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Discussione: Was it dream?

  1. #11
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo otto: Premonizione esatta

    Jared finì di fare snowboard e tornò nella casa dove lo aspettavo.
    Entrò. Aveva qualcosa in mano: una piccola scatolina blu…
    La sveglia suonò. Siccome eravamo a casa mia la spensi personalmente. “Ma sempre nel più bello mi devi rompere? Io ti…”
    “Con chi parli?” Una voce conosciuta, bellissima, profonda mi distolse dall’inizio del maltrattamento all’orologio. “C… Con la sveglia” Balbettai.
    Jared mi prese in braccio. Non lo avevo mai detto, ma era veramente forte, se riusciva a tirar su tutto il mio peso. “Forse mio fratello ha ragione. Stai letteralmente impazzendo”
    “Ah… Grazie, come siamo gentili” Mi accorsi di una cosa. “Wait a minute. Dove mi stai portando? E… Cosa più importante… dove sono gli altri?”
    Mi mise giù. “Curiosona. Li ho cacciati via, siamo solo noi due”
    “Ma dobbiamo andare a scuola, è giovedì”
    “Entriamo un’ora dopo”
    “Ma non si può!”
    “Chi lo ha detto? Se hai due giustificazioni preparate da un maggiorenne? E poi abbiamo matematica, cosa ci interessa?” Ingegnoso.
    “Hai quindi corrotto tuo fratello?”
    “Non è corruzione… Mi doveva un favore da una vita”
    “Ah” Non volli chiedere di che favore si trattasse, non erano affari miei.
    Andammo in cucina e ci sedemmo. Poi Jay si rialzò. “Ti faccio un cappuccino, va bene?”
    Ma sapeva tutto quel ragazzo? “Ehm… Perché no? Se ci sono tutti gli ingredienti...”
    In men che non si dica appoggiò due tovagliette, le tazze e i biscotti.
    Mi sentii gelosa, se fossi stata io nei suoi panni non sapevo da dove iniziare. Era incredibile! “Ecco il tuo”
    “Danke” Soffiai sul cappuccino per farlo freddare. “Questa è la seconda volta che hai dormito qui… Ma dove?”
    Si risedette.“Troppe domande”
    “Ah, dimenticavo”
    “Ho dormito qui, o meglio sul divano. Era un po’ scomodo, ma…” Si toccò la schiena come per massaggiarsela.
    “Potevi aprirlo…”
    Tornò alla posizione di prima. “Il divano è anche letto?” Aveva un’aria sbalordita. “Dirlo prima no, vero?”
    Rimasi anche io ad occhi aperti. Ero compiaciuta, finalmente avevo trovato qualcosa che non sapeva e lo gridai.
    “Ah, ne sei sicura?” Mi chiese.
    “Beh… Non pensavo che tu rimanessi qui”
    Fu scosso dalla mia risposta. Posò il cucchiaio sul tavolo. Si avvicinò con il viso al mio e sorrise, beffardo.
    Si alzò e mi portò in giro per la casa correndo, facendomi roteare. Poi mi buttò sul letto. “Ricordati la mia parte peggiore…” Lasciò in sospeso la frase.
    Mi intrappolò e diede inizio alla tortura. Risi a crepapelle e, di nuovo, non riuscivo a liberarmi. "No, ti prego!"
    Squillò un telefono. “Scusa, è il mio” Jared mi lasciò e rispose al cellulare.
    Ne approfittai per sgattaiolare via a lavarmi e vestirmi.

    Quando chiuse la telefonata era arrabbiato.
    Gli andai dietro e lo abbracciai. “Tutto a posto?”
    “Sì, era mia madre” Appoggiai la testa sulla sua spalla. “E’ ora di partire per scuola”
    “Noooooo!” Misi il broncio.
    “Lo so, ma lo hai detto anche tu”
    “La prossima volta fai scrivere una giustificazione a Shan per todo il giorno”
    “Tutto quello che vuoi” Accarezzò la mia guancia con il dito. Era la prima volta che mi venivano i brividi a contatto con la sua pelle, le farfalle danzavano felici dentro il mio stomaco.
    “Sono sicura che avrai la tua roba in macchina”
    “No, veramente è in sala da pranzo. Non ho la macchina oggi”
    “Mannaggia” Borbottai, mai che ne azzeccassi una...
    Quando uscimmo il freddo dell’inverno mi entrò nelle ossa e raggelai.
    Jared se ne accorse e mi diede la sua giacca. “Ma non av…”
    “Non ti allarmare, ne ho un’altra dietro”
    Andammo a scuola a piedi ed entrammo alla seconda ora. Ora dell’aula computer.
    Bussammo alla porta. “Avanti”
    “Salve prof”
    “Voi entrate adesso?”
    “Sì”
    “Datemi le giustificazioni” Le appoggiammo sul tavolo e mi sedetti al mio posto vicino ad Elena e Claudia.
    “Come va?”
    “Bene, ma voi due dove siete state?”
    “Ehm… Indovina”
    Pensai un attimo, rimasi a bocca aperta. “Ragazze, non si fanno queste cose…”
    “Parla lei!” Disse Elly.
    “Io non ne sapevo nulla”
    Sghignazzarono sotto i baffi.
    “Ah, ridete pure di me. Belle amiche che siete”
    Jay si avvicinò al mio computer e si accomodò nell’altro “Non ti dispiace se…”
    “Ormai facciamo tutto insieme”
    Iniziammo a scrivere su Word, mentre Jared imparava QWERTY, non era ancora molto esperto della posizione delle mani e, siccome era un ragazzo nuovo, doveva imparare quello che avevamo già fatto.
    “L’indice lo metto sul…”
    Lo aiutai il più possibile. “Vedi che sulla F e sulla J ci sono delle sporgenze?"
    “Sì”
    “Bene, l’indice sinistro va sulla F, quello destro sulla J. Il resto delle dita le appoggi sui tasti seguenti”
    “Ah, chiaro”
    Elly e Claudy cominciarono a bisticciare su come era il compito: “Non hai fatto il margine giustificato”
    “Le tue colonne non vanno bene”
    “La tabella è storta”
    “Insomma, piantatela”
    Si guardarono un attimo, poi si indicarono con il dito. “Ha iniziato lei” Dissero in coro.
    Ritornai al mio lavoro. Ma era praticamente impossibile con le due brontolone: “Non puoi!”
    “Invece sì”
    “Ti dico di no”
    “Io posso e basta, oppure facciamo cambio di posto”
    “Affare fatto. Amy, cronometra”
    “La prof non è ancora uscita”
    Elly fece i gesti: Tre, due, uno.
    Amy?
    Pronta.
    Ora!

    Contai i secondi. Le ragazze si scambiarono e scrissero sul compito altrui.
    Nuovo record?
    No, 11 secondi.

    Elly ridacchiò. Nessuno può battere il mio record con Amy!
    Jared mi guardò intensamente. Quegli occhi azzurri mi fecero sciogliere ed impazzire. Perché aveva tutto quel fascino?
    La campanella mi distolse dal suo sguardo. Ci alzammo.
    “Beati voi che siete entrati un’ora dopo”
    “Già, non vi siete perse nulla… Solo alcuni che venivano interrogati”
    Jay tossì, si sentiva escluso. “Guarda che anche tu centri in questa discussione. Non credere di essere fuori dalla nostra mira” Parlò Claudy.
    “Ah, mi sembrava”
    In classe ci accomodammo ai posti. La prof non era ancora arrivata. Jared parve stanco e pensieroso.
    Gli scrissi un biglietto: Qualcosa non va?
    No. Sto pensando a cosa fa mia madre
    Non vuoi parlarne?
    Mi strappò quasi il biglietto dalle mani: NO! Almeno, non ora.
    Prima che mi ripassasse il biglietto la prof entrò nell’aula. Jay lo nascose nel mio astuccio.

