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Discussione: Interviste con i Mars

  1. #1
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    Predefinito Interviste con i Mars

    Ok,in questa discussione vi scriverò alcune interviste ai Mars che ho trovato sul web.Se trovate qualcosa di interessante,scrivete anche voi,cosi raggruppiamo tutte le interviste qui.
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  2. #2
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    Predefinito Re: Interviste con i Mars

    Intervista a Jared e Shannon alla rivista inglese "The Sunday Times".

    "MIO FRATELLO È STATO IN LUOGHI VERAMENTE OSCURI"

    L'attore hollywoodiano e rock star Jared Leto, di 41 anni, e suo fratello, Shannon, di 43 anni, batterista della loro band, parlano di come l'arte e la musica li hanno salvati dalla loro vita di furti, droga e prigione.

    Jared: "Mia madre ebbe mio fratello Shannon quando aveva 17 anni. Ebbe me 18 mesi dopo. In quel momento stava vivendo in Louisiana, e non passò molto tempo prima che sapesse di voler andare via. Questa nostra mamma adolescente single prese me e mio fratello in un braccio e un mazzo di buoni spesa in un altro, diretta a nord del Massachussets. Era una cosa abbastanza coraggiosa da fare, ma mamma pensò che, andandocene via di lì, ci avrebbe dato una migliore condizione di vita. Era inoltre uno spirito libero, e aveva abbracciato la cultura hippie che si era diffusa negli anni '60 e '70. Quindi durante i primi tempi ci siamo trasferiti spesso; non era una novità svegliarsi in macchina e accorgersi che eravamo nuovamente in viaggio. Eravamo certamente poveri, ma mamma ebbe lavori strani, ed era determinata a tornare al college. Lei amava l'arte quindi, dall'inizio, molti dei nostri amici erano artisti, fotografi, attori e musicisti e molti dei posti in cui vivevamo erano case in comune con altri hippie e comunità. Li guardavamo dipingere e a volte ci univamo a loro. Se una chitarra o dei bongo venivano lasciati lì, era garantito che io o Shannon li avremmo presi. Era ossessionato dal ritmo; batteva su pentole e barattoli prima che avesse sentito parlare della batteria. Una volta mia madre vide una pubblicità in un giornale dove si diceva che avrebbero regalato un pianoforte al primo che fosse andato a prenderlo, quindi noi tre andammo lì per primi e lo portammo a casa. Mancavano le chiavi e non era accordato, ma non ce ne importò minimamente; potevamo ancora suonarlo. Durante le lunghe estati tornavamo spesso indietro in Louisiana e trascorrevamo il tempo con i parenti di mamma. Erano Cajun, erano poveri, e vivevano in una casa con una sola camera da letto. In realtà pensavamo che fossero ricchi perché avevano una piscina nel giardino posteriore - probabilmente comprata da qualche viandante - in cui ci sedevamo per ore, combattendo il caldo o i moscerini. Come giovani, eravamo abbastanza indisciplinati, quindi sono sicuro che spesso facessimo incazzare i nostri nonni, per non parlare di mamma, e tutti gli insegnanti che incrociavano la nostra strada. Condividiamo entrambi un odio per la scuola: per noi era come una punizione, come essere rinchiusi, e il risultato era che uno di noi doveva sempre andare nell'ufficio del preside per qualche guaio che avevamo combinato. Ma, a essere sincero, gli insegnanti erano dei gradassi. Non ci interessava che scoprissero le cose che facevamo a scuola; non volevamo che scoprissero riguardo a tutta la ****a che facevamo fuori. In questo senso, si può dire che avessimo un insaziabile senso di avventura. Se vedevamo un cartello con la scritta "NON ENTRARE", quello era una tentazione. Abbiamo fatto irruzione in uffici, magazzini, scuole...dinne qualcuno, e noi l'abbiamo fatto. E facendo questo, stiamo diventati dei ladruncoli: bottiglie di liquori un giorno, uno scooter o una moto carina un altro giorno. Era questo ciò che facevamo. Alcuni ragazzini andavano in campeggio, noi andavamo a rubarti la macchina. Ai tempi, non credo che ci fosse qualcosa di sbagliato in ciò che facevamo, ovviamente finché non venivi catturato - quella era la parte sbagliata. Se mamma scopriva qualcosa, era totalmente esasperata con noi, ma ciò non ci fermava e, crescendo sempre di più, le cose peggiorarono. Quando ero in tarda adolescenza, ci trasferimmo a Washington. Stavo dentro e fuori un college di arte, e fu più o meno allora che l'epidemia della droga stava prendendo piede nella costa est. Quelli erano i tempi in cui ti sedevi in cerchio con un gruppo di persone e un ago che passava a tutti. Molte di queste persone non sono più qui. E essere sincero, allora c'erano solo due cose che volevo diventare: una era un artista e l'altra un trafficante di droga. Lo stesso poteva dirsi di Shannon. Ma sono riuscito a lasciarmi tutto indietro e ho continuato ad andare al college. Suppongo di essermi circondato di quell'arte che avevamo scoperto da bambini e ciò divenne la mia salvezza. Era diverso da ciò che accadde a mio fratello. La dipendenza dalla droghe peggiorò. Aveva i suoi demoni. Lui è stato in luoghi davvero oscuri, ed è fortunato ad essere ancora vivo. La cosa pazzesca è che, se non fosse stato per lui, non avrei corso il rischio riguardo alla mia carriera di seguire la cosa che amavo davvero fare, ossia la musica. In quel senso, i miei sogni sono anche i suoi sogni, e adesso, dopo tutto quello che abbiamo passato, stiamo vivendo questo sogno insieme."

