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Discussione: Just like heaven

  1. #21
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    Predefinito Re: Just like heaven

    (dal post precedente)

    Maya nel frattempo aveva finito di mangiare. Tremava, aveva gli occhi lucidi. Aveva un disperato bisogno di aiuto, ma da orgogliosa e testarda qual era non disse niente a nessuno e cercò di calmarsi da sola. Non aveva però tenuto conto della grande sensibilità di Jared, che oltre ad essersi accorto di tutto e di soffrirci come un cane, aveva forse anche capito cosa frullasse in testa a sua cognata. La prese per mano e la fece alzare. “Andiamo fuori” le disse senza darle modo di replicare, e lanciò uno sguardo eloquente a Shannon quando lo vide alzarsi di scatto con uno dei suoi balzi felini. Tomo lo trattenne per un braccio e gli chiese di sedersi per lasciarli un po’ soli: forse Maya aveva solo bisogno di uno sfogo che non fosse lui, proprio per non creare problemi alla loro storia.

    Appena fuori dal locale, la ragazza strinse l’altro contro un muro. “Perché dovete fare questa vita? Perché?” gli chiedeva disperata. “Voglio solo un ragazzo normale! Degli amici normali! Chiedo troppo?”
    Jared, inizialmente un po’ impaurito da quella reazione, le mise le mani sulle guance, asciugandole le lacrime. “Prima di tutto calmati, che non è niente di grave”
    “Sì invece, Jay! Voi non..”
    “Sssh” la zittì dolcemente, stringendola al petto. La sentiva tremare e cercò di distenderla, accarezzandole la schiena. “Siamo normalissimi, Maya. Così come ci siamo conosciuti. Ed è bellissimo così, fidati”
    “Ma come faccio io a… che ne so… Jared ho paura che tutto sia finto”
    “Finto?” la guardò negli occhi. “Ma come puoi pensarlo? Noi ti vogliamo bene, Shan ti ama! Che ci vedi di finto?”
    Maya non rispose e continuò a piangere, inumidendo la camicia di Jared.
    “Dì la verità, il problema è un altro. Non ami più Shan”
    Pianse più forte, arrendendosi di fronte all’evidenza. Che poteva farci? Il cuore non va a comando, e il suo era momentaneamente come congelato. “Mi sento una me*da!”
    Jared non sapeva cosa dirle. Eppure aveva sempre tante belle parole pronte… “Da quanto non lo ami più?”
    “Prima, così, all’improvviso! Lo guardavo e non sentivo più nulla, avevo solo… paura. Non di lui, eh, del futuro. Perché noi non abbiamo un futuro insieme, Jay, è palese! E pure lui, che ci crede così tanto…”
    “Basta dire sciocchezze.” le diede un bacio sulla fronte. “Non lasciare che le tue paure ti impediscano di volare” la strinse di nuovo a sé, coccolandola teneramente per consolarla. Le voleva così bene! Accarezzò le sue guance morbide e umide e le sorrise. “A volte bisogna avere il coraggio di rischiare. Soprattutto se stai lottando per il Paradiso” le poggiò le labbra sulle tempie, chiudendo gli occhi e cercando di farle capire quanto tenesse a lei.


    “Ma siete impazziti?” Shannon li guardava basito.
    La ragazza tolse il viso dall’incavo del collo di Jared, così come lui smise di accarezzarla. “Shan, la stavo solo consolando. Non è come pensi, giuro!”
    Shannon sorrise. “Lo so, scemo. Dicevo, siete impazziti ad essere usciti senza giacche. Fa un freddo bestia!” porse le giacche e entrambi. “O, come dice Eli, tira ‘na giannetta!”
    Jared si vestì e Maya fece altrettanto.
    “Ok, io torno dentro. Continuate pure”
    Maya lo afferrò per un polso. “No, aspetta. Devo… parlarti”
    Shannon sorrise, felice che dovessero chiarire. Anche se non era molto sicuro che ci fosse poi così tanto da ridere… Jared allora capì che doveva lasciarli soli e tornò dentro, sperando con tutto il cuore che potessero risolvere.



    C’era solo uno strano silenzio, spezzato unicamente dai loro respiri. Dopo due o tre minuti Maya si decise a parlare.
    “Scusa se ti ho trattato da schifo” sussurrò, con lo sguardo basso.
    “Non fa niente”
    Di nuovo silenzio. E poi, così, come un getto d’acqua fredda, parole che non avrebbe nemmeno voluto dire. “Non sono più sicura di voler stare con te”
    Shannon si sentì come una spiga di grano, prima così forte e brillante al sole, ma improvvisamente abbattuta dall’arrivo di una falce crudele e spietata. “Non… non è vero”
    Maya si sfregò le mani, tutte intirizzite dall’aria gelida. “Mi dispiace. Non posso prenderti in giro”
    Shannon si sentì morire. Appassire lentamente, senza più speranza di tornare indietro. Rivolse gli occhi verso di lei. “Come puoi farmi una cosa del genere?” alzò poco la voce.
    “Preferisci una storia falsa?”
    “No. Meglio se non fosse mai iniziata, a questo punto” si allontanò nel buio, ma dopo pochi passi tornò indietro: lei era ancora lì. “Stavolta è davvero finita, Maya. Per sempre”
    Cosa doveva dire? Beh, l’aveva voluto lei. “Però ti voglio bene, Shan”
    “E io ti amo! La capisci la differenza?” urlò di nuovo, stavolta lasciandosi sfuggire qualche lacrima. “Io speravo in un futuro insieme a te! Mi sto mettendo in gioco per TE, per NOI!”
    “Shan, io ho paura. E fa male.”
    “Farà più male quando ti renderai conto della ca**ata che hai fatto” si passò una mano sul viso. “Sei innamorata di qualcun altro?”
    Scosse la testa, senza paura di quello che stava per dire. “No, Shan. E’ molto più semplice. Non provo più nulla per te, ecco tutto”
    Sbattere la testa al muro? Prendersi a pugni nello stomaco? Cos’altro avrebbe potuto fare per sfogare tutto quello che aveva dentro? Promesse infrante, sogni sbiaditi, ricordi sempre più lontani. “Non cercarmi mai più” le sussurrò, avvicinando il viso a quello di lei.
    “Shan, ma io ti voglio bene!”
    “Non ci credo. E non mi interessa più ormai”
    “Smettila di fare il bambino. Non voglio litigare con te, voglio solo salutarti e ringraziarti per le belle emozioni che mi hai fatto provare. Sarai sempre un bellissimo ricordo”
    “Ricordo?” le labbra gli tremavano, gli occhi verdi annegavano in una pozza di lacrime, mentre le mani si torturavano a vicenda. “Avrei voluto una vita insieme a te, e tu ti accontenti di un ricordo?”
    “Io non sono ancora convinta” gli accarezzò le guance. “Ma sono sicurissima di volerti bene, questo sì.” Fece per dargli un bacio, più per abitudine che per desiderio.
    “No, Maya.” La scansò. “Se rinunci a me, devi farlo davvero” si allontanò di nuovo, senza dire altro.

    Maya abbassò lo sguardo a terra. Sapeva di aver sbagliato, ma non ce la faceva a sopportare ancora il peso dell’indecisione. E mentre lo vedeva andar via, sentiva una morsa allo stomaco e non riusciva a respirare: flash continui dei bei momenti passati insieme le attraversavano la mente. Capì subito di aver fatto l’errore più grande della sua vita, soprattutto quando vide, buttato a terra con disprezzo, il braccialetto viola che aveva regalato a Shannon poche ore prima.

  2. #22
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    Predefinito Re: Just like heaven

    Maya

    E’ inutile piangere ora. La colpa è tutta mia. Stringo tra le dita il braccialetto viola: l’avevo regalato a lui perché lo tenesse con sé a ricordo del nostro affetto. Ma quel gesto ha cancellato tutto: buttare via così l’unica cosa che ci tenesse in un certo senso ancora legati! Perché l’ha fatto? Facile: perché l’ho deluso. Ha ragione, in fondo non potrei rimproverargli nulla. Anzi, lui è stato sempre perfetto con me. Il problema è che io non riesco ad essere perfetta con lui: ho paura di innamorarmi di qualcuno che vedrò pochissimo, per cui piangerò nottate intere, a cui penserò in ogni attimo sapendo di non avere nessun altro tipo di contatto al di fuori di quello. Mi distrugge e non posso farci nulla.
    “Vuoi un po’ di latte caldo?” Mia sorella è entrata in camera. Stranamente stasera è qui con me: sono tornata subito a casa dopo aver rotto con Shan. Non mi andava di rimanere in giro a passare la serata come se non fosse successo nulla, perché io ci sto male.
    “No, grazie lo stesso”
    Si siede sul letto accanto a me, accarezzandomi i capelli. “Maya, tu lo ami, si vede. Il problema è che non lo sai.”
    Sospiro, guardandola come se per una volta potesse aver ragione. “E anche se fosse? Finirebbe comunque. E’ tutto troppo difficile.” Di solito non mi arrendo così. Ma stavolta non so che mi sta succedendo.
    “Lo sai che penso? Che nessuno può sapere cosa accadrà, ed è questo il bello. Sennò, che gusto ci sarebbe a vivere?”
    Da una parte ha ragione, però… “Sì, ma il punto è che se non lo amo non vale la pena di fare tutti questi impicci, giusto?”
    Mi dà un buffetto sulla guancia. “Appunto. Hai detto ‘se’. Ma tu lo ami, ammettilo a te stessa. E non fare quella faccia,perché ti conosco fin troppo bene per dirlo.”
    Forse, un po’… Ricordi. Eccoli che mi assalgono, senza pietà. I suoi baci lunghi e soffici, le sue carezze delicate, il suo sorriso irresistibile. La sua stretta di mano, il suo profumo, la sua risata. I suoi passi pesanti, il suo sguardo magnetico, la sua voce calda. Il suo corpo robusto, i suoi discorsi strampalati, le sue canzoncine idiote e i balletti scoordinati. Mi manca! E appartiene solo al passato! Ma lo amo? Che significa ‘amare’? Forse non lo so ancora, ed è decisamente grave.
    “Maya, ricordati che l’amore non si decide a tavolino. Bisogna viverlo e scoprirlo insieme, attimo dopo attimo. Ma solo se lo vuoi davvero.”
    Cavolo, sono ancora troppo bambina per poter nascondere le emozioni come si dovrebbe. Basta, la mia decisione l’ho presa. Sì, ok, cambio spesso idea… ma stavolta non tornerò indietro, devo crescere! Mi alzo e mi infilo le scarpe. “Vado a chiedergli scusa. E una seconda possibilità”
    Sorride, sistemando i lunghi capelli castani. “Come mai?”
    “Perché lo amo. E voglio che sia così giorno per giorno”

