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Discussione: Be Mine

  1. #41
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    Predefinito Riferimento: Be Mine

    «Non ho parole!! Te ne sei andata dicendo "mi dispiace"... MI DISPIACE?! Sono le parole peggiori che potessi dire! Credi possano bastare per tutto quello che gli hai fatto?! Hai forse perso il senno? Sei tu che hai accettato il suo invinto, dio mio, tu a ricambiare il suo bacio, a chiedere di restare nella tua stanza, a spogliarlo! Renditene conto, l'hai solo illuso! E non mi freghi dicendo che era colpa dell'alcol! L'alcol non c'entra nulla! Non ha fatto altro che abbattere le barriere che ti eri creata, sciolto gli affanni e le intemperie, non ha fatto altro che scoprire le tue vere emozioni, pensieri, sensazioni. Hai agito d'istinto, lui è quello che vuoi veramente, perfavore, renditene conto!

    Guardati. Guarda come ti sei ridotta in questi anni, come ti sei rovinata, arruginita. Sembri una larva, un verme, un ameba, conduci una vita da vegetale. Sei sempre stata masochista, preferisci soffrire piuttosto che stare bene, perchè ormai non c'è più nulla che ti sia più familiare del dolore. Ma quella che conduci è un esistenza insignificante: insapore, inodore, incolore...vuota! Quello che non vivi nella gioia non esiste. Tutti questi anni sprecati della tua vita. E' davvero questo che vuoi?! Cos'hai da perdre ora?!»

    paura Tanta paura Paura di stare bene Di scegliere e sbagliare

    Parlava con un disprezzo che non avevo mai colto dalla sua voce.
    Prese dalla rabbia, sono sempre le persone più allegre ed esauberanti a farti paura, perchè mai avresti immaginato di vedere l'ira sul loro viso, non immaginavi che esistesse la rabbia anche per loro, che ti hanno sempre sorriso.

    «Hai passato tutti questi f****ti anni a pensare a lui, ma soprattutto a te stessa! Oh sì, solo a te stessa dopottutto! A come il dolore della perdita ti annientasse, a come solo il suo ricordo ti lacerasse la mente, a come hai sentito la solitudine fin dentro le ossa. Ti sei chiusa in te stessa e ti sei dimenticata di tutti noi! I tuoi genitori, fratelli, amici, conoscenti.

    Dimmi, hai più guardato in faccia tua madre, da quel giorno? Hai visto quant'è invecchiata a causa tua?
    Tutte le volte che aveva cercato di farti mangiare, per poi vederti ributtare fuori tutto, anche l'anima.
    E quando è stata costretta a nutrirti attraverso le flebo, perchè rifiutavi di mangiare o bere. Non te lo ricordi, forse?!
    E dimmi, hai mai pensato a me?! A quanto abbia sofferto IO dei tuoi silenzi prolungati?! Per mesi non mi dicevi una sola parola... per mesi... cristo, non riuscivo più a ricordarmi la tua voce... era così straziante...
    NON TE LO RICORDI PIU', FORSE?!».

    Ora piangeva. Mentre sputava parole come acido su di me. Ora piangeva. Lei che procurava fazzoletti per gli altri e aveva parole di conforto per tutti. Proprio lei che non piangeva mai davanti a qualcuno. Che odiava mostrarsi debole e fragile, lei che era forte e teneva duro. Ora piangeva... per me.
    E mi sentivo così schifosa, sporca ed inutile per aver fatto piangere una persona che mi aveva sempre sorriso.

    «Non avevo più la forza di guardarti in faccia, di riperti le stesse domande: Stai bene? Vuoi qualcosa? Ti va di uscire? La risposta era il cenno di un NO con la testa. E vedere tutti quei lividi sul tuo corpo, che ti procuravi da sola, o rotolando giù dalle scale perchè non avevi la forza di tenerti in piedi, o cadendo per terra quando svenivi per strada o ancora...»

    I singhiozzi le tolsero il fiato. Il suo viso era innondato di lacrime e faticava a respirare. La gola le chiedeva pietà.

    «Scusami» singhiozzai. Fu l'unica cosa che riuscii a dire.
    «Cosa?!» Mi guardò furente, il colorito del viso riprendeva quello dei bei capelli. Sorrise disperata, per un attimo. «No, Monica, no. Non è chiedendomi scusa che potrai farti perdonare. Non è chiedendo scusa solo a me che potrai sentirti meno in colpa e scrollarti di dosso tutti gli errori che hai commesso. Servono i gesti, capisci, i gesti. Voglio vederti agire senza farti troppi problemi, prendere in mano la tua vita, cominciare a cambiare, te stessa e tutto... solo allora potrò pedonarti.»