    La sera da Elly passò lentamente. Essendo stata libera dalla prima ora ero carica e non mi andava di dormire.
    Ascoltammo un po’ di musica e Jared mi rimise la nostra canzone.
    “OK, devo ammettere che la canzone fa venir sonno” Dissi, quasi barcollando sul letto.
    Jared mi cullò. “Ho trovato qualcosa che ti fa dormire!” Esultò.
    Mugolai e poi crollai nel mondo dei sogni.
    I sogni quella notte si accavallarono e mi svegliai di soprassalto quando sentii un cellulare squillare. Era quello di Jay. Ormai conoscevo la suoneria a memoria.
    Mezza imbambolata ascoltai la conversazione: “No, non ti voglio stare a sentire! Ti ho già detto che non mi interessa nulla. E’ finito tutto. Ora sono felice senza di te” Riattaccò furiosamente e sbuffò.
    Dalla voce sembrava veramente incavolato. Di solito era sempre di buon umore.
    Ma ripensandoci anche quella mattina era strano…
    Mi alzai dal letto, egli se ne accorse. “Ehi”
    “Ciao”
    “Non dovresti essere a letto?”
    “Stavo per fare la stessa domanda a te” Erano le due di notte. “Chi ti ha telefonato a quest’ora? Sei apparso piuttosto furibondo
    “Con mio padre”
    “Non me la bevo”
    “OK, lui non è proprio mio padre. I miei sono divorziati e quindi lui è il mio patrigno”
    “Non è un buon motivo per chiamarti nel cuore della notte”
    “Beh… Ora sono in Louisiana. Lì sono le otto di sera. Non conosce molto bene i fusi orari…”
    Non capii più nulla. Scivolai a terra per via della stanchezza.

    Alla mattina mi ritrovai rannicchiata nel letto con le coperte fin sulla testa.
    Mi stiracchiai.
    Elly e Claudy russavano ancora. Mi stiracchiai debolmente e sbadigliai.
    I ragazzi erano appisolati per terra ai nostri piedi, come la sera prima.
    Shannon con il pollice in bocca. “No, non è un bambino” Ridacchiai.
    Jay era su una sedia, sveglio, che guardava fuori dalla finestra. “Ma tu non dormi mai?”
    “Non ne ho bisogno più di tanto. Ormai mi sono abituato. Ma pure tu non scherzi, sei sempre sveglia. E poi… Crolli per terra”
    “Almeno non svengo come una pera cotta”
    Rise. Mi abbracciò e ci baciammo.
    “’Ste smancerie fatele da un’altra parte”
    “Shannon è nel mondo dei vivi”
    “Si saluta”
    “Buongiorno”
    Pian piano si svegliarono tutti, ci preparammo e andammo a scuola. Per l’ultimo giorno della settimana.

    Nell’intervallo Lollo mi parlò, beh… non fu proprio una discussione. “Amanda, mi puoi prendere qualcosa giù al bar?”
    “Ma vacci te!”
    “Non c’ho voglia. Per piacere. Ti do 5 centesimi”
    “Un po’ troppo sprecato per una ragazza che vale tanto come Amy” Si intromise Jay.
    “E va bene, 10 centesimi”
    “Senti… Fammi un favore, vacci da solo che fai prima”
    “Ma mancano solo cinque minuti!” Lagnò.
    “Peggio per te… Non è colpa mia se vuoi far schiavi i compagni”
    Lollo sbuffò e svogliatamente scese giù al bar.
    “Grazie Jay”
    “Non c’è di che, tesoro”

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  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Arrivò l’ora di uscire, veramente per noi era l’ora di pranzo siccome avevamo altre due ore davanti.
    Con Tomo e Shannon ci incontrammo nella piazzetta vicino a scuola.
    Salutarono le Claudy ed Elly e le abbracciarono.
    “Sapete, ho un certo brontolio alla pancia”
    “Il solito piccolo Shan”
    “Non ricominciare”
    Mentre mangiavamo i ragazzi si divertivano… a tirarsi il cibo!
    Erano uno peggio dell’altro. “Vi prego, non buttate la roba in terra, meglio mangiarla…” Disse Claudy, ma i tre non ascoltarono.
    Dopo aver finito… e dopo aver buttato ogni cosa, Shan si lamentò: “Ho fame!”
    “Se non te lo metti in bocca certamente che hai fame” Gli parlò Elly.
    Shan si riprese e tornò di buon umore “Tanto ho altri tre panini
    “Ma brutto…” Rantolammo.
    “Prima si arrabbiarvi, ho una proposta da fare”
    Ci stoppammo prima di saltargli addosso. “Parla”
    “Questa sera potremmo partire per andare in montagna a fare un bel week-end insieme, che ne dite?”
    Rimasi impalata, il mio sogno era giusto, più o meno. “Mi sembra un’ottima idea!”
    Tutti non capirono il mio entusiasmo, tranne Jared, ovviamente. Poi cambiarono opinione e si unirono a me.

  3. #13
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo nove: Bianco week-end

    Jared mi aiutò a finire di preparare la valigia, mentre i ragazzi erano spaparanzati sul divano ad oziare.
    “Voi quattro vi muovete a fare i bagagli?” Chiesi. Shannon rispose con un brontolio. “Lo hai detto tu stesso che partivamo quest’ oggi”
    Sospirò. “Sto così bene qui sopra… Potremmo anche partire domani”
    “Ma così abbiamo meno vacanza! Alzati!” Cercai di spostarlo dal divano ma non ci riuscii. Il resto della combriccola si aggregò.
    “Tanto non ce la farete mai”
    “Shan, lo sai che io conosco il tuo punto debole” Disse Jay.
    Il fratello deglutì. “Datemi una valigia e sono già pronto”

    Verso il tardo pomeriggio partimmo.
    Entrati in macchina caddi nel mondo dei sogni, come anche Elly e Claudy.
    Sognai Jared che apriva la scatolina misteriosa. “Amy, questo è per te” Qualcosa di luccicante inondò la stanza, trovai davanti a me un piccolo ciondolo d’argento.
    Fui svegliata di botto quando sentii la macchina muoversi nervosamente. Era colpa delle curve della montagna. “Scusate ragazze, qui è molto difficile tenere bene la strada” Si giustificò Shan.
    “Era meglio una jeep” Parlò Tomo.
    Arrivammo a destinazione dopo un’ora e mezza di viaggio.
    Il paesaggio e le case erano innevati, era bellissimo tutto quel bianco. C’erano circa –5°C. “Qui di notte si va anche a –10°” Mi sussurrò all’orecchio Jay.
    Usciti dalla macchina rabbrividii per il freddo e sbattei i denti. Jared mi prese sotto la spalla e mi riscaldò.
    “Avete una casa o andiamo in albergo?” Domandò Elly.
    “Adesso lo vedi” Shannon voleva tenerci sulle spine a noi ragazze.
    Dopo cinque minuti di cammino adocchiai una casetta tipica di montagna: di legno, con un fumo che usciva dal camino.
    “Signore, ammirate la vostra dimora” Già da fuori sembrava molto grande e accogliente.
    Entrammo da un cancello di ferro battuto verde scuro.
    Jared teneva la chiave in mano e aprì la porta, anche essa di legno.
    Io, Claudy ed Elly rimanemmo bloccate davanti all’ingresso con la bocca spalancata.
    “Sapevo che non potevate resistere” Disse Tomo. "Ragazzi, datemi i cinque euro"
    L’ingresso era molto spazioso, parve anche più grande della villa dove abitavano i maschi. Il salotto aveva tre divani bordeaux di velluto e un televisore al plasma.
    Balbettammo qualcosa e poi corremmo in giro per tutta la casa.
    “Strano che anche Amy faccia così” Fece Tomo.

    Dopo aver saltellato e quasi distrutto un po’ di vasi i guys ci fermarono cingendoci i fianchi. Jay posò le labbra sulla mia guancia.
    “Ora vi siete divertite abbastanza, vi accompagniamo nelle vostre stanze”
    Salii le scale ancora attaccata a Jared.
    Ci fermammo davanti a una porta, chiusa.
    “Siamo arrivati. Su, aprila” Lasciò la presa.
    Appoggiai la mano sulla maniglia ed entrai. La camera era calda, accogliente, a sinistra c’era un camino scoppiettante, una scrivania, una libreria, un tavolo con una televisione e un lettore DVD. A destra un letto a baldacchino, un comodino e un armadio a quattro ante. “Mi stai viziando un po’ troppo”
    “A me non sembra”
    Guardai nella libreria e vidi parecchi DVD. “Che gran collezione”
    “A casa ne abbiamo molti di più. Ci sono anche nelle altre stanze”
    “Ma ne avete di più a casa”
    “Stai imparando”
    Mi girai verso di lui. “Modestamente, ho un bravo insegnante”
    Fece passi lenti e decisi verso di me. I suoi occhi mi congelarono più della neve. Prima di svenire mi sedetti sul letto, ci affondai da quanto era morbido. Egli si avvicinò con il viso al mio e ci baciammo.
    La testa cominciò a girare. “Credo che mi farò una doccia” Dissi, staccandomi.
    “C – Certo” Balbettò.
    Pensai che volesse ancora starmi attaccato.
    Gli stampai un altro bacio per non offenderlo.

