Vai a Team World Shop
Pagina 7 di 7 PrimaPrima ... 567
Risultati da 61 a 65 di 65
  1. #61
    Roadie


    Data Registrazione
    Feb 2008
    Messaggi
    685

    Predefinito Riferimento: And I swear to God I've found myself in the end

    Capitolo 30

    Stavo dormendo tranquillamente quando un rumore sordo mi fece sobbalzare. Aprii gli occhi e con sguardo confuso guardai in direzione della porta. Mi stropicciai gli occhi cercando di mettere a fuoco le immagini e quando finalmente, dopo aver sbattuto le palpebre qualche volta, riuscii a vedere chiaramente, notai che in stanza non c’era nessuno.
    Mi voltai verso la finestra… le tende erano aperte. Molto probabilmente era entrata l’infermiera per vedere se ero sveglia e ne aveva approfittato per far entrare un po’ di luce nella stanza, per poi uscire chiudendo la porta poco delicatamente.
    Rimasi qualche secondo sdraiata… avevo un dolore assurdo alla testa. La sentivo pulsare e avevo la sensazione che qualcuno la stesse comprimendo con forza. Mi massaggiai le tempie, sperando di trarne qualche beneficio ma ovviamente non servì a nulla.
    Non era un classico mal di testa, era molto più forte… non sopportavo nemmeno la luce che entrava nella stanza.
    Lentamente spostai la coperta e, con altrettanta lentezza scesi dal letto; la caviglia era ancora fasciata e quando poggiavo il piede per terra mi arrivavano delle fitte di dolore, ma nulla in confronto a quello delle costole!
    Zoppicando, arrivai davanti alla porta del bagno e la aprii, trovandomi davanti Jared. Mi ero completamente dimenticata di quello che mi aveva detto la sera prima… della doccia e del resto. Aveva i capelli tirati indietro, ancora bagnati, e si stava asciugando il viso.
    “Buongiorno…” mi sorrise, mettendosi l’asciugamano sulle spalle, intorno al collo.
    Rimasi sulla porta a fissarlo per qualche secondo…la barba lunga di almeno 2 settimane che ricopriva il suo volto fino alla sera precedente era sparita, lasciando il posto ad una barba più corta, come se fosse di qualche giorno.
    Feci un piccolo sorriso, non certo uno dei migliori. La testa continuava a pulsare e più stavo ferma meno il dolore si faceva sentire.
    “L’ho fatta troppo corta?” mi chiese, notando il mio poco entusiasmo, poi si guardò allo specchio e con la mano iniziò a toccarsi il mento, per controllare che non fosse più corta di quello che pensava.
    “No, non è troppo corta… sta bene.” gli risposi con un filo di voce.
    Jared mi fissò e aggrottò la fronte “Che hai?” chiese preoccupato, avvicinandosi.
    Scossi la testa “Nulla, solo un gran mal di testa.”
    “Chiamo il dottore?” mi chiese accarezzandomi una guancia.
    “No non serve…”
    Mi guardò, come se stesse aspettando che cambiassi idea e gli dicessi di far venire il medico, ma io non dissi nulla. Rimanemmo così per un minuto forse, poi gli feci notare che se ero venuta in bagno c’era un motivo.
    “Hai ragione…” sorrise, poi si scansò per farmi passare “prego, è tutto tuo.” Mi diede un piccolo bacio sulla guancia e uscì chiudendo la porta dietro di se.