    **
    Sono in albergo, in camera di Jared e Tomo. Shannon è nella suite accanto alla loro, ma non posso entrare perché sta dormendo e non abbiamo la chiave.
    “Ragazzi, io voglio andare da lui. Costi quel che costi.” Mi slaccio i capelli e infilo l’elastico nella tasca dei jeans. “Ho sbagliato e devo rimediare”
    Jared è seduto sul suo letto. “Ho già provato a chiamarlo, ma niente. Ha il telefono spento.”
    “Metodi alternativi?” Tomo smanetta col cellulare, ma ci segue nel discorso. Gli manca tanto Vicki, anche se fa di tutto per non essere triste. “Che ne so, sfondi la porta…”
    O sennò… “Entro dalla finestra!”
    Jared sbarra gli occhi. “Non siamo a Dawson’s Creek, tesoro”
    Faccio finta di non sentire e mi affaccio. Il terrazzo è molto vicino a quello della stanza di Shan, che ovviamente ha lasciato la finestra aperta. Basta scavalcare e il gioco è fatto! “Oh, io ci provo!” Certo, non è molto facile, soprattutto per me che ho l’agilità di un elefante obeso. Ma se è l’unico modo per raggiungere Shan, beh… Non ho paura ad affrontarlo.
    “Occhio, eh, polp…” Tomo si alza e mi viene vicino. “Vedi di non farti male”
    “Tranquilli” inizio la mia operazione furtiva ma non così pericolosa. “Tornerò vincitrice” strizzo l’occhio ad entrambi salutandoli con la mano. Ecco, un salto e… Ci sono! “Wa, ce l’ho fatta!” e non mi sono nemmeno rotta i jeans. Fantastico!
    “Su, dai, salta dentro. E ricordati di chiudere la finestra”
    Rido e tiro un bacio con la mano. “Notte, belli”
    “E buona fortuna”
    Un ultimo sorriso, poi entro nella stanza di Shan. E’ così grande! C’è una bellissima vetrata su Castel Sant’Angelo, tutto illuminato di notte. Ma la cosa più bella di questa camera sta sdraiata sul letto, e si è accorta che sono qui. Ma non stava dormendo?
    “Che ca**o ti dice il cervello, Maya?” mi fissa con uno sguardo maligno che sembra così inappropriato al suo viso dolce. “Sparisci immediatamente”
    “Ah, quindi non ti frega perché sono qui…”
    Si alza dal letto, accostando da un lato le lenzuola. Vedo di nuovo il suo corpo scoperto e rabbrividisco. “Tanto è tardi ormai”
    Mi avvicino a lui. Sento un formicolio allo stomaco e calore alle guance. Vorrei abbracciarlo forte e fargli sentire che sono ancora sua, finché lo vorrà. “Shan,ho capito di aver sbagliato. E mi dispiace da morire.” Trattengo il respiro per pochi attimi. “Mi daresti un’altra possibilità?”
    C’è un silenzio lunghissimo e devastante. Sento il mio cuore tremare, incontrandosi con il suo sguardo crudo e gelido come non lo è stato mai. Cacchio, mi basta una risposta, ma non arriva. E ora ride, beffardo, scuotendo la testa. “Mi prendi in giro? Per quante altre volte dovrà succedere, Maya?”
    Allungo una mano sul suo viso, anche se lui indietreggia. Non scappare, porcaccia miseria! “Shan, io per te provo qualcosa che non riesco a spiegarmi, e... beh” Mi impiccio sempre con le parole,quando devo dire quello che provo. E adesso sembra ancora più difficile! “Però è il sentimento più intenso e sincero che io abbia mai provato, te lo giuro.”
    “Basta, Maya. Tu non mi ami, mica ti devi sforzare. Ma non è colpa tua, è mia perché non so renderti felice” abbassa lo sguardo massaggiandosi le tempie, respirando a fondo per mantenere l’autocontrollo.
    “C’è un solo modo per rendermi felice, Shan” gli cingo il collo con le braccia. “Tornare insieme. Non c’è nessun’altra cosa al mondo che vorrei di più” mi mordo le labbra, tremando in attesa di una risposta. “Ti amo” e mi piace ripeterglielo, ora che so davvero cosa vuol dire. “Sì, ti amo. Come non ho mai amato nessun altro”


    “Non possiamo tornare insieme, Maya. Non siamo ancora pronti” mi scansa con decisione ma senza essere violento. “O forse non lo saremo mai”
    “Voglio scoprirlo con te” gli accarezzo le guance. Ora non mi arrendo: lo desidero troppo per lasciarlo andare.
    “Provo solo una cosa, adesso: rabbia. Nient’altro” Si massaggia la pancia. “No, Maya. E’ tutto inutile quello che stai facendo” mi guarda male. Gli piacevano tanto i grattini sul collo! E adesso che fa? Resiste??? Cacchio, deve essere davvero molto ferito. Passiamo ai modi violenti, allora.
    “Shannon io ti amo!” gli scuoto le spalle, urlando. “Non fare l’animale in letargo, ca**o, svegliati!”
    “No, svegliati te! E impara a capire cosa vuoi, prima di illudere chi ti sta intorno” va verso la porta e la apre. “Vai via. Non voglio più vederti.”
    Ma cosa dice? Si rende conto? Non può distruggermi così, no, non ne ha il diritto! Chi è lui, per rubarmi il cuore e poi abbandonarmi? “Shan, ti prego…”
    “Addio” mi fa cenno con la testa di andarmene. Non riesco a sopportare tutto questo, io volevo un finale diverso! Non succede così nelle favole, che il principe e la principessa fanno pace e si baciano promettendosi amore eterno?
    “Ripensaci, per favore!” gli stringo un braccio. “Ci amiamo, Shan, e lo sai! Perché non mandiamo a fan*ulo l’orgoglio e non ci viviamo la nostra storia?”
    “Perché non ti amo più, semplice”
    Sì, certo. Perché ci vuole qualche ora a dimenticare una persona… Ma chi vuole prendere in giro?
    “E soprattutto non ho voglia di avere con me un’eterna indecisa” lo sottolinea per bene, muovendo le labbra in un modo che mi fa quasi dimenticare cos’ha detto. “E una ragazzina che deve ancora imparare a crescere”
    Uno schiaffo, veloce e sonoro ma non troppo violento. E’ quello che si merita. Non può parlarmi così dopo che ci siamo amati in quel modo! Vigliacco e bugiardo. Per quello che gli pare sono piccola, eh? “Fo**iti”
    Mi sbatte la porta in faccia, ed eccomi qui, sul corridoio, che maledico il momento in cui l’ho incontrato. Ma chi me l’ha fatto fare? Cristo, lo prenderei a calci. Lo odio. Lo amo. O forse tutte e due le cose, altrimenti non sarebbe amore vero.


    (continua nel post successivo)

  3. #23
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    Predefinito Re: Just like heaven

    (dal post precedente)

    Ho bisogno d’aiuto, dei miei amici. Busso alla porta della loro camera, un po’ indecisa e senza energie. “Ragazzi, sono Maya”
    Mi apre il chitarrista più dolce del pianeta. Grazie al cielo che esiste! “Polp, ma che…?”
    “Tomo, ho fatto una grandissima ca**ata” barcollo e vado a sedermi sul letto. “Mi sento male”
    “Hey, non facciamo scherzi” chiude la porta al volo e mi segue. “Non è andata come speravamo, vero?”
    Scuoto piano la testa. “Si è stancato di me e delle mie paure” mi asciugo le lacrime. “Non vuole più saperne di tornare insieme. Fa pure finta di essere forte! Come se non lo sapessi, che piange come un bambino. Stupido. ” ripenso alla sua pancettina morbida, che non si poggerà più sulla mia. Niente più morsi o bacetti o pizzicotti… Dio, non può essere! Niente più brividi, niente più respiri mozzati anche solo con un suo sguardo. Shan… Shan, tu sei la mia medicina. E senza di te mi sento morire.

    Tomo si siede accanto a me, facendomi appoggiare la testa sulla sua spalla. “Stai buona. Magari ci ripensa”
    “No. Non dopo che gli ho tirato un ceffone e l’ho mandato a quel paese”
    “Oh” sospira, accarezzandomi le mani. “Dai, in qualche modo risolviamo. Ci siamo noi” mi guarda, sorridendo. “Non saremo forti e invincibili come Pandaman, ma ci andiamo molto vicino”
    Pandaman! L’avevo dimenticato! Lui, che riesce a sottomettere popoli interi con il magico potere della mutanda! Quanto ci piaceva giocare così e prenderci in giro. Ed è veramente un grandissimo peccato che il mio supereroe non tornerà più sui campi di battaglia.
    “Scusa, non volevo…” mi stringe forte a sé, notando che piango sempre di più.
    “Non fa niente, davvero” cerco di calmarmi allontanando dalla mente le immagini di Shan e dei suoi giochini, di quando mi diceva: ‘ecco che arriva Pandaman!’ e si lanciava a mordicchiarmi nel primo punto che gli capitava. Ridevamo entrambi, poi io gli facevo il solletico e iniziava così una battaglia senza armi, ma di solo amore.

    “Oi… come mai qui?” Jared è uscito dal bagno, accarezzandosi la testolina nascosta nel cappuccio dell’accappatoio.
    “Non mi vuole più” e mentre lo dico il mio cuore si sgretola.
    Si avvicina, portando con sé il sorriso che non gli manca mai. “Ma sì invece! Gli facciamo cambiare idea, che ne dici?”
    “No, Jay… E’ così convinto, non possiamo più fare niente”
    “Adesso no. Ma domani mattina forse sì” mi accarezza le guance. “Ti va di dormire qui con noi? Tanto un letto in più ce l’abbiamo”
    Oh, magari! Però non vorrei dare troppo disturbo, che so… “Posso davvero?”
    “Se ti va, certo” mi sorride Tomo. “Allora, che ne dici?”
    “Va bene” li abbraccio forte forte. Sono delle persone uniche! “Vi voglio bene, ragazzi”
    “Anche noi, polpetta”
    Sorrido, riemergendo dal loro abbraccio. “Bando ai sentimentalismi! Qual è il mio letto?”
    “Questo dove sei seduta”
    “Oh, benissimo” mi guardo intorno. “Ragazzi, vi dà fastidio se mi spoglio?”
    “Ma no, figurati” Jared si infila gli slip da sotto l’accappatoio, che poi si leva. “Basta che stai comoda”
    “Quello è sicuro” mi tolgo tutti i vestiti, rimanendo solo in biancheria intima. Mi nascondo sotto le coperte, sistemando bene il cuscino. “Buonanotte ragazzi. E grazie mille”
    “E di che! Notte polp!”
    “Notte, piccola”

    Mi rigiro nel letto, tra lenzuola e pensieri. Se solo penso che proprio qui, oltre questo muro, c’è LUI, mi verrebbe da prendere a testate la parete. Perché ho rovinato la nostra storia? Pensavo di aver imparato la lezione dell’ultima volta, e invece no! Stupida. Ma io lo voglio ancora. Accarezzargli i capelli, stringere la sua testa contro il mio petto, sentirlo respirare ad un ritmo così dolce… Addormentarmi con lui era sempre un piacere: mi teneva su di sé, stringendomi le braccia sulla schiena. Ma adesso è diverso. E’ una tortura cercare un po’ di lui in questo letto, sapendo che non lo troverò mai. Sto inondando il cuscino di lacrime, e con il pugno tengo stretto il lenzuolo. Piango. E che altro potrei fare, ormai?