    L’acqua calda lavò via la stanchezza.
    Finii e mi asciugai. “Jay, sei ancora qui?”
    “Sì, ma adesso vado in camera. Mi devo cambiare” Uscii per salutarlo, ancora con l’accappatoio addosso. Spalancò la bocca. “A – ccidenti” Scosse la testa. “Ci vediamo dopo” Disse, abbracciandomi.
    “Uffa, una volta che potevamo stare un po’ da soli”
    “Lo so amore, ma Shan ha bisogno di me giù in cucina, poi faccio anche io la doccia”
    “Potresti farla qua” Volevo rimanere con lui il più a lungo possibile.
    Ci staccammo l’uno dall’altro. “Può essere una buona idea, ma ho paura che ci scoprano”
    “Tu non conosci abbastanza bene Claudia ed Elena, sanno come tenere a bada le persone, soprattutto se sono i loro fidanzati”
    “Beh, allora non c’è problema” Esultai dentro di me. “Vado a prendere il cambio”
    “Ti aspetto qui”

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  4. #14
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Mentre Jared era in bagno dormii 12 minuti (Sonno lampo), per caricarmi ancora un po’. Non sentii la porta aprirsi e Jay uscire dalla camera.
    Fortunatamente aveva messo la sveglia e riuscii ad alzarmi.
    Trovai due scatoline sul comodino. Sembravano dei porta gioie.
    Una di esse era blu. Cavoli… Un altro elemento esatto
    Lo presi tra le mani e lo aprii: c’era una collana con un ciondolo d’argento luccicante, a forma di fiocco di neve.
    Lo rimisi sul comodino e afferrai l’altra scatolina: un anello d’oro con una stella di diamante.
    Vicino c’era un biglietto:
    Solo dei regalini per dirti quanto ti amo
    Jay
    “Non mi sta mica viziando”
    “Come ho già detto a me non sembra”
    Jared era accostato allo stipite della porta e mi fissava. Indossava… una camicia a quadri.
    “Ehm… OK, non so che rispondere”
    Jay venne accanto a me e prese il ciondolo. “Voltati”
    Tolse i capelli e lo mise al collo lasciandoci un bacio.
    Aveva un buon profumo, quasi di lavanda. Sentii l’orologio rintoccare le nove in punto.
    “Oh diamine, dobbiamo scendere, è pronto” Lo trascinai giù per le scale.
    Avevano appena finito di mettere a tavola la prima portata.
    “I due piccioncini sono arrivati”
    “Non siamo gli unici” Dissi. “Vedo che voi ragazze portate degli anelli al dito”
    “Non siamo le uniche”
    Quello di era Claudy un rubino alquanto rosso, mentre Elly aveva uno smeraldo.
    Claudia mi squadrò. “Che bella collana e… Accidenti che anello!”
    “Non ci stanno viziando”
    “Noooooo, per niente”
    Mangiammo e ridemmo per tutto il tempo. Riscaldati dal fuoco nel camino.

    Finito di cenare guardammo un DVD e a mezzanotte spegnemmo tutto ed entrammo nelle nostre stanze, anche se Elly voleva rimanere attaccata a Shan tutta la notte: si chinò per terra e cominciò a pregarlo mugolando e piagnucolando.
    Shannon fu tentato. “Lo so cara, ma dobbiamo dormire, domani si va sulla neve”
    “E’ meglio se vi riposate” Disse Tomo.
    Claudia ringhiò.
    Venni poi accompagnata da Jay sulla soglia della camera.
    Egli fissò il ciondolo e l’anello.
    Capii cosa intendeva dire con quello sguardo. “Non me li tolgo, te lo prometto” Presi le sue mani tra le mie e gli sussurrai nell’orecchio. “Ti amo”
    “E’ la prima volta che te lo sento pronunciare”
    Non sai quante volte l’ho detto nei miei sogni… “Sono piuttosto timida”
    “Me ne ero accorto” Sorrisi ed arrossii.
    Accarezzò i capelli e mi diede il bacio della buonanotte. Sentii dei brividi corrermi giù per la schiena. Balbettai dei versi strani ed andai a dormire prima di combinare dei guai.
    Sognai me stessa sdraiata nella neve mano nella mano con lui, illuminati dalla luce del Sole e sotto di noi delle forme d’angelo.
    Un’altra premonizione?

    Il giorno seguente, mentre mi preparavo i vestiti per sciare, qualcuno bussò alla porta.
    “Avanti”
    Due teste rosse entrarono con il sorriso stampato sulla faccia. “Sembrate veramente eccitate per oggi! Ma… siete ancora in pigiama”
    A Claudy svanì il sorriso. “Non sappiamo che metterci!” Piagnucolò.
    “Aiutaci”
    Sospirai. “Mostratemi quello che avete”
    “Sììì!” Mi abbracciarono all’unisono, buttandomi sul letto.
    “Calmatevi!”
    Nella camera di Claudia regnava il caos assoluto: i suoi vestiti erano sottosopra, in più c’erano anche quelli di Elly.
    Fui sommersa da milioni di maglie di cotone fucsia, verdi, gialli, rosa… no, rosa no, era un colore che odiavamo. “Ma quanta roba vi siete portate per neanche due giorni???”
    “Meglio portarsi tutto che niente”
    “Questa non la conoscevo”
    Elena fece un sorrisino. “Me la sono inventata sul momento”
    “Ah, ecco”
    “Amy, help us!”
    “Non avete dei pantaloni pesanti?”
    “Aspetta! Ora li trovo” Claudy frugò nel cumulo e tirò fuori altre maglie. “Questa no, questa nemmeno, questa… Oddio che orrore! Ma che mi sono portata?” Si fermò un attimo, saltò su con i pantaloni. “Vittoria!” Urlò.
    Un paio li lanciò ad Elly e un altro li tenne per sé.
    Mancavano la canottiera, il maglione e il giaccone. Incredibilmente trovarono tutto sotto l’accumulo di roba.
    Da giù, intanto, si sentì un rumore di stoviglie: i ragazzi stavano preparando la colazione.
    Un tonfo echeggiò fino a noi.
    “Ouch! Guarda dove metti i piedi!”
    “Sembra Shan”
    “Ma perché date sempre la colpa a lui?” Elly si arrabbiò.
    Claudia immediatamente cambiò discorso: “Scendiamo così oppure vestite?”
    “Una di noi tre va giù a controllare”
    Indietreggiarono come per dire “Prego”
    “E va bene, vado io” Uscii.
    “Sul serio, non dovevi”
    “Ma che simpatiche”
    Cercai di non farmi notare mentre attraversavo il corridoio verso la cucina. Vidi Jared con dei pantaloni blu a righe rosse, Shannon… con dei pantaloni rossi a righe blu e Tomo in jeans. Non sono vestiti… Pensai.
    Tornai su dalle altre. “Non imbacuccatevi ora. I ragazzi non sono pronti. Tranne Tomo…”
    Riscesi insieme a loro. Facendo finta di esserci appena svegliate.
    “Buongiorno, signorine”
    “Salve”
    “Dormito bene, Amy?” Chiese il piccolo angelo dagli occhi blu.
    “Mi ci potrei abituare a quel letto così morbido. Visto? Ho ancora l’anello e la collana” Lo baciai.
    “Grande”
    Avevano messo a tavola caffè, latte, biscotti e cereali. Mangiammo lentamente.
    Ci vestimmo e poi ci avviammo alle piste da sci a due passi.
    Shannon spiegò un po’ quello che potevamo fare quel giorno: “Sicuramente Jay vorrà andare a fare snowboard. Noi possiamo sia sciare, sia andare sulla slitta, oppure vi insegniamo lo snowboard. Decidete voi”
    Io avevo già in mente di mettermi alla prova con Jared, era una vita che non sciavo e non slittavo, potevo però resistere. “Jay, voglio venire con te”
    Shan sghignazzò. “Amanda, è praticamente impossibile battere mio fratello”
    Socchiusi gli occhi in gesto di sfida. “Lo vedremo, carino”
    “Vai Amy!” Esultò Claudy.
    “Good lucky, ne avrai veramente bisogno” Tomo mi mise una mano sulla spalla.
    Elly mi abbracciò. “Non farti del male!”
    “Sei veramente pessimista”
    “E’ un mio dono”
    Ringhiai.

