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~ The Dark Side of the Moon

5 maggio 2o1o; Milano ~ Alesana [ Part One ]

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Di , 07-05-2010 alle 18:44 (786 Visite)
Dopo un’interminabile serie di richieste e suppliche, dopo altrettanti lunghi accordi, mercoledì sono riuscita ad ottenere ciò che desideravo.
Verso le 1.15 sono partita, direzione Milano, con mia madre, mia sorella ed i miei nonni materni – perché certe cose, come andare ad un concerto, a casa mia si trasformano in una gita familiare.
L’agitazione cresceva ogni istante di più. Dopo più di cinque mesi dall’ultimo concerto, avrei ascoltato live una delle band che in questo periodo ha più importanza e significato per me.

Credo di essere giunta di fronte ai Magazzini Generali circa 5 ore dopo.
Mentre ero in attesa, ho visto Dennis e Shane salire e scendere tranquillamente dal loro bus parcheggiato davanti al locale. Li ho fissati sconvolta e non ho neanche avuto il coraggio di avvicinarli, perché quando mi capita di incontrare artisti che passeggiano beatamente tra i fans come se fossero tutti insieme in gita scolastica quasi mi commuovo.
Dall’autobus è sceso poi anche Shawn e io anche stavolta sono rimasta a fissarlo con gli occhi spalancati.
Ho deciso di non avvicinarlo perché speravo di beccarlo insieme agli altri dopo il concerto, come Shane del resto ci aveva promesso nel momento in cui siamo andate a chiedergli l’autografo e lui ce ne ha concesso solo uno.

Ci hanno fatto entrare verso le 7.00 e stranamente non ho rischiato di morire per entrare. Cioè, la gente non spingeva. Ci rendiamo conto di cosa può significare una cosa del genere per una come me, dopo aver rischiato di morire compressa praticamente quasi ad ogni concerto a cui sono stata? E’ vero che c’erano solo una cinquantina di persone, ma vi assicuro che bastano ed avanzano per rischiare di morire spiaccicata.
Ho colto l’occasione per comprare la maglietta subito, appena entrata. La maglietta degli Alesana credo sia quella più bella che ho. Anzi, lo è senza dubbio. Come è senza dubbio la più grande. Dovrò ingegnarmi assai per indossarla senza sembrare un sacco di patate agghindato a festa, perché una maglia del genere non può restare dentro il cassetto o diventare semplicemente un pigiamo estivo.
Mi sono dopodiché fiondata sotto il palco. Seconda fila, yeah.

Non abbiamo dovuto aspettare molto, hanno iniziato subito a suonare. I primi a salire sul palco sono stati i Bury Tomorrow, se non erro. Nessuno li ha presentati, quindi non vorrei sbagliare nome.
Comunque sia, mi son piaciuti molto, riuscivano a coinvolgermi anche se il resto pubblico era un pochino intontito e addirittura hanno fatto salire una ragazza sul palco per tradurre quello che stavano dicendo. Come sempre, noi italiani abbiamo fatto la nostra figura di ignorantoni. Ovviamente mi dissocio da tale categoria poiché io capivo tutto, ahah.

Sono poi saliti sul palco gli A Skylit Drive. Cioè, gli A Skylit Drive! Io mi sono innamorata degli A Skylit Drive! Ed ora sto ascoltando proprio il loro cd, comprato direttamente dalle mani di Jag. WAAAAAAAAAA! Ok, basta.

Quando sono saliti sul palco gli Alesana, delirio puro.
C’erano meno di una decina di file di persone davanti al palco, ma bastavano per morire spiaccicata. A metà del locale invece c’erano quei coglio*i del pogo e in fondo i classici tipi che si ascoltano il concerto a braccia conserte muovendo appena la testa.
Il concerto è iniziato con l’intro di The Emptiness. Io quasi collassavo.
In pratica hanno inserito tra una canzone e l’altra gli interlude che ci sono anche nell’album. E’ stato quasi commovente, considerando quanto adori al storia narrata nell’ultimo loro cd.
Le prime tre canzoni hanno seguito proprio la tracklist di The Emptiness. Curse of the Virgin Canvas, The Artist e A Lunatic’s Lament. Cristo, avrei potuto anche morire sotto quel palco perché i miei ultimi istanti di vita sarebbero stati felici.
Anche se sapevo che non avrei dovuto urlare – perché il giorno dopo avevo un saggio e non potevo rischiare di perdere la voce – me ne sono fregata e ho gridato con tutta l’anima ogni volta che ne sentivo il bisogno. Dopo giorni, dopo settimane di tensione, sono riuscita a trascorrere un’ora che mi ha permesso di strapparmi di dosso tutto quello che è diventato un peso, dimenticando tutte le difficoltà, le ingiustizie, tutte quelle dannate cose che non mi fanno sentire felice o completa. Perché in quel momento ero felice, ero completa.
Quando hanno suonato Ambrosia sono davvero impazzita e poiché non avevo molto spazio per muovermi davo spallate a destra e a sinistra. In pratica, pure se ero pigiata tra le persone, mi creavo spazio lo stesso, come se non ci fosse nessuno. Del resto, gli altri facevano lo stesso, altrimenti io non mi sarei sentita come un prodotto sottovuoto. E’ stata un’esperienza che mi ha davvero rilassato, buahah. Lo so, sono pazza.
Era divertente tra l’altro osservare Shawn che a qualche metro da me sculettava come un coglio*e quando cantava certi particolari punti delle canzoni, soprattutto quelli in cui, nell’album, alla sua voce si accompagna anche una femminile. Chissà se lo fa anche quando è in studio per ottenere una migliore interpretazione del testo, muahah.
Per non parlare poi di quando faceva la faccia da pazzo fuori di testa maniaco assassino. Quant’è adorabile!
Dopo essermi sfogata un pochino tra la folla, ho sentito la necessità di avere però più spazio e quindi mi sono allontana dalla bolgia infernale ed ho preso posto sul retro, evitando quelli del pogo e fregandomene se i tizi dalle braccia conserte avrebbero potuto guardarmi un pochino sconvolti per il fatto che non stavo buona e ferma neanche per un istante.
Hanno suonato, nell’ordine, The Murderer (durante la quale ho chiamato la Cè per fargliela ascoltare tramite telefono e durante la quale l’emozione era a livelli allucinanti), Hymn of the Shameless (una delle mie preferite in assoluto) e The Thespian (che ha richiesto un notevole spreco di energie per saltare, gridare ed agitarsi).
Tra le altre, hanno suonato Tilting The Hourglass (quanto la adoro!), To Be Scared By An Owl ed Annabel (I handed you a knife and my heart, I handed you a knife and my heart, and now the dream is over, and now the dream is over), la quale sembrava dover essere l’ultima canzone ed invece ce ne hanno regalate altre due, Seduction e Apology.
Apology è stata commovente. Quando si sono accorti che la conoscevamo tutti, o almeno in molti, ci hanno praticamente lasciato cantare i primi versi da soli. Shawn era al centro del palco e ci incitava a cantare e persino Jeremy si era alzato in piedi con le bacchette in aria per incitarci a cantare. Era una scena meravigliosa: loro sei sul palco che ascoltavano noi. Li avrei abbracciati uno per uno in quel momento perché erano troppo cari. Solo la gente come mia madre può pensare che sono degli sfasati, ahah.
Il concerto è poi realmente finito, purtroppo.

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