della luce…
    E che una volta per tutte scoprissi chi sono..
    Ma forse è troppo tardi ora, per chiedere aiuto a qualcuno…e lui non mi aiuterà mai più

  5. #5
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    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
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    Mi misi a sedere sul letto, quella inutile conversazione mi fu fatale…capivo sul serio chi sta vicino e chi non ti può sopportare, cose che capitano, ma una persona non ti può gettare cosi quando ti sei appena svegliato e non si nemmeno come ti chiami.
    Vidi che era molto presto l’alba stava per arrivare, un nuovo giorno mi attendeva con la mia nuova vita..con la mia nuova identità.
    Entrò nella stanza un medico che mi fece delle domande a cui non sapevo rispondere
    Doc: Non sai chi era alla guida?
    J:Non mi ricordo nulla, ricordo solo che mi sono svegliato e una persona mi ha detto che mi chiamavo Jared
    Doc:Non sai quanti anni hai?
    J:Non, lo so forse 30, 35?
    Doc:No ragazzo 28
    J:28? Posso fare tantissime cose a 28 anni
    Doc:Si, tutta la tua vita
    Mi sorrise, ma non era convinto…mi accontentavo anche di sciocchezze ora…perché adesso avrei conosciuto il mondo
    J:Posso chiederle un favore?
    Docimmi tutto
    Mentre scriveva sulla sua cartellina
    J:Potrei uscire ad osservare il mondo?
    Doc:C’è un parco potremmo accompagnarti li
    J:Sul serio?
    Doc:Certo
    Aprì la porta e se ne andò, di nuovo solo…
    Sapevo che non potevo farlo, ma mi alzai dal letto..mi affascinava il mondo circostante…io dovevo essere li a godermelo fino alla fine…perché sarei ritornato…tardi ma lo avrei fatto
    Entrò un infermiera che rise a vedermi
    Mi girai di scatto..e abbassai gli occhi dalla vergogna
    I:Vieni siediti qui
    Mostrandomi una sedia a rotelle
    Era molto alta e comoda…mi rilassava essere portato..forse tutto quel pianto era solamente nell’immaginazione di questo luogo…passammo dalla cardiologia, quando in sala d’aspetto vidi quella donna bellissima, fermai l’infermiera e scesi in cardiologia
    I:Non puoi, devi salire qui
    J:Verrò con i miei piedi
    Lei alzò le spalle e andò dall’altra parte della stanza
    Mi sedetti vicino a quella donna e lei mi guardò
    J:Ci siamo visti prima
    Lei annui
    J:No ti ricordi di me?
    Lei annui di nuovo e avvicinò la testa alla mia spalla
    J:La tua bambina dov’è?
    Lei mi fece capire con gli occhi che era in cielo
    J:E’ morta?
    Annuì
    J:Non riesci a vederla?
    D:Come pensi che veda la mia bambina?
    Mi chiese irrigidita e si alzò dalla mia spalla
    J:Io…prima..
    D:Tu non eri qui prima vero?
    J:Non lo so…ma io l’ho vista, era una bambina bellissima e so che ti ricorderà sempre
    Mi avvolse in un caldo abbraccio
    Non sapevo che esistesse una cosa cosi bella e affettuoso come l’abbracciarsi oppure tutte le volte che l’avevo fatto nell’altra vita, l’avevo fatto cosi inconsciamente da non capire quanto fosse prezioso.
    Arrivo l’uomo con lo stesso anello al dito con due caffè in mano, mi guardò in malo modo
    Allungai la mano destra
    J:Jared
    Ora volevo farmi conoscere
    R:Robert piacere
    Sapevo che si stava creando una nuvola di tensione cosi decidi di andarmene..ma sapevo che non mi sarei mai dimenticato di quella bimba che cercava un nascondiglio dopo essere morta…
    Arrivai alla porta di vetro e lo stesso parco mi attendeva…ma Peter non c’era..forse anche lui…mi aveva lasciato…
    Non capivo, perché io li riuscivo a vedere, prima si e ora no?
    Forse perché prima volevo che io li vedessi?