    Sospirai e fissai la mia immagine riflessa nello specchio. Era la prima volta che mi guardavo dopo il risveglio dal coma… avevo proprio una brutta cera. Mi avvicinai ancora un po’ notando un livido sullo zigomo destro. Lo toccai con la punta delle dita, ma non sentii quasi alcun dolore… si stava riassorbendo e non faceva male.
    Diedi qualche altro sguardo al mio viso, avevo solo un graffio sulla guancia sinistra e un piccolo taglio sulla fronte, all’attaccatura dei capelli. Dovevo ammettere di essere stata fortunata, oltre alle costole fratturate e alla caviglia slogata, non avevo riportato altre ferite gravi, se non qualche livido.
    Questo se non consideravo la perdita di memoria ovviamente…
    Indietreggiai lentamente, poggiando la schiena alle fredde piastrelle del muro, continuando a guardare la mia immagine allo specchio. Cercai con tutte le forze di bloccare i miei pensieri, di non cominciare a fare quello che facevo ogni volta che qualcuno si interessava a me. Che fosse per amicizia o per amore, la domanda che mi ponevo era sempre la stessa: perché?
    Era una cosa che avevo nel carattere, forse dovuta al fatto che il livello della mia autostima non fosse molto alto… fatto sta che non riuscivo mai a farmi una ragione del perché qualcuno potesse interessarsi a me. Non credevo di essere particolarmente bella, interessante o di avere delle caratteristiche particolari, quindi perché volermi conoscere? Perché voler passare del tempo con me?
    Non ero mai stata in grado di accettare quello che mi accadeva intorno senza chiedermene la ragione, se fosse giusto o sbagliato, se lo meritavo o meno, e alla fine finivo sempre per non godere appieno di quello che mi capitava.
    E questo era quello che stavo facendo anche ora: nella mia testa si aggrovigliavano pensieri, ipotesi, ragionamenti… tutte cose che molto probabilmente esistevano solo nel mio cervello e che una persona sana di mente non farebbe.
    Ma non potevo farci nulla, soprattutto quando la persona in questione era Jared!
    Un uomo della sua bellezza, così dolce, premuroso… Chissà quante belle ragazze aveva avuto nella sua vita e ora era lì, con me e per me.
    Mi era difficile accettare una cosa del genere. O più che altro mi era difficile comprendere e credere che non fosse tutto un sogno!

    I miei pensieri paranoici vennero interrotti da un bussare alla porta e dalla sua voce “Vale… tutto bene lì dentro?”
    Ci misi qualche secondo per tornare in me “Ehm… cosa?” chiesi quasi spaesata.
    “Ti ho chiesto se va tutto bene…” ripeté Jared dall’altro lato della porta.
    Fissai la porta, poi di nuovo la mia immagine nello specchio “Sì… sì è tutto ok. Esco fra un attimo.”
    Jared non rispose… sentii i suoi passi allontanarsi dal bagno, poi ne fece un paio di nuovo nella mia direzione, come se fosse incerto sul da farsi, poi si allontanò di nuovo e sentii il rumore della porta che si apriva e si chiudeva.
    Mi avvicinai al lavandino e aprii il rubinetto dell’acqua fredda… misi le mani sotto il getto d’acqua, mi bagnai il viso e il collo. La testa continuava a pulsare e il dolore stava diventando a poco a poco più forte. Chiusi gli occhi, cercando di concentrarmi sul mio respiro, poi chiusi il rubinetto e mi asciugai il viso.
    Ero talmente presa che non sentii la porta della stanza che si riapriva, così quando uscii dal bagno vidi che Jared era in compagnia del dottor Bennet.
    Li guardai per qualche istante, poi fissai Jared “Avevo detto che non ce n’era bisogno… è solo un banale mal di testa.” Dissi quasi infastidita.
    “Lo so, ma visto che siamo in ospedale e abbiamo il medico a disposizione… è sempre meglio essere sicuri no?” sorrise.
    Il suo sorriso… era capace di fare miracoli. E i suoi occhi… erano così dolci. Vedevo chiaramente che non era un peso o un obbligo per lui prendersi cura di me, ma non volevo lo stesso che si preoccupasse. E poi io ancora non ricordavo nulla; avevo come la sensazione di ricevere delle attenzioni che non meritavo.
    “Se si sdraia la visito.” Disse il dottore, distogliendomi dai miei ennesimi pensieri.
    Feci di sì con la testa e zoppicando mi avvicinai al letto.
    “Io aspetto fuori ok? Ne approfitto per fare una telefonata.” disse Jay uscendo.