    Le azioni parlano più forte delle parole.

    «Ma ora no. Io mi vergogno di te, ora... non mi sono mai verognata così tanto di te, in tutti questi anni. Rivoglio la mia migliore amica... - attravverso gli singhiozzi, il suono della sua voce arrivava a frammenti - quindi perfavore, non cercarmi più... finchè non ritornerai...»

    La figura di Kumiko che si allontanava, percepita dalla mia vista, venne innondata dalle mie lacrime.
    Ero troppo sconvolta per tutte le parole che mi aveva scagliato contro, come pugnalate, per rendermene conto.
    Piangere è come la droga: quando inizi non smetti più.
    Mi sembrava un bisogno fisiologico personale, piangere. Non facevo altro, il mio cuore e la mia anima sanguinavano.


    Sì, io sanguino solo per capire se sono ancora viva .
    ---------------------------------------------------

    {. » to be Continued • .}


    Karin's Corner: Alleluja, finalmente riesco a postare! Questa volta ci ho messo "solo" due mesi, sono migliorata, no? XD
    Non storcete il naso che diventate brutti XD Io mi metto d'impegno a scrivere, ma a volte proprio non ce la faccio, tra l'altro spesso l'ispirazione va a farsi benedire! ç_ç
    E ora, come continuerà? Non lo so nemmeno io
    Prossimo capitolo, come sempre, very very soon!
    Ultima modifica di *Karin_Kuzumaki*; 08-08-2009 alle 11:51

  2. #42
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    Predefinito Riferimento: Be Mine

    Dedicato alla mia complice! (Scoprirai perchè ) Grazie ancora per quest'estate passata sui libri... ti voglio bene, Ambra .

    21. My heart has been Stolen

    Presentazione:"A volte un cuore spezzato può battere più forte di mille cuori messi insieme".
    - M. Brooks

    ________________________________________

    I n t r o d u z i o n e :

    Le parole sono polimeri costituiti da monomeri di lettere; quest'ultime si distinguono in vocali e consonanti, e non sono altro che suoni emmessi dalle nostre corde vocali.
    L'umano riesce a modulare la voce a proprio piacimento, aggiungendo sfumature al suono e a seconda delle svariate emozioni che prova.

    Questa è la mia personale definizione sulle parole. Ma anche se ne cercassi la definizione, non troverei l'altra faccia della verità in nessuna enciclopedia.
    Non trovo scritto da nessuna parte che le parole sono in grado di avvelenare l'anima, lacerare la mente e che talvolta sono anche capaci di uccidere.
    E' come quando qualcuno ti dice che con gli occhi si guarda e con il cuore si ama, ma non ti dice che con gli occhi si piange e con il cuore si soffre.

    L'uomo controlla le parole, ne decide il suono, il contesto. E' l'uomo il vero responsabile di tutto.
    Ci avete mai pensato? Una persona è in grado di uccidervi, con le parole. Ma voi non ve ne rendete conto, perchè considerate la morte come qualcosa di fisico.
    Quello che non sapete è che una persona è in grado di vivere anche quando le parole l'hanno già uccisa. E' una morte interiore.

    (E non esiste nessuna condanna per questo. Una persona può dirti tutto quello che vuole, è libera di insultarti, ferirti e/o ucciderti, ma non sconta nessuna pena, non paga alcun danno; anche se ti ha rovinato la vita, non puoi denunciarla, mandarla in carcere.)

    Le parole sono armi letali ricoperte di pietre preziose e fili d'argento. Sono nastri taglienti di verità nascoste e bugie rivelate. Parole.
    In un istante possono distruggerti completamente... o cambiarti un intera esistenza.


    *******************
    P r i m a p a r t e :

    Correva.
    Correva sola nell'aria grigia ed inquinata. Sente solo il poggiarsi delle scarpe consumate sul cemento e non vede altro che il grigio indefinito dell'asfalto che scorre sotto di lei come un cielo d'autunno.
    Era notte e c'era un freddo pungente nell'aria. Si strinse nella felpa, tirandosi la zip fino al collo e alzando il cappuccio.
    Arrivò finalmente al vecchio ponte vicino al ruscello, lo attraversò lentamente per controllare che fosse effettivamente deserto. Cauta si sedette sulla riva, sull'erba alta, con le gambe al petto stringendole il più possibile a sè.
    Paura.