    “Maya…” oh santa pace! Mi ha fatto prendere un colpo. Il suo viso è qui, a pochi millimetri dal mio, ma al buio riesco a malapena a distinguerne i contorni.
    “Jay?” Riconosco la forma perfetta di quelle labbra.
    “Vuoi andare a fare un giro? Faccio sempre così quando sono triste. Funziona, sai?”
    “No, non… Fa già tanto freddo così”
    “Sigarettina sul terrazzo?”
    Scuoto la testa. “Meglio di no, sennò fumo tutte quelle che non ho fumato in questi giorni”
    Sorride, facendo splendere i denti e gli occhi di una luce seconda solo a quella del ‘mio’ animale. “Però basta piangere, eh…” mi accarezza i capelli. “Ricordati che, comunque vada con Shan, io e Tomo ci saremo sempre per te. I tuoi fratelloni d’oltreoceano…”
    Gli butto le braccia al collo, singhiozzando. Dio santo, darei la vita per loro! Voler bene a persone così è facilissimo, anche in pochi giorni. E soprattutto per me, che sono una grandissima diffidente e che inizio ad affezionarmi subito solo a chi mi interessa particolarmente. E così è stato con loro. Non li dimenticherò mai.
    “Se mi fai uno spazietto mi metto a dormire vicino a te. Posso?”
    Mi faccio in un angolo. “Certo, vieni”
    Ci abbracciamo forte. Non sono abituata ad avere tra le mani un corpo così… minuto. E’ così piccolino, e me ne accorgo soprattutto adesso che non abbiamo l’impiccio dei vestiti. Mi circonda con le braccia e mi dà un bacio sulla testa. Ah, quanto vorrei che…
    “Dormi, Maya. Domani mattina pensiamo a tutto”
    Mi asciugo una lacrima. “Io… Jay, non ti offendere ma… Vorrei riaprire gli occhi e trovarmi tra le braccia di Shan che mi dice che è stato tutto un incubo” appoggio il viso contro il suo petto. “Ma so che non potrà succedere, ed è solo colpa mia!”
    “Shh” mi zittisce con un dito sulle labbra. “Se due persone si amano, trovano sempre il modo per far pace”
    Eh, è questo il punto. Ma se glielo dico mi prende a capocciate e magari si offende pure. “Hai ragione” meglio assecondarlo, non si sa mai…
    “E allora puoi dormire tranquillissima” mi bacia la fronte. “Notte”
    “Notte”
    Sospiro, abbandonandomi al sonno che ormai viene a prendermi. Non posso crederci, ieri sera facevo l’amore con Shan e oggi c’è già un altro affianco a me. Mi farei schifo da sola, se non fosse che la persona che mi tiene avvinghiata a sé lo fa per il mio bene. Senza interesse, se non quello di tranquillizzarmi: perché l’amicizia è il sentimento più puro che possa esistere, e non oserei mai approfittarmi di lui per colmare un vuoto così profondo.

  4. #24
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    Predefinito Re: Just like heaven

    Shannon

    A che serve stare impalato di fronte alla porta? Non lo so, ma non mi muovo da qui, dove ho visto per l’ultima volta il suo sguardo scurissimo e intenso. Avrei potuto perdonarla, dimenticare tutto, e non sbatterle la porta in faccia. Ma non è andata così, e quello schiaffo fa più male del dovuto. No, non sul viso. Nel cuore. E’ tremendo mandar via qualcuno che si ama oltre i limiti dell’immaginario, però ho dovuto farlo: mi ha ferito troppo, e se le altre volte sono riuscito a sopportare, ora non più. Mi sono stufato di essere considerato il suo giocattolo: ma per chi mi ha preso? Eppure i suoi occhi sembravano così sinceri quando mi chiedeva perdono… ok, forse era davvero dispiaciuta. Ma l’ho mandata via. La cosa più preziosa che avevo, via! Che mi sarebbe costato perdonarla? Aveva ragione lei, sono solo un vecchio orgoglioso. Dio, forse la rabbia adesso mi sta annebbiando il cervello: non capisco più nulla, non so cosa fare. Mi sento irrimediabilmente perso, impigliato in una ragnatela. La sua, bellissima ragnatela, che mi tiene ancorato a lei nonostante cerchi con tutte le mie forze di uscirne. Ma è pur sempre una ragnatela, ed io non mi sento più libero così.


    E’ passata più di un’ora, e sto peggio di prima. Sono solo, ma, cosa peggiore, mi sento solo. L’unica persona che mi faceva stare bene semplicemente standomi affianco adesso è lontana. Sarà tornata a casa piangendo e maledicendomi, avrà buttato giù dal balcone la mia valigia e le mie cose per cancellare un bellissimo ricordo capace di uccidere. Sento che il mio cuore si stringe: è vero, sono arrabbiato, ma è inutile negare che lei sia contemporaneamente il problema e la soluzione dello stesso problema. Un gioco senza fine. Maledizione.

    Ok, ho deciso. Devo parlare con chi ne sa sempre più di me: mio fratello. Esco dalla mia camera e vado a bussare alla sua porta. Ha sempre delle parole pronte per consigliarmi bene, stavolta non mi deluderà. Almeno lui.
    Non è Jared ad aprirmi. Quegli occhi marroni che ho davanti mi ricordano quelli di un’altra persona, e mi viene terribilmente da piangere. “Tomo, ho fatto una grandissima ca**ata”
    “Pure te? Avete usato le stesse parole, caspita!”
    Sfreccio dentro, senza fare attenzione a cosa mi dice: il mio sguardo è rapito da un paio di Converse rosse a terra, vicino a dei jeans ammucchiati e una maglia. Poco più in là, una felpa molto familiare: bianca, con il panda. Mi si ferma il cuore per un secondo. “Tomo, cosa ca**o succede?? Dov’è??” urlo senza nemmeno rendermene conto. Ma la risposta arriva immediatamente: sul letto, non potrei non riconoscere quella schiena ambrata, marchiata con una bellissima fenice. E’ qui, è lei, la mia piccola. E sta… tra le braccia di mio fratello, poggiando il viso sul suo petto, con un’espressione serena che mi fa andare il sangue al cervello. Le loro gambe sono intrecciate, così come le loro mani. Cos’hanno fatto? Non può essere… No, non loro due. Tradirmi così! Ma perché?


    Sono ancora vivo? Chi può dirlo? Ormai mi fa così schifo tutto: il mondo, questa dannata notte che non finisce più, me stesso che mi sono fatto coglio*are da due persone così importanti. Tremo, mi bruciano gli occhi, la vena sulla tempia batte quasi da esplodere. Voglio sparire da questa terra e non tornare più. Tanto, ormai, a nessuno importa di me. Mi copro gli occhi, per non vedere il mio sogno andare in frantumi. Sì, frantumi. L’amore è davvero una statuetta così fragile perché io possa tenerla in mano senza spezzarla?
    “Oh, ragazzi, svegliatevi, c’è Shan” Tomo cerca di scuoterli. Subito saltano in piedi, ma mi fa troppo male anche solo guardarli in faccia. Mi giro e cammino verso la porta, finché due braccia piccole ma forti mi girano, aggrappandosi al mio collo. “Shan… Sei qui, meno male”
    “Meno male un ca**o!” la allontano con un gesto deciso. “Prima vieni a chiedermi scusa, poi ti sbatti mio fratello!” urlo. “Ma non ti vergogni?”
    “Non abbiamo fatto niente, Shan! Lo sai perfettamente, adesso sei solo molto arrabbiato e… ” cerca di abbracciarmi.
    “Che vuoi da me? Vai da Jared, no?” lo indico con la testa. “Vai, vai! Vai a piangere da lui se ti fa comodo”
    “No, Shan. Io sono qui per te” si morde un labbro. “E’ con te che voglio stare”
    Insiste, eh! E non si accorge che mi fa solo più male, con tutte le sue stupide bugie.
    “Ti odio!” Magari fosse così. Mi impegno con tutte le mie forze, ma è molto difficile.
    “E io ti amo!” piange in silenzio, quasi per non disturbare. Forse si è resa conto di aver sbagliato davvero tante, troppe volte. “Io voglio te e nessun altro! Come te lo devo dire?”
    Sì, certo. Che andasse a raccontarlo al primo imbecille che passa. Però forse… dai, Shan, ragiona. Se avessero davvero combinato qualcosa:

    1. Non avrebbero le mutande
    2. Di certo Tomo non sarebbe rimasto in camera con loro
    3. Li avrei molto probabilmente colti sul fatto, cosa che non è successa
    4. Vorrebbe dire che mio fratello e la mia ex ragazza sono due schifosi, ma so che non è così.

    Ok, non hanno combinato nulla di male. E Maya continua a parlarmi, sebbene non la stia ascoltando minimamente. “Shan, ripensaci! Riproviamoci, che ci costa?”
    Eh, parla bene! A lei non costa nulla, a me sì. Sono sempre io quello che soffre!
    “Rispondi, Shan… Ti sto parlando. Fai finta di essere vivo!”
    Osservo in silenzio i suoi occhi neri. Sono perfino più belli di come li ricordavo. E le labbra? Rosse e soffici. Era bello baciarle alla luce del sole, tenerle sulle mie, accogliere tutto l’affetto che volevano regalarmi.
    “Mi fai venire una rabbia..!! Vuoi degnarti di parlare? Ti sto dicendo che ti amo, che voglio stare con te, che senza te non voglio vivere!” piange. “Lo so, faccio schifo come ragazza. Ma voglio crescere e migliorarmi con te. Vorrei… che fossi piccolo piccolo così posso tenerti stretto al mio cuore senza farti andare via.” Stringe più forte le braccia attorno al mio corpo, quasi volesse stritolarmi. “Non mi abbandonare, Shan”

    Sospiro. Cavolo, è dura da risolvere questa questione. Ma non cedo, no. Devo solo spiegarle tutto chiaramente, così non rimarremo nell’eterna indecisione che ormai sembra il nostro peggior nemico.
    “Lascia che ti spieghi qualcosa” mi metto seduto sul letto, accomodandola sulle mie gambe. Sì, certo, non è più la mia ragazza, ma non voglio che soffra: sarà che non sono mai stato capace di fare del male a nessuno. La stringo a me, accarezzandole i capelli per calmarla. “Ascoltami. Sono molto deluso dal tuo comportamento” chiudo gli occhi. “Mi hai distrutto e vorrei odiarti per questo. Il problema è che non ci riesco, ma credimi, odiarti sarebbe più indolore per chiudere la nostra storia”
    Mi prende a pugni sul petto, singhiozzando. La lascio sfogare così, tanto non mi fa male.
    “Soffrirò di più, ma non posso permettermi di odiare te. Perché in fin dei conti ti voglio ancora bene”
    Smette di picchiarmi e mi fissa, con le pupille immerse in un lago di lacrime. “E…?”
    “E… niente.”
    Mi prende la mano, tremando. “Torniamo insieme, Shan. Anche se mi tradirai, se sarò l’ultimo dei tuoi pensieri, non mi frega! Voglio solo sapere che ci sei. Ti prego”
    Le asciugo le lacrime. “Non è quello il problema. E’ che io ho bisogno di certezze che tu non sai darmi.”
    Non parla più. Sa che non può rimediare, e si alza, ormai arresa e senza più alcun briciolo della vitalità che mi ha fatto innamorare di lei.
    “Vuoi che ti accompagno a casa?”
    Scuote la testa con decisione. “N-no, grazie. Rimango qui” si abbraccia da sola, quasi volesse illudersi che sia io a farlo. Mi fa male, tantissimo, ma staremo meglio tutti e due.
    “Bene, allora… ci salutiamo adesso?” Odio gli addii. Ma che devo farci?
    Mi abbraccia forte, senza smettere di piangere. “Fai il bravo. E… sii sempre felice, Shan. Così anche io starò bene. Cioè, no, non starò bene. Però ci provo.”
    “Ci riuscirai, angelo mio”
    Si copre il viso con le mani, distruggendosi nell’ascoltare per l’ultima volta quella parola riferita a lei. Ma non potevo star zitto? A che mi serve vederla soffrire? A star peggio io?
    “Vieni, dai, ti metto a letto” la prendo in braccio. Si aggrappa al mio collo lasciandomi quasi il segno. Com’è strano tenerla ancora qui con me. E’ così piccola e fragile, non ci vuole niente a spezzarla. Ma nessuno si permetterà di farlo, mai. E’ una persona speciale che merita persone speciali e tanta tanta cura. La stendo sul letto, coprendola con le lenzuola. “Dormi bene”
    Mi tiene la mano, quasi bloccandomi la circolazione del sangue.
    “Hey, basta piangere. Chissà, un giorno ci rincontreremo e scopriremo di amarci”
    “Ma io ti amo già adesso!” mi prende il braccio usandolo come cuscino. “Non te ne andare, Shan” le sue lacrime bagnano la mia pelle, dandole il loro ultimo saluto.
    “Perdonami” stringo le labbra, inspirando profondamente. Oh, bene, adesso sono pure passato dalla parte del torto perché non me la sento di continuare? “Vuoi Jared?”
    Annuisce. Lui è rimasto in disparte insieme a Tomo ma ora che l’ho tirato in ballo si avvicina.
    “Scusa per prima, bro” lo guardo, in quel viso sofferente più del mio. Che idiota sono stato, a dubitare così proprio di loro due.
    “Fa niente” mi dà una pacca sulla spalla, mentre si stende accanto a Maya e la abbraccia. Adesso ci stiamo pian piano separando, e in questo modo cerco di rendere tutto il meno traumatico possibile. Ed è meglio anche per me, sapere che non è sola ma con qualcuno che continua a volerle bene.
    “Ciao piccola” le accarezzo le guance. “Passerà tutto, vedrai” mi allontano, ma lei continua a tenere la mia mano intrappolata nella sua. La avvicina alle labbra, affidandole un ultimo disperato bacio e un po’ delle sue lacrime, poi la lascia. Vado verso la porta, senza voltarmi di nuovo verso di lei. Sento che mi accompagna con lo sguardo e che, nonostante tutto, ancora non si rassegna a vedermi andar via dopo che le ho rubato il cuore.

