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South of no Nord; ©

20 aprile 2010 – Quando i sogni si decidono a realizzarsi.

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Di , 20-04-2010 alle 23:46 (596 Visite)
20 aprile 2010 Finley alla Fnac, dopo quasi due lunghi anni è il momento di rivederli.
9.36 treno per Firenze. Dio, quell’ansia sana che mi prende prima dei concerti o qualsiasi altra cosa a cui tengo davvero. Quella specie di energia che scorre nelle vene che poi si tramuterà in adrenalina.
12.03 arrivo a Firenze S.M.N. Casa! Si, perché per me Firenze è casa, mi fa star bene con la sua parlata, con le sue vie e col suo caos da grande città. E l’ansia inizia ad esserci sempre di più, inizia a scorrere nelle mani che tremano piano a stringere le stampelle. Le parole, le risate, i respiri più leggeri di quanto siano ogni santissimo giorno di questa vita.
E poi il giro per Firenze, il barista che mi chiama “amore mio”, la porta del bagno del bar che non si apre e l’arrivo alla fermata degli autobus.
Quell’abbraccio che colma quei mesi lontane, che colma il vuoto della distanza, quella mia specie di corsa con le stampelle e lei. La mia Compare e il suo abbraccio che non vedo l’ora di riavere.
Salire e scendere dall’autobus sbagliato, la camminata veloce alla autobus fermo alla postazione 9 e l’arrivo ai Gigli, il cuore che ormai sapeva quello che sarebbe successo da li a poche ore.
Il giro nel centro commerciale, le risate con la mia Socia, quell’amica di sempre e che sempre ci sarà. Le cazzate, la mia lingua che ferma non ci sta e allora parla, parla e parla.
Rivedere persone che non vedevi da tempo, fermati a parlare e sentirti libera da quel peso che ogni giorno ti porti dentro.
Stare in piedi davanti ad un palco che ti sembra troppo lontano per la mia abitudine, sentire il peso della gamba rotta che ti impedisce di muoverti libera e quelle stampelle che ti salveranno.
E poi loro. Loro che entrano, le urla, anche le mie, quelle trattenute per quasi due anni, quelle liberatorie, le loro parole. Lui che accorda quella chitarra che so già che sarà un fucile che ucciderà il mio cuore e l’altro che prova il microfono mentre gli altri due stanno seduti a guardare.
E poi inizia, inizia la musica, la loro musica:
Il Tempo Di Un Minuto: quella chitarra acustica che inizia ad emettere quelle note, quella mia lenta e straziante tortura. Quella voce che canta la mia vita, quelle parole che mi fanno solo bruciare gli occhi nel migliore dei casi. La mia stretta sulla stampella mentre la canzone andava avanti, mentre volevo resistere a quelli spilli negli occhi.
Dio, quant’è bella live? Quanto?
Meglio Di Noi Non C’è Niente: Dio, indescrivibile. Una dolcezza e una bellezza che m’hanno lasciato a bocca aperta, si!
Fumo E Cenere: Quel tuffo indietro nel tempo, i ricordi della prima volta che l’ho sentita arrivano a tutta velocità e si confondono nella mia mente mentre ascolto questa canzone. Quella chitarra acustica che prima era un fucila ora e una cura.
E poi quell’ansia di mettersi in fila, quel nodo allo stomaco che è ancora più stretto e stringere tutto nelle mani per riuscire a portare quello che serve sul palco, da loro. E quando si tratta di darti aria il tempo corre e quei minuti passano rapidi.
Dare quella foto modificata a Ka, che tanto non ha capito e su questo ci scommetto tutto l’oro del mondo e poi la gentilezza di Pedro e Dani a chiedermi cosa m’ero fatta, per quanto ne avevo ancora e quell’in bocca al lupo – e buona fortuna – che si attaccano addosso. Quell’ “oddio la montagna… e faccio bene! xD” da parte di Dani che mi fa sorridere, che mi ricorda che io la montagna la amerò e forse i piedi sugli sci li rimetterò.
E quella corsa con l’amica di sempre ad aspettarli perché ognuna di noi insegue qualcosa; non ha prezzo vederla saltare per la FNAC piena di gioia dopo la foto con Ste, quella foto a cui tiene. Quella foto in cui sono stata tirata dentro da lui, perché io la volevo solo scattare e quel “grazie” che pensavo di essere di un'altra persona. E poi quella foto attesa da quattro anni, quella foto con chi mi aiuta a non lanciare via le bacchette nei momenti di sconforto, quella persona a cui infondo devo il continuo dei miei sogni. Lui che dice “oh! Lei che ha le stampelle” prima di scattare quella foto che so essere una cosa importante per me.
E le gambe che fanno male a forza di stare in piedi, le mani che gridano pietà per aver stretto allungo l’impugnatura delle stampelle e il cuore? Il cuore sta battendo come non sono più abituata a sentire.
Grazie alla mia Socia che mi ha sopportato dalle 9.00 di mattina fino a quasi le 10 di sera.
Grazie alla Compare per quell’abbraccio, per i sorrisi.
Grazie a chi ho incontrato oggi.
Ma soprattutto grazie a quei quattro scemi – in senso affettivo, ovviamente - a quei quattro che ogni volta sanno farmi tornare alla vita. Grazie a loro, i Finley.
Perché prima o poi, in parte, i sogni si realizzano.

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Commenti

  1. L'avatar di *DiLe.CrAzY.fOr.FiNleY*
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    Ti ringrazio anche io per essere stata come sempre, la mia compagna di avventure Finleyane xD. E' stato un giorno super fantastico e indimenticabile. Ho scoperto anche che salto moooooooooooooooolto in altooo ! Mi sembravaa di volareee, com'è bello essere Felici..peccato che dura sempre troppo poco
    Vabbè ora basta, sennò potrei scrivere tante belle cose, anche se la maggior parte di queste le hai già dette tu
    Ti ringrazio ancora, ♥
    Ti adoro.
    PS: Comunque sinceramente penso sia stato meglio che non mi si veda nella foto, perchè sono contenta che tu ne abbia una personale con il tuo Idolo
  2. L'avatar di S a r a
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    Vedi? I sogni hanno sfiorato anche te.
    E ne sono felicissima.
  3. L'avatar di Pedrina94ever
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    E i sogni si realizzano sempre, basta crederci.

    Compare non vedo l'ora di riabbracciarti!
    Non sai quanto sono stata felice di rivederti dopo
    tantissimo tempo, ti voglio davvero un bene
    che non ti immagini, grazie per tutto.

    Ti amo platonicamente