    Shannon: "Mio padre non c'era mai. Se ne andò quando io e Jared eravamo molto piccoli. Non lo incontrammo mai perché, quando avevo 10 anni e Jared ne aveva 8, si suicidò. Quindi potevamo dire dall'inizio che ci fossimo solo io, Jared e mamma. E lei era ancora un'adolescente quando ci ebbe, penso che stesse ancora cercando di scoprire se stessa. Ma lei sapeva di voler andare via dalla Louisiana, così siamo finiti a viaggiare spesso. Ogni tanto cambiavamo Stato, città, strada e così via. Ricordo che una volta ci trasferimmo in questo nuovo vicinato e io e Jared eravamo ansiosi di farci nuovi amici, quindi invitammo alcuni vicino a casa nostra e mi inventai questo nuovo gioco divertente. Dissi loro di restare accanto a me e dissi a Jared di mettersi spalle al muro con le braccia e le gambe aperte, con l'idea di dovergli lanciare attorno delle frecce. Quindi lanciai la prima e fu davvero un grande colpo. La seconda lo colpì a un braccio e cominciò a urlare per tutta la casa, e tutti gli altri ragazzini scapparono di casa. A pensarci, non avevamo molti amici. Jared era quel tipo di ragazzo a cui non fregava un ***** di nessuno e non si faceva influenzare, e spesso ci sentivamo estraniati e ciò non aiutava a farci piacere la scuola. Io odiavo la conformità, odiavo le regole, e coglievo sempre l'occasione di infrangerle, trascinando Jared con me. Alla fine, sono stato cacciato così tante volte da scuola che ho deciso di andarmene di casa, e così iniziai a bere e a fare uso di droghe. Sparivo, infrangevo le regole e tornavo a casa con la polizia. Feci amicizia con le persone sbagliate, così cominciati a rubare macchine nuove di zecca. Ero in un casino, sentivo di non appartenere a nessun posto, quindi facevo le cose più pazze per zittire quel rumore nella mia testa. Era la cosa peggiore che si potesse immaginare. Fortunatamente, Jared riuscì a venirne fuori: ebbe un posto in un college di Filadelfia per fare arte, e poi andò a New York per fare film. A 21 anni, era in California a recitare nel suo primo film. Poteva vedere ciò che mi stava succedendo, ma non poteva farci niente. Dovevo uscire da solo dal pericolo e dalla pazzia. Alla fine, l'ho fatto, e quando successe andai a stare con Jared e fu proprio lui che mi aiutò a cambiare la mia vita. Senza di lui, non starei facendo la cosa che amo fare di più al mondo."



    Ultima modifica di Vi Echelon; 07-07-2014 alle 14:47
    Federica88 and Kumiko like this.

