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RESOCONTO 12.02.2008 (pre-pre-concerto)

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Di , 21-09-2008 alle 22:29 (586 Visite)
Era dal 13 febbraio che avevo in promemoria di scrivere questo resoconto, ma o non trovavo il tempo, o non trovavo la voglia. Nonostante siano passati 8 mesi, quel giorno è impresso indelebilmente nella mia mente, come marchiato a fuoco.
Ricordo l'eccitazione che mi pervadeva sin dalla settimana prima, quando, con mia mamma, ho cominciato a lavorare a bandane, bandiere e striscioni; ricordo l'ansia di non riuscire ad arrivare il tempo, l'ansia di dimenticare i biglietti a casa, l'ansia di non riuscire ad avere quella tanto agognata prima fila; ricordo tutte le volte in cui ricordavo la tabella di marcia alla Mely, che avrei trascinaro con me, e a mia sorella, che mi guardavano come di solito si guarda una pazza farneticante; ricordo la Godio che, sentendomi blaterare tutto il giorno, mi zittiva perchè non mi sopportava più; ricordo la Sofi che mi prendeva in giro, mi compativa perchè mi sarei ritrovata in mezzo a un mucchio di emo, ma in qualche modo avevamo in comune l'eccitazione per quel giorno (lei avrebbe incontrato Fish =) ).

Tutto è iniziato in un comunissimo pomeriggio di novembre.

9.11.2007: io, mamma e Debby (mia sorella) guardavamo TRL, come al solito da qualche tempo. Non facevo tanto caso ai conduttori che blateravano parole per me senza senso, ero presa dai miei pensieri e leggevo gli stupidi messaggini che passavano sotto.
Così è successo.
Uno stupido messaggino diceva che i 30 Seconds To Mars sarebbero ritornati il 12 febbraio a Milano per un'unica tappa italiana nel loro tour europeo. Non ho dimenticato come reagii a quelle parole: mi si mozzò il respiro, sentivo come se il mio cuore si fosse fermato, come i miei occhi fossero sbarrati, come le mie mani si fossero strette a pugno fino a conficcarmi le unghie nel palmo. Fortunatamente anche Debby aveva letto il messaggio, così potei fluttuare nel mio stato d'incoscienza per un altro po', mentre lei spiegava a mamma il perchè del mio improvviso stato di shock. Sentirlo dire ad alta voce scatenò in me una reazione più bizzara che inconsueta: lucciconi grandi come cubetti di grandine iniziarono a strabordare dai miei occhi, e partì una crisi isterica che si calmò soltanto quando quella Wonder Woman di mia madre chiamò Mediaworld per chiedere delucidazioni (ancora non avevo internet) e sapere quando i biglietti sarebbero stati in prevendita. Da quel momento fino alla conclusione del GIORNO s'impadronì di me uno stato d'agitazione perpetua.

13.11.2007: mi sono svegliata alle sei come al solito, solo che quel giorno non avevo intenzione di andare a scuola. Accompagnammo la Cri alle medie, dopodichè io e mamma prendemmo l'autostrada, dirette a Gallarate. Non si può descrivere a parole ciò che per quella mezz'ora fu il mio stato d'animo: gli occhi fissi alla strada, la mano sinistra stretta stretta attorno alle monete pronte per pagare il casello (la stessa stretta che mi provocò una tendinite), la mia testa che automaticamente annuiva alle chiacchiere di mia madre. Era difficile persino ricordarmi di respirare. Ricordo che la mia ansia era dovuta alla paura di arrivare tardi, di non trovare più biglietti, oppure di scoprire che ancora non li vendevano. Il viaggio più tormentato della mia vita.
Uscite dall'autostrada, il battito del mio cuore divenne svelto come quello delle ali di un colibrì tanto ero nervosa; così nervosa che mia madre era preoccupata che mi venisse un colpo apoplettico. La sua preoccupazione aumentò quando parcheggiammo alla Mediaworld, poichè non riuscivo più nemmeno a respirare regolarmente.
Certo, ora detto così sembrerà assurdo, chi mai si curerebbe di alcuni stupidi biglietti? Per me, quei biglietti erano tutto. Erano le porte per un'altra occasione, erano l'opportunità di sentirli ancora suonare a pochi metri da me, di sentire le loro note DENTRO di me. Erano l'unica cosa di cui m'importava.
Pensai che persino le porte a vetri si aprissero troppo lentamente. Che pure le sbarre di ferro all'entrata si aprissero troppo lentamente. Che i quattro gatti che c'erano affollassero troppo il tragitto. Che il commesso servisse troppo lentamente i clienti davanti a noi.
Poi, finalmente, arrivò il mio turno.
Ricordo che la coppia stagionata si era messa da parte perchè, cercando dei biglietti per l'opera di Romeo e Giulietta, li avevano prenotati in contemporanea con altri signori, e non sapevano come risolvere la situazione in fretta. Così il ragazzo si rivolse a noi.
Il mio battito cardiaco era talmente furioso da sembrare inesistente quando, invano, cercai di parlargli; ed ecco, ancora una volta, l'intervento di Wonder Woman. Gli chiese se il concerto ci sarebbe stato realmente, la data e il luogo, ovviamente sbagliando il nome della band, e poi gli chiese di stampargliene quattro (per me, Debby, mio cognato Gio e la Mely). Il numero del mio biglietto era il 464, stampato alle ore 9.50 del 13.11.2007. La gioia che provai nel momento in cui lo strinsi tra le mani è indescrivibile; non ci credetti nemmeno in quel momento. Li avrei rivisti. LI AVREI RIVISTI. Le persone che non provano una passione come la mia non capiranno mai ciò che sentii quando realizzai il valore di ciò che tenevo tra le dita.
Tornammo alla macchina, io che saltellavo come Heidi nei prati su in montagna, mamma finalmente tranquillizzata. Accendemmo lo stereo con dentro il mio cd a volume massimo, e saettammo verso casa con The Kill che risuonava per la strada.

(end of part I)

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Aggiornato il 04-01-2009 alle 16:22 da baby.echelon

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Commenti

  1. L'avatar di
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    Non sono una fan sfegatata dei 30 Seconds To Mars ma questo stato d'ansia l'ho provato anche io.Adesso effettivamente mi sembra strano pensarci X°D