    [continua nel post sotto]

  2. #62
    Roadie


    Data Registrazione
    Feb 2008
    Messaggi
    685

    Predefinito Riferimento: And I swear to God I've found myself in the end

    Non appena fu fuori dalla camera vide che tutti quanti erano già svegli “Buongiorno…”
    “Oh finalmente riesco a vederti la faccia!” scherzò Tim, notando che la barba era molto più corta.
    “Ma che spiritoso!”gli rispose Jay facendo il finto offeso.
    “Ha ragione però… fino a ieri si vedeva solo la barba.” Aggiunse Tomo ridendo.
    Jared lo guardò per un po’, poi gli rispose per le rime “Senti chi parla, quello che fino a un po’ di tempo fa sembrava un barbone e rischiava di essere scambiato per un talebano!”
    Tomo stava per rispondere ma lo squillo del Blackberry di Jared interruppe la conversazione.
    Si allontanò di qualche passo mentre gli altri continuavano a ridere e scherzare.
    “Emma… ciao, stavo giusto per chiamarti.”
    “Ciao Jay… allora, ho finito di parlare proprio 5 minuti fa con la casa discografica…”
    “E… come è andata?” chiese ansioso. Sapeva di avere delle scadenze e di doverle rispettare, ma sapeva anche che quando si trattava di affetti tutto il resto passava in secondo piano. Era fatto così e credeva fermamente che la cosa fosse giusta.
    “Beh, non è che abbiano gradito molto la cosa, ma ci hanno permesso di allungare un po’ i tempi. Certo, non di moltissimo…”
    “Va bene così, vorrà dire che non appena Vale starà meglio ci metteremo sotto e lavoreremo senza sosta.” Si fermò a pensare, poi chiese “E per quanto riguarda il video? E’ ancora in programma o è stato eliminato?”
    “L’idea di fare il video c’è ancora… hanno detto che visto che le cose si allungheranno un po’ più del previsto, invece di usarlo come un arrivederci, potremmo presentarlo come un regalo per farci perdonare del ritardo con cui uscirà l’album.”
    “Ok, perfetto…” sospirò “Ci sarà parecchio da lavorare ma non è un problema. La fatica è una di quelle cose che non ci ha mai spaventato, e di certo non inizierà a farlo ora.”
    “Questo lo so benissimo.” disse Emma con un mezzo sorriso, pensando a tutti gli anni in cui non avevano fatto altro che lavorare, senza prendersi mai una vacanza.
    “E Valentina, coma sta?” domandò dopo un attimo di silenzio.
    “E’ in camera… il dottore la sta visitando.”
    “Nulla di grave spero?” chiese preoccupata.
    “No, è un semplice mal di testa… tutto a posto.” Cercava di sembrare tranquillo, ma in realtà era preoccupato. Ora come ora lo sarebbe stato anche se l’avesse semplicemente sentita starnutire, ma come suo solito non voleva che si creassero allarmismi inutili, soprattutto per un mal di testa.
    “Anche se non è nulla, poi fammi sapere va bene?”
    “Sì, ti mando un messaggio o ti chiamo, tranquilla.”
    “Ok… e tu invece? Come stai?” gli chiese.
    Jared ci pensò su un attimo “Come sto… stanco, ma è ok, sono convinto che presto si sistemerà tutto.” Il tono della sua voce non era molto convinto, ma Emma evitò di farglielo notare. Sapeva che tutta questa situazione lo faceva stare in ansia e non voleva stressarlo maggiormente con altre domande.
    “Certo che si sistemerà tutto, come sempre. Ora vado, ho qualche giro da fare. Salutami Vale e i ragazzi. Vedo se riesco a passare domani o dopo domani.”
    “Va bene.. ci sentiamo. Ciao.” Chiuse la chiamata e infilò il Blackberry nei jeans.

    Rimase in piedi, a fissare un punto indefinito davanti a se… quella strana sensazione continuava a tormentarlo. Quando aveva sentito Vale dire che aveva mal di testa era entrato subito in allarme e aveva collegato la cosa a quel presentimento, ma ovviamente era riuscito a nascondere bene la cosa.
    Sperava con tutto il cuore di sbagliarsi, che fosse solo una questione di nervoso, di stress… con tutto quello che era accaduto sarebbe stato più che normale.
    Prese un profondo respiro, cercando di focalizzare la sua attenzione su cose meno tragiche, e si preparò a dare le ultime notizie ai ragazzi su quello che gli aveva detto Emma, ma non fece in tempo neanche a pensarlo, che Shan lo chiamò.
    “Hey Jay, il dottore ha finito di visitare Vale… vieni?”
    Gli si gelò il sangue nelle vene e un brivido gli percorse la schiena.
    “Jay… ti muovi?!” lo chiamò di nuovo Shan.
    Deglutì a fatica e si voltò, sfoderando un sorriso che nascose la sua paura “Sì, arrivo.” e si incamminò verso i ragazzi e il Dr. Bennet.
    Nel brevissimo tragitto che lo separava dal sapere come stava Valentina sperava solo una cosa: che stesse bene e che la sua sensazione non avesse nulla a che fare con la salute della donna che amava.

