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; Tra palco e realtà.

Noah

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Di , 12-12-2011 alle 18:09 (366 Visite)
Si chiama Noah, con la H in fondo. Non ridere, non ho deciso io il suo nome. È americano, del North Carolina.
È un ragazzo semplice, è vestito da contadino..o da muratore..o manovale. Non sono sicura del suo lavoro. Forse lavora al porto, non ricordo esattamente. Ha le bretelle marroni e una camicia a scacchi sporca di non so cosa. Occhi scuri, vispi, allegri, vivi, sorridenti. Capelli biondo cenere. Basco grigio. Sorriso timido ma accattivante.
È un ragazzo semplice..ah..l’ho già detto, vabè, era per far capire bene il concetto. È semplice. Dolce. Diretto. Ma soprattutto libero. Sì, libero. Non fare quella faccia. Le persone libere esistono, non siamo tutti succubi di questa società. Noah è libero. Fa quello che gli dice l’istinto. E ha sempre ragione, mannaggia.
È libero di cantare. È libero di sognare. È libero di andare in mezzo all’incrocio di due strade, stendersi e guardare il semaforo diventare giallo, poi rosso, poi verde e poi di nuovo giallo. È libero di ridere. È libero di ballare in mezzo alla strada in piena notte. È libero.
Lui fa le domande giuste. Chiede quello che vuoi sentirti chiederti. Si interessa di te, in ogni minimo particolare. Alla fine sono quelli che contano sul serio. Non fare quella faccia da saccente: lo so, è una frase fatta, però è vero. A me non piace la globalità di una persona. Mi piace invece soffermarmi sulle pupille, sul sorriso, su un neo, sui risvolti laterali della bocca. Sono solo dettagli, certo, ma sono belli.
Noah si interessa di queste cose, come me. E quindi, secondo me, si gusta di più la vita. È più sereno, più libero, appunto.
Adesso non guardarmi male di nuovo. Me l’hai chiesto tu chi è il mio ragazzo ideale. E io te l’ho descritto. Peccato solo che esista tra le righe di un libro.
Si chiama Noah
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