  5. #25
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    Shannon
    Sono in mezzo al corridoio. Già, è veramente brutto trovare alle mie spalle la porta chiusa che nasconde la mia felicità, la mia Maya. E davanti a me, un’altra porta, quella della mia camera, e quindi della mia vita di sempre, fino a pochi giorni fa. Che devo fare? Girarmi e scegliere tra qualcosa di bellissimo ma incerto, che potrebbe finire da un momento all’altro, o continuare la mia solita vita? Muovo alcuni passi in avanti. Sì, ho scelto di tornare alla normalità. Alle mie abitudini, i miei amici, la mia tranquillità. In fondo mi ci trovo bene, no? E mentre chiudo la porta della mia camera, lascio che poche lacrime inumidiscano la mia pelle. Perché forse me lo merito di piangere anch’io, lontano dalla vista di chi potrebbe soffrirne peggio. E continuo a pensare, cercando di mettere ordine in quell’uragano di ricordi che non riesco a fermare.

    E’ stato tutto così veloce! Conoscersi, prendersi, amarsi, sbagliare e perdonarsi, continuare a viversi per poi perdersi per sempre. L’ho lasciata volare via dalle mie mani, forse per poca voglia di combattere. Un attimo. Io? Poca voglia di combattere? Ma quando mai! Allora sarà il peso della delusione, che preme, brucia, e non mi lascia respirare. Ma non può rovinarmi anche il ricordo di una storia così bella, visto che il lieto fine se l’è già portato via.

    Impareremo mai, Maya, ad amarci fidandoci solo di noi stessi? Al diavolo le paure, mie e tue, che ci fanno solamente del male. Tu sei terrorizzata, io lo so. Siamo così diversi e lontani, hai bisogno di qualcuno che ti stia accanto. No, scusa. Hai bisogno che io ti stia accanto, ma non posso. E devo resistere a te che sei la mia tentazione per eccellenza, se non voglio lasciar tutto. Perché non voglio farlo, Maya, io ho sputato sangue per arrivare a questo punto con la mia band. Sì, la mia band è la mia vita. Non tu. Mi fa male dirlo, ma non so mentire.

    E di fronte a questa verità io stesso sto crollando, come una torre che, seppur massiccia, si abbandona alla forza del terremoto. A terra, giù, senza più difese. Ero così, sono così. Con te che continui ad amarmi e uccidermi ogni giorno, ma è stato sempre bellissimo ritrovarti tra le mie braccia con quel sorriso che ha spazzato via il temporale dal mio cielo. Un cielo che ora è buio, senza stelle a farmi luce. E io sono solo, proprio lì in mezzo. Senza la tua voce, le tue mani, i tuoi capelli. Ho bisogno di un amore maturo. E forse tutto quello che ho vissuto è stato solo un riscatto per quello che non avevo avuto prima. Ma ora voglio una compagna di vita, e mi pare scontato che non possa essere tu. Perché? Beh, perché… riesco a cavarmela con le ventenni come te, ma non quando si tratta di una cosa così seria. Ok, le premesse c’erano tutte o quasi, ma capisci ben da sola che non si può. Non so stare lontano dalle persone che amo, lo sai. E allora c’è solo una soluzione: separarci. Ma non potrei mai dimenticare un amore così grande anche se breve. Sembra strano da dire, ma… Mi hai aiutato a crescere. Spero almeno di esser stato utile anch’io per te.

    Però lo sapevamo che sarebbe finita, Maya, e tu te ne sei accorta prima di me. Quella stessa mattina in cui mi ero svegliato per la prima volta sotto il tuo corpo rovente, mi hai detto che non poteva continuare. Ed era solo appena iniziata. Ma abbiamo scelto di andare avanti, ad ogni costo, almeno per i pochi giorni che sarei rimasto qui. Il futuro rimaneva un’incognita. Per quanto tempo avrei potuto viaggiare da una parte all’altra del mondo per vederti? Ce l’avrei fatta? E, soprattutto, ne sarebbe valsa la pena? Passare giornate intere sull’aereo per trovare qualcuno che avrebbe potuto benissimo tradirmi con una persona più vicina e… giovane? L’età… quello è un altro fo**utissimo problema.

    Certo, mi faceva impazzire mescolarmi a te. Sentirti ribollire tra le mie labbra, sapere che volevi sempre di più, di più, di più, che non ti bastava mai, e mi mangiavi letteralmente per avermi tutto per te. Poi mi avvolgevi con le braccia, accarezzandomi come se fossi un pelouche, e mi dicevi “Non ti cambierei con nessun altro al mondo, amore, mai.” Com’è bella la tua semplicità. Ci credevo anche e, chissà, forse ci credo ancora. Anche se mi sembrava un sogno aver trovato una persona splendida come te.
    Sai, forse è perché mi è andata fin troppo bene che adesso mi sto facendo tutti questi problemi: hai ventitré anni, sei italiana, vai all’università e hai tanti bei sogni per il tuo futuro. Cosa posso darti di più, se hai già tutto quello che si può chiedere alla vita? A lungo andare diventerò un problema, sì, quell’odioso vecchio barbuto con esigenze diverse dalle tue. E’ finita, ormai, devo smetterla di spiegare o trovare giustificazioni a cosa è successo. Basta, addio Maya. Anche se mi mancherà sentire di nuovo il calore delle tue labbra sulle mie.

    **
    Mi stendo sul letto. Solo. Non posso più accarezzare la sua schiena, così bella e… per qualche strano gioco del destino, abbellita da Mithra. Sarebbe già stato incredibile così, ma… Giusto stamattina mi sono accorto che in corrispondenza del cuore della fenice, c’è una esse. Esse di che? Non lo so, ma m’illudo che sia l’iniziale del mio nome. L’ho chiesto a Maya, ma non è andata oltre il dire “E’ per una persona molto importante della mia vita” e, basandomi su quell’unico indizio, non avrei di certo potuto escludere la mia ipotesi, se non per un ovvio fatto di tempo. Ma mi piace illudermi che sulla sua pelle ci sia qualcosa che ricorda vagamente me. Esattamente come il morso che mi ha lasciato lei su una coscia. Sorrido. E’ una pazza, sì, ed è forse anche per questo che in fin dei conti non riesco a smettere di volerle bene.

    **
    E’ inevitabile ripensare alle belle promesse che ci eravamo fatti, quando avevamo preso in mano il calendario organizzando i nostri prossimi incontri, in questo continente o nel mio.
    “Voglio stare tutta l’estate da te!” aveva detto, battendo le mani. Era così felice! Non so cos’avrei dato perché lo fosse rimasta per sempre.
    “E io non ti ci voglio” le avevo risposto, scherzando e dandole un pizzicotto sul sedere.
    “Ah no?” mi aveva morso una guancia. “Allora ti rapisco e ti porto su un’isola deserta, così siamo solo noi due e non puoi scapparmi, bestiaccia!”
    La abbracciai. “Non scapperei comunque. Ci tengo troppo a te” osservavo il suo viso arrossire timidamente.
    “Però io su un’isola deserta ti ci porterei lo stesso”

    Bussano alla porta, scuotendomi da quei pensieri che ora so che sono solo bugie. Mi alzo dal letto e vado ad aprire. Miseriaccia: è di nuovo qui, davanti a me. I suoi capelli sono sciolti e disordinati, e sembrano l’unica cosa di lei ad avere ancora un briciolo di energia. L’ho distrutta sul serio.
    “Maya…”
    “Sì, ok, hai ragione, non dovevo disturbarti” fa tutto da sola, scusandosi in partenza. “Volevo solo lasciarti questo” mi prende la mano, infilandoci il braccialetto viola che avevo buttato a terra. Lo osservo: è semplice ma speciale. Potranno esserci miliardi di braccialetti più belli, ma nessuno sarà mai come quello. E’ il significato che ha a renderlo così unico. Sì, lo terrò. D’altronde, che mi costa?
    “Grazie” accarezzo le sue dita da bambina. E’ troppo terribile dirle addio. Io che fino a qualche ora fa ci avrei scommesso la vita sulla nostra storia, la sto salutando per sempre.
    “Ciao, micio” mi schiaccia la punta del naso con l’indice. E’ il nostro gesto d’affetto preferito. Nostro e di nessun altro. Fa un passo indietro, andandosene dalla mia vita nello stesso modo in cui era entrata: sorridendo.
    Ultima modifica di Baby Blue; 14-01-2010 alle 10:42

  6. #26
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    Shannon

    E’ finita. E’ finita davvero. D’altronde, si sa che tutte le cose belle hanno una fine. Però un po’ d’amaro in bocca ancora mi è rimasto, e non potrei davvero negarlo.
    Osservo il mio angioletto, che non riesce nemmeno a reggersi in piedi, attraversare il largo corridoio mentre apre la porta che aveva lasciato socchiusa. “Maya, ho bisogno di te.”
    Oddio. L’ho detto? L’ho detto davvero???
    Lei si gira verso di me, con gli occhi di nuovo vivi. Non parla, ma in un battito di ciglia me la ritrovo tra le braccia. Trema, mi stringe forte la schiena: di nuovo qui, con le sue guance appoggiate al mio petto. Ed è bellissimo sciogliermi così, nel suo abbraccio, sentendo il mio cuore che batte fortissimo e vuole solo lei. Cosa devo fare? Non lo so, non lo voglio sapere. Per ora mi basta sentire quelle piccole dita distrutte dalle corde del basso accarezzare il mio viso con una dolcezza unica. Mi sfiora le palpebre, la fronte, il mento; giocherella con la barba, facendosi graffiare il palmo forse per non voler dimenticare. Getta le sue braccia attorno al mio collo, toccandomi la nuca e i capelli. “Mi mancherai, pandaman” mi stampa un bacio sonoro su una guancia. “Ti porterò sempre nel mio cuoricino. Sempre. E ci vedremo ai concerti, farò di tutto per esserci. E’ una promessa.” Mi stringe più forte, con tutto l’affetto che sente. “Se è l’unico modo per vederti… beh, non me lo faccio scappare. E tranquillo, non verrò a disturbarti: ti guarderò e ti ascolterò da lontano. Per me è bellissimo anche così.”
    Ho gli occhi chiusi, non riesco a sopportare di vederla soffrire. Sento che si sforza a trattenere la rabbia e il dolore, mentre mi accarezza piano il petto.
    “Shan, non… Non ce la faccio a credere che ci sarà qualcun’altra al tuo fianco” mi stringe. “Mi dà fastidio, Shan, nessuno può toccarti! Nessuno!” scoppia in lacrime, con la voce rotta dal pianto. “Tu sei... mio.”
    Oddio, qua stiamo degenerando. Apro gli occhi e vedo il suo viso sommerso dalle mie forti braccia. Com’è piccola e fragile! Ma con quanta energia mi legherebbe a sé, allontanando chiunque voglia farmi del male.
    “Amore mio…”sussurra, un po’ vergognandosi di continuare a credere alla nostra favola andata in frantumi. Amore mio? Rabbrividisco e mi sento divampare al tempo stesso. Non capisco più niente, ho la lingua pietrificata, le gambe tremano. Ma non posso dimostrarmi debole a lei che mi ha sempre creduto così indistruttibile. Eppure anche io sono un uomo, con le mie tante fragilità.

