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Discussione: Just like heaven

  1. #11
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    Predefinito Riferimento: Just like heaven

    Sera, secondo round

    Maya aprì la porta di casa e entrò, tenendo per mano il suo amato animale. Erano le tre di notte, eppure non erano stanchi per niente.

    “Piccolo, che vogliamo fare? Ti va di vedere un film sul divano?”
    “Certo, ma… non hai sonno? Domani devi andare a lavoro!”
    “Veramente avrei lezione all’università, però se non vado non fa niente, tanto non è importante. Quindi giornatina libera!” si buttarono insieme sul divano, rimbalzando un po’.
    “Sceglilo te il film, Shan. Guarda, alcuni me li ha prestati una mia amica, Daphne, tempo fa, però non li ho ancora visti… Sono film storici, mi piacciono un sacco. Su, dai un occhiata.” Gli porse una pila di dvd.
    Shannon incominciò a leggere i titoli. “300, il gladiatore…”
    “L’hai visto quello?”
    “Si, fino alla nausea! Oh, guarda un po’ che c’è qui…. Qualcosa che fa al caso nostro!” e tirò fuori due custodie, sventolandole sotto il naso di lei, che li osservò, non capendo. “E perché?” disse, stringendosi a lui.
    “Perché…ok se ti dico un’altra cosa prometti che non ti arrabbi?”
    “Tanto ormai, mi ci hai abituata, ai colpi di scena!”
    Lui sospirò, scuotendo la testa ma rendendosi conto che la ragazza aveva ragione. “Devo parlarti di Jared”
    “Basta che non siano cose personali, non sarebbe giusto!”
    “No, no. Altroché. Jared fa anche l’attore e recita in questi due film” e glieli mostrò. Erano ‘Alexander’ e ‘La sottile linea rossa’.
    Maya prese il primo, e guardò la faccia di quello che ormai era suo cognato, in alto. “Ma dai!! Guarda quant’è dolce! Certo che castano stava decisamente meglio… Lo vediamo, Shan?? Sono curiosa!”
    “Certo, piccola!”
    Maya si alzò e andò ad accendere la tv. “Senti, nel frattempo hai altri segreti da svelarmi? Senza che ogni volta mi fai venire l’ansia…”
    Lui ridacchiò. “Allora… Jared fa anche il pittore e prova a fare il regista. Li hai visti i nostri video?”
    “Ehm… no, mi dispiace”, ammise lei, un po’ vergognandosene.
    “Li ha diretti lui. Davvero un ottimo lavoro. Dovresti vederli.”
    “E te invece? Che altro fai di bello? Mi avevi detto che avevi la passione per la fotografia…”
    “E’ vero, infatti. Mi piace moltissimo e me la cavo abbastanza bene. E poi faccio anche l’attore mancato…”
    Lei si girò verso di lui e scoppiò a ridere. “Dai!! Ma voi siete davvero irripetibili, ragazzi miei! Però ti devo vedere a recitare, sai?”
    “Eh, capirai! Il mio super talento!” disse, sorridendo. “Poi,che ti posso dire di Tomo…? Va beh, che è croato lo sai, e sa suonare benissimo anche il violino. Ed è un cuoco, anche. Per questo ti ha aiutata a cucinare, prima!”
    Maya ormai sapeva che con quei tre ragazzi tutto era possibile, e non si sorprendeva più di tanto di quelle nuove scoperte. “Ecco perché era così bravo! Comunque, mi pare di capire di essere fin troppo normale rispetto a voi…”
    Shannon si sfiorò il mento. “Allora… Suoni il basso da 10 anni, sei un’ex schermitrice, studi per diventare interprete e lavori al bar per pagarti gli studi… Sì, sei la più normale. Ma poi, cos’è la normalità? Non esiste. Non può esistere proprio come concetto, cioè, se tu consideri che…”
    “Ma la notte ti riprende vita il cervello?? Certi discorsi, sulla normalità, non li faresti nemmeno nei tuoi momenti migliori!” lo prese in giro.
    Lui fece il finto offeso e incrociò le braccia al petto.
    “Scherzavo, amore. Non offenderti, eh.” Gli si avvicinò, sollevandogli il viso che era rivolto a terra.
    Lui sporse il labbro inferiore e fece una faccia triste, facendola ridere.
    “Ma no!! Povero cucciolo!” Lo abbracciò, accarezzandogli il viso e dandogli dei piccoli baci.
    “A dire la verità stavo facendo per finta… però se mi tratti quando mi offendo, lo farò più spesso!” sghignazzò.
    “E dai… “ Gli diede un pizzicotto sulle guance morbide ed elastiche. “Su, su, che inizia il film!”
    Passarono le due ore seguenti a ridere a crepapelle di Jared, poi decisero che sarebbe stato meglio andare a letto. E così si addormentarono, abbracciati e felici.

    Il giorno li colse praticamente subito. Maya si svegliò con la luce del sole e, per evitare che anche il suo cucciolo si svegliasse prima del dovuto, si alzò per abbassare la serranda, poi prese il blackberry di lui dalla tasca dei jeans buttati a terra e lo spense, per non ricevere chiamate di Jared. Guardò il suo animaletto, che ancora dormiva, ma allungava una mano verso la parte del letto dove fino a poco prima c’era lei. Continuava a cercarla, nel sonno, ma il suo angelo era in piedi e lo guardava divertita. Poi gli si stese di nuovo affianco, accarezzandogli la testa. Lui, come un cagnolino, si calmò subito, e sorrise quasi, ma quando la sua mano raggiunse finalmente i caldi fianchi di Maya, si sentì al sicuro e tirò un sospiro di sollievo. Lei si sciolse, a vederlo così. No, non l’avrebbe lasciato mai, per niente al mondo.

  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Just like heaven

    Roma, 14 Marzo

    Under the burning sun…

    Il sole, pieno e caldo, stava per dare il benvenuto alla primavera. Stesi sul prato, Tomo, Shannon e Maya chiacchieravano in tranquillità. Elisa non era con loro perché doveva lavorare e Jared si era allontanato qualche minuto prima per ispezionare il posto. Si trovavano ai giardini del Pincio, uno dei luoghi più belli di Roma. Maya ci andava spesso, e aveva deciso di portare lì i suoi amici. Si erano accomodati sull’erba, con le loro borse, e avevano steso la tovaglia per il pic-nic. Era tutto pronto, ormai, ma Jared non c’era e non lo vedevano nemmeno. Shannon si alzò da terra e andò a cercarlo, un po’ svogliato,ma niente da fare, non lo trovava, nemmeno sul suo cellulare. Stranissimo! Iniziò a preoccuparsi, e a sospettare di un suo probabile rapimento da parte di quei venditori ambulanti di rose con cui aveva appena smesso di litigare. Mentre pensava a cose veramente molto assurde, ma tutto sommato giustificabili per un fratello maggiore nei confronti del più piccolo, si appoggiò ad un albero. Una voce lo riscosse. “Hey!”
    Shannon saltò, poi si guardò intorno e non vide nessuno. Si mandò a quel paese da solo, poi guardò in alto. Quei fiori rosa sull’albero erano così belli… ma lui era troppo basso per arrivare a prenderli. Poi vide una cosa stranissima, dall’altra parte dell’albero: due piedi che dondolavano, una camicia blu a quadri e una chioma bionda. Con tutti quei rami, foglie e fiori in mezzo, non si vedeva benissimo, ma non ci voleva molto a capirlo. “Jared! Ma che…?” e gli si avvicinò. Si mise le mani ai fianchi, con il volto imbronciato, come una nonna che non riesce a star dietro al nipotino dispettoso. “Ma lo sai quant’è che ti cerco?”
    “Non si può nemmeno prendere un po’ d’aria fresca seduti su un ramo, adesso!” dondolò i piedi come se stesse su un’altalena.
    “Cioè, ti pare normale? Stavamo per pranzare, noi. Dai, scendi e andiamo”
    “Senti come si sta bene…” chiuse gli occhi e inspirò. “Il vento leggero tra i capelli, l’ombra delle foglie, il profumo dei fiori, nessuno che viene a rompermi l’anima… finché non arrivi te!”
    Shannon avvicinò entrambe le mani alla bocca. “Datti una mossa! Ti stiamo aspettando! Ah, e già che ci sei, prendi un po’ uno di quei fiori lassù…”
    “Regalino per Maya?”
    “Sì, se me lo prendi…”
    “No che non lo prendo, non si fa del male alla natura. Se le dai un bacio, a quella povera ragazza, la fai contenta lo stesso”
    Shannon gli fece il verso e per l’ennesima volta gli ordinò di scendere. Lui saltò giù dall’albero senza fatica e corse seguito dal fratello verso i suoi amici, dall’altra parte del parco. Quando li raggiunsero, Tomo e Maya si erano già finiti le mozzarelline.
    “Ma io ne volevo una! Che roba è? Cioè, era?”
    “Tranquillo, Jay. Non l’avresti mangiato comunque, era formaggio.”
    “Ah, e dov’è la mia insalata?”
    Maya tirò fuori un contenitore. “Eccola qui. Poco olio, poco sale, solo tanta lattuga fresca e pomodori!”
    “Ah, grazie tesoro. Questa sì che è vita!” disse lui, con la faccia compiaciuta mentre cercava una forchetta.
    “Già! Fono d’accordo! Fi fi!” gli rispose il fratello, con le guance piene di panino con la porchetta.
    Tomo, che continuava imperterrito a cantare canzoncine in croato che conosceva solo lui, era praticamente arrivato al dolce, mentre Maya li aveva aspettati.
    “Hey, Jared, lo sai che stanotte io e tuo fratello…”
    “Teneteveli per voi certi dettagli!” Si tappò le orecchie come un bambino, sorridendo.
    “Ma no, che hai capito!” rise lei. “Dicevo, ti abbiamo preso in giro per ore!”
    “Non avevate niente di meglio da fare?”
    “Eh no! Mica potevo perdermi mio cognato nei panni di Efestione!”
    Inarcò un sopracciglio mentre con una leggera mossa del capo si scostò una ciocca di capelli dagli occhi. “Avete visto il film?”
    “Oh si!”
    “Se volete, vi rifaccio la scena dell’anello. Dai, Tomo, alzati e fai finta di essere Alessandro.”
    Quello si alzò in piedi, felicissimo. “A-ah! Ma io sono più bello di Colin Farrell”disse, mentre si sistemava i capelli. “Allora, com’era?”
    “No, no, ragazzi, risparmiateci, per favore!” Shannon stava per strozzarsi con l’acqua solo a pensarci.
    “Ssssh, silenzio! Allora facciamo quell’altra che mi fa sbellicare. Rimani con me, stanotte…
    Alla fine, i due attori recitarono la loro scena, e Tomo si sentì particolarmente realizzato. Finirono di mangiare, poi si stesero al sole e a chiacchierarono un po’. Maya si fece spiegare tutti i tatuaggi dei ragazzi. I suoi preferiti erano le Americhe di Shannon, che ormai conosceva benissimo, e la frase ‘per aspera et astra’ sul braccio di Tomo. Amava il latino, la lingua che aveva fatto la storia della sua amatissima città. Poi Jared le chiese se anche lei avesse dei tatuaggi, ma Shannon scosse la testa con decisione. Maya gli battè una mano sul petto. “Risposta sbagliata!”
    “Come?” la guardò storto e impaurito. Come poteva essergli sfuggito un tatuaggio su quel corpo che aveva sempre davanti agli occhi e tra le mani?
    La ragazza si sollevò da terra e raccolse i capelli in alto scoprendo la nuca, dove c’era una bellissima fenice.
    “Ti giuro, non me ne sono mai accorto!”
    “Uh, non fa niente. Piuttosto, non notate un’altra cosa?”
    “M-Mithra?” Jared balbettò quasi nel pronunciare quella parola. Era impossibile che fosse proprio lei!
    “Eh sì. L’ho fatta il giorno dei miei 21 anni. Volevo la fenice, perché rinasce dalle proprie ceneri, e perché mi ha sempre affascinata come creatura mitologica. Però non riuscivo a trovare un disegno che mi piacesse, finchè, grazie alla mia amica Daphne, non mi è capitato per le mani il vostro s/t…”
    “Il destino! Lo vedi che esiste, Shan?” Tomo batteva le mani, estasiato, per far riprendere il suo amico che ormai viaggiava mentalmente a molti chilometri dalla Terra.
    “Mi è piaciuto subito il vostro disegno, e l’ho fatta. Perché la sentivo mia, non per altro. Chi avrebbe mai pensato che poi…! Shan, Shan!” rise. “E dai! Ora te la sei presa perché non te l’avevo detto…”
    “No, non è quello. E’ che mi fa strano…”
    “Bisogna farci l’abitudine, ormai, con le cose strane… Su, dai, andiamo a fare un giro!“