  3. #63
    Roadie


    Data Registrazione
    Feb 2008
    Messaggi
    685

    Predefinito Riferimento: And I swear to God I've found myself in the end

    Capitolo 31

    Passarono al massimo cinque minuti da quando il dottor Bennet uscì dalla mia camera, che la porta si riaprì; i ragazzi entrarono salutandomi e i loro sorrisi mi fecero dimenticare per un attimo il mal di testa.
    Jared si avvicinò al letto sorridendo, senza darmi il tempo di dire nulla “Ora puoi dire che me l’avevi detto…”
    Lo guardai per un istante… il suo viso sembrava più rilassato rispetto a prima.
    “Te l’avevo detto… un semplice mal di testa.” Sorrisi.
    “Già… ma io sono testardo e dovevo esserne sicuro.” Disse quasi in un bisbiglio.
    Il suo volto era a pochi centimetri dal mio e i suoi splendidi occhi fissi nei miei. Normalmente sarei stata tremendamente in imbarazzo, ma ora no. Sentivo che potevo stare così, occhi negli occhi, tutto il tempo che volevo.
    Mi sentivo sicura, in pace, ed era una sensazione stupenda.
    Il suo respiro, caldo e regolare, arrivava sulla mia pelle… sempre più vicino, fino a che non lo sentii solleticarmi le labbra. Fu in quell’istante che chiusi per un secondo gli occhi e presi fiato, come se fossi appena uscita da uno stato di apnea.
    Li riaprii al respiro successivo, proprio mentre Jared poggiava le sue labbra sulle mie. Come sempre con delicatezza, ma allo stesso tempo con fermezza. Non so come ci riuscisse, ma aveva la capacità di essere delicato e forte insieme.
    Il suo tocco era dolce, leggero, ma allo stesso tempo riuscivo a sentire la sua passione e il suo trasporto.
    Ci baciammo, come se ci fossimo solo noi nella stanza, come se intorno non ci fosse nessuno ad osservarci…
    E invece qualcuno c’era eccome. Oltre ai ragazzi si era aggiunto l’occhio indiscreto di una macchina fotografica, di cui ci accorgemmo solo dopo aver sentito il rumore del flash.
    Ci voltammo e fissammo entrambi Shan, che se ne stava tranquillamente in piedi, con la macchina in mano, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo.
    “Che c’è? Ho solo fatto una foto…” disse facendo spallucce.
    “E non potevi avvisarci prima?”
    Shan fece qualche passo verso di noi “Fratellino… se ve l’avessi chiesto mi avreste dato il permesso di fotografarvi mentre vi baciavate?”
    Si voltò verso di me, poi tornò subito con lo sguardo verso il fratello “No.”
    “Immaginavo…” sorrise “Allora ho fatto bene. Eravate così carini.” Disse prendendoci un po’ in giro.
    Abbassai lo sguardo arrossendo leggermente e Shan ne approfittò per scattare un’altra foto.
    “Dai piantala!” disse Jay, spostando con la mano la macchina fotografica del fratello.
    Tomo, che fino a pochi minuti fa era rimasto in silenzio insieme ai ragazzi, si avvicinò a Shan e gli poggiò una mano sulla spalla sorridendo “Invece di litigare perché non facciamo qualche foto tutti insieme?”
    “E secondo te perché l’ho portata?” rispose ironicamente, poi iniziò ad armeggiare con la macchina, a regolare l’obiettivo, a premere pulsanti. Cose incomprensibili per chi non si intende di fotografia.
    A dir la verità l’idea non è che mi entusiasmasse molto… non mi sono mai piaciute le fotografie.
    Cioè, mi piace guardarle, ma non quando ritraggono me.
    Non mi sento per niente a mio agio nello stare davanti ad un obiettivo e i risultati non sono il massimo.
    “Ehm... perché invece non vi mettete tutti in fondo alla stanza e vi faccio io una foto?” dissi, cercando di evitare la cosa.
    “Prima tutti insieme.” Rispose Shan quasi distrattamente, continuando ad armeggiare con l’apparecchio. “Dai mettetevi vicini.” E fece con le mani il gesto di stringerci sul letto.
    Jared si sistemò meglio accanto a me passandomi un braccio sulle spalle e anche gli altri iniziarono a sistemarsi. Federica si mise in piedi accanto a me, Tomo invece si posizionò dal lato di Jared.
    “Credo che a me convenga mettermi sul letto…” disse Tim scherzando, riferendosi alla sua evidente altezza, e si mise semi sdraiato, poggiandosi sulle mie gambe.
    Shan stava finendo di controllare se luce e inquadratura fossero a posto. “Allora, tutti pronti?”
    “Tu non vieni?” chiesi.