    Apro gli occhi, e solo adesso mi accorgo di star piangendo. Come potrei lasciarla andare? Sì, ok, non mi dà certezze: ma dovrei essere io a dargliene, no? Lei è la mia piccola, io devo proteggerla e farle da scudo: non ucciderla lentamente come sto facendo ora. Ma io, cos’è che voglio davvero? Cos’ha lei, che a me manca? Niente, perché a me non manca nulla. La mia passione è diventata il mio lavoro, ho i miei hobby, la mia famiglia, i miei amici, i miei echelon. Cosa voglio di più? Forse qualcuno con cui condividere tutto questo.

    “Buonanotte” mi sussurra, allontanandosi da me con dispiacere.
    No, non sarà una buona notte se saremo divisi. Perché io, cosa voglio? Lo so perfettamente, ma soffoco i miei desideri come ho fatto troppo spesso, credendo di poter star meglio. Mi serve tempo per pensare, ma non ce n’è! E mentre Maya prova ad andarsene, non le lascio la mano. No. Mi costa troppo dirle addio, perché la amo! Sì, è così, io la amo al di là di tutto. Potrebbe uccidermi in quest’istante e buttarmi nel Tevere, ma la amerei lo stesso, mio malgrado. Che posso farci? Io la voglio, la voglio davvero, perché dividerci farà male ad entrambi, più della lontananza. Prova a lasciarmi la mano per tornare in camera, ma io la stringo, e la stringe anche lei, mentre piange con lo sguardo basso. Diglielo, Shan! Diglielo, diglielo! A che serve star male? E perché vuoi abbandonare una persona così importante e che ti ama incondizionatamente? Dai, sbrigati, prima che sia troppo tardi. Senti che se ne sta andando e che le sue dita stanno sfuggendo? “Non mi lasciare, Maya” sibilo, da vero codardo, e mi sento implodere. Forse ho combinato un guaio, forse no, ma almeno sono stato sincero con me stesso e con lei. “Voglio stare con te.”

    Com’è impaurita! Allarga quei grandissimi occhi, cercando di dire qualcosa anche se non le esce un filo di voce. Forse crede di aver capito male. Con le dita mi accarezza le labbra, ma non ha il coraggio di farle sue, come se avesse paura di imbattersi in un’illusione. Sorrido, baciandole la fronte e poi la punta del naso, ma è lei a sorprendermi prima che lo faccia io. Mi bacia, dolce ma col suo solito retrogusto di passione. Non respira più, se n’è quasi dimenticata, per tutto il desiderio che ha di me. Sento il suo corpo prendere fuoco tra le mie mani e invadermi senza alcuna pietà. Bruciamo della stessa fiamma, noi due: una fiamma che non si spegnerà finché la custodiremo, protetta dal vento e dalla pioggia. E’ nostra, e seppure ci consumerà fino all’ultima fibra, potremo godere della sua luce e del suo calore.

    Voglio te. Sentire che ci sei ancora, che mi tieni stretto a te, che respiri sulla mia pelle. Le nostre mani sono intrecciate saldamente: non abbiamo nessuna voglia di staccarci. E almeno so che così non puoi più darmi schiaffi né pugni. Piccola delinquente.

    “Mi vuoi davvero, amore?” farfuglia, col viso immerso nel mio collo.
    Le accarezzo i capelli, mentre respiro a fondo. Chi devo ascoltare, il cuore o la ragione? Tutti e due, perché stranamente vanno d’accordo. “Certo. Non avere paura.”
    “Non posso avere paura se ci sei te che mi proteggi” mi accarezza il petto, lenta e delicata. “Perché tu ci sei e ci sarai, vero?” solleva il viso, guardandomi dritto negli occhi. Ha bisogno di risposte nette e precise, e dè quello che avrà.
    “Sì, ma… Meglio se mettiamo in chiaro alcune cose”
    Incrocia le braccia. “Malfidato” poi mi dà un piccolo bacio sulle labbra. “Dai, dimmi. Per te, tutto”
    “Tutto?” sorrido. “Allora. A me basta che tu ti fidi di me” le sistemo i capelli e la frangettina disordinata. “In fondo posso prendermi benissimo cura di te, e tu puoi stare tranquilla finché ci sarò io. Ok?”
    Annuisce, sorridendo. E’ davvero felice, e non lo nasconde.
    “Poi non devi soffrire quando partirò, perché sarò qui molto presto. E, per ultimo…” avvicino le labbra al suo orecchio. “Voglio amarti con tutte le mie forze, come adesso, fino alla fine.”
    Il respiro le si spezza in gola. Rabbrividisce, poi all’improvviso recupera l’energia che la rende simile ad un fiume in piena. Mi abbraccia, alzandosi sulle punte e premendo il suo naso sul mio, poi mi bacia come solo lei sa fare: passione pura e semplice alternata a quella dolcezza infantile che mi sta facendo conoscere. “Sono una ragazza fortunata”
    “La mia”
    Mi salta addosso, quasi buttandomi a terra. “Ti amo, micio!” sfrega il suo nasino contro il mio collo. “E’ bellissimo poterti amare ancora” sospira, lasciandosi cullare. E’ così piccola! Ma la amo, che colpa ne ho? Torna a terra, poi sorridendo mi prende per mano e mi trascina nella camera di Jared e Tomo. “Ragazzi!” urla, mostrando le nostre dita incrociate e il sorriso sui nostri volti. “Ce l’abbiamo fatta!”
    Mio fratello salta giù dal letto, correndo ad abbracciarci insieme a Tomo che, incredulo, ride come un pazzo. Ci abbracciamo, tutti e quattro. Ma non riusciamo mai ad essere troppo seri, così iniziamo a farci i dispetti. Maya fa il solletico a Tomo, poi mi dà un morso sulla spalla. Jared mi stringe le guance e io gli tiro i peli delle braccia: gli dà così fastidio! Poi, all’improvviso, decido di disertare la battaglia, mi carico Maya sulle spalle e scappo verso la porta. “Ciao belli!”
    All’inizio ci rincorrono, poi si fermano. “Ma sì, andate in camera, ve lo siete meritato” sorride Jared.
    “Però io non ho visto una cosa…” Tomo sorride a Maya che istantaneamente e come un koala, si sposta dalle spalle sul mio petto. Non ho nemmeno il tempo di pensare, che mi ritrovo ad affogare per l’ennesima volta tra quelle labbra che non trovano mai pace. Sento le sue mani sul mio viso, ed è bellissimo. Mi piace essere coccolato così, da lei: quella bestiolina indomabile e selvaggia che sa essere più dolce di un barattolo di miele.
    “Oh, guarda che lo sfiati!” la rimprovera scherzando mio fratello. “E’ vecchio, sta perdendo colpi”
    Maya smette di baciarmi e ride. “Ma non è vero!” stringe il mio viso al suo petto e regalandomi così un biglietto di sola andata per il Paradiso. “Lui è tanto bravo, buono e bello”
    “Sull’ultimo punto avrei dei dubbi”
    “Per me è bello, bellissimo. Questo basta. Vero, amore?”
    Mugolo, troppo occupato nel gustarmi il piacere di stare proprio lì, sui miei cuscini preferiti, per pronunciare un suono che assomigli a qualche parola.
    Ride, accarezzandomi la testa e riempiendola di baci. “Lasciali perdere, quei due. E' tutta invidia!”
    Sì, proprio.
    “Polp, hai dimenticato i vestiti in camera nostra”
    “Vero! Me li metteresti nella stanza di Shan per favore?”
    Tomo entra e credo li abbia poggiati su una sedia. Poi esce e ci guarda, con le mani sui fianchi. “Aspetta, aspetta… Chi ha detto che devi dormire da lui?”
    Alzo un braccio, sempre perché non mi va di parlare. Ok, è vero, non gliel’ho detto nemmeno io. Però è scontato!
    “Allora andiamo, Shan?”
    Senza rispondere nemmeno stavolta, mi giro e vado verso la nostra camera.
    “Buonanotte eh!” urla mio fratello.
    “Niente fuochi d’artificio, mi raccomando” ci prendono in giro. Faremo il possibile…
    “A domani” Maya li saluta, mentre entriamo nella nostra stanza e chiudiamo la porta. Ed eccoci qui, di nuovo insieme, come avevo desiderato e sperato profondamente nonostante facessi l’impossibile per evitarlo. Sono debole? Forse. O forse è lei che mi ha fatto qualche incantesimo strano che non riesco a rompere.

    "Le coeur a ses raisons que la raison ne connaît point"
    Blaise Pascal

  7. #27
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    Maya

    E’ con me. Sì, con me! Mi sento una stupida ragazzina, ma non riesco a trattenere l’euforia. Rido, lo abbraccio forte, mi abbandono a lui e al tempo stesso lo coccolo per curare le sue ferite. Come ho potuto fargli una cosa del genere? A lui che è così perfetto, e sembra quasi non sforzarsi ad esserlo perché gli viene naturale.
    “Mi perdoni, Shan?”
    “Certo” mi bacia la testa. “Però… se a volte sei strana, non è per colpa mia, vero?”
    Ah, Shan! Se solo tu potessi sapere il mio segreto, sarebbe tutto più facile. Ma non voglio dirtelo, fa ancora così male, nonostante siano passati più di tre anni. Cerco di dimenticare, ma al tempo stesso non voglio sciupare un ricordo sia bellissimo che terribile. “No, amore, no. Sono strana io”
    “Sembra che… tu abbia paura nel dimostrare quello che provi, a volte”
    Non è paura. O forse sì. Paura di amarlo fino in fondo, paura di vedermi strappare il cuore ogni volta che si allontana. E, contemporaneamente, mi sento una traditrice, pur non facendo nulla di male. Perché sì, un’altra persona importante che non è Shan, potrebbe soffrire a vedermi tra le sue braccia. Mi manca. Lo amavo. Dov’è, dov’è? Perché è così lontano? Perché lo chiamo e non mi risponde, perché non vuole sentirmi? Ho paura a dire il suo nome, o anche solo a pensarlo. Voglio piangere, ma non servirebbe. Perché mi ha lasciato sola? Perché, se mi amava? Non è possibile. Ma da una parte, solo così ho potuto incontrare il mio Shan. Chissà cosa starà facendo in questo momento. Mi guarda dall’alto? Sarà arrabbiato? Oppure felice, come me? Mi ama ancora? Si fida di Shan? O forse me l’ha mandato lui, per restituirmi il sorriso che avevo perso?

