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South of no Nord; ©

Airplanes like shooting stars

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Di , 12-08-2010 alle 15:24 (706 Visite)
Airplanes like shooting stars.


Cammina con il naso puntato al cielo la ragazza dai capelli come una criniera. Cammina lenta su quella strada in salita fatta mille volte. Cammina e osserva quei puntini luminosi che brillano lassù, cammina e l’odore dell’erba tagliata da poco le entra nelle narici, gliele inonda di quell’odore forte, ma che a lei piace.
Le note di qualche canzone le stanno invadendo le orecchie, ma non arrivano al cervello, si perdono prima tra i miliardi di cellule che compongono il suo corpo.
La strada corre davanti a lei, corre sotto i suoi piedi e lei non la guarda, ascolta se arrivano macchine perché i suoi occhi sono troppo concentrati su quel manto blu scuro cosparso di stelle per dedicarsi alla strada.
I suoi occhi cercano quelle stelle che stanche di stare attaccate al cielo si lasciano cadere e promettono di realizzare un sogno espresso da chi le incrocia mentre cadono. Lei sta lì, su quella strada e mette un piede davanti all’altro senza guardare dove li mette e il naso è puntato al cielo. Sono passi leggeri, forse troppo, ma sono troppo pesanti per poter volare.

Cerca le stelle, cerca quei piccoli satelliti per affidar loro un sogno. È una cosa da bambine, da ingenui creduloni, affidare un sogno ad una stella che cade, ma infondo che cosa ci costa sperare? Che cosa ci costa tornare bambini giusto il tempo di esprimere un sogno? Che cosa ci costa chiedere un sorriso ad una stella che cade?
Lei vuole tornare bambina almeno per quel pezzo di strada in salita che la parta in un paese di vecchi che al minimo rumore urlano. Lei vuole chiedere ad una stella un sogno, le vuole chiedere di colmare un bisogno perché infondo le stelle cadenti non è che non vogliano realizzarli, i desideri, è che loro ci provano, ma non sempre ci riescono. Come si può pretendere che delle stelle stanche possano riuscire a realizzare un sogno? Loro ci provano, ma sono talmente stanche di brillare che vogliono solo sparire. Ci provano ad usare la loro magia per realizzare i sogni, ma non ci riescono. Non facciamogliene una colpa.
«Dove siete mie care stelle cadenti? Dove siete?» sussurra la ragazza guardando il cielo. “Dove siete?” le fa eco il suo cervello. Glielo ripetono le cellule del suo corpo, le rimandano la sua voce come l’eco in montagna.
Can we pretend that airplanes
In the night sky
Are like shooting stars?
Quella frase le rimbomba nella testa mentre osserva un aeroplano che solca quel manto sempre più scuro e sempre più puntellato di stelle.
Lei, senza pensarci, senza più forze di tenerlo dentro, quel desiderio, lo affida a quell’aereo che vola chissà dove, chissà da quanto. Gli affida quel suo piccolo desiderio, quel suo piccolo bisogno da colmare. «Non lo sperdere, dallo ad una stella cadente quando la incontri e se non la incontri tienilo per te, portalo in giro per il mondo insieme a te» sussurra a quel piccolo puntino in volo.
Il suo desiderio è stato espresso oramai, ma lei continua a tenere il naso puntato contro al cielo e il passo troppo leggero per attaccarsi al suolo. La musica inizia a riversarsi ne suo cervello attutendo il rumore del mondo circostante, le macchine, le cicale, le chiacchiere delle persone nei giardini delle case che lei supera a passo lento le arrivano come un eco troppo lontano per essere capito.
E quel passo leggero, quel passo da sognatore che vola sopra l’asfalto, quel passo leggero che spesso la fa cadere in terra facendola passare per un’imbranata anche se non lo è; è solamente diversa, è solamente non attaccata al suolo. E quel passo leggero, spesso troppo silenzioso, la fa cadere al suolo scontrandosi contro qualcosa. Qualcosa di né duro né morbido, qualcosa di caldo, di vivo.
Ha le guance rosse, la ragazza, incontrando quegli occhi così profondi da perdercisi dentro, non le ha rosse per essersi scontrata contro una persona, le ha rossa perché quegli occhi sembravano risucchiarla, sembravano rapirla e tenerla stretta.
«Dio, scusa! Non ti avevo vista! Ti sei fatta male?» le chiede porgendole una mano. Scuote la testa in segno negativo distogliendo lo sguardo da quegli occhi troppo densi per continuarli a guardare.
Le lunghe dita affusolate di lei si chiudo in quella mano calda che le viene offerta per rialzarsi da terra, ma anzi che sollevarsi, le pare che il mondo si sia fermato. La terra smette di girare, le cicale di cantare, le ore di scorrere, le macchine di andare sulla strada, le persone di chiacchierare. La vita sembra fermarsi intorno a quei due piccoli ragazzi, il mondo sembra concentrarsi in quella stretta di mano, in quella scossa che parte dal centro di quelle due mani congiunte e correre per i loro bracci e arriva al cuore di entrambi.
La vita ricomincia a correre intorno a loro mentre i loro occhi si rincontrano un’altra volta.
L’aereo sta continuando il suo viaggio, ora mai lontano da quel pezzo di cielo che ricopre le loro teste, ma loro, anche se consapevoli che lui, l’aereo, è ormai lontano, lo cercano per dirgli un grazie che non sarebbe uscito a parole.
Chi ha detto che solo le stelle cadenti realizzano i sogni?

©.

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Ad occhi chiusi; ©

Commenti

  1. L'avatar di SimmY
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    Che post stupendo. *-*
  2. L'avatar di MarikaCullen
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    Ma come fai, come fai, come fai?
    Possiamo dire che l'ho vista nascere, quasi, no? Cacchio, mai stata così orgogliosa.
    (do you see? you still have a heart.)

    Stupendo.
  3. L'avatar di Pedrina94ever
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    Meraviglioso Compare ç_ç



    P.s. Io decisamente preferisco gli aerei.