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Discussione: Was it dream?

  1. #21
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo 12: Grazie Shannon

    Mi svegliai, ricoperta di sudore fino ai capelli, la febbre doveva essersi smaltita del tutto, almeno… Lo speravo
    Jared dormiva ancora, accucciato accanto a me.
    Tastai la mia fronte, le guance e il collo, erano freschi.
    Cercai di non muovermi troppo per non svegliare l’angioletto, beh… Non potevo muovermi, nemmeno girarmi: Jay mi aveva intrappolato con il braccio i fianchi.
    Rimasi lì, nel buio, a guardare i poster attaccati ai pannelli di legno. Li contai, erano quasi 200. Ricordavo che li avevo accumulati grazie ai tanti giornalini che mi piaceva comprare; tutti i poster dei miei cantanti o attori preferiti li incollavo con lo scotch ai pannelli di fronte al letto e sopra il letto. Mamma si era sempre chiesta come facessi a dormire con tutte quelle facce che mi guardavano. Diceva che incutevano terrore di notte.
    Era rimasto poco spazio per altri poster, magari per qualche piccolo che avrei facilmente trovato spulciando i giornali della televisione. Ma ormai mi ero stufata.
    Jared sospirò, strinse di più la presa avvicinandomi a lui. Appoggiai la testa sulla sua spalla, ma non si svegliò. Era meno caldo di tre giorni prima; questo voleva dire che la febbre lo avrebbe lasciato in pace per, magari, qualche anno?
    Mi divincolai tra le sue braccia; la stretta era troppo forte: non riuscivo a respirare!
    Jay si svegliò di soprassalto: gli avevo, per sbaglio, dato una gomitata nella spalla.
    “Eh? Che è successo?” Domandò confuso. “Ahi!” Massaggio il punto che gli avevo colpito. Lasciò così la presa su di me.
    Sospirai di sollievo. “Scusa” mi giustificai “colpa mia”
    Accarezzò la mia guancia. “No, scusami tu, non dovevo stringerti troppo”
    “In qualche modo è stato piacevole… E doloroso allo stesso tempo”
    Sorrise nel buio. “Però, sei veramente fresca, molto più del solito”
    “Anche di quando pensavi fossi… Come dire… Morta?”
    “Ehm… No, quella non la batte nessuno. Mi hai fatto venire un coccolone assurdo”
    Sghignazzai.
    Fuori pioveva, sentivo gli scrosci d’acqua nel tubo attaccato ai mattoni.
    Non sapevo che ore fossero: avevo perso la cognizione del tempo.
    Presi l’orologio dal comodino e guardai l’ora. Sbuffai, era il momento di alzarsi per avviarsi verso scuola, ma non mi andava affatto.
    “Se vuoi possiamo stare a casa” bisbigliò l’angelo.
    “Come facciamo con le giustificazioni?”
    “Shannon è maggiorenne, ce le farà lui. La firma di mia madre la sa…”
    Si fermò non appena vide che gli lanciai un’occhiataccia.
    Fece un sorriso imbarazzato. “Oh, andiamo! Ti ricordi quando siamo entrati un’ora dopo?”
    E chi se lo dimenticava. Annuii.
    “Bene, è la stessa identica cosa”
    “Già, ma con mia madre?”
    “No problem”
    Alzai gli occhi al cielo. Ah, quasi dimenticavo! A proposito di mia madre, beh, dovevo chiamarla per assicurarle che fossi guarita. Ma avevo paura che chiedesse della giustificazione.
    Il mio cellulare squillò, era Shannon. “Pronto?”
    “Ciao, Amanda! Come sta la povera malata?”
    “Bene, grazie”
    “E il povero malato di mio fratello?”
    “Tutto a posto. Dovremmo essere guariti” Feci cenno a Jay se poteva prendere il termometro.
    “Venite a scuola oggi?”
    “Ehm…” Jared fu di ritorno, mi diede il termometro e mi sfilò il telefono dalla mano.
    Parlò lui con suo fratello e gli chiese se poteva scrivere due giustificazioni. “…Compreso oggi, okay Shan?” Ci fu una pausa, Jay annuiva alle parole del fratello maggiore. “Va bene, ciao fratellone” Chiuse la comunicazione e mi porse il telefono.
    Finalmente la mia temperatura corporea tornò normale: 36.5. Ne fui sollevata.
    Jared pure aveva espulso tutte le tossine. Un peso in meno sullo stomaco.
    Mi abbracciò e mi baciò sulle labbra. “Mi sei mancata”
    “Anche tu” Sussurrai, sul suo collo.
    “Allora, Shannon ci fa la giustificazione. Contenta?”
    “Sì…” Non ero tanto sicura di quella scelta. “Ne devo parlare con mia madre” Un groppo in gola mi tolse la voce sulle ultime due parole.
    Mamma sembrò felice della mia guarigione. All’inizio aveva promesso che se non miglioravo entro quattro giorni avrebbe prenotato il primo treno e sarebbe tornata da me.
    Sicuramente sapeva che forse qualcuno di maggiorenne avrebbe scritto una giustificazione che avrei portato a scuola; quindi non fece domande su quell’argomento.
    “Okay, allora divertiti”
    “Va bene, ciao mamma”
    “Ciao”

    Quel pomeriggio volevo preparare una torta da portare al fratello di Jared per il semplice fatto che ci avrebbe scritto le giustificazioni di quando eravamo malati.
    Trovai un vecchio ricettario inglese nello scaffale e scelsi la torta che più mi faceva paura: una Sacher, piena di guarnizioni. Tanto vale provare, no?
    Già che c’ero accesi la TV su un canale di musica Rock, magari mi concentravo di più.
    Purtroppo feci un pasticcio assoluto, la musica non era stata utile.
    Avevo bisogno di mia madre per questo genere di cose; ma lei purtroppo non era a casa: il lavoro l’aveva mandata in Germania per chissà quanto tempo.
    E io ero lì, alle prese con la farina tra i capelli e il cioccolato che fuoriusciva dal pentolino. Fui nel panico.
    Jared entrò in cucina e mi fissò dallo stipite della porta, scuotendo la testa.
    “Che c’è? Così non mi aiuti affatto” Mormorai.
    Mi prese la mano con cui teneva il cellulare – aveva appena finito di urlare alla persona dall’altro capo del telefono, al solito – e mi strinse a sé.
    Mi accoccolai tra le sue braccia impolverandogli la camicia di bianco. Avevo bisogno di più conforto possibile; con i dolci non ci capivo nulla!
    Jay mi lasciò, tolse dai miei capelli la farina che non gli avevo buttato sul colletto e mi baciò la fronte.
    Dopo di che prese un grembiule e se lo infilò.
    “Cosa stai facendo?” Domandai confusa.
    “Ti aiuto” Ghignò.
    “Ho capito che sai fare tutto, ma adesso pure i dolci?” Un brivido mi scosse la schiena.
    “Beh, è divertente cucinare. Certo, detto da me sembra strano…”
    Come cavolo faceva a saper far tutto? Era la gelosia che mi percosse il corpo. Lo ammetto: io sono troppo gelosa! Ma non posso farci nulla, è nella mia natura…
    Sospirai “Mettiamoci al lavoro”
    Mi sentivo più al sicuro con lui al mio fianco che aiutava. Ero negata con le torte: prima che arrivasse lui non era uscita né una Sacher né un qualsiasi altro dolce che conoscevo.
    Jared, pazientemente, ricominciò da zero, prendendomi le braccia e guidandomi: mischiavamo insieme gli ingredienti in una ciotola e li mescolavamo con un cucchiaio di legno.
    “Penso che ora puoi fare anche da sola, io metto su il cioccolato da sciogliere” Lasciò le mani dalle mie braccia mentre io impastavo.
    Buttò nella spazzatura il mio esperimento andato a male e mise altri pezzetti di cioccolato sul fuoco.
    La cucina si riempì di un profumo dolce e intenso di cioccolata.
    L’acquolina salì alla bocca.
    Alzai una mano. “Prof, mi scusi, non riesco ad andare avanti. Mi può aiutare, per favore?”
    Sbuffò divertito. “Eh, gli allievi di oggi” Alzò gli occhi al cielo.
    In realtà impastare era diventato più facile, ma volevo le sue mani che mi guidavano.
    Canticchiai ogni canzone che si presentava sullo schermo della TV, era divertente.
    Jay ballava e cantava mentre mescolava il cioccolato ormai sciolto.

    Infilai la torta in forno mentre facevamo freddare la glassa.
    Volevo mangiarla tutta, era una tentazione troppo grande. Resisti Amy… Resisti Amy… Ripetei.
    Riuscii a calmarmi, altrimenti avrei preso d’assalto il pentolino che emanava il profumo e me lo sarei mangiato, compreso il metallo.
    Jay lesse la ricetta nel libro: “Qui dice marmellata a scelta” Alzò gli occhi verso di me “Quale hai tu?”
    Andai a scovare nel frigo le migliaia di marmellate che avevamo; presi quella all’albicocca, di solito nelle Sacher tedesche era quella che si usava di più.
    Jared si sedette sulla sedia e mi fece cenno di venirgli sulle gambe.
    “E’ quasi pronta” Sussurrò.
    “Questa è la marmellata giusta”
    Girò l’etichetta verso di lui, si leccò i baffi.
    “Grazie, Jay” Dissi dopo qualche minuto di silenzio.
    “E di cosa?”
    “Per avermi aiutato”
    Sorrise “Figurati, senza di me non potresti fare nulla” Mi baciò sulle labbra.
    “Forse hai ragione” Appoggiai la testa sulla sua spalla. Spazzai via la farina che gli avevo messo un’ora prima.
    Il timer suonò. Togliemmo la torta dal forno.