    «Stop!!» urlò il regista, alzandosi dalla sedia e avvicinandosi a me. «Non va ancora bene. Non sembri per nulla realistica, devi impegnarti di più...»
    Era già la quarta volta che ripetevo quella scena. Non era difficile, mi ero esercitata quasi fino alla nausea, ma non riuscivo a concentrarmi a dovere.
    «Ora la ripetiamo ancora, va bene? Cerca di immedesimarti...» sembrava quasi supplicarmi.
    Annuii. Stava perdendo la pazienza, lo si sentiva dalla voce. E dal suo sopraciglio destro ormai perennemente accigliato.
    «Jeff, non vedi che è inutile? - intervenne la Thompson, intervenendo con tutta la sua penosa maestosità - Quella lì non sa fare nulla senza Jared. Aspettiamo che arrivi lui, poi ricominciamo a girare».
    Quella lì ero io. Tutta la fatica per guardagnarmi uno straccio di rispetto... buttata al vento come briciole di pane.
    «No! So benissimo farcela anche senza l'aiuto di Jared... vi prego fatemi riprovare!» dissi decisa, o almeno cercavo di sembrarlo.
    Jeffrey ci penso su per un attimo, la fronte corrugata... poi, forse sconfitto dai fatti, annunciò la pausa per tutti.
    Rimasi stizzita. Non poteva farmi questo, non poteva dar ragione a quella vecchiaccia!
    Non avendo dormito ero un fascio di nervi già di primo mattino. Erano successe troppe cose in troppo poco tempo, ero mentalmente distrutta.
    Loro ovviamente non lo sapevano, quindi avevano solo trovato un altro motivo per lamentarsi di me.
    La mia mente è invasa da flashback, pensieri che occupano la mia mente rendendola ancora meno disposta del solito ad incamerare nozioni e a concentrarmi.
    Mi allontanai massaggiandomi le tempie per calmarmi. Mi ripetevo: Neutro, neutro, neutro. Era questo l'aggettivo che dovevo associare alle emozioni che provavo in quel momento, se davvero volevo calmarmi. Neutro, neutro, neut... «KUZUMAKI!» urlò una voce isterica e familiare.
    Sospirai e mi girai rispondendo «Si?» a quella donna tanto anziana quanto meschina, che avevo davanti.
    «Mi sorprende che oggi lei sia così consumata e non riesca a svolgere brillantemente il suo ruolo. Non che l'abbia mai fatto, ovvio, ma non è mai stata così scarsa fino ad ora... forse non ha dormito bene ieri notte?» mi chiese con un tono di finta preoccupazione mista a qualcosa che sembrava quasi malizia.
    «Ho dormito benissimo, grazie» risposi gelida.
    «Kuzumaki?» mi riprese prima che potessi allontanarmi.
    Levai gli occhi al cielo e mi rigirai.
    «Sarà meglio per lei che non ci faccia perdere tempo e cominci a lavorare seriamente».
    «Certo» risposi a denti stretti.
    Mentre mi allontanavo la sentii dire ancora «E cominci a cambiare atteggiamento».
    Da che pulpito! Ricambio solo quello che ricevo da te! Che ti venga un tumore all'utero e un herpes guardibile in 20 giorni comprese complicazioni, vecchia troglodita!
    Neutro, neutro, neutro. Ormai lo ringhiavo quasi.