  3. #3
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    Predefinito Re: Interviste con i Mars

    Intervista con Shannon per la rivista Modern Drummer – Agosto 2014. Parte 1°
    Quest'intervista merita di essere letta,quindi ve la posto in due parti visto che non riesco a postarla intera.


    MD: “La creatività sembra essere una conseguenza dell’ambiente in cui sei cresciuto.”

    Shannon: “Sì. Crescendo, invece di avere le bambole di G.I. Joe e la TV, avevo gli strumenti musicali. Un amico di mia madre veniva con bongo e chitarre, e io provavo a riprodurre la mimica di quei suoni.”

    MD: “Hai riportato che quando eri molto piccolo, all’età di 6-7 anni, potresti aver rubato o no l’album Detroyer dei KISS da un negozio di musica. Che cosa ha attirato la tua attenzione riguardo a quell’album?”.

    Shannon: “Adoravo la carica emotiva oscura della copertina, con la band in cima a una montagna e la città in fiamme dietro di loro. Siccome non avevo giocattoli o la TV, la mia immaginazione era il mio intrattenimento. Immaginavo me stesso correre per quella città in fiamme e incontrarli in cima alla montagna. E quando ho veramente ascoltato l’album, ho adorato il sound. Quindi dal punto di vista visivo e sonoro ero connesso a quello stile di musica da quando ero piccolo.”

    MD: “Quindi come hai iniziato a suonare la batteria?”.

    Shannon: “Ho iniziato ascoltando degli album e vedendo foto di batteristi e batterie, quindi sistemavo varie padelle e coperchi e scatole e suonavo, suonavo, suonavo.”

    MD: “Hai mai preso lezioni?”.

    Shannon: “Ho provato a prendere lezioni, ma ero insofferente. Volevo andare per conto mio e farlo. Ho avuto l’occasione di far parte di una comunità jazz quando avevo 12 o 13 anni. Ho avuto l’occasione di suonare un vero set da batteria, e lì erano coinvolti anche altri musicisti e abbiamo avuto l’occasione di viaggiare e fare concerti. Quello fu veramente eccitante. C’era una connessione, per me – suonare dal vivo ed essere connesso a qualcosa di più grande. La seconda volta dovevano farlo, la stagione dopo o qualcosa del genere, e volevano che leggessi la musica, e io non sapevo come farlo. Quindi ero nervoso. La canzone che dovevamo provare era Owner Of A Lonely Heart degli Yes. Quindi ho pensato ‘Io conosco questa canzone – So farlo!’, ma quando venne il mio turno per il provino il conduttore, che pensavo fosse mio amico, mi getta addosso questo spartito, e la presi sul personale: ‘Diamine, sa che non so leggere la musica’. Ho guardato lo spartito, pensando che avrei potuto cavarmela con ciò che ricordavo avendo ascoltato quella canzone alla radio, ma cominciai a sudare e in breve mandai in fumo il provino.”

    MD: “In realtà per un bel po’ hai smesso di suonare, dopo quell’episodio.”

    Shannon: “Sì, è così. Smisi di suonare perché, a quell’età, mi sentii tradito da qualcuno a cui ci tenevo, in qualche maniera.”

    MD: "Quelli sono anni formativi e fragili, per i musicisti. Dev'essere stato un episodio grave, per te."

    Shannon: "Sì, è così. Perché la musica e la batteria erano la mia arte, la mia vita - era l'unico modo in cui esprimevo me stesso. La presi sul personale, a quel tempo, quindi abbandonai la batteria per un po'."

    MD: "Hai menzionato che c'era un sacco di musica attorno a te mentre stavi crescendo, ma c'era una particolare band o batterista che trovavi accattivante?".

    Shannon: "Mi piacevano così tanti diversi generi di musica, ma non c'era un batterista che volevo emulare. C'erano batteristi allora di cui adesso parlano tutti, come John Bonham dei Led Zeppelin, Keith Moon dei The Who, e Stewart Copeland dei Police, che mi piacevano davvero, ma mi sentivo più connesso alla musica piuttosto che a un particolare batterista. Le mie prime esperienze musicali, come quelle di Bonham, non furono visive - io ascoltavo. Mi ricordo che ascoltavo The Song Remains The Same e ascoltavo non solo Bonham che suonava ma anche i suoni vocali che emetteva mentre stava suonando, come se stesse ringhiando, e mi sembrò così reale e che avesse una tale passione. Lo sentivo - la batteria, la voce, le chitarre, l'organo... Per diventare un batterista o un membro di una band, dovevo evocare in me una reazione emozionale."