    Oppure perché adesso mi rendo conto che non posso vedere morti?
    Sinceramente io non me ne vergognavo affatto, perché se una cosa si fa non ci si deve pentire minimamente, forse perché quella cosa si doveva fare per istinto, e non si può chiedere scusa a se stessi…
    Aprì la porta, e vidi quello che avevo visto prima…ma vidi una persona che conoscevo vicino un muretto che aveva qualcosa in mano e a tessa bassa diceva alcune parole.
    Mi avvicinai a lui e lo osservai come un cucciolo smarrito.
    Alzò la testa e mi sorrise.
    S:Cosa ci fai qui?
    J:Volevo cercarti
    S:Non hai detto che tu non hai fratelli?
    J:Io ora non so nulla di nessuno…neanche di me, ed è per questo che vorrei costruire il mio nuovo futuro
    S:Pensi che sia cosi facile?
    J:Se si fa con la persona che ti vuole bene, si
    Abbassò gli occhi, come per farmi capire che stava pensando e alzò dalla sua mano una piccola cuffia.
    S:Senti qui
    La presi e l’infilai nell’orecchio, e ascoltai quella melodia…
    S:Ti piacciono?
    Continuai ad ascoltare le parole, che diceva quella voce cosi oscura, quasi come se fosse una macchina…parlava di molte cose che facevano parte dell’universo…e robe simili, questo mi faceva venire i brividi
    J:Sono molto bravi…mi piacciono molte delle parole che dice nella canzone, anche se la cosa che mi piace di più e il fatto di come siano cosi omogenei sia il cantante che le persone che suonano…
    S:Lo so
    J:Come si chiamano?
    S:30 seconds to mars
    J:trenta secondi a marte…che nome buffo
    S:Non è buffo è una teoria
    J:Sai molto, di questo gruppo musicale?
    Siù di quanto tu creda
    Mi faceva impressione del modo in cui mi guardava…proprio come se lui ci stesse dentro
    J:Aspetta non dirmi che tu…
    S:Si…e anche tu ne fai parte
    J:Io?
    Chiesi stupito
    S:Si, la voce che ti dai i brividi quello sei tu
    Era impossibile, mi risveglio da non so quanto tempo, e poi mi dicono che io canto in un gruppo…
    Non so spiegarvi come mi sentivo il quel momento…se male o bene, cioè la mia vita me l’ero già costruita in passato quindi,non poteva essere più il mio amato futuro da ricominciare da zero…io avevo delle responsabilità ormai.
    S:E sei anche abbastanza conosciuto..ora
    Sorrise
    Ma io non ero affatto contento, io volevo ricominciare da capo, non volevo essere schiavo di quello che facevo prima.
    E se adesso non ero più intonato?
    Non sapevo suonare più nulla?
    Non potevo essere in ansia, no per una cosa che non mi andava bene
    S:So come ti senti
    J:Come?
    S:Non vuoi continuare
    J:Come lo fai a sapere?
    S:Perché sei mio fratello
    Forse era sul serio una persone che ci teneva a me…e io cosa avrei dovuto fare, dargli torto e cambiare vita, oppure essere il me di sempre
    S:Non devi decidere, non comincerai subito, ti abituerai non preoccuparti, poi vedrai che tutto ti verrà spontaneo, perché nella vita si nasce con uno scopo e bisogna finirlo e come l’hai seguito fino a pochi mesi fa lo farai anche ora, perché non puoi e non devi lasciare che il tuo scopo si perda come si è perso tutto quello che avevi fatto…ecco perché ricomincerai da zero, ma sapendo quello che saranno i tuoi rischi
    Forse aveva ragione, io dovevo lo stesso ricominciare da zero, perché non sapevo nulla e come spontaneamente se ne andato spontaneamente ritornerà
    J:Posso fare una cosa?
    Alzò la testa
    Mi attaccai a lui abbracciandolo, adesso sentivo sul serio chi mi voleva bene, e pensavo che sul serio la mia vita era ritornata da capo, non potevo far altro che viverla…