    Abbassò l’apparecchio e rise “Certo, ho il dono dell’ubiquità… posso essere nella foto e nello stesso tempo scattarla!”
    Abbozzai un sorriso… sapevo benissimo di aver fatto una domanda stupida, ma non mi veniva in mente nulla per rimandare il momento.
    Shannon guardò di nuovo nell’obiettivo “Dai… un bel sorriso…”
    “Ehm, perché non chiediamo a qualcun altro di scattare? Un’infermiera… così siamo davvero tutti quanti…” tentai nuovamente, ma credo che il tono che usai tradì il mio nervosismo.
    Shan alzò leggermente lo sguardo e mi fissò “Qualche problema con le foto per caso?”
    Rimasi in silenzio per un attimo, guardando prima Shan, poi gli altri. Non amavo stare al centro dell’attenzione e invece ora mi ci trovavo in pieno. “Ehm, no.. cioè, è che…” mi fermai.
    “E’ che…?” ripeté Shan, facendomi segno di andare avanti.
    Sentii la presa di Jay diventare più stretta, segno che stava cercando di darmi forza. Credo sia questo che dovrebbe fare veramente una persona quando vuole bene ad un’altra. Risolvere la questione al suo posto o toglierla dai guai va bene una volta, due volte… poi la terza bisogna farle capire che si deve affrontare quello che si ha davanti, senza troppe parole o consigli, ma semplicemente mettendole una mano sulla spalla. Essere presenti e farle capire che ora è il momento che faccia da sola, ma che comunque avrà dietro qualcuno a farle coraggio e ad aiutarla ad alzarsi in caso dovesse cadere.
    Sì, credo che stesse facendo questo…
    Deglutii “E’ che farmi fotografare non mi piace molto, non vengo bene…”
    Ci furono 30 secondi di totale silenzio; Shan mi guardava serio e anche gli altri non aprirono bocca, poi vidi le sue labbra aprirsi in un sorriso “Beh, ma questo dipende dal fotografo!”
    In quel preciso istante sentii la tensione abbandonarmi un po’ “Ahahah quindi visto che sei tu a fare la foto io dovrei venire bene?” indicai prima lui, poi puntai il dito contro di me.
    Jared mi stampò un bacio sulla guancia “E’ il migliore, fidati.”
    Lanciai un’occhiata a Jared, poi guardai di nuovo Shan aspettando che dicesse qualcosa. Sembrava molto lusingato dal complimento che gli aveva fatto il fratello “Modestamente… me la cavo con le fotografie.”
    Sospirai “Ok, va bene…” poi puntualizzai una cosa “… ma se vengo male me la prendo con te!”
    “Non verrai male, tranquilla” e mi fece l’occhiolino. “Ora, però… “ disse, poi senza darci il tempo di renderci conto di quello che stava succedendo, scattò una foto.
    Inutile dire che mi lamentai un pochino… già stavo cercando di accettare il fatto che sarei apparsa in molte foto, cosa a cui non ero abituata, ora ci si metteva anche il fatto che non ero pronta mentre lui scattava.
    Alle mie lamentele però Shan rispose con un discorso che mi fece riflettere non poco.
    “Vale, Vale… fatti dire una cosa da chi se ne intende.” E intanto scattò un’altra foto, proprio mentre Tomo faceva una smorfia. “La fotografia mi ha sempre affascinato e sono anni che giro con la macchina fotografica al collo. Ho fotografato di tutto e ho imparato una cosa importantissima… puoi metterti in posa quanto vuoi, ma le foto migliori, quelle che hanno un senso e che trasmettono veramente qualcosa, sono le foto rubate… come questa!” e scattò di nuovo.
    “Quando non sai che qualcuno sta per fotografarti…” continuò il discorso, “… non indossi nessuna maschera, sei tu, con la tua vera essenza… e questo si percepisce nelle fotografie.”
    Mentre mi diceva queste cose aveva uno sguardo così rassicurante, lo stesso che vedevo negli occhi di Jared. Forse era una prerogativa di famiglia essere così… speciali.
    Col suo discorso che continuava a girarmi nella mente, continuammo a fare foto. Shan era inarrestabile! Scattava in continuazione… bastava un sorriso o una faccia buffa e lui era pronto a catturare il momento.
    A un certo punto tirò fuori un cavalletto e ci posizionò la macchinetta sopra.
    Lo guardai “Scusa, quello non potevi tirarlo fuori prima, invece di farmi fare la figura della scema che ti chiede di unirti alla foto e di far scattare qualcun altro?”
    Scoppiò a ridere “In qualche modo dovevo pur divertirmi no?”
    Inutile dire che mi venne da ridere e che Jared fece una faccia, una di quelle per dire <Che vuoi farci, lui è così!>