    Si alzarono, raccolsero le loro cose, e passeggiarono tra le più famose vie della Capitale. Maya li portò al Vittoriano, e li fece salire fin sopra, poi Jared volle entrare al Colosseo e gli altri lo seguirono. Maya, da brava guida improvvisata ma informatissima, spiegò tutto nei minimi dettagli: la storia, l’architettura, le leggende… Shannon amava di lei quel forte legame con la sua città, che la rendeva così concreta, materiale, presente, reale. Anche se ormai era il suo angelo.
    Ultima modifica di Baby Blue; 26-08-2009 alle 09:14

  3. #13
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    Predefinito Riferimento: Just like heaven

    YouTube - The Cure - Lullaby: Stereo
    The Cure- Lullaby

    Notte. Shannon e Maya erano di nuovo a casa. Niente film, stavolta: preferivano rimanere abbracciati seduti sul letto, al buio e in silenzio, in parte perché lui aveva sonno, in parte perché a lei piaceva osservarlo senza parlare. Sentiva emozioni più intense: e infatti quel buco nero che le nasceva dentro sembrava volerla risucchiare sempre di più, alla vista di quegli occhi che facevano fatica a rimanere aperti. Lui appoggiò la testa sulla spalla di lei e incominciò a darle dei piccoli baci sul collo.
    “Stai morendo di sonno, Shan”
    Le rispose con un muggito non meglio identificato.
    “Guarda che lo so, che quando fai così è perché è ora della nanna. Dai mettiamoci giù, così stiamo più comodi”
    Non si mosse.
    “Shannon?”
    Niente. Si era già addormentato, in pochi secondi, ma Maya non voleva svegliarlo. Prima o poi l’avrebbe fatto da solo, perché così stava davvero scomodo. Gli accarezzò i capelli, morbidi e sottili come quelli di un bambino. In fondo, lui era un ‘bambinone’ di 39 anni: sempre vivace, chiacchierone, allegro e curioso. Sorrise, pensandoci. Era davvero una persona unica nel suo genere: era così semplice e di compagnia, non avrebbe mai pensato che potesse essere famoso. Perché il suo segreto, come quello di Jared e Tomo, era di essere rimasti gli stessi di sempre, nonostante il successo. E questo li rendeva persone autentiche e straordinarie. Passò mezz’ora, e finalmente l’animaletto sollevò la testa e le diede un bacio stropicciandosi gli occhi. “Perché siamo ancora seduti?”
    Maya rise e gli scostò la mano dal viso. “E dai, non te li rovinare, sono così belli…”
    Shannon non rispose e si buttò di peso, sul letto, a pancia in sotto.
    “Hey, panda dormiglione, vuoi rimanere così, tutto vestito? Io direi di no…” e gli diede uno schiaffo sulle cosce. “Ho capito, faccio io”. Gli tolse le scarpe e vide dei calzini a righe, che la fecero scoppiare a ridere. “Ma dai! Tu, animale selvaggio, con i calzini colorati???”
    Alzò la testa dal cuscino. “Sì, li ho rubati a Jared perché mi piacevano. Sono belli?” sembrava esser tornato in sé.
    “Bellissimi proprio!” lo prese in giro.
    “Non hai visto il pezzo forte, allora!” e si sfilò i jeans. “Guarda qua!”
    “No! I boxer con le banane! Sei un pazzo, Shan!” rise.
    Lui si mise in piedi sul letto e girò su se stesso, mentre lei gli fece un applauso.
    “Ma quanto sei bello? Quanto?”
    “Modestamente…”
    “Adesso non dirmi che porti la canottiera, sotto la maglia! Gli altri giorni non ce l’avevi”
    “No, no, mica sono Tomo…” ridacchiò, poi si guardò. Stava in mutande, mentre sopra aveva ancora la giacca e la maglia verde. “Ah! Dillo che volevi spogliarmi, disgraziata!”
    “E certo! Volevi dormire con tutta quella roba addosso? Avevi ancora le scarpe!”
    Finì di spogliarsi, poi si sedette a gambe incrociate sul letto. “Ora, voglio vedere che porti te, sotto!”
    La ragazza si sfilò le Converse e salì in piedi sul letto.
    “Calzini bianchi! Banalissimi!” e scosse la testa, tirandogliene uno dei suoi.
    “Shan! Puzza tantissimo!” storse la bocca in una smorfia disgustata.
    “Eh, che nasino delicato! Su, forza, fai vedere”
    Maya si tolse la felpa, la maglia e i jeans.
    “A-ah! Completo intimo giallo canarino! Contro ogni tentazione…”
    “Sì, sì, ne parliamo dopo, se era contro ogni tentazione…”
    Si era dato la zappa sui piedi. “Ma io scherzavo, eh!”
    “Aaaah, bestiaccia malefica! A nanna, via! Non avevi sonno una volta?”
    Lui gattonò e si infilò sotto le lenzuola, a pancia in su, e allargò le braccia. “Mi lasci solo?”
    “Non se ne parla!” si tuffò su di lui, che le richiuse le braccia addosso, accarezzandole la schiena.
    “Però ti sta bene il giallo!”
    “Che c’è, mi vuoi corrompere? E con così poco? Beh, almeno impegnati un po’ di più…”
    “Mi piace quando fai la preziosa…”
    Maya tamburellava con le dita sulle labbra di lui. “Ti ho mai detto che ti amo?”
    “Non mi pare…” sorrise.
    “Ah no? Beh, e allora ti amo!” lo baciò. “Dormi, Shan.”
    “Non mi va più!” sorrise.
    Gli accarezzò la fronte. “Ma come… dai!”
    “No, io voglio te!” le premette con l’indice la punta del naso.
    “Amore, sei stanco, io lo so. Devi dormire. Fallo per me, non ti voglio fiacco domani!”
    “E va bene. Notte amore!” le diede un piccolo bacio sulla fronte.
    “Notte, piccolo”