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  5. #15
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Io e Jay ci recammo verso le piste più alte, ovvero le piste nere. Il resto della ciurma si avviò dagli slittini.
    Arrivammo in cima con la funivia. “Prima di tutto gli scarpo…” Li indossai prima che Jared finisse la frase. Fece finta di nulla, mentre era ancora con i lacci tra le mani. “Poi la…” La tavola era già sotto i piedi. “Accidenti che velocità”
    “Forza pigrone! Non voglio stare qui allungo! Alzate”
    Gli allacciai gli scarponi e attaccai la tavola.
    Mi fermai un attimo ad osservarla sotto. Aveva degli strani simboli rossi… Familiari. (§ III) “Amy?” Jay passò una mano sulla mia faccia. Ero entrata in trance. “Eh? Ah, scusa. Stavo guardando questi simboli. Li ho Già visti da qualche parte”
    “Forse nei tuoi sogni”
    “Può darsi. Ora muoviamoci”
    Si alzò da terra. “Non credo che riuscirai a tenere il mio passo”
    “Aspetta a cantar vittoria troppo presto” Partii giù per la pista a gran velocità.
    Jared venne subito dietro. “Te l’hanno già detto, non ce la farai” Cantilenò superandomi.
    La presa in giro mi diede ancora più forza e lo sorpassai. Voltandomi feci una pernacchia.
    “L’hai voluta tu la guerra”
    Cominciarono i sorpassi e a metà percorso eravamo attaccati. Dovevo trovare un modo di fargli perdere la concentrazione. Ma era difficile!
    Gli alberi sfrecciavano davanti a noi. Idea! Feci lo slalom tra gli alberi e… come dire… Vinsi la gara! Tolsi il casco e scrollai i capelli. Jay fu distrutto. “Te l’ho fatta, te l’ho fatta!” Stavolta cantilenai io.
    “La. Prossima. Volta. Vinco. Io!” Ansimò. “Però sei brava. Ma è stato un colpo di fortuna”
    “Ti sei ripreso” Lo spinsi a terra.
    “Ora sto molto meglio” Prese il mio giaccone e portò giù anche me.
    “Non provare a farmi il solletico”
    “Mi hai dato un’ottima idea” Iniziò un’altra tortura.
    “Era meglio se non parlavo” Dissi tra le risate.
    “Su questo non ti do torto” Smise.
    Pensai a che combinavano gli altri. Ma qualcosa di fresco mi toccò la punta del naso, stava iniziando a nevicare.
    Ci tirammo su da terra e scendemmo giù a valle, dove dovevamo incontrarci con i ragazzi.

    Arrivarono dopo pochi minuti, coperti e bagnati di neve fino alle ossa. Elly aveva le gambe intirizzite dal freddo e sbatteva i denti. Claudy, invece, sembrava a suo agio.
    Cominciai anche io a tremare, ma non era colpa del freddo…
    “Bene, possiamo avviarci verso il calduccio” Disse infine Shannon.
    Jay ed io ci abbracciammo, sentii il suo calore anche da sotto il giaccone.
    E’ bello stare accanto a qualcuno che ti ama e che ti protegge.
    Avevamo fatto su e giù per le piste per cinque ore, senza contare quelle dopo aver pranzato.
    Eravamo morti, stanchi, non ne potevamo più, avevamo anche fame… Soprattutto Shan, che voleva trascinarci verso la macchina.

    A casa crollai sul letto, ma qualcosa o qualcuno cercava di farmi restare sveglia. “Jay, è praticamente impossibile, sono distrutta”
    Egli si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio dolcemente. Disse che avevamo ancora un po’ di tempo prima di mangiare, perciò preparò un bagno caldo e dei nuovi vestiti. Tutto questo per me!
    Ero stramazzata sulle coperte quando uscì dalla porta del bagno. “Tutto tuo… Ci vediamo dopo” Accarezzò la mia guancia e mi baciò.
    Balbettai.
    Cercai di entrare in bagno, ma mi mancavano le forze. Stavo per scivolare per terra quando Jared corse dentro e accorse ad aiutarmi. “Forse è meglio se ti porto io”Affermò prendendomi in braccio.
    “A me va bene… Ma non dovrei…”
    “Ah, giusto” Scesi dalle sue braccia e mi sedetti sul bordo della vasca.
    Egli non poteva… Come dire… Togliermi… Insomma… Dovevo farlo io…“Non cadere un’altra volta” Si preoccupò.
    “Dovrei essere al sicuro, ora”
    Sorrise e uscì, rimanendo però nella stanza da letto, per essere più tranquillo.
    L’acqua era così calda e piacevole che mi sciolsi nella vasca.
    Stavo per appisolarmi quando un telefono squillò non facendomelo fare, grazie al cielo.
    Ovviamente era quello di Jay, era da un po’ di tempo che squillava sempre.
    Uscii dall’acqua, mi asciugai e indossai i vestiti caldi e comodi preparati dal dolce fidanzato.
    Entrai nella stanza, Jared era seduto sul letto con il cellulare in mano. Alzò lo sguardo verso di me e sorrise.
    Ricambiai.
    “Ci sei stata un bel po’ lì dentro”
    “Ci stavo così bene”
    Riabbassò lo sguardo sul telefono, ma che c’aveva sempre da parlare? Non glielo volli chiedere, mi sembrava scortese… Ritornai in bagno e asciugai i capelli con il phon.
    Jared si sdraiò. “Che buon profumo che fa il cuscino”
    Spensi il phon. Mo’ gli piace anche il mio profumo! Me lo sono scelta bene il ragazzo… “Grazie” Risposi.
    Guardai il mio riflesso allo specchio: avevo una brutta cera. “Sono orribile!” Gridai.
    L’angioletto si avvicinò. “Non dire così, non è per niente vero. Eri peggio prima”
    “Ah… Ma che gentile” Lo spinsi via.
    Soffocò una risata. “Mi devo far perdonare”
    Ci stavamo per baciare quando il telefono squillò un’altra volta. “Quel maledetto aggeggio spegnilo! Ormai conosco le tue suonerie a memoria”
    “Lo cambio. Magari mi prendo un BlackBerry”
    Finii di asciugare i capelli ed andammo giù dagli altri.
    Diedero a me il compito di cucinare, la cosa più difficile al mondo che io potessi fare. Certo, qualcosina la sapevo preparare, ma per me era sempre estranea comunque.
    La cucina era enorme, non sapevo neanche dove si trovavano le pentole!
    Forza Amy, se fossi una padella, dove staresti? Guardai in giro. Forse nella credenza.
    La aprii, solo bicchieri.
    In quel momento entrarono Claudy ed Elly. “Se cerchi le pentole eccetera sono qui” Claudia alzò lo scolapiatti “Ta–dà”
    “E’ la prima volta che entro qui, abbiate un po’ di pazienza.” Notai una cosa. “Perché sono lì le padelle?”
    “I boys non hanno voglia di rimettere a posto” Claudy parlò di nuovo.
    “Non sai come è la stanza di Shannon” Disse Elena.
    “Ehi! Guarda che ti ho sentito!” Si lamentò Shan dalla sala.

    Dopo avermi mostrati dove era il materiale, le ragazze mi lasciarono da sola. Non chiesi come facevano a sapere dove si trovava tutto, come diceva Jared “Troppe domande”.
    Preparai la pasta col sugo e un po’ di verdure che scovai nel frigo.
    “Se volete la carne ve la cucinate voi” Dissi, portando in tavola i piatti.
    “Dimenticavo che anche tu sei un clone di Jared” Scherzò Tomo.
    Jay gli tirò un pezzetto di pane addosso. Speravo che non cominciassero la guerra fortunatamente erano troppo stanchi per combattere.