    [continua nel post sotto]

  4. #64
    Roadie


    Data Registrazione
    Feb 2008
    Messaggi
    685

    Predefinito Riferimento: And I swear to God I've found myself in the end

    Foto di gruppo, singole, foto in cui facciamo smorfie, ma soprattutto tante foto rubate. E di queste foto rubate Shan non volle farmene vedere neanche una! Non so quante volte glielo chiesi, ma niente.
    Rispondeva sempre che le avrei viste. Tentai anche chiedendo a Jared, ma nemmeno da lui Shan si fece corrompere. Inutile dire che tutto questo mistero mi metteva una curiosità e un’ansia allo stesso tempo, ma dovetti arrendermi al fatto che non avrei potuto vedere il risultato delle foto, non quello stesso giorno almeno.

    Subito dopo pranzo Jared si alzò e lo vidi prendere il cappotto. “Che fai?”
    “Inizio a prepararmi…”
    “Perché?” chiesi, non capendo.
    “Il dottore ha detto che devi riposare…” rispose Jared, accostando la finestra e chiudendo le tende.
    Protestai “Ma non sono stanca. E poi da sola mia annoio…”
    “Non posso farci niente…” rispose, guardandomi dritto negli occhi. Lo fissai con aria sconsolata, poi sospirai.
    Sorrise “Dai su, da brava, saluta tutti e poi a nanna.”
    “No scusa, ma per chi mi hai preso, per una ragazzina di 5 anni per caso?” sgranai gli occhi.
    “No…” si avvicinò al letto “… ti ho preso per una ragazza che è uscita da un coma e che dovrebbe dormire invece di stancarsi e di lamentarsi.” mi diede un bacio sulla fronte.
    Respirai a pieni polmoni, cercando di catturare il suo profumo “Ok, mi arrendo.”
    Mi salutai con i ragazzi, ringraziandoli della bella mattinata, e prima che Shan uscisse lo chiamai.
    Si voltò “Le vedrai tranquilla, le vedrai…” mi disse, capendo che volevo chiedergli delle fotografie.
    Lo salutai di nuovo poi uscì, lasciandomi da sola con Jared.
    Si sedette sul letto e mi sorrise… più lo guardavo e più mi rendevo conto che sapeva essere disarmante.
    “Vado anch’io…” disse quasi sottovoce.
    Feci un cenno con la testa, senza dire nulla. Ogni mia protesta ora non sarebbe stata ascoltata.
    Si avvicinò e mi baciò, come solo lui sapeva fare. “Torno stasera… nel frattempo dormi, ok?”
    Avrei voluto chiedergli di restare, di farmi compagnia… ma sapevo anche che in quel caso alla fine non avrei dormito, perciò evitai, limitandomi a sorridere e a prepararmi ad un pomeriggio noioso e in solitudine.
    Le sue labbra toccarono di nuovo le mie, in una serie di piccoli e dolci baci, poi si diresse alla porta. Lo guardai andar via e aspettai che la porta si chiudesse, poi mi sdraiai e mi coprii.