    (Continua nel post successivo)
    Ultima modifica di Buryme; 20-06-2009 alle 17:06

  2. #22
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    La tagliammo a metà e spargemmo con un coltello la marmellata. Poi unimmo le due parti insieme.
    “Meglio aspettare un po’ prima di mettere la glassa” Disse.
    La tentazione era di nuovo alle porte. Cioccolata, cioccolata, cioccolata, cioccolata…
    Mezz’ora dopo guarnimmo la superficie della torta. Assomigliava praticamente a una Sacher da pasticceria; ne fui contenta: non avrei portato a Shannon una schifezza.
    “Shan sarà felice del nostro lavoro”
    “Tutto merito tuo” Mi complimentai con l’angelo meraviglioso tuttofare.
    “Accidenti! E’ rimasta della glassa. Lo sapevo che c’era troppo cioccolato”
    “Oh, non ti preoccupare, me ne occupo io” Mi offrii.
    “No!” Jay mi tirò addosso una cucchiaiata di cioccolato.
    “Vuoi la guerra?” Chiesi, pulendomi il grembiule.
    “Eccome”
    “E guerra sia”
    Immersi le mani nel pentolino e mi scrollai su di lui.
    Ci tirammo praticamente tutta la glassa in circolazione in faccia, sul grembiule, sulle maniche delle maglie.
    A fine battaglia Jared mi cinse i fianchi. “Che ne dici di un bel bagno caldo?” Sussurrò al mio orecchio.
    “Ti ricordo che siamo appena usciti dalla febbre”
    “Shannon ci potrebbe fare un’altra giustificazione…”
    “…E noi un’altra torta”
    Sghignazzò e sparì dietro la porta del bagno.
    Già che c’ero pulii il ripiano della cucina e il pavimento dalla lotta cioccolatosa.
    Purtroppo non l’avevo nemmeno assaggiata. Andai alla ricerca di qualche goccia sopravvissuta alla battaglia ma non trovai nulla.
    Sui miei vestiti non ci provavo proprio a cercare. Però sulla mano delle gocce solidificate c’erano, le assaggiai: erano la fine del mondo, dolci al punto giusto da far sciogliere un cuore glaciale in pochi secondi.
    Lavai i piatti e aspettai che Jay tornasse dal bagno.
    Sonnecchiai sul divano, sfinita dal bel pomeriggio appena trascorso.
    Ultima modifica di Buryme; 20-06-2009 alle 17:07

  3. #23
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo tredici: Freddo

    Da quando eravamo tornati dalla montagna non mi sentivo così bene.
    La vasca da bagno sembrava un déjà-vu di quei bei momenti…
    Avevo un gran sonno, chiusi gli occhi e mi rilassai completamente nell’acqua calda; quando un cellulare mi svegliò togliendomi la pace. Digrignai i denti: era il telefono di Jared. Sarei uscita subito e lo avrei buttato dalla finestra se non fossi stata così comoda e tranquilla al caldo della vasca. Cercai di rilassare ogni singolo muscolo prima che scoppiassi: mi sentivo bollire dentro, ma non per colpa dell’acqua (ci stavo così bene…), ma perché ero rabbiosa, non ne potevo più del cellulare rompiscatole! Il déjà-vu mi ritornò in testa.
    Jay bisbigliava al telefono, ma la voce era veramente arrabbiata. A quanto pare non era l’unico...
    Per caso parlava con il suo patrigno? Mah, non lo avevo ancora carpito abbastanza.
    Uscii dalla vasca svogliatamente, mi asciugai e andai in camera mia in ac-cappatoio. Dimenticai che in bagno avevo l’anello e la collana con il ciondolo. Dovetti fare dietrofront e prenderli da sopra il lavandino dove li avevo lasciati.
    Infilai l’anello nell’anulare destro e lo guardai luccicare alla luce della lampada.
    La collana non la riuscivo ad attaccare, ma non volevo chiamare Jared per farmi aiutare. Dovevo farcela da sola.
    Per mia sfortuna Jay sostituì le mie dita con le sue sulla sottile catena d’argento in tre secondi.
    Mi voltai verso di lui. “Grazie” Sussurrai. “Ti amo”
    A quelle parole lo vidi barcollare un pochino. Doveva essergli venuto un giramento di testa. Sogghignai.
    Fuori pioveva; ma era pioggia misto ghiaccio. Raggelai soltanto a guardare dalla finestra.

    Indossai un pigiama pulito e buttai l’altro – sicuramente pieno di germi – in lavatrice. Sbadigliai; ero piuttosto assonnata. Potevo resistere per qualche ora? Mah!
    La casa faceva veramente schifo. Mi rimboccai le maniche e cominciai a passare l’aspirapolvere, a lavare da cima a fondo le stanze e a spolverare.
    Jared, appoggiato allo stipite della porta, mi fissava, rideva della mia posizione: china sul pavimento a pulire una macchia pigra che non andava via.
    Gli feci una linguaccia e lui ricambiò.
    “Che antipatico che sei!” brontolai.
    Riposi l’aspirapolvere nello sgabuzzino. Inciampai nel secchio dell’acqua e mi vidi davanti la porta, per fortuna Jay mi era accanto e mi afferrò prima che cadessi contro lo stipite, tagliandomi sicuramente il labbro.
    Jared scivolò sul divano in salotto, cullandomi tra le sue braccia. “La prossima volta pulisco io la casa, okay?” Mi strinse di più a se.
    Lo guardai in cagnesco, senza rispondere. Borbottai frasi incomprensibili e mi accoccolai sul suo petto caldo, confortante durante un inverno così gelido.
    Alzò il mio mento con un dito, per vedere la mia espressione. “Hai freddo?”
    “Ora no” dissi, con un filo di voce
    Mi guardò torvo. “Hai le labbra viola. Vuoi che accenda?” Indicò il termosifone davanti a sé.
    “N-n-no” Balbettai.
    Sospirò, senza ribattere. Prese il plaid ripiegato sotto il cuscino del divano e mi ci avvolse in mezzo. Assomigliavo a un salame troppo cresciuto.
    Jared tratteggiò il contorno delle mie labbra con il pollice. Mi venne il solletico. Sorrise alla mia espressione.
    “Sai che è da un po’ che non vengo a casa tua?” Mormorai.
    “Con questo cosa vorresti dire?”
    “Beh, mi piacerebbe ritornarci”
    Ci pensò un attimo. “E va bene, questo weekend lo passeremo a casa mia, contenta?”
    “Sì!” Esultai, allungando la ì di qualche secondo.
    Mi baciò la guancia che non era appoggiata al suo petto. Con l’indice sfiorò tutta la parte destra: dalla fronte fino al mento.
    Sentivo i brividi giù per la schiena e le farfalle nello stomaco cominciarono a ballare.

    Battei i denti ripetutamente. Il calore di Jared era confortante, ma non sapeva come scaldarmi. “Che devo fare?” Chiese allarmato.
    “S-s-stare qui con me” Mi ancorai al suo collo, non lo avrei lasciato tanto fa-cilmente.
    “E’ meglio se accendo il termosifone”
    “N-n-n-n-n-n”
    “Siamo appena usciti dalla febbre – come hai detto tu – quindi è meglio se non ti ammali un’altra volta”
    In un qualche modo aveva ragione. Sbuffai. “C-c-certo, certo” Brontolai.
    Il sorriso che fece mi riscaldò per mezzo minuto, ma mi mozzò il fiato. Tolse le mie braccia dal suo collo e le infilò nel plaid, in modo da tenermi calda.
    “Respira Amanda” sussurrò al mio orecchio.
    Come diamine facevo a respirare se ogni volta il suo viso perfetto mi toglieva il fiato?
    Cercai di riprendere il controllo del mio corpo e di ricollegare il cervello.
    Jay avvicinò le labbra alle mie e mi stampò un bacio. “Torno subito” Scese dal di-vano, abbassò lo sportellino del termostato e girò manovella.
    La caldaia partì balbettando. Entro venti minuti mi sarei scaldata, ma sicuramente non avrei lasciato il petto di Jared per niente al mondo.
    Mi prese di nuovo in braccio e mi cullò. Poi mi venne in mente una cosa: “Oh ca-volo!”
    “Che c’è?” Domandò l’angioletto, allarmato
    “Devo chiedere i compiti a Claudia”
    “Eh, capirai” Alzò gli occhi al cielo.
    “Di pure quello che ti pare, ma se non lo faccio i prof domani ci ammazzano”
    “Sai, è bello quando parli al plurale”
    “Fai poco lo spiritoso” Gli arruffai i capelli neri già scompigliati. Mi alzai barcollante, ma scivolai di nuovo tra le braccia di Jared. “Potresti togliermi tutto ‘sto fardello, per favore?”
    Jay sbuffò, slegò la coperta e mi diede un bacio sul collo.
    Mi girai verso di lui accarezzandogli la guancia. “La prossima volta infagottami di meno”
    Brontolò, come avevo fatto io prima. Per farlo smettere lo baciai sulle labbra. “Contento?” Bisbigliai.
    Annuì. Lasciò la presa sui miei fianchi.
    Composi il numero che ormai sapevo a memoria.
    Rispose Tomo: “Pronto?”
    “Ciao Tomo, come stai?”
    “Io bene. Siete guariti tutti e due?”
    Mi sedetti accanto a Jared e misi in altoparlante. “Sì, domani torniamo a scuola”
    “Guarda che domani è sabato”
    Lanciai un’occhiata a Jay, anche lui mi guardava perplesso. Poi ringhiammo: Shannon non ce lo aveva accennato e noi avevamo perso la cognizione del tempo.
    “Ho detto qualcosa che non va?” Chiese Tomo, in tono innocente.
    “No, però hai ricordato a Jared che deve uccidere suo fratello”
    “Ah, buona fortuna. Ti passo Claudia”
    “Ciao Amy” La mia cara amica parlò in modo squillante: assordò Jared.
    Tolsi l’altoparlante.
    “Siete guariti finalmente”
    “Già. Mi potresti dare per favore i compiti?”