    “Ma che…?” Gli occhi di Shan mi guardano, senza capire. “Hey…” mi passa un dito sotto gli occhi. Dio, sto piangendo e non me ne rendevo conto.
    “Va tutto bene” sorrido, finta.
    “No, non va bene per niente” mi stringe a sé. “Cos’è che ti preoccupa ancora?”
    Ah, che pazienza che ha quest’uomo! “Non… non voglio essere abbandonata di nuovo”
    “Di nuovo???”
    “Non è successo per colpa tua, eh, però… prima di avere te mi sentivo sola, anche se avevo tante persone al mio fianco. E tu… Shan, tu mi hai ridato la vita!” gli accarezzo la testa. “E se te ne vai… muoio”
    “Non dirlo nemmeno per scherzo” mi bacia la punta del naso. “Me ne andrò e lo sai, ma essere lontani fisicamente non significa essere lontani con il cuore” mi prende in braccio. “Tornerò il prima possibile”
    E se non tornerà, davvero vorrò morire. Almeno potrò raggiungere una persona che mi ama veramente.
    “Non sei felice?” mi chiede, mentre mi stende sul letto con tanta cura.
    “Oh sì, tanto.” Sorrido. Perché nei momenti più belli devo sempre pensare a cose tristi? Sono fatta proprio strana, eh. Basta, devo dedicarmi solo a lui, il mio animaletto bellissimo. “Ti metti vicino a me?”
    Mi rimbocca le coperte, premuroso e dolce. “Devo andare un attimino in bagno, poi vengo”
    “Non scappare, eh!”
    “Ah, beh, dopo tutta questa faticaccia di certo non me ne vado!” ride, mentre apre la porta del bagno. Mi giro alla mia sinistra e osservo il panorama che si staglia oltre la vetrata. Castel Sant’Angelo, bellissimo e imponente, è giusto dall’altro lato della strada. Quasi quasi, se ci riesco, domani mattina ci porto Shan e gli altri. Non so se ci fanno entrare, mi sa che questi giorni non è aperto, però almeno da fuori gli si può dare un’occhiatina. Mmm mi sa che non c’è tempo per fare i turisti, abbiamo le ore contate. Guardo l’orologio: sono le quattro del lunedì mattina. Questo vuol dire che… caspita, tra tre ore dovrei stare al bar (cosa impossibile! Se tutto va bene, arriviamo a mezzogiorno) e, soprattutto, che domani Shan parte. Parte! Dio, le ultime ventiquattro ore insieme! Farò di tutto perché siano stupende, di tutto.
    “Bellissimaaa!” eccolo che arriva correndo, tuffandosi sul letto vicino a me. Mi avvinghia come una piovra e mi fa il solletico. Rido quasi da star male mentre cerco di liberarmi, poi lui, sfinito, si lascia andare e si arrende.
    “Vieni, vieni…” scosto il lenzuolo e lascio che Shan si adagi sul mio corpo. Com’è fresca, la sua pancia contro la mia! Stringo il suo viso al seno, accarezzandogli i capelli. “Scusa per prima”
    “L’importante è che ora sia tutto apposto, no?”
    “Certo” sospiro, rilassandomi. Ho il mio amore qui, che altro mi serve?
    “Bella bella bella” sussurra, baciandomi il collo. “Bellissima”
    Io, bella? Ma per favore. Sono la persona più semplice della Terra! Viso tondo e paffuto, grandi occhi scuri, capelli sempre in disordine e nasino all’insù. Vorrei tanto essere bellissima, perché lui merita di stare con una persona speciale e, beh… Però, se sta con me c’è una ragione più profonda che a volte, come adesso, mi sfugge.
    “Ti amo, Maya”
    Ah, ora non mi sfugge più. Com’è dolce, lui! “Anche io ti amo” ecco, così, senza paure. Brava Maya.
    “Ma guarda qua!” osserva, sorpreso e amareggiato, tastandomi pianissimo il seno. “Ti sta stretto il reggiseno, sei tutta arrossata! Pazza. Ti fa male, lo sai?” fa scivolare un braccio sotto la mia schiena per slacciarlo, poi lo poggia sul comodino. In effetti sì, mi dava fastidio, ma non era proprio il mio primo pensiero. Con le dita cerca di alleviare quel piccolo dolore, scuotendo la testa. Ogni piccolo inconveniente gli sembra così grande e distruttivo, forse perché non vuole che niente ci disturbi.
    “Non è grave, tranquillo” lo rassicuro, massaggiandogli le spalle. “Tu, piuttosto, mi sembri stanco”
    “Eh, in realtà un po’ sì” si stropiccia gli occhi. “Però ho più bisogno di coccolarti”
    Che tenero. Bacio le sue mani, poggiandomele sul viso. “Coccole-time?”
    “Eh sì” mi culla piano. “Mmm come sei morbida!” mi mordicchia una guancia. “Morbida e succulenta, sì sì”
    Rido, mentre le sue labbra polpose esplorano il mio corpo che non ha più segreti. E se lo perdessi? Se tutto questo amore un giorno non esistesse più? No, non posso permettere che accada. Perché io e Shan siamo una cosa sola, e nessuno oserà scioglierci senza distruggerci.



    (continua nel post successivo)

  8. #28
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    Predefinito Re: Just like heaven

    (dal post precedente)

    Shannon

    Molte volte mi sono chiesto cosa fosse la felicità, senza mai trovare una risposta che mi soddisfacesse del tutto. Per tantissimo tempo ho faticato a trovare una risposta complicatissima e profonda, ma non sapevo che sarebbe stato tutto molto più semplice. La felicità è un sorriso, una carezza, un bacio, un semplice sguardo familiare e complice tra una folla di sconosciuti. Ma prima non potevo saperlo, perché mi mancava la materia prima di tutto questo, e quindi anche della mia felicità. La gente si ostina a trovarle un nome, ma… Non basta, perché la mia invece ha nome e cognome. Maya Lucarini. Tutto il resto è solo un contorno, una cornice che ruota in funzione del nostro amore. E nessuno oltre a noi due sa quanto può esser bello, tutto questo.

    Ci stiamo coccolando, rotolandoci sul letto come due cuccioli giocherelloni, tra risate, dispetti e baci rubati. “Ti voglio bene, pandaman!” mi stringe un rotolino di ciccia tra due dita.
    “E io ti amo, invece!”
    “Mi ami… nonostante tutto quello che ti ho fatto?”
    “E che mi hai fatto? Mi hai fatto diventare pazzo e innamorato, ecco che mi hai fatto!” Pazzo e innamorato. O innamorato pazzo??? Sottigliezze.
    Mi accarezza le spalle, e capisco che il momento-euforia è finito.“Mi faccio veramente schifo per come mi sono comportata”
    “Shhh” la zittisco: non mi va che parli di qualcosa di doloroso in un momento così bello.
    “Shan, ho paura di…”
    “Basta!” le tappo la bocca, con delicatezza. “Nessuna paura quando sei con me. Mi fa sentire inutile. Ti prego.”
    “Ho solo paura di perderti”
    Sospiro, scuotendo la testa. “La paura più stupida e insensata che c’è”
    “E’ che… sembra una maledizione! Mi affeziono sempre a persone che mi abbandonano per motivi che non dipendono da loro”
    Eh??? “Io mica ti abbandono. Chi ti ama non ti lascia.”
    “Non sempre.” Nel suo tono di voce, qualche goccia di malinconia.
    “Non è il mio caso, allora”
    Preme forte le sue labbra sulla mia fronte, poi prende fiato come se dovesse dire qualcosa, ma si stoppa e si lascia sfuggire una lacrima.
    “Sfogati, se ti serve.” Ho come l’impressione che mi stia nascondendo qualcosa.
    “No, è… E’ che pensavo a una cosa troppo triste che avrei dovuto seppellire nel cassettino dei ricordi tempo fa”
    “Vuoi parlarmene?”
    Scuote la testa. “No, no, che se inizio a piangere non la smetto più, lo sai” mi stringe a sé. “Sappi solo che… è stata un’esperienza che mi ha insegnato ad amare, e a dimostrarlo sia con i fatti che con le parole.”
    Mi pare di capire che c’è una grande sofferenza all’origine di tutto, ma adesso non mi va di riportare a galla ferite vecchie.
    “Posso farti una domanda?”
    “Se ti so rispondere, sì”
    “Sei felice, ora?”
    Trapela amore da tutto. Da suoi occhi annacquati, dalla sue labbra socchiuse, dalle guance infuocate e dalle mani tremolanti. E’ amore, sì. E se pure non lo fosse, mi accontento di qualsiasi cosa sia questa splendida emozione che ci tiene legati.
    “Felice? Shan, ho di nuovo te, come potrei non esserlo?” sorride, accarezzandomi le guance. “Il mio piccolo” mi mira dritto negli occhi. “Ti sembrerà esagerato, o da pazzi, o… non lo so. Però Shan, tu sei la mia vita”
    Sudo, sudo, come un maiale. Vorrei che mi inghiottisse, per far parte di lei ancor più di quanto non lo faccia adesso. Il destino è stato davvero generoso a farmi incontrare una creatura così semplice. Perché è da lei che ricevo nutrimento, ed è a lei che mi do in pasto attimo dopo attimo. “Ti amo, Maya”
    Lentamente, le sue labbra si avvicinano e accarezzano le mie. Leggere, quasi impercettibili, e vi affida un bacio microscopico. Ma non si allontana, le sue labbra rimangono a pochissimi millimetri dal mio viso. La bacio io, stavolta: ci mescoliamo, gentili, senza foga.
    Mi abbraccia, arrendendosi a un amore così forte, contro il quale non vale neanche la pena combattere. “Cercherò di non farti soffrire mai, dolce” sussurra poi tace, né io conosco le parole giuste per risponderle. Ha ragione lei a dire che spesso il silenzio è la cura migliore, quando si vorrebbe dire tutto ma non esistono parole per farlo. Continua ad accarezzarmi i capelli, e chiudo gli occhi abbandonandomi al suo tocco. Ma non dormo: mi piace sentire il suo profumo, fresco, che sa di mughetto. Bello, il mughetto. Non ne ho mai annusato uno, ma se profuma come lei è sicuramente buonissimo. Ma perché penso al mughetto? Un attimo, ma come caspita è fatto un mughetto???
    “Shan… andiamo a prendere una stella?”
    Non respiro più. Lo dice sempre, ma mi fa sciogliere ogni volta. Perché lei non dice: “Voglio fare sesso” né “Voglio fare l’amore”. Lei lo chiama andare a prendere una stella: è unica, non ho mai sentito nessun altro dire una cosa del genere. Vuole la sua stellina? L’avrà. E ci metterò tutto me stesso.
    Sorrido, baciandola. “Certo,sweet child” la accarezzo, poi le faccio scivolare via gli slip mentre lei fa altrettanto con i miei. Ma la vedo incerta, preoccupata, non so di che. Trema, mi guarda impaurita mentre scendo ad accendere il suo piacere. “Ti faccio male?” le chiedo, anche se sembra una domanda stupida. Ma non si sa mai! Ho paura di non accontentarla.
    “No, è solo che…” si ferma. “E’ che non credevo sarebbe successo di nuovo”
    La bacio teneramente e mi accorgo che è ancora tesa. “Sta’ tranquilla. Segui me” sembra di stare a parlare con un ragazzina inesperta. Povera, mi fa così tenerezza! “Non mi perderai mai, Maya. Ci sono adesso e finché vorrai.” Sì, mi sto impegnando sul serio. Caspita, mi sono impelagato alla grande. Ma è quello che voglio, perché non si può chiedere solo un’avventura con lei. O almeno, non io: non posso accontentarmi di vivere solo pochi giorni al suo fianco.
    Si rilassa un po’, e sembra anche seguire i miei movimenti. “Ti amo, Shan”
    “Ti amo di più io”
    Sorride, baciandomi il collo. La sento ansimare dolcemente, mentre i suoi fianchi si aprono meglio per farmi spazio. Eccola, adesso sì.
    “Piano” rabbrividisce.
    Ops. Avevo quasi dimenticato. E mentre la vedo così insicura, e a tratti più decisa, penso che sta lentamente scoprendo sentimenti più profondi. Ma tutto questo avviene tra le mie braccia, e non c’è soddisfazione più grande nel sentire le mie vene battere all’interno del suo corpo.