  6. #6
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    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (dream, only that)


    Fratello, un essere cosi particolare e deciso…che sa sempre quando e dove aiutarti, nei momenti difficili e nei momenti migliori, ha sempre la parola pronta…ogni volta che ne hai bisogno.
    Anche il mio.
    Si.
    Anche il mio.
    S:Jared?
    Ora non respiravo, la mia faccia impressa sulla sua spalla non faceva entrare aria nei miei polmoni, ma adesso cosa mi importava dei polmoni se avevo lui?
    Nulla.
    Perché adesso avevo tutto, avevo scoperto e sapevo come ricominciare.
    S:Jared?
    La sua mano si intrecciava nei miei capelli creando brividi sulla schiena, proprio come se cercavo il calore, e il brivido mi faceva trasalire e poi scompariva via.
    J:Grazie
    Le mie labbra provocavano un suono sordo su quella maglia, proprio come se avessi una grande lingua che non mi faceva pronunciare i suoni giusti
    Si cosa?
    Alzai la testa.
    E sapevo che avrei maledetto la mia lingua lunga per avermi fatto alzare dalla quella posizione.
    J:Non lo so.
    Ora ci davo dentro.
    Non sapevo sul serio come rispondere ad una persona che avevo conosciuto da pochissimo…proprio come si mi stessi innamorando di me stesso…o per lo meno del mio stesso sangue.
    Ma non era amore quello che provavo, non era bene quello che provavo…
    Era una cosa che neanche io riuscivo a comprendere, si distoglieva da ogni limite, da ogni persuasione, da ogni inganno…da ogni perversione, da tutto ciò che vedevo..e che amavo.
    Una cosa che ti colpiva in profondo e non ti faceva andare via, una cosa che era solamente tua e che non poteva essere cambiata con gli altri.
    Mio.
    Solamente mio.
    S:Jared, volevo dirti alcune cosa sulla tua vita
    Mi impressionò quel suo sguardo, di chi ha passato molto, di chi ha sofferto, e di chi a amato troppo e non abbastanza per tenere strette le persone care.
    Jimmi
    S:Noi non abbiamo una, famiglia diciamo normale
    Aggrottai le sopracciglia
    Cosa significava, che ero adottato?
    Che non sarebbero venuti a prendermi le persone che speravo?
    S:Tu, cioè noi…non abbiamo rapporti con la persona maschile che ci ha fatti, cosa che non si potrebbe chiamare padre, poi nostra madre è lontano, ma è una grande donna, è stata sempre accanto anche quando tu non lo sapevi…e poi il cognome che tu hai Leto era del secondo marito di nostra madre.
    Tutta la mia bella casa mi era crollata addosso, perfino il terreno
    J:Frena, tu mi stai dicendo che sarei il figlio di una persona che non esiste?
    S:No, cioè in un certo senso si
    J:…
    S:In pratica, Jared adesso mi trovi non adatto a parlare di queste cose, perché prima le avevamo vissute cosi piano, e anche tante volte indolore, che non mi pareva il tempo aveva fatto questo alla nostra vita, ma adesso che tu ti ritrovi ad affrontarla da capo…
    J:…sarebbe una pugnalata al cuore per la seconda volta..ora so anche io come ti senti
    Mi sorrise, il suo sguardo ora era cosi armonioso con i suoi movimenti, cosi semplice ma nello stesso tempo complesso, con la semplicità dopo un po’ non fa ricordare nulla di quello che si vede quindi in un certo senso monotono, ma la sua semplicità scolpiva tutto quello che si poteva chiamare non semplice, facendola diventare.
    Lui ora era qui.
    Qui.
    Proprio dove il cuore premeva facendomi male.
    S:Jared? Jared? Ti senti bene?
    No.
    Non ora.
    Non ora ti prego.
    Ora che avevo capito tutto.
    Ora che la mia vita era incominciata.
    Supplicare non serve ora.
    Chiedere aiuto è da codardi.
    Ma sopravvivere è da saggi.
    Il cuore, lo sentivo battere, nel mio petto, nelle mio orecchie sentivo il suono, nelle mie vene il mio sangue scorrere.
    Nel mio cervello le idee passavano velocemente, gli istinti erano fulminei, ma la capacità di urlare erano nulle.
    Ma sentivo ora le mie ginocchia sull’erba morbida, e fresca, le mie mani accartocciarsi e la mia bocca riempirsi di sangue, e la testa cadere giù.
    Pesava, essere cosi.
    Essere senza forza.
    Essere cosi codardi.
    S:Jared? Ti prego ascoltami
    Le sue dolci mani sulle mie guancie, e forse lacrime, bagnavano le mie mani.
    Persone, mi portavano su una bellissima nuvola.
    Non potevo di nuovo morire.
    Non ora.
    Perché forse codardo ero nato, ma saggio ci ero diventato.

  7. #7
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    Predefinito Re: Look into the new future's face

    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (The memory of my memories)