    Dopo aver scritto un papiro enorme (non mi bastava una pagina di diario), ringraziai Claudy e chiusi la telefonata.
    Jared era ai fornelli a cucinare. Strano come un ragazzo come lui sapesse cucinare così meravigliosamente. Mi sedetti sul bancone della cucina con una coperta sulle gambe e lo guardai mentre buttava la pasta nella pentola. Erano delle semplici operazioni, ma lui le faceva in modo divino, se posso dirlo.
    Sospirai.
    Jay si girò verso di me e sorrise. “Gelosa?”
    Inclinai la testa di lato per guardare i suoi occhi – che ovviamente mi raggelarono – e risposi con una brontolio.
    Scoppiò a ridere. “Sei assurda”
    Incrociai le braccia al petto. “Non è giusto” Borbottai. Abbassai la testa e guardai il pavimento bianco appena pulito. La vita è sempre stata ingiusta e sempre lo sarà… Ecco cosa mi avevano insegnato quando ero piccola. Ma cosa centrava in quel momento?
    Scossi la testa per levarmi di dosso quel pensiero.
    Jared si avvicinò, alzò il mio mento con l’indice per guardarmi in viso e mi baciò le labbra.
    Balbettai. I brividi mi percossero la schiena furiosamente e quasi caddi contro il lavello.
    Jay mi prese dalla schiena. “Devo sfiorarti molto di meno. Sei ancora debole”
    Ringhiai in risposta a quella affermazione. “Non dirlo mai più!” Sibilai. Io non sono debole! Anche se ero appena guarita. Fissai il sugo. “Jay, il pomodoro sta bruciando”
    Distolse lo sguardo dal mio viso per posarlo sulla padella. “Oh, porca miseria!” Spense il fuoco. Mi ringraziò dandomi un leggero bacio sulle labbra.
    Mi avvinghiai ai suoi capelli con le mani per tenerlo stretto a me: non lo avrei lasciato tanto facilmente; stavolta, però, si trattava del suo magnifico viso. Forse anche più perfetto di quel corpo statuario.
    Si arrese e mi diede un vero bacio, da capogiro: la testa cominciò a girare in tondo e le farfalle presero di mira il mio stomaco ormai vuoto. Beh, almeno potevo… Ehm… saziarmi con lui, ecco…
    Cominciai a fare dei piccoli cerchietti nei capelli morbidi e profumati di Jared con le dita.
    Slacciò l’abbraccio e tolse le sue labbra dalle mie. Il bacio doveva essere durato allungo, ma a me sembrava passato solo un secondo.
    Misi il broncio: non volevo staccarmi da lui!
    Parve che anche Jay avesse avuto il mio stesso pensiero e mi guardò con aria supplicante. “Dopo, okay?” Sussurrò.
    Sbuffai. Scivolai dal piano della cucina, lasciai la coperta sul divano e mi diressi in camera ad ascoltare la musica dello stereo. Scelsi i Linkin Park, mi sistemai sul letto e canticchiai ogni singola canzone del CD.
    Poco dopo venne anche Jared; in mano teneva una custodia blu quadrata sottile: un CD. Me lo porse. “L’ho fatto per te” disse con un sorriso timido.
    Allungai la mano e presi il CD. Sopra, con un pennarello nero indelebile c’era scritto, con la sua magnifica scrittura:
    Per Amanda, con amore Jared
    Con un dito tracciai il contorno della custodia. “Grazie” Bisbigliai con le lacrime agli occhi.
    Jay asciugò una lacrima che stava scendendo sulla mia guancia. “E’ il minimo”
    Beh… A me bastava solo il suo amore, nient’altro.
    Sfilò il CD dalle mie mani e lo andò a mettere nello stereo, togliendo l’altro CD del mio gruppo preferito.

    (Continua nel post successivo)

  4. #24
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    La prima canzone era la nostra. Un’altra lacrima scese fino al labbro. Jay la tolse via con un bacio.
    Prese la mia mano destra e giocherellò con l’anello che mi aveva donato. “Allora, vuoi proprio venire a trovare la mia casa?” Disse, senza staccare lo sguardo dal diamante luccicante.
    Mi si illuminarono gli occhi, un brivido gelido mi percosse tutto il corpo facendomi venire la pelle d’oca sulle braccia. Jay se ne accorse e prese il piumone avvolgendomelo addosso. “Sì, sì, ” Risposi esultante tirando su le braccia.
    Fece una smorfia teatrale. “Te ne pentirai amaramente” disse in tono di sfida.
    “Sopravvivrò”
    Ricominciò a giocherellare con l’anello, finche non era pronto da mangiare. Sicuramente non avrei toccato cibo: ero troppo eccitata all’idea di rivedere la sua bellissima casa.

  5. #25
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo quattordici: Ma chi è?

    Mi svegliai alle 7 del mattino. Ero troppo elettrizzata per dormire ancora. Jay sonnecchiava abbracciato a me.
    Cercai di togliere le sue braccia dai miei fianchi senza colpirlo come avevo fatto il giorno prima. Mi sfilai facilmente siccome la presa non era tanto stretta.
    Mi diressi in cucina con passo felpato e preparai la colazione. Jay beve il caffè, vero? O lo preparava solo per me? Mah. Misi due ciotole a tavola, cacao, latte e biscotti. Feci anche un po’ di caffè, non si sa mai.