    Andammo finalmente a letto, distrutti dalla bella giornata.
    Jared, come sempre, mi accompagnò in camera. Apparve un po’ timido, cosa strana.
    “Beh… Buona…” Non finii la frase che Jay mi baciò. Chiuse la porta dietro di sé e mi portò sul letto.
    Dormimmo insieme, riscaldati dall’amore e… dal camino acceso.
    Nel cuore della notte il suo cellulare ruppe le scatole, facendomi svegliare di soprassalto anche due o tre volte. Jay lo zittiva dopo pochi secondi.
    Il telefonò ritornò a squillare due ore più tardi. Aveva proprio scocciato: scesi dal letto, lo presi dal comodino.
    Venni però bloccata dal rimorso, non potevo guardare chi diamine gli aveva scritto, non era nei miei standard.
    Sentii il rumore delle lenzuola: Jared si girò dall’altro lato, ma non era sveglio.
    Volevo spegnere quel cavolo di coso tecnologico (anche se anch’io tutt’ora ce l’ho , ma quando stufa, stufa!), così che avrebbe lasciato in pace me e il povero angioletto.
    Rimasi a pensare sul da farsi: spegnere il telefono, o non spegnere il telefono, questo è il dilemma. Ero veramente indecisa. Che diamine fare? Magari lo potevo buttar giù dalla finestra, ma dopo lo dovevo ricomprare. Tutte le cose possibili e inimmaginabili entrarono nella testa.
    Dopo un po’ ne ebbi fin sopra i capelli, ritornai a dormire, pregando che quel cellulare si spegnesse da solo, come per magia. Magari potevo… No! Jay mi avrebbe uccisa.

    Il giorno seguente tornammo sulle piste per l’ultima mezza giornata.
    Elly e Claudy impararono a indossare dei vestiti pesanti e comodi.
    Io e Jared andammo di nuovo sulle piste dello snowboard, Shannon, Tomo e… le fidanzate andarono in slitta e a praticare lo sci.
    “Ciao, ci vediamo a pranzo” Salutai la combriccola.
    “Oggi vincerò io”
    “Sei un bravo ricattatore, ma non esaurire subito le tue energie”
    Ci preparammo e Jay aveva già la tavola sotto i piedi. “Non le esaurirò, te lo prometto”
    “Bene. Good lucky, amore!” Saltai in piedi, pronta e scesi giù per la prima gara.
    Jay venne subito dietro. “Non vale! E’ la seconda volta che crei questo scherzo!”
    “Io mi diverto così”
    Indossò gli occhiali per proteggersi dal Sole, era incredibile la sua agilità in movimento! “Attenta a non sbattere” Disse, sorpassandomi.
    Lo vidi in una brutta situazione e ne approfittai per scavalcarlo. “Attento tu a quell’albero”
    “Quale albero?” Se lo trovò davanti pochi millesimi di secondo più tardi e ci andò a sbattere. “Ah! Quell’albero”
    Decisi di fermarmi per vedere come stava.
    Ciondolò un attimo per poi accasciarsi al suolo stordito. “Jay? Ci sei? Ce la fai? Sei connesso?”
    “Uh, che belle le stelle” Disse.
    Mi venne un’idea: “Ma che bel bernoccolo che hai”
    “Eh? Cosa? Dove? Dov’è il bernoccolo???” Si alzò senza esitare
    “Lo immaginavo che così ti riprendevi!” Sghignazzai.
    “Ah, è così?”
    Tirò giù il mio giaccone verso il viso. Buttandomi poi a terra. La neve era soffice, ma fredda.
    Iniziai a fare la forma dell’angelo, come nel sogno, era divertente.
    Jared mi guardò confuso poi si unì anche lui.
    Andammo di nuovo su e giù per la pista finché non fummo stanchi morti. Era quasi mezzogiorno, dovevamo tornare al bar per incontrarci con il resto della ciurma.

    Continua nel post successivo

  6. #16
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Intanto che aspettavamo bevvi una cioccolata calda. Notai due chiome chiare brillanti e un po’ arruffate dall’altra parte del vetro, erano Elly e Claudy. “Stanno arrivando”
    Jay era distrutto. “Chiamali” Disse sbadigliando.
    Feci cenno loro di avvicinarsi.
    “Salve Amy, salve frat… Accidenti che faccia pallida e sconvolta. Me lo hai distrutto ‘sto poveretto” Shannon sembrò preoccupato per il fratellino.
    “E’ lui! Non hai visto invece il bernoccolo”
    Osservò meglio il viso di Jay. “Quante volte te lo devo dire di guardare davanti a te e non dietro? E’ già la… Aspetta” Contò con le dita. “Settima che ti si forma il corno”
    “Sì, fratellone, la prossima volta starò più attento” Rispose con voce da bambino.
    Claudy tremò di freddo, Tomo la abbracciò e la riscaldò. “Bene, rincasiamo”
    Sbuffammo in sincronia.
    “Ehi! Domani abbiamo scuola, non possiamo mancare!”

    Le ragazze ed io preparammo le valigie e le portammo giù all’ingresso, con l’aiuto dei fidanzati.
    Mangiammo qualcosa al volo, rimettemmo a posto.
    Non eravamo per niente pronti per andare alla nostra vera casa. Piaceva a tutti quel posticino così tranquillo.
    Mamma chiamò poco dopo. “Ciao, come va?”
    “Bene. Tu?”
    “Come al solito. Una delle colleghe rompe, per il resto tutto okay”
    “Manca ancora un mese e mezzo prima che ritorni?”
    “Sì, ma forse dovrò restare un po’ di più. Insomma, si vedrà”
    “Va bene”
    “Con… Come si chiama? Jarod?”
    Presi la valigia e la portai in macchina. “Jared, mamma, Jared. Comunque tutto a posto”
    “Vi siete lasciati?”
    “Mamma!”
    Ehi, volevo solo chiedere. Va beh… Allora ti lascio io, ciao”
    “Ciao” Riattaccai. Di mamme più rompi di lei non esistevano, ma forse… No! Solo lei! Tutte a me dovevano capitare?!
    Entrai in auto e ci dirigemmo verso la strada principale.

  7. #17
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo dieci: Malattie

    Quella sera Jay venne a casa da me, portandomi la valigia.
    Durante il tragitto avevano guidato sia lui che Shannon. Immaginai che fossero distrutti, anche se non lo dimostravano. “Grazie” Sussurrai.
    Jared sbadigliò. “Non c’è di che”
    “Sei veramente stravolto”
    “No, non è vero” Strabuzzò gli occhi per rimanere sveglio.
    “Finisco io qui, vai pure a casa a riposare, ne hai bisogno”
    “Guarda che sto bene” Sbadigliò un’altra volta. “Non” Ennesimo sbadiglio “sono stanco”
    Lasciai perdere il discorso, era meglio. “’Notte” Avvicinai le mie labbra alle sue.
    Non feci in tempo che era già crollato tra le mie braccia. Riuscii a malapena a reggerlo in piedi.
    Prima di cadere all’indietro lo sdraiai sul divano.
    Lo guardai un attimo.
    Uscii e andai da Shan per dirgli di suo fratello.
    “Perché non te lo tieni tu?” Chiese.
    “Non so se lasciarlo sul divano” Replicai.
    Sbuffando scese dalla macchina ed entrò in casa. Elly, Claudy e Tomo erano nel mondo dei sogni da quando eravamo partiti.
    Guardai di nuovo Jay dormire come un vero angioletto. Gli accarezzai dolcemente la guancia, ma la mia mano era fredda, la poteva sentire.
    Shan si stava per avvicinare per svegliarlo ma gli feci gesto di no: avevo cambiato idea.
    Lo convinsi ad aiutarmi a tirar fuori il letto dal divano e ci rimettemmo sopra Jared, che non si svegliò.
    “Era da una vita che non lo vedevo dormire così” Sussurrò Shannon.
    Ringraziai del piccolo aiuto che mi aveva dato.
    “Figurati” Rispose.
    Il telefono di Jay squillò. “Quel coso infernale lo vorrei buttare dalla finestra da quanto è insopportabile!!!” Sbottai.
    “Jared ti potrebbe ammazzare” Prese dalla tasca dei jeans il cellulare. Si bloccò quando lesse sul display il numero.
    “Si può sapere chi è?”
    Farfugliò qualcosa di incomprensibile e fece zittire il telefono spingendo il tasto rifiuta. Poi lo spense.
    “Ni–niente. Era il nostro patrigno. Di solito non gli rispondiamo perché non è nostro padre. Parliamo solo con la mamma. Soprattutto Jay”
    “Ah, ho capito”
    Ci salutammo e si avviò verso casa con tutta la combriccola. Sarebbe riuscito a farli entrare in camera? Mmh.
    Rincasai ridando un’occhiata a Jared, era così carino quando dormiva!
    Sospirai e andai a letto. Il giorno dopo avevamo quella cosa chiamata scuola, schifo!