    Passarono 15 minuti, in silenzio e al buio. “Shan… ci sei?”
    “Sì. Non ho sonno, te l’ho detto…” ed oscillò piano, quasi per cullare lei che era tutta rannicchiata tra le sue braccia.
    “Neanche io” i piedi di Maya cominciarono a muoversi, piano, accarezzando quelli di lui.
    “E perché?”
    “Ti va se parliamo un attimo?”
    “Sì, dimmi”
    Si sollevò piano da lui, che invece le avvolse i fianchi con un braccio riportandola su di sé. “Shan… tu sei importante per me. E quindi… io non voglio perderti, ecco”
    Lui la strinse ancora di più a sé. “Non mi perderai. Perché tornerò, a fine mese, che ho meno impegni di lavoro. Lo sai, la band è tutto per me, non me n’è mai fregato niente di tutto il resto. Però stavolta è diverso, perché ci sei tu. E io non ti lascio.”
    “Me lo prometti, che ci sarai?” gli strinse la mano.
    “I will stand by your ground, I will tear down myself, I won’t fade…”
    “We’ll never fade away…”

    Sorrisero, e si baciarono piano. Shannon sentì i caldi piedi di Maya che gli si strofinavano sui polpacci, quasi mandandoglieli a fuoco. “Tutto bene, pì?”
    “Ora sì”
    “Chiedevo per… i piedi…” esitò a chiederglielo, per non imbarazzarla.
    “Oddio scusami! Mi si muovono sempre, quando sono preoccupata”
    Rise. “Tranquilla”
    “Comunque, hai dei polpacci fantastici!” Era la parte del corpo che preferiva nei ragazzi. E quelli che aveva lì vicino la facevano impazzire.
    “Io sono tutto fantastico” sorrise, sbattendo le ciglia.
    “Puoi dirlo forte” gli mise una mano in faccia, gli tappò il naso e gli diede un bacio sulla fronte.
    “Dai, a parte gli scherzi. Sei più serena, ora?”
    “Sì, certo” lo accarezzò.
    “Ok, allora… festeggiamo?” le chiese, aprendo bene gli occhi e sorridendo.
    “E festeggiamo, va!” gli rispose, rimanendo per un attimo fissa a guardare quegli occhi che riflettevano un piccolo bagliore proveniente dall’esterno. “Come faccio a dirti di no?”

  4. #14
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    Predefinito Riferimento: Just like heaven

    Mani che si cercano. Gambe che si intrecciano. Labbra che si sfiorano, si incontrano, si mordono. Nasi che si schiacciano. Capelli di lei che vanno sul viso di lui e non lo fanno respirare. “Maya, sto per… morire sfiatato”
    “Proprio adesso?” sorrise, liberandogli la faccia da quella massa scura e ribelle.
    Un rumore. Shannon si bloccò guardandosi intorno con aria furtiva.
    “Che c’è?”
    “Ho sentito qualcosa, Maya. Vado a vedere” fece per alzarsi.
    “Ma che ti frega, sarà dai vicini…” Poi sentì la chiave girare nella serratura. “Cristo, mia sorella!”
    “Cosa???” si alzarono come meglio potevano. Shannon aveva un piede impigliato nel lenzuolo e stava per cadere, ma si aggrappò a un braccio di Maya, facendola scivolare sotto al letto. Trattenne una risata e la aiutò a rimettersi in piedi.
    “Shan, vestiti e aspetta qui. Faccio subitissimo, promesso.” Si infilò le prime cose che trovava e uscì dalla stanza. “Giada!” sussurrò, a denti stretti.
    “Ah, ma allora ci sei!” La ragazza entrò frettolosamente chiudendo la porta dietro di sé, senza far rumore.
    “Io? Io sto sempre qui, sei te quella che va in giro!” le puntò il dito contro.
    “Si, ok, ma non oggi”
    “Ma sono le quattro passate. Dove sei stata? Sono giorni che non ti vedo e non ti sento e…” gesticolò freneticamente, alzando anche un po’ la voce.
    “Carina la maglietta che porti”
    “Non cambiare discorso” la interruppe, fredda e stufa di dover essere lei a rimproverare la sorella maggiore.
    “Dico sul serio. Mi piace il verde, sai?”
    Maya non capiva: si guardò e scoprì che aveva addosso a maglietta di Shannon. “Ehm…”
    “Ti sta solo un po’ grande” le fece notare, con la sua aria da grande esperta di moda. “Però… ah… ah… a-ah! Non mi dire, sorella! Era ora!” sorrise, maliziosa.
    “Ora cosa?”
    “Che ti trovassi un ragazzo, dopo tutto questo tempo! Dov’è? Voglio vederlo!” incominciò a gironzolare per casa, con i suoi tacchi rumorosi. “Vieni fuori, uomo coraggioso!”
    “E dai, smettila. Comunque, è in camera mia” Maya si arrese, e allargò le braccia scuotendo la testa.
    Giada corse in quella direzione e lo vide, seduto sul letto, con solo i jeans addosso. “Ciao”
    “Ciao” gli rispose lui, in italiano.
    Maya spiegò a sua sorella che era americano, e perciò doveva presentarsi in inglese.
    “Ah, eh… Io sono Giada, sua sorella. Si dice così?”
    “Sì, piacere di conoscerti” le sorrise lui. “Io sono Shannon”
    “Di dove sei?” Maya si stupì quasi del fatto che sua sorella ancora non avesse fatto figuracce.
    “Vivo a Los Angeles”
    “Bello! Sono stata a New York, una volta… E’ lì vicino, vero?” aggiunse, quasi divertita della sua sfida linguistica con quello sconosciuto.
    “Ah, è… giusto dall’altra parte degli Stati Uniti”
    Maya scosse la testa, disarmata dalle scarse conoscenze geografiche di sua sorella.
    “Eh, ok, sì allora.... Io me ne vado, eh. Scusatemi, continuate pure, senza problemi. Vado a dormire a casa di Valerio.” Si sistemò i capelli “Ciao, uomo coraggioso. E ciao, sorella fortunata!”, e se ne andò, strizzandole l’occhio e avviandosi verso la porta, lasciando dietro di sé una scia di profumo. Quando la porta si chiuse, i due furono di nuovo soli e scoppiarono a ridere.
    “Tua sorella è fantastica” sussurrò lui, mentre si spogliava di nuovo.
    “E’ una pazza! Ma le voglio un bene assurdo”
    “Com’è giusto che sia… Dai, vieni” si accomodò di nuovo sul letto e lei si stese su di lui, poggiando un orecchio sul suo cuore. “Ti piace sentire il battito, piccola?”
    “Sì. Il tuo è forte e chiaro. Il migliore che abbia mai sentito…”
    “Dipende da quanti ne hai sentiti…” insinuò lui, malizioso.
    “Cosa vorresti dire??” lo guardò male, ma col sorriso. “Guarda che ti sfiato con il cuscino!”
    “Eh, tanto stavo per morire lo stesso, prima, con tutti quei capelli in faccia! A proposito, dove eravamo rimasti, noi due?” le diede un pizzicotto sulle guance.
    “Ancora??? Ma non hai sonno?”
    “Io no, ormai! E te?”
    “Io sì. Ti dispiace se dormo?” gli chiese, un po’ dispiaciuta.
    “Stai diventando un po’ troppo fiacca, signorinella!” la rimproverò.
    “Mi ami lo stesso, no?”
    “E che domande! Certo!”
    Sorrise e lo baciò. “A domani, amore. Buonanotte”
    “Notte, piccola”
    Maya si addormentò subito. Shannon invece la sentiva respirare regolarmente e capì che doveva essere più calma di prima. E per forza, stavano lì insieme: non avrebbero potuto chiedere di meglio. Le diede un bacio sulla testa, sussurrandole “Ti amo, angioletto”, ma lei, che era immersa nel sonno più profondo, non poté sentirlo. Sorrise e chiuse gli occhi, facendosi cullare dal dolce respiro di lei e improvvisamente accorgendosi che i loro due cuori battevano allo stesso ritmo.


    ...and I know that in the morning I will wake up
    in the shivering cold

    and the pandaman is always hungry...


    The Cure- Lullaby (con una piccola correzione )

  5. #15
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    Ciampino (Roma) 15 marzo