    Due braccia calde mi avvolsero i fianchi. Jared appoggiò la testa sulla mia spalla e diede un leggero bacio sul profilo del mio collo. “Potevi svegliarmi” Sussurrò al mio orecchio.
    “Volevo lasciarti dormire ancora un po’” Bisbigliai.
    Guardò la tavola imbandita. “Accidenti! Che lavoro che hai fatto” Mi girò verso di lui per guardarmi meglio in faccia. “Pronta per oggi?”
    Saltellai. “Eccome”
    Spostò le mani dai miei fianchi alle spalle per tenermi ferma. Sbuffò. “Ora calmati, altrimenti non ti ci porto più!”
    Fermai il saltellamento. Digrignai i denti.
    Sghignazzò con aria soddisfatta. Mi prese in braccio e si sedette con me sulle sue gambe.
    Mangiammo in modo strano: Jared mi rubava tutti i miei biscotti mangiucchiati dalle mani, poi mangiava dalla mia ciotola. “Ne hai una tutta per te, perché devi rubare il mio latte?” Chiesi
    “Il latte degli altri è sempre più buono” Ghignò.
    “Io la conoscevo in un altro modo” Brontolai. Aggiunsi altro cacao al mio latte. Indovinate chi rubò la polverina che rimase sul cucchiaio. Ovviamente il caro goloso: mentre mettevo ancora del cacao Jay mi sfilò il cucchiaio dalle dita e cominciò a mangiarsi i residui di cacao rimasti.
    Gli ringhiai in modo scherzoso. E lui rise, tutto il cacao ai lati della bocca.
    “Sei sporco” Dissi, con voce da madre premurosa.
    Jared si leccò dove gli indicai.
    Finito di mangiare Jay mi fece sedere sul divano; levò le ciotole e le posò nel lavandino dando una sciacquata.
    Lo guardai muoversi in modo veloce e fluido, non mi accorsi che pochi secondi dopo ero tra le sue braccia, accoccolata sul suo petto. Sentivo il suo cuore scandire battiti lenti e regolari. Accarezzò i miei capelli e mi diede un bacio sulla fronte.
    Ricordai che avevamo la Sacher in frigorifero; dovevo prenderla dopo essermi preparata per andare a casa di Jared. Scesi dalle sue gambe e mi diressi in camera a scegliere i vestiti per quel giorno. Mi sembrava veramente speciale! Dopo una vita rivedevo la casa più bella che avessi mai visto. Presi una camicetta bianca dall’armadio dei bluejeans dal cassettone e un maglione di lana. Jared, nel suo pigiama blu a righe rosse, era ancora seduto sul divano: sembrava stesse pensando.
    Finii il più in fretta possibile e cercai, inutilmente, di far alzare Jay. Lo pregai in ogni modo: anche in ginocchio; feci come il gatto che vidi alla televisione: pregava la sua padrona di dargli da mangiare!
    Mi guardò con aria divertita. “Secondo me Shannon dorme ancora e Tomo pure”
    “Ma magari Elena e Claudia sono già sveglie e stanno cercando di far alzare dai divani due begli omaccioni” Bofonchiai.
    Arricciò il naso. “Shannon è difficile da spostare. Come hai detto tu è un armadio. E comunque, sto così bene qui sul divano, possiamo anche muoverci più tardi”
    Quella frase mi fece ricordare quello che aveva detto Shannon prima di partire per la montagna. Mi venne un’idea: “Jay, se non ti alzi immediatamente chiedo a Tomo o a Shannon qual’è il tuo punto debole”
    Alzò gli occhi verso il mio viso. “Non te lo diranno mai”
    Presi il cellulare dalla borsa e digitai il numero di Elly. Feci finta di parlare con Shannon: “Potresti dirmi il punto debole di Jared, per piacere?” Finsi di annuire. “Ah, quindi è…”
    Sgranò gli occhi quando stavo per dire un finto punto; che forse non era neanche quello giusto... “Ehm… Dov’è la mia roba?!?” balzò in piedi.
    Feci finta di chiudere la comunicazione. Sghignazzai sotto i baffi.
    “Sei una ricattatrice!” Brontolò mentre entrava in camera mia.
    “E’ un mio dono” Mi sedetti sul divano dove c’era ancora una traccia del suo calore. Feci dondolare la borsa avanti e indietro tra le mie mani. Sentii Jay aprire un borsone e frugarci dentro.
    Mi stavo scocciando di aspettare. Appoggiai la testa sul bracciolo chiusi gli occhi e aspettai calma il ritorno del mio ragazzo.
    “Sono pronto” Disse una voce calda e sensuale vicino a me.
    Riaprii gli occhi e mi trovai davanti quelli di Jay che mi fissavano divertiti. Era vestito con maglione di lana azzurro e dei jeans blu con delle sfumature azzurre e aveva con sé quell’enorme borsone.
    A che cosa gli serviva?
    “Andiamo” Dissi, con la voce impastata. Posai le gambe a terra e mi alzai. Più elettrizzata di prima. Presi dal frigo la Sacher e mi diressi verso la porta d’ingresso. Ma la mia felicità venne interrotta dal telefono più rompiscatole del mondo: quello di Jared.
    Lo prese dalla tasca dei jeans appena indossati, guardò il numero e sbuffò.
    Gli volevo dire di non rispondere, ma non ne ero capace. Riuscivo soltanto a fissarlo in cagnesco.
    “Perdonami” Sparì in camera mia socchiudendo la porta.
    Mi ricacciai a sedere sul divano aspettando che finisse di urlare. Ma chi diamine era ogni volta???
    Jay ritornò dopo cinque minuti d’orologio. “Scusami. E’ il mio patrigno; non mi lascia in pace” Alzò gli occhi al cielo. “Dai, andiamo” Mi prese in braccio e uscimmo.
    Passeggiammo mano nella mano verso la casa meravigliosa. L’eccitazione ritornò al suo posto. Finalmente scorsi la casa davanti a noi: era ancora più bella di come la ricordavo.
    Saltellai fino all’entrata, la porta era aperta.
    Tomo era seduto sul divano, con Claudy acciambellata accanto a lui. “Buongiorno ragazzi” Ci sorrise il ragazzo.
    Claudia fece un cenno pigro con la mano.
    Li salutammo amichevolmente. “Mio fratello?” Chiese Jay.
    “Mi sa che sta ancora dormendo” Rispose Tomo.
    Jared si girò verso di me e mimò un “Te lo avevo detto”
    Gli feci una linguaccia e incrociai le braccia.
    Claudy sghignazzò della mia espressione. Jay mi guardava di nuovo divertito.

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  6. #26
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Dopo un po’ sentimmo una macchina arrivare sul viottolo della villa. Due portiere sbatterono all’unisono e dei passi si avvicinarono al portone.
    Un ragazzo moro, grosso quasi come un armadio entrò in casa, seguito da una rossa alta e snella. “Ciao” Salutò Elly.
    “Alla buon’ora” Tomo alzò gli occhi al cielo.
    Shannon prese il giubbotto di Elena e il suo e li appoggiò sull’attaccapanni. “Scu-sateci; avevamo molto sonno” Disse.
    Ci accomodammo in sala sui divani color rosso; parlando di quello che avevamo fatto la sera precedente.

    Jay mi cinse la vita e mi condusse verso camera sua. Volevo saltare, ma cercai di trattenermi: era da un sacco che non entravo in quella stanza tanto bella da avermi tolto il fiato la prima volta che l’avevo vista.
    Jared mi fece sedere sul letto, sciolse l’abbraccio.
    Notai dalla finestra del balcone un tendone in legno con le pareti di vetro che ricoprivano la piscina.
    Rimasi a bocca aperta. Balbettai parole incomprensibili.
    Jared si girò verso di me. Capì che cosa avevo avvistato. “Era per questo che non volevo farti venire in questi giorni. Volevo fosse una sorpresa per il nostro primo mese insieme”
    Chiusi la bocca, riprendendo lucidità. “E’ già passato un mese?” Feci un calcolo veloce “Manco me ne ero accorta…” Brontolai.
    “Ti va di fare una nuotata, dopo?”
    “Mi piacerebbe, ma fa troppo freddo e, cosa più importante, non ho il costume”
    “Ne sei sicura?” Fece un sorrisino furbo. Prese la borsa che si era portato dietro e mi porse il mio costume a due pezzi.
    “Oh” Ansimai. “Ecco cosa avevi dentro quella borsa” Presi il costume dalle mani di Jared e andai in bagno saltellando.
    Quando lo aprii mi accorsi di un piccolo particolare: Jay aveva portato il costume più striminzito che avevo! Me lo fece apposta?
    Sbuffai, guardando quella specie di filo interdentali che avevo intrecciato tra le dita. Indossarlo o non indossarlo? Questo è il problema…
    Sospirai e mi misi addosso la cosa striminzita.
    Jared io ti… Borbottai nella mia testa.

    Il costume risaltava troppo il mio corpo non perfetto. Arricciai il naso mentre mi ammiravo allo specchio. Mi guardai davanti e dietro e cercai di coprire tutte le imperfezioni. Incrociai le braccia sul petto.
    Che dovevo fare? Non potevo andare da Jay e dargli uno schiaffone per avermi preso quel costume (che poi tanto costume non era…).
    Mi venne in mente che gli dovevo chiedere una cosa importante. Socchiusi la porta e uscii solo con la testa. “Amore?”
    “Dimmi, tesoro” Sembravamo marito e moglie.
    “Non è che per caso mi hai portato l’accappatoio?”
    Girò il corpo di 360° e andò verso l’enorme borsone. Frugò dappertutto finche non trovò il mio amato accappatoio azzurro. Venne incontro a me.
    Tesi la mano verso di lui che, ovviamente come ogni uomo, cercò di sbirciare come stavo con il costume. “Non osare sai!” Tirai via l’accappatoio e mi rinchiusi nel bagno.
    Aspettai che Jay uscisse dalla camera; mi vergognavo soltanto di farmi vedere con l’accappatoio.
    “Io vado in piscina, ti aspetto lì” Disse.
    Sospirai di sollievo, non appena avessi sentito i suoi passi e la porta chiudersi sarei sfrecciata in giardino.
    Socchiusi la porta per vedere se era ancora in camera: stava uscendo con passi felpati.
    Contai fino a dieci e poi lasciai il mio nascondiglio. Indossai le ciabatte che Jared aveva lasciato vicino al suo letto.
    Mi diressi verso il giardino e aprii leggermente la portafinestra. Un vento gelido mi punse la faccia, chiusi di più l’accappatoio e corsi alla piscina.
    Dentro al box c’erano almeno 25°C. I miei quattro amici, più il mio ragazzo, si girarono verso di me.
    “Alla buon’ora, Amanda” Sorrise beffardo Shannon.
    Salutai timidamente.
    “Sono curioso di sapere com’è il tuo costume” Continuò Shan.
    Jay mi fece l’occhiolino.
    Sfilai l’accappatoio e ghignai davanti a Shannon, lui mi guardò a bocca spalancata compreso Tomo, Elena e Claudia.
    “Amy, sei bellissima, ma soprattutto sexy” Disse Jared, l’unico rimasto impassibi-le.
    Entrai nell’acqua veramente calda e accogliente. Jay mi fu subito accanto e mi pre-se tra le sue braccia. Mi accoccolai sul suo petto. Ma qualcosa tirò giù Jared. Indovinate un po’ chi era: il caro fratello maggiore di Jay: quel simpaticone di Shannon. Per colpa sua andai a sbattere contro il pavimento della piscina con la testa e persi conoscenza.