    Urli.
    Solo questo.
    Urli.
    Non sei solo.
    Ci sono io.
    Ma non era vero.
    Io non c’ero, e tu mi proteggevi…cosa potevi fare se non urlare?
    Non preoccuparti, io sono qui.
    Non me ne vado.
    Ora sono io quello che piange ma non posso farlo, e mi chiedo il perché la morte vuole me..
    Io voglio vivere.
    Voglio stare con te.
    Mi prende e mi butta via…prendermi per sempre non sarebbe stato bello…
    Ti ricordo.
    Nei miei pensieri tu ci sei.
    Sempre.
    Non sei solamente una persona.
    Tu sei me.
    Ora cosa faccio?
    Avevo già finito di lottare?
    Non capivo..
    Io ero li lo sentivo.
    Io guardavo tutto, sentivo tutto, ma non reagivo…ma io ero li…lo ero per davvero…ma cosa potevo fare se non aspettare che tutto finisse…
    Ora mai la decisione era stata fatta…e io non potevo far altro che obbedire.
    La tua mano era nei miei capelli e le tue sensazioni le trasmettevi con il tocco della tua mano…so che sei triste…ma non devi pensare che io non ci sarò più…perché io sarò qui vicino a te..
    S:Ti ho conosciuto adesso e già te ne vai? Che fratello sei?
    Lo so ti ho deluso.
    Ma ora è troppo tardi, per sempre.
    Senti un forte dolore, che mi trapasso la pelle…cosi forte che non riuscì a respirare per alcuni minuti, sul torace…e poi senti il mio cuore battere, battere di nuovo…adesso lo sentivo sul serio… adesso sentivo che c’era finalmente…e forse non mi avrebbe più tradito..lo speravo.
    Tu non eri li.
    Lo sapevo.
    Ne ero certo.
    Non sapevo il perché non mi avresti più aiutato.
    Ti avevo deluso fin troppo.
    Lo sapevo.
    Ma…ora lo sai…ora sono troppo avanti per rimettermi sui miei passi…dovrai solamente aspettare…con o senza di me…
    Doc:Si è ripreso finalmente…non riesco a capire cos’ha
    Infe:Sarebbe meglio avvisare un suo parente
    Doc:NO! Mi ha detto di non avvisarlo di nulla…non ne vuole sapere.
    Avevo pensato giusto.
    Tu non eri un saggio e nemmeno un codardo eri solamente un vigliacco.
    Mi avevi lasciato solo.
    E come eri venuto te ne sei andato…senza di me…
    Perché i vigliacchi si riconoscono subito..e io ne avevo avuto la prova.
    Passarono giorni forse, o settimane, ma non ricordavo almeno il giorno in cui mi ero sentito male…ma almeno ricordavo chi ero…non lo avrei mai più dimenticato..o almeno sapevo chi erano quelli che mi stavano intorno.
    Un tonfo.
    Un pianto, e singhiozzi.
    Tu non avresti pianto…non adesso.
    Ma mi sbagliavo, perché quello eri tu, lo sapevo.
    S:…Tu, sei solamente una persona inutile, questo lo sai.
    Un altro singhiozzo
    Il mio cervello godeva a quella sensazione
    S:Sei un bastardo!
    Mi prese la mia mano e la stritolo, non mi faceva male, ma sentivo il suo dolore la sua tristezza…lui era infelice e io sapevo il perché
    S:Tu mi fai stare cosi, e io questa cosa la odio…tu non dovevi esistere, ma se non saresti esistito io come avrei fatto?
    Tu mi usi, e mi fai stare cosi..lo so…ma se non sto cosi mi dovrei uccidere e non mi va di farlo per te, il rimorso e la cosa più brutta che mi possa capitare…e tutta colpa tua e lo sai, lo sai bene tu…
    Si lo sapevo benissimo.
    Io so come ti senti.
    Io ti capisco.
    Ma sai…tutte le pecore dopo una giornata di pioggia ritornano all’ovile.

  8. #8
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    Predefinito Re: Look into the new future's face

    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (The wish see you again)