    Shannon aveva aperto gli occhi da poco. Incominciava a sentire caldo, da sotto quel corpicino liscio e perennemente infuocato, ma la lasciò stare volentieri. Tanto per passare il tempo, si mise a giocare con i capelli morbidi e ondulati di lei, arrotolandoseli attorno al dito per poi rilasciarli come fossero delle molle. Si accorse poi che dei piccoli piedi cominciavano a muoversi lentamente sui suoi polpacci mentre delle mani stringevano debolmente la sua coscia.
    “Ci sei?” le sussurrò.
    Lei si stiracchiò, poi gli strofinò il naso sul collo. “Ho… tanto sonno…”
    “Povera piccola!” ridacchiò, rotolando su un lato e portandola con sé. La osservò bene: i capelli, mossi e spettinati, le andavano sul viso. Li spostò, riportandoglieli dietro le orecchie, poi le accarezzò le guance, continuando a guardarla. Gli occhi erano ancora chiusi, mentre pochissime lentiggini appena accennate rendevano quel viso ancora più dolce; le labbra, piene ma non troppo, erano lievemente piegate in un sorriso forse non voluto. Shannon schioccò la lingua sul palato, mentre le sue mani scorrevano delicatamente lungo i fianchi della ragazza. “Ma lo sai che sei bella?”sussurrò, con una vocettina scherzosa. “Anzi, molto bella, direi.”
    Maya aprì piano gli occhi e allungò le mani per afferrargli il viso stringendoselo al petto, senza malizia, come una mamma con il suo bambino. “Grazie…” gli rispose, poi gli diede un bacio sulla testa. “Mmmm… ma perché devo andare al bar?? Io voglio stare qui con te, a coccolarti...” e con una gamba avvolse quelle di lui “…e a dormire un po’!”
    “Non si può. E’ già tardi, vai a fare la doccia!”
    “Prima te, dai…”
    Shannon si alzò, dandole un bacio sulla spalla. “Faccio prestissimo. Te intanto alzati” e si lanciò verso il bagno, mentre lei si rigirò tra le coperte, affogando quasi tra i cuscini. Riaprì gli occhi alcuni minuti dopo, a contatto con una mano fredda sulle guance. “Tocca a te, bella addormentata!”
    Si sollevò dal letto, mandando indietro i capelli con una mossa della testa. “Sto troppo rimbecillita oggi” e baciò quelle guance ancora umide e delicatamente profumate.
    “Colpa mia, colpa mia… Che ti faccio passare le nottatacce!!”
    Lo guardò come per prenderlo in giro, chinando la testa di lato e sbarrando gli occhi, poi sorrise e camminò a passo incerto verso il bagno. Nel frattempo Shannon stava cercando di risolvere il dilemma della giornata, e cioè trovare qualcosa di decente da mettersi, quando squillò il telefono. Si guardò intorno, indeciso su cosa fare, poi andò a bussare alla porta del bagno. “Maya, sta squillando il telefono”
    Il rumore dell’acqua dall’interno le copriva la voce. “Rispondi tu, tanto sarà Elisa che ci dice di darci una mossa”
    “Ok” tornò in camera e prese il telefono. “Pronto?” Ma la voce all’altro capo non era di certo quella che si aspettava.
    **
    Spalancò la porta e aprì i pannelli del box doccia, spaventando un po’ la ragazza che si stava insaponando i capelli. “Era Mattia” le disse tutto d’un fiato.
    “Ah… il mio amico” gli spiegò lei, un po’ impaurita dalla faccia di Shannon, che non sorrideva più come sempre.
    “Si me l’ha detto” incrociò le braccia, continuando ad osservarla da fuori. “E mi ha detto pure che state insieme”
    “Stavamo insieme. Roba vecchia. E’ passato più di un anno… Adesso siamo ‘solo’ grandi amici.” Poi lo guardò bene. “Ma sei geloso?”
    “Io? No!” mentì spudoratamente. “Mi è sembrato un po’ infastidito, lui. Però, eh! Che ci vogliamo fare… Ormai, ci sto io con te” le poggiò le mani sui fianchi, poi la girò ed iniziò ad insaponarle la schiena. Sentiva come il bisogno di ribadire che quel corpo ormai gli apparteneva, voleva sentirla ancora tra le dita. “Capito?”
    Lei chiuse gli occhi, abbandonandosi al tocco di quelle mani così forti, poi si girò di nuovo verso di lui e lo baciò, bagnandogli il viso. “Vieni dentro?”
    “No, no, sennò facciamo tardi e Elisa ci prende a bastonate, se la abbandoniamo al bar…” le lasciò una ditata di schiuma sul naso. “Dai, girati che continuo il lavoretto… Ah, ma ti dà fastidio o posso farlo?”
    “Certo che puoi” e si girò di nuovo di schiena. “Questa, ormai, è tutta roba tua”
    Sembrava gli avesse letto nel pensiero. Shannon sorrise soddisfatto e rimase lì, fuori dalla doccia, allungando le mani davanti a sé per massaggiarla. Tratteggiò con i polpastrelli i contorni della fenice, la loro fenice, quello strano scherzo della sorte. “E’ che devo prendermi cura di te in tutto. E quindi mi pare giusto fare la doccia al mio angioletto…”
    “Ma non sarebbe meglio fare la doccia con il tuo angioletto?”
    Sospirò. “Maya, lo sai che faccio fatica a resistere, non mi provocare” e le accarezzò le gambe forti e muscolose.
    “E dai…” insisté.
    “Mi stai mettendo alla prova, eh!” ridacchiò ”Ma tanto non ci riesci, bella. Piedini!!”
    Maya ne sollevò prima uno, poi un altro e lui li insaponò per bene.
    “Quanto li amo, questi piedi! Tu neanche te lo immagini…” le disse, giocherellando con quelle piccole dita e facendola ridere. “Fatto lo shampoo?”
    “Sì, due volte. Manca solo il balsamo.” E gli porse un flacone.
    Lui lo spalmò bene sui capelli, che pettinò e risciacquò. “Ah, ha detto Mattia che oggi dovreste vedervi…”
    “Eh sì, di solito il sabato sto con lui.”
    Colpo di tosse e occhiata malvagia.
    “Ma non questo sabato” sorrise, chinando la testa di lato. “Sto con te. E poi vi devo far conoscere Daphne… Però se vuoi faccio venire anche Mattia, senza problemi”
    “Maya… Scusami ma no” la sciacquò. “Mi… dà fastidio vederti con uno che ti ha avuta prima di me e per più tempo di me e che ha potuto starti accanto mentre io ero dall’altra parte del mondo…”
    “Ma che colpa ne hai?” rise. “Se non ci conoscevamo nemmeno! Ognuno con la sua vita… Io mica posso essere gelosa di quella tipa di 'The Hills' che già sopportavo a malapena a vedere in TV, figuriamoci a pensare che... Ahhhh!! Lasciamo stare.”
    “Lo vedi che dà fastidio pure a te??” chiuse l’acqua, sorridendo. “Vieni, piccola!”
    Maya, tutta infreddolita, uscì accoccolata nel morbido accappatoio che lui le aveva avvolto attorno. “Ok, niente Mattia oggi. Ma guarda che è simpatico, eh…”
    “Sshh.” Con un asciugamano le tamponò piano il viso. Alcune goccioline d’acqua erano rimaste impigliate alle lunghe ciglia ricurve, e gli occhi un po’ arrossati lo guardavano con tenerezza. Shannon sospirò, e sentì entrargli delle spine nei polmoni. Era quello l’effetto che gli faceva, quando incontrava quello sguardo dolce e disarmante? “La mia bimba…” la baciò piano, mentre lei si sollevava sulle punte. “La mia dolce bimba…”
    Si staccò di colpo, portandosi le mani sulla bocca. “Sei un genio. Ho un’idea!!”
    Le lanciò uno sguardo interrogativo.“E cosa?”
    Senza dare troppe spiegazioni, lo prese per mano e lo trascinò in camera, senza preoccuparsi di scivolare. “Pronto a conoscere la mia amica Polly?”

  6. #16
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    Predefinito Riferimento: Just like heaven

    “Bella, la tua amica” si sedette sul letto, mentre lei si vestiva al volo, infilandosi le prime cose che trovava.
    “Hai visto, sì?” gli sorrise, legandosi i capelli in una treccia un po’ disordinata.
    “Un po’ strana per essere un’amica, ma non male”
    Maya andò ad attaccare l’amplificatore al suo lucidissimo basso. “Ti piace, quindi, la mia Polly”
    “Sì, ma… che devi fare? Devi suonare?”
    “Eh sì” arrossì. “Per te… se ti va”
    “Ma dai!” si commosse quasi. “Grazie! E che mi suoni?”
    Maya frugò tra i dischi. “Una cosa che mi hai fatto venire in mente te, prima. Hai detto che sono la tua dolce bimba, e quindi…” accese lo stereo. Aveva scelto una canzone forse poco adatta al suo strumento, ma sicuramente quella più significativa in quell’istante. “Metto il cd, che sennò solo col basso è triste. Canti insieme a me, vero?” imbracciò il basso, la sua Polly, mentre le prime note della canzone iniziavano a risuonare nella stanza.
    Shannon l’aveva riconosciuta benissimo, ed osservò con attenzione le dita di Maya muoversi abilmente sulle corde. Anche lui tenne il tempo con i piedi, com’era inevitabile che facesse, e iniziò a cantare.

    YouTube - Sweet Child O' Mine Music Video

    “She’s got a smile that it seems to me reminds me of childhood memories, where everything was as fresh as the bright blue sky…” la guardò, sorridendole, cantando insieme a lei. “Now and then when I see her face she takes me away to that special place, and if I stared too long I’d probably break down and cry…” si alzò in piedi e cominciò a ballare. “Oh, sweet child o’mine!!!” urlò, facendola scoppiare a ridere “Oh, sweet love o’mine!!” E così continuò a cantare, svegliando tutto il condominio. Ci tenne a sottolineare la frase: “Her hair reminds me of a warm safe place where as I child I’d hide…”, ricordandosi della sera prima, quando stava per affogare nei capelli di Maya. La canzone continuò e poi finì, sulle note precise che nascevano da Polly e con la voce inconfondibile di Shannon, che scoppiò in un applauso e una risata fragorosa. “Ma sei bravissima!”
    Lei poggiò Polly a terra e andò ad abbracciarlo. “Piaciuta?”
    “Molto. Grazie”. Le sciolse i capelli ancora umidi. “Perché l’hai chiamato Polly, il tuo basso?”
    Lei sorrise “E’ stata la prima canzone che ho suonato. Polly, dei Nirvana. Avevo tredici anni.”
    “Ah, gnometta!” la prese in giro e la abbracciò. “Quando vieni a trovarmi a Los Angeles, sweet child o’mine?”
    “Allora… “ si fece due conti. “Il 27 aprile mi laureo –e tu devi esserci!- e poi vengo a stare un po’ da te, se posso…”
    “Certo che puoi. Non ti serve mica l’invito! Così vedi dove vivo” le diede un pizzicotto sul braccio. “A proposito… Stasera mi porti a vedere i posti più importanti della tua vita? Quelli a cui sei legata, che magari frequenti da quando eri piccola… Io lo voglio sapere, come passavano le tue giornate”
    Lei si stupì di quelle parole, e continuò a sfiorargli il mento con un dito. “E’ molto bello da parte tua. Non pensavo ti interessasse il mio passato.”
    “A me interessa tutto di te. Il tuo passato, il tuo presente e… il tuo futuro.”