    MD: "I 30 Seconds to Mars sono la tua prima e unica band, è così?".

    Shannon: "Sì, è così."
    MD: "Assemblarla con il fatto che la band sia esordita con membri solo tu e tuo fratello e il fatto che non stavate provando a emulare nessuno, la musica che avete creato e il tuo stile nel suonare la batteria sono essenzialmente tuoi."

    Shannon: "Non ci ho mai pensato nel modo in cui l'hai messa tu, ma hai ragione - questo è ciò che è successo. Ho imparato da tutti coloro che ascoltavo, ma quando abbiamo iniziato a suonare era una cosa nostra, quindi io ho creato un mio stile."

    MD: "Quando tu e Jared avete iniziato a strimpellare, il vostro scopo era creare una band o vi stavate solo divertendo a suonare le vostre canzoni preferite?".

    Shannon: "Abbiamo iniziato praticamente da subito a scrivere canzoni, ma in realtà non sapevamo che stavamo scrivendo. Seguivamo quello che l'altro suonava, strimpellavamo e basta."

    MD: "Jared cantava anche allora?".

    Shannon: "Sì, lui cantava mentre suonava la chitarra, e registravamo in un registratore di cassette. Non suonavamo seriamente, eravamo solo io e lui in una camera da letto."

    MD: "Il tuo stile nel suonare la batteria tende ad avere un groove basilare con un sacco di accenti nel mezzo che sono sia basati sul puntalizzare una melodia vocale o sul seguire la strumentazione."

    Shannon: "Quello stile si è formato a un'abitudine che avevo quando ascoltavo una canzone alla radio. Tenevo il tempo col piede destro e col piede sinistro tenevo la battuta vocale. Dopo, con la mano destra, tenevo il tempo della chitarra o della tastiera e avevo questa sorta di ritmo veloce con la mia mano sinistra. Voglio dire, non sapevo cosa stessi facendo."

    MD: "Era un esercizio indipendente e intenzionale?".

    Shannon: "No, per niente. Battevo solo il tempo, ma successivamente ho realizzato che mi stavo esercitando, in qualche maniera."

    MD: "Sembra che suonare la batteria sia derivato dalla tua immaginazione attiva. Potevi immaginare come tradurre ciò che sentivi ai tuoi arti. Per te è mai stato difficile ottenere la coordinazione a partire da ciò che sentivi nella tua testa quando ti mettevi dietro la batteria?".

    Shannon: "No, in realtà no. Se potevo sentirlo, potevo suonarlo."

    MD: "Sin dall'inizio tu hai incorporato suoni sia acustici che elettronici, che sono una parte integrante del sound dei 30 Seconds to Mars. Quando ti senti interessato per la prima volta alla musica elettronica?".

    Shannon: "Ricordo di aver visto un concerto dei Depeche Mode in videocassetta, tanto tempo fa, e ho pensato che fosse veramente figo. Band new-wave come i Depeche Mode e i The Cure erano gruppi che ascoltavo assieme all'altra musica che mi piaceva, e quando suonavo la batteria volevo essere capace di produrre anche quel tipo di suoni. Quindi avevo bisogno di aggiungere imbottiture, componenti e campionatori per poterlo fare."

    MD: "Prima di iniziare a incidere un nuovo album, decidi di focalizzarti di più sulla parte acustica o su quella elettronica?".

    Shannon: "Ho delle idee nella mia testa, ma ultimamente dipende dalla canzone. Le canzoni di solito iniziano da una battuta vocale, da una battuta della chitarra, o da una battuta della batteria, e iniziamo semplicemente ad aggiungere o sottrarre strati. Non c'è un cliché, c'è solo ciò che sentiamo sia giusto per ogni canzone."

    MD: "Facendo così tendi ad accentuare la parte vocale o le melodie. Le tue parti tendono ad evolvere man mano che la canzone diventa più chiara?".

    Shannon: "Beh, a volte le canzoni iniziano con la batteria, e tutto si crea da quella. La canzone Night of the Hunter dall'album This Is War è scritta attorno al suono della batteria."

    MD: "Quanto sei coinvolto nella produzione dei brani nello studio di registrazione?".

    Shannon: "Oh, io sto lì a provare e ridacchiare. Sono uno scienziato pazzo nella sala di controllo."

    MD: "Lo studio di registrazione può essere un luogo strano quando si tratta di suonare la batteria. Tu sei un batterista molto 'fisico', ma a volte dare il massimo nello studio di registrazione il suono non rende al meglio. Qual è il tuo approccio?".

    Shannon: "È vero, è c'è una cosa che ho imparato col tempo. Se sto suonando la batteria, ostruisco il suono. Quindi faccio tira e molla. Quando sto cercando di capire le mie parti, vado avanti e suono molto forte perché ce la sto mettendo tutta. Voglio capire se le parti vanno bene. Poi, quando devo inciderle, mollo un po' per registrare la meglio."

  4. #4
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    Predefinito Re: Interviste con i Mars

    Intervista a Shannon Parte 2°

    MD: "Fai una sola ripresa?".

    Shannon: "Una sola ripresa, sicuro! Sono un tipo da una sola ripresa. Non faccio poche parti alla volta. Anche adesso per me è difficile quando qualcuno mi dice: 'Ehi, vai a programmare questo beat e lo registreremo dopo con la batteria'. Sono tipo: 'Nah, devo suonarlo e basta', quindi monto tutto e lo registro, e forse dopo mi metto a programmare qualcosa in base a ciò che ho registrato. Non sono uno schiavo dell'elettronica o della tecnologia. La guardo come per controllarla."

    MD: "Tutte le canzoni vengono scritte solo da te e Jared, o anche Tomo Milicevic è coinvolto nel processo?".

    Shannon: "Principalmente siamo io e Jared, ma tutte le idee sono le benvenute."

    MD: "Pensi che il vostro legame tra fratelli intimidisca Tomo riguardo al portare delle idee?".

    Shannon: "Sai una cosa? Probabilmente è così, ma penso che se la sappia cavare. Qualunque idea è una buona idea, perché può sfociare in un'altra idea."

    MD: "Hai mai registrato dei brani per altri progetti?".

    Shannon: "Alla fine degli anni '90 ho fatto parte di un progetto di una band, Wondergirls, con Scott Weiland, Ian Astbury dei Cult, Troy Van Leeuwen, e un gruppo di altre persone, ma non è mai successo niente di serio perché tutti facevano parte di diverse etichette discografiche. Io andavo, suonavo e basta. Era un progetto non importante."

    MD: "È piuttosto raro per qualcuno essere stato praticamente in una sola band sin dall'inizio, e sembra che più quella band abbia successo, più sembri focalizzato sul farla essere il meglio."

    Shannon: "Sono piuttosto realizzato con i Mars. Tutta la mia energia viene messa in questa band, e c'è molto di più che mi coinvolge oltre a suonare la batteria. Dalla parte visiva ai live al cazzeggiare con i nuovi strumenti e riportare fuori vecchie tastiere - c'è un sacco di roba da fare che mi tiene occupato."

    MD: "La band in genere si prende dai 3 ai 5 anni tra ogni album. Questo è dovuto al programma o tendete a lavorare meticolosamente e concettualmente dall'inizio di ogni album?".

    Shannon: "Beh, non lo faremo più. Ma di solito ci impiegavamo così tanto a incidere un album perché ci immergevamo e cercavamo il messaggio delle canzoni finché non erano finite. Provavamo diversi Juno, tutti questi sintetizzatori vecchia scuola degli anni '80, tamburi programmati degli anni '80 tipo Simmons, chitarre vintage... Ci siamo presi il nostro tempo, e l'industria discografica ci ha sempre permesso di farlo."

    MD: "Si capisce decisamente dai vostri album perché, fin dal primo album della band, le canzoni suonano sempre finite, con un sacco di premura e precisione piazzate nei suoni, negli arrangiamenti, e nelle parti orchestrali."
    Shannon: "Questo è il modo in cui l'abbiamo fatto, e abbiamo imparato un sacco da quel tipo di processo. Non sempre ti ci vuole tutto quel tempo. A volte fai il prezioso, e la perfezione è tipo soggettiva. Niente è perfetto, e cercare di essere perfetto non è un modo divertente di vivere. Penso di aver imparato che le imperfezioni siano ciò che rende le cose eccitanti e diverse. ll nostro ultimo album, LOVE LUST FAITH + DREAMS, ci sono un paio di imperfezioni e e sbagli, ed è questo ciò crea gli album."

    MD: "Intendi sbagli in fatto di performance?".

    Shannon: "Sì, ma persino nei suoni che stavo creando con i sintetizzatori e tutto quanto. C'erano alcuni sbagli 'felici', e li ho semplicemente lasciati così al posto di correggerli per renderli 'perfetti'."

    MD: "Quando stai in quel tipo di band che si prende il proprio tempo, quando capisci che devi lasciar perdere qualcosa?".

    Shannon: "Beh, abbiamo fatto pochi album che hanno richiesto un sacco di tempo perché stavamo provando a fare le cose in maniera perfetta, o il meglio che potessimo fare. Credo che sia stato il tempo a insegnarci. Abbiamo imparato che non dobbiamo farlo per forza. Semplicemente crescere ed evolverci come band ci ha aiutato a imparare quando dobbiamo lasciar andare. È un processo. Spingiamo noi stessi a provare le cose in maniera diversa, ad essere di larghe vedute, rischiare, cambiare, crescere ed evolvere. Detto ciò, lasciar andare è un processo naturale che usiamo per le cose, adesso - non focalizzarci troppo sulle cose minuziose ma lasciare respirare le cose e che le cose siano imperfette."

    MD: "I produttori dicono mai: 'Penso che ci siate arrivati', ma voi vi sentite diversamente?".

    Shannon: "Sta sempre a noi capirlo. Alcuni produttori sono tipo: 'Penso che andasse bene così!', e se noi concordiamo, concordiamo. E se non concordiamo... beh, io tendo ad estenuare tutte le idee. Io tendo ad estenuare tutto, sai. 'Vediamo come funzionerà questa parte in 2/4... vediamo come funzionerà in four-on-the-floor... proviamo un upbeat..." Nella mia mente lo percepisco, quindi voglio essere capace di sentirlo in alto in qualunque modo suoni."

    MD: "Quando avete esordito, stavate creando per voi stessi. Adesso che avete un enorme fanbase, ciò vi mette ancora più pressione quando state scrivendo perché c'è aspettativa?".

    Shannon: "Nah, amico, non c'è affatto pressione. Faremo ciò che faremo. Ecco ciò che abbiamo sempre fatto. Siamo stati fortunati ad aver creato questa dinamica sin dall'inizio, ed è sempre stato in questo modo. Avere una famiglia globale, gli Echelon, in realtà ha contribuito al nostro processo creativo. Ci hanno dato l'ispirazione di esprimere noi stessi nel modo in cui scegliamo di farlo. Sono veramente incredibili."

    MD: "Cos'è più importante per te da trasmettere durante una performance? Ti focalizzi sull'atmosfera o sul suonare le parti perfettamente?".

    Shannon: "No no no - non mi preoccupo mai di essere perfetto. Ciò che mi preoccupa è essere libero quando sono lassù, non sentirmi limitato perché, quando succede, il mio suonare diventa moscio e non è così divertente. È l'atmosfera! Alimento mio fratello, alimento il pubblico, e io semplicemente sparisco nel concerto. Tipo quando stai guidando da casa tua fino a un certo posto, ci arrivi e sei tipo: 'Come diamine ho fatto ad arrivare qui?'."

    MD: "Voi usate dei monitor in-ear, che danno un incredibile isolamento. Hai qualche atmosfera nel tuo mix che ti permette di non perderti il coinvolgimento nel pubblico?".

    Shannon: "Non metto gli in-ears tutto il tempo, è uno spento e uno acceso, e inoltre abbiamo anche dei microfoni puntati verso il pubblico. Voglio proteggere le mie orecchie. Prima usavo dei tappi per le orecchie quando usavamo i monitor del palco, e la transizione verso gli in-ear in realtà fu una spina nel fianco. Ero tutto: 'Io voglio sentire la musica, amico', quindi fu anche questo un processo."

    MD: "I tappi per le orecchie possono rendere il sound migliore, specialmente per la grancassa, ma i tappi modellati hanno fatto sparire il suono."

    Shannon: "Sì! Ecco perché è importante avere un bravo uomo che si occupi del monitor ma anche un pedale sotto la tua sedia."

    MD: "Usi anche dei seat shaker?".

    Shannon: "Sì, *****! Sono fantastici."

    MD: "Gli in-ear sono quasi una contraddizione del successo. È il sogno di ogni musicista suonare per un vasto pubblico che canti ogni parola, e poi sono arrivati gli in-ear e a meno che tu non abbia uno di quei microfoni per catturare l'atmosfera, può essere difficile nutrirsi di quell'energia."

    Shannon: "Con tutto c'è un fattore causa-effetto. Se suoni senza la protezione, diventerai sordo e non riuscirai a sentire la tua batteria o il pubblico. Se suoni con gli in-ear, ti abituerai a sentire il mix in quel modo."

    MD: "Hai un click nelle tue orecchie?".

    Shannon: "C'è un click per alcune delle cose elettroniche che facciamo qua e là, e gli in-ear mi permettono di sentirle chiaramente nel mix."

    MD: "A parte il set, c'è qualcosa in ogni canzone che richiede un click?".

    Shannon: "Suoniamo tutto. Niente è registrato; è tutto live. Tomo ha delle sequenze e il bassista del tour, Jared ed io, abbiamo tutte parti suonate da noi, così non dobbiamo suonare ciò che è registrato. In quelle situazioni hai bisogno di un click, e suonare a partire da un click non mi ha mai infastidito. Posso mollare il beat, posso tirare il beat. È stato sempre naturale, per me. Ma la cosa più importante è che mette tutto in linea così, quando si innesca il campionatore, è in rima."

    MD: "Dovete andare in tour in Canada e negli States con i Linkin Park e gli A.F.I."

    Shannon: "Conoscevamo i ragazzi dei Linkin Park da un bel po' di tempo, e abbiamo pensato che sarebbe stata un'idea incredibile fare un tour insieme. Aveva senso e basta."

    MD: "Dev'essere difficile per i 30 Seconds to Mars stare con altre band."

    Shannon: "Sì, noi abbiamo il nostro stile. Ma se guardi la grandiosità di entrambe le band, condividiamo alcuni degli elementi di produzione e teatrali, quindi è una bella accoppiata per un tour."

    MD: "Come parte fisica o teatrale può essere, voi avete un rapporto molto stretto con il pubblico. È un'atmosfera comune."

    Shannon: "Esatto! Ecco cosa sono i 30 Seconds to Mars - sono una comunità. Le persone possono ascoltare nel modo in cui vogliono ascoltare. Niente è forzato. Penso che i nostri fan lo apprezzino. Hanno la libertà di essere ciò che sono e di esprimere ciò che sentono."











    Shannon: "Conoscevamo i ragazzi dei Linkin Park da un bel po' di tempo, e abbiamo pensato che sarebbe stata un'idea incredibile fare un tour insieme. Aveva senso e basta."- Bho io amo quest'uomo

  5. #5
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    Predefinito Re: Interviste con i Mars

    c'è questa nuova intervista che hanno fatto a Tomo
    vi riporto la risposta ad una domanda in particolare riguardante il prossimo album :
    "Stiamo creando sempre musica, ma la creazione di un album è un grande impegno, si tratta di un grande lavoro. Prima di impegnarci aspettiamo di essere alla fine del tour.

    Siamo quasi alla fine del tour e abbiamo molte nuove canzoni scritte già, quindi penso che sarà divertente, abbiamo un album che è molto energico che ci connette con le persone ed è in grado di comunicare su una larga scala. Ci piace l'idea di mantenere le cose semplici, divertirci e fare un sacco di musica in ogni modo che persone ameranno"

    source: Thirty seconds to Mars: ´Ya tenemos varias canciones escritas´ | RPP NOTICIAS

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