    Doc:Salve, come si sente?
    Come pensavi che si sentisse una persona che non ha nessuno, e che si appena risvegliato prima di morire?
    Mi girai a guardare il cielo, cosi perfetto nelle sue imperfezioni, pensare che quello che stava fuori doveva essere mio, ma non lo era stato perché tu mi hai tradito.
    Codardo.
    J:Bene
    Vidi il viso affaticato della notte precedente, solcavano due occhiaie di un lieve viola, la sua barba incolta gli dava un grande fascino, ma dava l’impressione di un uomo vissuto che aveva lottato tanto per quello che aveva fatto.
    Dalla sua mano sinistra luccicava un grande anello d’oro all’anulare, proprio come c’è l’aveva quella bellissima donna che avevo visto in sala d’attesa
    Doc: Meglio cosi
    Mi sorrise.
    Doc:Passami per favore quella siringa
    Mi volsi e vidi una ragazza poco più che 20enne, cosi dolce nel suo sguardo, mi sembrava cosi tanto giovane per un lavoro cosi pieno di dolore come il suo, forse la vita che gli era stata data era cosi dura che l’unico scopo era questo…
    La sua piccola mano bianca passò quel arnese che faceva tanto male, ma era l’unico modo per curarmi…
    Si girò a guardarmi i suoi occhi cosi neri, mi parevano mi portassero con se , in un posto a me sconosciuto ma pieno di insidie..i suoi capelli, cosi lunghi, erano raccolti in una coda bassa, anche questi color pece…nessun riflesso della luce rifletteva quella persona cosi nera..forse lo era anche di animo…
    Trasalì.
    Uno sguardo ancora e mi avrebbe ucciso, sul serio forse.
    Doc:Mi dia il braccio ora, per favore
    Mi punse, il braccio in cui non avevo attaccato nulla.
    Doc:Ora sentirai bruciare tutto, ma vedrai che sarà per poco, poi guarirai te lo assicuro.
    Lo speravo.
    Volevo uscire da questo edificio infernale, non c’è la facevo più…
    Attacco all’ago una specie di fiala, con dentro un liquido verde accesso.
    Sentivo il liquido diffondersi nelle mie vene, e sorpassare tutti i globuli rossi, poi si avviava verso l’arteria più vicina si infilò dentro, il bruciore mi avvolse.
    Il braccio cominciò a tremarmi e i muscoli si contraevano facendo vedere le vene verdi del mio braccio…mi fece malissimo la testa,come se un piccolo ciclone stese facendo subbuglio, mi si annebbio la vista, e un dolore al braccio mi invase..
    Svenì.
    Ora lo vedevo.
    Vedevo il sangue che mi percorreva e il liquido che si diffondeva, nel mio corpo.
    Era arrivato al cuore e lo aveva avvolto, poi verso i polmoni e avvolse anche quelli…arrivo fino al mio cervello, e mentre percorreva la strada sentì dei brividi di calore su tutto il corpo, proprio come se avessi delle eccessive sensazioni di calore.
    Sentivo caldo, troppo caldo quasi da soffocare, l’aria che respiravo era poca ed era ancora più calda…
    Mi senti un panno freddo sulla fronte, avevo la febbre?
    Non lo sapevo ma il caldo mi procurava sudore e ormai il liquido verde si era impossessato di me come se piccoli batteri mi attaccassero da ogni parte del corpo e io no sapevo come distruggerli.
    Fortunatamente aprì gli occhi, e lo vidi, era accasciato su di me, stava dormendo, e una sua mano stringeva il mio ventre.
    I codardi si riconoscono sempre.
    Hanno bisogno sempre di qualcuno da lasciare e poi riprendere…ma hanno sempre paura di tutto, e tu avevi paura che morissi, ma non dovevi fare in quel modo perché mi avevi perso, lo so, ma avresti perso tutto quello che ti stava intorno.
    Codardo.
    J:Shannon
    S:…
    J:Shannon
    Aprì gli occhi e mi guardò, si asciugo gli occhi con la manica della sua felpa.
    S:Ciao
    Annui
    S:Sai che sei un bastardo?
    J:Lo sei anche tu
    S:Credi che mi faccia felice vederti cosi? Se tu non vuoi vivere basta che me lo dici senza farmi stare cosi…perché non mi piace piangere soprattutto per una persona inutile come sei tu.
    Si appoggio allo schienale della sedia e si girò dall’altra parte per non guardarmi in faccia.