    **

    “Posso andar bene, vestita così?”
    Shannon alzò lo sguardo. “Dio…”
    Semplicità estrema ma abbagliante. Quella magliettina rossa le stava d’incanto, e le valorizzava la vita stretta. Non era scollata, perché lei si vergognava di mettersi in mostra. Portava dei jeans chiari e non troppo stretti e ai piedi aveva delle Superga bianche. “E’ troppo semplice? Mi metto qualcosa di più carino?” chiese, ravvivandosi i capelli e lasciandoli cadere in morbide onde scure sopra le spalle.
    Shannon riprese a respirare. “Sei… perfetta”
    Lei arrossì, imbarazzata come sempre ad ogni complimento. “Vado a truccarmi un po’, allora”
    “No. Esci così. Tu non ne hai bisogno…” le sorrise, sistemandosi il cappello sulla testa. “Scendiamo? Ci aspettano” Le porse la felpa bianca, quella con il panda.
    Maya la infilò, prese la borsa e chiuse la porta, poi prese Shannon per mano e volarono giù per le scale.

    Appena oltre il portone, Jared, Tomo e Elisa chiacchieravano e ridevano.
    “Com’è polpettosa oggi Maya!”sghignazzò Tomo, vedendola arrivare.
    “Polpettosa?” lo guardò lei, non capendo cosa volesse dire.
    “Sì! Faccia rotonda e morbida, ciccia ben distribuita…” elencò, analizzandola per bene. “Oggi hai davvero dato il meglio della tua polpettosità”
    “Oddio, Tomo…” Jared sorrideva dolcemente, per non sembrare offensivo. Maya non gli sembrava affatto diversa dal solito: era sempre ‘polpettosa’.
    “Polpetta!” le diede un pizzicotto su una guancia.
    Elisa si mise addosso il maglioncino rosa che portava legato in vita. “Ah, senti, ciccia. Mi ha chiamato Mattia…”
    Shannon scosse la testa, chiudendo gli occhi. “Ma è una maledizione, oggi!”
    Maya gli strinse la mano. “Fa parte anche lui della mia vita, Shan. Devi accettarlo.”
    “Ah sì?” le lasciò la mano. “E’ da lui che vai a piangere se sei triste? E’ lui che chiami per fare una passeggiata? Eh?” iniziò a innervosirsi e a gesticolare, negli occhi il bagliore della gelosia.
    “Sì, che male c’è? Io ho i miei amici, come te hai i tuoi”
    “Che male c’è?? Sì che c’è il male, perché quando parto tu andrai a piangere da lui. E io non voglio! Lo capisci? Tu sei mia! E che ne so io se, mentre non ci sono, casualmente ti viene una mancanza d’affetto e…”
    “Non dire così.” Gli accarezzò il viso. Avrebbe potuto offendersi, per il fatto che lui aveva dubitato del suo amore. Però Maya capì che, essendo molto geloso, era inevitabile quel discorso.“Tu ti fidi di me?”
    Shannon annuì piano.
    “Ecco. Allora puoi star sicuro che non ti tradirò. Né con lui né con nessun altro” gli accarezzò la fronte, rassicurandolo. “Ti voglio bene, Shan”
    “E… mi ami?” si preoccupò.
    Lei chinò la testa di lato, sorridendo. “Ti voglio bene perché ti amo. E ti amo perché ti voglio bene”
    “Pazza”
    “Geloso”
    Le diede un pizzicotto sui fianchi e la abbracciò. “Ok, ragazzi, lo spettacolo è finito!”sorrise agli altri, che avevano assistito in silenzio alla piccola discussione. Elisa si sistemò bene la gonnellina rosa e i foltissimi ricci. “Prendo anche la mia macchina? Così non stiamo troppo stretti, come le altre volte…”
    “Che macchina hai?” le chiese Jared, curioso.
    “Una smart. Piccola ma comoda.”
    Lui la prese sotto braccio e si allontanò. “Ok, io vado con Eli!”
    La ragazza sentì un calore improvviso alle guance e si sbrigò a tirare fuori le chiavi.
    “E dai, io non voglio fare il terzo incomodo tra questi due!” gli urlò Tomo. “Ci siamo sempre entrati nella macchina della Polp! Adesso perché dovete andare da soli?”
    “Ok…” Jared tornò indietro, portando con sé Elisa, un po’ dispiaciuta.
    “Allora ragazzi, facciamo così, per risparmiare un po’ di spazio. Chi di voi ha il sedere più grosso si mette davanti, vicino a me, così non schiaccia nessuno dietro.” Maya aprì la macchina, mentre gli altri ridevano. “Sul serio, non sto scherzando! Giratevi” diede un’occhiatina. “Shannon, vieni avanti”
    “E ti pareva…” sorrise.
    “Poi… voi tre… Mettiamo Jared in braccio a Tomo, così Elisa sta libera” poi colse un’occhiata della sua amica. “Anzi no, Elisa in braccio a Jared…” ridacchiò. “E quindi Tomo ha tutto il suo amato finestrino per sé.”
    Aveva accontentato tutti. Entrarono in macchina, e Shannon aprì il tettino premendo il pulsante in alto.
    “Eli, tu hai freddo, vero?” chiese Maya, guardandola dallo specchietto e sorridendo, sperando capisse le sue intenzioni.
    “E che problema c’è? La scaldo io” si offrì Jared, stringendola forte a sé, come un orsacchiotto.
    Le due amiche si sorrisero, complici come sempre.
    “State comodi allora? Vado, eh?” Maya mise in moto, e così la sua C3 pluriel andò a confondersi nel traffico cittadino.

  7. #17
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    Predefinito Re: Just like heaven

    I bagliori rosati del tramonto si riflettevano perfettamente nello specchio del lago, creando incantevoli giochi di luci e colori. “E qui, da piccola venivo a dare da mangiare alle paperelle. Ma adesso non ci stanno più.” Raccontava la ragazza, camminando a piccoli passi sulla spiaggia del lago. “Non è bellissimo, ma ci sono affezionata”
    Shannon continuava ad osservare l’acqua, con lo sguardo perso tra le deboli onde, quasi volesse andare a recuperare sul fondale il passato di quella bambina che era ormai diventata una donna.
    “Ci venivo anche per fare una passeggiata con le amiche, quando ero un po’ più cresciutella.” Continuavano a camminare, tutti insieme. “Ti ricordi, Eli?”
    “Certo. Bei momenti, no?”
    “Eh sì. Soprattutto quando ci andava di stare un po’ in pace, lontane da tutto e tutti.”
    Elisa annuì pensierosa, guardando all’orizzonte. Stava quasi credendo di trovarsi in un posto da sogno, quando il cellulare vibrò nella sua tasca destandola da quei pensieri. “Daffy? Eh. Ma porca paletta. Sì, dai, vengo a prenderti, due minuti e sono da te. A dopo!” Chiuse la chiamata e guardò la sua amica. “Maya, Daf ha un problema tecnico”
    “Sarebbe?”
    “Il cane si è seduto sui suoi occhiali e li ha rotti. E quindi lei adesso non può guidare” ridacchiò, un po’ divertita dalle continue strane disgrazie della sua amica. “Senza occhiali è una talpa” spiegò agli altri ragazzi che, non conoscendola, non potevano saperlo.
    “E quindi che fai, vai a prenderla te?”
    “Per forza. Però mi serve la macchina” la guardò con occhi dolci per farsi dare le chiavi.
    “Tieni. Fate presto” Maya gliele lanciò senza fare obiezioni. “Vi aspettiamo qui”
    Jared era molto curioso di poter conoscere Daphne, soprattutto perché era una echelon e stavano per farle una splendida sorpresa. “Posso venire anche io?”
    Elisa gli sorrise. ”Certo. E anche Tomo, se vuole”
    “Ah sì sì, io vengo!” battè le mani, seguendo i due ragazzi che si apprestavano a salire in macchina. E così, in pochi secondi Shannon e Maya si ritrovarono soli proprio come desideravano senza che l’avessero chiesto.