    "Le donne sono fatte per essere amate, non per essere comprese"
    Oscar Wilde

  9. #29
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    Predefinito Re: Just like heaven

    Ciampino (Roma), 16 Marzo 2009 sera

    Tonight’s the last, so say goodbye…

    L’ultima giornata era trascorsa fin troppo veloce, tra le strade affollate della Capitale. Sotto la pioggia leggera, avevano continuato tranquillamente il loro giro turistico, con musei, monumenti e panorami mozzafiato. Ed ora che era scesa la sera, erano seduti a tavola per cenare a casa di Maya.

    “Alouette,gentille alouette…” canticchiava Jared, dondolandosi sulla sedia.
    “Alouette, je te plumerai” continuò Daphne mentre mangiucchiava un grissino. “Poi com’è che continuava?”
    Maya si intromise. “Je te plumerai le bec…”
    “Vero!” le sorrise l’amica allargando gli occhioni verdi. “Je te plumerai le bec!”
    Elisa li guardò allibita. “Ma la sapete tutta?”
    “No, tutta no. A malapena ricordo la prima strofa!”
    “Ah, meno male!” rise.
    “Prendetevi un altro piatto di pasta così tenete ‘le bec’ chiuso” aggiunse Tomo mentre metteva degli spaghetti a Shannon. “Mangia pure te,vecchio"
    “Un altro po’ ed esplodo”
    "Poche storie. Sei magro e pallido"

    Shannon prese la forchetta e obbedì silenzioso, mentre Maya gli stritolava una coscia facendogli quasi male, ma senza rendersene conto. L’ora di separarsi era molto vicina, e avevano davvero poco tempo per scambiarsi affetto. Tutti e due erano in ansia e non riuscivano nemmeno a stare come volevano. Lei era agitatissima e terrorizzata, e cercava incessantemente la mano di Shannon, stringendola tra la sua. Quella mattina gli aveva chiesto di rimanere in Italia, ma lui a malincuore aveva rifiutato: c’era molto lavoro da fare, e di certo non avrebbe potuto né voluto lasciarlo indietro. E lui, da parte sua, cercava di trasmetterle sicurezza. Un sentimento del genere non avrebbe vacillato, lo sapeva bene, ma era preoccupato per lei, col suo bisogno d’affetto che sarebbe rimasto congelato almeno finché non si sarebbero riuniti, chissà quando. Fu a quel punto che decise di fare un’altra pazzia, oltre a quella che aveva pianificato insieme a Daphne e stava per essere messa in atto: decise che sarebbe tornato in Italia a settimane alterne fino all’estate, quando Maya sarebbe andata da lui per qualche mese. E poi? Quello rimaneva ancora da decidere.

    “Mayalì, sono le nove e mezza. Devi andare a prendere Federico, ricordi?” li interruppe Daphne, dando inizio al loro piano per la sorpresa.
    “Oh, vero” bevve un ultimo sorso d’acqua e si alzò. “Shan, mi vuoi accompagnare?”
    “Deve finire gli spaghetti!” farfugliò Tomo, tirandogli una gomitata e facendolo quasi strozzare.
    Si pulì la bocca con il tovagliolo. “Vai, aspetto qui insieme a loro.” Come avrebbe organizzato il tutto, altrimenti?
    “Tanto faccio presto” gli diede un bacio sulla testa, poi salutò gli altri con un cenno della mano e uscì saltellando.
    I ragazzi seduti al tavolo si guardarono in silenzio, e appena sentirono la porta chiudersi scattarono in piedi. La sorpresa stava per essere realizzata, e ognuno di loro sapeva esattamente cosa fare.


    **


    Federico entrò in macchina, lanciando la sua borsa da calcio sui sedili posteriori. “Ciao sorellona”
    “Ciao tesoro” gli baciò una guancia. Erano molto legati, da sempre: lui era il fratello minore di Daphne, l’aveva visto crescere e diventare un giovane uomo, prossimo ai vent’anni.
    “Tutto apposto?”
    “Alla grande”
    Il ragazzo sorrise, facendo brillare nel buio i suoi grandi occhi verde smeraldo. “Mi fa piacere”
    Maya rabbrividì, nel guardarlo. I capelli mossi e spettinati che gli ostacolavano quasi la vista, il sorriso dolcissimo, lo sguardo luminoso, le labbra morbide… tutto di lui le faceva inevitabilmente ricordare quella persona che aveva dovuto abbandonare, suo malgrado, più di tre anni prima. “Ca**o, ogni giorno che passa diventi sempre più uguale a tuo fratello” notò, facendosi del male da sola.
    “Già, me lo dicono in tanti.”

    Nessuno parlò più per qualche minuto, mentre la strada scorreva sotto di loro. Era un silenzio imbarazzante, come tutti quelli che si venivano a creare non appena si riportava alla luce quel ricordo così doloroso e mai del tutto superato.

    “Mi dispiace se ancora ci soffri” sussurrò piano lui, guardando fuori dal finestrino. “Però, posso dirti una cosa? Per me Simo non se n’è andato davvero. Vive. Vive perché te ancora piangi per lui, perché Daf suona sempre la sua canzone preferita, perché mamma ogni mattina entra in camera sua e accarezza le sue foto.”
    Maya frenò una lacrima, continuando in silenzio a guidare.
    “Scusami. Non volevo farti piangere di nuovo” si scusò, accarezzandosi la barba cortissima sul mento.
    “Fa niente. Non è colpa tua” tentò di sorridere. “Fede, non so se te l’ha detto Daf, però... Io adesso amo anche un altro.”
    “Quell’ ‘anche’ che c’entra?”
    “C’entra perché… potrei amare chiunque su questa Terra, nel vero senso della parola” e sapeva fin troppo bene quello che stava dicendo “ma non…” deglutì. “Non riesco a smettere di amare Simone; è questa la verità.”
    Federico sussultò, guardandola. “Non puoi farti condizionare la vita da lui, Maya! Smettila di farti problemi una volta per tutte.”
    Si mordicchiò un labbro, sentendosi improvvisamente fragile.“Non ce la faccio, Fé, non ce la faccio. Mi manca troppo.”
    “Sì che ce la fai, non dire scemenze. Ascolta, ci tieni a quest’altro ragazzo?”
    “Dio, è tutta la mia vita. Mi fa stare maledettamente bene, mi sento al sicuro con lui, non ho bisogno d’altro…” sorrise senza accorgersene, mentre le guance arrossirono di colpo. “Lo… lo amo davvero, però a volte mi comporto in modo strano per… Simo. Ma so anche che non posso e non voglio rovinare un amore così nuovo, bello e grande” sentì come una carezza sul suo viso, e ne godette appieno. “La persona più importante per me, ora come ora, è lui. Sì, lui, assolutamente” ripeté, per sentire il cuore gioire delle proprie parole.
    “E allora vivitelo! Vivilo fino in fondo, Maya! Tu meriti una persona che ti renda felice dopo tutto questo tempo, lo vuoi capire?” Le voleva bene, e non riusciva a vederla distrutta ogni volta per la persona che l’aveva amata tanto, sebbene non se lo fossero mai detto.
    “L’ho trovato, Fede. E’ lui, ed è perfetto così com’è, con i suoi tanti difetti e i suoi tanti pregi. Lo amo con tutta me stessa.”
    “Chi è il fortunato? Lo conosco? Ah no, aspetta, fammi indovinare. E’ Mattia! Sicuro, chi altro può essere?”
    “No no” sorrise lei. Era stata benissimo con Mattia, ma il loro non si poteva definire amore, o almeno non come quello che aveva appena conosciuto. “E’… Shannon Leto” sussurrò, timorosa per il fatto che avrebbe potuto sembrare pazza.
    “Oh, beh, un amore platonico è sempre meglio di niente. Pensavo parlassi di una storia vera e propria, ma se ancora non ti senti pronta…”
    Sorrise di nuovo. “No, Fede, noi ci amiamo davvero. Sta a casa mia, abbiamo cenato insieme, con tutti gli altri. Domani parte, non so quando tornerà. Però… Sono così felice con lui!” lo guardò. “Lui è l’unico su questa terra che si prende cura di me in ogni singola cosa. Non mi fa mai mancare niente, mi coccola sempre, e anche se abbiamo litigato mi ha sempre perdonata. Dici che durerà? Io lo voglio con tutta me stessa, Fede, ci metterò l’anima.”
    Federico non parlava più. “Maya… Se non hai un ragazzo dimmelo, mica me la prendo. So che lo troverai, prima o poi, ma non fantasticare troppo.”
    “Fede… Fede è vero, non so come dirtelo!” tirò il freno a mano, visto che erano arrivati davanti casa di lui. “Aspetta, guarda qui” tirò fuori dalla borsa una busta, con delle foto sviluppate poche ore prima. “Prendi” gliene porse una, raggiante.

    Federico non credeva ai suoi occhi. Quello stesso viso stampato sui poster in camera di sua sorella, ora sorrideva serenamente, stringendo Maya sotto un suo braccio. “Ma dai! E’… è stupendo!” rise, con le lacrime agli occhi per la commozione e l’incredulità. “Ok, non… Non voglio sapere come è successo, perché tanto non ci crederei comunque” le restituì le foto, con un sorriso. “Mi basta sapere che siete felici insieme”
    “Sì, assolutamente”
    “E poi… di lui posso fidami. So che ti tratterà bene, sorellona adottiva!” la abbracciò, poi aprì la portiera. “Grazie del passaggio. Ci vediamo presto”
    “Aspetta!” lo bloccò prima che scendesse. “Voglio dirti una cosa”
    “Dimmi”
    “Secondo te… Adesso Simo è felice?” gli prese la mano.
    Il ragazzo sospirò, stanco di ripetere sempre le stesse cose.“Solo se lo sei tu”
    “E allora sì” sorrise, scostandosi i capelli dal viso.
    Lui la abbracciò, accarezzandole la testa. “Non è cambiato niente, Maya. Lui continua a volere il meglio per te"
    Maya scoppiò in lacrime. Perché avevano osato strapparlo alle sue braccia, a lei che regolava la sua vita in funzione di lui? Le sembrò di rivivere gli attimi di terrore di quella mattina: nel letto, gli si era avvicinata, abbracciandolo. Troppo tardi si era accorta di quel corpo freddo e inerme, inutile involucro di un’anima volata via senza dire addio.