    Il sogno era fermo: ripetevo le ultime azioni come dei déjà-vu.
    Ma sognai anche un’altra cosa: il maledetto cellulare rompi scatole al piano di sotto. Lo sentivo suonare sempre quella musica. Ma almeno cambiarla, Jay? Dopo un po’ scoccia…
    Cercai di togliermelo dalla testa, non so perché ma volevo che suonasse la sveglia, solo per cambiare il tono, la musica.

    Detto fatto: la sveglia suonò puntuale e ne fui veramente grata!
    Scesi dal letto, infilai le ciabatte e mi guardai allo specchio, al solito avevo i capelli arruffati nella coda di cavallo.
    Sentii odore di caffè provenire dalla cucina, doveva essere Jared che preparava la colazione.
    Dopo essermi preparata e vestita venni trasportata dal buon profumo e abbracciai Jay. “Buongiorno”
    “Ciao amore” Si voltò dandomi un bacio.
    Era come un lenzuolo, anzi, peggio: come un cadavere. Parve veramente fragile. “Stai bene?”
    “Tranquilla, non ho niente. Perché me lo chiedi?”
    “Sei bianco!” Osservai meglio il suo colorito. Era molto peggio di un cadavere.
    “Ah, figuriamoci! Non mi ammalo da non so quanto tempo”
    “Beh, sarai pure robusto, ma sei sempre magrolino come uno stecco”
    Si offese. “Non mangio carne ma mi tengo in forma”
    “Nemmeno io la mangio, ma si vede che io sono un po’ più fragile e…” Sbottai, poi pensai a come potevo concludere la frase.
    “Sei magra, non dire nient’altro” Sfiorò le mie labbra con le sue.
    Sentimmo un clacson suonare da fuori casa, era Shannon.
    Fissai negli occhi Jay, il colorito ravvivava gli occhi azzurri, facendomi girare la testa.
    Pendevo dalle sue labbra da quanto lo amavo.
    Jared schioccò le dita davanti a me. Dovevamo andare a scuola.

    Entrati in macchina i ragazzi avevano le borse sotto gli occhi.
    “Salve gente” Bofonchiò Tomo.
    Shannon guardò dallo specchietto, spaventandosi. “Jay, ma sei orribile!”
    “Fai poco lo spiritoso” Lo rimbeccò Elly, dandogli una gomitata.
    “Hai un colorito veramente pallido, è meglio se ti porto a casa”
    Jared starnutì. “No! Non posso!” Mugolò.
    “Ascoltami bene fratellino, se per caso svieni in classe o qualcosa del genere io non sarò lì a proteggerti come quando eravamo piccoli”
    Alzò la testa. “Bene” Disse con la voce da attore consumato.
    Sembrava di parlare con degli zombie, erano tutti stanchi da matti.
    A scuola dovevano reggersi uno all’altro per non scivolare.
    “Amanda, non sei distrutta dal week-end?” Chiese Claudy quando fummo quasi in classe.
    “Sinceramente... No. Mi sento molto riposata”
    Jay ci raggiunse, tossendo e starnutendo a più non posso.
    Elly lo squadrò dalla testa ai piedi, fece segno di “No” con la testa, era d’accordo con tutti noi: Jay doveva tornare a casa.

    La prof entrò in classe pochi minuti dopo, portandoci in laboratorio per un esperimento.
    Ci sedemmo all’ultimo banco del laboratorio di fisica.
    Jared, tentennando, si unì a noi.
    La prof parlò di quello che dovevamo fare e ci diede il materiale. Si fermò davanti a Jared e lo guardò fisso negli occhi. “Stai bene?”
    Jay tossì. “Sì, non ho niente” Tossì di nuovo.
    La prof se ne andò a portare il materiale agli altri.
    Jared mi appariva così fragile, tremava come un pulcino infreddolito e non diceva nulla sulla sua salute.
    Claudy mi diede una gomitata: Digli di andare a casa! Sta veramente male.
    Elly fu d’accordo.
    Lo so, gliel’ho già spiegato, ma non vuole.
    Finimmo la relazione e la consegnammo alla prof.
    Jared scese dalla sedia lentamente e diede il suo foglio.
    Lo aspettammo fuori dalla porta.
    Uscì barcollando dall’aula e si diresse verso di noi.
    Avevo paura che non riuscisse a reggersi in piedi da solo da come era ridotto. Se per caso fosse caduto dovevamo tenerlo su io e le ragazze.
    Ci avviammo verso la classe, egli durante il tragitto non faceva altro che tossire, mi sentivo male al solo pensiero che potesse peggiorare da un momento all’altro.

    Durante l’ultima ora la prof di inglese ci diede la verifica della settimana prima. Iniziava così la processione di 5, 6- e tutte le sue riflessioni ad alta voce su come l’avevamo svolta: “Questa persona poteva studiare un po’ di più… Questa apposto così” Eccetera, eccetera.
    Quando consegnò la verifica a me e a Jared sapevo che sarebbe andata male. Chiusi gli occhi mentre la prof appoggiava i fogli sul banco, non osavo guardare l’orrore. Jared tossì un paio di volte.
    Spaventandomi dalla forza della tosse aprii gli occhi e notai uno strano 10 sul foglio…
    Aspetta un attimo, 10??? Come diamine…?
    Rimasi a bocca aperta. Jay era stato di enorme aiuto. Fuori da scuola lo avrei riempito di baci fino a che non mi ammalavo pure io.
    Scambiai la verifica con Jared, nemmeno un errore, ovviamente.
    Non credo che avesse pensato che io potevo copiare da Jay, siccome ci divideva sempre in file.

    Le lezioni fortunatamente finirono.
    Jared, mentre uscivamo, da scuola, tossiva tantissimo. Ero veramente preoccupata per la sua salute. Gli diedi molti piccoli baci sulle labbra, ringraziandolo per la verifica.
    Tomo e Shannon erano seduti sul parapetto del terrazzo. Osservarono Jay dall’alto verso il basso, stringendosi nelle spalle. “Jay, a casa ti faccio una bella camomilla” Disse Tomo, in tono serio.
    Claudy lo abbracciò, felice di rivederlo dopo una giornata di scuola.
    Shan baciò Elly sussurrandole cose dolci all’orecchio. Si rivolse poi a noi “Facciamo così: oggi ci dividiamo”
    Tomo non capì, aveva uno sguardo interrogativo. “Ovvero” Riprese Shannon “Io vado da Elena, tu vai da Claudia e mio fratello”, indicò Jared come se fosse un alieno “da Amanda”
    Presi per mano Jay, salutammo i guys e ci dirigemmo a casa.
    In camera, come aveva accennato Tomo, preparai una camomilla al malato.
    Bevve qualche sorso alla volta, lamentandosi di quanto era caldo.

  8. #18
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Mentre facevamo i compiti, sdraiati, mi baciava la schiena, dandomi i brividi e facendomi il solletico. “Spero che non mi attacchi i tuoi malanni” Scherzai.
    Rise.
    Sentii il suo respiro caldo sulla pelle, ma, era più caldo del solito! Mi girai con il viso verso di lui. “Jay…” Misi una mano sulla sua fronte. “Ah! Sei bollente!” Tolsi la mano di scatto, mi pareva di averla messa in un forno a 200°C.
    “Sto bene” Si lamentò un’altra volta. “E’ la camomilla”
    “Ceeerto!” Per sicurezza presi il termometro da camera di mia madre.
    Lo porsi a Jared, che mi lanciò un’occhiataccia.
    Insistetti.
    Alla fine si arrese e si misurò la febbre. “Quanto devo stare così?”
    “Tre minuti”
    “Tre minuti???” Sgranò gli occhi.
    “No, anzi, facciamo cinque” Sbuffò. “Magari non ce l’hai…” Lo rassicurai, dandogli una pacca sulla spalla.
    Allo scoccare delle sedici levò il termometro. Aprii gli occhi: la linea blu nel termometro segnava 38.8. Trasalii.
    “Amy?” Jared mi passò una mano davanti al viso.
    “L-leggi” Balbettai.
    Prese il termometro e diede un’occhiata. “C****”
    “Meglio se domani rimani a casa”
    “Ma…”
    “Ma niente, ora chiamo Shan”
    Tirò fuori le labbra, imitando la mia ‘smorfia da cucciolo ’.
    Chiamai Shan a casa di Elly.
    Rimasi ad aspettare che qualcuno alzasse la cornetta, ma niente! I minuti pas-savano.
    Poi, dopo un bel po’ sentii la voce stanca di Elena: “Pronto?”
    “Alla buon’ora”
    “Chi sei?”
    Lo dovevo immaginare… “La rossa”
    “Quale delle due?”
    “Quella di mezzo” Mi riferii alla data di compleanno.
    “Ah, ciao Amy. Scusa ma sono molto rincitrullita”
    “Non fa niente. Shannon è ancora lì?”
    “Sì, un attimo” Abbassò la cornetta sul tavolo. In lontananza sentivo i suoi passi e un rumore di stoviglie.
    Poi Shan prese il telefono. “Ciao Amanda!”
    “Ciao”
    “Come sta mio fratello?” La sfilza di domande continuava.
    “Diciamo male. Ha quasi 39 di febbre”
    “Oh porca p******”
    “Fra tutti e due non so chi è peggio con le parolacce”
    “Lo puoi tenere a casa tua? Non voglio che i germi si propaghino”
    “Nemmeno io lo voglio!”
    “Solo finché non gli passerà. Tanto ci mette poco a guarire, lui”
    Tanto lo avrei fatto comunque, non volevo che si muovesse da casa. Il freddo gli avrebbe fatto prendere una bronchite o qualcosa di peggio… “Va bene, però lo devi convincere tu”
    “Il solito cocciuto” Ridacchiò.
    Andai da Jared, che intanto si era sdraiato sul letto a pancia in su. Gli passai il telefono. “Your brother”
    Tossì. “Pro…” Si schiarì la voce: la tosse era più grassa di prima, forse aveva del catarro. “Pronto?”
    Lasciai che parlasse da solo con Shan.
    Intanto presi dallo scaffale del bagno la crema e l’essenza alla menta ed eucalipto. Gli avrebbe sciolto il catarro, la tosse e il raffreddore sarebbero spariti a poco a poco.
    “OK, resterò qui” Jared chiuse la telefonata. “Amy?”
    “Dimmi”
    Mi guardò negli occhi, rapito. “Ho dimenticato cosa volevo chiederti” Si giustificò.
    “Fa niente” Gli porsi la crema. “Mettitela sul petto e sul collo”
    “A che serve?”
    Gli spiegai i principi naturali e tutte quelle cose di cui mia madre aveva parlato per tanti anni… Gli diedi anche l’essenza da mettere sul colletto della maglia.
    “Non posso metterlo sul collo?”
    “No, ti provocherebbe un’allergia”
    “Ah” Annusò affondo l’odore. Strabuzzò gli occhi. “Che profumo forte!”
    Sorrisi. Gli diedi un bacio sulla guancia. “Dormi un pochino”
    Chiusi dietro di me la porta, rilasciando Jay da solo per farlo riposare.
    Entrai in sala e accesi la televisione, avevo voglia di guardarmi un bel film, magari Twilight…
    Quando ero al momento più bello del film qualcosa di conosciuto e insopportabile mi interruppe: il telefono che odiavo, quello di Jared.
    Prima di entrare nella stanza, prendere il cellulare e buttarlo fuori dalla finestra mi rilassai, respirai a fondo e contai fino a dieci.
    Sentii di là Jay spegnere il cellulare.
    Diedi un’occhiata in camera mia: Jared si coricò sotto le coperte e sprofondò a dormire, come un bambino.
    Tornai in sala. Non finii il film siccome crollai anche io nel sonno più profondo.
    Sognai me stessa a letto, con la febbre e il raffreddore. Era una brutta figura, quella.

  9. #19
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    Capitolo 11: Malattia 2

    Una mano calda e febbricitante sfiorò il mio viso. Ero sicura di aver parlato nel sonno e Jay me l’avrebbe fatta pagare.
    Se ricordavo bene avevo urlato il suo nome, dicendogli maleducatamente di avermi attaccato la febbre.
    “Amy, amore mio, devi svegliarti”
    Deglutii, cosa aveva in mente di fare? La sua voce era molto seducente: nascondeva qualcosa.
    Aprii gli occhi faticosamente, trovandomi quelli di Jared davanti alla faccia, il colore del viso era un misto tra pallido e rosso peperone, fu difficile capire come stava. “Non mi va di alzarmi” Brontolai. Mi raggomitolai sul divano con la coperta fin sopra la testa.
    Jay mi pizzicò il fianco facendomi sobbalzare. Volevo ancora dormire, perché non mi lasciava in pace? “Cosa c’è?” domandai assonnata.
    “Se non vuoi che ti butti giù dal divano è meglio se ti alzi, così ci prepariamo” Mi sussurrò caldamente all’orecchio.
    “E’ meglio che mi preparo” Gli urlai con aria torva. Alzai il viso per avvicinarlo al suo. “Bello, tu hai ancora la febbre” Gli dissi dolcemente all’orecchio.
    Scesi dal divano. La testa cominciò a girare, dovetti appoggiarmi al tavolo per non cascare per terra. Era meglio se non scendevo così in fretta, avevo persino la pressione bassa, non era salutare.
    Andai in camera mia barcollando, trovai dei vestiti caldi, pettinai i capelli e presi lo zaino dalla sedia dove lo avevo lasciato la sera prima.
    Salutai Jared che mi abbracciò. “Non credo che riuscirò a stare senza di te per sei ore” Schioccò un bacio sulla mia guancia. Le labbra erano accaldate, peggio del giorno prima.
    “Misurati la febbre”
    “Sì, mamma” Disse con voce da bambino.

    Shannon aspettava in macchina sul vialetto di casa, con tutta la combriccola a presso.
    Chiesero di Jay: come stava, se era peggiorato, eccetera…
    Rimanemmo in silenzio finché non arrivammo a scuola, era una specie di lutto per l’angioletto malato che stava a casa mia.
    Entrammo a scuola, Elly e Claudy salutarono Shannon e Tomo come se fosse l’ultima volta che li vedevano. Ci dirigemmo verso la nostra classe.
    Mi sentivo veramente sola senza Jared, forse era così che si sentivano anche le mie migliori amiche… Era la prima volta, dal giorno in cui lo avevo conosciuto, che non era mai mancato a una lezione.
    Mi sedetti al mio posto e aspettai l’entrata del prof. Anche Elena e Claudia si accomodarono a sedere.
    La smilza non era ancora arrivata, quindi Elly era da solo come me. Sicuramente era in ritardo, non aveva perso, come Jared, una lezione dall’inizio della scuola: doveva imparare bene l’italiano siccome era polacca.
    Sbadigliai, assonnata. Qualcuno mi tirò una palla di carta sulla schiena; era Elly.
    “Vieni subito qui da me!” Ordinò.
    “E se arriva la smilza proprio in questo momento?”
    “Non c’è. Ho già chiesto prima” Si alzò, velocemente, raccattò il mio astuccio dal banco verde, lo zaino da terra e li appoggiò di fianco a lei con un gesto fluido.
    Almeno non sarei rimasta sola per tutto il resto della giornata; era una buona cosa.
    Ma Jay mi mancava tantissimo, speravo che durante la notte la febbre fosse scesa di qualche tacca.

    Alla penultima ora di lezione cominciai ad avere un forte mal di testa; sentivo le gambe indebolite: riuscii a malapena ad alzarmi per salutare la prof di diritto che era appena entrata.
    Elly e Claudy mi guardarono di sbieco. Stai bene? Gesticolarono.
    Sono solo un po’ stanca, tutto qui. Mentii, ma non volevo farle preoccupare.
    Mi accasciai sul tavolo. Avvertii che il mal di testa stava peggiorando, avevo la sensazione di svenire. Elly mi tirò un calcio alla sedia “Non morire” Sussurrò.
    Alzai la testa “Mmm” Borbottai.
    “Forse è meglio se vai a casa”
    “Non posso” Le ricordai che a casa mia c’era uno studente – malato – della scuola, perlopiù minorenne. Rischiare era pericoloso…

    Uscimmo da scuola; ne fui veramente grata. Tomo e Shannon erano seduti sul parapetto ad aspettarci.
    Ci salutarono e diedero un bacio alle loro fidanzate. Sentii la gelosia scorrermi giù per la schiena, stare senza Jared era terribile.
    La spossatezza, però, vinse contro la gelosia e dovetti aggrapparmi alla porta principale per non cadere a terra.
    “Facciamo una corsa fino a casa tua, Elly?” Chiese Shannon.
    “No!” Brontolai.
    “Che c’hai, Amy?” Domandarono in coro Shan e Tomo.
    Non riuscivo a parlare, una lacrima solcò il mio viso. Avevo paura di sentirmi debole e di poter svenire mentre correvamo. Odiavo svenire! E’ da quando avevo sette anni che svengo!
    Avevo bisogno di zuccheri e in fretta.
    Claudy parlò per me “Sta poco bene, dobbiamo portarla a casa”
    “Grazie” Bisbigliai.
    Shan scrutò il mio viso di sottecchi. Gli venne un colpo. “Sei peggio del mio fratellino! Sei pallidissima”
    Bingo! Pensai.
    Mi tennero ben salda, mettendomi le braccia intorno alle spalle e alla vita per non farmi cadere. Durante il tragitto comprarono una pasta piena di crema e zucchero e me la offrirono. Stavo meglio di prima. Il sangue affiorò nelle mie guance, facendole diventare più calde.
    “Aspettateci da me” Disse Elly ai guys, quando arrivammo al mio cancello.
    Annuirono e mi lasciarono alle mie migliori amiche.
    Le ringraziai più volte per avermi accompagnata e tenuta per tutto il tempo.
    “Figurati, qualunque cosa” Sorrisero.
    Ricambiai il sorriso. Presi le chiavi dalla tasca dei jeans e aprii il cancello.
    Salutai le mie amiche e le ringraziai un’altra volta.
    Non mi accorsi dell’aria pungente e fredda che stava tirando, certo, eravamo ancora agli inizi di febbraio, quindi era piuttosto tipico. Ma non pensavo fosse così forte.
    Stordita dal vento varcai la soglia dell’appartamento. C’era un odore di patate les-se. Jared stava parlando al telefono: “Ora sono malato, lasciami in pace! Per sempre” Fece una pausa. “Non mi interessa un cavolo!” Ascoltò la voce dall’altro lato del ricevitore; si stava arrabbiando parecchio. Ma era il suo patrigno, o chi? “Hai finito?” Domandò. “Ma vai a…” Rantolò e chiuse la chiamata. Si accorse dopo della mia presenza. Quando si girò verso di me aveva il colorito misto di quella mattina. Mi salutò, più radioso di prima. Nel corpo sentivo un sollievo enorme, finalmente lo vedevo dopo tanto tempo.
    Voleva venirmi incontro e abbracciarmi, ma si ricordò che stava, ritrasse le mani che aveva allungato verso di me.
    La fiacca mi prese all’improvviso e caddi a terra.

    Mi risvegliai nel mio letto, con un cuscino dietro la nuca. Lo cacciai sotto i piedi. Il sangue non mi era ancora arrivato alla testa che mi girò.
    “Come ti senti?” Sussurrò lentamente Jared al mio orecchio.
    “Calda”
    “Beh, prima, mentre ti portavo qua, il tuo collo bruciava. Eppure anche io sono bollente”
    Mi posai una mano sulla fronte, sulla guancia e sul collo, erano caldi.
    Chiesi a Jay se mi poteva prendere il termometro sul comodino.
    Aspettai cinque minuti prima di toglierlo. Avevo 38.7°C.
    Lanciai una occhiata torva a Jared. “Che c’è?” Domandò con aria innocente.
    Non risposi, gli porsi il termometro così che potesse leggere.
    Sgranò gli occhi. Di chi era la colpa?
    Forse non era nemmeno sua, ma ero comunque malata. Anche se in quel periodo stava girando l’influenza.
    Misi due dita sul polso e contai i secondi sull’orologio: il battito cardiaco era molto alto. Dovevo farlo scendere in qualche modo. Ma non ero pratica di queste cose da medici…
    La pancia brontolò. Non potevo avere fame! Avevo pure mangiato una pasta piena di crema! Cercai di soffocare il brontolio inutilmente
    Jay se ne accorse. “Riesci ad alzarti?” I suoi occhi azzurri erano preoccupati. Mi fecero girare ancora di più la testa e le farfalle danzavano nello stomaco quasi vuo-to.
    Sospirai. “Non credo, la testa mi fa male e gira”
    Aspettai un mezz’ora. Jay mi teneva una mano e qualche ascoltava il mio battito nel polso. Si prese un coccolone quando non lo trovò più.
    “Sono morta!” Scherzai, dandogli un buffetto sulla mano che mi stringeva lieve.
    Mi lanciò un’occhiataccia. Provò con il collo. “Si sta ristabilendo” Si tranquillizzò.
    Lo stomaco brontolò di nuovo; con la mano libera gli tirai un pugno. Ne avrei risentito io, ma aveva rotto.
    Volevo alzarmi dal letto e andare in cucina. Toccando il piede a terra la testa mi girò, facendomi quasi sbilanciare. Jared mi fu subito accanto.
    Mangiai le patate che aveva preparato. Era un ottimo cuoco, lo dovevo ammettere. Beh, era perfetto in tutto quello che faceva.
    Mi fissava mentre addentavo un pezzo di patata. Non sopportavo quando qualcuno mi guarda mentre mangio. Almeno un po’ di privacy! “Quanto avevi oggi di febbre?” Domandai, alzando gli occhi verso di lui
    “38”
    Feci una leggera smorfia, “Si è abbassata di poco, ma fa niente…” Addentai un altro pezzo.
    “Ho preso un po’ di tachipirina che avevo trovato nella credenza”
    La forchetta cadde nel piatto. Jay si prese un colpo. “Non va bene la tachipirina”
    “Perché no?” Mi guardò sorpreso.
    “Te la abbassa, questo è vero. Ma dopo te la riporta alta. Meglio lasciare che si sfoghi”
    “Cioè?”
    “Mettendoti magari un maglione e qualche coperta, in modo che perdi tutte le tossine che hai accumulato nel tuo organismo”
    “Ah”
    Finimmo di mangiare.
    Chiamai Elena per dirle che sicuramente il giorno seguente non saremmo venuti a scuola. Comprese.

    (Continua nel post successivo)

  10. #20
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    Predefinito Riferimento: Was it dream?

    La sera ero stanca morta. Sentivo i brividi di freddo tra le gambe e le braccia. Mi rannicchiai nel mio letto e mi coprii abbastanza.
    Non volevo che Jared dormisse sul divano, quindi feci uscire il letto che stava sotto il mio e lo preparai.
    La notte sudai parecchio. Una mano lievemente febbricitante si posò sulla mia fronte, poi una testa si posò sul mio petto.
    Mi svegliai, era Jared che si era posato su di me.
    “Lo sai che mi fai prendere degli spaventi assurdi?” Bisbigliò.
    “Perché?”
    “Non appena mi sono alzato ti ho visto in faccia ed eri pallidissima e fredda”
    “Volevi essere sicuro che il mio cuore battesse ancora?”
    “Esatto”
    “Come vedi, anzi, come senti sono viva”
    Rise. “Posso stare qui?”
    Come se non volessi… “E me lo chiedi pure?” Mi feci più in là verso il pannello di legno del letto. Jay rimase sul mio petto, ma non stava sotto le coperte con me: aveva preso quella che stava sul suo letto e ci si avvolse.
    “’Notte” sussurrai.
    “Buonanotte, amore”

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