    Morsi il mio panino quasi con ferocia, mentre uscivo dal bar in cui l'avevo comprato. Alcuni pezzi di mozzarella caddero per terra, ma come cavolo l'avevano messo?, ed il prosciutto penzolò tra le mie labbra e il panino. Perchè avevo scelto proprio quello crudo?
    Per quanto tiravo non si divideva e finii per prenderlo tutto. Me ne pentii subito perchè nel panino ne era rimasto poco e niente.
    Mentre commentavo con infinita delizia quel nuovo fatto accadutomi, sentii un clacson. Ecco, ancora un attimo e sarei finita sotto le ruote di un mezzo pubblico! Il mondo sembrava essersi messo contro di me. Ritornai alla location, mezza impazzita, con i neuroni inceneriti.
    Trovai Tomo curvo e intento a guardare lo schermo del suo portatile.
    Mi buttai sulla sedia accanto alla sua con la grazia di un ippopotamo, per continuare ad addentare il mio panino inconsistente e sorseggiare il mio thè verde.
    «Leggiadra come una farfalla!» commentò lui, con sarcasmo.
    «Vorresti la mia innata grazia eh?» gli risposi con aria complice.
    Rise mentre io ritornavo seria ad azzanare il mio panino, ribollendo ancora di rabbia. All'improvviso come sottofondo sentii dei nitriti provenire dal portatile del chitarrista. Curiosa, e anche spronata dalla pacca che mi diede lui, mi sporsi verso il suo portatile per dare un occhiatina. Era un video di youtube su quello che sembrava un documentario sulla riproduzione dei cavalli... e vidi che mentre il maschio faceva il suo dovere con forza ed energia, la femmina era accucciava a terra a brucare l'erba come se niente fosse... Non resistetti e tirai giù a ridere a quella scena assurda.
    «Ma che razza di video ti guardi?!»
    «Sto solamente sviluppando la mia intelligenza predominante!»
    «Ovvero? La capacità di classificare l'erotismo delle specie animali? Ahahahah!!»
    «No, quella naturalistica!» Mi colpì la testa con uno schiocco con il pollice e l'indice. Quasi cascai dalla sedia!
    «Hey! - mi lamentai io, colpendogli il braccio - avrò perso 200 neuroni!»
    Tirò giù a ridere come un bambino. Imbecille -.-" Sapevo di avere la faccia di qualcuno che era ritornato da un funerale. In più ero furibonda perchè mi andava tutto storto, oggi. Non era mica cieco, stava cercando di tirarmi su di morale e gliene ero grata. Tomo sapeva farmi ridere con niente, a volte semplicemente ci guardavamo e ci mettevamo a ridere per il semplice fatto che ci trovavamo reciprocamente molto buffi.
    «Sto bene, tranquillo»
    Ritornò serio. «Hai una brutta cera però»
    «Che vuoi, è la vecchiaia, figliolo» dissi calandomi nel ruolo di nonnina, con tanto di voce flebile, mettendogli una mano su una spalla.
    Riprese a sorridere. Non avevamo così tanta confidenza da raccontargli tutto ciò che mi era accaduto. Certo, mi avrebbe ascoltata volentieri e mi avrebbe dato ottimi consigli, ne ero certa, ma non volevo coinvolgerlo nei miei problemi esistenziali. Anzi, piuttosto volevo che me ne tirasse fuori e m' inondasse di spensieratezza, almeno per un po'.
    Mentre riflettevo ancora su questo, notai due persone avvicinarsi a noi.
    Ad impatto visivo si facevano notare per la differenza di altezza. Lei era più alta di lui. Solito di Kumiko, innamorarsi di ragazzi più bassi di lei. Non lo faceva di certo apposta, era proprio lei ad essere alta.
    Superare insieme l'ostacolo di una differenza fastidiosa ed imbarazzante come quella era sinonimo di forza e coraggio, che sicuramente caratterizza le coppie più solide e unite.
    Questa volta non era un avventura.
    «Wooh, stai proprio bene con questi capelli, Kumi!» commentò Tomo, osservando la nuova chioma della ragazza. «Se non fosse per sto montone qua...- guardò il batterista - io e te... eeeh?» schioccò la lingua le fece l'occhiolino. Kumiko rise imbarazzata.
    Shannon gli mise un braccio attorno al collo. Ora il croato sembrava in ghigliottina. «Tesoro, amore, luce dei miei occhi, tu provaci e ti spezzo il collo».
    Ultima modifica di *Karin_Kuzumaki*; 13-10-2009 alle 16:17

  3. #43
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    Predefinito Riferimento: Be Mine

    In risposta Tomo gli fece il solletico e rispose con una frase molto raffinata e gaia.
    «A Shannon puzzano le ascelle!»
    «Ma copate ghe no sè vero!» / Fottiti che non è vero!
    «Credaghe!» / Credici!
    «Vuto snasare?» / Vuoi annusare?
    «Miseria, no vojo morì sovane!» / Miseria, non voglio morire giovane!
    «Cosa?!» Erano ridicoli mentre si rincorrevano l'un l'altro, mentre io ridevo... noi ridevamo.
    Un attimo dopo scomparvero dalla nostra vista. Eravamo rimaste sole, io e lei. Esaurite le risate, il silenzio divenne opprimente ed imbarazzante.
    Erano rari i momenti di silenzio tra di noi, eravamo solite a riempirlo sempre con qualcosa, che fossero risate, versi onomatopeici, pensieri o reminescenze non faceva differenza.
    Mi sentivo a disagio, in quella stanza povera di parole e traboccante di silenzio. Ringraziai il cielo appena vidi Shannon e Tomo ritornare dal loro "giro perlustratorio della location".
    Ansimanti si abbandonarono sulle sedie con la stessa grazia che avevo avuto io poco prima.
    Notarono il silenzio che li riaccoglieva e il nostro distacco. Certo, non erano mica scemi, l'avevano capito che c'era qualcosa che non andava, ma non osavano chiedere il perchè.
    Non amavano intrufolarsi negli affari degli altri.
    «Hey!! - il grido emozionato di Tomo spezzò i miei pensieri - Guardate, quella mosca ha appena scoreggiato!» indicò la mosca che svolazzava lì da un bel po', attorno ai resti del mio panino. «Oh mio dio è rarissimo poter assistere all'emissione di una flatulenza da parte di un insetto! Oddio è un onore!» seguì con le sue esclamazioni con terminologie da vocabolario.
    Lo guardammo tutti con gli occhi sgranati piuttosto perplessi «EEEEH?!» «Cosa?!» «Ma sei scemo?» «Tu come fai a sapere quando una mosca scoreggia?»
    «Beh... per un attimo vola dritta».