    Lo contemplavo in tutta la sua bellezza…si non si può ammirare una persona che ti fa cose del genere, ma lui era una persona, mio fratello…e se non lo amassi cosi tanto non sarei cosi stupido da rivolgergli la parola.
    J:Io non piangerei per una persona inutile, significa che mi hai a cuore
    S:Io non sono te
    Una lacrima solcò il suo viso
    J:Lo vedi io non sto mica piangendo per te, la persona inutile in questo contesto sei tu.
    S:Io piango per chi mi pare va bene?
    Si girò e mi guardò in faccia,i sui occhi luccicavano, e la sua rabbia stava uscendo fuori.
    S:Se non vuoi che io stia qui, basta che me lo dici , cosi almeno faccio tutto da solo e quando sarai più grande non dovrò mantenerti, e pensare che mi ero anche alzato dal letto, per te, per te che sei un piccolo pezzo di mondo che si trova solo nell’infinito, solamente inutile a tutto cioè che fa…sei solamente un piccolo uomo che non ha speranze, una gomma pestata da tutti, una nullità… mi fai solamente schifo
    Io non sono, come te, io non reagisco a quello che dici, e poi la nullità e il codardo vanno a braccetto.
    J:Speri di ferirmi vero? Ormai ci sono abituato, ho capito che se non lotto io nessuno lotterà per me, e contare su di te e come chiedere a uno zoppo di attraversare la strada, e come dire a un sordo di ascoltare Il barbiere di Siviglia, come dire a un cieco di vedere Il Fantasma dell’Opera, e come chiederti di non essere un codardo…una cosa senza senso
    S:Sei un ignobile, avrei fatto bene io a guidare il taxi, non avrei mai dovuto chiamare l’ambulanza, si, sarei stato felice se tu saresti morto, e sono felice quando chiederò di staccarti la spina, sarò felice quando ti vedrò soffrire nei tuoi ultimi minuti di vita.
    Se piangevo potevo risolvere qualcosa?
    Non credo..ora la mente farfugliava cose inutili come il perdono o robe simili, ma perché a lui?
    Si lo so mi avrebbe ucciso, ma non gli avrei dato la soddisfazione di farlo, mi sarei ucciso prima, proprio come fece Seneca…
    Mi hai spinto a farlo…e adesso le tue saranno le colpe.
    Gli occhi mi si appannarono e piansi, una lacrima scese sulla mia guancia e cadde sulla stoffa della coperta
    S:Piangi, ora perché non piangerai mai più
    La mia voce tremava
    J:Io piango quando lo dico io, e tu non avrai soddisfazione di fare nulla di ciò che hai detto
    S:Non avresti il coraggio di ucciderti, ti conosco fin troppo bene.
    J:E se fossi cambiato?
    S:Il coma non può cambiare nessuno, non può farli diventare nessuno, tu non sei niente e non sarai niente.
    Senza neanche guardarmi chiuse la porta sapevo che era ancora li…senti un colpo di tosse e poi dei passi che si allontanavano.
    Tu, essere ignobile, essere senza cuore, essere senza amore e senza famiglia.
    Tu che mi hai fatto piangere.
    Tu che prima mi prendi e poi mi scaraventi via.
    Tu che sei la persona che credi di essere.
    Tu che sei mio fratello.
    Le lacrime non finivano di scendere, le parole cosi brutte che mi aveva detto, mi voleva uccidere, perché lui ne era felice…
    Cosa credi che io sia?
    Un oggetto?
    Un peluche?
    Una ******a?
    Sono un essere umano, e soprattutto tuo fratello, e non puoi farmi questo, perché tu sai cosa provo per te..ma i codardi non sentono nulla, i codardi non reagiscono…
    Hanno paura e basta.
    Ma non ti preoccupare non ti farò sporcare le tue candide mani.
    Non ti farò piangere per finta, solamente per essere consolato.
    Non mi vedrai più, se questo che vuoi, il mondo non mi vedrà più, e la vita che speravo un giorno mi avesse accolto a braccia aperte, mi aveva voltato le spalle.
    Non conoscerò mai mia mamma.
    Mio padre.
    I miei amici.
    I miei familiari.
    La mia casa.
    La luce del sole.
    Un sorriso sulla mia bocca appare come per magia
    Perché forse finalmente potrò rivederti Rachel, proprio come ti avevo promesso…