    **

    “Oh, non dite niente a Daffy, vi prego. Non deve sapere chi siete” Elisa al volante della macchina di Maya si immetteva su strada. “Almeno finché non torniamo al lago”
    “Ok!” Sui sedili posteriori Jared e Tomo guardavano la sera scendere su quel paesino illuminato e arrampicato sulla collina. “Dici che le prenderà un colpo?”
    “Sicuro! Conoscendola…” Elisa si fermò ad un semaforo rosso. “Ah, dopo andiamo a prendere un aperitivo tutti insieme? Così ci facciamo un altro giretto prima di andare a cena”
    “Sì, certo” Jared si sciolse i capelli e se li legò meglio, guardandosi nello specchietto retrovisore. Per un attimo i suoi occhi incrociarono quelli di Elisa, che da quel momento non poté fare a meno di dare occhiatine dietro si sé per incontrare quel viso così angelico.
    “Eli, guarda avanti” la rimproverò Tomo ridacchiando. La ragazza arrossì immediatamente, e accese la radio facendo finta di niente. Dopo cinque minuti durante i quali nessuno dei tre aprì la bocca, finalmente Elisa si accostò ad un marciapiede dove una ragazza bionda e riccia si stava sbracciando per farle cenno. Daphne si avvicinò alla macchina e aprì lo sportello. “Ciao Eli, ciao Tia. E l’altro chi è?” strabuzzò gli occhioni verdi, cercando di intravvedere qualcosa. “O mio Dio, Dario! Il Mexes di Frascati!" urlò, quasi avesse avuto una visione divina, facendo impaurire i due ragazzi. "Quanto tempo! Che ci fai qui, vecchio mandrillone…?”
    “Daf” Elisa si passò una mano sul viso. “Entra e chiudi”
    L’altra obbedì e si sedette accanto al posto di guida. “Allora, Darié, che mi racconti? Mayalì mi aveva detto che eri andato a vivere in Spagna e invece… Eh, l’aria di casa è sempre la più fresca”
    Senza prestare attenzione ai soliti detti che la sua amica inventava sul momento, Elisa ripartì. “Daf, loro non sono Mattia e Dario. Sono due nostri amici americani.”
    “Ah!! E dillo prima!” infilò la testa tra i due sedili, sbirciando i due ragazzi. “Ciao, io sono Daphne. E scusate, ma non ci vedo praticamente per niente, perché… beh, credo lo sappiate. Cagnaccio maledetto!” sorrise. “Voi come vi chiamate?”
    “Ehm… Noi, in realtà…”
    “Dai, che fretta c’è di presentarsi? Lo fate dopo, quando arriviamo da Arriviamo da Maya e Sh-“ Elisa si stoppò appena in tempo.
    “Sh cosa?”
    “Sh, silenzio! Stanno passando una canzone che mi piace!” finse, sperando che l’amica non si accorgesse di nulla.
    “Ma che roba è? Gigi Finizio?” la guardò male quell’altra, mentre rovistava tra i cd di Maya. “Leva ‘sta lagna… Ah, eccoli!” sollevò trionfante un cd di Muse e lo inserì nel lettore con qualche difficoltà. “Oh, ora sì” incominciò a canticchiare poggiando i piedi sul cruscotto. “Allora ragazzi, parliamo un po’, dai! Di dove siete?”
    “Di Los Angeles” le rispose prontamente Jared, divertito dalla stranezza di quella buffa tipa.
    “Wa!! Los Angeles! Bellissima! E come mai siete qui?”
    “In vacanza. L’Italia è così bella!” aggiunse Tomo. “Poi abbiamo incontrato Elisa e Maya e loro ci stanno facendo conoscere Roma”
    “Che carine, le mie amichette. E la Mayalina dov’è?” chiese, curiosa, usando quel soprannome nato fra i banchi di scuola per la mania ormai passata della ragazza di collezionare porcellini di pelouche.
    “Sta al lago con il suo ragazzo” le spiegò Elisa, svoltando a destra.
    “Lei?? Un ragazzo??” saltò, sorpresa da quel binomio che pareva impossibile. “La Mayalì ha trovato un povero martire??? E quando me lo dite?”
    “Sì, mio fratello” ridacchiò Jared. “Perché ‘martire’? E’ così dolce e simpatica!”
    “Beh, sì. E’ tanto buona e cara, ma starle appresso è da pazzi. Gliene ha fatte passare talmente tante a Mattia -lui si che è stato un martire- che credevo rimanesse zitella a vita! Però, quando si innamora…” ripensò ai momenti più belli della vita della sua amica. “Lo fa con tutta l’anima”

    Ed era proprio con tutta l’anima che, a qualche chilometro da lì, Maya si stava dedicando alla cura del suo animale domestico. E lui si lasciava coccolare, accovacciato sull’umida sabbia del lago, da quelle mani e quel viso che amava tanto. “Sei bollente” le accarezzò la fronte liberandola dai capelli indomabili.
    “E sto pure morendo di freddo” si intrufolò tra le sue braccia, affondandogli il viso sul collo.
    “Ma non è che ti sta venendo la febbre?” le chiese preoccupato, continuando a coccolarla.
    “No, no, sto bene” lo rassicurò, senza alzare il volto.
    “E perché tremi?”
    “Perché… te mi imbarazzi” lo guardò dritto in faccia. “Mi fai venire i brividi”
    Sorrise, aprendo bene gli occhi. “E perché?”
    “Ecco, tipo… Quando fai così”
    “Così come?” allargò di nuovo i suoi occhi felini, ridacchiando. “Dici così?”
    “Eh, però basta, che mi fai sentire male” tentò di distrarsi da quello sguardo magnetico accarezzandogli le spalle.
    “Addirittura!” lo rifece.
    Lei gli tappò gli occhi con le mani. “Ma me lo fai apposta??”
    “Non è colpa mia se sono bello” aprì le braccia e si lasciò sfuggire una risata.
    Lei gli scoprì il viso, analizzandolo bene nei minimi dettagli. “Sì invece” lo baciò teneramente arrossendo, mentre in lontananza quattro ragazzi si avvicinavano interrompendo un momento tutto loro.

  8. #18
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    Predefinito Re: Just like heaven

    “Io non li vedo”
    “Strano!” Elisa batté una mano sulla spalla della sua amica facendola finire addosso a Tomo.
    “Oddio, scusa!” si portò le mani alla bocca. “Eli, la smetti di farmi fare figuracce?”
    L’altra sorrise, mentre continuavano a camminare in direzione dei due ragazzi seduti in riva al lago. “Ma se ne sono accorti che siamo arrivati?”
    “Non credo” Jared si mise le mani in tasca. “Se volete li chiamo, la voce ce l’ho…” sorrise, stringendosi nelle spalle.
    “Eh sì, così ci vengono incontro. Però chiama Ma…”
    “SHAAAAAAAAN!!”
    Elisa si batté una mano sulla fronte. “Troppo tardi…”
    “Shan?? Chi è Shan? Ma ho capito bene?” Daphne se li guardò uno per uno, cercando una risposta.
    “No, hai capito male, malissimo!” Elisa mosse le mani come a scacciare uno sciame d’api. “E’che ogni tanto il nostro amico qui dice delle cose senza senso. Vero, amico??” gli tirò piano una gomitata nello stomaco.
    “Ah… Mi era sembrato di sentire quel nome… Lo sai, insomma” si mise una ciocca di capelli dietro l’orecchio, mentre nella sua testa il rullo di una batteria, QUELLA batteria, si faceva sempre più assordante. “Sapete ragazzi? C’è una persona, con quel nome, che… beh… io gli voglio tanto bene. Anche se non l’ho visto mai.”

    **
    “Jared ci sta chiamando. Senti come urla!” Maya indicò un omino biondo in lontananza.

    “Che facciamo, andiamo da loro?” Shannon si alzò molto lentamente, aggrappandosi alle mani di lei.
    “E se…” gli chiuse bene il giubbotto di pelle. “…scappiamo?”
    Rimase fermo per un paio di secondi, poi si abbandonò a quella richiesta un po’ infantile, ridendo. Stringendole la mano, iniziò a correre lontano dagli altri. Il vento freddo gli ghiacciava le labbra e il naso, ma non gli importava. Si sentiva libero, insieme a lei, di volare via: senza una meta, senza un perché. Liberi.


    Risate. Tante risate. Con la faccia schiacciata contro la sabbia, Maya cercava di tirarsi su. Ma non ci riusciva: il suo animale era atterrato su di lei e rideva così tanto da non riuscire a spostarsi.
    “Ma tu inciampi ovunque!” la prese in giro, asciugandosi le lacrime che gli erano salite agli occhi per le troppe risate. “L’altra sera per le scale, stanotte sei finita sotto al letto… E adesso, boom! Ma come hai fatto?”
    “Sarà stato un sasso, una radice, che so…” più parlava, più le entrava la sabbia in bocca e faceva facce schifate. “Shan, posso alzarmi?” gli chiese timidamente.
    Lui rotolò via senza smettere di ridere al ricordo di quella scena. Sguardi complici e birichini, sorrisi maliziosi e una stretta di mano ben salda. Poi, all’improvviso, erano finiti inspiegabilmente con la faccia a terra.

    “Vi siete fatti male?” Jared li aiutò a rialzarsi. “Siete due pazzi”
    “Si sa che Maya ha i piedi scemi…” spiegò Daphne, mentre aiutava l’amica a ripulirsi dalla sabbia. “Ma allora chi è? Me lo presenti?” le sussurrò nelle orecchie. “Allora? Me lo presenti? Eh? Sono così contenta che ci sia qualcun altro a sopportarti, Mayalì!”
    “Sì, subito” prese la mano del suo ragazzo. “Shan…”
    “Allora non avevo capito male!” la ragazza si strinse le mani al petto, temendo che il cuore potesse balzare fuori. “Lui si chiama Shannon come… Come… Ah, è vero tu non li sai i nomi!” poi guardò le facce degli altri, cercando di distinguere gli sguardi. “M-mi state n-nascondendo qualcosa?”
    “Senti, Daf, fai una bella cosa. Abbracciali” li fece avvicinare. “Tutti e tre. Poi dimmi cosa senti”
    La ragazza non capiva, un po’ per un presentimento che le sembrava impossibile, un po’ per la situazione così strana. Li strinse forte, ed improvvisamente si sentì al sicuro. Fuori dal mondo, in quel piccolo spazio delimitato solo dalle loro braccia. “Welcome to the universe” si sentì sussurrare in un orecchio.
    “No, non può essere uno scherzo!” pensò. Le sue amiche non l’avrebbero mai fatto. “Non si gioca con i miei generali, ragazze!” Quante volte gliel’aveva detto? E la sua mente tornò a mesi addietro.