    Non avevo sonno ma dovevo stare a letto, quindi, l’unica cosa che potevo fare senza stancarmi era pensare.
    Chiusi gli occhi e ripercorsi con la mente i momenti della mattinata, l’imbarazzo, le risate, le foto scattate… e mi tornò in mente il discorso di Shan.
    Forse era per questo che non amavo molto farmi fotografare. Posso fare un’eccezione per quelle in cui devo mettermi in posa, ma le foto rubate… ho sempre avuto una sorta di avversione. Le adoro quando ritraggono gli altri, ma quando si tratta di me… no.
    Forse perché ho paura che si percepisca chi sono? Che venga in superficie la mia vera essenza? Probabile, vista la mia natura al non lasciarmi mai andare e al non farmi mai conoscere a fondo, per come sono.
    Sorvolai su questi pensieri, e mi soffermai invece sulla scusa che avevo usato poco fa… da sola mi annoio. La verità era un’altra. Non volevo rimanere da sola perché nella mia vita c’ero già stata abbastanza. Ero sempre vissuta in famiglia, quindi dal punto di vista pratico sola non ero mai stata, ma molto spesso si è circondati da persone che non ti fanno sentire affatto di essere in compagnia. Molto spesso si sta con delle persone, eppure si ha la sensazione, anzi, la convinzione, di essere soli. Poi ora avevo un mio appartamento, lontano da casa, e quindi ero sola, sotto tutti i punti di vista.
    Ma quando ero con loro e con Jared, questa sensazione spariva… anche se li conoscevo da poco, sentivo che erano con me, fisicamente certo, ma soprattutto con lo spirito, li sentivo… e tutto questo mi dava una sensazione bellissima. E una volta provata, è difficile lasciarla andare, anche solo per un pomeriggio, perché la paura che possa sparire di nuovo è talmente forte che ci si aggrappa con tutte le forze per fare in modo che rimanga.
    Aprii gli occhi e asciugai una lacrima… non era il momento di piangere. Fissai il soffitto e visualizzai i suoi occhi… mi venne in mente una definizione che lessi su di un libro…
    Occhi azzurri imperscrutabili come i suoi pensieri segreti e penetranti come la sua intelligenza acuta.
    Beh, non lo conoscevo così bene, ma sembrava calzare a pennello… sorrisi fra me e me, poi chiusi gli occhi e mi addormentai.

    La sera, come promesso, Jared tornò a farmi compagnia e rimase in ospedale anche la notte e il giorno successivo. Il pomeriggio tornarono anche i ragazzi e Federica, tranne Shan, così chiesi dov’era.
    “Aveva da fare… non mi ha dato molte spiegazioni.” mi disse Jared. Chiesi a Fede, ma anche lei mi disse che non sapeva altro.
    Sul tardi venne anche a fare un saluto Emma e come al solito, in loro compagnia, il tempo volò.

    [continua nel post sotto]