    “Lui non meritava di andarsene, nonostante tutto! Non l'abbiamo mai aiutato abbastanza! Ma adesso come facciamo senza di lui, eh?"gli prese il viso tra le mani. "Chi ce lo riporterà indietro? Simo mio non... Simo mio non doveva soffrire!"
    "Se l'è cercata, Maya, lo sai! La colpa è tutta la sua e di quant'era imbecille" aprì lo sportello. "Basta, non mi va di discuterne ancora"
    Si asciugò le lacrime con il dorso della mano, senza opporsi. “Va bene, va bene”
    “Adesso vai, non voglio trattenerti troppo” si sciolse dimenticando la rabbia, e le sorrise. “Mi raccomando, fai la brava. E salutami Shannon!”
    “Certo, fratellino”
    “Grazie ancora”
    “Grazie a te” salutò con la mano e si rimise in moto, tornando a casa dove l’aspettava quel qualcuno che avrebbe curato tutti i suoi dolori.

  10. #30
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    Predefinito Re: Just like heaven

    Maya girò la chiave nella serratura, aprendo la porta.
    “Ragazzi?” Era tutto buio e silenzioso: dov’erano finiti? Aveva quasi paura.
    “Waaaa!” urlò Shannon che le era proprio davanti, saltandole addosso.
    “Mi hai fatto prendere un colpo, scemo” scoppiò a ridere e poggiò la borsa a terra, poi allungò la mano su quel sorriso che scintillava nel buio. “Gli altri dove stanno?”
    “Sono andati via. Siamo soli”
    “Soli?” con le mani gli tastò il viso. “Mmm mi piace, questa cosa…”
    “Sapessi a me!” ridacchiò, mentre la prendeva in braccio a fatica. “Vieni, vieni, c’è una sorpresa che ti aspetta”
    Sentì il proprio cuore correre ancora più velocemente.“Sorpresa? E dove?”
    “In camera!” si diresse verso la porta lasciata socchiusa, da cui trapelava una tiepida luce. “Svelti, che il tempo passa”
    “Shan…” gli stampò un bacio su una guancia. “Sei… sei… non so spiegarlo, Shan. E’ una cosa talmente bella che non si può descrivere”
    Lui sospirò come se fosse caduto su una soffice nuvola di zucchero filato rosa.
    “Che panda morbido e profumato che sei”
    “E tu sei una bella pinguina grassoccia che finge di essere una pantera” le rubò un bacio, e lei di risposta gli morse un orecchio. “Mmm… Hai fame eh?” sorrise, mentre apriva la porta. “Ma prima c’è la sorpresa”

    Maya si girò verso la debole luce che proveniva dalla sua stanza. “Dio!”
    “No, quasi” rise Shannon poggiandola a terra. Il pavimento era interamente ricoperto di petali di rose bianche, l’aria profumava di arancia, e sul soffitto c’erano tanti piccoli palloncini bianchi gonfiati con l’elio, come fossero nuvole: così poco bastava a far sembrare una semplice stanza un angolo di paradiso.
    “Shan…” si portò le mani alla fronte. “E’ stupendo. Davvero, Shan, bellissimo. Bello bello bello”
    Le cinse le spalle con un braccio, stringendola a sé. “Volevo che fosse una serata speciale, visto che è l’ultima. Per ora.”
    “E sottolineo il ‘per ora’”
    Sospirò, baciandole la testa. “Andiamo” la prese per mano e la fece sedere sul letto, dove troneggiava un enorme panda di pelouche.
    “Uh! Com’è morbido…” Maya si strinse al pupazzo, rivelandosi per la bambina che non aveva mai smesso di essere. Ed era proprio quella sua aria infantile a dare quel sapore estremamente dolce alla loro storia.
    “E’ un mio sostituto. Fagli le coccole mentre sono via, mi raccomando, sennò si sente solo”
    Diede una carezza al panda di pelouche, e una a quello in carne ed ossa.“Certo, certo”
    “Brava” si rannicchiò sul pavimento, poggiandole le mani sulle ginocchia. “Ascolta una cosa, Maya. Ho preso una decisione importante”
    Si morse un labbro, impaurita. “E…?”
    “E… Tornerò settimana prossima. Farò una settimana da te e una in California, e così via. Fino all’estate, quando ti rapisco e ti porto con me” le sorrise. “Ci stai?”
    Lo abbracciò forte, dandogli a malapena il tempo di finire la frase. “Grazie, amore, grazie!” lo prese per le guance. “Aaah, quanto ti amo!” e lo strinse ancora di più, come se non bastasse aver già tentato di strangolarlo più volte. “Non può essere vero, Shannie, è un sogno!”
    “Sogno o no, so solo che mi piace da morire” le sorrise, sciogliendosi di fronte ad una tenerezza così autentica e ingenua. “E’ sempre bello vederti felice, mostriciattolo”

    “Tutto merito tuo” gli baciò la punta del naso, poi si stropicciò gli occhi. “Ci mettiamo a letto?”
    “Va bene” tolse il pupazzo poggiandolo sulla sedia del pc, poi iniziò a spogliarsi. “Freddino oggi, eh”
    “Già! Io quasi quasi metto il pigiama!” rovistò in un cassetto, mentre ammucchiava i vestiti in un angolo.
    “No, ti prego, il pigiama no!” rise, infilandosi sotto le coperte.
    “Sì invece” ne tirò fuori uno rosa,e lo indossò. “Ti piace?”
    “Per niente”
    “Tanto non me lo levo comunque” lo raggiunse saltellando stringendosi al suo corpo. Gli prese una mano e la strinse forte, accarezzandola. “Non ci credo che domani te ne vai”
    Lui sospirò, cercando di non mostrarle la sua già grande sofferenza. “Sta’ tranquilla. Il nostro amore è più grande e forte dell’oceano che ci separa, no?”
    Annuì, accomodandosi per bene al suo fianco.
    “E allora non avere paura” le accarezzò le labbra tremolanti. “E non piangere mai. Vorrei solo essere motivo di sorrisi, non di lacrime”
    “Hai ragione” lo baciò pianissimo. “E poi mi fido di te, gattaccio malefico”
    “Come mi hai chiamato?” le morse le guance e le fece il solletico. “Gattaccio malefico io?? Eh???”
    Maya rise forte, iniziando a gattonare sul letto. “Di’ un po’ … Vuoi la guerra?”
    Fece un sorrisino perfido, smentito dallo sguardo divertito. “Preparati a perdere, donna”
    “Sì ma non scappare!” lo tirò per un piede. “Non si scende dal ring, vigliacco! Torna qui!”
    “Ma volevo tuffarmi!”
    “Nah, le regole sono regole! Tu rimani qua, che adesso ci penso io…” studiò per bene la sua preda.
    “Chi vince sta sopra, eh!” Shannon iniziò a saltellare, pronto all’attacco.
    “Ma tu guarda che giochetti che mi tocca fare… Tanto lo sai che vinco lo stesso, bestiaccia!”
    “Appunto” sorrise malizioso, leccandosi le labbra.
    “Ah! Brutto porc...!” iniziò ad inseguirlo senza dargli possobilità di sfuggire.
    “No no, la porca sei te!”
    “Mo mo… Mo vedi che ti faccio!” e con un balzo sgraziato gli piombò sopra, assicurandolo bene sotto di sé. “Hai perso, bestiolina” sussurrò guardandolo negli occhi, col fiatone.
    “Che peccato, eh!”
    “Sì, ti vedo proprio dispiaciuto infatti!” gli accarezzò delicatamente il viso, poi si fece più seria. “Ti voglio un bene pazzesco. Costi quel che costi, io voglio te. Hai capito bene?”
    Le sorrise e la prese per le guance. “Ti sei cacciata in un bel guaio, ragazza mia”
    “Perché?”
    “Perché non ti libererai tanto facilmente di me, lo sai??”le fece il solletico, sgambettando e ingarbugliando tutte le lenzuola.
    “Ti amo. Ti amo ti amo ti amo”
    “Dillo ancora”
    “Ti amo. Anche se non so se rimarremo insieme, però ti amo tanto. Sì, ok, sarà difficile, perché io sono piccola e lontana, una… una stupida egoista che rovina sempre tutte le cose belle e…”
    “Sta’ tranquilla, andrà tutto bene” la coprì bene con il lenzuolo, accarezzandole la testa spettinata. “Aspetta, eh…” sgusciò da sotto il corpo di lei e le si mise accanto, affondando un gomito nel cuscino. “Tu hai un disperato bisogno di coccole”
    Lei annuì, sorridendo amaramente anche se era un po’ fuori luogo.
    “Come faccio a renderti felice, io?” le accarezzò il viso, triste. Si sarebbe fatto a pezzi, se necessario, ma non poteva né voleva vederla in quello stato.
    “Ma sono già felice con te!”
    “No, sennò non staresti così”si strinse sul cuscino di lei. “Allora, che posso fare per vederti sorridere come sempre?”

    La lacrima non tardò a scivolare sulle sue guance. “Rimani con me. So che te l’ho detto già tante volte, però… Lo voglio davvero, amore, credimi! Capisco che ti costa tanto e che sono un’incosciente perché ti sto chiedendo troppo e ti farei del male, ma ti voglio! Qui con me! Voglio addormentarmi vicino a te, farti le coccole, passeggiare tenendoti per mano… Non andare via, Shan! Rimani almeno un altro pochino, è passato così poco tempo…”
    “Non posso. Ci sto male anch’io, ma non posso davvero”
    “Ti prego”
    “Non puoi chiedermi di lasciare la band, Maya!”
    “E infatti non te l’ho chiesto”

    Si massaggiò le tempie. “Maya, io per la band ho sempre rinunciato a tutto, anche all’amore, a costruire una storia seria con la donna che amavo. Però stavolta non voglio. Perché te sei la persona giusta, e non ho nessuna intenzione di perderti! Siamo lontani? Me ne fo**o! Ti voglio e basta, e se per averti devo attraversare mezzo pianeta lo faccio molto volentieri” prese fiato, intiepidendosi. La guardò sorridere, come al solito: perché sorrideva sempre, anche quando lui si arrabbiava? Non trovò risposta e si arrese alla tenerezza che avvolgeva quel viso rotondo e paffuto, stringendoselo al petto. “Mia. Mia mia mia, solo mia. Fancu*o tutto il resto”
    Maya strofinò il nasino contro quella leggera peluria. “Tua. Tua tua tua, solo tua. Fancu*o tutto il resto” ripeté, per convincersene anche lei.
    Shannon, che ormai non faceva più caso a quelle piccole schegge di pazzia, le accarezzò la schiena, coperta da quel pigiama che detestava come tutti gli altri pigiami della Terra. “Ma secondo te… Ci si può innamorare davvero in così poco tempo?”
    “Io forse sono troppo piccola per sapere queste cose. Secondo me il tuo cuore lo sa, prova a chiedere a lui”
    Le sorrise, tenero. “Gliel’ho chiesto. E mi ha detto che sì, si può, ma è raro”
    “Dev’essere bello innamorarsi subito, eh?”
    “Chissà. Conosco un tipo che ha incontrato per caso una barista speciale e se n’è innamorato a prima vista”
    “E io conosco la barista speciale che si è innamorata di quel tipo”
    “Beati loro”
    “Già. Dovremmo farci dire cosa si prova di tanto bello”

    E su questi discorsi si scambiavano le ultime tenerezze, già troppo impregnate di un addio imminente. Parlavano in terza persona per affievolire l’imbarazzo, non si guardavano negli occhi per paura di crollare, pensando a quel domani che tanto avevano temuto e cercato di allontanare. In realtà, sarebbe stata solo una conferma: una prova che avrebbe deciso il loro futuro.

    "Il Paradiso non è più lontano
    Della camera accanto -
    Se in quella camera un amico attende
    Felicità o rovina."
    Emily Dickinson-Il Paradiso non è più lontano


    E ringrazio la mia amica Marianna, che con le poesie riesce sempre a farmi riflettere.

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