    Stavano passando un pomeriggio tutte e tre insieme, in camera di Daphne, sdraiate sul letto ad additare i poster sulle pareti mentre fuori la pioggia aveva fatto saltare i loro piani di shopping pre-natalizio.
    “Io quello al centro me lo farei…” aveva confessato Elisa, poggiando le dita sul volto di un ragazzo dagli occhi chiari, stampato su carta.
    “Porca!” le aveva dato un pizzicotto sul braccio. “Guai a te se ti azzardi anche solo a pensare una cosa del genere! I miei generali sono sacrosanti. Ma tu guarda che mi tocca sentire…”
    “Hey, guarda questo qui che mani tozze, Eli! Come piacciono a me!” Maya indicava un altro ragazzo dallo sguardo malinconico. “Dev’essere molto dolce. Che carino” sorrideva, raggomitolandosi su se stessa e stringendosi le mani al petto.
    “E’ lui, è lui! Voglio diventare brava come lui, un giorno” Daphne si mise in piedi sul letto, molleggiando. “Trasmette un’energia che… No so dirvi, è qualcosa di unico. Tu lo sai, vero, Mayalì? Ti sei emozionata anche tu, quando ti ho fatto sentire il cd la prima volta! La sua batteria… trascina!”
    “Sì, mi ricordo. E’ fantastico.” continuava a fissare quell’uomo che sembrava ricambiare i suoi sguardi. “Mi fa venire voglia di abbracciarlo. E’ troppo tenero, guarda che visetto!” gli diede una carezza virtuale.
    “Sì, ciao!” Elisa rideva come una pazza dei deliri della sua amica, rotolando sul letto.
    “Beh, perché? Ha certi occhioni… e le labbra, il naso… E’ un cuccioletto. Come si fa a fare del male a uno così?”
    “So che tipo di male gli faresti, tu! Ti conosco troppo bene”
    “Ma infatti, pensandoci … Un giretto su di lui me lo farei molto volentieri” aveva fatto uno sguardo malizioso, per poi scoppiare a ridere.
    “Basta! Voi non avete rispetto di loro” Daphne si era alzata e aveva iniziato a staccare i poster dal muro, per metterli dove solo lei avrebbe potuto vederli, e tenerli lontani dalle fantasie delle altre ragazze. “Quante volte ve lo devo ripetere? Non si gioca con i miei generali. Mai.”



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  9. #19
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    Predefinito Re: Just like heaven

    “Daffy, tesoro… stai tremando?” Maya accarezzò il viso dell’amica, appoggiata al petto di Shannon. “Non devi avere paura con loro, lo sai meglio di me.”
    “Loro??” Daphne aprì i suoi occhi verdissimi, un po’ annacquati per il pianto. Era un vero peccato che già ci vedesse poco e che in più avesse la vista completamente offuscata dalle lacrime: sì, erano da lei, ma non poteva goderseli per bene! “Sono davvero… loro?”
    “Puoi controllare, se vuoi” le sorrise.

    Daphne timidamente avvicinò un braccio di Shannon al viso. “Scusami, scusami ma non…” gli tirò su, tremolante, la manica, scoprendo un tatuaggio inconfondibile. “Oddio, è… Sei… Shan, sei davvero te!” lo abbracciò, ridendo e piangendo insieme. Per la prima volta, il suo cuore si stava godendo una gioia autentica e senza pari, e danzava allegro ad un ritmo spaziale. “C-che ci fate qui, ragazzi? E… con loro due, poi!” era confusissima, il suo cervello lavorava a scatti.
    “Era solo una vacanza, ma… Scherzo del destino, mi sono innamorato. Strano, eh?”
    “Tu?” lo guardò negli occhi. “Della mia Mayalì?”
    Rise, dandole un buffetto sul mento.”E’ anche un po’ mia adesso. Sempre se me ne lasci un pezzettino…”
    “Tutta, tutta! Prendila solo te, te la regalo! Dio santo, non riesco a crederci” era impallidita da far paura. “Siete uno meglio dell’altra! E’ così… fantastico” poi si girò verso la sua amica. “Mayalì… era ora che trovassi un uomo decente!” la prese per mano, portandola più vicina a Shannon. “Ma voi... vi amate proprio?”
    “Eh sì” lui abbracciò il suo angioletto che gli diede un bacio sulla punta del naso.
    “No, ne voglio uno vero!” Daphne sembrava una bambina, sempre così iperattiva e curiosa. “Un bacio vero!”
    La sua amica la accontentò. Sorridendo, si sollevò sulle punte dei piedi e accolse tra le sue mani quel viso stanco ma sempre dolce.
    “Quanto siete belli!” saltellava, guardandoli scambiarsi gesti d’affetto. “Siete il mio orgoglio!” li abbracciò, facendoli scontrare. “Ops, scusa Shan” gli massaggiò la testa nel punto in cui aveva colpito quella di Maya.
    “E voi due?? Non vi ho mica dimenticato!” si girò e saltò in braccio a Tomo. “Ok, magari non vedo bene ma… Sei Tomo, vero?”
    “Esatto, baby” le sorrise. “Piaciuta la sorpresa?”
    “Altroché! Bellissima, davvero!” tornò a terra. “State lavorando bene, sì?”
    “Sta venendo fuori un capolavoro. Vedrai, sarà eccezionale.”
    Saltellò di nuovo. “Bravo generale!” gli stampò un bacio sulla guancia poi si spostò a sinistra. “E questo qui con la testolina gialla? Vecchio Jay!!” urlò, andando ad abbracciarlo e spettinandogli i capelli. “Ma che combini?”
    “Meglio prima, vero?”
    “Sinceramente sì, ma non importa. Ti vedo abbastanza rilassato, questo sicuro. E mi fa molto piacere.”
    “Rispetto al solito…” ridacchiò, infilando una mano in tasca per tirare fuori un pacchetto di sigarette. “Ne vuoi una?”
    “No, grazie, non fumo” scosse dolcemente la testa. “E neanche tu dovresti. Cioè,voi” si girò con aria minacciosa verso il resto del gruppo che aveva dato inizio a una bella fumata collettiva. “Ma che vi prende?”
    Elisa si tirò subito indietro, mostrando le mani libere. Maya invece, colta sul fatto, non poté fare nulla.
    “Mayalì… Tu mi avevi promesso che avresti smesso” la rimproverò, indicandola.
    “Hai ragione, scusa. Ma fumo poco, lo sai? Tre o quattro al giorno, adesso, non di più” rimise l’accendino nella tasca del suo ragazzo. “E’che con lui non mi va di perdere tempo nemmeno per le sigarette”
    Sorrise. “Ah, meno male!” prese, tutta fiera, il suo immancabile pacchetto di gomme e ne estrasse una. “E adesso dove si va?” seguì gli altri, che avevano iniziato a camminare.
    “Passeggiatina, no?” Tomo si trascinava, stanchissimo senza nemmeno saperne il motivo. “E aperitivo”
    “Perfetto” la biondina saltellò e raggiunse il batterista, che capeggiava la mandria insieme alla sua preda. “Shan, cosa ti piace della mia Mayalì?” gli chiese curiosa.
    “Oh, beh… Tutto” sorrise, liberando nell’aria una piccola nuvoletta di fumo. “E’ stato strano, quando l’ho vista per la prima volta. Era come se stessi cercando qualcosa da tempo, ma non sapevo bene cosa né come si sarebbe presentata ai miei occhi. E quando l’ho vista, ho capito che era lei quel qualcosa che stavo cercando.” Si batté la lingua sul palato. “Così semplice e spontanea. I suoi occhioni scuri, le manine graffiate da bassista, il suo fisico da finta magra…” rise. “A parte gli scherzi, mi ha colpito subito. Dolce e solare, proprio quello di cui ho bisogno. Non so spiegarlo molto bene ma… io l’ho voluta dal primo istante”
    “Che dolce!” si commosse quasi mentre li vedeva scambiarsi un tenero bacio. “E tu, Mayalì? Come ti sei innamorata di lui?”
    “Per prima cosa mi ha fatto troppa tenerezza. Stava tutto appisolato sulla sedia del bar -ci siamo incontrati lì-, era così dolce! E poi si è tutto ringalluzzito quando gli ho portato la colazione. Bella panza!” rise, battendogli una mano sullo stomaco. “Mi è rimasto in mente per tutto il giorno e la sera, -mi ha fatto pure quasi piangere mentre suonavo!- poi la mattina dopo ci siamo rivisti e… Mi sentivo come calamitata da lui, solo che non riusciva a scattare quel bacio che desideravo tanto. Pensavo che non avrebbe mai accettato una ragazzina come me, e invece… Ore dopo… come dire… io, lui, casa mia…” arrossì.
    “La maiala ha colpito ancora!”
    “E non dire così, sennò mi fai passare per chissà cosa” buttò sorridendo la sigaretta a terra, schiacciandola con un piede. “Comunque… Io non sapevo chi fosse in realtà, e… ho avuto prima paura della lontananza, poi di tutto il resto. E confesso che ne ho ancora un po’” si azzittì, mentre Shannon la sommergeva con le braccia per proteggerla da tutti i cattivi pensieri.
    “Io… non sapevo che ancora… Maya scusami!” le baciò la testa, sentendosi un perfetto idiota per non essersi accorto di nulla. “Mi dispiace, amore! Credevo che fosse tutto apposto, stavamo così bene!”
    “Non fa niente, non fa niente” si sottrasse al suo abbraccio, apatica. “Tu non hai nessuna colpa in tutto questo” con lo sguardo basso, camminava affianco a lui che cercava di avvicinarla a sé, mentre invece Daphne aveva capito che sarebbe stato meglio svignarsela, e così andò a rompere le scatole a Tomo.

    “Maya cerchiamo di risolvere, per favore!”
    “Shan io… ho provato a vivere solo il presente. Ho fatto finta di niente per nascondere la paura, però…” si nascose il viso tra le mani per non veder soffrire la persona che amava. “Non ce la faccio più.”
    Quelle parole lo gelarono letteralmente: si lasciò cadere la sigaretta dalle mani, sbalordito. Due minuti prima si erano detti cose così belle, e all’improvviso tutto sembrava svanire? Si era quasi abituato ai repentini cambiamenti d’umore e d’idee della sua ragazza, ma così era davvero troppo! Non ce la faccio più. Perché? Era così pesante, per lei? “Non dirlo mai più, Maya. Mai. Non lo penserai davvero!” la prese per un polso e la strinse a sé, nonostante lei cercasse di divincolarsi. “Guardami negli occhi e dimmi che non lo pensi davvero!”
    “Shan…” si fece sfuggire alcune lacrime e, tremando, smise di opporre resistenza.”Io… ho paura di non farcela, ecco”
    “Beh, già è diverso” sospirò, accarezzandole la testa per rabbonirla. “Ti prometto che ce la faremo, insieme. Io e te, contro tutto e tutti.” Sapeva perfettamente anche lui che sarebbe stato difficile: la distanza, il tempo che non bastava mai, i gossip… “Sta’ tranquilla, non succederà niente di brutto. Ti fidi?”
    Annuì, mordendosi il labbro e premendo un pugno sul petto di Shannon. Qualsiasi cosa, per lui: avrebbe combattuto fino alla fine, fino ad annientarsi. Ma ora si sentiva come sopraffatta, sormontata da un muro di incertezze che sembravano non lasciarle scampo. E si lasciò andare, in un abbraccio che valeva più di mille parole, anche se i fantasmi nella sua mente ancora non si erano arresi.

  10. #20
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    Predefinito Re: Just like heaven

    I ragazzi, seduti al tavolo, si godevano l’aperitivo dalla splendida terrazza sul lago. C’era una persona che però era rapita da diecimila altri pensieri, e guardava nel vuoto senza parlare.

    “Va tutto bene?” Domanda retorica ma necessaria. Shannon iniziava a preoccuparsi, ma da un lato cercava di nascondere le sue paure per non farla stare peggio.
    Maya dalla sua sedia si limitò ad annuire mentre dondolava i piedi per l’ansia.
    “Vuoi venire in braccio a me?” le chiese dolcemente, cercando di fare quell’espressione buffa che la faceva sempre sorridere; ma il risultato sperato non arrivò perché la ragazza scosse la testa con decisione, senza fiatare.
    “Dai, vieni un attimo qui. Pandaman ha voglia di coccole!”
    Ma lei non ne voleva sapere niente. Così Shannon si trovò costretto ad alzarsi, prenderla in braccio e tornare a posto, tenendola seduta sulle sue gambe e stretta al petto. “E pure tu ne hai bisogno” la accarezzò teneramente. “Bella patata!” le asciugò una lacrima. “Ascolta, vuoi bere qualcosa?”
    “No, grazie” gli rispose, col naso schiacciato contro il suo collo. Non le interessava di saltare l’aperitivo, ma voleva forse sentire di nuovo quell’emozione che l’aveva legata a lui, perché non la percepiva più. Non gliel’avrebbe mai detto, ma non provava nulla in quell’istante: era come stare tra le braccia di chiunque altro sulla terra. Stentava a crederci ma era davvero così: cos’era successo in pochissimi minuti? Si era interrotta o forse definitivamente spezzata quella magia che si era creata con la stessa facilità? Doveva, o meglio, voleva capire e recuperare la felicità persa. “Scusa Shan”
    “Di cosa?” le sorrise, accarezzandole le labbra morbide e rosse.
    “Scusa. Scusami tanto” Si sentiva giustamente in colpa. “Scusa, scusa, scusa!” gli strinse una mano, passandosela su una guancia. Gli voleva bene, avevano passato giornate fantastiche insieme, ma aveva paura che non ce ne sarebbero più state dopo la sua partenza.
    “Shhh” la baciò lentamente, ignorando la sua freddezza. “Lo sai che ti voglio un bene pazzesco.”
    Prendersi gioco dei suoi sentimenti! Perché? Lui non se lo meritava di certo! Ma d’altronde non poteva farci niente se tutto era cambiato. Si alzò staccandosi da lui e tornò al suo posto senza dire una parola. Vergognandosi, continuava a massaggiarsi il viso per cercare di trovare una soluzione.
    Elisa porse all’amica un bicchiere d’acqua e la lasciò bere, poi provò a sorridere e lei fece altrettanto, anche se aveva solo tanta, tantissima voglia di piangere. Shannon le poggiò una mano su una coscia. “Vuoi parlare?”
    “Sì. No. Meglio pensarci, forse…”
    “Come vuoi” le accarezzò la testa, dandole un bacio morbido sulla guancia.

    Nel frattempo gli altri ragazzi si godevano il loro aperitivo, parlando del più e del meno. Daphne si era finalmente rilassata e chiacchierava allegramente, come se avesse davanti i suoi amici d’infanzia. “Dove vi porto a mangiare? Ditemi voi, dai!”
    “Oh, ma fosse per me non cenerei nemmeno” rispose Jared, poggiando sul tavolino il bicchiere ormai vuoto. Guardò poi Maya, come se avesse già capito cosa stesse pensando. La trovò pallida e tremolante “Hey, ti senti bene?” le disse, preoccupato.
    Lei annuì. “Voglio solo fare due passi…” si alzò e improvvisamente si sentì cadere, ma Shannon era subito lì, pronto a sorreggerla.
    “Che ti succede?” sembrava quasi rimproverarla, mentre la faceva accomodare sulla sedia.
    Lei si strinse nelle spalle e si tolse un braccialetto dal polso. “Dammi la mano” gli disse, facendo scivolare il braccialetto viola oltre le dita di lui. “Prometti che non lo toglierai finché… finché mi vorrai ancora bene”
    I grandi occhi verdastri di Shannon sembrarono perdere poco a poco la loro luce. “Ma…” scosse la testa senza però rifiutare il regalo. “Mi sa troppo di addio questa cosa”
    La ragazza si morse un labbro, frenando le parole che avrebbe voluto dirgli.
    “Ma non lo è, vero?” le sollevò il viso con due dita. “Perché non riuscirei più a vedere la mia vita senza di te”
    Nodo in gola. Rimorsi e paure galoppanti. Le mani iniziarono a tremare mentre si intrecciavano a quelle di lui. Il suo cuore esplose per quelle parole che suonavano come una promessa. Una promessa che forse non avrebbe mantenuto.


    **
    Seduti al tavolo, Daphne era circondata dai suoi generali. Shannon era seduto a capotavola e Maya gli stava di fronte, tra Elisa e Jared, mentre Tomo si sentiva quasi in colpa per aver preso il posto della sua ‘polpetta’, alla destra dell’animale. La cameriera portò i piatti che avevano ordinato: penne all’arrabbiata per i vegetariani e carbonara per gli altri, esclusa Maya che si accontentò di prosciutto e mozzarella.
    “Shan…” Daphne osservò la sua amica, preoccupata. “Guarda la Mayalì. Se non mangia la pasta vuol dire che è davvero molto molto triste”
    Anche lui se ne era accorto: gli dispiaceva per quegli sguardi spenti, il suo silenzio ininterrotto, quelle forchettate violente che facevano rumore sul piatto. Ma perché si comportava così? E aveva anche perso la pazienza di sgrassare il prosciutto, mangiandolo così e masticando sgraziatamente a bocca aperta. Shannon non sapeva più cosa pensare e si sentiva terribilmente inutile. Si fece dare un foglio con una penna dalla sua echelon, ci scrisse poche parole e lo piegò ad aeroplanino facendolo volare dall’altro capo del tavolo, dove sedeva Maya. La ragazza lo afferrò appena con la punta delle dita e lo aprì, con uno sguardo svogliato.
    “Ciao mostriciattolo!” lesse quella calligrafia storta ma tutto sommato ordinata. “Se sorridi sei più bella.”
    Prese una penna dalla borsa senza battere ciglio e scrisse la sua risposta, rinviando l’aeroplanino al mittente.
    “Non è il momento, Shan”
    Sospirò, scuotendo la testa e alzandosi per raggiungere la ragazza che continuava a mangiare, con lo sguardo basso. “E’ successo qualcosa di grave? Ti senti male?”
    “Sto bene. Puoi tornare a posto, ti si fredda la pasta.”
    Shannon ignorò il labiale di Daphne che diceva ‘non toccarla, non toccarla!’, poggiandole invece una mano sulle guance roventi.
    “La pianti di toccarmi?”si innervosì ancora di più, fulminandolo con lo sguardo.
    Lui ritrasse la mano maledicendosi di non aver ascoltato i consigli di chi la conosceva meglio. “Vorrei solo vederti sorridere. Mi dispiace che sia così triste”
    “Shan, per favore, non insistere! Tornatene da dove sei venuto e lasciami in pace”
    Raggelarono tutti al tavolo. Jared si meravigliò più degli altri, dispiaciuto per quella risposta decisamente poco carina quando invece Maya era sempre allegra e gentile con chiunque.
    Shannon sospirò e tornò in silenzio a sedersi cercando di tenere a freno la rabbia che gli stava irrimediabilmente sorgendo. Sì, è vero, le giornate ‘no’ capitano a tutti. Forse era meglio non farne una tragedia. Si convinse presto che non ci fosse niente di così strano in fondo, e quindi inforchettò la sua pasta senza nemmeno accorgersi che si stava sporcando di sugo come un bambino.


    (continua nel post successivo)

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