  9. #9
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    Predefinito Re: Look into the new future's face

    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (murder or sucide?)

    Vorrei specificare che il titolo non c'entra nulla..


    Quella notte avevo sognato di essere un grande albero di ciliegio, dove il vento portava via le mie foglie, e accarezzava i miei frutti, dove l’autunno mi faceva sembrare una persona…
    Una grande distesa verde avevo davanti i miei occhi e un piccola cascata alla mia destra faceva questo luogo una posto molto romantico.
    Le persone venivano sotto di me e inginocchiandosi mi rivelavano dei segreti.
    I loro.
    Cosi meschini.
    Cosi crudeli.
    Si confessavano, piangevano e pregando mi dicevano di dargli un consiglio, e poi andavano via.
    Ad ogni segreto la mia bellezza svaniva, cadeva una piccola fogliolina…e loro mi raccontavano i segreti.
    Violenze.
    Omicidi.
    Suicidi.
    Droghe.
    E io ogni giorno mi essiccavo sempre di più, volevo dirgli di piantarla, ma l’albero di ciliegio ti confessava e ti mandava via con l’animo puro, mentre io oscuravo la mia anima.
    Diventai un albero spoglio e raggrinzito, con dei segni sulla corteccia, ero solamente rami, e le persone che venivano sotto di me venivano per addormentarsi o per farsi.
    Non c’era più la distesa verde, non c’era più la cascata, non c’erano più i segreti.
    Mi ricoprivano le fiamme.
    Facendomi bruciare nei miei peccati.
    Mi alzai di scatto e stavo sudando, mi sentivo bene, adesso che sapevo che era un sogno…
    Era notte fonda ancora, le luci della città si intravedevano attraverso le tende bianche.
    Mi misi seduto sul letto e appoggiai la testa sulla sponda bianca del letto e sospirai.
    Pensavo ancora alle tue parole, cosi crudeli che mi spezzarono il cuore, ma perche facevi cosi?
    Perché volevi farmi soffrire?
    Perché non volevi che ricostruissimo la nostra vita insieme?
    Adesso non potevo piangere per lui
    Non per un codardo
    Le mie guancie si bagnarono per l’ennesima volta di lacrime salate.
    Le asciugai con la mia mano ma non riuscivo a farle smettere, un piccolo suono usci dalla mia bocca.
    Piangevo.
    Non avevo mai pianto prima, il cuore mi batteva all’impazzata e il mio affanno rimbombava nella stanza, le mie mani graffiavano il mio viso e i mie occhi facevano scorrere questo liquido salato.
    Emettevo versi strani, strani alle mie orecchie ma non riuscivo a fermarmi, ma mi stavo sfogando, almeno non avrei sentito più peso.
    Gli occhi mi bruciavano, e avevano smesso di lacrimare, ora affannavo solamente e vedevo nelle mie mani tutto il mio dolore dell’atto commesso…
    Tu mi volevi morto…
    Ti avrei accontentato
    Non sapevo cosa fare, mi stavo agitando stavo sudando, e se non avrei smesso avrei ricominciato a piangere.
    Il rimorso stava salendo, e stavo cominciando a tremare
    Piansi di nuovo.
    Non sapevo come si poteva morire.
    Non sapevo in che modo.
    Non volevo morire ora volevo dargli solamente un preavviso di quello che sarebbe successo.
    Il sangue poteva uccidere decisi di mordermi la lingua cosi sarei potuto morire dissanguato.
    Addentai la prima volta
    Gemetti per il dolore
    Addentai la seconda volta
    I miei occhi si appannarono
    Addentai la terza volta
    Piansi
    Addentai la quarta volta
    Il fluido comincio a uscire
    Infierivo
    Infierivo
    E il liquido usciva.
    Lo sputai sul letto
    Sul pavimento
    Macchiai tutto
    E continuai ad addentarla
    Il dolore si percuoteva sulla mia pelle
    Ma non sentivo dolore cosi acuto perché le tue parole lo avevano già fatto.
    Addentavo
    Sputavo
    Addentavo
    Sputavo
    Adesso sentivo troppo dolore
    La mia lingua era tagliata in due
    Sentivo con le mie dita i segni dei denti
    Mi girava la testa
    Non sapevo cosa fare
    Avrei finito ora il lavoro oppure lo avrei finito dopo?
    Decisi che era meglio tutto e subito
    Le mie mani erano un misto di sangue e saliva
    Il lenzuolo era a chiazze
    E la mia bocca di riempiva secondo dopo secondo di un mucchio di sangue
    La parte sotto la bocca del mio pigiama era bagnata e rossa
    Scuro
    Presi il tubo dalla mia gola e lo staccai
    Ansimai
    I macchinari cominciarono a segnalare che qualcosa non andava
    Sapevo che quando sarebbero arrivati a zero avrebbero cominciato a suonare
    Dovevo finire il lavoro prima che tutto andasse a monte
    Mi restavano 21 secondi
    Staccai le spine al mio depuratore
    Ansimano
    Tremavo
    Staccai le flebo
    Ansimavo
    Tremavo
    Piangevo
    Mi girava la testa
    Il mio corpo si fermò
    C’è l’avevo fatta
    Sarei morto prima che tu lo dicessi
    Mi accasciai vicino al letto e ansimante cercavo di non piangere più
    Ora non avevo più ossigeno
    Non avevo più ferro
    Non avevo più calcio
    Non avevo più sangue
    Il sangue che scorreva nelle mie vene era sporco mi avrebbe ucciso il pochi secondi
    Risi
    Ora io ero in pieno potere di me stesso
    Mi ero scelto io il futuro
    Avevo scelto io di morire
    Perché non sono un codardo
    Sono solamente chi voglio essere
    Chi io voglia che io sia
    Perché chi sono non lo saprò mai…

  10. #10
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    Predefinito Re: Look into the new future's face

    LOOK INTO THE NEW FUTURE’S FACE
    (I’m breath into air…)




    Le emozioni sono le cose più belle che esistono, ti fanno sentire come vuoi, ti fanno liberare da ogni cosa che pensi e che desideri, ti fanno lottare contro le brutte cose della vita, ti fanno dimenticare tutti i problemi e ti fanno semplicemente sfogare e credere che su serio
    potrai aprire un'altra porta,
    potrai risvegliarti un altro giorno,
    potrai scegliere tra le tue scelte,
    potrai sentire che sul serio, qualcuno e li che ti aspetta…
    Lì.
    Cosa dovrei pensare oltre a maledire il giorno in cui mi sono svegliato?
    Cosa potevo sperare che qualcuno fosse ancora lì a dirmi ti voglio bene?
    Ormai non ci speravo più.
    Non speravo più da un po’ di tempo.
    Forse mi volevo illudere da solo che avrei trovato qualcuno nella vita che mi avrebbe voluto bene…
    Ma non c’è nessuno.
    Ormai mai più.
    O forse non c’è mai stato, e che mai ci sarà…
    Mai più…

    S:Come sta?
    Doc:Non abbiamo più risposta dal suo corpo
    S:Come non avete più risposta?
    Chiuse gli occhi e si sedette sulla sedia che stava di fronte alla scrivania bianca come la stanza, poi si aggiusto gli occhiali sul naso e lo guardò fisso negli occhi.
    Doc:Si, abbiamo provato a rianimarlo con le scosse elettriche ma nulla…aveva perso tanto sangue, secondo me aveva programmato il suo suicido
    Spostò le carte cercando di trovare un fazzoletto per asciugarsi gli occhi
    S:U-Un suicidio?
    Prese il fazzoletto e asciugo gli occhi grigi e le sue occhiaie e diede un fazzoletto al suo interlocutore.
    S:Non mi serve
    Scostò il fazzoletto
    Doc:Si, la ripeto un suicido, era impossibile che la lingua sanguinasse da sola e poi c’erano i segni dei denti sulla sua lingua.
    S:Ah
    Doc:Mi spiace…ora è in morte celebrale, faremo il più possibile ma non c’è più nulla da fare
    S:Non posso fare nulla?
    Doc:Niente…
    S:Lei mi sta dicendo che mio fratello è morto?
    Gli occhi gli lacrimavano di nuovo, ormai il fazzoletto che aveva usato era zuppo di sali dei suoi occhi, invece l’altra persona lo guardava con occhi fissi senza gettare una lacrima ansimava solamente, non gli importava che un pezzo del suo sangue era andato via e sapeva che non sarebbe mai ritornato.
    Doc:…si…
    Si alzò e stordito da quella parola lasciò quella stanza in un gemito di dolore, lasciando in lacrime il dottore, che oltre a dispiacersi per il paziente diverso da tutti, era arrabbiato per quell’uomo che come una bestia non si dispiaceva per nessuno.
    Spinse il bottone per ricevere una chiamata e ad alta voce disse parole confuse, stordite, impossibili da capire perché quel pianto era ormai perso come la persona che non aveva salvato.

    S:Tomo?
    Timmi Shan?Come sta?
    Non piangeva guardava fisso un punto, cosa doveva piangere, se non era rimasto nulla di lui…
    S:…non lo so
    T:Sul serio? Ti sento cosi strano
    S:No è il telefono, non preoccuparti…ma credo che non potrà più stare con noi
    T:Quindi sai qualcosa?
    S:No, cioè si..***** Tomo è morto
    T:Cosa?
    S:Si Tomo, si..non c’è più ed è tutta colpa mia
    T:Ti prego dimmi che è uno scherzo
    S:No…è la pura verità…ma adesso vedrò cosa faranno e poi ti faccio sapere
    T:Mi dispiace…posso venire a vederlo?
    S:No meglio di no Tomo faresti un torto a me.. ti chiamo io a e ti prego fai come se non fosse successo nulla
    T:E come faccio? E morto il mio migliore amico e faccio come se non fosse successo nulla? Shannon è tuo fratello
    S:Lo so, ma fallo per me, Tomo fai come se non fosse successo nulla
    T:Ci proverò
    Il pianto è una nostra emozione scaricata tra la rabbia e il senso di colpa, il più delle volte il pianto capita perché succedono cose belle ma non è mai cosi, il pianto annuncia sempre il nero e si sa il nero non ha sfumature…
    Scese quelle scale bianche cosi prive di emozione e andò nel piccolo cortile interno…camminò fino a che si appoggio su un muretto e stranamente tossi che provocò una piccola lacrima sull’occhio sinistro, la tolse subito,un uomo come lui come poteva piangere, per un uomo cosi inetto…e senza senso, era la vita che lo faceva piangere e farlo stare male…ma non poteva fare nulla per farlo tacere aveva pensato tutto lui, avevo espresso un desiderio e cosi fece, doveva essere felice ma come può esserlo adesso?

    Doc: Mi dia il bisturi per piacere
    Inf:Ma cosa vuole fare?
    Doc:Me lo dia!
    Tagliò il corpo del ragazzo, controllò il cuore i polmoni, il fegato, era tutto apposto, mentre il rianimatore lo aspettava perché sapeva che sarebbe dovuto intervenire
    Doc:Accendi la macchina
    Il sangue passò in tutti i fili contorcendosi con essi, entrava nella macchina e poi usciva dall’altro capo di un colore rosso vivo e poi entrava nel corpo, lo ricucirono e il rianimatore fece la sua parte.
    Nulla alla prima
    Nulla alla seconda
    Nulla nemmeno alla terza
    Ci provarono altre tre volte ma il corpo ormai era senza vita…misero i punti sulla cicatrice e lo portarono nella sua camera, e gli coprirono il volto bianco con un velo..ormai il tutto era fatto, neanche un miracolo c’è l’avrebbe fatta…neanche la sua forza di volontà
    Ora più nulla poteva salvarlo dal nero senza sfumature.
    Più nulla.

    Non finisce cosi..non vi preoccupate..^^

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