  5. #65
    Roadie


    Data Registrazione
    Feb 2008
    Messaggi
    685

    Predefinito Riferimento: And I swear to God I've found myself in the end

    Erano passati tre giorni dalla mattinata in cui facemmo le foto; ero da poco tornata in camera da una visita di controllo, Jared era sceso a prendersi un caffè e a fare delle telefonate.
    Mi stavo sdraiando quando qualcuno bussò alla porta.
    “Avanti..”
    Vidi il viso di Shan affacciarsi nella stanza “Posso?”
    “Stavo iniziando a darti per disperso!” gli sorrisi e feci cenno con la mano di entrare. “Però se cerchi Jared…”
    Mi interruppe “Sì lo so, l’ho visto al bar… in realtà sono qui per te.”
    Uno sguardo interrogativo apparve sul mio volto “Per me?”
    Si sedette sulla sedia accanto al letto, tirò fuori dalla tasca del cappotto una busta in cartone e me la porse”Tieni…”
    Continuavo a non capire, ma presi la busta e guardai dentro…
    “Aaahhh le foto!! Ecco perché non sei più venuto…” sorrisi.
    “Dai guardale…” mi fece l’occhiolino. Non me lo feci ripetere due volte, infilai la mano nell’involucro e le tirai fuori. Caspita quante erano! Non ricordavo che ne avesse scattate così tante.
    “Oddio guarda che faccia che ho!” fu la prima cosa che dissi, e ebbi commenti simili anche per le altre foto! Ero incredibile… le foto mi piacevano, eccome, ma i giudizi verso di me non erano mai gentili.
    “Vorresti dire che non sono abbastanza bravo come fotografo?” chiese con uno sguardo a metà fra l’interrogativo e il sospettoso.
    “No no, assolutamente. Le foto sono bellissime, è un certo soggetto che non è proprio il massimo…” sorrisi imbarazzata.
    Mi lanciò uno sguardo fulmineo “Ma finiscila!”
    Non risposi, continuando a guardare le fotografie. Ad un certo punto Shan si alzò e estrasse un pacchetto rettangolare dalla tasca interna del suo cappotto.
    “Ma per caso sto cappotto è l’equivalente della borsa di Mary Poppins?” chiesi ridendo.
    “Ahahah beh dipende dai casi… in questo caso… direi di sì.” Mi diede il pacchetto e mi chiese di aprirlo.
    Mi stavo vergognando un bel po’, ma aprii il pacchetto… e rimasi piacevolmente sorpresa.
    Una fotografia, di quelle “rubate”, che ritraeva tutti quanti noi, che ridevamo… in bianco e nero, in una semplice cornice nera. Era bellissima.
    Mi restò difficile non commuovermi… era stato un pensiero davvero stupendo da parte sua.
    “Ma quando è stata scattata? Ci sei anche tu e…”
    “Le macchine fotografiche hanno anche l’autoscatto mia cara… l’ho programmato senza dire nulla e mi sono unito a voi.”
    Lo guardai e con le lacrime agli occhi lo ringraziai.
    Mi abbracciò “Sai perché ho scelto questa foto?”, scossi la testa, asciugandomi le lacrime col dorso della mano.
    “Ricordi il discorso che feci quella mattina?”
    “Sì, lo ricordo..” risposi a bassa voce.
    “Beh, l’ho scelta perché ne è la dimostrazione… in questa foto nessuno di noi ha la maschera. Non ci sono filtri… quello che vedi è quello che vedrebbe chiunque.”
    Sorrisi e portai di nuovo lo sguardo sulla fotografia.
    “E poi anche perché qui si vede chi sei veramente.” aggiunse.
    Lo guardai, aspettando di avere una spiegazione.
    “Stai sorridendo e traspare tutta la tua dolcezza, la tua semplicità… il tuo non voler essere al centro dell’attenzione, ma sempre presente per tutti.”
    Le lacrime tornarono “Shan se volevi farmi piangere potevi avvertire però… mi sarei preparata.”
    Mi sorrise e si alzò, iniziando a riordinare le foto sparse sul letto e a rimetterle nella busta.
    “L’ho scelta perché tu possa renderti conto di come tutti noi ti vediamo, di cosa Jared si è innamorato…”
    “Shan ti prego…” deglutii e presi un profondo respiro. Non mi sarei mai aspettata queste parole.
    “Noi ti vediamo così Vale… è ora che anche tu ti veda nello stesso modo.”
    Mi morsi un labbro e non risposi, già era tanto se mi ricordavo come si respirava!
    “Queste te le lascio… ne ho fatte delle copie proprio per te.” E poggiò la busta con le fotografie sul letto. “Ora vado. Sicuramente fra poco torna Jared… lui non sa del regalo, diglielo tu ok?”
    Lo guardai senza parlare, feci solo cenno di sì con la testa.
    Si avviò alla porta, la aprì..
    “Shan…”
    Si voltò “Dimmi.”
    “Ehm… ecco… grazie.”
    Mi sorrise “Di nulla…” e uscì.

Pagina 7 di 7 PrimaPrima ... 567

Segnalibri

Segnalibri

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •