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QUiERO; QUiERO BAiLAR ~

~ S e n z a Z u c c h e r o.

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Di , 30-06-2009 alle 09:34 (1349 Visite)
Per molti la musica non è più di una forma di svago o distrazione.
Per altri non è proprio niente, solo un modo per fare baccano.
Per pochi è vita, è passione.
Ed ecco, io dedico questo intervento proprio a quei pochi.
Quindi se non sei compreso/a in questo gruppo, evita di lasciare un commento, non capiresti un accidenti.

Amo la musica.
Amo accendere il televisore e sintonizzarlo su Mtv.
Amo la mia chitarra, suonarla e viverla.
Amo il mio nuovissimo iPod e anche le odiosissime cuffie bianche che si intrigano sempre.
Ma amo anche un vecchio stereo ed un tradizionale cd.

Come iniziano le più famose favole? Ah sì!
C’era una volta..nono, mi correggo subito.
C’erano una volta Matteo, Luca, Carmelo, Vincenzo e Giuseppe, meglio conosciuti nel panorama musicale come Sugarfree, i SenzaZucchero. Pochi giorni prima dell’uscita del loro primo album, una bambina, dall’altra parte dell’Italia, compiva undici anni. Dalla sua migliore amica ella ricevette un dvd di video musicali che non finì mai di vedere, poiché era troppo lungo e lei non aveva pazienza. Si limitò solo a vedere i primi cinque video, il secondo in particolar modo: “Cleptomania” degli Sugarfree. Consumò quel dvd premendo in continuazione i tasti di rewind e play per vedere soltanto quei quasi quattro minuti di canzone. La imparò subito a memoria, ma non la cantava mai in presenza di altre persone, perché non conosceva il significato di quella parola tanto strana e aveva paura che potesse essere una di quella tante parole che “non si potevano dire”, come le diceva la mamma. E più lo guardava e più se ne innamorava. No, non del video, che avete capito! Si innamorava l e n t a m e n t e del cantante con la cipolla e l’accento siciliano, Matteo. Accade spesso che ci si innamori follemente del cantante di un gruppo, del front man, è normale. O forse non ne era innamorata, forse questo era soltanto il modo di appassionarsi prima, e seguire maniacalmente dopo, coloro che avevano avvicinato alla musica una bambina di unici anni. Fu quindi grazie a quei cinque che ella si appassionò della musica in modo ossessivo. Fu grazie a Loro che imparò a sapersi emozionare anche attraverso una canzone. Ma soprattutto fu grazie a Loro che cominciò a credere in un sogno che tutt’ora coltiva, ma che in parte ha già esaudito.
Passarono degli anni, e la bambina dalla lunghe trecce bionde si trasformò in una piccola donna con i capelli scalati, ma sempre biondi. Solo allora la ragazza ebbe la fortuna di poter assistere ad un concerto dei suoi primi idoli, assieme alle sue amiche. Ma si ritenne incredibilmente fortunata quando si trovava nel backstage con loro, sia prima che dopo il concerto, che fu qualcosa di pazzesco, qualcosa al quale non aveva mai assistito prima, grazie al rapporto che si era creato con la band. Ella fu davvero soddisfatta di quella serata che ricordò per tutta la sua vita. come del resto gli Sugarfree si sarebbero ricordati per un gran tempo di lei e delle sue amiche. Purtroppo questa storia non finisce con il classico “e vissero per sempre felici e contenti”. No, perché non si tratta di una favola, tutto questo è realmente accaduto e quella bambina che si drogava di “Cleptomania” ero io.

Oggi ci sono Carmelo, Vincenzo, Giuseppe e altri due sconosciuti che dovrebbero chiamarsi Alfio e Salvo, rispettivamente voce e chitarra dei nuovi Sugarfree. Sì, Matteo e Luca hanno abbandonato il gruppo; o forse è il gruppo che ha abbandonato Matteo e Luca, chissà.
Oggi i nuovi Sugarfree si sono esibiti a Piombino.
Oggi il gruppo è stato chiamato sul palco sempre con il medesimo nome, ma vederli suonare non è stato come allora. E’ stata più una pugnalata al cuore, improvvisa e micidiale, non appena sono partite le note di “Cleptomania”. Ho così provato a cancellare la visione che avevo davanti, e per un attimo m’è sembrato di ritornare indietro nel tempo, a quasi un anno fa. M’è sembrato che su quel palco ci fossero nuovamente Matteo con la camicia a righe e i pantaloni stretti e Luca con la canotta nera e gialla e il plettro legato al collo. E giuro, per un istante c’ero quasi riuscita ad immaginarmeli, ma quando ho scoperto che stavo solo cercando di ingannarmi, una lacrima è uscita spontaneamente dal mio occhio, ha seguito il profilo del mio viso e poi è caduta sulla mia maglietta azzurra, lasciando una piccola chiazza di bagnato. Poi se ne sono aggiunte delle altre che sono andate a mescolarsi con quelle delle mie amiche. Quando sono tornata a casa e ho acceso la luce di camera mia, lo sguardo è andato meccanicamente a cadere sulla mensola sopra la scrivania. Là è appoggiata la bottiglietta di Matteo, che l’estate scorsa ha lanciato dal palco e che io ho afferrato. Non lo faccio mai, ma l’ho presa in mano e l’ho stretta fra le braccia. Poggiava sul cuore, e chissà se ha sentito tutto il veleno che avevo dentro e che veniva pulsato e messo in circolo nel mio corpo ad ogni battito. E chissà dov’erano Matteo e Luca in quel momento, chissà. L’unica certezza che ho, è che se fossero stati a Piombino, la serata sarebbe proseguita in maniera diversa.

Ci sarebbero tante altre cose da raccontare, tanti atri anneddoti interessanti e divertenti sulle chiacchierate con loro, ma ora come ora, ogni altra parola che digito su questo foglio virtuale, potrebbe essere letale. Racconterò tutto il giorno in cui saprò essere più forte.

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