    ...Silenzio di tomba... Balla di fieno, foglie spinte dal vento, cornacchia nera che fa cra cra... poi scoppiammo tutti in una risata cosmica.
    «Wow, amico non ti facevo così colto!» si complimentò Shan dandogli una pacca sulla schiena.
    «Eeeeh lo so, ho tanto di quel cervello che non so che farmene!»
    «L'ho notato!» sghignazzò Shannon, appena prima di correre via. Tomo comprese qualche secondo dopo e lo inseguì.
    Risi. Ma quanto sono sportivi questi ragazzi! Stare con loro significava non annoiarsi mai. Involontariamente mi girai verso la mia amica come per condividere le risate, e mi sembrò che anche lei avesse fatto lo stesso con me. Ma ci ricomponemmo quasi subito.
    Mi sentivo stupida, ridicola, incapace di fare nulla, ma solo guardare il mio corpo che reagiva ancora con spontaneità nei suoi confronti.

    «Hey, Karin! - mi girai; era Ethan che mi chiamava dall'entrata - Jared è arrivato, vieni». Mi si smorzò il respiro per qualche secondo.
    «Ok, arrivo» risposi dandogli le spalle. Mi alzai dalla sedia, lisciandomi i pantaloni e aggiunstando la felpa che si era tirata su.
    Ero nervosa, sentivo uno stormo di farfalle nello stomaco. Improvviso periodo di migrazione. (Da quando le farfalle migrano?)
    Non sapevo come avrei reagito nel riverderlo, o cosa avrei provato. Panico? Rammarico? Vergogna?
    Il solo pensiero di rivederlo mi mancava in paranoia, in uno stato di agitazione e ansia che mi è difficile descrivere.

    Lo vidi, da lontano. Di spalle, indossava un paio di jeans grigio scuro e una semplice maglietta color pervinca. Stava discutendo con la Thompson e Radley, o meglio, lui li ascoltava annuendo, gli altri due parlavano gesticolando freneticamente.
    Jeffrey si accorse di me e mi chiamò ad alta voce, facendo cenno di avvicinarmi.
    E' noto che quando un individuo con cui noi abbiamo cominciato un discorso, improvvisamente si rivolge ad un altra persona, più lontana, è normale per noi girarsi verso quest'ultima, per scoprire chi è. L'uomo deve sempre avere la situazione sotto controllo, avere occhio per tutto, l'istinto pronto per ogni "segnale" dal mondo esterno.

    Quando il regista mi chiamò, da lontano, si girarono tutti a guardarmi, almeno per un istante, incuriositi. Tutti tranne Jared.