    Gli tirai delle occhiatacce non appena Jared mi fece rinvenire. Il fratellone sghignazzava della nostra, per meglio dire mia, figura da schifo! Lo avrei voluto uccidere se Jay non mi teneva avidamente tra le sue braccia muscolose. Sentivo il sangue pulsare nelle vene della testa, la botta però non sembrava avermi fatto tanto male, ero soltanto svenuta, tutto qui… Non era certo la prima volta.
    Feci sbollire la rabbia che mi scorreva nel corpo e continuai a farmi coccolare dall’angelo che mi stringeva.

    Ero completamente rilassata: il viso, gli occhi, le labbra, il… corpo perfetto (me ne ero accorta già prima, ma sbavavo ancora di più dopo averlo visto in costume…) di Jay erano ottimi antistress. Lo ringraziai un milione di volte per esistere.
    Shannon guizzò da Elena; sicuramente si sarebbero torturati a vicenda, conoscen-doli…
    “Sai che sei veramente sexy con questo costume?” Sussurrò con voce ammaliante l’angioletto.
    “Ma piantala! I am horrible!”
    “Why?” Mi guardò in cagnesco.
    “Perché sottolinea le mie imperfezioni: sono grassa!”
    “Dillo un’altra volta e chiedo a Shannon di buttarti giù dalla finestra della mansarda” Sibilò tra i denti in tono scherzoso.
    Shan si girò verso di noi con un ghigno malefico. “Con molto piacere” Fece una risata satanica.
    “OK, mi rimangio tutto” Sospirai, spaventata da quell’armadio che Jay aveva come fratello ed Elly come ragazzo. Rabbrividii.

    Uscimmo dalla piscina. Tomo, in modo molto timido, si avvicinò a me. “Amanda, dove hai preso quel costume? Sai, lo vorrei regalare a Claudia” Fece un sorriso imbarazzato.
    “E io a Elena” Si infilò Shan, alzando il braccio. Dopo neanche due secondi gli arrivò uno scappellotto da parte di Elly.
    Indossai il mio accappatoio prediletto. “Ehm, ve lo dirò poi, okay?”
    Claudia ed Elena mi tirarono un’occhiata da far rizzare i capelli anche a un pelato.
    Risi nervosamente.
    Jared mi prese per i fianchi e mi condusse verso la sua camera. Dove crollai sul letto morbido e caldo.
    “Vuoi farla tu la doccia o la faccio io per primo?”
    “Non lo so” Balbettai.
    “Va beh, ho capito: vado io. Tu riposati”
    “Cosa credi che stia facendo distesa a pancia in giù sul letto?”
    “Boh!”Fece spallucce

    Non riuscivo a reggermi in piedi, nemmeno per andare verso un bagno a distanza di 3 metri!

    Finita la doccia scendemmo mano nella mano fino in sala da pranzo.
    “Amy, puoi per favore mettere i bicchieri a tavola?” Chiese Claudy.
    “E tu, mio carissimo amico d’infanzia, metti le posate” Tomo diede una scatola piena di forchette e coltelli a Jay.
    “Va bene” Rispose Jared un po’ soffocato dal malloppo che gli aveva appena dato.
    A cena i tre maschi si abbuffarono di schifezze, mentre noi li guardavamo un po’ inorridite un po’ divertite da quello che combinavano.
    Mangiammo la Sacher che avevamo preparato per quella bestiaccia di Shannon.

    Finalmente era l’ora di andare a dormire. La testa ricominciò a pulsare, poi ar-rivarono anche gli occhi brucianti a rompere i cosiddetti! Speravo che il telefono rompiscatole fosse spento.
    Jared mi avvolse nel piumone. Appoggiai la testa sulla sua spalla. “Mi canti la nostra canzone?” Bisbigliai.
    “Certamente” Canticchiò il ritornello di quella canzone che amavo fin dal primo giorno che l’avevo sentita. Era stupenda!
    Caddi nel dormiveglia, quando quel maledetto cellulare cominciò a fare gli squilli. Intravidi Jay guardare il numero e rifiutare la chiamata. Mi diede un bacio sulle labbra. “Scusa, sai che…”
    Gli sorrisi. “Non ti preoccupare, ho capito chi è” Sbadigliai “Buonanotte”
    “’Notte, amore mio” Mi baciò di nuovo.
    Ci addormentammo quasi all’unisono.

    Verso le tre di notte arrivò un messaggio al numero di Jay. Mi svegliai di soprassalto, non più avvinghiata a lui, che dormiva come un bambino. Ma perché non lo spegneva mai?
    Presi tutto il coraggio e andai leggere chi caspita era:

    Jared, perché non lo capisci? Perché stai ancora con quella?
    Ti prego, torna da me! Io ti amo ancora!
    Lara
    Lara? L’ex-fidanzata di Jared? La bionda con cui aveva litigato il secondo giorno di scuola? Quindi era lei che continuava a chiamare Jay, non era il suo patrigno.
    E io c’ero cascata come una scema. Perché non ci avevo pensato prima? Le lacrime mi scesero sulle guance rosse.
    Un braccio mi avvolse la vita. “Non è come sembra”
    “E allora com’è?” Le lacrime sgorgavano a fiumi sulle guance ormai infiammate.
    Jay mi voltò verso di lui “Ti prego, lasciami spiegare” Disse.
    Rimasi zitta. Non riuscivo ad aprire bocca.
    “Sì, ti ho mentito. Ma avevo paura. Io ti amo più di tutto.” Cercò di baciarmi sulle labbra.
    Lo scansai dal mio viso. “I don’t believe you” Parlai, con un filo di voce.
    “Hai ragione, ma per piacere. Ascolta. Ora ti dico tutta la verità: quando l’ho lasciata lei non riusciva a metterselo chiaramente in testa. Continuava a seguirmi ovunque andassi per dirmi che mi amava ancora, che le dispiaceva di aver sbagliato ogni cosa nel nostro rapporto. Non le davo retta. Non sarei ritornato indietro per un suo capriccio. Era già da tanto se avevo deciso di lasciarla: non volevo ferire i suoi sentimenti. Poi, quando ti ho incontrato è stato come se mi avessi dato una carica con cui non ero mai entrato in contatto. Grazie a te l’ho lasciata. Lei non mi interessa più!”
    “Mi sono persa qualche passaggio” Sorrisi.
    “Amy, l’unica cosa che importa per me adesso sei tu” Si mise in ginocchio davanti a me “Ti prego, perdona i miei sbagli”
    Arricciai il naso “Questa è l’ultima volta che ti perdono”

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  7. #27
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Mi abbracciò. “Grazie amore. Ti giuro che è l’ultima volta. Ti dirò sempre la verità”
    “Tsè, vedremo”
    Il cellulare cominciò a squillare di nuovo tra le mie mani. Glielo passai, quasi tirandogielo.
    “D’ora in poi soltanto noi due, nessun’altro. Addio, Lara” Spense il telefono.
    Mi diede un bacio che assomigliava a una scusa.
    Lo avevo perdonato, ma se succedeva di nuovo sarebbe finita ogni cosa fra noi due.

  8. #28
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo 15: She’s lying

    Jay tracciò con le dita il profilo del mio collo. “Mi dispiace” Sussurrò al mio orecchio. Lasciò la stanza e scese le scale.
    Una lacrima scivolò involontariamente sulla guancia. La asciugai, prima di scoppiare. Jared ritornò in camera con passo felpato. Sentii un leggero rumore di piatti.
    Si sedette accanto a me e accarezzò i miei capelli.
    Aprii gli occhi piano, senza fretta. Jared aveva tra le mani un vassoio di metallo rosso.
    Sbadigliai.
    “Buongiorno” Sorrise.
    “’Giorno”
    “Sei bellissima quando dormi”
    Alzai un sopracciglio.
    “E’ vero!” Si giustificò.
    “Mi hai preparato la colazione?” Guardai il vassoio.
    “Per farmi perdonare tutto quello che ti ho fatto passare”
    “Quindi il Sei bellissima quando dormi è un’altra cosa per farti perdonare?”
    “No, quello è vero e basta! Le ragazze sono sempre belle quando dormono…”
    “Anche L…” Non finii la frase: Jared mi tirò un’occhiataccia. “Cioè… Lei?”
    Sbuffò. “Si, purtroppo. A modo suo… Ma tu sei più bella”
    Mi alzai a sedere e gli diedi un bacio sulle labbra.
    Jay mise le mani sui miei fianchi. “Ti amo” Mormorò mentre ci sfioravamo.
    “Io più di te” Bisbigliai.
    Ridemmo entrambi. Ritornai a guardare il vassoio, pieno di cose da mangiare: caffè, biscotti, cereali, cacao… Tutti in piccole ciotole.
    “Abbuffati pure” Scostò una ciocca dal mio viso. Guardò che sul palmo c’era una goccia. “Hai pianto, per caso?”
    Tirai su con il naso. “No…” Non era proprio una bugia…
    Mi fissò in cagnesco.
    Trasalii. “Non mi guardare in quel modo! E’ inquietante”
    Fece un ghigno. “Sul serio?”
    “I tuoi occhi sono ancora più gelidi”
    Espressione interrogativa da parte sua.
    Sospirai. “Ecco… Ehm… Ah, lasciamo perdere”
    “No, ora me lo dici!”
    Rabbrividii: distolsi lo sguardo da quegli occhi così belli.
    Jay mise un dito sotto il mio mento e mi girò gentilmente verso il suo viso. “Me lo dici, per favore?” Sbatté le palpebre più volte.
    “No” Risposi secca.
    “Ti preeeeeeeeeeeeego!” Fece una voce da bambino.
    “Te piacerebbe, eh? Ma… No”
    Mise il broncio. “Cattiva”
    Sghignazzai: “Lo so, e me ne vanto”
    “Allora questo” Prese in mano il vassoio. “Lo riporto in cucina” Fece per scendere dal letto.
    “Fai pure, non ho fame…”
    Ritornò di nuovo accanto a me e cominciò a pregarmi.
    La mia risposta era sempre un “No” deciso.
    Cominciò a farmi il solletico, ma la mia risposta era sempre e solo un “No”
    Si arrese all’evidente sconfitta “Me lo dirai, prima o poi?” Dondolò le braccia a destra e a sinistra.
    Arricciai il naso. “Si deciderà, prima o poi…” Gli diedi un altro bacio. Poi pensai soltanto a tutto il cibo che c’era da mangiare.

    Indossai i vestiti che Jared mi aveva portato (almeno quelli non erano striminziti, ma molto caldi) e scendemmo in salotto dagli altri.
    Shannon era indaffarato a smanettare con la macchina fotografica, Elly lo guardava incuriosita e si faceva spiegare ogni singola parte della macchina. Claudy ascoltava Tomo suonare la chitarra acustica.
    Nessuno si accorse della nostra entrata. Jared intrecciò le sue dita nelle mie. Si schiarì la voce.
    “Fratellino, credevi che non ti avessimo sentito entrare?” Shannon alzò gli occhi verso di noi.
    Elly e Claudy mi salutarono sorridenti. Come va? Gesticolarono.
    Abbastanza bene.
    Abbiamo sentito quello che è successo…

    Le stoppai. Ne riparleremo più avanti.
    I ragazzi ci guardavano mentre parlavamo nel nostro alfabeto. Si divertivano vederci gesticolare in modo molto veloce, anche se non riuscivano a capire quello che dicevamo.

    La giornata non era proprio delle migliori ma decidemmo di rifugiarci in piscina. Shannon, fortunatamente, pensò solamente ad Elly, lasciando in pace Jared e me.
    Jay mi coccolava tra le sue braccia. Almeno in acqua non ero pesante…
    “Come ti senti?” Mi domandò
    Sorrisi. “Molto bene. Soprattutto se sto con te”
    Mi abbracciò. “Hai sognato qualcosa stanotte?”
    Ritornai nei sogni delle ultime notti. Ma non mi era apparso nulla della sera pre-cedente. “No” Risposi delicatamente.
    Sospirò di sollievo. “Credevo avessi sognato il mio telefono che squillava”
    Un po’ di rabbia cominciò a bollire nel mio corpo. “Ma perché me lo hai fatto ri-cordare?!?!”
    “Ops! Mi dispiace” Mi diede un lieve bacio.
    Lo avvinghiai a me: doveva farsi perdonare in modo migliore.
    Shannon, come una specie di squalo in mare, si avvicinò a noi e ci spinse.
    Jared perse l’equilibrio e cademmo abbracciati.
    Se lo prendo quel ragazzo prometto che lo uccido. Ringhiai dentro di me.
    Shan, sghignazzando, ritornò da Elly che gli tirò un pugno in testa. “Non si fanno queste cose! Ti devo addestrare meglio” Disse al fidanzato.
    Lui fece la faccia da cucciolo bastonato. “Mi hai fatto male!” Urlò, indicandola.
    Elly si mise a braccia conserte e gli fece una linguaccia.
    Intanto Claudia e Tomo ballavano felici il tango senza pensare ad altro, o ai due litiganti…
    Ovviamente Claudy era bravissima… anche se eravamo in acqua, immaginatela su una pista da ballo!

    Dopo la piscina rientrammo nella casa accogliente. Bevemmo della cioccolata calda. Jared cominciò ad impazzire: adorava quella bevanda! Provò a rubarne dalla mia tazza, ma senza successo.
    Chiacchierammo allegramente del più e del meno.

    Lunedì:
    Con la macchina di Shannon scendemmo verso la scuola.
    Vidi che all’entrata Lara parlava con Lollo. Lei era in lacrime, lui cercava di consolarla. Poi la ragazza mi tirò un’occhiataccia, gli occhi rossi.
    Jared notò la scena, mi prese per la vita e mi condusse verso la classe. Guardò in cagnesco Lara.
    “Sai per caso perché Lollo e Lara sono amici?” Sibilai tra i denti.
    Sospirò. “Lollo è molto interessato a quella s... scema. Soprattutto dopo che io e lei ci siamo lasciati”
    Claudia ed Elena dovettero salutare Tomo e Shannon. Non volevano lasciarli andare via.
    “Elly, lo sai che io sono in quinta superiore. Non posso mancare” Shannon accarezzò la guancia della ragazza.
    Le prime tre ore passarono in un baleno e ci ritrovammo al piccolo intervallo. Shannon e Tomo vennero in classe nostra e si portarono via le mie due migliori amiche. Andarono a prendersi qualche snack alla macchinetta al piano di sopra. Jared scese al bar, voleva offrirmi una pizza.
    Lo aspettai vicino alla nostra classe. Vidi di nuovo Lara parlare con Lollo, mi guardò un’altra volta, ma non mi tirò una frecciata prima. Mi venne incontro.
    “Ciao. Tu devi essere Amanda, vero?” Mi guardò dall’alto verso il basso.
    “Sì”
    Fece un sorriso finto. “Lieta di conoscerti”
    Era molto carina, Jared se le sceglieva bene le fidanzate, tranne quella che aveva in quel momento…
    “Perché sei venuta a parlare con me?” Domandai.
    “Volevo darti qualche dritta su Jared”
    Alzai un sopracciglio.
    “Beh, volevo farti sapere che Jay…” Tentennò sulle parole da formulare. “Ehm… OK, arriviamo al punto: io e Jared siamo stati insieme per quattro anni”
    “E quindi?”
    Si avvicinò al mio orecchio, in modo che nessuno potesse sentirci. “Durante questi quattro anni… Alcune volte siamo stati a letto insieme”
    Rimasi di sasso.
    “Non te lo ha mai raccontato, giusto?” Studiò la mia espressione vuota. Ridacchiò compiaciuta. “Lo immaginavo. Per causa sua stavo per rimanere incinta”
    In quel momento ritornò Jared con i sacchetti del bar.
    Lara scappò via, Jay le tirò una frecciata.
    Rimasi impalata, attaccata al muro. Non capivo più nulla.
    Jared era furibondo: “Che cosa ti ha raccontato quella belva?”
    Strabuzzai gli occhi. “T-Tu e-e lei” Le parole si impastavano nella mia bocca. “In-sieme, anche a let…”
    “Dio, quanto odio quella s******! La vorrei uccidere. Amy, ti prego, non credere alle cretinate che dice!”
    Ripresi più lucidità. Feci un respiro profondo. “A cosa o a chi dovrei credere, quindi?”
    “A tutto, a-a tutti, ma non a lei. Ti ha detto una bugia, Amanda! E’ sempre stata una bugiarda e sempre lo sarà” Mi abbracciò.
    Gli occhi cominciarono a lacrimare. Lara era davvero brava a dire bugie e a fare la put…
    Il resto della ciurma ritornò dal bar. Elena e Claudia si accorsero che avevo gli occhi lucidi: “Che è successo di nuovo?” Domandarono.
    Tirai su con il naso. “Ve lo spiego dopo”
    Jared mi diede dei piccoli baci sul collo, bisbigliandomi cose dolci. Mi diede il sacchetto del bar con la pizza che mangiai in fretta e furia. Ma non riuscivo ad arrabbiarmi con quel ragazzo! Mi era veramente difficile.

    Quando uscimmo da scuola io e le rosse informammo i ragazzi che andavamo a fare compre di maglie delle band al nostro mercato preferito.
    “Ci vediamo dopo” Dissero Elena e Claudia quasi piagnucolando.
    Abbracciai Jared e gli diedi un lungo bacio.
    “Mi mancherai” Sussurrò in modo che gli altri non potessero sentire.
    Noi rosse ci avviammo a braccetto verso il mercato più famoso della città. I guys andarono verso la macchina… a spintoni e calci.

    “Allora, ci dici che è successo stavolta?” Domandò Elly mentre guardava una maglia dei Queen.
    Claudy mi guardò curiosa.
    Sospirai. “Vi prego, ora vorrei soltanto pensare a noi tre, d’accordo? Vi dico tutto quando siamo a casa di Elena”
    Ritornammo a curiosare.
    Incontrai una nostra compagna di classe che faceva compre di gadget dei Metallica e degli Slipknot e… dei… Tokio Hotel (Orrore e raccapriccio o.O).
    “Ciao Dolly!”
    Si girò verso di me. “Ma saaaaalve! Guarda che io non sono soltanto Dolly: io sono la Mucca Dolly!”
    Mi scusai per il tale errore.
    “Come va tra te e Jared? Ho sentito che adesso siete un po’ in crisi” Fece il segno delle virgolette con le dita.
    “Non è che siamo in crisi… E’ che purtroppo la sua ex non lo vuole lasciare in pa-ce. E io non so più che fare!”
    “Uhm… Non so come aiutarti. Mi dispiace!”
    “Non fa niente, non è comunque colpa di Jared, questo è quello che è importante in fin dei conti”
    Ci salutammo e feci marcia indietro; dalle mie migliori amiche.
    Comprammo delle maglie e delle cinture dei Queen, degli Slipknot e dei Night-wish dei Linkin Park e dei Metallica.

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  9. #29
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    In camera da letto di Elena ci mettemmo a sedere in cerchio per terra. Ci av-volgemmo nelle coperte di lana. Per terra accendemmo delle candele profumate.
    Cominciai a parlare io di quello che era successo dal weekend fino a quel giorno: “…Jared mi fa capire che Lara è una grandissima s******. Non so se dargli ragione… Aiutatemi!”
    Claudy sospirò. “Scusa un attimo, quindi era lei che stracciava le scatole chia-mando mattina e sera, giusto?”
    “Ma quindi lei è ancora innamorata di Jared? Ma che scema…” Parlò Elly.
    “Già, e Jay deve subire di tutto e di più da quella scimmia! Ma ritorniamo a quello di prima: secondo voi è vera la storia che mi ha raccontato quella ragazza?”
    Elena e Claudia si guardarono pensierose. Fecero un no con la testa: “E’ pra-ticamente impossibile. Jared mi sembra molto maturo, meglio di suo fratello che ha un anno in più di lui, non credo che sia vero niente. Lara è una bugiarda, come ti ha detto lui”
    Claudia annuì al discorso di Elly.
    “Bene, i miei problemi li ho risolti. Ora tocca a voi, avete qualcosa da confidare?”
    Claudy storse il naso. “Tomo è così premuroso e gentile. Ma non so, lo vorrei più… Ehm… Non so… Più accattivante. Non gli piacciono i film horror!” Piagnucolò, mettendosi la testa fra le mani.
    “Gliene hai mai fatto vedere uno?” Chiese Elly.
    “Veramente… No. Ma non me ne ha mai proposto uno da guardare assieme: storce il naso quando ne nomino qualcuno…”
    “Questione di gusti, no?”
    “Glieli farò guardare tutti! Ad ogni costo!” Strinse la mano a pugno.
    Elly ed io ci allontanammo un poco.
    “Ma va bene…” Disse Elena un po’ spaventata. “Ora tocca a me parlare. Vi dico solo che Shannon è simpaticissimo, dolce e tutto quanto, ma alcune volte penso che debba maturare ancora…”
    “No! Tutta la sua simpatia è nell’immaturità!” Disse Claudy.
    “Ha ragione! Se non fosse così bambino che gusto ci sarebbe??? E’ perfetto così com’è, fidati di noi!”
    “Forse sì e forse no… Non lo so! Alcune volte lo amo tantissimo quando fa il bebè, ma dopo un po’ mi stufa…”

    Casa dei guys:
    I maschi si sedettero in cerchio. Per terra, in mezzo a loro, misero qualche pacchetto di patatine fritte e birre a volontà.
    “Allora, chi vuole cominciare a parlare?” Chiese Tomo.
    Shannon indicò suo fratello.
    “Col cavolo! Inizia tu fratellone” Jared gli lanciò un’occhiata fulminea.
    “Ehm… Preferirei di no…”
    Tomo sbuffò. “Comincio io, facciamo prima. Dunque…” Si bloccò. “Ehm… OK, è meglio se parlate voi…” Si nascose nel colletto del maglione.
    Così non riusciremo mai ad andare avanti. Pensò Jared. Sospirò “Va bene, parlo io. Rompiscatole che non siete altro” Borbottò.
    Shannon gli mise una mano sulla spalla. “E bravo il mio fratellino! Così si fa”
    Jared levò la mano del fratello e gliela posò sulla gamba. “Bene, chi è che mi aiuta a far fuori Lara per l’eternità?”
    Tomo e Shannon alzarono la mano. “In che modo, fratellino?” Shan era elettrizzato all’idea di togliere dalle scatole l’ex fidanzata di Jared.
    “Ci devo ancora pensare… Ma quella bestia non deve più rompere ne a me ne ad Amanda. Sapete oggi che ha combinato?”
    I ragazzi fecero gesto di “No” con la testa.
    “Ha detto alla mia meravigliosa ragazza che io e Lara siamo stati a letto insieme”
    “Perché, non è per caso vero?” Sghignazzò Shannon
    “Amico, almeno in questi problemi, datti un contegno maggiore” Lo rimbeccò Tomo.
    “Manco se può scherzare con voi due…” Sbuffò Shan. “Comunque, è per questo che Amanda aveva gli occhi lucidi oggi all’intervallo?”
    “Sì. Credo che pensi che io sia un bugiardo”
    “Non ha tutti i torti: per un mese le hai tenuto nascosto che Lara ti chiamava e ti mandava messaggi ogni santo giorno” Disse Tomo.
    Jared sbuffò. “Vorrei tanto che con Lara non fosse mai successo nulla. Per colpa sua ho quasi litigato con la mia ragazza! Quanto la odio quella scema! Mi sono sfogato, ora tocca a voi”
    Shannon e Tomo iniziarono un battibecco: nessuno dei due voleva parlare.
    Jared decise di fare la conta.
    Uscii suo fratello, che polemizzò parecchio: “Che pizza! Va beh, non ho molto da dire, soltanto che tra Elena e me va tutto a gonfie vele; ma a volte penso che lei dovrebbe sciogliersi un po’ di più”
    I due ragazzi che lo ascoltavano non capirono cosa intendesse.
    “Nel senso che lei è troppo tesa, non riesce tanto a divertirsi. Non è come quando l’avevo conosciuta…”
    “Vorresti dire che è cambiata?” Domandò Tomo che ancora non aveva capito benissimo. “A me non sembra per niente…”
    “Nemmeno a me” Concordò Jay, aprendo un pacchetto di patatine.
    Shannon fece spallucce. “Forse è solo una mia impressione” Fece un gran sorriso a Tomo: “Ora tocca a te, amico mio” gli diede una pacca sulla spalla.
    “Beh, anche tra me e Claudia tutto bene…”
    Shan prese una bottiglia di birra. “Guarda che lo sappiamo che hai altro da dire”
    Tomo sbuffò. “Veramente no… Soltanto che lei parla e riparla di guardare dei film horror, ma a me l’idea non piace molto”
    “Perché, ti spaventi facilmente?” Chiese Jared.
    L’interrogato di turno ci pensò un attimo, elucubrando: “Non che io sappia: guardo molto poco quei generi di film, preferisco le commedie”

    “Allora adesso parliamo della mia festa di compleanno!” Si alzò in piedi Shannon.
    Il cellulare di Jared suonò: era Lara.
    Il fratello prese bruscamente il telefono dalle mani di Jay e urlò parolacce e insulti alla ragazza.
    Tutti loro non ne potevano più che Lara continuasse a chiamare costantemente.
    Tomo ritornò al discorso di Shannon: “Bene, carissimo amico, iniziamo a discutere sui preparativi della tua festa di compleanno”
    Shannon sorrise come un bambino a cui avevano appena regalato un cucciolo.

    Noi ragazze continuammo a parlare sui nostri fidanzati e su come liberarci di Lara; mentre i maschi cominciarono a fare gli inviti per il compleanno di Shannon.

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    Predefinito Re: Was it dream?

    Capitolo 16: Preparativi

    Quando uscii dalla lezione di teatro, martedì, intravidi una macchina nera con i fari accesi, parcheggiata davanti all’uscita del laboratorio.
    La nebbia mi offuscava la vista: non mi accorsi che una persona mi aveva stretto i fianchi da dietro, baciandomi sul collo. Conoscevo quelle labbra, quel modo così affettuoso di abbracciarmi perfettamente. Sentivo il respiro di Jared sulla mia guancia. “Buon pomeriggio, amore” Disse, con la testa sulla mia spalla.
    “Ciao, amore mio” Sorrisi.
    Si mise accanto a me e mi offrì la mano.
    I nostri amici ci aspettavano a casa mia. Ero preoccupata: Se mi avessero distrutto l’appartamento in mia assenza?
    Jay ed io entrammo in macchina al calduccio.
    “Come è andato il tuo primo giorno di teatro?” Chiese.
    “Bene, ho incontrato di nuovo i miei amici. Perché non vieni anche tu?”
    “Fece una smorfia teatrale, per l’appunto. “Beh… Ci farò un pensierino. Ci si può ancora iscrivere, anche se è già iniziato?”
    “Certo. Finche non iniziamo le prove dello spettacolo possono entrare tutti” Guardai fuori dal finestrino, la neve stava cadendo sui tetti dei palazzi e delle macchine.
    La macchina di Jared slittava un po’ per colpa del ghiaccio sull’asfalto.
    “Shannon vuole che oggi parliamo solo del suo compleanno” Disse Jay, mentre mi aiutava a scendere dalla macchina.
    Mancavano due settimane al compleanno e Shan aveva deciso di fare la festa il sabato successivo. Era già elettrizzato all’idea, peggio di un bambino.

    Casa mia era piena zeppa di piantine, malecopie e quant’altro. I nostri amici erano stesi sul tappeto del salone. Alzarono gli occhi verso di noi.
    “Ah, finalmente l’artista è tornata tra i comuni mortali” Sorrise Tomo.
    “Salve attrice!” Salutò Shannon.
    Claudy era impegnata a disegnare… dei Serial Killer; Elly faceva qualche spunto per gli inviti.
    “Voi due potreste buttar giù delle canzoni che vi piacciono? Ne ho assolutamente bisogno entro la fine della settimana” Mormorò Shannon.
    Jared ed io annuimmo.
    Ci sedemmo in camera mia.
    Dato che non avevamo compiti per il giorno dopo cominciai a rovistare tra i CD quali potevano andar bene. “Come mai Shan ha così tanta fretta di avere le play list?” Chiesi, mentre prendevo CD su CD.
    “Ha bisogno di almeno un’altra settimana per mettere insieme e andare a cercare tutti i pezzi che i ragazzi gli danno. Sai a quante persone lo ha chiesto?”
    Feci cenno di No con la testa.
    “Circa a 50 studenti”
    Strabuzzai gli occhi: come faceva a mettere tutte le canzoni di cinquanta persone in una notte sola? Impressionante.
    “Toglierà qualche canzone, vero?”
    “Credo di sì. Non gliel’ho mai chiesto… Immaginati che molti ragazzi mettono più di dieci canzoni nella loro play list”
    Suo fratello era veramente bravo, ma non meglio di Jared, credo… Forse sullo stesso piano sicuro.
    Iniziai a scrivere qualche canzone che mi piaceva (ovviamente c’erano di mezzo i Linkin Park e i Queen…)
    Il foglio di Jared era ancora bianco: era indeciso quali canzoni scrivere. “Sto pensando ai The Cure, Pink Floyd e cose varie, ma mi è difficile: adoro tutte le loro canzoni!”
    Sospirai. “Peccato che io non ho niente di loro… Le canzoni le conosco solo perché le cerco su Internet…”
    Annuì.

    La mia stanza era ricoperta di fogli e CD, tutti a terra; forse era anche peggio del salone dove gli altri lavoravano.
    Qualcuno bussò alla porta.
    “Avanti” Rispose Jared.
    Shannon entrò con un sorriso stampato sulla faccia. “Cos’è tutto ‘sto caos?” Chiese.
    “Ma tu pensa per te! Dopo voglio vedere cosa avete combinato di là in sala” Lo provocò occhioni azzurri.
    “Comunque, Amy, possiamo ascoltare un po’ di musica di là? Ci sono un sacco di dischi e CD che sono bellissimi”
    “Basta che non mi distruggiate lo stereo o mettiate la musica altissima, che sennò mi arriva la polizia in casa”
    “E’ già successo un’altra volta?” Inarcò un sopracciglio, guardandomi incuriosito.
    “Lasciamo stare questo discorso… Comunque sì, è successo un paio di volte…”
    “Non sapevo di questo tuo lato così selvaggio…”
    “Ora che hai avuto l’approvazione potresti smammare da questa stanza?” Jared cercò di cacciar via il fratello maggiore in modo rude.
    “Fratellino, sei proprio un rompiscatole da paura…”
    Jay socchiuse gli occhi a fessura, i suoi occhi azzurri si intravedevano ancora.
    “Va bene, va bene, vi lascio soli” Shan rispose in questo modo allo sguardo del fratellino. “Chissà che dovete combinare voi due…” Brontolò tra sé, chiudendosi la porta alle spalle.

    Finii di scrivere la play list; Jared, invece, non sapeva ancora quali canzoni mettere. Gli diedi qualche piccolo spunto e finalmente gli venne l’illuminazione.
    Mi baciò sulle labbra e mi ringraziò milioni di volte. Che cavolo mi ringraziava?!? Non c’era niente su cui ringraziarmi!

    Non avevo per niente voglia di fare matematica, la detestavo da morire… Tanto ero sicura che avrebbe interrogato qualcun altro: Jared, io, Elena e Claudia avevamo già parecchi voti per la pagella del primo quadrimestre.
    Certo, Jared era arrivato quasi a fine quadrimestre, forse non avrebbe avuto neanche la pagella.
    Dopo ore che stava su quel foglio, Jay finì di scrivere la play list, finalmente: grazie all’ispirazione aveva messo più di 20 canzoni.
    Shannon sarebbe impazzito.
    Diedi al fratellone le play list e ci unimmo a loro per ascoltare le canzoni dei CD di mia madre.
    Io, però, dovevo scappare a pianoforte. Diedi un bacio sulle labbra a Jared e gli dissi di non venirmi a prendere; salutai tutti e uscii di nuovo da casa.

    Non appena lasciai la lezione di pianoforte mi ritrovai davanti la stessa macchina nera di quel pomeriggio: Jared non mi aveva ascoltata ed era venuto a prelevarmi lo stesso… Mi cinse i fianchi, abbracciandomi.
    Sbuffai.
    “Mi sei mancata” Disse sottovoce, dolcemente.
    Sbuffai di nuovo, più forte.
    Inclinò la testa per guardarmi meglio in viso. “Qualcosa non va?”
    “Ti avevo detto che venivo a casa da sola”
    Abbassò la testa, poggiandola sulla mia spalla. “Scusa, ma non mi fidavo di farti tornare con questa nebbia” Sussurrò sul mio collo. Il suo respiro mi fece venire i brividi.
    “Non mettere su il broncio! Non sei contenta di vedermi?”
    “Ma se ti ho visto fino a un’ora e mezzo fa!”
    “Almeno ti sono mancato un pochino?” Tirò fuori il labbro inferiore, facendolo tremare. Mi stava imitando.
    “Proprio una briciola” Feci il gesto con le dita. In realtà mi era mancato da morire, ma non volevo dargliela vinta.
    Mi strinse i fianchi con un braccio e tornammo a casa.

    Concludemmo di fare tutti i preparativi per la festa sabato mattina. I ragazzi lasciarono me e Jared da soli a casa: Shannon aveva bisogno di vedere il locale dove avrebbe dato la festa.
    La casa era piena zeppa di fogli, brillantini, nastri e robe varie.
    Sospirai, rimboccandomi le maniche della felpa. Cominciai a raccogliere la spor-cizia. Ci avrei messo trent’anni a raccattare e a spazzare, ma almeno la casa sarebbe stata in ordine.
    Mentre ero china a prendere su i fogli qualcuno mi cinse i fianchi e mi tirò su. “Lascia fare a me” Sussurrò al mio orecchio una voce profonda e tremendamente sexy. La testa girò, il cuore cominciò a battere all’impazzata che temetti che potesse uscirmi dal petto da un momento all’altro. Jared mi faceva letteralmente impazzire quando mi parlava in quel modo.
    “Perché devi sempre fare tutto tu? E’ casa mia, devo pulire io”
    “Beh, per me è sempre un piacere darti una mano, amore mio. E poi tu sei stanca, vai a farti un bel bagno caldo”
    ‘Sti bagni caldi m’avevano rotto… Ma non potevo resistere a quella voce talmente bella. “V-Va b-bene” Balbettai. Scivolai dalle sue braccia di malavoglia e mi diressi in bagno.
    Aprii l’acqua della vasca e aspettai che si riempisse. Intanto guardai Jared all’opera mentre faceva il lavoro che dovevo compiere io…
    Tornai in punta di piedi in bagno e mi tuffai in acqua.

    L’acqua calda mi fece entrare nella fase REM: sognai Jared e me nella radura di qualche sogno precedente. Nevicava e giocavamo a tirarci le palle di neve. La radura era coperta da un manto bianco e soffice. E il laghetto color argento era ghiacciato. E se per caso ci pattinavamo sopra cosa sarebbe successo?
    Stavo per chiederlo a Jared quando mi arrivò una palla di neve misto ghiaccio in faccia. Non mi aveva fatto male, siccome era un sogno, ma barcollai un poco. Scrollai la neve dai capelli e dal giubbotto. “Bene, avrai la guerra” Presi della neve da terra e l’appallottolai tirandola in pancia a Jay. Lui cadde a terra in ginocchio, tenendosi la mano destra sullo stomaco.
    “Colpito e affondato!” Ridacchiai.
    Jared alzò la testa verso di me, sembrava che avesse gli occhi iniettati di sangue; fece un sorriso maligno.
    “Oh, cavolo!” Corsi via da lì.
    Jay mi venne dietro, era veloce come un leopardo… E saltava pure come un leopardo! Si arrampicò su un ramo di un albero e si accucciò. Mi fermai sotto l’albero Aveva fatto cadere la neve che c’era sopra, ma non se ne accorse: mi fissava come se fossi una preda da uccidere.
    Deglutii a fatica.

    (Continua nel post successivo)

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