    Mi avvicinai, sforzandomi di apparire normale, ma non osai alzare gli occhi alla persona al mio fianco. Guardavo in basso. Non seguivo nemmeno il discorso che stavano facendo, finchè non cominciò a parlare proprio lui. E capii che il soggetto della discussione ero io.
    «A mio parere Kuzumaki non ha problemi» disse tranquillo, Jared.
    «Il tuo parere è assai discutibile, allora! Non l'hai nemmeno vista, oggi è completamente estranea a tutto, ha dovuto ripetere fin troppe volte una sola scena, questo è inaccettabile!»
    Diretta come sempre eh.
    «Questo non dipende certo dalla sua breve esperienza. Sono sicuro che dipenda da fattori esterni»
    «Bene. Allora ci pensi tu ad eliminare questi "fattori esterni" e fai si che la tua cocca riprenda a girare decentemente!» la Thompson girò i tacchi.
    Jeffrey mi guardò comprensivo. «Secondo me è proprio lei - indicò l'anziana che si allontanava osinata - il tuo "fattore esterno"! Bisognerebbe sbarazz»
    venne interrotto dal richiamo di Ethan «Cerca di aiutarla! - disse rivolgendosi a Jared, mentre si dirigeva verso il ragazzo -Tra poco rimprendiamo»
    Ecco quello che più temevo: rimanere sola con lui.
    Non riuscii a ultimare questo pensiero che mi chiese subito di passargli il copione.
    Era distaccato, freddo ed evitava il mio sguardo.
    Sfogliò velocemente quelle pagine consumate e quasi ingiallite.
    «Hai provato questa scena moltissime volte, dovresti saperla interpretare alla perfezione» mi rimproverò freddamente, dopo aver dato un occhiata al programma.
    L'abitudine di rivolgermi alla persona con cui parlo mi spinse a guardare Jared in faccia per la prima volta dopo quello che era successo.
    Ma lui non mi stava guardando. Aveva gli occhi puntati sul copione nonostante sapessi che ormai lo sapeva a memoria.
    «Lo so» risposi, non sapendo che altro dire.
    «Non devi pensare a niente» mi suggerì secco.
    «E' difficile non pensare a niente» replicai.
    «Certo, non ci provi nemmeno!» ringhiò.
    Rggelai per un istante alla sua reazione. Poi ribollii. Lo stress che avevo accumulato cominciò a farsi sentire. Bastava la Thompson a rimproverarmi, non doveva mettercisi pure lui, l'unico che mi appoggiava veramente.
    «Cosa hai detto? Pensi che non mi stia impegnando?! Che non ci provi nemmeno? Tu non hai idea di quanto sia difficile concentrarsi in questa situazione!»
    «Invece non mi sembra che tu ti stia minimamente sforzando di fare qualcosa, oggi! Ti rendi conto che si stanno lamentando tutti di te? Qualsiasi cosa ti succeda non è affare dello staff, non possono subirsi i tuoi cambi d'umore! Se continui così diventerai un peso per tutti!»
    Non potevo credere alle mie orecchie! Quello non poteva essere lui. «Ma se non mi hai nemmeno vista! Ti basi su quello che ti dicono gli altri, mi sto impegnando più di quanto pensi! Più di quanto pensiate e vediate! E' naturale che capiti che non mi venga una scena! Non sono brava in questa roba, ok?! C'è chi nasce portato e chi no, non rimproverarmi per qualcosa che non so fare di principio!»
    «Hai idea di quanto tempo abbia speso per aiutarti in questi mesi?! Non puoi venirmi a dire che non sai farlo, non me ne f***e niente, tu devi saperlo fare! Non voglio sentire qualcuno che venga da me a lamentarsi di te! Sei a mio carico, ogni cosa che fai pesa su di me, devi impegnarti più di così, non basta quello che stai facendo!»
    «Smettila di urlare! Io non sono come te! Le cose non mi vengono perfettamente come a te! Scusa tanto se non sono alla tua altezza, se non riesco a concentrarmi visto che la mia via sta andando a rotoli! Sai benissimo perchè oggi non riesco a concentrarmi, non fare finta di niente! Non ti ho dato garanzie, solo la mia determinazione! Sono sotto pressione di continuo per la mia scarsa esperienza, sembra che tutto quello che faccio non basti mai, non sia mai giusto, dovresti spronarmi come sempre, non mi serve qualcun altro che mi rimproveri! Non te ne f***e proprio niente degli altri, vero?, pensi solo a te stesso, a fare bella figura, egoista del c***o, prova un po' a metterti nei miei panni, a sentirti come mi sento io!! Te l'ho promesso, l'ho promesso a tutti voi, che avrei dato il 150% di me stessa, ma se questo non dovesse bastare, prendo e me ne ritorno a casa! Basta, non voglio stare qui a sentire i tuoi rimproveri e le tue lamentele, io oggi qui ho finito!»
    Mi ripresi bruscamente il mio copione dalle sue mani e mi allontanai a grandi passi, velocemente. E lui non mi fermò. Ovvio, era troppo orgoglioso per farlo. Meglio così in fondo, non ho proprio bisogno di discuterci di nuovo, mi faceva stare male per niente, mi feriva senza alcuna ragione... è solo un idiota.
    Ma non riuscivo a convincermene. Mi sentivo male, ad ogni passo che facevo. La delusione era cocente e innegabile.
    Avevo le lacrime agli occhi. Mi stupii di me stessa. Capita raramente che mi arrabbi veramente. E quando capita, piango.
    Aumentai i passi. Non volevo che nessuno mi vedesse in quello stato, odio quando la gente mi guarda fisso. Non c'è mai rispetto per la privacy altrui.

    «KUZUMAKI!!! - mi urlò dietro la Thompson - Dove crede di andare?! Non ha ancora finito qui!»
    «Sì invece... non ho nient'altro di dirle» risposi di fretta, cercando di non guardarla in faccia per nasconderle le mie lacrime.
    «KUZUMAKI!!! Ritorni subito qui!»
    Mi arrestai. E feci come aveva richiesto. La sua voce stridula era un attentato al mio udito. «Forse si, ho qualcos'altro da dirle. Lei è CENSURA... Vada a CENSURA... Deve CENSURA... E CENSURA... ...».
    Ripresi fiato. No, cos'avevo fatto?! Oddio. Ora mi uccide, ora mi uccide, ora mi uccide...

  4. #44
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    Predefinito Riferimento: Be Mine

    Però... mi sentivo davvero leggerissima dopo quel grande sfogo, come se mi avessero tolto di dosso una montagna. Da quanto tempo desideravo dare del filo da torcere a quella acida zitella.
    Ero soddisfatta, leggera, forse anche più lucida... e mi ritrovai nuovamente a riflettere su quella mia intricata situazione.
    Avevo litigato con Mr. Leto Jr, non sapevo quando avrei potuto ri-rivolgere la parola a Kumiko, la Thompson mi avrebbe odiata a vita, Jeffrey non mi sopportava più, lo staff si lamentava... grandioso! Dalla felicità sarei diventata autolesionista a breve...

    Ma perchè scappare? In fondo non aveva senso... non poteva andare peggio, ma era troppo facile andarmene così, era da codardi, da deboli. E forse per certi versi, era proprio ciò che ero... ma non era quello che volevo dimostrare.

    «Sa cosa penso a volte? Che le persone come lei sono solo capaci di calpestare l'autostima degli altri, imponendo forzatamente le loro idee - le sussurrai all'orecchio rugoso con estrema calma - forse ha perso di vista il buonsenso; lei non è nessuno... e io non mi arrendo così facilmente».
    La superai e avvicinandomi a Jeffrey e allo staff, annunciai «Sono pronta».

    E' assurdo pensare che giunti ad un traguardo
    neanche ci arrivi e diventa un ricordo
    - T. Ferro

    *******************
    S e c o n d a p a r t e :

    Le giornate passavano lentamente, tra location, hotel e viceversa: aveva le sue pause in corrispondenza dei pasti e delle scene dei ragazzi, dove approffittava per divorare un panino, spettegolare con le truccatrici o ridere con gli addetti alle luci. Erano tutte persone semplici e alla mano, con cui chiacchierare era piacevole.
    Dopo i piccoli ormai sorpassabili fallimenti si era ripresa subito: la determinazione e la voglia di essere rispettata l'avevano spinta a raggiungere risultati discreti. Era la sua rivicinta contro tutti e ne andava fiera. La Thompson aveva acquistato il talento del silenzio dinnanzi a lei, le lanciava solo occhiate di fuoco raggelanti, che lei ignorava altamente. Le piaceva troppo quella situazione. In fondo, tutto si era sistemato.

    Quasi... tutto.

    Sentiva chiaramente che qualcosa le mancava. Come quando esci di casa e hai la timida sensazione di aver dimenticato qualcosa, ma nel momento non riesce a venirti in mente... così, per la fretta, scendi in strada lo stesso, correndo, senza pensarci più...
    Ma alcune volte diventa un chiodo fisso, un pensiero che ti trascini dietro per tutto l'arco della giornata, t'insegue come un gattino bisognoso di casa ed affetto. Era fastidioso, quasi irritante, sentire quel vuoto e non capirne la causa e soprattutto con cosa bisognava riempirlo.

    Non aveva ancora fatto pace con Jared. Non era orgogliosa di natura e non era mai riuscita a portare rancore, ma non gli avrebbe mai chiesto scusa per prima. Non era colpa sua, quindi pretendeva delle scuse: anche indirette magari nascoste dentro a delle domande banali causa-discussione-forzata che sembrano affermazioni sensate ma confusionarie, o insomma qualcosa del genere, non lo sapeva nemmeno lei! Ma si era arresa ai fatti, poichè lui la ignorava e non mostrava segni di "resa". Era la prima volta che litigavano seriamente, e non sapeva come gestire quella situazione.

    Come ci si sente quando ti tolgono un abitudine, e ti ritrovi in una situazione nuova? Spaesato? Perso? Confuso? E' come traslocare, cambiare scuola, lavoro, paese. Tutto sembra diverso. Ma si cerca comunque di adattarsi in fretta al nuovo ruolo, e saperlo interpretare, per non sentirsi come una stella senza ubicazione.

    C'era sempre molta tensione nell'aria quando dovevano lavorare insieme. Lui non la guardava e non le parlava mai più del dovuto, facevano discorsi irrilevanti, costituiti da parole rumorose come silenzio.
    Non lo avrebbe mai ammesso, nemmeno a sè stessa, ma quel cambiamento radicale la feriva.
    Ogni dettaglio è aria che mi manca
    E se sto così sarà la primavera
    - T. Ferro
    Aveva incosciamente capito che aveva sviluppato una specie di dipendenza. Non sapeva cosa fosse esattamente, che nome dargli o quale fosse la definizione giusta.
    Sapeva solo che si era abituata alle attenzioni di quell'uomo, al suo umorismo sarcastico, ai suoi sorrisi rari ma spontanei, ai suoi "come stai?" o "andrà tutto bene"... era qualcosa che viveva quotidianamente, sulla propria pelle, come sole, vento e pioggia.

    Le sue mani, come granelli di sabbia che levigavano il suo cuore donandogli forma armoniosa ed equilibrata, come uno scultore con una statua.

    Non c'era un perchè, era accaduto così e basta, in modo naturale e spontaneo si era abituata alla sua presenza, giorno per giorno;
    e più il tempo passava più il legame si rafforzava, e quando per un giorno non lo vedeva, arrivava persino a chiedersi dove fosse, cosa stesse facendo, perchè non l'avesse visto... nemmeno se ne accorgeva che questi pensieri occupavano la sua mente per giornate intere... finchè poi non lo rivedeva; e tutto sembra più luminoso, profumato e allegro. Vedeva un nuovo colore per le strade, nei cartelloni pubblicitari, negli occhi delle altre persone.
    Ogni dettaglio è aria che mi manca
    E se sto così sarà la primavera
    Ma non regge più la scusa
    Nooo no
    - T. Ferro
    E ora le era stato sottratto tutto, di punto in bianco, forse in modo irreparabile.
    Avrebbe voluto prendersi a schiaffi da sola. Solo ora si rendeva conto del valore di tutto quello che aveva ricevuto in quel lasso di tempo, ogni gesto, ogni parola, tutto assumeva un significato speciale e unico.
    Perchè? Perchè proprio ora doveva rendersene conto?
    Capiamo finalmente il valore di una cosa solo dopo averla persa per sempre
    - K. Cobain
    Si sentiva incompleta, come se le mancasse qualcosa di fondamentale: una mano, un braccio, una gamba... il cuore.

    Ecco, lo aveva trovato. Aveva finalmente trovato cosa le mancava.

    Idiota. Sei solo un grandissimo bastardo idiota!
    ...ma io lo sono ancora di più di te...
    Non ci capisco più nulla. Perchè all'improvviso è cambiato tutto?
    Ti guardo con occhi diversi, che non sento più miei, reagisco in modo strano quando ci sei tu.
    Soffro se non guardi, se non mi parli... perchè ti comporti come se non esisto?!
    Ti ostini sempre ad ignorarmi, avvolto nel tuo mantello di indifferenza.
    Smettila! Io sono qua, perchè non mi guardi? Ti sento così lontano.

    Dimmi te a che serve restare lontano in silenzio a guardare la nostra passione che muore in un angolo
    - Negramaro ft. Jovanotti
    Ho cercato invano il pezzo mancante di me stessa. Pur non sapendo cosa fosse, cosa mi mancasse.
    Ora ho finalmente capito tutto.

    Sei tu il ladro. Mi hai rubato il cuore.

    Come hai osato prenderlo? Non hai mai avuto il mio permesso, una delega, un certificato o un misero foglio con una misera approvazione.
    Non eri nessuno per me, non avevo bisogno del tuo aiuto, della tua compagnia, di te
    ...ora sì invece
    Dimmelo ti prego, dimmi cos'è cambiato!
    Non so come, sei riuscito a varcare questo muro che non esiste più
    e prepotente come sei, ti sei preso il mio cuore, come fosse tuo.
    E' così vuoto... cosa vuoi fartene di un cuore vuoto?
    Riportamelo, ridammelo, è mio! Non te lo meriti il mio cuore non te lo meriti.
    Sei solo un egocentrico strafottente... ti odio!
    Non credere alle mie bugie.
    Soffocami, sorprendimi, stupiscimi. Fai qualcosa, ma fallo.
    Mi manchi, idiota. Non avrei mai immaginato di poterlo pensare.



    E fino a quel momento non mi ero mai accorta che lui nel mio cuore era diventato così importante .
    ___________________

    [. » Continua nel prossimo capitolo • .]

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